Tunisia

  • Fondi europei per la costruzione di un ponte da parte di cinesi in Tunisia

    Il ponte di Biserta, finanziato prevalentemente dall’Unione europea ma realizzato da un consorzio cinese, è in piena fase di costruzione e si avvia al completamento entro la metà del 2027. Lo ha confermato l’ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Tunisia, Wan Li, rassicurando che “i lavori stanno procedendo bene”. In un’intervista all’agenzia di stampa tunisina “Tap”, il diplomatico ha dettagliato i progressi: circa il 14 per cento della costruzione delle fondamenta è concluso, e la prossima fase si concentrerà sulle strutture di base e sulle infrastrutture sottomarine. Con un budget totale di circa 250 milioni di euro, l’iniziativa è sostenuta da importanti partner internazionali. La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha stanziato un prestito di 123 milioni di euro, garantito dall’Unione Europea (Ue), affiancato da un prestito di 122 milioni di euro della Banca africana di sviluppo (AfDb). Inoltre, l’Ue ha supportato il progetto sin dall’inizio, nel 2016, con una donazione di circa tre milioni di euro per gli studi di fattibilità e la progettazione. Nonostante il corposo finanziamento europeo, il contratto di costruzione, del valore di 200 milioni di euro (il 79% dell’investimento totale), è stato assegnato al colosso cinese Sichuan Road and Bridge Group (Srbg), selezionato tramite gara internazionale. Lambasciatore Wan Li ha sottolineato la stretta collaborazione con le autorità tunisine per assicurare la consegna del progetto nella seconda metà del 2027. I lavori di scavo dei pilastri sono partiti a luglio.

    Situato strategicamente tra il Lago di Biserta e il Mediterraneo, il nuovo ponte-  lungo 2,07 km e alto 56 metri – è fondamentale per la Tunisia. L’opera è destinata a migliorare significativamente la mobilità e la qualità della vita, collegando la città con la sua zona industriale e ottimizzando l’accesso al porto commerciale. Il ponte, articolato in tre fasi (collegamento sud, ponte principale, e collegamento nord con svincolo autostradale), convoglierà il traffico fuori dal centro urbano, decongestionando l’attuale ponte mobile, attraversato da oltre 44.000 veicoli al giorno. Oltre a razionalizzare il traffico, l’iniziativa è pensata a a sostenere l’attività economica regionale, facilitando gli scambi sia con il Nord-est che con l’Algeria.

    Il governatorato di Biserta, nella regione settentrionale della Tunisia, punta a rafforzare il suo ruolo economico e turistico con progetti infrastrutturali di vasta portata. Il direttore regionale dello sviluppo, Abdellatif Hamid, ha recentemente annunciato che la regione intende anche costruire un porto di terza o quarta generazione in acque profonde, capace di accogliere navi di grandi dimensioni e di rilanciare l’economia locale. Questo progetto è inserito nel piano di sviluppo quinquennale, elaborato attraverso un processo che parte dal livello locale per arrivare a quello nazionale. Nonostante il potenziale strategico—con oltre 200 chilometri di costa, ampie foreste e siti naturali unici come l’isola di La Galite e la riserva di Ichkeul—la regione deve ancora superare significative sfide, come le disparità di sviluppo tra le diverse aree del governatorato. Mentre il litorale orientale si basa principalmente sull’agricoltura e le delegazioni come Tinja e Mateur sono poli economici, le zone occidentali, come Sejnane, Joumine e Ghezala, registrano gli indicatori di sviluppo più bassi e necessitano di interventi urgenti.

    Commentando la cooperazione bilaterale, l’ambasciatore Wan Li ha aggiunto che la Cina “auspica di rafforzare in futuro la collaborazione nel settore del trasporto aereo” e ha evocato la possibilità di istituire una rotta diretta tra Pechino e Tunisi, precisando che “si tratta di una questione complessa, ma che vale la pena studiare per favorire gli scambi economici e turistici tra i due Paesi”. Nonostante i progetti congiunti di alto profilo – finanziati da terzi come nel caso del ponte di Biserta – la cooperazione economica tra Tunisia e Cina nasconde un profondo squilibrio commerciale che aggrava pesantemente il deficit tunisino. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Ins), la bilancia commerciale pende in modo netto a favore di Pechino: nel 2024, il disavanzo tunisino ha toccato i nove miliardi di dinari (circa 2,7 miliardi di euro). Questo forte divario è il risultato di un flusso di importazioni massiccio dalla Cina, che supera i 9,07 miliardi di dinari (circa 2,6 miliardi di euro) e include un’ampia gamma di prodotti, dai macchinari agli apparecchi elettrici, dai filamenti sintetici ai beni di consumo. Di contro, l’export tunisino verso il colosso asiatico rimane marginale, fermandosi a soli 75,7 milioni di dinari (22 milioni di euro), pari a un esiguo due per cento del totale degli scambi bilaterali. La Cina si conferma così, insieme a partner chiave come Russia e Algeria, uno dei principali fattori di pressione sulla vulnerabile bilancia commerciale della Tunisia.

    I paradossi non finiscono qui. La Cina si dice infatti anche pronta a condividere con la Tunisia la propria esperienza nello sviluppo dell’industria chimica. Come anticipato da “Agenzia Nova” nei giorni scorsi, Wan Li ha confermato che una squadra tecnica cinese è stata inviata il 21 ottobre a Gabes, al fine di valutare le condizioni ambientali nella regione. Il diplomatico cinese ha confermato che la Tunisia ha chiesto assistenza a Pechino per la riabilitazione delle unità di produzione del complesso chimico di Gabes, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas e porre fine all’inquinamento ambientale. Tale richiesta è giunta a seguito di un incontro con il ministro delle Infrastrutture e dell’Edilizia abitativa, Salah Zouari, il 18 ottobre.

  • Tunisia a caccia di investimenti italiani

    Tunisi ha ospitato a fine settembre il forum “Investment Africa 2025” radunando decine di aziende italiane e tunisine, istituzioni economiche e diplomatiche di Italia e Tunisia, per sostenere nuove possibili sinergie ed espansioni. All’evento è intervenuto anche l’ambasciatore d’Italia in Tunisia, Alessandro Prunas, che ha ribadito la profondità dei legami economici tra i due Paesi all’insegna della diplomazia della crescita. Sandro Fratini, presidente del centro d’affari italo-tunisino Delta Center, ha sottolineato l’importanza di accompagnare gli operatori italiani alla scoperta del mercato locale, che si sta affermando come hub strategico in Africa. Sempre più aziende italiane, nel biennio 2024-2025, hanno intensificato la loro presenza in Tunisia o annunciato piani di espansione significativi.

    L’ambasciatore Prunas ha ricordato che l’Italia si conferma un partner economico di primaria importanza per la Tunisia. Con investimenti pari a 159,4 milioni di dinari tunisini (47 milioni di euro), l’Italia si è confermato il secondo Paese investitore nel primo semestre del 2025. Questa cifra, che rappresenta circa il 10% degli investimenti diretti esteri (Ide) totali (escluso il settore energetico), testimonia il forte legame e la fiducia degli investitori italiani nel mercato tunisino. Nel dettaglio, l’industria manifatturiera ha attratto circa il 62,9% degli Ide totali, seguita dal settore energetico con il 24,3%. I servizi e l’agricoltura hanno contribuito in misura minore. Guido D’Amico, presidente di Confimprese Italia, ha dichiarato che il forum “è stata l’occasione per confermare i rapporti economici che legano l’Italia alla Tunisia e al Mediterraneo come fulcro dello sviluppo d’impresa del terzo millennio”. D’Amico ha evidenziato che la collaborazione con Delta Center, Confimprese e Conect è “l’esempio di una cooperazione strategica per realizzare l’impegno imprenditoriale e istituzionale che porterà il nostro Paese a completare il progetto del Piano Mattei”. Per sostenere nel tempo questo rapporto, Confimprese Italia “ha previsto un panel relativo all’internazionalizzazione di impresa con una delegazione istituzionale tunisina durante le celebrazioni dei 30 anni di Confimprese Italia”, ha aggiunto D’Amico.

    Il Paese nordafricano si sta affermando come un hub strategico per le aziende italiane, che nel biennio 2024-2025 hanno intensificato la loro presenza o annunciato piani di espansione significativi in settori chiave come l’automotive, il tessile, l’energia e la tecnologia. I dati relativi alla prima metà del 2025, recentemente pubblicati dall’Agenza per la promozione degli investimenti esteri (Fipa), indicano che gli Investimenti diretti esteri (Ide) hanno raggiunto 1,65 miliardi di dinari tunisini (circa 492,7 milioni di euro), segnando un aumento del 20,8% rispetto allo stesso periodo del 2024, del 35,8% rispetto al 2023 e del 63,6% rispetto al 2022. A trainare questa ripresa sono stati principalmente il settore manifatturiero e quello energetico, che insieme rappresentano la quasi totalità degli investimenti esteri.

    In questo contesto di crescita, l’Italia si conferma un partner economico di primaria importanza per la Tunisia. Con investimenti pari a 159,4 milioni di dinari tunisini (47 milioni di euro), il 10% del totale, l’Italia si posiziona come il secondo Paese investitore da gennaio a fine giugno 2025, preceduta solamente dalla Francia con investimenti pari a 421 milioni di dinari tunisini (circa 124 milioni di euro), ovvero oltre il 33% degli Ide totali, esclusa l’energia. Gli investimenti totali dichiarati – che includono sia progetti esteri che nazionali – hanno raggiunto circa 3,3 miliardi di dinari (pari a un miliardo di euro) nei primi sei mesi dell’anno. Questo dato, che comprende nuovi progetti ed espansioni aziendali, riflette un clima di fiducia generale e un rinnovato slancio per l’economia tunisina. Secondo l’ultimo rapporto di Qhala e Qubit Hub, la Tunisia si è anche aggiudicata il secondo posto nell’Africa 2025 AI Talent Readiness Index, a pari merito con l’Egitto e subito dietro il Sudafrica. Questa classifica testimonia la rapida trasformazione digitale della Tunisia, l’integrazione delle Ict nell’istruzione e le strategie sostenute dal governo tunisino per promuovere i talenti del settore dell’intelligenza artificiale a livello mondiale.

    Di particolare importanza è poi il fatto che la Tunisia ha già rilasciato oltre 350 certificati di origine per l’esportazione di prodotti locali verso vari Paesi africani, nel quadro dell’accordo sulla Zona di libero scambio continentale africana (Zlecaf). Tali certificazioni permettono alle aziende esportatrici di beneficiare della riduzione dei dazi doganali, la cui soppressione è prevista a partire dal primo gennaio 2026. La Zlecaf, operativa dal maggio 2019 e ratificata dalla Tunisia nell’agosto 2020, è un progetto chiave dell’Unione africana (Ua) volto a promuovere la cooperazione Sud-Sud per un’Africa integrata, prospera e pacifica, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2063 dell’Ua. Tale accordo mira a rafforzare le relazioni commerciali tra i 55 Stati membri, che rappresentano un mercato di oltre 300 milioni di consumatori e un volume di scambi annuo stimato in 3,4 miliardi di dollari, eliminando le barriere doganali alla libera circolazione di beni e servizi. Secondo i dati del Centro di promozione delle esportazioni (Cepex), il potenziale inesplorato della Tunisia in Africa è stimato a circa 1,2 miliardi di dollari, con opportunità maggiori nel Nord Africa (754 milioni di dollari). Attualmente, secondo il ministero tunisino dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia, ci sono circa 910 aziende italiane operative nel Paese nordafricano. Di queste, circa 370 operano nel settore industriale e impiegano oltre 57mila persone. Nel settore del tessile e abbigliamento, circa un terzo sono italiane.

  • La Cina sorpassa Italia e Francia nel commercio con la Tunisia

    Le esportazioni cinesi verso Tunisi hanno toccato i 6,527 miliardi di dinari (circa 1,92 miliardi di euro nei primi 7 mesi del 2025), segnando una crescita impressionante del 37,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Cina ha conquistato il primato come primo fornitore della Tunisia, scavalcando partner europei come l’Italia e la Francia. Questa ascesa ha permesso a Pechino di superare l’Italia, che si ferma a 5,711 miliardi di dinari (1,67 miliardi di euro), e la Francia, che ha esportato merci per 5,374 miliardi di dinari (1,58 miliardi di euro). Il sorpasso segna un punto di svolta nelle dinamiche commerciali della Tunisia, con un’influenza cinese in forte espansione, ma pesa sulle casse dello Stato tunisino che si trova a far fronte ad un aumento del deficit commerciale. È quanto emerge dai dati sull’interscambio commerciale pubblicati oggi dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino, secondo cui le esportazioni dalla Tunisia dal primo gennaio a fine luglio 2025 hanno quasi mantenuto i livelli del 2024, attestandosi a 36,973 miliardi di dinari (10,87 miliardi di euro), mentre le importazioni sono cresciute in maniera significativa, raggiungendo 48,878 miliardi di dinari (14,37 miliardi di euro).

    Questo divario ha portato a un deficit commerciale di 11,905 miliardi di dinari (3,5 miliardi di euro), in aumento rispetto ai 9,632 miliardi di dinari (2,84 miliardi di euro) registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Di conseguenza, il tasso di copertura, ovvero il rapporto tra esportazioni e importazioni, è sceso al 75,6%, contro il 79,4% del 2024. A un’analisi più approfondita, si notano dinamiche differenti tra i vari settori. Le esportazioni tunisine hanno beneficiato di una crescita nel settore delle miniere e fosfati (+8,6%) e delle industrie meccaniche ed elettriche (+6,5%). Viceversa, si è registrato un calo significativo nel settore energetico (-34,8%), dovuto in gran parte alla diminuzione delle vendite di prodotti raffinati. Anche le esportazioni del settore agroalimentare sono diminuite del 17,5 per cento, principalmente a causa del calo del valore delle vendite di olio d’oliva. Il settore tessile, abbigliamento e cuoio ha mostrato una leggera flessione (-0,2%).

    Sul fronte delle importazioni, si osserva una crescita generalizzata. L’acquisto di beni strumentali è aumentato del 18,6%, quello di materie prime e semilavorati del 6,6% e quello di beni di consumo del 12,1%. Al contrario, si è assistito a una diminuzione delle importazioni di prodotti energetici (-14,9%) e alimentari (-5,1%). La distribuzione geografica del commercio tunisino evidenzia una dipendenza significativa dall’Unione europea (Ue), che rappresenta il 70,6% delle esportazioni totali e il 44,2% delle importazioni. Le esportazioni verso l’Ue sono aumentate complessivamente, in particolare verso Germania (+15,4%) e Francia (+7,5%), ma sono calate in modo evidente con l’Italia (-9,4%) e la Spagna (-30,4%). Un notevole aumento delle esportazioni si è registrato anche verso i Paesi arabi, in particolare Marocco (+38,5%), Libia (+12,5%) e Algeria (+20,8%).

    Per quanto riguarda le importazioni dall’Ue, sono aumentate con la Francia (+12,7%) e la Germania (+10,3%), mentre hanno subito una leggera flessione con l’Italia (-0,7%). Fuori dall’Ue, oltre che con la Cina, le importazioni sono cresciute notevolmente con la Turchia (+14,9%), ma sono diminuite con la Russia (-21,9%) e l’India (-9,2%). Il deficit commerciale di 11,905 miliardi di dinari (3,5 miliardi di euro) è trainato principalmente dal saldo negativo di alcuni gruppi di prodotti. Il settore energetico è quello che contribuisce maggiormente al deficit con 6,037 miliardi di dinari (1,77 miliardi di euro), seguito da materie prime e semilavorati (-3,8 miliardi di dinari o 1,11 miliardi di euro), beni strumentali (-1,959 miliardi di dinari, circa 576 milioni di euro) e beni di consumo (-930,7 milioni di dinari, circa 273 milioni di euro). L’unico settore a registrare un surplus è quello alimentare, con un saldo positivo di 823,4 milioni di dinari (242 milioni di euro).

  • Allacciamento elettrico Italia-Tunisia ultimato entro luglio

    I lavori di posa del cavo sottomarino del progetto Elmed, che collegherà la rete elettrica della Tunisia con quella dell’Italia, saranno completati nel mese di luglio. Lo ha annunciato il direttore generale della Società tunisina di elettricità e gas (Steg), Faycal Trifa, durante un’audizione presso la Commissione Finanze e bilancio dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp), dedicata al monitoraggio dell’andamento del progetto, considerato una delle più importanti infrastrutture energetiche del Mediterraneo.

    Elmed prevede la realizzazione di un elettrodotto sottomarino lungo circa 220 chilometri, di cui 200 in mare aperto attraverso il Canale di Sicilia, con una capacità di trasporto di 600 megawatt in corrente continua a 500 kilovolt. Il collegamento unirà la stazione di conversione elettrica di Partanna, in provincia di Trapani, con quella tunisina in fase di costruzione a Mlaabi, nella penisola di Capo Bon. L’opera è stata inserita tra i progetti strategici del Piano Mattei per l’Africa, promosso dal governo italiano, ed è sviluppata in partenariato tra Terna, il principale operatore italiano di rete elettrica, e Steg.

    Il valore complessivo dell’infrastruttura è stimato in circa 850 milioni di euro. Una quota rilevante – pari a 307 milioni – è finanziata dalla Commissione europea attraverso il programma Connecting Europe Facility (Cef), segnando la prima volta che l’Ue cofinanzia un’infrastruttura elettrica sviluppata congiuntamente da uno Stato membro e un Paese terzo. A sostenere il progetto vi sono anche la Banca mondiale (268,4 milioni di dollari stanziati per la parte tunisina), la Banca europea per gli investimenti (Bei), la banca tedesca KfW e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).

    Durante la riunione parlamentare, Trifa ha illustrato che sono state aperte le offerte tecniche per l’aggiudicazione delle forniture legate al lato tunisino del progetto e si è in attesa dell’approvazione finale della Banca mondiale per procedere all’apertura delle offerte finanziarie, prevista per il mese di settembre. L’erogazione dei prestiti, secondo quanto riferito, avverrà progressivamente in base allo stato di avanzamento dei lavori, con una pianificazione che prevede la chiusura del ciclo di finanziamento entro la fine del 2026.

    Parallelamente alla posa del cavo, prosegue anche la realizzazione delle infrastrutture elettriche complementari in territorio tunisino, tra cui la nuova sottostazione blindata Grombalia 2 e le linee ad alta tensione da 400 kV che collegheranno Mlaabi a Grombalia e poi a Mornaguia. È inoltre in fase di completamento una nuova stazione di trasformazione nella regione di Kandar, con una tensione di 400/225 kV, progettata per integrare e rafforzare la rete elettrica nazionale.

    Secondo la Steg, il progetto Elmed rappresenta una svolta per la sicurezza energetica della Tunisia e per l’interconnessione elettrica tra Europa e Nord Africa. La linea, che consentirà scambi bidirezionali di energia, rafforzerà la stabilità del sistema tunisino e potrà contribuire a soddisfare la crescente domanda interna, soprattutto durante i picchi estivi. L’infrastruttura è inoltre destinata a integrare la rete tunisina con quella algerina, in un’ottica di sviluppo del futuro mercato energetico euro-africano.

    Il completamento dell’opera richiede una stretta collaborazione interministeriale del lato tunisino. Per questo motivo, i ministri tunisini del Demanio, Wajdi Hedhili, e delle Infrastrutture, Salah Zouari, hanno discusso in questi giorni delle modifiche legislative necessarie per accelerare le procedure di espropriazione e liberazione dei terreni interessati dai cantieri, con l’obiettivo di rispettare le scadenze previste. In particolare, si è parlato di una revisione della legge sull’esproprio per interesse pubblico per rendere più fluide le fasi di acquisizione e autorizzazione, garantendo al tempo stesso la tutela dei diritti dei proprietari coinvolti.

    L’audizione in parlamento ha inoltre rappresentato l’occasione per evidenziare l’impatto che Elmed potrà avere anche sull’Italia. I deputati tunisini si sono informati sul contributo del progetto al rafforzamento della rete elettrica italiana, in particolare nelle isole, e sulla possibilità per la Tunisia di raggiungere l’autosufficienza elettrica ed eventualmente esportare energia verso l’Europa. Il direttore della Steg ha confermato il rispetto delle scadenze previste, sottolineando la complessità dell’opera e l’impegno quotidiano del personale tecnico coinvolto.

  • Granaio berbero restaurato in Tunisia con l’aiuto dell’Italia

    È stato inaugurato a Tataouine, regione meridionale della Tunisia, il Ksar Ouled Soltane, uno storico granaio fortificato di origine berbera, restaurato con il sostegno dell’Italia. Alla cerimonia d’inaugurazione hanno partecipato l’ambasciatore d’Italia a Tunisi Alessandro Prunas, la direttrice dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) a Tunisi Isabella Lucaferri, il direttore dell’Istituto nazionale del patrimonio tunisino (Inp) Tarek Baccouche e rappresentanti delle autorità locali. Lo ksar, restaurato con il sostegno dell’Aics, si sviluppa su due cortili, ognuno dei quali è circondato da un perimetro di cantine a più piani con soffitto a volta, o ghorfas. Come altri ksour (plurale di ksar) costruiti dalle comunità berbere, Ksar Ouled Soltane si trova sulla cima di una collina, in una posizione strategica per la difesa dalle incursioni in epoche passate.

    In questa occasione, l’ambasciatore Prunas e la direttrice dell’Aics Lucaferri hanno inoltre inaugurato il punto vendita di prodotti locali gestito dal Gruppo di sviluppo agricolo (Gda) femminile di Tataouine, dove vengono proposti prodotti locali e testimonianze sulla storia della comunità. Questi risultati sono parte integrante del progetto Rinova – Risanamento dell’ambiente, creazione di posti di lavoro e promozione del territorio a Tataouine, attuato dal Comune di Nuoro, in collaborazione con l’associazione Arcs Tunisie. Il programma mira a promuovere uno sviluppo territoriale sostenibile e resiliente attraverso tre pilastri fondamentali: la gestione dei rifiuti, il sostegno all’economia locale e la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Durante la cerimonia, l’ambasciatore italiano ha espresso la sua “ammirazione per il coinvolgimento attivo delle donne”, sottolineando il loro “contributo essenziale” alle dinamiche locali e all’innovazione sociale. Il punto vendita di Tataouine rappresenta un significativo esempio di cooperazione italo-tunisina al servizio dei territori e delle comunità locali, sottolinea Aics in un post sui propri canali social.

    Tataouine, città situata nel sud-est della Tunisia, a 531 chilometri da Tunisi e capoluogo dell’omonimo governatorato, è nota come la “porta del deserto”. Il suo nome deriva dal berbero “tiṭṭawin”, plurale di “tiṭṭ” che significa “occhio”. Oltre al suo fascino paesaggistico e alla ricchezza culturale, Tataouine ha conquistato fama internazionale grazie alla celebre saga cinematografica Guerre Stellari: alcune scene furono infatti girate nel suo deserto, che ispirò il nome del pianeta immaginario “Tatooine”, reso celebre dal franchise. Il restauro e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale della regione di Tataouine offrono nuove opportunità di sviluppo, in particolare per il turismo culturale, rivolto sia ai visitatori provenienti da tutta la Tunisia che ai suoi stessi abitanti e alle comunità locali.

    Il restauro del Ksar Ouled Soltane, realizzato nell’ambito del progetto Rinova, non si limita alla mera salvaguardia del monumento, ma rappresenta un motore per lo sviluppo locale. Oltre alla creazione del Gda, composto da una ventina di donne del villaggio, che propongono prodotti tipici del territorio, è stato creato il marchio “Tataoui”, la cui gestione è affidata all’Istituto delle regioni aride, con l’obiettivo di promuovere l’identità e le eccellenze locali. Il patrimonio culturale è un ambito cruciale in cui si intrecciano la memoria, la diversità e lo sviluppo delle culture. Il patrimonio archeologico, in particolare, costituisce una parte fondamentale della cultura e della storia della società tunisina.

    Nell’ambito della collaborazione tra Arcs Tunisie e Inp a Tataouine, sono stati anche avviati i lavori di restauro a Ksar Zenata, situato nel villaggio di Maztouria e considerato il più antico della regione (XII secolo). L’Inp ha garantito una parte del finanziamento e la direzione tecnica dei lavori, mentre il progetto Rinova ha fornito il restante finanziamento e la gestione logistica e amministrativa dell’operazione. Il potenziamento e lo sviluppo del turismo archeologico, oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro, rappresentano un investimento per il rinnovamento e la diversificazione dell’offerta turistica. La conservazione del patrimonio crea un ponte tra le generazioni, mantenendo vivi segni identitari fondamentali nel tempo.

  • La Tunisia proroga per l’intero 2025 lo stato d’emergenza antiterrorismo

    In Tunisia lo stato d’emergenza per i rischi legati al terrorismo è stato prorogato fino alla fine del 2025, in virtù del decreto numero 74 del 29 gennaio 2025, pubblicato in Gazzetta ufficiale. Una misura introdotta per la prima volta nel 2015 a seguito degli attentati che hanno preso di mira un autobus della guardia presidenziale in Avenue Mohamed V a Tunisi, un gruppo di turisti a Sousse e al museo del Bardo, e da allora regolarmente estesa. Lo scorso dicembre lo stato d’emergenza era stato prorogato per un mese. La sera del 24 gennaio scorso, una persona si è data fuoco e ha aggredito alcuni membri delle forze di sicurezza di stanza nei pressi della Grande Sinagoga di Tunisi, in via Lafayette. L’operazione si è conclusa con la morte dell’uomo e il ferimento di un secondo agente di polizia che ha poi aperto il fuoco per proteggere il collega, rimasto ferito per le ustioni ed è stato trasportato in ospedale. Il ministero dell’Interno di Tunisi non ha parlato di attacco terroristico, ma bensì di “incidente”, affermando che a darsi alle fiamme sarebbe stato un tunisino con problemi di salute mentale. L’ultimo vero e proprio attentato nel Paese nordafricano risale al maggio 2023, quando diverse persone sono state uccise e ferite in un attacco a una sinagoga nella località turistica di Djerba, patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Almeno due attacchi con coltello sono stati registrati nel 2022 che hanno avuto come target agenti di sicurezza o civili. Operazioni delle forze di sicurezza contro organizzazioni terroristiche hanno luogo regolarmente nei governatorati di Kasserine, Le Kef, Jendouba, Beja e Sidi Bouzid, ma rimane il rischio di attentati anche in altre zone del paese, compresa la capitale.

    Il 26 dicembre 2024, un poliziotto è rimasto ferito in modo grave a Moknine, governatorato nordorientale di Monastir, durante un’operazione di sicurezza. Secondo fonti giudiziarie, il giovane fratello di un ricercato, classificato come terrorista, ha accoltellato l’agente durante il tentativo di arresto. Il 20 dicembre un’altra operazione antiterrorismo è stata condotta invece dalla Guardia nazionale tunisina, che ha catturato due soggetti considerati elementi di spicco di organizzazioni estremiste. A Douz, nella regione meridionale di Kebili, le unità speciali hanno catturato un uomo ricercato dalle autorità giudiziarie di Tunisi. L’arrestato, condannato in contumacia a 52 anni di carcere, era accusato di far parte di un’organizzazione estremista. Altri due individui, invece, sono stati arrestati a Kasserine il 12 dicembre 2024 per aver sostenuto pubblicamente gruppi terroristici e per aver incitato alla violenza dopo la caduta di Bashar Al Assad in Siria. Le autorità hanno agito in seguito a indagini di intelligence. Secondo il portavoce dei tribunali di Kasserine, Imed Laamari, le due persone arrestate inneggiavano a gruppi terroristici come Al Qaeda, auspicando che lo scenario in Siria con l’ascesa di Hayat Tahrir Al Sham, possa ripetersi in Tunisia e Algeria. L’azione della polizia e della Guardia nazionale, in collaborazione con le forze armate, si inserisce in un contesto più ampio di lotta al terrorismo, che vede la Tunisia impegnata in prima linea con il sostegno dei suoi partners regionali come Italia e Stati Uniti.

    Trentadue minori tunisini sono stati coinvolti in attività terroristiche, reclutati e radicalizzati attraverso la rete nel 2024, come ha riferito il tenente colonnello Mohamed Lazhar Khelifi, a capo delle operazioni tecniche della direzione antiterrorismo della Guardia nazionale. Secondo il tenente colonnello Khelifi, i terroristi sfruttano i social media per reclutare e indottrinare i più giovani, trasformandoli in potenziali minacce. E’ stata anche smantellata una rete criminale che operava all’interno di aziende locali. Il brigadiere generale Houssem Eddine Jebabli, portavoce della gendarmeria tunisina, ha confermato che il gruppo era coinvolto in attività di phishing su larga scala e in altre frodi informatiche. Le indagini, ancora in corso, hanno portato alla luce legami con movimenti sociali e tensioni interne al Paese, equiparabili ad “attività terroristiche”. Gli inquirenti hanno anche accertato altri reati, tra cui l’intercettazione di chiamate internazionali che normalmente transiterebbero attraverso le reti nazionali. In particolare, sarebbe stato scoperto un reato elettronico che ha causato un malfunzionamento durante i pagamenti a distanza (Tpe) e i trasferimenti di denaro, senza lasciare traccia nel trattamento e consentendo così l’appropriazione indebita di ingenti somme.

  • Ok di Tunisia e Algeria: il corridoio del gas per rifornire Italia, Austria e Germania può partire

    Tunisia e Algeria si aggiungono al patto tra Italia, Austria e Germania per trasportare idrogeno tra le due sponde del Mediterraneo. Con la firma, il 21 gennaio a Roma, di una nuova dichiarazione comune di intenti tra i cinque paesi, il progetto del Corridoio Sud dell’Idrogeno inizia a fare qualche passo avanti concreto.

    L’intesa siglata a Villa Madama non aggiunge né modifica le linee fondamentali del progetto SouthH2 Corridor. Punta invece a rafforzare la cooperazione, soprattutto a livello tecnico, tra tutti iPpaesi interessati dai 3.300 chilometri di gasdotti adatti a trasportare anche idrogeno. Roma, Vienna e Berlino avevano già compiuto un passo del genere a fine maggio 2024. L’accordo prevedeva di trasformare il supporto politico in lavori tecnici e cooperazione tra gli stakeholder rilevanti dei 3 Paesi. La dichiarazione d’intenti firmata il 21 gennaio 2025 estende il perimetro dell’iniziativa a Tunisia e Algeria. Prevede per i 5 Paesi l’impegno di riunirsi semestralmente a livello di gruppo di lavoro tecnico per monitorare e sostenere l’attuazione del progetto.

    Finora, la tabella di marcia è rispettata. L’intesa allargata a Tunisia e Algeria era prevista nella prima metà del 2025. Entro fine 2025 dovrà avvenire lo sviluppo di un rapporto di definizione dell’ambito del SouthH2Corridor. E l’ok allo status di Progetti di reciproco interesse (PMI) nell’ambito del regolamento sulla rete transeuropea per l’energia (TEN-E) nel settimo elenco PCI/PMI europeo.

    Il Corridoio Sud dell’Idrogeno prevede la costruzione di nuove pipeline, o il riadattamento di condutture esistenti, per trasportare in Europa l’idrogeno prodotto in Nord Africa. Il SouthH2 Corridor rientra nella strategia europea per il vettore energetico, che prevede di importare dall’estero entro il 2030 almeno 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile.

    Da progetto, la pipeline di 3.300 km dovrebbe trasportare 4 milioni tonnellate di idrogeno l’anno, il 40% del target Ue. Idrogeno che dovrebbe essere generato in Algeria (manca però adeguata capacità rinnovabile affinché sia H2 verde) e trasportato via Tunisia fino a Mazara del Vallo, dove sarebbe immesso nella rete italiana per poi accedere ai mercati dell’Europa centrale attraverso Tarvisio. Con una possibile diramazione attraverso la Svizzera (Passo Gries), paese che ha il ruolo di osservatore nel progetto. Il segmento italiano sarà quello principale: lungo 2.300 chilometri, circa 70% dei quali da ottenere tramite riconversione delle condutture gas esistenti e 30% da costruire ex novo.

    A inizio dicembre 2024, il Corridoio Sud dell’Idrogeno è stato inserito nella lista dei progetti bandiera dell’Ue per il 2025 sotto l’iniziativa Global Gateway, che facilita finanziamenti e realizzazione dell’opera. In precedenza, era già stato inserito nella lista dei progetti di interesse europeo.

  • Via Montenapo a Tunisi: il made in Italy spopola nel Paese africano

    Il Made in Italy guida la classifica degli scambi commerciali della Tunisia anche nel 2024, confermando un trend che dura già da qualche anno. L’Italia è infatti il primo fornitore del Paese nordafricano con 9,7 miliardi di dinari (2,9 miliardi di euro) di merci esportate nel 2024, in calo del 2,8% rispetto al 2023 (9,9 miliardi di dinari, circa 3 miliardi di euro), ma pur sempre avanti agli altri Paesi competitor. Seguono la Cina con 9,1 miliardi di dinari o 2,7 miliardi di euro (+7,8%), la Francia con 8,3 miliardi di dinari o 2,5 miliardi di euro (+0,5%), l’Algeria con 6 miliardi di dinari o 1,8 miliardi di euro (+9,2%).

    Tra i principali prodotti esportati dall’Italia verso la Tunisia vi sono materie prime energetiche (petrolio raffinato), metalli, tessuti, cuoio e pellami, apparecchi di cablaggio, materie plastiche e prodotti in plastica, motori generatori e trasformatori, prodotti chimici e farmaceutici, impianti e macchinari. Tra i principali prodotti che l’Italia invece importa figurano gli articoli di abbigliamento e calzature, parti e accessori per veicoli, oli e grassi, motori generatori e trasformatori, articoli in plastica, prodotti chimici e fertilizzanti, prodotti della siderurgia, petrolio greggio.

    Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Ins) nel 2024 il commercio estero tunisino ha mostrato segni contrastanti. Le esportazioni hanno mantenuto lo stesso livello dell’anno precedente, attestandosi a 62 miliardi di dinari (18,8 miliardi di euro), mentre le importazioni sono aumentate del 2,3%, raggiungendo 81 miliardi di dinari (24,56 miliardi di euro). Nonostante la stabilità delle esportazioni, il commercio estero tunisino ha chiuso il 2024 con un saldo negativo più ampio rispetto all’anno precedente. Il deficit commerciale è aumentato di quasi 2 miliardi di dinari (610 milioni di euro), raggiungendo i 18,9 miliardi di dinari (5,73 miliardi di euro). Il tasso di copertura, che misura il rapporto tra esportazioni e importazioni, è sceso di 1,8 punti percentuali, attestandosi al 76,6%.

    Secondo Ins, la stabilità delle esportazioni nel 2024 deriva da un lato dall’aumento delle esportazioni del settore delle industrie agroalimentari (+14,6%), del settore energetico (+0,5%) nonché delle esportazioni dei settori meccanico ed elettrico (+1,2%) e, dall’altro, dal calo delle esportazioni del settore minerario, fosfati e derivati (-26,3%) e di quelle del tessile, abbigliamento e pellami (-4,8%). L’aumento delle importazioni (+2,3 per cento) deriva dall’incremento registrato nelle importazioni di prodotti energetici (+9,1%), beni strumentali (+5,6%) e beni di consumo (+6,3%). In flessione si sono invece registrate le importazioni di materie prime e semilavorati (-2,6%) e il gruppo dei prodotti alimentari (-6,1%).

    Le esportazioni tunisine verso l’Unione europea (69% del totale) sono diminuite dell’1,8%. Questo sviluppo si spiega da un lato con il calo delle esportazioni da Tunisi verso alcuni partner europei, come la Francia (-4,6%) e il Belgio (-1,5%), e dall’altro con l’aumento osservato con l’Italia (+2,5%), la Germania (+1,5%) e la Spagna (+0,4%). Verso i Paesi arabi, invece, le esportazioni sono aumentate con Algeria (+37,6 %) ed Egitto (+8%). In calo, invece, la Libia (-7,5%) e il Marocco (-5,9%). Le importazioni dall’Ue sono invece aumentate del 2% nel 2024, raggiungendo 35,1 miliardi di dinari (10,4 miliardi di euro). Al di fuori dell’Ue, la Cina, l’India e la Svizzera hanno aumentato le loro esportazioni verso la Tunisia, mentre Russia e Turchia hanno registrato una contrazione.

    La bilancia commerciale tunisina ha registrato un deficit di 18,9 miliardi di dinari (5,7 miliardi di euro) nel 2024. Ciò è principalmente dovuto agli scambi con alcuni Paesi chiave. In particolare, i maggiori deficit si sono registrati con la Cina (-9 miliardi di dinari, circa 2,7 miliardi di euro), la Russia (-5,3 miliardi di dinari, circa 1,6 miliardi di euro), l’Algeria (-4,3 miliardi di dinari, circa 1,3 miliardi di euro), la Turchia (-2,8 miliardi di dinari, circa 860 milioni di euro), l’India (-1,4 miliardi di dinari, circa 445 milioni di euro) e l’Ucraina (-1,3 miliardi di dinari, circa 406 milioni di euro). D’altro canto, il saldo della bilancia commerciale delle merci ha registrato un surplus con gli altri Paesi, principalmente Francia (5,1 miliardi di dinari, 1,5 milioni di euro), Germania (2,3 miliardi di dinari, 716 milioni di euro), Italia (1,9 miliardi di dinari, 592 milioni di euro), Libia (2,2 miliardi di dinari, 696 milioni di euro) e Marocco (267,8 milioni di dinari, 81,1 milioni di euro). Il forte aumento del deficit energetico, che è passato da 9,6 miliardi di dinari a 10,8 miliardi di dinari (3,2 miliardi di euro), ha pesato significativamente sulla bilancia commerciale complessiva. Escludendo l’energia, il deficit si è ridotto a 8 miliardi di dinari (2,4 miliardi di euro).

  • Made in Italy sempre più apprezzato in Tunisia

    L’Italia si conferma primo fornitore della Tunisia nel periodo da gennaio a ottobre 2024, consolidando così un primato che dura da diverso tempo. Stando alle tabelle dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino ottenute da “Agenzia Nova”, l’export del Made in Italy verso il Paese nordafricano è stato pari a 8,2 miliardi di dinari (corrispondenti a circa 2,4 miliardi di euro) nei dieci mesi dell’anno in corso, in calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma pur sempre davanti agli altri paesi competitor. Le importazioni in Italia dalla Tunisia sono aumentate del 4,2 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un bilancio di 1,4 miliardi di dinari (414 milioni di euro) a favore del Paese nordafricano.

    Tra i principali prodotti esportati dall’Italia verso la Tunisia vi sono materie prime energetiche (petrolio raffinato), metalli, tessuti, cuoio e pellami, apparecchi di cablaggio, materie plastiche e prodotti in plastica, motori generatori e trasformatori, prodotti chimici e farmaceutici, impianti e macchinari. Tra i principali prodotti che l’Italia invece importa figurano gli articoli di abbigliamento e calzature, parti e accessori per veicoli, oli e grassi, motori generatori e trasformatori, articoli in plastica, prodotti chimici e fertilizzanti, prodotti della siderurgia e petrolio greggio. Risulta evidente, pertanto, un consistente traffico di perfezionamento-trasformazione di materie prime o semilavorati in prodotti dall’Italia alla Tunisia. L’Italia risulta anche la principale destinazione per l’olio d’oliva biologico tunisino con oltre il 50% delle quantità totali esportate dal Paese nordafricano. L’Italia è seguita da altri due paesi europei, ovvero Spagna e Francia, che importano da Tunisi rispettivamente il 28,07% e il 12,10% dell’olio biologico “Made in Tunisia”.

    Tornando ai dati sull’interscambio in generale, da gennaio a ottobre 2024, le esportazioni tunisine hanno segnato un leggero aumento del 2,1%, raggiungendo i 51,6 miliardi di dinari equivalenti a 15,44 miliardi di euro, mentre le importazioni crescono dell’1,4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-3,3%). Il deficit commerciale della Tunisia si è leggermente ridotto nel 2024, passando da 15,85 miliardi di dinari (4,69 miliardi di euro) nei primi dieci mesi del 2023 a 15,71 miliardi di dinari (4,65 miliardi di euro). Il tasso di copertura ha guadagnato 0,6 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi al 76,7%. La bilancia commerciale rimane comunque in deficit, richiedendo un’attenta analisi delle dinamiche in atto alle autorità legislative impegnate in questi giorni nella discussione della Legge di bilancio per il 2025.

    A trainare la crescita delle esportazioni tunisine nel 2024 sono stati principalmente i settori agroalimentare (+25,4%) ed energetico (+23,8%). Al contrario, hanno registrato un calo le esportazioni di minerali (-24,8%) e di prodotti tessili (-5,4%). L’aumento delle importazioni tunisine dell’1,4% è invece riconducibile principalmente all’incremento delle importazioni di prodotti energetici (+13,4%), necessari per far fronte alla crescente domanda interna, e di beni strumentali (+4,6%) e di consumo (+5,2%), a testimonianza di una ripresa dell’attività economica. Tuttavia, questa crescita è stata parzialmente compensata dal calo delle importazioni di materie prime (-4,3%) e di prodotti alimentari (-12,5%).

    L’Unione europea si conferma il primo partner commerciale del Paese nordafricano, riaffermando un trend che prosegue da qualche anno. Le esportazioni tunisine verso lo spazio europeo, pur registrando una crescita contenuta (+0,2%), hanno mostrato dinamiche differenti nei singoli mercati. In particolare, si evidenziano aumenti per Italia (+4,2%), Spagna (+9,8%) e Germania (+0,5%), mentre si registrano contrazioni per Francia (-2,2%) e Paesi Bassi (-28,6%). Per quanto riguarda i paesi arabofoni, le esportazioni verso l’Algeria sono aumentate del 43,9%, mentre si sono registrati cali per Libia (-12,4%), Marocco (-14,1%) ed Egitto (-6,9%).

    Dall’Ue provengono anche il 43,4 per cento delle importazioni totali della Tunisia, registrando nei primi dieci mesi del 2024 una crescita dell’1,8 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tuttavia, l’analisi per Paese evidenzia una situazione eterogenea con aumenti per Germania (+11,1 %o), Spagna (+7,2%) e Francia (+0,6%), mentre si registrano cali per Italia (-2,8%), Paesi Bassi (-9,9 per cento) e Belgio (-13,9%). Al di fuori dello spazio Schengen, hanno visto un aumento le importazioni da Cina (+4,7 per cento) e India (+2,5%), in calo invece quelle dalla Russia con un dato a doppia cifra (-21%) e Turchia (-9,5%).

    Il saldo della bilancia commerciale della Tunisia è negativo principalmente a causa del deficit con Cina (-7,35 miliardi di dinari, pari a 2,17 miliardi di euro), Russia (-4,7 miliardi di dinari, circa 1,4 miliardi di euro), Algeria (-3,5 miliardi di dinari, circa 1,03 miliardi di euro), Turchia (-2,29 miliardi di dinari, quasi 677 milioni di euro), India (-1,2 miliardi di dinari, equivalenti a 355 milioni di euro) e Ucraina (-1,2 miliardi di dinari, circa 355 milioni di euro). Tuttavia, i surplus con Francia (4,34 miliardi di dinari, pari a 1,28 miliardi di euro), Italia (1,4 miliardi di dinari, 414 milioni di euro), Germania (1,9 miliardi di dinari, 562 milioni di euro), Libia (1,8 miliardi di dinari, 532 milioni di euro) e Marocco (176 milioni di dinari, 52 milioni di euro) hanno parzialmente compensato questo deficit. Secondo Ins, nonostante l’aumento del deficit energetico, che è passato da 8,52 miliardi di dinari (2,52 miliardi di euro) nel 2023 a 9,39 miliardi di dinari (2,78 miliardi di euro) nel periodo considerato, il deficit commerciale al netto dell’energia ha registrato una riduzione, attestandosi a 6,32 miliardi di dinari (1,87 miliardi di euro). Nonostante l’Unione europea si confermi il primo partner commerciale della Tunisia, il peso dei paesi extra-Ue, soprattutto Cina e Russia, si fa sentire sempre di più. Il deficit commerciale con questi paesi pesa sulla bilancia tunisina, mettendo in evidenza la fragilità dell’economia nordafricana.

  • Ok all’elettrodotto per l’approvvigionamento di energia dalla Tunisia

    Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha autorizzato, con decreto del 10 maggio, Elmed, l’interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia che sarà realizzata da Terna e Steg, il gestore della rete tunisina. L’elettrodotto – si legge in una nota – per il quale è previsto un investimento complessivo di circa 850 milioni di euro, avrà una lunghezza complessiva di circa 220 km, di cui la maggior parte in cavo sottomarino. Il collegamento in corrente continua da 600 Mw raggiungerà una profondità massima di circa 800 metri lungo il Canale di Sicilia. “L’autorizzazione della nuova interconnessione tra Italia e Tunisia – ha dichiarato il ministro Gilberto Pichetto – oltre ad essere un importante traguardo all’interno degli obiettivi sfidanti di transizione energetica fissati nel Pniec, consentirà al Paese, in virtù della sua posizione geografica strategica, di rafforzare il ruolo di ‘hub’ elettrico in Europa e nell’area mediterranea, diventando protagonista a livello internazionale”.

    “Reti interconnesse e tecnologicamente avanzate sono alla base di un sistema elettrico sicuro e sostenibile – ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, Amministratore delegato e direttore generale di Terna -. Elmed è uno dei progetti più significativi del Piano Industriale 2024-2028 di Terna, e l’autorizzazione ottenuta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è un importante passo avanti verso la sua realizzazione. Una volta in esercizio, l’opera darà un rilevante contributo al percorso di decarbonizzazione del sistema. In tal senso, le interconnessioni rappresentano uno strumento necessario per incrementare il livello di indipendenza energetica del nostro Paese e per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico. L’Africa oggi rappresenta una terra di opportunità: investimenti, infrastrutture e trasferimento di competenze sono i fattori chiave per collaborazioni solide e durature”, ha aggiunto. “L’autorizzazione definitiva al nuovo elettrodotto che collegherà Italia e Tunisia è un grande risultato nel processo di transizione energetica che vede il nostro Paese in prima linea”, ha commentato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. “Un traguardo per il quale la Sicilia ha rivestito un ruolo da protagonista e che rappresenta una grande opportunità strategica per le nuove sfide che vedono sempre più legate Europa e Africa. Grazie alla sua collocazione geografica e alle sue caratteristiche ambientali, l’Isola infatti è candidata a diventare un importante hub energetico nazionale, con notevoli ricadute in termini di sviluppo economico”, ha spiegato.

    Per quanto riguarda il lato italiano dell’opera autorizzato dal Mase, il cavo terrestre si svilupperà per 18 chilometri dall’approdo di Castelvetrano (Trapani), fino alla stazione di conversione che verrà realizzata a Partanna (Trapani), in prossimità dell’esistente stazione elettrica. In Tunisia, la stazione elettrica sarà realizzata a Mlaabi, nella penisola di Capo Bon. L’interconnessione autorizzata è uno dei progetti del Piano Mattei. Il ponte elettrico Italia–Tunisia è un’opera strategica per il sistema elettrico italiano nell’ambito degli obiettivi di transizione energetica fissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec), in quanto mira a migliorare l’integrazione dei mercati dell’Unione Europea e dei Paesi Nord Africani. Elmed garantisce, inoltre, un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili e il miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Dell’investimento complessivo per l’opera, 307 milioni sono stati stanziati dalla Commissione europea tramite il programma di finanziamento Connecting Europe Facility (“Cef”), destinato allo sviluppo di progetti chiave che mirano al potenziamento delle infrastrutture energetiche comunitarie. È la prima volta che l’Unione Europea finanzia un progetto in cui uno dei paesi coinvolti non fa parte dell’Unione

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