alcolici

  • Più multe per i guidatori che usano droghe illegali

    In aumento nel 2018 le multe per i guidatori sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (5.404, +2,2% sul 2017) e in calo quelle per guida in stato di ebbrezza alcolica (39.209, -5,5%). Come riporta ADUC – Notiziario Droghe, a rivelarlo è il Rapporto Aci-Istat sugli incidenti stradali. Dai dati della Polizia Stradale emerge anche quest’anno che a essere multati per guida in stato di ebbrezza sono soprattutto i giovani conducenti di autovetture (tra 25 e 32 anni) nella fascia oraria notturna, fascia durante la quale è stato elevato circa l’80% delle sanzioni. Emerge inoltre che gli italiani sono diventati un po’ più attenti nel parlare al telefono mentre si trovano alla guida: l’infrazione per l’uso improprio dei cellulari, pur restando tra quelle più frequenti, diminuisce mediamente del 6%, forse anche grazie al diffondersi di veicoli dotati di Bluetooth.
    Il Rapporto evidenzia che anche nel 2018 le tre principali cause degli incidenti sono la distrazione, la mancata precedenza e la velocità elevata. Agosto è il mese più pericoloso per il numero di incidenti gravi in tutti gli ambiti stradali (2,7 morti ogni 100 incidenti). Giugno e luglio quelli con più incidenti nel complesso, rispettivamente 16.755 e 16.856. Gennaio e febbraio, viceversa, i mesi con il minor numero di incidenti, febbraio anche con il minor numero di morti. Di notte (tra le 22 e le 6 del mattino) e nelle ore di buio aumentano sia l’indice di mortalità che quello di lesività (rispettivamente morti e feriti ogni 100 incidenti).

  • L’Italia è prima nella Ue per export di vino, gli italiani sono penultimi per consumi etilici

    Dai dati Eurostat relativi al 2017 emerge che le famiglie italiane sono le penultime in Europa, a pari merito con quelle greche, per la spesa destinata agli alcolici (0,9% contro lo 0,8% delle famiglie spagnole, che sono il fantino di coda europeo), mentre quelle che spendono di più in consumi di bevande alcoliche sono quelle di Estonia (prima con 5,2%), Lettonia (4,9%) e Lituania (4%), e poi, a seguire, di Polonia (3,5%), Repubblica ceca (3,3%) e Ungheria (3%). I tedeschi si situano nella parte bassa della classifica, vicino agli italiani, con 1,4% insieme ad austriaci e portoghesi. I francesi, invece, sono in posizione intermedia, con 1,8%. 

    La spesa delle famiglie d’Italia è rimasta invariata nell’arco dell’ultimo decennio (0,9% anche nel 2007), sostanzialmente in linea con la media Ue che ha visto solo un leggerissimo aumento dello 0,1%, dall’1,5% all’1,6%. Grecia e Spagna hanno anche loro registrato una crescita simile (rispettivamente +0,2% e +0,1%). Ugualmente stabile la spesa dei tedeschi, mentre i francesi marcano un +0,2%. I Paesi che nell’arco degli ultimi dieci anni hanno segnato gli aumenti maggiori sono la Romania (+0,4%, da 2,3% a 2,7%) e il Portogallo (+0,3%, da 1,1% a 1,4%). Al contrario, c’è stato un netto calo di spesa in alcolici per le famiglie bulgare (-1,3%, da 3% da 1,7%), lituane (-0,7%, da 4,7% a 4%) e finlandesi (-0,5%, da 3,3% a 2,8%). Nel complesso, nel 2017 gli europei hanno ‘investito’ in media l’1,6% della loro spesa per i consumi in alcolici, per un totale di oltre 310 miliardi di euro equivalenti allo 0,9% del pil Ue e a oltre 300 euro per abitante. Queste cifre non includono, però, le bevande alcoliche consumate in ristoranti e hotel.

    Sul fronte della produzione di vino, ancora Eurostat rileva che l’Italia è il primo Paese esportatore dell’Ue di vino con le ‘bollicine’: nel 2017, grazie in particolare a Prosecco e Asti spumante, sono stati raggiunti i 367 milioni di litri di vino frizzante italiano esportato, pari quasi alla metà (45%) dell’export totale dei 28 Paesi dell’Unione. In seconda posizione ma distaccata di quasi la metà arriva la Francia, dove a farla da padrone è lo Champagne, con 184 milioni di litri pari al 23% delle esportazioni europee. E terza, quasi a pari merito, c’è la Spagna, grazie al Cava, con 183 milioni di litri pari sempre circa al 23%. A distanza seguono poi la Germania (31 milioni di litri, 4%) e la Lettonia (10 milioni di litri, 1%). Insieme, quindi, Italia, Francia e Spagna costituiscono il 91% dell’export di vino frizzante prodotto nell’Ue. Il principale destinatario delle bottiglie con le ‘bolle’ al di fuori del mercato europeo sono gli Stati Uniti, che l’anno scorso hanno acquistato 127 milioni di litri di vino frizzante sui 315 milioni complessivi esportati extra-Ue, pari quindi al 40%. Seguono, ma con quantità decisamente inferiori, la Russia (32 milioni di litri, pari al 10%), il Giappone (26 milioni, 8%), la Svizzera (20 milioni, 6%), il Canada (14 milioni, 4%) e l’Australia (13 milioni, circa 4%). Anche se marginali (7,4 milioni complessivi di litri), le importazioni di ‘bollicine’ in Europa arrivano principalmente da Australia e Sudafrica (rispettivamente 1,9 milioni pari al 25%, e 1,7 milioni pari al 23%), che insieme costituiscono la metà dell’import. A seguire, altro vino frizzante arriva dal Cile (1,1 milioni di litri, 15%), Nuova Zelanda (0,6 milioni, 8%), poi Argentina, Usa e Moldavia (ognuno 0,4 milioni, 5%).

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