Europa

La Danimarca esternalizza chi cerca asilo. Perplessità della Ue

Il parlamento danese ha approvato una legge che dà il via libera al trasferimento dei richiedenti asilo in un Paese terzo, come proposto dal governo. La decisione apre un nuovo fronte di scontro nella gestione dei migranti nell’Unione europea, perché vi viene visto il “rischio di minare le fondamenta del sistema internazionale di protezione dei profughi”. Il provvedimento è stato voluto dal governo socialdemocratico di Mette Frederiksen, e l’opposizione di centrodestra ha appoggiato il testo. Da alcuni anni i socialdemocratici hanno proposto l’idea di basare i centri per richiedenti asilo all’estero e, a gennaio, la premier ha ribadito il programma di campagna elettorale su “zero richiedenti asilo”. L’approccio, secondo Copenhagen, sarebbe evitare che le persone tentino il pericoloso viaggio nel mar Mediterraneo, minando così i trafficanti di esseri umani che sfruttano la disperazione dei profughi. Ma, stando al piano danese, i migranti dovranno arrivare comunque in Danimarca: non potranno fare richiesta direttamente al centro allestito fuori dal Paese, ma solo al confine. Chi raggiungerà la frontiera danese sarà trasferito in un Paese terzo per il processamento della domanda d’asilo. Se ottenesse protezione, potrebbe potenzialmente restare in quel Paese. E’ molto probabile che si tratterà di un Paese africano, dopo che ad aprile Copenhagen ha detto di aver firmato un memorandum d’intesa con il Ruanda mentre, secondo il quotidiano Jyllands-Posten, colloqui sono in corso con Tunisia, Etiopia, Egitto.

E’ una situazione anomala, si tratta di una parte del sistema di asilo non regolato dall’Ue, spiegano fonti della Commissione europea, al momento una cosa del genere non è vietata, ma di fatto così la Danimarca annulla l’asilo. Nel progetto danese, una persona che arriva dall’Afghanistan e fa richiesta di asilo in Danimarca potrebbe essere trasferita in un campo, potenzialmente in Ruanda, dove resterebbe in attesa che la sua richiesta sia analizzata. La vicenda è molto complessa dal punto di vista legale, spiegano fonti della Commissione europea: stando ai trattati europei la Danimarca non partecipa all’attuazione di alcune misure relative alla giustizia e agli affari interni. Tuttavia, fa parte di Schengen e ha aderito al Regolamento di Dublino. L’Ue ha già fatto sapere che, una volta analizzata con uno “sguardo approfondito” la situazione legale, potrebbe intraprendere sanzioni o aprire una procedura di infrazione. Al di là della questione legale è soprattutto una questione politica, fanno sapere dalla Commissione. Perché se passa il messaggio che la Danimarca, che ha solo 20mila rifugiati, sia sovraccarica di richiedenti asilo, ogni altro Paese europeo potrebbe rivendicare tale posizione e si potrebbero alimentare strumentalizzazioni politiche nel dibattito interno ai Paesi. Potrebbe innescarsi un pericoloso effetto domino. Intanto, sul fronte della solidarietà, Irlanda, Lituania e Lussemburgo si sono impegnati con ricollocamenti volontari ad accogliere ognuna dieci migranti arrivati in Italia. Numeri esigui, se si allarga l’orizzonte al di fuori dell’Europa.

Solo qualche settimana fa, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati aveva fatto notare che “la stragrande maggioranza dei 26 milioni di rifugiati nel mondo, l’85%, è generosamente ospitata nelle regioni limitrofe e in via di sviluppo, spesso per molti anni, quando conflitti prolungati impediscono il ritorno”, e aveva esortato gli altri Stati a sostenere questi Paesi. La stessa organizzazione dell’Onu si è detta preoccupata per il provvedimento danese. Preoccupazione condivisa dalla Commissione europea, “sia sulla compatibilità di questi testi con gli obblighi internazionali della Danimarca, sia sul rischio di minare le fondamenta del sistema internazionale di protezione dei profughi”. Perché il diritto di asilo è un elemento essenziale nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. L’Europa, che faticosamente tenta di far approvare il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo e introdurre meccanismi di solidarietà tra Paesi, ha chiarito che non starà a guardare.

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