Lombardia

  • Crimi…ni

    Quarantaquattresimo dalla chiusura di alcune aree e quarantesimo giorno dalla chiusura di tutta  l’Italia, giorno che nasce con altre polemiche e notizie confuse.

    I Cinque Stelle sembrano tornati i principali protagonisti di una nuova stagione di veleni, Crimi parla di commissariamento della Lombardia, regione dove sicuramente le cose sono andare male e sono stati commessi errori ma è criminale in questo momento creare ulteriori tensioni e confusioni istituzionali. Le cose sono andate male in tutta Italia specialmente nella maggior parte delle case di riposo per anziani. Le indagini della Guardia di Finanza e dei Nas avevano, già da molto prima del virus, segnalato situazioni di grave degrado e responsabilità, e i Cinque Stelle, che erano al governo prima come lo sono ora, non hanno ritenuto di intervenire assumendosene, come partito di governo, tutte le responsabilità conseguenti. Se certe situazioni fossero state sanate prima, se si fossero fatte le dovute chiarezze sulla gestione delle Rsa, sul personale, la dirigenza, la conduzione, lo stato di salute degli anziani, oggi, nonostante gli errori commessi durante l’epidemia, non avremmo così tanti morti. Se ci fossero state le misure di protezione individuale da dare subito al personale sanitario, dagli ospedali ai medici di base, dal personale delle case di riposo ai volontari, non avremmo avuto tutti questi contagi. Se fosse stata dichiarata zona rossa la bergamasca, con buona pace del sindaco Gori, e Milano, con buona pace di Sala, non ci sarebbero stati tanti contagi. Se l’Istituto Superiore di Sanità avesse avuto le scorte per affrontare una pandemia, come era stato richiesto dall’Oms dopo la Sars, non sarebbero mancati quei presidi che anche ora, a fine aprile, sono ancora mancanti. Se da gennaio si fossero cercati quei presidi che colpevolmente non si erano acquisiti prima, se dalla protezione civile non fossero arrivati segnali contro l’uso delle mascherine, se ai cittadini si fosse chiaramente detto: non abbiamo mascherine per tutti, cominciate ad organizzarvi facendole provvisoriamente voi con materiale idrorepellente, avremmo avuto meno contagi e in politica, piaccia o non piaccia, bisogna dire la verità non prendere in giro le persone che dovremmo guidare con responsabilità e correttezza.

    Se ci fosse stato un piano nazionale per chiedere agli albergatori la messa a disposizione di alberghi per il ricovero delle persone che dovevano stare in quarantena, evitando così che rimanessero a casa a contagiare i loro familiari, avremmo avuto meno contagi e avremmo aiutato qualche albergo a rimanere in piedi e conservando qualche posto di lavoro. Se ci fossero stati i reagenti e si fossero fatti subito i tamponi a tutti coloro che avevano un sintomo, curandoli poi senza ospedalizzarli, avremmo evitato di intasare gli ospedali e di veder morire tante persone perché l’intervento era avvenuto troppo tardi. Se si fosse da subito avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di chiudere fino a maggio, invece di continuare ad allungare i tempi di volta in volta,  avremmo evitato alle persone ulteriori stress che avranno conseguenze gravi anche nel futuro, come dicono chiaramente psicologi e psichiatri. Se ci fosse stato un piano per aiutare le famiglie che hanno congiunti con disabilità si sarebbe fatto solo quello che è uno dei principali doveri di chi governa e cioè occuparsi di chi ha più bisogno. Se non fossero uscite troppe volte notizie contraddittorie, se invece di polemizzare con Zaia si fosse dato vita ad una collaborazione, come è avvenuto in Portogallo, tra maggioranza ed opposizione, se non si fosse dato spazio a posizioni preconcette, si fosse usata la lealtà e la trasparenza, evitando tanti deleteri personalismi, troppo marcati sia nel governo che nell’opposizione, probabilmente non saremmo ora nella situazione nella quale siamo. Se si fossero fatti un po’ meno task force ma utilizzato persone che conoscono meglio la realtà del quotidiano forse sarebbe stato dato già un aiuto per badanti, colf, lavoratori dello spettacolo ed altre categorie tutt’ora non prese in considerazione ma devono mangiare anche loro. Non ci sono lavoratori di serie A e di serie C. Se tra i saggi, che dovrebbero dire quali sono le norme per potere aprire e che addirittura avrebbero la scelta di chi potrà o meno lavorare, si fosse chiamato almeno un componente dei sindacati industriali forse, dopo tutti i giorni che sono già passati dall’insediamento dei saggi, avremmo un piano concreto e non solo chiacchiere.

    Se la cassa integrazione fosse passata dall’Inps e non dalle banche avremmo sveltito, e non nuovamente appesantito e procrastinato nel tempo, un aiuto urgente per lavoratori ed imprese. Anche l’app ‘Immuni’ sembra uscita dal cilindro del mago, per funzionare occorre che vi aderisca più del 60% degli italiani. Qualcuno ricorda il costo di uno smartphone? Che nel centro sud solo 4 famiglie su 10 hanno un computer ed un collegamento internet? Si minaccia di limitare i movimenti di chi non attiva l’app, che fine ha fatto la Costituzione? Di chi ci dovremmo fidare per la riservatezza dei dati sensibili, ci chiedono anche quali malattie pregresse abbiamo, in un paese deve anche l’Inps ha diffuso dati personali di alcuni ad altri, dove l’acquisto di dati sensibili è una prassi visto che sono sempre aziende private che li gestiscono?

    Molte sono le critiche comprovate da muovere al governo, un governo guidato da chi rappresenta per la seconda volta l’Italia, con due coalizioni diverse, e senza essere mai stato eletto. Come in altre occasioni pensiamo che i conti si faranno dopo ora è il momento di concludere, il nostro consiglio è di cominciare a stare zitti, a documentarsi prima di parlare, di non scaricare sugli altri le proprie responsabilità perché più che mai è il caso di dire chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma chi è in malafede e vorrà comunque scagliare le sue minacce ricordi anche che chi di spada ferisce di spada perisce, sono morti troppi italiani perché si possa avere ancora pazienza.

  • Quanti affetti da coronavirus hanno precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza?

    Pubblichiamo di seguito la lettera che l’On. Cristiana Muscardini ha inviato al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e la lettera inviata al Commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides con la relativa risposta.

    Dott. Luciano Fontana
    Direttore Corriere della Sera
    Via Solferino, 28
    Milano

    Milano, 15 aprile 2020

    Egregio Direttore,
    in un articolo inchiesta, a firma della nota e puntuale giornalista Milena Gabanelli  e di Simona Ravizza pubblicato dal Corriere della Sera il 15 aprile, si segnalano, tra l’altro, le reiterate ed inevase richieste dell’Istituto Mario Negri alla Regione Lombardia. L’Istituto Negri ha chiesto alla Regione quanti affetti da coronavirus abbiano precedentemente fatto le vaccinazioni contro l’influenza e contro la polmonite.

    In data 3 marzo 2020 avevo scritto all’Assessore della Sanità della Lombardia e al Commissario della Sanità dell’Unione Europea per chiedere quanti fossero i vaccinati per influenza che avevano contratto il Covid e quali erano i loro sintomi. Se mi conforta apprendere che l’Istituto Negri ritiene questi dati importanti per ampliare la ricerca su un virus, del quale continuiamo a sapere molto poco, mi rende perplessa il silenzio della Regione non tanto a me quanto all’Istituto Negri e la risposta che mi ha inviato la Commissione europea che non ha nulla a che vedere con la richiesta che avevo formulato, come potrà vedere da quanto le allego.

    Sostanzialmente il quesito resta: quanti vaccinati per influenza o per polmonite hanno contratto il Covid e se i loro sintomi ed il decorso della malattia sono stati uguali o diversi rispetto a chi non si era vaccinato. Tenuto conto che da più parti si sostiene che con il Covid dovremo convivere anche dopo l’estate non sarebbe opportuna una ricerca per verificare se è meglio vaccinarsi contro influenza e polmonite o se queste vaccinazioni possono essere eventualmente non opportune? Solo la ricerca del mondo scientifico, partendo dai dati dell’attuale realtà, può darci delle risposte, non certo la politica, per questo mi auguro che l’Istituto Negri, come altri ricercatori accreditati, possano ottenere le informazioni richieste.

    Con i più cordiali saluti,
    Cristiana Muscardini

    Stella Kyriakides
    Commissario alla Salute e sicurezza alimentare
    Commissione europea
    Rue de la Loi 200
    1049 Bruxelles
    Belgio

    Milano, 3 marzo 2020

    Gentile Commissario,
    tra i tanti dati che arrivano sull’emergenza coronavirus i cittadini non sono stati informati di quanti, colpiti o ammalati in modo asintomatico, abbiano fatto il vaccino antinfluenzale e se, essendo vaccinati, hanno sintomi più o meno aggressivi. La Commissione è in grado di fornire questi dati?

    Ringraziandola le auguro buon lavoro.

    Cristiana Muscardini 

     

    Gent.ma Sig.ra Muscardini,
    I dati riguardanti la copertura vaccinale contro l’influenza stagionale vengono raccolti annualmente al termine della stagione influenzale, elaborati e poi trasmessi agli enti europei di sorveglianza delle malattie infettive. Pertanto al momento non sono disponibili dei dati esaustivi sui tassi di vaccinazione antinfluenzale nei vari Paesi, complice anche l’epidemia dovuta a Sars-coV-2, in questo momento di assoluta prioritá per tutte le istituzioni, nazionali ed internazionali.

    La invitiamo tuttavia a consultare i seguenti siti per avere aggiornamenti affidabili sull’andamento dell’influenza nella stagione 2019/2020.

    Per la situazione italiana: https://old.iss.it/site/RMI/influnet/Default.aspx?ReturnUrl=%2fsite%2fRMI%2finflunet%2f

    Per la situazione europea: https://www.ecdc.europa.eu/en/seasonal-influenza e https://ec.europa.eu/eurostat/web/health/overview

    La ringraziamo per il suo interesse.
    Cordiali saluti

    European Commission
    Wolfgang PHILIPP
    Head of Unit
    DG SANTE.C.3 | Health and Food Safety | Crisis Management and Preparedness in Health
    LU-2920 Luxembourg | HTC 02/066 | +352 4301-38243

  • La Lombardia stanzia 1,2 milioni contro il randagismo

    Il governatore lombardo, Attilio Fontana, ha annunciato uno stanziamento di 1,2 milioni di euro contro il randagismo. «Serve un cambiamento culturale – ha detto – che parte dal riconoscere il rapporto con il proprio animale non come un mezzo per divertirsi, ma come un essere vivente al quale ci lega affetto e rispetto». 

    L’assessore al Welfare Giulio Gallera ha ricordato che intanto la Lombardia ha già adottato una  app ‘Zampa a Zampa’ che è già stata scaricata su migliaia di smartphone e che «ha consentito di adottare tanti cuccioli». Con questo dispositivo, come pure attraverso il sito dell’Anagrafe Animali d’Affezione (AAA), è possibile non solo adottare un animale, tra quelli presenti nei canili rifugio, ma anche rintracciare un animale smarrito, tra quelli presenti nei canili sanitari della Lombardia, e visualizzare, in elenco o su mappa, le strutture veterinarie accreditate all’AAA sul territorio regionale. Per consentire il miglioramento della qualità dei dati e il suo adeguamento in relazione alle esigenze dei controlli e della semplificazione, l’AAA ha poi introdotto il servizio ‘SMS Restituzione Animali Smarriti’, che permette l’immediata restituzione di un cane al proprietario: un sms inviato al Sistema regionale, trasmesso da Veterinari Asl o operatori comunali (Polizia locale), avvisa se il cane ritrovato è iscritto in AAA; in tal caso fornisce il nominativo, il recapito telefonico e l’indirizzo del proprietario e del detentore, al fine di restituire tempestivamente l’animale, evitandogli il trasferimento al canile sanitario. Grazie al servizio ‘SMS Restituzione Animali Smarriti’ nel solo 2018 si sono gestite 3926 segnalazioni che hanno consentito di restituire 3808 cani senza che questi entrassero nei canili sanitari, con notevole risparmio di risorse. Il servizio ‘Cerco/adotto un cane/gatto’ consente l’inserimento, da parte dei medici veterinari, delle fotografie degli animali di proprietà o presenti nelle strutture di ricovero.

    L’assessore ha ricordato anche la possibilità di tenere con sé il proprio animale di affezione in ospedale: «Anche negli uffici dell’Ats di Milano – ha aggiunto – è già possibile godere della compagnia del proprio cucciolo. Spero che presto si possa estendere questa iniziativa anche in altre strutture».

  • La Lombardia spicca il volo con le startup

    Secondo la terza edizione dell’indagine curata da Centro studi Assolombarda e Politecnico Milano, sono 20mila le startup knowledge intensive nate in Lombardia tra il 2009 e il 2017. Le “startup knowledge intensive“ (Ki), sono quelle che, pur non rientrando nei requisiti del D.L. 179/12, operano nei settori dei beni e servizi avanzati attraverso il contributo di capitale umano altamente qualificato.

    I dati relativi al territorio, messi a confronto con le altre regioni europee a maggiore vocazione produttiva – Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña e Rhône-Alpes – testimoniano – si legge nell’indagine – un grande dinamismo dell’imprenditoria ad alto livello di conoscenza in Lombardia. L’analisi confronta le startup lombarde con quelle presenti negli altri quattro principali motori d’Europa. Complessivamente Lombardia, Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña e Rhône-Alpes rappresentano il 21,4% delle startup create in Italia, Germania, Francia e Spagna e la sola Lombardia conta per il 4,5%.

    “Le startup knowledge intensive manifatturiere lombarde risultano capaci di grande slancio. Merito delle caratteristiche dell’ecosistema territoriale che mette a disposizione delle startup un fitto network integrato di multinazionali, grandi imprese, medie imprese a vocazione internazionale e piccole imprese familiari, con cui scambiare best practice, dialogare e fare business – dichiara Stefano Venturi, vicepresidente Assolombarda, presidente e ad Hewlett Packard Enterprise Italia -. “Ora occorrono ulteriori misure e incentivi a sostegno delle nuove iniziative imprenditoriali che consentano alle nostre startup di superare la fase di avvio e di irrobustirsi con il passare degli anni. Tra questi, per favorire le operazioni di open innovation e corporate venture capital tra aziende mature e startup, proponiamo di equiparare l’investimento in startup a quello in ricerca & sviluppo, e di aumentare il massimale di 1,8 milioni per la deduzione Ires riservata alle aziende che investono in startup innovative. Dallo studio emerge chiaramente che il potenziale di crescita può essere eccezionale. Basti pensare che nel 2017 le startup knowledge intensive ad alta crescita, pur rappresentando solo il 6% del totale analizzato, hanno prodotto ben il 72% del fatturato complessivo, impiegando il 41% degli addetti”.

    Dall’elaborazione del Centro Studi di Assolombarda emerge che il numero di startup knowledge intensive nate in Lombardia nel periodo considerato è superiore a quello di Baden-Württemberg (13,6 mila) e Rhône-Alpes (16,9 mila), con un tasso di natalità pari a 38,6 startup lombarde nate ogni 100mila abitanti, superiore a quello delle regioni tedesche, che restano ben sotto le 30 startup.

    Le startup knowledge intensive nel 2017 hanno realizzato un fatturato pari a 8,4 miliardi, circa un terzo del totale nazionale, e hanno impiegato 119mila persone, un quarto del totale Italia. Il punto di debolezza delle startup lombarde è il tasso di sopravvivenza. Infatti, le startup sopravvissute a fine 2017 in Lombardia sono appena sopra all’80% contro il 90% di Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña. L’esito non cambia se si analizza il rischio chiusura, che in Lombardia si mantiene alto anche per le startup più mature, cioè quelle con 5-7 anni di vita. Basti pensare che il 4,4% delle startup al settimo anno rischia ancora di chiudere, invece le startup tedesche, già dopo il terzo anno di vita, registrano un crollo del rischio di chiusura che dal 3,5% scende all’1% circa al settimo anno di vita.

    Decisamente positivi i risultati del tasso di acquisizione: la Lombardia è in assoluto prima nel benchmark europeo per tasso di acquisizione: le startup lombarde risultano infatti molto attrattive agli occhi degli investitori, tanto da registrare la quota più alta di startup acquisite (3,1%). E in questo scenario la manifattura più avanzata, basata sulla scienza, raggiunge in Lombardia quota 5,6% (startup acquisite sul totale startup nate tra il 2009 e il 2017): la più alta di tutti i settori e di tutte le regioni analizzate.

  • Lombardia: finanziamenti per ricerca e sviluppo alle PMI

    La Lombardia è da sempre in prima linea quando si parla di finanziamenti per l’innovazione e l’internazionalizzazione delle Pmi. In questi giorni si stanno discutendo due provvedimenti che puntano a promuovere l’attività delle imprese piccole e medie: queste valgono complessivamente 37 milioni.

    Il primo, atteso a breve in pubblicazione, è il nuovo bando Frim Fesr 2020 «Ricerca e Sviluppo», gestito da Finlombarda, che vale 30 milioni: finanzia ricerca e innovazione delle Pmi e dei liberi professionisti. A disposizione ci sono risorse regionali, statali e del Por Fesr 2014-2020 per i progetti collegati alle aree di specializzazione della «Strategia regionale di specializzazione intelligente per la ricerca e l’innovazione-S3» (settore aerospaziale, agroalimentare, industrie creative) e alle tematiche delle «smart cities» (infrastrutture, costruzioni intelligenti, sicurezza). I finanziamenti sono a medio-lungo termine, di durata da tre a sette anni (di cui massimo due di preammortamento) con tasso fisso nominale dello 0,5% e importo tra 100mila euro e un milione. È finanziabile fino al 100% degli investimenti di almeno 100mila euro in attività di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e innovazione, realizzati entro 18 mesi (più sei di possibile proroga) dal decreto di concessione. Sono ammissibili nel finanziamento spese per tecnici e ricercatori, costi di ammortamento o canoni per l’acquisto in leasing di impianti e attrezzature nuovi o usati, i costi della ricerca contrattuale, delle competenze tecniche e dei brevetti, la consulenza per l’attività di ricerca, i materiali necessari alla realizzazione del progetto, le spese generali forfettarie, i costi per il deposito e la convalida dei brevetti durante il periodo di realizzazione del progetto. Sarà possibile presentare domanda online dal 6 giugno fino a esaurimento delle risorse.

    Si apre invece il 22 maggio lo sportello della «linea internazionalizzazione» di Regione Lombardia, gestita da Finlombarda, che finanzia i progetti integrati di internazionalizzazione e sviluppo internazionale delle Pmi lombarde attive da almeno due anni. Lo stanziamento iniziale è di 7 milioni a valere su risorse del Por Fesr 2014-2020 con il cofinanziamento regionale e statale. Sono previsti finanziamenti di medio-lungo termine a tasso zero, di importo compreso tra 50 e 500mila euro e durata da tre a sei anni (di cui massimo due di preammortamento). I finanziamenti coprono fino all’80% degli investimenti in programmi di internazionalizzazione, che siano realizzati entro 18 mesi dalla concessione dell’agevolazione e di importo minimo di 62.500 euro. Sono finanziabili le spese sostenute per la partecipazione a fiere internazionali, per la promozione dei prodotti in showroom o spazi espositivi temporanei all’estero, per servizi di consulenza, per l’ottenimento di certificazioni estere e per il personale impiegato nel progetto di internazionalizzazione. Le imprese potranno fare domanda online, fino a esaurimento delle risorse.

    Resterà aperto fino al 17 giugno, invece, il bando Fashiontech della Regione Lombardia per la sostenibilità delle piccole e medie imprese del settore moda. In base al bando, aperto il 30 aprile, sarà possibile presentare progetti “di ricerca e sviluppo finalizzati all’innovazione del settore Tessile, moda e accessorio, secondo il principio della sostenibilità, dal punto di vista ambientale, economico e sociale”. Il budget del bando è di 10 milioni di euro. Possono partecipare al partenariato pmi, grandi imprese, organismi di ricerca pubblici e privati o Università. Le imprese devono avere sede operativa attiva in Lombardia alla data della prima richiesta di contributo. Vengono comunque solo riconosciute le spese sostenute presso la sede in Lombardia.

  • Animali e padroni sepolti insieme, in Lombardia adesso si può

    In tema di animali ancora notizie buone e notizie cattive, dalla  Lombardia arriva una buona notizia per gli amanti degli animali, il Consiglio Regionale ha approvato a febbraio una legge, in materia di servizi funerari, che include la possibilità di far tumulare il proprio animale nella tomba del padrone. E’ il primo provvedimento in Italia che affronta questo argomento, ovviamente vi sono delle clausole da rispettare, l’animale deve essere cremato e può essere sepolto, in una teca separata, nello stesso loculo del suo padrone o nella tomba di famiglia, su espressa volontà del defunto o dei suoi eredi. Una possibilità che va incontro a molte richieste di amanti degli animali. La notizia è buona ma potrebbe diventare cattiva se male applicata ed interpretata la legge, infatti sarà necessaria una stretta sorveglianza ed attenzione per evitare che gli eredi, non volendo mantenere il cane o il gatto del defunto, si affrettino a far concludere la vita anche all’animale del morto, basta la solita puntura e l’animaletto incenerito sarà bello e pronto per essere tumulato con il suo umano. Inoltre è stata anche premura della presidente della commissione Sanità far votare un ordine del giorno che impegna la giunta a farsi portavoce presso i comuni affinché sulle lapidi non vi siano né riferimenti né fotografie dell’animale tumulato. Già gli antichi egizi, e non solo loro, venivano tumulati con i loro animali, purtroppo spesso vivi, speriamo che la nuova legge rappresenti una tappa di civiltà e di maggiore attenzione verso le persone che amano gli animali e verso gli animali e non diventi un nuovo business o peggio la scusa per sopprimere animali rimasti “orfani”.

    Dal Lazio la buona notizia di una nuova azione dei carabinieri che hanno sventato, vicino a Cerveteri, un traffico illegale di cani rubati. I malviventi rapivano cani di razza, in molti casi cani da caccia, e li rivendevano nella provincia e quando non riuscivano a smerciarli li uccidevano. Nel sequestro, avvenuto in due terreni agricoli, sono stati rinvenuti 54 cani dei quali 15 cuccioli. I sequestratori espiantavano  i microchip per evitare che i cani potessero essere riconducibili ai loro legittimi proprietari. Durante l’azione i carabinieri hanno anche sequestrato farmaci per uso veterinario, bisturi, siringhe, collari elettrici e anche armi e munizioni. Inoltre sono state trovate le carcasse di vari animali morti. Se buona è la notizia dell’intervento dei carabinieri rimane la pessima notizia che per fare soldi facili spesse volte sono presi di mira anche i nostri animali e più volte sono stati rapiti cani per farli partecipare ai combattimenti  o meglio ancora agli addestramenti dai quali, ovviamente, usciranno solo morti e a brandelli. Da troppo tempo in questo settore la criminalità organizzata aumenta le proprie entrate.

  • Milano e la Lombardia trascinano il settore culturale

    Milano e la Lombardia rafforzano la loro leadership nei settori della cultura e del turismo. Più di 24 miliardi di euro e 350.000 addetti: due dati che collocano la Lombardia ai vertici del panorama culturale italiano. Milano, in particolare, si conferma prima su entrambi gli indicatori economici, con incidenze intorno ai 10 punti percentuali. Fra le altre province lombarde, spicca Monza-Brianza, tredicesima per valore aggiunto (7,2%) e addirittura settima per occupazione (7,3%). La Lombardia è prima nella produzione di valore aggiunto nelle filiere dell’editoria (3,9 miliardi), del software e videogame (3,4 miliardi), dell’architettura e design (2,6 miliardi), della comunicazione (2 miliardi), e delle performing art (1,8 miliardi).

    Sono solo alcuni dei dati presentati nel Rapporto “Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Symbola e Unioncamere. La cultura è ovviamente uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che esaltano maggiormente la qualità e la competitività del made in Italy.

    Il sistema produttivo culturale-creativo (Spcc), costituito da imprese, pubblica amministrazione e no profit, genera più di 92 miliardi di euro e smuove altri settori dell’economia. L’intero settore arriva a muovere 255,5 miliardi di euro, il 16,6% del valore aggiunto nazionale: il dato comprende il valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale-creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone, che rappresentano il 6,1% del totale degli occupati in Italia. È un sistema in espansione: il valore aggiunto prodotto nel 2017 è aumentato del 2%, gli occupati (1.520.000) dell’1,6% (+1,1% il dato dell’economia generale).

    “Cultura e creatività sono la chiave di volta in tutti i settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola – e cresce il loro ruolo nell’economia. La bellezza è uno dei nostri punti di forza. Tanto che, secondo un’indagine della rivista US News e dell’Università della Pennsylvania, siamo addirittura il primo Paese al mondo per la influenza culturale. Proprio questo intreccio caratteristico dell’Italia, tra cultura e manifattura, coesione sociale e innovazione, competitività e sostenibilità, rappresenta un’eredità del passato ma anche una chiave per il futuro”.

    “Abbiamo sostenuto progetti culturali in grado di generare sviluppo e opportunità di lavoro come ben dimostra il progetto Distretti culturali, caso unico in Italia e in Europa”, aggiunge Arnoldo Mosca Mondadori, membro del consiglio di amministrazione Fondazione Cariplo. “Non solo recupero dei beni, ma riscoperta e rinascita del territorio attraverso il rilancio di processi economici, turistici e sociali che mettano al centro il patrimonio artistico e architettonico. L’intervento di Fondazione Cariplo ha portato a intervenire su oltre 400 beni storico-architettonici con un investimento di quasi 90 milioni di euro. Questa visione si basa sulla convinzione che il patrimonio culturale rappresenti un’opportunità unica di sviluppo economico e sociale, il patrimonio si trasforma così in occasione di crescita per le imprese e le comunità”.

    Il Spcc italiano conta, a fine 2017, 414.701 imprese, che incidono per il 6,7% sul totale delle attività economiche del Paese. Le imprese che operano nei settori direttamente collegati alle attività culturali e creative (core culture), sono 289.792. Più del 95% delle imprese operanti nel core culture appartiene a due ambiti: culturale (148.000 imprese, il 51,1% del totale) e creativo (127.849 imprese, il 44,1% del totale). Rispetto al 2016, il Spcc cresce in tutti i settori, eccezion fatta per l’industria creativa (-0,8%), e il comparto editoria e stampa (94.604 imprese, -1,7% sul 2016).

  • Il ruolo dell’Italia nella Nuova Via della Seta

    Si svolgerà mercoledì 13 marzo dalle ore 11, nella sala Congressi della Regione Lombardia a Milano (via Taramelli, 26) il convegno L’Italia sulla Nuova Via della Seta organizzato da MoviSol. All’evento, moderato da Claudio Celani, giornalista dell’EIR e vicepresidente MoviSol e aperto dai saluti del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, parteciperanno Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Massimo R.Kolbe Massaron che leggerà l’intervento del Sen. Tony Iwobi, l’Ing. Franco Bocchetto, direttore tecnico di Bonifica e relatore sul progetto Transaqua per il Lago Ciad (Italia-Cina), Liliana Gorini, presidente di Movisol (www.movisol.org).

    Il convegno sarà un’occasione per raccontare come e perché il futuro dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa stia nella collaborazione fattiva con il progetto della Nuova Via della Seta, il grandioso programma di corridoi infrastrutturali lanciato dalla Cina col nome di “Belt and Road Initiative”, detto anche “La Nuova Via della Seta”, che potrebbe rappresentare per l’Italia un’occasione unica e irripetibile di agganciare quella che è diventata la locomotiva dell’economia mondiale e al tempo stesso di svolgere un ruolo guida nello sviluppo del continente africano, aprendo la strada ad una nuova cooperazione e distensione alternativa alla geopolitica dei blocchi contrapposti.

  • Italia ultima in Europa per appeal verso gli investitori

    L’Italia è il Paese dell’Unione europea con più ostacoli agli investimenti, secondo quanto rileva la Commissione Ue nei Country Reports sulle economie dei Ventotto, mettendo a confronto le carenze negli investimenti dei diversi Stati membri in 19 settori, dal mercato del lavoro alla pubblica amministrazione, dalla finanza alla ricerca.

    L’Italia detiene il record negativo con barriere agli investimenti in 16 aree, in particolare nella pubblica amministrazione e nell’ambiente imprenditoriale. Le carenze riguardano elevati onere amministrativi e normativi, inefficienza del sistema giudiziario, ma anche ritardo nella digitalizzazione. In Italia “sono necessari investimenti adeguati per rafforzare la capacità amministrativa, il capitale umano e l’innovazione, nonché per ridurre le disparità regionali”, scrive la Commissione. Relegate in fondo alla graduatoria anche la Romania, con ostacoli in 15 settori, la Spagna e il Portogallo (14). A trainare gli investimenti in Ue sono invece le economie di Svezia, Danimarca ed Estonia, che presentano barriere limitate rispettivamente a tre e quattro aree.

    Assumendo la presidenza di Eusalp per il 2019 ((fondata nel 2013 da Italia, Francia, Germania, Austria e Slovenia nonché da Svizzera e Liechtenstein, Eusalp coordina un totale di 48 regioni con circa 80 milioni di abitanti), l’Italia ha annunciato – tramite il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo e il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti – che la presidenza italiana (coordinata dalla Regione Lombardia, coadiuvata da Piemonte e Provincia Autonomia di Bolzano) porrà al centro della sua iniziativa il tema delle infrastrutture, insieme alla sostenibilità e all’innovazione. Durante l’anno di presidenza, la Lombardia cercherà di valorizzare la green economy e lo sviluppo sostenibile dei territori coniugando le tecnologie più avanzate con le tradizioni dei territori. “Ci crediamo – ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – e valorizzeremo la macroregione puntando sull’imprenditoria giovanile e sul il turismo dei nostri territori, sfruttando quell’infrastrutturazione e quei supporti tecnologici che consentono di rendere attrattiva la nostra economia. Inizia un’anno estremamente importante, anche nell’ottica di un nuovo rapporto con l’Ue anche per quanto riguarda il nuovo riparto dei fondi».

  • Nel 2018 i fallimenti aziendali sono calati del 5,9% rispetto al 2017

    Nel 2018 i fallimenti delle imprese italiane sono diminuiti del 5,9% rispetto al 2017 (da 11.939  a 11.233), con cali più significativi nel settore industriale (-8,1%, 2.010 aziende fallite) e più contenuti nell’edilizia (-2,3%), dove le imprese a chiudere i battenti sono state 2.248. È quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia condotta da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information. 

    L’analisi di CRIBIS ha rilevato nel 2018 3.475 fallimenti nel settore “commercio” (-6,4%) e 2.609 nei “servizi” (-6,7%). Negli ultimi 10 anni il 2014 è stato l’anno con più imprese fallite nel settore “commercio” (4643), “industriale” (3.343) ed “edilizia” (3.343), mentre il 2015 è stato l’anno nero per il settore servizi (3.019). Dall’analisi sui fallimenti in Italia negli ultimi 10 anni, si evince ancora che le aziende che hanno portato i libri in tribunale lo scorso anno sono quasi il 20% in più rispetto al 2009 (9.384). Tra 2010 e 2009 il numero di imprese costrette alla chiusura è cresciuto del 16%: l’incremento più elevato del decennio seguito da quello rilevato tra 2012 e 2013 (+15,6%).

    “I dati sui fallimenti 2018 – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – confermano un trend positivo che va avanti dal 2015 e che vede il numero delle aziende costrette a chiudere i battenti ridursi sempre più. Tra 2016 e 2017 (-11,3%) abbiamo rilevato il calo maggiore mentre in termini assoluti l’anno più negativo del decennio è stato proprio il 2014, quando ben 15336 aziende sono state costrette a portare i libri in tribunale. Il numero di fallimenti registrato lo scorso anno, è inferiore a quanto avevamo rilevato nel 2011, quando le imprese costrette a chiudere per il cattivo andamento del business erano state 11.840”. 

    La Lombardia, motore economico dell’Italia, è la regione dove si registra il più elevato numero di fallimenti (2.433, 21,8% del totale), seguita dal Lazio (1417, 12,7%) e dalla Toscana (933, 8,3%). Poco più distante il Veneto (902, 8,1%), che precede Campania (854, 7,6%), Sicilia (749, 6,7%) ed Emilia-Romagna (745, 6,6%). In Piemonte il numero di aziende costrette a chiudere i battenti (720) è più elevato del 43% rispetto a quello che CRIBIS ha rilevato in Puglia (493) ed è più del doppio rispetto a Marche (328), Sardegna (285) e Calabria (272).

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