Europa

Le Criptovalute conoscono tempi bui

Previste restrizioni da parte dell'autorità europea ESMA

La notizia giunge da Bruxelles: «E’ in arrivo una stretta da parte dell’Unione europea sui derivati sulle criptovalute». L’agenzia Blomberg riferisce che l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha affermato che i «contratti per differenza» basati su criptovalute potrebbero essere inclusi nelle nuove restrizioni sui prodotti speculativi che hanno fatto registrare un aumento di popolarità nonostante abbiano esposto i clienti a grandi perdite. I contratti per differenza sono «derivati» che permettono agli investitori di scommettere sul prezzo di azioni, valute e meterie prime, senza averne il possesso. L’ESMA ha dichiarato che le valute digitali, Bitcoin & Co., hanno mostrato variazioni di prezzo molto elevate e che per proteggere gli investitori potrebbero essere necessarie restrizioni, o addirittura un divieto di vendita di derivati in valute digitali.

La notizia è abbastanza clamorosa. Non era mai successo nel passato che si minacciassero restrizioni o addirittura divieti di vendita per derivati che alimentavano la bolla speculativa e che preannunciavano la crisi finanziaria sistemica che abbiamo conosciuto a partire dalle fine del 2007. Allora non era ancora entrata in funzione l’Autorità di controllo europea, l’ESMA, appunto. Allora le autorità politiche andavano al traino di quelle finanziarie. Non erano ancora state scottate in maniera così bruciante dalle scelte scellerate dei finanzieri e dei banchieri che controllano la finanza mondiale. Allora non avevano più conosciuto crisi come quella del 1929 e si illudevano che una così grave non dovesse più accadere. Oggi la bolla speculativa è ancora minacciosa e potrebbe scoppiare da un momento all’altro, dicono alcuni economisti. Ma perché il timore deriva dai derivati sulle criptovalute e non da quelli sulle valute normali? La criptovaluta, come è noto, è una valuta paritaria, decentralizzata e digitale, la cui implementazione si basa sui principi della crittografia e delle teoria dei giochi, per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. E’ uno strumento al portatore, trasferibile ma non duplicabile, in ambito digitale tutto è duplicabile e questo è un elemento rivoluzionario. Come ogni valuta digitale, consente di effettuare pagamenti online in maniera sicura. Il timore del peggio nasce forse perché in Asia il mercato delle criptovalute, o delle monete virtuali, sta sfuggendo di mano?

Questa settimana, affermano i competenti, è stata la più nera per le valute virtuali. Il mercato globale è crollato del 37 per cento, un vero disastro dovuto in parte all’estrema volatilità di questo tipo i valuta, ma anche per il panico che è stato generato dall’andamento generale. Per capire il fenomeno bisogna andare in Asia, dove esiste il mercato più grande del mondo. Non a caso l’inventore del Bitcoin ha un nome giapponese: Satoshi Nakamoto. La Cina ha iniziato una stretta su tutti i siti internet cha fanno scambi di valuta virtuale già dallo scorso anno. Ha chiuso le contrattazioni ufficiali sui Bitcoin e ha cercato di fermare anche i canali alternativi, come le app sugli smartphone. Misure drastiche e definitive. In Giappone, che ha riconoscito corso legale al Bitcoin e che perciò può essere usato legalmente al posto della valuta locale, il governo di Shinzo Abe ha usato un’altra strategia, adottando la valuta virtuale come metodo d’investimento. La strategia di Abe è quella di disincentivare l’accumulo di denaro sotto al materasso. E’ perfino stata lanciata qualche settimana fa una pop band tutta al femminile che canta e balla le criptovalute. L’obiettivo è quello di spiegare ai giovani come investire senza rischiare.

C’è poi il caso della Corea del Sud, il terzo mercato globale di valute virtuali. Usarle è diventata una mania, una moda, a detta del ministro delle Finanze di Seul. I sudcoreani ne sono diventati pazzi, tanto che almeno due milioni hanno investito in valute virtuali. L’andamento del mercato, tuttavia, fa supporre soluzioni drastiche, anche perché fino ad ora il governo non è riuscito a trovare una formula per controllarlo. Oltre al pericolo dello scoppio della bolla, c’è anche il tentativo degli hacker nordcoreani di aggredire i fondi virtuali della Corea del Sud. Ciò nonostante, il 35 per cento dei coreani è contrario alla regolamentazione da parte del governo e più di 210 mila persone hanno sottoscritto due giorni fa una petizione indirizzata al governo per chiedergli di immischiarsi nella questione delle valute virtuali.

La quantità degli investimenti riguarda soprattutto i giovanissimi. Almeno la metà degli studenti, infatti, liceali e universitari, ha investito piccole somme in valute virtuali attraverso le app. Dai giovani, la mania degli investimenti è passata agli adulti, come una specie di surrogato al gioco d’azzardo, che è vietato nel Paese. Il rischio dello scoppio è temuto dai più attenti osservatori. Se ciò avvenisse, le conseguenze sarebbero oltremodo disastrose e colpirebbero un numero impressionante d’investitori.

Il fenomeno delle criptovalute è meno presente in Europa, rispetto all’Asia. E’ tuttavia lodevole che l’Autorità europea di vigilanza metta le mani avanti e predisponga misure per tutelare gli investitori. Se ciò fosse stato fatto con i vari derivati nel 2006/07 non avremmo probabilmente conosciuto la grave crisi finanziaria che, invece, ha travolto le nostre economie.

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