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President Biden: 1.2.3…7

Da anni sostengo la necessità di rivedere le regole del commercio internazionale in modo da creare un mercato realmente concorrenziale e non basato sul  mero sfruttamento del costo minore di manodopera e con un minimo comune denominatore normativo. Ovviamente questa visione  viene snobbata ed indicata dalla nomenclatura politica ed economica come veteroindustrialista espressione della Old Economy da abbandonare a favore  della new/app/gig/sharing Economy o della economia monotematica turistica  definita come il “petrolio italiano”.

Il 2020 ma soprattutto l’amministrazione Trump hanno dimostrato una volta per tutte come l’unico valore aggiunto reale e stabile che assicuri benessere diffuso sia rappresentato dalla complessa ed articolata  filiera industriale. L’amministrazione statunitense, negli ultimi quattro anni, ma anche prima con l’amministrazione Obama, aveva adottato una strategia politica nella quale venivano previsti forti incentivi  al reshoring produttivo riportando il settore industriale al centro dello sviluppo strategico. Tanto è vero che l’economia statunitense prima della pandemia registrava la piena occupazione e contemporaneamente operava  una forte pressione politica con la Cina in relazione alle politiche commerciali. Una scelta, o meglio, una strategia che partiva anche dal conseguimento della indipendenza energetica che lo shale oil ha garantito all’economia statunitense. Specialmente ora, in un periodo di crisi come quello attuale, è fondamentale rivalutare le filiere produttive per ridare slancio all’economia e quindi all’occupazione nazionale (https://www.ilpattosociale.it/attualita/made-in-italy-valore-economico-etico-e-politico/), molto più dei soliti voli pindarici relativi ad una economia più Green (la nostra economia industriale risulta la più ecocompatibile in Europa già dal 2018) che tanti sostenitori, ancora oggi, trovano tra le forze che si definiscono  “progressiste” ma sempre più scollegate dalla economia reale (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/).

Gli Stati Uniti probabilmente continueranno anche nei prossimi quattro anni  a  basare  la propria strategia partendo da questi fattori caratteristici della amministrazione  Trump. Il neo eletto presidente Biden conferma questa impostazione fondamentale per assicurare lo sviluppo economico ed occupazionale al proprio paese in particolar modo ora dopo una crisi così grave legata alla pandemia. Una visione ancora oggi sconosciuta a buona  parte  di politici economisti ed accademici che lo hanno appoggiato sicuri di un “ritorno ai voli pindarici”. Questi stessi adesso abbracciano il concetto di eco sostenibilità e digitalizzazione, concetti utilizzati privi di ogni contenuto reale, esattamente come un’autostrada priva delle auto e camion risulta inutile.

Con grande piacere, ripeto grandissimo piacere, rilevo come il nuovo presidente degli Stati Uniti seguirà le medesime linee guida della precedente amministrazione in relazione alle strategie economiche e politiche commerciali. Le linee guida di Biden da nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, possono venire sintetizzate  in questi sette principali  punti: 1. compra americano,  2. producilo in America, 3. innova in America, 4. investi in tutta l’America, 5. Difendi l’America,  6. rifornisci l’America, 7. riduzione della dipendenza da fornitori esteri.

In altre parole, gli Stati Uniti sono passati da “American First “(slogan dell’amministrazione Trump) ad “American at the center”, versione edulcorata ma sostanzialmente uguale della nuova amministrazione Biden.

Con malizioso e compiaciuto piacere rilevo come, in relazione alla politica economica e commerciale, il neo presidente Biden assomigli molto a Trump, solo un po’ più elegante.

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