talebani

  • Taliban in Kabul for prisoner exchange

    A three-member Taliban team has arrived in Kabul to begin a prisoner exchange process, agreed in the US-Taliban peace deal signed last month.

    The move is likely to kick-start talks between the group and negotiators named by the Afghan government to end the 18-year war. The US-Taliban deal also sets out an exchange of 6,000 prisoners held by the Afghan government and the group.

    “Our three-member technical team will help the process of prisoners’ release by identification of the prisoners, and their transportation”, a Taliban spokesman told the media on Tuesday, and added: “In this regard, they will do a kind of deal with the opposite side. Their practical work would start in coming days “.

    The Taliban had previously refused to speak to the Afghan government directly. The country’s president Ashraf Ghani has been locked in a feud with his main political rival Abdullah Abdullah. Ghani last week announced his 21-member team to negotiate peace with the Taliban, but Abdullah rejected it.

    The talks finally received a boost when the team was endorsed by Abdullah. “The formation of an inclusive negotiation team is an important step towards facilitating intra-Afghan negotiations”, Abdullah tweeted.

    US Secretary of State Mike Pompeo called the developments “good news”: “We’ve seen a team identified. Looks like it’s pretty inclusive, pretty broad. We’re happy about that”, Pompeo said.

  • Accordo USA-talebani: valeva la pena tutto quello che è accaduto?

    19 anni fa, dopo i tragici attentati negli Stati Uniti, iniziò la lunga odissea in Afghanistan, la guerra voluta dagli Stati Uniti nella quale sono stati coinvolti soldati di molte nazioni tra le quali l’Italia. Gli attentati dell’11 settembre seguivano l’omicidio, avvenuto a tradimento in Afghanistan, del comandante Massoud il 9 settembre per mano di terroristi islamici provenienti dal Belgio. Massoud era stato pochi mesi prima in Europa per incontrare governi e forze politiche nella speranza di trovare aiuto per sconfiggere i talebani del mullah Omar, alleati con Osama Bid Laden, che si stavano impadronendo del paese. Al Qaeda si era già insediata in Somalia ed il progetto era di espandere la jihad nel mondo ed il regime del terrore con attentati sanguinari  Nel suo viaggio in Europa l’eroe afgano, che aveva combattuto vittorioso contro il potente esercito russo, aveva cercato ascolto anche al Parlamento europeo, ma i governi occidentali non gli fornirono le armi che gli servivano per sconfiggere i talebani e Osama Bin Laden e rimasero inascoltati i suoi avvertimenti su imminenti attacchi terroristici nel mondo. Da allora la guerra del terrore si è estesa in tutto il mondo con innumerevoli attentati che hanno segnato la vita di quasi tutte le nazioni e massacrato migliaia di innocenti mentre agli orrori di Al Qaeda si sono aggiunti quelli dell’Isis, ancor oggi non completamente sconfitto.

    Ora, dopo 19 anni di conflitti, morti e stragi in Afghanistan i talebani, che ancora si rifiutano di riconoscere il governo frutto di un minimo di democrazia elettorale e continuano a rendere impossibile una vita normale a chi, uomini, bambini e in special modo donne, vorrebbe avere la libertà di studiare e di vivere serenamente, diventano interlocutori degli americani. Certo non c’è più il mullah Omar e Bin Laden è stato ucciso e sono morti migliaia di soldati e di civili e il presidente americano ha bisogno di presentarsi alle elezioni portando a casa dall’Afghanistan i soldati americani. Valeva la pena tutto quello che è accaduto? Non sarebbe bastato uccidere Bid Laden? Cosa ha significato continuare per 19 anni una guerra per fare un trattato proprio con i talebani? Dobbiamo aspettarci presto anche un accordo con gli al Shabaab somali?

    Che gli Stati Uniti abbiano ormai da tempo dimostrato di non essere in grado di vincere le guerre che iniziano sotto la spinta delle case produttrici di armi e dell’irrazionalità di chi governa è noto come è purtroppo noto che la loro reazione al terrorismo è spesso inefficace e non porta risultati positivi ed è altrettanto noto il caos che hanno generato nel mondo con gli interventi in Iraq e in Libia, con la complicità francese. Noi rimaniamo dell’idea che le guerre si fanno per difendere libertà e giustizia, per sopprimere i terroristi e per difendere i civili ma il dio denaro e l’orgoglio spropositato portano invece ad errori devastanti per tutti e si traducono in vere sconfitte come l’accordo siglato in questi giorni il cui prezzo sono state le morti inutili di chi ha combattuto In Afghanistan per un mondo diverso.

  • Accordo con gli Usa, i talebani aiutano Trump a ottenere un secondo mandato

    Donald Trump incassa un successo di politica estera prezioso per le elezioni presidenziali di novembre: la storica firma di un accordo di pace tra Stati Uniti e talebani getta le basi per riportare a casa le truppe Usa dall’Afghanistan e per mettere fine ad una guerra che dura da 19 anni, la più lunga della storia americana.

    Un’altra “promessa mantenuta”, può vantarsi il presidente, dopo i risultati finora incerti e in parte deludenti su altri fronti, dalla Corea del Nord all’Iran, dalla Siria al Medio Oriente. L’accordo è stato siglato in un hotel di Doha, sede dei negoziati da oltre un anno, dopo una settimana di “riduzione della violenza” concordata con Washington.

    Il segretario di Stato Mike Pompeo ha detto che l’intesa “crea le condizioni per  consentire agli afghani di determinare il loro futuro”, la comunità internazionale, dal segretario generale  dell’Onu Antonio Guterres alla Farnesina, dalla Nato alla Ue, plaude: “E’ un importante primo passo in avanti nel processo di pace, un’occasione da non perdere”, ha osservato l’Alto rappresentante Josep Borrell, auspicando “una soluzione politica che comprenda il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne”.

    Mentre si svolgeva la cerimonia a Doha, il capo del Pentagono Mark Esper era a Kabul per una dichiarazione comune col governo afghano in cui gli Usa ribadiscono il loro impegno a continuare a finanziare e sostenere l’esercito dell’Afghanistan. Il segretario alla difesa Usa ha anche ammonito che se i talebani non onoreranno i loro impegni “gli Stati Uniti non esiteranno ad annullare l’accordo”.

    Quella firmata dall’inviato americano per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e dal mullah Abdul Ghani Baradar, vicecapo dei talebani ed esponente dell’originario governo degli insorti, in effetti non è più che una sorta di roadmap soggetta a verifica. Gli Usa si impegnano a ritirare in 135 giorni circa 5000 dei 12mila soldati presenti e gli altri in 14 mesi, anche se resterà un contingente per combattere i gruppi terroristici. I talebani però dovranno rispettare i patti: dovranno rompere con tutte le organizzazioni terroristiche, a partire da quella Al-Qaeda che dopo l’11 settembre costrinse gli Usa ad invadere il Paese, e avviare dal 10 marzo negoziati con il governo afghano, finora escluso da ogni trattativa. L’obiettivo è quello di arrivare ad una tregua durevole e ad una intesa per la condivisione del potere. Ma non c’è alcun fermo impegno dei talebani a difendere i diritti civili e quelli delle donne, brutalmente repressi quando erano al potere e imponevano la sharia. Gli Usa hanno promesso anche di liberare 6000 prigionieri talebani prima dell’inizio dei colloqui tra le parti e la rimozione delle sanzioni.

    Alla vigilia della cerimonia i talebani avevano cantato vittoria: “Da questo storico hotel sarà annunciata la sconfitta dell’arroganza della Casa Bianca di fronte al turbante bianco”, aveva twittato il capo dei social dei guerriglieri postando una foto dello Sheraton. Ma Pompeo li ha invitati a moderare i toni: “So che ci sarà la tentazione di dichiarare vittoria ma essa potrà essere raggiunta solo se gli afghani potranno vivere in pace e prosperità”.

  • Trump annulla i colloqui coi Talebani

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato in una serie di tweet di non aver voluto dar seguito ad un incontro segreto con i leader talebani previsti per domenica 8 settembre a Camp David, dopo che i fondamentalisti afghani hanno rivendicato l’attacco di giovedì 5 settembre a Kabul in cui è rimasto ucciso, fra gli altri, un soldato americano. Il sergente di prima classe Elis A. Barreto Ortiz, originario di Porto Rico, è stato identificato dal Pentagono nelle scorse ore. E’ il quarto militare Usa caduto in Afghanistan in due settimane.

    “All’insaputa di quasi tutti, i principali leader talebani e, separatamente, il presidente dell’Afghanistan, domenica si sarebbero incontrati segretamente con me a Camp David – ha twittato Trump -. Sfortunatamente, al fine di creare un’arma di pressione hanno ammesso un attacco a Kabul che ha ucciso uno dei nostri soldati migliori, e altre 11 persone. Ho immediatamente cancellato l’incontro (previsto il 7 settembre n.d.r.) e ho sospeso i negoziati di pace”. “Che tipo di gente ucciderebbe così tante persone per tentare di incrementare la sua forza di contrattazione? Così hanno solo peggiorato le cose! Se non riescono ad accordarsi su un cessate il fuoco durante questi importantissimi colloqui di pace e uccidono addirittura 12 persone innocenti, probabilmente non hanno il potere di negoziare comunque un accordo significativo. Quanti altri decenni sono disposti a combattere?”.

    Lunedì scorso – ha ricordato la Bbc – il negoziatore americano Zalmay Khalilzad aveva annunciato un accordo di pace “in linea di principio” con i talebani. Come parte dell’accordo proposto, gli Stati Uniti avrebbero ritirato 5.400 soldati dall’Afghanistan entro 20 settimane. Tuttavia, Khalilzad aveva precisato che l’approvazione finale del piano spettava al presidente Trump.

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