A settembre, al Palaeventi della Banca di Piacenza nel capoluogo emiliano, è stato presentato il volume collettano ‘Il rivoluzionario liberale’, raccolta di saggi pubblicato da Liberilibri in memoria di Corrado Sforza Fogliani, storico esponente del liberalismo in Italia e, per molti anni, presidente della stessa Banca di Piacenza.
Nei rispettivi contributi Daniele Capezzone, Antonino Coppolino, Emanuele Galba, Carlo Lottieri, Pierluigi Magnaschi, Antonio Patuelli, Michele Silenzi e Giorgio Spaziani Testa ricostruiscono l’impegno, anche giornalistico, di Sforza Fogliani contro ogni dirigismo. Avvocato, Sforza Fogliani ha perorato, in parallelo e anche al di là dell’impegno forense vero e proprio, l’idea di una società libera, fondata sull’individuo e sui suoi diritti, a partire dalla proprietà e dal risparmio. In omaggio alla sua città, ne fece il teatro della sua azione sia in senso stretto politico sia in senso più lato di mecenate per l’appunto liberale, scegliendola come sede del Festival della cultura liberale.
«Non piangeva sulle malefatte pubbliche: le combatteva. Non si lagnava delle timidezze di troppe organizzazioni private: proponeva con energia un modello alternativo» ricorda Capezzone. Il suo, gli fa eco Silenzi. «era un liberalismo pratico. La libertà non doveva essere soltanto un principio da proclamare contro lo Stato, ma una forma di organizzazione della vita civile che passa per il diritto, per la proprietà, per il credito, per il risparmio, per la responsabilità personale, per il rispetto degli impegni, per la continuità delle istituzioni». Se Ronald Reagan insegnava che lo Stato non è la soluzione ma il problema mentre oggi ex premier tuttora in corsa per ruoli di governo affabulano l’elettorato con promesse che annegano nello Stato la soggettività dell’individuo, quella capacità di realizzarsi da sé che sono l’eredità tramandataci dai romani e poi dal Rinascimento, Sforza Fogliani offre alla memoria l’esempio di «insofferenza per lo statalismo fiscale, burocratico, regolatorio» perché «vedeva nell’invadenza pubblica una progressiva educazione alla dipendenza. Lo Stato che tassa, norma, concede, vieta, autorizza, rinvia, promette e complica non si limita a prelevare ricchezza, modifica il carattere dei cittadini».
Il saggio riporta anche alla memoria gli innumerevoli incontri di approfondimento culturale e di confronto, organizzati dal presidente Sforza Fogliani, nei quali non mancava certo il coraggio di affrontare temi scomodi anche legati all’organizzazione del risparmio e degli investimenti nel rispetto del pluralismo, della libera scelta e del concetto di società liberale alla quale tendere. Meritatamente anche oggi la Banca di Piacenza continua in quella tradizione e la sua attività culturale rimane un punto di riferimento non solo per il territorio piacentino ed emiliano.