Clima

  • Le donne del Sud del mondo sono le più esposte alle conseguenze del cambiamento climatico

    Gli effetti del cambiamento climatico non risparmiano nessuno ma a farne le spese sono soprattutto le comunità più vulnerabili e marginalizzate, a cominciare dalle donne che nel Sud del mondo convivono quotidianamente con siccità, ondate di calore e inondazioni. Fenomeni estremi che stanno spingendo al limite la capacità degli ecosistemi di reagire agli shock che si susseguono senza tregua e minacciano la sicurezza alimentare di milioni di persone. Non a caso quest’anno la Giornata internazionale della donna ha puntato i riflettori sulla «uguaglianza di genere per un futuro sostenibile», riconoscendo il ruolo primario che rivestono le donne nella lotta al cambiamento climatico.

    Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il 40% della popolazione mondiale (oltre 3,3 miliardi di individui) vive in Paesi «altamente vulnerabili al cambiamento climatico» e i disastri dovuti all’innalzamento delle temperature potrebbero spingere sotto la soglia della povertà estrema altri 122 milioni di persone entro il 2030.

    L’impatto dei cambiamenti climatici però non è lo stesso per gli uomini e per le donne. Queste ultime rappresentano il 70% dei poveri del mondo (1,3 miliardi di persone) e dipendono in misura maggiore per il proprio sostentamento dalle risorse naturali. Nei Paesi a basso reddito il 50% delle donne è impiegato nel settore agricolo ma meno del 15% possiede la terra che lavora. Le donne nutrono il mondo eppure restano in gran parte escluse dai processi decisionali, dall’accesso a credito, servizi e tecnologie.

    Sono molti i modi in cui il cambiamento climatico incide sulla vita di donne e ragazze. A cominciare dalla violenza di genere che aumenta nelle emergenze (cicloni, siccità, inondazioni, sfollamenti) e in contesti di risorse scarse: il compito di procurare alla famiglia acqua e legna infatti è affidato tipicamente alle donne e questo accresce esponenzialmente il rischio. Anche le spose bambine sono un effetto collaterale del cambiamento climatico. Le famiglie ricorrono al matrimonio delle figlie ancora piccole come meccanismo di sopravvivenza. È quello che accade, per esempio, in Kenya, dove Cesvi promuove programmi per la salute materna e infantile: «Le bambine di 10, al massimo 12 anni, vengono promesse come spose a uomini adulti in cambio di bestiame. Le collane che portano al collo rappresentano la promessa della famiglia al futuro marito. Spesso una bocca in meno da sfamare è l’unica soluzione per salvare la figlia e il resto della famiglia dalla fame», racconta Veronica Nerupe, allevatrice del villaggio di Nasuroi.

    Per invertire la rotta e garantire alle nuove generazioni un futuro sostenibile è dunque necessario intervenire sulle disuguaglianze di genere. È quello che fa Cesvi nei Paesi più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico, dove ha messo in campo programmi che mirano a promuovere la sicurezza alimentare delle donne fornendo loro gli strumenti necessari per raggiungere l’autosufficienza (sementi, bestiame, attrezzature, accesso al credito, formazione).

    È il caso dello Zimbabwe, dove l’organizzazione sostiene le imprenditrici agricole che producono arance, paprika e zafferano nei distretti di Beit Bridge e Makoni, promuovendo l’uso della tecnologia in agricoltura, dai sistemi irrigui agli impianti a energia solare: «Noi donne abbiamo più tempo per la famiglia, mentre prima passavamo la notte nei campi. Ora l’irrigazione è automatica e nessuno deve lavorare la notte», racconta Maria Tlou, 45 anni e sei figli.

    Più a nord, in Kenya, Cesvi sostiene le piccole allevatrici di bestiame e pollame che, come Veronica, sono alle prese con una delle peggiori siccità degli ultimi decenni: «Ora so che per vendere le capre bisogna rivolgersi agli intermediari oppure venderle all’ingrosso. Grazie al bestiame sono riuscita a pagare le tasse scolastiche dei miei figli», spiega la donna, 38 anni.

  • Tassonomia dell’UE: la Commissione presenta un atto delegato complementare sul clima per accelerare la decarbonizzazione

    La Commissione europea ha presentato un atto delegato complementare “Clima” della tassonomia, che riguarda determinate attività del settore del gas e del nucleare alla luce degli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Il collegio dei commissari ha raggiunto un accordo politico sul testo, che sarà formalmente adottato non appena sarà stato tradotto in tutte le lingue dell’UE.

    Perché l’UE possa raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 servono ingenti investimenti privati. La tassonomia dell’UE è intesa a guidare gli investimenti privati verso le attività necessarie a tal fine. La classificazione della tassonomia non determina se una data tecnologia rientrerà o meno nel mix energetico degli Stati membri, ma ha lo scopo di presentare tutte le soluzioni possibili per accelerare la transizione e aiutarci a realizzare gli obiettivi climatici. Tenuto conto dei pareri scientifici e dello stato attuale della tecnologia, la Commissione ritiene che gli investimenti privati nel settore del gas e del nucleare possano svolgere un ruolo nella transizione. Le attività selezionate in questi due settori sono in linea con gli obiettivi climatici e ambientali dell’UE e ci consentiranno di abbandonare più rapidamente attività più inquinanti, come la produzione di carbone, a favore delle fonti rinnovabili di energia, che saranno la base principale di un futuro a impatto climatico zero.

    In particolare, l’atto delegato complementare “Clima” presentato:

    – introduce nella tassonomia UE altre attività economiche del settore energetico. Il testo stabilisce condizioni chiare e rigorose, a norma dell’articolo 10, paragrafo 2, del regolamento Tassonomia, alle quali è possibile aggiungere, come attività transitorie, alcune attività nucleari e del gas a quelle già presenti nel primo atto delegato sulla mitigazione e sull’adattamento ai cambiamenti climatici, applicabile dal 1º gennaio 2022. Queste le condizioni rigorose: per le attività sia gasiere che nucleari, che contribuiscano alla transizione verso la neutralità climatica; per le attività nucleari, che rispondano ai requisiti di sicurezza nucleare e ambientale; e per quelle gasiere, che contribuiscano alla transizione dal carbone alle rinnovabili. Vi sono poi ulteriori condizioni specifiche che si applicano a tutte queste attività e sono dettagliate nell’atto delegato complementare odierno;

    – introduce obblighi di informativa specifici per le imprese che esercitano attività nei settori del gas e del nucleare. Per garantire la trasparenza, la Commissione ha modificato oggi l’atto delegato “Informativa” della tassonomia, in modo che gli investitori possano individuare le opportunità di investimento che includono attività gasiere o nucleari e compiere scelte informate.

    La Commissione ha stilato il testo dell’atto delegato complementare dopo aver condotto consultazioni con il gruppo di esperti degli Stati membri sulla finanza sostenibile e la piattaforma sulla finanza sostenibile e sentito anche le osservazioni del Parlamento europeo. La Commissione ha esaminato con attenzione i contributi di questi gruppi e ne ha tenuto conto nel testo presentato oggi: in seguito ai riscontri ricevuti, ad esempio, sono stati introdotti adeguamenti mirati dei criteri di vaglio tecnico e degli obblighi di comunicazione e verifica per renderli più chiari e più facili da applicare.

    Una volta tradotto in tutte le lingue ufficiali dell’UE, l’atto delegato complementare sarà formalmente trasmesso ai colegislatori per essere sottoposto a controllo.

    Come per gli altri atti delegati emanati sulla scorta del regolamento Tassonomia, il Parlamento europeo e il Consiglio (che hanno delegato alla Commissione il potere di adottare atti delegati a norma del suddetto regolamento) disporranno di quattro mesi per esaminare il documento e, se lo ritengono necessario, sollevare obiezioni. Entrambe le istituzioni possono chiedere di prolungare di due mesi il periodo di controllo. Il Consiglio avrà il diritto di sollevare obiezioni con una maggioranza qualificata rafforzata, il che significa che è necessario almeno il 72 % degli Stati membri (ossia almeno 20 Stati membri) che rappresenti almeno il 65 % della popolazione dell’UE. Il Parlamento europeo può sollevare obiezioni se il testo riceve un voto negativo della maggioranza dei suoi membri in seduta plenaria (ossia almeno 353 deputati).

    Una volta terminato il periodo di controllo e se nessuno dei colegislatori solleva obiezioni, l’atto delegato complementare entrerà in vigore e si applicherà a partire dal 1° gennaio 2023.

    Il Green Deal europeo è la strategia di crescita che l’Europa ha adottato per migliorare il benessere e la salute dei cittadini, diventare a impatto climatico zero entro il 2050 e proteggere, conservare e migliorare il proprio capitale naturale e la biodiversità.

    La tassonomia dell’UE ha lo scopo di contribuire a migliorare i flussi monetari verso attività sostenibili in tutta l’Unione europea. Permettere agli investitori di riorientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili sarà fondamentale per rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050. La tassonomia dell’UE è uno strumento di trasparenza basato su criteri scientifici destinato alle imprese e agli investitori, i quali vi trovano un linguaggio comune che potranno usare ogniqualvolta investono in progetti e attività economiche con significative ricadute positive sul clima e sull’ambiente. Introduce anche obblighi di informativa per le società e i partecipanti ai mercati finanziari.

    Sebbene l’UE abbia obiettivi comuni in materia di clima e ambiente, il mix energetico nazionale è una prerogativa degli Stati membri, che varia da uno Stato membro all’altro e in alcuni dipende ancora fortemente dal carbone ad alte emissioni di carbonio. La tassonomia non solo aiuta a mobilitare gli investimenti privati verso gli obiettivi climatici ma copre anche le attività nel campo dell’energia che rispecchiano le diverse situazioni nazionali e i diversi punti di partenza.

    Fonte: Commissione europea

  • I cittadini europei considerano i cambiamenti climatici la sfida principale per l’UE

    Il Parlamento europeo e la Commissione hanno appena pubblicato un’indagine Eurobarometro speciale congiunta sul futuro dell’Europa. Dall’indagine emerge un ampio sostegno a favore degli obiettivi ambientali del Green Deal europeo: nove giovani europei su dieci concordano sul fatto che la lotta ai cambiamenti climatici può contribuire a migliorare la loro salute e il loro benessere.

    Secondo l’Eurobarometro, l’88% degli Europei ritiene che sia importante aumentare la quota di energie rinnovabili nella nostra economia e raggiungere una maggiore efficienza dal punto di vista energetico; l’80% invece concorda sull’importanza di rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e di favorire lo sviluppo del mercato dei veicoli a zero e a basse emissioni. Le altre sfide globali future messe in evidenza dai rispondenti includono la salute (menzionata dal 34% dei partecipanti) e le migrazioni e gli sfollamenti forzati (menzionati da circa il 30% dei partecipanti).

    L’Eurobarometro speciale indica inoltre che i cittadini europei continuano a voler contribuire e partecipare alla Conferenza sul futuro dell’Europa e mettono in evidenza i vantaggi derivanti dal ruolo chiave riservato ai giovani nell’ambito della Conferenza e la loro determinazione a rendere l’Europa del futuro più adatta alle sfide della società odierna. Dall’indagine emerge anche che l’81% dei rispondenti si dichiara felice di vivere nell’UE e il 68% ritiene l’Unione europea un luogo di stabilità in un mondo in crisi.

    Fonte: Commissione europea

  • Green Deal e Fit for 55%: l’Europa e la sfida del cambiamento climatico

    Giovedì 30 settembre, alle ore 17.00 nella Sala Colonne, Palazzo Giureconsulti in Piazza dei Mercanti, 2 a Milano si svolgerà l’incontro Green Deal e Fit for 55%: l’Europa e la sfida del cambiamento climatico. L’evento è organizzato nell’ambito della Pre-COP26 e la Cop dei Giovani, un’iniziativa che porterà a Milano 400 giovani esponenti dei movimenti giovanili provenienti da tutti i 197 paesi del mondo che hanno firmato la Convenzione ONU sui cambiamenti climatici e che servirà come preparazione alla conferenza COP26delle Nazioni Unite che si svolgerà a Glasgow a novembre.

    L’evento sarà anche un’occasione per presentare la campagna di comunicazione dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, #vogliounpianetacosì, spiegata proprio dagli influencer che hanno messo volto e voce per promuovere questa attività sui loro social.

    Modererà Luca Misculin, Il Post. Dopo i saluti di Maurizio Molinari, Responsabile Ufficio a Milano del PE, sarà presentata la campagna di comunicazione #vogliounpianetacosì, con Lucia Pecorario, Ufficio in Italia del PE, Elisabetta Bertolini (@bertolinielisabetta) e Camilla Mendini (@carotilla_), Influencer che hanno partecipato alla campagna del PE #vogliounpianetacosì. Il pubblico potrà intervenire ponendo domande ai relatori. Prevista la presenza dei deputati europei membri della commissione parlamentare ENVI Eleonora Evi, Alessandra Moretti

    L’evento andrà in diretta sulla homepage di Lifegate e sulla pagina FB del Parlamento europeo in Italia.

    L’iscrizione per la partecipazione dal vivo è obbligatoria, si può confermare la propria iscrizione inviando una mail a: stefania.bertolini@europarl.europa.eu entro mercoledì 29 settembre.

    In ottemperanza delle norme emanate per contenere l’emergenza epidemiologica da COVID-19, i posti saranno limitati e l’ingresso al Palazzo Giureconsulti sarà consentito solo con Green Pass.

  • Non solo in Sardegna, le foreste vanno in fumo dagli Usa alla Siberia

    Dalla Siberia al Canada fino all’Ovest degli Stati Uniti, incendi sempre più intensi stanno devastando centinaia di migliaia di ettari di foreste con una violenza ed una rapidità senza precedenti, manifestazione estrema delle conseguenze del riscaldamento globale.

    Nella più vasta e fredda regione russa, la Yakutia, in Siberia, la combinazione anomala di alte temperature e siccità prolungata ha scatenato un inferno di fiamme che in tre settimane hanno raso al suolo oltre 800mila ettari di foreste di coniferi e tundra, in aree remote ed inaccessibili ai vigili del fuoco, rilasciando nell’aria ingenti quantità di diossido di carbonio. I fumi degli incendi hanno raggiunto la città di Yakutsk, avvolta da una nebbia grigia davvero inusuale a quelle latitudini – d’inverno le temperature scendono fino a -50/70 gradi – così fitta da impedire il traffico aereo. Le autorità locali hanno dato l’ordine ai 320mila residenti nelle zone colpite di rimanere a casa per evitare di respirare i fumi derivati dai roghi, destinati già a superare il record registrato l’anno scorso in questo periodo. Il mese scorso è stato il più caldo e il più secco da 133 anni, con 39 gradi rilevati nel distretto di Gorny e solo 2 millimetri di pioggia in 30 giorni.

    I roghi sono stati talmente potenti e i venti forti che colonne di fumo hanno viaggiato fino all’Alaska. “Ovviamente c’è solo una ragione per quello che sta accadendo ed è il cambiamento climatico globale”, ha dichiarato all’agenzia Ria Novosti il governatore della Yakutia, Aisen Nikolaev. E’ il secondo anno che la stagione degli incendi in Siberia è così intensa, obbligando i vigili del fuoco a trovare nuove strategie per spegnere fiamme sempre più alte, che si propagano sempre più rapidamente. Nell’Est della Siberia, il succedersi di incendi così devastanti, in aree mai colpite in passato, in un arco di tempo sempre più breve – prima si verificavano ogni 100-150 anni, attualmente ogni 10-30 anni e ormai per due anni consecutivi – non permette più alle foreste di rigenerarsi, anche perché bruciano con una intensità sempre maggiore, prima per una decina di giorni, il mese scorso per oltre tre settimane.

    Dall’inizio del 2021, nella regione della Yakutia gli incendi hanno distrutto oltre 2,6 milioni di ettari di terreni e foreste, l’equivalente di 5 milioni di terreni da calcio, secondo i dati ufficiali del Servizio di protezione aerea delle foreste della Siberia. Ad alimentare il circolo vizioso degli incendi sono i cambiamenti climatici oltre alle emissioni di carbonio nell’atmosfera degli alberi che bruciano, peggiorando la crisi.

    Ondate di caldo, siccità prolungata e forti venti hanno creato le stesse condizioni propizie ai fuochi nella provincia occidentale della Columbia Britannica in Canada, costretta a dichiarare lo stato di emergenza e mettere in stato di allerta 32 mila residenti. Anche lì 3mila vigili del fuoco stanno combattendo contro 300 incendi attivi contemporaneamente, stimolati dal clima caldo e secco e dai venti che continueranno per qualche giorno. Circa 3mila chilometri quadrati di foreste sono già andate in fumo nella Columbia Britannica, più di 3 volte superiore all’area media tipicamente bruciata in questo periodo dell’anno. Nell’Ovest degli Stati Uniti, è il Sud-Ovest dell’Oregon a bruciare: otto maxi incendi hanno raso al suolo oltre 192mila ettari di bosco, in una stagione già definita da media e autorità come “senza precedenti” per l’entità dei roghi. Più di 2mila vigili del fuoco locali sono impegnati nell’emergenza, aiutati da colleghi arrivati da Arkansas, Nevada e Alaska.

    Al momento sulla West Coast sono ancora attivi 78 incendi e il fumo prodotto dal Bootleg Fire unitamente a quello proveniente dal Canada stanno minacciando la salute di milioni di americani. Spinti da forti venti, questi fumi si stanno spostando su tutto il territorio nazionale, raggiungendo persino la costa occidentale. I fumi tossici stanno notevolmente peggiorando la qualità dell’aria, con rischi sanitari per le persone già affette da patologie quali asma, bronchite cronica. Persino lo Stato di New York ha emesso un’allerta – due volte nei giorni scorsi – per la presenza di un elevato numero di particelle prodotte dagli incendi che hanno affumicato l’aria, producendo un sole di colore rosso e avvolgendo lo skyline di Manhattan in dense nuvole di fumo.

  • Po a secco: senza piogge la portata del fiume si riduce del 30%

    Piogge assenti e temperature alle stelle: il bacino del Po soffre e l’agricoltura con esso. L’allarme per la siccità arriva dall’Autorità Distrettuale del fiume Po e dal Canale Emiliano Romagnolo (Cer). A giugno, secondo l’Autorità, in Emilia-Romagna sono caduti 20 millimetri di precipitazioni contro una media di 48 negli ultimi 20 anni. Da inizio anno, rincara il Cer, nel Bolognese e in Romagna le piogge si sono dimezzate: 170 millimetri, per una pluviometria inferiore di almeno il 40% rispetto ad Haifa, in Israele. È il secondo anno più siccitoso di sempre, superato solo dal 2020 quando le piogge si fermarono a 152 millimetri. In generale il crollo delle portate è del 30%. In Romagna, dove non piove da 40 giorni, scorre solo l’acqua del Canale Emiliano Romagnolo, i cui 135 chilometri sono serviti dalle pompe idrovore in funzione sul Po, per alimentare i Consorzi di bonifica associati per l’agricoltura, i potabilizzatori di Romagna Acque ed Hera Imola, il termovalorizzatore Hera di Bologna, l’industria e oltre 4.000 ettari di zone umide.

    Non basta: si registrano perdite produttive sugli ortaggi e anche sulle colture poco idroesigenti. Pesa l’aumento delle temperature: l’Autorità distrettuale rileva massime di 32-34 gradi, 1-3 gradi sopra la media degli ultimi vent’anni. Oltre al Po soffrono tutti i sottobacini, col torrente Enza ai minimi storici. Tra le zone del Distretto padano più colpite da siccità ci sono il Basso Piemonte – Biellese, Astigiano e Cuneese – e Torino. Monitorate Romagna e zone del Delta (Ferrara e Rovigo) per possibili criticità generabili dall’intrusione del cuneo salino. Sotto osservazione Piacentino e Parmense, mentre in Lombardia la riserva idrica è calata dell’8,5% in una settimana. “Per noi questo scenario rappresenta una grandissima responsabilità perché anche solo un giorno di sospensione del nostro funzionamento porterebbe a gravi danni alle colture, all’ambiente e non solo”, ha commentato il presidente del Cer Nicola Dalmonte. Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità distrettuale del fiume Po, avverte: “Siamo solo all’inizio di quella che si preannuncia come un’estate torrida e lunga, la cui situazione climatica può arrecare preoccupazioni all’intero Bacino PadanoC.

  • La neutralità climatica al 2050 diventa un obiettivo della Ue stabilito per legge

    L’Unione europea ha approvato in via definitiva i suoi obiettivi nella lotta al riscaldamento globale. La legge Ue sul clima ha ricevuto stamani l’ultimo ok, quello del Consiglio europeo (l’assemblea dei capi di Stato e di governo dei 27), dopo quelli della Commissione e dell’Europarlamento. E gli obiettivi sono ambiziosi: riduzione delle emissioni di gas serra del 55% al 2030 rispetto ai livelli del 1990, neutralità climatica entro il 2050 (cioè zero emissioni nette), emissioni negative dopo il 2050 (cioè l’assorbimento della CO2 che supera le emissioni).

    “L’Europa ha la sua prima legge sul clima – ha twittato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel -. I giovani erano scesi in strada per chiedere all’Ue di agire” contro i cambiamenti climatici “e l’Ue lo ha fatto”. Per neutralità climatica si intende che le emissioni di Co2 entro il 2050 dovranno essere totalmente assorbite, attraverso nuove foreste e cattura del carbonio. Ma non basta. Dopo quella data, l’assorbimento dovrà addirittura superare le emissioni.

    La norma sarà ora pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione, quindi entrerà in vigore. Oltre ai target di riduzione delle emissioni per il 2030 e il 2050, la legge per il clima prevede che l’Ue si doti di un obiettivo climatico intermedio per il 2040 e di una proiezione del bilancio dell’Unione per i gas serra per il periodo 2030-2050 (carbon budget). Il bilancio misurerà il volume totale indicativo delle emissioni nette di gas serra che dovrebbero essere emesse nel periodo senza mettere a rischio gli impegni dell’Unione nell’accordo di Parigi.

    La legge sul clima istituisce anche un comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici. La Commissione, infine, aiuterà i settori dell’economia che scelgono di preparare tabelle di marcia volontarie per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica dell’Unione entro il 2050.

    La nuova legge non è piaciuta ai Verdi europei, che ritengono insufficiente l’obiettivo della riduzione del 55% delle emissioni al 2030. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, la settimana precedente all’approvazione della normativa europea aveva annunciato l’entrata in vigore della legge nazionale che istituisce l’Inviato speciale dell’Italia per il clima.

    L’approvazione di oggi della legge sul clima non chiude lo sforzo normativo dell’Unione in materia. La Legge fissa i target di riduzione delle emissioni. Ma per raggiungerli, servono altre norme che dicano come arrivarci. Ovvero, che indichino misure, normative, incentivi e vincoli. Un primo “pacchetto clima” di 11 proposte di legge sarà presentato dalla Commissione europea all’Europarlamento il prossimo 14 luglio. Le proposte modificheranno i pilastri delle politiche Ue sul clima (mercato del carbonio Ets, regolamento emissioni di trasporti, edilizia e agricoltura, e quello sull’uso dei suoli), aggiorneranno le direttive sull’efficienza e le rinnovabili, introdurranno una ‘carbon tax’ alle frontiere e nuovi standard di emissione di Co2 per i produttori di automobili.

  • In Madagascar costretti a mangiare fango per la fame a cause della grave siccità

    Le comunità in Madagascar sono sull’orlo della fame, con donne e bambini che camminano per ore per procurarsi il cibo dopo che la peggiore siccità degli ultimi quattro decenni ha devastato il sud dell’isola. A dare la notizia il Programma Alimentare Mondiale con il suo direttore, David Beasley, che ha appena visitato la regione e ha affermato che senza assistenza immediata più di mezzo milione di persone potrebbero essere vittime della carestia e altre 800.000 potrebbero esserne coinvolte velocemente. Il quadro visto è desolante con bambini, nel sud del Madagascar, che sono solo pelle e ossa, famiglie che mangiano fango e frutti di cactus perché non c’è nient’altro. Beasley l’ha definita una tragedia silenziosa in un luogo dimenticato.

    La crisi è conseguenza del cambiamento climatico, con siccità dopo siccità che hanno costretto le famiglie a lasciare le loro case.  Secondo il PAM sono necessari 78,6 milioni di dollari per combattere la crisi.

  • Diversità di vedute nella Ue sulla riduzione delle emissioni climalteranti

    Le politiche sul clima tornano a dividere i leader europei. La linea di faglia è tra nuovi e vecchi Stati membri, il tema sono gli ultimi orientamenti da dare al pacchetto clima Ue. Ovvero, 12 proposte legislative che la Commissione metterà sul tavolo il prossimo 14 luglio per tradurre in impegni concreti i nuovi target Ue di riduzione delle emissioni al 2030 (-55% rispetto al 1990) e la neutralità climatica al 2050.

    La discussione sul clima “una volta aperta è come il vaso di Pandora”, commenta una fonte Ue. La presidenza portoghese di turno ha quindi cercato finora di mantenere la discussione sul punto rimasto in sospeso in dicembre, ovvero il regolamento in base al quale si calcola per ciascun Paese lo ‘sforzo di riduzione’ (effort sharing) delle emissioni in agricoltura, nei trasporti e nell’edilizia, settori che rappresentano il 60% delle emissioni europee. I Paesi dell’Europa centro-orientale vogliono mantenere lo status quo: stessi criteri di ripartizione dello sforzo tra Paesi, stessi settori e target nazionali, come al momento prevedono le bozze delle conclusioni del vertice straordinario. Con le regole attuali, la Bulgaria non dovrebbe fare in pratica nessuno sforzo aggiuntivo, e quelli di Paesi come Ungheria e Polonia sarebbero contenuti nel 7%. Mentre gli Stati membri storici, Italia compresa, dovrebbero tutti mettere in cantiere tagli superiori al 30%, con immaginabili e importanti ripercussioni socio-economiche. Da qui la richiesta di alcuni Paesi fondatori di rivedere almeno i criteri di ripartizione.

    Il rischio insito in questo confronto è che i Paesi dell’Est chiedano in cambio di riaprire la discussione sul fondo di modernizzazione per ottenere un aumento dei 14 miliardi di euro già loro destinati per affrontare i costi della transizione ecologica. Questo potrebbe portare a trattative estenuanti e in questo caso, avverte un’altra fonte Ue, “la parte delle conclusioni sul clima potrebbe anche essere stralciata”. E lo scontro, causato dalla grande diversità dei mix energetici dei Ventisette, solo rimandato.

    Congelare il regolamento ‘effort sharing’ all’oggi serve ai Paesi centro orientali anche per arginare le ipotesi più radicali di riforma suggerite dalla Commissione. Come quella di dare un prezzo alle emissioni dei trasporti su gomma e degli edifici nel mercato del carbonio, l’Ets, che ora copre solo industria ed energia, e accorpare agricoltura e foreste. Una proposta che al momento piace esplicitamente solo a Germania e Danimarca mentre negli altri genera diffusi timori circa i costi sociali dovuti all’impatto che ciò potrebbe avere sull’aumento delle bollette dell’energia e del prezzo dei carburanti.

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo provvisorio sulla legge europea sul clima

    La Commissione ha accolto con favore l’accordo provvisorio tra i colegislatori sulla legge europea sul clima. Elemento fondamentale del Green Deal europeo, la legge europea sul clima sancisce l’impegno dell’UE a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. L’accordo della legge europea sul clima è una pietra miliare per la Commissione von der Leyen, in quanto tiene fede a uno degli impegni annunciati negli orientamenti politici della Presidente nel luglio 2019.

    Oltre all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, l’accordo rafforza il quadro d’azione europeo per il clima grazie agli elementi seguenti: un ambizioso obiettivo climatico per il 2030: ridurre le emissioni nette di almeno il 55 % rispetto al 1990 precisando il contributo delle riduzioni e degli assorbimenti delle emissioni; il riconoscimento della necessità di rafforzare il pozzo di assorbimento del carbonio dell’UE attraverso un regolamento LULUCF più ambizioso, sul quale la Commissione presenterà proposte nel giugno 2021; il processo di definizione dell’obiettivo climatico per il 2040, tenendo conto del bilancio indicativo per i gas a effetto serra sul periodo 2030-2050 che sarà pubblicato dalla Commissione; un impegno sulle emissioni negative dopo il 2050; l’istituzione di un comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici che formulerà pareri scientifici indipendenti; disposizioni più rigorose sull’adattamento ai cambiamenti climatici; una forte coerenza tra le politiche dell’Unione e l’obiettivo della neutralità climatica; l’impegno di avviare un dialogo con i vari settori per elaborare tabelle di marcia settoriali che indichino il percorso verso la neutralità climatica nei diversi comparti dell’economia.

    La Commissione ha presentato la proposta di legge europea sul clima il 4 marzo 2020. Una volta approvato formalmente da Parlamento e Consiglio l’accordo, la legge europea sul clima sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione ed entrerà in vigore.

    Fonte: Commissione europea

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