Ucraina

  • L’Ucraina chiede un’adesione rapida alla Nato per salvarsi da Putin

    Lo scontro fra Kiev e Mosca continua, sullo sfondo di crescenti tensioni nel Donbass dove, negli ultimi tempi, si è ripreso tristemente a morire a furia di scaramucce tra i separatisti delle repubbliche autoproclamate e le truppe regolari ucraine. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha lanciato un appello alla Nato chiedendo di “accelerare” il processo di adesione del suo Paese perché solo così, entrando sotto l’ombrello protettivo dell’Alleanza Atlantica, si potrà fermare la guerra. “Il piano d’azione di adesione alla Nato sarà l’unico vero segnale per la Russia”, ha detto chiaro e tondo al segretario generale Jens Stoltenberg.

    Ecco, per il Cremlino questo è un vero e proprio anatema. Tant’è vero che il portavoce di Vladimir Putin gli ha risposto a stretto giro. “Questo scenario aggraverà ulteriormente la situazione perché quando si parla di aderire alla Nato in nessun modo si può ignorare l’opinione delle persone: se chiederete ai milioni di persone che vivono nelle repubbliche autoproclamate capirete che l’appartenenza alla Nato è davvero inaccettabile per loro”, ha commentato Dmitry Peskov. Dunque muro contro muro. Di nuovo. Pomo della discordia restano i famosi accordi di Minsk che Mosca vuole vedere attuati mentre per Kiev restano fumo negli occhi. La Russia chiede all’Occidente di fare pressioni sull’Ucraina in questo senso – “il comportamento occidentale è molto deludente” – e in particolare a Parigi e Berlino, controparti negoziali del formato Normandia, di inculcare “un po’ di buon senso” nella leadership ucraina.

    Ma Zelensky ha a che fare con un vistoso calo nei consensi e punta all’asse con Washington per recuperare il gradimento, specie nel campo nazionalista.

    Zelensky ha incassato “l’incondizionato” sostegno di Joe Biden nella prima telefonata bilaterale tra i 2 leader e oggi, a colloquio con Stoltenberg, ha calcato la mano sul “continuo accumulo di truppe russe vicino ai confini dell’Ucraina e sulla loro maggiore disponibilità ad azioni offensive”. Due militari ucraini sono morti nel Donbass nelle ultime 24 ore in seguito a bombardamenti dei separatisti lungo la linea del fronte; purtroppo poi si sono riaffacciate le vittime civili e a tenere banco è il caso di un bambino di cinque anni rimasto ucciso (pare) nel corso di una rappresaglia di Kiev lo scorso 2 aprile, tanto che il Comitato Investigativo russo ha aperto un procedimento penale sull’accaduto. A complicare maledettamente le cose, infatti, c’è la politica adottata da Mosca di rilasciare passaporti russi, per “ragioni umanitarie”, ai residenti nel Donbass che ne fanno richiesta. Una scelta che Kiev ha più volte condannato come “insopportabile intromissione” nei suoi “affari interni”.

    Al di là delle dichiarazioni, altisonanti ma pur sempre parole, restano però i fatti. Sui social rimbalzano video, d’incerta attribuzione, che mostrano lunghe colonne di mezzi militari russi in viaggio verso le regioni (russe) limitrofe all’Ucraina. Mosca accusa Kiev di fare altrettanto. E mette in guardia Ue e Usa, veri “sponsor” dell’Ucraina, dal non cadere vittima delle sue provocazioni. “Non vediamo alcuna intenzione da parte dell’Ucraina di calmarsi e cessare la sua agenda belligerante”, ha ammonito il Cremlino. Dunque la tensione sale.

  • US sanctions powerful Ukrainian oligarch Kolomoisky

    The US has imposed sanctions on one of Ukraine’s most powerful oligarchs, Igor Kolomoisky over corruption allegations, the US Secretary of state, Antony Blinken said in a statement on Friday.

    Blinken stated that Kolomoisky, in his capacity as a Governor of Ukraine’s Dnipropetrovsk Oblast from 2014 to 2015, was “involved in corrupt acts that undermined rule of law and the Ukrainian public’s faith in their government’s democratic institutions and public processes,” by using his political influence and official power for his personal benefit.

    While the restrictive measures refer to Kolomoisky’s acts during his time in office, the US Secretary of state also warned against Kolomoisky’s current efforts “to undermine Ukraine’s democratic processes and institutions”, citing that his acts pose “a serious threat” to the country’s future.

    Along with Kolomoisky, the State Department decided to also sanction his wife, daughter and son, owing to the oligarch’s “involvement in significant corruption”, rendering them ineligible for entry into the US. The Ukrainian tycoon is believed to have stolen billions of dollars from a Ukrainian bank, namely the PrivatBank he once owned.

    “This designation reaffirms the U.S. commitment to supporting political, economic, and justice sector reforms that are key to Ukraine’s Euro-Atlantic path,” Blinken’s statement further reads.

    Without mentioning Kolomoisky, the office of the Ukrainian President Volodymyr Zelensky issued a statement saying that the country needs to overcome has to fight against its oligarchs.

    “The battle with the oligarchs lies not only in the realm of criminal responsibility. It is also about creating the conditions in Ukraine, in which business can grow in a transparent and competitive environment, and large financial groups will not be able to dominate the market or influence the media and political decisions.”

  • Ukraine’s constitutional court crisis alarms IMF and Western backers

    Ukraine’s president Volodymyr Zelensky has submitted a bill to dismiss all 15 judges of the Constitutional Court that will plunge Ukraine into a major constitutional crisis.

    The judges have accused Zelensky of trying to carry out a constitutional coup, as neither the president nor parliament have any powers to remove judges on the Constitutional Court. Judges can only remove each other with a two-thirds majority vote, and even then it can only be done because of health problems.

    The bill follows a controversial decision by the court to strike down key anti-corruption laws that were put in place at the insistence of the country’s main donors, including the International Monetary Fund.

    Last week, the court dismissed punishment for politicians who falsely declare their assets. Zelensky called the judges’ decision “worthless” and taken by the judges amid a “real conflict of interest”, according to Zelensky’s draft bill. The head of the country’s national defense council, Oleksy Danilov, said the ruling was a threat to national security.

    The IMF has been holding back some of its funds until it is satisfied with the country’s progress in dealing with corruption, which is considered one of Ukraine’s biggest issues. Zelensky told the media that the IMF threatened to pull its support after the court verdict.

    The ambassadors of the G7 nations, which includes the US, the UK, Germany, France, Canada, Japan, and Italy, said they “stand with the Ukrainian people” following the Constitutional Court verdict.

     

  • Ucraina, raggiunto un accordo per il cessate il fuoco

    Funzionari del governo ucraino, separatisti filo-russi e negoziatori dell’OSCE hanno concordato i termini per un cessate il fuoco nell’Ucraina orientale a partire dal 27 luglio.

    “Il regime del cessate il fuoco, se osservato dall’altra parte, è un presupposto fondamentale per l’attuazione degli accordi di Minsk e apre la strada all’attuazione di altre disposizioni di tali accordi. La svolta è il risultato del lavoro efficace della delegazione ucraina con il sostegno dei nostri partner internazionali a Berlino e Parigi”, fanno sapere dalla segreteria del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto l’anno scorso con la promessa di porre fine al conflitto nelle regioni orientali di Donetsk e Luhansk.

    I leader europei avevano chiesto di raggiungere l’accordo come prerequisito per tenere un nuovo vertice sulla crisi ucraina.

    Più di 13.000 persone, tra truppe ucraine e ribelli sostenuti dalla Russia, hanno perso la vita nel conflitto cominciato nel 2014, quando Mosca ha annesso con la forza la penisola di Crimea in Ucraina e ha sostenuto la ribellione ad est. I combattimenti più importanti si sono conclusi con un cessate il fuoco del 2015 mediato da Germania e Francia, ma gli sforzi per l’attuazione si sono ridotti, con la Russia che nega di avere truppe nell’Ucraina orientale.

  • Bruxelles estende le sanzioni contro la Russia per il conflitto in Ucraina

    L’Unione Europea ha esteso le sue sanzioni contro la Russia fino al 31 gennaio 2021. Nel 2014 Bruxelles ha imposto le misure restrittive in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia, che l’UE, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e la Turchia considerano illegali. L’Ucraina incolpa la Russia anche per la violenza separatista dell’Ucraina orientale. Le misure sono state estese a causa della riluttanza di Mosca ad attuare pienamente l’accordo di Minsk, che ha lo scopo di stabilire un cessate il fuoco nell’Ucraina orientale. Le misure restrittive riguardano alcune banche e società russe che avranno un accesso limitato ai mercati dei capitali dell’UE e vietano anche il commercio di tutti i beni legati alla difesa e le tecnologie sensibili che possono essere utilizzati nel settore energetico russo.

  • L’UE sostiene la modernizzazione dei centri di servizi amministrativi in Ucraina

    Circa 9,5 milioni di ucraini, residenti principalmente in piccole città e hromada (comunità territoriali unite), riceveranno servizi in moderni centri amministrativi, grazie al programma U-LEAD finanziato dall’UE con l’Europa. Si prevede che con questo programma negli hromada ucraini, entro aprile 2021, saranno collocati oltre 800 punti di accesso che corrispondono a quasi 500 centri di servizi amministrativi e oltre 300 luoghi in cui gli amministratori potranno lavorare da remoto.

    I nuovi uffici forniranno ai residenti una vasta gamma di servizi di alta qualità in condizioni moderne e confortevoli. 11 saranno invece i centri amministrativi saranno mobili.

  • Il capo della politica estera dell’UE visiterà il Donbas

    L’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato, durante una conferenza stampa tenutasi a Bruxelles con Oleksiy Honcharuk, primo ministro ucraino, che nelle prossime settimane vorrebbe visitare il Donbas, la zona di guerra dell’Ucraina orientale. Il diplomatico spagnolo ha espresso il suo sostegno all’“ambizioso programma di riforme” dell’Ucraina, aggiungendo che anche il Commissario per il vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi, condivide l’intenzione di visitare il regione devastata dalla guerra. “L’Ucraina è un partner chiave per l’Unione Europea. Non è solo un vicino, ma è anche un partner chiave”, ha affermato Borrell, aggiungendo che l’UE continuerà a sostenere l’indipendenza e l’integrità territoriale del paese. Borrell ha anche sottolineato che l’UE deve lavorare su più fronti  come l’assistenza umanitaria e lo sminamento, senza dimenticare la ricostruzione e la progettazione di infrastrutture che possano creare opportunità economiche future.

  • Ue, Russia e Ucraina a confronto sulle forniture di gas

    Nuovo round di colloqui trilaterali tra Unione europea, Mosca e Kiev a Bruxelles sul transito del gas attraverso l’Ucraina. In agenda, le questioni del prezzo del gas, dei volumi, della durata e del quadro giuridico, con l’obiettivo di raggiungere un nuovo accordo sulle forniture il prima possibile. Il contratto esistente tra Mosca e Kiev scadrà infatti alla fine del 2019, e si vuole scongiurare che la Russia chiuda definitivamente il passaggio di idrocarburi attraverso l’Ucraina, lasciando i cittadini ucraini senza forniture.

    “Sono passati esattamente sei mesi da quando ci siamo incontrati in questo formato per la prima volta a Berlino, da allora si sono svolti un paio di colloqui a livello di esperti ed è tempo di fare un bilancio e discutere la via da seguire sui parametri chiave concordati – ha sottolineato il commissario Ue all’Energia, Maros Sefcovic -. Abbiamo bisogno di un forte impegno da entrambe le parti”. Al tavolo, oltre a Sefcovic, saranno presenti anche il ministro ucraino degli Esteri, Pavlo Klimkin, il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, e i rappresentanti di Naftogaz per l’Ucraina e Gazprom per la Russia, le due compagnie nazionali del gas. Una portavoce dell’Ue nei giorni scorsi ha negato le voci sulla possibile rinuncia di Gazprom a partecipare.

    Intanto,  il numero uno di Gazprom, Alexey Miller, ha reso noto che la costruzione di un braccio settentrionale lungo 403 chilometri del gasdotto TurkStream sarà completata in Serbia entro la fine del 2019. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa serba Beta, Miller ha specificato che il gasdotto attraverserà il confine tra Bulgaria e Serbia per poi procedere verso Nord, fino al confine serbo-ungherese. Miller ha anche assicurato che tutte le questioni relative al trasporto di gas saranno risolte in linea con la legislazione serba e dell’Unione europea. Ieri, durante una visita ufficiale a Belgrado, il presidente russo Vladimir Putin aveva affermato che la Russia è favorevole all’estensione al Paese balcanico del progetto Turkish Stream e che Mosca è pronta a investirvi 1,4 miliardi di dollari. Putin aveva anticipato che il progetto potrebbero essere esteso anche ad altri Paesi europei. Da parte sua, il presidente serbo Aleksandar Vucic ha ribadito che “il gas russo è la migliore opzione” per Belgrado e che la Serbia ha fatto tutto il necessario per garantire l’estensione del gasdotto al territorio serbo.

  • Le tensioni Ucraina-Russia banco di prova per la Ue e l’asse atlantico

    Con le recenti intimidazioni e violenze perpetrate dalla Russia contro l’Ucraina – la cattura di 3 navi militari ucraine e il blocco dello stretto di Kerch strategicamente importante – Vladimir Putin sta testando l’unità occidentale e la sua capacità di risposta. Ue, Nato e Dipartimento di Stato degli Usa hanno preso posizione, ma il grande assente è stato Donald Trump, che ha commentato l’accordo sulla Brexit ma non ha speso una parola sulle nuove tensioni tra Ucraina e Mosca (perfino il mancato incontro con Putin al G20 è parso dettato dai suoi consiglieri e più legato a questioni di politica interna, l’indagine dell’Fbi su collusioni con Mosca, piuttosto che da tutela delle ragioni dell’Occidente). Anche l’Austria, il cui ministro degli esteri Karin Kneissl ha legami con Putin, ha ipotizzato sanzioni europee verso Mosca, di cui la Ue discuterà questo mese. Tali sanzioni sono osteggiate dai Paesi dell’Ue guidati da partiti populisti, ma un’uniformità di visione e di azione  da parte degli Stati comunitari appare particolarmente importante prima delle elezioni europee del prossimo anno, che minacciano di fornire una piattaforma per partiti di estrema destra allineati al Cremlino (c’è già chi chiede di potenziare la task force East StratCom, una cellula anti-disinformazione del servizio estero dell’Ue).

  • Migliorano gli scambi commerciali tra Ue e Moldovia, Georgia e Ucraina

    L’apertura degli scambi tra l’Unione europea e Moldova, Georgia e Ucraina, con “l’accesso reciproco al mercato e l’allineamento al diritto europeo, porteranno a maggiori benefici, la spinta al commercio è già evidente dopo i primi anni di attuazione degli accordi” di libero scambio.  E’ quanto scrivono in una nota congiunta la commissaria europea per il Commercio, Cecilia Malmstroem, i vicepremier di Ucraina e Moldova, Stepan Kubiv e Iurie Leanca, e il ministro dell’Economia della Georgia, Giorgi Kobulia, a seguito di un incontro informale a Bruxelles sull’attuazione delle zone di libero scambio istituite nei rispettivi accordi di associazione con l’Ue.

    Il prossimo passo, spiegano Malmstroem e i ministri, consiste nell’individuare “aree di interesse comune in cui si possono prevedere risultati positivi nel prossimo futuro”, a patto – sottolinea Bruxelles – che le riforme nei Paesi “siano attuate in modo tempestivo”. L’attenzione è soprattutto su appalti pubblici, Pmi, sanità, e procedure doganali per facilitare gli scambi. I colloqui proseguiranno nelle prossime settimane, in vista della riunione dei ministri degli Esteri del Partenariato orientale (di cui Moldova, Georgia e Ucraina fanno parte), prevista per il 15 ottobre.

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