Tunisia

  • In aumento del 5% i turisti italiani che fanno ferie in Tunisia

    La Tunisia punta a diversificare la propria offerta turistica e ad allungare la stagione oltre i mesi estivi, facendo leva sul patrimonio archeologico, il turismo sanitario, il termalismo, le esperienze nel deserto e gli appuntamenti culturali locali. Una strategia che guarda anche al mercato italiano, per il quale l’Ufficio nazionale del turismo tunisino (Ontt) segnala nel 2026 una crescita del cinque per cento, confermando l’interesse dei viaggiatori italiani per la destinazione nordafricana. La sfida per il settore è trasformare la tradizionale attrattività balneare in un’offerta capace di generare presenze durante tutto l’anno, distribuendo i flussi tra costa, città storiche e regioni interne. Per la Tunisia, vicina all’Italia e dotata di un patrimonio culturale e naturale articolato, la diversificazione può rappresentare uno strumento per rafforzare la competitività e ridurre la dipendenza dai picchi estivi.

    Nel 2025 il Paese nordafricano ha superato gli 11 milioni di visitatori, oltrepassando i livelli del 2019, con 29,1 milioni di pernottamenti, in crescita del 7,2 per cento, e ricavi turistici pari a 8,1 miliardi di dinari, circa 2,4 miliardi di euro, il 6,5 per cento in più rispetto all’anno precedente. La dinamica positiva è proseguita nel 2026: a fine agosto gli arrivi erano circa 7,1 milioni, mentre gli introiti dei primi otto mesi hanno raggiunto 5,52 miliardi di dinari, circa 1,65 miliardi di euro, con un aumento del cinque per cento su base annua.

    Tornando all’offerta, accanto al turismo culturale e archeologico, che comprende le medine, i siti romani e i principali musei, si inseriscono il turismo sahariano e quello legato al benessere. Il Sud tunisino, con le oasi e i paesaggi desertici, offre opportunità per itinerari esperienziali, mentre le strutture di talassoterapia e i centri termali possono intercettare una domanda di fascia alta, orientata al relax e ai soggiorni rigenerativi nei periodi di minore affluenza. Un segmento con potenzialità è anche il turismo medicale, che comprende i viaggi per accedere a prestazioni sanitarie, cure specialistiche e trattamenti odontoiatrici o estetici grazie agli alti standard di qualità verificabili, trasparenza sui servizi e percorsi di assistenza adeguati anche dopo il rientro dei pazienti. Il turismo sanitario, insieme al termalismo e alla talassoterapia, amplia così il ventaglio di motivazioni per visitare la Tunisia al di fuori della stagione balneare.

    A sostenere la diversificazione contribuisce anche il circuito dei festival e delle manifestazioni culturali, distribuiti tra città e località anche meno frequentate. Rassegne musicali, appuntamenti dedicati al cinema, alla musica rap, alle arti e alle tradizioni locali stanno attirando migliaia di visitatori a settimana interessati a esperienze più autentiche, favorendo al tempo stesso la ricettività di piccole strutture, la ristorazione e le attività artigianali. Dal 23 ottobre al 2 novembre 2026, la Tunisia ospiterà il Carthage Event Shows, manifestazione dedicata alle mongolfiere e agli sport aeronautici che punta a valorizzare il patrimonio attraverso un programma itinerante tra siti storici, località costiere e paesaggi desertici. L’iniziativa prevede tappe in diverse aree del territorio nazionale, tra cui Zaghouan, Hammamet, Cartagine, Tozeur, Ong Jemal, Médenine e Djerba. Il programma annunciato dagli organizzatori comprende voli in mongolfiera, esibizioni di paramotori e ultraleggeri, spettacoli serali con palloni aerostatici illuminati, concerti, dj set e proiezioni audiovisive. Particolare attenzione è riservata al Sud del Paese, con le tappe previste a Tozeur e nell’area desertica di Ong Jemal, oltre agli appuntamenti a Djerba, dove le attività sono indicate per il 31 ottobre e il primo novembre. La manifestazione è promossa da Nadas Group in collaborazione con l’Associazione tunisina dell’aeronautica.

    Dal 12 al 19 dicembre tornano Le Journées cinématographiques de Carthage (Jcc), il Festival del cinema di Cartagine, con un’edizione che celebrerà i 60 anni dalla fondazione della manifestazione, nata nel 1966. La direzione del festival ha presentato la nuova identità visiva della 37ma edizione, ispirata al cubismo e al Bauhaus, con un ritratto stilizzato composto da forme geometriche e una pellicola che richiama il numero 60, simbolo delle sei decadi di storia del festival. La nuova immagine intende rendere omaggio alla storia della manifestazione e al suo ruolo nella promozione del cinema africano e arabo, mantenendo al centro la libertà artistica, la diversità delle espressioni cinematografiche e il confronto tra culture. L’edizione 2026 si svolgerà sotto la direzione del regista tunisino Mokhtar Ladjimi, nominato dal ministero degli Affari culturali nel giugno scorso. Il programma prevede le competizioni ufficiali dedicate ai lungometraggi di finzione, ai documentari, ai cortometraggi e alla sezione Carthage Ciné-Promesse, riservata alle opere di giovani registi e studenti delle scuole di cinema.

    Tra le sezioni previste figurano inoltre Visions+, competizione internazionale dedicata alle opere prime e seconde, e Cinema du Monde, incentrata sulle cinematografie di Africa, Asia, America Latina ed Europa. Il programma completo, la selezione dei film e la composizione delle giurie non sono ancora stati annunciati. Sul fronte della promozione internazionale, la Tunisia può ora valorizzare anche l’iscrizione di Sidi Bou Saïd nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, ufficializzata nel 2026. Il riconoscimento riguarda il villaggio affacciato sul golfo di Tunisi, celebre per le architetture bianche e blu, il patrimonio storico e il paesaggio mediterraneo.

    La capitale sarà inoltre al centro delle iniziative del 2027, quando Tunisi è stata designata Capitale del turismo arabo. Il riconoscimento, annunciato nel dicembre 2025 dal ministero tunisino del Turismo, valorizza le risorse culturali, archeologiche, artistiche e architettoniche della città e offre un’occasione per promuovere un’offerta urbana integrata. Nello stesso anno, la Tunisia sarà tra le destinazioni interessate dall’eclissi totale di Sole del 2 agosto 2027, un appuntamento che potrebbe attirare appassionati di astronomia e viaggiatori internazionali. La visibilità dell’eclissi, insieme alla possibilità di combinarla con soggiorni culturali o nel deserto, rappresenta un’opportunità per tour operator e strutture ricettive.

     

  • Resort nel Sahara: i capitali di tutto il mondo puntano sulla Tunisia

    Il rilancio del turismo tunisino passa anche dalle porte del Sahara, dove nuovi progetti alberghieri e la riapertura di strutture rimaste chiuse per anni stanno modificando l’offerta di una delle principali destinazioni del turismo oasiano. A Tozeur è operativo il nuovo The Mora Sahara Tozeur del gruppo Tui, mentre il gruppo Horchani prepara la riapertura del Tozeur Plaza, acquisito dalla divisione alberghiera Odyssée Hotels. Parallelamente, quattro hotel della regione hanno riaperto nel 2026 dopo anni di chiusura. Nuovi progetti alberghieri di grandi catene internazionali sono in fase di sviluppo o definizione anche a Tunisi. Nella capitale, si preparano all’apertura gruppi internazionali come Hilton, Accor, Marriott e Radisson. La dinamica interessa soprattutto il turismo d’affari, congressuale e urbano, oltre alle tradizionali destinazioni balneari. Il governo tunisino punta così a rafforzare l’offerta alberghiera e ad accompagnare la crescita degli arrivi con nuovi investimenti.

    In questo quadro si inseriscono anche le procedure avviate per l’insediamento in Tunisia di importanti catene alberghiere spagnole, dopo un incontro tenuto il 4 agosto scorso dal ministro del Turismo Sofiane Tekaya con l’ambasciatore spagnolo a Tunisi Isidro Antonio González Afonso. I colloqui hanno riguardato anche il rafforzamento dei collegamenti aerei e dei voli turistici e la possibilità di riaprire alcune strutture alberghiere chiuse o in difficoltà. Anche il mercato italiano sta ampliando la propria presenza, soprattutto attraverso tour operator, nuovi prodotti e operatori specializzati. Per l’estate 2026 Alpitour ha inserito tra le novità l’Alpiclub Melia El Mansour Mahdia e il tour Alpiexplò Autentica Tunisia, affiancandoli alla tradizionale offerta dei marchi Bravo, Francorosso e Alpitour. Il gruppo presenta la Tunisia anche come prodotto legato a itinerari culturali e archeologici.

    Sul fronte della commercializzazione è significativa anche la presenza di Th Resorts attraverso il marchio Baobab, che nel 2026 propone un portafoglio di strutture sulla costa tunisina, da Korba a Hammamet e Yasmine Hammamet. Tra queste figurano Africa Jade Thalasso Hotel, Le Royal Hammamet, Alhambra Thalasso Hotel, Tmk L’Atrium Yasmine, Tmk Flora Park Hotel, Houda Yasmine Hammamet, Yadis Hammamet e Golden Tulip President Hammamet. Si tratta, tuttavia, di una presenza commerciale nella filiera turistica e non di acquisizioni immobiliari da parte del gruppo italiano. Analoga dinamica riguarda Nicolaus, che propone nel 2026 un’offerta concentrata soprattutto su Djerba e sulle principali località balneari. Tra i prodotti figura il Nicolaus Club Helios Beach Djerba, commercializzato dal gruppo italiano ma gestito dalla catena alberghiera spagnola Vincci Hotels. Anche Veratour ed Eden Viaggi mantengono una presenza strutturata nei cataloghi 2026, con villaggi e pacchetti nelle principali destinazioni tunisine.

    Il mercato italiano mostra inoltre segnali di ampliamento oltre il prodotto balneare tradizionale. Mapo Travel ha inserito nel 2026 i tour in Tunisia tra le novità della propria programmazione, mentre il tour operator milanese Azonzo Travel ha lanciato due nuovi itinerari estivi, da quattro e otto giorni, con tappe tra Tunisi, Cartagine, Sidi Bou Said, Hammamet, Kairouan, Sousse ed El Jem. La proposta punta quindi sulla combinazione di patrimonio storico, cultura e mare, allargando il profilo della destinazione tunisina per il pubblico italiano. Un altro tassello riguarda il turismo esperienziale e d’affari. Htms Italia, società attiva da oltre 35 anni nel collegamento tra destinazioni, hotel, tour operator e agenzie italiane, ha riportato nel proprio portafoglio Inventive Tunisia, società di destination management (Dmc) con sedi operative a Tunisi e Tozeur specializzata in viaggi d’affari e degli eventi organizzati (Mice), gruppi e programmi nel Sahara. La società italiana descrive l’operazione come il ritorno di una collaborazione avviata oltre vent’anni fa e interrotta dopo la primavera araba. Il nuovo rapporto punta a intercettare la ripresa della Tunisia come destinazione leisure e, soprattutto, per eventi corporate, incentive e viaggi di gruppo.

    L’interesse degli operatori internazionali e italiani arriva mentre la Tunisia ha già superato ad inizio agosto la soglia dei sei milioni di visitatori dall’inizio dell’anno. Al 31 luglio gli arrivi erano stati 5,928 milioni, il 2,6 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita ha interessato anche i mercati europei, dai quali gli arrivi sono aumentati di circa il tre per cento nei primi sette mesi dell’anno. Tra gli altri mercati in espansione figurano il Canada, con una crescita del 10,2 per cento, e la Russia, dove il numero dei collegamenti settimanali è passato da sei a 13 e gli arrivi sono aumentati del 20 per cento. La Tunisia sta inoltre beneficiando del ritorno del mercato bielorusso, con il ripristino di un collegamento diretto.

    Il dato sui flussi si inserisce nella traiettoria positiva registrata dal comparto nel 2025, quando il Paese ha superato per la prima volta gli 11 milioni di turisti. Per il 2026 le autorità puntano a oltrepassare i 12 milioni di visitatori, obiettivo che rende centrale il tema della capacità ricettiva e della diversificazione dell’offerta. Il solo aumento delle presenze, tuttavia, non si traduce automaticamente in una crescita equivalente delle entrate. Secondo i dati della Banca centrale tunisina, al 31 agosto le entrate turistiche hanno raggiunto 5,52 miliardi di dinari, circa 1,6 miliardi di euro, contro i 5,26 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. L’aumento è stato di circa 261 milioni di dinari, pari al 4,96 per cento su base annua. La crescita delle entrate risulta quindi superiore a quella degli arrivi, ma resta necessario secondo gli operatori aumentare il valore economico generato dai flussi turistici attraverso una maggiore spesa durante il soggiorno, soggiorni più lunghi e un’offerta meno concentrata sul turismo balneare.

    Nel 2025 le entrate turistiche della Tunisia avevano raggiunto circa 8,1 miliardi di dinari (circa 2,4 miliardi di euro), contro i 7,6 miliardi di dinari (2,25 miliardi di euro) del 2024, con un incremento del 6,5 per cento. Il comparto continua inoltre a rappresentare una delle principali fonti di valuta estera per il Paese, insieme ai trasferimenti dei tunisini residenti all’estero. Al 31 agosto i due flussi avevano generato complessivamente circa 11,66 miliardi di dinari, poco più di 3,4 miliardi di euro, con una crescita del 5,13 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Le entrate turistiche rappresentavano il 47,35 per cento del totale.

  • Italia primo fornitore commerciale della Tunisia nel 2026

    L’Italia si conferma nei primi otto mesi del 2026 il principale fornitore europeo della Tunisia, superando nuovamente la Francia per valore delle importazioni tunisine e consolidandosi come secondo partner commerciale complessivo del Paese nordafricano. È quanto emerge dagli ultimi dati sull’interscambio pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino e dalla bilancia commerciale per Paese, secondo cui tra gennaio e agosto gli scambi commerciali tra Italia e Tunisia hanno raggiunto circa 14,958 miliardi di dinari (4,42 miliardi di euro). Le esportazioni tunisine verso l’Italia sono ammontate a 7,535 miliardi di dinari (2,23 miliardi di euro), in aumento del 5,2 per cento rispetto ai 7,162 miliardi di dinari (2,12 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. Le importazioni dalla Penisola hanno invece raggiunto 7,423 miliardi di dinari (2,19 miliardi di euro), segnando un incremento del 16,7 per cento rispetto ai 6,363 miliardi di dinari (1,88 miliardi di euro) dei primi otto mesi dello scorso anno.

    La crescita delle importazioni dall’Italia consente a Roma di mantenere il primo posto tra i fornitori europei della Tunisia. La Francia ha registrato esportazioni verso il mercato tunisino per 7,136 miliardi di dinari (2,11 miliardi di euro), mentre la Germania si è fermata a 4,947 miliardi di dinari (1,46 miliardi di euro). Sul fronte opposto, la Francia resta il principale mercato europeo per le esportazioni tunisine, con 10,036 miliardi di dinari (2,97 miliardi di euro), seguita dall’Italia e dalla Germania, rispettivamente a 7,535 miliardi di dinari (2,23 miliardi di euro) e 6,158 miliardi di dinari (1,82 miliardi di euro). Considerando l’interscambio complessivo, Francia, Italia e Germania restano quindi i tre principali partner commerciali europei della Tunisia, con scambi rispettivamente pari a circa 17,17 miliardi di dinari (5,07 miliardi di euro), 14,96 miliardi di dinari (4,42 miliardi di euro) e 11,10 miliardi di dinari (3,28 miliardi di euro).

    Il dato italiano si inserisce in un quadro di generale espansione del commercio estero tunisino. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni complessive hanno raggiunto 44,672 miliardi di dinari (13,20 miliardi di euro), contro i 41,372 miliardi di dinari (12,23 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025, con una crescita dell’otto per cento. Le importazioni sono invece salite a 62,525 miliardi di dinari (18,48 miliardi di euro), dai 56,011 miliardi di dinari (16,56 miliardi di euro) di un anno prima, segnando un incremento dell’11,6 per cento. La maggiore crescita degli acquisti dall’estero rispetto alle vendite ha determinato un ulteriore ampliamento del disavanzo commerciale, passato da 14,639 miliardi di dinari (4,33 miliardi di euro) a 17,854 miliardi di dinari (5,28 miliardi di euro). Il tasso di copertura è sceso dal 73,9 al 71,4 per cento.

    Dal punto di vista settoriale, le esportazioni tunisine continuano a beneficiare soprattutto della performance dell’industria meccanica ed elettrica, cresciuta dell’8,5 per cento, e dell’industria agroalimentare, aumentata del 20,8 per cento. A trainare quest’ultimo comparto è stato soprattutto l’olio d’oliva, le cui esportazioni sono salite a 3,770 miliardi di dinari (1,11 miliardi di euro), contro i 2,702 miliardi di dinari (799 milioni di euro) dello stesso periodo del 2025. Particolarmente marcato anche l’incremento del settore energetico, le cui esportazioni sono aumentate del 44,3 per cento, grazie soprattutto alla crescita delle vendite di prodotti raffinati, passate da 504,2 milioni di dinari (149 milioni di euro) a 1,115 miliardi di dinari (330 milioni di euro). In calo, invece, le esportazioni del comparto minerario, fosfati e derivati (-12 per cento) e del tessile, abbigliamento e cuoio (-4,8 per cento).

    Sul fronte delle importazioni, tutti i principali gruppi di prodotti hanno registrato un incremento. Gli acquisti di prodotti energetici sono aumentati del 28,5 per cento, quelli alimentari del 17,1 per cento, mentre le importazioni di beni di investimento sono cresciute del 6,2 per cento. In aumento anche i beni di consumo (+8,2 per cento) e le materie prime e i semilavorati (+7,9 per cento), a conferma di una domanda estera sostenuta sia dalle esigenze produttive dell’industria sia dal fabbisogno energetico e alimentare.

    L’Unione europea (Ue) si conferma il principale partner commerciale della Tunisia, assorbendo il 70,2 per cento delle esportazioni. Nei primi otto mesi dell’anno le vendite tunisine verso l’Ue hanno raggiunto 31,346 miliardi di dinari (9,26 miliardi di euro), contro i 29,166 miliardi di dinari (8,62 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. Tra i principali mercati europei, le esportazioni sono aumentate verso la Francia (+3,4 per cento), l’Italia (+5,2 per cento) e la Germania (+2,1 per cento), mentre hanno registrato una flessione verso la Grecia (-19,9 per cento) e Malta (-10,8 per cento). Al di fuori dell’Ue, le vendite tunisine hanno segnato una forte crescita verso l’Egitto (+76,6 per cento) e l’Arabia Saudita (+50,4 per cento), mentre sono diminuite quelle dirette in Marocco (-25,1 per cento), Algeria (-13,1 per cento) e Libia (-1,1 per cento).

    Per quanto riguarda le importazioni, quelle provenienti dall’Ue rappresentano il 45,1 per cento del totale e hanno raggiunto 28,175 miliardi di dinari (8,33 miliardi di euro), rispetto ai 24,410 miliardi di dinari (7,21 miliardi di euro) dei primi otto mesi del 2025. Gli acquisti dalla Francia sono aumentati del 17 per cento, mentre quelli dall’Italia sono cresciuti del 16,7 per cento, consentendo alla Penisola di mantenere il primato tra i fornitori europei. In calo invece le importazioni dalla Bulgaria (-8,6 per cento) e dal Portogallo (-12 per cento). Al di fuori dell’Ue, la Tunisia ha incrementato gli acquisti dalla Turchia (+8,1 per cento), dall’India (+4,2 per cento) e dalla Cina (+6,1 per cento), mentre sono diminuiti quelli dalla Russia (-51 per cento) e dal Regno Unito (-22 per cento).

    L’analisi dei dati per Paese conferma inoltre la forte differenziazione tra i partner commerciali della Tunisia. La Cina rappresenta il principale fattore di squilibrio della bilancia commerciale, con un deficit di circa 7,78 miliardi di dinari (2,30 miliardi di euro) nei primi otto mesi dell’anno. Anche i rapporti con l’Algeria e la Turchia presentano saldi fortemente negativi, rispettivamente per circa 3,32 miliardi di dinari (981 milioni di euro) e 2,37 miliardi di dinari (700 milioni di euro). Al contrario, la Tunisia mantiene un saldo positivo negli scambi con i principali partner europei: il surplus ammonta a circa 2,90 miliardi di dinari (857 milioni di euro) con la Francia, 1,21 miliardi di dinari (358 milioni di euro) con la Germania e 113 milioni di dinari (33,4 milioni di euro) con l’Italia. Nel complesso, i tre Paesi generano quindi un avanzo di circa 4,22 miliardi di dinari (1,25 miliardi di euro).

    La struttura della bilancia commerciale evidenzia infine come il principale squilibrio continui a concentrarsi nel comparto energetico. Il deficit energetico nei primi otto mesi del 2026 ha raggiunto 8,930 miliardi di dinari (2,64 miliardi di euro), contro i 7,148 miliardi di dinari (2,11 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. Seguono il disavanzo relativo a materie prime e semilavorati, pari a 4,544 miliardi di dinari (1,34 miliardi di euro), quello dei beni di investimento, pari a 3,126 miliardi di dinari (924 milioni di euro), e quello dei beni di consumo, pari a 2,237 miliardi di dinari (661 milioni di euro). Il comparto alimentare resta invece in surplus, con un avanzo di 983,1 milioni di dinari (291 milioni di euro). Escludendo il settore energetico, il deficit commerciale tunisino si riduce a 8,924 miliardi di dinari (2,64 miliardi di euro), un livello comunque superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025. Il dato conferma quindi il peso crescente della componente energetica sull’equilibrio dei conti con l’estero e, al tempo stesso, il ruolo dell’industria manifatturiera e delle filiere integrate con i partner europei nel sostenere le esportazioni tunisine.

  • La Tunisia segnala che 4500 migranti africani hanno rinunciato a emigrare

    La Tunisia rivendica i risultati della propria strategia di gestione della migrazione irregolare, “fondata su un approccio che combina misure di sicurezza, cooperazione internazionale e assistenza umanitaria”. Secondo quanto dichiarato dal portavoce della Direzione generale della Guardia nazionale, il generale di brigata Houssem El Din Jebabli, alla radio tunisina “Mosaique fm”, oltre 4.500 migranti provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana “hanno fatto ritorno volontariamente nei rispettivi Paesi d’origine nell’ambito del programma di rimpatrio assistito” avviato dalle autorità tunisine. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle direttive del presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, che negli ultimi anni ha posto la questione migratoria al centro dell’agenda nazionale, insistendo sulla necessità di contrastare le reti criminali responsabili del traffico di esseri umani, garantendo al contempo il rispetto della dignità delle persone migranti.

    Il programma di ritorno volontario ha preso forma nel luglio 2025 con l’allestimento di un campo di accoglienza al chilometro 21 della località di El Amra, nel governatorato di Sfax, epicentro della pressione migratoria nel Paese. La struttura è stata creata per far fronte alla crescente presenza di migranti irregolari concentrati nella regione e in altre aree della Tunisia, divenute negli ultimi anni punti di transito verso le coste europee. In una prima fase, il programma ha riguardato i migranti in possesso di documenti di viaggio validi. Successivamente, con l’aumento delle richieste di rimpatrio da parte di persone prive di passaporto, le autorità tunisine hanno rafforzato il coordinamento con ambasciate e consolati dei Paesi interessati. Attraverso la Direzione generale della Polizia delle frontiere e degli stranieri sono stati così rilasciati documenti sostitutivi di viaggio che hanno consentito di completare le procedure di rientro.

    Secondo il portavoce della gendarmeria tunisina, le operazioni sono state realizzate in stretta collaborazione con la Mezzaluna Rossa tunisina, le autorità regionali e locali, in particolare nel governatorato di Sfax. “Parallelamente, sono state organizzate campagne di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale per informare i migranti sulle opportunità offerte dal programma di ritorno volontario assistito”, ha aggiunto Jebabli. Secondo il ministero dell’Interno, tale attività avrebbe contribuito a un sensibile incremento del numero di persone interessate al rimpatrio. Solo nell’ultima settimana, 420 migranti sono stati trasferiti nel centro di El Amra per completare le procedure amministrative e logistiche necessarie alla partenza.

    L’aumento delle adesioni al programma si accompagna al rafforzamento delle misure di controllo delle frontiere. Le autorità tunisine sottolineano infatti che i risultati ottenuti negli ultimi tre anni nella lotta contro le reti di immigrazione clandestina hanno contribuito a ridurre significativamente le partenze irregolari verso l’Europa. In particolare, la Guardia nazionale ha intensificato la presenza lungo le coste del Paese attraverso un dispositivo di sorveglianza articolato su tre fasce marittime attigue, sostenuto da un rafforzamento delle risorse umane e materiali impiegate nelle operazioni di pattugliamento. “Il contenimento dei tentativi di attraversamento clandestino del Mediterraneo e la riduzione delle infiltrazioni lungo le frontiere terrestri hanno progressivamente diminuito le prospettive offerte dalle reti dei trafficanti, spingendo un numero crescente di migranti a optare per il ritorno nei Paesi d’origine attraverso canali legali e sicuri”, ha spiegato il portavoce.

    La questione migratoria resta tuttavia uno dei dossier più sensibili per la Tunisia. Il ministero dell’Interno tunisino ha annunciato l’arresto dei presunti responsabili dell’aggressione a cittadini dell’Africa subsahariana documentata in un video, divenuto virale sui social, suscitando polemiche e forte indignazione tra gli utenti. In una nota, il dicastero tunisino precisa che le forze di sicurezza sono riuscite a identificare e fermare i responsabili dopo approfondite indagini, nonostante non fosse stata presentata alcuna denuncia formale.

    Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il filmato diffuso online sarebbe stato realizzato cinque anni fa e assemblato utilizzando immagini provenienti da due diversi continenti. Le autorità stanno proseguendo le indagini per chiarire tutte le circostanze dell’episodio e accertare le ragioni della sua diffusione in questo momento, a distanza di anni dai fatti. Il ministero tunisino sottolinea che, al di là di eventuali tentativi di manipolazione o sfruttamento del video, lo Stato tunisino resta impegnato a garantire i diritti e la dignità di tutte le persone presenti sul proprio territorio e ad applicare la legge nei confronti dei responsabili di violazioni.

  • Nel primo quarto del 2026 business per oltre due miliardi tra Italia e Tunisia

    Dall’1 gennaio a fine aprile 2026 gli scambi commerciali tra Italia e Tunisia hanno toccato i 7,413 miliardi di dinari, pari a 2,18 miliardi di euro al cambio attuale. È ciò che emerge dai dati sull’interscambio pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino. Nel primo quadrimestre del 2026, le esportazioni italiane verso la Tunisia hanno raggiunto i 3,869 miliardi di dinari (circa 1,15 miliardi di euro), in aumento di circa il 5,24 per cento rispetto ai 3,677 miliardi di dinari (1,08 miliardi di euro) dei primi quattro mesi dell’anno scorso. Le importazioni dalla Tunisia verso l’Italia, invece, si attestano a 3,543 miliardi di dinari (1,042 miliardi di euro), in aumento del 10,7 per cento rispetto ai 3,201 miliardi di dinari (941 milioni di euro) del primo quadrimestre 2025. L’Italia si conferma il secondo fornitore europeo della Tunisia, e il terzo al mondo, preceduta solamente dalla Francia – che nei primi quattro mesi ha esportato verso Tunisi beni e merci per un valore di 3,775 miliardi di dinari (1,11 miliardi di euro) – e dalla Cina (con 3,805 miliardi di dinari, ossia circa 1,119 miliardi di euro). Il saldo della bilancia commerciale tra Italia e Tunisia pende a favore di Tunisi di 326,6 milioni di dinari (circa 96 milioni di euro).

    Tra i principali prodotti esportati dall’Italia verso la Tunisia vi sono materie prime energetiche (petrolio raffinato), metalli, tessuti, cuoio e pellami, apparecchi di cablaggio, materie plastiche e prodotti in plastica, motori generatori e trasformatori, prodotti chimici e farmaceutici, impianti e macchinari. Tra i principali prodotti che l’Italia invece importa figurano gli articoli di abbigliamento e calzature, parti e accessori per veicoli, oli e grassi, motori generatori e trasformatori, articoli in plastica, prodotti chimici e fertilizzanti, prodotti della siderurgia, petrolio greggio. Risulta evidente, pertanto, un consistente traffico di perfezionamento-trasformazione di materie prime o semilavorati in prodotti dall’Italia alla Tunisia.

    In generale, nei primi quattro mesi del 2026, il commercio estero tunisino ha registrato una crescita sia delle esportazioni sia delle importazioni, confermando la ripresa di alcuni comparti strategici dell’economia nazionale, ma senza riuscire a contenere il persistente squilibrio della bilancia commerciale, fortemente appesantita dalla componente energetica. Secondo gli ultimi dati Ins, le esportazioni hanno raggiunto i 22,69 miliardi di dinari tunisini (circa 6,78 miliardi di euro), in aumento del 9,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono salite a 30,22 miliardi di dinari (circa 9,03 miliardi di euro), con una crescita del 7,9 per cento. Il deficit commerciale si è così attestato a 7,53 miliardi di dinari (2,25 miliardi di euro), contro i 7,29 miliardi di dinari (2,18 miliardi di euro) registrati nei primi quattro mesi del 2025. Nonostante l’aggravarsi del saldo negativo, il tasso di copertura delle importazioni da parte delle esportazioni è migliorato, passando dal 74 al 75,1 per cento.

    A sostenere l’export tunisino sono stati soprattutto i settori delle industrie meccaniche ed elettriche, cresciute del 12,2 per cento, e dell’agroalimentare, che ha segnato un aumento del 24,3 per cento grazie in particolare al forte incremento delle vendite di olio d’oliva. Le esportazioni del prodotto simbolo dell’agricoltura tunisina sono infatti passate da 1,76 miliardi di dinari (circa 526 milioni di euro) a 2,63 miliardi di dinari (circa 786 milioni di euro). In crescita anche il settore energetico (+13 per cento), trainato dalle esportazioni di prodotti raffinati, salite a 449,3 milioni di dinari (134 milioni di euro) contro i 105,8 milioni (31,6 milioni di euro) dello stesso periodo del 2025. Più contenuta la performance del comparto tessile, abbigliamento e cuoio, che ha registrato un modesto +0,3 per cento, mentre continua la fase negativa del settore minerario e dei fosfati, con una contrazione del 23,6 per cento. Quest’ultimo rappresenta storicamente uno dei pilastri delle esportazioni tunisine, ma continua a soffrire problemi strutturali, rallentamenti produttivi e difficoltà logistiche.

    Sul fronte delle importazioni, la crescita ha riguardato tutte le principali categorie merceologiche. Gli aumenti più marcati hanno interessato i prodotti alimentari (+18,3 per cento), i prodotti energetici (+13,7 per cento) e i beni di equipaggiamento (+8,9 per cento). In rialzo anche le importazioni di beni di consumo (+7,7 per cento) e di materie prime e semilavorati (+2,2 per cento), segnale di una domanda interna ancora sostenuta e della dipendenza dell’apparato produttivo tunisino dalle forniture estere.

    L’Unione europea (Ue) si conferma il principale partner commerciale della Tunisia. Nei primi quattro mesi del 2026 le esportazioni verso il mercato europeo, che assorbe il 71,3 per cento dell’export tunisino, sono aumentate a 16,18 miliardi di dinari (4,83 miliardi di euro), rispetto ai 14,52 miliardi (4,34 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. In crescita soprattutto le vendite verso la Francia (+13,8 per cento), l’Italia (+5,2 per cento) e la Germania (+4,7 per cento). In calo invece le esportazioni verso i Paesi Bassi (-7,5 per cento) e la Grecia (-38,9 per cento). Per quanto riguarda i paesi arabi, spicca il forte incremento delle esportazioni verso l’Egitto (+99,9 per cento) e l’Arabia Saudita (+71,7 per cento). In flessione invece gli scambi con il Marocco (-40,1 per cento), l’Algeria (-20,3 per cento) e la Libia (-19,6 per cento).

    Anche sul lato delle importazioni, l’Europa mantiene un ruolo centrale: gli acquisti dalla Ue, pari al 45,5 per cento del totale, sono cresciuti a 13,75 miliardi di dinari (4,11 miliardi di euro), contro i 12,14 miliardi (3,63 miliardi di euro) dei primi quattro mesi del 2025. Gli aumenti più significativi riguardano la Francia (+24,7 per cento) e l’Italia (+10,7 per cento), mentre risultano in calo le importazioni dalla Bulgaria (-19,3 per cento) e dalla Grecia (-6,4 per cento). Fuori dall’Ue, la Tunisia ha aumentato le importazioni dalla Turchia (+8,1 per cento) e dall’India (+32,1 per cento), mentre si registra una netta riduzione degli acquisti dalla Russia (-57 per cento) e una lieve flessione dalla Cina (-3,7 per cento).

    L’analisi della bilancia commerciale per gruppi di prodotti mostra che il principale fattore di squilibrio resta il settore energetico, con un deficit di 4,19 miliardi di dinari (1,25 miliardi di euro), in aumento rispetto ai 3,68 miliardi (1,10 miliardi di euro) dello stesso periodo dell’anno precedente. Il saldo negativo riguarda anche le materie prime e i semilavorati (-1,98 miliardi di dinari, pari a 592 milioni di euro), i beni di equipaggiamento (-1,46 miliardi, pari a 436 milioni di euro) e i beni di consumo (-859 milioni, pari a 257 milioni di euro). Solo il comparto alimentare registra un avanzo, pari a 963,5 milioni di dinari (288 milioni di euro). Secondo i dati dell’Ins, escludendo il settore energetico il deficit commerciale tunisino si riduce a 3,34 miliardi di dinari (circa 998 milioni di euro), evidenziando come la dipendenza energetica continui a rappresentare uno dei principali elementi di vulnerabilità macroeconomica del Paese nordafricano.

  • Il collegamento energetico tra Tunisia e Italia potrebbe essere completato solo nel 2031

    Il costo del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia Elmed è stimato in circa 1,014 miliardi di euro, di cui 582 milioni di euro a carico della parte tunisina. Lo ha dichiarato il segretario di Stato tunisino incaricato della Transizione energetica, Wael Chouchane, indicando che il progetto “consentirà lo scambio bidirezionale di elettricità tra i due Paesi, permettendo in particolare l’esportazione di energia prodotta da fonti rinnovabili e il rafforzamento della rete elettrica tunisina durante le ore di punta, contribuendo così alla sicurezza energetica”. Secondo le stime del governo tunisino, i ricavi annuali generati dall’infrastruttura dovrebbero essere compresi tra 71 e 182 milioni di euro, che saranno divisi equamente tra la società elettrica tunisina Steg e la sua omologa italiana. L’entrata in funzione dell’interconnessione prevista per il 2028, ha precisato Chouchane, potrebbe tuttavia “slittare al 2030 o al 2031, a causa delle tensioni internazionali che continuano a incidere sulla disponibilità di apparecchiature energetiche dall’inizio della guerra russo-ucraina”.

    Elmed prevede la realizzazione di un collegamento elettrico sottomarino in corrente continua ad alta tensione, bidirezionale, tra la Sicilia e la Tunisia, con punto di approdo nella regione industriale di El Mlaabi a Menzel Temime, nel governatorato di Nabeul. Il progetto comprende due stazioni di conversione – una a Menzel Temime e una a Partanna, in Sicilia – e un cavo sottomarino lungo circa 200 chilometri, che attraverserà lo Stretto di Sicilia a una profondità massima di 800 metri, con una capacità di 600 megawatt e una tensione di 500 chilovolt in corrente continua. Sono inoltre previste le infrastrutture di collegamento terrestre, i sistemi di telecomunicazione e i dispositivi di monitoraggio continuo del cavo.

    Un accordo di finanziamento e garanzia del valore di 43 milioni di euro, circa 145 milioni di dinari in valuta locale, destinato alla realizzazione della seconda fase del progetto di interconnessione elettrica è stato firmato a Tunisi tra il governo tunisino e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) lo scorso 16 gennaio. L’accordo mira a rafforzare la rete elettrica della Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg) attraverso l’installazione di linee di trasmissione aeree, comprese le linee in entrata e in uscita nel governatorato settentrionale di Nabeul. La seconda fase del progetto è denominata Grid Reinforcement Program e prevede il rafforzamento delle griglie di trasmissione su territorio tunisino. In particolare, è prevista la posa di una linea aerea a 400 kilovolt di circa 85 chilometri, che collegherà Grombalia (Nabeul) a Kondar (Sousse), attraversando quattro governatorati: Nabeul, Ben Arous, Zaghouan e Sousse. Il progetto include inoltre l’installazione di linee aeree in entrata e in uscita tra Ezzahra e Grombalia 1, collegate alla sottostazione Grombalia 2 (400/225 kV), per una lunghezza complessiva di circa 10 chilometri, nonché ulteriori linee tra Seltene e Grombalia 1, anch’esse collegate alla stessa sottostazione, per un totale di circa 10 chilometri.

  • Dalla Ue 78,8 milioni di euro per la transizione energetica della Tunisia

    In linea con la strategia energetica nazionale della Tunisia, “l’Ue sta investendo in energie rinnovabili e infrastrutture moderne per accelerare l’indipendenza energetica del Paese, promuovere una crescita sostenibile e migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici. Questi sforzi producono miglioramenti tangibili a beneficio dei cittadini e contribuiscono a una maggiore stabilità nella regione del Mediterraneo”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore dell’Ue in Tunisia, Giuseppe Perrone, confermando la forte accelerazione alla transizione energetica della Tunisia attraverso lo stanziamento di 35,8 milioni di euro in sovvenzioni – erogati tramite la Piattaforma di investimento di vicinato (Nip) – e un accordo di finanziamento e garanzia del valore di 43 milioni di euro destinato alla realizzazione della seconda fase del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia, Elmed 2.

    In merito alle sovvenzioni da 35,8 milioni di euro, l’Ue ha firmato un accordo di contributo di 20,4 milioni di euro con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e un accordo di contributo di 15,4 milioni di euro con la Banca europea per gli investimenti (Bei). Queste sovvenzioni, a quanto si apprende, miglioreranno la sostenibilità finanziaria di progetti di energia rinnovabile su larga scala e sosterranno gli investimenti nelle infrastrutture di interconnessione della rete e di trasmissione dell’elettricità, contribuendo così a mobilitare finanziamenti aggiuntivi dal settore pubblico e privato. I primi progetti supportati in questo quadro includono un impianto solare fotovoltaico da 100 megawatt a Sidi Bouzid, sviluppato da Scatec e Aeolus, oltre a un portafoglio di progetti solari fotovoltaici da 300 megawatt nella regione di Gafsa guidati da Qair. Questi investimenti iniziali rappresentano complessivamente una capacità totale di 400 megawatt e si prevede che attireranno una più ampia partecipazione del settore privato e cofinanziamenti internazionali.

    In questo contesto, il vicepresidente della Bei, Ioannis Tsakiris, ha dichiarato che “la Tunisia è un partner chiave della Banca europea per gli investimenti a livello globale e questa sovvenzione europea di 15 milioni di euro rappresenta un passo cruciale verso la trasformazione di progetti prioritari di energia rinnovabile in investimenti finanziabili”. “Questa sovvenzione – ha aggiunto Tsakiris – dimostra chiaramente come il sostegno finanziario dell’Unione europea, insieme ai finanziamenti globali, possa essere determinante in questo processo”. La Bei si propone di stimolare investimenti su larga scala nell’energia solare e nelle infrastrutture di rete necessarie alla sua distribuzione, accelerando così il ritmo della transizione energetica in Tunisia e potenziando l’impatto dell’iniziativa Global Gateway”, volta a promuovere una connettività intelligente, pulita e sicura nei settori della digitalizzazione, dell’energia e dei trasporti, nonché a sostenere i sistemi sanitari, educativi e di ricerca in tutto il mondo. L’iniziativa mira a mobilitare fino a 300 miliardi di euro di investimenti attraverso un approccio “Team Europe”, che riunisce l’Ue, i suoi Stati membri e le loro istituzioni finanziarie e di sviluppo. Questi accordi contribuiscono direttamente al programma di energia rinnovabile della Tunisia da 1,7 gigawatt e al suo obiettivo di produrre il 35 per cento della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2035, come affermato nel memorandum d’intesa tra l’Ue e la Tunisia sulla cooperazione nel campo dell’energia.

    L’accordo di finanziamento e garanzia del valore di 43 milioni di euro (circa 145 milioni di dinari in valuta locale), destinato alla realizzazione della seconda fase del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia Elmed 2, è stato firmato a Tunisi tra il governo e la Bers. L’accordo mira a rafforzare la rete elettrica della Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg) attraverso l’installazione di linee di trasmissione aeree, comprese le linee in entrata e in uscita nel governatorato settentrionale di Nabeul. La seconda fase del progetto è denominata Grid Reinforcement Program e prevede il rafforzamento delle griglie di trasmissione su territorio tunisino. In particolare, è prevista la posa di una linea aerea a 400 kV di circa 85 chilometri, che collegherà Grombalia (Nabeul) a Kondar (Sousse), attraversando quattro governatorati: Nabeul, Ben Arous, Zaghouan e Sousse. Il progetto include inoltre l’installazione di linee aeree in entrata e in uscita tra Ezzahra e Grombalia 1, collegate alla sottostazione Grombalia 2 (400/225 kV), per una lunghezza complessiva di circa 10 chilometri, nonché ulteriori linee tra Seltene e Grombalia 1, anch’esse collegate alla stessa sottostazione, per un totale di circa 10 chilometri.

    Il ministro tunisino dell’Economia e della Pianificazione, Samir Abdelhafidh, ha precisato che il prestito sarà rimborsato in 18 anni, con un periodo di grazia di cinque anni, sottolineando che la firma avviene in una fase caratterizzata da importanti sfide energetiche per la Tunisia, ma anche da opportunità storiche per accelerare la transizione energetica, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e consolidare l’integrazione regionale. Abdelhafidh ha definito Elmed 2 una componente chiave dell’ecosistema Elmed, essenziale per la sua piena operatività, in grado di facilitare l’integrazione su larga scala delle energie rinnovabili, migliorare la stabilità della rete nazionale e completare in modo coerente il programma di interconnessione sottomarina tra Tunisia e Italia. Elmed, inserito tra i progetti faro del Piano Mattei promosso dal governo italiano, collegherà la stazione di conversione elettrica di Partanna (Trapani) con quella tunisina di Mlaabi (Capo Bon). Implementato dall’italiana Terna e dalla Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg), e lungo 220 chilometri con una capacità di 600 megawatt, l’elettrodotto rappresenta il primo cofinanziamento dell’Ue per un’infrastruttura energetica congiunta tra uno Stato membro e un Paese terzo.

    Secondo il ministro tunisino Abdelhafidh, il progetto riveste anche una forte valenza strategica, allineandosi alle priorità nazionali in materia di transizione energetica e diversificazione del mix elettrico, e contribuendo al posizionamento della Tunisia come hub energetico regionale tra Nord Africa e mercato elettrico europeo. L’Ue è il principale partner commerciale e investitore della Tunisia, con oltre 3.400 aziende europee attualmente presenti nel Paese, che offrono oltre 400.000 posti di lavoro ai tunisini. La cooperazione comprende commercio, energie rinnovabili, mobilità, migrazione, istruzione, opportunità per i giovani, sviluppo rurale ed emancipazione femminile, a dimostrazione di un impegno comune a favore della prosperità, della stabilità e delle pari opportunità. Dalla firma del memorandum d’intesa sul partenariato strategico nel 2023, l’Ue ha mobilitato le proprie risorse finanziarie, tra cui oltre 600 milioni di euro a sostegno di settori quali energia, trasporti e piccole e medie imprese (Pmi), per agevolare investimenti per un totale di circa cinque miliardi di euro.

  • Fondi europei per la costruzione di un ponte da parte di cinesi in Tunisia

    Il ponte di Biserta, finanziato prevalentemente dall’Unione europea ma realizzato da un consorzio cinese, è in piena fase di costruzione e si avvia al completamento entro la metà del 2027. Lo ha confermato l’ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Tunisia, Wan Li, rassicurando che “i lavori stanno procedendo bene”. In un’intervista all’agenzia di stampa tunisina “Tap”, il diplomatico ha dettagliato i progressi: circa il 14 per cento della costruzione delle fondamenta è concluso, e la prossima fase si concentrerà sulle strutture di base e sulle infrastrutture sottomarine. Con un budget totale di circa 250 milioni di euro, l’iniziativa è sostenuta da importanti partner internazionali. La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha stanziato un prestito di 123 milioni di euro, garantito dall’Unione Europea (Ue), affiancato da un prestito di 122 milioni di euro della Banca africana di sviluppo (AfDb). Inoltre, l’Ue ha supportato il progetto sin dall’inizio, nel 2016, con una donazione di circa tre milioni di euro per gli studi di fattibilità e la progettazione. Nonostante il corposo finanziamento europeo, il contratto di costruzione, del valore di 200 milioni di euro (il 79% dell’investimento totale), è stato assegnato al colosso cinese Sichuan Road and Bridge Group (Srbg), selezionato tramite gara internazionale. Lambasciatore Wan Li ha sottolineato la stretta collaborazione con le autorità tunisine per assicurare la consegna del progetto nella seconda metà del 2027. I lavori di scavo dei pilastri sono partiti a luglio.

    Situato strategicamente tra il Lago di Biserta e il Mediterraneo, il nuovo ponte-  lungo 2,07 km e alto 56 metri – è fondamentale per la Tunisia. L’opera è destinata a migliorare significativamente la mobilità e la qualità della vita, collegando la città con la sua zona industriale e ottimizzando l’accesso al porto commerciale. Il ponte, articolato in tre fasi (collegamento sud, ponte principale, e collegamento nord con svincolo autostradale), convoglierà il traffico fuori dal centro urbano, decongestionando l’attuale ponte mobile, attraversato da oltre 44.000 veicoli al giorno. Oltre a razionalizzare il traffico, l’iniziativa è pensata a a sostenere l’attività economica regionale, facilitando gli scambi sia con il Nord-est che con l’Algeria.

    Il governatorato di Biserta, nella regione settentrionale della Tunisia, punta a rafforzare il suo ruolo economico e turistico con progetti infrastrutturali di vasta portata. Il direttore regionale dello sviluppo, Abdellatif Hamid, ha recentemente annunciato che la regione intende anche costruire un porto di terza o quarta generazione in acque profonde, capace di accogliere navi di grandi dimensioni e di rilanciare l’economia locale. Questo progetto è inserito nel piano di sviluppo quinquennale, elaborato attraverso un processo che parte dal livello locale per arrivare a quello nazionale. Nonostante il potenziale strategico—con oltre 200 chilometri di costa, ampie foreste e siti naturali unici come l’isola di La Galite e la riserva di Ichkeul—la regione deve ancora superare significative sfide, come le disparità di sviluppo tra le diverse aree del governatorato. Mentre il litorale orientale si basa principalmente sull’agricoltura e le delegazioni come Tinja e Mateur sono poli economici, le zone occidentali, come Sejnane, Joumine e Ghezala, registrano gli indicatori di sviluppo più bassi e necessitano di interventi urgenti.

    Commentando la cooperazione bilaterale, l’ambasciatore Wan Li ha aggiunto che la Cina “auspica di rafforzare in futuro la collaborazione nel settore del trasporto aereo” e ha evocato la possibilità di istituire una rotta diretta tra Pechino e Tunisi, precisando che “si tratta di una questione complessa, ma che vale la pena studiare per favorire gli scambi economici e turistici tra i due Paesi”. Nonostante i progetti congiunti di alto profilo – finanziati da terzi come nel caso del ponte di Biserta – la cooperazione economica tra Tunisia e Cina nasconde un profondo squilibrio commerciale che aggrava pesantemente il deficit tunisino. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Ins), la bilancia commerciale pende in modo netto a favore di Pechino: nel 2024, il disavanzo tunisino ha toccato i nove miliardi di dinari (circa 2,7 miliardi di euro). Questo forte divario è il risultato di un flusso di importazioni massiccio dalla Cina, che supera i 9,07 miliardi di dinari (circa 2,6 miliardi di euro) e include un’ampia gamma di prodotti, dai macchinari agli apparecchi elettrici, dai filamenti sintetici ai beni di consumo. Di contro, l’export tunisino verso il colosso asiatico rimane marginale, fermandosi a soli 75,7 milioni di dinari (22 milioni di euro), pari a un esiguo due per cento del totale degli scambi bilaterali. La Cina si conferma così, insieme a partner chiave come Russia e Algeria, uno dei principali fattori di pressione sulla vulnerabile bilancia commerciale della Tunisia.

    I paradossi non finiscono qui. La Cina si dice infatti anche pronta a condividere con la Tunisia la propria esperienza nello sviluppo dell’industria chimica. Come anticipato da “Agenzia Nova” nei giorni scorsi, Wan Li ha confermato che una squadra tecnica cinese è stata inviata il 21 ottobre a Gabes, al fine di valutare le condizioni ambientali nella regione. Il diplomatico cinese ha confermato che la Tunisia ha chiesto assistenza a Pechino per la riabilitazione delle unità di produzione del complesso chimico di Gabes, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas e porre fine all’inquinamento ambientale. Tale richiesta è giunta a seguito di un incontro con il ministro delle Infrastrutture e dell’Edilizia abitativa, Salah Zouari, il 18 ottobre.

  • Tunisia a caccia di investimenti italiani

    Tunisi ha ospitato a fine settembre il forum “Investment Africa 2025” radunando decine di aziende italiane e tunisine, istituzioni economiche e diplomatiche di Italia e Tunisia, per sostenere nuove possibili sinergie ed espansioni. All’evento è intervenuto anche l’ambasciatore d’Italia in Tunisia, Alessandro Prunas, che ha ribadito la profondità dei legami economici tra i due Paesi all’insegna della diplomazia della crescita. Sandro Fratini, presidente del centro d’affari italo-tunisino Delta Center, ha sottolineato l’importanza di accompagnare gli operatori italiani alla scoperta del mercato locale, che si sta affermando come hub strategico in Africa. Sempre più aziende italiane, nel biennio 2024-2025, hanno intensificato la loro presenza in Tunisia o annunciato piani di espansione significativi.

    L’ambasciatore Prunas ha ricordato che l’Italia si conferma un partner economico di primaria importanza per la Tunisia. Con investimenti pari a 159,4 milioni di dinari tunisini (47 milioni di euro), l’Italia si è confermato il secondo Paese investitore nel primo semestre del 2025. Questa cifra, che rappresenta circa il 10% degli investimenti diretti esteri (Ide) totali (escluso il settore energetico), testimonia il forte legame e la fiducia degli investitori italiani nel mercato tunisino. Nel dettaglio, l’industria manifatturiera ha attratto circa il 62,9% degli Ide totali, seguita dal settore energetico con il 24,3%. I servizi e l’agricoltura hanno contribuito in misura minore. Guido D’Amico, presidente di Confimprese Italia, ha dichiarato che il forum “è stata l’occasione per confermare i rapporti economici che legano l’Italia alla Tunisia e al Mediterraneo come fulcro dello sviluppo d’impresa del terzo millennio”. D’Amico ha evidenziato che la collaborazione con Delta Center, Confimprese e Conect è “l’esempio di una cooperazione strategica per realizzare l’impegno imprenditoriale e istituzionale che porterà il nostro Paese a completare il progetto del Piano Mattei”. Per sostenere nel tempo questo rapporto, Confimprese Italia “ha previsto un panel relativo all’internazionalizzazione di impresa con una delegazione istituzionale tunisina durante le celebrazioni dei 30 anni di Confimprese Italia”, ha aggiunto D’Amico.

    Il Paese nordafricano si sta affermando come un hub strategico per le aziende italiane, che nel biennio 2024-2025 hanno intensificato la loro presenza o annunciato piani di espansione significativi in settori chiave come l’automotive, il tessile, l’energia e la tecnologia. I dati relativi alla prima metà del 2025, recentemente pubblicati dall’Agenza per la promozione degli investimenti esteri (Fipa), indicano che gli Investimenti diretti esteri (Ide) hanno raggiunto 1,65 miliardi di dinari tunisini (circa 492,7 milioni di euro), segnando un aumento del 20,8% rispetto allo stesso periodo del 2024, del 35,8% rispetto al 2023 e del 63,6% rispetto al 2022. A trainare questa ripresa sono stati principalmente il settore manifatturiero e quello energetico, che insieme rappresentano la quasi totalità degli investimenti esteri.

    In questo contesto di crescita, l’Italia si conferma un partner economico di primaria importanza per la Tunisia. Con investimenti pari a 159,4 milioni di dinari tunisini (47 milioni di euro), il 10% del totale, l’Italia si posiziona come il secondo Paese investitore da gennaio a fine giugno 2025, preceduta solamente dalla Francia con investimenti pari a 421 milioni di dinari tunisini (circa 124 milioni di euro), ovvero oltre il 33% degli Ide totali, esclusa l’energia. Gli investimenti totali dichiarati – che includono sia progetti esteri che nazionali – hanno raggiunto circa 3,3 miliardi di dinari (pari a un miliardo di euro) nei primi sei mesi dell’anno. Questo dato, che comprende nuovi progetti ed espansioni aziendali, riflette un clima di fiducia generale e un rinnovato slancio per l’economia tunisina. Secondo l’ultimo rapporto di Qhala e Qubit Hub, la Tunisia si è anche aggiudicata il secondo posto nell’Africa 2025 AI Talent Readiness Index, a pari merito con l’Egitto e subito dietro il Sudafrica. Questa classifica testimonia la rapida trasformazione digitale della Tunisia, l’integrazione delle Ict nell’istruzione e le strategie sostenute dal governo tunisino per promuovere i talenti del settore dell’intelligenza artificiale a livello mondiale.

    Di particolare importanza è poi il fatto che la Tunisia ha già rilasciato oltre 350 certificati di origine per l’esportazione di prodotti locali verso vari Paesi africani, nel quadro dell’accordo sulla Zona di libero scambio continentale africana (Zlecaf). Tali certificazioni permettono alle aziende esportatrici di beneficiare della riduzione dei dazi doganali, la cui soppressione è prevista a partire dal primo gennaio 2026. La Zlecaf, operativa dal maggio 2019 e ratificata dalla Tunisia nell’agosto 2020, è un progetto chiave dell’Unione africana (Ua) volto a promuovere la cooperazione Sud-Sud per un’Africa integrata, prospera e pacifica, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2063 dell’Ua. Tale accordo mira a rafforzare le relazioni commerciali tra i 55 Stati membri, che rappresentano un mercato di oltre 300 milioni di consumatori e un volume di scambi annuo stimato in 3,4 miliardi di dollari, eliminando le barriere doganali alla libera circolazione di beni e servizi. Secondo i dati del Centro di promozione delle esportazioni (Cepex), il potenziale inesplorato della Tunisia in Africa è stimato a circa 1,2 miliardi di dollari, con opportunità maggiori nel Nord Africa (754 milioni di dollari). Attualmente, secondo il ministero tunisino dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia, ci sono circa 910 aziende italiane operative nel Paese nordafricano. Di queste, circa 370 operano nel settore industriale e impiegano oltre 57mila persone. Nel settore del tessile e abbigliamento, circa un terzo sono italiane.

  • La Cina sorpassa Italia e Francia nel commercio con la Tunisia

    Le esportazioni cinesi verso Tunisi hanno toccato i 6,527 miliardi di dinari (circa 1,92 miliardi di euro nei primi 7 mesi del 2025), segnando una crescita impressionante del 37,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Cina ha conquistato il primato come primo fornitore della Tunisia, scavalcando partner europei come l’Italia e la Francia. Questa ascesa ha permesso a Pechino di superare l’Italia, che si ferma a 5,711 miliardi di dinari (1,67 miliardi di euro), e la Francia, che ha esportato merci per 5,374 miliardi di dinari (1,58 miliardi di euro). Il sorpasso segna un punto di svolta nelle dinamiche commerciali della Tunisia, con un’influenza cinese in forte espansione, ma pesa sulle casse dello Stato tunisino che si trova a far fronte ad un aumento del deficit commerciale. È quanto emerge dai dati sull’interscambio commerciale pubblicati oggi dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino, secondo cui le esportazioni dalla Tunisia dal primo gennaio a fine luglio 2025 hanno quasi mantenuto i livelli del 2024, attestandosi a 36,973 miliardi di dinari (10,87 miliardi di euro), mentre le importazioni sono cresciute in maniera significativa, raggiungendo 48,878 miliardi di dinari (14,37 miliardi di euro).

    Questo divario ha portato a un deficit commerciale di 11,905 miliardi di dinari (3,5 miliardi di euro), in aumento rispetto ai 9,632 miliardi di dinari (2,84 miliardi di euro) registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Di conseguenza, il tasso di copertura, ovvero il rapporto tra esportazioni e importazioni, è sceso al 75,6%, contro il 79,4% del 2024. A un’analisi più approfondita, si notano dinamiche differenti tra i vari settori. Le esportazioni tunisine hanno beneficiato di una crescita nel settore delle miniere e fosfati (+8,6%) e delle industrie meccaniche ed elettriche (+6,5%). Viceversa, si è registrato un calo significativo nel settore energetico (-34,8%), dovuto in gran parte alla diminuzione delle vendite di prodotti raffinati. Anche le esportazioni del settore agroalimentare sono diminuite del 17,5 per cento, principalmente a causa del calo del valore delle vendite di olio d’oliva. Il settore tessile, abbigliamento e cuoio ha mostrato una leggera flessione (-0,2%).

    Sul fronte delle importazioni, si osserva una crescita generalizzata. L’acquisto di beni strumentali è aumentato del 18,6%, quello di materie prime e semilavorati del 6,6% e quello di beni di consumo del 12,1%. Al contrario, si è assistito a una diminuzione delle importazioni di prodotti energetici (-14,9%) e alimentari (-5,1%). La distribuzione geografica del commercio tunisino evidenzia una dipendenza significativa dall’Unione europea (Ue), che rappresenta il 70,6% delle esportazioni totali e il 44,2% delle importazioni. Le esportazioni verso l’Ue sono aumentate complessivamente, in particolare verso Germania (+15,4%) e Francia (+7,5%), ma sono calate in modo evidente con l’Italia (-9,4%) e la Spagna (-30,4%). Un notevole aumento delle esportazioni si è registrato anche verso i Paesi arabi, in particolare Marocco (+38,5%), Libia (+12,5%) e Algeria (+20,8%).

    Per quanto riguarda le importazioni dall’Ue, sono aumentate con la Francia (+12,7%) e la Germania (+10,3%), mentre hanno subito una leggera flessione con l’Italia (-0,7%). Fuori dall’Ue, oltre che con la Cina, le importazioni sono cresciute notevolmente con la Turchia (+14,9%), ma sono diminuite con la Russia (-21,9%) e l’India (-9,2%). Il deficit commerciale di 11,905 miliardi di dinari (3,5 miliardi di euro) è trainato principalmente dal saldo negativo di alcuni gruppi di prodotti. Il settore energetico è quello che contribuisce maggiormente al deficit con 6,037 miliardi di dinari (1,77 miliardi di euro), seguito da materie prime e semilavorati (-3,8 miliardi di dinari o 1,11 miliardi di euro), beni strumentali (-1,959 miliardi di dinari, circa 576 milioni di euro) e beni di consumo (-930,7 milioni di dinari, circa 273 milioni di euro). L’unico settore a registrare un surplus è quello alimentare, con un saldo positivo di 823,4 milioni di dinari (242 milioni di euro).

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