A giugno le PMI italiane affrontano il picco fiscale più intenso dell’anno: saldo IRPEF, IRES, IRAP, IVA trimestrale e contributi INPS nello stesso mese. È il momento in cui un problema strutturale del sistema produttivo italiano diventa più visibile.
Le piccole e medie imprese italiane — oltre quattro milioni di unità che producono più del 60% del valore aggiunto nazionale e oltre il 75% dell’occupazione privata — gestiscono ancora la propria amministrazione fiscale in modo frammentato. I pagamenti sono tracciabili, la fatturazione è elettronica, le banche hanno investito miliardi in tecnologia. Eppure gli strumenti gestionali che affiancano le PMI e gli studi professionali sono rimasti spesso inaccessibili per costi e complessità pensati per grandi organizzazioni con infrastrutture tecniche dedicate, non per la PMI che vuole gestire compilazione e pagamento degli F24 in autonomia, senza passare, e pagare, un professionista esterno. Né per il commercialista, che su queste attività opera a basso margine rispetto alla consulenza vera. In questo contesto, il pagamento degli F24 è un caso emblematico.
In Italia vengono presentati 189 milioni di modelli F24 l’anno (Agenzia delle Entrate, 2025), dei quali la quota largamente maggioritaria fa capo alle imprese. Il flusso è invariato da decenni: il commercialista compila l’F24, lo trasmette all’Agenzia delle Entrate e fattura entrambe le operazioni all’azienda. Oppure invia il PDF compilato all’imprenditore, che trascrive manualmente i dati in un portale bancario per trasmettere in autonomia. In entrambi i casi il costo — in denaro o in tempo — ricade sull’impresa. Il 61% delle PMI italiane delega entrambe le operazioni al commercialista o consulente del lavoro, secondo l’Osservatorio Sibill.
Non per mancanza di competenze fiscali, ma per evitare un lavoro manuale che nessuno strumento aveva ancora reso semplice per chi non ha un ufficio amministrativo molto strutturato. È un costo mai isolato, assorbito come parte inevitabile della gestione fiscale: finché non esiste un’alternativa accessibile, non esiste nemmeno la necessità di misurarlo. Applicando il costo medio di mercato di 27,5 euro per F24 — compilazione e trasmissione — alle 4,9 milioni di PMI italiane (ISTAT, 2024), la spesa complessiva annua stimata supera 3,3 miliardi di euro.
L’Italia dedica agli adempimenti fiscali 269 ore l’anno per azienda, contro una media europea di 179 (Banca Mondiale). Secondo una ricerca condotta da Sibill su un campione di 500 aziende, il 54% degli imprenditori cita il controllo manuale dei pagamenti tra le prime tre fonti di spreco di tempo nella gestione amministrativa, e il 51% l’invio di documenti al commercialista.