Ucraina

  • Non c’è tempo da perdere e parole da sprecare in annunci roboanti

    “La vera pace ci sarà, si potrà raggiungere, quando l’Ucraina prevarrà”, ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite evidenziando comunque che prima o poi un accordo si dovrà trovare.

    Quello che però continua a rimanere il problema è che i russi avanzano con un costante aumento di mezzi ed uomini mentre l’Ucraina è sempre più in difficoltà perché non arrivano le armi promesse dall’Occidente, Stati Uniti in testa.

    L’Ucraina baluardo a difesa della sicurezza dell’Europa, l’Ucraina esempio di come i popoli debbano difendere il suolo nazionale ed i governi le leggi internazionali mentre vanno sconfitti coloro che queste leggi violino e non rispettano i diritti umani e la libertà. Questo è tanto altro si è detto in questi anni di guerra.

    Tutto bello, anche romantico, ma intanto gli ucraini muoiono davvero e gli edifici civili, le case della gente, le infrastrutture che danno luce ed acqua, sono rasi al suolo in una guerra d’aggressione che Putin conduce, dall’inizio, ignorando ogni regola mentre, nel frattempo, gli aiuti promessi sono molti, molti di più di quelli che invece sono effettivamente arrivati e spesso anche in ritardo.

    Non c’è tempo da perdere e parole da sprecare in annunci roboanti ai quali non seguono fatti concreti, le armi servono ora altrimenti gli ucraini non potranno più difendersi ed i russi vinceranno anche su di noi.

  • Bandiera bianca e la forza della diplomazia

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    Come ha specificato Matteo Bruni, direttore della sala stampa del Vaticano, “Il Papa usa il termine bandiera bianca, riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato”.

    In altre parole il Papa, a differenza delle interpretazioni ideologiche dei media, i quali arrivano ad accusare il Papa di esprimere una posizione filorussa, non ha interpretato la figura retorica della “bandiera banca” come una resa, ma semplicemente deve venire intesa come l’inizio di una presa di coscienza della impossibilità di un esito positivo della guerra (un esito per entrambi i belligeranti, sia chiaro) e da questa consapevolezza andrebbe considerata una inevitabile e immediata apertura di un tavolo di negoziazione.

    In questo contesto, in una sola battuta, vengono azzerate tutte le strategie dell’Unione Europea e del leader ucraino, i quali invece chiedevano e pretendono tuttora maggiori investimenti in armamenti ed equiparano la crisi russo-ucraina a quella del 1939 che diede inizio alla Seconda guerra mondiale, paragonando Putin ad Hitler. Quasi che il quadro politico-istituzionale ed internazionale prebellico della Seconda guerra mondiale potesse essere anche solo paragonato a quello attuale, una visione che definisce l’approccio puramente ideologico nella azzardata similitudine tra i due momenti storici.

    Esattamente come dovrà avvenire a Gaza, così nello scenario russo-ucraino la soluzione finale non può venire individuata in una semplice vittoria di uno dei due contendenti all’interno di una progressiva escalation bellica ed anche di spese pubbliche finalizzate alla acquisizione di maggiori armamenti.

    Viceversa, a questa strategia va affiancata un’altra che valuti da subito l’istituzione di un tavolo negoziale al quale dovranno sedersi i due nemici e i diversi negoziatori. In questo contesto si manifesta evidente la perdita di un’occasione unica per l’Europa in chiave diplomatica, avendo appoggiato sic et nunc la sola difesa dell’Ucraina, eletta a simbolo della democrazia, senza aprire un tavolo negoziale con Putin, di fatto adottando la strategia della NATO come la propria politica estera.

    Il fallimento di questa strategia è evidente in quanto la sottovalutazione della capacità di resistenza della Russia emerge chiara poiché l’economia russa crescerà nel 2024 ben quattro volte quella europea, quando dal 2022 tutti i vertici dell’Unione Europea parlavano di un prossimo default dello Stato russo.

    Queste medesime competenze europee ora spingono a favore della creazione di un esercito europeo e magari di un arsenale nucleare, del cui effetto deterrente, anche in considerazione dell’esito ottenuto con le strategie europee dal 2022 ad oggi, è legittimo dubitare.

    All’interno, quindi, di una rinnovata attenzione alla realpolitick, poco importa che sia stato Putin, come tutti sappiamo, ad iniziare il conflitto. E ricordando l’importanza, come fattore di pressione, della politica espansiva della NATO che ha accentuato questa tensione regionale, quello che risulta fondamentale adesso è individuare come si possa ottenere una pace senza arrivare ad uno scontro bellico ancora più generale.

    Se veramente si credesse che la vita rappresenti il bene supremo da tutelare, di conseguenza chiunque si adopererebbe con l’obiettivo di trovare un accordo, se non altro per interrompere la carneficina di civili.

    Tutto il resto è delirio ideologico, politico e purtroppo militare.

  • Vertice che non è servito a niente tranne alla necessità di apparire

    Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.

    Giacomo Leopardi

    Continua la guerra in Ucraina con tutte le sue gravi e tragiche conseguenze. Si combatte, si soffre e si muore ogni giorno in diverse parti del martoriato paese. Subito dopo quel 24 febbraio 2022 sono stati immediati gli aiuti proposti e realmente resi attivi da diversi Paesi del mondo. Compresi anche concreti supporti con delle forniture di armamenti ed altre necessità militari, di cui l’Ucraina ne aveva bisogno. Sono stati molti i Paesi, compresi anche quelli dell’Unione europea, che hanno attuato sanzioni contro la Russia. Ma sono stati altri Paesi, alcuni dei quali con grande influenza a livello geopolitico e geostrategico internazionale, che appoggiano il dittatore russo. Ragion per cui non hanno condannato l’aggressione da lui ideata ed ordinata. Durante questi ultimi due anni ci sono stati molti sviluppi ed eventi legati sia alla guerra vera e propria, sia alle scelte geostrategiche di diversi Paesi, alleati e avversari dell’Ucraina. Durante questi due anni sono stati organizzati e realizzati anche diversi vertici internazionali in appoggio dell’Ucraina. Vertici con dei risultati concreti, Ma non tutti però. Come quello organizzato ed attuato il 28 febbraio scorso in Albania.

    Fatti ormai resi pubblici, compresi anche gli atti ufficiali alla mano, risulta che si è trattato non di un vertice, bensì di un incontro, di una messinscena, che il primo ministro albanese ed altri suoi “amici”, hanno ideato ed usato per altri scoppi che non avevano niente in comune con le necessità concrete e vitali dell’Ucraina. E tutto si svolgeva solo un giorno dopo il vertice organizzato a Parigi dal presidente francese, il 26 febbraio scorso. Un vertice che ha messo insieme più di venti capi di Stato e di governo di diversi Paesi che hanno partecipato alla Conferenza dei Paesi alleati per il sostegno all’Ucraina. Durante quella Conferenza il presidente francese ha dichiarato, tra l’altro:”…Oggi è in gioco la sicurezza di noi tutti. Abbiamo visto, soprattutto negli ultimi mesi, un inasprimento della Russia”. Aggiungendo:”Faremo tutto il necessario affinché la Russia non possa vincere questa guerra”.

    Prima del ‘vertice’ nella capitale albanese, il 28 febbraio scorso, c’è stato un altro vertice regionale sull’Ucraina. Il 21 agosto 2023 ad Atene, in Grecia, in occasione del ventesimo anniversario del vertice di Salonicco tra l’Unione europea ed i Paesi dei Balcani occidentali, il primo ministro greco aveva invitato i massimi rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea e i dirigenti dei Paesi balcanici. Mancava solo il primo ministro albanese volutamente non invitato dall’anfitrione. Tutto dovuto ad un contenzioso legato alla carcerazione di un sindaco eletto il 14 maggio nonostante fosse stato arrestato solo due giorni prima delle elezioni. Si tratta di un cittadino della minoranza greca in Albania che tuttora le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia, in palese violazione della Costituzione e delle leggi in vigore, ubbidendo agli ordini del primo ministro, non permettono di fare il giuramento come sindaco eletto. Durante il vertice di Atene è stata approvata una dichiarazione ufficiale con la quale si esprimeva il pieno sostegno “….per l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti internazionalmente, basati sui valori della democrazia e dello Stato di diritto, contro l’aggressione russa”.

    Invece il ‘vertice’ sull’Ucraina, svoltosi il 28 febbraio scorso nella capitale albanese, non ha prodotto nessun effetto concreto. Alla fine di quello che più di un vertice era un incontro è stato appurato il dominio della Serbia ed i condizionamenti fatti dal presidente serbo al suo “amico”, l’anfitrione albanese, per modificare il protocollo ufficiale e cambiare il testo della dichiarazione finale. Perché il presidente serbo ha insistito che non fossero presenti le bandiere nazionali degli Stati partecipanti al ‘vertice’ in Albania, cosa che non accade mai in attività del genere. E ha ottenuto, altresì, che tutti i firmatari della dichiarazione finale firmassero come singole persone e non come autorità ufficiali! Tutto per non far riconoscere la presenza della delegazione del Kosovo guidata dalla presidente della repubblica. E, guarda caso, il primo ministro albanese ha esaudito le richieste del suo “amico” serbo, calpestando protocolli ed altro. Chissà perché?! E siccome la Serbia ha degli ottimi rapporti con la Russia e non ha mai aderito alle sanzioni dell’Unione europea fatte alla Russia, il presidente serbo ha condizionato e cambiato anche il testo della dichiarazione finale del ‘vertice’ in Albania. È stato proprio il presidente serbo che ha dichiarato fiero ai giornalisti “…di aver insistito affinché la dichiarazione del vertice non includesse alcun invito a imporre sanzioni alla Russia e non includesse la formulazione proposta sull’influenza negativa della Russia nella regione balcanica”! Non c’è stata però nessuna decisione concreta che si riferiva al sostegno dei Paesi balcanici all’Ucraina. Chissà perché?!

    Ma durante il ‘vertice’ sull’Ucraina del 28 febbraio scorso in Albania è stata verificata anche la presenza di una persona che non aveva nessun mandato ufficiale per essere lì. Non solo, ma di essere tra gli ospiti importanti del ‘vertice’. Si tratta del figlio di George Soros, il noto multimiliardario e speculatore di borsa statunitense, molto attivo nei Paesi balcanici durante questi ultimi anni. Le cattive lingue hanno insistito anche su una cena privata in tre dopo il ‘vertice’ tra il primo ministro albanese, il presidente della Serbia ed il figlio di George Soros. E si sa, le cattive lingue in Albania non hanno mai sbagliato in quello che hanno affermato durante questi anni.

    Chi scrive queste righe è convinto, fatti pubblicamente noti ormai alla mano, che il ‘vertice’ di Albania sull’Ucraina non ha prodotto niente per la sofferente e martoriata popolazione ucraina, mentre ha fatto contento però il presidente serbo. È stato un vertice che non è servito a niente tranne alla necessità di apparire del primo ministro albanese. A costo di sembrare anche ridicolo nel suo tentativo di farsi notare come un importante protagonista a livello internazionale, dando così un’ulteriore conferma alla saggezza di Giacomo Leopardi, il quale affermava convinto che le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.

  • Muscardini: “Senza l’integrità territoriale dell’Ucraina non vi può essere pace giusta e sicurezza per la democrazia anche nella stessa Europa”

    Nonostante il tempo, tornato freddo e qualche scroscio di pioggia, la manifestazione a sostegno dell’Ucraina, organizzata dall’Associazione NADIYA, a Piacenza sabato 24 febbraio a due anni dall’invasione russa, ha avuto una folta partecipazione non solo di ucraini ma anche di molti cittadini italiani.

    L’inno ucraino e poi l’inno italiano, cantati dal vivo da una cantante lirica ucraina, la preghiera e le strofe cantate dai bambini e indirizzate ai soldati al fronte sono stati momenti commuoventi tra lo sventolio di bandiere e le foto di soldati caduti e di città distrutte dalla furia di Putin.

    Dopo gli interventi della presidente dell’Associazione, di un consigliere della giunta piacentina e di una esponente di Fratelli d’Italia, l’On. Cristiana Muscardini ha sottolineato come il mondo si divida tra male e bene e che il male si manifesta con le azioni di uomini: “Il male è la negazione della pietà e del rispetto dei diritti umani, la voglia di sopraffazione, di annientare quanto non si riesce a possedere, di distruggere ogni oppositore, di calpestare le leggi internazionali, di uccidere gli ucraini e di condannare a morte i propri cittadini in una guerra  sanguinosa, il male è Putin“.

    Cristiana Muscardini ha invitato i presenti a raccontare ovunque quello che sta accadendo in Ucraina per sconfiggere l’indifferenza di troppi o l’acquiescenza o la connivenza di alcuni: “Nella bandiera ucraina ci sono i colori della bandiera europea, il blu del drappo ed il giallo delle nostre stelle, vogliamo che al più presto l’Ucraina faccia parte dell’Europa, chiediamo ai prossimi deputati europei di farsi carico della difesa della libertà e della giustizia, dell’integrità territoriale dell’Ucraina senza la quale non vi può essere pace giusta e sicurezza per la democrazia anche nella stessa Europa”.

  • In piazza a Piacenza per l’Ucraina

    Sabato 24 febbraio, a due anni dall’invasione dell’Ucraina e della guerra scatenata dalla crudeltà dello zar russo, in Piazza Duomo a Piacenza, alle ore 15,30, si svolgerà la manifestazione per la libertà e la pace indetta dall’organizzazione ucraina di volontariato NADIYA, per essere vicini alla valorosa resistenza del popolo.

    Per Il Patto Sociale, da sempre solidale con l’Ucraina, sarà presente Cristiana Muscardini.

  • Le forze russe ‘costruiscono’ una barriera di 30 km nel Donetsk e gli hacker filorussi attaccano i siti italiani

    L’Istituto per lo studio della guerra (Isw) ha affermato, citando immagini satellitari e canali Telegram ucraini, che le forze russe stanno assemblando una barriera di vagoni ferroviari che si estende per 30 chilometri nell’oblast di Donetsk. La barriera, soprannominata il «treno dello zar» e costruita con oltre 2.100 vagoni merci, servirebbe come linea difensiva contro futuri assalti ucraini. Dalle immagini satellitari la linea di vagoni ferroviari si estende da Olenivka, a sud della città di Donetsk, a Volnovakha, a nord di Mariupol.

    La barriera che, secondo una fonte ucraina – come riporta l’Isw -, sarebbe stata assemblata a partire da luglio 2023, sembrerebbe essere una nuova linea difensiva russa, ma per l’Istituto le forze di occupazione potrebbero avere in mente «altri scopi».

    La mire russe non si fermano però solo al territorio ucraino.  E’ di questi giorni la notizia di cyberattacchi da parte del gruppo filorusso Noname contro siti italiani “in supporto agli agricoltori che stanno protestando”.

    Ad aiutare i Noname altre tre gruppi: Folk’s CyberArmy, 22C e CyberDragon. Si tratta di attacchi di tipo Ddos (Distributed denial of service) che consistono nell’inviare un’enorme quantità di richieste al sito web obiettivo che, non potendo gestirle, non è in grado di funzionare correttamente. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sta monitorando la situazione che al momento sembrerebbe gestibile. Sul canale Telegram di Noname si legge: “Gli agricoltori sono stanchi delle politiche sbagliate delle autorità italiane, che sponsorizzano con tutte le loro forze il regime criminale di Zelenskyj e non cercano nemmeno di risolvere i problemi interni del Paese, fregandosi dei propri cittadini. Gloria alla Russia!”. Tra gli obiettivi che gli hacker sostengono di aver colpito, ci sono l’Agenzia del demanio, Credem, Bper, le aziende del trasporto pubblico di Siena, Torino, Palermo Cagliari e Trento. La Polizia postale sta lavorando con l’Agenzia per ripristinare la funzionalità dei siti colpiti, tra i quali quelli dell’Esercito, del Sistema centralizzato di identificazione automatizzata Siac della Difesa, dell’azienda A2A, della fatturazione elettronica verso l’Amministrazione dello Stato, del servizio di pagamento delle tasse on line dell’Agenzia delle entrate.

  • Oltre 3.000 pazienti ucraini trasferiti negli ospedali europei dall’inizio della guerra

    Dall’inizio della guerra russa contro l’Ucraina, l’UE coordina regolarmente le evacuazioni sanitarie dei pazienti ucraini, siano essi malati cronici o feriti. Ad oggi oltre 3.000 pazienti ucraini sono stati trasferiti per ricevere cure specialistiche in ospedali di tutta Europa attraverso il meccanismo unionale di protezione civile. Avviata nel marzo 2022, si tratta della più grande operazione di evacuazione sanitaria coordinata finora dal Centro di coordinamento della risposta alle emergenze della Commissione europea.

    I pazienti sono stati trasferiti per cure ospedaliere in 22 paesi europei: Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria.

    Le evacuazioni sono inoltre sostenute dal polo Medevac dell’UE a Rzeszów, in Polonia, dove i pazienti ricevono assistenza infermieristica 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il polo funge da centro di trasferimento per i pazienti che sono stati trasportati via terra dall’Ucraina alla Polonia e che saranno trasferiti in aereo agli ospedali di tutta Europa.

  • Affrontare con coraggio alcune realtà

    In cinque giorni 500 tra missili e droni si sono abbattuti sull’Ucraina: la Russia ha intensificato al massimo gli sforzi bellici concentrandosi sulla distruzione di edifici civili ed infrastrutture necessarie alla vita dei cittadini. Non è più una guerra tra forze armate ma, come è ormai noto da tempo, il tentativo di distruggere completamente un popolo.
    Il prolungarsi della guerra e le difficoltà di dare maggiore slancio alla controffensiva Ucraina, anche per i ritardi con i quali sono state consegnate le armi di difesa  da parte degli alleati occidentali, hanno consentito allo zar di intessere nuove e pericolose relazioni con altrettanto pericolosi dittatori e di acquisire  nuovo incremento ai vari dispositivi militari necessari ai russi per continuare a sostenere un massiccio e sempre più violento bombardamento.
    Le titubanze dell’Occidente, a parole sempre vicino a Kiev ma nei fatti, salvo rare eccezioni, lento nel far seguire fatti concreti alle promesse e le ambiguità nel fare applicare le sanzioni, sappiamo tutti come abbia continuato a funzionare il sistema della triangolazione, hanno dato modo a Putin di avvalersi anche della sponda iraniana e di mettere becco  nel conflitto tra Israele ed Hamas.
    E’ arrivato il momento della verità e l’Occidente deve prendere decisioni nette ed operative, non bastano più le dichiarazioni di intenti, per fermare Putin bisogna affrontare con coraggio alcune realtà:
    1) l’Unione Europea non può consentire ad Orban di tenere in scacco, per le sue amicizie interessate con Putin e il presidente bielorusso, l’intero continente che, se vincesse Putin, vedrebbe messa a serio rischio la propria sicurezza,
    2) i paesi che hanno utilizzato la triangolazione, vanificando  così gran parte dei risultati che dovevano derivare dalle sanzioni alla Russia, devono pagare almeno un risarcimento, in termini di forniture belliche, all’Ucraina,
    3) occorrono nuove e più efficienti sistemi sanzionatori contro la Russia e una decisione rapida sull’utilizzo dei beni confiscati agli oligarchi,
    4) bisogna fornire ora gli aiuti militari promessi intervenendo sulle fabbriche di armi e sull’importazione da paesi terzi disponibili alla vendita di quanto necessario all’Ucraina per potere difendersi e contrattaccare,
    5) la Russia va immediatamente sospesa da ogni partecipazione a consessi internazionali e vanno congelati i suoi attuali incarichi,

    6) deve essere  fatta luce sui bambini ucraini rapiti e deportati e vanno portati avanti celermente i procedimenti per crimini di guerra,
    7) le Nazioni Unite devono mettere in mora Guterres per il colpevole silenzio e comportamento che fin dall’inizio ha tenuto. La sua faziosità è risultata ancora più evidente con la mancata condanna degli eccidi di Hamas del 7 ottobre, l’uomo non ha la capacità e la limpidezza necessarie ad un ruolo così delicato in un organismo che andrebbe completamente ristrutturato alla luce di quanto è avvenuto nel mondo in questi ultimi anni.

  • La memoria corta

    Il 5 ottobre la Russia, con un attacco missilistico contro il villaggio ucraino di Hroza, ha ucciso 59 persone, 36 donne, 22 uomini e un bambino che partecipavano ad una veglia funebre.

    Sempre soldati russi avevano ucciso, nel Donbass occupato dall’esercito di Mosca, 9 componenti di una famiglia che stava festeggiando un compleanno.

    Due casi che sono gocce nel mare di sangue nel quale il popolo ucraino cerca di non affogare da quando Putin ha iniziato la sua crudele guerra contro una nazione libera ed indipendente.

    La memoria degli uomini è sempre più corta così, mentre assistiamo con dolore alla morte di civili nella striscia di Gaza, civili che Hamas ha usato ed usa come scudi umani, abbiamo già relegato in ricordi lontani la strage di Bucha e le altre tante, troppe tragedie che l’Ucraina sta vivendo con intere città rase al suolo, centinaia di bambini morti, centinaia di bambini feriti ed altrettante centinaia di bambini rapiti, deportati  in Russia.

    L’Ucraina non era un pericolo per la Russia quando Putin ha deciso di attaccarla annettendone, in modo violento e fraudolento, interi territori. Gli ucraini hanno non solo il diritto ma il dovere di difendersi e così facendo difendono il diritto internazionale, la libertà ed il futuro anche degli altri paesi europei.

    Israele non era un pericolo per i palestinesi, se i musulmani integralisti radicali avessero riconosciuto Israele, come la comunità  internazionale chiede da anni, anche i palestinesi oggi avrebbero uno stato riconosciuto, libertà ed indipendenza.

    Israele non era un pericolo ma da anni Hamas costruiva tunnel per attaccarla e in quel tragico 7 ottobre è entrata, con i suoi terroristi, sul suolo israeliano per commettere atrocità che solo dei mostri imbottiti di droga e con pietre al posto del cuore potevano compiere.

    Oggi quello spaventoso giorno, che ha visto anche bambini decapitati e bruciati vivi, sembra già dimenticato da quanti ricordano solo i civili morti a Gaza senza chiedersi come nessuno nelle striscia abbia visto, per anni, costruire i tunnel o si sia chiesto dove finivano i soldi, i molti soldi, dati ad Hamas per il popolo palestinese e che sono invece stati usati per comperare e costruire armi di attacco e per far vivere lussuosamente, all’estero, i capi  del terrorismo jihadista.

    Memoria corta, troppo corta ma noi non dimentichiamo chi ha tentato di distruggere l’Ucraina, chi sta tentando di distruggere Israele e tenteremo sempre di far tornare la memoria a chi trova comodo dimenticare.

  • A chi giova?

    Tutti coloro che hanno a cuore la vita umana, non solo la propria ma anche altrui, non possono che essere preoccupati, angosciati, per ì civili che sono morti e moriranno a Gaza. Sperando che provino gli stessi sentimenti per i morti israeliani.

    Ciascuno dovrebbe chiedersi perché è cominciato tutto questo sapendo bene che l’inizio è stato il 7 ottobre quando Hamas è entrato in Israele trucidando ragazzi, persone normali e tanti bambini, anziani e donne inermi.

    Se Hamas non fosse entrato in Israele, se non avesse ucciso, secondo le stime attuali, ma sembra non ancora finito il riconoscimento, più di 1400 persone, se Hamas non avesse rapiti 240 ostaggi, se non avesse lanciato un numero enorme di razzi contro Israele, dimostrando di avere a disposizione una grande potenza di fuoco e una moderna tecnologia, come i droni, oggi non ci sarebbero tanti morti e feriti palestinesi.

    Se Hamas avesse usato i forti finanziamenti, arrivati sia dall’Europa che da alcuni paesi arabi, per rendere più giusta la vita degli abitanti di Gaza, mentre invece scavava, da anni, tunnel lunghi chilometri e vere e proprie roccaforti sotterranee per arrivare in territorio israeliano e commettere atrocità delle quali troppo poco si è parlato, se Hamas avesse voluto quella mediazione politica necessaria per raggiungere l’accordo: due popoli, due Stati, oggi, con buona pace di tutti quelli che sfilano bruciando le bandiere israeliane, i morti non ci sarebbero stati, né a Gaza né in Israele

    Se Hamas non avesse avuto da tempo l’obiettivo di cercare di distruggere Israele, Stato che, secondo alcuni, non esiste, non è neppure sulle loro carte geografiche di certi paesi musulmani, se avesse aperto la strada al reciproco riconoscimento, se non fosse collegato con l’Iran, finanziato dal Qatar, blandito dai russi di Putin, se, se, con i se non andiamo da nessuna parte.

    La verità è come una coperta corta che ciascuno tira dalla sua parte ma, con buona pace di Guterres e di quel personale dell’Onu che non si è mai accorto dei tunnel o delle condizioni miserrime dei palestinesi, nonostante i molti sostanziosi aiuti economici, la realtà è inconfutabile: Hamas è entrata in Israele per uccidere, fare più male possibile sapendo che vi sarebbe stata la ovvia reazione dell’esercito israeliano, con le conseguenze che tutti conosciamo.

    La realtà, che non può essere più di tanto manipolata dalle false notizie, è che il piano, concordato non solo con l’Iran, era di cercare di attirare Israele in una strada senza uscita e la Russia ne era ben contenta sia perché è noto il suo antisemitismo sia perché sperava di distogliere l’attenzione dalla turpe guerra che da quasi due anni ha portato in Ucraina.

    Gli antichi romani avrebbero detto: cui prodest? A chi giova?

    Non certo ai civili palestinesi usati come scudi umani, non certo agli israeliani che, in un attimo, si sono trovati meno forti e sicuri ed hanno visto, in gran parte, vanificare i faticosi progressi fatti con l’accordo di Abramo, certo giova ai nemici del diritto, della democrazia, della pacifica convivenza ed anche ai propugnatori di un nuovo ordine mondiale.

    Certo il diritto alla difesa non può portare a perpetrare uccisioni indiscriminate ma se i miliziani di Hamas si nascondono tra i civili ed i miliziani di Hamas continuano a lanciare razzi ed a fare incursioni in territorio israeliano, tenendo prigionieri 240 cittadini, non solo israeliani, cosa deve fare Israele, concedere una tregua per ritrovarsi come al 7 ottobre attaccata proditoriamente!

    Quella parte di comunità internazionale che tanto si agita a condannare Israele, partendo dal ras turco Erdogan, cosa ha fatto o intende fare per rendere inoffensivo Hamas, quando si deciderà a condannarlo?

    Mentre vediamo manifestazioni pro Hamas e contro Israele ci chiediamo perché queste sfilate e prese di posizione, Onu compresa, non le abbiamo viste e non le vediamo per le persone uccise, seviziate, rimaste senza nulla in Ucraina dove i bombardamenti hanno raso al suolo, completamente, numerose città e dove gran parte del terreno ucraino non potrà essere coltivato per anni, portando lo spetro della fame non solo per la popolazione locale ma per i paesi più poveri nel mondo.

    Ma di questo la piazza non parla, non urla e l’Onu è non solo inutile ma pericoloso se non sarà cambiato radicalmente.

    La verità appartiene alla visione della vita che noi o la nostra idea politica o religiosa ci suggerisce, la realtà si basa sui fatti ed è incontrovertibile che Hamas è entrato in Israele per uccidere e per trascinare Israele in guerra, i palestinesi che da anni non hanno avuto la capacità, il coraggio, la volontà di liberarsi di Hamas ne pagano le conseguenze, ma c’è una chiamata di correo per tutti quelli che oggi non condannano Hamas ed ogni terrorismo.

Pulsante per tornare all'inizio