Internet

  • Social media content restricted in Afghanistan, Taliban sources confirm

    Restrictions have been placed on content on some social media platforms in Afghanistan, Taliban government sources told BBC Afghan.

    Filters have been applied to restrict certain types of content on sites including Facebook, Instagram and X, the sources at the Ministry of Communications and Information Technology said.

    It is not clear exactly what sort of posts are subject to filtering. Some social media users in Kabul told the BBC that videos on their Facebook accounts are no longer viewable, while access to Instagram has also been restricted.

    These restrictions on social media content come a week after internet and telecommunications services were cut off across the country for two days.

    The move caused widespread problems for citizens and its end was greeted with celebration.

    The 48-hour blackout disrupted businesses and flights, limited access to emergency services and raised fears about further isolating women and girls whose rights have been severely eroded since the hardline Islamist group swept back to power in 2021.

    Social media users in Afghanistan have been complaining about limited access to different platforms in various provinces since Tuesday.

    A Taliban government source said: “Some sort of controls have been applied to restrict certain types of content on platforms such as Facebook, Instagram, and X.

    “We hope this time there wouldn’t be any full ban on internet.

    “The filtering is almost applied for the whole county and most provinces are covered now.”

    There is no formal explanation from Taliban government officials for the restrictions.

    Cybersecurity organisation NetBlocks said “restrictions are now confirmed on multiple providers, the pattern shows an intentional restriction”. Social sites have been intermittently accessible on smartphones, according to news agency AFP.

    A man who works in a government office in eastern Nangarhar province told the BBC he could open Facebook but could not see pictures or play videos.

    He said the “internet is very slow as a whole”.

    Another user in southern Kandahar province, who runs a private business, said his fibre optic internet had been cut off since Tuesday but mobile phone data was working, with Facebook and Instagram being “severely slow”.

    The Taliban government has not given an explanation for the total shutdown last week. However, last month, a spokesperson for the Taliban governor in the northern province of Balkh said internet access was being blocked “for the prevention of vices”.

    Since returning to power, the Taliban have imposed numerous restrictions in accordance with their interpretation of Islamic Sharia law.

    Afghan women have told the BBC that the internet was a lifeline to the outside world since the Taliban banned girls over the age of 12 from receiving an education.

    Women’s job options have also been severely restricted and in September, books written by women were removed from universities.

  • Resettare tutto e ricominciare daccapo?

    Riceviamo e pubblichiamo la lettera che il Signor Stefano Cagnetta ci ha inviato dopo la lettura dell’articolo dell’On. Cristiana Muscardini ‘Politiche sui siti sessuali e ragazzi che si suicidano aiutati dalla rete’ pubblicato lo scorso 1 settembre

    Cara Onorevole,

    io non ho tutte le risposte ai quesiti da lei rappresentati, ma ho il piacere di condividere con lei quelli che potrebbero essere, senza peccare di presunzione, pensieri comuni inerente l’argomento da lei rappresentato e che al sottoscritto colpisce vivamente:

    Mi soffermo solo su quest’ultimo decennio laddove internet è entrato quasi di soppiatto, forse inaspettatamente, ma con tanta facilità nelle case di ognuno di noi dandoci la parvenza di un qualcosa di buono, che può agevolarci nella vita di tutti i giorni, insomma sembrava un’innovazione tecnologica utile e raccomandabile. Per certi versi sì, ma come per tutte le cose, il troppo storpia ed ecco il lato oscuro di questa innovazione tecnologica uscire allo scoperto e fare da padrona: l’utilizzo incontrollato dei social che sono sempre più a portata di mano di chiunque ma ahimè soprattutto dai minorenni. Inutili le “raccomandazioni” (che per Legge devono fare), da parte di queste piattaforme verso i minori che per loro è vietato iscriversi se non sotto la supervisione dei genitori, ma parliamoci chiaramente, la supervisione del genitore è praticamente impossibile… ma c’è anche l’escamotage della data di nascita, basta cambiarla ed il gioco è fatto. E nessuno se ne accorge. Un po’ come la vendita di sigarette e dei gratta e vinci: c’è scritto che nuoce gravemente alla salute (per la serie “io te l’ho detto”), ma è sempre lo stesso Stato che ha emesso il messaggio di pericolo che li vende ricavandoci ingenti profitti di cui non poter assolutamente rinunciare e, come se non bastasse, sia per i gratta e vinci che per le sigarette ve ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti, evidentemente si vuole soddisfare la richiesta di tutti… eppure c’è scritto “nuoce gravemente alla salute” …

    Il male c’è e si vede, ma nessuno fa davvero qualcosa di coraggioso e/o drastico per bloccare tutto ciò. I profitti, come per le sigarette e i gratta e vinci, sono più importanti. Tutto gira intorno al denaro, causa primaria di tanti mali cui non sto qui ad elencarli.

    Nelle piattaforme dei social tutto è amplificato all’ennesima potenza: un video, una notizia, un fatto si ripete centinaia, migliaia se non milioni di volte (il numero dei like e delle visualizzazioni, portano anche bei profitti a quanto pare) e un soggetto e/o il fatto stesso è alla mercè di tutti. Questa potenza è incontrollabile. Può fare del bene o del male ma lo fa ad ogni modo all’ennesima potenza. Dunque, se una persona fragile viene offesa all’interno di queste piattaforme, il fatto ha un ridondanza mostruosa e l’offesa sale a dismisura. Se un fatto poteva essere circoscritto ad un numero ristretto di persone, adesso no, rimbomba come un eco perpetuo dappertutto e neanche chi ha cominciato a divulgarlo sa fin dove potrebbe protrarsi, senza poi considerare minimamente gli effetti di quel messaggio lanciato in rete; per qualcuno potrebbe essere un vero e proprio inferno…potrebbe essere motivo di farla finita.

    Penso al piccolo Paolo, un bellissimo ragazzino come tanti in mezzo a noi, troppo giovane per chiudersi nel suo oblio, troppo giovane per pensare di farla finita, troppo giovane per terminare la sua vita. E adesso mi ritorna in mente anche la piccola Sarah Scazzi e della sua tragica fine … Sempre e soltanto a causa di cosa gli altri potrebbero credere, pensare o chissà cosa… Un tempo questo poteva essere considerato un motivo futile ma adesso che i tempi sono cambiati, pare sia un motivo plausibile per uccidere o per suicidarsi.

    L’opinione degli altri a quanto pare conta troppo per qualcuno. E’ un male incurabile questo. Non abbiamo più una nostra vita, è sempre condizionata dagli altri!

    Paolo, Sarah e tutte quelle piccole anime che hanno terminato la loro vita troppo presto a causa “degli altri” potrebbero essere i nostri stessi figli!

    Come possiamo fermare tutto ciò? Noi genitori se pur attenti e scrupolosi non possiamo attenzionare i nostri ragazzi 24 ore su 24, certamente possiamo parlare con loro, cercare di stare attenti il più possibile, ma ora più che mai, non possiamo entrare nella testa dei nostri ragazzi e vedere cosa pensano realmente. Troppo silenziosi? Troppo estroversi? Qual è il segnale che deve preoccuparci? Oltre ad essere genitori che lavorano preoccupati e attenti all’andamento della propria famiglia forse dovremmo essere anche psicologi – poliziotti – terapeuti…. Io non lo so. So solo che come mezzi di comunicazione abbiamo la televisione che oggi offre troppi programmi inutili, dove si evidenzia sempre l’apparire e non l’essere, film che propongono costantemente violenza estrema o scene di bassezza inaudita, per non parlare delle innumerevoli parolacce e volgarità che si sentono ogni giorno e poi c’è l’evoluzione della televisione con il tanto agognato smartphone che altro non è che  una finestra aperta sul mondo, tutto praticamente gratuito, senza tabù, libero, … ed ecco fomentarsi il troppo che storpia…

    Per non parlare dei telegiornali che fanno a gara per chi elenca le peggiori notizie di cronaca in circolazione. Un bollettino di guerra, ora più che mai, nel vero senso della parola.

    Il nocciolo del problema forse sta proprio in questo: gli innumerevoli e costanti input che entrano nella nostra testa, un bombardamento costante di annunci, notizie, fatti che non sempre ci fanno bene ma attenzione! Noi siamo persone adulte che hanno avuto un passato sicuramente più quieto rispetto a questo presente (che sarà il passato dei nostri ragazzi), sappiamo gestire le emozioni, sappiamo reagire difronte a queste notizie ma loro, i nostri ragazzi, hanno capito come funziona? Riescono a schermarsi davanti a questo strano mondo con tutte le sfaccettature che offre? Sanno distinguere il virtuale dal reale?

    Forse, ma sicuramente utopia totale, sarebbe eliminare ciò che ha causato questo male. Bloccarlo. Fermarlo. Spegnere tv e smartphone. Resettare tutto e ricominciare daccapo.

    Cordiali saluti,

    Stefano Cagnetta

  • Via le restrizioni per i minori sui social di Zuckerberg

    Alcuni dipendenti ed ex dipendenti di Meta hanno accusato la multinazionale di avere deliberatamente soppresso le attività di ricerca tese a scoprire eventuali rischi per la sicurezza di bambini e adolescenti sulle sue piattaforme e durante l’utilizzo dei suoi dispositivi per la realtà virtuale. Lo scrive il “Washington Post”, che ha ottenuto una serie di documenti e dichiarazioni inviate dai dipendenti al Congresso lo scorso maggio. A seguito di una serie di audizioni parlamentari nel 2021, lo staff legale di Meta avrebbe iniziato a “rivedere, modificare o anche vietare” attività interne di ricerca dedicate ai rischi per i giovani derivanti dall’utilizzo di dispositivi per la realtà virtuale. L’articolo del “Washington Post” fa riferimento a un episodio specifico avvenuto in Germania nel 2023, quando un adolescente avrebbe detto a due ricercatori di Meta di avere “incontrato di frequente adulti” durante l’utilizzo di dispositivi per la realtà aumentata. Il ragazzo avrebbe aggiunto che suo fratello, di nemmeno 10 anni di età, avrebbe ricevuto “proposte di natura sessuale” durante le stesse attività. Jason Sattizahn, uno dei due ricercatori, ha detto al quotidiano che la leadership di Meta avrebbe ordinato di cancellare la registrazione del colloquio avuto in Germania, così come tutta la documentazione scritta sulle sue affermazioni.

    Un rapporto interno successivamente pubblicato sulla ricerca ha evidenziato che i genitori tedeschi sono preoccupati per il rischio di adescamento sulle piattaforme di Meta, senza però includere riferimenti specifici all’episodio. Secondo quanto riferito dai dipendenti al Congresso, lo staff legale di Meta avrebbe soppresso le attività di ricerca di questo tipo con l’obiettivo di stabilire una “negazione plausibile” agli effetti negativi derivanti dai dispositivi e dalle piattaforme dell’azienda. I documenti condivisi con i parlamentari includono linee guida che spiegano ai ricercatori “come gestire temi sensibili” che potrebbero portare alla pubblicazione di articoli di stampa che metterebbero la società in cattiva luce. In uno scambio risalente al 2023, un avvocato di Meta avrebbe detto a un ricercatore di “evitare” di raccogliere dati sull’utilizzo dei dispositivi per la realtà aumentata prodotti dall’azienda da parte dei bambini, per motivi “regolamentari”.

  • La Commissione consulta i cittadini sulle crescenti minacce poste dal bullismo online

    La Commissione ha avviato una consultazione pubblica e un invito a presentare contributi per sostenere l’elaborazione del piano d’azione dell’UE contro il bullismo online, atteso per l’inizio del 2026.

    Circa un adolescente su sei riferisce di essere stato vittima di episodi di bullismo online, mentre uno su otto ammette di esserne stato l’autore. Come annunciato negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen, la Commissione è impegnata a combattere il bullismo online e a elaborare una strategia globale a livello dell’UE. Il piano previsto sarà incentrato sulla protezione dei minori e terrà conto anche di altri elementi, come la dimensione di genere e la maggiore vulnerabilità di alcuni gruppi di giovani fino ai 29 anni di età.

    La consultazione e l’invito a presentare contributi sono aperti fino al 29 settembre 2025. A settembre sarà avviata anche una consultazione a misura di minore attraverso la piattaforma dell’UE per la partecipazione dei minori.

  • Amazon tribe sues New York Times over story it says led to porn addict claims

    An Amazonian tribe has sued the New York Times (NYT) over a report about the community gaining access to high-speed internet, which it claims led to its members being labelled as porn addicts.

    The defamation lawsuit said the US newspaper’s report portrayed the Marubo tribe as “unable to handle basic exposure to the internet” and highlighted “allegations that their youth had become consumed by pornography”.

    The lawsuit also named TMZ and Yahoo as defendants, and said their news stories “mocked their youth” and “misrepresented their traditions”.

    The NYT said its report did not say any of the tribe’s members were addicted to porn. TMZ and Yahoo have been contacted for comment.

    The Marubo, an Indigenous community of about 2,000 people, is seeking at least $180m (£133m) in damages.

    The NYT’s story, written nine months after the Marubo gained access to Starlink, a satellite-internet service from Elon Musk’s SpaceX, said the tribe was “already grappling with the same challenges that have racked American households for years”.

    This included “teenagers glued to phones”, “violent video games” and “minors watching pornography”, the report said.

    It stated that a community leader and vocal critic of the internet was “most unsettled by the pornography”, and had been told of “more aggressive sexual behaviour” from young men.

    The report also noted the perceived benefits of the internet among the tribe, including the ability to alert authorities to health issues and environmental destruction and stay in touch with faraway family.

    The lawsuit claims other news outlets sensationalised the NYT’s report, including a headline from TMZ referencing porn addiction.

    The response led the NYT to run a follow-up report around a week after its original story, with the headline: “No, A Remote Amazon Tribe Did Not Get Addicted to Porn”.

    The report said “more than 100 websites around the world” had “published headlines that falsely claim the Marubo have become addicted to porn”.

    But the lawsuit claimed the NYT’s original story had “portrayed the Marubo people as a community unable to handle basic exposure to the internet, highlighting allegations that their youth had become consumed by pornography”.

    The named plaintiffs, community leader Enoque Marubo and Brazillian activist Flora Dutra, who helped to distribute the 20 $15,000 Starlink antennas to the tribe, said the NYT story helped fuel “a global media storm”, according to the Courthouse News Service.

    This, they said, subjected them to “humiliation, harassment and irreparable harm to their reputations and safety”.

    The TMZ story included video footage of Marubo and Dutra distributing the antennas, which they said “created the unmistakable impression [they] had introduced harmful, sexually explicit material into the community and facilitated the alleged moral and social decay”.

    A spokesperson for the New York Times said: “Any fair reading of this piece shows a sensitive and nuanced exploration of the benefits and complications of new technology in a remote Indigenous village with a proud history and preserved culture.

    “We intend to vigorously defend against the lawsuit.”

  • Protezione dei minori online: la Commissione pubblica un progetto di orientamenti nel quadro del regolamento sui servizi digitali

    La Commissione ha avviato una consultazione pubblica su un progetto di orientamenti per la protezione dei minori online nel quadro del regolamento sui servizi digitali. In questo modo la Commissione mira a rendere più sicuro l’ambiente online sostenendo le piattaforme accessibili ai minori affinché garantiscano loro un elevato livello di tutela della vita privata, sicurezza e protezione.

    Il progetto di orientamenti riguarda un’ampia gamma di misure, quali la verifica dell’età degli utenti, il miglioramento del modo in cui i contenuti vengono raccomandati agli utenti per ridurre il rischio che i minori siano esposti a contenuti dannosi, l’impostazione predefinita degli account dei minori come privati, le migliori pratiche per la moderazione dei contenuti sicuri per i minori, i canali di segnalazione e l’assistenza a misura di minore, nonché orientamenti sulla governance interna delle piattaforme.

    Le parti interessate, compresi i giovani ambasciatori per un’internet migliore per i ragazzi (BIK+), sono state ampiamente consultate e hanno contribuito all’elaborazione del progetto di orientamenti.

    Le misure delineate negli orientamenti verranno applicate alle piattaforme online di tutte le dimensioni utilizzate dai minori – a eccezione delle micro e piccole imprese – comprese le piattaforme online di dimensioni molto grandi con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’UE.

    Il pubblico può presentare osservazioni sul progetto di orientamenti fino al 10 giugno 2025. La Commissione chiede il contributo di tutte le parti interessate, compresi i minori, i genitori e i tutori, le autorità nazionali, i fornitori di piattaforme online e gli esperti.

    La Commissione prevede di adottare gli orientamenti prima dell’estate 2025, segnando una tappa importante nell’impegno dell’UE a rendere l’ambiente digitale più sicuro per i minori.

  • Blackout, internet e sicurezza

    Per ora sembra non si sappia ancora se il blackout che ha messo in ginocchio Spagna, Portogallo ed una parte della Francia si debba imputare ad eventi più o meno naturali o ad interventi ostili dall’esterno.

    Quello che è comunque chiaro a tutti è che in un istante la nostra vita, l’insieme di tutte le azioni che compiamo ogni giorno, può radicalmente cambiare, niente mezzi di trasporto, comunicazioni, luce, transazioni economiche, cure ospedaliere.

    Per poche ore si può resistere ma se il blackout durasse più tempo?

    Se i problemi sono dovuti a situazioni climatiche o a sovraccarico o se invece si tratta di una operazione ostile occorre comunque che i governi prendano, anche in tutti i paesi europei, misure adeguate ed urgenti: quanto è avvenuto è un forte segnale d’allarme che impone di rivedere i nostri sistemi.

    Non va inoltre dimenticato anche il blocco di internet che ha subito il Marocco e che dimostra come il problema sia su larga scala.

    Noi dipendiamo ormai in tutto dalle reti energetiche ed informatiche e basta tranciare un cavo sotto il mare, basta un hacker, ed il nostro mondo si ferma, è compatibile tutto questo con un futuro di pace e sicurezza?

    Domande senza risposta perché la miopia di gran parte della politica e della cultura non ha ancora compreso né come rapportarsi ed avere rispetto per la natura né come impedire attacchi ostili al nostra sistema di società.

  • La competizione anche militare tra Stati si svolge nello spazio: virtuale e siderale

    Già nel 1997 sulla rivista francese Hérodote si prefigurava una “internettizzazione della geopolitica”. pronosticando che “Internet moltiplicherà i conflitti di natura geopolitica, portando a una strategia di dominio con la partecipazione di paesi con interessi divergenti. È un’arma di importanza strategica per la sicurezza nazionale”. Lo spazio siderale era invece considerato un possibile teatro di confronto tra Stati già all’epoca della guerra fredda. Oggi i due ambiti si stanno intrecciando.

    I satelliti nello spazio oltre a monitorare il pianeta servono per garantire le telecomunicazioni e le connessioni telefoniche e internet, quindi lo spazio si incrocia col cyberspace attraverso il quale vengono elaborati dati relativi a rotte (civili e militari), condizioni meteo e, in prospettiva, l’esplorazione e lo sfruttamento delle risorse spaziali, come l’estrazione di minerali dagli asteroidi.

    Il rapporto tra i due domini, spazio e cyberspace, si sostanzia in una interconnessione delle infrastrutture: le reti di comunicazione spaziali e terrestri sono strettamente collegate; gestione e controllo dei satelliti avvengono attraverso reti informatiche che rappresentano obiettivi militari. La dipendenza reciproca tra spazio e cyberspace implica pertanto che la compromissione di uno dei due domini può avere effetti devastanti sull’altro: un attacco cyber potrebbe ad esempio sfruttare l’infrastruttura spaziale come ponte per infettare una infrastruttura terrestre. Gli attacchi cyber da parte della Russia contro il sistema ViaSat  nell’ambito dell’aggressione putiniana all’Ucraina e all’Occidente hanno dimostrato la possibilità di disabilitare il sistema stesso, facilitando lo spostamento di truppe e rendendo di fatto “cieca” una parte del sistema di intelligence e nello stesso ambito la comunicazione satellitare fornita da Starlink ha consentito di ricevere informazioni che non potevano essere più fornite da infrastrutture di comunicazione terrestri messe fuori uso dagli aggressori.

    La space dominance appare dunque un tema centrale, che sarà raggiungibile solamente in presenza di forti capacità di cyber disruption verso il dominio spaziale stesso. La corsa per la supremazia nello spazio non è solo una questione tecnologica, ma riflette le dinamiche di potere terrestri tra Stati, influenzate da interessi politici, economici e anche militari. L’implementazione di politiche di sicurezza rigorose e la collaborazione internazionale saranno essenziali per proteggere queste infrastrutture da minacce crescenti: l’equilibrio tra sicurezza nazionale e stabilità internazionale dipenderà dalla capacità degli Stati e delle organizzazioni sovranazionali di sviluppare norme e accordi che regolino l’uso delle tecnologie spaziali e cyber.

  • La Commissione e le autorità nazionali adottano misure per proteggere i minori dalle pratiche dannose nei videogiochi

    Coordinata dalla Commissione europea, la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori ha avviato un’azione di esecuzione nei confronti di Star Stable Entertainment AB allo scopo di garantire un’esperienza più sicura e trasparente per i giocatori di Star Stable Online. La rete ha chiesto alla società di fornire informazioni sulle pratiche commerciali che i minori potrebbero incontrare nel gioco online. Con questa azione, la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori sottolinea la necessità di adattare i videogiochi e le loro pratiche commerciali ai minori e di non sfruttarne le vulnerabilità. Star Stable Entertainment AB dispone ora di un mese per rispondere per iscritto alle questioni evidenziate nella posizione comune della rete e proporre impegni in merito.

    La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori inoltre ha presentato una serie di principi fondamentali per aiutare il settore dei videogiochi a conformarsi alle norme europee di protezione dei consumatori relative alle valute virtuali nei giochi. Questi principi fondamentali contribuiranno a produrre un’esperienza più sicura e più trasparente per i giocatori. La Commissione organizzerà un seminario in cui le società di videogiochi operanti nell’UE saranno incoraggiate a presentare misure concrete per attuare tali principi fondamentali. La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori monitorerà i progressi e, se le pratiche dannose continueranno, potrà adottare ulteriori misure.

    Michael McGrath, Commissario per la Democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, ha dichiarato: “I minori trascorrono molto tempo online, giocano e interagiscono sui social media. Ciò li rende un bersaglio attraente per gli operatori commerciali e gli inserzionisti. È fondamentale garantire un ambiente online sicuro per i consumatori, in particolare i minori, affinché possano usufruire dei giochi senza dover far fronte a pratiche sleali. Sostengo gli sforzi della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori e accolgo con favore la possibilità di collaborare con il settore del gioco per proteggere i consumatori e i minori“.

  • Il Covid ha insegnato agli anziani a diventare digitali

    Anziani digitali rinforzati, o resilienti, o resistenti. Queste tre tipologie di persone tra i 65 e gli 80 anni sono state definite dal Ilqa-19 “The Longitudinal study on older people’s quality of life during the Covid-19 pandemic” (2020 – 2024) che indaga le conseguenze dell’epidemia di Covid-19 nella vita quotidiana degli anziani, esplorando in particolare l’uso delle risorse digitali e le trasformazioni intervenute nel tempo delle reti familiari e sociali. La ricerca è stata finanziata dalla Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto “Active-Ir. Active ageing in changing societies. Older people’s social and digital resources in pandemic and post-pandemic Italy”. Capofila del progetto è l’Università Milano Bicocca, responsabili della terza e quarta indagine Ilqa sono i ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Simone Carlo, Sara Nanetti, Francesco Diodati, e sono coinvolte anche l’Università di Pavia e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. La ricerca, cominciata nel maggio 2020, prevedeva interviste a distanza di un anno a un panel di 40 anziani e anziane residenti in dieci borghi della provincia di Lodi, al centro dell’emergenza COVID-19 nel marzo 2020 (prima zona rossa europea).

    Arrivato alla quarta rilevazione (2023/2024), e con un approccio longitudinale, lo studio sta esplorando nel tempo le conseguenze del Covid-19 sulla qualità della vita delle persone anziane e sulle pratiche di vita quotidiana, concentrandosi sulle risorse attivate e sulle strategie adottate per reagire alle sfide poste dall’epidemia. Nello specifico si stanno esplorando nel tempo i rischi e le opportunità connessi alla crescente digitalizzazione nei servizi per le persone anziane. A distanza di quattro anni dalla prima rilevazione, emergono alcuni risultati interessanti che permettono di individuare profili diversi di anziani digitali a seconda del precedente background tecnologico. Il primo gruppo è costituito dagli “anziani digitali rinforzati”, vale a dire attrezzati digitalmente già prima del Covid-19. Si tratta di fruitori consapevoli delle tecnologie che hanno incrementato il loro uso durante e dopo la fase emergenziale. Sono stati poi identificati gli “anziani digitali resilienti”, ovvero i soggetti in fase di acquisizione delle competenze digitali che al termine dell’emergenza hanno in parte continuato a utilizzare alcuni servizi digitali (SPID, eGov), abbandonandone altri (videochiamate, ecommerce) in una logica di scelte e opportunità e di desiderio di tornare alla normalità.

    Infine, gli “anziani digitali resistenti” sono rimasti estranei al mondo delle tecnologie anche durante l’emergenza. Tali anziani senza competenze digitali possono comunque fare affidamento su reti familiari strette. Gli intervistati inquadrano questo aiuto all’interno di un modello culturale non individualista e basato su tradizionali forme di reciprocità fra le generazioni. D’altro canto, però, altri interlocutori lamentano la perdita della propria indipendenza a causa della recente digitalizzazione dei servizi. In questi casi, la dipendenza dal supporto dei figli e delle nuove generazioni è vista come un impoverimento del proprio status individuale e come una forma di controllo che limita la realizzazione personale. L’emergenza Covid-19 ha notevolmente aumentato l’offerta di servizi digitali (pubblici ma anche di comunicazione e intrattenimento) ma non si è notato il corrispettivo aumento dell’uso da parte delle diverse fasce della popolazione. In particolare, la diffusione dell’uso dei servizi digitali è stata più lenta nelle fasce di popolazione più anziane. Il rapido processo di digitalizzazione durante la pandemia di Covid-19 non ha colmato il divario tra utenti anziani digitalizzati e non, ma lo ha piuttosto ampliato. Se da un lato ha avvantaggiato chi ha una rete di supporto, dall’altro tende ad emarginare ancora di più gli anziani isolati che devono affrontare un processo di digitalizzazione dei servizi (pubblici) senza avere l’aiuto necessario e rischiando così di essere ulteriormente svantaggiati.

Pulsante per tornare all'inizio