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Tra Israele e Libano colloqui sui confini marittimi

Un’altra svolta positiva in Medio Oriente. L’1 ottobre Israele e Libano hanno annunciato in contemporanea il prossimo avvio di negoziati per la definizione dei confini marittimi, nell’intento di dare impulso all’esplorazione e allo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale nella zona. Il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri (leader del movimento sciita Amal) ed il ministro degli Esteri israeliano Gaby Ashkenazi hanno menzionato con riconoscenza la mediazione condotta dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo.

Berri ha comunque tenuto a precisare che questo sviluppo è estraneo al graduale processo di normalizzazione fra Israele ed alcuni Paesi arabi, avviato sotto l’amministrazione Trump. Pompeo, da parte sua, ha egualmente auspicato che i colloqui diano un contributo “alla stabilità, alla sicurezza e alla prosperità economica di entrambi i Paesi”, che sono in stato di belligeranza da oltre 70 anni.

Mediati dagli Stati Uniti, i negoziati dovrebbero iniziare ”verso il 14 ottobre”, secondo quanto ha anticipato alla stampa israeliana il consigliere di Pompeo, David Schenker. Si svolgeranno, ha aggiunto, sotto gli auspici dell’Onu nella sede dell’Unifil (il contingente Onu nel Libano sud) a Naqoura, il punto di valico sul mare fra i due Paesi. Tuttavia Israele si trova in uno stretto lockdown per il coronavirus e non è escluso che i colloqui possano tenersi, almeno nella fase iniziale, via zoom. La delegazione del Libano sarà messa a punto dal presidente Michel Aoun. Per Israele il coordinatore dei colloqui sarà il ministro dell’Energia Yuval Steinitz.

Gli Stati Uniti, ha precisato Berri, hanno preso nota che “la delimitazione dei confini marittimi dovrà avvenire sulla base del meccanismo tripartito (Israele, Libano, Onu) concordato nel 1996″. Da parte sua Schenker ha confermato che si tratterà di colloqui tecnici e, ha confermato, ”senza nesso alcuno con una normalizzazione fra i due Paesi”.

Dall’anno scorso gli emissari di Pompeo hanno mantenuto una spola serrata fra Gerusalemme e Beirut per mettere a punto il quadro dei negoziati per delimitare un’area marina di centinaia di chilometri quadrati, nota come ‘Bloc 9’. Questi contatti hanno avuto di recente un impulso per l’aggravarsi della crisi economica libanese (la peggiore degli ultimi 30 anni) e anche per i contraccolpi dell’esplosione di due mesi fa al porto di Beirut. Secondo la radio statale israeliana, è presumibile che la ripresa dopo tre decenni dei contatti israelo-libanesi sia stata approvata, almeno tacitamente, dal leader degli Hezbollah Hassan Nasrallah, strenuo nemico dello Stato ebraico. Ed un allentamento delle tensioni militari nella zona è appunto quanto si attendono le compagnie occidentali interessate allo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale.

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