Studenti

  • L’Università di Sassari fonda la Scuola superiore di Sardegna ed eroga borse di studio agli studenti più meritevoli

    Borse di studio da sei mila euro. Prova di ammissione il 25 settembre: quattro posti per Scienze mediche veterinarie.
    Nasce la ‘Scuola Superiore di Sardegna’, volta a favorire una formazione di qualità priva di costi grazie alle borse di studio che saranno erogate agli studenti e alle studentesse più meritevoli. Sono incluse le lauree triennali, magistrali, magistrali a ciclo unico e i dottorati di ricerca.
    L’iniziativa è dell’Università degli studi di Sassari ed è stata presentata ieri (15 luglio n.d.r.) in conferenza stampa dal Rettore Massimo Carpinelli.
    Sarà un percorso formativo interdisciplinare, volto a favorire una formazione di qualità priva di costi grazie alle borse di studio e altri incentivi che saranno erogate agli studenti e alle studentesse più meritevoli. Il percorso affiancherà materie extra-curriculari al proprio normale percorso di studio.
    La ‘Scuola Superiore di Sardegna’ si articolerà su due livelli: uno è destinato alla frequenza dei corsi di laurea triennali e magistrali a ciclo unico, l’altro livello include coloro che hanno i requisiti per frequentare un corso di Dottorato di ricerca o un corso di laurea magistrale biennale.
    a “Scuola superiore di Sardegna”,
    Le iscrizioni al bando di concorso saranno aperte dal 20 luglio al 13 settembre. La prova di ammissione si terrà il 25 settembre.  In tutto sono disponibili 25 posti, che saranno ripartiti in 6 posti nelle discipline Umanistiche, 11 posti per Scienze, 4 per Scienze sociali e 4 per Scienze mediche veterinarie. Tutti i dettagli saranno illustrati nel bando che sarà pubblicato sul sito dell’Università di Sassari.
    Gli allievi e le allieve che supereranno il test selettivo avranno accesso a una borsa di studio di seimila euro annui che copre costi di vitto e alloggio e altre spese, e sono esonerati dal pagamento delle tasse universitarie. Sono previste anche selezioni in itinere.

    Fonte: @nmvioggi.it

  • Gli alunni delle superiori non sanno l’italiano, sopratutto al Sud

    Il Rapporto sulle prove Invalsi del 2019 presentate alla Camera attesta che gli allievi dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado che raggiungono risultati molto bassi in Italiano sono circa il 13% del totale, ma oltre il 20% in Campania, Basilicata e Sicilia, per arrivare al 25% in Calabria. I dati dicono inoltre che in alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) c’è un maggior numero di allievi con livelli di risultati molto bassi, soprattutto in Matematica e Inglese.

    Mentre i bambini delle elementari hanno buoni risultati a scuola in italiano, molto simili in tutto il Paese, per matematica si riscontrano valori più bassi della media nazionale in alcune regioni del Mezzogiorno (Campania e Sardegna), una tendenza che diviene più evidente nei gradi scolastici successivi. Nelle classi V della scuola primaria aumentano le differenze dei risultati medi con una polarizzazione degli esiti tra le regioni centro-settentrionali e quelle del Mezzogiorno. In alcune regioni del Sud, in particolare Campania, Calabria, Sicilia, l’Istituto osserva un numero elevato di allievi con livelli di risultati molto bassi, soprattutto in matematica.

    Sono buoni i risultati d’inglese degli allievi della scuola primaria italiana e rispetto allo scorso anno si registra un miglioramento nelle prove di ascolto. L’88,3% degli allievi della V elementare raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura (reading) e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto (listening). Al Nord e al Centro gli allievi che raggiungono il livello A1 di reading sono circa il 90%, mentre al Sud circa l’85%. Per il listening, invece, gli allievi che si collocano al livello A1 sono circa l’87% al Nord e al Centro, mentre circa il 78% al Sud. Rispetto al 2018 l’Invalsi riscontra un apprezzabile miglioramento soprattutto nella prova di ascolto (listening) della V primaria, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Secondo l’Istituto l’introduzione delle prove d’Inglese al termine del ciclo primario ha favorito una maggiore attenzione verso l’ascolto (listening) rispetto a quanto avveniva nel passato.

    I dati del Rapporto Invalsi evidenziano “innegabili motivi di preoccupazione” ha detto il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “L’Invalsi è uno strumento che consente di avere una foto articolata e dettagliata del nostro lavoro, consente di analizzare eccellenze e criticità del sistema per realizzare azioni puntuali ed efficaci. Come ministero – ha proseguito Bussetti – siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

  • Per più di 5 milioni di giovani europei Erasmus+ è stata un’esperienza decisiva

    Il progetto Erasmus+, promosso dall’Unione Europea e attivo ormai da più di trent’anni, è sicuramente quello più vincente tra i tanti proposti nel corso degli anni. Dalla sua entrata in vigore nel 1987, infatti, il numero degli studenti universitari che vi hanno partecipato è aumentato sempre più e ad alcuni di essi ha cambiato e sta cambiando la vita. Secondo uno studio condotto dalla Commissione europea e che ha coinvolto 77.000 studenti e più di 500 organizzazioni, più di 5 milioni di giovani europei non solo traggono benefici immediati dall’esperienza di studio all’estero, ma riscontrano esiti positivi anche nella loro futura carriera universitaria e lavorativa, dimostrando come questo progetto agevoli i giovani nelle loro future carriere lavorative e li prepari ad affrontare le sfide della nuova era digitale, sfide particolarmente acute per la società moderna.

    Questa indagine ha provato che gli studenti che prendono parte a questa avventura hanno idee più chiare sul loro futuro quando tornano dall’estero, riuscendo anche a riprogettare i loro studi e le loro ambizioni in modo da raggiungere più facilmente l’obiettivo fissato. Inoltre questa esperienza permette loro di trovare un impiego molto più facilmente: l’80% di questi studenti è stato assunto tre mesi dopo la laurea e il 72% ha avuto il primo lavoro proprio grazie al soggiorno all’estero. Oltre a ciò, le abilità conseguite durante l’Erasmus+ hanno aiutato questi ragazzi nella loro quotidiana vita lavorativa, permettendo loro anche una carriera brillante. Il 90% degli studenti coinvolti sostiene che il viaggio ha permesso loro di sapersi confrontare e lavorare con culture diverse, acquisendo anche una maggiore consapevolezza di un’identità europea.

    In generale, Erasmus+ è un arricchimento enorme non solo dal punto di vista culturale, ma anche lavorativo in quanto è una presenza preziosa nel proprio curriculum e facilita enormemente l’ingresso nel mondo lavorativo. Erasmus+ ha inoltre sostenuto progetti di cooperazione imprenditoriale, favorendo la creazione di spin-offs e start-ups.

  • La Banca di Piacenza indice il Premio Battaglia per gli studenti universitari

    La Banca di Piacenza, per onorare la memoria dell’avv. FRANCESCO BATTAGLIA, già tra i fondatori e presidente della Banca, ha istituito – al fine di approfondire e valorizzare gli studi svolti localmente – un premio annuale di € 3.000.
    Il Premio verrà assegnato il 6 settembre 2019, trentatreesimo anniversario della scomparsa dell’avv. Francesco Battaglia, ad uno studente universitario che per la profondità e l’acutezza del suo lavoro di ricerca originale, compiuta al fine della partecipazione al Premio, abbia portato un valido contributo all’illustrazione e/o all’approfondimento del seguente argomento:
    “Salita al Pordenone, un evento promosso dalla banca locale che non ha goduto di contributi né pubblici né della comunità”.
    Possono partecipare al concorso tutti gli studenti iscritti presso una delle sedi universitarie dell’Emilia Romagna, della Liguria o della Lombardia che, entro giovedì 31 maggio 2019, faranno pervenire con plico raccomandato o consegneranno personalmente il proprio elaborato sull’argomento come sopra stabilito alla Banca di Piacenza – Ufficio Segreteria – Via Mazzini n. 20 – 29121 Piacenza – Telefono 0523.542.152 – 542.251.
    Il Premio potrà essere assegnato o meno a giudizio inappellabile del Consiglio di Amministrazione della Banca.
    Ai concorrenti che, pur non risultando assegnatari del Premio “F. Battaglia”, si siano distinti – a parere insindacabile del Consiglio di Amministrazione – per la qualità e l’impegno del loro elaborato, verrà riconosciuto un premio di partecipazione a titolo di rimborso delle spese sostenute per documentarsi in materia.
    Sia l’assegnatario del Premio “F. Battaglia” che i beneficiari dei premi di partecipazione riceveranno comunicazione scritta del riconoscimento dei premi conseguiti. Gli elaborati premiati resteranno di proprietà della Banca di Piacenza, cui è riconosciuto il diritto da parte degli assegnatari – col fatto stesso di partecipare al concorso – dell’esclusivo utilizzo degli stessi.

  • Miseri, ipocriti, ma pericolosi usurpatori del…

    I popoli ben governati e contenti non insorgono. Le insurrezioni, le rivoluzioni
    sono la risorsa degli oppressi e degli schiavi. E chi le fa nascere sono i tiranni.

    Giuseppe Garibaldi

    La protesta degli studenti a Tirana, cominciata il 5 dicembre scorso, continua. Continuano anche i tentativi di farla fallire tramite infiltrati, intimidazioni varie da parte del sistema e altri. Gli studenti sembrano determinati a portare avanti la loro causa, senza farsi condizionare da niente e da nessuno. Nonostante alcuni alti e bassi, comprensibili per una simile rivolta che non ha dirigenti ma consigli degli studenti di ogni facoltà che decidono ogni volta che serve e poi si coordinano tra di loro (Patto Sociale n.336, della scorsa settimana). All’inizio hanno protestato davanti al Ministero dell’Istruzione. In seguito, da giovedì 13 dicembre, la protesta è stata trasferita di fronte all’edificio del Consiglio dei Ministri. La ragione è semplice ma molto significativa. Lo hanno spiegato chiaramente gli stessi studenti. Visto che non c’è stata nessuna reazione concreta da parte del ministro dell’Istruzione, e visto che le richieste riguardano delle decisioni che dovrà prendere il Consiglio dei Ministri, allora anche la protesta ha cambiato luogo. Nel frattempo, durante la scorsa settimana, sono state svolte anche altre proteste dei cittadini, in diverse città dell’Albania. Hanno protestato contro l’arroganza del governo, contro il rincaro del costo della vita e per altre ragioni socio-economiche.

    Tornando alla sacrosanta protesta degli studenti, per il momento una cosa si può dire con certezza. E cioè che la protesta ha turbato non poco il sistema. Per la prima volta da molto tempo, gli studenti hanno pronunciato chiaramente delle vere verità, con delle parole semplici ma sentite, denunciando il sistema. Tutto il sistema. Il che significa non soltanto quello trasversale politico, ma anche gli oligarchi a servizio della politica, che traggono vantaggi enormi da essa, condividendo i profitti. Quel sistema che comprende, come parte integrante, anche la criminalità organizzata, che convive con il potere politico in Albania.

    Gli studenti denunciano e accusano tutto il sistema politico attuale. E hanno pienamente ragione. Nonostante non riescano a distinguere bene la differenza concettuale tra la “politica”, il “sistema politico” e i “partiti”, essi comunque hanno articolato delle verità, che non possono e non devono sfuggire all’attenzione pubblica. Hanno additato i partiti politici e i loro rappresentanti, a tutti i livelli, come i veri autori e responsabili della grave realtà quotidiana, della pessima situazione in cui si trova il sistema dell’istruzione pubblica, della povertà diffusa, della perdita della fiducia e delle speranze, che spingono gli albanesi ad abbandonare il paese, sempre più numerosi. Da un sondaggio Gallup, pubblicato recentemente, risulta che gli albanesi sono i quarti al mondo per il numero dei cittadini che vogliono lasciare il paese. Dietro soltanto alla Sierra Leone, alla Liberia e ad Haiti! E la maggior parte sono giovani, quelli che vogliono lasciare il paese. Da circa 2.87 milioni di abitanti attualmente residenti, oltre 1.7 milioni di essi vogliono lasciare l’Albania. Un dato, di per se, molto allarmante. Ma anche questo fatto grave hanno tentato di lasciarlo nel dimenticatoio. Come sempre.

    Grazie alla protesta degli studenti, queste verità si stanno articolando chiaramente e quelle verità accusano. Accusano i partiti politici in Albania, che sono diventati dei clan e raggruppamenti occulti clientelistici. Senza risparmiare nessun partito, quello del primo ministro, e quelli dell’opposizione. Accusano i massimi rappresentanti del sistema dell’istruzione, rettori e decani delle università compresi. Gli studenti sono convinti che, a loro volta e dopo la classe politica, quei rappresentanti “castrati” sono tra i principali responsabili della pietosa e grave situazione in cui versa il sistema dell’istruzione in Albania. Proprio loro che, con i loro “affarucci” milionari, i loro nepotismi, i loro plagi nelle pubblicazioni e i loro dubbiosi titoli accademici, nonché con il loro vergognoso silenzio di fronte alle intimidazioni della politica, hanno chiuso gli occhi e hanno consentito che tutto ciò accadesse. Lo hanno dimostrato anche alcuni giorni fa. L’ultimo atto di umiliazione e di offesa è stato consumato la scorsa settimana, quando il primo ministro li ha riuniti tutti, in pieno svolgimento della protesta degli studenti, e ha scaricato sulle loro spalle tutte le accuse degli studenti. Così facendo ha tentato di fare, per l’ennesima volta, l’unica cosa che lui sa fare: scaricare le colpe sue sugli altri. E purtroppo ci è riuscito. Nessuno degli “illustri” rappresentanti del mondo accademico ha detto una parola. Una sola parola, nonostante le accuse, le offese e le umiliazioni subite fossero pesanti. Vergogna loro!

    Nel frattempo, il primo ministro continua, disperato, con la sua strategia: quella di soffocare con tutti i mezzi, la protesta degli studenti. Lui sta cercando in tutti i modi di minimizzare l’importanza di questa protesta. All’inizio ha usato gli “infiltrati” da lui controllati, per deviare e annientare la protesta. E non ci è riuscito. Poi ha tentato gli ”show” televisivi, facendo lui il “tuttofare” di fronte a delle platee riempite da attivisti dell’organizzazione della gioventù del suo partito. Attivisti che sono stati subito riconosciuti e smascherati nelle reti sociali. Poi ha riunito e offeso i massimi dirigenti delle università. Ma non si sente tranquillo ed ha ragione. Gli studenti sono determinati nella loro causa, e non si lasciano impressionare e neanche impaurire dalle diaboliche manovre del primo ministro, degli infiltrati e della propaganda governativa. Adesso lui chiede di “dialogare” con gli studenti. L’ennesimo tentativo d’inganno, semplicemente per guadagnare tempo e sperare in qualche “svolta”. Ma gli studenti sono determinati; nessun dialogo per le loro richieste. E le richieste sono chiare e facilmente realizzabili. Lo ha confermato, stranamente, anche il primo ministro, come parte delle sue manovre per “addolcire” la situazione. Mentre gli studenti sono consapevoli che anche questo “invito amichevole” è l’inganno di turno. Ed hanno pienamente ragione. Lo testimoniano anche tante innumerevoli esperienze precedenti. Ormai essi, come tanti altri, sono convinti che la strategia dell’inganno del primo ministro fa acqua da tutte le parti. Tutti ormai sanno che, dal 2013 in poi, lui ha cercato di sostituire con la sua “realtà virtuale”, la vera e vissuta realtà albanese. Ormai è tempo di dire basta!

    Oggi, 17 dicembre, un’altra massiccia protesta si sta svolgendo davanti all’ufficio del primo ministro. Protesta che vede insieme studenti e tanti cittadini della capitale. La protesta è tuttora in corso e ha smentito pienamente quanto la propaganda governativa ha cercato di inculcare nelle teste dei cittadini fino a ieri sera. E cioè che la protesta si stava sgretolando.

    Chi scrive queste righe è convinto che nessuno, chiunque esso sia stato e in nessun periodo, non è riuscito a opprimere e schiavizzare un popolo. Non lo hanno fatto neanche i tiranni, dalla notte dei tempi ad oggi. Non lo possono fare, perciò, neanche alcuni miseri, ipocriti, ma pericolosi usurpatori del sistema socio-politico in Albania. Di tutti i colori e casacche essi siano.

  • Lo spray urticante? In vendita a chi abbia 16 anni

    Una confezione da 20 ml di spray al peperoncino costa dai 10 ai 30 euro e uno studente su 2 (il 48% per l’esattezza) l’ha utilizzata, secondo un sondaggio di Skuola.net tra 6500 alunni. Ideata come strumento di difesa da aggressioni,  la bomboletta di spray urticante è in vendita dal 2009 solo per chi abbia almeno 16 anni e una volta utilizzata, a una distanza fino a 3 metri,  provoca bruciore, tosse e lacrime per una ventina di minuti (per contrastar negli effetti si può applicare ghiaccio sulle parti colpite e irritate). La tragedia del locale di Ancona ha sollevato dubbi sull’età a cui la si può acquistare e sull’opportunità di restringere i canali di vendita, a tutt’oggi le bombolette possono essere comprate in armeria, farmacia e al supermercato e si trovano facilmente sul web.

  • Sacrosante proteste degli studenti

    Nessun uomo è al di sopra della legge, e nessuno è al di sotto di essa.

    Theodore Roosevelt

    Si continua a protestare in Francia. Anche lo scorso sabato, il quarto in seguito, a Parigi sono scesi in piazza i cosiddetti “gilet gialli”. Dalla metà del novembre scorso, in varie città della Francia si protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante, l’aumento delle tasse e del costo elevato della vita. Si protesta contro le politiche del presidente Emmanuel Macron, il quale viene considerato come il colpevole principale di tutto ciò. Per il quarto sabato consecutivo a Parigi, e soprattutto nell’area tra Les Champs-Elysees, la Tour Eiffel, la Place de la Concorde e il museo del Louvre sono stati ripetuti gli scontri violenti, con decine di feriti e centinaia di fermati. Purtroppo, anche lo scorso sabato, i famigerati e gli immancabili black block, attivisti dell’estrema sinistra, infiltrati tra i “gilet gialli”, hanno assaltato i negozi, hanno dato alle fiamme le auto e hanno assalito duramente le massicce forze dell’ordine. Da sottolineare, ovviamente, che questi atti vandalici non hanno a che fare con le proteste dei “gilet gialli” e perciò non possono compromettere e infangare le loro giuste cause.

    Giovedì 6 Dicembre 2018, un’altra massiccia protesta ha scosso la Francia. Gli studenti dei licei di tutto il paese sono scesi in piazza per protestare contro la riforma dell’esame di maturità e del sistema di selezione per l’ingresso all’università. Non sono mancati gli scontri tra gli studenti e le forze dell’ordine, con decine di arresti e molti feriti. Purtroppo, sono stati evidenziati atti ingiustificati e ingiustificabili da parte della polizia. Scene immortalate da fotografie e video, che mostrano alcune decine di studenti liceali fermati, messi in ginocchio e con le mani in testa, in riga o di fronte a un muro, sorvegliati a vista dagli agenti di polizia in assetto antisommossa. Sono degli atti che hanno messo la polizia francese sotto accusa. La reazione pubblica è stata immediata e forte. Anche quella istituzionale. Tutto ciò accadeva tra i licei Saint-Exupery e Jean-Rostand, a Mantes-la-Jolie, nel nord di Parigi, dopo gli scontri tra le forze dell’ordine e gli studenti. Sono state delle immagini che hanno ricordato all’opinione pubblica, non solo in Francia, altri tempi e altri regimi.

    Dicembre di proteste questo del 2018. Così è cominciato questo mese anche in Albania. Da mercoledì scorso, 5 dicembre, a Tirana gli studenti sono scesi in piazza. E non solo a Tirana, ma anche in altre città, gli studenti protestano contro i costi alti e spesso proibitivi che devono affrontare, sia per l’iscrizione, che per gli esami non superati e/o rimandati e per tante altre pratiche burocratiche. Sono dei costi che, visto il continuo impoverimento della popolazione, diventano insopportabili per le famiglie albanesi. Da sottolineare che ci si riferisce alle università pubbliche.

    Tutta questa situazione è stata creata dopo l’approvazione da parte del Parlamento, nel luglio 2015, della legge dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica. Legge approvata anche con i voti trasversali di una parte dell’attuale opposizione parlamentare. Si tratta di una legge proposta allora dal governo e considerata da molti come una legge sbagliata, ingiusta e clientelistica. Una legge che, fatti alla mano, è stata ideata e portata avanti da lobby vicine ad alcuni proprietari di università private in Albania. Grazie a quella legge hanno beneficiato e continuano a farlo proprio le università private, le quali hanno aumentato le iscrizioni. Ma comunque, e per lo meno, le università private hanno arginato il calo delle iscrizioni, dovuto alle tariffe spesso proibitive per una popolazione sempre più povera.

    Le vere ragioni delle proteste di questi giorni degli studenti delle università pubbliche, dimostrano e mettono in rilievo, tra l’altro, anche l’ingiustizia sociale, causata dalla sopracitata legge. E, allo stesso tempo, dimostrano e mettono in rilievo anche il fallimento totale di una delle riforme volute e portate avanti con tanto clamore dalla propaganda governativa. Quella dell’istruzione. Che poi rappresenta soltanto uno dei tanti, di tutti i fallimenti di altrettante riforme attuate in Albania dal 2013 in poi, e sbandierate come successo dal primo ministro e i suoi.

    Tornando alla protesta degli studenti di questi ultimi giorni, tuttora in pieno svolgimento, non si può non ricordare la protesta dell’8 dicembre 1990. Si tratta della protesta per eccellenza, della protesta che ha messo in ginocchio la dittatura comunista in Albania. L’8 dicembre 1990 rappresenta il giorno che diede inizio alla caduta del più sanguinoso e intollerante regime comunista in Europa. E anche quella protesta cominciò con delle richieste “economiche”, per poi passare a delle richieste politiche, come la richiesta non negoziabile del pluralismo politico e del pluripartitismo.

    Adesso, come 28 anni fa, l’inizio di dicembre è arrivato con proteste massicce degli studenti. E adesso, come 28 anni fa, tra le tante frasi che articolano chiaramente e gridano ad alta voce gli studenti, oltre a quelle economiche e di denuncia, è “Vogliamo l’Albania come tutta l’Europa!”. Perciò, anche adesso, come 28 anni fa, la protesta degli studenti è, in principio, una protesta contro il sistema.

    Quanto sta succedendo in questi ultimi giorni a Tirana, ma soprattutto quanto potrebbe eventualmente accadere nel prossimo futuro, ha messo in grande difficoltà il primo ministro. Lui e i suoi stanno cercando a tutti i costi, di soffocare e di isolare la sacrosanta protesta degli studenti. Dal secondo giorno delle proteste, gli “strateghi” del primo ministro hanno messo in moto delle strategie per compromettere e/o manipolare la protesta degli studenti. Oltre all’insidiosa propaganda mediatica, un gruppo di studenti infiltrati sta cercando di “monopolizzare” la protesta. Infiltrati che, ad onor del vero, sono riusciti, fino a sabato scorso, a “isolare” la protesta, proclamando la protesta come “non politica”. Mentre tutto in questa protesta è politica. E questo è un fatto ovvio, lo testimonia chiaramente il concetto stesso della politica, dalle sue origini. Finalmente quel gruppo è stato smascherato e a tutti ormai è chiaro che essi non sono che degli attivisti di un’associazione ultra marxista (Sic!). Tutto ciò ha messo ulteriormente in grosse difficoltà il primo ministro. Difficoltà che non riesce più a controllare e neanche a nascondere. E non si sa cosa accadrà nei prossimi giorni. Perché la protesta degli studenti continua sempre con più vigore e con l’aumentato sostegno anche dei cittadini. Perciò in qualsiasi momento si potrebbero registrare sviluppi importanti. Nel frattempo, i media internazionali stanno seguendo con attenzione questa protesta.

    Chi scrive queste righe da tempo sta evidenziando la diabolica strategia che mira al soffocamento e all’indebolimento del sistema dell’istruzione pubblica. Egli è convinto che com’è il sistema dell’istruzione oggi, così sarà la società domani. Essendo altresì convinto che quando l’ingiustizia e l’arroganza governativa diventano legge, allora la rivolta popolare, massiccia e determinata, diventa un obbligo morale e civico. Perché, come scriveva Theodore Roosevelt, nessun uomo è al di sopra della legge, e nessuno è al di sotto di esso.

  • Aperte le iscrizioni per il Progetto A Scuola di OpenCoesione

    E’ stata pubblicata la circolare MIUR per partecipare al progetto A Scuola di OpenCoesione (ASOC), il percorso innovativo di didattica interdisciplinare su open data, data journalism e politiche di coesione nelle scuole secondarie superiori.  Come per lo scorso anno, il bando è aperto a 200 scuole secondarie superiori di ogni indirizzo, che verranno selezionate per cimentarsi in attività di ricerca e monitoraggio civico sui territori a partire dai dati sui progetti finanziati con le risorse delle politiche di coesione.
    Il premio in palio per la migliore ricerca è un viaggio di istruzione a Bruxelles presso le istituzioni europee, finanziato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, da svolgersi orientativamente alla fine di maggio – inizio giungo 2019.  Grazie anche ad uno specifico accordo con gli Uffici del Senato della Repubblica, per una delle classi partecipanti al percorso ASOC è prevista la partecipazione a un evento premio – visita guidata con possibilità di assistere a una seduta dell’Assemblea nella sede istituzionale del Senato della Repubblica a Roma – oltre a un approfondimento sull’utilizzo dello strumento regolamentare dell’indagine conoscitiva.
    Dalla scorsa edizione è possibile integrare i contenuti di ASOC nei percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro e nella predisposizione di progetti per la partecipazione ai bandi del PON 2014-2020 “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento”.
    I docenti e le classi possono essere affiancati nel loro percorso didattico dai Centri di informazione Europe Direct e dalle Organizzazioni “Amiche di ASOC”.  Ulteriori informazioni sulle attività previste per l’edizione 2018-2019 di ASOC sono disponibili nella documentazione allegata al bando: Vademecum di progetto e Fac-simile formulario candidatura. Sono inoltre disponibili l’e-book e i video della scorsa edizione di ASOC 2017-2018.
    Per partecipare alla selezione di ASOC 18/19 è necessario accedere alla piattaforma di candidatura online dall’apposita sezione predisposta nella homepage del sito web www.ascuoladiopencoesione.it, e seguire la procedura online per la compilazione e l’invio della candidatura. La selezione sarà volta a garantire un’adeguata distribuzione territoriale delle scuole partecipanti, tenendo conto dell’intensità finanziaria delle politiche di coesione sul territorio di riferimento.
    La scadenza per le candidature è venerdì 19 ottobre 2018 entro le ore 12.00.
    Le scuole lombarde che intendono candidarsi e desiderano essere supportate dal centro Europe Direct Lombardia nel loro percorso sono inviate a contattare il centro ED Lombardia scrivendo a: europedirect@regione.lombardia.it.

  • 36 borse da 5000 dollari per studenti in veterinaria

    C’è tempo fino al 30 ottobre per concorrere alle 36 borse di studio per altrettanti studenti europei a Veterinaria.  I sussidi sono previsti dal programma ‘2018 Veterinary Student Scholarship’, promosso da MSD Animal Health e FVE. Beneficiari: gli studenti in medicina veterinaria delle facoltà di tutta Europa, iscritti al secondo e terzo anno.
    Saranno bandite 36 borse di studio da 5 mila dollari. MSD e la FVE incoraggiano tutti gli studenti meritevoli a candidarsi. La scadenza per la presentazione delle domande è il 30 ottobre 2018. Le selezioni si concluderanno in dicembre. I vincitori saranno contattati a gennaio del 2019, a febbraio l’erogazione delle borse.   Tutti i dettagli nel regolamento scaricabile dal seguente link: https://www.eaeve.org/fileadmin/downloads/news/066_merck_fve_scholarship___announcement_2018_final.pdf

    Fonte: AnviOggi del 30 settembre 2018

  • Grazie alle storie di startup e auto-imprenditorialità dei suoi alunni un docente italiano cattura l’attenzione internazionale agli ‘Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards’

    Giovedì 20 e venerdì 21 settembre si è svolta ad Aveiro, in Portogallo, la fase conclusiva degli “Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards”, il premio internazionale per l’eccellenza didattica in termini di innovazione e imprenditorialità. Fra i dodici finalisti, anche Daniele Manni, unico italiano e unico docente non universitario. Manni insegna infatti informatica da circa 30 anni presso l’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce che, pur non avendo vinto gli Awards ha portato a casa un risultato di tutto rispetto:  gli è stato conferito una menzione speciale con Attestato di Merito per l’impegno profuso nel guidare i propri studenti nell’ideazione e conduzione di piccole startup innovative, con particolare riferimento alla startup “Mabasta”, l’impresa sociale ideata dai suoi ragazzi nel 2016 che lotta dal basso contro bullismo e cyberbullismo e che è divenuta in pochissimo tempo un punto di riferimento per le scuole italiane.

    Daniele Manni inoltre è risultato vincitore in ex aequo con l’irlandese Paul Flynn, nella competizione parallela che vedeva in gara 22 poster di altrettanti relatori provenienti da tutto il mondo presso la 13a edizione della “ECIE – European Conference on Innovation and Entrepreneurship”. Il poster italiano ha meritato il 1° posto per l’originalità dei contenuti e per la semplicità e chiarezza espositiva.

    Anziché raccontare, come era previsto dal programma, i miei ultimi 15 anni di esperienza a scuola nell’insegnamento e guida nella creazione di micro imprese, ho preferito presentare alcune delle storie di startup dei nostri studenti, con l’inserimento di brevi video in cui i ragazzi stessi raccontano le loro idee d’impresa. Ho visto la commissione interessata e divertita, quasi quanto si sono divertiti i ragazzi a realizzarli, in inglese”, ha commentato Manni. “Gli studenti della 4A hanno parlato del loro movimento Mabasta, Daniele Chirico ha illustrato l’idea di promozione territoriale con l’hashtag #InBeautyWeTrust, Michael Candido ha introdotto la geniale modalità di vendita dell’olio extravergine Nectarea e, infine, Giulio Raganato e Francesco Tortorelli (appena 14enni) hanno scherzosamente raccontato della loro nuova startup “xCorsi”. In definitiva – continua il prof. Manni –  ho sottoposto alla commissione una domanda iniziale, ossia se valesse la pena insegnare imprenditorialità a studenti di età inferiore a quella ‘normale’ (in tutto il mondo è pratica comune per universitari e neo laureati) e, attraverso esempi e casi reali, giungere poi ad una decisa e motivata risposta affermativa, sia relativamente a studenti col business nel Dna che, soprattutto, a tutti gli altri (che rappresentano la stragrande maggioranza), in quanto escono dal percorso formativo con più fiducia in sé e nelle proprie capacità, più resilienti e con un più spiccato ottimismo nel futuro”.

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