Stati Uniti

  • Bugie, inganni ed abominevoli messinscene

    Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi,

    ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna.

    Jonathan Swift

    L’8 settembre scorso si è aperta a New York l’81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre dal 22 al 28 settembre scorso si è svolto il dibattito. Tutti i capi di Stato o di governo, che rappresentavano i Paesi membri, hanno preso la parola trattando argomenti e situazioni da loro considerate importanti.

    La delegazione albanese era capeggiata dal primo ministro. Lui però, prima di andare a New York, era andato a Detroit dove ha partecipato ad un “incontro” con alcuni albanesi che vivono lì. Ma in realtà si trattava di un “incontro” con sostenitori del suo partito, scelti con molta cautela dagli organizzatori. E non a caso, proprio all’ingresso della sala dove era previsto l’incontro, c’era un’ex alto ufficiale della polizia, residente in Albania, ma venuto lì proprio per “garantire” la partecipazione “adeguata”. Fuori dell’albergo però, dove si stava svolgendo il “caloroso incontro”, in presenza del primo ministro, si erano radunati molti altri albanesi che stavano protestando contro di lui. Una protesta trasmessa in diretta anche dalla nota rete Fox News.

    Tornato a New York il primo ministro albanese, nonostante la sua necessità di apparire, non era riuscito ad avere un solo incontro che lui e la sua propaganda potevano usare, mentre, durante il suo previsto intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha parlato dell’inteligenza artificiale. Un argomento, quello, che lui, per la sua formazione scolastica come insegnate di disegno e poi come pittore, non può conoscere. Ma siccome durante gli incontri il presidente statunitense e il presidente cinese in quei giorni, proprio durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno trattato quell’argomento di grande interesse strategico per ben altri motivi, anche il primo ministro albanese ha fatto quella scelta, solo per “apparire”.

    Durante il soggiorno del primo ministro negli Stati Uniti d’America sua moglie faceva parte della delegazione, come previsto dal protocollo. Ma avevano portato con sé anche il loro figlio piccolo e le sue due tate. Al termine della visita si è parlato però di una fattura “piuttosto salata”, che comprendeva anche i suoi famigliari. E non si sa chi ha pagato il conto. I media non controllati dal primo ministro hanno seguito la vicenda per diversi giorni. Ma non c’è stata nessuna reazione in merito da parte dei diretti interessati. Inoltre, l’ufficio stampa del primo ministro non ha rilasciato dichiarazioni che si riferivano a quella fattura “piuttosto salata”, nonostante fosse stato contattato dai media che hanno trattato il caso. Chissà perché?! Ma questo per il primo ministro è ormai noto.

    Una volta tornato in Albania il primo ministro ha dovuto affrontare una situazione a lui non gradita, essendo egli stesso la persona accusata di abusi di potere, di corruzione e di molto altro. Ragion per cui il primo ministro, per spostare l’attenzione, ha scelto di “permettere” controlli da parte dei rappresentanti delle strutture del sistema della giustizia nei confronti di alti funzionari già coinvolti in diversi scandali, di cui il nostro lettore è stato informato, anche la scorsa settimana.

    E come sempre, in simili situazioni, il primo ministro vuol far credere che se la “giustizia” non indaga su di lui, questo significa che è innocente (Sic!). Il primo ministro vuol far credere che tutti possono essere colpevoli, tranne lui. Ragion per cui dichiara che bisogna lasciare la “giustizia” a fare il suo dovere. Secondo lui tutti devono rendere conto personalmente, perché abusano della sua fiducia. Ma tutti sanno però che in Albania i suoi collaboratori, partendo da quelli più stretti, non possono fare e non fanno niente senza il suo beneplacito. E se, per un momento, ignoriamo tutto e pensiamo che il primo ministro dice la verità, allora, tenendo presente la situazione albanese, significa che lui non è capace di fare il primo ministro. Ma lui, ovviamente, mente.

    Il 30 settembre scorso a Tirana è arrivata la Presidente della Commissione europea. La prima di una seria di visite della presidente della Commissione nei Paesi dei Balcani occidentali. Durante una conferenza stampa a fianco del primo ministro albanese, la presidente della Commissione europea ha trattato anche le indagini che si stanno svolgendo contro alti funzionari coinvolti in scandali ed abusi di potere. Secondo lei “…Quando vediamo casi [che sono] oggetto di indagine, questi dimostrano che il sistema funziona”. Aggiungendo poi convinta che tutto ciò “rappresenta la prova del funzionamento e del rafforzamento del sistema giudiziario” (Sic!). Però viene naturale la domanda: perché mente cosi la Presidente della Commissione europea?!.

    Si tratta di dichiarazioni che fanno molto comodo al primo ministro albanese. Durante la stessa conferenza stampa, a fianco della presidente della Commissione europea, a lui è stato chiesto “quale fosse la sua responsabilità politica in merito alle nomine effettuate”. Il primo ministro, schivando le sue responsabilità politiche ed istituzionali, ha dato una risposta evasiva. Lui ha affermato che la sua “responsabilità politica è una sola: che la riforma della giustizia non si fermi, che la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata si sviluppi sempre di più come missione del sistema”. Il primo ministro è altresì “convinto” che “…Se si pensa che, al momento di una nomina, la responsabilità ricada su chi nomina […] questo è un modo di vedere le cose simile a quello dell’epoca comunista”.

    E proprio in questa sua affermazione lui mente e cerca di ingannare. Sì, perché lui non solo non ha fatto niente per combattere la corruzione, ma ha beneficiato personalmente dalla corruzione. Mentre la sua connivenza con la criminalità organizzata gli ha garantito le sue “vittorie elettorali”, compreso anche il “massacro elettorale” del maggio 2025, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente. La collaborazione tra il primo ministro albanese e la criminalità organizzata che sta diventando potente a livello internazionale è da anni una cosa pubblicamente nota, non solo in Albania. Sono tanti i rapporti dei media internazionali  molto noti che lo testimoniano. Cosi come sono tanti anche i rapporti delle strutture specializzate internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, che lo confermano. Chissà perché la Presidente della Commissione europea non ha avuto tutte queste informazioni?!

    La scorsa settimana è stato reso pubblico il rapporto per il 2026 sull’Albania del Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta  di un documento di circa quaranta pagine che evidenza le sfide legate alla lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata, contro il riciclaggio del denaro sporco ed altro. Sfide che secondo il primo ministro albanese sono state ormai vinte. Lo ha dichiarato anche il 30 settembre scorso, durante la congiunta conferenza stampa a Tirana, con la presidente della Commissione europea. Ma mente spudoratamente, come fa sempre.

    Il rapporto tratta anche il ben noto problema spinoso della registrazione delle proprietà. Il rapporto fa riferimento proprio ad un rapporto dell’Unione europea, secondo il quale l’80% dei dati precedentemente registrati necessita di verifica, mentre solo il 43% dei titoli di proprietà e il 10% delle mappe catastali sono stati digitalizzati. Dati preoccupanti che lasciano pensare a degli abusi delle proprietà e i sacrosanti diritti dei veri proprietari.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese quando si trova in difficoltà, cioé sempre, cerca di mentire, ingannare e generare abominevoli messinscene. Aveva ragione Jonathan Swift, il noto scrittore e saggista irlandese, quando affermava: “Non sono mai sorpreso nel vedere uomini malvagi, ma spesso mi meraviglio nel vederli privi di vergogna”.

  • Trump un presidente senza vergogna

    Putin ordina una costante escalation dei bombardamenti, e degli attacchi di vario genere, contro la popolazione civile ucraina, gli impianti energetici, vitali per la popolazione specie ora che arriva l’inverno, il presidente americano invita, suggerisce, ordinerebbe se potesse, a Zelensky di non colpire le raffinerie russe!!! Mentre si guarda bene dal dire al suo amico Putin di cessare con le uccisioni dei civili ucraini.

    D’altra parte cosa aspettarsi da un personaggio che vuole annetterei il Canada e la Groenlandia, che auspica l’unificazione delle due Irlande, in totale spregio del suo più stretto alleato britannico, che nega l’aiuto contro gli Houthi ad un altro storico alleato, l’Arabia Saudita, attaccata ed in pericolo proprio per la dissennata guerra iniziata da Trump contro l’Iran senza avere né chiara la situazione reale né come condurla e portarla a termine?

    Cosa dire della più grande potenza militare al mondo, gli Stati Uniti, e dei suoi presidenti che non sono stati capaci di portare l’Afghanistan ad un sistema politico minimamente civile, dopo dieci anni di guerra, che hanno lasciato l’Iraq nel caos, che non hanno sconfitto gli Houthi all’inizio della loro offensiva terrorista? Ora con Trump s’è perso anche il controllo dello Stretto di Hormuz, e non solo, con conseguenze nefaste per gran parte del mondo, e il non aver aiutato l’Ucraina, strizzando l’occhio allo zar russo, ha creato oltre a morti, feriti, distruzioni, danni irreversibili all’unità dell’occidente, all’equilibrio mondiale, ma anche alla battaglia contro la fame e la malnutrizione vista la distruzione di gran parte del terreno ucraino che era il granaio dei paesi poveri.

    Che dire di un presidente che ha messo, tolto, rimesso dazi a tutti gli stati del mondo perdendo ogni giorno più credibilità perché la sera contraddiceva e contraddice quanto ha detto o fatto la mattina e che si affida all’intelligenza artificiale per immaginare azioni di guerra che non è in grado di fare? Un presidente che promette dollari in cambio di voti?

    Mentre speriamo che il popolo americano comprenda come inesorabilmente la loro democrazia si stia rarefacendo, insieme alla libertà ed alle speranze di un futuro migliore, e capisca i pericoli dell’intelligenza artificiale che, come la bomba atomica, non può essere né nelle mani di privati né in quelle di governanti senza scrupoli, cerchiamo anche  noi di comprendere che non possiamo più attendere per dare finalmente corpo e forza ad una Europa politicamente e militarmente in grado di difendersi e che, di conseguenza, il voto a maggioranza, nel Consiglio Europeo, è una necessità urgente.

  • Il comune sardo di Ollolai offre case a un euro agli elettori delusi dalla vittoria di Trump

    L’amministrazione di Ollolai, comune sardo in provincia di Nuoro, sta offrendo case a un euro agli elettori statunitensi delusi dalla vittoria del repubblicano Donald Trump alle presidenziali del 5 novembre. “Sei stanco della politica globale? Cerchi di abbracciare uno stile di vita più equilibrato mentre ti assicuri nuove opportunità? È ora di iniziare a costruire la tua fuga europea nello stupefacente paradiso della Sardegna”, afferma il sito web promozionale dell’iniziativa, che punta ad affrontare il problema dello spopolamento mettendo in vendita case a prezzi irrisori. L’offerta si rivolge soprattutto a futuri e potenziali espatriati dagli Stati Uniti, che beneficeranno di una “procedura accelerata”. A spiegarlo all’emittente “Cnn” è il sindaco di Ollolai, Francesco Columbu, il quale ha chiarito che il sito web è stato appositamente creato “per soddisfare le esigenze di ricollocazione post-elettorale degli Stati Uniti”.

    “Ci concentreremo soprattutto sugli americani. Naturalmente, non possiamo vietare alle persone di altri Paesi di presentare domanda, ma loro beneficeranno di una procedura accelerata”, ha detto il sindaco, spiegando che il possesso di un passaporto statunitense non è un prerequisito per il trasferimento. Tuttavia, “stiamo scommettendo su di loro per aiutarci a far rivivere il villaggio, sono la nostra carta vincente. Certo, non possiamo menzionare specificamente il nome di un presidente appena eletto, ma sappiamo tutti che è lui la persona da cui molti americani vogliono allontanarsi e lasciare il Paese”, ha aggiunto, spiegando che l’offerta è valida per pensionati, lavoratori a distanza, imprenditori e persone di tutte le età.

    Le tipologie di alloggi offerte, le cui foto e planimetrie verranno caricate presto sul sito web, sono tre: case temporanee a titolo gratuito per alcuni nomadi digitali, case da un euro che necessitano di ristrutturazione e case pronte da abitare con prezzi fino a 100.000 euro. Negli ultimi cento anni, la popolazione di Ollolai è passata da 2.250 a 1.300 abitanti, con solo una manciata di nascite all’anno. Molte famiglie hanno lasciato il paesino in cerca di fortuna, di lavoro e vite migliori, facendo scendere ulteriormente il numero dei residenti ad appena 1.150 negli ultimi anni.

  • Poteri nascosti attivi a livello internazionale

    La resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall’esterno

    o dall’interno, è questione di vita o di morte.

    George Orwell, da “Letteratura e totalitarismo”

    I poteri nascosti sono attivi da tempo in molte parti del mondo. Diversi documenti storici confermano che si tratta di una realtà nota anche nel mondo antico. L’espressione in greco antico “kratos en kratei” (il potere dentro il potere; n.d.a) lo conferma. Un’espressione quella tradotta ed usata anche dai latini. I poteri nascosti si sono diffusi e sono rimasti attivi in seguito in Europa anche nel medioevo. E si trattava dei poteri monarchici e quelli della chiesa. Partendo però dal secolo scorso si cominciò ad usare un’altra espressione che si riferiva, comunque, allo stesso concetto; quello del potere nascosto. Si cominciò a parlare di “Deep State” (Stato profondo; n.d.a.). E con “Deep State” si intendevano, a seconda delle realtà in cui veniva usata, delle strutture ben organizzate ed altrettanto ben funzionanti. Si tratta di strutture massoniche con determinati obiettivi di controllo e dominio economico, finanziario, ma anche di strutture statali in connivenza con i servizi segreti e/o militari, con la criminalità organizzata ed altro.

    L’espressione “Deep State” è molto usata da decenni anche negli Stati Uniti d’America. Sì, perché, almeno da quei fatti noti pubblicamente alla mano risulterebbe che sono state e sono operative delle strutture molto potenti che agiscono proprio come uno ‘Stato profondo’. Delle strutture che rappresentano un intreccio tra il mondo politico, le lobby dell’economia e della finanza, alcuni raggruppamenti attivi delle agenzie della sicurezza nazionale e dei servizi segreti, nonché di certi clan occulti, che riescono a controllare anche le più alte istituzioni, sia a livello nazionale che internazionale. Contrastare e combattere le strutture ben organizzate dello ‘Stato profondo’ negli Stati Uniti d’America è una dichiarata sfida anche dell’appena eletto presidente.

    Nel dicembre scorso, quando aveva già cominciato, seppure non ufficialmente, la sua campagna elettorale, lui aveva dichiarato “guerra al Deep State”. E nonostante non lo considerasse per niente facile, vista la sua precedente esperienza come presidente, doveva “drenare la palude” creata dallo Stato profondo attivo negli Stati Uniti d’America. E per il neoeletto presidente statunitense quel Deep State esisteva ed era attivo perché c’erano dietro anche delle persone, nome e cognome, che erano i fautori e che ne approfittavano. E visto il ruolo degli Stati Uniti d’America nell’arena internazionale, i tentacoli di quella piovra che è il Deep State arrivavano e tuttora arrivano anche in altre parti del mondo. Vantaggi e benefici compresi. Ma anche danni enormi per molti altri.

    Ragion per cui uno degli obiettivi principali della campagna elettorale del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America era quello di dare più potere alla Casa Bianca come istituzione. In più lui ha deciso di “alterare l’equilibrio dei poteri”, assumendo ed esercitando così un maggiore potere, direttamente e/o tramite i rappresentanti del governo federale da lui scelti. E si tratterebbe di alcune migliaia di funzionari. Tra gli importanti obiettivi da raggiungere durante il suo secondo mandato, l’appena eletto presidente degli Stati Uniti d’America ha annoverato anche il diretto controllo, suo e/o da chi per lui di alcune agenzie come The Federal Trade Commission (La Commissione federale per il Commercio; n.d.a.) e The Federal Communication Commission (Commissione federale per le Comunicazioni; n.d.a.). In più per il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, viste le precedenti esperienze, è molto importante evidenziare ed eliminare le maligne influenze del Deep State nelle agenzie dei servizi segreti, della sicurezza nazionale e anche nel Dipartimento di Stato. Una sfida importante e non facile ad essere adempita. Ma una sfida indispensabile per combattere il Deep State attivo negli Stati Uniti d’America e, in sua vece, anche in altre parti del mondo. Sarà il tempo a dimostrare il raggiungimento di questi obiettivi.

    Una sfida che comunque non sarà facile, visto che il Deep State, rappresenta dei poteri nascosti. Poteri, dietro i quali ci sono delle persone molto potenti finanziariamente, ma non solo. Poteri che hanno sotto il loro diretto controllo dei media molto influenti. Poteri che, fatti pubblicamente noti alla mano, riescono a controllare diverse istituzioni ed agenzie governative e statali statunitensi. Ma purtroppo, sempre fatti pubblicamente noti alla mano, riescono a controllare ed orientare anche le decisioni di molte importanti istituzioni internazionali.

    Il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, che comincerà ad esercitare il suo secondo mandato dal 20 gennaio 2025, ha ripetutamente e pubblicamente dichiarato che un importante e molto potente sostenitore e beneficiario del Deep State è il noto multimiliardario e speculatore di borsa statunitense Geroge Soros, il quale nel 1993 costituì Open Society Foundations (Fondazioni della Società Aperta; n.d.a.). Proprio colui che era l’ideatore di quello che ormai è noto come “il mercoledì nero delle borse”. E non solo nel Regno Unito e in Italia. Era proprio mercoledì, 16 settembre 1992, quando sia la sterlina britannica che la lira italiana, uscirono dal Sistema Monetario europeo, come conseguenza diretta delle speculazioni monetarie di George Soros. Di colui che nel 1998 affermava fiero: “Io penso ai soldi e non alle conseguenze sociali che posso generare”. Di colui che, tramite la ben diffusa rete delle Fondazioni della Società Aperta in molte parti del mondo, riesce ad influenzare non solo le “scelte politiche” in singoli piccoli Paesi in Asia, Africa ed altrove. Ci sono delle denunce pubbliche fatte da persone ben informate, alle quali il diretto accusato non ha mai fatto causa, che lui e/o chi per lui, addirittura, riescono a influenzare e condizionare anche alcune decisioni delle più importanti istituzioni internazionali, Organizzazione delle Nazioni Unite e dell’Unione europea comprese. Così come potrebbero anche influenzare le decisioni delle istituzioni governative di determinati Paesi evoluti occidentali.

    L’autore di queste righe ha informato a tempo debito il nostro lettore sulle strategie, le attività e le influenze occulte del sopracitato multimiliardario e speculatore di borsa statunitense. Alcuni anni fa, trattando le strategie scelte dal sopracitato multimiliardario, l’autore di queste righe scriveva: “…Si tratterebbe, in sostanza, di una strategia per sostenere alcuni “movimenti”, nella maggior parte di sinistra, o che dalle ideologie della sinistra ne traggono vantaggio, per poi facilitare il controllo del potere politico in diversi Paesi del mondo. Tale strategia prevede anche la selezione e il supporto di determinate persone, per farle, in seguito, avere ruoli di primo piano nella vita politica attiva dei rispettivi Paesi” (E se tutto fosse vero?; 16 aprile 2018).

    Non a caso in alcuni Paesi ormai l’influenza decisionale del sopracitato noto multimiliardario e speculatore di borsa statunitense e/o di chi per lui è una realtà. Ma purtroppo è altrettanto una realtà che in quei Paesi sono stati, altresì, stabiliti e consolidati dei regimi totalitari. Simili casi si verificano non solo in Africa ed Asia, ma anche nei Balcani occidentali in Europa. Anche di questo il nostro lettore è stato spesso informato, fatti alla mano, con tutta la dovuta e richiesta oggettività. E in tutti quei Paesi sono attivi dei modelli sui generis di quello che negli Stati Uniti d’America, ma non solo, è noto come il Deep State, ossia lo Stato profondo.

    Chi scrive queste righe, riferendosi alle realtà rese pubbliche in questi ultimi decenni, è convinto che ci sono diversi poteri nascosti ma attivi a livello internazionale. Poteri che finanziano le loro strategie occulte e pericolose in molte parti del mondo per appoggiare dei regimi totalitari. Perciò è sempre valido quanto scriveva George Orwell alcuni decenni fa. Si, la resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall’esterno o dall’interno, è questione di vita o di morte.

  • Sorpresa! La Cia spiava anche i Paesi alleati degli Usa

    Stupirsene sarebbe francamente ingenuo, ma adesso un’inchiesta del Washington Post, dell’emittente tedesca Zdf e della svizzera Srf attestano che il fatto che la Cia spiasse anche i suoi alleati è qualcosa di più della sensazione di chi sa come gira il mondo.

    Per mezzo secolo l’intelligence americana, in un’operazione congiunta avviata con gli 007 dell’allora Germania Occidentale, ha captato le informazioni top secret di mezzo mondo. In codice si chiamava ‘Operazione Thesaurus’ e in seguito ‘Operazione Rubicon’.

    Almeno 120 i Paesi a loro insaputa sotto osservazione, tra governi rivali dell’Occidente e governi alleati, compresi l’Italia e il Vaticano. Si tratta di tutti quegli Stati che dall’inizio della Guerra Fredda fino all’inizio degli anni 2000 godevano dei servizi della società svizzera Crypto Ag, leader mondiale nelle comunicazioni criptate ma segretamente controllata dalle ‘barbe finte’ americane e tedesche. In pratica la Crypto AG forniva a tantissimi Stati a suon di milioni di dollari le macchine per criptare i messaggi e i cablo diplomatici che poi però venivano consegnati alla Cia e alla centrale di intelligence tedesca Bnd, i cui uomini venivano messi in grado di decifrare i codici e dunque di decodificare anche le comunicazioni più riservate e segrete.

    Nella rete sono finiti Stati ostili agli Usa come l’Iran, l’Iraq, la Libia, oppure gli avversari sul fronte nucleare come Pakistan e India, e ancora alleati di ferro come Arabia Saudita, Giordania e Corea del Sud. Nel corso degli anni si sono avvalse dei servizi della Crypto AG anche molte delle ex giunte militari dell’America Latina. La lista dei clienti della società svizzera comprendeva, almeno fino agli anni ’80, pure diversi Paesi della Nato oltre all’Italia, come Spagna, Grecia e Turchia. L’elenco non comprende invece le due potenze che hanno rappresentato i più temibili avversari dell’Occidente negli ultimi decenni: Russia e Cina.

    I sospetti sul doppio gioco della Crypto AG cominciarono a circolare molti anni fa, ma la difficoltà è stata sempre quella di trovare delle prove concrete. Tanti però gli Stati (compresa l’Italia) che nel tempo hanno disdetto i contratti con la società elvetica che ha il suo quartier generale nella città di Zugo. L’inchiesta di Washington Post, Zdf e Sfr ha portato a individuare gli ex 007 che hanno coordinato il programma di spionaggio attraverso la Crypto AG e i manager del gruppo incaricati di attuare quel programma.

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