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La Corte di giustizia europea fissa limiti all’espulsione di immigrati intracomunitari condannati

Dopo 10 anni di residenza in un altro Paese Ue, diventa più difficile espellere e rimandare nel Paese d’origine un cittadino europeo che sia stato in carcere per crimini comuni. Secondo quanto ha stabilito la Corte Ue in merito a due casi, uno riguardante un cittadino italiano, il signor Franco Vomero, residente in Gran Bretagna dal 1985 e che tra il 2002 e il 2006 è stato in carcere per omicidi, l’altro un cittadino greco residente in Germania dal 1993 e che nel 2013 è stato condannato per rapina a 5 anni di reclusione. Ogni situazione individuale va valutata caso per caso per verificare se i legami di integrazione non si sono interrotti con la detenzione, hanno stabilito i giudici di Lussemburgo, statuendo che un cittadino Ue beneficia di tale livello di protezione rafforzato legato al soggiorno di dieci anni nello Stato membro ospitante solo quando abbia preventivamente soddisfatto le condizioni per un soggiorno ininterrotto di 5 anni. “Occorre effettuare sistematicamente una valutazione complessiva della situazione dell’interessato al momento preciso in cui si pone la questione dell’allontanamento – hanno affermato i giudici – il fatto che l’interessato sia stato posto in stato di detenzione nello Stato membro ospitante non rompe automaticamente i legami di integrazione che detta persona ha creato” con il Paese in questione e, pertanto, “non lo priva automaticamente della protezione rafforzata”.

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