edilizia

  • Lectio Magistralis

    La massima forma di libertà intellettuale è quella che permette di riconoscere la correttezza di un ragionamento e dei suoi contenuti anche quando questo viene espresso in modi che non si considerino idonei soprattutto alla carica istituzionale che l’autore rappresenta.

    In occasione del World Economic Forum (WEF) 2026 a Davos, il Presidente Donald Trump ha ribadito la sua intenzione di rivoluzionare il mercato immobiliare statunitense attraverso un duro attacco ai grandi fondi privati e alle società di private equity.
    I punti chiave del suo discorso e delle relative politiche sono:
    1. Divieto per i Grandi Investitori. Trump ha annunciato un ordine esecutivo (EO) intitolato “Stopping Wall Street from Competing with Main Street Homebuyers” volto a vietare ai grandi investitori istituzionali l’acquisto di case unifamiliari.
    “L’America non sarà una nazione di affittuari”: Durante il discorso, ha dichiarato che le case devono essere costruite per le persone non per le corporation, accusando Wall Street di aver gonfiato i prezzi e sottratto il “sogno americano” della proprietà alle famiglie.
    2. Restrizioni ai Finanziamenti. L’ordine dispone che agenzie come Fannie Mae e Freddie Mac smettano di garantire o facilitare prestiti destinati a investitori istituzionali per l’acquisto di residenze singole.
    3. Acquisto di Titoli Ipotecari con l’obiettivo di abbassare i tassi d’interesse per i privati, Trump ha proposto che il governo federale acquisti fino a 200 miliardi di dollari in mortgage bonds (titoli garantiti da ipoteca).

    Inoltre il Presidente degli Stati Uniti ha proposto altre Misure per l’Affordability. In questo senso infatti ha menzionato la possibilità di consentire l’uso dei fondi pensione 401(k) per gli acconti (down payments) e ha esortato le società di carte di credito a porre un tetto ai tassi di interesse al 10%.

    In un solo pomeriggio il presidente degli Stati Uniti ha avuto il grande merito di proporre degli obiettivi concreti a favore della propria cittadinanza. In altre parole, ha offerto una Lectio Magistralis di Economia Politica, materia sconosciuta alla maggior parte del ceto politico tanto nazionale quanto europeo, ma che probabilmente neppure il mondo accademico sarà in grado di comprendere, troppo impegnato nella definizione delle proprie specifiche competenze.

    Mentre dall’altra parte dell’oceano si continua a parlare di transizione ecologica come di GreenDeal per realizzare una assolutamente infantile ed irrealizzabile decarbonizzazione della produzione. Sembra incredibile come dopo trent’anni di “Ideologia Economica ” (la materia preferita dal ceto governativo) e di strategie politiche lontane dalla legittima aspettative dei cittadini ma molto più vicina alle direttive finanziarie, in un modo forse inusuale il Presidente statunitense ha offerto una lezione di politica economica come mai nessuno prima.

    La storia si crea così, individuando gli obiettivi da raggiungere e successivamente trovando gli strumenti normativi e finanziari per conseguire gli obiettivi programmatici. Donald Trump il primo passo nella corretta direzione lo ha compiuto.

  • A prescindere

    A prescindere dall’inchiesta che a Milano vede coinvolti settantaquattro esponenti della politica, dell’amministrazione, dell’edilizia, dai costruttori agli arci architetti, da quello che la magistratura potrà eventualmente ancora scoprire e dal giudizio finale della stessa, Milano è diventata una città gravemente snaturata dall’amministrazione Sala.

    Le colate di cemento, l’abbattimento di palazzine ottocentesche, l’incuria del verde, l’indifferenza alla mancanza di aree piantumate, sia come spazi per anziani e bambini che come luoghi utili ad abbassare la temperatura e l’inquinamento la dice lunga su un’amministrazione che, a parole, parlava di ambiente.

    Se anche non ci fossero state mazzette ed altre prebende o irregolarità nelle troppe costruzioni di questi anni, mentre nessuno si è occupato di edilizia popolare o convenzionata o di ristrutturare le tante abitazioni di proprietà pubblica così che le liste di attesa per una casa popolare durano anni, la colata di cemento che è stata realizzata resta a sfregio della città.

    Restano le troppe, spesso inutili e pericolose, piste ciclabili che rendono il traffico sempre più congestionato nonostante i balzelli messi da Sala anche a chi deve rientrare nella propria abitazione che è un vulnus al diritto di proprietà.

    Resta il fatto di aver perso i molti soldi che dava la Commissione europea per creare nuovi parchi e che Sala non ha utilizzato lasciando ad altre città, ad altre nazioni, la possibilità di utilizzare i finanziamenti stanziati per nuove aree verdi a Milano.

    A prescindere da chi ha rubato o solo amministrato male, Milano è diventata una città per ricchi, o stranieri, e per l’effimero mentre droga, delinquenza e povertà avanzano nelle periferie ed in tanti vanno a vivere altrove.

    La città dell’accoglienza e dell’integrazione dove, un tempo, tutti coloro che venivano da fuori si sentivano a casa, oggi è diventata respingente se non si appartiene a certe categorie specifiche.

    La magistratura faccia il suo corso ma, a prescindere, Milano va riportata, con una giunta all’altezza del compito, anche morale, ad essere la città di tutti.

  • Radici

    La foto in prima pagina sul Corriere della Sera del 7 luglio mostra un grande albero caduto a Milano, un grande albero con piccole radici che il vento ha potuto sradicare.

    Gli alberi hanno bisogno di un po’ di spazio, le loro radici devono poter entrare profondamente nella terra ma nelle città tutto ormai è asfalto e cemento, le radici non possono svilupparsi, con il clima cambiato gli alberi soffrono anche loro e poi cadono perché non hanno radici sufficienti.

    Senza alberi non abbiamo l’ossigeno che ci serve, gli alberi abbattono l’inquinamento, gli alberi abbassano un po’ la temperatura quando la canicola infuria e troppe persone non hanno la possibilità di lasciare la città o di permettersi un condizionatore, gli alberi sono più che mai necessari specie nei luoghi abitati, piccoli o grandi che siano.

    La stessa Unione Europea aveva stanziato cifre importanti, anche per l’Italia, anche per Milano, perché si desse vita ad una decisa nuova piantumazione, parchi e giardini sono necessari così come è necessario salvaguardare la vita delle piante esistenti, nella realtà questo invito non è stato recepito e i soldi li avranno utilizzati altre città, altre nazioni.

    Purtroppo la tutela del verde è l’ultimo problema di molti, troppi amministratori, a partire da Milano, piantumazioni, parchi e giardini non si realizzano, gli alberi non sono curati e asfalto e cemento contornano gli alberi dei viali eredità di un lontano passato quando i sindaci avevano a cuore la loro città e tutti i loro cittadini non soltanto le piste ciclabili.

    Proteggere le radici degli alberi è necessario per la loro vita e per la nostra e le radici, conservare le radici, è importante anche per noi umani che dovremmo ricordarci da dove veniamo e che, se continuiamo a distruggere l’ambiente, non andremo da nessuna parte.

  • Partito il 60% dei cantieri del Pnrr ma la spesa resta ferma al 34%

    Il 60% dei cantieri del Pnrr è avviato o già completato ma la spesa certificata resta ferma al 34%. A evidenziarlo è stata la presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Federica Brancaccio, durante l’assemblea pubblica annuale dell’associazione, svoltasi oggi all’Auditorium della Conciliazione, a Roma. “La vera sfida ora è garantire continuità, coordinamento nazionale e certezze per le imprese”, ha affermato Brancaccio. Il Pnrr ha trasformato l’Italia “nel più grande cantiere d’Europa” e rappresenta un modello di gestione da estendere ad altri ambiti, in particolare alle politiche urbane e dell’abitare, oggi ancora troppo frammentate: “Solo su quest’ultimo tema contiamo 40 competenze diverse”, ha affermato. L’assemblea, intitolata “Il tempo giusto”, ha rappresentato un momento di confronto sul futuro delle costruzioni in Italia, con un focus sulle trasformazioni in atto e le opportunità da cogliere in un contesto in continua evoluzione. All’evento sono intervenuti, oltre alla presidente Ance, rappresentanti di primo piano delle istituzioni e dell’economia, tra cui il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e il presidente Anci, Gaetano Manfredi. Gualtieri ha ringraziato imprese e lavoratori che hanno permesso lo sviluppo dei cantieri nella Capitale. Fitto invece ha precisato che l’impossibilità di spostare la scadenza per i progetti del Pnrr “non è una questione di volontà”.

    “Nel caso in cui dovessimo concedere una proroga, dovremmo cambiare tre diversi regolamenti con il voto non solo di tutti gli Stati membri ma anche di diversi Parlamenti”, ha spiegato Fitto, il quale ha sottolineato che la scelta di non posticipare la scadenza è stata fatta per “partito preso”. Il vicepresidente ha inoltre aggiunto che con il commissario europeo con delega all’Economia, Valdis Dombrovskis, sono stati introdotti alcuni elementi di flessibilità, come la possibilità di rimuovere alcuni progetti dal Pnrr e spostarli sulla programmazione della politica di coesione, permettendo così di estendere la scadenza per la loro realizzazione. Innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e rigenerazione urbana sono stati gli altri temi al centro del dibattito dell’assemblea. L’obiettivo comune: costruire un sistema più efficiente, inclusivo e capace di affrontare le sfide del futuro. “Abbiamo 2.500 imprese coinvolte nei cinque mila cantieri del fondo Opere indifferibili che rischiano di non vedere un euro. Sui ristori del caro materiali mancano all’appello quasi 3 miliardi”, ha avvertito Brancaccio. Il ministro Salvini, dal canto suo, ha fornito i dati aggiornati sulla situazione delle infrastrutture italiane: “Oggi possiamo dire che l’Italia ha in corso investimenti per 204 miliardi di euro. Le opere riguardano ferrovie e strade, infrastrutture idriche, trasporto pubblico locale e case popolari. Parliamo di 1.200 cantieri ferroviari attivi, di cui 700 per nuove opere e 500 per manutenzioni programmate”.

    Per il presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), Gaetano Manfredi, la certezza finanziaria “è un elemento fondamentale” per la crescita delle città. “Realizzare opere di qualità nei tempi giusti è possibile solo con una programmazione continua e non a singhiozzo. Sono fondamentali la programmazione e il monitoraggio costante. Per programmare serve la certezza dei fondi. Per questo il mio appello al governo è: dobbiamo prepararci al dopo Pnrr. Si scelgano fin da ora le priorità”, ha osservato. “Comuni e Città metropolitane sono diventati attori protagonisti nella realizzazione delle opere pubbliche, dopo anni di difficoltà, nonostante la carenza di personale e le problematiche organizzative”, ha sottolineato Manfredi, annunciando di avere consegnato a Raffaele Fitto “un’Agenda delle Città e dei Comuni, con tanti progetti cantierabili e realizzabili, che possono rappresentare una svolta per il Paese”. “Solo nel 2024 – ha ricordato – i Comuni hanno effettuato spese per investimenti pari a circa 19,1 miliardi di euro. Nel primo quadrimestre del 2025 la spesa è ulteriormente cresciuta. È un dato positivo, perché significa che le risorse si spendono e le opere si realizzano. Crescono in particolare le spese per scuole e impianti sportivi, anche grazie all’effetto del Pnrr”.

  • Il Commissario Jørgensen a Parigi per portare avanti i lavori dell’UE in materia di energia e alloggi a prezzi accessibili

    Dan Jørgensen, Commissario per l’Energia e l’edilizia abitativa, si è recato a Parigi per discutere degli sforzi dell’UE volti a ridurre i prezzi dell’energia, accelerando allo stesso tempo la transizione all’energia pulita, e per affrontare la crisi abitativa. Il Commissario ha tenuto un incontro bilaterale con il Ministro francese dell’Industria e dell’energia, Marc Ferracci, e la Presidente della Commissione francese di regolamentazione dell’energia (CRE), Emmanuelle Wargon. Per completare l’Unione dell’energia è fondamentale progredire verso un sistema energetico europeo più decarbonizzato e interconnesso.

    La Commissione si sta adoperando per presentare il primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili volto ad aiutare i paesi, le regioni e le città dell’UE ad aumentare l’offerta di alloggi sostenibili e a prezzi accessibili e a migliorare l’accesso all’alloggio per le persone bisognose ed è impegnata in un processo di consultazione inclusivo con le autorità a tutti i livelli e le parti interessate in vista della presentazione del piano l’anno prossimo.

  • Aiuti di Stato: la Commissione valuta revisione delle norme per un migliore accesso ad alloggi a prezzi accessibili

    La Commissione europea chiede pareri su una revisione delle norme in materia di aiuti di Stato relative ai servizi di interesse economico generale (SIEG) per affrontare la questione dell’accessibilità economica degli alloggi. Sono infatti necessari investimenti significativi per colmare la carenza di fondi per gli alloggi a prezzi accessibili. La revisione delle norme SIEG ha l’obiettivo di rispondere a questa esigenza, incentivando ulteriori investimenti, e di semplificare, aggiornare e chiarire alcuni concetti di dette norme.

    Qualsiasi cittadino, impresa, autorità pubblica o associazione interessata può contribuire rispondendo all’invito a presentare contributi e/o al questionario per la consultazione pubblica generale appena pubblicata. È possibile contribuire fino al 31 luglio 2025. L’invito a presentare contributi e la consultazione pubblica sono entrambi disponibili in tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE attraverso il portale “Di’ la tua”.

  • Olimpiadi 2026: la discesa libera dei numeri

    In una recente intervista alla Corriere delle Alpi, il Presidente della Regione Veneto ha sciorinato una serie di numeri abbastanza interessanti relativamente allo sviluppo economico generato dalle Olimpiadi Invernali del 2026, in particolare in particolare nel Veneto, e alla pista di bob di Cortina d’Ampezzo. Si afferma, con compiacimento, che lo Stato abbia messo a disposizione un miliardo a fronte di un investimento della Regione di “soli” 36 milioni e che l’intero movimento riuscirà a muovere circa 1,5 punti del PIL nazionale avviando un vero e proprio nuovo rinascimento nel Veneto.

    In questo contesto, ed in considerazione del fatto che sono stati coinvolti a sostegno di queste affermazioni anche degli istituti universitari, andrebbe fatto un minimo di chiarezza con una elementare verifica.  Dal famoso miliardo investito dallo Stato nel solo Veneto “che altrimenti non sarebbe mai arrivato”, andrebbero sottratti innanzitutto i 120 milioni necessari per la realizzazione della pista di bob a Cortina d’Ampezzo, in quanto la gestione post olimpica genererà un saldo negativo di oltre 600.000 euro l’anno a carico del Comune di Cortina, come certificato da KPMG. Quest’ultimo, infatti, si vedrà costretto a cambiare la destinazione degli alloggi inizialmente destinati alle famiglie locali e trasformarli in residenze turistiche per sanare il deficit legato alla gestione dell’impianto. Come l’appuntamento Olimpico, sostenuto dallo stesso Presidente anche in funzione di rappresentare un primo elemento di contrasto allo spopolamento della comunità montana, proprio a causa di un’infrastruttura olimpica con dei costi insostenibili, si trasformerà invece in un acceleratore di tale spopolamento, venendo meno quelle potenzialità residenziali per le famiglie locali che rappresentano il primo argine alla desertificazione abitativa.

    Tornando ai numeri in discesa libera presentati, si ricorda come la spesa pubblica rappresenti oggi circa il 50% del PIL, quindi di poco superiore ai 1.000 miliardi per un PIL nazionale superiore ai 2.100 miliardi. Come logica conseguenza emerge quanto, in termini generali, “l’effetto moltiplicatore” della spesa pubblica si attesti generalmente tra lo 0,8 e il 1,5%.

    Ritornando in Veneto, per quanto riguarda i primi 120 milioni di questi investimenti pubblici utilizzati per la realizzazione della pista di bob, l’effetto moltiplicatore si dimostra già ora negativo in quanto generatore di perdite economiche legate alla semplice gestione dell’impianto. In più, sempre il Presidente della Regione Veneto afferma che tali investimenti (1 miliardo) determineranno un incremento di +1,5% del PIL nazionale, e, sempre a sua dire, confermato da numerosi studi universitari.

    Se il PIL italiano risulta di poco superiore ai 2.100 miliardi, un punto percentuale (1%) vale 21 miliardi, e quindi 1,5% del medesimo Pil si attesta a 31,5 miliardi e se il settore turistico italiano rappresenta quasi l’11% del PIL nazionale parliamo di circa 220/230 miliardi.

    Come può essere mai possibile che un evento di tre settimane possa incrementare di quasi il 15% la quota del PIL attribuibile all’intero settore turistico che viene prodotto durante l’anno e sull’intero territorio nazionale? In più, a fronte di questa ipotetica e fantasiosa crescita del PIL, l’effetto moltiplicatore dell’investimento iniziale si attesterebbe ad oltre 39 (1 miliardo di investimento oltre 31,5 di aumento del PIL) rispetto, come detto prima, ad una media del 0,8/1,5%, una visione assolutamente impossibile.

    Ed anche se questa crescita del PIL del +1,5% (31,5 miliardi) fosse in relazione all’intero investimento olimpico circa sei miliardi, cosa ben diversa da quanto affermato dal presidente della regione Veneto, vorrebbe dire che il moltiplicatore dell’investimento pubblico sarebbe comunque superiore a 5 e quindi ben oltre ogni realtà economica ipotizzabile.

    In ultima analisi, i numeri valgono in quanto tali come la loro interpretazione, non importa l’autorità che li proponga e sostenga quanto la realtà che questi inevitabilmente rappresentano. I numeri in più hanno il vantaggio di fotografare una situazione oppure di determinare la competenza di chi li propone.

  • La Commissione e il Gruppo BEI istituiscono una nuova piattaforma di investimento paneuropea per alloggi sostenibili a prezzi accessibili

    La Commissione europea e il Gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI) collaborano con banche di promozione nazionali europee e istituzioni finanziarie internazionali per sviluppare nuove opportunità di finanziamento per alloggi sostenibili a prezzi accessibili in tutta Europa.

    Al Forum del Gruppo BEI tenutosi a Lussemburgo, il Commissario per l’Energia e l’edilizia abitativa, Dan Jørgensen, e la Presidente del Gruppo BEI, Nadia Calviño, hanno sottolineato l’importanza di affrontare una delle preoccupazioni più urgenti dei cittadini e dei governi dell’Unione europea sostenendo una spinta paneuropea che riunisca attori locali e nazionali, pubblici e privati allo scopo di catalizzare finanziamenti e azioni urgenti nell’ambito del prossimo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili della Commissione.

    La BEI prevede investimenti per circa 10 miliardi di € nei prossimi due anni.

    A seguito di un’ampia consultazione, insieme al Parlamento europeo, agli Stati membri, alle città, alle regioni e alle parti interessate, la Commissione pubblicherà il primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili. Il piano offrirà assistenza tecnica alle città e agli Stati membri e si concentrerà sugli investimenti e sulle competenze necessari. La Commissione elaborerà in particolare una strategia europea per l’edilizia abitativa volta a sostenere l’offerta di alloggi, istituirà una piattaforma di investimento paneuropea per alloggi sostenibili a prezzi accessibili, effettuerà un’analisi dell’impatto della speculazione abitativa, sosterrà gli Stati membri nel raddoppiare i previsti investimenti della politica di coesione in alloggi a prezzi accessibili, affronterà le questioni sistemiche relative agli affitti di alloggi a breve termine, presenterà proposte per affrontare l’uso inefficiente dell’attuale parco immobiliare e rivedrà le norme in materia di aiuti di Stato per consentire misure di sostegno all’edilizia abitativa, in particolare per l’efficienza energetica e l’edilizia sociale.

  • L’azienda italiana Condotte 1880 investirà a Malabo, in Guinea equatoriale

    L’azienda italiana Condotte 1880, con 144 anni di esperienza nel settore delle infrastrutture e dell’ingegneria civile, ha formalizzato la sua presenza in Guinea Equatoriale. Questa decisione, riferisce il sito d’informazione camerunese “EcoMatin”, è stata ratificata il 14 febbraio a Malabo durante un’udienza tra il vicepresidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Nguema Obiang Mangue, e una delegazione di Condotte 1880 guidata dal suo direttore generale, Carlo Calt. L’accordo segna il culmine di un processo iniziato nel 2023, quando il vicepresidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Nguema Obiang Mangue, si recò a Roma per discutere di opportunità di investimento. Un soggiorno durante il quale erano già stati firmati i primi accordi. Per giustificare la scelta della Guinea Equatoriale come base per avviare le proprie attività in Africa, l’azienda sottolinea due fattori importanti: “l’impegno politico del management di Malabo e l’interessante clima imprenditoriale che offre la Guinea Equatoriale”, ha dichiarato Calt.

    Il settore dell’edilizia sociale continua a rappresentare una sfida importante per il Paese africano. Secondo il Centro per il finanziamento di alloggi a prezzi accessibili (Cahf), nel 2000 la Guinea Equatoriale ha avviato un importante programma di costruzione di alloggi sociali, molti dei quali sono ancora incompiuti. Per far fronte a questa situazione, Malabo ha recentemente rafforzato la propria strategia firmando, lo scorso 10 febbraio, un accordo con la società egiziana Arab Contractors per la costruzione di 100 mila unità abitative sociali. L’arrivo di Condotte 1880 darà quindi un nuovo impulso a questa dinamica. L’ingresso di Condotte 1880 in Guinea Equatoriale rientra nella volontà del governo di Malabo di aumentare l’attrattività della propria economia e di diversificare le fonti di crescita, al di là del settore petrolifero, che rappresenta ancora la maggior parte delle entrate del Paese. Fondato nel 1880, Condotte 1880 è uno dei principali attori del settore delle costruzioni, specializzato nella realizzazione di opere civili, idrauliche, industriali e grandi infrastrutture. Presente in una cinquantina di Paesi, l’azienda italiana ha realizzato nel 2023 un fatturato di 1,65 milioni di euro (circa 1,08 miliardi di franchi Cfa).

  • Superbonus alle case private e ora gli inquilini del Pat temono di vedersi venduti i loro appartamenti

    Il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca intende cedere parte degli immobili per risanare i conti in rosso della Baggina, conferendoli  a un fondo da costituire con Invimit, società partecipata al 100% dallo Stato. Il rogito sarebbe previsto per settembre.

    Tra gli inquilini del Trivulzio cresce la paura di perdere la propria abitazione. Alcuni di loro hanno già ricevuto lettere di disdetta e di sfratto. «Non bisogna far passare il messaggio che il mondo del Trivulzio è abitato da approfittatori, da chi gode in modo ingiusto dei canoni di locazione a prezzi calmierati. Ci sono persone che se dovessero perdere la loro casa, non riuscirebbero a trovarne facilmente un’altra con gli affitti che ci sono a Milano» hanno protestato a fine luglio i sindacati degli inquilini del Pat.

    Tronca, in scadenza il 6 agosto e in attesa di vedere se la Regione Lombardia lo prorogherà e per quanto ha rassicurato, in un’audizione in Regione, che valuterà «caso per caso» le situazioni degli inquilini, ma le sue rassicurazioni non hanno convinto l’opposizione. Secondo Carmela Rozza, consigliera regionale del Pd «questa è una forma di clientela, piuttosto che di tutela. Bisogna stabilire dei criteri oggettivi che siano frutto degli accordi sindacali e che vadano a tutelare i redditi bassi». Il Comune di Milano ha adottato un ordine del giorno sul Pio albergo Trivulzio. «Con l’auspicio che si possa trovare un accordo per dare risposte alla famiglie con redditi bassi», come ha spiegato Federico Bottelli, presidente della commissione Casa.

    A fronte dell’emergenza abitativa a cui il Pat ha dato risposta e a cui gli inquilini confidano continui a dare risposta, resta la cifra mostruosamente alta, quasi 200 miliardi, destinati all’edilizia privata col superbonus. Non ci si può fare nulla, se non cercare di tappare il più possibile la falla che quella misura ha aperto nei conti pubblici, ma certo se l’avvocato del popolo Giuseppe Conte avesse potuto allocare quelle risorse per l’edilizia popolare il Pat ne avrebbe tratto beneficio e i suoi utenti di conseguenza. Non solo il Pat ma tutta l’edilizia popolare o convenzionata, della quale gli italiani hanno tanto bisogno (specie nelle grandi e medie città), ne avrebbe avuto notevole vantaggio.

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