Cultura

  • Stop del Tribunale di Venezia all’Uomo Vitruviano nei puzzle

    Stop all’utilizzo dell’immagine dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, una delle raffigurazioni umane più famose al mondo, senza permesso di chi la custodisce, nei prodotti e nei giochi venduti in tutto il mondo e via internet, anche da parte di una multinazionale con sede in Germania. Il pronunciamento, primo del genere, è contenuto in un’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Venezia il 17 novembre scorso su ricorso delle Gallerie dell’Accademia, dove l’opera è custodita.

    Oggetto del provvedimento è la tedesca Ravensburger, famosa nel mondo per i suoi puzzle, uno dei quali raffigura appunto l’Uomo Vitruviano, ma che è stato prodotto e venduto senza l’autorizzazione del museo veneziano. I giudici l’hanno condannata a pagare anche una penale a favore del Ministero della Cultura, pari a 1.500 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordinanza.

    Non si tratta del primo provvedimento del genere a tutela delle immagini artistiche italiane: altre ordinanze sono state emesse a Firenze relativamente al David di Michelangelo. Tuttavia è la prima volta che viene condannata una società non italiana, anche relativamente a siti commerciali la cui sede non sia localizzabile in Italia.

    Il ricorso delle Gallerie dell’Accademia, tramite l’avvocato dello Stato Giacomo Galli, riguardava la violazione del Regolamento per la riproduzione dei beni culturali, elaborato secondo il Codice dei Beni Culturali, sull’uso dell’immagine per prodotti di merchandising, per i quali sarebbe stata necessaria la sottoscrizione di una concessione, con un canone annuale e royalties del 10% sul prezzo di ogni prodotto in vendita. Il puzzle era stato commercializzato nel 2014. Per i giudici il danno all’immagine consiste “per il solo fatto di essere stato oggetto di una riproduzione indiscriminata”, ossia senza il permesso e senza valutazione in rapporto al suo valore culturale.

    “E’ una sentenza molto importante – ha commentato Giulio Maneri Elia, direttore delle Gallerie – perché è la prima volta che da un Tribunale viene stabilito che i diritti d’uso di un’opera d’arte sono dovuti anche dall’estero. Come dirigenti e detentori delle immagini, e stando al Codice dei Beni Culturali siamo tenuti a far pagare i diritti, si tratta di un introito per le casse del Museo e dello Stato, e quindi importante».

  • L’Arte nelle istituzioni

    Si intitola L’arte nelle istituzioni – Opere ritrovate nei palazzi del potere (Skira) il libro di Tiziana Ferrari, un vero e proprio racconto di un’esperienza professionale ai vertici delle Istituzioni con protagoniste le opere d’arte delle collezioni del Senato, tra tesori nascosti e intrighi di palazzo, in un avvincente mystery.

    Tiziana Ferrari è stata la prima curatrice delle collezioni d’arte presso la presidenza del Senato italiano, artefice, a partire dal 2009, di un progetto pilota nell’ambito della valorizzazione dei beni artistici della camera alta del Parlamento: la creazione di un vero e proprio archivio scientifico delle opere d’arte giunte al Senato dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Opere custodite e celate nei palazzi della politica.

    L’autrice racconta la sua storia, piena di colpi di scena e intrighi “di Palazzo”, in un saggio scientificamente fondato ma dal passo narrativo, una storia, fatta di entusiasmo e determinazione, dello scontro a volte solitario con i gangli di alcuni ambienti governativi. Non solo: questo volume vuole essere un sasso gettato dentro lo stagno di un dibattito attuale, quello che investe la valorizzazione moderna di uno spaccato dell’arte celato al grande pubblico – opere clandestine, testimoni silenti della nostra storia nazionale. Con spirito d’innovazione, in questa pubblicazione Tiziana Ferrari vuole anche indicare un metodo efficiente di gestione e valorizzazione dei beni culturali.

    Tiziana Ferrari, cittadina italiana e svizzera, ha vissuto per molti anni negli Stati Uniti e in Canada. Critica dell’arte e giornalista, è studiosa dei fenomeni artistici e sociali ed esperta in valorizzazione del patrimonio culturale. È stata la prima curatrice delle opere d’arte del Senato della Repubblica italiana. Ha effettuato il primo censimento scientifico su una raccolta d’arte nei palazzi delle Istituzioni, il suo lavoro ha portato alla luce importanti scoperte.

    Un libro che interessa non solo il cultore della materia, ma in genere tutto il pubblico curioso di conoscere i meccanismi segreti che si celano dentro l’arte e dietro le porte dei palazzi del potere.

    Parte del suo ricavato sulla vendita della prima edizione di questo libro al “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di Milano per la ricerca delle malattie neuromuscolari, neurodegenerative e cerebrovascolari (www.centrodinoferrari.com).

  • ALMA a Milano – Arte Libera Musei Aperti

    Inaugurata a Milano Painting Academy, l’iniziativa ALMA- Arte Libera Musei Aperti che dal prossimo 21 marzo porterà l’arte nei luoghi dell’isolamento e del disagio, a cominciare dal Carcere di Opera, con l’esposizione di opere di Enrico Baj.

    Lo scopo del progetto dell’Associazione Culturale ‘Corte Sconta’, realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano, è rendere accessibili le opere d’arte, dopo i limiti imposti dalla pandemia e da altre costrizioni, ma anche avvicinare all’interesse artistico individui esclusi da eventi pubblici per motivazioni sanitarie, fisico-psichiche o penali rendendoli partecipi dell’arte come via per la Libertà.

    ALMA, da un lato vuole rivalutare luoghi costretti ai margini della vita sociale, dall’altro riportare alla vita pubblica importanti e significative opere, altrimenti riservate a pochi o dimenticate in depositi.

    Riduzione delle disuguaglianze, parità di genere, accessibilità e sostenibilità sociale, sono le parole chiave che guidano il progetto per creare la consuetudine alla diffusione dell’arte e all’avvicinamento ai pubblici fragili.

    La casa di reclusione di Opera, l’RSA Golgi Redaelli, l’Associazione Olinda ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, vedranno, nelle parole dei responsabili del progetto Maddalena d’Alfonso e Andrea Vento, “l’esposizione e la condivisione partecipata di opere d’arte provenienti da collezioni private, tutte espressione e veicolo di declinazione del concetto di LIBERTA’, così importante da recuperare e rivivere”.

    L’iniziativa si concluderà in autunno, con la riunione di tutte le opere esposte alla Fabbrica del Vapore, presso la sede di Corte Sconta, per raccogliere i risultati del progetto.

    Libertà e immaginazione, libertà e memoria, libertà e comunicazione, libertà e viaggio i temi espressi e affrontati. A seguito di ogni evento si terrà un Talk in presenza o digitale animato da personalità dell’arte, della cultura e dell’iniziativa sociale. Ogni opera verrà digitalizzata e monitorata con le più avanzate tecniche oggi a disposizione.

    Il Progetto gode del patrocinio di ICAMT International Committee for Architecture and Museum Techniques -ICOM International Council of Museum.

    L’avvio dell’iniziativa è avvenuto con un primo evento presso Milano Painting Accademy, dove si è parlato di “Libertà e corpo umano”, attraverso l’emozionante arte di Patrizia Comand.

    “C’è un nesso profondo tra Libertà e Corpo umano, inteso quest’ultimo come spazio, relazioni. – afferma Gianni Maimeri, Presidente di Fondazione Maimeri patrocinante Milano Painting Academy – È in effetti proprio l’arte a interpretare il collegamento, essendo espressione di un gesto fisico, ma originata dal bisogno interiore di esprimere, trasmettere. Fondazione Maimeri interviene nella promozione dell’arte e della cultura

    attraverso iniziative a impatto sociale. ALMA sposa nel suo spirito le aree di intervento della Fondazione, dando visibilità all’arte e a luoghi di disagio o con delle complessità“.

    “Colori, forme e spazi escono dal corpo fisico per liberarsi. Partendo da una realtà se ne esplora un’altra in una sorta di lotta per la libertà. Si superano i limiti per conoscere e vivere altro”, così Patrizia Comand parla di “La Scalata” l’opera esposta al pubblico presso Milano Painting Academy, nell’appuntamento inaugurale.

    “Rappresenta una scalata alla luna, che è essenzialmente il simbolo di qualcosa che si vuole raggiungere: un’idea, un sogno, un’ideale, qualcosa che ci porti in una dimensione “altra”. In basso c’è la lotta per potersi arrampicare ed è per questo che c’è una variazione di colori dal basso verso l’alto: alla base dove, appunto, c’è lo scontro i colori sono forti, contrastanti, “terrestri” nel senso che sono ancora legati alla realtà, poi, via via che si staccano dalla terra si attenuano e pian piano prendono i colori delle luna, cioè del sogno cui si arriverà e con cui ci si fonderà”.

  • A Milano ‘Andy Warhol. La pubblicità della forma’, la mostra sull’artista simbolo della pop art americana

    Ancora poco più di un mese per visitare Andy Warhol. La pubblicità della forma, la spettacolare mostra dedicata al grande artista americano, simbolo indiscusso della pop art, alla Fabbrica del Vapore di Milano, promossa e prodotta da Comune di Milano–Cultura e Navigare e curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni per Art Motors, Partner BMW e Hublot. Fino al 26 marzo sarà possibile ammirare oltre trecento opere, per la maggior parte uniche, divise in sette aree tematiche e tredici sezioni: dagli inizi negli anni Cinquanta quando Warhol era illustratore commerciale sino all’ultimo decennio di attività negli anni Ottanta connotato dal rapporto con il sacro. Un vero e proprio viaggio nell’universo artistico e umano di uno degli artisti che hanno maggiormente innovato la storia dell’arte mondiale e influenzato un’intera generazione di artisti come Basquiat, Haring, Scharf che lo considerano il loro padre spirituale. Tele, carte, sete, latte con le famose ed uniche Polaroid, per arrivare agli acetati unici che fanno parte della seconda fase del suo lavoro.

    Senza dimenticare la storica Factory, dove Warhol accolse attori, musicisti, scrittori, tutto il mondo creativo newyorchese, creando i primi film come i The Velvet Uderground & Nico, per cui realizza anche la copertina del celebre LP.

    La grande intuizione di Wharol, da giovane pubblicitario di successo, fu quella di ripetere una immagine più e più volte, in modo da farla entrare per sempre nella mente del pubblico. Thirty Are Better Than One, la sua prima Monna Lisa ripetuta ben trenta volte, viene trasformata in un’opera di tutti e per tutti, trasformando il linguaggio della pubblicità in arte e ridefinendo il compito dell’artista che non più quello di creare ma di riprodurre.

    Per far questo Warhol adotta una speciale tecnica di serializzazione, con l’ausilio di un impianto serigrafico, che facilita la realizzazione delle opere e riduce notevolmente i tempi di produzione. Su grosse tele riproduce moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori: usando immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali o immagini di impatto come incidenti stradali o sedie elettrice, riesce a svuotarle del significato originario. L’arte deve essere “consumata” come qualsiasi altro prodotto.

    La tecnica della serigrafia viene usata da Warhol già nel 1962 per realizzare la serie Campbell’s Soup Cans. Lo stesso fa con i ritratti delle celebrità dell’epoca: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara, Michael Jackson, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Liza Minnelli, Gianni e Marella Agnelli, le regine Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bassi, l’imperatrice iraniana Farah Pahlavi, la principessa di Monaco Grace Kelly, la principessa del Galles Diana Spencer.

    La mostra milanese vuole documentare questo avvincente percorso: dagli oggetti simboli del consumismo di massa, ai ritratti dello star system degli anni ’60; dalla serie Ladies & Gentlemen degli anni ’70 dedicata alle drag queen, i travestiti, simbolo di emarginazione per eccellenza e considerati alla pari di star come Marilyn, sino agli anni ’80 in cui diviene predominante il rapporto col sacro: cattolico praticante, ne era stato in realtà pervaso per tutta la vita.

    Nella mostra milanese sono esposte quasi tutte opere uniche come tele, serigrafie su seta, cotone e carta, oltre a disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali – i primi NFT della storia – , la BMW Art Car dipinta da Warhol con il video in cui la realizzò, la ricostruzione fedele della prima Factory e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali.

    Andy Warhol muore nel 1987 per una infezione alla cistifellea. Le sue icone, i suoi personaggi, i suoi soggetti sono riprodotti ovunque, in tutto il mondo, su vestiti, matite, poster, piatti, zaini. Ha anticipato i social network e la globalizzazione degli anni Duemila, ha cambiato per sempre la storia dell’arte, è ancora attualissimo e amato da un pubblico trasversale.

    La mostra rappresenta una occasione imperdibile per godere della sua arte unica, coraggiosa, innovativa e traboccante di idee.

  • Concorso dell’UE per giovani traduttori: rivelati i 27 vincitori di quest’anno

    La Commissione ha svelato i nomi dei  27 vincitori della sedicesima edizione del concorso per traduttori “Juvenes Translatores”, riservato alle scuole secondarie.

    Quest’anno 2.883 partecipanti hanno messo alla prova le loro competenze linguistiche, scegliendo di tradurre tra due delle 24 lingue ufficiali dell’UE. Su 552 combinazioni linguistiche possibili, gli studenti di 681 scuole ne hanno scelte 141, tra cui spagnolo-sloveno e polacco-danese. Per gli studenti la partecipazione al concorso rappresenta l’opportunità di scoprire la traduzione.

    I traduttori della Commissione europea hanno selezionato 27 vincitori, uno per ciascun paese dell’UE, per l’Italia Ginevra Mingione del Liceo Pluricomprensivo Renato Cartesio,Villaricca (NA).

    Inoltre 287 studenti hanno ricevuto una menzione speciale per la qualità delle loro traduzioni.

    La cerimonia di premiazione dei 27 vincitori si svolgerà a Bruxelles il 31 marzo 2023.

    La Direzione generale della Traduzione della Commissione europea organizza il concorso “Juvenes Translatores” (giovani traduttori) ogni anno dal 2007. Nel corso del tempo il concorso ha cambiato la vita di molti partecipanti e vincitori, alcuni dei quali hanno deciso di studiare traduzione all’università o sono entrati a far parte del servizio di traduzione della Commissione europea come tirocinanti o traduttori a tempo pieno.

    “Juvenes Translatores” ha il duplice obiettivo di promuovere l’apprendimento delle lingue nelle scuole e di far vivere ai ragazzi un’esperienza di traduzione. Il concorso, aperto agli studenti diciassettenni delle scuole secondarie di secondo grado, si svolge contemporaneamente in tutti gli istituti dell’UE selezionati.

    Il multilinguismo e, di conseguenza, la traduzione sono una caratteristica integrante dell’UE sin dall’istituzione delle Comunità europee, come sancito nel primissimo regolamento adottato nel 1958. Da allora il numero delle lingue ufficiali dell’UE è passato da 4 a 24, di pari passo con l’adesione di nuovi Stati membri.

  • Cultura e turismo

    E’ auspicabile che ogni amministrazione pubblica (naturalmente anche quella privata) si valga di persone competenti. Talvolta non è così perché si fanno prevalere interessi particolari che giovano a chi viene nominato, non a coloro che vengono amministrati. Nella speranza di esprimere della competenza, farò qualche riflessione su ciò che significa cultura nel contesto della pubblica amministrazione.

    Il primo compito è quello di sostenere e incentivare le energie presenti in un’istituzione culturale, dal teatro alla musica, dai musei alle biblioteche e alle altre iniziative che si sviluppano sul territorio. L’amministratore, più precisamente si dovrebbe parlare di assessore alla cultura, non dovrebbe mettere il suo cappello sulla direzione di queste istituzioni imponendo la propria visione, ma neppure essere un passivo erogatore di sussidi a pioggia per evitare di esprimere un proprio giudizio sulla qualità delle prestazioni. L’assessore è da considerarsi come un interlocutore che valuti il più oggettivamente possibile il cammino fatto dall’istituzione culturale, suggerendo qualche miglioramento, rilevando qualche criticità.

    La cultura lombarda dovrebbe essere sempre più internazionalizzata, soprattutto stabilendo degli scambi con le regioni straniere confinanti (Austria, Svizzera, Baviera, Slovenia, Francia del sud) attraverso protocolli di collaborazione scientifica, a cui far partecipare le nostre Accademie e i centri di ricerca. Ma ciò richiede di confrontarsi con le nostre attitudini e specificità culturali, quelle che affondano le loro radici nelle tradizioni Lombarde, tutelando e promuovendo con questa consapevolezza dell’origine, il nostro patrimonio culturale, artistico, archeologico, materiale e immateriale. In questa direzione, particolare attenzione dovrebbe essere dedicata al potenziamento e sviluppo del Vittoriale degli Italiani e del Parco della Reggia di Monza.

    Ma accanto a tali celebri strutture, ci sono tante piccole e medie realtà culturali, create dal volontariato, da un associazionismo che si sviluppa a diversi livelli, che vanno assolutamente sostenute perché sono luci vitali che illuminano la vita delle città, da quelle capoluogo di provincia a quelle di paese. Spesso queste realtà culturali rappresentano luoghi importanti di aggregazione, che, nell’affiancarsi opportunamente alle scuole, danno una originale testimonianza degli interessi dei giovani (in particolare) che dedicano il loro tempo ad approfondimenti scientifici attraverso presentazioni di libri, mostre, eventi pubblici.

    Amministrare la cultura significa anche prestare attenzione alla filiera turistica conferendo incentivi per una valorizzazione integrata dell’offerta culturale, in cui, in primo piano, si colloca la valorizzazione e diffusione comunicativa del nostro artigianato, da quello funzionale alla vita quotidiana (penso all’artigianato del legno, del mobile, che rappresenta un’altissima tradizione lombarda) all’artigianato del lusso, da quello orafo ai tessuti, all’abbigliamento.

    Cultura e turismo entrano in una relazione virtuosa: il turista viene a conoscere le bellezze dei luoghi non solo attraversando strade e piazze, ammirando chiese, palazzi, monumenti, ma anche osservando il lavoro che quella terra ha espresso con le proprie tradizioni nell’artigianato, nel cibo, nello sport. La bellezza monumentale è generata dalle realtà sociali che si sviluppano nel tempo e che lasciano, con il loro lavoro, opere belle alle generazioni future. Questo è il senso più profondo per stabilire un rapporto non arbitrario tra cultura e turismo, a cui va aggiunto anche un’altra necessaria considerazione. La formazione.

    E’ doveroso sostenere la cultura delle tradizioni e del lavoro attraverso la scuola o, nel complesso,  con altre forme pubbliche e private di educazione.

    La cultura, soprattutto il valore che noi siamo in grado di dare alla cultura, non scende dal cielo, ma dalla nostra istruzione, dalla nostra sensibilità che si forma nella scuola e in famiglia. Non ci può essere vera cultura se non c’è una scuola che funzioni bene, che sia all’altezza della nostra grande storia di civiltà e che dia l’opportunità di camminare con il passo della modernità. Un amministratore che abbia la responsabilità di gestire la cultura della regione deve continuamente relazionarsi con le scuole del territorio per favorire una formazione che non solo sia in grado di dare ai nostri giovani conoscenze che consentano loro di misurarsi e competere con i loro coetanei europei, ma anche permetta loro di non dimenticare o rinunciare a quell’apprendimento di tradizioni che caratterizzano la terra in cui essi vivono. Tanti artigiani non sono più in grado di trasmettere il loro sapere alle giovani generazioni, perché il lavoro dà poche soddisfazioni economiche: la conseguenza è perdere la storia delle nostre popolazioni, la storia della bellezza creata dal lavoro. Cultura significa anche difendere con opportuni interventi economici e fiscali questa trasmissione di saperi di generazione in generazione.

    Si delinea così il campo d’intervento di un assessore alla cultura della regione Lombardia, che con semplice profondità deve fondarsi sulla stretta relazione sia con il turismo che con la formazione, per favorire progettualità capaci di realizzare una convergenza fra cultura/spettacolo, turismo e scuola con benefici e ricadute a favore del territorio, dei suoi abitanti, dei suoi visitatori.

  • “La mia presenza? Un piccolo contributo al progetto nazionale”

    Incontriamo il professor Stefano Zecchi nello studio della sua casa di Milano, sommerso da libri, plichi di carte ovunque, alle pareti quadri, sul pavimento grandi sculture, soprammobili che provengono da tutte le parti del mondo …

    Certo non sarà tutto questo che l’ha portata ad accettare la candidatura alle prossime elezioni regionali della Lombardia nella circoscrizione di Milano e Provincia. E, poi, non le bastava quello che ha già fatto? Professore universitario ordinario di filosofia estetica fin dalla fine degli anni Settanta, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera, responsabile italiano all’Unesco per i beni immateriali, Consigliere d’Amministrazione nelle più importanti istituzioni culturali milanesi, dal Piccolo Teatro alla Verdi, al Teatro Parenti; e a Roma al Maxxi. Mi fermo qui senza ricordare altro se non che è stato anche assessore alla cultura del Comune di Milano, attualmente Presidente del Museo delle Scienze di Trento, membro del Consiglio Superiore della Società Dante Alighieri… insomma non le bastava? Ma mi tolga questa curiosità: siccome sono qui seduta rischiosamente con una pila di carte che sembra quasi mi stia venendo addosso, lei non usa il computer?

    “Sì, lo uso, lo tengo sul tavolo nello studio più piccolo dietro quella porta con quelle pitture indiane”.

    Pensavo fosse un quadro, non una porta.

    “E’ come se fosse un quadro: è un dipinto su legno che mi fa da porta. Comunque, uso il computer – non se ne può fare a meno – ma la carta, anche la penna – questa qui – mi piacciono di più”.

    Insomma, adesso la politica …

    “Mi sembra importante, non mi sono mai tirato indietro quando si è pensato che potessi dare una mano, come nel caso dell’Assessorato milanese”.

    Le regionali sono molto impegnative, bisogna prendere qualche migliaio di preferenze per essere eletti, il suo nome deve essere scritto sulla scheda, i posti sono pochi…

    “Mi sta consigliando di fare un passo indietro? Non sarebbe la prima.”

    No, assolutamente, apprezzo la decisione, credo che possa dare un valido contributo…

    Al progetto politico di Giorgia Meloni. Lo trovo decisivo per lo sviluppo dell’Italia: una destra storica, rispettosa della tradizione con lo sguardo coraggiosamente rivolto al futuro. Finalmente la nostra Nazione ha una politica voluta dal popolo; ci si lascia alle spalle tutte le ingegnerie istituzionali che hanno da troppi anni impedito la formazione di un governo voluto dalla maggioranza degli italiani, e già questi primi passi del governo mostrano segni di concretezza istituzionale e di realtà progettuali senza compromessi. E’ un progetto politico che farà molto bene all’Italia anche pensando al confronto dialettico con l’opposizione. Si fa politica.

    Lei, però, è candidato in Regione, un po’ diverso, anche pensando alla Lombardia che è un’eccellenza nel quadro socio-economico italiano.

    “Vorrei che la mia presenza fosse un piccolo contributo al progetto nazionale, che proprio la Lombardia, per i meriti che lei ha sottolineato, può sviluppare in modo virtuoso. La Regione, da anni, ha un’eccellente amministrazione, deve soltanto proseguire per la sua strada con la convinzione di poter sviluppare sempre meglio il progetto politico nazionale”.

    Sta parlando di autonomia regionale?

    “L’autonomia credo abbia grande efficacia amministrativa se coordinata con un forte governo nazionale. Si pensi alla regione tedesca della Baviera e al suo federalismo coordinato dal governo federale nazionale; si pensi alla Svizzera e anche al presidenzialismo francese. La Lombardia può essere un esempio virtuoso di amministrazione in un complessivo rinnovamento istituzionale nazionale”.

    E lei cosa farà? A prescindere dal fatto che ho capito perfettamente, entrando nel suo studio, che i suoi libri, le sue letture, i suoi scritti non li abbandonerà mai.

    “Intanto dipende dal mio risultato elettorale, e poi da quello che deciderà la direzione del partito di FDI. Non è difficile immaginarsi quello che so fare”

    Cultura…

    “E sì, lì un contributo so di poterlo dare; ma intanto trovo importante che in queste elezioni io ci metta il nome e la faccia. So che il mio curriculum è apprezzato, ma vorrei che il mio impegno esplicito, in prima persona, venga considerato un gesto di consapevole adesione al progetto politico di Giorgia Meloni. Poi, certo, sono a disposizione sulla base delle mie competenze”.

    C’è sempre pronto il libro dei sogni di ogni candidato che si presenta alle elezioni. Ho troppo rispetto per lei, quindi non le chiedo neppure di indicarmi i titoli dei capitoli del libro… forse neppure ce l’ha. Ma almeno mi dica proprio sinteticamente qualcosa che le piacerebbe realizzare.

    “Non sottovaluti i sogni: aiutano a rimanere giovani. E, quindi, un libro di sogni (non esclusivamente politico) ce l’ho ben chiaro e non tanto nascosto in un cassetto. Allora, in sintesi, come lei sensatamente mi chiede, le rispondo che vorrei potenziare e sostenere la cultura scientifica e far in modo che questa si confronti costantemente con la nostra tradizione umanistica. E poi vorrei che si costruisse un’alleanza culturale con i nostri vicini d’Europa: la nostra Europa della cultura, in cui vengano coinvolti l’Austria, la Baviera, la Slovenia, la Svizzera, il sud della Francia…”

    Dimenticando il resto dell’Italia…

    “Ma no! Sarebbe un errore clamoroso. Non si dice forse che la Lombardia è la locomotiva dell’Italia? Deve esserlo culturalmente aggregando illustri vagoni – regioni – come quelli che le ho appena citato, e trascinare verso il futuro tutta la Nazione”.

    Grande ambizione in questo progetto. Auguri. Importante se nella sua realizzazione riesce ad aggregare tutte le energie culturali del Paese, senza lasciarle indietro.

    “Proprio così: diversamente sarebbe un’ennesima struttura burocratica di cui non solo non ce ne faremmo niente, ma sarebbe anche dannosa”.

    Verrò di nuovo a trovarla dopo le elezioni, così avrà tempo di spiegarmi cosa sono tutti questi oggetti indiani, giapponesi, arabi e non so da dove altro posto arrivano. E poi il suo gatto si è messo a miagolare: forse, vorrà mangiare

    “Vuole solo qualche carezza, è molto anziano, si è sentito tenuto in disparte. Aspetti, le regalo il mio ultimo libro appena pubblicato: In nome dell’amore. Coi libri vado forte, in politica…”

  • Cimitero Monumentale: un museo a cielo aperto

    In occasione dei dieci anni di attività l’associazione Scoprire Milano e dintorni propone la promozione NON C’E’ DUE SENZA TRE: con l’iscrizione di due persone a una visita guidata, la terza partecipa gratis!

    Tra le tante proposte da scoprire sul sito https://www.scopriremilano.it/ interessante è la  visita guidata al Cimitero Monumentale di Milano, sabato 5 novembre.

    La visita consentirà di ammirare e conoscere uno dei patrimoni più rappresentativi della scultura funeraria, ove arte e religione creano un connubio unico e irripetibile. Il percorso inizierà dal cortile principale; si analizzerà la storia e le vicende costruttive del monumento indissolubilmente legato alla nostra città. Si proseguirà per il Famedio, pantheon di scrittori e intellettuali quali Manzoni e Cattaneo, e si raggiungerà la parte posteriore in cui potremo scoprire, tramite una piacevole passeggiata, gli esempi più pregevoli di arte funeraria in tutte le sue declinazioni dalla scuola di Brera al liberty, dal Novecento ai maturi anni ’30. Non mancano sepolture di personaggi insigni, quali Hayez, Toscanini, Medardo Rosso e Quasimodo. Un museo a cielo aperto che offre una vasta panoramica su un’epoca d’oro mai dimenticata e che ancora molti milanesi non conoscono.

  • La cultura muove l’Europa: il più grande programma di mobilità dell’UE offre nuove opportunità agli artisti e ai professionisti della cultura

    La Commissione ha avviato La cultura muove l’Europa, il suo nuovo programma di mobilità permanente per gli artisti e i professionisti della cultura, nonché un primo invito alla mobilità individuale. Beneficiando di un bilancio totale di 21 milioni di € nell’ambito del programma Europa creativa per un periodo di tre anni (2022-2025), il programma La cultura muove l’Europa diventa il più grande programma europeo di mobilità per artisti e professionisti della cultura destinato a tutti i paesi e i settori di Europa creativa contemplati dalla sezione Cultura del programma.

    Tra i partecipanti figureranno rappresentanti delle istituzioni dell’UE, dei portatori di interessi e delle organizzazioni del settore culturale. Il programma La cultura muove l’Europa risponde alle esigenze dei settori culturali e creativi in termini di opportunità di mobilità inclusiva e sostenibile, con una particolare attenzione agli artisti emergenti.

    Attuato dal Goethe-Institut per conto della Commissione, La cultura muove l’Europa prevede due azioni: mobilità individuale e residenze. Grazie alle borse di mobilità, offrirà a circa 7.000 artisti e professionisti della cultura l’opportunità di recarsi all’estero, nell’UE e nel resto del mondo, per lo sviluppo professionale o le collaborazioni internazionali, per partecipare a residenze artistiche o per ospitare artisti e professionisti della cultura. L’azione relativa alle residenze sarà avviata all’inizio del 2023.

    Il primo invito alla mobilità individuale è rivolto ad artisti e professionisti della cultura che operano nei seguenti settori: architettura, patrimonio culturale, design, moda, traduzione letteraria, musica, arti visive e arti dello spettacolo dai paesi che partecipano al programma Europa creativa e che si recano in un altro paese del programma Europa creativa, per una durata compresa tra 7 e 60 giorni per i singoli artisti e tra 7 e 21 giorni per i gruppi (da 2 a 5 persone).

    L’attuale invito è aperto dal 10 ottobre 2022 al 31 maggio 2023. L’azione di mobilità individuale opererà sulla base degli inviti a presentare proposte aperti ogni anno, dall’autunno alla primavera, con valutazioni mensili.

    La sovvenzione per la mobilità del programma La cultura muove l’Europa comprende: spese di viaggio standard (350 € per i viaggi di andata e ritorno per le distanze inferiori a 5.000 km e 700 € per quelle superiori a 5.001 km) e 75 € di indennità giornaliera per contribuire alle spese di soggiorno e alloggio.

    Inoltre sono previste diverse integrazioni, in linea con le priorità orizzontali del programma, quali l’inclusione e la sostenibilità.

    • Integrazione “verde”: ulteriori 350 € per incoraggiare gli artisti e i professionisti della cultura a non utilizzare il trasporto aereo.
    • Sostegno agli artisti e agli operatori culturali con esigenze particolari legate alla disabilità.
    • Sostegno ai richiedenti provenienti da paesi, territori e regioni ultraperiferici o che viaggiano verso tali destinazioni.
    • Integrazione familiare per artisti che hanno un figlio di età inferiore a 10 anni.
    • Integrazione per l’acquisto di un visto.

    Inoltre gli artisti ucraini, che potrebbero non essere in grado di lasciare il paese, avrebbero la possibilità, in via eccezionale, di chiedere direttamente la mobilità virtuale. In tal caso, essi riceverebbero 35 € di indennità giornaliera.

  • In vendita la casa-museo di Giuseppe Verdi

    Chiude il museo di Villa Sant’Agata, la residenza nella quale abitò il compositore Giuseppe Verdi per circa cinquant’anni. Chi la occupa attualmente e gestisce anche la piccola ma visitatissima struttura museale, cioè Angiolo Carrara Verdi, discendente diretto del Cigno, è stato “sfrattato” per decisione della giustizia civile che ha messo fine ad una battaglia legale, tra fratelli, durata 20 anni. Domenica 30 ottobre sarà l’ultimo giorno di apertura del museo.

    La Corte di Cassazione ha infatti deciso che l’eredità di Alberto Carrara Verdi, scomparso nel 2001, deve essere divisa tra i figli in parti uguali (Maria Mercedes, Ludovica, Angiolo ed Emanuela, quest’ultima deceduta nel 2020). Ma siccome nessuno dei 3 è in grado di rilevare le quote dell’altro, la casa-museo dovrà essere messa in vendita. “Devo lasciare l’abitazione che ho tutelato e salvaguardato per 53 anni – annuncia amaramente oggi sul quotidiano Libertà di Piacenza Angiolo Carrara Verdi – quando sono tornato, dopo la morte di mia madre, ho rilevato tutte le quote della parte museale. Per me villa e museo non sono mai state due entità separate. E dato che non posso più abitare a Sant’Agata, non posso nemmeno più occuparmi del museo. Liquiderò la società”.

    Museo dunque chiuso, anche se per legge c’è un vincolo di visitabilità del bene che diventerà ora un onere del giudice o di chi subentrerà. “Il Tribunale probabilmente invierà un custode o un notaio che la possa tutelare – conclude l’erede di Giuseppe Verdi – mi auguro solo che qualcuno intervenga, colga l’attimo per l’acquisto, perché la paura è che rimanga abbandonata a se stessa. Speriamo ci si qualche filantropo, o lo Stato stesso che ha diritto di prelazione, che eviti succeda”.

    Contro lo sfratto sono intervenuti in parecchi, a partire da Luciana Dallari, presidente dell’associazione LeVerdissime.com , gruppo al femminile  impegnato a diffondere la musica del Cigno, che sottolinea come il “subordinare a una mera questione di eredità tra fratelli la casa di Giuseppe Verdi sia assurdo, non si può (RPT) pensare che venga venduta magari a un russo, un coreano, un cinese o un americano”. Il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (FdI), dal canto suo, interroga il presidente Stefano Bonaccini su come la Regione di attiverà “affinché la Villa e il museo non cadano nel dimenticatoio” mentre il sindaco di Villanova Romano Freddi, infine, ricorda di aver scritto già nel giugno scorso al Ministero della cultura e all’allora ministro Dario Franceschini senza ottenere risposta.

    “In quella lettera – spiega – paventavo quello che ora sta accadendo, con la chiusura del museo e il probabile avvio di un’asta”.

    La proprietà in comune di Villanova venne acquisita da Giuseppe Verdi nel 1848, dopo di che il maestro, decise di costruire la villa che fu completata nel 1880. Originariamente, la casa fu acquistata per i genitori dal compositore, Carlo Verdi e Luigia Uttini, messi nella villa di Sant’Agata per volontà del maestro, ma dopo la morte di sua madre, il padre tornò a vivere a Busseto. Verdi e Giuseppina Strepponi, cantante d’opera con la quale visse da allora prima di sposarsi nel 1859, si stabilirono a Sant’Agata nel 1851. Verdi fece aggiungere due ali alla costruzione originale, completando il tutto con una imponente terrazza sulla facciata, le serre, una cappella e la rimessa per le carrozze sul retro. Verdi e Giuseppina dedicarono molto tempo per l’espansione del parco.

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