accordo

  • Accordo di collaborazione tra gli Usa e i Paesi del centro Asia

    I ministri degli Esteri di Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, hanno adottato a Samarcanda il 19 ottobre una dichiarazione congiunta per un partenariato duraturo tra Stati Uniti e Asia centrale. Il testo è stato diffuso in occasione della ministeriale C5+1, il formato che riunisce i cinque Paesi della regione e Washington. Lo rende noto il dipartimento di Stato Usa. La dichiarazione richiama la prima ministeriale C5+1, svolta oltre dieci anni fa, e ricorda che quest’anno i Paesi centroasiatici celebrano 35 anni di indipendenza e gli Usa 250. I firmatari si impegnano a sviluppare collegamenti di trasporto e a investire nelle infrastrutture lungo la Rotta commerciale transcaspica. Prevedono inoltre di rafforzare i legami digitali, anche con programmi di formazione e istruzione in lingua inglese. L’obiettivo dichiarato è riportare l’Asia centrale al centro dell’economia globale, con un aumento degli scambi e degli investimenti bilaterali. I governi sostengono una maggiore integrazione economica regionale, con più commercio intraregionale, procedure doganali armonizzate e una più stretta cooperazione industriale. Intendono ampliare le opportunità per le aziende statunitensi in Asia centrale e per le imprese centroasiatiche sul mercato Usa.

    Sul fronte energetico, le parti puntano a sviluppare catene di approvvigionamento integrate e a scambiare competenze sulla gestione dei dati geologici. Prevedono inoltre di ampliare l’estrazione e la lavorazione dei minerali e di aumentare i prodotti a valore aggiunto da destinare ai mercati internazionali. Nel capitolo sicurezza, la dichiarazione indica come priorità la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata transnazionale e il rafforzamento della sicurezza dei confini. Rientrano in questo quadro anche il contrasto a immigrazione illegale, tratta di esseri umani, traffico di droga e di armi, e una maggiore cooperazione sulla sicurezza informatica. I firmatari accolgono con favore la cooperazione di lunga data per mettere in sicurezza i materiali nucleari. Sulla base della Zona libera da armi nucleari dell’Asia centrale, intendono approfondire la collaborazione su sicurezza nucleare, salvaguardie, protezione fisica dei materiali e uso pacifico dell’energia nucleare. Il documento prevede infine nuovi canali di cooperazione sul patrimonio culturale, anche tra forze dell’ordine e istituzioni culturali, e di sviluppare i legami economici nei settori del turismo e dell’economia creativa.

    Quasi 300 aziende statunitensi partecipano alla visita in Uzbekistan del segretario di Stato Usa. Lo ha dichiarato Rubio ai giornalisti, accanto al capo dell’Amministrazione presidenziale dell’Uzbekistan, Saida Mirziyoyeva, figlia del presidente Shavkat Mirziyoyev. Il capo della diplomazia statunitense ha spiegato che alcune società hanno già concluso accordi, che saranno annunciati al termine del forum. Rubio ha ribadito che Washington intende essere un “partner forte” in Asia centrale e ha definito la visita “l’inizio” di un percorso, non un punto di arrivo. Interpellato sulla crescente presenza della Cina nella regione, il segretario di Stato ha precisato che quella degli Usa è una concorrenza leale e non un invito a interrompere i rapporti con altri Paesi. Ha aggiunto che l’Uzbekistan ha chiarito di voler mantenere relazioni economiche con tutti. Rubio ha definito l’Uzbekistan “un pilastro” della regione, citando una crescita del prodotto interno lordo di quasi 8 per cento l’anno. Ha poi reso noto che sono in corso contatti per un possibile volo diretto da Miami. Quanto a una visita in Asia centrale del presidente Donald Trump, Rubio ha detto di non poter commentare l’agenda presidenziale, ma ha aggiunto che il capo della Casa Bianca “vorrebbe venire”.

    Nei primi nove mesi del 2026 il miglior partner commerciale dell’Azerbaigian è stato l’Italia, con un interscambio di 9,189 miliardi di dollari, in aumento del 3,2 per cento rispetto agli 8,905 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. E’ quanto emerge dai dati del Comitato doganale statale di Baku. Al secondo posto figura la Turchia, con scambi per 4,329 miliardi di dollari, sostanzialmente invariati su base annua, seguita dal Regno Unito, salito dal settimo al terzo posto grazie a un aumento da 955,5 milioni a 3,721 miliardi di dollari. La Cina occupa la quarta posizione, con 3,459 miliardi, mentre la Russia è scesa dal terzo al quinto posto, con un calo del 26,6 per cento, a 2,684 miliardi. Gli scambi con la Georgia sono cresciuti del 42,3 per cento, raggiungendo 888 milioni di dollari, mentre la Romania è entrata tra i primi dieci partner, con 720,5 milioni. Nel complesso, il commercio estero azerbaigiano è aumentato del 5,2 per cento, a 37,210 miliardi di dollari. La bilancia commerciale ha registrato un avanzo di 10,519 miliardi.

  • Accordo raggiunto per accelerare l’espansione della base industriale della difesa dell’UE

    La Commissione europea si compiace per l’accordo politico provvisorio raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE per semplificare gli appalti nel settore della sicurezza e della difesa, agevolare gli investimenti nel settore della difesa e sostenere l’industria della difesa.

    Un anno fa la Commissione ha proposto il pacchetto omnibus nel settore della difesa, nell’ambito dell’agenda di semplificazione dell’UE volta a rafforzare la competitività dell’Europa. Tali misure rappresentano una risposta concreta alle richieste dell’industria riguardo a politiche industriali della difesa più rapide, flessibili e meno onerose, mirate a rafforzare la sicurezza e la resilienza industriale dell’Europa.

    L’accordo agevolerà il trasferimento di prodotti per la difesa all’interno dell’UE. Nuove licenze a livello dell’UE ed esenzioni più ampie dall’autorizzazione preventiva renderanno più semplice il trasferimento transfrontaliero di prodotti per la difesa e contribuiranno a ridurre i ritardi.

    L’accordo provvisorio intende inoltre razionalizzare le procedure di appalto nel settore della difesa per le amministrazioni aggiudicatrici e l’industria. Ciò ridurrà gli oneri amministrativi e contribuirà ad accelerare gli appalti nel settore della difesa.

    L’accordo introduce autorizzazioni più rapide per i progetti nel settore della difesa, introducendo un termine di 42 giorni lavorativi per le decisioni in materia di autorizzazioni e rendendo automatica l’approvazione qualora le autorità non rispondano in tempo utile. Ciò aiuterà i progetti critici nel settore della difesa a progredire più rapidamente.

  • Accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio europeo per accelerare i rimpatri di migranti

    Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle modifiche alle regole in materia di rimpatri di cittadini extracomunitari per velocizzare le procedure e aggiungere tutele per la sicurezza. Lo ha riferito una nota stampa dell’Europarlamento. In base all’accordo, una decisione di rimpatrio emessa nei confronti di un cittadino extracomunitario che soggiorna illegalmente in uno Stato membro comporterà l’obbligo di lasciare il Paese in questione “immediatamente o entro un termine prestabilito”. L’accordo prevede inoltre un obbligo di cooperazione e detenzione: i cittadini di Paesi terzi potranno essere trattenuti, a seguito di valutazione individuale, se non collaborano, presentano un rischio di fuga o costituiscono un rischio per la sicurezza. Il periodo di detenzione può arrivare fino a due anni, con una possibile proroga di sei mesi qualora le circostanze cambino, emergano nuove informazioni o la cooperazione con il Paese terzo interessato migliori. Le nuove norme consentiranno anche la possibilità di trasferimenti, esclusi i minori non accompagnati, verso un centro di rimpatrio in un Paese che accetti di accogliere la persona, sulla base di un accordo concluso da uno Stato membro. Le decisioni di rimpatrio saranno incluse in un “ordine di rimpatrio europeo” e rese disponibili, attraverso il sistema di informazione Schengen, in tutto lo spazio Schengen. Il regolamento entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione. Alcuni punti, quali la dimensione esterna dei rimpatri, si applicheranno immediatamente, altri, che richiedono step preparatori, dopo un anno.

    Due migranti africani hanno intanto presentato ricorso contro l’Italia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per la mancata esecuzione del mandato di arresto del generale libico Osama Almasri, accusato dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. I due migranti, un uomo del Sud Sudan e una donna della Costa d’Avorio, hanno reso noto di essere stati torturati all’interno di un centro di detenzione libico gestito da Almasri, fermato nel gennaio 2025 in territorio italiano e poi rimpatriato nel Paese nordafricano. L’uomo sudsudanese ha affermato di essere stato anche “costretto a combattere all’interno di un gruppo armato affiliato” ad Almasri, mentre la donna ivoriana ha dichiarato di essere stata “sottoposta a maltrattamenti e violenze sessuali”. Nel contestare il mancato arresto del generale libico, i due hanno affermato che l’Italia ha violato i loro diritti. La Cedu, dopo un esame preliminare delle istanze, ha notificato i due casi al governo, in attesa di stabilire se ci siano i presupposti per la loro ammissione all’esame.

  • La Commissione e il Parlamento europeo firmano un accordo per rafforzare la loro collaborazione

    La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola hanno firmato il nuovo Accordo quadro rivisto tra le due istituzioni. Questo accordo rafforza la cooperazione tra la Commissione e il Parlamento europeo, consolida la democrazia rappresentativa, migliora il dialogo e garantisce una maggiore trasparenza. Esso stabilisce un quadro di cooperazione aggiornato per assicurare che la Commissione e il Parlamento europeo collaborino in modo fluido, nel pieno rispetto dell’equilibrio istituzionale e delle prerogative conferite dai Trattati europei. L’accordo entrerà in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

  • La Commissione accoglie con favore il rafforzamento dell’ambizione climatica dell’UE in vista della COP 30

    La Commissione accoglie con favore l’accordo raggiunto dagli Stati membri su un nuovo e ambizioso contributo dell’UE determinato a livello nazionale (NDC) nel quadro dell’accordo di Parigi. In vista della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30) che si terrà a Belém (Brasile), l’UE invia alla comunità mondiale un segnale forte e unito che conferma il suo fermo impegno a conseguire gli obiettivi dell’accordo di Parigi e a collaborare con i partner globali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Ciò dimostra chiaramente l’impegno e la leadership dell’UE.

    Il nuovo NDC dell’UE, che sarà ora sottoposto alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, prevede di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra del 66,25-72,5% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2035, coprendo tutti i settori dell’economia e tutti i gas a effetto serra. Si tratta di un traguardo ambizioso nel percorso verso una riduzione netta del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990 e verso la neutralità climatica dell’UE entro il 2050.

    La Commissione accoglie inoltre con favore i progressi compiuti dagli Stati membri dell’UE nel concordare un orientamento generale sull’obiettivo climatico dell’UE per il 2040. Gli Stati membri hanno concordato un obiettivo principale giuridicamente vincolante per il 2040 del 90%, con un obiettivo interno dell’85% e fino al 5% dei crediti internazionali di carbonio.

    L’UE si reca ora alla COP30 con il suo nuovo NDC, discussioni in fase avanzata sull’obiettivo per il 2040 e un messaggio chiaro: L’Europa continua a seguire la rotta e a rispettare i suoi impegni in materia di clima, a livello nazionale e mondiale.

  • Trattative commerciali Usa-Cina in stallo

    La Cina ha formalmente invitato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a Pechino per un vertice con il presidente Xi Jinping, ma la Casa Bianca non ha ancora risposto poiché i due Paesi sono ancora molto distanti sulle questioni commerciali e sul flusso di fentanyl. Lo riferisce il quotidiano britannico “Financial Times”, secondo cui i progressi insufficienti nei colloqui tra Washingon e Pechino hanno ridotto le probabilità di un vertice tra Trump e Xi e reso più probabile che i due leader tengano un incontro di basso profilo al forum sulla cooperazione economica Asia-Pacifico, in programma il mese prossimo in Corea del Sud. In vista del possibile incontro, il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, incontrerà oggi a Madrid il vicepremier cinese He Lifeng per un quarto round di negoziati che dovrebbe aprire la strada alla visita del presidente Trump a Pechino, poco prima del forum sulla cooperazione economica Asia-Pacifico, in programma il 31 ottobre a Seul. Negli ultimi giorni, scrive il “Ft”, due funzionari del governo statunitense, il segretario di Stato, Marco Rubio, e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, hanno parlato con i loro omologhi cinesi, alimentando speculazioni su un incontro tra i presidenti. Tuttavia, secondo fonti vicine al dossier, gli scarsi progressi nei colloqui hanno ridotto le probabilità di un vertice a Pechino e hanno reso più probabile che Trump e Xi tengano un incontro di basso profilo all’Apec.

    Interpellata dal “Ft”, Sarah Beran, ex funzionaria di alto livello della Casa Bianca per la Cina, ha affermato che le telefonate e l’incontro di Madrid sono “chiari preparativi per un incontro a livello di leader”, ma non è chiaro dove i leader si sarebbero incontrati. “Probabilmente ci sono ancora opinioni contraddittorie sull’opportunità che Trump e Xi si incontrino a Pechino o all’Apec”, ha affermato Beran, ora partner della società di consulenza Macro Advisory Partners. “Inoltre, Pechino sta ancora cercando di capire cosa voglia l’amministrazione Trump: un vero accordo, negoziati perpetui o una foto ricordo a Pechino?”, ha aggiunto. Un’altra persona a conoscenza dei colloqui ha affermato che un grosso ostacolo è rappresentato dalla frustrazione degli Stati Uniti nei confronti di Pechino per non aver represso l’esportazione di sostanze chimiche utilizzate per produrre il fentanyl, un oppioide sintetico mortale. Pechino si è offerta di intervenire, ma solo in concomitanza con l’eliminazione dei dazi sul fentanyl imposti da Trump alla Cina da parte degli Stati Uniti. Washington insiste sul fatto che Pechino debba intervenire e mostrare i risultati prima di qualsiasi riduzione dei dazi.

    Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, e il rappresentante per il Commercio statunitense Jamieson Greer incontreranno oggi a Madrid il vicepremier cinese He Lifeng per discutere delle controversie commerciali in vista dell’imminente scadenza per la cessione della piattaforma social TikTok e delle questioni relative ai dazi commerciali. L’incontro, che sarà ospitato dal premier spagnolo Pedro Sanchez, sarà il quarto tra le due parti negli ultimi quattro mesi. Anche i precedenti tre incontri si sono tenuti in città europee: l’ultima volta è stata a Stoccolma a luglio, quando le due parti hanno concordato in linea di principio di estendere per 90 giorni una tregua commerciale che ha ridotto drasticamente i dazi commerciali da entrambe le parti e ha sancito il riavvio del flusso di minerali di terre rare dalla Cina agli Stati Uniti.

    Il risultato più probabile dei colloqui di Madrid è visto come un’ulteriore proroga della scadenza per la cessione delle attività statunitensi da parte del proprietario cinese della popolare app TikTok, ByteDance, entro il 17 settembre, pena la sua chiusura negli Usa. La questione TikTok non è stata oggetto di discussione nei precedenti round di colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina, tenutisi a Ginevra, Londra e Stoccolma. Tuttavia, l’inclusione pubblica della questione come punto all’ordine del giorno dell’annuncio dei colloqui da parte del Tesoro offre all’amministrazione Trump una copertura politica per un’ulteriore estensione, che potrebbe infastidire sia i repubblicani che i democratici al Congresso, che hanno imposto la vendita di TikTok a un’entità statunitense per ridurre i rischi per la sicurezza nazionale.

  • La Ue avvia la ratifica dell’accordo di libero commercio col Sud America

    Il governo italiano “accoglie con favore l’inserimento di un pacchetto di salvaguardie aggiuntive a tutela degli agricoltori europei” nel testo finale dell’accordo tra Unione europea e Mercosur. Con queste parole l’esecutivo di Giorgia Meloni ha commentato la presentazione del testo finale dell’accordo tra l’Ue e il Mercato comune dell’America meridionale, la cui adozione ieri da parte della Commissione ha dato il via al processo di ratifica di un patto commerciale che riguarderà oltre 700 milioni di consumatori e 31 Paesi, creando l’area di libero scambio più grande al mondo. I passi successivi, ha stabilito la Commissione, prevedono il voto del Consiglio europeo sulla parte commerciale. Tuttavia, il percorso resta irto di ostacoli, nonostante l’inserimento del pacchetto di salvaguardie. Il Consiglio deve approvare il testo con maggioranza qualificata, ovvero con il sostegno di almeno 15 Stati membri rappresentanti il 65% della popolazione dell’Ue. Se poi l’accordo è considerato “misto” (cioè include competenze condivise tra Ue e Stati membri), è necessaria anche la ratifica da parte dei parlamenti nazionali di ciascuno Stato membro, il che potrebbe allungare i tempi e moltiplicare le resistenze.

    La principale sfida è posta dai Paesi che hanno mostrato fin dall’inizio contrarietà al testo. Prima di tutto la Francia, che da mesi manifesta contrarietà su alcuni punti, e poi Ungheria e Polonia. Una minoranza di Paesi, come visto, potrebbe bastare ad arenare il processo di ratifica. L’Italia potrebbe giocare il ruolo di “ago della bilancia”, da una parte facendo leva su buone relazioni con i Paesi sudamericani, dall’altra riservandosi un appoggio condizionato all’accordo. Il governo Meloni, infatti, non ha assicurato il proprio sostegno a prescindere, ma ha promesso che “valuterà, anche attraverso il coinvolgimento delle rilevanti associazioni di categoria, l’efficacia delle garanzie aggiuntive previste e la conseguente possibilità di sostenere o meno l’approvazione finale dell’accordo Ue-Mercosur”, come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi.

    Tra le salvaguardie aggiuntive incluse nell’ultimo testo ci sono un meccanismo di monitoraggio e intervento rapido in caso di perturbazioni nei prezzi, anche a livello di singolo Stato membro; il rafforzamento dei controlli fito-sanitari sulle merci in ingresso per assicurarne il pieno rispetto di standard e regolamentazioni Ue; l’impegno a prevedere compensazioni adeguate per le filiere agricole eventualmente danneggiate. Tutte misure, afferma Chigi, “attivamente chieste negli scorsi mesi dall’Italia”. Altre misure riguardano le quote per prodotti come la carne vaccina e le disposizioni per cui ognuna delle parti può sospendere il patto se l’altra non rispetta l’accordo sul clima di Parigi. La Commissione, da parte sua, ha assunto la responsabilità di “supervisionare attentamente il mercato dei prodotti più sensibili”, informando regolarmente (ad esempio ogni sei mesi) il Consiglio e il Parlamento affinché “tutte le istituzioni sappiano in tempo reale cosa succede nel mercato”. “Abbiamo creato un piano per rendere operative le misure di salvaguardia dal punto di vista giuridico per qualunque settore in cui vediamo un aumento improvviso o dannoso delle importazioni che potrebbe portare a un impatto negativo, in particolare per i produttori del settore agroalimentare”, ha affermato il portavoce della Commissione.

    La Polonia è uno dei Paesi che promette di dar battaglia. Il vicepremier e ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha assicurato che il suo Paese “lotterà per formare una minoranza” che blocchi l’accordo. Le preoccupazioni, così come per la Francia, riguardano l’ingresso in Europa di prodotti sudamericani capaci di competere con la produzione interna. In varie occasioni il premier polacco Donald Tusk ha dichiarato che “non accetterà il testo” e il ministro dell’Agricoltura Stefan Krajewski ha segnalato che le quote previste “sono troppo alte”. Parigi ha assicurato che “analizzerà” le clausole di salvaguardia. “Occorrerà soprattutto che una clausola di salvaguardia possa essere azionata da un solo Paese e non da tanti” e “possa applicarsi in modo temporaneo e non definitivo”, ha affermato la portavoce dell’esecutivo transalpino, Sophie Primas.

    Il blocco sudamericano ha espresso soddisfazione per l’avanzamento del testo finale, avendo più volte affermato che l’esito della conclusione dell’accordo è nelle mani di Bruxelles. Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, guida pro tempore del Mercosur, ha ribadito la sua intenzione di concludere l’accordo entro la fine del suo periodo di presidenza, cioè entro dicembre 2025. Anche il governo uruguaiano, tramite il ministro degli Esteri Mario Lubektin, ha espresso soddisfazione e auspicato che il testo concordato ieri sia il primo passo verso la conclusione del patto. In generale, l’accordo permetterà all’Unione europea di esportare automobili, macchinari industriali e bevande alcoliche in Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, facilitando a sua volta l’ingresso nel proprio mercato di carne, zucchero, riso, miele e soia sudamericani.

    A pesare in Italia sono soprattutto le posizioni di Confagricoltura e Coldiretti. La prima auspica “spazi di miglioramento, soprattutto per i comparti più esposti: carni bovine, pollame, riso, mais e zucchero” e definisce l’accordo “ancora penalizzante per importanti produzioni europee e italiane in termini di concorrenza e sicurezza alimentare”. La necessità di “un principio di reciprocità che richieda ai produttori del Mercosur di rispettare gli stessi parametri ambientali, sanitari e sociali previsti per gli agricoltori europei”, ha evidenziato il presidente Massimiliano Giansanti, “è un elemento imprescindibile per le nostre imprese e il sistema agroalimentare, che non potrebbero competere con produttori esteri sottoposti a regole meno restrittive”.

    Per Coldiretti, l’accordo con il Mercosur “è ancora insoddisfacente” e deve essere vincolato a “precise garanzie” sul rispetto del principio di reciprocità degli standard produttivi e su controlli puntuali su tutti i prodotti agroalimentari che entrano in Europa, “se non vogliamo mettere a rischio la salute dei consumatori e il futuro delle filiere agroalimentari”. Secondo il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, l’accordo può rappresentare un’opportunità per settori come l’industria, il vino e i formaggi, ma rischia di penalizzare altri comparti, dal riso alle carni rosse”. Lollobrigida ha osservato che “senza i nostri dubbi non ci sarebbe stata trattativa, con un ‘sì’ immediato avremmo avallato tutto mentre con un ‘no’ avremmo prodotto una minoranza di blocco. Invece abbiamo aperto la strada a un confronto vero grazie al lavoro del collega (ministro degli Esteri Antonio) Tajani, (del commissario europeo) Raffaele Fitto, della nostra diplomazia e soprattutto di Giorgia Meloni, hanno lavorato con equilibrio e fermezza. Ora il testo va letto con attenzione insieme alle associazioni agricole, che abbiamo sempre consultato prima di assumere ogni decisione”.

    L’elemento più importante è la rimozione progressiva del 91% dei dazi, che secondo le stime della Commissione europea farebbe risparmiare 4 miliardi di euro. Senza contare la possibilità per le imprese europee di accedere agli appalti pubblici statali nei Paesi Mercosur. Oggi le importazioni dall’area sudamericana sono il 2,2% del totale in Europa (con un valore di 109 miliardi di euro) e sono in prevalenza prodotti agricoli, materie prime e minerali critici. In senso opposto l’Ue è il secondo partner del blocco sudamericano ed esporta soprattutto manifattura. Dal punto di vista europeo si prevede una maggiore crescita soprattutto nelle importazioni, anche grazie ai minori costi, con la fornitura ai consumatori europei di più prodotti con prezzi più bassi. La stima è che il commercio bilaterale possa incrementare fino al 68% soprattutto grazie alla riduzione dei dazi su auto (oggi al 35%), prodotti chimici (18% oggi), calzature in pelle (oggi 35%), ma anche alimenti come cioccolato e vino (oggi rispettivamente al 20% e 27%). Una delle carenze riguarda invece gli investimenti, che non sono un settore adeguatamente incluso nel trattato. Per questo, sottolineano gli esperti, il testo dovrebbe integrarsi con il programma di investimenti dell’Ue in America Latina lanciato quest’anno (Global Gateway).

  • Sti’ d…azzi

    A volte cambiare una vocale è sufficiente a dire tutto più di tanti commenti, e basta, in questo caso, il cambio della lettera d con la lettera c per commentare un accordo esternato, dal presidente degli Stati Uniti con la presidente della Commissione europea, il tutto su un campo da golf.
    Un accordo che non riguarda tutte le merci e non è siglato da nessun patto politico ed economico concreto e completo: acciaio, macchine, componenti, farmaci, agricoltura, solo per citare alcune voci, saranno ancora fonte di ulteriore, nebulose trattative, assoggettati a ricatti e pressioni più o meno minacciose.
    Rimangono intanto aperte le vitali ed urgenti questioni delle armi e degli aiuti per l’Ucraina e delle promesse, ad oggi non mantenute, di Trump che annuncia da tempo, senza concludere, di voler prendere posizioni pesanti contro Putin, ora parla di dieci giorni e poi cosa pensa di fare? Telefonargli per chiedergli come sta?
    Chiacchiere le cui conseguenze però pesano su tutti i cittadini dell’Unione Europea mentre i “grandi” delle tecnologie, della grande distribuzione e della rete, nelle sue varie forme, continuano ad arricchirsi e a confondere, annullare, la libera intelligenza dei singoli, chiacchiere ed accordi che lasciano alla Cina il diritto di inquinare il mondo e di stravolgere i mercati.
    Non c’è futuro per i singoli Stati senza l’Unione Europea ma con questa Unione europea senza politica comune, senza visione del futuro e consapevolezza dei ricatti del presente, rischiamo di andare a sbattere e di farci molto male.
    Serve subito una costituente per l’Europa, lo diciamo da anni, lo ripetiamo con forza.

  • L’evoluzione internazionale ed il principio di Einstein

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    A neppure un mese dall’insediamento dell’amministrazione Trump il quadro internazionale, soprattutto in relazione alla guerra russo-ucraina, risulta in profonda evoluzione con scenari ancora oggi incerti.

    Andrebbe, quindi, tenuto nella debita conservazione come ogni scelta degli Stati coinvolti risponda ad una rinnovata visione geopolitica e strategica, con la quale si può anche dissentire, ma della quale bisogna tenere conto soprattutto all’interno della UE. I negoziati di Riyad, finalizzati al raggiungimento quantomeno di una tregua, rappresentano sicuramente un passo in avanti rispetto all’immobilismo diplomatico degli ultimi tre anni e dominato, in ambito europeo, dalle sole dichiarazioni di sostegno e disponibilità finanziaria all’Ucraina.

    La stessa  scelta della capitale dell’Arabia Saudita come sede
    rilancia il vecchio accordo tra gli  Stati Uniti ed il paese arabo, il quale risulta fondamentale anche per indebolire la stessa posizione di Putin.
    Va ricordato, infatti, come questo accordo durante la prima amministrazione Trump trovò la propria giustificazione soprattutto in chiave anti Iran.
    Il suo  tradimento operato dall’amministrazione Biden riportò l’Iran all’interno dello scenario internazionale, così come i suoi finanziamenti ai gruppi terroristici musulmani, e diede nuovo impulso al processo di arricchimento dell’uranio.

    Ecco, quindi, come ora anche la posizione di Israele venga rafforzata come stato esplicitamente in conflitto con lo stesso Iran, al quale viene assicurato un ampio mandato nella elaborazione delle proprie strategie anche militari.

    Un’alleanza, tra Usa e Riyad, la quale attualmente si ripropone come obiettivo certamente quello di isolare sempre più l’Iran, ora uno dei principali alleati di Putin, e quindi quest’ultimo vedendosi indebolito si rende disponibile ad una trattativa diplomatica.

    L’Arabia Saudita, inoltre, in un prossimo futuro grazie al suo possibile ingresso “a due velocità” all’interno dei Brics rappresenterà un alleato fondamentale certamente degli Stati Uniti ma anche dell’Unione Europea, in aggiunta all’India, nei confronti del ruolo egemonizzante dalla Cina.

    Attraverso questa strategia l’Arabia Saudita intende ritagliarsi un nuovo ruolo nello scenario internazionale tanto da dichiarare di voler diventare la Nuova Europa, cioè sede di innovazione e sviluppo economico.
    In questo complesso contesto in rapida evoluzione, viceversa, in Europa si discute del livello e della qualità delle esternazioni del Presidente Trump, invece di cercare di comprendere le valenze internazionali, economiche e geopolitiche che la strategia estera statunitense sta perseguendo.

    Il ritardo europeo espresso dall’intera classe politica dell’Unione è stato evidenziato anche dalla stessa riunione di Parigi la quale ha solo confermato la marginalità europea. In più, non sazia, l’Unione Europea ha deciso di varare il sedicesimo pacchetto di sanzioni alla Russia forti dei “successi” ottenuti con i primi quindici.

    Mai come ora il principio di Einstein si rivela attuale: “Non è possibile risolvere un problema con lo stesso livello di pensiero che sta creando il problema”. L’Unione Europea ne rappresenta la conferma attraverso il proprio granitico immobilismo politico e strategico. La propria marginalizzazione nello scenario internazionale si manifesta come la inevitabile conseguenza

  • Almasri

    Penso, sperando di non sbagliare, che tutti vorremmo vivere in un mondo giusto dove il male, l’ingiustizia, sono sconfitti, un mondo abitato da persone che non fanno torto agli altri e rispettano i diritti umani.

    Purtroppo non è così, terroristi, criminali, dittatori, individui violenti in vari modi prevalgono sugli altri e minacce, fisiche ed economiche, condizionano la nostra vita, la vita dei singoli e la vita degli Stati.

    Vi sono situazioni, alcuni li chiamano giochi, che neppure immaginiamo e che spesso rendono, a noi comuni mortali, difficilmente comprensibili certe decisioni.

    In un viaggio in Cina, come co-Presidente del mio gruppo, un ministro, alle mie rimostranze per le troppe merci contraffatte e per il dumping praticato dal governo cinese, mi disse, con imperturbabile calma asiatica, che se non ci andava bene non era un problema per loro mandarci in Europa centomila e più cinesi.

    Voleva ovviamente farmi comprendere di non insistere più di tanto sul problema contraffazione salvo ritorsioni conseguenti.

    Tra gli Stati ci sono a volte situazioni che potremmo definire ricattatorie.

    Racconto questa esperienza per collegarmi al caso Almasri.

    Piace a molti creare una gran kermesse politico giornalistica su quanto è avvenuto con la liberazione di un personaggio che, più che essere sottoposto al giudizio della Corte internazionale, starebbe bene in un cimitero, ma non siamo nel far west e a regolare i conti dovrebbe essere una magistratura indipendente, capace e libera da condizionamenti.

    Sul caso Almasri vi sono molte domande senza risposta.

    Cosa ha impedito alla Corte internazionale di emettere un mandato di cattura mentre Almasri era in altri paesi europei, Regno Unito, Belgio, Germania?

    Come mai la richiesta d’arresto, nonostante Almasri fosse già stato monitorato, identificato e poi fermato in Germania, è avvenuta solo quando è arrivato in Italia?

    I servizi di intelligence italiani sono stati avvertiti in tempo utile per comunicare al Presidente del Consiglio, ed ai ministri competenti, quanto poteva accadere e poi è accaduto?

    I servizi addetti alla intelligence, dei vari Stati dell’Unione, è noto che dialogano molto poco e sembra evidente che i nostri servizi non dialogano abbastanza anche con i referenti politici e con le forze di polizia.

    Piaccia o non piaccia ad alcuni magistrati o all’opposizione, che se governasse obbedirebbe alle stesse necessità di stato dell’attuale governo, esistono  ragioni imposte dalla politica per Almasri come nel caso di Cecilia Sala ed altri.

    In Libia noi abbiamo interessi vitali per vari motivi, dal gas, senza il quale, dopo la guerra tra Russia ed Ucraina, avremmo gravi difficoltà per l’approvvigionamento energetico e per le conseguenze economiche, all’immigrazione, la Libia può invaderci di immigrati irregolari ed anche di terroristi o criminali, ricordiamo la minaccia cinese, all’obiettivo di continuare, in Italia, a non avere attacchi terroristici.

    A fronte di queste considerazioni, lasciamo perdere il volo di Stato perché solo chi è in mala fede può pensare di rimpatriare un soggetto come Almasri su un volo di linea, non si comprende perché l’iscrizione nel registro degli indagati, per Meloni e gli altri ministri, sia arrivata il giorno prima dell’audizione in Parlamento impedendo così che si svolgesse regolarmente.

    Almasri o non lo si cercava e non lo si arrestava, o si era costretti a rimpatriarlo, o a rischiare seriamente di subire le conseguenze della sua detenzione, in un film forse sarebbe spartito, ma noi siamo nella realtà.

    Moralmente è stata un operazione giusta? La moralità non c’entra, Almasri è un assassino, un violentatore, un aguzzino, mi auguro che Allah lo fulmini, che un vendicatore solitario faccia giustizia, e la realtà è che, purtroppo, la Corte penale, che non impedisce a Putin di andare dove gli pare, non ha gli strumenti per fare giustizia ed è o troppo lenta nelle sue richieste di arresto o è anche essa legata a tempistiche e giochi politici che ci lasciano perplessi.

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