Banca

  • In attesa di Giustizia: Perry Mason e il cliente povero

    Non è propriamente una novità: nell’ultimo decennio la Banca d’Italia ha offerto un contributo tecnico essenziale alle indagini di natura economico – finanziaria distaccando alla Procura di Milano cinque dipendenti ed un funzionario che hanno realizzato per i P.M. alcune centinaia di consulenze. Gratuitamente. Nei  giorni scorsi, questo genere di collaborazione è stato formalizzato con la firma di un Protocollo d’Intesa tra la Procura della Repubblica di Milano e Bankitalia.

    In sostanza, esperti della Banca d’Italia e Magistrati indagheranno fianco a fianco scambiandosi informazioni e istituendo così una sorta di nucleo di polizia giudiziaria ad altissima specializzazione: il primo in una sede giudiziaria.

    Questa collaborazione, ormai decennale, con la sigla del protocollo si trasforma in un vero e proprio ufficio distaccato della Banca d’Italia all’interno della Procura, ove i dipendenti -ovviamente- dovranno essere soggetti qualificati.

    Sembra una buona notizia, ma forse non lo è se si considera innanzitutto il fatto che i soggetti che supporteranno i Pubblici Ministeri, anche in inchieste autonome rispetto alla Banca d’Italia, di quest’ultima potranno utilizzare dati e informazioni e alla medesima potranno, eventualmente, riversare ciò che è stato accertato.

    Ebbene,  secondo il codice etico di Bankitalia i dipendenti devono improntare la loro opera ad indipendenza e imparzialità e viene da chiedersi se alla luce di tali principi una collaborazione, in pianta stabile con la Procura, pur apprezzabile per altri versi perché è corretto avvalersi di esperti in materia, possa minare questi stessi principi, creando condizionamenti e divulgazioni di notizie riservate in possesso della Banca.

    Ma c’è un altro profilo su cui ragionare: il possibile ulteriore sbilanciamento del rapporto tra accusa e difesa laddove la prima è in grado di mettere in campo, a costo zero (o a carico dello Stato) “artiglieria pesante” nelle indagini mentre la seconda deve fare i conti con il portafoglio dei propri assistiti che non sempre consentono di ingaggiare consulenti e periti di chiara fama o di ingaggiarli del tutto.

    Non sembra corretto che l’esito dei processi possa essere condizionato da uno sbilanciamento fra le parti processuali che si pone in contrasto con i principii dell’art. 111 della Costituzione: dunque, se non sarebbe corretto neppure depotenziare la Procura è necessario trovare un rimedio affinché la difesa, anche del “cliente povero” si possa battere ad armi pari.

    Gli americani, il cui sistema giudiziario – ancorché si tenda ad emularlo – presta il fianco a non poche critiche, dicono che è meglio essere ricchi, bianchi e colpevoli che neri, poveri e innocenti: un corollario al processo che sarebbe preferibile non dover trasferire al nostro dove l’attesa di Giustizia è già legata a sin troppe variabili senza che debbano essere ulteriormente divaricate le distanze tra le parti.

  • L’inflazione desiderata

    L’annuncio del prossimo quantitative easing alla fine del proprio mandato rappresenta la migliore eredità del presidente della BCE Mario Draghi per legare e condizionare i primi mesi di attività del nuovo presidente Christine Lagarde. Sono invece piuttosto incerti gli obbiettivi e i possibili risultati  della seconda iniezione di liquidità voluta dalla BCE.

    Dal 2015 ad oggi il quantitative easing ha rappresentato sostanzialmente “una sospensione dalla realtà” nella valutazione della sostenibilità del rapporto debito pubblico PIL e la spesa pubblica (in continua progressione) della quale hanno beneficiato soprattutto i governi Renzi e Gentiloni. Questi, infatti, pur usufruendo di continue diminuzioni dello spread, con la conseguente riduzione dei tassi di interesse che hanno presentato una condizione unica dal dopoguerra ad oggi  per la riduzione del debito, hanno continuato, invece, ad aumentare la spesa pubblica in modo dissennato. Ne è prova il fatto che la  crescita del PIL dal 2015 al 2018 è sempre percentualmente inferiore alla crescita del debito e al tasso d’inflazione il cui  differenziale si è manifestato attraverso una riduzione del potere d’acquisto e, di  conseguenza, dei consumi.

    Tornando all’attualità del 2019 e al governo Conte, la Confesercenti ha rilevato come verranno meno  durante l’anno in corso oltre  un miliardo di consumi con una diminuzione del -0,4%, mantenendo quindi lo stato di deflazione. Questo secondo quantitative easing, tuttavia, si pone l’obiettivo di aumentare l’inflazione da sempre desiderato al  2% che rappresenta un livello auspicabile, ma solo e quando questa risulti essere espressione di un aumento della domanda.

    Nonostante ciò si ricerca ancora una volta questa inflazione da parte della BCE (il cui ruolo istituzionale sarebbe quello di combatterla) perché alleggerirebbe il rapporto debito/PIL nel breve periodo grazie ad una crescita nominale del PIL stesso. Una visione esclusivamente monetaristica e utilitaristica e di brevissimo respiro in quanto ad ogni rinegoziazione del debito l’inflazione verrebbe trasferita anche ai costi del servizio al debito stesso. In più questa tipologia di politica monetaria finalizzata all’aumento della semplice liquidità presenta una gravissima mancanza di valutazione relativa alla nuova strutturazione del mercato globale anche sotto il profilo finanziario. Nel mondo globale le politiche monetarie anche se continentali (BCE) sortiscono un brevissimo effetto e per altro molto limitato ma l’eccesso di liquidità porta una depatrimonializzazione degli stessi risparmi privati  (https://www.ilpattosociale.it/2019/07/17/la-politica-monetaria-e-la-depatrimonializzazione-del-risparmio/).

    A questo si aggiunga come lo stesso aumento dell’inflazione da troppi anni sia espressione in Italia del semplice aumento della pressione fiscale e delle accise (come non ricordare la favorevole posizione all’aumento  dell’IVA finalizzata alla crescita dell’inflazione della ex ministro Padoan). A questa infrazione interna legata alla pressione fiscale si aggiunga quella perversa d’importazione legata alle quotazioni delle materie prime, in particolare del petrolio e  suoi derivati. Nel 2013 ebbi l’ardire di scrivere come il mondo sarebbe cambiato quando gli Stati Uniti avrebbero raggiunto l’indipendenza energetica.

    Da allora ad oggi gli Stati Uniti sono passati da primo importatore di petrolio a rappresentare il primo produttore ed esportatore di petrolio grazie agli investimenti dello Shale oil e shale gas.

    L’alleanza stretta successivamente con l’Arabia Saudita (prima nazione per riserve petrolifere) e con la Russia ha posto le condizioni internazionali perché la quotazione del petrolio si mantenga tra i 60 e i 70 dollari. Una forchetta di quotazione che garantisca alle aziende estrattive statunitensi una buona redditività  e non risulti penalizzante per i consumatori e le imprese. In questo modo risulta neutralizzato il potere dell’Opec che con il  continuo aumento dei prezzi del petrolio per anni ha rappresentato il cappio al collo alle imprese italiane e dello sviluppo mondiale.

    All’interno di un mercato globale nel quale la concorrenza determina un forte livellamento sia del prezzo al consumo quanto dei margini aziendali la politica monetaria consentirebbe di raggiungere un aumento dell’inflazione e di un miglioramento del rapporto debito/Pil della durata massima di sei  mesi. In questo modo viene evitato il problema di affrontare i veri nodi della mancanza di una crescita e di conseguenza di un reale aumento dell’inflazione da domanda la quale può essere ottenuta attraverso una riconversione della spesa pubblica ed un progressivo abbassamento delle aliquote fiscali  e della loro progressività.

    In altre parole, l’ottima eredità lasciata dal presidente Mario Draghi attraverso l’annuncio del prossimo quantitative easing di cui beneficeranno i governi in carica lascerà invariata la dinamica dei problemi italiani che vengono determinati essenzialmente da due fattori responsabili della stagnazione italiana: la spesa pubblica, con la sua costante e progressiva crescita di quella improduttiva, e la gestione del credito, cioè il sistema bancario che da anni ha abbandonato la propria missione istituzionale.

    In un simile contesto la “sospensione dalla realtà” nella valutazione dei parametri fondamentali dell’economia italiana che il Q.E. ci regala per un altro periodo potrebbe dimostrarsi il colpo finale alla nostra credibilità.

  • Accordo del Consiglio europeo sulle nomine

    Nel tardo pomeriggio di ieri l’accordo sulle nomine in seno al Consiglio europeo è stato faticosamente e felicemente raggiunto. Faticosamente, perché in fasi successive, sono state eliminate due candidature di “spitzencandidaten”, il democratico cristiano bavarese del PPE, Manfred Weber, e il socialista olandese Frans Timmermans. Ad entrambi i candidati erano collegate candidature per la presidenza del Consiglio europeo e per la banca Centrale europea, che erano state annullate a seguito della scomparsa delle due candidature di punta. Era stata chiusa inoltre la sessione del 30 giugno senza risultati. Felicemente perché, con le nuove candidature, il risultato è stato a portata di mano ed approvato dal Consiglio europeo. Ecco le nuove nomine:

    1. Ursula von der Leyen, attuale ministro tedesco della Difesa, alla presidenza della Commissione europea, al posto di Jean-Claude Juncker.
    2. Christine Lagarde, attuale direttore generale del Fondo Monetario internazionale, alla Banca Centrale europea, al posto di Mario Draghi.
    3. Josef Borrell, attuale ministro socialista per la Affari europei nel governo Spagnolo ed ex presidente del Parlamento europeo, è stato indicato come Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza, in sostituzione dell’italiana Federica Mogherini.
    4. Charles Michel, Primo ministro del Belgio, liberale, alla presidenza del Consiglio europeo, al posto del polacco Donald Tusk.

    Nella mattinata di oggi il Parlamento europeo ha eletto alla sua presidenza il socialista italiano David Sassoli, in sostituzione di Antonio Tajani. Tutto fatto, dunque? No, bisognerà aspettare che il Parlamento voti per l’approvazione della nomina della presidente della Commissione e per i Commissari. Non è vero che la Commissione – come affermano ad alta voce gli euroscettici nostrani – sia una istituzione antidemocratica perché composta da burocrati non eletti. A votarla in secondo grado sono i rappresentanti di più di mezzo miliardo di cittadini europei che sono stati eletti in primo grado nelle elezioni europee del 26 maggio scorso. Il Parlamento può votare contro certi candidati proposti, come è successo all’on. Rocco Buttiglione nel 2004. Allora il presidente del Parlamento europeo era Josef Borrell, lo spagnolo oggi indicato come Alto Rappresentante per la politica estera. La scelta di due donne per incarichi così prestigiosi ci fa bene sperare. La loro esperienza politica e la qualità del lavoro svolto fino ad ora ci rassicurano sul loro equilibrio e sul loro rifiuto per i giochi di corrente o della politica “politicante”. Chi sembra aver perduto peso in tutto questo lungo negoziato è il gruppo del PPE, il cui presidente è stato respinto come candidato alla presidenza della Commissione e come presidente del Parlamento europeo, al quale sembrava destinato dopo la prima fase dei negoziati. La Germania ha avuto in eredità la presidenza della Commissione, ma ha perso la BCE, alla quale da due anni sembrava fosse destinato il presidente della Bundesbank. Bisognerà vedere se alla presidenza del gruppo del PPE rimarrà Weber, o se sarà sostituito. Il gruppo nel suo insieme lo ha sostenuto nel corso dei negoziati, ma è stato un sostegno che non è servito a nulla. La Francia di Macron, alla fine, ha avuto partita vinta contro il principio dei “candidati di punta”, ma ha perso l’efficacia dell’esperienza di Michel Barnier, il capo negoziatore dell’UE per la Brexit. Dell’Italia è meglio non parlare. Dei tre posti di grande prestigio da noi detenuti nella legislatura appena terminata, ne è rimasto uno solo, quello della presidenza del Parlamento europeo. Ma il merito spetta al gruppo socialista europeo e non al governo italiano. Noi avremo, a detta di Tusk, una vicepresidenza della Commissione europea da lui perorata con insistenza, Ma per averne conferma bisognerà attendere le nomine dei Commissari. Così come attendiamo che il nostro governo proponga il nome del commissario che dovrà rappresentarci. Speriamo che tra una litigata e l’altra trovi il tempo di presentarlo in tempo utile, e non in prorogatio, come siamo abituati a chiedere.

  • In attesa di Giustizia: una voce fuori dal coro

    Alzi la mano chi non si aspettava, su questo numero, un articolo sulla vicenda della Sea Watch e della Capitana Rackete. Invece, no: oggi la voce di questa rubrica è assolutamente fuori dal coro e trattiamo di una vicenda che ha avuto sicuramente attenzione ma non il medesimo clamore mediatico, quella dell’inizio del processo ai vertici della Banca Popolare di Vicenza.

    E’ necessaria una premessa: il Presidente del Collegio chiamato a giudicare, Lorenzo Miazzi, ha chiesto di astenersi ed è stato sostituito da altro magistrato; il nostro codice di procedura penale contiene taluni istituti – incompatibilità, astensione e ricusazione – che hanno lo scopo di assicurare l’imparzialità del  Giudice quando vi siano motivi di opportunità o veri e propri impedimenti di diversa natura a che svolga le sue funzioni in un determinato processo o nei confronti di taluni imputati.

    Assai meno della tormentata navigazione della Sea Watch, ma anche questa notizia, soprattutto nella zona direttamente interessata, ha avuto clamore alimentando considerazioni di ogni tipo, risvegliando i teorici del complotto e dietrologi di ogni sorta: come spesso avviene i processi penali diventano occasione di scontro e conflitto, anche politico, in cui si contrappongono – dall’una parte e dall’altra – tesi umorali, basate su impressioni, in genere assolutamente atecniche, sovente prive di conoscenza approfondita degli atti e delle regole del processo.

    Il processo penale, nonostante la abituale trasposizione in improvvisate tribune televisive non è messinscena  in cui ognuno può dare aria alla bocca esprimendo – senza fondamento – la propria opinione: il processo vive – a tutela di chi vi è sottoposto – di regole ferree e come tali da conoscere.

    Dunque, o le si conosce, o forse sarebbe meglio evitare commenti e prese di posizione su singoli processi, tanto più che spesso sono in gioco beni fondamentali: la scelta meditata di un Magistrato di non occuparsi di una certa vicenda giudiziaria deve essere accolta come indice di equilibrio e correttezza senza scatenare l’arena dei tuttologi ad ipotizzare chissà quali scenari volti a preordinare una denegata giustizia.

    Un ulteriore spunto critico riguarda le aspettative che i cittadini nutrono rispetto al processo in generale: quest’ultimo non ha la funzione di prevenire i crimini, tutelare le persone offese o rispondere alla fame – spesso insaziabile – di giustizia (o addirittura di vendetta) della collettività ma quello di verificare, nel rispetto di regole prestabilite, se una determinata persona abbia commesso un reato. E, in tal caso, irrogargli la pena prevista dalla legge.

    Questo è il perimetro del processo ed al suo interno ci si deve muovere senza travalicarne i confini: fuori da questo perimetro vi è soltanto pericolosa propaganda politica, alimentata da prese di posizione opportunistiche e populistiche, che spesso solleticano il consenso popolare invocando processi sommari e pene esemplari, confondendo l’attesa di giustizia con ansia ed aspettativa di una condanna purchessia.

    Benjamin Constant scriveva che per quanto imperfette siano le forme, esse hanno il potere di proteggere: sono le nemiche giurate della tirannide popolare o di altra specie.

  • Al presidente della Banca di Piacenza Sforza Fogliani il Premio ‘Cuore d’Oro’ 2019

    L’edizione 2019 del Premio ‘Cuore d’Oro’, istituito nel 2001 dall’associazione La Mietitrebbia guidata dal cav. Antonio Marchini, farà tappa a Niviano (PC) il prossimo 10 maggio quando, durante una serata conviviale, il prestigioso riconoscimento verrà assegnato al Presidente della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani. L’istituto piacentino, infatti, da tempo si sta distinguendo per la sua particolare vicinanza alle esigenze dei cittadini del territorio e per l’organizzazione di attività e iniziative legate anche al mondo della culturale e del sociale.

  • 1936/2019: assalto alla Banca d’Italia e default culturale

    La furbizia italiana rappresenta un fattore di dileggio per quanto riguarda i commentatori esteri, risulta offensiva ed insopportabile per chi lavora onestamente e rispettando le regole. La furbizia, infatti, non si manifesta come espressione di intelligenza ma viene giustamente associata ad una mancanza di  rispetto e ad una impreparazione generale. Questa allora esprime semplicemente la capacità di raggiungere gli obiettivi (spesso anche se non sempre legittimi) attraverso sotterfugi e vie di comodo. Quando, invece, questa furbizia che generalmente viene attribuita ai livelli culturali inferiori di popolazione diventa espressione della classe politica allora tutti i commenti irridenti nei confronti dell’Italia trovano una nuova base di appoggio.

    Dopo il ridicolo tentativo  legato alla possibilità di utilizzare le riserve auree della Banca d’Italia (espressione della “intelligentia” leghista) ora, con la medesima impreparazione ed  incompetenza, si pensa di nazionalizzare la Banca d’Italia stessa con il medesimo obiettivo, cioè poter ottenere la disponibilità delle 2.451 tonnellate d’oro (https://www.ilpattosociale.it/2019/02/18/dalla-finanza-creativa-a-quella-infantile/).

    In altre parole questa comica proposta politica di “economisti cresciuti al Monopoli” prevedrebbe l’acquisizione della attuali quote della Banca d’Italia in mano ora ad Istituti bancari, assicurazioni e fondi di investimento da parte del Mise. Ignorando gli autori di questa folle proposta, che rispondono al nome di Fratelli d’Italia, come dal 29 marzo 2019 la Banca dei Regolamenti internazionali di Basilea reintegri il principio della Gold Standard nel mondo bancario.

    In altre parole si avvia un processo di rimonetizzazione delle riserve auree, quindi verso una “gold Remonetization“, decretando una forte e decisa inversione di tendenza rispetto alla decisione del 15 agosto 1971 del presidente Nixon.

    In altre parole il sistema bancario riesce ad ottenere nuove risorse finanziarie dalla monetizzazione delle riserve auree che verranno inserite nei bilanci.

    Contemporaneamente emerge evidente la preoccupazione relativa alla sostenibilità per i bilanci degli Istituti bancari in relazione all’accumularsi di titoli del debito sovrano. Questa decisione della BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea) si potrebbe definire storica ed anticiclica ed avviene nel pieno disinteresse e probabilmente anche nella assoluta ignoranza di tutti i brillanti esponenti governativi come dei novelli economisti che propongono di rilevare le quote di Banca d’Italia.

    Questa “nazionalizzazione”, assolutamente intempestiva e finalizzata semplicemente all’acquisizione di risorse da utilizzare per riequilibrare temporalmente il bilancio dello Stato, avverrebbe con le acquisizioni delle quote ora in mano di soggetti privati e raggiungerebbe un valore nominale delle quote della Banca d’Italia al 1936. Quindi da un valore attuale complessivo delle quote di circa 7 miliardi e mezzo si tornerebbe alla valutazione di 300 milioni di lire del 1936 , un valore di poco superiore ai 153.936 euro!

    La differenza tra il valore attuale inserito nei bilanci degli investitori (si  ricorda istituti bancari,  Assicurazioni e  fondi privati, in tutto centoventiquattro  [124!] investitori) e la proposta di acquisto “aggiornata” ad un valore del 1936 risulta prevedere una differenza di soli 7.499.846.063 euro: se non è furbizia spiccia questa! Una proposta economicamente impresentabile che ha ovviamente ottenuto l’appoggio dei 5 Stelle, confermando la loro assoluta incompetenza che già in matrimonio con la Lega aveva dimostrato prima con la volontà di utilizzare le riserve auree della banca stessa.

    Anche se questa ‘ideona’ rappresenta un assolutamente legittimo diritto di una coalizione di partiti tuttavia risulta insultante e demoralizzante e al tempo stesso conferma ancora una volta come il default culturale espresso dal ceto governativo unito alla furbizia popolana rappresenti un mix devastante per la nostra credibilità all’estero.

    Paradossale poi che questo “pseudo sovranismo di borgata“, espressione del default culturale che investe il nostro Paese da decenni, assuma sempre più i caratteri di un regime Socialista nel quale gli enti espressione della stessa indipendenza democratica vengano posti all’interno del controllo statale ma soprattutto politico. Esattamente come è già avvenuto per il Coni in aperta contraddizione con i principi del Cio (Comitato Olimpico Internazionale). La sintesi di ignoranza strutturale unita alla ricerca di  furbizie come di sotterfugi evidenziano il livello culturale della  classe politica italiana attualmente al governo a causa della  quale rappresentiamo sempre più, ed ora a pieno titolo, la barzelletta europea. Un mix devastante da risultare imbarazzante anche solo commentarlo.

  • La Banca di Piacenza indice il Premio Battaglia per gli studenti universitari

    La Banca di Piacenza, per onorare la memoria dell’avv. FRANCESCO BATTAGLIA, già tra i fondatori e presidente della Banca, ha istituito – al fine di approfondire e valorizzare gli studi svolti localmente – un premio annuale di € 3.000.
    Il Premio verrà assegnato il 6 settembre 2019, trentatreesimo anniversario della scomparsa dell’avv. Francesco Battaglia, ad uno studente universitario che per la profondità e l’acutezza del suo lavoro di ricerca originale, compiuta al fine della partecipazione al Premio, abbia portato un valido contributo all’illustrazione e/o all’approfondimento del seguente argomento:
    “Salita al Pordenone, un evento promosso dalla banca locale che non ha goduto di contributi né pubblici né della comunità”.
    Possono partecipare al concorso tutti gli studenti iscritti presso una delle sedi universitarie dell’Emilia Romagna, della Liguria o della Lombardia che, entro giovedì 31 maggio 2019, faranno pervenire con plico raccomandato o consegneranno personalmente il proprio elaborato sull’argomento come sopra stabilito alla Banca di Piacenza – Ufficio Segreteria – Via Mazzini n. 20 – 29121 Piacenza – Telefono 0523.542.152 – 542.251.
    Il Premio potrà essere assegnato o meno a giudizio inappellabile del Consiglio di Amministrazione della Banca.
    Ai concorrenti che, pur non risultando assegnatari del Premio “F. Battaglia”, si siano distinti – a parere insindacabile del Consiglio di Amministrazione – per la qualità e l’impegno del loro elaborato, verrà riconosciuto un premio di partecipazione a titolo di rimborso delle spese sostenute per documentarsi in materia.
    Sia l’assegnatario del Premio “F. Battaglia” che i beneficiari dei premi di partecipazione riceveranno comunicazione scritta del riconoscimento dei premi conseguiti. Gli elaborati premiati resteranno di proprietà della Banca di Piacenza, cui è riconosciuto il diritto da parte degli assegnatari – col fatto stesso di partecipare al concorso – dell’esclusivo utilizzo degli stessi.

  • Gesù l’Alieno, il nuovo libro di Angelo Andrea Sangalli presentato alla Banca di Piacenza

    Venerdì 8 febbraio, alle ore 18, nella Sala Panini di Palazzo Galli, sede della Banca di Piacenza (via Mazzini, 14) sarà presentato il libro Gesù l’Alieno – L’uomo venuto dal futuro e dall’eternità di Angelo Andrea Sangalli, docente di IRC. L’autore dialogherà con Mons. Celso Dosi, Rettore del seminario vescovile di Piacenza. L’attore Giorgio Ginex leggerà alcuni brani tratti dal libro.  La partecipazione è libera con prenotazione alla mail relaz.esterne@bancadipiacenza.it o telefonando al numero 0523/542137

  • Anche Banca di Piacenza interviene nel salvataggio della Carige

    La Banca di Piacenza – come altre volte tramite il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi – interverrà nel salvataggio della Carige. Lo ha deciso il Consiglio di amministrazione della Banca presieduto dal dott. Giuseppe Nenna. Il Presidente del Comitato esecutivo Avv. Corrado Sforza Fogliani commenta l’operazione affermando che “la Banca di Piacenza è una realtà solida, ben patrimonializzata e con una buona redditività, elementi che oltre a rappresentare una garanzia per i soci e i clienti della Banca ci consentono di partecipare a queste operazioni di salvataggio tese a dare stabilità al sistema bancario e fiducia ai risparmiatori, e questo in mancanza di intervento dello Stato”.

    Il Direttore generale della Banca, Dott. Mario Crosta ha dichiarato che: “I risultati conseguiti assicurano una positiva chiusura del bilancio anche quest’anno, come sempre finora registrato in 80 anni di vita dell’Istituto. Quanto al finanziamento, è comunque previsto che lo stesso sia rimborsato”.

  • A Piacenza il convegno ‘Giuseppe Manfredi e la fine della Grande Guerra’

    Sabato 17 novembre 2018 dalle ore 9, presso la Sala Panini di Palazzo Galli, sede della Banca di Piacenza, si svolgerà il Convegno Giuseppe Manfredi e la fine della Grande guerra. L’evento sarà preceduto, alle 8,30, da un omaggio alla tomba di Giuseppe Manfredi, nella chiesa di San Francesco in cui interverrà il Vicepresidente del Comitato di Piacenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Gen. Eugenio Gentile.

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