Internet

  • Individuati 222 siti web di false assicurazioni

    Un’indagine, diretta dal procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco e coordinata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal sostituto procuratore Christian Barilli, ha portato a individuare e oscurare 222 siti web che proponevano assicurazioni online senza rispettare le prescrizioni del codice delle assicurazioni private. Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza ha dato seguito a provvedimenti di perquisizione locale, informatica e conseguente sequestro nei confronti di persone ritenute responsabili di truffe online con le quali sono stati raggirati centinaia di cittadini, cui sono state vendute delle false polizze assicurative.

    Gli utenti, convinti di sottoscrivere assicurazioni vantaggiose per il proprio veicolo o la propria casa o barca si sono in realtà ritrovati senza alcuna copertura. La truffa consisteva infatti nell’utilizzare indebitamente i loghi delle più note compagnie di assicurazione attive in Italia riportando anche l’indicazione di un numero RUI (Registro Unico degli Intermediari assicurativi) così da indurre a credere nella  veridicità di quanto reclamizzato online (mentre in realtà il RUI era contraffatto).

    L’indagine, realizzata in collaborazione con l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), ha permesso di identificare 74 persone fisiche per le quali è stato ipotizzato il reato di esercizio abusivo dell’attività di intermediazione assicurativa e truffa aggravata.

  • I siti della pubblica amministrazione italiana sono più pericolosi di Facebook per la privacy

    Altro che Facebook, la vera minaccia per la tutela dei nostri dati sono i siti web dello Stato italiano! Cinquantaquattro compagnie che si occupano di pubblicità online hanno infatti accesso ai dati di quanti utilizzano le pagine web di strutture pubbliche, dal Ministero dell’Economia e Finanze al Comune di Milano. A segnalare il pericolo, che rappresenta anche una violazione del regolamento europeo sulla tutela dei dati personali Gdpr, è l’azienda danese Cybot che ha passato in rassegna pagine web di 22 siti della pubblica amministrazione italiana. La strutturazione di tali siti, secondo l’indagine, è stata fatta con estrema imperizia: nel cercare di facilitare la navigazione all’utente si sono lasciate aperte possibilità di accesso che non dovrebbero esserci e che risultano ignote (o ignorate) agli enti a cui i siti fanno capo. Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Agenda Digitale risultano di contro siti che tutelano pienamente la privacy di chi vi accede.

     

  • I nostri amici a quattro zampe non acquistiamoli on line

    Continuano le truffe via internet, comprese quelle legate al traffico illegale di cuccioli di cani di razza, come abbiamo già scritto, in altre occasioni, sul Patto Sociale. Dopo i vari interventi delle forze di polizia sia nel nord est che nel centro Italia questa volta è toccato ai carabinieri forestali di Torino di  intervenire dopo la denuncia di un cittadino che aveva acquistato, via internet, un cucciolo di bulldog francese deceduto, il giorno dopo la consegna, tra forti sofferenze. Dal marzo dello scorso anno i carabinieri hanno indagato sul traffico di animali e, nei giorni scorsi, su mandato della procura torinese hanno proceduto a diverse perquisizioni nelle città e nelle province di Torino e di Asti. Il cucciolo di bulldog, la morte del quale ha portato chi lo aveva acquistato a presentare denuncia, non aveva microchip e i documenti che lo accompagnavano erano tutti falsificati. A seguito della denuncia, dopo accurate indagini, sono stati trovati  diversi casi simili ed i carabinieri hanno potuto identificare sei persone coinvolte nel raggiro e scoprendo dodici cuccioli importati illegalmente e senza le vaccinazioni obbligatorie  e timbri, vaccini e documentazione falsa. il traffico si svolgeva, come nelle altre occasioni, utilizzando macchine private, i truffatori si recavano nei paesi dell’est Europa, principalmente Slovenia ed Ungheria, dove caricavano nel bagaglio, ammassandoli, più cuccioli strappati precocemente alla madre e perciò non in grado di viaggiare, cuccioli di poche settimane, non vaccinati. I cuccioli erano pagati agli pseudo allevatori dell’est cinquanta euro l’uno e quelli che sopravvivevano al terribile viaggio erano poi rivenduti in Italia a un prezzo superiore  di più di dieci volte. Gli acquirenti italiani, ignari della truffa nella quale stavano cadendo, erano raggiunti via internet e erano mostrate loro foto di cani veri e sani, non dei  veri genitori dei cuccioli e non certo quelle dei piccoli zombi malati che si sarebbero visti recapitare. Tutti i documenti d’accompagnamento erano falsi così come le attestazioni ed i certificati delle vaccinazioni. Una delle persone coinvolte nei traffici era già stato condannato dalla polizia ungherese per maltrattamento di animali e tutti i soggetti coinvolti risultano pregiudicati per gli stessi reati, dalla truffa, all’esercizio abusivo di professione. Nonostante le segnalazioni che più volte sono state fatte per avvertire chi desidera acquistare un cane di rivolgersi solo ad allevamenti riconosciuti o almeno conosciuti per poter vedere i genitori del cucciolo e assicurarsi non solo della regolarità dell’acquisto ma anche sia del carattere dell’animale che del fatto che sia rimasto il tempo necessario con la madre (due mesi dalla nascita) per imparare a socializzare, ancora molte persone si rivolgono ad internet e cadono nella truffa. Un cane non è un vestito, non è un oggetto che possiamo scegliere su un qualsiasi sito, un animale è fatto di carne e di sentimenti e fino a che qualcuno, pensando di risparmiare, continuerà a cercarlo sulla rete ci saranno sempre malviventi disposti a proseguire in questo business per il quale tanti cuccioli muoiono inutilmente e con molte sofferenze. Non è necessario avere un cane di razza pura, il cane non è uno status symbol, se non si può o non si vuole spendere ma si vuole un compagno di vita vi sono decine di associazioni private e di canili pubblici che hanno meravigliosi meticci ed anche cani di razza abbandonati sia da grandi  che da cuccioli.

  • Comunicare condividendo

    Si intitola Comunicare è condividere il nuovo libro dello scrittore e giornalista Agostino Picicco in cui, con l’attenzione che da sempre caratterizza la sua scrittura, rivolge uno sguardo attento alla realtà quotidiana affrontando i cambiamenti ai quali le nuove comunicazioni ci hanno indotti. In particolar modo Picicco pone alcune riflessioni sul mondo della comunicazione oggi e su quanto questa influisca su abitudini e stili di vita a causa dell’onnipresenza della rete a tal punto che ogni tanto diventi necessario, se non vitale, disconnettersi per favorire una maggiore serenità personale e consentire relazioni reali e un rinnovato impegno verso l’aggiornamento e lo studio che garantirebbero il miglior uso della nuova tecnologia.

    Da un lato le considerazioni di Picicco invitano a prendere consapevolezza dei benefici della rivoluzione tecnologica, dall’altro a tenere presenti alcuni effetti negativi da eliminare. Il totalitarismo cibernetico rischia di soffocarci, per questo va ripensato e magari riproposto con alcuni accorgimenti, nella consapevolezza che quando la tecnologia avanza non bisogna essere nostalgici del passato, ma protagonisti e progettisti di futuro.

    Un paragrafo del libro è poi dedicato a quale uso dei social avrebbe fatto don Tonino Bello del quale Picicco è un grande conoscitore.

  • L’hacker che ha rubato milioni di dati in Italia è finito nella rete, degli investigatori

    E’ finito nelle rete degli investigatori ed è stato arrestato il 24enne hacker che  è riuscito ad accedere nei server di ItaliaOnline rubando i dati di 1,4 milioni di utenti dei servizi mail Libero e Virgilio: è un giovane studente di Giurisprudenza che voleva ottenere la ricca ricompensa in Bitcoin promessa da un canale Telegram. L’hacker si era recato presso la sede di ItaliaOnLine ad Assago e tramite un portatile e una antenna capace di agganciare il Wi-Fi di ItaliaOnLine, una volta ottenuti i privilegi per il download è riuscito a trafugare i dati sensibili per i quali era stata promessa la ricompensa.

    Per gli utenti dei servizi che sono stati penetrati il consiglio è quello di cambiare la password utilizzata per il servizio mail, soprattutto ove utilizzino la stessa password per altri servizi (carte di credito anzitutto). Italiaonline ha fatto sapere che «allo stato, non ci sono utenti che abbiano segnalato accessi indesiderati alla propria posta» ma comunque ha notificato a tutti quelli coinvolti di procedere al cambio delle password delle mail. Il Garante della privacy ha provveduto, come prevede il nuovo regolamento UE, a effettuare una ispezione presso la sede dell’azienda che ha subito l’attacco.

  • Oltre 10mila Comuni iscritti al nuovo bando Ue per i fondi per le reti wi-fi

    Oltre 10mila comuni europei hanno inviato la propria candidatura per partecipare al secondo bando di Wifi4Eu, 4mila dei quali nei primi 10 secondi di apertura della call. Sono i primi numeri che raccontano il successo del secondo bando del progetto della Commissione europea che finanzia l’installazione del wifi gratuito negli spazi pubblici come musei e piazze. In palio ci sono 3.400 voucher da 15mila euro, per un totale di 51 milioni di euro. Il numero delle candidature ricevute nella finestra, dalle ore 13 del 4 aprile alle 17 del giorno successivo, messa a disposizione dalla Ue è stata quindi quasi il triplo dei buoni messi a disposizione.

    Ora toccherà all’Inea, l’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti, fare i controlli necessari per validare le candidature ricevute, rispettando allo stesso tempo un criterio di bilanciamento fra i Paesi membri (dai 15 ai 510 voucher per nazione). I vincitori saranno scelti secondo il criterio ‘primo arrivato, primo servito’ (first-come, first-served) e annunciati nel mese di maggio. Nuovi bandi saranno pubblicati nel corso del 2019 e il 2020.

  • La Commissione europea multa Google per pratiche abusive nella pubblicità online

    La Commissione europea ha inflitto a Google un’ammenda pari a 1,49 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell’UE. Il motore di ricerca più noto al mondo ha abusato della propria posizione dominante sul mercato imponendo una serie di clausole restrittive nei contratti con siti web di terzi che hanno impedito ai concorrenti di Google di inserire su tali siti le proprie pubblicità collegate alle ricerche.

    Le pratiche di Google costituiscono un abuso della posizione dominante nel mercato dell’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca che impediscono la concorrenza basata sul merito.

    Detenere una posizione dominante non è di per sé illegale ai sensi delle norme antitrust dell’UE. Tuttavia, le imprese dominanti hanno la particolare responsabilità di non abusare di tale potere limitando la concorrenza nel mercato in cui sono dominanti o in mercati distinti.

    La decisione della Commissione conclude che Google detiene una posizione dominante nel mercato dell’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca nel SEE almeno dal 2006. Ciò dipende in particolare sulle quote di mercato molto elevate detenute da Google, che sono state superiori all’85 % per la maggior parte del periodo. Il mercato è inoltre caratterizzato da notevoli ostacoli all’accesso, tra cui gli ingenti investimenti iniziali e continui necessari per sviluppare e mantenere una tecnologia di ricerca generica, una piattaforma di pubblicità collegata alle ricerche e un portafoglio sufficientemente ampio sia di publisher che di inserzionisti.

    Sulla base di molteplici prove, la Commissione ha riscontrato che la condotta di Google ha danneggiato la concorrenza e i consumatori e soffocato l’innovazione. I concorrenti di Google non sono stati in grado di crescere e di offrire servizi di intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca alternativi a quelli di Google. Di conseguenza, i proprietari di siti web disponevano di opzioni limitate per monetizzare gli spazi sui siti web e sono stati costretti ad affidarsi quasi esclusivamente a Google che non ha dimostrato che le clausole creassero efficienze tali da giustificarne le pratiche.

    L’ammenda della Commissione, che è pari all’1,29 % del fatturato di Google nel 2018, tiene conto della durata e della gravità dell’infrazione ed è stata calcolata sulla base del valore delle entrate di Google provenienti dall’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca nel SEE.

    Google ha messo fine alle pratiche illegali alcuni mesi dopo che la Commissione aveva emesso, nel luglio 2016, una comunicazione degli addebiti riguardante il caso. La decisione impone a Google di porre quantomeno fine al suo comportamento illegale, nella misura in cui non lo abbia già fatto, e di astenersi da qualsiasi misura avente oggetto o effetto identico o equivalente.

    Infine, Google potrebbe anche dover rispondere in procedimenti civili di risarcimento di danni eventualmente intentati dinanzi alle autorità giudiziarie degli Stati membri da persone o imprese penalizzate dal suo comportamento anticoncorrenziale. La nuova direttiva dell’UE sulle azioni di risarcimento dei danni per violazione delle norme antitrust permette alle vittime di pratiche anticoncorrenziali di ottenere più facilmente un risarcimento dei danni.

  • Bruxelles sollecita il potenziamento dei controlli sulle vendite di alimentari online

    Lo shopping on line di alimenti sta diventando sempre più popolare, e mentre cresce il numero delle aziende alimentari che sfruttano i nuovi modelli del business on line (il web contiene molte offerte di prodotti alimentari, compresi gli integratori) chi vende non sempre è consapevole che le norme europee valgono anche on line. «Tuttavia – fa notare una nuova relazione della Commissione Europea – gli operatori che entrano in questo mercato non sempre sanno che le norme sulla sicurezza alimentare dell’Unione Europea sono applicabili anche alle vendite online».

    La Commissione ha analizzato i controlli ufficiali degli Stati Membri sulle vendite di alimenti via Internet, per verificare se la compravendita on line sia stata inserita nei sistemi di sicurezza alimentare vigenti. Le norme che disciplinano le attività commerciali alimentari tradizionali (ad esempio norme di igiene e etichettatura) devono essere rispettate anche per gli alimenti oggetto di shopping on line. In base a una serie di missioni della DGSANTE condotte nel 2017 in 7 Stati membri dell’UE. La conclusione della Commissione è che i controlli ufficiali per la sicurezza degli alimenti compravenduti on line «sono ancora limitati e dovranno essere ulteriormente potenziati, anche a causa della rapida crescita prevista nei prossimi anni di e-commerce».

  • Oltre 3200 Comuni italiani in lizza per i fondi europei per il wifi gratuito negli spazi pubblici

    Sono stati ben 3.202, un record fra i Paesi Ue, i Comuni italiani che si sono candidati a ricevere i finanziamenti europei per installare gratuitamente il wifi negli spazi pubblici. Molti di questi resteranno però, almeno per ora, a bocca asciutta, visto che il primo bando WiFi4EU lanciato dalla Commissione europea (quello estivo era stato annullato a causa di un problema tecnico) ha messo in palio voucher da 15mila euro per 2.800 municipi europei, per un totale di 42 milioni di euro. Ci saranno però altri quattro bandi nei prossimi due anni. L’obiettivo è quello di permettere ai comuni di installare una rete wifi gratuita negli spazi pubblici come municipi, biblioteche, musei, parchi e piazze.

    Tramite il portale internet dedicato, sono state inviate 13.198 candidature, 3.202 delle quali (il 24%) provenienti dall’Italia. I secondi più reattivi sono stati i municipi spagnoli (2.116), seguiti da tedeschi (1.824) e francesi (1.451). Salvo la Romania (895), in tutti gli altri stati europei (più Islanda e Norvegia) le candidature inviate non hanno superato le 400. I comuni vincitori, selezionati sulla base del principio ‘primo arrivato, primo servito’, saranno annunciati a dicembre. A ogni Paese sarà garantito per questa prima gara un minimo di 15 voucher, fino a un massimo di 224. Nei prossimi due anni saranno aperti altri quattro bandi WiFi4EU, per un totale di 120 milioni di euro e la copertura potenziale di 8mila comuni.

  • La contraffazione costa 142 euro l’anno a ciascun italiano

    Secondo una nuova ricerca dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) l’Itala perde ogni anno 8,6 miliardi a causa della contraffazione e l’intera Ue 60 miliardi.

    La contraffazione colpisce soprattutto 13 settori economici: cosmetici e igiene personale; abbigliamento, calzature e accessori; articoli sportivi; giocattoli e giochi; gioielleria e orologi; borse e valigie; musica registrata; alcolici e vini; prodotti farmaceutici; pesticidi, smartphone, batterie e pneumatici.

    In Italia, i prodotti contraffatti presenti sul mercato italiano costano 8,6 miliardi, cioè 142 euro a testa, con un impatto sulle vendite dirette del 7,9%, mentre si bruciano 52.700 posti di lavoro ogni anno; a livello europeo l’impatto sulle vendite è del 7,5%, con un costo di 116 euro pro capite all’anno e una perdita di 434mila posti di lavoro.

    I modelli imprenditoriali più comuni si avvalgono in modo significativo di Internet per distribuire i prodotti falsi e promuovere la distribuzione e il consumo di contenuti digitali illegali. Secondo una recente ricerca di Confesercenti che includeva anche il settore del turismo oltre un consumatore su quattro (25,6%) si è trovato a comprare almeno una volta un prodotto o un servizio illegale o contraffatto sul web. “Il cospicuo valore, le troppo lievi pene inflitte e gli elevati ritorni sugli investimenti incentivano a intraprendere attività di contraffazione”, denunciano dall’EUIPO.

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