Ucraina

  • Dovute riflessioni su alcune alleanze e promesse

    Non c’è mai alleanza con chi è potente.

    Fedro

    Dopo la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ebbe inizio anche il processo dello sgretolamento della stessa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, comunemente nota come Unione Sovietica. La dissoluzione dell’Unione Sovietica è avvenuta tra il 19 gennaio 1990 e il 31 dicembre 1991. Tutte le quindici repubbliche socialiste che allora componevano l’Unione Sovietica dichiararono la loro indipendenza.

    Una di quelle repubbliche era anche l’Ucraina, la cui indipendenza è stata proclamata proprio il 24 agosto 1991, in seguito alla sua approvazione dal parlamento. Una decisione, quella, confermata in seguito anche dal referendum popolare, svoltosi il 1º dicembre 1991.

    Bisogna però evidenziare che nel frattempo in Ucraina sono accaduti degli sviluppi politici che poi hanno permesso di nuovo alla Russia di essere attiva e presente. Nel novembre 2013, in seguito alla decisione del governo di allora di sospendere le trattative in corso per la conclusione di un accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea per raggiungere un’intesa sul libero scambio globale tra l’Ucraina e l’Unione europea, i cittadini sono scesi in piazza. Delle proteste massicce iniziarono nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013 nella principale piazza Maidan a Kiev, subito dopo alla sopracitata decisione del governo.

    Quelle proteste, note come la rivoluzione ucraina o la rivoluzione di Maidan, continuarono anche all’inizio del 2014. I manifestanti si sono affrontati con la violenza delle forze speciali della polizia, fedeli dell’allora presidente ucraino. Durante le manifestazioni svolte tra il 18 e il 20 febbraio 2014 purtroppo hanno perso la vita decine di cittadini. Il 22 febbraio 2014, dopo la fuga in Russia del presidente ucraino, finirono anche le proteste della piazza Maidan a Kiev.

    Bisogna però evidenziare che la Russia, in seguito a quelle proteste, preparò ed attuò nel marzo 2014 l’annessione della Crimea, la più grande penisola appartenente all’Ucraina, affacciata sul Mal Nero. E, guarda caso, il presidente che ordinò l’invasione della Crimea era proprio l’attuale dittatore russo, Vladimir Putin, che il 24 febbraio 2022 ordinò l’occupazione dell’Ucraina, tramite una cosiddetta “operazione militare speciale”. Tra il 20 ed il 27 febbraio 2014 la Russia inviò in Crimea a prendere il controllo del governo locale dei militari senza simboli di riconoscimento, comunemente noti come “omini verdi”, che indossavano uniformi verdi anonime per nascondere la loro vera identità. Accusata di queste spedizioni, la Russia ha negato tutto.

    L’11 marzo 2014 un nuovo governo filorusso di Crimea, dichiarò l’indipendenza della Crimea dall’Ucraina e chiese l’annessione alla Russia in caso di consenso dal referendum popolare appositamente indetto. Solo cinque giorni dopo, il 16 marzo 2014 si tenne il referendum per decidere sull’autodeterminazione della Crimea. Ebbene quel referendum, con un’affluenza dichiarata dell’84,2% degli aventi diritto al voto, ha proclamato, con il 95,32% dei voti, la vittoria dell’opzione che proponeva l’annessione della Crimea alla Russia.

    In seguito le nuove autorità della Crimea, il 18 marzo 2014, firmarono l’adesione formale alla Russia. Lo stesso 18 marzo 2014 il presidente russo ha firmato il trattato di annessione della Crimea alla Russia. Un’annessione che però è stata fortemente contestata dall’Ucraina. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha altresì contestato l’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Il 27 marzo 2014 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che considerava non valido il referendum del 16 marzo 2014.

    Nel frattempo sono passati più di quattro anni dall’invasione russa avviata il 24 febbraio 2022. Da allora decine di migliaia di cittadini inermi, compresi bambini e anziani, hanno perso la vita nei bombardamenti dei centri abitati ucraini e nei combattimenti sul fronte. Anche durante questi ultimi giorni in Ucraina ci sono registrate diverse vittime civili causate dagli attacchi con droni e missili lanciati dalla Russia contro la capitale ed altre città ucraine.

    E proprio oggi in Ucraina si celebra il 35° anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Sono arrivati a Kiev diversi dirigenti dei Paesi nordici, baltici e dei Paesi della coalizione dei volonterosi, nonché alti rappresentanti dell’Unione europea. Non sono stati presenti invece i rappresentanti ufficiali statunitensi, come avevano confermato in precedenza.

    Mentre alla vigilia delle celebrazioni del giorno dell’indipendenza, la Commissione europea ha ribadito il proprio sostegno alla sovranità, all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina, affermando: “Continuiamo a sostenere l’Ucraina nel perseguimento di una pace globale, giusta e duratura e nel suo percorso verso l’Europa”. A fine dello scorso luglio l’Unione europea ha annunciato altre restrizioni, approvando il 21o pacchetto di sanzioni contro la Russia.

    Oggi, durante le celebrazioni del 35° anniversario dell’indipendenza, è intervenuto anche il nuovo premier britannico che, tra l’altro, ha dichiarato, riferendosi all’Ucraina: “Avete supportato 12 anni di aggressione, l’occupazione della Crimea e ora quattro anni e mezzo di invasione, su vasta scala, della Russia. Tutto con l’obiettivo di schiacciare l’indipendenza, che siamo qui a celebrare e spezzare la vostra volontà. Ma oggi, come ogni giorno, dimostrate che [i russi] hanno fallito.”. E sempre oggi l’Unione europea ha annunciato un altro supporto finanziario di 6,1 miliardi di Euro, destinato, tra l’altro, “…a rafforzare la difesa aerea e le capacità ucraina in missili e munizioni”. Il presidente del Consiglio europeo, presente alla celebrazione, ha dichiarato: “Quest’estate, più che mai, possiamo vedere che la guerra sta prosciugando le risorse della Russia. Anche le nostre sanzioni, senza precedenti, stanno avendo un impatto”.

    Durante questi mesi invece il presidente statunitense ha generato non poche preoccupazioni al suo omologo ucraino, non mantenendo determinate promesse per la fornitura di materiali e missili, come era stato ufficialmente concordato. Nel frattempo però il presidente statunitense ha spesso strizzato l’occhio al dittatore russo, con il quale mantiene sempre rapporti di collaborazione.

    E, come sempre, anche l’Ucraina ha attaccato con successo diversi centri produttivi, raffinerie e depositi di carburante in varie aree della Russia. Attacchi che hanno messo in difficoltà il governo russo. In questi ultimi giorni la Russia, noto produttore di greggio, deve comprare carburanti in Paesi come Bielorussia, Kazakhstan ed altri per far fronte alle sue emergenze. Una situazione, quella, che ha costretto alcuni giorni fa il dittatore russo ad accettare una simile situazione. Proprio intervenendo al Consiglio per lo Sviluppo strategico e i Progetti nazionali, lui ha riconosciuto che “le incursioni ucraine contro i siti industriali, le infrastrutture e i centri logistici stanno arrecando un danno effettivo all’economia russa”, pur escludendo delle conseguenze “critiche”.

    Ma durante la scorsa settimana, però, il governo ucraino ha licenziato, nell’ambito della nuova operazione anticorruzione chiamata “Forrest Gump”, la presidente del consiglio di sorveglianza della banca statale Sense Bank. Ragion per cui l’ex ministro della Difesa, destituito più di un mese fa, ha chiesto pubblicamente al presidente ucraino, se avesse delle domande sulla corruzione nel suo governo. Una domanda rimasta però senza risposta.

    Chi scrive queste righe considera che bisogno fare simili riflessioni su alcune alleanze e promesse, riferendosi soprattutto agli accordi fatti e poi disdetti dal presidente statunitense. E aveva ragione Fedro, il noto scrittore della Roma antica, che affermava: “Non c’è mai alleanza con chi è potente”.

  • Aiuti all’Ucraina

    Lo abbiamo scritto e ripetuto dall’inizio dello scellerato attacco di Putin all’Ucraina: un paese aggredito per difendersi deve avere gli strumenti idonei, se non si può difendere dagli attacchi che arrivano dal cielo e se l’aggressore, come ha dimostrato continuamente, cerca di distruggere infrastrutture e abitazioni civili, non fornire all’Ucraina i mezzi necessari significa continuare a contare vittime innocenti.

    In Italia la posizione di Conte, di alcuni suoi degni alleati e di altri più o meno, nel passato o nel presente, in amichevoli rapporti con Putin dimostra quanto sarebbe pericoloso per noi italiani avere certi personaggi, un domani, a governarci.

    Significativo, corretto e centrato l’intervento di Gentiloni, l’ex commissario europeo e presidente del Consiglio si è da sempre, onestamente e consapevolmente, schierato con l’Ucraina condividendo e promuovendo iniziative, sia in Europa che in Italia.

    Gli ucraini hanno dimostrato il loro coraggio e le loro capacità anche nell’innovazione tecnologica ma lo zar russo continua nella sua guerra senza contare neppure i tanti morti russi perciò sarà necessario, per l’Ucraina, colpire le infrastrutture russe, non solo quelle militari, viste le continue distruzioni che i russi commettono verso quelle ucraine ormai da troppo tempo.

  • Perfino la Serbia ora pensa di fare affari con l’Ucraina

    Ucraina e Serbia stanno lavorando per arrivare entro la fine dell’anno alla conclusione di un accordo per la creazione di un’area di libero scambio. Lo ha dichiarato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, riferendo dei colloqui avuti tra il 7 e l’8 agosto con il presidente serbo Aleksandar Vucic. “Abbiamo discusso di questioni concrete che possono rafforzare le nostre infrastrutture, compresi porti e ferrovie in entrambi i Paesi, nonché dello sviluppo economico, della ricostruzione e della creazione di posti di lavoro in Ucraina e Serbia”, ha affermato Zelensky.

    I due presidenti hanno affrontato anche il tema della cooperazione energetica in vista del prossimo inverno. Secondo Zelensky, a causa degli attacchi russi “praticamente nessuna centrale termoelettrica in Ucraina è rimasta intatta” e Mosca punta a rendere “insopportabile” la vita della popolazione. “Qualunque cosa accada, alle persone deve essere garantita ogni possibilità di vivere, quindi la nostra cooperazione energetica è di grande importanza”, ha aggiunto. Zelensky ha inoltre ringraziato Vucic per un nuovo pacchetto di aiuti umanitari all’Ucraina, in particolare nei settori sanitario ed energetico. Nel corso degli incontri è stato discusso anche il percorso europeo della Serbia. “Saremo lieti se il percorso della Serbia verso l’adesione all’Ue accelererà. È importante che ogni nazione in Europa riceva un segnale chiaro che l’Europa ha bisogno di lei e che nessuno può essere lasciato indietro”, ha concluso il presidente ucraino.

    “L’Ucraina ha stipulato accordi con gli Stati Uniti che garantiscono forniture mensili di missili antiaerei di fabbricazione statunitense, ha dichiarato Zelensky. “Chi possiede missili e sistemi antibalistici? Il produttore, principalmente gli Stati Uniti. Possono aiutarci? Ci stiamo lavorando. Ci forniranno missili mensilmente? Sì. Abbiamo degli accordi in atto. Questi missili sono sufficienti? No”, ha detto Zelensky. L’aeronautica militare ucraina ha ammesso di non essere riuscita ad abbattere nessuno dei missili lanciati contro l’Ucraina nelle notti di martedì e venerdì.

    Vucic ha annunciato che “la Serbia aprirà una fabbrica di droni a settembre in collaborazione con Israele”. Il presidente serbo ha dichiarato di prevedere l’apertura della fabbrica intorno al 15 o al 20 settembre. “Lo stiamo facendo con gli israeliani. Gli ucraini hanno molto successo e possiedono numerose fabbriche di droni”, ha affermato.

  • La guerra in Ucraina, Trump, Putin e l’Europa

    I nuovi eclatanti successi dell’Ucraina, con un crescente uso di mezzi tecnologici innovativi, per difendersi dalla guerra di aggressione di Putin, dimostrano, ancora una volta, la determinazione, il coraggio e le capacità degli ucraini ma anche quanto siano stati improvvidi e pusillanimi i paesi occidentali, Stati Uniti in testa, a non dare subito agli ucraini i mezzi adeguati per potersi difendere e contrastare Putin sul suo stesso terreno.
    Se l’Occidente si fosse mosso con più coraggio ed immediatezza oggi non saremmo a quattro anni di guerra e centinaia di migliaia di vittime sarebbero state risparmiate.

    Intanto Putin continua ad intensificare gli attacchi, a distruggere edifici civili mentre aumentano i morti ed i feriti tra la popolazione ucraina colpita da missili sempre più potenti, lo zar non può ammettere i suoi innumerevoli errori e continua la guerra nel totale, consueto, disprezzo della vita umana.

    La crisi economica ormai dilaga in Russia e Putin dovrà prima o poi fare i conti con il suo popolo che sta affrontando ogni giorno nuovi problemi e difficoltà, solo Trump sembra non capire e continua a sognare alleanze ed affari con l’amico russo inviando i suoi “famigli“ solo in Russia.

    Dopo i nuovi devastanti attacchi russi siamo come sempre a fianco del coraggioso popolo ucraino mentre appare sempre più evidente che le simpatie dimostrate da alcuni verso Putin sono una palese prova di come, anche da noi, il concetto di democrazia e giustizia sia sempre più labile.

    Speriamo che i vari dietro front del presidente americano, la sua politica ondivaga e pericolosa, portino, in tempi brevi, l’Europa a diventare quella forza politica, militare ed economica che i cittadini europei aspettano da decenni, per la sicurezza dei nostri Stati che di quella dei nostri vicini.

  • La Commissione lancia un invito a manifestare interesse per diventare membri fondatori della nuova Alleanza UE-Ucraina per i droni

    La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare manifestazioni di interesse per entrare a far parte dei membri fondatori dell’Alleanza UE-Ucraina per i droni. L’iniziativa mira a rafforzare la sicurezza e la difesa dell’UE e dell’Ucraina, promuovendo al contempo un ecosistema industriale innovativo nel settore dei droni per la difesa.

    L’Alleanza UE-Ucraina per i droni sosterrà lo sviluppo di tecnologie avanzate sia per i droni sia per i sistemi antidrone. I membri fondatori saranno selezionati tra candidati con comprovata esperienza nell’ecosistema dei droni per la difesa, sia nell’UE sia in Ucraina. Essi formeranno il primo Consiglio dell’Alleanza UE-Ucraina sui droni e avranno un ruolo chiave nel definirne attività e priorità.

    Il lancio ufficiale dell’Alleanza è previsto nei prossimi mesi, mentre le candidature resteranno aperte fino al 25 maggio 2026.

  • Putin combatte l’Ucraina a partire dalle scuole dei territori occupati

    In alcune scuole della Russia e dei territori occupati in Ucraina, i bambini imparano a smontare un fucile d’assalto prima ancora di aprire un libro. Tra le strutture più attive di questo sistema educativo parallelo c’è la Yunarmiya (Giovane Armata), fondata nel 2015 dall’allora ministro della Difesa Sergej Šojgu. Oggi conta 1,8 milioni di membri e 89 centri regionali. Lo stesso Šojgu, nel maggio scorso, ha dichiarato che le autorità russe stanno «sviluppando programmi di educazione militare e patriottica per preparare i giovani al futuro servizio in difesa della Russia».

    Il leader del movimento è Vladislav Golovin, nome in codice Struna (“corda”), ex marine della Flotta del Mar Nero e oggi capo di stato maggiore della Yunarmiya. Decorato come Eroe della Russia dopo essere rimasto gravemente ferito dall’esplosione di una mina durante la battaglia di Mariupol, Golovin è diventato una figura centrale nella costruzione del mito patriottico russo. In un’intervista all’agenzia Tass, ha affermato che la Yunarmiya collabora con altri programmi patriottici, come Zarnitsa 2.0, Movimento dei Primi e persino con un videogioco, Squad 22: ZOV, ambientato nella città occupata di Mariupol.

    Il ministero degli Esteri ucraino sostiene che Mosca abbia destinato 66 miliardi di rubli (circa 733 milioni di dollari) alle politiche giovanili, con l’obiettivo di portare la percentuale di giovani “patriotticamente orientati” dal 40 al 70 per cento entro il 2030. Il colonnello americano Ray Finch, autore dello studio “Young Army Movement: Winning the Hearts and Minds of Russian Youth”, descrive questa strategia come un processo di “memorializzazione militare” per trasformare la guerra in un rito di appartenenza, un simbolo identitario più che un trauma collettivo. La ricercatrice Jonna Alava, della National Defence University finlandese, evidenzia nel suo rapporto “Russia’s Young Army – Raising New Generations into Militarized Patriots” che la Yunarmiya include anche molte ragazze, ma in ruoli rigidamente tradizionali. Le cerimonie ne esaltano la “purezza e dolcezza”, mentre ai ragazzi è richiesto di incarnare la forza e la virilità. Un dualismo, sostenuto dalla Chiesa ortodossa russa, che lega il patriottismo all’idea di famiglia patriarcale come fondamento della “nazione eterna”. Nei territori occupati, le autorità russe hanno sostituito docenti, rimosso libri in lingua ucraina e introdotto lezioni dedicate alla gloria dell’esercito russo. «Vogliono che quei bambini crescano convinti di essere russi», avverte Boyechko.

    Il 3 marzo 2022, pochi giorni dopo l’invasione, quando nelle scuole russe si tiene una lezione per spiegare le ragioni dell’ ”operazione militare speciale”, come la definisce il Cremlino, e le relative colpe della Nato. Poco dopo arrivano l’alzabandiera del lunedì, il canto dell’inno e i “colloqui sui temi importanti” (Razgovory o vazhnom), formalmente extracurriculari ma oggi quotidiana routine nella vita degli istituti. È la cornice del nuovo programma scolastico, la Federalnaya osnovnaya obrazovatelnaya programma (Fop), imposto dal ministero dell’Istruzione in tutto il Paese e reso ancora più esplicito nelle regioni di confine con l’Ucraina, come Belgorod e Kursk. Da allora le lezioni ordinarie cedono spazio ad attività che nobilitano la guerra: i bambini scrivono lettere ai soldati, imbracciano armi, costruiscono reti mimetiche e, nei casi più controversi, incontrano combattenti della Wagner, invitati a raccontare la loro esperienza sul fronte.

    Dalla sua introduzione con la legge 371-FZ, il programma restringe ulteriormente il già scarso margine di autonomia degli insegnanti, e aggrava le spese che le famiglie devono sostenere per la formazione dei bambini e ragazzi.  A descriverne gli effetti è il report “L’istruzione nelle scuole russe, 2022–2025”, il primo ampio studio indipendente sul sistema scolastico russo dopo l’invasione dell’Ucraina, realizzato da un gruppo di ricerca non governativo e anonimo, basato su analisi normative, dati compresi nel periodo 2021-2025 e interviste a docenti e famiglie. Un insegnante della regione di Rostov racconta: «Se prima c’era un esame al mese, o persino uno a trimestre, ora ce ne sono diversi ogni mese, a volte due a settimana». Una docente di Penza descrive invece un carico ormai saturo di attività paramilitari: «Negli ultimi due anni mi sembra che abbiamo smesso di far studiare i ragazzi. Abbiamo ormai solo attività extrascolastiche per i bambini, quasi tutte incentrate sulla guerra in Ucraina o sull’attività fisica».

    A reggere questo nuovo impianto sono proprio i docenti, su cui ricadono attività extracurriculari, nuove lezioni ideologiche, e altri incarichi formalmente volontari, ma difficili da rifiutare senza il via libera dell’amministrazione. Se poi il rifiuto diventa dissenso politico, il rischio cresce: testimonianze e dati parlano di sanzioni, licenziamenti, pressioni e denunce. In questo clima, tra il 2021 e il 2024 il numero dei docenti è diminuito di 19 mila unità, mentre aumentano i carichi per chi resta, insieme alla paura di dire la cosa sbagliata.

    La riforma non ha inciso solo sugli insegnanti, ma anche sulle famiglie. Secondo il sondaggio condotto sui genitori nell’ambito della ricerca tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, l’80 per cento degli intervistati dichiara di aver speso oltre 10 mila rubli per preparare i figli all’inizio dell’anno scolastico; nelle aree rurali, il 70 per cento supera i 15 mila. A questi costi si aggiungono le spese per la formazione dei bambini, in gran parte occupata dalle nuove pratiche patriottiche introdotte dal ministero, con circa il 60 per cento degli studenti delle classi 9-11 che dichiara di prepararsi agli esami con ripetizioni private.

  • Kim Jong Un praises troops who ‘self-blasted’ to avoid capture by Ukraine

    Kim Jong Un has praised North Korean soldiers who killed themselves by detonating their grenades while fighting for Russia against Ukraine, confirming a long-suspected battlefield policy.

    In a speech this week, the North Korean leader said those who “unhesitatingly opted for self-blasting, suicide attack, in order to defend the great honour” were “heroes”.

    South Korea estimates at least 15,000 North Koreans have been sent to help Russia recapture parts of western Kursk, and more than 6,000 have been killed so far. Neither Pyongyang nor Moscow have confirmed the numbers.

    Intelligence agencies and defectors have said the soldiers were under Pyongyang’s orders to kill themselves rather than be taken prisoner by Ukraine.

    “Their self-sacrifice expecting no compensation, and the devotion expecting no reward… This [is] the definition of the height of loyalty of our army,” Kim said in Pyongyang on Monday as he unveiled a memorial for fallen troops, state media KCNA reported.

    Russian Defence Minister Andrey Belousov and the speaker of Russia’s parliament, Vyacheslav Volodin, were among those who attended the event.

    In North Korea, soldiers are taught that being captured is an act of treason.

    Earlier this year, South Korean broadcaster MBC aired a programme featuring two North Korean prisoners of war in Ukraine, one of whom said on camera he regretted not taking his own life.

    “Everyone else blew themselves up. I failed,” the prisoner said.

    Seoul’s National Intelligence Service said last year they found memos on deceased North Korean soldiers that point to this extreme practice.

    In his speech on Monday, Kim also praised those who died in combat.

    “Those who fell in the vanguard of charges and those who writhed in frustration at the failure to fulfill their duties as soldiers who were given orders, rather than in pain in their bodies torn by bullets and shells – they too can be called the party’s faithful warriors and patriots,” Kim said.

    In June 2024, Russian President Putin and Kim signed a deal pledging that their countries would help each other in the event of “aggression” against either country. At the time, Kim hailed the treaty as the “strongest ever”.

    Besides sending soldiers, North Korea also promised to send thousands of workers to help rebuild Kursk.

  • Il boomerang di Putin

    Mandando il suo accolito Vladimir Solovyev, giornalista noto per la violenza e l’ignoranza dei suoi interventi, ad insultare, dalla televisione russa, la Premier italiana Putin ha nuovamente mostrato la debolezza di chi ormai sente vacillare il suo impero.

    I fatti sono evidenti, tra gli altri: 1) l’amico Trump non ha tempo da dedicargli, ha dovuto mandare famigliari e famigli ad occuparsi della guerra con l Iran, che gli sta costando quel po’ di credibilità che gli restava dopo anni di dichiarazioni, smentite, tracotanze ed errori, 2) l’Ucraina continua a difendersi, con estremo coraggio della popolazione e dell’esercito e lo zar non riesce più ad avanzare mentre, con un dissennato lancio di missili e droni uccide sempre più i civili, l’operazione speciale ha il fiato corto ed il dissenso interno ormai serpeggia  chiaramente, 3) la sconfitta di Orban ha tolto a Putin un alleato fedele ed una spina nel fianco alla coesione dell’Unione Europea che ora potrà finalmente fare arrivare a Kiev gli aiuti economici da tempo promessi, 4) l’Iran non è più in grado di aiutarlo con droni ed armi varie e la Cina pensa a come utilizzare il contesto internazionale a suo favore, 5) l’Ucraina ha rafforzato la sua immagine con la messa a punto di strumenti di difesa all’avanguardia e creando nuove alleanze e sinergie con gli Stati del Golfo.

    Ecco allora il tentativo, patetico, tutto rivolto all’audience interno russo, di screditare, insultandola, la Premier italiana.

    Il classico boomerang che nasce dall’arroganza maschilista e dalla ignoranza delle conseguenze che derivano da azioni sconnesse e vili, infatti gli insulti a Giorgia Meloni hanno ottenuto il risultato, per altro che sarebbe stato evidente a chi non fosse stato obnubilato dall’ira e dalla paura della sconfitta, contrario ai desideri putiniani: le forze politiche, gli italiani in genere, l’Europa, dopo i disgustosi attacchi ed insulti, sono con Giorgia Meloni.

    Congratulazioni presidente Putin, il nuovo autogol del tuo regime ci fa veramente sperare che i tempi siano maturi per un cambio radicale, difficile pensare che possa ancora per molto continuare a governare chi si serve di personaggi così stupidi, dopo gli assassini sanguinari della Wagner e del capo ceceno Kadyrov, dopo le blasfeme preghiere di Kirill ora il futuro dell’operazione speciale è affidata all’idiozia di un giornalista?

    Quanto al gas mettiamoci tutti tranquilli, prima di parlarne Putin dovrà porre fine alla guerra che ha iniziato e rendere conto delle sue azioni.

  • UE, Ucraina e Canada co-organizzeranno un incontro di alto livello sul ritorno dei bambini ucraini

    L’UE, insieme all’Ucraina e al Canada, co-organizzerà un incontro di alto livello della Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini l’11 maggio a Bruxelles.

    L’Alta rappresentante/Vicepresidente Kaja Kallas e la Commissaria per l’Allargamento Marta Kos, a nome dell’UE, il Ministro degli Affari esteri dell’Ucraina Andrii Sybiha e la Ministra degli Affari esteri del Canada Anita Anand co-organizzeranno l’incontro di alto livello per sostenere gli sforzi dell’Ucraina nel rintracciare, riportare e reintegrare i bambini, garantendo al contempo l’assunzione di responsabilità per i crimini commessi dalla Russia.

  • Adozione dei bimbi ucraini orfani: Cristiana Muscardini scrive alla Presidente del Parlamento Europeo Metsola

    Gentile Presidente,

    la Sua nota e lodevole attenzione ai problemi derivati dalla  tragica guerra in Ucraina, voluta e continuata con estrema ferocia da Vladimir Putin, l’avrà certamente posta a conoscenza di tanti bambini, sia già precedentemente ospiti di orfanotrofi che rimasti privi di parenti.

    L’Ucraina è un Paese candidato all’adesione, la guerra, trascinandosi ormai per il quinto anno, vede molti bambini divenire adolescenti senza la vicinanza di una famiglia mentre vi sono molte persone, nei paesi dell’Unione, sia coppie che single, idonee all’adozione, persone che potrebbero garantire un’educazione e una crescita serene a coloro che sono da tempo vittime della tragica realtà del conflitto.

    Non ritiene che potrebbe essere aperto un canale, con le autorità ucraine, per poter agevolare il percorso adottivo dei bambini ucraini, privi di familiari, da parte di quei cittadini europei che potrebbero garantire loro una vita sicura e serena?

    L’infanzia e l’adolescenza sono, per molti aspetti, difficili per tutti, specie se si è contornati da realtà tragiche e dolorose e credo sarebbe giusto cercare una strada per alleviare le sofferenze e dare nuove opportunità ai bambini soli, attraverso l’affetto, la cura, l’attenzione, la sicurezza che adulti responsabili possono offrire.

    La ringrazio per l’attenzione e in attesa di conoscere il Suo pensiero Le formulo i migliori auguri per il Suo delicato e difficile impegno.

    Cristiana Muscardini

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