Democrazia

  • Riforma della Politica

    Quanto è avvenuto e sta avendo dimostra, in modo lampante, che a nessuna forza politica interessa avere una legge elettorale che riporti i cittadini a scegliere i loro rappresentanti a Roma ed i partiti a battersi sui programmi, anche attraverso un sistema, proporzionale con le preferenze, che pur mantenendo il diritto o l’obbligo alle coalizioni, prima del voto, garantisca quella trasparenza che da troppi anni rende le elezioni un rito per pochi.

    Da tempo le leggi elettorali nascono per consolidare il potere di chi lo detiene, per poi, spesso, trasformarsi in un boomerang.

    Una legge dovrebbe garantire correttezza democratica e non vi è democrazia con premi di maggioranza eccessivi e cittadini che non possono scegliere, infatti ad ogni elezione si vede come il partito più numeroso sia quello degli astenuti.

    A destra come a sinistra importa avere parlamentari proni al volere delle segreterie, il dibattito è sempre più inesistente come dimostrano i tanti errori, per carenza politica e culturale, sia di tanta parte del governo che delle opposizioni.

    La prima riforma che l’Italia dovrebbe affrontare è la riforma della politica partendo dal ritorno alla democrazia proprio all’interno dei partiti diventati centri magici di potere e di impreparazione sempre tesi a polemiche ed insulti ed incapaci di confronto, sia all’interno che all’esterno.

  • Un rapporto che svela la realtà

    Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla

    Oscar Wilde

    Martedì scorso, 14 luglio, a Bruxelles si sono svolte quattro diverse conferenze intergovernative tra l’Unione europea ed il Montenegro, l’Albania, l’Ucraina e la Moldavia. Durante queste conferenze sono state trattate questioni che riguardano il percorso europeo di questi Paesi nel processo della loro adesione all’Unione europea. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione europea, entusiasta dell’organizzazione delle quattro conferenze intergovernative, ha definito questa giornata un ‘Super martedì’ per l’intero processo del allargamento.

    All’occasione la Commissaria ha dichiarato che “oggi è un ‘Super Martedì’ per l’allargamento dell’Unione europea. Per la prima volta in oltre due decenni, teniamo quattro conferenze di adesione nello stesso giorno. I quattro Paesi alla guida del processo, Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro, stanno compiendo degli importanti passi avanti nel loro percorso verso l’adesione all’Unione europea”. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato ha altresì sottolineato che “l’allargamento rimane una priorità strategica per l’Unione europea”.

    Per la loro specificità la Commissione europea aprirà con l’Ucraina e la Moldavia i cluster (gruppi di capitoli; n.d.a.) che riguardano la difesa e la sicurezza. Il Montenegro si trova in uno stato avanzato per quanto riguarda la chiusura dei capitoli negoziali, avendo chiuso ormai 18 dei complessivi 33 capitoli. Invece l’Albania ha aperto tutti i 35 capitoli e durante la nona conferenza intergovernativa con l’Unione europea svoltasi il 14 luglio scorso ha chiuso i tre primi capitoli. Bisogna sottolineare però che si tratta di capitoli facili. Ma è molto difficile capire, riferendosi alla sopracitata dichiarazione della Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato e tenendo presente la vissuta e spesso sofferta realtà albanese, quali siano veramente gli “importanti passi in avanti” nel suo percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea.

    Durante la nona conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania svoltasi a Bruxelles la sera del ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso, sono stati dichiarati chiusi i primi tre capitoli dei negoziati, nell’ambito del processo di adesione dell’Albania all’Unione Europea. Si tratta del Capitolo 25 (Scienza e ricerca), del Capitolo 26 (Istruzione e cultura) e del Capitolo 30 (Relazioni con l’estero). Il primo ministro albanese e la sua potente propaganda hanno subito parlato di “successo”. Ma la verità è ben diversa anche con questi capitoli, nonostante siano considerati come i più facili.

    Per quanto riguarda il capitolo 30 che si riferisce alle relazioni con l’estero, l’Unione europea non ha previsto un elenco specifico di riforme o di leggi da adottare. L’unico obbligo del Paese candidato, nella fattispecie dell’Albania, è quello di cercare di adattare ed allineare la propria politica estera a quella dell’Unione Europea.

    Invece per quanto riguarda il Capitolo 26 (Istruzione e cultura) basta riferirsi ai rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.). L’obiettivo principale del programma è quello di valutare, ogni tre anni, le competenze dei ragazzi di 15 anni in lettura, matematica e scienze. Si tratta di prove che misurano la capacità di applicare le conoscenze per risolvere problemi quotidiani. Ebbene i rapporti PISA mostrano che non solo la qualità dell’istruzione è in costante calo e il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa, ma è anche inferiore alla media globale. Nonostante ciò il capitolo 26 è stato chiuso dalle istituzioni dell’Unione europea, considerandolo come compiuto.

    Così come è stato chiuso anche il capitolo 25 (Scienza e ricerca). Ma da lunghe esperienze in molti Paesi del mondo, si sa che per sostenere le ricerche scientifiche bisogna investire ogni anno per finanziare i vari progetti di ricerca. Ci sono molti settori in cui per svolgere e sviluppare una ricerca scientifica bisogna investire per avere anche le necessarie apparecchiature, senza le quali non si può realizzare la ricerca stessa. Ebbene, da anni in Albania i fondi per la scienza e la ricerca sono veramente molto bassi. Attualmente il fondo destinato alla ricerca scientifica è veramente molto basso, pari a solo il 0,17% del prodotto interno lordo! Ma anche il capitolo 25 è stato chiuso. Bisogna evidenziare però che, nell’ambito dell’Unione europea, sia l’istruzione e la cultura che la ricerca scientifica non sono soggette a specifici meccanismi di misurazione o di riforma.

    Venerdì scorso, 17 luglio, è stato reso noto il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania. Un rapporto che, diversamente dai rapporti precedenti che si riferivano soltanto ai “successi” del governo, elenca anche le problematiche della preoccupante realtà albanese. Un rapporto che evidenzia la violazione dei principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge. Un rapporto, quello di quest’anno della Commissione europea, che considera preoccupante il controllo delle attività parlamentari dalla maggioranza governativa, con delle decisioni che violano la Costituzione, le leggi in vigore ed il Regolamento dello stesso Parlamento. Un rapporto in cui si afferma che la corruzione ormai ben diffusa coinvolge tutte le istituzioni statali, beneficiando però del supporto politico, partendo dai massimi livelli.

    Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania, reso noto venerdì scorso, sottolinea il caso della ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito sugli scandali milionari che hanno coinvolto sia lei che il primo ministro. Così come è stato informato che la maggioranza, ubbidendo all’“ordine politico” del primo ministro, il 12 marzo scorso ha votato in Parlamento contro la richiesta della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per la revoca dell’immunità dell’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia.

    Il sopracitato rapporto della Commissione europea, riferendosi proprio a quel caso, afferma che “Il rifiuto del Parlamento di revocare l’immunità di una parlamentare ha sollevato preoccupazioni in merito ai principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge”. E in seguito conferma: “La Commissione ritiene che tale decisione abbia sollevato preoccupazioni circa le modalità di applicazione dei principi di controllo ed equilibrio tra le istituzioni, nonché circa la possibilità che alti funzionari possano beneficiare di un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini dinanzi ai tribunali”.

    In quanto alla corruzione diffusa, il rapporto della Commissione europea, reso noto venerdì scorso, sottolinea che la Commissione europea ha espresso preoccupazione per il livello di esposizione alla corruzione in diversi settori chiave della pubblica amministrazione del Paese. “Diversi settori continuano ad essere considerati particolarmente esposti alla corruzione; in particolare la sanità, l’istruzione, gli appalti pubblici, i partenariati pubblico-privato, le forze dell’ordine, il settore immobiliare, l’amministrazione fiscale e le dogane. L’integrità aziendale rimane un ambito che richiede particolare attenzione. […] I rischi di corruzione persistono anche nelle imprese statali o a partecipazione statale a cui sono affidate importanti responsabilità pubbliche”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania svela la vera e preoccupante realtà. Perciò non sono credibili neanche le dichiarazioni della Commissaria per l’allargamento rese pubbliche il ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso. Aveva ragione Oscar Wilde quando affermava che si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

  • Trump incontinente nei pensieri e nelle parole

    Diciamolo con tutta la serenità possibile, Trump ci ha veramente stancato e siamo dispiaciuti per gli abitanti degli Stati Uniti che devono tenersi, per ora e speriamo per poco, un presidente che scredita l’America ogni volta che apre bocca o scrive uno dei suoi deliranti, ma continuamente contraddittori, messaggi.

    Che gli Stati Uniti non siano quel modello di democrazia che, da ragazzi, avevamo creduto, che sia uno stato sempre pronto a fare guerre lunghe, difficili, e a perderle, a danno dei suoi stessi cittadini e di coloro che avrebbero dovuto aiutare, l’abbiamo imparato negli anni ma, nonostante tutto, non avremmo mai immaginato che avrebbero avuto un presidente incontinente nei ragionamenti e nelle esternazioni.

    La guerra in Iran ha dimostrato una volta di più quanto, a livello mondiale, sia scesa la forza ed il potere contrattuale della, apparentemente, più grande potenza al mondo, il tradimento perpetrato ai danni dell’Ucraina, per biechi interessi con Putin, la difficile e ridicola stagione dei dazi al resto del mondo, l’indifferenza con la quale il presidente cinese prosegue per la sua strada sono alcun dei tanti esempi di una politica dissennata di Trump che rischia di scardinare la stabilità di tutti.

    L’unico aspetto positivo è che la rivoltante politica di Trump, ogni sua critica, insulto rivolto agli storici alleati occidentali, all’Europa, sembra che, finalmente, facciano comprendere agli europei l’immediata necessità di migliore la coesione e collaborazione perché senza una politica estera comune, senza un comune esercito europeo il nostro futuro è a rischio.

    Certo gli Stati Uniti restano il nostro alleato e al popolo americano auguriamo ogni bene, altrettanto certamente Trump è sempre più pericoloso per noi e per i suoi cittadini.

  • Il primo vero problema dell’Europa è l’evidente mancanza di leader capaci

    E’ passato un anno e mezzo, del tutto sprecato, senza risolvere nessuno dei problemi sorti sin dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, a partire dalla strategia della difesa Europea.

    L’incertezza, la confusione e l’incapacità di formulare ipotesi di lavoro ragionevoli viene banalizzata dalle scelte di iniziative ridicole e del tutto inutili a risolvere i problemi che affliggono l’Unione Europea, favorendo le superpotenze, che litigano tra loro, ma che sulla disgregazione dell’Europa, e l’eventuale spartizione tra loro, sono del tutto d’accordo.

    I leader politici, dall’arrivo di Trump, parlano di armamento, che tutti sanno essere una spesa inutile, che non cambierà alcunché, perché i 27 eserciti dell’Unione Europea sono tutti incapaci di sostenere qualsiasi aggressione, e il rinforzo di armamenti non cambierebbe nulla. Buona parte dei fondi che spendono gli Stati europei servono a pagare i militari, circa il 70% della spesa complessiva, in una logica che non serve ai singoli stati, né tantomeno all’Europa, in quanto impossibilitati a garantire la sicurezza dei confini, senza la protezione degli USA.

    E appunto non serviranno qualche centinaio di carri armati e di cannoni in più, sparpagliati qua e là, per risolvere il problema, e subendo inoltre una spesa esagerata, imposta da Trump, del 5% del Pil annuale.

    Ed è molto strano che nessuno dei leader europei ha mai finora accennato alla esigenza di dare vita ad una Federazione degli Stati d’Europa, con chi ci sta, con una Costituzione che consenta le modalità per formare un Governo Federale con pochi ma indispensabili poteri, come la gestione della politica estera e la costituzione di un esercito unico, che costituiscono l’unica vera possibilità di garantire la sicurezza degli Europei.

    Con la federazione i costi sarebbero di gran lunga inferiori a quelli dell’armamento, e senza penalizzazione del welfare, e soprattutto si avrebbe la trasformazione dell’Europa da attuale gigante economico e nano politico, in gigante militare e quarta superpotenza mondiale.

    Ma il silenzio dei leader europei su questo tema conferma il limite insuperabile della ideologia sovranista, alla cui difesa è preferibile la disgregazione dell’Unione Europea, e la conseguente colonizzazione da parte delle superpotenze.

    Ma si può difendere davvero una sovranità inesistente e del tutto incapace di difendere i confini dei propri Stati, e a caccia di protezioni di autarchici che vogliono solo sottometterci? E non sembra quindi un tradimento gravissimo dell’Interesse Nazionale ignorare la federazione che ci può dare la Patria Federale, la sicurezza e il ruolo che ci compete nel mondo alla pari delle altre superpotenze?

    Ed è così che il ridicolo si appalesa: si pensi alle decine di volte in cui si è assistito a cambiamenti di posizione e di composizione di gruppi, sia con la coalizione allargata dei “volenterosi”, poi con la più recente invenzione di riunioni in formato E5 (Gran Bretagna, Germania Francia, Italia e Polonia), poi in formato E3 (Gran Bretagna, Germania e Francia), poi ancora non si sa. Sono solo chiacchere e distintivo, ma nulla di reale, di credibile e di efficace.

    Così come c’è una enorme confusione in merito alle regole dell’UE che vanno velocemente cambiate, ma invece di affrontare questo prioritario tema, si tende con incomprensibile leggerezza ad allargare l’Unione Europea ad altri otto Stati, ed addirittura si litiga per chi deve essere inserito prima.

    E così 27 Stati aderenti all’Unione Europea, che da anni faticano a trovare accordi tra di loro, che spesso sono obbligati a rinvii esasperanti che costringono l’UE a ritardi nelle decisioni che danneggiano tutti i Paesi, invece di modernizzare le regole, ed eliminare il veto individuale per ogni Stato che comprime le decisioni collettive, discutono e litigano su quale tra i suddetti otto stati vada accontentato per primo.

    Possibile che non si capisca che passare da 27 a 35 Stati, il livello di gestione sarà, senza le necessarie modifiche, un disastro per la velocità di realizzazione delle decisioni, specie in un momento di particolare difficoltà per l’Europa, che non ha neanche una certezza di mantenere il suo livello di indipendenza e libertà?

    Gli otto Stati sono: Albania, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Moldavia e Ucraina.

    Come si può intuire dalla loro eterogeneità, ciascun Paese rivendica i propri legittimi interessi che però, una volta entrati nell’UE con le attuali regole, recheranno problematicità ancora più difficili da gestire di quelle attuali.

    Ecco perché è fondamentale affrontare, mentre è ancora con 27 Stati, ciò che fino ad ora non era stato possibile realizzare, per garantire una organizzazione Europea che rispetti ciascuno dei Paesi, vecchi e nuovi, con regole puntuali, e senza la confusione e le logiche aberranti di veti singoli per ogni Stato, con buona pace di Meloni che non vuole affatto rinunciarci, perché se non si cambia radicalmente il sistema, questo condannerà definitivamente l’UE alla impotenza e conseguentemente alla irrilevanza.

  • Irresponsabili comportamenti di alcuni rappresentanti europei

    Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite

    Martin Luther King

    Martedì scorso, 26 maggio, si è svolta a Bruxelles l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Purtroppo tutto è stata una banale e grottesca messinscena tra il primo ministro albanese, la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato e la vice ministra degli Affari esteri di Cipro, che era presente come rappresentante del suo Paese presso la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Solo dichiarazioni che non avevano niente in comune con la vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese.

    Le rappresentanti dell’Unione europea hanno dichiarato che l’Albania ha raggiunto gli obiettivi intermedi del capitolo ”Fondamentali”, che comprende il sistema della giustizia, i rispetto dei diritti fondamentali ed altro. Esse hanno affermato che sono stati fatti notevoli progressi nella riforma della giustizia, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata (Sic!).

    Si tratta però di dichiarazioni che non hanno niente, ma proprio niente in comune con la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese. Perché è facilmente verificabile che il sistema “riformato” della giustizia in Albania è sotto il diretto controllo del primo ministro. Così com’è pubblicamente noto che la corruzione, ben radicata, partendo dai massimi livelli della politica, è diventata un cancro che sta divorando tutto. Mentre la criminalità organizzata albanese diventata molto pericolosa anche in altri Paesi europei, garantisce, tra l’altro le “vittorie elettorali”, indispensabili per la sopravvivenza politica, ma non solo, del primo ministro albanese.

    Ormai questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate dell’Unione europea. Si tratta di note strutture come Moneyval (che analizza e valuta il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo), l’OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), l’Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea) e l’Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale). Chissà perché le rappresentanti dell’Unione europea non riescono e vedere e a capire niente di quello che realmente accade in Albania?! Le cattive lingue parlano di attività lobbistiche del primo ministro.

    Il primo ministro albanese, durante l’ottava Conferenza intergovernativa, ha dichiarato che i progressi nei negoziati sono direttamente collegati alla trasformazione delle istituzioni e del sistema della giustizia del Paese. Il primo ministro albanese, senza batter ciglio, ha affermato che adesso abbiamo “un sistema giudiziario rafforzato e indipendente come mai prima d’ora nella storia del nostro Paese” (Sic!). Ma lui, essendo un innato bugiardo, può dire anche che è il sole che gira intorno alla terra. La storia ci insegna però che in qualsiasi dittatura non si rispetta più il principio della separazione dei poteri di Montesquieu. Il potere esecutivo, rappresentato dal primo ministro, ormai controlla, oltre al potere legislativo, anche il potere giudiziario. E il nostro lettore da molti anni è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che l’Albania è diventata una nuova e veramente pericolosa dittatura.

    Invece la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha continuato con le sue dichiarazioni che niente hanno a che vedere con la vera e drammatica realtà albanese. Anche lei, senza batter ciglio, riferendosi ai “continui successi” dell’Albania ha detto che quello raggiunto dall’Albania rappresenta ormai “…un traguardo da festeggiare, un riconoscimento di un grande lavoro durato oltre un decennio, perché non è qualcosa che si può ottenere in un giorno. Pertanto, confermando il raggiungimento di questi obiettivi intermedi per lo Stato di diritto, confermiamo che il vostro lavoro, svolto per oltre 10 anni in questo campo, ha dato i suoi frutti”. Qualcuno però dovrebbe dirle che in tutte le dittature lo Stato di diritto è tra i primi che viene annientato.

    La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha descritto la riforma del sistema della giustizia come uno dei “maggiori successi” raggiunti. Lei ha affermato che tale era anche il processo, comunemente noto come vetting (vaglio, controllo; n.d.a.) che analizzava l’integrità morale e professionale dei magistrati del sistema di giustizia in Albania.

    Ma da molti fatti denunciati e pubblicamente noti risulta che quel processo è stato tutt’altro che imparziale e professionalmente svolto. Un processo che in realtà è stato orientato e controllato politicamente dal primo ministro e dai suoi più stretti collaboratori, per togliere dal sistema tutti i giudici e i procuratori che non ubbidivano e tenere solo coloro che, ubbidienti a lui, si mettevano a disposizione degli “orientamenti” e gli ordini partiti dai massimi livelli del potere politico. I rappresentanti dell’Unione europea, che hanno gestito la riforma della giustizia in Albania, non hanno raccomandato di implementare il vetting in altri Paesi balcanici.

    Durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, è intervenuta anche la vice ministra degli Affari esteri di Cipro. Anche lei ha parlato di “successi”, mentre la realtà albanese testimonia una molto preoccupante e pericolosa situazione. Lei ha affermato, chissà perché, “crediamo profondamente nell’allargamento e siamo lieti che il processo di adesione dell’Albania stia procedendo con decisione”. In seguito ha aggiunto: “Desidero congratularmi con il governo albanese e con i cittadini albanesi per il loro impegno e la loro determinazione nel portare avanti riforme difficili”. Strane dichiarazioni perché ormai è pubblicamente noto che sono proprio le “riforme” che da anni hanno bloccato il percorso dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Le decisioni del Consiglio europeo lo testimoniano inconfutabilmente.

    Ma durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea svoltasi il 26 maggio scorso a Bruxelles sono state volutamente “fumate” le dichiarazioni fasulle del primo ministro e delle rappresentanti dell’Unione europea. E per renderlo possibile, con “regia centrale”, tutta l’attenzione era stata focalizzata sulla “gara dei baci amichevoli e affettuosi” tra le due “signore” ed il primo ministro albanese. Una misera messinscena quella che ha generato però un’abominevole sensazione di disgusto, come confermano anche le immagini trasmesse in diretta. La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato, essendo di statura bassa, è stata fatta salire su uno sgabello, per riuscire meglio con i baci al primo ministro.

    Il nostro lettore è stato informato che dalle indagini, professionalmente svolte da noti giornalisti di giornali e televisioni europee e statunitensi, nonché da diverse strutture specializzate, quello dell’Albania viene considerato un narcostato. E i dizionari definiscono il nascostato come una struttura occulta controllata dai trafficanti delle droghe. Ovviamente in una simile drammatica realtà non si può mai attendere di attuare delle riforme democratiche. Ragion per cui non si può mai pretendere  neanche l’adempimento delle richieste dell’Unione europea sull’adesione. E un Paese considerato narcostato non può mai attuare l’adempimento ed il rispetto dei criteri di Copenaghen, quello politico, quello economico ed il criterio dell’acquis comunitario. E si tratta ovviamente di criteri che devono adempiere e rispettare tutti i Paesi che stanno seguendo l’obbligatorio percorso per aderire all’Unione europea!

    Chi scrive queste righe considera come irresponsabile il comportamento delle due rappresentati dell’Unione europea nell’ambito dell’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. A loro due qualcuno dovrebbe ricordare l’affermazione di Martin Luther King: “Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite”.

  • Scelte ‘geostrategiche’ e regimi dittatoriali che ne approfittano

    Non crediamo al male finché non lo vediamo

    Jean de La Fontaine

    Il 20 maggio scorso la persona nominata come il nuovo ambasciatore statunitense in Albania si è presentato davanti al Comitato per i rapporti internazionali del Senato. Lui ha presentato ai senatori le sue priorità come ambasciatore in Albania, che rispecchiano la vera realtà albanese. Il nuovo ambasciatore ha dichiarato, tra l’altro, davanti al Comitato per i rapporti internazionale del Senato che “L’appoggio all’Albania nella lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata transnazionale e contro il traffico della droga che è legato con i cartelli della droga in America Latina faranno degli Stati Uniti d’America e dell’Albania due Paesi più sicuri”.

    Bisogna però evidenziare che anche la criminalità organizzata albanese, che gestisce il traffico della droga dall’America Latina e dal Messico, collabora ed ha il supporto della politica, rappresentata dal primo ministro albanese. Gli Stati Uniti d’America hanno sanzionato tra l’altro anche il cartello messicano di Sinaloa. E sempre nell’ambito di quelle misure restrittive, è stato sanzionato anche un trafficante albanese. Ebbene, proprio quella persona, nel settembre 2022, ha avuto un incontro con il primo ministro albanese nel suo ufficio. Allora sono state pubblicate delle foto in cui si vedevano il trafficante albanese accompagnato da un “consigliere personale” del primo ministro mentre stavano andando all’incontro. Un incontro che è stato confermato anche dal primo ministro albanese in cui si era discusso di un “investimento nel campo del turismo” (Sic!).

    Un giorno dopo, il 21 maggio scorso, il gruppo COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.), una struttura preparatoria che opera nell’ambito del Consiglio europeo, ha elaborato e presentato il nuovo testo del rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report – il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Il testo del nuovo rapporto ha preso in considerazione anche il testo approvato nel febbraio scorso. Ma anche quel rapporto non ha permesso l’apertura dei negoziati per l’Albania.

    Il nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso a Bruxelles ha molti più criteri che devono essere esauditi. Non solo, ma questi criteri sono ben definiti e non permettono più delle “ambiguità”. I criteri riguardano l’indipendenza del sistema della giustizia da qualsiasi pressione e ingerenza da parte del potere politico, la lotta contro la ben radicata corruzione e la criminalità organizzata, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Nel caso della corruzione, che nel precedente testo veniva considerata “una seria preoccupazione”, adesso, nel nuovo testo, si considera “una preoccupazione fondamentale”.

    Nel nuovo testo sono stati aggiunti nuovi criteri che si riferiscono all’uso, da parte del partito-Stato di tutte le risorse umane e finanziarie dell’amministrazione pubblica durante le elezioni. Criteri che evidenziano anche l’uso dei “volontari”, che prima delle elezioni hanno il compito di sapere tutto, su più persone possibile che non appoggiano il governo, per poi “intervenire”, sia per renderli inoffensivi e sia, se possibile, per renderli “collaborativi”. Alcuni criteri pongono obblighi severi sui processi elettorali. Ci sono anche altri criteri che riguardano la proprietà, i media ecc..

    Uno dei criteri base rimane sempre quello del rispetto delle decisioni delle strutture del sistema della giustizia da parte del sistema politico. Un criterio che si riferisce esplicitamente alla mancata revoca dell’immunità parlamentare dell’ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Decisione presa con arroganza il 12 marzo scorso dal Parlamento con solo i voti della maggioranza. Il nostro lettore è stato informato anche di tutto ciò. Allora il primo ministro dichiarava che è stato fatto solo quello che “qualsiasi parlamento democratico in Europa farebbe”. Ma lui è stato smentito subito da quello che prevede la legislazione in vigore nei Paesi dell’Unione europea. Quella legislazione stabilisce senza ambiguità che solo i procedimenti penali per motivi politici dovrebbero prevedere la protezione dell’immunità per un parlamentare”.

    Il primo ministro albanese, da ingannatore innato qual è, riferendosi al nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso, ha subito parlato di “successo”. Ma chissà perché non ha fatto nessuna dichiarazione sui nuovi e molto concreti e realistici criteri aggiunti e/o modificati?! Una ridicola situazione questa che ci ricorda un altro precedente simile caso.

    Era il 2018 ed il processo dei negoziati tra l’Albania e l’Unione europea si era impantanato perché il Consiglio europeo aggiungeva sempre nuovi ed obbligatori criteri ad essere rispettati ed esauditi. Ebbene proprio in simili condizioni il primo ministro albanese ha organizzato una sfacciata messa in scena. Nella sede del ministero degli Affari Esteri ha decorato quattro ambasciatori per il loro “notevole contributo” durante i positivi sviluppi del processo europeo dell’Albania e l’apertura dei negoziati. Per l’occasione sono state aperte anche diverse bottiglie di champagne. Ma i negoziati erano bloccati e sono stati aperti solo quattro anni dopo, il 19 luglio 2022, quando si è tenuta la prima Conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania.

    Il 21 maggio scorso c’è stato anche un altro sviluppo. Il cancelliere tedesco ha inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo, alla presidente della Commissione europea e al presidente di Cipro, il cui Paese detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. In quella lettera il cancelliere propone una “soluzione innovativa” per permettere l’adesione all’Unione europea di altri Paesi candidati. Nella prima parte della lettera si riferisce all’adesione dell’Ucraina che, all’inizio, dovrebbe ottenere lo status di “membro associato” dell’Unione europea.

    Nella seconda parte della sopracitata lettera il cancelliere tedesco sottolinea che l’Unione europea deve mantenere la promessa che i Paesi dei Balcani occidentali e la Moldavia possano aderire all’Unione europea. Il cancelliere scrive: “Propongo di valutare soluzioni innovative anche per quei Paesi candidati che si stanno preparando da tempo all’adesione e accelerare il loro processo di adesione”. Lui propone altresì che l’Unione europea offra a questi Paesi “importanti agevolazioni per l’adesione, come l’accesso privilegiato al mercato interno europeo e legami più stretti con le istituzioni europee nel processo decisionale quotidiano”. Ma non si fa riferimento al merito!

    La proposta del cancelliere tedesco viene considerata come una “scelta geostrategica” per impedire che la regione dei Balcani occidentali possa cadere sotto l’influenza della Russia e Cina. Bisogna però evidenziare che alcuni degli attuali “grandi dell’Europa” hanno spesso chiuso occhi, orecchie e cervello per attivare, anche prima, determinate “scelte geostrategiche”. Scelte dalle quali hanno beneficiato anche ben noti autocrati corrotti ed irresponsabili. Come il nuovo autocrate albanese. Ormai molti noti media internazionali, giornali e televisioni, hanno evidenziato i suoi continui abusi con il potere conferito e/o usurpato, il suo personale coinvolgimento in clamorosi scandali milionari e tanto altro. L’Albania è considerato ormai come il primo narcostato in Europa, con tutte le derivanti conseguenze, sia per i suoi cittadini che per gli altri Paesi europei.

    Chi scrive queste righe è convinto che da certe “scelte geostrategiche” dei “grandi dell’Europa” ne hanno beneficiato determinati regimi dittatoriali. Colui che ha spesso approfittato, grazie anche alle “amicizie personali” con alcuni dei “grandi d’Europa”, è stato e tuttora è il primo ministro albanese, con tutte le conseguenze derivanti. Ma spesso la lungimiranza dei “grandi d’Europa” lascia a desiderare. Aveva ragione Jean de La Fontaine; non crediamo al male finché non lo vediamo.

  • L’adesione di altri Paesi all’Unione europea solo per merito

    Il mondo ricompenserà più spesso le apparenze del merito, che non il merito vero.

    François de La Rochefoucauld

    Sabato scorso, 9 maggio, è stata celebrata la Giornata dell’Europa, ufficialmente istituita durante il vertice dei capi di Stato e di governo, svoltosi a Milano il 29 giugno 1985. Era proprio il 9 maggio 1950 quando l’allora ministro degli Esteri della Francia, Robert Schuman rese pubblica quella che ormai è comunemente nota come la Dichiarazione Schuman.

    La seconda guerra mondiale era finita ufficialmente proprio il 9 maggio 1945, cioè cinque anni prima. E per impedire un altro devastante e sanguinoso conflitto mondiale i Padri fondatori, con la loro lungimiranza, hanno pensato e deciso di mettere sotto un comune controllo la produzione dei due elementi base per la produzione delle armi; il carbone e l’acciaio. I Paesi che, il 18 aprile 1951, per primi aderirono alla costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio sono stati la Francia, la Germania occidentale, l’Italia, i Paesi Bassi, il Belgio ed il Lussemburgo.

    Robert Schuman, il 9 maggio 1950, affermava convinto: “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”. Schuman affermava in più che “La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio […] cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”. Nella sua Dichiarazione letta il 9 maggio 1950, Robert Schuman affermava che “…Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri Paesi europei”.

    La costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) era il primo passo che portò poi alla costituzione della Comunità Economica Europea (CEE) con la firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957. Il Trattato della costituzione della Comunità Economica Europea entrò in vigore in seguito, il 1° gennaio 1958, con l’obiettivo di creare un mercato comune e un’unione doganale. Alla Comunità Economica Europea aderirono gli stessi Paesi che costituirono anche la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Sono passati ormai molti decenni da allora. Con la firma del Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992, che entrò in vigore il primo novembre 1993, è stata costituita l’attuale Unione europea che sostituì la Comunità Economica Europea.

    Attualmente molti sviluppi politici, geopolitici, geostrategici ed economici sono avvenuti sia nel mondo che, in particolare, in Europa. Ma non sempre le decisioni e le reazioni delle strutture e dei massimi rappresentanti dell’Unione europea sono state quelle dovute. Basta fare riferimento solo a quanto stia succedendo dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina il 24 febbraio 2022. Lo conferma anche l’atteggiamento delle istituzioni dell’Unione europea nell’ambito del conflitto nella Striscia di Gaza, iniziato il 7 ottobre 2023. Un conflitto le cui conseguenze sono veramente preoccupanti. Un’altra significativa testimonianza è il comportamento dei massimi rappresentanti dell’Unione, nonché le loro decisioni nei confronti delle irresponsabili e pericolose decisioni del presidente degli Stati Uniti d’America, da quando lui ha cominciato il suo secondo mandato.

    Non bisogna però dimenticare neanche le politiche e le decisioni delle istituzioni dell’Unione europea nell’ambito dell’allargamento dell’Unione stessa ad altri Paesi candidati. Soprattutto alcuni che hanno testimoniato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, ormai anche a livello intrrnazionale, che non meritano per niente l’adesione all’Unione europea. E tra quelle istituzioni dell’Unione che spesso hanno chiuso occhi, orecchie e cervello di fronte a simili realtà preoccupanti c’è soprattutto la Commissione europea. Le cattive lingue, da anni ormai, parlano di attività lobbistiche milionarie per sostenere il primo ministro albanese.

    Si tratta di una realtà, causata dal continuo consolidamento di un regime totalitario, come alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti, molto potenti finanziariamente. Una realtà, quella albanese, che da anni ormai ha causato un continuo e molto preoccupante spopolamento del Paese. Basterebbe solo questo fatto, pubblicamente noto, nonché facilmente verificabile, per rendersi conto di quello che da anni sta succedendo in Albania.

    Una realtà quella che però i massimi rappresentanti della Commissione europea non vedono e non riescono a percepire. Chissà perché?! Ma la stessa realtà, da anni ormai, è nota però a molti Paesi membri dell’Unione europea. Ragion per cui, i loro massimi rappresentanti nel Consiglio europeo non solo hanno bloccato il percorso europeo del Paese, ma hanno altresì posto nuove condizioni all’Albania da essere rispettate ed esaudite prima che il Consiglio europeo prendesse le decisioni ed avviasse le necessarie procedure legate al percorso europeo dell’Albania..

    Si tratta di condizioni che riguardano il normale funzionamento dello Stato di diritto, la garanzia reale della separazione dei poteri e, soprattutto, la garanzia che il potere esecutivo non possa influenzare le attività del potere giudiziario. In più le condizioni poste all’Albania da alcuni Stati membri dell’Unione europea, nell’ambito del Consiglio europeo riguardano la galoppante e ben radicata corruzione, partendo dai massimi livelli istituzionali. Ci sono però anche condizioni che riguardano il controllo, da parte del potere politico, del risultato delle elezioni politiche.

    Il 5 maggio scorso è stato reso pubblico il rapporto sull’Albania della Commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo. Ebbene si tratta di un rapporto che, nonostante la stesura in un modo “diplomaticamente corretto”, ha denunciato molti di quegli aspetti, evidenziando le problematiche reali, preoccupanti e spesso anche pericolose, non solo per l’Albania. Sì, perché ormai la criminalità organizzata, ben attiva non solo in Albania, rappresenta una seria preoccupazione per molti altri Paesi membri dell’Unione europea, Italia compresa. Ma il rapporto evidenzia anche il controllo, da parte del potere politico, sul sistema “riformato” della giustizia. Il rapporto evidenzia altresì anche il divieto all’opposizione di beneficiare, a livello parlamentare, dei propri diritti previsti dalla Costituzione, dalle leggi in vigore e dallo stesso Regolamento del Parlamento.

    L’8 maggio scorso è stata resa pubblica una lettera del presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo indirizzata alla commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato. In quella lettera, tra l’altro, l’autore poneva alla commissaria due domande. La prima era: “Qual è la valutazione della Commissione europea sull’attuale cooperazione tra il governo e l’opposizione parlamentare in Albania?”, mentre la seconda domanda era: “Come può la Commissione europea garantire che l’opposizione albanese sia in grado di esercitare i propri diritti fondamentali e di svolgere la sua funzione di istituzione di controllo?”. E si riferiva a delle funzioni garantite dalla Costituzione, dalle leggi in vigore e dal regolamento del Parlamento.

    Ad ora non è stata resa nota nessuna risposta, da parte della commissaria per l’allargamento e le politiche di vicinato, alle sopracitate domande del presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo. Si sa però che lei è una dichiarata sostenitrice del primo ministro albanese. Ci sono state delle dichiarazioni pubbliche da lei fatte, anche durante gli ultimi mesi, che provano e testimoniano questo suo preoccupante supporto, con tutte le sue derivanti conseguenze.

    Chi scrive queste righe è convinto che l’adesione dell’Albania all’Unione europea deve essere fatta solo per merito e per nient’altro. Ma, parafrasando François de La Rochefoucauld, bisogna evitare che la Commissione europea possa ricompensare le apparenze del merito e non il merito vero.

  • Considerazioni

    Nell’apparente assenza delle solite polemiche tra forze politiche l’ottantunesima ricorrenza del 25 aprile è stata invece segnata, nelle varie strade e piazze, da ignobili insulti alla Brigata Ebraica, dallo strappo della bandiera ucraina e dal folle gesto di chi ha sparato, fortunatamente con poche conseguenze, sul corteo, per non parlare di tutti gli altri episodi di grave intolleranza che, in  più luoghi, hanno dimostrato quanto violenza ed odio vivano tra di noi nonostante le tante volte nelle quali, proprio i violenti, hanno parlato e parlano di pace e libertà.

    Avrebbe dovuto essere un giorno di riflessione, un momento per pensare anche a tutti quei popoli che soffrono sotto dittature più o meno travestite, per ricordarci che libertà e democrazia sono beni preziosi che vanno difesi ogni giorno e che non ci può essere libertà vera, democrazia compiuta se c’è ancora tanto odio, rancore, violenza ed ingiustizia.

    Speriamo nell’anno prossimo?

  • Tutto per la sopravvivenza politica di un innato imbroglione

    Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è.

    Giacomo Leopardi; da “Pensieri”, 1845

    La saggezza popolare rimane sempre una ricchezza inestimabile del genere umano dalla quale bisogna sempre saper imparare. Saggezza espressa e tramandata, nei secoli, anche dalle fiabe, che spesso sono state condivise, con delle particolarità locali, da diverse popolazioni.

    Una di quelle è la fiaba dei due o tre furfanti, a seconda della versione, che riescono ad ingannare un contadino. Avendo visto che lui aveva comprato un caprone (in altre versioni una pecora o un vitello), decidono di convincerlo che lui stesse portando sulle spalle un cane morto. Ed i furfanti si divisero i loro compiti. Il primo, avvicinandosi al contadino, chiese a lui perché stava portando sulle spalle un cane morto e poi si allontanò. Il contadino scaricò il caprone dalle spalle e lo guardò, per verificare cosa stava portando sulle spalle. Camminando verso casa però i dubbi cominciarono a turbarlo. Poco dopo il secondo furfante, fecce a lui la stessa domanda. Allora il contadino, credendo ai furfanti, scaricò di nuovo il caprone dalle sue spalle e lo gettò sulla strada. E mentre lui si allontanava disperato, i furfanti presero il caprone e se ne andarono contenti.

    La saggezza popolare, tramandata da questa favola, ci insegna due cose. Ci insegna a credere a quello che uno vede, sente ed impara, in prima persona, dalla reale vita vissuta e spesso sofferta. Ci insegna altresì che non ci si dovrebbe fidare mai, ad occhi chiusi, di quello che ci viene detto, soprattutto da persone sconosciute, o che hanno dimostrato di essere degli imbroglioni.

    Quanto sta accadendo in questi ultimi anni in Albania ci fa ricordare proprio la sopracitata fiaba. Ma in questo caso c’è un solo imbroglione, che cerca di inculcare le sue “verità” e le sue “realtà virtuali” nei cervelli degli albanesi e non solo. Si tratta del primo ministro del Paese. Per alcuni anni, con il continuo e potente supporto della sua propaganda e delle attività lobbistiche, è riuscito a raggiungere il suo diabolico obiettivo. Con il passare degli anni però sono state molte le dimostrazioni degli inganni pubblici del primo ministro, a “scopo utilitaristico”, per superare le sue sempre più grandi difficoltà che, a livello locale, sono causate dai continui e clamorosi scandali milionari in cui sono stati coinvolti anche i suoi più stretti collaboratori e famigliari, così come dal continuo e crescente abuso di potere, conferito e/o usurpato, da parte del primo ministro.

    Invece a livello internazionale le difficoltà del primo ministro albanese sono state causate spesso dai rapporti delle strutture specializzate internazionali, mentre alcuni dei “grandi dell’Europa” e delle cancellerie occidentali “non vedevano, non sentivano e non capivano nulla”! Chissà perché?! Forse per delle ragioni “geopolitiche e geostrategiche”, per raggiungere obiettivi di una “politica pragmatica”, o per garantire determinati “interessi strategici” di alcuni Paesi europei. Ultimamente però la maschera del primo ministro, a livello internazionale, è stata strappata dalla mancata e clamorosa revoca dell’immunità, da parte del Parlamento, alla sua stretta collaboratrice, ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente del caso durante questi ultimi mesi.

    Bisogna evidenziare che da alcuni anni ormai, il primo ministro albanese non organizza più delle conferenze stampa con i giornalisti, evitando così di rispondere a molte domande “fastidiose”. Le sole conferenze stampa del primo ministro sono quelle protocollari, insieme con i suoi omologhi stranieri. Ma anche in queste occasioni lui evita di rispondere e offende alcuni giornalisti che non ubbidiscono a lui e alla sua ben potente struttura di propaganda.

    Bisogna, altresì, evidenziare che, da alcuni mesi, il primo ministro sta rifiutando con arroganza anche le interpellanze parlamentari, chieste dai rappresentanti dell’opposizioni, violando così la Costituzione, le leggi in vigore ed il regolamento del Parlamento. Interpellanze nelle quali il primo ministro dovrebbe rispondere alle domande che riguardano questioni importanti come la sicurezza nazionale, l’abuso di potere, il suo coinvolgimento personale in diversi clamorosi scandali ecc.

    Il primo ministro, duro autocrate in Albania, approfitta però di qualsiasi “ghiotta occasione”, a livello internazionale, per cercare di “rendersi piacevole” con dei “gesti cavallereschi”, delle barzellette, delle battute e con dei vestiti “stravaganti” che attirano l’attenzione dei partecipanti e dei media. Una significativa metamorfosi quella sua. E siccome il primo ministro, da anni ormai, non può presentare una, solo una promessa mantenuta, solo un obiettivo dichiarato e poi raggiunto, allora cerca di “beneficiare” dalle battute e dalle apparenze.

    Il 16 aprile scorso il primo ministro albanese ha incontrato a Roma la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia. E, guarda caso, il primo gesto che ha fatto l’ospite era quello di inginocchiarsi di fronte alla padrona di casa. Come aveva fatto anche a Tirana, il 16 maggio 2025, accogliendo la  sua omologa italiana all’inizio del sesto Vertice della Comunità Politica europea e mettendola in difficoltà. Un “gesto cavalleresco” ripetuto però anche il 10 luglio 2025, sempre a Roma, durante la Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina. I media presenti hanno evidenziato il “gesto”, sottolineando che il primo ministro albanese “…si inginocchia in modo teatrale, con le mani giunte, di fronte a fotografi e telecamere pronti a immortalare il suo saluto…”. Ma così facendo il primo ministro albanese ha raggiunto il suo obiettivo anche in quest’occasione.

    Chissà però se, durante il loro incontro, lui abbia informato la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia, dirigente di un partito di destra, della sua partecipazione, il 17 e 18 aprile, al vertice di Global Progressive Mobilisation (Mobilitazione globale progressiva; n.d.a.) svoltosi a Barcellona. Si trattava di un’attività denominata “In difesa della Democrazia” ed ospitata dal primo ministro spagnolo, che ha visto riuniti insieme dirigenti governativi e dei partiti progressisti di sinistra da tutto il mondo, nonché rappresentanti sindacali, attivisti e studiosi progressisti da oltre 40 Paesi del mondo.

    Bisogna evidenziare però che Global Progressive Mobilisation rappresenta “una piattaforma di coordinamento globale per difendere la democrazia, la giustizia sociale e il multilateralismo contro l’avanzata dei movimenti conservatori e di estrema destra”. Un vertice, quello di Barcellona, per contrastare soprattutto le politiche del presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo fonti ben informate risulterebbe che il principale finanziatore del vertice del 17 e 18 aprile scorso a Barcellona fosse la Fondazione della Società Aperta. Ragion per cui al vertice era presente, come figura centrale, il figlio del miliardario speculatore di borsa statunitense, George Soros, ormai suo erede.

    Ovviamente il primo ministro albanese si trovava in difficoltà con la sua presenza in quel vertice. Ma non poteva dire di no al suo “caro fratello” Alex Soros. Ragion per cui ha cercato di tenersi un po’ in disparte. Anche perché il primo ministro albanese ha fatto di tutto per essere presente, il 19 febbraio, scorso al primo vertice del Consiglio di Pace (Board of Peace; n.d.a.) organizzato e diretto dal presidente statunitense. Non solo, ma tra il 25 e il 27 gennaio scorso, era presente in una visita ufficiale in Israele, dove ha partecipato ad una sessione del parlamento ed è stato accolto come ospite d’onore dal primo ministro dell’Israele. Ma durante il vertice di Barcellona il presidente statunitense ed il primo ministro israeliano sono stati dichiarati “nemici da combattere”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un innato imbroglione, è pronto a fare di tutto per la sua sopravvivenza politica. Anche di diventare ridicolo. Il che ci ricorda quanto affermava Giacomo Leopardi: “Si diventa ridicoli solo quando si vuole apparire ciò che non si è”.

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