Lombardia

  • Il ricordo di Carlo Borsani

    Carlo Borsani ci ha lasciato domenica mattina.

    Ora molte notizie d’agenzia e molti media lo ricorderanno, molti di quegli stessi che in questi anni quando si è parlato di scandali, veri o presunti, legati alla sanità lombarda si sono ben guardati dal ricordare che Borsani, assessore regionale per 10 anni e padre di una riforma sanitaria che aveva posto la Lombardia davanti a tutte le regioni italiane, non è mai stato sfiorato da uno scandalo.

    Un politico galantuomo che ha svolto il suo lavoro, prima in Consiglio comunale a Milano e poi in Regione Lombardia con onestà intellettuale e con un profondo impegno per tutti, non solo per la forza politica che rappresentava.

    Nascondeva sotto l’ironia sofferenze antiche, dall’omicidio del padre prima della sua nascita, alle falsità che per molto tempo hanno ammantato la infame vicenda, dalle incomprensioni, che spesso incontrava anche nella sua parte politica e negli alleati di governo, alla lunga malattia della moglie.

    Carlo Borsani era senza menzogne, senza schermi, furbizie, era com’era, prendere o lasciare.

    Cosi la politica, che avrebbe avuto ancora bisogno di persone come lui, a conti fatti ha preferito accantonarlo mentre Carlo non ha voluto entrare di forza dove gli sarebbe spettato essere di diritto, anche perchè tanto era cambiato in un mondo che sentiva non essere più in sintonia con molti dei suoi ideali.

    Periodicamente puntualizzava, scriveva, non lasciava che nuove menzogne infiltrassero la verità perchè Carlo era di quelli che non si arrendono mai.

    Tanta gente dimentica, tanti ricordano quello che fa comodo, gli amici, coloro che con lui hanno condiviso tante difficoltà e speranze, lo avranno invece sempre presente, nel cuore e nella mente.

  • Cultura e turismo

    E’ auspicabile che ogni amministrazione pubblica (naturalmente anche quella privata) si valga di persone competenti. Talvolta non è così perché si fanno prevalere interessi particolari che giovano a chi viene nominato, non a coloro che vengono amministrati. Nella speranza di esprimere della competenza, farò qualche riflessione su ciò che significa cultura nel contesto della pubblica amministrazione.

    Il primo compito è quello di sostenere e incentivare le energie presenti in un’istituzione culturale, dal teatro alla musica, dai musei alle biblioteche e alle altre iniziative che si sviluppano sul territorio. L’amministratore, più precisamente si dovrebbe parlare di assessore alla cultura, non dovrebbe mettere il suo cappello sulla direzione di queste istituzioni imponendo la propria visione, ma neppure essere un passivo erogatore di sussidi a pioggia per evitare di esprimere un proprio giudizio sulla qualità delle prestazioni. L’assessore è da considerarsi come un interlocutore che valuti il più oggettivamente possibile il cammino fatto dall’istituzione culturale, suggerendo qualche miglioramento, rilevando qualche criticità.

    La cultura lombarda dovrebbe essere sempre più internazionalizzata, soprattutto stabilendo degli scambi con le regioni straniere confinanti (Austria, Svizzera, Baviera, Slovenia, Francia del sud) attraverso protocolli di collaborazione scientifica, a cui far partecipare le nostre Accademie e i centri di ricerca. Ma ciò richiede di confrontarsi con le nostre attitudini e specificità culturali, quelle che affondano le loro radici nelle tradizioni Lombarde, tutelando e promuovendo con questa consapevolezza dell’origine, il nostro patrimonio culturale, artistico, archeologico, materiale e immateriale. In questa direzione, particolare attenzione dovrebbe essere dedicata al potenziamento e sviluppo del Vittoriale degli Italiani e del Parco della Reggia di Monza.

    Ma accanto a tali celebri strutture, ci sono tante piccole e medie realtà culturali, create dal volontariato, da un associazionismo che si sviluppa a diversi livelli, che vanno assolutamente sostenute perché sono luci vitali che illuminano la vita delle città, da quelle capoluogo di provincia a quelle di paese. Spesso queste realtà culturali rappresentano luoghi importanti di aggregazione, che, nell’affiancarsi opportunamente alle scuole, danno una originale testimonianza degli interessi dei giovani (in particolare) che dedicano il loro tempo ad approfondimenti scientifici attraverso presentazioni di libri, mostre, eventi pubblici.

    Amministrare la cultura significa anche prestare attenzione alla filiera turistica conferendo incentivi per una valorizzazione integrata dell’offerta culturale, in cui, in primo piano, si colloca la valorizzazione e diffusione comunicativa del nostro artigianato, da quello funzionale alla vita quotidiana (penso all’artigianato del legno, del mobile, che rappresenta un’altissima tradizione lombarda) all’artigianato del lusso, da quello orafo ai tessuti, all’abbigliamento.

    Cultura e turismo entrano in una relazione virtuosa: il turista viene a conoscere le bellezze dei luoghi non solo attraversando strade e piazze, ammirando chiese, palazzi, monumenti, ma anche osservando il lavoro che quella terra ha espresso con le proprie tradizioni nell’artigianato, nel cibo, nello sport. La bellezza monumentale è generata dalle realtà sociali che si sviluppano nel tempo e che lasciano, con il loro lavoro, opere belle alle generazioni future. Questo è il senso più profondo per stabilire un rapporto non arbitrario tra cultura e turismo, a cui va aggiunto anche un’altra necessaria considerazione. La formazione.

    E’ doveroso sostenere la cultura delle tradizioni e del lavoro attraverso la scuola o, nel complesso,  con altre forme pubbliche e private di educazione.

    La cultura, soprattutto il valore che noi siamo in grado di dare alla cultura, non scende dal cielo, ma dalla nostra istruzione, dalla nostra sensibilità che si forma nella scuola e in famiglia. Non ci può essere vera cultura se non c’è una scuola che funzioni bene, che sia all’altezza della nostra grande storia di civiltà e che dia l’opportunità di camminare con il passo della modernità. Un amministratore che abbia la responsabilità di gestire la cultura della regione deve continuamente relazionarsi con le scuole del territorio per favorire una formazione che non solo sia in grado di dare ai nostri giovani conoscenze che consentano loro di misurarsi e competere con i loro coetanei europei, ma anche permetta loro di non dimenticare o rinunciare a quell’apprendimento di tradizioni che caratterizzano la terra in cui essi vivono. Tanti artigiani non sono più in grado di trasmettere il loro sapere alle giovani generazioni, perché il lavoro dà poche soddisfazioni economiche: la conseguenza è perdere la storia delle nostre popolazioni, la storia della bellezza creata dal lavoro. Cultura significa anche difendere con opportuni interventi economici e fiscali questa trasmissione di saperi di generazione in generazione.

    Si delinea così il campo d’intervento di un assessore alla cultura della regione Lombardia, che con semplice profondità deve fondarsi sulla stretta relazione sia con il turismo che con la formazione, per favorire progettualità capaci di realizzare una convergenza fra cultura/spettacolo, turismo e scuola con benefici e ricadute a favore del territorio, dei suoi abitanti, dei suoi visitatori.

  • Il Professor Zecchi: innovazione e tradizione per il futuro della Lombardia

    Dopo l’intervista che ci ha rilasciato il Prof. Stefano Zecchi in merito alla sua candidatura, nelle liste di Fratelli d’Italia, alle Elezioni Regionali lombarde, circoscrizione Milano e provincia, gli elettori del Patto Sociale ci hanno chiesto notizie più precise sul suo programma.

    Alla nostra domanda il Professore ha, come suo solito, risposto in modo gentile e fermo sintetizzando per il Patto alcune sue idee.

    “Prima di tutto desidero riaffermare che la vera innovazione ha le proprie radici nel rispetto della tradizione e che non si può andare avanti contro i sentimenti dei popoli.

    Lo spirito ambrosiano ha prodotto eccellenze in vari campi, dalla moda al design, dall’industria all’artigianato facendo sempre dialogare il fattore economico con il rispetto della bellezza e su questa strada intendo procedere.

    Milano è la città della bellezza che vive nell’innovazione, nel progresso, nella tradizione architettonica ed artistica dei grandi come Portaluppi, Muzio, Terragni, Pagano, Sironi, Licini, Fontana, ed i più giovani, come i turisti, devono conoscerli di più e meglio.

    La Regione Lombardia dovrà affrontare investimenti sia per la velocità dei trasporti che per la riconversione ecologica, l’efficienza sanitaria territoriale e le nuove edificazioni necessarie ma dovrà saper coniugare tutto con il rispetto della bellezza, dell’armonia e cioè della qualità della vita.

    Milano e la sua provincia sono il territorio delle grandi università e allargando gli spazi della conoscenza scientifica e tecnologica dovremo sempre avere un rapporto costante e costruttivo con la nostra tradizione scientifica.

    La Lombardia del centro destra dovrà sempre più ampliare le sue solide relazioni culturali ed economiche con le realtà confinanti o vicine e Milano, con il pensiero e l’azione, porterà una nuova luce di speranza e progresso in tutta la nostra Nazione.

    Scegliere Fratelli d’Italia oggi significa sapere che ogni attività, ogni prodotto, nasce da un insieme di storia, cultura, ricerca ed ambiente e cioè dall’amore per la vita dell’uomo e per la bellezza che è intorno a noi, nel nostro territorio che dobbiamo difendere e consegnare alle future generazioni”.

  • Aiuto della Commissione alla imprese lombarde

    La Commissione europea ha constatato che le modifiche a un regime italiano esistente, compreso un aumento di bilancio di 50 milioni di €, per sostenere le imprese in Lombardia nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina sono in linea con il quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato, La misura è accessibile alle imprese di tutti i settori attive in Lombardia, ad eccezione di quelle finanziarie, dell’agricoltura primaria e della pesca,

    La Commissione ha constatato che il regime italiano, così come è stato modificato, continua a essere in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, l’aiuto i) non supererà i 2 milioni di € per impresa; e ii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2023.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano, così come è stato modificato, rimane necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro.

  • “La mia presenza? Un piccolo contributo al progetto nazionale”

    Incontriamo il professor Stefano Zecchi nello studio della sua casa di Milano, sommerso da libri, plichi di carte ovunque, alle pareti quadri, sul pavimento grandi sculture, soprammobili che provengono da tutte le parti del mondo …

    Certo non sarà tutto questo che l’ha portata ad accettare la candidatura alle prossime elezioni regionali della Lombardia nella circoscrizione di Milano e Provincia. E, poi, non le bastava quello che ha già fatto? Professore universitario ordinario di filosofia estetica fin dalla fine degli anni Settanta, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera, responsabile italiano all’Unesco per i beni immateriali, Consigliere d’Amministrazione nelle più importanti istituzioni culturali milanesi, dal Piccolo Teatro alla Verdi, al Teatro Parenti; e a Roma al Maxxi. Mi fermo qui senza ricordare altro se non che è stato anche assessore alla cultura del Comune di Milano, attualmente Presidente del Museo delle Scienze di Trento, membro del Consiglio Superiore della Società Dante Alighieri… insomma non le bastava? Ma mi tolga questa curiosità: siccome sono qui seduta rischiosamente con una pila di carte che sembra quasi mi stia venendo addosso, lei non usa il computer?

    “Sì, lo uso, lo tengo sul tavolo nello studio più piccolo dietro quella porta con quelle pitture indiane”.

    Pensavo fosse un quadro, non una porta.

    “E’ come se fosse un quadro: è un dipinto su legno che mi fa da porta. Comunque, uso il computer – non se ne può fare a meno – ma la carta, anche la penna – questa qui – mi piacciono di più”.

    Insomma, adesso la politica …

    “Mi sembra importante, non mi sono mai tirato indietro quando si è pensato che potessi dare una mano, come nel caso dell’Assessorato milanese”.

    Le regionali sono molto impegnative, bisogna prendere qualche migliaio di preferenze per essere eletti, il suo nome deve essere scritto sulla scheda, i posti sono pochi…

    “Mi sta consigliando di fare un passo indietro? Non sarebbe la prima.”

    No, assolutamente, apprezzo la decisione, credo che possa dare un valido contributo…

    Al progetto politico di Giorgia Meloni. Lo trovo decisivo per lo sviluppo dell’Italia: una destra storica, rispettosa della tradizione con lo sguardo coraggiosamente rivolto al futuro. Finalmente la nostra Nazione ha una politica voluta dal popolo; ci si lascia alle spalle tutte le ingegnerie istituzionali che hanno da troppi anni impedito la formazione di un governo voluto dalla maggioranza degli italiani, e già questi primi passi del governo mostrano segni di concretezza istituzionale e di realtà progettuali senza compromessi. E’ un progetto politico che farà molto bene all’Italia anche pensando al confronto dialettico con l’opposizione. Si fa politica.

    Lei, però, è candidato in Regione, un po’ diverso, anche pensando alla Lombardia che è un’eccellenza nel quadro socio-economico italiano.

    “Vorrei che la mia presenza fosse un piccolo contributo al progetto nazionale, che proprio la Lombardia, per i meriti che lei ha sottolineato, può sviluppare in modo virtuoso. La Regione, da anni, ha un’eccellente amministrazione, deve soltanto proseguire per la sua strada con la convinzione di poter sviluppare sempre meglio il progetto politico nazionale”.

    Sta parlando di autonomia regionale?

    “L’autonomia credo abbia grande efficacia amministrativa se coordinata con un forte governo nazionale. Si pensi alla regione tedesca della Baviera e al suo federalismo coordinato dal governo federale nazionale; si pensi alla Svizzera e anche al presidenzialismo francese. La Lombardia può essere un esempio virtuoso di amministrazione in un complessivo rinnovamento istituzionale nazionale”.

    E lei cosa farà? A prescindere dal fatto che ho capito perfettamente, entrando nel suo studio, che i suoi libri, le sue letture, i suoi scritti non li abbandonerà mai.

    “Intanto dipende dal mio risultato elettorale, e poi da quello che deciderà la direzione del partito di FDI. Non è difficile immaginarsi quello che so fare”

    Cultura…

    “E sì, lì un contributo so di poterlo dare; ma intanto trovo importante che in queste elezioni io ci metta il nome e la faccia. So che il mio curriculum è apprezzato, ma vorrei che il mio impegno esplicito, in prima persona, venga considerato un gesto di consapevole adesione al progetto politico di Giorgia Meloni. Poi, certo, sono a disposizione sulla base delle mie competenze”.

    C’è sempre pronto il libro dei sogni di ogni candidato che si presenta alle elezioni. Ho troppo rispetto per lei, quindi non le chiedo neppure di indicarmi i titoli dei capitoli del libro… forse neppure ce l’ha. Ma almeno mi dica proprio sinteticamente qualcosa che le piacerebbe realizzare.

    “Non sottovaluti i sogni: aiutano a rimanere giovani. E, quindi, un libro di sogni (non esclusivamente politico) ce l’ho ben chiaro e non tanto nascosto in un cassetto. Allora, in sintesi, come lei sensatamente mi chiede, le rispondo che vorrei potenziare e sostenere la cultura scientifica e far in modo che questa si confronti costantemente con la nostra tradizione umanistica. E poi vorrei che si costruisse un’alleanza culturale con i nostri vicini d’Europa: la nostra Europa della cultura, in cui vengano coinvolti l’Austria, la Baviera, la Slovenia, la Svizzera, il sud della Francia…”

    Dimenticando il resto dell’Italia…

    “Ma no! Sarebbe un errore clamoroso. Non si dice forse che la Lombardia è la locomotiva dell’Italia? Deve esserlo culturalmente aggregando illustri vagoni – regioni – come quelli che le ho appena citato, e trascinare verso il futuro tutta la Nazione”.

    Grande ambizione in questo progetto. Auguri. Importante se nella sua realizzazione riesce ad aggregare tutte le energie culturali del Paese, senza lasciarle indietro.

    “Proprio così: diversamente sarebbe un’ennesima struttura burocratica di cui non solo non ce ne faremmo niente, ma sarebbe anche dannosa”.

    Verrò di nuovo a trovarla dopo le elezioni, così avrà tempo di spiegarmi cosa sono tutti questi oggetti indiani, giapponesi, arabi e non so da dove altro posto arrivano. E poi il suo gatto si è messo a miagolare: forse, vorrà mangiare

    “Vuole solo qualche carezza, è molto anziano, si è sentito tenuto in disparte. Aspetti, le regalo il mio ultimo libro appena pubblicato: In nome dell’amore. Coi libri vado forte, in politica…”

  • La Commissione approva un regime italiano da 96 milioni di € a sostegno delle imprese in Lombardia

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 96 milioni di € a sostegno delle imprese della regione Lombardia nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato, adottato dalla Commissione il 23 marzo 2022 e modificato il 20 luglio 2022.

    La misura sarà accessibile a tutte le imprese attive in Lombardia, indipendentemente dalle loro dimensioni e dall’attività svolta. Sono tuttavia esclusi gli enti creditizi e gli istituti finanziari, nonché le imprese attive nei settori dell’agricoltura primaria e della pesca. Questo provvedimento fa seguito ad altri regimi italiani a sostegno dei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’acquacoltura, come quello approvato dalla Commissione il 18 maggio 2022 (SA.102896).

    Il regime mira a garantire che le imprese colpite dall’attuale crisi geopolitica e dalle conseguenti sanzioni e controsanzioni continuino a disporre di liquidità sufficiente, in modo da poter proseguire l’attività economica in questo difficile contesto. Nell’ambito del regime, i beneficiari ammissibili avranno diritto a ricevere aiuti di importo limitato sotto forma di sovvenzioni dirette, garanzie e prestiti.

    La Commissione ha constatato che il regime è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, l’aiuto i) non supererà i 500 000 € per impresa; e ii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha concluso che il regime italiano è necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Accordo tra Ordine dei Giornalisti della Lombardia con Anci e PoliS-Lombardia per un progetto di riqualificazione e reinserimento al lavoro di giornalisti in Comuni e aziende sanitarie

    Riqualificare il lavoro giornalistico per aprire nuove ed effettive opportunità di incarichi negli enti pubblici.
    Ordine dei giornalisti della Lombardia, Anci (Associazione dei Comuni) Lombardia e PoliS-Lombardia (Istituto regionale per il supporto alle politiche di Regione Lombardia) hanno siglato un accordo per ampliare e aggiornare le competenze dei giornalisti impegnati nella comunicazione pubblica con la finalità di integrarli, al termine della formazione, negli staff degli enti partner.

    Obiettivo dell’accordo è la formazione e la ricollocazione di giornalisti specializzati in comunicazione degli enti pubblici. Il Progetto di riqualificazione dei giornalisti nelle Pubbliche Amministrazioni è rivolto a disoccupati, freelance, giornalisti precari e ha l’obiettivo di fornire conoscenze tecniche e creare nuove professionalità specializzate – con contratti adeguati – nell’ambito degli uffici stampa (responsabile o addetto) con l’acquisizione delle competenze di base e delle normative che regolano il funzionamento degli enti pubblici, di strumenti e tecniche efficaci per la gestione di portali istituzionali, piattaforme social, storytelling e mobile journalism per il sistema PA e della gestione delle situazioni di crisi, con taglio e professionalità giornalistica nel rispetto della Carta dei doveri del giornalista.

    Il progetto prevede la frequenza a un corso di 60 ore (di cui 12 come stage in un ente pubblico) con teoria e pratica, laboratori, case histories e testimonianze, al termine del quale verrà rilasciato un attestato di specializzazione.
    I requisiti per partecipare al corso formativo sono: essere iscritti all’Ordine dei giornalisti della Lombardia (professionisti o pubblicisti), essere in regola con i pagamenti delle quote annuali e con i crediti formativi triennali (Legge 148/2011 e Dpr 137/2012) ed essere in possesso di un Isee non superiore a 22mila euro.

    Il corso è gratuito e si svolgerà in modalità digitale.

    Gli ambiti di formazione e di possibile impiego spaziano nella pubblica amministrazione, nella politica e nella sanità.

    Le materie del corso sono: la comunicazione digitale, la gestione dei social network, le tecniche di gestione di un ufficio stampa, la deontologia dei giornalisti, la privacy e la trasparenza, cenni sulla storia delle amministrazioni pubbliche, le leggi della P.A. e quelle dell’editoria, la legge 150/200 e il Contratto di lavoro degli enti locali, il Codice degli appalti, l’analisi dei bilanci della P.A. e le regole della finanza pubblica, gli open data, i dati statistici, amministrativi e le fonti, laboratori di ufficio stampa, il management sanitario e l’organizzazione sul territorio, la legislazione sanitaria e l’informazione nelle emergenze sanitarie. È possibile presentare la documentazione (dati anagrafici, numero di tessera, codice fiscale, allegando copia dell’Isee) per accedere al corso nel periodo compreso tra mercoledì 10 febbraio e lunedì 22 febbraio al seguente indirizzo di posta elettronica: giornalisti.pa.lombardia@odg.mi.it.

  • La Regione Lombardia Euro 4

    L’esercizio del potere politico deve partire dal presupposto di possedere un equilibrio ed una conoscenza complessiva fuori dal comune. Una sintesi che vale per tutte le materie più importanti, dall’economia alla politica ma anche ovviamente alle problematiche ambientali e alle sue ricadute. Conoscenze e professionalità che assumono ovviamente valori e priorità differenti a seconda del contesto storico.

    La Regione Lombardia in questo senso dimostra di aver perso completamente il senso delle proporzioni oltre che della conoscenza delle varie cause dell’inquinamento atmosferico bypassando, e peggio, sottovalutando clamorosamente il difficile momento economico attuale.

    Da gennaio 2021, quando l’intero Paese sarà ancora in uno stato di emergenza richiesto dal governo Conte, le auto prodotte dal 2006, tutte euro 4, saranno soggette a delle limitazione di circolazione senza precedenti. Anche una mente normodotata sarebbe in grado di comprendere che l’eccezionalità del momento storico e della più grave recessione economica dal dopoguerra ad oggi dovrebbe invitare ad una sospensione temporale (sine die) di qualsiasi norma che tenda a limitare la movimentazione professionale e personale: entrambe infatti rappresentano concettualmente ed oggettivamente una delle tante forme di produzione di valore aggiunto e reddito.

    Va ricordato ai ricchi dirigenti ed esponenti politici della Regione Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna, come le vetture Euro 4, ancora oggi, per le fasce di reddito più basso rappresentano l’unico strumento di lavoro e vettore per gli spostamenti familiari e personali. La Lombardia, seguendo la più cieca, bieca e stupida ideologia “pseudo ambientalista” penalizza ancora una volta il ceto meno abbiente che guida un’auto con oltre tredici anni di vita.

    In altre parole, a venire ancora indicato come untore responsabile dell’inquinamento globale viene indicato in modo infantile e grottesco chi non possiede le risorse economiche necessarie per cambiare la propria vecchia automobile, disponibilità che risulta ovviamente ancora inferiore all’interno della più profonda recessione economica a causa del covid 19.

    La Regione Lombardia inoltre a tali “inquinatori seriali” indica addirittura quanti chilometri si possano percorrere nell’arco temporale di un anno dopo avere obbligato i “poveri sudditi non abbienti” ad inserire una scatola nera nella propria auto collegata ad un sistema di controllo in remoto.

    La discriminazione per reddito che si manifesta nel rigido controllo nella possibilità di movimento e quindi anche della produzione di reddito trova una nuova Abbietta,Vergognosa, Miserabile pagina del libro scritto dalla classe politica e dirigente della Lombardia.

    Il ceto politico e dirigente della Regione Lombardia, convinto di compiere un passo in avanti verso una innovazione nei movimenti, si dimostra sempre più simile alla peggiore nomenclatura di stampo socialista e massimalista la quale scarica sulle classi meno abbienti i costi di un fenomeno complesso ed articolato.

    Mentre il governo italiano, unico in Europa, chiede di prorogare lo stato di emergenza al 31 gennaio 2021 invece di sospendere per rivalutare il contesto storico tutte le normative che in questo contesto penalizzano le fasce di reddito meno abbienti, la Regione Lombardia segue il modello del governo Prodi. Questo infatti nel 2008 penalizzò fiscalmente le auto più vecchie in preda ad un vulnus ambientalista senza pari.

    Ora la Regione Lombardia, coadiuvata anche dall’ottimo sindaco di Milano Sala, uno degli artefici della mobilità urbana attraverso l’introduzione del monopattino elettrico (https://www.ilpattosociale.it/attualita/milano-e-litalia-ripartirebbero-in-monopattino/), dopo 19 anni dimostra di avere la medesima competenza e visione strategica di Prodi.

    Nulla di cui vantarsi…anzi.

  • Crimi…ni

    Quarantaquattresimo dalla chiusura di alcune aree e quarantesimo giorno dalla chiusura di tutta  l’Italia, giorno che nasce con altre polemiche e notizie confuse.

    I Cinque Stelle sembrano tornati i principali protagonisti di una nuova stagione di veleni, Crimi parla di commissariamento della Lombardia, regione dove sicuramente le cose sono andare male e sono stati commessi errori ma è criminale in questo momento creare ulteriori tensioni e confusioni istituzionali. Le cose sono andate male in tutta Italia specialmente nella maggior parte delle case di riposo per anziani. Le indagini della Guardia di Finanza e dei Nas avevano, già da molto prima del virus, segnalato situazioni di grave degrado e responsabilità, e i Cinque Stelle, che erano al governo prima come lo sono ora, non hanno ritenuto di intervenire assumendosene, come partito di governo, tutte le responsabilità conseguenti. Se certe situazioni fossero state sanate prima, se si fossero fatte le dovute chiarezze sulla gestione delle Rsa, sul personale, la dirigenza, la conduzione, lo stato di salute degli anziani, oggi, nonostante gli errori commessi durante l’epidemia, non avremmo così tanti morti. Se ci fossero state le misure di protezione individuale da dare subito al personale sanitario, dagli ospedali ai medici di base, dal personale delle case di riposo ai volontari, non avremmo avuto tutti questi contagi. Se fosse stata dichiarata zona rossa la bergamasca, con buona pace del sindaco Gori, e Milano, con buona pace di Sala, non ci sarebbero stati tanti contagi. Se l’Istituto Superiore di Sanità avesse avuto le scorte per affrontare una pandemia, come era stato richiesto dall’Oms dopo la Sars, non sarebbero mancati quei presidi che anche ora, a fine aprile, sono ancora mancanti. Se da gennaio si fossero cercati quei presidi che colpevolmente non si erano acquisiti prima, se dalla protezione civile non fossero arrivati segnali contro l’uso delle mascherine, se ai cittadini si fosse chiaramente detto: non abbiamo mascherine per tutti, cominciate ad organizzarvi facendole provvisoriamente voi con materiale idrorepellente, avremmo avuto meno contagi e in politica, piaccia o non piaccia, bisogna dire la verità non prendere in giro le persone che dovremmo guidare con responsabilità e correttezza.

    Se ci fosse stato un piano nazionale per chiedere agli albergatori la messa a disposizione di alberghi per il ricovero delle persone che dovevano stare in quarantena, evitando così che rimanessero a casa a contagiare i loro familiari, avremmo avuto meno contagi e avremmo aiutato qualche albergo a rimanere in piedi e conservando qualche posto di lavoro. Se ci fossero stati i reagenti e si fossero fatti subito i tamponi a tutti coloro che avevano un sintomo, curandoli poi senza ospedalizzarli, avremmo evitato di intasare gli ospedali e di veder morire tante persone perché l’intervento era avvenuto troppo tardi. Se si fosse da subito avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di chiudere fino a maggio, invece di continuare ad allungare i tempi di volta in volta,  avremmo evitato alle persone ulteriori stress che avranno conseguenze gravi anche nel futuro, come dicono chiaramente psicologi e psichiatri. Se ci fosse stato un piano per aiutare le famiglie che hanno congiunti con disabilità si sarebbe fatto solo quello che è uno dei principali doveri di chi governa e cioè occuparsi di chi ha più bisogno. Se non fossero uscite troppe volte notizie contraddittorie, se invece di polemizzare con Zaia si fosse dato vita ad una collaborazione, come è avvenuto in Portogallo, tra maggioranza ed opposizione, se non si fosse dato spazio a posizioni preconcette, si fosse usata la lealtà e la trasparenza, evitando tanti deleteri personalismi, troppo marcati sia nel governo che nell’opposizione, probabilmente non saremmo ora nella situazione nella quale siamo. Se si fossero fatti un po’ meno task force ma utilizzato persone che conoscono meglio la realtà del quotidiano forse sarebbe stato dato già un aiuto per badanti, colf, lavoratori dello spettacolo ed altre categorie tutt’ora non prese in considerazione ma devono mangiare anche loro. Non ci sono lavoratori di serie A e di serie C. Se tra i saggi, che dovrebbero dire quali sono le norme per potere aprire e che addirittura avrebbero la scelta di chi potrà o meno lavorare, si fosse chiamato almeno un componente dei sindacati industriali forse, dopo tutti i giorni che sono già passati dall’insediamento dei saggi, avremmo un piano concreto e non solo chiacchiere.

    Se la cassa integrazione fosse passata dall’Inps e non dalle banche avremmo sveltito, e non nuovamente appesantito e procrastinato nel tempo, un aiuto urgente per lavoratori ed imprese. Anche l’app ‘Immuni’ sembra uscita dal cilindro del mago, per funzionare occorre che vi aderisca più del 60% degli italiani. Qualcuno ricorda il costo di uno smartphone? Che nel centro sud solo 4 famiglie su 10 hanno un computer ed un collegamento internet? Si minaccia di limitare i movimenti di chi non attiva l’app, che fine ha fatto la Costituzione? Di chi ci dovremmo fidare per la riservatezza dei dati sensibili, ci chiedono anche quali malattie pregresse abbiamo, in un paese deve anche l’Inps ha diffuso dati personali di alcuni ad altri, dove l’acquisto di dati sensibili è una prassi visto che sono sempre aziende private che li gestiscono?

    Molte sono le critiche comprovate da muovere al governo, un governo guidato da chi rappresenta per la seconda volta l’Italia, con due coalizioni diverse, e senza essere mai stato eletto. Come in altre occasioni pensiamo che i conti si faranno dopo ora è il momento di concludere, il nostro consiglio è di cominciare a stare zitti, a documentarsi prima di parlare, di non scaricare sugli altri le proprie responsabilità perché più che mai è il caso di dire chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma chi è in malafede e vorrà comunque scagliare le sue minacce ricordi anche che chi di spada ferisce di spada perisce, sono morti troppi italiani perché si possa avere ancora pazienza.

  • Quanti affetti da coronavirus hanno precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza?

    Pubblichiamo di seguito la lettera che l’On. Cristiana Muscardini ha inviato al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e la lettera inviata al Commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides con la relativa risposta.

    Dott. Luciano Fontana
    Direttore Corriere della Sera
    Via Solferino, 28
    Milano

    Milano, 15 aprile 2020

    Egregio Direttore,
    in un articolo inchiesta, a firma della nota e puntuale giornalista Milena Gabanelli  e di Simona Ravizza pubblicato dal Corriere della Sera il 15 aprile, si segnalano, tra l’altro, le reiterate ed inevase richieste dell’Istituto Mario Negri alla Regione Lombardia. L’Istituto Negri ha chiesto alla Regione quanti affetti da coronavirus abbiano precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza e contro la polmonite.

    In data 3 marzo 2020 avevo scritto all’Assessore della Sanità della Lombardia e al Commissario della Sanità dell’Unione Europea per chiedere quanti fossero i vaccinati per influenza che avevano contratto il Covid e quali erano i loro sintomi. Se mi conforta apprendere che l’Istituto Negri ritiene questi dati importanti per ampliare la ricerca su un virus, del quale continuiamo a sapere molto poco, mi rende perplessa il silenzio della Regione non tanto a me quanto all’Istituto Negri e la risposta che mi ha inviato la Commissione europea che non ha nulla a che vedere con la richiesta che avevo formulato, come potrà vedere da quanto le allego.

    Sostanzialmente il quesito resta: quanti vaccinati per influenza o per polmonite hanno contratto il Covid e se i loro sintomi ed il decorso della malattia sono stati uguali o diversi rispetto a chi non si era vaccinato. Tenuto conto che da più parti si sostiene che con il Covid dovremo convivere anche dopo l’estate non sarebbe opportuna una ricerca per verificare se è meglio vaccinarsi contro influenza e polmonite o se queste vaccinazioni possono essere eventualmente non opportune? Solo la ricerca del mondo scientifico, partendo dai dati dell’attuale realtà, può darci delle risposte, non certo la politica, per questo mi auguro che l’Istituto Negri, come altri ricercatori accreditati, possano ottenere le informazioni richieste.

    Con i più cordiali saluti,
    Cristiana Muscardini

    Stella Kyriakides
    Commissario alla Salute e sicurezza alimentare
    Commissione europea
    Rue de la Loi 200
    1049 Bruxelles
    Belgio

    Milano, 3 marzo 2020

    Gentile Commissario,
    tra i tanti dati che arrivano sull’emergenza coronavirus i cittadini non sono stati informati di quanti, colpiti o ammalati in modo asintomatico, abbiano fatto il vaccino antinfluenzale e se, essendo vaccinati, hanno sintomi più o meno aggressivi. La Commissione è in grado di fornire questi dati?

    Ringraziandola le auguro buon lavoro.

    Cristiana Muscardini 

     

    Gent.ma Sig.ra Muscardini,
    I dati riguardanti la copertura vaccinale contro l’influenza stagionale vengono raccolti annualmente al termine della stagione influenzale, elaborati e poi trasmessi agli enti europei di sorveglianza delle malattie infettive. Pertanto al momento non sono disponibili dei dati esaustivi sui tassi di vaccinazione antinfluenzale nei vari Paesi, complice anche l’epidemia dovuta a Sars-coV-2, in questo momento di assoluta prioritá per tutte le istituzioni, nazionali ed internazionali.

    La invitiamo tuttavia a consultare i seguenti siti per avere aggiornamenti affidabili sull’andamento dell’influenza nella stagione 2019/2020.

    Per la situazione italiana: https://old.iss.it/site/RMI/influnet/Default.aspx?ReturnUrl=%2fsite%2fRMI%2finflunet%2f

    Per la situazione europea: https://www.ecdc.europa.eu/en/seasonal-influenza e https://ec.europa.eu/eurostat/web/health/overview

    La ringraziamo per il suo interesse.
    Cordiali saluti

    European Commission
    Wolfgang PHILIPP
    Head of Unit
    DG SANTE.C.3 | Health and Food Safety | Crisis Management and Preparedness in Health
    LU-2920 Luxembourg | HTC 02/066 | +352 4301-38243

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