Democrazia

  • Due popoli, due Stati: non solo uno slogan

    A tre anni dalla strage del 7 ottobre, che ha riportato l’orrore in Israele, il nostro pensiero va alle 1200 vittime, bambini, donne, uomini strappati alla vita in modo atroce, ai 251 ostaggi, dei quali solo 158 sono tornati vivi dopo indicibili e lunghissime sofferenze e a coloro che sono stati uccisi durante la prigionia.

    Ancora oggi nel mondo l’antisemitismo deve essere tenacemente combattuto e deve continuare l’impegni di ciascuno perché ogni essere umano sia rispettato nella sua dignità e gli siano garantiti tutti i diritti civili.

    Per questo è anche urgente e necessario che le azioni per consegnare alla giustizia i responsabili del 7 ottobre, come di ogni altra azione terroristica, non si tramuti nella distruzione della Palestina e nella morte di cittadini innocenti.

    L’Europa abbia la capacità di agire, per quanto è in suo potere, per garantire ad Israele il pieno riconoscimento nel mondo e la necessaria sicurezza nel presente e nel domani e per ottenere uno Stato libero da Hamas per i palestinesi che anch’essi hanno diritto a vivere in pace e sicurezza, due popoli, due Stati non sia solo uno slogan.

  • Il collasso dello Stato

    Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza

    Henry Kissinger

    La scorsa settimana un altro clamoroso scandalo ha attirato tutta l’attenzione mediatica e pubblica in Albania. Il 21 settembre scorso il Tribunale speciale di primo grado contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha preso la decisione per gli arresti domiciliari della direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Una decisione che è stata resa pubblica l’indomani, martedì 22 settembre. Una decisione che si riferiva ai fascicoli riguardantoi gli appalti abusivi miliardari e gli scandali legati all’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, costituita dal 2013.

    Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente di tutti quegli appalti abusivi resi pubblici almeno ad ora (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 23 gennaio 2026). L’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è considerata come “il giardino personale del primo ministro”. E non a caso. Dalle indagini risulterebbe che una delle persone che ha approfittato da quegli appalti sia lui stesso ed un suo stretto famigliare.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “un altro scandalo clamoroso è stato reso pubblico alla fine dell’anno appena passato in Albania. Si tratta di una “invenzione” diabolica per agevolare finanziariamente alcune imprese gestite da persone vicine ai massimi livelli politici. Risulterebbe altresì che un famigliare molto stretto del primo ministro sarebbe uno dei massimi approfittatori finanziari. E non solo dalle agevolazioni previste da questo progetto ben ideato, programmato ed attuato, ma anche da molti appalti pubblici gestiti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 23 gennaio 2026).

    Invece a fine dicembre scorso l’autore di queste righe scriveva per il nostro lettore: “Come si può credere ad una simile Agenzia che dal 2013 ad oggi è stata diretta da una “stretta collaboratrice” del primo ministro e che, intercettazioni alla mano, ha orientato e gestito tutti gli appalti abusivi ormai documentati? E non a caso il primo ministro la sta difendendo a spada tratta”. Aggiungendo altresì che “…Bisogna sottolineare che l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione da anni dipende direttamente dal primo ministro e rende conto a lui. Ragion per cui, dopo che è stato reso pubblico il sopracitato scandalo, quell’Agenzia viene considerata come “il giardino personale” del primo ministro e dei suoi più stretti famigliari. E non a caso, soprattutto durante questi ultimi anni, sono stati molti anche i progetti, accompagnati sempre da abusivi appalti legati al “controllo digitale” di sempre più ambienti pubblici (Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025).

    Ebbene ormai, ci sono stati degli sviluppi investigativi che hanno messo sotto arresto due delle persone che, nonostante non fossero dei funzionari importanti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, gestivano, insieme con l’ormai ex direttrice dell’Agenzia e, ovviamente, con il beneplacito del primo ministro e dei suoi stretti famigliari tutti gli appalti abusivi pubblici. Uno di loro è stato arrestato in Francia, il 24 luglio scorso, dopo aver sorvolato con il suo aereo privato la centrale nucleare di Penly. Lui si trova tuttora nel carcere di Beauvais, mentre i suoi beni in Francia sono stati posti sotto sorveglianza dalle autorità. E di beni non aveva poco!

    Le autorità giudiziarie francesi che hanno trattato il caso hanno affermato che l’imprenditore albanese aveva in Francia “due appartamenti, un aereo privato turistico, veicoli, nonché un grande edificio medievale nel dipartimento dell’Oise, nel nord della Francia, con un valore di acquisto di circa 2,6 milioni di euro. Lui era una persona “talmente importante”, che durante una visita ufficiale del presidente Macron in Albania nel maggio 2025, ha fatto anche una foto con lui!

    Invece l’altro “intermediario” degli appalti pubblici svolti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione era colui che, da anni ormai è considerato come l’intermediario tra il primo ministro e la criminalità organizzata. Un’accusa che è stata fatta per la prima volta dall’ex vice primo ministro che da alcuni anni si trova in Svizzera, dove ha ottenuto l’asilo politico. Durante una lunga intervista rilasciata ad una televisione non controllata dal primo ministro, oltre a quell’affermazione, l’ex vice primo ministro ha anche affermato che il primo ministro ed il suo “coordinatore” bevevano delle bottiglie di vino che costavano 33 mila euro! Accuse che quando le ha fatte l’ex vice primo ministro nessuno le ha credute.

    Però, dopo l’arresto del “coordinatore”, il 26 agosto scorso, ovviamente con il “tacito” permesso del primo ministro che si trovava in difficoltà per le accuse quotidiane fatte durante le proteste a Tirana e voleva dimostrare che il sistema della giustizia funzionava, è stata sequestrata anche una cantina piena di bottiglie molto costose. Ma guarda caso, siccome gli agenti hanno deciso il trasferimento delle bottiglie in cantina l’indomani, durante la notte tutte le bottiglie sono state “sparite”! Al coordinatore sono state confiscate, tra l’altro, anche molti beni immobiliari e conti correnti. Ebbene proprio con il coordinatore tra il primo ministro e la criminalità organizzata era molto legata l’ormai ex direttrice del Servizio Informativo dello Stato.

    Prima di aver avuto il suo incarico in Albania lei, dal 2019 al giugno 2021, ha avuto un altro incarico, quello di vice direttrice dell’Agenzia di Intelligenze del Kosovo, cioè sempre con i Servizi segreti. Però l’allora Presidente della Repubblica del Kosovo, in seguito alla richiesta del primo ministro, il 30 giugno 2021 ha decretato il suo licenziamento. Tutto perché la vice direttrice, durante il suo servizio, aveva divulgato o non aveva tutelato informazioni classificate. Il che rappresenta un “reato punibile ai sensi del Codice penale del Kosovo e della restante normativa vigente in materia di informazioni classificate”.

    Dopo il suo licenziamento lei è stata “accolta a braccia aperte” dal primo ministro albanese, che prima l’ha nominata sua consigliera per la sicurezza e poi direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Non solo, ma il primo ministro ha consapevolmente ignorato anche tutte le denunce che svelavano chi era la sua nuova consigliera per la sicurezza che in seguito l’ha nominata come direttrice del Servizio Informativo dello Stato (Sic!). In una sua dichiarazione pubblica dopo la nomina il primo ministro aveva affermato convinto che la nuova direttrice del Servizio Informativo dello Stato era una “garanzia assoluta” per i servizi Segreti. Un’affermazione quella che è stata svalutata solo tre anni dopo.

    Uno dei compiti istituzionali della direttrice del Servizio Informativo dello Stato è anche avere dei “contatti di lavoro” con molti suoi “colleghi” di altri servizi statali, ma non solo. Lei, visto in modo come svolgeva il suo incarico istituzionale poteva, senza scrupolo, passare informazioni molto riservate ad altri servizi. E non dimenticare che l’Albania è un Paese membro della NATO. Il che significa che, con molta probabilità, possano essere diffusi non solo i segreti di Stato dell’Albania, ma anche quelli di altri Stati membri della NATO. Con tutte le inevitabili conseguenze.

    Chi scrive queste righe è convinto che lo Stato in Albania è collassato. Aveva ragione Kissinger che affermava: “Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza.”.

  • China tightens travel restrictions for citizens

    China has imposed a range of sweeping new rules restricting travel in and out of the country in a move that observers say will give the government even more control over its citizens.

    Citizens deemed to have “harmed” China’s national security or interests while overseas can also be barred from leaving China for up to three years.

    But the law also says that it will apply to anyone considered a threat to the country’s industrial or technological security.

    China keeps close scrutiny on sectors like semiconductors and AI, as the race between Beijing and Washington for tech dominance heats up. According to reports, travel restrictions were earlier imposed on some executives from these industries.

    In March, the co-founders of Manus – an AI company that had been acquired by Meta – were reportedly barred from leaving China.

    Under the new rules, border officials are now also required to advise Chinese nationals against travelling to countries and regions deemed “high-risk”.

    But even prior to the rules being announced, some people were already restricted from going to certain countries. Civil servants were among the earliest groups subjected to these controls, which later expanded to include state-owned enterprise employees and ordinary citizens.

    A retired grassroots civil servant in Anhui told BBC Chinese that around 2018, his workplace made employees surrender their passports. His passport remains in the custody of his former employer even though he retired last year.

    According to the ex-civil servant, employees had to apply and explain their reasons for overseas travel, and not all requests were approved.

    For example, trips to visit relatives were more likely to be approved than tourism trips, he said.

    “It is mainly to prevent corrupt officials from fleeing or transferring assets abroad,” he said. “For more senior officials, it may also be intended to prevent the disclosure of state secrets.”

    A man identified by his pseudonym, Xiao Wang, who works at a state-owned financial institution in Beijing, told BBC Chinese that his fellow employees have long been required to surrender their passports and get approval for overseas travel.

    The 32-year-old said managers have verbally reminded staff that “sensitive countries such as Japan are definitely off-limits”.

    Professor Tom Kellogg, Executive Director of the Center for Asian Law at Georgetown University, told BBC Chinese that the expanding travel restrictions were “deeply concerning” and said they reflect a “growing ideological control under Chinese leader Xi Jinping”, which is reminiscent of Mao Zedong’s era.

    China was largely cut off from the world under Mao’s decades-long regime, and international travel only became a part of life for Chinese people in the 1990s, after China underwent a series of reforms and opening up.

    Today’s various travel restrictions, Kellogg said, “bring back memories of that painful era”.

    Piyao, a Chinese government “rumour-refuting” platform, posted a statement last week saying the new rules “do not restrict the travel of ordinary citizens, but rather serve as a preventative measure against high-risk destinations and individuals with unusual travel patterns”.

    The regulations were issued to address “problems” such as people being deceived into leaving the country or engaging in illegal gambling and scam activities abroad, the statement said.

    According to publicly available information, Chinese citizens currently cannot check whether they are subject to exit controls on their own.

    Unless official written or verbal notification is issued, people generally only discover they are restricted from leaving when applying for documents or attempting to depart.

    China’s Ministry of Foreign Affairs and immigration authorities did not respond to enquiries from BBC Chinese.

    Chinese authorities have drastically stepped up exit bans on its citizens in recent years, according to data provided to the BBC from rights group Safeguard Defenders.

    China’s supreme court database showed only 89 records mentioning exit bans in 2016, but that figure had risen to 188,760 last year.

    The percentage of civil verdicts that dealt with exit bans also surged more than 30 times between 2019 and 2025, from around 0.23% to 7.3%. The actual volume of such cases is believed to be even higher, owing to an increasing number of withheld judgments.

    The rules could also affect citizens who work in areas such as human rights, say analysts.

    “This is another tool designed to control what Chinese citizens do and say overseas,” said Professor Kellogg.

    “In some cases, in order to prevent individuals from criticising the Chinese government overseas or to punish their rights advocacy activities, state security authorities directly refuse to issue passports.”

    One 26-year-old Chinese citizen, who wished to be identified only as Pipi, told BBC Chinese that his passport application in 2023 was rejected and he believes it was because he attended the massive pro-democracy protests in Hong Kong in 2019.

    According to Pipi, he was interviewed by Hong Kong media outlets during the protests. When he returned to mainland China, he was questioned by state security police.

    He said one immigration official told him that he could not get a passport “because of the Hong Kong issue” – but this was not confirmed in writing to him.

    “I don’t know whether I’ll ever be able to leave [China],” he said.

  • N Korea has built two-storey uranium enrichment facility, says watchdog

    North Korea has built a new two-storey uranium enrichment facility, the head of the world’s nuclear watchdog said this week, calling it a cause for “serious concern”.

    The new building is part of the main Yongbyon nuclear complex, and reportedly capable of housing up to 28 centrifuge cascades used to enrich uranium.

    In a report published late last month, the International Atomic Energy Agency said Pyongyang has also begun operating an expanded annex at another enrichment site.

    These findings point to a steady expansion of the North’s sancitoned nuclear infrastructure. The agency, which has no inspectors in North Korea since it was expelled in 2009, relies on satellite imagery for assessments.

    “The continuation and further development of the DPRK’s nuclear programme are clear violations of relevant UN Security Council resolutions and are deeply regrettable,” IAEA director Rafael Grossi said in a statement earlier this week.

    The IAEA first referred to the existence of the building in June, although Grossi had mentioned the possibility earlier in the year.

    In June, the agency said that North Korean leader Kim Jong Un visited a “newly inaugurated nuclear materials production factory” on 3 June, which it identified as the Yongbyon enrichment facility.

    Kim had praised the country’s “greatly expanded production capacity”, adding that this would “offer the possibility of carrying out larger plans”, according to the agency’s report.

    Despite running one the poorest countries in the world, Kim spends millions each year developing a secretive nuclear arsenal. A 2022 report by a non-proliferation think-tank put this figure at $640m.

    “What makes North Korea’s nuclear programme so concerning is that many of its facilities are unknown, concealed, and thus difficult to target,” Edward Howell, a lecturer at the University of Oxford told the BBC.

    “Beyond Yongbyon, we know that other facilities exist: Kangson, for instance. The embeddedness of North Korea’s nuclear doctrine within its foreign and domestic policy means that we should expect there to be more concealed production sites.”

    The agency also said there were indications that operations had started at another enrichment facility in Kangson, near the capital Pyongyang, in January this year. An annex had first been constructed in Kangson in 2024, it said.

    It had said in April that North Korea appeared to be stepping up its ability to make nuclear bombs, saying they were monitoring the apparent expansion of Yongbyon.

    The North’s nuclear programme has accelerated under Kim, who has overseen a record number of missile tests. The country has fired has numerous intercontinental ballistic missiles (ICBMs) since it began testing its long-range system in 2017.

    The country has conducted six nuclear weapons tests so far, the last of which was in September 2017.

    In August, South Korea’s president, Lee Jae Myung, proposed talks with North Korea on officially ending the war between the two countries, adding that this could serve as a forum for discussing “effective ways to halt the advancement of the North’s nuclear capabilities”.

    North Korea has yet to respond to the proposal.

    North Korea declared itself a nuclear power in 2022 and vowed never to relinquish its weapons, of which it is estimated to possess dozens.

    Lee previously said Pyongyang was producing 15 to 20 more warheads annually, telling the BBC last year he would back a deal between US President Donald Trump and Kim to freeze production.

    Additional reporting by Koh Ewe

  • Arginare la radicalizzazione e il potere di pochi

    C’era un tempo, non troppo lontano, nel quale, pur con i suoi difetti ed errori, la politica doveva rendere conto, almeno in parte, ai cittadini.

    Era il tempo delle tribune elettorali nelle quali i leader si sottoponevano alle domande dei  giornalisti e davano  risposte, era  il tempo delle sfide tra i programmi elettorali, degli incontri pubblici, dei comizi in piazza, del confronto tra elettori ed eletti od aspiranti tali, il tempo delle scelte dei cittadini che, con il voto di preferenza, impedivano che i segretari di partito, o i loro colonnelli locali, avessero il potere assoluto nominando parlamentari amici al di là delle effettive capacità.

    Era il tempo nel quale, pur con i loro difetti, le formazioni politiche si confrontavano al loro interno e con l’opinione pubblica, vi erano sedi, circoli, sezioni dove simpatizzanti, iscritti e dirigenti si misuravano, dialogavano anche per far crescere una più giovane classe dirigente.

    Ora, alla vigilia di nuove elezioni, la realtà è ben diversa ed in gioco non vi è soltanto la vittoria di questo o quello schieramento ma la stessa stabilità della democrazia e dei valori occidentali che sempre più sono calpestati, anche in Occidente.

    Eliminati i luoghi di confronto, salvo kermesse celebrative nelle quali si ascoltano e applaudono i big e non si interloquisce, la rete, i social di varia natura, hanno sostituito, nell’anonimato di troppi e nelle finte presenze di altri, il rapporto che esisteva tra eletti ed elettori.

    I nostri dati sensibili sono in mano a società private e non allo Stato che ha appaltato la loro gestione e la burocrazia digitale ai colossi del tech, AWS, Microsoft, Google ed altri gestiscono i flussi informativi, estraggono dati per i loro interessi, creano dipendenza.

    Intanto hacker di varia natura ci imbottiscono di false notizie, distorcono la realtà, rendono sistema la contro informazione, forze interne e straniere si impossessano di ogni strumento possibile per raggiungere e indirizzare le nostre scelte, dai consumi alimentari agli aiuti all’Ucraina, dal modo di vestirci a come dovremmo votare.

    Siamo in un’epoca nella quale l’intelligenza artificiale si confronta con la stupidità naturale, dove in modo palese, come ha fatto Musk, si può costruire la vittoria di un candidato finanziando spot televisivi, campagne social, assumendo migliaia di persone per raggiungere ogni possibile elettore e farlo registrare, quel Musk che con Starlink può accendere o spegnere la connettività Internet nei terreni di guerra e condizionare i destini di intere nazioni e popoli.

    Chi detiene il flusso dei dati, chi ha ricchezze superiori anche a quelle degli Stati, chi ha il monopolio di certe funzioni vitali di fatto ha in mano la politica, che sia democratica o repubblicana, che sia di destra o di sinistra, la politica non è più libera e la democrazia è sempre più a rischio, al di là dell’apparente libertà della quale ci convincono di godere mentre gran parte delle infrastrutture del commercio globale sono in mano ad Amazon, o a suoi equipollenti cinesi e russi, condizionando le nostre scelte ed i nostri acquisti.

    Tornare indietro forse è impossibile ma arginare la deriva pericolosa che ci sta portando a preoccupanti radicalizzazioni da un lato e dall’altro, al potere sempre più assoluto di poche persone che detengono gli strumenti di controllo di massa, è una necessità e se i partiti non lo comprendono devono essere i cittadini a trovare la forza e la voce per fermare il declino non solo della democrazia e dell’occidente ma della stessa dignità e libertà.

  • ‘Piattaforme’ ingannevoli in sostegno in un partito Stato

    Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore.

    Sofocle

    Messo sotto pressione e trovandosi in vistosa difficoltà dalle denunce ed accuse di abuso di potere, conferito e/o usurpato, durante le quotidiane proteste dei cittadini nella capitale, il primo ministro albanese sta cercando di apparire “comprensivo e collaborativo” con i cittadini. Ma in verità sta cercando di sostiuire le istituzioni che, per legge hanno anche l’obbligo di risolvere i problemi dei cittadini, proprio con il suo partito Stato, il partito socialista, che lui dirige da ventun’anni ormai. Si tratta di una drammatica esperienza, vissuta dagli albanesi durante la dittatura comunista.

    E per rendere possibile il ruolo dominante del partito Stato, il 30 luglio scorso, nel corso di un incontro con i vertici del partito, il primo ministro ha presentato una “nuova iniziativa” chiamata la “Presenza Fedele”. Presentando la “nuova iniziativa” ha dichiarato che “Ogni venerdì, alle 17:00, tutti noi saremo dove la “Presenza Fedele” richiede che siamo”. Specificando poi che “…la “Presenza Fedele” non è una riunione. È una sessione di ascolto a turno: faccia a faccia, a tu per tu e a bassa voce”. E tutto ciò secondo un protocollo deciso però dallo stesso primo ministro.

    Tuttavia, questo appuntamento settimanale, o “sessione di ascolto con la gente”, come la definisce il primo ministro, è orchestrato con cura per garantire una censura totale. Lui ha dichiarato che “Chiunque desideri esporre le proprie rimostranze si presenti nel luogo e all’orario prestabiliti e attendendo il momento di sedersi al tavolo di fronte ai propri rappresentanti [politici], i quali prendono rispettosamente nota di quanto il cittadino afferma. La “Presenza Fedele” non ammette telecamere. Consente di scattare fotografie all’inizio dell’incontro solo previo consenso dei presenti e senza mostrarne i volti. La “Presenza Fedele” rifiuta l’appartenenza a partiti […. ] non offre false speranze che qualcuno possa fornire aiuto al di fuori delle regole stabilite”.

    Il primo ministro albanese, dopo 13 anni al potere, si è ricordato di chiedere ai suoi deputati di sedersi di fronte ai cittadini e di ascoltarli. E durante questi 13 anni ha avuto tutte le opportunità di fare proprio quello che adesso sta “proponendo”. Invece non ha fatto niente, nonostante sia stato informato di quello che accadeva. Bastavano solo le denunce fatte dall’opposizione o da quei pochi media da lui non controllati, per rendersi conto della vera, vissuta e spesso sofferta realtà. Ragion per cui il primo ministro albanese è il diretto responsabile di una simile preoccupante situazione. Perciò, la presentazione delle “nuove iniziative” è semplicemente una messinscena, cercando di spostare l’attenzione pubblica dalle denunce e dalle accuse a lui fatte durante le proteste.

    Ma la “Presenza Fedele” non è la sola “iniziativa” presentata ultimamente dal primo ministro. Un’altra simile iniziativa è quella da lui denominata lo “Specchio Albania”. La scorsa settimana l’autore di queste righe informava il nostro lettore che “visibilmente in difficoltà, in seguito agli sviluppi degli ultimi mesi, il primo ministro “inventa” altre ingannevoli promesse. Solo in queste ultime settimane ne ha presentate alcune. Una di queste, denominata “Specchio Albania”, è stata presentata il 24 agosto scorso. Simili ad altre precedenti ingannevoli promesse di “governare insieme con i cittadini”, anche lo “Specchio Albania” è solo una fasulla promessa di seguire in tempo reale le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. Il primo ministro, riferendosi allo “Specchio Albania” […] ha “garantito” che “…..ogni questione o preoccupazione sollevata dai cittadini sulla piattaforma sarebbe stata monitorata in tempo reale e avrebbe ricevuto una risposta””. L’ennesima sua bugia. (Promesse ingannevoli mai mantenute; 1 settembre 2026).

    Nel 2017, il primo ministro aveva presentato una piattaforma per governare insieme con i cittadini. L’obiettivo, secondo lui, era quello di affrontare le loro lamentele eliminando i filtri burocratici e consentendo ai cittadini di fornire idee e proposte per iniziative concrete. Il primo ministro aveva addirittura affermato che quella piattaforma sarebbe servita non solo a risolvere i problemi dei cittadini, ma anche a contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione. Nel 2024, il primo ministro annunciò una sua nuova piattaforma online, denominata “Transparency Albania”. L’obiettivo dovrebbe essere quello di permettere ad ogni cittadino di rivolgersi a qualsiasi istituzione per ottenere informazioni e di seguire in tempo reale lo stato della propria richiesta. Ma tutte quelle “piattaforme” erano solo delle messinscene a scopo propagandistico e nient’altro.

    Si tratta di “piattaforme” basate sull’intelligenza artificiale, elaborate e programmate, guarda caso, dall’Agenzia Nazionale della Società dell’Informazione. Un’agenzia coinvolta in scandali abusivi milionari, che testimoniano il diretto coinvolgimento del primo ministro e di suoi stretti famigliari, di cui il nostro lettore è stato informato dettagliatamente negli ultimi mesi (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025 ecc.). E pensare come una simile agenzia potrebbe programmare delle credibili “piattaforme”, non condivisibili però con gli “orientamenti” del primo ministro!

    Durante questi ultimi giorni lui sta facendo di nuovo uso propagandistico ed ingannatore della piattaforma “Specchio Albania”. Invece moltissime generazioni, da più di due secoli, hanno letto e riletto la ben nota fiaba Biancaneve, scritta dai fratelli Grimm nel 1812 ed in seguito tradotta e pubblicata in molte lingue del mondo. In quella fiaba la regina cattiva, matrigna di Biancaneve, aveva uno specchio magico che sapeva dare le vere risposte alle domande fatte dalla regina. Tutti si ricordano della domanda che normalmente la regina bella ma cattiva rivolgeva allo specchio magico. “Specchio, specchio delle mie brame! Chi è la più bella del reame?”. E lo specchio magico rispondeva: “Mia regina, bella voi siete, ma al mondo una fanciulla più bella di voi c’è, il suo nome è Biancaneve”. Invece lo “Specchio” del primo ministro albanese “accontenta” sempre lui. Ma ovviamente si tratta di una “piattaforma” che, come tutte le altre, sarà presto dimenticata.

    Nel frattempo il primo ministro sta usando questa “piattaforma” per annunciare che lui ignora il ben noto principio di Montesquieu sulla separazione di poteri. Almeno in questo caso si sta dimostrando sincero. La scorsa settimana il primo ministro ha confermato, senza mezzi termini, che anche il potere legislativo e quello giudiziario dovrebbero aderire all’iniziativa del suo partito, “Specchio Albania”. Lui, oltre al potere esecutivo e quello legislativo, cerca di mettere sotto il suo diretto controllo anche il potere giudiziario. Sì, perché per il primo ministro albanese, un noto e confermato autocrate, lo Stato ed il partito al governo sono una cosa sola.

    Alcuni giorni fa dichiarava convinto: “… La piattaforma “Specchio Albania” è un nuovo spazio in cui, grazie alla tecnologia e alle straordinarie opportunità offerte dall’intelligenza artificiale in questa fase del nostro sviluppo, l’intero apparato pubblico dello Stato può coesistere con il pieno diritto di ogni cittadino di esaminare il proprio Stato, di interrogarlo e di chiederne il sostegno”.

    Chi scrive queste righe è convinto che le “Piattaforme” ingannevoli in sostegno in un partito Stato sono le ultime e disperate “trovate” del primo ministro albanese. Lo testimoniano le tante altre simili, sempre presentate “ufficialmente” da lui durante gli ultimi anni, che cercavano di convincere che lui e i suoi collaboratori volevano governare insieme con i cittadini. Sofocle, uno dei più grandi e noti tragediografi dell’antica Grecia, vissuto circa venticinque secoli fa, affermava: “Piuttosto che avere successo con l’inganno, fallisci con onore”. Ma per il primo ministro albanese il concetto “onore” non ha senso. Lui tutto può fare, ma mai in rispetto dell’“onore”.

  • Un’altra ingannevole riforma

    Farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.

    Cicerone

    La Carta europea dell’autonomia locale rappresenta un documento importante che obbliga tutti i Paesi che lo hanno ratificato di garantire alle autorità locali l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria, in base alle apposite leggi. Il Consiglio d’Europa presentò per la prima volta questo documento durante la Conferenza dei poteri locali e regionali nel 1981. Da allora il contenuto della proposta Carta europea dell’autonomia locale è stato analizzato, discusso e negoziato per circa quattro anni. Poi, il 15 ottobre 1985, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, durante una sua riunione a Strasburgo, ha presentato la Carta europea dell’autonomia locale, rendendola aperta alla firma. In seguito quell’importante documento è stato firmato da tutti i Paesi membri, in quel periodo, del Consiglio d’Europa. La Carta entrò poi in vigore il 1o settembre 1988.

    Un altro importante principio, che riguarda l’autonomia locale, è quello della decentralizzazione, che permette e garantisce il trasferimento di poteri, funzioni, risorse e responsabilità decisionali dagli organi dello Stato e del governo centrale alle autorità locali, come le regioni, le province e i comuni. Il che permette, altresì, alle autorità del potere locale, di includere le necessità e le richieste dei cittadini nelle loro decisioni e renderle attuate ed operative.

    Tra gli Stati europei che hanno ratificato la Carta europea dell’autonomia locale è anche l’Albania. Subito dopo il crollo del regime comunista la Commissione del Consiglio d’Europa ha concesso all’Albania, nel settembre 1991, lo status di Paese “membro associato”. In seguito, adempiendo quanto richiesto dalle procedure per l’adesione, il 13 luglio 1995, l’Albania è diventata un Paese membro del Consiglio d’Europa. L’Albania ha firmato la Carta europea dell’autonomia locale l’11 novembre 1999, con l’approvazione del Parlamento di un’apposita legge per la sua ratifica. Il che, da allora, obbliga tutte le autorità statali e governative di rispettare quanto viene sancito dalla Carta europea dell’autonomia locale e dal principio della decentralizzazione.

    Il nostro lettore però è stato spesso informato, fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, che durante questi ultimi anni in Albania è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Si tratta proprio di una pericolosa alleanza del potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, con la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali. Una realtà questa che, soprattutto durante questi ultimi anni, è stata riconosciuta e denunciata anche dalle strutture specializzate dell’Unione europea e quelle statunitense, nonché da molti noti media internazionali che affermano anche la costituzione nel Paese di un narcostato, il primo in Europa.

    Una simile grave, preoccupante e pericolosa realtà albanese, sempre fatti accaduti, documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, permette però al primo ministro non solo di abusare del potere conferito dalla Costituzione e dalle leggi in vigore, ma anche di usurpare altri poteri, tra cui anche il potere locale. Violando così consapevolmente sia la Carta europea dell’autonomia locale e sia il principio della decentralizzazione.

    Questa ossessione del primo ministro è stata dimostrata e testimoniata inconfutabilmente anche dalla proposta presentata dai deputati della maggioranza governativa, il 30 luglio scorso, nella Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale. Una proposta fatta ovviamente solo con il beneplacito del primo ministro, il quale vuol ormai controllare, costi quello che costi, tutti i poteri. Si tratta di un’ingannevole riforma che prevede l’eliminazione di 15 comuni e la loro fusione con gli altri 46 rimanenti comuni. Il proposto disegno di legge stabilisce che in Albania ci saranno 71 città, 46 comuni, 387 unità amministrative e 12 prefetture. Bisogna altresì sottolineare che la precedente riforma territoriale, che è stata approvata dal Parlamento nel 2014 solo con i voti della maggioranza guidata dall’attuale primo ministro, aveva ridotto il numero degli enti locali da 312 comuni e municipalità a solo 61 comuni. Era però una riforma che permetteva al governo centrale e cioè al primo ministro, di gestire delle competenze importanti del potere locale, in palese violazione della Carta europea dell’autonomia locale, ratificata dall’Albania l’11 novembre 1999 e del principio della decentralizzazione del potere locale.

    Risulta però che la nuova riforma territoriale, presentata il 30 luglio scorso, rappresenta la volontà del primo ministro, il quale vuole che il potere locale sia semplicemente un appendice del governo centrale e cioè che sia controllato direttamente e personalmente da lui. Risulta altresì, fatti accaduti e che tuttora stiano accadendo, fatti documentati e pubblicamente denunciati alla mano, che il primo ministro spesso tratta i sindaci rappresentanti della maggioranza governativa come se fossero i suoi dipendenti. Sono ormai tanti e di dominio pubblico i casi che testimoniano l’ubbidienza di questi sindaci, i quali hanno licenziato determinati funzionari dei comuni da loro diretti, solo e soltanto perché sono stati ordinati dal primo ministro.

    Bisogna sottolineare, tra l’altro, che la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese testimonia inconfutabilmente, che il primo ministro tratta i comuni come se fosse lui il sindaco eletto. Lo sta facendo da più di un anno anche con il comune della capitale, dopo l’arresto del suo sindaco nel febbraio 2025. Anche di questo il nostro lettore è stato informato a tempo debito.

    Una delle dirette conseguenze del controllo, da parte del primo ministro, di tutti i poteri, sia quelli a lui riconosciuti per legge e sia quelli usurpati, nonché della diffusa corruzione da lui permessa e dell’abuso di potere, è anche il preoccupante e pericoloso spopolamento di tutto il territorio, durante questi ultimi anni. Un fatto grave, confermato anche dalle istituzioni specializzate e dal ultimo censimento della popolazione fatto nell’autunno del 2023. Risulta che la popolazione dell’Albania stia vistosamente invecchiando. Si tratta di una grave e preoccupante realtà, le cui conseguenze si stanno evidenziando da qualche anno. Il nostro lettore è stato informato di questa realtà.

    Per far fronte alla vistosa mancanza della mano d’opera, in diversi settori produttivi in Albania, da alcuni mesi la ministra dell’economia, in seguito agli “orientamenti” del primo ministro, ha svolto diverse visite ufficiali in alcuni Paesi asiatici, per sostituire la mancante mano d’opera con dei cittadini stranieri, firmando anche degli accordi con i suoi omologhi. Una chiara dimostrazione del fallimento delle politiche “lungimiranti” del primo ministro. Politiche e riforme sbandierate da lui, dalla sua potente propaganda governativa e da molti media locali a suo controllo. Politiche che purtroppo, spesso sono state sostenute ed applaudite anche da alcuni alti funzionari dell’Unione europea, in seguito a delle ben finanziate attività lobbistiche. I “successi raggiunti” dal primo ministro albanese sono stati applauditi anche da alcuni dirigenti dei Paesi europei. Ovviamente per delle “ragioni di Stato” e per niente altro. Perché invece di “successi” sono solo dei fallimenti.

    Chi scrive queste righe valuta che la sopracitata proposta, presentata il 30 luglio scorso dai deputati della maggioranza governativa durante l’ultima riunione della Commissione parlamentare speciale sulla riforma amministrativa e territoriale sostiene un ingannevole riforma. Una “riforma” che mira semplicemente di garantire la solita “vittoria” durante le prossime elezioni locali nella primavera del prossimo anno. I cittadini albanesi rimasti ancora in patria devono essere però molto attenti e responsabili. Loro devono imparare anche da Cicerone, politico e filosofo romano, che affermava, più di venti secoli fa, che farsi ingannare una volta è scocciante, due sciocco, tre turpe.

  • Riforma della Politica

    Quanto è avvenuto e sta avendo dimostra, in modo lampante, che a nessuna forza politica interessa avere una legge elettorale che riporti i cittadini a scegliere i loro rappresentanti a Roma ed i partiti a battersi sui programmi, anche attraverso un sistema, proporzionale con le preferenze, che pur mantenendo il diritto o l’obbligo alle coalizioni, prima del voto, garantisca quella trasparenza che da troppi anni rende le elezioni un rito per pochi.

    Da tempo le leggi elettorali nascono per consolidare il potere di chi lo detiene, per poi, spesso, trasformarsi in un boomerang.

    Una legge dovrebbe garantire correttezza democratica e non vi è democrazia con premi di maggioranza eccessivi e cittadini che non possono scegliere, infatti ad ogni elezione si vede come il partito più numeroso sia quello degli astenuti.

    A destra come a sinistra importa avere parlamentari proni al volere delle segreterie, il dibattito è sempre più inesistente come dimostrano i tanti errori, per carenza politica e culturale, sia di tanta parte del governo che delle opposizioni.

    La prima riforma che l’Italia dovrebbe affrontare è la riforma della politica partendo dal ritorno alla democrazia proprio all’interno dei partiti diventati centri magici di potere e di impreparazione sempre tesi a polemiche ed insulti ed incapaci di confronto, sia all’interno che all’esterno.

  • Un rapporto che svela la realtà

    Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla

    Oscar Wilde

    Martedì scorso, 14 luglio, a Bruxelles si sono svolte quattro diverse conferenze intergovernative tra l’Unione europea ed il Montenegro, l’Albania, l’Ucraina e la Moldavia. Durante queste conferenze sono state trattate questioni che riguardano il percorso europeo di questi Paesi nel processo della loro adesione all’Unione europea. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione europea, entusiasta dell’organizzazione delle quattro conferenze intergovernative, ha definito questa giornata un ‘Super martedì’ per l’intero processo del allargamento.

    All’occasione la Commissaria ha dichiarato che “oggi è un ‘Super Martedì’ per l’allargamento dell’Unione europea. Per la prima volta in oltre due decenni, teniamo quattro conferenze di adesione nello stesso giorno. I quattro Paesi alla guida del processo, Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro, stanno compiendo degli importanti passi avanti nel loro percorso verso l’adesione all’Unione europea”. La Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato ha altresì sottolineato che “l’allargamento rimane una priorità strategica per l’Unione europea”.

    Per la loro specificità la Commissione europea aprirà con l’Ucraina e la Moldavia i cluster (gruppi di capitoli; n.d.a.) che riguardano la difesa e la sicurezza. Il Montenegro si trova in uno stato avanzato per quanto riguarda la chiusura dei capitoli negoziali, avendo chiuso ormai 18 dei complessivi 33 capitoli. Invece l’Albania ha aperto tutti i 35 capitoli e durante la nona conferenza intergovernativa con l’Unione europea svoltasi il 14 luglio scorso ha chiuso i tre primi capitoli. Bisogna sottolineare però che si tratta di capitoli facili. Ma è molto difficile capire, riferendosi alla sopracitata dichiarazione della Commissaria per l’allargamento e la politica di vicinato e tenendo presente la vissuta e spesso sofferta realtà albanese, quali siano veramente gli “importanti passi in avanti” nel suo percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea.

    Durante la nona conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania svoltasi a Bruxelles la sera del ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso, sono stati dichiarati chiusi i primi tre capitoli dei negoziati, nell’ambito del processo di adesione dell’Albania all’Unione Europea. Si tratta del Capitolo 25 (Scienza e ricerca), del Capitolo 26 (Istruzione e cultura) e del Capitolo 30 (Relazioni con l’estero). Il primo ministro albanese e la sua potente propaganda hanno subito parlato di “successo”. Ma la verità è ben diversa anche con questi capitoli, nonostante siano considerati come i più facili.

    Per quanto riguarda il capitolo 30 che si riferisce alle relazioni con l’estero, l’Unione europea non ha previsto un elenco specifico di riforme o di leggi da adottare. L’unico obbligo del Paese candidato, nella fattispecie dell’Albania, è quello di cercare di adattare ed allineare la propria politica estera a quella dell’Unione Europea.

    Invece per quanto riguarda il Capitolo 26 (Istruzione e cultura) basta riferirsi ai rapporti PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione degli studenti internazionali; n.d.a.). L’obiettivo principale del programma è quello di valutare, ogni tre anni, le competenze dei ragazzi di 15 anni in lettura, matematica e scienze. Si tratta di prove che misurano la capacità di applicare le conoscenze per risolvere problemi quotidiani. Ebbene i rapporti PISA mostrano che non solo la qualità dell’istruzione è in costante calo e il livello educativo in Albania è il più basso d’Europa, ma è anche inferiore alla media globale. Nonostante ciò il capitolo 26 è stato chiuso dalle istituzioni dell’Unione europea, considerandolo come compiuto.

    Così come è stato chiuso anche il capitolo 25 (Scienza e ricerca). Ma da lunghe esperienze in molti Paesi del mondo, si sa che per sostenere le ricerche scientifiche bisogna investire ogni anno per finanziare i vari progetti di ricerca. Ci sono molti settori in cui per svolgere e sviluppare una ricerca scientifica bisogna investire per avere anche le necessarie apparecchiature, senza le quali non si può realizzare la ricerca stessa. Ebbene, da anni in Albania i fondi per la scienza e la ricerca sono veramente molto bassi. Attualmente il fondo destinato alla ricerca scientifica è veramente molto basso, pari a solo il 0,17% del prodotto interno lordo! Ma anche il capitolo 25 è stato chiuso. Bisogna evidenziare però che, nell’ambito dell’Unione europea, sia l’istruzione e la cultura che la ricerca scientifica non sono soggette a specifici meccanismi di misurazione o di riforma.

    Venerdì scorso, 17 luglio, è stato reso noto il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania. Un rapporto che, diversamente dai rapporti precedenti che si riferivano soltanto ai “successi” del governo, elenca anche le problematiche della preoccupante realtà albanese. Un rapporto che evidenzia la violazione dei principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge. Un rapporto, quello di quest’anno della Commissione europea, che considera preoccupante il controllo delle attività parlamentari dalla maggioranza governativa, con delle decisioni che violano la Costituzione, le leggi in vigore ed il Regolamento dello stesso Parlamento. Un rapporto in cui si afferma che la corruzione ormai ben diffusa coinvolge tutte le istituzioni statali, beneficiando però del supporto politico, partendo dai massimi livelli.

    Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania, reso noto venerdì scorso, sottolinea il caso della ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito sugli scandali milionari che hanno coinvolto sia lei che il primo ministro. Così come è stato informato che la maggioranza, ubbidendo all’“ordine politico” del primo ministro, il 12 marzo scorso ha votato in Parlamento contro la richiesta della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per la revoca dell’immunità dell’ex vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia.

    Il sopracitato rapporto della Commissione europea, riferendosi proprio a quel caso, afferma che “Il rifiuto del Parlamento di revocare l’immunità di una parlamentare ha sollevato preoccupazioni in merito ai principi di equilibrio e controllo dei poteri, nonché di uguaglianza di fronte alla legge”. E in seguito conferma: “La Commissione ritiene che tale decisione abbia sollevato preoccupazioni circa le modalità di applicazione dei principi di controllo ed equilibrio tra le istituzioni, nonché circa la possibilità che alti funzionari possano beneficiare di un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini dinanzi ai tribunali”.

    In quanto alla corruzione diffusa, il rapporto della Commissione europea, reso noto venerdì scorso, sottolinea che la Commissione europea ha espresso preoccupazione per il livello di esposizione alla corruzione in diversi settori chiave della pubblica amministrazione del Paese. “Diversi settori continuano ad essere considerati particolarmente esposti alla corruzione; in particolare la sanità, l’istruzione, gli appalti pubblici, i partenariati pubblico-privato, le forze dell’ordine, il settore immobiliare, l’amministrazione fiscale e le dogane. L’integrità aziendale rimane un ambito che richiede particolare attenzione. […] I rischi di corruzione persistono anche nelle imprese statali o a partecipazione statale a cui sono affidate importanti responsabilità pubbliche”.

    Chi scrive queste righe è convinto che il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Albania svela la vera e preoccupante realtà. Perciò non sono credibili neanche le dichiarazioni della Commissaria per l’allargamento rese pubbliche il ‘Super Martedì’, 14 luglio scorso. Aveva ragione Oscar Wilde quando affermava che si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

  • Fascicoli internazionali che accusano

    Essere accusato è già una condanna.

    Franz Kafka

    Alcune settimane fa si è saputo della pubblicazione di un libro di circa 750 pagine intitolato “The Albanian files” (I fascicoli albanesi). Da diverse fonti mediatiche risulterebbe che il libro è stato pubblicato dalla casa editrice svizzera Lars Müller Publishers. Si tratta di un libro, con una prefazione del primo ministro albanese, il cui contenuto rappresenta solo delle dichiarazioni e delle conferme fatte da 60 noti architetti da diversi Paesi del mondo che sono stati coinvolti in progetti milionari in Albania. E tutti loro hanno affermato che sono stati contattati direttamente dal primo ministro albanese o da chi per lui e sono stati invitati a collaborare per attuare dei progetti architettonici ambiziosi proprio in Albania.

    Ebbene, in quel voluminoso libro The Albanian files sono state messe insieme schede compilate autonomamente da diversi studi di architettura, sia di Paesi europei che di altri continenti. Schede compilate molto dettagliatamente, in cui si trovano importanti informazioni che svelano il modus operandi del primo ministro albanese. Da quelle schede si evidenzia che almeno 523 progetti architettonici in Albania non sono stati assegnati tramite concorsi internazionali, come prevede la legge. I rappresentanti dei diversi studi di architettura coinvolti hanno affermato che, invece dei concorsi trasparenti, è stato proprio il primo ministro che, contattando direttamente loro, garantiva: “Venite da noi, perché siete i benvenuti e sarete lautamente ricompensati”.

    Durante questi anni in cui tutto viene controllato personalmente dal primo ministro, risulterebbe che per tutti i progetti, concepiti dagli studi di architettura albanesi, lui cerca subito di contattare personalmente uno studio straniero, offrendo loro, solo per aver accettato di mettere il nome, non meno di 1.5 milione di Euro. Risulterebbe altresì che attualmente sono 57 i progetti ormai realizzati, altri 53 sono in una fase di costruzione altri 47 progetti attendono l’autorizzazione a procedere. In più risulterebbe che sette tra le più grandi delle imprese edili coinvolte non abbiano dichiarato il 41% dei propri finanziatori. Il libro illustra nel dettaglio progetti in aree protette, elaborati due o tre anni prima che la legge venisse modificata per consentire l’edificazione proprio in quelle aree protette.

    Tutti gli studi di architettura che compaiono nel sopracitato libro The Albanian files, con iniziativa personale del primo ministro albanese, risulterebbero essere stati molto bene pagati nonostante loro non abbiano partecipato ad una gara d’appalto trasparente, come previsto dalle leggi in vigore in Albania. Secondo alcuni giornalisti investigativi il primo ministro albanese ha “beneficiato” però dai dirigenti di questi studi di architettura, molto noti ed influenti nei propri Paesi, di riuscire ad avere dei supporti istituzionali a livello internazionale.

    Per capire meglio come il primo ministro albanese “adescava” i dirigenti degli studi di architettura in altri Paesi del mondo, basterebbe riferirsi alle dichiarazioni di un architetto cileno pubblicate sul libro The Albanian files. Lui è convinto che il primo ministro prenda personalmente ogni decisione importante. L’architetto afferma che una sua collaboratrice gli ha inviato un messaggio con il quale gli chiedeva di acconsentire a dare il suo numero di telefono al primo ministro albanese. Avendo dato il suo permesso, aveva ricevuto solo cinque minuti dopo la telefonata del primo ministro che gli ha chiesto se poteva recarsi a Tirana per discutere della possibilità di attuare un progetto comune. Si sono incontrati due settimane dopo, per poi avere in seguito quattro altri incontri. Dopo quegli incontri e dopo che il primo ministro aveva contattato personalmente il capo architetto dello studio cileno, questo studio è presente in Albania dal 2024.

    Siccome ormai il contenuto del libro The Albanian files è diventato uno dei temi principali delle discussioni pubbliche in Albania, il primo ministro cerca di difendere se stesso dalle accuse, come fa sempre quando si trova in difficoltà. E anche adesso, quando continuano ormai da più di un mese le massicce proteste pacifiche a Tirana, di cui il nostro lettore è stato ben informato durante queste ultime settimane, il primo ministro cerca di apparire come “visionario e innovatore”.

    Il 28 giugno scorso ha replicato alle accuse fatte al libro. Per lui questo voluminoso libro ha raccolto tutti i progetti, le idee e le riflessioni di 60 architetti e studi di fama internazionale che hanno operato in Albania negli ultimi due decenni, configurandosi come un progetto editoriale indipendente. “Questo libro [che] si intitola The Albanian Files è una delle pubblicazioni più importanti apparse negli ultimi anni nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano, sia in Europa che a livello globale”, ha affermato il primo ministro albanese.

    Un architetto olandese ha scritto però nel marzo 2025 una lettera satirica che si riferisce proprio alla vera realtà albanese. In quella lettera lui afferma, tra l’altro, che “In un mondo di autocrati, possiamo avere almeno un autocrate benevolo e di buon gusto?”. E poi, riferendosi al primo ministro albanese aggiungeva: “Dato lo status consolidato dell’Albania come mecenate illuminato dell’architettura, la nostra professione trarrebbe grande beneficio se il Paese non tenesse mai più delle elezioni e se lei, dopo il suo quinto mandato consecutivo come primo ministro, continuasse semplicemente ad essere Presidente a vita, o forse addirittura Re”.

    Ovviamente il primo ministro ha cercato di minimizzare questa interpretazione dell’architetto olandese. Per lui “la lettera non è un appello politico all’azione, bensì un esempio di umorismo autoironico, caratteristico dello stile dell’autore”. Poi il primo ministro ha detto: “Innanzitutto, il testo lì esposto che è, in chiave autoironica, una lettera indirizzata a me, pone la domanda: “Perché mai abbiamo bisogno delle elezioni? Potresti diventare re e fare ciò che le monarchie hanno fatto per l’architettura…”. Si tratta di dilemmi e questioni che non hanno assolutamente nulla a che fare con un reale invito a diventare re; è stato tutto completamente ribaltato”. Ma lui, il primo ministro albanese da anni ormai si sta comportando come un re, anzi, come un re assoluto.

    Sempre il 28 giugno scorso il primo ministro ha fatto di nuovo dietro front, cercando di svincolarsi dal suo diretto coinvolgimenti negli abusi denunciati sul libro The Albanian files. Lui, da un innato voltagabbana qual è, ha detto: “Non ho alcun legame con questo libro, ho scritto solo la prefazione che mi è stata richiesta”. Ma anche in quest’occasione ha spudoratamente mentito. Sì, perché lui stesso ha presentato con orgoglio il sopracitato libro durante un’intervista alla CNN, una delle principali emittenti televisive all news degli Stati Uniti e del mondo. “Questa è la nuova Albania”, ha detto, fiero ed entusiasta, il primo ministro albanese alla giornalista che lo intervistava. Una giornalista che conosce ormai molto bene la vera realtà albanese, avendo seguito e commentato anche le affollate e pacifiche proteste quotidiane di Tirana.

    Nel frattempo a Tirana continuano queste proteste. I manifestanti, da più di un messe ormai, accusano il primo ministro dei suoi clamorosi abusi del potere conferito ed usurpato e chiedono le sue dimissioni. Mentre lui, nonostante stia cercando di apparire “tranquillo e sereno”, sta attraversando una grave e visibile crisi personale, conseguenza del suo modus operandi.

    Chi scrive queste righe pensa che quelli pubblicati sul libro The Albanian files sono dei fascicoli che accusano direttamente e concretamente il primo ministro. Ma bisogna ricordare anche quanto affermava il noto scrittore Franz Kafka: “Essere accusato è già una condanna”.

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