Internet

  • Magistrati e 007 attivati per contrastare lo spaccio di Fentanyl

    Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi sull’aggiornamento al Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici, ha dichiarato:  “Da un monitoraggio del web è emerso che il Fentanyl viene spacciato per lo più via internet. Soprattutto su siti cinesi, con recapito a mezzo poste e pagamento con criptovalute per renderle non tracciabili. Questo – ha proseguito Mantovano – dovrebbe rendere tutti (genitori, donne, famiglie) più attenti. Affinché gli adolescenti evitino di praticare questi siti. Tenendo conto che questa diffusione può avvenire o con delle prescrizioni vere e proprie o come farmaci o con operazioni mascherate. Abbiamo per esempio scoperte che dietro la dicitura ‘chinewhite’  si cela il Fentanyl“.

    Il sottosegretario ha spiegato Mantovano, che sul commercio di Fentanyl vigilano “anche i servizi segreti”, impiegati soprattutto “sul monitoraggio” della Rete ma anche dei flussi finanziari e che la Procura nazionale antimafia ha costituito un gruppo di lavoro ad hoc.  “Sono state sensibilizzate tutte le Procure, anche quelle ordinarie”. Tra gli obiettivi anche quello di “dotare gli agenti di polizia che agiscono in questi ambiti della sostanza antidoto, uno spray nasale. Per far sì che quando un agente effettua un intervento che fa emergere il Fentanyl non siano colpiti”.

    Si lavora poi anche sulle scuole: il ministro dell’Istruzione “ha sensibilizzato tutti gli istituti”, ha detto ancora Mantovano. Il rischio di eventuali ‘fughe’ di questa sostanza dagli ospedali non è escluso. “È un anestetico, un analgesico come la morfina. Dobbiamo essere più accorti per custodire i prodotti che la contengono in modo più cauto e prudente. E anche per consegnarla in circuiti rigorosamente controllati. Su questo c’è l’impegno del ministero della Salute, delle Regioni, degli ospedali e delle farmacie. Però l’attenzione perché si evitino furti c’è, perché c’è questo rischio”.

  • Sempre più urgente un intervento serio dei governi sui social prima che questi manipolino i nostri giovani

    Mentre negli Stati Uniti e nelle sedi dell’Unione Europea è stato vietato a funzionari e dipendenti l’uso di Tik Tok, negli orari di lavoro, non vi è sufficiente attenzione per i danni che l’uso di questo social sta procurando alle generazioni più giovani.

    Su Tik Tok, infatti, veicolano indisturbati messaggi ed immagini che invitano a gare estreme, che possono portare anche alla morte o provocare gravi danni, spesso permanenti, a chi si fa irretire da queste che non sono prove di coraggio ma di stupidità e segno di disturbi comportamentali o psichici.

    Sul social ci sono vere e proprie lezioni, con esplicite dimostrazioni, di come ci si taglia le braccia od altre parti del corpo meno visibili, un coltello, un rasoio, un paio di forbici ma anche un righello rotto, un pezzo di vetro sono gli strumenti suggeriti per tagliarsi mentre per aiutarsi a vomitare, se non si riesce con due dita in gola, si suggerisce di usare un cucchiaio o una forchetta dalla parte del manico.

    Sfide di ogni tipo che portano a contusioni del viso, autolesionismo, ed ancora inviti ad attraversare le rotaie mentre arriva il treno, a camminare tra le macchine che transitano in velocità, ad arrampicarsi su stabili alti, a bere d’un fiato alcolici pesanti e via discorrendo.

    Ribadendo come sia importante la libertà ci chiediamo quando i governi capiranno quanto sia necessario ed urgente fermare, controllare questi strumenti di comunicazione, per impedire che diventino i manipolatori proprio della libertà dei nostri giovani condizionando anche il futuro di tutti.

    L’Unione Europea ha il dovere di affrontare il problema.

  • Riflessione

    Ogni giorno arrivano notizie sempre più allarmanti: dai femminicidi alle violenze sui bambini, dai massacri che ogni guerra porta con se alla presenza costante del terrorismo, dagli sbarchi che continuano all’aumento delle povertà e delle fragilità.

    Nonostante da un lato i ristoranti siano pieni, e così le autostrade, passando nelle vie delle città, grandi e piccole, vediamo sempre più saracinesche abbassate, attività dismesse mentre aumentano le vendite on line che hanno travolto migliaia di piccoli e medi esercizi lasciando senza lavoro dipendenti e proprietari.

    C’è intorno una duplice sensazione, in parte di eccessiva euforia in parte di depressione, ma per quasi tutti prevale comunque un nervosismo crescente che si vede nell’irascibilità delle persone in ogni contesto mentre, come se non bastasse tutto il resto, anche se facciamo finta di niente, il pericolo covid e polmonite, specie nei bambini, è ancora vivo.

    Mentre si avvicina il Natale, con la frenesia di ogni anno, dovremmo tutti cercare di ritrovare il tempo per qualche momento di riflessione che ci riporti a vedere noi stessi e quanti ci circondano con maggiore obiettività, in molti abbiamo più di tanti altri e troppi mancano quasi di tutto.

    Cerchiamo di dedicare un piccolo spazio al pensiero, alla riflessione, non solo social, mail, corse affannose per fare tutto quello che crediamo di dover fare, non solo apparenza per sembrare, troppe volte, quello che non siamo ma anche l’impegno a ritrovare l’armonia dei sentimenti.

  • Non c’è libertà quando non ci si può difendere

    Il suicidio del signor Alberto Re,  persona di 78 anni che nella vita aveva avuto equilibrio e successi,avvenuto  dopo essere stato aggredito via social dimostra, se ancora ce n’era bisogno, come non soltanto i più giovani possano avere la vita sconvolta, fino ad arrivare ad atti estremi, dalla violenza di chi usa la tastiera solo per fare del male e sopperire così alle proprie frustrazioni ed incompletezze.

    L’abbiamo detto, lo ripetiamo e lo ripeteremo: internet senza regole e senza gli strumenti per decodificare i messaggi diventa, da strumento utile e spesso necessario, il grimaldello per entrare nelle vite degli altri, per fare del male, per contrabbandare falsità come verità, per insegnare la crudeltà.

    Inutile manifestare contro la violenza alle donne, e sarebbe anche ora di manifestare contro la violenza tout court, se non affrontiamo come trovare il modo per impedire che messaggi sbagliati,esempi negativi, pericolosi, immagini violente e sanguinarie, giochi di morte passino continuamente sulla rete avvelenando la vita di troppe persone,specie adolescenti.

    Massimo Gramellini scrive “ci vorrebbe un giubbotto antisocial“, io sommessamente mi chiedo come sia possibile che tutti si sentano vivi solo se sono presenti  sui social esponendosi così, inutilmente, alle parole di rabbia e di odio che ormai imperversano,mettendo in piazza sentimenti, paure, incertezze, comunque visioni della propria intimità che in ogni momento possono diventare un boomerang

    Mi chiedo come non ci si renda conto che la violenza sta montando sempre di più mentre, in nome della libertà, è proprio la libertà ad essere offesa.

    Non può esistere la libertà di fare del male agli altri, non c’è libertà quando non hai possibilità di difesa.

  • Internet riesce a conoscerci meglio di quanto noi conosciamo noi stessi

    Ognuno di noi ha gusti e preferenze e agisce in base ad essi quando compie le sue scelte. Internet, come ha da tempo avvisato il sociologo Derrick De Kerckhove, è in grado di ricostruire questo procedimento selettivo, che è ampiamente inconscio, semplicemente registrando nel tempo cosa facciamo sul web: quali profili social guardiamo, quali ricerche facciamo attraverso Google. E’ il meccanismo, ormai noto a tutti (o quasi), fondato sulla potenza di calcolo degli algoritmi, che sono in grado di profilarci con sempre maggior precisione quanti più dati registrano su di noi, man mano che noi gli forniamo quei dati accedendo al web. Di per sé il meccanismo è pienamente lecito: siamo noi che accediamo liberamente alla rete, nessuno ci obbliga a farlo, e nessuno ci obbliga a seguire i suggerimenti (si tratti di pubblicità di prodotti piuttosto che di appelli o inviti a carattere politico elettorale) che vengono predisposti su misura per noi sulla base dei dati raccolti circa i nostri gusti. Il web non è uno Stato e non può imporci nulla.

    Internet insomma riesce ad avere un’idea di noi forse anche più chiara di quella che noi stessi abbiamo, visto appunto che noi conosciamo i nostri gusti ma fatichiamo a renderci conto di quanto questi ci orientino, inconsciamente appunto, anche solo quando digitiamo la parola o l’insieme di parole per chiedere a Google o ad Alexa o a Siri di fare una ricerca di nostro interesse. Noi questi gesti li facciamo pressoché istintivamente, gli algoritmi li registrano e ci ragionano sopra per associarli e trovare un comun denominatore tra di loro (comun denominatore che è rappresentato appunto dalla nostra personalità).

    Va da sé, però che – come sottolinea De Kerchkove, che questi dati possono finire in mano a persone che ne possono fare un uso illegale: sapendo tutto di noi, possono tracciare un profilo sulle nostra personalità, in termini di orientamenti politici, sessuali e quant’altro, quale le norme sulla privacy e contro la discriminazione vietano di tracciare, tanto a un datore di lavoro quanto alla pubblica amministrazione.

  • Le HCE demande que la protection des femmes soit intégrée au projet de loi de régulation du numérique

    Les femmes ne doivent pas être les grandes oubliées du projet de loi de régulation du numérique adopté au Conseil des ministres ce matin. Si le HCE salue la volonté du gouvernement de «sécuriser et réguler l’espace numérique» notamment en protégeant les jeunes des images pornographiques sur internet, il réclame que soit élargi le champ d’action du projet pour y inclure la protection des femmes. Elles sont les premières victimes de la haine en ligne et de la diffusion de contenus pornographiques de plus en plus violents et illicites (traitement contraire à la dignité humaine, torture, barbarie). Le rapport du Sénat de septembre 2022 l’a amplement démontré.

    Dans son 5ème rapport annuel sur l’état du sexisme en France, le HCE a déjà formulé des propositions concrètes :

    Réguler les contenus numériques pour lutter contre les stéréotypes, représentations dégradantes, et traitements inégaux ou violents des femmes ;

    Etendre les compétences et renforcer les moyens de la plateforme policière de traitement des signalements (Pharos) et de l’Autorité de régulation de la communication audiovisuelle et numérique (Arcom), pour éliminer efficacement les séquences illicites des vidéos pornographiques.

    En septembre, le HCE publiera un rapport d’envergure sur la pornographie et ses conséquences intolérables pour les femmes. Des propositions précises y seront faites pour mieux combattre les séquences illicites. Mais d’ores et déjà, le HCE propose de dialoguer avec le gouvernement et le Parlement pour faire adopter des amendements protecteurs pour les femmes.

    Les violences qu’elles subissent dans le monde numérique ne doivent plus rester impunies. Sur internet, comme dans le monde réel, elles doivent être sévèrement sanctionnées.

  • Ventesima giornata “Per un internet più sicuro”: rendere la Rete migliore e più sicura per bambini e giovani

    La Commissione celebra la 20a giornata “Per un internet più sicuro”, volta a consentire ai bambini e giovani di tutto il mondo di utilizzare le tecnologie digitali in modo più sicuro e responsabile. Per celebrare l’occasione, la Commissione ha pubblicato una versione a misura di minore della strategia europea per un’internet migliore per i ragazzi, in tutte le lingue ufficiali dell’UE e in ucraino. Ha anche pubblicato una versione a misura di minore della dichiarazione sui principi digitali, insieme a un gioco online sui principi digitali, in modo che i bambini e gli adolescenti possano conoscere i loro diritti nel mondo digitale.

    Nell’UE vi sono circa 80 milioni di persone sotto i 18 anni. Nel corso dell’ultimo anno, l’UE ha introdotto una serie di strumenti che includono misure atte a proteggere e responsabilizzare i giovani online. Tra questi figurano la dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali, che prevede impegni specifici per quanto riguarda i minori online ed è stata firmata dai presidenti della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio nel dicembre 2022. La normativa sui servizi digitali, entrata in vigore nel novembre 2022, introduce norme rigorose per salvaguardare la vita privata, la sicurezza e la protezione dei minori. La strategia europea per un’internet migliore per i ragazzi perfezionerà i servizi digitali adeguati all’età e contribuirà a garantire che i bambini siano protetti, autonomi, responsabili e rispettati online.

  • Internet delle Cose è arrivato a connettere 110 milioni di oggetti

    Altoparlanti e tv intelligenti, frigo, termostati e lampadine connessi, gps per chiavi e collari dei nostri animali domestici. Droni e sensori per l’agricoltura smart, dispositivi in rete per rendere più efficienti le imprese. E ovviamente telefoni cellulari e visori per il gioco e la realtà aumentata. Cresce in Italia l’esercito dell’Internet delle Cose (IoT): sono 110 milioni gli oggetti connessi e attivi, quasi due (poco più di 1,8) per persona. E si registra una forte crescita del mercato che vale 7,3 miliardi di euro e segna +22% rispetto al 2020. Nel 2019 in epoca pre-Covid valeva 6,2 miliardi.

    A disegnare il quadro una ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che evidenzia come l’IoT avrà una spinta ulteriore grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che ha destinato 30 miliardi di euro. “Il mercato è in una fase di grande sviluppo. Aziende, Pubbliche Amministrazioni e consumatori sono sempre più interessati a gestire da remoto asset e dispositivi smart, attivandone servizi e funzionalità avanzate”, spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio.  Secondo la ricerca, a fine 2021 si contano 37 milioni di connessioni IoT cellulari (+9% rispetto al 2020) e 74 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+25%). Tra queste, una spinta arriva dalle reti Lpwa, a bassa potenza e ampio raggio, che raddoppiano in un solo anno passando da 1 a 2 milioni di connessioni.

    L’Osservatorio ha condotto anche un’indagine che ha coinvolto 95 grandi imprese e 302 Pmi italiane: emerge che ben l’80% delle grandi aziende ha attivato servizi a valore aggiunto basati sull’Internet of Things (+4% rispetto al 2020). “In 2 aziende su 3 – evidenzia Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio – il contesto legato al Covid ha avuto ripercussioni sulle decisioni di investimento in nuovi progetti di Industrial IoT. Un segnale incoraggiante, che può essere in parte attribuito anche agli ingenti investimenti previsti dal Pnrr in area Industria 4.0”.

    L’Osservatorio ricorda che in totale le risorse all’interno del Pnrr che potranno interessare il settore dell’Internet of Things ammontano a 29,78 miliardi di euro. Di questi, 14 miliardi sono stanziati per la Smart Factory, 4 miliardi per l’Assisted Living, in particolare la telemedicina. Il tema Smart City è toccato all’interno di varie Missioni con 2,5 miliardi di euro in Rigenerazione Urbana, altri 2,5 miliardi per la Gestione del rischio di alluvione e del rischio idrogeologico; 900 milioni per una Rete idrica più digitale, presente anche l’ambito Smart Building con l’efficienza energetica e lo Smart Grid con 3,6 miliardi per migliorare l’efficienza della rete. “La transizione ecologica potrà essere supportata da processi più efficienti, strumenti smart che permettano di ridurre i consumi di energia e di prevedere quando un macchinario ha bisogno di manutenzione, prima che questo si guasti. Su tutti questi fronti l’Internet of Things può svolgere un ruolo importante”, conclude Angela Tumino, condirettore dell’Osservatorio IoT.

  • Eco-logia

    Il 10 giugno del 2015 il professor Umberto Eco venne insignito della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei Media” dall’Università di Torino. Al termine della cerimonia si trattenne con la stampa. In quell’occasione rilasciò una dichiarazione che ha fatto storia ed è, per la sua attualità, ancora degna di essere oggetto di riflessione. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. E aggiunse che mentre “La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

    Il filosofo non si limitò a sollevare il problema con questo lapidario quanto stimolante giudizio, ma indicò anche una possibile soluzione invitando la stampa a dedicare ogni giorno almeno due pagine di analisi critica (svolta da veri specialisti in ogni settore) sulle informazioni pubblicate in rete (“perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”) e invitando le scuole ad insegnare ai ragazzi ad utilizzare la rete per le loro ricerche e i loro temi (“saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno”).

    Queste dichiarazioni che, al di là di tutti gli attacchi che ha ricevuto (persino sul piano personale) arrivati soprattutto da quelle legioni di imbecilli (di ogni estrazione sociale) di cui parlava, erano rivolte agli uomini di buona volontà ed avevano tutto il sapore delle parole di un saggio nonno per proteggere, dall’alto della sua esperienza, i più giovani e i più fragili. Ed è proprio per questa sua capacità di essere distaccato e critico verso il suo oggetto di studio, ovvero la comunicazione e la cultura dei media, che è stato meritoriamente premiato. Quando lessi sul giornale di queste sue dichiarazioni mi ricordai di quando ebbi la fortuna di ascoltarlo qualche tempo prima. La sera del 23 luglio 2012, infatti, ebbi modo di assistere ad una sua “lectio magistralis” intitolata “memoria e dimenticanza” presso il Salone Metaurense della Prefettura di Pesaro, in qualità di ospite del Comune di Pesaro.

    In quella occasione il professor Eco iniziò il suo discorso, spiazzando la platea, con una sua profonda autocritica. Ci confessò, infatti, di essersi pentito per essere stato tra i primi e tra i più accorati sostenitori di internet per la sua rapidità e semplicità nel fare accedere ad informazioni un tempo di difficile fruibilità (ad esempio quelli custodite nelle biblioteche di tutto il mondo) ai ricercatori e agli studenti di ogni ordine e grado. Tuttavia, oltre a questo indubbio vantaggio, nel tempo sono emerse una lunga serie di insidie e problematiche. “Un tempo” queste le sue parole “l’ignorante era la persona a cui mancava l’accesso alla cultura, oggi lo è chi è incapace di selezionare tra la miriade di informazioni a disposizione, perché la cultura è il risultato del loro filtraggio”. A riprova di ciò, ci raccontò che in qualità di uno dei maggiori esperti al mondo sul tema del Sacro Graal, volle provare a digitare queste due parole su internet per vedere cosa venisse proposto a chiunque volesse avere informazioni su questo tema. Risultato, solo alla settantesima pagina proposta dal motore di ricerca (dopo “puro ciarpame”), trovò un sito dove venivano riportate alcune informazioni corrette sull’argomento. Pertanto concluse domandandosi che “se una persona non sa nulla di un argomento, come fa a sapere se le informazioni che la rete gli propone sono corrette o meno?”. Per questo motivo ci disse che era (e lo è ancora!) urgente educare i giovani all’utilizzo di questo strumento perché “nell’impossibilità di avere un ente che monitorizzi tutti i siti ed i loro contenuti, un ruolo importante può svolgerlo la scuola, educando al senso critico, ad una valutazione scettica del web, stimolando il confronto tra vari siti, in modo che a poco a poco si distinguano le idee comuni da quelle originali e quelle originali da quelle deliranti”. Altro strumento importante è stato indicato nella lettura, “che offre la possibilità di sommare ai ricordi personali quelli collettivi e di arricchire la propria esistenza, prolungando la vita. Come lettore, ho avuto una vita così lunga che dovrei ricordarla a rate”.

    Citazioni (e ricordi) che ho voluto riportare (e far ricordare) perché davvero mi sembrano più attuali che mai.

    Quale uso viene fatto oggi della rete? Di quali temi si parla di più sui social?

    Nel 2021 l’argomento più digitato al mondo sui motori di ricerca è stato la partita di cricket fra India e Inghilterra. E in Italia? L’argomento più cercato è stato la “Seria A”, il personaggio più cercato è stato un calciatore e la domanda più frequente è stata “perché non funziona whatsapp?” (Fonte: Google Trends)

    E quante ore passiamo davanti alla tv, al cellulare e al computer in un anno?

    Circa 125 giorni di fila! Ovvero, circa 3000 ore nel 2021 (Fonte: La Repubblica)

    Insomma, considerato che stiamo distruggendo il pianeta e che stiamo mettendo a rischio di estinzione tutti gli esseri viventi ci si aspetterebbe che nel mondo stessimo parlando di ben altre cose e che spendessimo il nostro tempo facendo ben altro, ma non è così.

    Insomma, non siamo messi bene ma anche di questo gli scienziati (quelli non prezzolati) ci avvisano da molti anni: il nostro cervello si sta atrofizzando. Sia per carenza di ossigeno e di una corretta alimentazione, sia per scarso movimento fisico e per le molte ore trascorse davanti a tv, tablet e celluari.

    La situazione non è delle più semplici.

    Peggiorando esponenzialmente la qualità ambientale peggiorano di conseguenza anche le nostre capacità intellettive e fisiche e, di conseguenza diminuiscono le nostre possibilità di concentrarci sui fermi restando (dove viviamo, grazie a cosa viviamo, con chi viviamo, etc.) e le nostre possibilità di saper distinguere tra salubre e tossico, tra sopravvivere e soccombere, tra necessario e inutile, tra urgente e rinviabile, tra amore e odio, etc. etc. etc.

    Ritornando sull’argomento, il problema non è di internet come ha ben sottolineato il prof. Eco, come non è del coltello se parliamo di un delitto, ma piuttosto di chi lo usa, come lo usa e a che scopo.

    Censurare internet o togliere tutti i coltelli dalle nostre tavole non risolverebbe il problema. Lo può contenere, certamente, ma se una persona è spinta da certi impulsi, (ripeto, perché non è in condizione: meno ossigeno, più sostanze tossiche nel sangue, più modelli e contenuti educativi sbagliati, etc. etc.) e più troverà comunque il modo per soddisfarli. Siamo animali. Se abbiamo un bisogno impulsivo o una dipendenza di qualsiasi tipo, non ci fermiamo finché non la soddisfiamo. Pensate al “darkweb”, il lato oscuro di internet (accessibile solo illegalmente) dove si vendono bambini, organi di bambini, donne, bombe, armi, anagrafiche, carte di credito, droghe, etc. o ai femminicidi commessi con qualsiasi oggetto contundente trovato in casa.

    Vietiamo internet? Costringiamo le persone a vivere nelle capanne? Capiamoci. Non basterebbe nemmeno questo.

    La causa delle cause è un ambiente fortemente inquinato, impoverito, carente.

    Se l’ambiente è sano, siamo sani. Se l’ambiente è tossico, ne siamo intossicati.

    A questo segue, per importanza, il contesto sociale in cui viviamo. Se è armonioso, cresciamo armoniosi. Se è violento, cresciamo violenti.

    Ergo, la madre di tutte le battaglie, di tutti i nostri sforzi, di tutti i nostri pensieri e gesti deve essere, prima di tutto, quella della tutela dell’ambiente. Ogni futura legge, ogni futura decisione, che sia governativa o domestica, deve tenere conto di questo.

    È un percorso difficile. Possiamo farlo solo insieme agli altri. Da soli è durissima perché dobbiamo cambiare troppe cose del nostro stile di vita per essere completamente autonomi e ognuno di noi non ha né la forza necessaria e né tutte le informazioni per farlo. Covid o non covid dobbiamo rinforzare gli anticorpi delle comunità (siano esse fisiche o virtuali) per condividere questo percorso di cambiamento.

    Del resto, con quel poco di intelligenza che ci rimane, tutti vediamo che le cose non stanno andando bene. E dare la nostra vita (il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito), per un modello di società che la mortifica non è già di per sé sintomo che non stiamo bene? (fisicamente, mentalmente e spiritualmente)?.

    Ci stiamo trasformando solo in cinici, avidi e compulsivi consumatori di cibo, sesso, territorio e possesso. E, per riprendere le parole del grande Eco, in legioni di imbecilli.

    È tempo di fare, ora!

    Più che di postare e di continuare a posticipare.

  • Scuola e famiglia insieme per insegnare sin da piccoli ad usare la Rete in maniera consapevole

    Da più parti, ed ormai da tempo, sociologi e studiosi evidenziano come l’eccessivo uso della rete e dei social, specie da parte dei più giovani, adolescenti e bambini, porta a gravi problemi con conseguenze comportamentali che possono stravolgere la crescita armonica e corretta ed avere valenze negative anche sulla società. Il governo cinese, sempre attento nell’espandere il suo mercato nel mondo, è però altrettanto attento nel mettere in essere iniziative che impediscano i risvolti negativi che l’eccessivo, spesso ossessivo, uso di giochi virtuali ha sui ragazzi. Così in Cina si arriva all’eccesso opposto consentendo l’uso dei videogiochi per poche ore alla settimana. Certo un regime dittatoriale usa un sistema estremo ma è noto che ormai da anni troppi adolescenti, proprio a cominciare dalla Cina, erano diventati schiavi della rete tanto che sono stati creati luoghi appositi per rieducarli. La dipendenza patologica da internet è ormai riconosciuta in tutto il mondo. Alcuni esperti sostenevano anni fa che la rete avrebbe aiutato le persone a distrarsi dai problemi legati alla mancanza di lavoro e di altre gratificazioni. In effetti internet, l’unica cosa al mondo che non ha regole, si è tramutato da strumento di libertà e di conoscenza in strumento troppe volte al servizio di interessi criminali e comunque ha tramutato le persone da fruitori consapevoli di un servizio in veri schiavi. Già dal 2009 in Italia era stato aperto a Roma un ambulatorio per curare la dipendenza da internet e da allora le cose sono nettamente peggiorate con troppe persone che si isolano con il loro pc o che indirizzano messaggi violenti che si propagano alla velocità della luce per poi tramutarsi in azioni devastanti. Curare la malattia è giusto e necessario ma si dovrebbe prevenire oltre che curare. Fin dalla scuola elementare bisognerebbe cominciare ad insegnare l’uso consapevole della rete, spiegare i pericoli e le insidie, aiutare a capire come si decodificano i messaggi. Un’educazione a scuola che deve essere supportata dalla famiglia dove spesso i genitori consegnano a piccoli di appena un anno, per distrarli e tenerli tranquilli, il loro smartphone. Ai pediatri allora il compito di insegnare ai genitori quanto sia pericoloso imparare ad usare uno strumento senza conoscerne i pregi, i difetti, i pericoli.

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