Berlusconi

  • Ricordando il Presidente Berlusconi

    Osanna e critiche, amici veri, pochi, e persone variamente interessate, troppe, critici onesti e altri ammalati di rabbia od invidia, alleati veri o presunti, più o meno tutti seguiranno l’ultimo viaggio di Silvio Berlusconi, l’uomo che ha segnato la nostra Storia recente con colpi di genio e lungimiranza ed errori di comprensione di alcune realtà, con capacità di visione del futuro, aziendale e politico, e poi incapacità di distinguere spesso tra chi era leale e chi interessato.

    Berlusconi politico, imprenditore, sportivo, genitore, figlio, uomo di spettacolo, bersaglio, a volte incolpevole, sicuro di sé ma forse più fragile dentro di quanto si pensasse in quel suo costante desiderio di piacere, di essere amato, anche al prezzo di troppe volte pagare l’amore.

    Sicuramente un uomo che non si arrendeva e che ha saputo trasmettere a milioni di italiani un sogno, un sogno che ad alcuni è costato molto, come la distruzione di Alleanza Nazionale, colpa che certamente non è da ascrivere solo alla sua responsabilità.

    I funerali saranno imponenti mischiando insieme chi deve esserci e chi vuole esserci per salutarlo con affetto sincero, ma è un po’ così in tutti i funerali, anche in quelli delle persone semplici perché la morte ci rende comunque liberi ed uguali.

    La pace sia con Lei e con coloro che le hanno voluto bene.

  • Addio a Silvio Berlusconi

    Il Patto Sociale è vicino al dolore della famiglia e degli amici sinceri per la morte del Presidente Silvio Berlusconi che ha rappresentato e rappresenta una pagina importante nella Storia d’Italia.

  • ”O mia bela Madunina”

    Il Cavaliere se ne è andato.

    Lancia in resta ovviamente

    Suppongo convinto di avere altro tempo e che, per lui, non fosse ancora arrivato il momento di deporre le armi.

    Spero non abbia sofferto e, sopratutto, provato la cocente delusione di constatare che non era immortale e che, anche per lui, così geniale,capace e fortunato, le regole, almeno queste, non si potevano cambiare.

    Vi immaginate il professor Zangrillo, trasformatosi nel grillo di collodiana memoria, nel momento triste e tragico dell’ultima inappellabile diagnosi?

    Ora resta poco tempo prima che il corteo cortigiano si ponga rumorosamente in marcia.

    Si prepara, nel suono assordante dei tromboni, la spartizione delle spoglie politiche.

    Quanto a lui, distante e sereno, sordo alle prefiche dolenti, me lo vedo attento ad organizzare la sua nuova vita ultraterrena.

    Penso che inizierà nuovamente cantando, chissà, forse, ”O mia bela Madunina”

    Si farà certamente notare e spero che il suo insaziabile desiderio di essere amato venga sinceramente e gratuitamente appagato.

  • Berlusconi ed il senso sbagliato dell’amicizia con Putin

    L’Italia è veramente un Paese inaffidabile, non solo storicamente, almeno dall’unità dello Stivale in poi, con tutte le giravolte delle alleanze politiche e militari di questi ultimi 160 anni, ma proprio nei comportamenti disinvolti e contraddittori dei suoi politici, anche a prescindere dalle loro posizioni di sostenitori del governo o meno.

    In nessun altro Paese al mondo potrebbero restare al governo, per continuare a bombardarlo come i Russi a Mariupol, personaggi come Salvini e Conte, e cioè due leader in caduta libera, che giocano unicamente una partita personale sperando di risalire nella ormai perduta considerazione degli elettori e che armano polemiche ingiustificate su argomenti tragici come il diritto alla difesa del popolo ucraino, a cui giornalmente negano il diritto a ricevere armi, diventando di fatto complici dei sostenitori degli aggressori.

    Ma l’inaffidabilità è anche di alcuni generali, diplomatici, giornalisti, conduttori televisivi, professori universitari, opinionisti e pacifisti delle varie scuole, che più che esercitare il diritto di esprimere il loro libero pensiero appaiono piuttosto disposti ad ogni possibile manipolazione della verità, pur di non deludere lo Zar nella narrazione di menzogne gratuite, massacri negati, giustificazioni improbabili se non ridicole del perché avrebbe dato luogo ad una guerra di cui nessuno, compresi loro, riesce a comprendere il senso.

    Ed in ultimo l’intervento, quasi messianicamente atteso e probabilmente sollecitato dallo stesso Zar, del Cavaliere Berlusconi che ha lasciato basita l’opinione pubblica sull’aplomb innaturale di un intero partito, che ha subito in silenzio, tranne la Gelmini, una sconfessione pubblica dei propri valori e contenuti, da parte del suo fondatore.

    Ma la sorpresa è tale solo per i distratti e quelli che hanno scarsa memoria.

    Il cavaliere ha preso per la prima volta la parola sulla guerra dell’Ucraina il 2 aprile 2022, ben 38 giorni dopo l’inizio del conflitto e decine di migliaia di morti da ambo le parti, specialmente civili, per dichiarare “inaccettabile l’aggressione militare dell’Ucraina” ma senza nominare Putin.

    Nessun altro intervento di rilievo, mentre però stringeva una forte intesa operativa con Salvini che, invece, si batte da tempo per non inviare armi offensive all’Ucraina. Improvvisamente dal 16 maggio in poi il Cavaliere ha iniziato una escalation di interventi, con cui anch’egli ha cominciato a sostenere l’inopportunità di mandare armi all’Ucraina, ed ha preso pubblicamente le difese di Putin dagli attacchi di Biden e del Segretario della Nato.

    E perché? Ma perché Putin è un suo amico e secondo Berlusconi “Ha le sue ragioni”. Quindi, il capo di un partito della maggioranza di governo, dopo che i suoi parlamentari hanno preso all’unanimità, insieme ai colleghi degli altri gruppi, decisioni inequivocabili, ritiene pubblicamente che Putin “Abbia le sue ragioni” nell’aggressione all’Ucraina?

    Contraddicendo di fatto il voto parlamentare e l’azione di governo?

    Ma ovviamente, essendo da sempre esagerato, il Cavaliere non si ferma lì e va oltre.

    Senza neanche spiegare quali sarebbero le ragioni di Putin, venerdì 20 maggio fa l’affermazione più grave in assoluto e cioè “Credo che l’Europa debba fare una proposta di pace a Putin e agli ucraini, cercando di fare accogliere agli ucraini quelle che sono le domande di Putin”.

    Fare accogliere agli ucraini le domande di Putin?

    Cioè chiama domande le indegne rivendicazioni territoriali già fatte proprie nel 2014 con l’annessione della Crimea, e che oggi vorrebbe estendere al Donbass, più probabilmente la rinuncia a tutti gli sbocchi a mare dell’Ucraina, Odessa compresa?

    Magari imponendo agli ucraini un vero e proprio diktat?

    Berlusconi deve essere proprio tanto amico di Putin per potere mortificare se stesso, la sua identità di convinto liberale sempre rivendicata e annullare quasi trent’anni di politica, sconfessando la natura stessa del suo partito, pur di appoggiare le insostenibili pretese di un signore della guerra del genere.

    O ha altre ragioni che in qualche modo lo costringono a fare queste dichiarazioni inaccettabili.

    Una cosa però è certa, l’inaffidabilità del personaggio.

    Perché dopo avere pronunciato queste affermazioni tanto forti quanto gravi, senza chiedere scusa e senza ritrattarle, non se ne può uscire a “chiarimento” con la dichiarazione che “FI si fonda su principi liberali, cristiani, garantisti, europeisti e atlantisti, ed è sempre dalla parte della libertà, della Democrazia e dell’Occidente e vuole porre fine alla guerra e garantire al popolo ucraino il suo legittimo diritto all’indipendenza e alla libertà, anche con le armi”, perché è evidente che nessuno con un minimo di senso logico gli potrà mai credere.

    La convention tematica di Napoli di FI, voluta per lanciare un piano europeo, anche per l’assenza di una reazione del partito alle dichiarazioni inaccettabili del suo fondatore, segnerà al contrario l’inizio del definitivo declino di FI quale partito di Destra liberale europeista, per difetto di credibilità e congenita inaffidabilità del suo leader, perché i valori della libertà e della democrazia non sono mai negoziabili, anche quando possono dispiacere agli amici.

  • La decrescita infelice, pensieri e pensierini

    Mentre l’anno volge alla fine e speriamo che finiscano anche le tante idiozie che abbiamo sentito, nel fare a tutti noi i più caparbi  auguri per il nuovo anno non posso non rammentare a noi stessi  la necessità di qualche momento di meditazione. Ne abbiamo viste tante in questi anni e non riesco a ricordare un governo che abbia saputo affrontare con dignità ed onestà i problemi politici, economici e sociali del nostro Paese e del contesto internazionale col quale, comunque, l’Italia si deve confrontare e misurare. La Prima Repubblica è crollata nelle tangenti, la Seconda per le incapacità, la Terza sta distruggendo gli ultimi rimasugli di democrazia. Intanto le povertà, le paure, le insicurezze e le ingiustizie aumentano. Renzi ,con la sua arroganza, è caduto perché voleva decurtare la democrazia, già traballante, attraverso una riforma che, abolendo il Senato, avrebbe cancellato una pagina storica e imprescindibile per un sistema democratico, il Senato appunto. Oggi quegli stessi che hanno detto no a quella sciagurata riforma non solo ripercorrono la stessa strada, programmando la drastica riduzione del Parlamento, ma  rendono nei fatti cancellata la nostra Costituzione eliminando i passaggi parlamentari che sono, per legge, necessari all’approvazione del  bilancio e non solo.

    Mentre la nostra Costituzione viene stravolta le cronache sono piene di notizie vitali quali la colazione di Salvini con la Nutella e la presenza  a Natale di lorsignori, Salvini Di Maio e Conte, alle mense dei poveri. Natale ormai è passato perciò lasciate che in me, ora, monti l’ira di chi, dopo aver contrastato per anni, gli Andreotti, i Berlinguer, i Craxi e quanti altri, si trova  a dover dire che la loro statura politica, per quanti errori abbiano fatto, era incommensurabilmente superiore all’arrogante impreparazione e supponenza sia di chi ci governa sia di chi sta all’opposizione, avvitato su problemi elettorali che nulla hanno a che vedere con le necessità degli italiani. Mai come oggi l’ignoranza regna sovrana. Ricordo una poesia dedicata a Giuseppe Mazzini “e un popol morto dietro a lui di mise” ma Mazzini non c’è, resta solo un popolo morto di panciafichisti illusi che nel caos generale troveranno comunque una tetta alla quale attaccarsi. 

    La fortuna vuole che io non abbia nulla da chiedere se non che quella per un Parlamento eletto direttamente dai cittadini, un Parlamento di persone oneste ma capaci, sia una battaglia degli italiani per l’Italia. Non ho posti da conservare o da chiedere, la libertà che mi sono conquistata, grazie a chi ha condiviso le mie scelte, mi da l’obbligo di non tacere e fosse anche la mia una voce che apparentemente chiama nel deserto non smetterò di credere che altri voci siano pronte ad unirsi. Non c’è maggior vigliacco ed ipocrita di chi specula sulle paure e racconta menzogne per ingannare i deboli. Chi rapina il treno d’oro è un bandito geniale, chi ruba le pensioni, chi attrae i deboli con promesse ingannevoli, chi parla di onestà e non è onesto, chi inganna col sorriso rassicurante, chi si  fa forte con i deboli e debole con i forti è solo un pericoloso mascalzone, un truffatore abile che sotto un’apparenza sorridente e paciosa ci sta rubando il bene più prezioso che abbiamo: la liberta garantita dalla nostra Costituzione. 

    E’ tempo che i Berlusconi ed i Renzi tacciano perché rinasca la speranza di far tacere chi, passo dopo passo, cerca di farci tacere con un consenso manipolato dalla disperazione. Chi oggi non parla è connivente.

  • L’eterno ritorno di Berlusconi: «Governo mediocre. Siamo noi l’altra Italia»

    Montecitorio, giovedì pomeriggio, auletta dei gruppi parlamentari della Camera: va in scena l’eterno ritorno di Silvio Berlusconi. L’ingresso è salutato dalla standing ovation tipica dei tempi andati, quando era solo il suo nome a definire il campo del bipolarismo all’italiana: berlusconiani contro antiberlusconiani. Altri tempi davvero. Oggi, quel che resta del centrodestra vede Forza Italia annaspare in una sorta di limbo politico in attesa degli eventi mentre la Lega di Salvinifuroreggia nei sondaggi e, soprattutto, governa in condominio con quel M5S che il bipolarismo lo elettoralmente frantumato. E poiché la politica è regolata dalle leggi della fisica, il corpo più grande finisce sempre per attrarre quello più piccolo.

    Berlusconi fa leva sull’orgoglio “azzurro”

    Il pericolo della transumanza forzista verso Salvini Berlusconi lo tiene ben impresso nella sua mente. E lo teme, ovviamente. Per questo, davanti a suoi che pendevano dalle sue labbra ha tirato a lucido l’annerito orgoglio “azzurro” previa distribuzione in sala dell’immancabile spilletta con il simbolo del partito: «Porto il nostro distintivo con orgoglio. Fatelo anche voi, con lo stesso orgoglio». È solo l’abbrivio prima di involarsi sull’ennesimo annuncio di restyling a base di facce nuove e di piccole  rivoluzioni in periferia, con un nome che è tutto un programma: “L’altra Italia“, una sorta di terra promessa da cui far partire il «nuovo inizio». Di più non è dato sapere. «Che vi sia ognun lo dice, ove sia nessun lo sa», direbbe Metastasio. Sicuramente è l’indizio che il nome e il volto di Antonio Tajani, cui era stato affidata la missione di recuperare il terreno perduto fra i moderati, non hanno risposto come il Cavaliere immaginava.

    Obiettivo: strappare a Salvini gli imprenditori del Nord

    Le rimonte impossibili, del resto, sono roba per fuoriclasse e in Forza Italia di fenomeno ce n’è uno solo: Berlusconi, appunto. Che non a caso ha ripreso a martellare contro il governo, definito «mediocre», scegliendo con cura il campo sul quale procurar battaglia: quel decreto dignità voluto da Di Maio, subìto da Salvini e inviso alle partite Iva, specie nel Lombardo-Veneto. Impresa e Nord, ecco le due alture da riconquistare per costringere il leader leghista a venire a più miti consigli e a staccare la spina al governo giallo-verde, che Berlusconi continua a considera alla stregua di un’ora di ricreazione paternamente concessa all’irrequieto alleato. Salvini ha già risposto picche. Ma Silvio non è uno che molla. E il suo eterno ritorno è lì a dimostrarlo.

     

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