digitale

  • L’Italia digitale scala la classifica Ue ma resta ancora sotto la media

    L’Italia digitale risale la china e si piazza diciottesima nella speciale classifica annuale Ue, guadagnando altre due posizioni in un anno. Ma la strada per arrivare in vetta è ancora lunga e richiede, nell’incoraggiamento di Bruxelles, di “porre rimedio a varie carenze” sui punti deboli del Paese: le competenze digitali e il capitale umano. Un impegno a cui il governo intende tenere fede. I progressi, soprattutto su 5G e connettività, ha assicurato il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, “sono i primi passi di un percorso che ci porterà entro 4 anni tra i Paesi di testa dell’Ue grazie agli investimenti del Pnrr”. A patto che anche il prossimo esecutivo continui sulla strada tracciata.

    Nell’indice Ue della digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) 2022 Roma si allontana dalle retrovie, dove nel 2020 era relegata quasi maglia nera d’Europa, venticinquesima tra i 27 Stati membri. Un anno fa, era ventesima. L’avanzata fino al diciottesimo posto sta procedendo a “ritmi molto sostenuti”, evidenzia la Commissione europea, che nell’Italia vede il potenziale per “migliorare ulteriormente le proprie prestazioni”. Progressi che, in virtù delle dimensioni dell’economia nazionale, sarebbero “cruciali” anche “per consentire all’intera Ue di conseguire gli obiettivi del decennio digitale per il 2030”. Per migliorare, però, “è assolutamente necessario un deciso cambio di passo nella preparazione dell’Italia in materia di competenze digitali” e “specialisti Ict”, osserva Bruxelles, indicando che “oltre la metà dei cittadini italiani non dispone di abilità digitali di base” e “la percentuale degli specialisti digitali nella forza lavoro è inferiore alla media”. Tanto che nel capitale umano ci piazziamo al 25esimo posto e, ha ammesso lo stesso Colao, “c’è ancora molto lavoro da fare”. L’urgenza tocca da vicino anche l’offerta dei servizi pubblici digitali, dove l’Italia, ha spiegato il ministro, sta già realizzando “molte delle iniziative previste dal Pnrr e allocando risorse a Pa locali e centrali”. A oggi, si legge nell’analisi Ue, il 40% degli utenti italiani li usa (contro una media Ue del 65%), in aumento di 10 punti percentuali tra il 2020 e il 2022 ma non ancora abbastanza per garantirne una disponibilità online del 100% e per rendere pienamente operativi i fascicoli sanitari elettronici. Anche la digitalizzazione delle imprese procede, con il 60% delle Pmi che ha ormai raggiunto almeno un livello base di intensità digitale e con il cloud in aumento, ma la diffusione di big data e intelligenza artificiale “è ancora limitata”.

    Va molto meglio, invece, nella connettività, dove l’Italia è tra le migliori 7 d’Europa. Bruxelles rileva “progressi nella diffusione della banda larga e nella realizzazione della rete”, ma ancora “alcune carenze nella copertura delle reti ad altissima capacità (compresa la fibra)”. In questi mesi, ha ricordato Colao, il governo ha assegnato tutti i bandi del Pnrr (Italia a 1 Giga, Italia 5G, Scuole connesse, Sanità connessa e Collegamento isole minori) “con l’obiettivo di portare la rete veloce in tutte le case degli italiani, nelle scuole e nelle strutture sanitarie”. E proprio il completamento delle gare fa parte dei 45 obiettivi da raggiungere entro lo scorso giugno per ottenere il via libera all’erogazione della nuova tranche del Recovery da 21 miliardi di euro, attesa dopo l’estate.

  • Parte la sfida delle banche digitali e l’Italia è seconda solo al Regno Unito

    Le banche digitali, con servizi esclusivamente da app e smartphone, sfidano il sistema bancario tradizionale in tutta Europa favoriti dal progresso tecnologico e dalla pandemia. A fronte di un calo strutturale di ricavi e margini, che nell’ultimo decennio ha portato gli istituti di credito a ridurre sportelli e personale, le challenger banks spingono sull’acceleratore, crescendo e raccogliendo capitali.

    Ad analizzare gli scenari del mondo Fintech è l’area studi di Mediobanca che ha dedicato un report alle 96 challenger banks del Vecchio Continente, dove l’Italia si piazza sul podio, al secondo posto, con 12 operatori dopo il Regno Unito (37) e insieme alla Francia (12). A seguire, Germania (8) e Spagna (7). Nel paniere considerato, circa il 65% è nato dopo il 2013 mentre solo 9 società sono quotate in Borsa, di cui una italiana (illimity Bank).

    Caratterizzate da una forte connotazione tecnologica, assenza di filiali fisiche e costi inferiori per i clienti, queste banche nel 2021 hanno più che raddoppiato la raccolta di fondi in venture capital, arrivata a 3,5 miliardi di euro (+129,5%), con ulteriori 1,8 miliardi nel primo semestre 2022. I ricavi 2020 sono cresciuti del 3,9%, a 7,9 miliardi, con un picco di +24,8% per le neobanks (costituite dopo il 2010) e un +19,9% segnato da realtà appartenenti a grandi gruppi bancari. Il risultato netto aggregato nel 2020 è peggiorato del 12,7%, in linea con le performance delle banche dell’eurosistema. In questo contesto, le 12 realtà italiane segnano una crescita dei ricavi 2021 del 22,8%, a 513 milioni, con un miglioramento del risultato netto (+63%) e del risultato operativo (+75,2%), dopo aver superato “brillantemente il primo anno pandemico” con un balzo del margine di intermediazione del 42,2% nel 2020.

    In aumento anche la forza lavoro: +18% nel 2020 sul 2019 e +5,7% nel 2021. Gli operatori italiani – secondo il report – appaiono tuttavia di dimensioni minori e presentano valori inferiori alla media per ricavi e totale attivo. Il Paese si posiziona inoltre nelle retrovie per utilizzo dei servizi bancari online: 45% degli italiani contro una media Ue del 58% e punte del 90% nei Paesi del Nord, che spiccano anche per una bassa densità di filiali rispetto alla popolazione. Più in generale, la profonda ristrutturazione dei modelli distributivi tra il 2010 e il 2020 ha portato a una riduzione del personale bancario del 14,8% in Italia (-34,4% in Spagna, -26,4% nel Regno Unito e -13,9% in Germania) e del 30% degli sportelli (-48,3% nel Regno Unito, -48,1% in Spagna, -36,8% in Germania).

  • Un nuovo patto per rafforzare le competenze digitali

    Con il sostegno della Commissione, associazioni, imprese, organizzazioni, sindacati, università, erogatori di formazione e federazioni nazionali dell’UE hanno dato vita a un nuovo partenariato per le competenze nell’ecosistema digitale. Questo nuovo partenariato consentirà il miglioramento delle competenze e la riqualificazione professionale dei lavoratori e attirerà un maggior numero di persone verso l’industria digitale. Il partenariato aiuterà i cittadini e le imprese ad acquisire le competenze digitali necessarie, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi relativi alle transizioni digitale e verde dell’economia europea. Si concentrerà in primo luogo sul miglioramento delle competenze della forza lavoro dei partner del settore digitale. I partner svilupperanno poi obiettivi comuni, ad esempio sul numero di persone che necessitano di essere riqualificate, e monitoreranno i futuri sviluppi in materia di miglioramento del livello delle competenze e di riqualificazione. Facendo seguito agli impegni assunti in altri ecosistemi industriali, questo nuovo partenariato fa parte del patto per le competenze, una delle iniziative faro dell’agenda per le competenze per l’Europa. Il nuovo partenariato collaborerà strettamente con altri partenariati esistenti in altri settori in cui le competenze digitali svolgono un ruolo cruciale. Punterà a sinergie e collaborazione con altre iniziative esistenti (come la coalizione per le competenze e le occupazioni digitali o la rete dei poli europei dell’innovazione digitale) per utilizzare le migliori pratiche e gli orientamenti esistenti come fonte di ispirazione per il partenariato. Il patto per le competenze contribuisce al conseguimento di uno dei tre obiettivi sociali dell’UE stabiliti nel pilastro europeo dei diritti sociali, ovvero che, entro il 2030, almeno il 60 % di tutti gli adulti partecipi ogni anno ad attività di formazione.

    Fonte: Commissione europea

  • Legge sui servizi digitali: il Consiglio e il Parlamento europeo raggiungono un accordo per un ambiente online più sicuro

    Una tappa importante nella transizione digitale dell’Unione è stata segnata con l’accordo politico provvisorio riguardante la legge sui servizi digitali raggiunto tra la presidenza del Consiglio e il Parlamento europeo.

    La legge sui servizi digitali, che consente di sancire il principio secondo cui ciò che è illegale offline deve esserlo anche online, mira a proteggere lo spazio digitale dalla diffusione di beni, contenuti e servizi illegali e a garantire la protezione dei diritti fondamentali degli utenti.

    La legge sui servizi digitali si applica a tutti gli intermediari online che prestano servizi nell’Unione. Gli obblighi imposti sono proporzionati alla natura e alla portata dell’impatto intermediario in questione, in particolare in funzione del numero di utenti che utilizzano il servizio. Le piattaforme di dimensioni molto grandi o i motori di ricerca di dimensioni molto grandi saranno pertanto soggetti a obblighi più rigorosi a seconda del numero di utenti che utilizzano i loro servizi.

    Ambito di applicazione

    La legge sui servizi digitali stabilisce un quadro giuridico orizzontale e si applica ai servizi intermediari quali quelli offerti da prestatori di servizi di hosting, motori di ricerca, piattaforme e mercati online. Nell’ambito di questi servizi intermediari, tra le piattaforme e i motori di ricerca online di dimensioni molto grandi si opera una distinzione quando tali servizi sono utilizzati da oltre 45 milioni di utenti attivi al mese nell’UE.

    Al fine di salvaguardare lo sviluppo delle start-up nel mercato interno, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno convenuto che le microimprese e le piccole imprese con meno di 45 milioni di utenti attivi al mese nell’UE sono esentate da alcuni nuovi obblighi.

    Governance

    Per garantire un’attuazione efficace e uniforme degli obblighi della legge sui servizi digitali, il Consiglio e il Parlamento hanno deciso di conferire alla Commissione il potere esclusivo di vigilare sulle piattaforme e sui motori di ricerca di dimensioni molto grandi per quanto riguarda gli obblighi specifici a questo tipo di operatori.

    I principali operatori digitali saranno quindi controllati a livello europeo grazie allo sviluppo di competenze in seno alla Commissione e in collaborazione con gli Stati membri. In tal modo sarà garantita una risposta efficace e uniforme ai rischi sistemici posti da tali operatori di dimensioni molto grandi. Questo modello di governance preserva il principio del paese d’origine che si applica a tutti gli altri intermediari di servizi e agli altri obblighi stabiliti dalla legge sui servizi digitali.

    Per finanziare le attività di vigilanza della Commissione europea sugli operatori di dimensioni molto grandi, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per creare un meccanismo di commissioni annuali da imporre a tali operatori, direttamente collegato ai compiti della Commissione.

    Mercati online

    I colegislatori hanno convenuto di rafforzare gli obblighi relativi ai mercati online nell’ambito della legge sui servizi digitali. In effetti, considerato il ruolo importante svolto da tali operatori nella vita quotidiana dei cittadini europei, la legge sui servizi digitali impone ai mercati un dovere di diligenza nei confronti dei venditori i cui prodotti o servizi sono messi in vendita sulla loro piattaforma online.

    Al fine di limitare la diffusione di contenuti illegali, i mercati online devono compiere i massimi sforzi per verificare la corretta fornitura di informazioni da parte dei venditori prima di autorizzarli a vendere online. I mercati dovranno inoltre raccogliere e mostrare le informazioni sui prodotti e i servizi venduti, come la marca e la conformità al diritto dell’Unione, al fine di garantire che i consumatori siano adeguatamente informati.

    Rischi sistemici delle piattaforme e dei motori di ricerca di dimensioni molto grandi

    Data l’importanza degli operatori di dimensioni molto grandi nella vita quotidiana dei cittadini europei e dell’Unione in generale, la legge sui servizi digitali introduce l’obbligo per tali operatori di analizzare i rischi sistemici che generano e di mettere in atto misure per ridurre i rischi individuati.

    Tale analisi è effettuata annualmente e, grazie alla supervisione unificata di questi operatori da parte della Commissione europea, consente un monitoraggio continuo per ridurre i rischi di: i) diffusione di contenuti illegali; ii) effetti negativi sui diritti fondamentali come la libertà di espressione e di informazione; iii) manipolazione dei loro servizi a scapito dei processi democratici e della sicurezza pubblica; iv) effetti negativi in relazione alla violenza di genere e alla protezione dei minori e gravi conseguenze sulla salute fisica o mentale degli utenti.

    Interfacce fuorvianti

    Tenuto conto dell’obiettivo di proteggere gli utenti online, i colegislatori hanno convenuto di vietare le interfacce fuorvianti e i metodi finalizzati a indurre in errore gli utenti per le piattaforme e le interfacce online designate nell’ambito della legge sui servizi digitali, come le interfacce relative alla segnalazione di presunti contenuti illegali da parte di un utente.

    Sistemi di raccomandazione

    Data l’importanza dei sistemi di raccomandazione nell’esperienza degli utenti online, il Parlamento e il Consiglio hanno convenuto di stabilire requisiti di trasparenza per i parametri dei sistemi di raccomandazione al fine di migliorare l’informazione degli utenti e le loro possibili scelte. Ai sensi della legge sui servizi digitali, le piattaforme e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi dovranno obbligatoriamente offrire agli utenti un sistema di raccomandazione dei contenuti che non sia basato sulla loro profilazione.

    Gestione delle crisi

    Nel contesto dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina e in particolare delle conseguenze sulla manipolazione delle informazioni online, i colegislatori hanno convenuto di includere un nuovo articolo che introduce un meccanismo di risposta alle crisi.

    Tale meccanismo sarà attivato da una decisione della Commissione su raccomandazione del comitato dei coordinatori nazionali dei servizi digitali e consentirà di analizzare l’impatto dell’attività delle piattaforme e dei motori di ricerca di dimensioni molto grandi sulla crisi in questione, come pure le misure proporzionate ed efficaci da attuare nel rispetto dei diritti fondamentali.

    Tutela dei minori online

    Diverse disposizioni della legge sui servizi digitali consentono la tutela dei minori online. Le piattaforme accessibili ai minori dovranno mettere in atto misure di protezione particolari per garantire la sicurezza dei minori online, specie quando sono a conoscenza del fatto che l’utente è un minore; alle piattaforme sarà fatto divieto di presentare ai minori messaggi pubblicitari mirati derivanti dall’uso dei loro dati personali quali definiti nel diritto dell’UE.

    Nel dicembre 2020 la Commissione europea ha presentato due proposte legislative nell’ambito di un pacchetto volto a regolamentare il settore digitale: la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali.

    La legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali costituiscono i due pilastri di una regolamentazione digitale che rispetta i valori europei e il modello europeo; tali regolamenti definiscono insieme un quadro adeguato allo sviluppo economico dei giganti del digitale e alla protezione dei loro utenti.

    Il 24 marzo è intervenuto un accordo politico provvisorio tra il Consiglio e il Parlamento e oggi si è giunti a un accordo politico provvisorio riguardante la legge sui servizi digitali.

    L’accordo politico provvisorio odierno deve essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo prima di passare alle fasi formali della procedura di adozione di ciascuna istituzione.

    È stato raggiunto un ambizioso accordo provvisorio sul termine per l’entrata in applicazione della legge sui servizi digitali, poiché le disposizioni sulle piattaforme e sui motori di ricerca di dimensioni molto grandi che hanno il maggiore impatto sulla protezione degli utenti si applicheranno entro XX mesi, mentre le restanti disposizioni entreranno in vigore entro 12-18 mesi dall’entrata in vigore della legge sui servizi digitali.

    Fonte: Comunicato stampa del Consiglio europeo

  • Le riforme ‘anche’ se digitali

    Le riforme di ogni natura, anche se solo digitali, possono venire intese come la risultante di un intervento politico e governativo, utilizzando così risorse finanziarie ed umane, e dovrebbero possedere un importante e comune obiettivo individuabile nella maggiore inclusività offerta come effetto per la stessa popolazione, indipendentemente dal proprio livello culturale, sociale, economico o dall’indirizzo politico.

    In altre parole, la funzione di una riforma, oltre a fornire un maggiore senso di giustizia sociale, politica, economica e fiscale, dovrebbe anche essere rappresentata dall’abbattimento del maggiore numero di barriere tra i soggetti principali di uno Stato democratico mantenendo o magari migliorando l’equilibrio tra gli stessi.

    Anche nel caso della digitalizzazione della pubblica amministrazione l’obiettivo è quello di facilitare l’accesso e quindi il rapporto con i cittadini nella fornitura di un servizio pubblico, vera ragione fondativa della stessa P.A.

    Attraverso un miglioramento parziale oppure una riforma complessiva si dovrebbe confermare, esaltare e migliorare il rapporto democratico ed inclusivo, anche con l’introduzione di una diversa base tecnologica nei rapporti tra i soggetti interessati a seguito della modifica nel senso specifico verso il digitale.

    Le parole del ministro per l’innovazione del governo Draghi, Colao, vanno invece esattamente nella direzione opposta: “ID PAY: identità digitale totale entro il 2026. Tre quarti della popolazione italiana potrà accedere ai ‘propri diritti fondamentali ‘solo’ mediante accesso alla piattaforma digitale ID Pay”.

    All’interno di uno Stato che si definisce democratico un termine come “solo” sarebbe stato sostituito da un altro come “anche” il quale indicherebbe un’ulteriore opportunità offerta, dal 2026, alla complessa utenza di porsi e relazionarsi con la pubblica amministrazione.

    Il termine scelto dal ministro per definire e rafforzare l’impatto della riforma stessa presenta invece, in modo pericoloso, una volontà impositiva preferita ad un’altra maggiormente democratica ed al tempo stesso propositiva, mentre si avverte un declino verso uno Stato sempre più espressione delle proprie ed esclusive priorità fino alla sua assoluta supremazia nei confronti dei cittadini, declino che comincia proprio dal senso con il quale si intendono i nuovi rapporti introdotti con le stesse riforme.

    Il ministro Colao non può di certo venire indicato come l’espressione di una democrazia avanzata che non esclude nessuno ma semplicemente come l’espressione presuntuosa dell’avanzare verso uno Stato sempre più centrale ed etico.

  • Torna l’’I-Week’ con una edizione speciale dedicata a energia, digitale e intelligence

    Transizione energetica, digitale e dell’intelligence. A questi tre elementi che, per effetto del Covid, hanno subito e prodotto cambiamenti a forte velocità è dedicata la Speciale I-Week che, dopo il successo dell’edizione dello scorso maggio, ritorna dal 17 al 20 gennaio. Organizzata da ‘Vento & Associati’ in collaborazione con ‘Dune Tech Companies’, con le partnership di Darktrace, Enel, Fervo, Saipem e Snam e il supporto dell’Università degli Studi di Pavia, della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e della Provincia di Pavia, si profila come un viaggio immersivo di tre giorni nella sfida delle tre transizioni.

    12 i talk, spalmati nella tre giorni e con numerosi relatori di alto livello, in cui si cercherà di fornire un quadro completo sulle opportunità offerte da questo cambiamento, uno spaccato sui rischi e sugli attori principali che concorreranno in questa grande competizione mondiale di adeguamento alle sfide climatiche e di lotta alla riduzione delle emissioni. Per partecipare ad ogni talk occorre registrarsi sul sito https://i-week.it/.

    Si parte lunedì 17 gennaio, alle ore 17, con i saluti istituzionali per proseguire, alle 18, con il talk Mercato dell’energia tra passato, presente e futuro durante il quale interverrà il senatore Adolfo Urso per parlare della relazione del Copasir sulla sicurezza energetica e parteciperanno Gianni Bardazzi (Maire Tecnimont), Loretana Cortis (Saipem), Nicola Lanzetta (Enel), Alberto Pagani (Commissione Difesa Gruppo Pd), Lapo Pistelli (Eni) e Patrizia Rutigliano (Snam).

    Si prosegue con martedì 18 gennaio, alle ore 10, con Trasformazione digitale e IoT: un pilastro per la riuscita della sostenibilità energetica in cui interverranno Francesco Cerizzi, Associate Solution Architect Amazon Web Services (AWS), Francesca Gostinelli, Head of Group Strategy, Economics and Scenario Planning Enel Group, Andrea Roero, Chief Digital Officer di Fervo, Gruppo italiano di Facility and Energy management.  Si prosegue con Smart grid, Comunità energetiche e digitalizzazione dell’energia (ore 11,30) e gli interventi di Marco Alberti, Ambasciatore d’Italia in Kazakistan, Emanuele Fiano, Deputato PD, Maria Alessandra Gallone, Senatrice FI, Membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, Antonio Cammisecra, Head of Global Infrastructure and Networks Enel Group, Alessandro Marangoni, Direttore scientifico Top Utility e Chief Executive Officer Althesys Strategic Consultants. Alle 15 sarà la vota di Enrico Mattei e l’intelligence che vedrà come relatori Giorgio Boatti, giornalista e scrittore, esperto di intelligence, Andrea Vento, CEO V&A, Paolo Quercia, Professore di Sistemi di Intelligence e Sicurezza Collettiva, Università di Perugia e Mario Caligiuri, Presidente della Società Italiana di Intelligence, Professore Ordinario Intelligence, educazione e sicurezza Università della Calabria. All’ultimo talk della giornata, Smart Communities e Cyber security (ore 17) parteciperanno Gabriele Carrer, Autore de Formiche, Sara Moretto, Deputata Italia Viva, Matteo Bonelli, Partner BonelliErede, Corrado Broli, Country Manager Darktrace Italia, Pierluigi Paganini, CEO Cybhorus, Membro Ad-Hoc Working Group Cyber Threat Landscapes – ENISA (European Union Agency for Network and Information Security, Giuliano Tavaroli, Senior Advisor SRC, Marco Tulliani, Group Chief Security Officer Engineering

    Il 19 gennaio si comincia alle ore 10 con il talk La disponibilità e l’accesso all’acqua tra sostenibilità e tensioni geopolitiche al quale parteciperanno Laura Galvagni, Vice caposervizio Il Sole 24 Ore, Andrea Manciulli, Responsabile Relazioni Istituzionali Fondazione Leonardo Med-Or e Presidente Europa Atlantica, Alessandro Russo, Presidente CAP Holding, Alberto Massa Saluzzo, Tecnico agronomo del comprensorio Neorurale, Massimo Zaurrini, Direttore Africa e Affari e InfoAfrica, Ernesto Ciorra, Head of Innovability Enel Group.  Spazio a Nuove fonti energetiche per rendere stabili e resilienti le economie occidentali (ore 11,30) con Cheo Condina, Giornalista de Il Sole 24 Ore, Alessandro Cattaneo, Deputato FI, già Sindaco di Pavia, Silvia Fregolent, Deputato Italia Viva, Membro della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, Alberto Dell’Acqua, Presidente ItalgasGiulia GranciniProfessoressa di Chimica e Responsabile del Team PVSquared2 dell’Università di Pavia, Marco Ricotti, Professore ordinario di Impianti Nucleari, dip. di Energia Politecnico di MilanoDavide Tabarelli, Presidente Nomisma Energia. Alle 15 La versione di Pazienza con Andrea Vento, CEO V&A, Marco Cuzzi, Professore associato di Storia contemporanea Università degli Studi di Milano, Maria Gabriella Pasqualini, storica, già docente della Scuola Ufficiali dei Carabinieri, Francesco Pazienza, già consulente del SISMI. La giornata si concluderà con il talk Intelligence, Cyber sicurezza e resilienza dei futuri modelli energetici (ore 17) che vedrà intervenire Paolo Chirafisi, Analista de La Voce Repubblicana, Andrea Zatti, Professore e Referente tecnico del Rettore dell’Università di Pavia per la sostenibilità, Alan Ferrari, Senatore, Vice presidente Vicario PD, Giampio Bracchi, Presidente Fondazione Politecnico, Paola Girdinio, Professoressa, Presidente dell’Osservatorio Nazionale per la Cyber Security, Resilienza e Business Continuity dei Sistemi Elettrici e Presidente del Centro di Competenza sulla sicurezza e ottimizzazione delle infrastrutture digitali START 4.0, Emanuele Marcianò, AD Dune, Marianna Vintiadis, Chief Executive Officer 36Brains.

    L’ultima giornata, giovedì 20 gennaio si aprirà alle ore 10 con il talk La geopolitica della Supply chain dell’energia e delle nuove materie prime al quale parteciperanno Massimo Zaurrini, Direttore Africa e Affari e InfoAfrica, Stefania Craxi, Senatrice FI, già Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Mattia Mor, Deputato Italia Viva, Elena Lucchini, Deputata Lega Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, Marco Lombardi, Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica, Direttore di ITSTIME (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies), Luca Noviello, Head of Enel Green Power and Thermal Generation Procurement, Italo Soncini, Chairman of the BoD Aura S.p.A., Fabrizio Spagna, Presidente Veneto Sviluppo. Cambio di paradigma tra digitalizzazione e sicurezza della logistica industriale e distributiva nazionale sarà il talk delle 11 con Laura Galvagni, Vice caposervizio de Il Sole 24 Ore, Tiziana Vallone, Vice Presidente Manageritalia Lombardia, Andrea Condotta, Public Affairs & Innovation manager Gruber Logistics, Riccardo Fuochi, Vice Presidente Assologistica, Stefano Gualandi, Professore dip. Matematica Università degli Studi di Pavia ed esperto di modelli per i sistemi di mobilità, Francesco Pastore, RMS Business Consulting Leader Italy, Andrea Roero, Chief Digital Officer Fervo, Luca Sisto, DG Confitarma. La giornata si concluderà con Intelligenza artificiale, Data economy e Cyber security (ore 17) e gli interventi di Giorgio Rutelli, Direttore de Formiche, Enrico Borghi, Deputato PD, Raffaele Volpi, Deputato Lega, Gianantonio Bison, Direttore Relazioni Istituzionali Manpower Group Italia, Andrea Chittaro, Presidente Aipsa, Senior Vice President Global Security & Cyber Defence Department Snam, Pierguido Iezzi, Founder e CEO Swascan, Stefano Mele, Avvocato, Partner Gianni & Origoni, Head of Cyber security Law Dept e Co-Head of Privacy Dept, Novica Mrdovic, AD Add Value, General Partner Star Tech Ventures Aerospazio, Difesa, Sicurezza, Alfio Rapisarda, Head of Group Security Eni.

  • Nuovi inviti per un valore di 258 milioni di euro a sostegno delle infrastrutture per la connettività digitale

    La Commissione ha pubblicato i primi inviti a presentare proposte nell’ambito meccanismo per collegare l’Europa -Digitale. Con un bilancio previsto di 258 milioni di euro, gli inviti a presentare proposte sono tesi a migliorare le infrastrutture per la connettività digitale, in particolare le reti Gigabit e 5G in tutta l’Unione, e a contribuire alla trasformazione digitale dell’Europa.

    La Commissione cofinanzierà azioni volte a dotare di connettività 5G le principali vie di trasporto europee e i fornitori di servizi chiave nelle comunità locali, nonché azioni volte a diffondere o potenziare le dorsali di rete basate su tecnologie avanzate. Gli inviti si concentreranno inoltre sulle infrastrutture che collegano i servizi di cloud federati, sulle infrastrutture dorsali per i gateway digitali globali, come i cavi sottomarini, nonché sulle azioni preparatorie per creare piattaforme digitali operative per le infrastrutture dei trasporti e dell’energia in tutta l’UE. Gli inviti fanno seguito all’adozione del primo programma di lavoro per la parte digitale del meccanismo per collegare l’Europa nel dicembre 2021, che ha stanziato oltre 1 miliardo di euro di finanziamenti per il periodo 2021-2023.

    Gli inviti a presentare proposte del meccanismo per collegare l’Europa – Digitale sono aperti principalmente a soggetti, comprese le joint venture, stabiliti negli Stati membri e nei paesi o territori d’oltremare. I candidati interessati potranno ottenere maggiori informazioni sulla candidatura, sulla valutazione e sulle procedure di aggiudicazione durante la giornata informativa online che si terrà il 19 gennaio.

    La seconda generazione del meccanismo per collegare l’Europa (MCE) – Digitale (2021-2027) si basa sulla precedente, che ha sostenuto le infrastrutture e i servizi digitali transfrontalieri, nonché l’accesso gratuito a Internet per le comunità locali attraverso l’iniziativa WiFi4EU nel periodo 2014-2020.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione adotta misure per migliorare l’apprendimento permanente e l’occupabilità

    In occasione del vertice sociale di Porto tenutosi a maggio, i leader dell’Unione hanno accolto con favore l’obiettivo a livello UE secondo cui il 60% di tutti gli adulti dovrebbe partecipare annualmente ad attività di formazione entro il 2030. Per aiutare gli Stati membri a realizzare questo obiettivo, la Commissione ha presentato due importanti proposte di raccomandazioni del Consiglio sui conti individuali di apprendimento e sulle microcredenziali, come annunciato nel 2020 nell’agenda per le competenze e nella comunicazione sullo spazio europeo dell’istruzione.

    Un solido bagaglio di competenze apre opportunità alle persone, offre una rete di sicurezza in tempi di incertezza, promuove l’inclusione e l’avanzamento sociale e fornisce all’economia una forza lavoro qualificata, necessaria per la crescita e l’innovazione. Per il successo delle transizioni verde e digitale occorrono lavoratori in possesso delle giuste competenze. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente accelerato la necessità di riqualificazione e sviluppo delle competenze affinché la forza lavoro sia in grado di adeguarsi all’evoluzione del mercato del lavoro e si possano soddisfare le esigenze dei diversi settori.

    Eppure sono troppo poche le persone che partecipano regolarmente ad attività di apprendimento dopo l’istruzione e la formazione iniziali: spesso, infatti, mancano le risorse finanziarie o il tempo per migliorare le proprie competenze o apprenderne di nuove o non si è a conoscenza delle opportunità di apprendimento e dei loro vantaggi. Ad esempio, in oltre il 90% degli attuali posti di lavoro e in quasi tutti i settori è richiesto un certo livello di competenze digitali, ma nel 2019 solo il 56% degli adulti disponeva di competenze digitali di base.

    Le due nuove proposte adottate oggi in materia di conti individuali di apprendimento e microcredenziali contribuiranno ad affrontare queste sfide creando maggiori possibilità di trovare offerte di apprendimento e opportunità di lavoro.

    La proposta della Commissione mira a garantire che ogni persona, indipendentemente dal fatto che abbia o meno un’occupazione, possa avere accesso lungo tutto l’arco della vita a opportunità di formazione adeguate alle proprie esigenze.

    A tal fine, la proposta di raccomandazione del Consiglio affronta le principali strozzature che attualmente impediscono alle persone di formarsi (mancanza di motivazione, di tempo e di risorse finanziarie) chiedendo agli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali, di:

    • creare conti individuali di apprendimento e fornire diritti alla formazione a tutti gli adulti in età lavorativa;
    • stabilire un elenco di formazioni di qualità, adatte al mercato del lavoro, che possono beneficiare dei finanziamenti dei conti individuali di apprendimento e rendere tale elenco accessibile mediante un registro digitale, ad esempio a partire da un dispositivo mobile;
    • offrire opportunità di orientamento professionale e convalida delle competenze acquisite in precedenza come pure congedi di formazione retribuiti.

    L’aspetto innovativo della proposta consiste nel mettere la persona al centro dello sviluppo delle competenze. Nella proposta si chiede inoltre agli Stati membri di modulare i finanziamenti in funzione delle esigenze individuali in materia di formazione.

    Le microcredenziali certificano i risultati formativi conseguiti in seguito a piccole esperienze di apprendimento (ad esempio, un corso o una formazione di breve durata). Costituiscono un modo flessibile e mirato di aiutare le persone a sviluppare le conoscenze, abilità e competenze di cui hanno bisogno per il loro sviluppo personale e professionale.

    La proposta della Commissione intende fare in modo che il sistema delle microcredenziali funzioni in tutte le istituzioni, in tutte le imprese e in ogni settore e anche attraverso le frontiere. A tal fine gli Stati membri dovrebbero concordare:

    • una definizione comune di microcredenziali;
    • gli elementi standard che le caratterizzano; e
    • i principi fondamentali secondo cui svilupparle e rilasciarle.

    L’obiettivo è garantire microcredenziali di elevata qualità che siano rilasciate in modo trasparente al fine di generare fiducia in ciò che certificano. Questo dovrebbe contribuire al loro utilizzo da parte dei discenti, dei lavoratori e delle persone in cerca di lavoro che possono beneficiarne. La proposta introduce inoltre raccomandazioni sulle microcredenziali in relazione all’istruzione e alla formazione così come alle politiche del mercato del lavoro, per permettere a tutti di acquisire competenze nuove o supplementari in modo mirato e inclusivo. L’approccio europeo alle microcredenziali è un’iniziativa fondamentale per realizzare lo spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. Le microcredenziali possono far parte dell’offerta di apprendimento inclusa nei conti individuali di apprendimento.

    Le proposte saranno negoziate con gli Stati membri. Quando le raccomandazioni saranno state adottate dal Consiglio, la Commissione sosterrà gli Stati membri, le parti sociali e le parti interessate nella loro attuazione. Per quanto riguarda i conti individuali di apprendimento, la rendicontazione e il monitoraggio saranno effettuati nell’ambito del ciclo del semestre europeo.

    Il diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente è sancito nel pilastro europeo dei diritti sociali (principio 1). Tutte le persone dovrebbero avere accesso in qualsiasi momento a un’istruzione e a una formazione di qualità e a una selezione di opportunità di sviluppo delle competenze in funzione delle proprie esigenze. Le competenze sono gli elementi basilari del successo in un mercato del lavoro e in una società in continua evoluzione.

    Nel corso del vertice sociale di Porto e del Consiglio europeo di giugno i leader hanno accolto favorevolmente gli obiettivi principali dell’UE fissati per il 2030 dal piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. Conseguire, entro il 2030, una partecipazione annuale ad attività di formazione da parte del 60 % di tutti gli adulti è uno degli obiettivi principali del piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. Nel 2016 questo tasso si attestava tuttavia solo al 37%, con modesti progressi registrati negli anni precedenti. A questo ritmo non sarà possibile raggiungere l’ambizioso obiettivo che è stato fissato ed è per questo che le proposte sui conti individuali di apprendimento e sulle microcredenziali sono importanti. Le proposte presentate oggi invitano gli Stati membri a collaborare con le parti sociali e i portatori di interessi affinché la riqualificazione e lo sviluppo delle competenze diventino una realtà per tutti.

    La proposta di raccomandazione del Consiglio sui conti individuali di apprendimento e quella sulle microcredenziali per l’apprendimento permanente e l’occupabilità sono le ultime delle dodici azioni faro annunciate nell’agenda per le competenze per l’Europa e nel piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. L’approccio europeo alle microcredenziali è un’iniziativa fondamentale anche per la realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025.

    Fonte: Commissione europea

  • Pubblicati i primi inviti a presentare proposte nell’ambito del programma Europa digitale nei settori della tecnologia digitale, della cibersicurezza e dei poli europei dell’innovazione digitale

    La Commissione ha annunciato la prima serie di inviti a presentare proposte nell’ambito del programma Europa digitale. Ciò fa seguito all’adozione dei programmi di lavoro che assegnano una dotazione di quasi 2 miliardi di euro agli investimenti volti all’avanzamento della transizione digitale. Gli inviti sono aperti alle imprese, alle organizzazioni e alle amministrazioni pubbliche degli Stati membri dell’UE, nonché ai soggetti di altri paesi associati al programma Europa digitale.

    Fino alla fine del 2022 tali sovvenzioni saranno destinate a un investimento di oltre 415 milioni di euro nei settori delle infrastrutture cloud to edge, degli spazi di dati, dell’intelligenza artificiale, delle infrastrutture di comunicazione quantistica, dello sviluppo delle competenze digitali e dei progetti che promuovono un internet più sicuro, lottano contro gli abusi sessuali sui minori e la disinformazione.

    Inoltre, sempre fino alla fine del 2022, 43 milioni di euro in sovvenzioni saranno destinati a sostenere la cibersicurezza nel settore sanitario e a creare una rete di centri nazionali di coordinamento per aiutare gli Stati membri ad attuare la legislazione dell’UE in materia di cibersicurezza.

    Il primo invito a presentare proposte riguarda anche la creazione e l’attuazione della rete dei poli europei dell’innovazione digitale. Tali poli sosterranno le imprese private, comprese le PMI e le start-up, e il settore pubblico nella trasformazione digitale.

    Fonte: Commissione europea

  • Trustmeup, la nuova piattaforma digitale che promuove un nuovo modello di sostenibilità

    Non Profit ed E-commerce, due mondi apparentemente distanti, si uniscono nella piattaforma web TrustMeUp, l’unica in grado di trasformare ogni acquisto in donazione e ricompensare ogni donazione, al 100%, in sconti per nuovi acquisti digitali. Il tutto in maniera trasparente e tracciata grazie alla tecnologia blockchain.

    Un modello innovativo di raccolta fondi per il Terzo Settore, con l’obiettivo di raddoppiare il valore delle donazioni e offrire alle aziende una proposta innovativa di CSR condivisa che permette a tutti di comprare donando “a costo zero”. Da un lato, infatti, i consumatori possono donare mediamente il 15% dell’importo speso in uno dei negozi online aderenti alla piattaforma (secondo un modello definito come DonaComprando); dall’altro effettuare una donazione, per qualsiasi importo, a favore di un ente non profit presente all’interno di TrustMeUp e trasformare lo stesso valore in uno sconto digitale, da utilizzare in seguito.

    La piattaforma si presenta come una nuova frontiera dello shopping dimostrando che i consumi, fatti in modo differente, possono impattare sulla società e sostenere il mondo del Non Profit in maniera semplice, sostenibile e senza costi aggiuntivi. Ad ulteriore beneficio dell’utente e a dimostrazione della trasparenza e tracciabilità dello strumento, TrustMeUp emetterà per conto dell’Associazione Non Profit cui è stata fatta la donazione una ricevuta fiscale valida ai fini delle detrazioni fiscali, garantendo un cashback del 5% in media della cifra spesa.

    Presentato in occasione dell’evento “E-Commerce e Non Profit: un nuovo modello di sostenibilità” patrocinato da Assolombarda, TrustMeUp arriva in un momento di profonda crescita per il mondo dello shopping online. Secondo i dati NetComm, gli e-shopper durante i primi due mesi del 2020, sono aumentati di 2 milioni, raggiungendo il totale di 27 milioni, portando così a un incremento dell’e-commerce del 176% nel 2020 rispetto al 4% dell’anno precedente e una previsione di crescita di un ulteriore 19% nel 2021. Meno floridi sono stati gli ultimi mesi per il settore Non Profit, come evidenziano i dati dell’Istituto Italiano della Donazione: il 43% degli enti stima di chiudere il 2021 con una diminuzione delle entrate. Tuttavia una nuova speranza la danno i canali digitali: per il 28,4% nel 2020 le donazioni online sono aumentate o rimaste stabili (58%).

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