Agroalimentare

  • Toghe&Teglie: la focaccia di Elisa

    Salve, lettori, spero affezionati, di questa rubrica curata dal Gruppo ‘Toghe & Teglie’ di avvocati spignattatori: sono Elisa Traverso, genovese che di quel Gruppo fa orgogliosamente parte.

    Noi liguri, come tutti sanno, abbiamo almeno due caratteristiche che ci distinguono: siamo – come dire? – “risparmiosi” e siamo la patria della focaccia, in qualsiasi declinazione!

    Ebbene, combinando le suddette tipicità, avendo trovato una confezione di lievito di birra prossimo alla scadenza, piuttosto che vederlo andare a male e destinarlo con sofferenza alla raccolta differenziata, ho preparato una focaccia con gli ingredienti che avevo a disposizione: un po’ creativa ma pur sempre una focaccia nel solco della tradizione.

    Dalla cambusa ho recuperato: 200 gr. di farina manitoba, 100 gr. di farina integrale, 200 gr. di fecola di patate, 200 ml. di latte intero, il famoso lievito di birra, sale, acqua e olio, e con questi ingredienti potrete anche voi preparare un eccellente accompagnamento al pasto.

    Impastate le farine con la fecola ed il lievito che avrete sciolto nel latte tiepido, aggiungete un bel pizzico di sale e regolare la morbidezza con acqua altrettanto tiepida.

    La lievitazione, in questi casi, è fondamentale: lasciate l’impasto a “crescere” al caldo, coperto con un panno per almeno tre ore, poi impastate energicamente di nuovo e fate lievitare un’altra ora (se non avete tutto questo tempo mettete in cottura dopo le tre, inevitabili, ore: la focaccia verrà comunque buonissima rimanendo più simile al pane).

    A questo punto stendete l’impasto in una teglia ben unta (con l’olio per la focaccia nemmeno noi genovesi andiamo al risparmio), versatevi sopra un’emulsione di acqua e olio dopo aver fatto dei buchetti con le dita su tutta la superficie. A piacere spolverate la superficie con del sale grosso.

    Forno ventilato a 200 gradi,  infornate  per venti minuti 20 e avrete un’ottima focaccia al leggero sapore di patate dato dalla fecola con cui accompagnare, magari, qualcuno degli eccellenti piatti che vi hanno proposto i miei amici di Toghe & Teglie oppure farcendola come meglio credete…ah, noi liguri la focaccia la mangiamo anche a colazione con il latte: se volete provare…

    A presto!

  • Seeds&Chips 2019 ancora più internazionale

    Un’edizione ancora più internazionale ma con Milano sempre al centro. E’ stata presentata così, nella splendida cornice del 39° piano di Palazzo Lombardia, la quinta edizione di Seeds&Chips, The Global Food Innovation Summit, che si svolgerà a Fiera MilanoRho dal 6 al 9 maggio 2019, in concomitanza con TUTTOFOOD. Quattro giorni di conferenze e incontri sui grandi temi legati al food e all’innovazione in questo campo, dal climate change alla robotica, dall’e-commerce alla precision agriculture, dal food waste alla circular economy; una parte espositiva con start up, aziende, incubatori che presenteranno le loro proposte tecnologiche; centinaia di speaker internazionali, investitori e policy maker da tutto il mondo per confrontarsi sulle maggiori sfide globali.

    La nuova edizione del grande evento dedicato alla food innovation, raccontata ad una platea di Consoli Generali che rappresentano quasi tutto il mondo (Milano è la città che ospita più consolati!), avrà come partner Regione Lombardia, insieme per guidare il futuro del sistema agroalimentare italiano e mondiale. “Food security e food safety, lotta allo spreco alimentare, sostenibilità del mondo agricolo: questi sono temi che la nostra Giunta regionale vuole affrontare con serietà e urgenza. Ben vengano, dunque, manifestazione come Seeds&Chips che stimolano il dibattito, attraverso il coinvolgimento di autorevoli esponenti provenienti da tutto il mondo. La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia e territorio di grande tradizione culinaria ed enogastronomica, con decine di prodotti certificati. Seeds&Chips contribuisce a tenere alto il livello del confronto sulle tematiche emerse durante Expo Milano 2015, rappresentandone, dunque, la naturale evoluzione”, è quanto ha fatto sapere in una nota il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, inviata al convegno e letta da Alan Christian Rizzi, Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega ai rapporti con le delegazioni internazionali, relatore con Marco Gualtieri, Presidente e fondatore di S&C, Walid Haidar, Decano del Corpo Consolare e Console Generale del Libano a Milano e Alessandro La Volpe, Vice Presidente IBM Cloud. “È per noi un grande privilegio ricevere l’appoggio e il sostegno concreto di Regione Lombardia e avere così al nostro fianco un partner di primaria importanza per portare avanti l’eredità di Expo Milano 2015 – ha commentato Marco Gualtieri, Fondatore e Presidente di Seeds&Chips. “Il mondo, per la prima volta, si è trovato insieme a parlare del cibo al centro di una matrice enorme e primaria, e delle sfide legate alla crescita della popolazione mondiale, al cambiamento climatico, all’urbanizzazione, ad una parola fondamentale per oggi e per i prossimi decenni, la sostenibilità. Pensai che Expo sarebbe stato un enorme successo ma, che per essere tale, avremmo dovuto portare avanti i temi dell’Esposizione universale e tutto quello che rappresentava, mantenendo al centro Milano e l’Italia. Abbiamo creato la prima edizione di Seeds&Chips consapevoli che fosse importante rappresentare e valorizzare tutto ciò – sottolinea Gualtieri – mantenendo con noi tre pilastri fondamentali: la presenza ed il coinvolgimento vero e pratico dei giovani, i Millennial ma anche i teenager; la continua ricerca e presentazione di soluzioni e modelli; una forte identità internazionale. Questa quinta edizione di Seeds&Chips sarà un nuovo punto di partenza, consapevoli che tanto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare”.

    Anche nel 2019 un focus speciale sarà dedicato al tema dell’acqua, una delle maggiori sfide dei prossimi anni a livello globale e grande successo della scorsa edizione, con la Call for Ideas WaterFirst! a riunire ben 65 progetti provenienti da paesi di 4 continenti. Così come particolare attenzione sarà data alla generazione dei millennial e alla generazione Z dei “teens” a cui saranno dedicati alcuni format innovativi.

    Saranno tantissimi i paesi del Mondo che interverranno alla quinta edizione, rappresentati da istituzioni, aziende e startup. Germania, Olanda, San Marino, Israele e Australia hanno già confermato la loro presenza, e per discutere di cibo e innovazione con le migliori pratiche e politiche inerenti la sostenibilità ambientale, saranno presenti diversi Paesi dell’Africa, continente considerato di primario valore strategico al pari della Cina, e con cui potranno seguire presto nuovi annunci di accordo internazionale.

    Tra gli speaker i primi nomi certi sono quelli di Howard Yana Shapiro, Chief Agriculture Officer Mars Incorporated; Giovanni Battistini, Senior Vice President Open Innovation Science Ferrero; Alexandre Bastos, Director Global Innovation Givaudan International; Danielle Nierenberg, President Food Tank, Andrew Ive, Founder Big Ideas Ventures; Victor E. Friedberg, Co-Founder S2G Ventures e Founder and Chairman FoodShot Global; Bernardo Hernández, Entrepreneur e Executive Chairman Citibox; SAR Principessa Viktoria de Bourbon de Parme e Donald Kaberuka, presidente dell’African Development Bank fino al 2015, oggi presidente del Global Advisory Council dell’Africa Leadership University e nel board of trustees della Rockefeller Foundation. Inoltre, a rappresentare i grandi centri di food innovation a Seeds&Chips interverranno Natalie Shmulik, CEO The Hatchery Chicago e Angeline Achariya, CEO Monash Food Innovation Centre.  Tra i leader di questa edizione certa la presenza di  Olusegun Obasanjo, ex Presidente della Nigeria, insieme a rappresentanti del Forum dei Re, l’organizzazione che riunisce Principi, Sceicchi e leader dei paesi africani attorno ai temi della pace, dello sviluppo economico e della cooperazione socio-culturale.

    In quanto a progetti internazionali  Seeds&Chips ha recentemente annunciato la partnership con il Governo dello Stato di Victoria e Food + Wine Victoria per realizzare l’edizione australiana del Summit a Melbourne a settembre del 2019 ed è già in essere l’accordo triennale di joint venture siglato da con Specialty Food Association, l’organizzazione americana fautrice di Fancy Food Show, la rassegna più famosa e antica d’America dedicata al cibo. A partire dalla doppia edizione 2018 e per le successive tre, Seeds&Chips sarà presente a Winter Fancy Food Show di San Francisco (gennaio 2019) e Summer Fancy Food Show di New York (giugno 2019).

  • L’Italia torna leader mondiale per la produzione di vino

    Dopo il testa a testa con la Francia degli ultimi anni, l’Italia è pronta a riconquistare il proprio primato. La vendemmia 2018 non lascerà dubbi: in Italia si produrranno 55,8 milioni di ettolitri (+21% rispetto al difficile 2017) e verrà così staccata in maniera decisa la Francia che, pur in recupero rispetto allo scorso anno, si fermerà a quota 46 milioni.

    Basti pensare che per trovare una produzione made in Italy superiore ai 55 milioni di ettolitri bisogna risalire al 1999.

    Il terzo paese in Europa sarà la Spagna, in crescita del 20%, che però non andrà oltre i 42 milioni. Distanziati gli altri produttori extra Ue per i quali ancora non sono noti i dati 2018 ma che nel 2017, secondo l’Oiv, hanno prodotto 23 milioni di ettolitri negli Usa, 13 in Australia e 12 in Argentina.

    Le stime di Assoenologi sulla vendemmia 2018 sono effettuate sulla base di un primo 15% di uve già in cantina che possono essere confermate solo se non ci saranno stravolgimenti nelle condizioni meteo di settembre e ottobre quando le operazioni di raccolta conosceranno il proprio momento clou.

    Il sostanziale rimbalzo produttivo rispetto al 2017 non può far passare in secondo piano le difficoltà che pur ci sono state perché dalla siccità e dal forte caldo del 2017 si è passati all’opposto con abbondanti piogge e fenomeni estremi durante l’estate appena trascorsa. Motivo per il quale ad Assoenologi non si sbilanciano sulla qualità che appare molto differenziata da regione a regione. D’altro canto le precipitazioni abbondanti hanno portato, sia in Italia che in Francia, a condizioni di umidità diffusa che hanno favorito il ritorno degli attacchi di parassiti, spingendo i viticoltori a massicci trattamenti in vigneto.

    “Difficoltà più complesse rispetto allo scorso anno – ha dichiarato Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi – perché è più semplice affrontare la siccità che l’eccesso di piogge e di umidità. Contro la prima si può infatti ricorrere all’irrigazione mentre contro le bombe d’acqua si può fare poco”.

    Anche nelle cantine, dopo la vendemmia, non ci sono molti margini per poter recuperare ai danni fatti in precedenza: “La tecnologia di certo ci aiuta – spiega Cotarella -. In annate come queste i possibili rimedi sono più alla portata per i vini bianchi che per i rossi. Perché con l’abbondanza di acqua e di umidità ad essere danneggiate sono le bucce degli acini che per i bianchi vengono eliminate prima delle fermentazioni mentre per i rossi restano l’elemento dal quale dipendono molte delle qualità organolettiche dei vini. Per i rossi quindi se la buccia è danneggiata è dura”.

    Tornando ai dati la leadership produttiva regionale dovrebbe tornare alla Puglia con 11,9 milioni di ettolitri, anche se l’ultima parte dell’estate è stata alquanto turbolenta con forti grandinate che hanno penalizzato i vigneti di Negramaro nel Salento.  Subito dopo ci dovrebbe essere il Veneto (con 10,1 milioni), ma in molte altre regioni si registra una crescita a doppia cifra. Si va infatti dal +35% di Lazio e Umbria al +30% dell’Emilia Romagna ai progressi di Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Campania, Puglia e Sardegna tutte con crescite superiori al 20%. Piogge e grandinate hanno invece penalizzato i raccolti in Sicilia dove non si andrà oltre un +8%.

    Alla crescita dei volumi di produzione deve ora seguire un rinnovato impegno sui mercati.

    A giugno, dopo mesi di stallo, il ministro delle Politiche agricole, Centinaio, ha finalmente sbloccato i finanziamenti Ue (circa 102 milioni di euro l’anno) per la promozione all’estero del vino rimasti incagliati da un’ondata di ricorsi amministrativi nella campagna 2016-17. Nelle settimane successive molte regioni hanno provveduto ad emanare i bandi per la presentazione dei progetti.

    “La priorità era far ripartire le iniziative – commenta Cotarella -. Resto convito che anche le altre problematiche sul tavolo verranno presto affrontate e risolte”.

     

  • Toghe&Teglie: le uova in Purgatorio

    Un saluto a tutti i lettori de Il Patto Sociale, sono Angela Laguaragnella, avvocato partenopeo del Gruppo Toghe&Teglie all’esordio in questa rubrica. Un po’ emozionata, sono stata scelta per una ricetta che è piaciuta molto per la sua velocità di preparazione, il sapore e il profumo degli ingredienti che ne fanno una pietanza completa da ogni punto di vista anche per il potere nutrizionale dell’uovo…a tacere del fatto che non è mia originale ma è tipica della tradizione napoletana!

    Il nome, curioso, trova origine nel fatto che il bianco dell’uovo in mezzo al rosso del pomodoro richiama alla mente la iconografia delle anime avvolte dalle fiamme: e uova infernali sarebbe stato un nome eccessivo per qualcosa di delizioso per il palato.

    Come sempre il segreto di un buon piatto, soprattutto di un piatto semplice sta negli ingredienti e quelli che servono in questo caso sono davvero fondamentali e non difficili da reperire: uova fresche, grandi, aglio, cipolla bianca, passata di pomodoro oppure datterini da sugo, basilico, sale leggermente aromatico e pepe profumato.

    Detto questo, la preparazione è davvero agevole: fate soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio fino alla sua doratura facendo attenzione che non scurisca troppo perché lascerebbe un retrogusto di bruciato; togliete l’aglio e inserite, facendola imbiondire una cipolla tritata molto fine: a questo punto aggiungete la passata o i pomodori tagliati a spicchi e fate cuocere a fuoco basso badando che il sugo si addensi al punto giusto: non troppo liquido, quindi.

    Con un cucchiaio di legno formate un cerchio al centro della padella (è preferibile usare delle pentole di coccio come in foto) scostando il sugo e versatevi un uovo mantenendo la fiamma bassa e, a piacimento, anche qualche cubetto di mozzarella.

    Quando il tuorlo tende a cuocere, spegnete la fiamma perché è preferibile lasciarlo morbido; salare,  pepare e guarnire con il basilico.

    Voilà, già fatto, visto? E ora a tavola con un piatto gustoso che potrete servire sia come piatto principale, in un pranzo leggero, ovviamente, sia come piatto di mezzo in un convivio più ricco.

    Buon appetito a tutti e…alla prossima!

  • Toghe&Teglie: gli involtini di tacchino

    Buongiorno e buon inizio di autunno a tutti i lettori da Aurora Bendotti, avvocato rodigino del Gruppo Toghe & Teglie detta Sunrise! Oggi vi propongo una preparazione che sembra perfetta per questo periodo: involtini di tacchino, facili e gustosi, da accompagnare con delle patatine novelle al forno e un calice di buon rosso non molto strutturato, a vostra scelta (ma anche un prosecco va benissimo).

    Questi gli ingredienti per circa otto porzioni:

    otto filetti di petto di tacchino, sale e pepe q.b., otto fette di formaggio (io uso spesso la provola affumicata, ma vengono buonissimi anche con dell’emmenthal), circa un etto e mezzo di prosciutto crudo di San Daniele, 100 grammi di pangrattato mescolato con salvia, timo e rosmarino che daranno un profumo straordinario al piatto.

    Preparazione:

    dopo aver battuto la carne rendendola molto sottile, spolverate le fettine con sale e pepe da entrambi i lati, adagiato su ciascun filetto una fetta di formaggio e un paio di prosciutto. Poi arrotolate i filetti  e fermateli con uno stecchino.

    Procuratevi una placca da forno, stendetevi la apposita carta bene oliata (oppure impiegate una pirofila, sempre oliandola adeguatamente) e stendetevi i rotolini: prima di iniziare la cottura, non dimenticatevi del composto di pangrattato e odori che andrà a ricoprire gli involtini e dovrà formare una crosticina croccante.

    Cottura con ventilazione a 180/200 gradi per 35-40 minuti (controllate sempre dalla finestrella il punto di rosolatura esterna) eventualmente dando un colpo con il grill prima di servire.

    Già fatto? Sì, già fatto: mangiare bene non significa preparare solo piatti complicati anche nel nome. I miei amici e Colleghi sono bravissimi anche in questo e li apprezzo ma l’importante resta sempre la qualità degli ingredienti e – come dice il nostro Antonello Fabrocile – cucinare con “ammore” perché la tavola si divide con coloro a cui si vuol bene.

    A presto e buon appetito!

  • Toghe&Teglie: Carbonara mare e monti

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Giuseppe Barreca, “L’Accademico del Baccalà” del Gruppo Toghe & Teglie, e torno su queste pagine  per rivelarvi che grazie a Gaetano Inserra, un amico togategliato che ha riattivato un pastificio storico di famiglia a Gragnano, ho riscoperto il piacere per la pasta, atteso che la sua è veramente buona, fatta a regola d’arte e, come dice Antonello Fabrocile, altro togategliato di razza, con “ammore”!

    Pertanto, vi propongo questo primo piatto sfizioso, ricco e appagante.

    Per quattro persone è necessario procurarsi otto gamberoni, tre calamari medio piccoli già puliti, 150 gr. di vongole veraci sgusciate, 200 gr. di funghi finferli, 200 di guanciale di maiale, tre tuorli d’uovo bio, 320 gr. di pennoni  di Gragnano, prezzemolo, aglio, qualche piccolo peperoncino intero, sale, pepe bianco, olio e vino bianco quanto basta.

    Iniziate con la preparazione dei funghi, pulendoli delicatamente con un foglio inumidito di carta assorbente da cucina per poi cuocerli in modo tradizionale: in una padella mettete dunque un po’ d’olio d’oliva, un spicchio d’aglio e un peperoncino.

    Una volta che questi ultimi avranno profumato l’olio, aggiungete i funghi facendoli saltare un minuto in questo leggero soffritto. Dopo di che  bagnateli con mezzo bicchiere di un buon vino bianco e fateli andare sul fuoco per dieci minuti (devono restare belli sodi, mi raccomando!).

    Mettete l’acqua per la pasta a bollire con poco sale, che andrà cotta al dente e intanto sbattete a parte i rossi d’uovo con sale e pepe.

    Nel frattempo, in una ampio wok, fate rosolare il guanciale sino a farlo diventare un po’ croccante e, a parte, tagliate a rondelle sottili  i calamari e staccate le teste dei gamberoni.

    Cotto il guanciale, toglietelo dal wok e nei succhi e zuccheri che avrà rilasciato cucinerete gli anelli di calamaro insieme alle vongole e alle teste dei gamberi che, dopo poco, avrete cura dapprima di schiacciare e poi asportare.

    A questo punto aggiungete di nuovo il guanciale, i funghi, una generosa dose di prezzemolo finemente tritato, una bella spolverata di pepe macinato al momento e i gamberoni. Appena questi ultimi diventeranno rosa, tirate su la pasta con una schiumarola, adagiandola nel wok e mescolandola delicatamente con il sughetto mare e monti.

    Poi, fuori dal fuoco, amalgamate il tutto versando a filo l’uovo sbattuto, sino a che non si formerà una soffice e liscia cremina.

    Quindi, impiattate la vostra carbonara mare e monti  e gustatevela  con un bel bicchiere di prosecco in tutto relax, assaporando ogni singolo boccone.

    Alla prossima!

  • Toghe&Teglie: le melanzane al gorgonzola

    Buongiorno cari e affezionati lettori, sono Manuel Sarno, penalista milanese e “Fundador” del Gruppo Toghe & Teglie, nemico storico dei cibi dietetici – nonostante mi mantenga in una dignitosa forma fisica – torno a voi con un piatto sperimentato poche settimane fa e che ha dato una meritata soddisfazione anche ai miei ospiti: le melanzane al gorgonzola che, come capirete, sono in imparentate con la parmigiana e, come tali, tanto appetitose quanto di laboriosa digestione.

    Pietanza, invero, di facile preparazione da proporre come secondo o anche come piatto di mezzo.

    Procuratevi delle melanzane di buone e analoghe dimensioni (la porzione può essere di mezza a testa, anche a seconda dell’impiego se come piatto principale o altro), tagliatele a metà in senso longitudinale e svuotatele della polpa lasciando una “parete” di una certa consistenza intorno alla buccia.

    Ora dividete in dadini la polpa e fatela “appassire” in una padella inaderente con un filo d’olio e dei pomodorini tagliati a metà, regolando di sale senza esagerare perché l’aggiunta successiva del formaggio aumenta la sapidità.

    Quando polpa e pomodorini – che diventeranno  parte del ripieno – saranno pronti (poco più che scottati), separate il tutto in una bacinella e nella medesima padella, in cui avrete lasciato parte dell’olio usato in precedenza, ponete le melanzane girate verso il fuoco dalla parte del taglio e lasciatele abbrustolire a fiamma bassa per alcuni minuti.

    Nel frattempo avrete portato il forno, ventilato, a 180/200 gradi; prendete le melanzane scottate sul gas e spalmate all’interno un primo strato sottile di gorgonzola dolce (è preferibile tirarlo fuori dal frigo per tempo e ammorbidirlo ulteriormente in una ciotola con un cucchiaio di legno prima dell’uso, formando una sorta di crema); successivamente amalgamate la “mousse” di gorgonzola con la polpa delle melanzane e i pomodorini e riempitene ognuna fino all’orlo, spolverate del pan grattato (se proprio volete, mixato con del parmigiano grattuggiato non molto stagionato) inseritele in una pirofila o una teglia e infornate.

    Per il finale regolatevi in base alla crosticina dorata che il pan grattato andrà a formare e la fusione del formaggio: generalmente basta una manciata di minuti, posto che sia le melanzane che il ripieno sono già state portate avanti nella cottura per cui è opportuno tenere d’occhio la preparazione dallo sportello del forno.

    Che ve ne pare? Più veloci di una parmigiana, in una certa misura più leggere per la mancanza del fritto, i sapori di base sono i medesimi: la verdura, il pomodoro e il formaggio, sebbene più saporito, e se piace la parmigiana apprezzerete anche questo più insolito suggerimento culinario.

    Un caro saluto a tutti, a presto su queste colonne!

  • Pensando ad Africa e Cina ‘Seeds&Chips’ annuncia l’edizione australiana del Summit

    Ancora una partnership internazionale per Seeds&Chips, The Global Food International Summit, che dopo aver annunciato la nuova sede a San Francisco, guarda ancora più lontano, e più precisamente all’Australia siglando un accordo con il Governo dello Stato di Victoria e Food + Wine Victoria, organizzazione no-profit che promuove il progresso dell’industria agroalimentare e vinicola dello Stato australiano attraverso iniziative e campagne annuali, tra queste, l’acclamato Melbourne Food & Wine Festival (MFWF).

    Nasce così Global Table, nuovo fulcro di idee, tavole rotonde, speech, dibattiti ed esposizioni in collaborazione con Seeds&Chips. L’evento, che si terrà a Melbourne a settembre 2019, rientrerà infatti nell’iniziativa Taste Victoria voluta dalle Autorità governative dello Stato di Victoria per supportare e promuovere a livello globale ricerca, sviluppo e innovazione nei settori Agriculture, Food e Beverage e favorire nuove opportunità di incontro e di business.

    Una partnership strategica quella tra Seeds&Chips e Food + Wine Victoria perché non solo mira alla realizzazione di un evento internazionale al cui centro ci sarà l’innovazione nell’agrifood ma sarà un punto di riferimento cruciale per l’Australia e tutto il sud est asiatico attraverso conferenze, dibattiti, forum, workshop, business meeting e premiazioni per parlare di cibo e innovazione a 360°. La scelta dell’Australia non è casuale perché, alla stregua degli Stati Uniti, è un partner fondamentale per il progresso del settore agroalimentare verso un food system globale sempre più sostenibile. Seeds& Chips può così permettere all’Italia di giocare un ruolo da protagonista nel mondo portando avanti l’eredità del messaggio di Expo2015 e offrire l’esperienza accumulata in quattro edizioni in cui non solo hanno portato la loro testimonianza personaggi di fama mondiale, quali l’ex Presidente Usa Barack Obama, il fondatore di Starbucks, Howard Schultz e John Kerry, 68° segretario di Stato americano, ma molti startupper della food innovation hanno fatto conoscere quanto la tecnologia e la ricerca nell’alimentazione e in tutto ciò che ruota attorno ad essa possa essere foriera di sostenibilità e capace di creare nuovi posti di lavoro. Ed è per questo che all’annuncio della nuova partnership potrebbero presto seguirne altri, di medesimo tenore internazionale, riguardanti Paesi strategici come Cina e Africa.

    “Siamo molto soddisfatti di annunciare la nostra presenza in Australia il prossimo anno – ha dichiarato Marco Gualtieri, presidente e fondatore Seeds&Chips. “Cibo, tecnologia, innovazione, giovani, sostenibilità, sicurezza alimentare, sono alcuni dei temi che declineremo nel corso del Summit e di cui saremo portavoce anche in questo Continente, ricco di opportunità, con una coscienza ambientale molto evoluta e una forte matrice di innovazione alle spalle. Sono quindi particolarmente grato al Governo dello Stato di Victoria, a Food + Wine Victoria, alla città di Melbourne e all’Australia per aver saputo e voluto raccogliere quanto da noi seminato in questi anni, riconoscendo l’importanza dei temi che portiamo avanti e l’enorme opportunità di sviluppo economico”.

    Secondo il Ministro dell’Agricoltura australiano, Jaala Pulford, l’attenzione che Seeds&Chips mostra per temi come cibo, tecnologia e innovazione  può essere fondamentale per permettere all’Australia di raggiungere l’ambizioso obiettivo di far crescere le proprie esportazioni agroalimentari a 20 miliardi di dollari entro il 2030.

  • Toghe&Teglie: il risotto all’imperiale

    Buongiorno a tutti i lettori, sono Roberto Trinchero, avvocato penalista di Torino noto nel Gruppo Toghe & Teglie come “il Presidente” per la mia carica nella Camera Penale del Piemonte. Da buon piemontese ho una inclinazione a realizzare risotti e se è vero che la pasta con gli scampi e/o i gamberi viene chiamata “all’imperiale” quello che vi propongo oggi sarà un riso all’imperiale, piatto decisamente più “sabaudo” con alcune interessanti varianti.

    Ricetta di effetto ma anche semplice. Di base parliamo di un normale risotto di gamberi che ognuno può preparare secondo le modalità preferite (dipende se si ha tempo per preparare anche un fumetto di pesce). Procuratevi dei gamberi in quantità misurata su appetito e numero dei commensali (ma almeno quattro o cinque ciascuno ci vanno), sgusciateli e preparate un soffritto di aglio nel quale farete saltare per qualche minuto le teste.

    Successivamente, toglietele, schiacciatele e utilizzare in seguito solo il loro contenuto per dare sapore, e fate passare in padella i gamberi, a loro volta sgusciati,  appena due minuti.

    Togliete anche i gamberi, mettendoli da parte per unirli al risotto quasi a fine cottura.

    A parte, e precedentemente, magari la sera prima, pulite bene le code degli scampi battendole su un tagliere per farle diventare una sorta di piccola mattonella e li avrete messi in freezer avvolti uno ad uno i un foglietto di domopack.

    Al momento della preparazione finale, togliete gli scampi dal freezer verso metà cottura del risotto affinché siano freddi, solidi ma non congelati.

    Verso fine cottura del risotto – che avrete preparato utilizzando il soffritto iniziale insaporito dai gamberi e sfumando con un po’ di vino bianco – aggiungete le code e il composto ricavato dalle teste facendo amalgamare bene. Attenzione sempre a non eccedere con la cottura del pesce che, altrimenti, si disidrata troppo e diventa legnoso.

    In ultimo, impiattate il risotto ponendovi sopra uno o due scampi “a carpaccio”, le piccole e sottili mattonelle estratte dal freezer e  un filo di olio evo a crudo.

    Giusto il tempo di servire a tavola e gli scampi a mattonella si riscaldano e si sciolgono lentamente per il calore del risotto.

    Caldo e freddo, cotto e crudo: un  mix interessante e, assicuro, molto appetitoso.

    Fatemi sapere…ma sono abbastanza certo che questo sarà un piatto che replicherete spesso dopo averlo assaggiato una prima volta.

    Alla prossima!

  • Ue, Trump, Made in: la tutela alternata

    Mentre il mondo economico internazionale e soprattutto nazionale si interroga sugli scenari futuri come digitalizzazione o settore terziario avanzato, la trattativa commerciale che vede contrapposti Stati Uniti e Unione Europea potrebbe trovare una interessante soluzione partendo dalla carne, cioè da un prodotto espressione del settore primario.

    Nel terzo millennio infatti è ancora la carne il primo argomento o, meglio, il primo fattore economico attraverso il quale il neo presidente Donald Trump dichiarò, giustamente, di voler riequilibrare gli scambi commerciali tra gli Stati Uniti e l’Europa. Ad una ferrea opposizione dell’Europa, giustificata dalla presenza di ormoni negli allevamenti statunitensi, il presidente statunitense avviò una politica di forte avversione nei confronti del blocco europeo all’importazione della carne Made in Usa, minacciando di introdurre dazi sui principali flussi commerciale provenienti dall’Unione Europea.

    Contemporaneamente però, nell’ottobre 2017, l’Unione introdusse (sua sponte) i dazi tra il 23-43% sull’alluminio e l’acciaio cinese. Una scelta strategica che si ripeté nel marzo del 2018 con l’introduzione di dazi sulle importazioni di pneumatici cinesi.

    Viceversa, quando gli Stati Uniti, avviando una politica di forte rinegoziazione nei confronti dei flussi commerciali anche con la Cina, introdussero i dazi, sempre sull’alluminio e sull’acciaio cinesi (esattamente come la Ue), l’Unione stessa gridò “all’attentato al libero mercato” dimostrando una doppiezza valoriale francamente imbarazzante. Pur avendo connotazioni differenti, la trattativa o, meglio, il contrasto tra Stati Uniti e Cina, caratterizzato in buona parte da prodotti ad alto contenuto tecnologico, si sviluppò e si mantiene più o meno con medesime scelte strategiche.

    Nel frattempo l’Unione Europea, grazie alla politica del presidente Trump, ha ottenuto una riduzione dei dazi sull’importazione di auto da parte della Cina dal 25 al 15%. Un obiettivo che la stessa Unione non si sognava di porsi neppure tra quelli più avveniristici. Contemporaneamente, per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, Donald Trump continuò a minacciare di introdurre i dazi sulle importazioni ampliando recentemente la possibilità di questa opzione anche alle importazioni di auto europee.

    Come d’incanto, ecco l’Unione Europea proporre agli Stati Uniti la possibilità di importare 45.000 tonnellate di carne Made in Usa purché priva di estrogeni. Una quota aggiuntiva in quanto precedentemente comprendeva quella consentita alle carni neozelandesi ed argentine.

    Emergono quindi evidenti due considerazioni.

    Quando ad essere minacciati di nuovi dazi dagli Stati Uniti sui flussi commerciali sono i prodotti delle filiere del tessile-abbigliamento o del settore agroalimentare (in buona parte quindi espressione del made in Italy) l’Unione Europea ha mantenuto la posizione senza cercare neppure un punto d’accordo ed addirittura minacciando ritorsioni a sua volta. Ora che a venire minacciata è l’esportazione delle automobili europee, delle quali i gruppi Mercedes, Volkswagen e  BMW  rappresentano la quasi totalità dei flussi commerciali per ogni segmento di auto, in particolare nella fascia Premium, improvvisamente nell’Unione Europea si elabora una nuova strategia con l’obiettivo evidente di salvaguardare i legittimi interessi dell’industria tedesca ed in particolare automobilistica.

    La prima considerazione evidente è rappresentata dal fatto che in Europa le ragioni economiche della Germania rappresentano la ragione e le motivazioni che influenzano, se non addirittura determinano, la politica commerciale, come quella estera, dell’Unione Europea stessa.

    In altre parole la Germania, per merito proprio ma soprattutto per demerito degli altri paesi europei tra i quali l’Italia, riesce ad imporre i propri interessi attraverso politiche e soprattutto funzionari europei e politici di livello che rendono ridicoli tutti gli altri componenti, anche il Parlamento Europeo, ed in particolare quelli italiani.

    Ancora una volta quindi emerge l’inconsistenza assoluta della classe politica italiana in Europa che occupa  senza competenze delle posizioni chiave che dovrebbero invece essere utilizzate per la tutela degli interessi italiani. Infatti, di fronte a questa ennesima prova di forza della Germania e dell’industria tedesca, in particolare automobilistica, come non ricordare il voto favorevole dei parlamentari europei italiani all’importazione di olio tunisino come sostegno alla democrazia di paese nordafricano? Una decisione tanto scellerata da mettere ulteriormente in ginocchio le colture dell’olio italiano, già in forte difficoltà per il caso xylella, dimostrando, ancora una volta, lo spessore culturale ridicolo di una classe che si considera internazionale solo perché tutela l’interesse di altre nazioni a discapito della propria.

    Tutto questo è la logica conseguenza della inettitudine, come della incompetenza, dei parlamentari e dei funzionari europei italiani nel valorizzare le prerogative e le aspettative di crescita economica del nostro Paese.

    In secondo luogo, ed arriviamo alla seconda ed ultima considerazione, questa offerta relativa alle nuove importazione di carne proposta dalla Unione Europea dimostra ancora una volta la capacità negoziale come strategia vincente del presidente Trump e ridicolizza, ancora una volta, le professionalità poste in campo dall’Unione stessa ed in particolare italiane.

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