donne

  • New York City names first female police chief

    New York City’s police force will be led by a woman for the first time in its 176-year history, Mayor-elect Eric Adams announced on Wednesday.

    Keechant Sewell, 49, is a 23-year veteran of the Nassau Police Department in nearby Long Island, where she became chief of detectives in September 2020.

    For Mr Adams, the move fulfils a campaign pledge to name a female commissioner.

    The NYPD is the largest police force in the US.

    Speaking to media on Wednesday morning, Mr Adams – a former NYPD captain- said that women often are “sitting on the bench” and “never allowed to get in the game” when it comes to policing.

    “That is stopping today,” he said.

    Ms Sewell, who is originally from the New York borough of Queens, previously served in New York’s Nassau County narcotics and major case units, and as a hostage negotiator.

    When she takes over the department in January, Ms Sewell will also become only the third black commissioner to take helm of the NYPD.

    Ms Sewell said she was “mindful of the historic nature of this announcement” and hopes to improve relations between the police and New York City’s residents.

    “I bring a different perspective to make sure the department looks like the city it serves, and making the decision, just as Mayor Adams did, to elevate women and people of colour to leadership positions,” she said.

    She added that as commissioner she plans to be “laser focused” on violent crimes particularly gun crimes.

    Bill de Blasio, the outgoing mayor, often had a difficult relationship with the NYPD. In 2015, for example, officers turned their backs on Mr de Blasio at the funeral of a police officer killed in the line of duty.

    The decision to name Ms Sewell as commissioner was praised by Patrick Lynch, the president of the largest police union in the city, the Police Benevolent Association of New York.

    “New York City police officers have passed our breaking point. We need to fix that break in order to get our police department and our city back on course,” he said in a statement. “We look forward to working with her to accomplish that goal.”

    The NYPD employs nearly 35,000 police officers, of whom approximately 18% are women.

  • Docenti marocchini accusati di richieste di sesso in cambio di voti

    Quattro docenti universitari in Marocco sono comparsi in tribunale accusati di offrire voti migliori alle studentesse in cambio di sesso. Sono accusati di incitamento alla dissolutezza, discriminazione di genere e violenza contro le donne. Un quinto docente è comparso in tribunale mercoledì con l’accusa di aggressione e brutali percosse.

    Lo scandalo riguarda la Hassan First University nella città di Settat, ma è solo l’ultimo di una serie di denunce di molestie sessuali nelle università marocchine negli ultimi anni. La maggior parte degli accusati non è andata a processo.

  • In Liberia le donne accorrono per arruolarsi

    Il piccolo esercito della Liberia addestrato dagli Stati Uniti sta reclutando altre 200 persone per rafforzarsi, metà delle quali sarebbero donne. Il progetto è realizzato anche in vista di una nuova politica volta a raggiungere l’uguaglianza di genere.

    Il numero di donne candidate è estremamente alto, con più di 7.000 che si sono presentate lunedì scorso in una caserma militare nella capitale, Monrovia, per l’addestramento fisico prima del reclutamento.

    Il generale Prince C. Johnson ha dichiarato alla BBC che è stato organizzato un allenamento di fitness per le donne dell’area di Monrovia perché la ricerca ha dimostrato che erano meno in forma rispetto alle donne delle aree rurali. Queste ultime però, come era naturale, non se la sono cavata molto bene quando si è trattato di soddisfare i requisiti accademici per il reclutamento. Il candidato infatti deve essere almeno diplomato o possedere una formazione professionale per qualificarsi per l’arruolamento.

    Oltre al desiderio di prestare servizio nell’esercito, molte donne vedono in questo un’opportunità per superare gli alti livelli di disoccupazione. La Liberia infatti sta ancora scontando le conseguenze della guerra civile terminata quasi 20 anni fa durante la quale sono state uccise circa 250.000 persone.

  • In Nigeria non si arresta la violenza sulle donne

    Amnesty International sta invitando le autorità nigeriane ad attivarsi per proteggere le donne e le ragazze dalla dilagante piaga della violenza sessuale. In un nuovo rapporto emerge infatti che lo stupro continua ad essere tra le violazioni dei diritti umani più diffuse in Nigeria grazie anche all’incapacità delle stesse autorità di affrontare con durezza il problema, incoraggiando così gli stupratori che possono agire indisturbati e costringendo al silenzio, per rassegnazione, le vittime. Malgrado la dichiarazione da parte delle autorità nigeriane di uno “stato di emergenza” sulla violenza sessuale e di genere, lo stupro persiste e a chi lo subisce è negata giustizia. Secondo il rapporto di Amnesty, infatti, gli stupratori spesso evitano di essere perseguiti mentre centinaia di casi di stupro non vengono denunciati per la corruzione dilagante e la stessa associazione ha criticato duramente la polizia nigeriana, accusandola di aver accettato tangenti dagli autori delle violenze affinché si smettesse di indagare sui loro crimini.

    Il responsabile di Amnesty International in Nigeria, Ossai Ojigho, ha affermato che “non solo le donne e le ragazze vengono stuprate in Nigeria, ma quando con coraggio denunciano l’accaduto vengono tacciate dagli agenti di polizia come bugiarde e in cerca di attenzioni”. All’offesa si aggiunge anche il pregiudizio.

  • Storie di donne, di scienza e di vita

    Si intitola Storie di Donne, di scienza e di vita, la virtual conference su Zoom che si svolgerà il prossimo 27 ottobre alle ore 18.00. L’evento, promosso da Didael KTS e Gruppo Pragma insieme a Women&Tech® – Associazione Donne e Tecnologie, e moderato dalla giornalista Simona Regina, sarà un vero e proprio confronto con le protagoniste di un percorso di vita che ha incontrato scienza, tecnologia e innovazione.

    Il gender gap in ambito STEAM è una sfida culturale e sociale, per pari opportunità, equità, partecipazione delle donne all’economia e alla società.  Il nostro Paese ha un urgente bisogno di scienza, tecnologia e di donne: occorre favorire questo incontro e potenziarlo ad ogni livello e sui territori.  Luoghi dove ingegno, professionalità ed entusiasmo delle donne possono esprimersi e arricchire di significati l’innovazione, con una prospettiva complementare non sovrapponibile a quella degli uomini.

    Ricercatrici e scienziate provenienti dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e da AREA Science Park di Trieste, in un confronto con due imprenditrici STEAM, si racconteranno nel loro percorso di formazione e di vita che le ha portate al ruolo che oggi ricoprono.

    Protagoniste della serata Camilla Coletti, Principal Investigator, resp. lab. 2D Materials Engineering, Istituto Italiano di Tecnologia – IIT. Coordinatrice del centro IIT di Pisa e dei Graphene Labs, Ottavia Bettucci, Postdoc nel laboratorio Tissue Electronics Lab della sede di Napoli dell’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT, Anna Gregorio, Professore Associato, Dip. di Fisica – Università degli Studi di Trieste, Caterina Petrillo, Presidente di AREA Science Park e Professore Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università degli Studi di Perugia, con le testimonianze di due imprenditrici STEAM: Gianna Martinengo, Founder & CEO di Didael KTS – Presidente Women&Tech® ,Member INAB @STOA e Maria Rita Fiasco, Founder and Chairperson, Gruppo Pragma Srl

    La virtual conference fa parte del programma della edizione della “4 Weeks 4 Inclusion”, il più grande evento interaziendale dedicato all’inclusione che quest’anno dal 22 ottobre al 22 novembre vede oltre 200 imprese, impegnate ogni giorno insieme per promuovere e valorizzare i temi della diversità e dell’inclusione.

    Per iscriversi cliccare cliccare sul link https://4w4i.it/landing-page?returnUrl=%2Fcalendario-eventi

  • La Commissione presenta la prima relazione sull’uguaglianza di genere: una mappa dei risultati e degli svantaggi delle donne nelle regioni dell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato il primo monitoraggio regionale dell’uguaglianza di genere nell’UE. Fornisce un quadro preciso delle regioni europee in cui le donne raggiungono risultati migliori e dove, invece, sono più svantaggiate.

    La relazione si basa su due indici sviluppati appositamente: uno sui risultati e uno sugli svantaggi delle donne. Indicano in quali regioni le donne stanno raggiungendo risultati migliori e in quali invece sono più svantaggiate rispetto agli uomini. Secondo il documento, in media, nelle regioni più sviluppate le donne riescono a raggiungere risultati migliori e incontrano meno svantaggi; al contrario, la maggior parte delle donne che vivono in regioni meno sviluppate si trovano ad affrontare grandi sfide. All’interno dei paesi, le donne che risiedono nelle regioni della capitale tendono a raggiungere risultati migliori e sono meno svantaggiate. In generale, le regioni in cui l’indice dei risultati delle donne è inferiore sono quelle con un prodotto interno lordo pro capite più basso, mentre nelle regioni in cui l’indice dei risultati è maggiore, lo è anche il livello di sviluppo umano. Infine, la qualità del governo è maggiore nelle regioni in cui le donne raggiungono risultati migliori. Oltre al documento di lavoro, ai dati sottostanti, agli strumenti interattivi, è possibile consultare la BANCA DATI INTERATTIVA.

    Fonte: Commissione europea

  • Una geologa per la prima volta Premier della Tunisia

    Il presidente tunisino Kais Saied ha nominato una geologa come nuovo primo ministro, più di due mesi dopo aver tolto l’incarico al precedente e accentrato quasi tutto il potere nelle sue mani. Najla Bouden, la prima donna primo ministro del Paese, è stata invitata dal presidente a formare rapidamente un governo avendo lui da luglio sospeso il parlamento a luglio e mettendo in atto misure che gli consentono di governare per decreto.

    Il suo operato è stato ampiamente sostenuto dai tunisini, profondamente delusi dai comportamenti dei partiti politici, ma Saied è stato sottoposto a crescenti pressioni per garantire la formazione di un nuovo governo.

  • Il Parlamento europeo vuole una legge per il femminicidio

    Un elenco che si allunga giorno dopo giorno. Una lista di donne morte ammazzate che, solo in Italia, ha raggiunto 84 nomi nel 2021, l’ultimo quello della 21enne Alessandra Zorzin, uccisa con un colpo di pistola nel Vicentino. Per questo il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione in cui si chiede una legge e delle politiche mirate per affrontare tutte le forme di violenza e discriminazione basate sul genere, contro donne e ragazze, ma anche contro le persone Lgbtiq+, sia offline che online. “Il femminicidio è la forma più estrema di violenza di genere contro le donne e le ragazze”, si sottolinea da Strasburgo, dove gli eurodeputati evidenziano che “anche negare l’assistenza all’aborto sicuro e legale è una forma di violenza di genere”.

    Oltre ai molti effetti negativi personali, sociali ed economici della violenza di genere, gli eurodeputati fanno notare che la situazione si è esacerbata con la pandemia e che la mancata risposta sulla carenza di fiducia da parte delle vittime di violenza di genere nei confronti delle autorità di contrasto e del sistema giudiziario è un elemento che contribuisce in modo importante allo scarso numero di denunce. L’Eurocamera chiede alla Commissione di elencare la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità ai sensi del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, insieme ad altri crimini che devono essere combattuti su base comune come il traffico di esseri umani, di droga e di armi, il crimine informatico e il terrorismo.

    E, dopo l’omicidio di Alessandra Zorzin a Montecchio Maggiore – l’omicida, una guardia giurata di 39 anni, si è suicidata subito dopo nella sua auto – oggi a Bari è stato fermato il presunto assassino dell’81enne uccisa a coltellate a Bari due giorni fa. Si tratta del 51enne Saverio Masecorto, addetto alle pulizie del palazzo dove viveva l’anziana. “Una persona bravissima, mi voleva bene, qui tutti mi vogliono bene, sono dieci anni che vengo qui a pulire”, aveva raccontato alle telecamere di Mediaset proprio nei momenti successivi all’omicidio. “Lunedì qui c’era un mortorio, un deserto, nessuno che entrava o usciva” aveva detto, confermando che lui c’era e spiegando che, secondo lui, il killer poteva essere entrato in casa perché “quando faceva caldo la signora lasciava sempre la porta di ingresso aperta”. Alla fine, incastrato dalle immagini delle telecamere di un negozio non distante dal palazzo, l’uomo si è arreso e ha confessato agli investigatori. Secondo quanto raccontato dall’uomo anche alle figlie, avrebbe ucciso la donna per rubarle 1.500 euro e un bancomat.

    Potrebbe essere l’ennesimo femminicidio anche quello di Antonietta Canu, la donna di 71 anni di Alghero, scomparsa da casa il 13 luglio scorso, il cui cadavere è stato ritrovato il 4 settembre in avanzato stato di decomposizione. Sul corpo della donna è stata eseguita l’autopsia dalla quale sarebbero emersi elementi che fanno pensare a un omicidio. Principale sospettato è il nipote 34enne della vittima, Antonio Cataldi, che viveva insieme con la zia. Gli inquirenti sospettano che la donna sia stata uccisa, il suo corpo tenuto nascosto per settimane e poi portato nel terreno incolto dove è stato ritrovato il 4 settembre.

  • Per la zona 4 di Milano corre Adonella Milici di FI

    Adonella Milici, lei si ricandida con Forza Italia come consigliere di zona 4 a Milano. Si presenti: chi è, che curriculum ha per quanto riguarda la vita pubblica milanese?

    “Nel 2001 sono stata eletta consigliera della zona 4; nel 2004 sono stata delegata presso il Centro socio-ricreativo ‘Il Tulipano’, come rappresentante del Consiglio di zona 4; nel 2006 sono stata riconfermata consigliera della zona 4 e mi è stato assegnato il ruolo istituzionale di presidente del Polo Multifunzionale Zonale della nostra zona 4, Centri Anziani e Centri Donna. Da allora il mio impegno è stato tenace e instancabile nella ricerca continua di soluzioni che potessero migliorare situazioni disagevoli esistenti sul territorio, con particolare riguardo alla realtà degli anziani e al dramma della violenza contro le donne. Un ruolo che mi ha impegnato moltissimo, su tanti fronti, ma mi ha regalato in cambio tantissime soddisfazioni nei rapporti umani ed affettivi, con persone meravigliose e ricche di sensibilità, che hanno apprezzato il mio operato e mi hanno quotidianamente trasmesso tutto il loro affetto. Dal 2009 ho ricoperto la carica di membro della Commissione Consultiva Pari Opportunità della Provincia di Milano, ora Città Metropolitana. Nel 2011 sono stata rieletta Consigliera di Zona 4, ma purtroppo ho avuto il ruolo di consigliera di opposizione, avendo vinto la giunta di centro – sinistra”.

    In ambito amministrativo le persone sono funzioni e si giudicano pertanto per la loro efficacia, cioè per i risultati che hanno portato. Lei sotto questo profilo cosa può dirci dei suoi precedenti mandati in zona 4?

    “Il mio principale obiettivo è sempre stato quello di migliorare la qualità della vita delle persone anziane, favorendone l’integrazione nel tessuto sociale di appartenenza; di contrastare il disagio derivante dalla solitudine e dall’isolamento, perché la solitudine porta all’emarginazione sociale e l’emarginazione è il principale ostacolo ad una terza età serena e dignitosa, a cui tutti hanno diritto dopo una vita di sacrifici; di fornire quindi occasioni finalizzate all’aggregazione sociale, cioè l’opportunità di incontrarsi, esprimere le proprie capacità, partecipare ad eventi ricreativi, culturali, formativi. Infatti dal 2006 al 2011, ho sempre cercato di promuovere corsi, visite guidate, incontri, conferenze, mostre, spettacoli, concerti ed eventi, gratuiti e aperti a tutta la cittadinanza, che fossero di supporto e di stimolo per tutti i cittadini”.

    Questo per quanto riguarda il 2006-2011, e per il 2016-2021 in cui è stata rieletta in zona 4? E, soprattutto, per il 2021-2026?

    “Nel 2016 ho avuto una ulteriore riconferma in qualità di consigliera del Municipio 4, con l’assegnazione del ruolo Istituzionale di presidente della Commissione Cultura – Bilancio – Affari Istituzionali – Centri Socio Ricreativi – Centri di Aggregazione – Biblioteche – Pari Opportunità. Purtroppo lo scoppio della pandemia ha determinato cambiamenti radicali nella nostra società e nella nostra vita. La necessità di ridurre le interazioni sociali ha drammaticamente ridotto le nostre attività culturali e socio-ricreative. Il risultato è che tuttora viviamo in un contesto di grande incertezza e soprattutto il mondo dei più anziani ha subito gli effetti negativi di questa crisi, poiché sono stati chiusi a causa del distanziamento sociale, i Centri dove normalmente si riunivano. Gli effetti della pandemia risultano inoltre più evidenti nelle categorie più fragili, con il rischio di ampliare ulteriormente la forbice sociale e le disuguaglianze, soprattutto in riferimento alle opportunità ed ai servizi. L’impatto che le restrizioni hanno avuto su tutti noi ed in particolare sulla popolazione più anziana, è stato devastante in tutti i sensi. Infatti oltre ad avere perso gran parte della generazione più matura, composta da persone che erano il nostro punto di riferimento, non soltanto negli affetti, ma anche nella vita quotidiana e negli insegnamenti, gli anziani restano la categoria che più facilmente evidenzia aspetti di fragilità sia fisica che psicologica. Ed è proprio da qui che intendo ripartire, dalla tutela e dal rispetto delle persone più deboli, dall’esigenza di ascoltare la loro voce, di creare per loro momenti di aggregazione che costituiscano un supporto psicologico, in modo da evitarne l’isolamento sociale, con un conseguente decadimento cognitivo”.

  • Dall’Afghanistan all’Occidente alla ricerca di idee e di azioni mentre le donne soccombono

    Sappiamo che una donna poliziotto, incinta di otto mesi, è stata trucidata dai talebani davanti ai suoi famigliari, sappiamo che i talebani hanno bastonate un gruppo di donne che volevano testimoniare il loro diritto allo studio e al lavoro, non sappiamo quante donne siano state uccise, rapite, picchiate, violentate in questi ultimi giorni. Sappiamo però con certezza che oggi ogni donna in Afghanistan è a rischio e che la comunità internazionale continua a preferire il dialogo con gli integralisti assassini lasciando senza armi ed aiuti le poche forze nazionaliste che combattono per la libertà sotto la guida del giovane Massoud. Come abbiamo già detto e ridetto, scritto e riscritto la storia si ripete come 20 anni fa.

    Questo Occidente così pronto a fare guerre che partono già come sconfitte, ad esportare il proprio modello di democrazia senza conoscere la storia dei paesi nei quali arriva, questo Occidente straboccante di armi e di probabili buone intenzioni e che poi abbandona nel caos più totale popoli e paesi, cosa ha da dire di fronte a questa nuova tragedia? Questo Occidente le cui forze politiche e sociali manifestano per problemi superabili o inutili, per falsi pretesti per gli pseudo diritti di pochi che vogliono prevaricare i molti, questo Occidente confuso tra genitore uno e genitore due, più teso a confondere e dividere che ad unire cos’ha ora da dire e soprattutto cosa può, cosa vuole fare? Questo Occidente che parla molto e conclude poco così che l’Europa, dopo decenni, non è ancora unita politicamente, gli immigrati sono ancora abbandonati ai trafficanti di esseri umani, i produttori di armi da guerra, almeno in alcuni paesi come gli Stati Uniti, risultano in grado di decidere al posto dei governi, come sarà in grado di rispondere all’espansionismo cinese, al cinismo della Russia, al delirio egemone di Erdogan, alla fame dell’Africa, alla pochezza di visione geopolitica dei propri governanti, al predominio della finanza sull’economia, al dissesto ambientale che ha messo in crisi l’intero ecosistema?

    Ci vogliono visioni, idee politiche ed economiche, ci vogliono scelte anche ideali e perciò occorrono conoscenze oggettive delle realtà che ci circondano, quelle realtà geopolitiche che, sappiamo bene, fanno ancora oggi troppo prevalere l’interesse per le materie prime rispetto al diritto, alla libertà ed alla giustizia che ogni popolo, ogni persona dovrebbe avere garantiti. Ci voglio fatti garantiti da idee e le idee, come ben sappiamo, camminano con le gambe degli uomini e delle donne perciò, visto che non possiamo, un po’ in tutto il mondo, dopo tante delusioni, contare sulle gambe di chi dovrebbe rappresentarci possiamo solo sperare che proprio dai popoli più oppressi, da coloro che hanno pagato e pagheranno col sangue la conquista dei più elementari diritti, arrivi anche a noi un guizzo di dignità che ci aiuti a risollevare noi stessi e ad accorgerci degli altri.

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