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  • Soldati italiani nell’Africa occidentale per contrastare l’Isis

    L’operazione Takuba vedrà soldati italiani impegnati nella regione del Liptako-Gourma, a cavallo del confine fra Niger, Mali e Burkina Faso: il Parlamento ha autorizzato la partecipazione di 8 elicotteri e circa 200 uomini con compiti di ricognizione ed evacuazione sanitaria. Ma, come ha spiegato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini alle Camere, “prevediamo a partire dal 2022, di estendere l’attività anche all’addestramento delle componenti di forze speciali locali”. Il rischieramento del contingente è cominciato a marzo, nelle basi di Gao e Menaka, e dovrebbe diventare operativo “subito dopo l’estate”. Inoltre a Niamey, proprio in queste settimane, è iniziata la costruzione di una base italiana quale hub regionale per l’addestramento delle forze locali.

    Nelle loro comunicazioni in Parlamento sia Guerini sia il ministro degli Esteri Luigi Di Maio hanno chiaramente spiegato che, oggi, il focus di interesse strategico per l’Italia è il Sahel. Lì verranno concentrati i nostri sforzi e questo non piace all’Isis, che proprio in quella regione dell’Africa sta vivendo una fase di espansionismo. In questo contesto va collocato, secondo la nostra intelligence, l’ ‘editoriale’ minaccioso dedicato anche all’Italia e al ministro Di Maio pubblicato l’8 luglio nel numero 294 del settimanale al-Naba, organo propagandistico del Daesh, veicolato sul circuito social “rocket.chat”. Lo spunto è stata la riunione ministeriale della coalizione anti-Daesh tenutasi a Roma il 28 giugno, presieduta dal ministro degli Esteri italiano e dal Segretario di Stato Usa Anthony Blinken. A pagina 3, nell’articolo dal titolo “La coalizione dei crociati tra Roma e Dabiq”, si dà spazio a tutta la retorica jihadista nella sottolineatura dell’impossibilità di sconfiggere il Califfato nonostante gli sforzi dei Paesi “crociati”. E si evidenzia come l’Isis, in ritirata da Siria e Iraq, si stia espandendo in altre aree, in particolare la regione centro occidentale dell’Africa. Contro le iniziative anti-Isis discusse e messe a punto durante il summit, il Daesh promette di continuare la Jihad fino a conquistare “Dabiq, Ghuta, Gerusalemme e Roma”, città che viene citata 12 volte nel testo e che viene indicata come possibile obiettivo non appena se ne presenterà l’occasione. Alla stessa stregua dell’Italia (come Paese nel suo complesso), citata tre volte e considerata un target ‘prioritario’ della campagna di conquista dello Stato islamico, attraverso i suoi soldati provenienti dall’Africa.

    Secondo gli analisti della nostra intelligence, che hanno studiato a lungo il documento, in esso la propaganda del Daesh è finalizzata ad affermare la propria vitalità, nonostante le sconfitte degli ultimi anni. E viene individuato proprio il Sahel quale attuale terreno di scontro, dove alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, hanno dato vita alla nuova missione Takuba. Ora, le minacce non sono certo una novità, ma in questa particolare congiuntura gli 007 ritengono che non possano essere minimizzate e che oggettivamente innalzino il livello di rischio per i connazionali e gli interessi italiani dislocati in quell’area, dove peraltro sono già stati attaccati contingenti internazionali, francesi e maliani, e dove la situazione è destinata a peggiorare. Non solo. La minaccia è presente anche in Europa, non tanto per effetto dell’Isis come organizzazione, quanto di elementi, spesso isolati e non organicamente riconducibili al Daesh, desiderosi di accreditamento e visibilità. I cosiddetti lupi solitari self-starter, soggetti auto-radicalizzati o con difficoltà ad integrarsi nel tessuto sociale nazionale, che devono essere dunque attentamente monitorati. Per gli 007, non vi sono “indicatori concreti di minaccia” che possono mettere in pericolo figure istituzionali italiane o della coalizione anti-Isis, e neppure vi sono al momento informazioni di reti o network terroristici strutturati all’interno dei nostri confini, ma bisogna essere consapevoli – avvertono – che l’impegno nel Sahel espone l’Italia a possibili azioni di ritorsione, al pari della Francia. 

  • Vilipendio delle Forze Armate

    Il 30 giugno 2021 le nostre forze armate italiane sono rientrate in Italia dopo avere lasciato l’Afghanistan per un impegno ultradecennale all’interno di una azione internazionale. Al loro arrivo in Italia nessuna autorità governativa o politica ha avuto la decenza di andare ad accogliere i nostri corpi scelti i quali, durante il periodo di servizio in Afghanistan, hanno perso 53 unità di cui 31 in azioni ostili del nemico. Alle Forze Armate andava riservato un ultimo doveroso riconoscimento ufficiale per l’opera svolta in campo nemico e così, contemporaneamente alle cinquantatré famiglie dei caduti, è stato negato l’ultimo tributo al sacrificio del proprio congiunto.

    Ancora una volta le nostre Forze Armate sono state utilizzate e sacrificate come un semplice strumento di pressione e come forma estrema di pressione politica e militare all’interno dei diversi scenari internazionali, e nello specifico in Afghanistan. Le nostre Forze Armate sono state utilizzate e sfruttate da una variegata classe governativa e politica susseguitasi alla guida del nostro Paese nell’ultimo decennio ma unite nella sostanziale scarsa considerazione per chi è disposto a sacrificare la propria vita per valori superiori nazionali.

    La stessa politica si dimostra ancora priva di un minimo senso di riconoscenza verso chi mette a repentaglio la propria vita per pura fedeltà alla patria ed alla bandiera italiana.

    Ancora oggi la medesima compagine governativa non manifesta neppure la decenza con la sola presenza al loro arrivo di rispettare il loro impegno e dedizione pagato con il proprio contributo in vite umane sia in termini di impegno che nel perseguimento degli obbiettivi assegnati.

    Un governo con i suoi molteplici rappresentanti, una maggioranza parlamentare con i propri deputati e senatori e l’intera classe politica con l’articolato mondo dei partiti che non porti rispetto per la divisa militare e per chi la indossa non può avere nessun rispetto per i cittadini.

    In un paese normale solo questo comportamento avrebbe come immediata conseguenza le repentine dimissioni del ministro della Difesa, “tale” Guerini Lorenzo, per manifesta indegnità rispetto alla carica ricoperta e vilipendio delle forze armate.

    Onore alle nostre Forze Armate.

  • Leonardo fornirà apparecchiature per 75 milioni alle Forze Armate italiane

    Leonardo ha firmato con l’amministrazione della difesa un contratto per la fornitura di apparati di identificazione New Generation Identification Friend or Foe (Ngiff), aggiornati all’ultimo standard Nato Modo 5 Baseline 3, e l’integrazione degli stessi sistemi sulle piattaforme terrestri e navali delle Forze Armate italiane. Nel dettaglio, la commessa, della durata di 6 anni e del valore di circa 75 milioni di euro, prevede la fornitura a partire da quest’anno di alcune centinaia di apparati transponder, interrogatori e unità crittografiche e l’upgrade di alcune decine di piattaforme navali e terrestri di diverse classi e tipologie.

    Con questa capacità le Forze Armate italiane, si legge in una nota diramata da Leonardo, potranno garantire piena cooperazione nelle operazioni congiunte con gli altri Paesi della Nato. L’Alleanza ha infatti indicato come mandatorio l’adeguamento al Modo 5 della capacità di riconoscimento amico/nemico, in accordo al minimum military requirements (Mmr) for air-to-air and surface-to-air identification. Quest’ultimo standard consente, rispetto a modalità precedenti, una migliore identificazione, una portata più estesa e un’ottimizzazione degli aspetti di sicurezza.

    La tecnologia di identificazione adottata, vitale per le operazioni militari in quanto consente di distinguere le Forze alleate dalle potenziali minacce, è interamente realizzata dall’industria nazionale. In particolare, gli apparati Ngiff Modo 5 useranno tutti la stessa componente di cifratura, sviluppata da Leonardo, l’unica alternativa oggi disponibile sul mercato a sistemi analoghi di produzione statunitense.

    Sono previsti ulteriori sviluppi contrattuali per dotare della stessa capacità anche i velivoli e gli elicotteri italiani non ancora in linea con il nuovo standard Nato. Leonardo è un player di riferimento a livello mondiale per la tecnologia Ngiff Modo 5. La società è stata anche scelta dal Ministero della difesa Uk per ammodernare, insieme ad un altro partner, i sistemi di identificazione di oltre 400 piattaforme terrestri, aeree e navali.

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