Ucraina

  • La Commissione assegna 5,5 milioni di euro per garantire alloggi sicuri a chi fugge dall’aggressione russa dell’Ucraina

    A margine del forum ad alto livello sui percorsi legali di protezione, la Commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha annunciato la decisione di assegnare 5,5 milioni di € a un progetto gestito dalla Federazione internazionale delle società nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa.

    Il progetto prevede la valutazione delle esigenze di coloro che hanno bisogno di alloggio allo scopo di individuare le offerte più adeguate tra i potenziali ospiti privati, che ricevono a loro volta orientamenti.

    Il progetto rafforza l’iniziativa Safe Homes della Commissione, proposta nel giugno di quest’anno e sviluppata per assistere i vari attori, come Stati membri, autorità regionali e locali e società civile, coinvolti nell’organizzazione di iniziative volte a fornire alloggi privati a chi fugge dall’aggressione russa contro l’Ucraina e cerca sicurezza nell’UE.

  • Corsi e ricorsi

    1932: nei lunghi mesi che vanno dal 1932 al 1933 una terribile carestia sconvolse l’Ucraina, una calamità che fece morire di fame milioni di persone. Una tragedia che gli ucraini ricordano col nome di Holodomor, sterminio per fame.

    La insensata campagna di forzata coltivazione agraria, iniziata da Stalin nel 1929, è l’inizio di quella tragedia.

    Nelle campagne della fertile Ucraina, domata nel 1917 dopo una strenua resistenza alla Russia, arrivano migliaia di funzionari sovietici mandati da Mosca ad imporre la pianificazione voluta dal soviet. E’ la fine della libertà, della proprietà privata, dell’agricoltura tradizionale che aveva dato da vivere fino ad allora, è la nascita dei kolchoz, di quelle cooperative agricole nelle quali i contadini non erano più agricoltori proprietari ma braccianti che dovevano seguire ordini altrui con uno stipendio statale.

    La terra, gli animali, i macchinari, i raccolti diventarono tutti di proprietà pubblica.

    I piccoli proprietari, i piccoli agricoltori si ribellarono, quella terra era loro, dei loro padri, dei loro figli, non poteva diventare proprietà del soviet che bollò i kulaki come forza contro la rivoluzione e ne deportò due milioni in Siberia, da dove non sarebbero più tornati.

    Chi non fu deportato e non riuscì a scappare diventò un nuovo servo della gleba, caduto nella disperazione cercò di non contribuire più ai lavori, entrò in una resistenza apparentemente passiva, i contadini, che non volevano collaborare con il soviet, cercarono, quando potevano, di nascondere i raccolti e, piuttosto che consegnare gli animali al kolchoz, li macellarono o li lasciarono andare via liberi.

    La produzione agricola crollò di anno in anno e Stalin, senza la produzione necessaria di grano e perciò di pane, aumentò le restrizioni, fece requisire più del 70% del grano prodotto in Ucraina lasciando la popolazione senza cibo, promulgò la legge delle cinque spighe per la quale chiunque fosse stato trovato a nascondere un pugno di cibo, un pezzo di pane, poteva essere punito con dieci anni di carcere nei terribili gulag o con la fucilazione.

    La fame diventò dilagante, la carestia, causata dalle sciagurate scelte del regime comunista, la totale mancanza di cibo dovuta alle continue requisizioni portarono a milioni di morti dei quali una gran parte bambini.

    2022: sono passati 90 anni da quella tragedia e Putin, il nuovo Stalin che prova ad ammantarsi dei panni di uno zar mentre è solo un dittatore assassino, riprova ad annientare l’Ucraina: dove le bombe non sono riuscite a piegare l’esercito ed il popolo ora prova con il freddo e il buio.

    La storia si ripete: sull’Ucraina si abbatte ancora una volta la spietatezza di un uomo, del capo della Russia, che si chiami grande Russia o soviet poco cambia, ma questa volta gli ucraini non sono soli, il loro coraggio ha trovato, e deve continuare a trovare, appoggio, aiuto concreto, condivisione in Europa e in tanta Stati e popoli nel mondo e i terribili giorni di Holodomor dovrebbero essere ricordati da tutti come i giorni di un vero genocidio.

    Questa volta la storia non deve ripetersi.

  • Il Consiglio europeo si muova in sintonia con il Parlamento nel dichiarare la Wagner organizzazione terroristica

    Il Parlamento europeo ha finalmente dichiarato la Wagner organizzazione terrorista, ci ha messo molto tempo, troppo tempo ma alla fine ha prevalso il buon senso o almeno la realtà, perchè la verità può essere soggettiva ma la realtà è inoppugnabile.

    Il cuoco di Putin ed i suoi tristi, sanguinari, accoliti e mercenari, che da anni stanno insanguinando vari paesi del mondo commettendo atrocità di ogni genere, sono una realtà che deve essere fermata.

    La lentezza e le titubanze dell’Europa, unite a interessi economici contrastanti e ad una incapacità di vedute a lungo termine che si uniscono ai veti incrociati ed alla, ormai annosa, necessità di rivedere l’organizzazione ed i poteri delle tre principali Istituzioni, sono le cause di ritardi che hanno parte della responsabilità di quanto sta accadendo in Ucraina, con riflessi in tutto il mondo.

    Che i mercenari della Wagner siano in gran parte assassini a piede libero, teleguidati dal governo di Mosca, è noto a tutti da tempo, per questo condividiamo, pur ritenendola tardiva, la decisione del Parlamento europeo ma, come sappiamo bene, se anche il Consiglio europeo non si muoverà in sintonia tutto resterà poco più che una dichiarazione d intenti.

    Siamo tutti chiamati ad evitare un’escalation che coinvolga altri Stati, la guerra mondiale deve essere evitata ma è altrettanto evidente che la comunità civile non può continuare ad accettare lo sterminio del popolo ucraino che Putin sta consapevolmente e inesorabilmente portando avanti, dopo le bombe ed i missili che continuano a cadere, con il gelo ed il buio nel freddo dell’inverno.

  • 35 milioni di € di aiuto all’Italia per sostenere gli operatori di trasporto commerciale mediante autobus nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina

    La Commissione europea ha approvato una misura di aiuto italiana da 35 milioni di € a sostegno delle imprese che forniscono servizi di trasporto commerciale mediante autobus nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina.

    La misura è volta ad attenuare il fabbisogno di liquidità che tali imprese si trovano ad affrontare a causa dell’attuale crisi geopolitica e del conseguente aumento dei prezzi del gas naturale, dell’elettricità, del carburante e delle materie prime.

    Nell’ambito del regime, l’aiuto assumerà la forma di tre sovvenzioni dirette distinte, relative rispettivamente a: i) la perdita di entrate registrata nel primo trimestre del 2022; ii) gli obblighi di rimborso dei canoni di rateizzazione o di leasing relativi all’acquisto di nuovi veicoli industriali; e iii) le spese aggiuntive per l’acquisto di carburante registrate nel secondo trimestre del 2022.

    La Commissione ha constatato che la misura italiana è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, l’aiuto i) non supererà i 500.000 di € per impresa; e ii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha concluso che il regime è necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro.

  • Ucraina: al varo programma UE di accoglienza invernale e aiuti umanitari per 175 milioni di €

    La Commissione europea ha annunciato un nuovo programma di ricoveri di emergenza e strutture invernali per l’Ucraina, mentre la guerra della Russia continua a distruggere le infrastrutture civili. La Commissione ha inoltre stanziato ulteriori 175 milioni di € in assistenza umanitaria a sostegno dei più bisognosi in Ucraina e Moldova.

    L’annuncio è arrivato mentre il Commissario per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, era proprio in visita in Ucraina per contribuire al coordinamento di una delle operazioni di risposta emergenziale tra le più vaste dell’UE.

    Durante la visita ha incontrato il Presidente Volodymyr Zelenskyy, la Vice Premier per l’Integrazione europea ed euro-atlantica Olga Stefanishyna, il Ministro degli Affari esteri Dmytro Kuleba, il Ministro dell’Interno Denys Monastyrsky e il Ministro delle Comunità e dei Territori Oleksiy Chernyshov.

  • La Commissione europea sblocca altri 11 miliardi di euro per NextGenerationEU e l’Ucraina

    La Commissione europea ha emesso 11 miliardi di euro con un’operazione a doppia tranche: i fondi saranno utilizzati per sostenere l’Ucraina nell’ambito del programma di assistenza microfinanziaria (AMF) dell’UE e rafforzare la ripresa dell’Europa nell’ambito del programma faro NextGenerationEU. L’operazione comporta un’emissione a rubinetto da 5 miliardi di euro correlata all’obbligazione esistente a 7 anni con scadenza il 4 dicembre 2029 e una nuova obbligazione a 20 anni da 6 miliardi di euro con scadenza il 4 novembre 2042. Dei fondi raccolti attraverso la vendita della nuova obbligazione a 20 anni, 2 miliardi di euro saranno concessi come prestiti all’Ucraina. Si tratta della prima rata dei 5 miliardi di euro di prestiti AMF all’Ucraina concordati il 20 settembre 2022. Con questa operazione, nel 2022 la Commissione ha erogato finanziamenti a lungo termine per un totale di 86,6 miliardi di euro, mentre dal lancio del programma nel giugno 2021 ha erogato un totale di 157,6 miliardi di euro. A seguito di tale operazione, la Commissione ha finora raccolto 3 miliardi di euro nell’ambito del suo programma di AMF per l’Ucraina nella seconda metà dell’anno, in aggiunta alla somma di 1,2 miliardi di euro all’inizio del 2022. Nelle prossime settimane seguiranno ulteriori prestiti a favore del paese. Ciò fa parte del sostegno straordinario di 19 miliardi di euro finora garantito da Team Europa all’Ucraina.

  • Derattizzare la Russia per la libertà della gran parte del popolo russo

    Dopo le dichiarazioni di Putin, con il richiamo alle armi di 300.000 riservisti e la rinnovata minaccia di lanciare ordigni nucleari, mentre continuano i bombardamenti a tappeto, anche mettendo a rischio le centrali nucleari ucraine, torna alla mente l’aneddoto del topo.
    Il famoso topo che, durante la sua adolescenza, Putin raccontò di aver costretto in un angolo e che, per difendersi, gli saltò in faccia.

    Putin pensa di saltare in faccia al mondo civile perché ha capito che, per colpa della sua dissennata e crudele guerra contro l’Ucraina, sta ormai per essere chiuso in un angolo.

    Più che un topo lo zar russo ci ricorda una pantegana, quelle che escono dalle discariche e sono capaci di mangiare tutto quello che trovano, preferibilmente carne come di carne umana Putin sta saziando la sua fame di potere.

    Le pantegane sono pericolose per la salute umana e fanno fermate prima che distruggono quello che incontrano, le pantegane non sono facili da prendere ma messe di fronte ad una seria azione di derattizzazione soccombono.

    Tutti insieme, mentre è nostro dovere continuare con decisione a difendere e ad essere a fianco degli ucraini, diamo una mano anche a derattizzare la Russia per riconsegnare la libertà e la giustizia a tutta quella gran parte del popolo russo costretto a morire per il piacere dello zar.

  • Ucraina: l’UE dona 5 milioni di compresse di ioduro di potassio per proteggere gli ucraini dalla potenziale esposizione alle radiazioni

    Il 26 agosto l’UE ha ricevuto una richiesta di compresse di ioduro di potassio dal governo ucraino come misura di sicurezza preventiva allo scopo di aumentare il livello di protezione intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Le compresse di ioduro di potassio sarebbero utilizzate in scenari limitati per evitare che lo iodio radioattivo inalato o ingerito venga assorbito dalla tiroide.

    In risposta, il Centro europeo di coordinamento della risposta alle emergenze, mediante il meccanismo di protezione civile dell’UE, ha rapidamente mobilitato per l’Ucraina 5,5 milioni di compresse di ioduro di potassio, di cui 5 milioni provenienti dalle riserve di emergenza rescEU e 500 000 dall’Austria. La maggior parte dell’assistenza, del valore finanziario totale di oltre 500 000 €, sarà fornita all’Ucraina dalla riserva rescEU ospitata dalla Germania.

    Fonte: Commissione europea

  • L’Unione europea aderisce alla Convenzione dell’Aia sulle sentenze

    L’Unione europea ha aderito alla Convenzione dell’Aia sulle sentenze, uno strumento importante per agevolare gli scambi e gli investimenti multilaterali basati su regole. La Convenzione stabilisce le condizioni per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale, compresi i contratti dei consumatori e i contratti di lavoro, e i possibili motivi di rifiuto. L’adesione dell’UE garantirà certezza e prevedibilità del diritto alle imprese europee che operano in diversi paesi, anche al di fuori dell’UE. Anche l’Ucraina ha aderito alla Convenzione.

    Ad oggi sei Stati hanno firmato la Convenzione dell’Aia sulle sentenze, elaborata nel 2019. La Convenzione è nata perché diverse leggi e prassi in tutto il mondo rendevano il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze straniere difficili, se non impossibili. Questa incertezza giuridica e i relativi costi per le imprese hanno spesso ostacolato il flusso degli scambi e degli investimenti internazionali, negando in ultima analisi la giustizia.

    Fonte: Commissione europea

  • L’Azerbaigian raddoppierà la fornitura di gas all’Unione europea

    La Russia era un fornitore di gas  “inaffidabile” già prima dell’invasione dell’Ucraina. Ora usa l’energia come arma di guerra. Per questo l’Unione europea si è rivolta all’Azerbaigian per raddoppiare la fornitura entro il 2027, per arrivare entro quella data a ricevere 20 miliardi di metri cubi. Il memorandum d’intesa è stato firmato a metà del mese di luglio dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente azero, Ilham Aliyev, nella residenza presidenziale di Zagulba, a circa 25 chilometri a nord-ovest di Baku, sulla pittoresca costa del Mar Caspio.

    Prevede una tappa intermedia: passare entro l’anno dagli attuali 8,1 miliardi di metri cubi a 12 miliardi. E si riuscirà grazie al Tap, la Trans-Adriatic Pipeline, che rappresenta l’ultima  sezione del Corridoio meridionale del gas, e arriva in Puglia. “L’Italia sarà tra i primi beneficiari di questa operazione perché già ora importa dall’Azerbaigian 6 miliardi di metri cubi di gas (è il terzo fornitore)”, ha spiegato una fonte Ue. “Già a novembre faremo degli stress test sul Tap per verificare la sicurezza dell’approvvigionamento con l’aumento della fornitura”. Per il raddoppio serviranno dei lavori che faranno parte di un Progetto di interesse comune europeo.

    “Sono felice di contare sull’Azerbaigian, nostro partner energetico cruciale”, ha commentato von der Leyen dopo la firma del memorandum d’intesa. “Raddoppieremo la fornitura di gas dall’Azerbaigian all’Ue. Con questo memorandum d’intesa ci impegniamo per l’espansione del Corridoio meridionale del gas, che è già una via di approvvigionamento molto importante per l’Unione europea, erogando attualmente 8,1 miliardi di metri cubi di gas l’anno”, ha spiegato. “E amplieremo la sua capacità a 20 miliardi di metri cubi in pochi anni. Già dal prossimo dovremmo raggiungere i 12 miliardi di metri cubi”, ha aggiunto.

    Il Corridoio meridionale del gas e’ lungo 3.500 chilometri ed è entrato in funzione il 31 dicembre 2020 e “vediamo già i vantaggi di questa cooperazione”, ha confermato il presidente azero, Aliyev. Alimentato dal gigantesco giacimento Shah Deniz II, nella parte azera del Mar Caspio, il Corridoio è costituito dal Tap, la sua ultima sezione, che collega il Gas Natural Transanatolio Pipeline (Tanap) al confine turco-greco a Kipoi, attraversa la Grecia, l’Albania e il Mar Adriatico e termina appunto in Puglia. Inoltre, una sezione del Tap va anche in Bulgaria, che riceverà un miliardo di metri cubi di gas all’anno. La capacità del Tap è attualmente di 10 miliardi di metri cubi l’anno, ma può essere portata a 20 miliardi aggiungendo due stazioni di compressione e modificando quelle esistenti. Un lavoro stimato in circa 4,5 miliardi di euro.

    La sfida resta quella di battere sul tempo la Russia: sostituire le sue forniture prima che chiuda definitivamente i rubinetti. Attualmente il gas russo copre il 40% del fabbisogno dell’Europa, ma Mosca ha già ridotto (o tagliato completamente) la fornitura a dodici Stati membri. Negli ultimi mesi, le consegne attraverso l’Ucraina sono diminuite di quasi il 30% e quelle effettuate attraverso il gasdotto Nord Stream, che trasporta il gas russo direttamente in Germania sotto il Mar Baltico, sono diminuite del 60%. Attualmente il Nord Stream 1 è fermo per manutenzione programmata almeno fino al 21 luglio ma nessuno ha la certezza che riprenderà. “Non sappiamo cosa accadrà quest’estate, dobbiamo essere vigili”, ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell.

    Nella prima metà del 2022 l’importazione di gas liquefatto (Gnl) non russo e’ aumentata di 21 miliardi di metri cubi mentre la fornitura da gasdotti non dalla Russia è aumentata di 14 miliardi di metri cubi, in arrivo da Norvegia, Mar Caspio, Regno Unito e Nordafrica. La fornitura dai gasdotti russi è calata di 28 miliardi a 45 miliardi di metri cubi mentre l’importazione di Gnl dagli Stati Uniti e’ stata di 30 miliardi (in tutto il 2021 fu di 22 miliardi).

    Ma a Baku non si è parlato solo di fossili. Il memorandum include anche la promozione delle energie rinnovabili, poiché l’Azerbaigian ha “un enorme potenziale” in questo campo, specialmente nell’energia eolica offshore e nell’idrogeno verde, ha evidenziato von der Leyen. E sono stati stabiliti gli impegni per ridurre le emissioni di metano. L’obiettivo ultimo è sempre la neutralità climatica entro il 2050.

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