La Commissione europea ha invitato l’Italia a recepire correttamente la direttiva sull’acqua potabile ed ha avviato una procedura di infrazione inviando a Roma una lettera di costituzione in mora all’Italia per il mancato corretto recepimento della direttiva in materia.
Prendendo le mosse dalla Strategia per la resilienza idrica, secondo cui la piena attuazione dei requisiti dell’Ue sulla qualità dell’acqua è fondamentale per proteggere la salute umana e l’ambiente, la direttiva mira a tutelare la salute umana garantendo acqua del rubinetto più pulita, aggiornando gli standard di qualità e affrontando gli inquinanti emergenti, come gli interferenti endocrini e le microplastiche. Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire la direttiva nel diritto nazionale entro il 12 gennaio 2023 e conformarsi alle sue disposizioni.
Nel recepimento da parte dell’Italia secondo Bruxelles permangono diverse carenze. Tra queste figurano: la limitazione dell’ambito della valutazione del rischio dei sistemi di distribuzione domestica, il rinvio di alcuni obblighi, l’assenza dell’obbligo di informare le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile, la mancata limitazione delle deroghe ai soli casi debitamente giustificati e per il periodo più breve possibile, nonché l’assenza di un valore guida per gestire la presenza di metaboliti non rilevanti dei pesticidi nell’acqua potabile.
A seguito della lettera di costituzione in mora, l’Italia ha ora di due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrebbe decidere di emettere un parere motivato.
Un quadro aggiornato sullo stato delle acque in Italia, intanto, arriva dall’Ispra che ha pubblicato il Rapporto “Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione”. Dallo studio emerge che su un totale di più di 7.700 corpi idrici superficiali, composti da fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione, il 43,6% è in stato potenziale ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75% è in stato chimico buono. Il rapporto evidenzia ancora che «la maggior parte dei corpi idrici superficiali in stato elevato ricadono nel distretto della Sardegna e sono costituiti in prevalenza da acque marino-costiere (44%) e di transizione (10%)». Non solo: «Le maggiori percentuali di fiumi in stato potenziale ecologico buono si registrano in Sardegna 76% di corpi idrici fluviali del distretto – prosegue il rapporto -, seguono i distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale per entrambi, 43%».