Bruxelles

  • Da Bruxelles altri 305 milioni ai Paesi della Ue alle prese coi migranti

    La Commissione europea ha messo a disposizione altri 305 milioni di euro in aiuti di emergenza per sostenere la gestione della migrazione e delle frontiere in Grecia, Italia, Cipro e Croazia. Lo stanziamento sosterrà gli sforzi volti ad aumentare la capacità di accoglienza, a proteggere le vittime della tratta di esseri umani e a rafforzare la capacità di sorveglianza e di gestione delle frontiere.

    I finanziamenti di emergenza saranno stanziati nell’ambito del Fondo asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e del Fondo sicurezza interna (ISF) della Commissione e fanno parte dei 10,8 miliardi di euro già mobilitati dalla Commissione per la migrazione, la gestione delle frontiere e la sicurezza interna per il periodo 2014-20.

    All’Italia sono stati assegnati 5,3 milioni per contribuire a proteggere le vittime della tratta di esseri umani nel contesto della migrazione. Attraverso un progetto pilota che prevede l’allestimento nella regione Piemonte di strutture di accoglienza per i richiedenti asilo, i finanziamenti saranno utilizzati per contribuire ad individuare le vittime della tratta di esseri umani e incoraggiarle a utilizzare gli aiuti disponibili.

    Dall’inizio della crisi migratoria, per sostenere la gestione della migrazione e delle frontiere in Italia, la Commissione ha messo a disposizione quasi 950 milioni di euro. Tali finanziamenti comprendono oltre 225 milioni di € in aiuti di emergenza e 724 milioni già assegnati all’Italia nel quadro dei programmi nazionali del Fondo asilo, migrazione e integrazione e del Fondo sicurezza interna 2014-2020.

  • I giornalisti dovranno pagare 50 euro per seguire i summit europei a Bruxelles

    Il Belgio ha deciso dal primo giugno di far pagare una tassa di 50 euro a semestre ai giornalisti che seguiranno i summit europei, per coprire i costi dei controlli di sicurezza sui loro passaporti. La decisione ha provocato la reazione immediata dell’associazione dei giornalisti internazionali (Api) e di quelli belgi. “E’ discriminatoria”, sostengono, perché prima di tutto si applica soltanto ai giornalisti residenti in Belgio, e poi perché i free lance o i media meno conosciuti dovranno farsi carico di un costo extra non indifferente. “Non siamo d’accordo con la tassa”, ha detto una portavoce della Commissione Ue, invitando però i giornalisti a rivolgersi al Consiglio europeo che potrebbe avere voce in capitolo con il Governo belga. L’Api ha spiegato che la legge è stata approvata dal Parlamento belga a inizio 2018, senza alcuna consultazione degli organi di categoria o di altre istituzioni.

  • Il vertice Nato con Trump a Bruxelles

    Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, è atterrato oggi (11/7/2018) a Bruxelles insieme alla moglie Melania, per una visita alla Nato, all’UE e al Regno Unito, prima di recarsi da Putin. Il vertice con la Nato potrebbe essere burrascoso. Trump accusa gli Stati membri di non rispettare le regole, soprattutto quelle finanziarie. Sarebbero diversi, infatti, gli Stati in arretrato con il pagamento delle quote, che corrisponderebbero al 2% del prodotto interno lordo (PIL). Il tweet presidenziale che ha suscitato polemiche e commenti insofferenti richiede agli alleati di rimborsare gli Usa per gli arretrati. Molti Paesi della Nato, infatti, – sostiene Trump – sono al di sotto del loro impegno pari al 2% ed inadempienti da molti anni nei pagamenti: rimborseranno gli Stati Uniti? Noi paghiamo troppo e loro troppo poco – continua – ma è una cosa sulla quale lavoreremo. Ora c’è il vertice Nato, poi incontri nel Regno Unito, cha ha qualche difficoltà, poi sarà la volta del Presidente russo: francamente – conclude Trump – quest’ultimo potrebbe rivelarsi il più semplice di tutti. Chi l’avrebbe mai detto?

    E’ proprio il rapporto con Putin ch preoccupa non poco gli alleati europei e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha reagito con un ammonimento: Cara America, apprezza i tuoi alleati; dopotutto non ne hai così tanti e l’Europa spende di più per la tua difesa, perché tutti rispettano un alleato che è ben preparato e dotato. Il denaro è importante, ma generalmente la solidarietà lo è di più”.

    I leader europei della Nato temono il rimbrotto di Trump per i ritardi dei pagamenti, ma non è chiaro se sono disposti a versare gli arretrati menzionati. Che cosa può succedere in caso negativo? Quali potrebbero essere le reazioni del presidente americano? Qualcuno teme l’annullamento della partecipazione a qualche esercitazione della Nato, oppure che ritardi lo spiegamento, già concordato, di truppe ed equipaggiamenti in Europa. Temono anche che Trump, senza alcuna consultazione con gli alleati, possa stringere accordi con Putin. Di che genere? Con quali eventuali ripercussioni sull’Europa e, in particolare, sui paesi europei confinanti con la Russia?

    Quello con Trump, per gli europei, sarà comunque un vertice con un elevato rischio di imprevedibilità, accentuata non da un’accurata preparazione diplomatica, ma preannunciata da messaggi non affidati agli ambasciatori, ma lanciati attraverso il social network  Twitter. Non c’è che dire. L’uso dell’informatica fa progressi, speriamo che sostituendo la diplomazia non faccia danni. Un dato tuttavia è certo: l’uso di questo nuovo strumento da parte del presidente del più potente Paese del mondo per fare politica ha già creato timori ed incertezze. Qual è il vero obiettivo di Trump? Giova all’America creare divisioni in Europa? Chi sarà disposto a offrirle la solidarietà che l’Europa le ha garantito fino ad ora? Ne sapremo di più a conclusione del vertice e del viaggio a Helsinki?

  • Tre ragioni all’origine dell’euroscetticismo dei Paesi orientali della Ue

    Molte persone sono perplesse rispetto ala svolta euroscettica dell’Europa centrale: dopo tutto, la regione ha assistito a una crescita economica relativamente solida negli ultimi due decenni e Bruxelles ha contribuito a trasformare le infrastrutture.

    Perché alcuni chiamano Bruxelles la “nuova Mosca»? Per tre ragioni.

    Primo, l’Europa centrale è particolarmente vulnerabile al populismo e le conseguenze dell’ultima crisi economica sono state un’ondata di populismo, nazionalismo e tendenze isolazioniste negli stati occidentali che hanno accumulato ricchezza e memoria istituzionale per secoli. Se la Francia o la Germania non sono immuni da tale ondata perché la Slovacchia o la Repubblica Ceca dovrebbero essere diverse?

    Democrazia e libero mercato sono stati introdotti nell’Europa centrale solo 25 anni fa, mentre lo stato sociale tende ad avere una minore capacità di redistribuire generosamente redditi e offrire opportunità ai poveri.

    In secondo luogo, lo shock della transizione dal comunismo alla democrazia è maggiore di quanto chiunque avesse previsto: mentre le grandi città si sono rapidamente occidentalizzate, le province sono state spesso dimenticate nella spinta a deregolamentare le economie e adottare gli standard dell’Ue; il tutto mentre  Schengen ha permesso alle persone di viaggiare e vedere la prosperità in altri paesi dell’Ue. Per raggiungere i livelli tedeschi di prosperità, i polacchi o gli ungheresi dovranno lavorare per altri 30-40 anni, ma le persone diventano impazienti e cercano leader che offrano scorciatoie.

    In terzo luogo, vi sono preoccupazioni sincere riguardo ai doppi standard. Le aziende vendono prodotti alimentari di qualità inferiore nelle regioni orientali dell’Ue; i servizi digitali sono meno accessibili, ad esempio, in Slovacchia rispetto all’Austria. Persistono stereotipi ingiusti verso gli orientali più poveri nell’ex Ue-15. Alcune decisioni a livello europeo riflettono le esigenze delle società postindustriali, postmoderne e sviluppate nell’Occidente piuttosto che quelle dell’Est del continente. La voce dell’Europa centrale è spesso inaudita, la regione è sottorappresentata in istituzioni come il Servizio europeo per l’azione esterna. Le sedi dell’UE si trovano principalmente in Europa occidentale.

  • HandsAway: Brussels wants to use bait women to catch harassers

    Nearly nine out of ten women in Brussels have already been confronted with some form of sexual harassment, but Brussels residents will soon be able to report such incidents via a special app.

    No less than 88 % of the women surveyed have already experienced a form of sexual harassment. One in three still experiences negative consequences every day. This is shown by a study by Ghent University at the request of the Brussels secretary of state for Equal Opportunities Bianca Debaets (CD & V). Half of the women surveyed were confronted with physical violence.
    This makes Brussels worse than in previous European figures. It showed that 30 % of women had to deal with street violence and 60 % were victims of intimidation.
    ‘There is too little respect for women’, Debaets told the Belgian newspaper De Tijd. ‘If women get sexually insulted insults on the streets, that is not a minor crime. I am horrified by that term. The research shows that women often still avoid certain neighbourhoods years later or adjust their behaviour because of some sexual verbal violence of the past. ‘
    Earlier Debaets launched the awareness campaign Meld Meld, which encouraged women in cases of street intimidation to file a complaint with the police. In March she will go one step further when HandsAway Brussels becomes available, an app similar to the successful French app HandsAway. Women and men who are harassed on the street or in public transport can indicate what and where something happened. This can be done via a simple click to keep the registration as low as possible.
    The app must go further than collecting numbers. Victims can share their experiences and ask bystanders to help. Those who witness an incident on the street can also report this via the app.

    In addition, Debaets also calls for more attention for this type of violence. ‘Why do not we use bait women to catch and punish perpetrators? It works in the Netherlands, why not in Brussels?’

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