infezione

  • Focolai di Afta epizootica in Ungheria e Slovacchia allarmano Italia e Austria

    Il governo italiano rafforza le misure di prevenzione per evitare la diffusione in Italia dell’Afta epizootica, dopo che si sono registrati undici focolai di cui uno in Germania, quattro in Ungheria e sei in Slovacchia.

    La Direzione Generale della Sanità Animale ha disposto che tutti gli automezzi che trasportano animali aftoso sensibili in ingresso nel territorio nazionale attraverso la regione Friuli Venezia Giulia e provenienti da Ungheria e Slovacchia, debbano procedere, con l’ausilio del personale dell’Esercito, alla disinfezione delle ruote in luoghi idonei all’esecuzione di tale attività e che possano poi dirigersi soltanto in un singolo stabilimento (allevamento) o impianto di macellazione. Qualora invece quegli automezzi dovessero passare attraverso un Centro di raccolta, gli animali ivi spediti saranno sottoposti al loro arrivo al prelievo di campioni per gli esami di laboratorio per l’afta epizootica e dovranno rimanere in tale Centro per almeno 14 giorni al termine dei quali, dopo aver eseguito un ulteriore prelievo di campioni per gli esami di laboratorio per l’afta epizootica, ad esito favorevole degli stessi potranno essere inviati nella struttura di destinazione finale.

    In Ungheria sono stati seppelliti più di tremila bovini uccisi dall’epidemia di afta epizootica. Tra la popolazione si va diffondendo il timore che le carcasse contaminino i pozzi delle aree colpite e si levano richieste che il governo intervenga per aiutare chi dovessero subire danni a causa dell’inceneritore di carcasse. Secondo il dottor Szabolcs Pásztor, capo veterinario nazionale, tutto viene fatto in conformità con i regolamenti e il fenomeno dovuto alla decomposizione che si vede nei filmati è inevitabile a causa dell’elevato numero di animali uccisi.

    L’Austria ha chiuso 24 valichi di frontiera con i vicini Ungheria e Slovacchia per contenere la diffusione dell’afta La malattia non rappresenta un pericolo per l’uomo, anche se colpisce soprattutto i bovini e altri animali ungulati come suini, pecore e capre.

  • Nel 2024 in Italia 197 casi di dengue, tutti importati dall’estero

    Sono aumentati a 197 casi di infezione confermata da virus dengue segnalati all’Istituto superiore di sanità (Iss) dall’inizio dell’anno al 13 maggio 2024. Non sono stati segnalati decessi. Tutti i casi segnalati – spiega l’Iss in una nota – sono stati contratti durante viaggi all’estero, ed in seguito notificati in Italia. La maggior parte delle infezioni risultano contratte in Brasile, uno dei paesi più colpiti dalla epidemia di dengue che si sta diffondendo in Centro e Sud America dall’inizio dell’anno, e alle Maldive. Nel primo trimestre del 2024, il numero di segnalazioni di casi confermati da virus dengue è aumentato di circa 6 volte rispetto allo stesso periodo del 2023, questo aumento è coerente con l’aumento diffuso della trasmissione del virus dengue negli ultimi anni a livello globale.

    “La trasmissione locale della Dengue in Italia, così come in altri Paesi europei, è un evento raro. La maggioranza dei casi è contratta all’estero – sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie infettive dell’Iss -. Tuttavia, le condizioni climatiche e la presenza di una zanzara in grado di trasmettere il virus rendono possibile la trasmissione in alcuni mesi dell’anno, nel contesto di una elevata circolazione in molti paesi del mondo. L’attenzione nei confronti di questa infezione è alta nel nostro paese con un monitoraggio attento dei casi diagnosticati in Italia da parte delle Regioni/Pa, del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità. Consigliamo a chi intraprende viaggi internazionali, di verificare se è nota la trasmissione di questo virus nelle aree visitate e di adottare tutte le misure di prevenzione raccomandate. Al rientro in Italia, in caso si manifestino sintomi, consigliamo di rivolgersi rapidamente al proprio medico di riferimento”.

  • Allarme batterio mangiancarne: in tre mesi in Giappone già la metà dei casi registrati in tutto il 2023

    Un misterioso batterio mangiacarne sta allarmando il Giappone, dove si registra un aumento di casi di sindrome da shock tossico streptococcico (Stss): si tratta di un’infezione batterica (in questo caso provocata dallo streptococco A) che può causare necrosi dei tessuti e, per questo, viene anche definita ‘malattia carnivora’ o del batterio mangiacarne.

    “Ci sono due tipi di batteri mangiacarne, che provocano queste sindromi da shock tossico – ha spiegato a Fortune il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano – lo Streptococco A e lo Staphylococcus aureus di gruppo fagico 1. Parliamo di due microrganismi che, tra l’altro, sono noti perchè possono sviluppare resistenze agli antibiotici. In Giappone hanno avuto quasi mille casi di sindrome da shock tossico lo scorso anno e quasi 400 nei primi due mesi del 2024″. Rispetto alla sindrome da shock tossico stafilococcica, quella streptococcica ha maggiori probabilità di determinare insufficienza respiratoria acuta (55% dei pazienti) e minori probabilità di causare reazioni cutanee, ma la mortalità è più elevata (dal 20% al 60%). Lo streptococco di gruppo A si trasmette attraverso le goccioline respiratorie e il contatto diretto. Ma anche attraverso ferite alle mani o ai piedi e per questo le autorità sanitarie consigliano fortemente il lavaggio regolare delle mani e un’adeguata cura delle ferite.

    Tokyo, riporta il Japan Times, ha segnalato che i casi di infezione batterica a oggi hanno superato più della metà del conteggio dello scorso anno – 88 solo nella capitale al 17 marzo, contro i 141 casi (e 42 morti) dell’intero 2023 – insieme a 517 infezioni a livello nazionale. Le preoccupazioni per la diffusione della sindrome da shock tossico streptococcico (STSS) sono considerate anche il motivo per cui a la Corea del Nord ha cancellato una partita di calcio col Giappone in programma a Pyongyang. I giapponesi sono stati invitti a rivolgersi immediatamente al medico in caso di sintomi come dolore e gonfiore agli arti o febbre, indicativi di questo tipo di infezione.

  • Rio de Janeiro: Dengue spike prompts health emergency ahead of Carnival

    The authorities in the Brazilian city of Rio de Janeiro have declared a health emergency as they try to contain the spread of dengue fever.

    The incidents of the mosquito-borne disease quadrupled in Brazil in January compared to the same month last year.

    Rio has registered 10,000 cases so far this year, compared to 23,000 for the whole of 2023.

    Dengue can cause a fever, severe headache, pain behind the eyes, muscle and joint pain, and a blotchy rash.

    A dengue vaccine developed by the Japanese company Takeda was approved by Brazil’s health regulator last year, but has not yet been widely distributed.

    Eder Gatti of Brazil’s health ministry said the number of doses the public health service had received from the Japanese laboratory were limited. The government therefore plans to prioritise large municipalities with high dengue transmission rates.

    Meanwhile, Rio city hall announced it would open 10 treatment centres for people with dengue.

    Daniel Soranz, the city’s health secretary, said the aim was to reduce the number of serious cases and deaths caused by the infection. “Early treatment makes all the difference,” he said.

    Health officials have also urged people to prevent being bitten by mosquitos by applying repellent.

    Brazil’s Health Minister Nísia Trindade has urged people to make sure they check their homes and get rid of any stagnant water, where the mosquitos which transmit dengue breed.

    Fumigators are spraying some of the worst affected areas and public health announcements will be made at the Sambadrome, the venue where Rio’s famous samba schools parade in front of judges to be crowned winner of this year’s Carnival parade.

    Rio is not the only place to declare a health emergency due to the increase in dengue cases. The federal district and the states of Minas Gerais, Acre and Goiás already took the step over the past weeks.

    The health secretary of Minas Gerias, Fabio Baccheretti, blamed high temperatures for the quick spread of the viral infection Brazil has been experiencing in recent months.

    “The record temperatures at the end of last year, with the El Niño phenomenon, are a new and determining factor,” he told AFP news agency.

    The problem is not confined to Brazil either. Argentina has also seen a spike in dengue cases.

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