accordo

  • La Commissione autorizza la joint venture tra Pirelli e PIF

    La Commissione europea ha approvato, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni, la costituzione di un’impresa comune (joint venture) da parte dell’impresa italiana Pirelli Tyre S.p.A. (“Pirelli”) e del Fondo pubblico per gli investimenti (PIF) dell’Arabia Saudita. L’operazione riguarda principalmente la produzione e la vendita di pneumatici in Arabia Saudita.

  • Accordo Italia-India sulle migrazioni

    Subito dopo Natale il governo indiano guidato dal primo ministro Narendra Modi ha approvato l’accordo con l’Italia su migrazione e mobilità, firmato lo scorso 2 novembre dai ministri degli Esteri Antonio Tajani e Subrahmanyam Jaishankar. Lo si legge in un comunicato stampa diramato al termine di una riunione dell’esecutivo federale a Nuova Delhi.

    L’intesa agevolerà i contatti tra i due popoli, favorirà la mobilità di studenti, lavoratori qualificati, imprenditori e giovani professionisti, e rafforzerà la cooperazione su questioni legate ai flussi migratori irregolari. L’accordo prevede anche agevolazioni per la concessione di visti in casi di opportunità di studio, stage e formazione professionale. Gli studenti indiani che lo desiderano, per esempio, possono ottenere un permesso temporaneo di residenza in Italia per un periodo fino a dodici mesi dopo aver completato la propria formazione nel Paese.

    In base al Decreto flussi, l’Italia ha offerto quote aggiuntive ai lavoratori stagionali e non stagionali indiani per il periodo 2023-2025. L’accordo, inoltre, formalizza il lavoro congiunto sull’apertura di percorsi di mobilità tra i due Paesi attraverso il reclutamento di giovani indiani qualificati nel settore sanitario, questione che sarà discussa da un gruppo di lavoro ad hoc. Viene formalizzata anche la cooperazione tra Italia e India nella lotta ai flussi migratori irregolari. L’accordo rimarrà in vigore per cinque anni e, se non sarà disdetto da uno dei due Paesi, sarà automaticamente rinnovato per un altro quinquennio.

  • Russia e Libia cooperano per creare un corpo militare in Africa

    Le autorità russe stanno collaborando con quelle libiche per la creazione di un Corpo militare russo in Africa. La notizia, contenuta in un annuncio che compare sui canali Telegram russi a firma del direttore della rivista “Difesa Nazionale” Igor Korotchenko, segue la visita in Libia del viceministro della Difesa della Federazione Russa, Yunus-Bek Evkurov, su invito del comandante dell’Esercito nazionale libico (Lna), il generale Khalifa Haftar. La missione di Evkurov è l’attuazione pratica degli accordi russo-libici raggiunti nel quadro dell’undicesima Conferenza sulla sicurezza internazionale di Mosca e del forum tecnico-militare Esercito, che si sono svolto ad agosto in Russia. Per il Cremlino, si legge nel testo, i principali oppositori nel continente nero sono gli Stati Uniti e i loro alleati della Nato, tra cui la Francia. “Il ministero della Difesa russo contrasterà l’influenza occidentale e rafforzerà la posizione di Mosca in Africa. Il Corpo africano russo dovrà condurre operazioni militari su vasta scala nel continente a sostegno dei paesi che cercano di liberarsi finalmente della dipendenza neocoloniale, ripulire la presenza occidentale e ottenere la piena sovranità”, recita la dichiarazione

    Allo stesso tempo, prosegue il testo, “non stiamo parlando di beneficenza: l’uso del fattore forza in Africa dovrebbe portare alla Russia non solo benefici politici (l’avvento al potere di governi e regimi amici) e militari (fornitura di locazione gratuita di basi, aeroporti, centri logistici per la Marina), ma anche dividendi economici (controllo dei giacimenti di oro, platino, cobalto, uranio, diamanti, petrolio, terre rare e loro sviluppo a condizioni reciprocamente vantaggiose con i partner africani)“. Lo stipendio minimo di un soldato del Corpo africano è di 204 mila rubli (2.100 euro al cambio odierno). La pubblicità che accompagna la dichiarazione recita così: “Il servizio a contratto nel Corpo africano è la scelta giusta per te! Sei giovane? Forte? Coraggioso? Pensi al futuro? Ritieni che sia tuo dovere servire la Patria? Allora il servizio a contratto nel Corpo africano è la scelta giusta per te! Ti garantiamo: alta indennità in denaro; assistenza medica gratuita; un futuro sicuro per la tua famiglia; assicurazione vita e sanitaria a spese del bilancio federale.

  • Un autocrate irresponsabile ed altri che ne approfittano

    L’abuso è il contrassegno del possesso e del potere.

    Paul Valéry, da “Quaderni”

    La scorsa settimana l’autore di queste righe informava il nostro lettore sull’accordo, tra l’Italia e l’Albania, sui migranti. Un accordo firmato a Roma, nel pomeriggio del 6 novembre scorso, dai due primi ministri dei rispettivi Paesi. I due, negli ultimi mesi, hanno affermato pubblicamente la loro “amicizia”, nonostante, politicamente parlando, appartengano a due schieramenti politici ed ideologici molto diversi. La Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia appartiene ad un partito di destra ed è anche la Presidente del Partito europeo dei Conservatori e dei Riformisti. Invece, sulla carta, il primo ministro albanese è il dirigente del partito socialista albanese, costituito nel giugno 1991, dopo il crollo della dittatura comunista. Un partito discendente diretto del partito comunista albanese! La Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia, oltre ad essere stata dirigente di alcuni movimenti giovanili di centro destra e di destra, è anche una dei tre promotori del partito “Fratelli d’Italia”, costituito nel 2012 e del quale lei è presidente dal marzo 2014. Un partito nato più di un anno prima della scissione del raggruppamento politico “Popolo della Libertà”, nel quale svolgevano le loro attività politiche i tre fondatori del partito “Fratelli d’Italia”. Ragion per cui la presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ha fatto sua l’ideologia del conservatorismo, dell’identità e della cultura nazionale.

    Mentre il suo “amico”, il primo ministro albanese, nonostante diriga dal 2005 il partito socialista albanese, che è anche membro del gruppo dei socialdemocratici e progressisti del Parlamento europeo, ha dimostrato di non avere fatta sua, a fatti e non a parole, l’ideologia dei socialisti europei. Fatti accaduti alla mano, il primo ministro albanese risulta non avere però fatta sua l’ideologia della sinistra europea. Lui non ha una sua ideologia politica. Lui, quando gli serve si presenta come un socialista convinto. Ma, se ne ha bisogno, “coccola’ i comunisti nostalgici. E lo ha fatto non di rado. Come ha anche presentato delle “iniziative” centriste e anche oltre. Il primo ministro albanese aveva dichiarato, per motivi di propaganda elettorale, già circa quindici anni fa, di non essere né di sinistra e né di destra, bensì di essere “oltre la sinistra e la destra”. Una scelta con la quale voleva apparire come sostenitore delle tesi ideologiche del movimento noto come la “Terza via”. Un movimento che aveva fatto suo lo schieramento tra il neoliberalismo e la socialdemocrazia. E non a caso, dal 2013, e cioè da quando ha avuto il suo primo mandato alla guida del governo albanese, lui ha scelto come suo “amico e consigliere speciale” proprio l’ex premier britannico, uno tra i più noti sostenitori del movimento della “Terza via”. E non a caso, anche da prima, lui è stato tra i “beniamini” ed ha avuto sempre il supporto di un noto multimiliardario e speculatore di borsa di oltreoceano. Il primo ministro albanese è stato ispirato in quanto ha fatto, ma soprattutto in quello che sta facendo ultimamente, anche dal dittatore comunista albanese, scegliendolo come uno dei suoi “dirigenti spirituali”! Ma, fatti accaduti e documentati alla mano, il primo ministro albanese non ha altra ideologia che quella degli “interessi”, soprattutto quelli materiali. E lui fa di tutto per raggiungere i suoi interessi. Da sempre è, altresì, preda del suo narcisismo e/o del suo egotismo. Il primo ministro albanese può allearsi con tutti coloro che gli somigliano, dando così ragione alla saggezza secolare dell’essere umano, concentrata nel noto detto latino similes cum similibus congregantur (I simili si accompagnano con i propri simili; n.d.a.). Il primo ministro gestisce un clan occulto che non ha niente a che fare con un partito politico. Lui non dirige il partito socialista albanese e perciò, men che meno, rappresenta l’ideologia dei socialisti europei. Lui usa e beneficia politicamente di quello che ormai si chiama il partito socialista albanese. Lui sì, sempre fatti accaduti, documentati, testimoniati e denunciati alla mano, da anni ormai collabora strettamente con la criminalità organizzata e con determinati raggruppamenti occulti internazionali. Insieme a loro, il primo ministro albanese, gestisce la nuova dittatura sui generis restaurata da alcuni anni in Albania. Una dittatura in continuo consolidamento, di cui in nostro lettore è stato informato spesso e con la dovuta e richiesta oggettività.

    Ebbene, nonostante la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ed il suo “amico”, il primo ministro albanese sono ben distanti, come schieramento politico, loro però da alcuni mesi ormai si intendono a vicenda. Ma anche passano alcuni giorni di gioiose ed “utili” vacanze estive insieme. Il nostro lettore è stato informato del fatto che la Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia, insieme con la sua famiglia, è stata ospite del primo ministro albanese in riva al mare Ionio dal 14 al 17 agosto scorso. Hanno passato insieme anche il Ferragosto. L’autore di queste righe scriveva che “….All’inizio della scorsa settimana la presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ha interrotto le sue vacanze in Puglia per andare in “visita privata” in Albania, ospite del suo “amico” il primo ministro albanese. Insieme con la sua famiglia hanno lasciato la masseria di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, alla vigilia di Ferragosto, per andare ospiti dal nuovo “amico” albanese”. E poi egli aggiungeva : “…guarda caso, proprio nello stesso periodo, ospiti del primo ministro albanese erano anche l’ex primo ministro dell Regno Unito, Tony Blair, con sua moglie. Non si sa però se è stato un caso che due attuali primi ministri ed un ex primo ministro si trovassero nello stesso periodo e nello stesso posto, nella residenza governativa in riva alle coste ioniche dell’Albania”. Il nostro lettore è stato informato anche delle lusinghe dell’anfitrione nei confronti della sua illustre ospite. “Proprio il 12 agosto scorso, due giorni prima dell’arrivo della sua omologa italiana, la “tigre”, la sua “sorella Giorgia”, il primo ministro albanese ha dichiarato ad un media italiano che “nella scena internazionale Giorgia ha sorpreso tutti e alla grande, direi, perché si aspettavano un mostro fascista che avrebbe marciato sull’Europa e si sono trovati davanti una donna con una abilità mostruosa nel comunicare da grande europeista, senza sbagliarne una”. Il primo ministro albanese ha poi aggiunto, da buon leccapiedi qual è, che “Giorgia è incredibile. Possiamo dire che è nata un’amicizia. Ma soprattutto, che lei è una politica concreta, altro che pericolo fascista”. L’autore di queste righe informava, altresì, il nostro lettore che “…non è mancata neanche la risposta della sua illustre ospite che, dopo il ritorno in Italia, ha scritto: “Grazie per avermi ospitata nella vostra terra e per la calorosa accoglienza ricevuta Edi. Ti aspetto in Italia!” (Una visita dall’‘amico’ autocrate che doveva essere evitata; 23 agosto 2023).

    Da quanto hanno poi dichiarato in seguito, la scorsa settimana, sia la presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia che il primo ministro albanese, durante quei giorni di vacanze comuni, è stato concordato anche l’accordo sui migranti. Proprio quell’accordo che è stato firmato tra i due il 6 novembre scorso a Roma. L’autore di queste righe scriveva la scorsa settimana per il nostro lettore che: “…Secondo quell’accordo l’Italia potrà beneficiare dei territori in Albania per organizzare e gestire due campi dove arriveranno circa 36.000 profughi all’anno per almeno cinque anni! Profughi di quelli che l’Italia non vuole e/o può tenere. Si tratta di quei profughi che le massime autorità italiane, soprattutto il primo ministro, non sono state in grado di distribuire negli altri Paesi membri dell’Unione europea. Profughi che l’Italia non ha potuto, nonostante un accordo firmato recentemente con la Tunisia, fermare per arrivare sulle coste italiane”. Chissà perché? Ed in seguito aggiungeva che fortunatamente la presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia “…ha un “caro amico” in Albania, il primo ministro albanese. Lui ha firmato subito il sopracitato accordo. Lui, un irresponsabile autocrate ha accettato la proposta. Mentre l’omologa italiana ha potuto, almeno sulla carta, curare gli interessi del suo Paese” (Un autocrate irresponsabile e altri che seguono i propri interessi; 14 novembre 2023).

    L’accordo firmato il 6 novembre scorso dalla Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ed il suo omologo albanese è stato reso pubblico in seguito. Ci sono state subito delle forti reazioni, sia in Italia che in Albania. In più è risultato che di quell’accordo le istituzioni dell’Unione europea, di cui l’Italia è uno dei sei primi membri fondatori, sono state informate soltanto poche ore prima della sottoscrizione. Mentre in Albania nessuno, tranne qualche stretto collaboratore del primo ministro, era stato informato. Ovviamente il primo ministro albanese aveva violato la Costituzione della Repubblica d’Albania, con la sua totale mancanza di trasparenza e le mancate consultazioni istituzionali, prima che venisse firmato l’accordo come sancisce la Costituzione. Perché si tratta di un accordo che prevede anche la messa a disposizione dei territori albanesi all’Italia. Ma questo modo di agire del primo ministro albanese, da anni ormai, è diventato una “cosa normale”!

    L’accordo tra l’Italia e l’Albania sui migranti, sintetizzato in un Protocollo d’intesa di quattordici articoli, è valido per cinque anni, rinnovabili di altri cinque, se necessario. In base all’accordo, nel territorio albanese verranno allestiti due campi dove saranno sistemati i profughi. È stato previsto e sancito che il diritto di difesa verrà assicurato da avvocati, organizzazioni internazionali e strutture specializzate dell’Unione europea che avranno libero accesso nei campi e che potranno prestare la necessaria consulenza ed assistenza ai migranti che possano aver bisogno di chiedere protezione internazionale, nei limiti della legislazione italiana, europea ed albanese. L’accordo sancisce anche che i due campi verranno gestiti dall’Italia, in base alle leggi e le normative italiane ed europee. Mentre nel caso di controversie sarà valida solo la legislazione italiana in vigore. In quell’accordo si sanciscono anche altre prerogative particolari. Per la presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia, il sopracitato accordo sui migranti può diventare …un modello di collaborazione tra Paesi Ue e Paesi extra-Ue sul fronte della gestione dei flussi migratori”. Lei ha affermato, l’indomani della firma dell’accordo, che si tratta di un’intesa “…che rafforza il partenariato strategico tra Italia e Albania e si pone sostanzialmente tre obiettivi: contrastare il traffico di esseri umani, prevenire i flussi migratori irregolari e accogliere in Europa solo chi ha davvero diritto alla protezione internazionale”. Il primo ministro albanese, invece, ha considerato l’accordo come un atto dovuto, dopo quello che l’Italia ha fatto per i profughi albanesi nel 1991. Proprio lui che solo due anni fa, ed esattamente il 18 novembre 2021, dichiarava convinto e perentorio che “L’Albania non sarà mai un Paese dove paesi molto ricchi possano creare campi per i loro rifugiati. Mai!”.

    Leggendo però il testo del Protocollo d’intesa, risulterebbe che ci sono diverse serie violazioni delle leggi in vigore nei due rispettivi Paesi firmatari, delle normative dell’Unione europea, nonché delle convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo e dei migranti. Si tratta di violazioni che vengono evidenziate da molti noti specialisti di giurisprudenza, sia in Italia che in Albania. Violazioni che sono state evidenziate, altresì, da specialisti di giurisprudenza di altri Paesi e da alcuni rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea. Anche la decisione della scorsa settimana, presa dalla Corte Suprema del Regno Unito contro la decisione del governo britannico sul trasferimento dei profughi in Ruanda, ne è un’altra conferma di simili violazioni.

    Chi scrive queste righe è convinto che il comportamento del primo ministro albanese e le decisioni da lui prese senza la minima obbligatoria trasparenza, sono tipiche di un autocrate irresponsabile. Mentre altri ne approfittano per risolvere le loro problematiche, dopo aver fallito in precedenza con diversi Paesi, compresi alcuni dell’Unione europea. Aveva ragione Paul Valéry, l’abuso è il contrassegno del possesso e del potere. Ed il primo ministro albanese ne ha usurpato tanto di potere.

  • La Commissione apre il programma Europa digitale alla Turchia

    La Commissione europea ha firmato un accordo di associazione con la Turchia nell’ambito del programma Europa digitale. L’accordo di associazione entrerà in vigore dopo le firme e il completamento dei processi di ratifica. Le imprese, le pubbliche amministrazioni e altre organizzazioni ammissibili in Turchia potranno accedere agli inviti del programma Europa digitale, che gode di una dotazione complessiva di 7,5 miliardi di € per il periodo 2021-2027.

    In particolare, i partecipanti della Turchia potranno prendere parte a progetti che diffondono nell’UE tecnologie digitali in settori specifici quali l’intelligenza artificiale e le competenze digitali avanzate. Potranno inoltre istituire poli dell’innovazione digitale in Turchia.

    Con questo accordo di associazione l’Unione europea e la Turchia rafforzeranno i loro forti legami nel settore delle tecnologie digitali, con potenziali benefici derivanti dalle capacità e dalle risorse della Turchia negli ambiti contemplati dal programma Europa digitale, compresa l’IA.

    La Commissione auspica inoltre che la Turchia promuova legami più stretti con l’economia e la società dell’UE, collabori maggiormente allo sviluppo delle nostre capacità tecnologiche e sostenga la digitalizzazione, in particolare delle piccole e medie imprese.

    I fondi del programma Europa digitale integreranno i finanziamenti a disposizione della Turchia a titolo di altri programmi dell’UE, come Orizzonte Europa. Gli obiettivi e i settori tematici specifici attualmente ammissibili al finanziamento sono specificati nei programmi di lavoro.

  • UE-Kenya: conclusi i negoziati per un ambizioso APE con accento sulla sostenibilità

    L’UE e il Kenya hanno annunciato la conclusione politica dei negoziati per un accordo di partenariato economico (APE). L’accordo promuoverà gli scambi di merci e creerà nuove opportunità economiche, con una cooperazione mirata per accrescere lo sviluppo economico del Kenya. Si tratta dell’accordo commerciale più ambizioso dell’UE con un paese in via di sviluppo sotto il profilo delle disposizioni sulla sostenibilità, quali la protezione del clima e dell’ambiente e i diritti dei lavoratori.

    I negoziati si sono conclusi con una cerimonia ufficiale svoltasi a Nairobi, alla quale hanno partecipato il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario per il Commercio Valdis Dombrovskis e il Ministro degli Investimenti, del commercio e dell’industria del Kenya Moses Kuria; era presente anche il Presidente kenyota William Samoei Ruto.

    L’UE è la prima destinazione delle esportazioni e il secondo partner commerciale del Kenya: gli scambi commerciali del 2022 avevano un valore complessivo di 3,3 miliardi di €, in aumento del 27% rispetto al 2018. L’APE creerà ulteriori opportunità per le imprese e gli esportatori kenyoti in quanto aprirà pienamente e in un colpo solo il mercato dell’UE ai prodotti kenyoti e incentiverà gli investimenti dell’UE in Kenya grazie all’accresciuta certezza del diritto e a una maggiore stabilità.

    Il Kenya fa da apripista negli sforzi di sostenibilità del continente africano ed è un alleato affidabile nella lotta ai cambiamenti climatici. Insieme all’UE, all’Ecuador e alla Nuova Zelanda, il paese africano è alla guida della coalizione dei ministri del Commercio sul clima, un’iniziativa avviata quest’anno. L’APE UE-Kenya si basa su questi solidi risultati ed è il primo accordo con un paese in via di sviluppo che rispecchia il nuovo approccio dell’UE in materia di commercio e sviluppo sostenibile. L’accordo contiene solidi impegni in materia di commercio e sostenibilità, tra cui disposizioni vincolanti su diritti dei lavoratori, parità di genere, ambiente e lotta ai cambiamenti climatici.

    L’accordo è equilibrato e tiene conto delle esigenze di sviluppo del Kenya, lasciando al paese un periodo più lungo per aprire gradualmente il proprio mercato, dandogli garanzie sull’agricoltura e proteggendo il suo settore industriale in fase di sviluppo. È stato inserito un capitolo dedicato alla cooperazione economica e allo sviluppo, volto a rafforzare la competitività dell’economia kenyota. Insieme all’assistenza allo sviluppo fornita dall’UE, questo contribuirà allo sviluppo delle capacità e agevolerà il Kenya nell’attuazione dell’APE, aiutando nel contempo gli agricoltori locali a soddisfare le norme dell’UE e a cogliere le opportunità offerte dal presente accordo.

    L’APE dovrà essere sottoposto a revisione giuridica ed essere poi tradotto prima che la Commissione lo presenti al Consiglio per la firma e la conclusione; dopo l’adozione del Consiglio, l’UE e il Kenya potranno firmare l’accordo; successivamente, il testo sarà trasmesso al Parlamento europeo, che dovrà approvarlo.  Le parti potranno quindi decidere di applicare in via provvisoria parti dell’accordo, che entrerà pienamente in vigore una volta ratificato dal Kenya e dagli Stati membri dell’UE.

    L’accordo di partenariato economico tra l’UE e il Kenya mira ad attuare le disposizioni dell’APE UE-Comunità dell’Africa orientale (EAC) e sarà aperto alla futura adesione di altri paesi dell’EAC.

    L’APE e i suoi ambiziosi impegni rappresentano un risultato fondamentale del riesame della politica commerciale svolta dall’UE nel 2021 e della sua politica commerciale con l’Africa; l’accordo aiuta l’UE ad approfondire e ampliare gli attuali accordi commerciali con i paesi africani e a rafforzarne gli obiettivi di sostenibilità.

  • L’UE approva il compromesso della COP27 per mantenere vivo l’accordo di Parigi sul clima

    La COP27 ha confermato che il mondo non farà passi indietro rispetto all’accordo di Parigi e rappresenta una tappa importante verso la giustizia climatica. Tuttavia, i dati scientifici indicano senza ambiguità che è necessario fare molto di più per mantenere vivibile il nostro pianeta. Altrettanto evidente è che l’UE ha svolto un ruolo chiave a Sharm el-Sheikh e non arretrerà nella sua azione per il clima a livello nazionale e internazionale”. Questo il commento della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in merito alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27) che si è conclusa domenica mattina a Sharm el-Sheikh, in Egitto. La Commissione europea ha mostrato ambizione e flessibilità per mantenere realizzabile l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5º C. Dopo una difficile settimana di negoziati, un’azione europea forte e unita ha contribuito al raggiungimento di un sofferto accordo per mantenere vivi gli obiettivi dell’accordo di Parigi. L’opera di mediazione svolta dall’UE ha inoltre contribuito a istituire nuovi meccanismi di finanziamento equilibrati, con una base di donatori ampliata, per aiutare le comunità vulnerabili a far fronte alle perdite e ai danni causati dai cambiamenti climatici.

    Per quanto riguarda la mitigazione, le parti hanno convenuto che limitare il riscaldamento globale a 1,5º C richiede riduzioni rapide, incisive e durature delle emissioni globali di gas a effetto serra, con un taglio dell’ordine del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019 e per raggiungere questo obiettivo sarà necessaria un’azione accelerata nel corso di questo decennio critico. Hanno ribadito l’appello, lanciato nel patto di Glasgow per il clima, ad aggiornare i contributi stabiliti a livello nazionale in funzione dei bisogni, per allinearsi all’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura previsto dall’accordo di Parigi entro la fine del 2023.

    Per quanto riguarda le perdite e i danni, le parti hanno deciso di istituire nuovi meccanismi di finanziamento per aiutare i paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili a far fronte agli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Ciò comprende in particolare un nuovo fondo destinato a compensare le perdite e i danni, che sarà istituito da un comitato di transizione che sarebbe anche incaricato di individuare nuove fonti di finanziamento.

  • La Corte di Giustizia dell’UE annulla l’accordo commerciale con il Marocco

    La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha annullato gli accordi commerciali tra l’UE e il Marocco che includevano il territorio conteso del Sahara occidentale.

    I giudici del Lussemburgo hanno accolto la denuncia del gruppo separatista, il Fronte Polisario, secondo il quale gli abitanti dell’ex colonia spagnola non erano stati adeguatamente consultati.

    L’accordo riguardava i prodotti agricoli del Sahara occidentale e il pesce pescato nelle sue acque.

    La Corte ha concesso al Marocco due mesi per presentare ricorso e ha affermato che la sentenza non sarebbe entrata in vigore fino a quando non ci sarebbe stato l’appello.

    Il Polisario contesta il controllo del Marocco sul territorio e da decenni si batte per l’autonomia.

  • Addio alla stretta di mano, s’impongono nuovi modi di salutarsi

    Stretta di mano addio nel post pandemia? Probabilmente questo gesto non sparirà mai del tutto, anche perché viene praticato da secoli ed è diffuso anche nel mondo animale. Ma di certo l’emergenza Covid-19, con la necessità di ridurre il contatto fisico tra le persone, lo ha messo in crisi, ridimensionato, in favore di altre opzioni, a partire da un semplice sorriso sotto la mascherina. In un approfondimento sul tema Laura Dudley, professoressa associata di psicologia applicata alla Northeastern University, spiega che “potremmo non tornare più alle strette di mano come aspettativa principale al momento di un incontro.  Lo spettro di modi accettabili per interagire con un’altra persona è davvero aumentato, quindi ora se qualcuno si limita a salutare e rimane lontano, non pensiamo che sia una cosa strana”. Covid-19, per l’esperta ci ha trasformato il modo in cui interagiamo e stabiliamo la fiducia, dal comunicare un sorriso nascosto sotto le mascherine al destreggiarci attraverso modi inesplorati per salutarci senza contatto fisico. La maggior parte di questi cambiamenti non si manterrà perché le restrizioni sono state imposte solo per circa un anno, ma la pandemia per l’esperta “ha comunque ampliato l’accettazione dei saluti senza contatto. Il che significa che i germofobi o coloro che preferiscono semplicemente non toccare altre persone e non essere toccati potrebbero sentirsi più a loro agio a non stringere la mano”. A essere modificate potrebbero essere anche le regole negli ambienti di lavoro. I dipartimenti delle risorse umane, perlomeno negli Usa, stanno considerando di aggiornare le loro linee guida per agevolare chi col contatto fisico non si sente a proprio agio, secondo afferma Natascha Saunders, docente di leadership organizzativa dell’American Northeastern University. Il più grande cambiamento nel linguaggio del corpo post-pandemia per Dudley e Saunders sta probabilmente avvenendo ora, poiché le persone tornano al posto di lavoro e si adattano ai nuovi protocolli. La migliore maniera per superare l’imbarazzo di un incontro in cui si vuole evitare il contatto fisico? Sdrammatizzare e riderci su, passando oltre rapidamente.

  • L’Ue congela l’accordo sugli investimenti con la Cina

    L’Occidente c’è e vuole dimostrarlo alzando muri contro l’aggressività economica della Cina. Dall’Ue al G7 degli Esteri, il primo dell’era Biden, si tenta di arginare l’espansionismo di Pechino, attualmente il più grande grattacapo delle democrazie occidentali e non solo sul piano dei diritti umani.

    Alla luce dell’inasprimento delle relazioni tra Bruxelles e Pechino a colpi di sanzioni, la Commissione ha deciso di congelare gli sforzi per far ratificate dai 27 e dal Parlamento di Strasburgo l’accordo sugli investimenti concluso alla fine del 2020 con Xi Jinping. “Abbiamo per il momento sospeso lo sforzo di sensibilizzazione politica da parte della Commissione, perché è chiaro che nella situazione attuale l’ambiente non è favorevole alla ratifica dell’accordo”, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis in un’intervista alla France Presse.

    Il clima sfavorevole a cui fa riferimento è quello delle sanzioni cinesi contro personalità europee – adottate come contromisura a quelle imposte dell’Ue contro Pechino – che hanno colpito anche europarlamentari e definite a Bruxelles “inaccettabili e deplorevoli”. “Le prospettive per la ratifica dell’accordo bilaterale sugli investimenti dipenderanno da come evolverà la situazione”, aveva avvertito Miriam Ferrer, portavoce per il commercio della Commissione europea, parlando con l’Ansa. Non solo. La vicepresidente Margrethe Vestager – come preannunciato la settimana scorsa – presenterà lo scudo Ue contro le scalate ostili da parte di aziende di Paesi terzi: una sorta di ‘golden power’ pensata principalmente contro le aziende di Pechino che, gonfie di sussidi governativi, sono ormai da anni iperattive sul territorio europeo approfittando delle difficoltà economiche dell’Europa, aggravate dalla crisi sanitaria. Mentre dalla riunione a Londra dei ministri degli Esteri arriva la proposta degli Stati Uniti di istituire un meccanismo di consultazione del G7 per garantire una risposta coordinata alle mosse di Pechino, considerate aggressive. L’iniziativa è trapelata da fonti presenti alle discussioni londinesi via Bloomberg, e non è stata ancora confermata dal Dipartimento di Stato, ma è chiaro ormai il cambio di passo dell’amministrazione Biden nei confronti del gigante asiatico, portando sulla propria linea anche i tre membri europei del G7: Italia, Francia e Germania. Anche secondo le parole del padrone di casa, il britannico Dominic Raab, le “società aperte e democratiche” devono “dimostrare unità” e fare fronte comune per “contrastare le sfide che condividiamo e le minacce che si moltiplicano”. Oltre al problema cinese, affrontato anche alla cena inaugurale di lunedì sera (circola anche l’ipotesi di costituire un gruppo di monitoraggio chiamato ‘Friends of Hong Kong’), sul tavolo dei capi diplomazia del G7, riuniti per la prima volta in presenza dall’inizio della pandemia, ci sono tutti i grandi dossier internazionali: dall’infinita guerra in Siria alla fragile stabilizzazione della Libia – temi presentati da Luigi Di Maio -, dall’Ucraina minacciata da Mosca all’Afghanistan in bilico tra il ritiro delle truppe Nato e il rigurgito talebano. Molti anche gli incontri bilaterali a margine dei lavori: piena sintonia tra Italia e Regno Unito è emersa, tra l’altro, sulla lotta ai cambiamenti climatici in “quest’anno di presidenze” – del G20 per Roma e del G7 per Londra, nonché di copresidenza della CoP26 – nel faccia a faccia tra Di Maio e Raab.

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