donne

  • L’UE istituisce un numero di assistenza telefonica a livello di Unione e incita a mettere fine alla violenza contro le donne in tutto il mondo

    In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Commissione presenta il 116 016, il numero europeo armonizzato delle linee di assistenza telefonica per le vittime di violenza contro le donne. Le donne vittime di violenza potranno chiamare lo stesso numero in tutta l’UE per ottenere consigli e sostegno.

  • Iran protests: Security forces intensify deadly crackdown in Kurdish areas

    At least 30 anti-government protesters have been killed by security forces in Kurdish-populated cities in west Iran in the past week, a rights group says.

    Hengaw reported that seven had died since Sunday in Javanroud alone, amid an intense crackdown by Revolutionary Guards armed with heavy weapons.

    On Monday, the funerals of two protesters turned into a mass rally.

    In one video, a protester can be heard saying the Revolutionary Guards are firing machine guns at people’s heads.

    The footage, which has been verified by BBC Persian, also appears to show people covered in blood lying on a street and someone shouting that a girl has been shot in the head. Automatic gunfire can also be heard.

    A mother who was worried about the fate of her young daughter and son protesting in the town posted an emotional appeal to people elsewhere in Iran, saying: “Please help us, they are killing everyone, killing our youth. Why aren’t people in Tehran coming out to the streets? Please help Kurdistan, help our youth.”

    The BBC also obtained on Monday a video showing a convoy of Revolutionary Guards with machine guns mounted on pick-up trucks heading to Mahabad, which has also witnessed intense confrontations recently.

    The city’s member of parliament, Jalal Mahmoudzadeh, said at least 11 people had been killed there in the past week.

    In Piranshahr, another small town, tens of thousands participated in the funeral of Karvan Ghadershokri, a 16-year-old-boy who was killed at a protest. A crowd earlier gathered in front of his parents’ house to prevent security forces from stealing his body.

    Every such funeral has turned into a mass rally against the clerical establishment. In response, security forces have taken away a number of protesters’ bodies and buried them in secret, without the presence of their families and friends.

    The protests that have spread across Iran like wildfire over the past two months started in the Kurdish region.

    They were sparked by the death in custody of Mahsa “Zhina” Amini, a 22-year-old Kurdish woman who fell into a coma after being arrested by morality police in the capital Tehran for allegedly wearing “improper” hijab.

    The Kurdish region has remained an epicentre of the unrest and has been a focus of the deadly crackdown by security forces.

    Iranian authorities have accused armed Kurdish opposition groups based in neighbouring Iraq of instigating “riots” in the region, without providing any evidence. The videos posted on social media have shown unarmed protesters confronting security personnel.

    Hengaw, which is based in Iraq’s Kurdistan Region, said last week that more than 80 protesters had been killed and 4,000 others detained in Kurdish-populated areas alone.

    The Human Rights Activists News Agency (HRANA), which is based outside Iran, has put the nationwide toll at 419 and also reported the deaths of 54 security personnel.

  • Fallocrazia

    Oggi è il giorno della resa. Sì. Della resa. Inutile combattere. Inutile indignarsi. Inutile tutto. 25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione contro la violenza sulle donne. 8 marzo giornata mondiale delle donne, anch’essa nata su una tragedia. E l’elenco è lungo. Quote rosa, nella politica, nei consigli di amministrazione; tante femministe fanno pure spallucce e le definiscono strumento criticabile, ma necessario. Necessario! Imporre la A di genere nella lingua italiana, storpiandola. Persino un neologismo, femminicidio, coniato per cristallizzare un reato (omicidio non basta?). Corsi di difesa femminile che si moltiplicano come funghi. Parità sul lavoro e di salario che ancora guardiamo con il binocolo pur vivendo nell’Italia della Costituzione “più bella del Mondo”. Quella dell’Art.1, “fondata sul lavoro”. Ed eccoci al bandolo della matassa: siamo certi che il lavoro sia un diritto e non uno strumento che ci rende libere, liberi? Se fosse retribuito nel modo giusto, equo non per parità di genere bensì di ruolo, aiuterebbe le donne concretamente garantendo loro l’indipendenza economica e quindi, se necessario, la fuga da chi ha tradito la loro fiducia prima che accada l’irreparabile. E questo è un fatto, non una considerazione. Empowerment femminile…all’alba dei miei 50 anni sono sfiduciata, certa che tra un anno saremo ancora qui a parlarne.

  • REACT-EU: altri 1,5 miliardi di euro per lavoratori, datori di lavoro e competenze in Italia

    L’Italia riceve altri 1,5 miliardi di € nell’ambito di REACT-EU per aumentare le assunzioni di giovani e di donne, migliorare le competenze dei lavoratori e delle persone in cerca di lavoro e sostenere la ripresa economica del paese. Tali fondi saranno messi a disposizione in aggiunta ai precedenti 4,5 miliardi di € erogati per un sostegno analogo nell’ambito del programma operativo nazionale “Sistemi di politiche attive per l’occupazione” finanziato dal Fondo sociale europeo (FSE), inizialmente proposto nel settembre 2021.

    Il nuovo finanziamento sosterrà:

    la creazione di posti di lavoro nelle regioni meridionali: 1,2 miliardi di € consentono di ridurre del 30% i contributi previdenziali a carico delle piccole imprese per i loro lavoratori nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Per essere ammissibili, le imprese devono impiegare i lavoratori per almeno nove mesi dopo la presentazione della richiesta di riduzione;

    l’occupazione giovanile: 139,1 milioni di € sono destinati a ridurre i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che nel corso del 2022 assumono persone di età inferiore a 36 anni con contratti a tempo indeterminato, una misura di cui si prevede usufruiranno oltre 48.000 giovani;

    l’assunzione di donne: 88,5 milioni di € sono destinati a ridurre (entro il limite di 6.000 € l’anno) i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che nel corso del 2022 assumono donne, una misura di cui si prevede usufruiranno oltre 54.000 donne;

    la formazione nel campo delle competenze verdi e digitali: quasi 280.000 € provenienti dal “Fondo nuove competenze” compensano le ore durante le quali il personale partecipa a corsi di formazione per acquisire nuove competenze verdi e digitali, una misura di cui si prevede usufruiranno oltre 5.700 imprese.

    Con l’approvazione di questi altri 1,5 miliardi di € l’Italia riceverà in totale 14,4 miliardi di € nell’ambito di REACT-EU per stimolare la sua ripresa e incentivare gli investimenti nelle transizioni verde e digitale.

  • Trasparenza per colmare il divario retributivo di genere nell’UE

    Lo stesso lavoro merita parità di retribuzione: si tratta di un principio fondante dell’Unione europea. Non è possibile affrontare il problema dell’ingiustizia del divario retributivo di genere senza modificare gli squilibri strutturali della società. Per questo motivo la Commissione ha raddoppiato gli sforzi a favore della parità di genere e delle cause profonde della disuguaglianza retributiva”. E’ quanto hanno dichiarato congiuntamente Věra Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza, e Helena Dalli, Commissaria per l’Uguaglianza in occasione della Giornata europea della parità retributiva caduta quest’anno il 15 novembre. “Ci troviamo ora nella fase finale per rendere l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione una realtà in tutta l’UE. Abbiamo già introdotto nuovi diritti che consentono a donne e uomini di avere una scelta più ampia e di condividere meglio le responsabilità di assistenza e il lavoro. E contiamo sugli Stati membri per garantire che l’istruzione prescolastica e l’assistenza a lungo termine siano accessibili, abbordabili e di buona qualità come prerequisito per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Dobbiamo emancipare le donne affinché possano realizzare il loro potenziale.

    Manca tuttavia un elemento importante del puzzle: la trasparenza retributiva. La trasparenza contribuisce infatti a porre fine ai pregiudizi retributivi di genere fin dall’inizio e consente ai lavoratori di far valere il loro diritto alla parità di retribuzione per lo stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Chiediamo al Parlamento europeo e al Consiglio – concludono Jourová e Dalli –  di adottare senza ingiustificati ritardi la nostra proposta di direttiva sulla trasparenza retributiva. Tutti ne beneficiano, quando tutti sono ugual”.

  • African female politicians recount bullying and attacks

    West African female politicians have told the BBC’s Africa Daily podcast that the system was rigged against them and that they faced bullying and attacks. This is the reason why more women do not join politics in the region, they say.

    “It’s the system,” said Eunice Atuejide who stood as a presidential candidate in Nigeria’s 2019 elections. It has “quite a lot of people who are very patriarchal” in leadership positions.

    Ms Atuejide said women who run for political office face fear of attacks and warned it can get “really dirty”.

    She said opponents go so far as to make fake videos, including fake sex videos, to smear the women candidates’ name.

    Liberia’s Karishma Pelham-Raad, who is one of the youngest women candidates hoping to be elected to Liberia’s House of Representatives, echoed similar sentiments.

    Social media can “bring you down completely”, she said. Despite the fact Liberia had a female president in the form of Ellen Johnson Sirleaf, Ms Pelham-Raad believes not much was done under her administration to advance the rights of women in politics: “She did not empower a lot of women,” Ms Pelham-Raad said.

    The situation is not much better in Ghana, where Dr Zanator Rawlings, who is an MP, said there was no affirmative action bill to get more women into political power. Out of Ghana’s 275 MPs just 40 are women, she said.

    “Women just don’t get enough funding or support,” she said. “The system is rigged against the women” she added, lamenting that when women are in politics, they are mostly given “token” positions and “deputising” roles.

    Senegal is the country doing better than other countries in West Africa – following elections in July, women make up 44% of MPs, compared to 4% of in Nigeria and 26% in Niger.

  • Sempre di più le donne leader politiche in Europa

    La nuova premier britannica, la Tory Liz Truss, terza donna al potere nel Regno Unito dopo Margaret Thatcher e Theresa May, si unisce ad un drappello di oltre una dozzina di donne europee che attualmente ricoprono ruoli di presidente o primo ministro nel proprio Paese. Un gruppo a cui si potrebbe aggiungere anche una rappresentante italiana – la prima nella storia del Paese – se le urne confermassero i sondaggi che danno la leader di FdI Giorgia Meloni in testa a tutti i concorrenti in vista delle elezioni del 25 settembre.

    Dalla Svezia alla Finlandia, dalla Lituania alla Danimarca, sono soprattutto i Paesi nordici a guidare la riscossa delle donne nei posti chiave della politica. La socialdemocratica finlandese Sanna Marin, la premier più giovane al mondo al momento del suo insediamento (a soli 34 anni nel 2019), è balzata di recente ai clamori delle cronache per i suoi balli scatenati in discoteca quando vive la sua vita privata, mentre la sua vicina lituana Ingrida Simonyte, 47enne fan del rock e dell’hockey su ghiaccio e degna erede della ‘Baltic Iron Lady’ Dalia Grybauskaite, ha usato il pugno di ferro con i migranti inviati dalla Bielorussia per destabilizzare la regione baltica.

    Anche in Europa orientale qualcosa si sta muovendo. Lo dimostra l’elezione di Zuzana Caputova, avvocatessa divorziata e madre di due figli, che dalle battaglie legali contro le ecomafie è riuscita a conquistare la poltrona più alta del suo Paese. E lo stesso dicasi per l’Ungheria, dove una stretta alleata del premier populista di destra, Viktor Orban, è stata eletta presidente, sebbene il ruolo sia prevalentemente cerimoniale.

    I Paesi europei della costa del Mediterraneo restano invece fanalino di coda, anche se qualcuna prova a farsi strada. Lo dimostra l’elezione di Katerina Sakellaropoulou, prima presidente in rosa della penisola ellenica, e l’ingegnere Elisabeth Borne, nominata prima ministra francese a maggio, seconda a ricoprire la carica dopo Edith Cresson.

  • In attesa di Giustizia: standard italiani 2

    Ancora un femminicidio brutale, quello di Alessandra Matteuzzi, a Bologna, per mano del suo ex compagno: è la cronaca di una morte annunciata…ma non per tutti, come vedremo.

    Secondo copione, abbiamo una relazione  – a cui la donna aveva deciso di porre termine – caratterizzata da  atti persecutori ininterrotti per mesi sino a determinare il deposito di una denuncia per stalking alla Procura della Repubblica di Bologna dove, ora, la Ministra Cartabia ha inviato gli Ispettori per capire cosa sia successo, o meglio, cosa non sia successo.

    Infatti, la legge che – mutuando la denominazione per le urgenze impiegata nel Pronto Soccorso – è stata   soprannominata “Codice Rosso” sembra non aver funzionato e non per inadeguatezza della norma che prevede una tempistica molto stringente volta proprio a mettere con rapidità in sicurezza le vittime di violenza di genere prevenendo quelle escalations che, come questa volta, possono risultare fatali.

    In particolare, è previsto che le Forze dell’Ordine, una volta ricevuta la denuncia, ne riferiscano immediatamente al Procuratore il quale, a sua volta, entro tre giorni deve dare avvio alle indagini, disporre l’audizione della persona offesa e di eventuali testimoni adottando con tempestività e laddove necessario cautele idonee ad impedire i contatti e l’avvicinamento del persecutore alla sua vittima: misure che possono estendersi sino all’arresto. Nel caso di Alessandra Matteuzzi, fatta salva la prima comunicazione dei Militari dell’Arma al P.M., nulla di tutto ciò è stato fatto e vi è da temere una dipendenza da sopore feriale: donde l’avvio di una ispezione.

    La denuncia, invero, reca la data del 29 luglio: tre giorni prima del fatidico inizio del mese di agosto.  A fronte delle prime contestazioni di inerzia, fonti vicine alla Procura hanno sostenuto che sarebbe stato impossibile sentire i testimoni perché erano in vacanza: una pezza peggiore del buco perché la prima persona da ascoltare sarebbe stata proprio Alessandra che in ferie non era, come dimostra la tragica circostanza di essere stata uccisa sotto casa sua. Quanto ad altre persone informate dei fatti, salvo che non fossero in crociera nell’arcipelago di Vanuatu (tanto per dirne una) imponendo una complicata rogatoria internazionale, sarebbe bastata – come spesso si fa – una delega per farle interrogare dai Carabinieri del luogo ove si trovavano.

    Oppure…non sarà che in ferie è andato il P.M. incaricato ed il suo sostituto non si è raccapezzato tra fascicoli che non conosceva? A pensar male si fa peccato ma spesso non si sbaglia.

    Il Procuratore Capo di Bologna, in seguito e un po’ in affanno, ha difeso l’operato del suo Ufficio  affermando che, sia pure dopo mesi di appostamenti sotto casa, violazioni della posta elettronica e dei social networks, danneggiamenti dell’auto ed altro ancora, non vi erano elementi da cui dedurre l’attualità di un pericolo e non sarebbe stato possibile richiedere un provvedimento restrittivo di alcun genere – neppure un divieto di avvicinamento? – perché, a tal fine, sarebbe stato previamente indispensabile ottenere riscontri a quanto esposto per evitare di incarcerare una persona che, a seguire, potrebbe risultare innocente: apprezzabile quanto insolito conato di garantismo che confligge con l’evidenza che se le indagini non si fanno appare improbabile che i fatti vengano chiariti ed i riscontri si rinvengano per virtuoso intervento dello Spirito Santo.

    La verità potrebbe davvero essere un’altra ed ancora una volta insita negli immutabili ed intoccabili standard italiani: le vacanze d’agosto, caschi il mondo, non si toccano mentre proprio il resto del mondo le fa scaglionate.

    In una vicenda come questa, poi, nel “rispetto” di un altro modello di diffusa sottocultura non poteva mancare una voce stonata: quella del Direttore Generale della Croce Bianca della Emilia Romagna, tal Donatello Alberti – verrebbe da definirlo un ennesimo esempio di pezzente morale – il quale non ha mancato di osservare come l’abbigliamento della sventurata (che, tra l’altro, lavorava nel settore della moda) fosse da  donna scostumata e provocante e, quindi, non c’è da sorprendersi se è stata aggredita dopo aver fatto ingelosire un povero ragazzo.

    Nel frattempo, quando ormai è troppo tardi, l’assassino è stato arrestato ma non può certo dirsi che l’attesa di giustizia ne sia soddisfatta: le cautele si sarebbero potute e dovute adottare un istante prima…ma prima di tutto negli standard italici viene il meritato riposo agostano.

  • Le imprese femminili in Italia sono piccole e fragili ma innovative

    Saranno anche più piccole, più fragili e con una minore capacità di sopravvivenza, ma quanto a voglia di innovazione le imprese femminili hanno una marcia in più. Infatti la ripresa post pandemia ha convinto un ulteriore 14% di imprese femminili ad iniziare ad investire nel digitale (a fronte dell’11% delle aziende maschili) e un 12% a investire nel green (contro il 9%). E’ quanto mostra il V Rapporto sull’imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Centro studi Tagliacarne e Si.Camera, presentato a Roma.

    A fine giugno 2022, l’esercito delle imprese femminili conta un milione e 345mila attività, il 22,2% del totale delle imprese italiane. Di queste un 31% di aziende femminili ha aumentato o mantenuto costante gli investimenti in tecnologie digitali in questi anni, e il 22% che ha fatto altrettanto nella sostenibilità ambientale (contro il 23% delle altre imprese). Tuttavia -secondo il rapporto – la metà delle imprese femminili, infatti, ha interrotto gli investimenti o addirittura esclude di volerli avviare nel prossimo futuro. Le imprese femminili hanno però una minore capacità di sopravvivenza: a 3 anni dalla loro costituzione, restano ancora aperte il 79,3% delle attività guidate da donne, contro l’83,9% di quelle a guida maschile e, dopo 5 anni, la quota delle imprese femminili che sopravvivono è del 68,1%, contro il 74,3% delle altre.

    Nel secondo trimestre 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, il numero delle imprese femminili è rimasto sostanzialmente stabile, crescendo di 1.727 unità (+0,1%). Il confronto con lo scorso anno mostra un incremento delle imprese femminili soprattutto nell’industria (+0,3%) e nei servizi (+0,4%), tra le società di capitali (+2,9%), nel Mezzogiorno (+0,6%), tra le imprese straniere (+2,6%).

  • Il dolore e l’attesa del ritorno nelle testimonianze delle donne degli Internati Militari Italiani

    “Per Teresa e Angiolina. Alle donne. Ai pianti e alle sofferenze. All’attesa e al coraggio”. Inizia con una dedica il libro Gli Internati Militari Italiani. Testimonianze di donne, (Ciesse Edizioni) scritto dalla docente e storica Silvia Pascale e Orlando Materassi, presidente nazionale Anei, Associazione Nazionale ex Internati, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico del progetto “Gli Internati Militari Italiani”.

    In perenne attesa, tra lacrime e paura, speranza e lotta, protagoniste silenziose e dimenticate dalla Storia: sono le donne, mogli, madri, promesse spose, sole e sotto le bombe, senza i loro uomini lontani per la guerra sulle quali, per la prima volta, sono puntati i riflettori.

    Il nastro si riavvolge e ci riporta a ottant’anni fa, in quei venti mesi che cambiarono la Storia e le storie di molti e in tante combatterono una guerra in silenzio, dietro le quinte, ma non per questo meno dolorosa. Attraverso i diari, le lettere, il vissuto delle donne degli internati i due autori non solo rendono omaggio e giustizia alle loro vicende, passate in secondo piano – se non dimenticate -, ma ci restituiscono la trama di un racconto intimo che ha pari dignità e sofferenza di quello vissuto da chi sul campo la guerra l’ha combattuta con le armi e con il sacrificio della propria vita.

    All’indomani del conflitto nessuno o quasi si è chiesto qual è stato il ruolo di queste donne, qual è stato il significato della loro attesa, se la loro silenziosa presenza avesse o meno forma di Resistenza. Nelle nostre famiglie dopo la guerra, non si parlava quasi mai di quel periodo, a tavola (il momento in cui la famiglia si riuniva) non era un argomento di conversazione. I civili pagarono un tributo altissimo alla guerra, le donne in particolare”. E’ un estratto del libro dal quale traspare tutto il pudore che ruotava attorno a quelle storie di donne, un pudore che sappiamo comune a tanti che per anni decisero di tenere nascosti i ‘ricordi’ di guerra. “Dopo l’8 Settembre 1943, non solo mamma Teresa e la promessa sposa di Elio Materassi, Angiolina, ma anche nonna Concetta da San Severo (Foggia), che pianse fino all’ultimo suo giorno di vita quel figlio, Vincenzo Villani, matricola 117853 dello Stalag VII A, mai tornato tra i 650mila Imi e diventato Milite Ignoto. E poi Gigliola, Mariuccia, Gemma, gli Angeli di Pescantina, Olga…”. Storie simili tra di loro eppure uniche, perché unico è il dolore che ciascuno riesce a provare davanti alla perdita e all’idea del non ritorno.

    Ciascuna cercava di avere notizie come poteva, la guerra, i bombardamenti, la fame, il dolore, la carenza di comunicazioni rendevano il loro vivere duro ma non per questo si abbatterono. Donne di altri tempi, si direbbe oggi, con la forza e la tempra che solo le difficoltà riescono a plasmare, capaci di aspettare,amare e trasmettere a figlie e nipoti l’eredità di una battaglia silenziosa e appassionata affinché quella storia non andasse perduta. Un filo rosso tra Internati Militari Italiani e figli o nipoti che è stato rappresentato dalle donne della famiglia in maniera estremamente silenziosa, un passaggio di testimone, in parte implicito in parte esplicito, delle sofferenze e dei ricordi degli uomini internati.

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