Europa

Le spese militari dei Paesi dell’UE sono già oggi il quadruplo di quelle della Russia

On. Nicola Bono*

L’Europa al bivio, o diventa Federazione o rimane ostaggio delle superpotenze.

Non è più il tempo per l’Europa degli egoismi nazionali e della ipocrisia di ignorare la realtà e cioè che non c’è più alcun ruolo per il vecchio continente se si insiste nel mantenimento dello status quo piuttosto che riprendere la strada maestra della costituzione della Federazione degli Stati d’Europa.

L’Unione Europea non ha più ragione di esistere così com’è, essendo più simile ad una Associazione culturale che ad una vera unione di stati e di intenti.

Anche il dibattito avviato sul rafforzamento militare appare surreale, quando non chiaramente strumentale, per nascondere la verità di una fragilità estrema di un impianto istituzionale del tutto inadeguato alle sfide delle superpotenze.

Come si può pensare, infatti, che la soluzione per il rafforzamento militare dell’Unione Europea, possa essere l’aumento delle spese militari dei Paesi dell’Unione fino al 2% del PIL?

Forse perché si è scoperto che l’UE non spende abbastanza? Ma possono davvero, i capi delle 27 nazioni dell’Unione, pensare che i propri cittadini siano tanto sprovveduti da crederci?

Tutti sanno che non c’è nessun esercito senza un governo unito che lo guidi e senza una politica estera che ne determini l’eventuale utilizzazione. Che è la vera debolezza insuperabile, che rimane tale anche con l’aumento della spesa militare, dell’Unione Europea, dove in luogo di un governo ce ne sono ben 27, ovviamente con altrettanti eserciti e politiche estere.

Per questo l’Europa è la terza superpotenza economica del mondo, ma non militarmente e quindi, conseguentemente, un “nano politico”.

E che non sia affatto un problema di danari è confermato dal dato incredibile che le spese militari dei 27 Paesi UE siano state pari, nel 2020, all’incredibile spesa di 198 miliardi di euro, pari all’1,5% del PIL, rispetto alle spese della Federazione Russa di appena 61 miliardi di dollari, pari al 4,6% del proprio PIL nello stesso anno.

In pratica già adesso e senza il bisogno di ulteriori aumenti, i Paesi dell’Unione Europea spendono per gli armamenti quasi quattro volte in più della Russia, con un risultato del tutto inutile sotto qualunque profilo militare, non essendo nessuno degli stati interessati, in una condizione di sicurezza rispetto a ipotesi di aggressione esterna e meno che mai l’UE nel suo complesso.

E ciò perché ci sono ventisette stati maggiori, un apparato burocratico e logistico moltiplicato per lo stesso numero e sprechi ingiustificati e soprattutto inutili, visto che il potenziale, anche se unificato, comunque non sarebbe lontanamente comparabile a quello delle forze armate di nessuna delle tre superpotenze.

Quindi il problema non sono i danari, ma come vengono spesi, e la potenza non è né nel numero dei combattenti, né solo nell’armamento, ma nella unità di indirizzo che solo un governo unico può realizzare.

Già adesso, se esistesse una Federazione degli Stati Europei, l’esercito unito dei 27 Paesi federati costituirebbe certamente una deterrenza capace non solo di tacitare qualsiasi velleità della Russia nei nostri confronti, ma di renderci autonomi nei confronti di tutte e tre le superpotenze, essendo la stessa Europa superpotenza e quindi in grado di tutelare la propria sicurezza, i propri interessi nelle aree di influenza e di scegliere liberamente e sulla base delle proprie esigenze anche le relative alleanze.

Ma tutto ciò comporta la ripresa del processo di costituzione Europea, interrotto nel 2004 dai referendum di Olanda e Francia che votarono contro, dopo l’approvazione di molti Stati Europei, Italia compresa, che è rimasto sospeso, ma mai revocato

Un processo che va immediatamente ripreso e completato con chi ci sta, perché chi ritiene che nel mondo attuale un singolo stato sovrano possa permettersi il lusso di sfuggire al rischio di diventare colonia o protettorato di una delle tre superpotenze, è libero di provarci.

Ma la lezione dell’Ucraina e l’arroganza dei tre imperi che non fanno mistero delle loro intenzioni di dominare il pianeta, impone agli Europei una riflessione che induca al superamento degli egoismi nazionali, ed a mettere in atto l’unica cosa seria da fare e cioè la Federazione degli stati d’Europa, per far tornare il vecchio continente riferimento politico e culturale per il mondo intero, in competizione con le altre superpotenze, anche sul terreno della difesa dei diritti individuali e collettivi e sulla qualità dello stile di vita dei suoi cittadini.

*già Sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali

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