Ucraina

  • Politicamente scorretto

    L’unica cosa veramente certa nella vita è che, prima o poi, si muore, non sappiamo come e quando ma l’evento è certo, per questo non capisco, se non per gli amanti del politicamente corretto, a prescindere da tutto, lo scandalo per le parole del Presidente  ucraino verso Putin.
    Certamente noi cristiani dobbiamo saper perdonare, nelle debite forme che non impediscano però il corso della giustizia e la pena conseguente e Zelensky non ho parlato di morte tramite particolari sevizie, ha semplicemente augurato a Putin quello che comunque anche allo zar, prima o poi, capiterà e cioè morire.
    Il problema, se mai, sta in chi succederà a Putin dopo la sua morte visto che al momento non sembra esserci in Russia la forza capace di dare al paese una svolta democratica, anzi vediamo intorno a Putin personaggi della sua stessa scuola priva di dimensione morale.
    Vediamo ragazzini allevati, dall’inizio della guerra, più a maneggiare il fucile che a studiare libri che comprendano la parola libertà, giustizia, rispetto degli altri, vediamo una smisurata quantità di denaro, ricavato dalle tasse delle società occidentali, cento italiane, rimaste a lavorare e produrre in Russia, usato per finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina, una guerra che colpisce particolarmente la popolazione civile ed inerme. Vediamo la morte della libertà di stampa e del diritto di opinione e centinaia di migliaia di persone costrette, contro la loro volontà, ad andare a combattere e a morire in una guerra oscena per come Putin l’ha negata, iniziata, perseguita.

    Sognare, sperare la fine dei tiranni, in qualunque parte del mondo vivano, non sarà politicamente corretto ma è umanamente legittimo, quello che nel frattempo possiamo fare è sostenere in ogni modo chi difende la libertà della sua Patria e impegnarsi per il rispetto della dignità di ogni essere umano.

    La morte di Putin non risolverà nulla se non moriranno gli imperialismi, le smisurate ricerche di potere assoluto e di denaro senza fine, insomma è un’intera società, non solo in Russia, che deve cambiare partendo dagli Stati Uniti che, lo speriamo come augurio di buon anno, torni ad essere una democrazia di fatto partendo dall’abbandono del sogno di Trump di spartirsi il mondo in una nuova alleanza con Putin e la Cina.

  • L’Ucraina non può aspettare

    I “Grandi”, veri o convinti di esserlo, ormai disquisiscono, da giorni, sugli ipotetici punti che dovrebbero portare una pace, giusta e durevole, in Ucraina.

    Nel frattempo qualche vero o presunto scandalo, tra alcuni personaggi a Kiev, e la certezza, consolidata da più prove, che il mediatore di Trump con Putin è più amico di Putin e più interessato ai reciproci business che a quello che invece preoccupa il mondo civile, quello che non ha il denaro ma la giustizia come obiettivo, e cioè la pace giusta, occupano articoli e non portano certo a notizie rassicuranti.

    Noi possiamo fare ben poco oltre a continuare a scrivere, come sempre, la realtà, la realtà perché la verità la manipolano, inventano, modificano i potenti ed i loro servi.

    La Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, dopo aver dichiarato, parole di Putin, fino al giorno prima che non ci sarebbe stata nessuna invasione.

    L’invasione è stata fatta in spregio ad ogni regola internazionale, grazie a Putin non esiste più un diritto comune che regolamenti, almeno in parte, i rapporti tra gli Stati. Ora chiunque potrebbe attaccare chiunque perché l’unico diritto è quello della forza.

    La prima notte di guerra l’esercito di Putin ha cercato, senza riuscirci, di conquistare la capitale, Kiev e di uccidere il presidente Zelensky.

    Gli ucraini hanno invece respinto il proditorio attacco russo.

    Potenze alleate hanno offerto a Zelensky di rifugiarsi all’estero e il presidente invece è rimasto al fianco del suo popolo organizzando la controffensiva.

    Da ormai quattro anni l’ucraina resiste all’immensa potenza dello zar Putin che, per cercare di vincere quella che ha chiamato operazione speciale e non guerra, ha usato mercenari, arruolato assassini e detenuti nelle carceri, reclutato uomini disperati per la miseria delle regioni più lontane, ha siglato un accordo con un pazzo irresponsabile come Kim Jong-un mandando al massacro migliaia di ignari coreani.

    Quella che Putin riteneva poco più di una passeggiata si è rivelata una guerra sanguinosa dove centinaia di migliaia di russi sono morti, migliaia di civili ucraini sono stati uccisi, migliaia di bambini rapiti, distrutte città e interi territori che non saranno più coltivabili per anni dopo l’inquinamento di proiettili  e la presenza di mine antiuomo, il granaio d’Europa e  dell’Africa è stato in parte distrutto dalla sciagurata smania di grandezza di un dittatore sanguinario che per la sua gloria ha distrutto parte del suo stesso popolo.

    Gli alleati europei, pur con lodevoli intenzioni, non sono stati all’altezza del loro compito, l’Unione non ha abbastanza credibilità né verso la Russia né verso gli Stati Uniti perché è priva di una politica comune di difesa e di progetto ad ampio respiro, non è sufficiente allargare l’Unione ad altri paesi per crearne un interlocutore credibile nel mondo.

    Gli Stati Uniti, nell’era Trump, stanno vivendo il periodo più basso della loro democrazia sia all’interno che verso il mondo e gli alleati, la decisione di Trump di non dare più armi all’Ucraina, se non vendendole alla Nato che a sua volta le vende agli alleati europei, è un sistema per non andare in rotta di collisione con Putin, al quale è legato da intricati sentimenti di invidia ed ammirazione, e di guadagnare sulle disgrazie altrui.

    Intanto si parla di pace, una pace che, secondo Trump passa dal presupposto di cedere all’invasore russo intere regioni ucraine e nel rendere l’Ucraina e, di conseguenza l’Europa, sempre più debole e dipendente da interessi stranieri.

    Non è certo una novità che a nessuna delle tre grandi potenze Stati Uniti, Grande Russia e Cina, dà molto fastidio l’ipotesi di doversi confrontare con una quarta potenza, l’Europa, mentre anche altri paesi, come l’India, stanno avanzando per chiedere il loro posto nello scacchiere politico ed economico internazionale.

    Rendere più piccola e più ininfluente ed indifesa l’Ucraina è una strategia comune a Trump ed a Putin per rendere l’Europa sempre meno in grado di competere con le altre potenze, prima gli europei, popoli e leader, lo capiranno e meglio sarà ma ormai temiamo che i tempi siano troppo ridotti e l’Ucraina non può aspettare.

  • Nulla di nuovo sotto il sole

    Come si sa le menzogne hanno le gambe corte e prima o poi la verità viene a galla, anche quella che in molti sospettavano da tempo ed altri, ottusamente o proditoriamente, scegliete voi il termine che ritenete più indicato, continuavano e continuano a negare.

    Putin ora l’ha detto chiaro: vuole il Donbass, se l’Ucraina lo cede la guerra, almeno fino alla prossima richiesta dello zar, potrebbe finire.

    Niente difesa di cittadini russofoni oppressi da Kiev ma semplicemente il desiderio di Putin di impossessarsi di una delle più ricche regioni ucraine, ricca per gas, petrolio, carbone, uranio, titanio, manganese, litio, grafite e, soprattutto, per le terre rare che servono a tutto il mondo, che la Cina possiede in particolare modo e delle quali ha sete l’America, da qui anche il motivo per il quale il presidente americano trova comunque possibile un accordo con l’amico Putin, alla faccia dell’attaccato e coraggioso Zelensky.

    Potere, denaro, violenza, soprusi, nulla di nuovo sotto il sole, neppur nuova la superficialità che l’Europa ha dimostrato assumendo contro Putin solo sanzioni più o meno ininfluenti, lasciando che continuassero, con le triangolazioni, traffici con la Russia e non comprendendo che l’occidente, come lo conoscevamo, è storia passata: il paracadute americano non c è più, anzi gli Stati Uniti ci impongono di comperare da loro le armi per aiutare il suo alleato ucraino che lui stesso si rifiuta di soccorrere per non fare dispiacere a Putin…

    Trump farà solo i suoi interessi ed aspettando che l’America cambi, se cambierà, amministrazione l’Ucraina sarà spezzettata e sempre a rischio e noi a nostra volta rischieremo il collasso, dopo l’Ucraina l’Unione.

    Senza una politica di difesa comune, un esercito comune l’Unione Europea diventa una pura definizione geografica perché anche il libero mercato non sarà più tale.

  • La pagliuzza nell’occhio del vicino

    Se quanto i giornali riportano e cioè che Salvini, notoriamente simpatizzante di Putin, alza un grido di protesta ed allarme per gli eventuali cento milioni portati all’estero da persone ucraine corrotte ci viene legittimo chiedere da che pulpito viene la predica visto che la Lega deve ancora risarcire, allo Stato italiano e per parecchi anni a divenire, una rilevante cifra di denaro preso senza titolo.

    Per amor di patria e di governo non aggiungiamo altro se non la considerazione che è sempre più facile vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino che la trave nel nostro e Salvini, che ogni tanto sgrana in pubblico il Rosario, non dovrebbe dimenticarsi di questo.

  • L’era del diritto del più forte

    Il presidente Zelensky ha detto agli ucraini che si è di fronte ad una scelta: o la propria dignità, e perciò la sovranità, l’indipendenza e la libertà, come il diritto internazionale dovrebbe garantire ad ogni nazione, o il rapporto con il più importante alleato e cioè gli Stati Uniti di Trump.

    Il presidente americano non si è invece posto il problema, la dignità e la libertà altrui non gli interessano teso, come è, a tessere rapporti economici e strategie politiche che non badano ai diritti, anche se sovranazionali, perché, come è ormai chiaro a tutti, siamo tornati all’epoca del diritto del più forte.

    Putin ha da sempre rappresentato per Trump, oltre a vari tipi di interessi, anche per il coinvolgimento nello scacchiere internazionale del convitato di pietra, la Cina di Xi Jinping, l‘incarnazione di un sogno per lui irrealizzabile, almeno al momento, essere libero dai condizionamenti dei cittadini e delle altre istituzioni.

    Putin è l’uomo che non deve chiedere mai, come nella pubblicità, è il cavaliere a torso nudo, il combattente delle arti marziali, colui che si bagna in acque gelide e che comanda, imperturbabile, la grande Russia da 25 anni.

    Presidente, primo ministro, ancora presidente, l’uomo capace di piegare, modificare le leggi a suo piacimento, il nuovo zar che, con il suo sodale Kyrill, fa per tre volte il segno della croce accendendo candele, tra i fumi dell’incenso ed i canti religiosi, mentre ordina ai suoi di bombardare civili e bambini o di inscenare l’ennesimo finto suicidio di un suo ex compagno di manovre miliardarie.

    Cosa dire agli ucraini, ormai vicini all’abbandono da parte del maggiore alleato, sostenuti in modo troppo blando da un’Europa incapace di comprendere come oggi, sul campo di battaglia e su quelle delle trattative, per una auspicabile fine della guerra, ci sia il destino di ciascuno, non solo dell’Ucraina: il paracadute americano non c’è più, dobbiamo fare da soli ed i ‘volonterosi’ sono ancora troppo pochi e forse anche un po’ troppo titubanti.

    Cosa dire ad un’Unione Europea, con più abitanti degli Stati Uniti, priva di peso politico e militare, per la volontà dei suoi leader vecchi dentro, legati a concetti ottocenteschi, che non difendono, come credono, ingannandosi vicendevolmente, la vera integrità culturale e morale delle singole nazioni ma invece impediscono la nascita ed il consolidamento di una realtà autenticamente occidentale?

    L’Occidente deve trovare una strada per la pace tra Russia ed Ucraina, ma la pace non può nascere da un accodo che rappresenti la sconfitta dell’aggredito, delle leggi internazionali, ed il trionfo dell’aggressore.

    Se Trump e gli europei lo capiranno ci sarà la possibilità di trovare soluzioni, altrimenti la sconfitta dell’Ucraina, la sua perdita di sovranità e di vera indipendenza, significherà avere aperto la strada ad un mondo nel quale solo la forza avrà voce in capitolo.

    Ed in questo nuovo mondo tutto diventerà possibile, tra intelligenza artificiale, strumenti atomici per la guerra e violazione dei diritti lo scenario diventa non di fantapolitica ma di agghiacciante realtà.

  • La pace non passa dalla violenza

    Siamo sempre stati, nel corso dei decenni e nel presente vicini ad Israele condannando in modo chiaro coloro che, in un modo o nell’altro, sono stati, consapevolmente o meno, supporter di Hamas.

    Temiamo e combattiamo, per quanto è il nostro ruolo, il pericolo di un terrorismo e di un antisemitismo che è diventato più diffuso e continuiamo a credere che per rendere giustizia ai tanti morti innocenti la strada per la pace e la convivenza non possa che passare dalla consegna delle armi di Hamas e dalla punizione dei colpevoli.

    Detto questo siamo anche fermi nella condanna di quei coloni che distruggono le case e gli uliveti tradendo, nell’abbattere e bruciare gli alberi, anche il lavoro dei primi pionieri israeliani che impiegheranno la loro vita per rendere coltivabile un terreno arido e difficile.

    La pace, il diritto alla propria sicurezza, non può passare dalla violenza contro inermi e dalla distruzione delle piante di ulivo.

  • Crimine la guerra d’aggressione, criminale non aiutare gli aggrediti

    La devastazione dell’Ucraina aumenta, ogni giorno, e aumenta la necessità di difenderla, questo appare chiara a tutti, salvo agli amici di Putin.

    I ritardi che corrono tra gli impegni pronunciati e l’arrivo effettivo degli aiuti militari restano il problema dell’Europa, la grande incompiuta, che dopo lo stop di Trump ad un impegno diretto, non ha ancora trovato il modo per difendersi e difendere i propri vicini.

    Il ministro della difesa Crosetto segnala, con particolare trasparenza, che la guerra ibrida, da tempo in corso anche in Italia contro l’Italia, ci trova impreparati e che è necessario porre immediato rimedio ai ritardi ed alle indifferenze che, ancora oggi, fanno parte del bagaglio politico culturale di alcuni, sia di sinistra che di destra.

    Il ministro segnala la realtà e le sue osservazioni aprono le speranze dei nostri nemici che, proprio per le nostre insufficienti difese, sanno, una volta di più, di poter avere agio nel crearci problemi sia spiando e rubando dati sensibili sia colpendo la nostra economia tramite hackeraggi di vario tipo.

    Di fronte ai soliti tentennamenti, o addirittura ai dinieghi della realtà e dell’urgenza di interventi precisi, siano le parole del Presidente della Repubblica a chiudere la bocca agli amici di Putin perché se è un crimine la guerra d’aggressione, come ha detto Mattarella, diventa criminale non aiutare gli aggrediti, non contrastare e punire gli aggressori.

    Anche Trump si prenda le sue responsabilità per i troppi ammiccamenti con lo zar russo, ancora oggi si parla di un fantomatico piano di pace concordato tra Trump e Putin sulla pelle degli ucraini, gli interessi economici americani, più o meno potenziali, non possono prevaricare i diritti dei popoli e delle nazioni a veder rispettata la propria integrità, la libertà e la giustizia.

  • Un tatuaggio nel cuore

    All’ambasciata russa non è piaciuto il tatuaggio della bandiera ucraina che Calenda si è fatto per testimoniare la sua vicinanza al coraggioso popolo ucraino che si oppone, con tutte le forze, alla guerra di invasione russa.

    Non amo particolarmente i tatuaggi ma, in questo caso, penso che Calenda abbia compiuto un atto simbolico rilevante ed apprezzo la sua decisione, il suo gesto, augurandomi che sia di esempio e stimolo ad imitarlo per coloro che ai tatuaggi sono abituati.

    All’ambasciatore russo, che vive nei privilegi del suo incarico nella città eterna, ricordo che a molti di noi non sono invece piaciute le parole della Zakarova che ci augurava di finire tra le macerie, i delitti e le stragi del suo presidente Putin, i rapimenti dei bambini ucraini e la distruzione di scuole, ospedali, infrastrutture civili per la luce ed il riscaldamento.

    In tanti abbiamo amato le opere dei grandi artisti russi, abbiamo sofferto per le privazioni e le deportazioni che il popolo russo ha subito negli anni bui dello stalinismo e del comunismo, arrivato fino al 1989, ed auguriamo al popolo russo di ritrovare presto la libertà in ogni campo.

    In tanti soffriamo ancora pensando a quanti milioni di russi non conoscano la libertà di stampa e di espressione, ancora oggi, in quanti sono stati mandati inutilmente a morire combattendo contro una nazione sovrana e indipendente, nella quale le persone erano e sono libere, solo per dare a Putin l’ebrezza di sentirsi più potente, potente come uno zar.

    All’ambasciatore russo diciamo in modo chiaro che, anche se non ci siamo fatti un tatuaggio sulla pelle, il tatuaggio l’abbiamo nel cuore e nell’anima, Putin è un sanguinario massacratore di civili, chi lo sostiene ed asseconda un suo servo, saremo sempre e sempre di più con l’Ucraina, costi quel che costi perché con Putin ed i suoi servi od alleati non c’è Dio, non c è pace, libertà e giustizia.

  • Ne trarremo le conseguenze

    Immagino che l’ambasciatore russo, convocato alla Farnesina, non si sia sentito andare il latte alle ginocchia per la preoccupazione visto che sa bene come il suo zar abbia in Italia fieri ed indefessi sostenitori, nonostante tutte le nefandezze che compie ogni giorno ed ogni notte in Ucraina.

    Certo la convocazione dell’ambasciatore ha un valore simbolico, meno simbolica la dichiarazione che ha fatto Salvini, dopo le parole disgustose della portavoce del ministero degli Esteri di Putin, che ha tenuto a precisare che non si può continuare a sostenere Kiev, sembra un messaggio allo zar del quale fu già sostenitore.

    Con buona pace della Zokharova, non è un errore di battitura, la torre dei Conti, dopo più di mille anni, terremoti, guerre, invasioni, cambiamenti climatici etc etc, è sempre stata su, l’incuria l’aveva salvata poi, con i soldi che nessuno ha dato a Kiev per toglierli agli italiani, si è pensato di ristrutturarla ed è crollata.

    Si accerteranno cause e responsabilità nella speranza, ogni volta che si procederà ad un nuovo restauro di un monumento, che verifiche, competenze, misure di sicurezza siano studiate prima degli interventi, per salvare la vita degli operatori e per evitare che i monumenti crollino.

    Comunque la Zokharova si metta il cuore in pace, l’Italia ha così tanti monumenti che neppure tutte le speranzose maledizioni sue e del suo capo e la possibile imperizia di qualche impresario ci potranno ridurre in macerie, se poi minaccia la guerra, che per altro è già in parte in atto con gli attacchi informatici ed i droni vaganti, ne trarremo le conseguenze.

  • La gravità delle cose: la pagliuzza e la trave

    Ci sono cose gravi che accadono ogni giorno, anzi gravissime, ed alle quali è data pochissima importanza, o sono semi ignorate, altre che diventano più gravi per l’impulso mediatico e partitico che le stigmatizza e da loro risonanza.

    Ci sono cose gravissime delle quali non si va a fondo per capire il perché accadono, per cercare di impedire che si ripetano.

    È gravissimo quanto accade, da ormai quattro anni in Ucraina, senza che certi benpensanti, paladini della libertà e del diritto, dedichino un po’ del loro tempo per radunarsi in piazza e marciare contro la vigliacca e barbara guerra di Putin, quegli stessi che, in gran parte pacificamente ma insieme a violenti facinorosi, hanno marciato per Gaza.

    E’ gravissimo che anche i morti contino meno se sono uccisi da Putin, al quale ancora troppa parte dell’occidente strizza l’occhio ed una parte ne ha preso o continua a prendere soldi.

    È gravissimo che durante i tanti cortei pro Pal si siano fatti molti danni ad infrastrutture pubbliche e private e ferito centinaia di poliziotti e carabinieri senza che vi sia stata una vera e ferma condanna degli organizzatori dei cortei, l’allontanamento dei delinquenti, un impegno alla vigilanza ed al controllo, un abbassamento dei toni della politica partitica di gran parte della sinistra e di Landini.

    È particolarmente grave non siano state riportate dalla stampa, con sufficiente clamore e perseveranza, le informazioni sull’iter giudiziale, se mai c’è, di coloro che in più occasioni, in quei cortei, hanno inneggiato ad Hamas, festeggiato la strage del 7 ottobre, ribadito che gli ebrei devono morire. Grave per il futuro di tutti noi, non solo degli ebrei, grave perché quelle persone sono delinquenti abituali o incoscienti succubi di altri violenti e perciò potenziali futuri delinquenti, grave anche perché, se non saranno adeguatamente puniti, si sentiranno legittimati a continuare sulla stessa strada di odio e violenza.

    Grave, molto grave che in una sede giovanile di Fratelli d’Italia, il 28 ottobre, tre, quattro ragazzi abbiano cantato inni del ventennio fascista, grave perché dimostra che in gran parte quei ragazzi non conoscono la storia recente né hanno tenuto conto del danno che, facendo quella che per loro era una bravata, procuravano alla parte politica rappresentata in quella piccola sede e della quale, probabilmente, conoscono ben poco.

    Altrettanto grave che a un episodio, svoltosi al chiuso, in pochi metri quadri, per responsabilità di alcuni ragazzi, sia stata data, a livello nazionale, sui media, più risonanza di quanto dato invece alle centinaia che, in più occasioni, hanno sfilato lanciando oggetti contundenti, incendiando e devastando vari luoghi, ferito le Forze dell’Ordine e, quello che è ancor più importante e pericoloso, inneggiato ad Hamas condividendo i crimini di terroristi organizzati militarmente i quali, dopo aver ucciso e mutilati centinaia di israeliani, hanno tenuto in ostaggio il popolo palestinese facendo subire ai civili distruzione e morte.

    Grave per l’atteggiamento della stampa ma soprattutto per le solite vaneggianti dichiarazioni di quei politici la cui unica ragion d’essere sembra quella di poter individuare un pericolo fascista ad ogni piè sospinto.

    Grave che un mondo di centro sinistra si accanisca, per un fatto importante ma marginale nella realtà italiana, ancora una volta contro il governo invece di verificare seriamente quanti al loro interno, iscritti o simpatizzanti, si siano macchiati di frasi e azioni razziste e antisemite.

    Grave, gravissima la mancanza di cultura, di rispetto degli altri, di capacità di moderato confronto oggettivo che dominano la nostra società, grave che ci sia sempre una doppia verità, una informazione non sempre coerente con la realtà.

    D’altra parte è noto, per chi ha avuto un minimo di insegnamenti e li ricorda, che è sempre più facile vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino che la trave nel nostro.

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