fondi

  • La Commissione soddisfatta per l’accordo politico sul Fondo sociale europeo+

    La Commissione ha accolto con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’UE in sede di Consiglio sulla proposta della Commissione di regolamento relativo al Fondo sociale europeo Plus (FSE+). Il FSE+ sarà uno strumento finanziario chiave per attuare il pilastro europeo dei diritti sociali, sostenere l’occupazione e creare una società equa e inclusiva. Fornirà inoltre agli Stati membri le risorse indispensabili per la ripresa delle nostre società ed economie dalla crisi del coronavirus. Con una dotazione totale di 88 miliardi di € (a prezzi 2018), il FSE+ investirà nelle persone creando opportunità di lavoro e tutelando l’occupazione, promuovendo l’inclusione sociale, lottando contro la povertà e sviluppando le competenze necessarie per la transizione digitale e verde. In linea con la proposta della Commissione, comprenderà inoltre un requisito più ambizioso di investimento nei giovani e di lotta contro la povertà infantile.

    In base all’accordo politico il FSE+:

    investirà nei giovani, che sono stati particolarmente colpiti dalla crisi socioeconomica causata dalla pandemia di coronavirus. Gli Stati membri la cui percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (i cosiddetti “NEET”) è superiore alla media dell’UE dovrebbero destinare almeno il 12,5% delle proprie risorse del FSE+ ad azioni volte ad aiutare questi giovani a conseguire una qualifica o trovare un buon lavoro. Tutti gli altri Stati membri dovranno destinare un importo adeguato delle proprie risorse del FSE+ ad azioni mirate a sostegno di misure a favore dell’occupazione giovanile. La Commissione esorta gli Stati membri ad avvalersi di questa e altre opportunità di finanziamento disponibili per aumentare ulteriormente gli investimenti nelle misure a favore dell’occupazione giovanile;

    sosterrà le persone più vulnerabili colpite dalla perdita di posti di lavoro e da diminuzioni di reddito: gli Stati membri dovranno destinare almeno il 25% delle proprie risorse del FSE+ alla promozione dell’inclusione sociale;

    fornirà prodotti alimentari e assistenza materiale di base alle persone indigenti, integrando nel FSE+ il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Tutti gli Stati membri destineranno almeno il 3% delle proprie risorse del FSE+ a questo obiettivo;

    investirà nei minori che hanno sofferto le conseguenze della crisi. Gli Stati membri con un livello di povertà infantile superiore alla media dell’UE dovrebbero destinare almeno il 5% delle proprie risorse del FSE+ alla lotta contro questo problema. Tutti gli altri Stati membri dovranno destinare un importo adeguato delle proprie risorse del FSE+ ad azioni mirate di lotta contro la povertà infantile e la Commissione esorta gli Stati membri ad avvalersi di questa e altre opportunità di finanziamento disponibili per aumentare ulteriormente gli investimenti in questo senso;

    sosterrà direttamente l’innovazione sociale attraverso la sua nuova componente Occupazione e innovazione sociale, con una dotazione finanziaria specifica di 676 milioni di €.

    Prossime tappe

    Raggiunto l’accordo politico, il Parlamento europeo e il Consiglio dovranno approvare formalmente il regolamento relativo al FSE+ per consentirne l’entrata in vigore.

  • Erogati 14 miliardi di € a 9 Stati membri dalla Commissione nell’ambito di SURE, all’Italia 4,45

    La Commissione europea ha erogato 14 miliardi di € a 9 Stati membri nella quarta tranche di sostegno finanziario agli Stati membri a titolo dello strumento SURE. Si tratta della prima erogazione nel 2021. Nel quadro delle operazioni odierne, il Belgio ha ricevuto 2 miliardi di €, Cipro 229 milioni di €, l’Ungheria 304 milioni di €, la Lettonia 72 milioni di €, la Polonia 4,28 miliardi di €, la Slovenia 913 milioni di €, la Spagna 1,03 miliardi di €, la Grecia 728 milioni di € e l’Italia 4,45 miliardi di €. Tutti e 9 gli Stati membri hanno già ricevuto un sostegno finanziario a titolo di SURE nel 2020, nell’ambito di una delle prime tre operazioni di emissione e di erogazione che hanno avuto luogo in quell’anno.

    I prestiti aiuteranno gli Stati membri ad affrontare aumenti repentini della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione. Nello specifico, li aiuteranno a coprire i costi direttamente connessi al finanziamento dei regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo e di altre misure analoghe, anche rivolte ai lavoratori autonomi, introdotte in risposta alla pandemia di coronavirus. Le erogazioni sono state precedute dalla quarta emissione di obbligazioni sociali nell’ambito dello strumento SURE dell’UE, che ha riscontrato un notevole interesse da parte degli investitori. La domanda di sottoscrizione ampiamente superiore all’offerta si è tradotta in condizioni di prezzo favorevoli che la Commissione trasferisce direttamente agli Stati membri beneficiari.

    A seguito delle erogazioni odierne, 15 Stati membri hanno ricevuto un totale di 53,5 miliardi di € nell’ambito dello strumento SURE. Una volta completate tutte le erogazioni nell’ambito di SURE, il Belgio avrà ricevuto 7,8 miliardi di €, Cipro 479 milioni di €, l’Ungheria 504 milioni di €, la Lettonia 192 milioni di €, la Polonia 11,2 miliardi di €, la Slovenia 1,1 miliardi di €, la Spagna 21,3 miliardi di €, la Grecia 2,7 miliardi di € e l’Italia 27,4 miliardi di €.

    Gli Stati membri possono ancora presentare richieste di sostegno finanziario nell’ambito di SURE, la cui dotazione complessiva arriva fino a 100 miliardi di €.

  • Recovery Fund: quindi aveva ragione l’Olanda

    Grande disapprovazione aveva ottenuto in Italia la sostanziale contrarietà del governo olandese all’istituzione dei Recovery Fund ponendo seri dubbi in relazione alla nostra capacità di utilizzare queste risorse europee in modo appropriato. Poco tempo dopo, già in agosto, di fronte alle prime sconcertanti dichiarazioni dei ministri relative all’applicazione di un fattore “geografico” per la distribuzione dei finanziamenti europei, confermava tutti i legittimi dubbi espressi dalla compagine governativa olandese (https://www.ilpattosociale.it/politica/e-se-avesse-ragione-lolanda/).

    L’orgoglio italiano riuscì ad unire tutte le forze politiche le quali si sentirono offese nella loro intimità ed autonomia individuando nell’Olanda il nemico comune, anche a causa della politica fiscale dei Paesi Bassi che attira le multinazionali sottraendole ad aliquote maggiori dei paesi di origine. Un principio (fiscalità di vantaggio) condannato a più riprese proprio dalla nostra classe politica ma quasi contemporaneamente adottato dal governo italiano per sostenere le imprese allocate nel meridione italiano con la riduzione del 30% degli oneri contributivi. Un’ipocrisia espressione di questa classe politica governativa senza precedenti.

    E mentre la Francia già alla metà del mese di settembre ha presentato il proprio piano per ottenere i finanziamenti europei, il governo italiano in carica sta appena adesso allestendo un gruppo di trecento (300!!) “esperti” incaricati di elaborare e successivamente presentare i nostri progetti ai vertici europei per l’approvazione e la successiva erogazione dei finanziamenti.

    Contemporaneamente sono state rese note le linee guida e soprattutto i settori verso i quali questi finanziamenti verranno destinati con l’indicazione dell’ammontare complessivo.

    Da oltre un anno, giova ricordarlo, il nostro Paese rimane bloccato da una vergognosa polemica politica relativa al Mes in termini generali e ancor più al Mes sanitario. Il Presidente del Consiglio ha sempre affermato come il nostro Paese non avesse bisogno dei 39 miliardi assicurati dal Mes sanitario. Analizzando i settori, ma soprattutto l’ammontare complessivo delle finanze a loro destinati, emerge un quadro inquietante. Al nostro sistema sanitario nazionale verranno destinati nove (9) miliardi: trenta (30) in meno di quanti avrebbe assicurato il Mes sanitario che il Presidente del Consiglio non considerava necessario. Come se il nostro SSN risultasse dall’inizio della pandemia sempre in perfetto equilibrio e non necessitasse di alcun finanziamento straordinario per potenziarne la propria efficienza e servizio alla cittadinanza.

    Viceversa nei capitolati di spese vengono destinati 17,1 miliardi (+90% rispetto alla destinazione per la spesa sanitaria!!!) per la “parità di genere” che rappresenta sicuramente una delle maggiori priorità dei cittadini italiani in questo momento di profonda crisi economica legata alla seconda ondata di contagi. Ribadisco: un +90% rispetto alla spesa sanitaria per il raggiungimento di un obiettivo che sicuramente non verrà approvato dall’Unione Europea in quanto attraverso i Recovery Fund vengono finanziate opere e progetti che abbiano una valenza economica e non politica od etica.

    Sempre scorrendo i capitolati di spesa emerge come circa 27 miliardi verranno destinati agli investimenti infrastrutturali mentre alla digitalizzazione oltre 47. Un settore, quello della digitalizzazione, nel quale il governo ha dimostrato una professionalità risibile con i blackout dei propri siti dell’INPS e cashback odierno, dimostrando, ancora una volta, come la digitalizzazione venga interpretata dallo Stato come il semplice trasferimento di qualsiasi onere dalla amministrazione all’utenza finale. Quando, invece, per attrarre investimenti e rendere maggiormente competitive le nostre imprese nel mercato globale sarebbe necessario una profonda e sostanziale riforma del sistema giudiziario col doppio obiettivo di ridurne i tempi e di introdurre, come da referendum, la responsabilità civile dei magistrati.

    A completamento di questo disastroso quadro vengono indicati in circa 74 i miliardi per una non meglio definita “transizione ecologica”, un termine talmente generico quanto presuntuoso.

    Nessuna risorsa economica viene destinata, invece, ad una eccellenza italiana come il turismo. Questa omissione rappresenta l’ennesima ed evidente dimostrazione della incapacità dell’intera compagine governativa di comprendere i settori economici a valore aggiunto. In più emerge una presunzione sposata ad una ignoranza che si estrinseca nella volontà di rivoluzionare il sistema economico italiano quando, viceversa, sarebbe fondamentale un supporto finanziario unito ad un miglioramento dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione per rimettere in moto un sistema complesso ma comunque competitivo (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-trend-di-crescita-del-pil-netto/).

    A questo successivamente dovrebbe seguire una semplificazione normativa delle attività economiche seguita da una maggiore tutela normativa dei prodotti espressione delle diverse filiere del made in Italy.

    E’ evidente, quindi, che più di una riconversione ecologica sarebbe necessario un aggiornamento culturale, magari finanziato anche con i fondi europei, per offrire finalmente gli strumenti idonei alla comprensione del processo di creazione del valore aggiunto nel nostro Paese ancora sconosciuto alla maggior parte della compagine governativa. In questo senso si potrebbe anche finanziare un corso di formazione relativo all’importanza del turismo nell’economia italiana evidentemente sconosciuta al governo in carica.

    In altre parole, magari una minima parte delle risorse finanziarie assicurate dai Recovery Fund dovrebbero venire utilizzati per un ormai imprescindibile aggiornamento culturale che andasse a colmare il ritardo ormai insostenibile di questa classe dirigente e politica al governo. Le scelte strategiche relative ai settori da finanziare con i Recovery Fund di questo governo, infatti, dimostrano, per l’ennesima volta, come avesse ragione l’Olanda.

  • Quanto spendiamo per la disabilità

    In occasione della Giornata della Disabilitò, lo scorso 3 dicembre, Eurostat ha diffuso i dati su quanto investono i Paesi dell’UE per la disabilità. Nel 2018, a fronte di una media europea del 7,6% del totale della spesa per la protezione sociale (pari a 276 miliardi di Euro), troviamo ai primi posti la Danimarca (15%), l’Estonia (11,4%,) il Lussemburgo (10,4%) e la Svezia (10%). Agli ultimi posti Malta (3,6%), Grecia (4,1%) e Slovenia (4,7%).

    Anche l’Italia è al di sotto della media europea con un 5,1% del totale della spesa per la protezione sociale. Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati dell’Istat, i disabili sono più di 3 milioni, di cui più della metà sopravvive con circa 500 euro al mese.

  • La Commissione eroga 14 miliardi di euro a 9 Stati membri nell’ambito di SURE

    La Commissione europea, lo scorso 17 novembre, ha erogato 14 miliardi di euro a 9 paesi dell’UE nella seconda tranche di sostegno finanziario agli Stati membri a titolo dello strumento SURE, il nuovo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza ed è pensato per aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che risentono della pandemia di coronavirus. Nell’ambito del sostegno finanziario la Croazia ha ricevuto 510 milioni di euro, Cipro 250 milioni di euro, la Grecia 2 miliardi di euro, l’Italia ulteriori 6,5 miliardi di euro, la Lettonia 120 milioni di euro, la Lituania 300 milioni di euro, Malta 120 milioni di euro, la Slovenia 200 milioni di euro e la Spagna ulteriori 4 miliardi di euro.

    Lo strumento SURE può fornire fino a 100 miliardi di euro di sostegno finanziario a tutti gli Stati membri. Finora la Commissione ha proposto di mettere 90,3 miliardi di euro di sostegno finanziario a disposizione di 18 Stati membri. Le prossime erogazioni saranno effettuate nel corso dei prossimi mesi, in seguito alle rispettive emissioni obbligazionarie. Una volta completate tutte le erogazioni nell’ambito di SURE ai 9 paesi beneficiari del sostegno finanziario odierno, la Croazia avrà ricevuto 1 miliardo di euro, Cipro 479 milioni di euro, la Grecia 2,7 miliardi di euro, l’Italia 27,4 miliardi di euro, la Lettonia 192 milioni di euro, la Lituania 602 milioni di euro, Malta 244 milioni di euro, la Slovenia 1,1 miliardi di euro e la Spagna 21,3 miliardi di euro.

  • Italia penultima per impiego dei fondi Ue, ne ha spesi solo il 30%

    Italia sempre in coda nella capacità di usufruire dei fondi strutturali messi a disposizione dei singoli Stati dall’Unione Europea. Secondo i dati contenuti nella relazione annuale della Corte dei Conti Ue nel 2019 l’Italia ha speso solo il 30,7% dei fondi stanziati a suo favore a fronte di una media Ue pari al 39,6%. Un livello che colloca il nostro Paese, storicamente in ritardo nella capacità di spesa dei fondi Ue, al penultimo posto della classifica comunitaria. Peggio ha fatto solo la Croazia con il 30% mentre al top della classifica spiccano Finlandia con il 66,2%, Irlanda con il 60,6% e Lussemburgo con il 57%. Un andamento che però continua ad essere deludente in tutta Europa. Nota infatti la Corte dei Conti di Bruxelles che “l’assorbimento dei Fondi strutturali e di investimento europei da parte degli Stati membri continua ad essere più lento del previsto: a fine 2019, penultimo anno dell’attuale dotazione finanziaria settennale, era stato erogato solo il 40% (184 miliardi di euro) dei finanziamenti UE stabiliti per il periodo 2014-2020 e alcuni Stati membri ne avevano utilizzato meno di un terzo. Ciò – osserva la Corte – ha contribuito all’ulteriore aumento degli impegni non ancora liquidati, che a fine 2019 hanno raggiunto i 298 miliardi di euro, valore quasi pari a due bilanci annuali. Tale situazione comporta sfide e rischi aggiuntivi, perché è necessario che la Commissione e gli Stati membri concedano altro tempo per l’assorbimento nel nuovo periodo di pianificazione finanziaria”. Complessivamente nel 2019, la spesa Ue è ammontata in totale a 159,1 miliardi di euro, pari al 2,1 % della spesa pubblica totale degli Stati membri e all’1,0 % del reddito nazionale lordo Ue. La rubrica ‘Risorse naturali’ ha rappresentato la percentuale più consistente dei fondi sottoposti ad audit (47 %), mentre la spesa per la sottorubrica ‘Coesione’ ha costituito il 23 % e quella per la sottorubrica ‘Competitività’ il 13 %. Circa due terzi del bilancio sono spesi in regime di “gestione concorrente”: sono gli Stati membri a distribuire i fondi, selezionare i progetti e gestire le spese Ue.

  • Oltre il tifo com’è andata a Bruxelles

    Riportiamo di seguito il commento di Carlo Calenda sul vertice straordinario del Consiglio europeo diramato attraverso il sito del suo movimento AZIONE.

    A Bruxelles l’Italia non ha né “vinto” né “perso”. Non è così che si ragiona sull’esito di un vertice internazionale. Ho cercato di spiegare in un video cos’è successo al Consiglio Europeo, per chi vuole capire e non tifare. Gli aspetti positivi e quelli negativi di un accordo importante e, per alcuni versi, rischioso per l’Italia.
    Il nostro Paese riceverà più prestiti del previsto, 38 miliardi di euro in più, e 4 miliardi in meno di sussidi a fondo perduto. L’ammontare complessivo del Recovery Fund è comunque superiore alla proposta iniziale. Attenzione però, i sussidi non sono realmente 80 miliardi perché dal 2028 ne daremo 55 al budget europeo, quindi il saldo netto è di 25 miliardi. Una somma importante, ma non decisiva.
    Ricordiamoci inoltre che questi fondi hanno condizioni stringenti, molto più del MES “sanitario”. Occorrerà presentare entro il 15 ottobre un piano – molto dettagliato – alla Commissione europea, che attribuirà una valutazione basata su sei criteri. È anche giusto che sia così, perché quei soldi non vanno buttati.
    C’è, in questo importante accordo, una sconfitta per l’Europa. Nel corso del Consiglio europeo sono state tolte le risorse che erano destinate a rafforzare gli strumenti comunitari, gestiti dalla Commissione, a favore di strumenti gestiti dai singoli Stati. È un problema per due motivi: primo, i Paesi si indebitano, secondo, rallenta il cammino verso un’Unione più forte.
    Altri due punti critici. Uno, è sparito il vincolo del rispetto dei principi dello Stato di diritto per ricevere i fondi. Sbagliatissimo, chi fa parte di un’Unione e ne trae i benefici deve rispettarne le regole, penso in particolare all’Ungheria. Due, rimane il tema del “freno” che consente a un Paese di richiedere la sospensione dell’erogazione dei fondi a un altro Stato, se ritiene che non stia rispettando il piano previsto.
    Questo piano è un compromesso, importante, ma con qualche rischio per l’Italia. Uno in particolare, che come conseguenza del piano di aiuti la BCE riduca l’intensità del quantitative easing – l’acquisto di titoli di Stato – che è fondamentale per il nostro Paese. Quindi mettiamoci subito al lavoro per scrivere un piano serio. Azione, come sempre, è pronta a dare il suo contributo.

  • Accordo sì, ma deplorevole, per Ursula von del Leyen, il taglio a salute, ricerca e clima

    Per raggiungere un compromesso sul bilancio a lungo termine e sul pacchetto di salvataggio causa pandemia da Coronavirus, i leader dei paesi dell’UE a 27 hanno dovuto dare il via libera a importanti tagli ai fondi destinati a settori chiave, tra cui ricerca e innovazione, salute e iniziative climatiche, con un mossa che la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha etichettato come “deplorevole”. Paralizzare i fondi, ha fatto sapere durante la conferenza stampa congiunta con il Presidente del Consiglio dell’Unione, Michel, renderebbe difficile per l’esecutivo dell’UE modernizzare il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2021-2027, sebbene quasi la metà di tali fondi e del Next Generation EU siano destinati a politiche di modernizzazione.

    E se molti hanno definito l’accordo “storico”, tanti altri invece hanno fortemente criticato le conclusioni del vertice straordinario, sottolineando che non riflette le priorità della Commissione, e cioè combattere la pandemia e i cambiamenti climatici, la transizione digitale e la costruzione della resilienza.

    “Si tratta di un pacchetto ambizioso e completo che combina il classico bilancio con uno sforzo di recupero straordinario destinato ad affrontare gli effetti di una crisi senza precedenti nel miglior interesse dell’UE”, hanno affermato i leader dell’UE in una dichiarazione congiunta. Il prezzo per raggiungere l’accordo complessivo di 1,82 trilioni di euro dopo quasi cinque giorni di intensi negoziati è stato quello di paralizzare i fondi dedicati al passaggio a un’economia a emissioni zero, attraverso il Just Transition Fund (JTF), che ha visto il suo bilancio diminuire rispetto a quanto inizialmente proposto dalla Commissione, da 40 miliardi di euro a soli 10 miliardi, e il Recovery Fund non è stato così all’altezza dell’obiettivo di rendere l’Europa leader mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici. Il denaro destinato allo sviluppo rurale è stato ridotto della metà, mentre lo strumento di solvibilità, il finanziamento della politica di vicinato, è stato pressoché annullato. Anche il quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, in particolare Horizon Europe, ha subito gravi perdite, ottenendo solo 81 miliardi di euro anziché 100, mentre EU4Health, creato per far fronte alle conseguenze della pandemia, è stato completamente cancellato.

    Martedì, durante l’incontro con il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, Von der Leyen ha sottolineato che ottenere un ‘cenno’ del legislatore europeo “è fondamentale per attuare riforme e investimenti” in Europa. I risultati del vertice hanno ricevuto aspre critiche da parte dei legislatori dell’UE e in particolare dei Verdi, con il copresidente del partito Ska Keller che, pur plaudendo all’accordo, lo considera comunque una cattiva notizia.
    Il Consiglio europeo della ricerca (CER), davanti ai tagli previsti a Horizon Europe, ha sottolineato il paradosso di contare sui ricercatori europei per combattere la pandemia e paralizzare, al tempo stesso, i loro fondi.

  • La Commissione europea stanzia 300 milioni di euro per la ricerca sui vaccini

    La Commissione europea, durante il vertice mondiali sui vaccini, ha garantito un aiuto finanziario di 300 milioni di euro a Gavi – cooperazione di soggetti pubblici e privati fondata a da Bill e Melinda Gates che ha lo scopo di migliorare l’accesso all’immunizzazione per le popolazioni dei paesi poveri – per il periodo 2021-2025. I fondi saranno erogati dal quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2021-2027 e aiuteranno a immunizzare 300 milioni di bambini in tutto il mondo, oltre a finanziare le scorte di vaccini per le emergenze. “I vaccini possono salvare vite umane solo se chiunque ne abbia bisogno può accedervi, specialmente nelle comunità e nelle regioni più vulnerabili del mondo. Questo è il motivo per cui il lavoro di Gavi è così importante”, ha affermato la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. All’inizio della settimana, i membri della commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo avevano invitato l’UE a prendere l’iniziativa per la prevenzione delle malattie e la protezione della popolazione mondiale attraverso i vaccini. In particolare, i deputati avevano chiesto che fossero stanziati 300 milioni di euro per Gavi, sottolineando che l’epidemia di Coronavirus ha interrotto i servizi di immunizzazione salvavita nei paesi a basso reddito in tutto il mondo, mettendo milioni di bambini a rischio di malattie.

    Il Coronavirus Global Response, un’iniziativa guidata dall’UE per far fronte alla pandemia di Coronavirus, ha finora raccolto 9,8 miliardi di euro.

  • Il Fondo di recupero potrebbe essere finanziato dall’UE con obbligazioni

    L’UE potrebbe finanziare un fondo di recupero del valore di 1,5 trilioni di euro con obbligazioni garantite dagli Stati membri. A comunicarlo il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, ma non è chiaro se tali obbligazioni si riferiscano ai cosiddetti Coronabond, che stanno perseguendo diversi Stati membri, in particolare Italia e Spagna, poiché la “Commissione europea non propone Coronabond”.

    Il presidente dell’Eurogruppo e ministro delle finanze portoghese Mário Centeno hanno accennato, dopo la riunione dell’Eurogruppo, che gli eurobond temporanei per Coronavirus potrebbero far parte delle discussioni imminenti. In particolare, i Coronabonds potrebbero far parte del fondo di recupero, la cui applicazione pratica potrebbe prevedere “strumenti finanziari innovativi, coerenti con i trattati dell’UE”.

    Nella sua intervista, Dombrovskis ha anche affermato che questa volta l’economia europea potrebbe collassare più fortemente rispetto al 2009 a causa della crisi senza precedenti di Covid-19, sottolineando, tuttavia, che l’UE sta dimostrando la sua capacità di agire in tempi di crisi.

    Il 23 aprile si svolgerà un vertice virtuale dell’UE in cui leader dell’UE dovranno discutere delle conseguenze della crisi del Coronavirus e del pacchetto di salvataggio dell’Eurogruppo concordato il 9 aprile.

    Insieme alla creazione del Fondo di recupero, i ministri delle finanze dell’Eurogruppo hanno dato il via libera a un pacchetto di misure che comprende tre reti di sicurezza: l’uso delle linee di credito (ESM) dei meccanismi dei meccanismi di stabilità (ECCL) per gli Stati membri, il meccanismo SURE da 100 miliardi di euro recentemente lanciato dalla Commissione per i lavoratori e la capacità di prestito rafforzata della Banca europea per gli investimenti (BEI) per le imprese e le PMI particolari.

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