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L’iniquità del sistema fiscale

Al di là delle posizioni politiche e delle diverse ideologie  nella loro  espressione  anche in campo economico e fiscale, risulta evidente che il parametro dell’equità di un sistema fiscale rappresenti il connotato fondamentale.

In altre parole, un sistema fiscale per essere funzionale tanto ad  una ideologia socialista, in grado di ridistribuire le risorse attraverso servizi finanziati dallo Stato con i prelievo fiscale,  quanto ad una liberale, e quindi  attraverso aliquote il più possibile minime e  funzionali ad uno sviluppo economico ed investimenti privati,  deve comunque possedere l’equità complessiva nella sua applicazione. In più  l’equità del medesimo sistema fiscale va  valutata in rapporto agli effetti reali della spesa pubblica finanziata dalla stessa  fiscalità.

Il nostro Paese negli ultimi trent’anni ha  visto ridurre complessivamente il reddito disponibile del -3,4%  mentre nello stesso periodo in Germania risultava aumentato del +34,7%. Questo semplice dato dimostra senza possibilità di diverse “interpretazioni politiche” come la strategia economica adottata dai diversi governi che si sono succeduti alla guida del Paese dal 1992 ad oggi  si sia  basata solo sull’auspicio degli effetti “benefici” generati dalla spesa pubblica in continuo aumento.

Il minore il reddito disponibile, invece, a fronte di una esplosione tanto della spesa quanto del debito pubblico, che solo negli ultimi 11 anni è passato dai 1987 miliardi del novembre 2011 al 2755 odierni, dimostra la sostanziale iniquità del sistema fiscale nel suo complesso (fisco + spesa pubblica) i cui pessimi risultati  vengono giustificati con  la  bandiera dell’evasione fiscale la quale,  tuttavia, rappresenta un aspetto della stessa  iniquità fiscale.

Ora, in piena campagna elettorale, proporre di inserire una nuova tassa per finanziare un obiettivo al pari  di proporre l’infantile sostituzione di una perfettibile progressione delle aliquote che si basa sulla utilità marginale decrescente (tassa successione e flat tax) rappresenta la conferma di come non ci si ponga il problema di raggiungere una maggiore equità fiscale e così ricollocando finalmente il nostro Paese all’interno dell’Europa per quanto riguarda il reddito disponibile.

Ancora una volta , invece,  ci si pone come unico obiettivo quello di  aggiungere un ulteriore balzello fiscale per trovare una copertura finanziaria ai propri obbiettivi  elettorali , come quello di ottenere il consenso dei neo maggiorenni. Oppure di proporre una rivoluzione fiscale con  l’introduzione di una improbabile flat tax (*), dimostrando inequivocabilmente quale sia il modello economico di crescita adottato, ma soprattutto con effetti non ancora calcolabili per la finanza pubblica italiana, che porterebbe l’Italia ad essere il primo Paese del mondo occidentale ad adottare un simile sistema fiscale.

In entrambi i casi la ricerca di un’equità fiscale come sintesi del prelievo ed effetto della spesa pubblica vengono sostanzialmente ignorati

(*) adottata da  Belize, Bolivia, Mongolia, Bulgaria etc.

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