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  • Traffico di aspiranti calciatori, la versione della tratta di esseri umani del XXI secolo

    La tratta di essere umani esiste ancora oggi. Non nella versione dei secoli scorsi, ma sotto forma di “football trafficking”, tratta dei calciatori.

    Molti ragazzi del Vecchio Continente che sognano una carriera sui campi di calcio finiscono infatti vittime di truffe, ricatti ed estorsioni. Una promessa di un provino può facilmente adescare questi ragazzi e condurli a ritrovarsi vittime di rapimenti, nel migliore delle ipotesi a fini di riscatto, per ottenere versamenti in denaro da parte delle loro famiglie. Sono migliaia i ragazzi, spesso minorenni, che vengono portati illegalmente all’estero, con documenti falsificati e tutori fittizi; coloro che non riescono a ottenere un contratto vengono abbandonati senza soldi né documenti, diventando immigrati clandestini e prede facili di ulteriori forme di sfruttamento. Secondo l’ong Foot Solidaire, ogni anno circa 15.000 giovani da tutta l’Africa partono con la speranza di diventare calciatori professionisti. «Si parla di 60.000 minori coinvolti in dieci anni, ma ci sono anche stime che parlano di numeri ancora più alti» racconta Paola Cereda, psicologa e scrittrice.

    «La Fifa, la federazione internazionale del calcio, ha cercato di arginare il fenomeno vietando il trasferimento dei minori non accompagnati, ma le leggi vengono aggirate attraverso finte accademie di calcio e falsi procuratori» denuncia ancora Cereda. La morte del 17enne senegalese Cheikh Touré nei mesi scorsi è stato un triste monito per le migliaia di giovani talenti che ogni anno rischiano la vita cadendo vittime di reti di trafficanti senza scrupoli che mercificano e tradiscono il sogno.

    In Italia la Procura di La Spezia ha identificato i13 adolescenti nigeriani che tra il 2013 e il 2017 sono giunti dalla scuola calcio di Abuja e dopo essere transitati da un torneo giovanile in Europa, a Rijeka o in Liguria, sono arrivati in Italia come minori non accompagnati. Entrati nelle giovanili dello Spezia, sono stati affidati a famiglie italiane legate alla società ligure, parcheggiati in prestito in club dilettantistici della zona e infine ceduti altrove. Anche se l’inchiesta penale non è stata convalidata da sentenze di accoglimento delle ipotesi accusatorie dei PM da parte dei giudici, la Fifa ha comminato sanzioni alla società calcistica della città ligure.

  • Giorgio Gervasini nuovo presidente dello storico club Verbano Calcio

    Il Patto Sociale si unisce alle congratulazioni per la nomina a Presidente del Verbano di Giorgio Gervasini.

    Successore di Pietro Barbarito, per 31 anni alla guida di questo storico club, e originario di Besozzo, Gervasini racconta della sua passione per il calcio nata da piccolo, complice l’essere cresciuto vicino al campo sportivo di Besozzo. Ha giocato nelle giovanili e, successivamente, nel Verbano. Da dirigente ha iniziato una ventina di anni fa a Sant’Andrea e successivamente è passato al Verbano, prima nel ruolo di vicepresidente del settore giovanile e poi ricoprendo diversi ruoli, occupandosi di molteplici mansioni.

    Gavetta, passione per il calcio, per il territorio e per la società sono alla base dei progetti per la ‘sua’ squadra, in primis la riattivazione del settore giovanile, anche con Open Day per il mese di luglio

    Questa nomina, che premia un impegno di molti anni, fa anche sperare in un maggior coinvolgimento dei giovanissimi nel calcio, uno sport di squadra che insegna a lavorare e costruire insieme nel rispetto di regole ed in continua collaborazione gli uni con gli altri. Oggi, in una società sempre più violenta ed indifferente lo sport è una grande opportunità per riaffermare valori e capacità di vivere insieme.

    Augurando a Giorgio Gervasini il maggior successo invitiamo anche i nostri lettori del Verbano a prendere contatto con Giorgio e a iscrivere i loro figli e nipoti e la squadra e il presidente Gervasini sperano anche in qualche nuovo sponsor.

  • Olimpiadi 2026: la discesa libera dei numeri

    In una recente intervista alla Corriere delle Alpi, il Presidente della Regione Veneto ha sciorinato una serie di numeri abbastanza interessanti relativamente allo sviluppo economico generato dalle Olimpiadi Invernali del 2026, in particolare in particolare nel Veneto, e alla pista di bob di Cortina d’Ampezzo. Si afferma, con compiacimento, che lo Stato abbia messo a disposizione un miliardo a fronte di un investimento della Regione di “soli” 36 milioni e che l’intero movimento riuscirà a muovere circa 1,5 punti del PIL nazionale avviando un vero e proprio nuovo rinascimento nel Veneto.

    In questo contesto, ed in considerazione del fatto che sono stati coinvolti a sostegno di queste affermazioni anche degli istituti universitari, andrebbe fatto un minimo di chiarezza con una elementare verifica.  Dal famoso miliardo investito dallo Stato nel solo Veneto “che altrimenti non sarebbe mai arrivato”, andrebbero sottratti innanzitutto i 120 milioni necessari per la realizzazione della pista di bob a Cortina d’Ampezzo, in quanto la gestione post olimpica genererà un saldo negativo di oltre 600.000 euro l’anno a carico del Comune di Cortina, come certificato da KPMG. Quest’ultimo, infatti, si vedrà costretto a cambiare la destinazione degli alloggi inizialmente destinati alle famiglie locali e trasformarli in residenze turistiche per sanare il deficit legato alla gestione dell’impianto. Come l’appuntamento Olimpico, sostenuto dallo stesso Presidente anche in funzione di rappresentare un primo elemento di contrasto allo spopolamento della comunità montana, proprio a causa di un’infrastruttura olimpica con dei costi insostenibili, si trasformerà invece in un acceleratore di tale spopolamento, venendo meno quelle potenzialità residenziali per le famiglie locali che rappresentano il primo argine alla desertificazione abitativa.

    Tornando ai numeri in discesa libera presentati, si ricorda come la spesa pubblica rappresenti oggi circa il 50% del PIL, quindi di poco superiore ai 1.000 miliardi per un PIL nazionale superiore ai 2.100 miliardi. Come logica conseguenza emerge quanto, in termini generali, “l’effetto moltiplicatore” della spesa pubblica si attesti generalmente tra lo 0,8 e il 1,5%.

    Ritornando in Veneto, per quanto riguarda i primi 120 milioni di questi investimenti pubblici utilizzati per la realizzazione della pista di bob, l’effetto moltiplicatore si dimostra già ora negativo in quanto generatore di perdite economiche legate alla semplice gestione dell’impianto. In più, sempre il Presidente della Regione Veneto afferma che tali investimenti (1 miliardo) determineranno un incremento di +1,5% del PIL nazionale, e, sempre a sua dire, confermato da numerosi studi universitari.

    Se il PIL italiano risulta di poco superiore ai 2.100 miliardi, un punto percentuale (1%) vale 21 miliardi, e quindi 1,5% del medesimo Pil si attesta a 31,5 miliardi e se il settore turistico italiano rappresenta quasi l’11% del PIL nazionale parliamo di circa 220/230 miliardi.

    Come può essere mai possibile che un evento di tre settimane possa incrementare di quasi il 15% la quota del PIL attribuibile all’intero settore turistico che viene prodotto durante l’anno e sull’intero territorio nazionale? In più, a fronte di questa ipotetica e fantasiosa crescita del PIL, l’effetto moltiplicatore dell’investimento iniziale si attesterebbe ad oltre 39 (1 miliardo di investimento oltre 31,5 di aumento del PIL) rispetto, come detto prima, ad una media del 0,8/1,5%, una visione assolutamente impossibile.

    Ed anche se questa crescita del PIL del +1,5% (31,5 miliardi) fosse in relazione all’intero investimento olimpico circa sei miliardi, cosa ben diversa da quanto affermato dal presidente della regione Veneto, vorrebbe dire che il moltiplicatore dell’investimento pubblico sarebbe comunque superiore a 5 e quindi ben oltre ogni realtà economica ipotizzabile.

    In ultima analisi, i numeri valgono in quanto tali come la loro interpretazione, non importa l’autorità che li proponga e sostenga quanto la realtà che questi inevitabilmente rappresentano. I numeri in più hanno il vantaggio di fotografare una situazione oppure di determinare la competenza di chi li propone.

  • Il fondo di investimento saudita paga 3,5 miliardi di dollari per acquisire Pokémon Go

    Il fondo di investimento pubblico (PIF) dell’Arabia Saudita pagherà 3,5 miliardi di dollari per acquistare la divisione di gioco dello sviluppatore Niantic, i cui titoli includono il famoso gioco per dispositivi mobili Pokémon Go. Il gioco prevede che i giocatori camminino nel mondo reale per cacciare le creature collezionabili, che appaiono sugli schermi dei loro telefoni tramite realtà aumentata. Nonostante sia stato lanciato quasi un decennio fa, Pokémon Go è ancora tra i giochi per dispositivi mobili con i maggiori incassi al mondo, con 30 milioni di giocatori mensili.

    L’accordo segna l’ultimo passo dell’Arabia Saudita per sviluppare la sua industria dei giochi, su cui ha speso miliardi di sterline negli ultimi anni. Anche gli altri giochi di Niantic, come Monster Hunter Now e Pikmin Bloom, sono inclusi nell’acquisizione, insieme alle persone impiegate per realizzarli. Diventeranno parte di Scopely Inc, che a sua volta è stata acquistata dalla sussidiaria PIF Savvy Games Group per 4,9 miliardi di dollari nel 2023. Scopely è uno dei nomi più importanti nel gaming mobile, con il suo titolo di maggior successo, Monopoly Go, scaricato più di 50 milioni di volte e che genera più di 3 miliardi di dollari di fatturato. Pokémon stessa è di proprietà congiunta di Nintendo, Game Freak e Creatures, che hanno concesso in licenza il marchio a Niantic in modo che potesse sviluppare il gioco.

    Ed Wu, che guida il team Pokémon Go presso Niantic, ha affermato in un post sul blog di ritenere che la mossa fosse “un passo positivo” per il futuro del gioco. “Pokémon Go è più di un semplice gioco per me, è il lavoro della mia vita”, ha affermato. “Non dirò che Pokémon Go rimarrà lo stesso, perché è sempre stato un work in progress. Ma il modo in cui lo creiamo e lo sviluppiamo rimarrà invariato e spero che potremo rendere l’esperienza ancora migliore”.

    L’Arabia Saudita sta diventando un attore sempre più potente nel gaming. Il suo PIF ha partecipazioni in alcuni dei più grandi editori del settore, come Nintendo, Electronic Arts e Take-Two Interactive. Ha anche fatto scalpore nel settore degli eSport, con l’Arabia Saudita che ha ospitato importanti tornei tra cui l’eSports World Cup dello scorso anno, che ha avuto un montepremi di oltre 60 milioni di dollari. Riyadh ospiterà anche i Giochi olimpici di eSport pianificati per il 2027.

    Il PIF dell’Arabia Saudita ha centinaia di miliardi di asset grazie alla sua ricchezza petrolifera, che ha investito pesantemente in sport come golf, boxe e calcio, incluso un acquisto del Newcastle United in un accordo da 300 milioni di sterline nel 2021. È controllato dal principe del paese Mohammed bin Salman, il cui governo è stato accusato di violazione dei diritti umani violazioni. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2019 ha affermato che “lo stato del Regno dell’Arabia Saudita è responsabile” della morte di Jamal Khashoggi, un giornalista che era critico nei confronti del governo del paese. L’Arabia Saudita lo ha sempre negato.

  • 5 febbraio 2000 – 5 febbraio 2025: il Sei Nazioni compie 25 anni

    Milano, 4 febbraio 2025 – “Il 5 febbraio 2000 – ha ricordato Andrea Duodo, presidente FIR (Federazione Italiana Rugby) in occasione della presentazione avvenuta a Roma la scorsa settimana del Sei Nazioni  – è una data che non dimenticheremo mai. Entravamo in un torneo che vedevamo solo in TV. Ed entrammo con il botto vincendo contro i campioni uscenti, gli scozzesi. Sono stati 25 anni entusiasmanti, non sempre facili. Ogni partita, ogni sconfitta ci ha permesso di crescere: per questo per noi oggi è un’occasione certo per ricordare il passato, ma anche per guardare al futuro”.

    Ed è esattamente lo stesso spirito con cui Benedetta Borsani ha scritto il libro “La meta più ambita. La favola dell’Italia nel Sei Nazioni”, appena uscito in libreria ed edito da Kenness, per raccontare il sogno divenuto realtà del rugby italiano, che da Cenerentola è riuscita a conquistare a pieno diritto, sul campo, il suo posto nel Sei Nazioni. Un vecchio album colmo di fotografie e ritagli di giornali, due nipoti curiosi e un nonno con una storia incredibile da raccontare: la scoperta e l’arrivo del rugby in Italia fino all’ingresso nel torneo più prestigioso dell’emisfero Nord, il Sei Nazioni. Un escamotage letterario che racconta una storia vera, l’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni. 144 pagine, dieci capitoli per entrare nella storia e prendere confidenza con uno sport ritenuto ancora di nicchia.

    Come ha scritto nella prefazione Luca Morisi, unico Azzurro a essere andato in meta due volte a Twickenham, il tempio del rugby: “Questo libro è un invito a scoprire non solo il rugby come sport, ma come una filosofia di vita che, a partire dalle sue radici più umili, può condurre fino agli stadi più prestigiosi, dove eventi come il Sei Nazioni ci regalano emozioni indimenticabili. Un torneo che, più che una competizione, è un rito di passione, di orgoglio nazionale e, soprattutto, di rispetto reciproco tra le squadre che vi partecipano”.

    Benedetta Borsani è una giornalista professionista dalla forte preparazione umanistica, con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. A partire dal rugby: dopo essere stata contagiata da questa malattia dai suoi fratelli minori, ne è stata incidentalmente allievo arbitro. Scrive della palla ovale da oltre dieci anni principalmente su Mi-Tomorrow, cercando di catturarne e trasmetterne essenza ed emozioni.

    Libro: “La meta più ambita. La favola dell’Italia nel sei nazioni” – 144 pagine – prezzo euro 18,95

  • Il “pragmatismo democratico” svizzero

    Alle ultime Olimpiadi molte squadre agonistiche della nazionale italiana presentavano atlete e atleti italiani  di ogni colore e provenienza geografica, ma tutti uniti dai colori della nazionale italiana.

    Immediatamente dopo l’evento olimpico la politica, priva di argomenti che potessero interessare i media che non fosse l’ennesima giravolta di Renzi, ha dato vita ad  una polemica relativa al diritto di cittadinanza ed in particolare allo ius  scholae. Una speculazione politica al limite della semplice strategia di una miserevole comunicazione, divenuta il mantra di una politica di un centro ormai avvizzito in quanto privo di una guida, Berlusconi, il quale,nel bene o nel male, lo aveva gestito e guidato.

    Ovviamente si dimentica come la presenza di molti atleti dalle più diverse origini geografiche nella nazionale dimostri come l’integrazione già ora sia stata  confermata  alle Olimpiadi di Parigi del 2024.

    Essere italiani, oppure diventarlo, non può essere limitato da un fattore relativo al colore della pelle e tantomeno alla provenienza di nascita, quanto dalla condivisione di quei valori democratici che rendono le nostre democrazie delle società aperte.

    In altre parole, gli atleti della nazionale hanno accettato e condiviso valori etici e sportivi assieme ai regolamenti nazionali ed internazionali dello sport. Successivamente, attraverso le proprie performance sportive, li esaltano esattamente come la nazione che rappresentano nell’ambito  dello sport .

    In questo contesto, allora, è la sola condivisione di valori e regole a rappresentare  il fattore fondamentale per dirsi e sentirsi appartenente ad una comunità.

    Il rifiuto, quindi, della accettazione dei valori di una società o comunità non può essere considerato come una democratica manifestazione di libertà del pensiero, in quanto la condivisione si declina come sintesi di valori ed obblighi i quali entrambi rappresentano le fondamenta istituzionali della democrazia e della nostra libertà.

    Mai come ora la Svizzera si dimostra come uno dei migliori  modelli di questo “pragmatismo democratico” basato  sulla condivisione di valori ed obblighi, i veri  fattore fondamentali  ed unificanti per appartenere ad una comunità. Recentemente, infatti, il titolo “Svizzera: non stringono la mano, negata cittadinanza a musulmani. Rifiutano di stringerla a persone sesso opposto. ‘Non integrati’ (*) indica che la semplice mancanza di un valore come l’uguaglianza ed il rispetto per e tra i  due sessi (o generi come si usa dire ultimamente) dimostra la impossibilità di una condivisione democratica nella vicina Svizzera e quindi la  mancanza di una base valoriale condivisibile.

    Al di là delle speculazioni ideologiche, quindi, utilizzate solo  per sostenere la stessa esistenza in vita dei vari gruppi politici, la sola  condivisione democratica di un sistema di diritti ed obblighi diventa l’espressione complessa della appartenenza ad una nazione.

    (*) https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/08/18/svizzera-non-stringono-la-mano-negata-cittadinanza-a-musulmani_8cc5dafc-384c-4490-babf-4efc4b1f45e1.html

  • L’olimpica miopia

    Non c’è stato giorno nel quale il presidente del Veneto Zaia non abbia tuonato a favore della realizzazione della pista di bob a Cortina d’Ampezzo per le prossime Olimpiadi 2026: un  “investimento” per un’opera che dovrebbe venire realizzata per ottobre 2025.

    In attesa del verdetto del Cio, che avrebbe un’ottica diversa in merito alla realizzazione di una nuova pista, questa pressione politica esercitata dal governatore dovrebbe comportare una spesa pubblica di circa 85 milioni dalla quale ne conseguirà quella per la realizzazione del Villaggio Olimpico con altri 38/39 milioni.

    Nel frattempo la trattativa con Intel, che aveva manifestato la possibilità di realizzare un investimento  in provincia di Verona, è stata assolutamente abbandonata, come confermano le dichiarazioni del management dell’azienda americana.

    La Intel infatti, anche grazie al riconoscimento di circa sei miliardi di agevolazioni fiscali, investirà in Germania oltre trenta miliardi di dollari con una ricaduta occupazionale di tremila dipendenti tra assunzioni ed indiretti.

    Una ottimale strategia, quella dell’azienda di semiconduttori californiana, che risponde ad un valido principio relativo alla riduzione della filiera produttiva per evitare, come emerge ora con la crisi del Mar Rosso, le problematiche gestionali con filiere troppo articolate tra i vari continenti.

    Viceversa, le priorità espresse dalla dirigenza della Regione Veneto dimostrano un sostanziale scollamento dell’intera classe politica veneta e della sua maggioranza, ed in particolare di Luca Zaia, le quali hanno dimostrato di non comprendere l’entità e la ricaduta occupazionale di un simile investimento.

    Se il Presidente della Regione Veneto avesse messo anche solo un decimo dell’impegno per la controversa costruzione della pista di bob a Cortina d’Ampezzo nel favorire la trattativa con Intel ora avremo circa tremila nuovi posti di lavoro.

    La multinazionale americana ha scelto, invece, la Germania e la Polonia grazie certamente ad un pacchetto di agevolazioni fiscali che anche il nostro Paese avrebbe potuto concedere, ma  anche a causa della inconcludenza tanto del governo in carica quanto della Regione Veneto.

    Viceversa, le priorità espresse si sono rivelate nella volontà di ottenere un terzo mandato e, come detto, nella realizzazione della pista di bob supportate dall’ennesima inconcludenza in politica industriale del governo di turno.

    A differenza di quanto viene affermato, la gestione delle Olimpiadi del 2026 si sta già ora rivelando sotto il profilo della comunicazione un autogol clamoroso con tutte le polemiche ed i ritardi ormai conclamati anche se in ultima istanza venisse realizzata la pista di bob.

    Quello che risulta assolutamente ingiustificabile è che per questo risultato di basso profilo si sia perso un obiettivo come quello della realizzazione dell’investimento di Intel che avrebbe portato benessere diffuso per migliaia di persone nel Veneto.

    La miopia olimpica entra ormai nelle patologie oculistiche e politiche riconosciute.

  • Olimpiadi 2026: il peccato originale

    Una volta raggiunto l’obiettivo di aver ottenuto l’assegnazione dal Cio dei Giochi Olimpici 2026, la distribuzione delle diverse competizioni tra le due regioni Veneto e Lombardia e le province del Trentino Alto Adige suscitò inizialmente, ed a ragione, un certo stupore.

    Le discipline olimpiche legate allo sci alpino vennero divise per genere, quindi quelle maschili finirono a Bormio mentre quelle femminili, come già per la Coppa del Mondo, vennero destinate a Cortina d’Ampezzo.

    Una scelta appunto di genere e molto lontana dai parametri tecnici che decisamente lasciò qualche dubbio e che ora diventa fondamentale per cercare di affrontare il disastro gestionale e progettuale del presidente del Veneto, del CONI, della Fisi e della Fondazione per non parlare del commissario governativo.

    La mancata realizzazione della pista di Bob che il Cio ha tolto, non certo per mancanza di fondi ma semplicemente per “incapacità organizzativa”, a Cortina d’Ampezzo ancora oggi sta suscitando reazioni scomposte ed isteriche da parte degli unici responsabili di questa decisione, del resto inevitabile, quando ora sarebbe opportuno ritornare all’utilizzo di fattori tecnici, tornare ad un contesto tecnico per riparare ad una situazione ormai insostenibile, per la stessa dignità di Cortina d’Ampezzo.

    Partendo dalla semplice considerazione che la pista Stelvio di Bormio rappresenta una delle migliori piste da discesa libera del circuito mondiale, sarebbe opportuno allora svolgere le gare di velocità, quindi discesa libera ed il supergigante maschile e femminile, nella città della Valtellinese, alle quali aggiungere poi la prima prova di combinata.

    Indipendentemente da quella che sarà la località che verrà scelta per lo svolgimento delle gare di bob, slittino e Skeleton si potrebbero calendarizzare nell’ultima settimana delle Olimpiadi le gare di slalom gigante e speciale da disputarsi, assieme alla seconda prova di combinata, a Cortina d’Ampezzo.

    Questa diversa dislocazione delle competizioni, subentrata, va ribadito, ad un fallimento gestionale interamente attribuibile alla classe dirigente politica ed istituzionale, risponderebbe finalmente a dei parametri tecnici in quanto le competizioni verrebbero decise in base alla tipologia delle piste ed ovviamente nello stesso modo le località che ospitano le competizioni.

    Al di là di quello che dicono Zaia o Malagò o un presidente qualsiasi della Fondazione, Cortina ed il Veneto erano già stati fortemente penalizzati dalle scelte di disputare le sole discipline femminili di sci alpino e non vedendo neppure riconosciuto alcun ruolo ad Asiago nel mondo dello sci di fondo.

    Ora, per evitare che Cortina d’Ampezzo sia relegata ad una avvilente figura di comprimaria all’interno di questa meravigliosa Olimpiade del 2026, sarebbe opportuno che le competenze sulla base delle quali avviare delle decisioni immediate prendessero il posto dell’isteria e dell’egocentrismo narcisistico fino a qui dimostrato.

  • Asian Games: China censors ‘Tiananmen’ image of athletes hugging

    A photo of two Chinese female athletes that made an inadvertent reference to the Tiananmen Square massacre has been censored on Chinese social media.

    The race numbers for Lin Yuwei and Wu Yanni form “64” – a common allusion to the incident which happened on June 4.

    Discussions of the incident remain taboo in China, with authorities routinely scrubbing any mention of the topic from the internet.

    In 1989, troops shot dead hundreds of pro-democracy protesters in Beijing.

    It remains unclear how many people actually died that day, but human rights groups’ estimates range from several hundred to several thousand killed.

    The athletes had embraced each other after a 100m hurdles race at the Asian Games in which Ms Lin won gold. She was wearing her lane number 6 next to Ms Wu’s lane number 4 in the photo.

    Users had posted their congratulations to Ms Lin on Weibo, one of China’s biggest social media platforms, but posts which included the photo were replaced with grey squares.

    However, the photo does not appear to have been completely scrubbed off the internet, with some Chinese news articles still showing a photo of the two athletes.

    China has won nearly 300 medals so far in the Asian Games, which are currently taking place in the Chinese city of Hangzhou. It is due to go on until 8 October.

    Discussion of the events that took place in Tiananmen Square is highly sensitive in China – with generations of younger Chinese growing up with little to no knowledge about the Tiananmen Square massacre.

    Posts relating to the massacres are regularly removed from the internet, which is tightly controlled by the government.

    Last year, a popular Chinese influencer’s livestream, which took place on the eve of the 33rd anniversary of the massacre, ended abruptly after he showed his audience a vanilla log cake which resembled a tank – a reference to a iconic image of one so-called Tank Man, which shows a civilian with shopping bags standing in front of a queue of tanks, attempting to block them.

  • La Commissione dà il via alla Settimana europea dello sport 2023

    Sabato la Commissione ha aperto ufficialmente la nona edizione della Settimana europea dello sport a Valencia, in Spagna. Ogni anno, dal 23 al 30 settembre, la Settimana europea dello sport promuove stili di vita più sani e attivi per milioni di persone in Europa e nel resto del mondo. L’iniziativa consente a organizzazioni sportive, imprese ed esperti di sviluppare strategie per aumentare la partecipazione alle attività connesse allo sport e consente ai partecipanti di celebrare lo sport nelle loro comunità.

    Le priorità e i messaggi speciali della Settimana europea dello sport 2023 si concentreranno sul coinvolgimento, sull’inclusione e sull’innovazione. Queste tre parole riflettono importanti pilastri dello sport, oltre che orientamenti e cambiamenti in atto nelle nostre società.

    Dal 2015 la Settimana europea dello sport contribuisce a contrastare l’inattività, incoraggiando gli europei ad adottare uno stile di vita sano e attivo. La settimana invita tutti a essere attivi, indipendentemente dall’età, dal contesto sociale o dal livello di preparazione.

    Nel 2022 la Settimana europea dello sport ha offerto attività, concorsi e sfide in 40 paesi. In totale sono stati organizzati 32 000 eventi, con più di 13,2 milioni di partecipanti, in tutta Europa e non solo.

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