fondi

  • Il Fondo di recupero potrebbe essere finanziato dall’UE con obbligazioni

    L’UE potrebbe finanziare un fondo di recupero del valore di 1,5 trilioni di euro con obbligazioni garantite dagli Stati membri. A comunicarlo il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, ma non è chiaro se tali obbligazioni si riferiscano ai cosiddetti Coronabond, che stanno perseguendo diversi Stati membri, in particolare Italia e Spagna, poiché la “Commissione europea non propone Coronabond”.

    Il presidente dell’Eurogruppo e ministro delle finanze portoghese Mário Centeno hanno accennato, dopo la riunione dell’Eurogruppo, che gli eurobond temporanei per Coronavirus potrebbero far parte delle discussioni imminenti. In particolare, i Coronabonds potrebbero far parte del fondo di recupero, la cui applicazione pratica potrebbe prevedere “strumenti finanziari innovativi, coerenti con i trattati dell’UE”.

    Nella sua intervista, Dombrovskis ha anche affermato che questa volta l’economia europea potrebbe collassare più fortemente rispetto al 2009 a causa della crisi senza precedenti di Covid-19, sottolineando, tuttavia, che l’UE sta dimostrando la sua capacità di agire in tempi di crisi.

    Il 23 aprile si svolgerà un vertice virtuale dell’UE in cui leader dell’UE dovranno discutere delle conseguenze della crisi del Coronavirus e del pacchetto di salvataggio dell’Eurogruppo concordato il 9 aprile.

    Insieme alla creazione del Fondo di recupero, i ministri delle finanze dell’Eurogruppo hanno dato il via libera a un pacchetto di misure che comprende tre reti di sicurezza: l’uso delle linee di credito (ESM) dei meccanismi dei meccanismi di stabilità (ECCL) per gli Stati membri, il meccanismo SURE da 100 miliardi di euro recentemente lanciato dalla Commissione per i lavoratori e la capacità di prestito rafforzata della Banca europea per gli investimenti (BEI) per le imprese e le PMI particolari.

  • Svolta verde per l’Europa: il Parlamento europeo approva il Green Deal proposto dalla Commissione

    Via libera del Parlamento europeo al Green Deal della Commissione europea, ovvero il grande progetto per rendere l’Europa il primo blocco di Paesi al mondo ad impatto climatico zero entro il 2050. Presentato dalla Presidente Ursula von der Leyen all’Europarlamento riunito in Sessione Plenaria a Strasburgo, l’ambizioso progetto – il cosiddetto “piano di investimenti per un’Europa sostenibile” – richiede notevoli investimenti sia pubblici (a livello dell’UE e degli Stati membri) che privati che dovrebbero ammontare ad almeno 1.000 miliardi di euro distribuiti in dieci anni. Il Parlamento ha adottato la Risoluzione con 482 sì, 136 no e 95 astensioni chiedendo come obiettivo la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 invece del 40% attualmente previsto

    All’Italia saranno destinati 364 milioni di euro ma essendo il nostro Paese un contributore netto al bilancio europeo, dovrà versarne circa 900 milioni per alimentare il fondo.

    Sebbene tutti gli Stati membri, le regioni e i settori dovranno contribuire alla transizione, la portata della sfida non sarà uguale per tutti: alcune regioni saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione socioeconomica. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinché nessuno sia lasciato indietro. Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento”, ha rassicurato la Presidente von der Leyen. Come si può immaginare, infatti, il raggiungimento degli obiettivi e l’applicazione del piano sarà più impegnativa per i cittadini, i settori e le regioni che dipendono in larga parte dai combustibili fossili. Il meccanismo per una transizione giusta aiuterà perciò chi ne ha più bisogno, rendendo più attraenti gli investimenti e proponendo un pacchetto di sostegno pratico e finanziario del valore di almeno 100 miliardi di euro. Uno sforzo che migliorerà il benessere delle persone e aumenterà la competitività europea. Un aiuto sarà dato anche alle autorità pubbliche e agli attori del mercato perché individuino e sviluppino tutti quei progetti green atti a contribuire alla realizzazione della neutralità climatica.

    Nel dettaglio Il piano di investimenti del Green Deal europeo prevede tre tipologie di finanziamento:

    1. il Fondo per una transizione giusta, per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di euro di nuovi fondi UE, che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine (per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione);
    2. un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita;
    3. uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di euro. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia.

    La Commissione non si fermerà solo al supporto economico ma offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e garantirà il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, dei partner sociali e delle organizzazioni non governative.

  • Gli europei vedono con favore una Ue protagonista in Africa

    L’annuale sondaggio di Eurobarometro sulla cooperazione allo sviluppo dell’Ue evidenzia un diffuso consenso tra i cittadini europei sull’importanza dello sviluppo e della cooperazione internazionale. Quasi 9 cittadini su 10 ritengono che la cooperazione allo sviluppo sia importante per sostenere le persone nei paesi in via di sviluppo, confermando così la tendenza emersa negli anni precedenti e facendo della cooperazione allo sviluppo una delle politiche dell’Ue percepite più positivamente dall’opinione pubblica.

    Tre europei su quattro ritengono che l’Ue debba rafforzare il partenariato con l’Africa e aumentare gli investimenti finanziari per creare posti di lavoro e garantire uno sviluppo sostenibile in entrambi i continenti. Inoltre, i cittadini europei appoggiano gli sforzi dell’Ue volti a promuovere gli investimenti nella cooperazione allo sviluppo: tre quarti degli europei ritiene che il settore privato possa svolgere un ruolo più importante nello sviluppo internazionale. I cittadini europei appoggiano gli interventi volti a realizzare l’agenda comune di sviluppo globale nel quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Interrogati sulle principali sfide per lo sviluppo, i cittadini hanno indicato gli obiettivi fondamentali di sviluppo sostenibile nel seguente ordine prioritario: istruzione, pace e sicurezza, acqua e servizi igienico-sanitari, sanità, sicurezza alimentare e agricoltura, crescita economica e occupazione e diritti umani. Più del 70% dei cittadini dell’Ue ritiene che l’assistenza finanziaria sia un modo efficace di contrastare la migrazione irregolare e una percentuale egualmente elevata di cittadini concorda sul fatto che l’assistenza finanziaria ai Paesi in via di sviluppo contribuisca a ridurre le disuguaglianze in tali Paesi. Lo stesso numero di europei ritiene che fornire assistenza finanziaria ai Paesi in via di sviluppo sia un modo efficace per rafforzare l’influenza dell’Ue a livello mondiale.

    Il Commissario Ue per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo Neven Mimica ha commentato: «Sono molto lieto di constatare che gli europei continuano a sostenere fortemente la cooperazione allo sviluppo dell’Unione e concordano sulle priorità fondamentali cui mi sono dedicato negli ultimi anni: rafforzare i partenariati, ad esempio con l’Africa; intensificare il nostro impegno per la creazione di posti di lavoro e incrementare gli investimenti privati. Si tratta di una base solida che consente all’Unione di mantenere il suo ruolo guida a livello mondiale e di affrontare le importanti sfide che rimangono».

  • Monito di Bruxelles: l’Italia rischia di vedersi ridurre i fondi strutturali

    Bruxelles ammonisce l’Italia: i fondi strutturali europei destinati al Belpaese potrebbero essere decurtati nel caso non sia mantenuto un adeguato livello d’investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha inviato una lettera al governo nella quale, come ha riferito il direttore generale per la Politica regionale della Commissione Ue Marc Lemaitre, ha indicato le cifre più che preoccupanti sugli investimenti al Sud, che sono in calo e non rispettano i livelli previsti per non violare la regola Ue dell’addizionalità”. Lo ha detto.

    Per garantire un effettivo impatto economico, il principio di ‘addizionalità’ garantisce che i fondi strutturali non sostituiscano la spesa pubblica, ma che rappresentino un ‘valore aggiunto’. L’impegno contenuto nell’accordo di partenariato siglato dall’Italia e da Bruxelles per il 2014-2016 era d’investire al Sud risorse pubbliche pari allo 0,47% del Pil del Mezzogiorno, mentre – indica la lettera della Commissione – i dati parlano dello 0,40%. Per quanto appaia piccola, la differenza di 0,07 punti percentuali equivale a circa il 20% in meno di risorse pubbliche spese sul territorio. E la tendenza per gli anni successivi non fa ben sperare. Se si guarda al 2014-2017, il tasso d’investimenti scende allo 0,38%. L’impegno italiano è invece quello di garantire un livello di spesa pubblica al Sud pari allo 0,43% del Mezzogiorno per il 2014-2020.

    La Commissione chiede quindi al governo quali misure intende intraprendere per invertire la tendenza e garantire un adeguato livello d’investimenti al Sud. Nel caso in cui non fossero rispettati gli impegni presi con Bruxelles, la Commissione potrebbe anche attuare una «rettifica finanziaria», che significa un taglio dei fondi strutturali. «Non conosco nessun altro Paese che ha una situazione così debole» per quanto riguarda gli investimenti pubblici, ha detto Lemaitre aprendo i lavori della Settimana europea delle città e delle regioni. «Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno – ha continuato il direttore generale – questo è legato anche alla capacità amministrativa, ma siamo certi che con un’attenzione adeguata dedicata a questo campo potrebbero esserci molti investimenti pubblici in più al Sud. E allora, forse, cominceremmo a fare la differenza».

  • Tre fondi, BlackRock, Vanguard e Ssga controllano tutte le corporation Usa

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi pubblicato il 4 settembre su ItaliaOggi.

    Le grandi istituzioni economiche, come il Financial Stability Board e il Fmi, alla fine hanno dovuto ammettere che il sistema finanziario non bancario, ufficialmente chiamato «shadow banking», ha surclassato il tradizionale sistema bancario nella gestione del risparmio e degli investimenti finanziari.

    Un recente paper, «The specter of giant three», preparato da due professori americani, Lucian Bebchulk e Scott Hirst, e pubblicato dalla rinomata Harvard Law School University di Cambridge, Massachusetts, analizza in dettaglio il ruolo dominante degli exchange trade funds (etf) nel variegato e sempre meno controllato mondo della finanza.

    «Lo spettro dei tre giganti» non è soltanto un titolo provocatorio. Esso mostra una precisa fotografia del crescente potere di tre etf americani, i fondi BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisors (SSGA).

    Il primo è di gran lunga il più conosciuto in quanto a suo tempo venne utilizzato dal Dipartimento del Tesoro per «fare pulizia» di titoli tossici presenti in varie istituzioni finanziarie americane.

    I fondi indicizzati etf sono fondi d’investimento che raccolgono capitali e risparmio da diversi soggetti e li investono in un «portafoglio di titoli» di corporation comprese in alcuni indici borsistici di Wall Street. Il caso emblematico è quello di Standard&Poor’s 500. Detti fondi comprano un ventaglio di partecipazioni azionarie, replicando così fedelmente la composizione dell’indice di riferimento. Com’è noto, gli etf sono anche quotati in borsa.

    I Tre Giganti complessivamente gestiscono ben 14.000 miliardi di dollari di attivi (assets under management).

    La loro crescita è stata vertiginosa, anche per le non irrilevanti agevolazioni fiscali. In dieci anni, di tutti i capitali confluiti nei vari fondi d’investimento, l’80% è finito nei tre colossi. In venti anni la loro partecipazione azionaria nelle grandi corporation americane, che fanno parte dello S&P 500, è quadruplicata, passando dal 5,2% al 20,7%.

    BlackRock e Vanguard, di fatto, detengono ognuna più del 5% delle azioni di tutte le corporation comprese nell’indice menzionato. Il paper succitato stima che i Three Giants rappresentino il 25% dei voti nelle assemblee direttive delle imprese in questione.

    Questo, ci sembra, l’aspetto più preoccupante. I manager delle Tre Big sarebbero nella posizione di essere azionisti dominanti in tutte le più importanti company americane, soprattutto in quelle ad azionariato diffuso e senza un azionista di controllo. Non è un caso, quindi, che molte istituzioni pubbliche, a cominciare dal Dipartimento di Giustizia Usa e dalla Commissione federale del commercio, che vigila sulla concorrenza, siano attenti al rispetto delle leggi anti trust, al conflitto d’interesse e in generale alle eventuali manipolazioni dei mercati e delle borse.

    Dopo la Grande Crisi del 2008 giustamente si era molto parlato della concentrazione di potere delle banche cosiddette «too big to fail» per tentare di introdurre nuove regole per contenerne lo strapotere. Oggi, invece, i giganti dello «shadow banking» hanno bypassato il sistema bancario, creando un nuovo e più potente oligopolio finanziario.

    Nessuno può essere indifferente. Con un’attività sempre più agguerrita i Tre Giganti puntano verso i mercati asiatici e verso quelli europei. Si spera che la Commissione Antitrust dell’Ue vigili con puntualità.

    È molto preoccupante assistere alla faticosa e spesso poco produttiva rincorsa delle varie agenzie di controllo dietro questi attori della grande finanza, che naturalmente corrono più veloci rispetto ai controllori. I numeri in questione e i tanti rischi per l’economia reale di molti paesi sono troppo grandi perché siano sottovalutati da parte dei decisori globali.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • In arrivo 3 miliardi di euro di garanzie a supporto delle PMI italiane

    Cassa Depositi e Prestiti ha sottoscritto con il Fondo Europeo per gli Investimenti un accordo finalizzato a potenziare notevolmente la capacità operativa del Fondo di Garanzia per le PMI (Fondo) a supporto del tessuto produttivo italiano. Grazie all’intesa, CDP concederà in favore del Fondo 3 miliardi di euro di contro-garanzie su un portafoglio del valore complessivo di 3,75 miliardi. Le risorse finanziarie che CDP veicolerà – ottenute attraverso il Programma europeo COSME (Competitiveness of Small and Medium-Sized Enterprises) gestito dal FEI – permetteranno di erogare fino a 5,8 miliardi di finanziamenti in favore di 65 mila piccole e medie imprese operanti in quasi tutti i settori merceologici, e attiveranno nuovi investimenti per un totale stimato in circa €8 miliardi.

    Si tratta della seconda operazione realizzata da CDP in favore del Fondo PMI attraverso il Programma COSME e, insieme alla precedente, rappresenta l’intervento d’importo più rilevante realizzato in un singolo Paese europeo. Infatti, grazie alla prima operazione attivata da CDP nel 2017, oltre 47 mila PMI italiane hanno ricevuto, in poco più di 18 mesi, nuovi finanziamenti per circa €4,1 miliardi, che hanno attivato investimenti per un ammontare stimato di circa €5,7 miliardi.

    Per accedere ai finanziamenti – importo massimo €150 mila e durata non inferiore ai 12 mesi – le imprese interessate potranno rivolgersi direttamente alla propria banca o al proprio Confidi. L’esito della domanda sarà comunicato nell’arco di 7 giorni lavorativi. Tutte le informazioni sono disponibili alla seguente pagina web:www.fondidigaranzia.it .

    L’accordo si inserisce nel perimetro della “Piattaforma di risk-sharing per le PMI” strutturata da CDP in cooperazione con il FEI, nell’ambito delle iniziative sviluppate attraverso il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici del Piano di Investimenti per l’Europa.

    Il Piano di Investimenti per l’Europa, noto come “Piano Juncker”, è uno dei più importanti strumenti europei per incentivare nuovi investimenti e creare occupazione e crescita, rimuovendo gli ostacoli agli investimenti, fornendo visibilità e assistenza tecnica ai progetti e assicurando un uso più efficiente delle risorse finanziarie esistenti e future. Con la garanzia dell’EFSI, la BEI e il FEI sono in grado di assumere una maggiore quota di rischio, incoraggiando gli investitori privati a partecipare ai progetti. Il Parlamento Europeo e gli Stati Membri hanno convenuto a dicembre 2017 di estendere la durata dell’EFSI e aumentare la sua dotazione finanziaria. Ad oggi, il Piano Juncker ha attivato investimenti per oltre €424 miliardi in Europa, di cui €66.6 miliardi soltanto in Italia, sostenendo così oltre 967.000 PMI.

  • L’Europa estende il fondo fiduciario per la Repubblica centrafricana

    La Commissione europea ha annunciato il prolungamento del fondo fiduciario di Bêkou per la Repubblica centrafricana fino alla fine del 2020. L’annuncio giunge pochi mesi dopo la firma dell’Accordo di pace tra il governo e i gruppi armati firmato a Bangui a febbraio. Cinque anni dopo la sua creazione, il fondo ha quasi quadruplicato le sue risorse, da 64 milioni a 243 milioni di euro, e ha lanciato 17 programmi che hanno prodotto risultati tangibili per metà della popolazione del Paese.

     

  • Nuovi progressi per i rifugiati in Turchia

    Quando nel 2016 la Commissione europea decise di stanziare 6 miliardi di euro a favore dei rifugiati  in Turchia non poche furono le polemiche perché si vedeva in questa decisione una sorta di ricatto al quale l’Europa era sottoposta da Erdogan. Per sapere come quel finanziamento viene adoperato, periodicamente si svolgono degli incontri tra Commissione, rappresentai degli Stati membri dell’UE e la Turchia, come quello che si è svolto lo scorso 17 maggio in cui sono stati messi in evidenza i progressi fatti fino ad oggi. Sono in corso più di 80 progetti, infatti, destinati ai rifugiati e alle comunità di accoglienza, in particolare nel settore dell’istruzione e della salute. Più specificatamente sono state effettuate 5 milioni di consultazioni sanitarie con 178 centri di salute migranti attualmente operativi. Per il futuro, va menzionato in particolare  un contratto da 400 milioni di euro per continuare a sostenere i programmi d’istruzione e 50 milioni di euro destinati a sostenere le autorità turche in modo strutturale e ad agevolare l’integrazione dei rifugiati nella società turca. Soddisfazione per i risultati raggiunti e per gli impegni futuri è stata espressa dal Commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato, Johannes Hahn.

  • Commission confirms OLAF is investigating Greece’s use of EU migration funds

    Days after three journalists were arrested in Greece following a report that Athens’ Defence Minister Panos Kammenos had misused EU migration funds, Brussels has confirmed that the European Anti-Fraud Agency (OLAF), is looking into the case after the discovery of what they deemed were “certain irregularities from the Ministry of Defence with a food contractor.”

    Both the EU executive and OLAF have refused to comment further on the matter, with the Berlaymont opting to refrain from making a statement regarding the mishandling of funds until the ongoing investigation gathers more evidence.

    OLAF had already opened a case into the Greek defence ministry’s use of EU funds prior to the arrest of the three journalists from the Greek-language daily Fileleftheros.

    A source from the Commission said the case involving the Greek defence ministry was the only known example of irregularities that the EU executive found during its annual audits that are carried out in October.

    Two cases sent to OLAF according to report

    Last year’s report was published by DG HOME – which is responsible for carrying out migration and asylum issues, as well as border and security policy for the Commission – published on April 30 a report outlining as the development and implementation of its own anti-fraud strategy, based on the methodology provided by OLAF.

    According to the annual report, two fraud cases tied to certain irregularities were handed over to OLAF for analysis, while DG HOME continued to provide information and assist the investigation.

    New Europe could not confirm whether the Commission has submitted information to OLAF regarding the investigation since the end of March, leaving open the question about whether Brussels will find more irregularities within the next audits during the upcoming economic year.

     

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