Lupo

  • I lupi non possono essere catturati o soppressi, come prevede la direttiva ‘Habitat’. Lo stabilisce la Corte europea

    Come i nostri lettori ricorderanno diverse volte, nel passato, abbiamo avuto modo di scrivere per segnalare le tante false notizie circolate sui lupi, le uccisioni crudeli di alcuni questi animali che vivono con una organizzazione  sociale di reciproco sostegno. Abbiamo anche parlato, e aspramente  criticato, i tentativi di alcune regioni, specie del nord est, di violare la direttiva europea Habitat. Fortunatamente il Ministro italiano dell’Ambiente ha sempre difeso la normativa e la vita delle specie protette.

    Nei giorni scorsi la Corte europea, con buona pace di certi cacciatori, veri o presunti agricoltori e di certi amministratori si è pronunciarsi stabilendo in modo inequivocabile che la direttiva Habitat va sempre applicata. Secondo questa direttiva anche i lupi che lasciano il loro territorio d’origine e vanno in territori abitati dall’uomo non possono essere catturati o soppressi. Gli Stati membri dell’Unione Europea devono adottare  tutti i provvedimenti necessari alla tutela delle specie animali protette. Per i lupi e per le specie protette non vi devono essere confini o barriere, un esemplare selvatico deve essere protetto anche all’interno di zone abitate dagli uomini infatti, dice la Corte, l’area di ripartizione naturale è più ampia dello spazio geografico nel quale l’animale vive e poi si sposta secondo il suo orientamento naturale. La pronuncia della Corte mette un punto fermo e sarà inutile che nel futuro si cerchi di infrangere la direttiva chiedendo ingiustificabili deroghe.

    Certo i bracconieri continueranno a mietere vittime e purtroppo troveremo ancora lupi impallinati o impiccati ma spetterà a ciascuno di noi vigilare e alle forze dell’ordine impedire queste uccisioni o consegnare alla giustizia chi le ha commesse.

    Per quanto riguarda il problema degli allevatori ripetiamo, per l’ennesima volta, che gli armenti vanno tenuti recintati e sorvegliati da cani che, come il pastore abruzzese e maremmano, sono il miglior deterrente per proteggere le povere bestie non solo dai lupi. Proprio per venire incontro agli allevatori ci sono associazioni che allevano e regalano i cani da guardia per gli armenti e nell’eventualità che un lupo uccida un animale  dall’allevamento, se è effettivamente provato  visto che i lupi di prendono  anche colpe di altri, vi sono risarcimenti specifici.

  • Il 90% degli italiani e la maggioranza degli europei è contraria all’uccisione dei lupi

    La maggioranza dei cittadini europei è contraria all’uccisione dei lupi. Lo rileva un sondaggio d’opinione condotto da Savanta ComRes, per Eurogroup for Animals, in sei Stati membri dell’Ue (Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Finlandia). L’indagine, che mirava a comprendere meglio la percezione e gli atteggiamenti dell’opinione pubblica nei confronti della protezione dei lupi in tutta Europa, ha coinvolto 6.137 cittadini dell’Unione europea che hanno mostrato un elevato sostegno alla protezione dei lupi, in particolare in Polonia, Spagna e Italia, e un grande livello di consapevolezza dell’importanza della presenza dei lupi negli ecosistemi dei rispettivi Paesi.

    Sensibilità diffusa anche in Italia: il 90% degli italiani intervistati concorda sul fatto che il governo e l’Ue dovrebbero finanziare e dotare gli agricoltori degli strumenti per proteggere dai lupi gli animali negli allevamenti, e il 97% ritiene che i lupi abbiano il diritto di vivere nei loro contesti naturali. Il 92% sostiene che gli agricoltori e le persone che vivono nelle zone rurali dovrebbero utilizzare esclusivamente metodi non letali per dissuadere i lupi dall’avvicinarsi. Però, mentre un 40% pensa che i lupi rappresentino un rischio per le persone, solo il 23% afferma di sapere come comportarsi se dovesse incontrare un lupo, dimostrando che occorre fare molto di più in termini di formazione e di educazione nei confronti dei cittadini che oggi si trovano a condividere i territori abitati dai lupi.

    “Questa ricerca dimostra chiaramente che i cittadini italiani sostengono con forza la protezione dei lupi e si oppongono alla loro uccisione in qualsiasi circostanza”, afferma Massimo Vitturi, responsabile Lav Area Animali Selvatici. “Ci auguriamo – aggiunge – che il nostro Paese possa diventare un esempio per gli altri Stati dell’Ue, garantendo che gli attuali livelli di protezione del lupo siano mantenuti, mentre continuino ad essere garantiti i finanziamenti per lo sviluppo e la diffusione degli strumenti innovativi di protezione dalle predazioni, così da aumentare la tolleranza e l’accettabilità sociale, come previsto dalla strategia dell’UE per la biodiversità al 2030, pubblicata di recente, che invita gli Stati membri a impegnarsi attivamente con l’obiettivo di non deteriorare la conservazione delle specie protette, come il lupo”.

  • Trovato un vaccino!

    Nel 1990 ha avuto inizio presso un centro di Ricerca Californiano (UCSC) il famoso Progetto genoma umano (HGP, acronimo di Human Genome Project) per determinare la sequenza dei geni del DNA. Progetto terminato nel 2003 (con la scoperta di circa 25 mila sequenze) e costato decine di milioni di dollari. È iniziato, invece, circa 2 milioni di anni fa presso il Pianeta Terra, il famoso Progetto Buon Senso Umano (HCSP, acronimo di Human Common Sense Project) per determinare la sequenza dei comportamenti umani che ne avrebbero favorito la sopravvivenza o meno. Ad oggi, e soprattutto negli ultimi due secoli, è costato centinaia di milioni di morti a causa della perdita del buon senso umano.

    Tra tutti gli Ominidi pare che quello che abbia avuto la meglio sia stato quello meno specializzato e flessibile (denominato forse per questo Homo sapiens). Non un eccellente raccoglitore e, allo stesso tempo, non un eccellente cacciatore e con una dieta più ampia; non solo carnivoro (come, ad esempio, l’Homo neanderthalensis, che si è estinto) o non solo fruttariano. Tra tutti i cuccioli di mammiferi, quello umano, è certamente fra i meno autonomi alla nascita. La sua capacità di adattamento, infatti, dipende fortemente dalla sua educazione. È l’animale senza un habitat specifico e, per questo, quello che può adattarsi alla maggior parte dei contesti ambientali di questo Pianeta ma, ad una sola condizione. Ovvero che sia ben educato al rispetto di quelle regole di sopravvivenza a quello specifico habitat (stili di vita ed alimentari che sono “corretti” o meno se ne favoriscono o meno la sopravvivenza in quel determinato contesto). Per migliaia di anni, quindi, come per tutti gli altri animali, la più importante di tutte le attività dei propri simili adulti (non solo dei genitori ma di tutta la comunità) era quella educare i cuccioli d’uomo a conoscere e a rispettare, in ogni fase della loro vita, l’ambiente che li circonda. Perché rispettare l’ambiente significa rispettare se stessi e l’intera comunità (vegetali ed animali compresi). Lo sciamano, il curandero, il böge, lo yayan, l’elčï o l’ilčï o il capo villaggio o il consiglio degli anziani sono stati per secoli i custodi della memoria di queste regole. “Donna incinta mi chiedi… e io rispondo: per te, di questo clan, ora, qui, in questa stagione, etc. è bene fare questo e mangiare questo. Tu ragazzo cacciatore mi chiedi… etc.”. L’educazione, dicevamo. L’opera di accompagnamento alla vita autonoma (dal lat. e-ducĕre “condurre da, verso”) che prende forma grazie a tutti gli stimoli che raggiungono ogni essere umano nell’arco della sua vita. Tutti gli stimoli. Stimoli organizzati da istituti sociali naturali (come la famiglia, la tribù, etc.) o da istituti appositamente creati ad hoc (scuole, collegi, seminari, etc.). Stimoli intelligenti o stupidi, utili o inutili. Tutti in egual modo concorrono all’educazione di un essere umano. Anche i cuccioli d’uomo, come quelli di altre specie animali, crescono più per imitazione (per i fatti) che non per quello che sentono dire (le parole). A cosa sono serviti milioni di anni di storia e milioni di esperienze umane (sequenze di fatti) se non se ne mantiene la memoria? Se non si educa le future generazioni a partire dal nostro/loro passato? Per secoli i nonni hanno rappresentato le nostre risposte, il nostro rimedio (chiamiamolo qui anche “vaccino”, per quanto non ami questa parola) ai problemi e ai quesiti sul nostro presente e futuro. Gli Etnologi e gli Antropologi di tutto il mondo hanno studiato per decenni le sequenze del genoma culturale umano scoprendo (e meravigliandosi del fatto) che ad ogni latitudine e longitudine, le culture native selvatiche ed anche quelle delle comunità contadine addomesticate ma libere (perché non sotto padrone!) sono sopravvissute in armonia con il loro contesto ambientale perché consapevoli dell’importanza di educare i propri cuccioli a quelle poche, ma fondamentali, sequenze di gesti e parole quotidiane che ne hanno garantito da sempre la pacifica sopravvivenza. Espressione di quanto l’essere umano possa essere intelligente perché capace di adattarsi al contesto e non il contrario (ovvero stupido perché ostinato a cercare di piegare l’Ambiente e gli altri alle proprie limitate esigenze).

    Quanto è importante educare al buon senso e coltivare il buon senso? Per la prima volta nella storia dobbiamo dire ai nostri figli che non siamo capaci di educarli a sopravvivere. E ammetterlo sarebbe un vero atto di intelligenza (e di amore) se poi a questo aggiungessimo che noi non rappresentiamo l’unica società o cultura esistente, ma che ce ne sono molte altre e molto più intelligenti e forti di noi.

    Un’antica leggenda Cherokee o Lenope racconta che un giorno il capo di un grande villaggio decise di lasciare al nipote l’insegnamento più importante: “Nella mente e nel cuore di ogni essere umano si combatte una lotta incessante. Anche se io sono un vecchio capo, una guida per il nostro popolo che mi considera saggio, quella lotta avviene anche dentro di me. Se non ne conosci l’esistenza, ti spaventerai e non saprai mai quale direzione prendere. Magari, qualche volta nella vita vincerai, ma poi, senza capire perché, all’improvviso ti ritroverai perso, confuso e in preda alla paura, e rischierai di perdere tutto quello che hai faticato tanto a conquistare. Crederai di fare le scelte giuste per poi scoprire che erano sbagliate. Se non capisci le forze del bene e del male, la vita individuale e quella collettiva, il vero sé e il falso sé, vivrai sempre in grande tumulto. È come se ci fossero due grandi lupi che vivono dentro di ognuno: uno bianco, l’altro nero. Il lupo bianco è buono, gentile e innocuo. Vive in armonia con tutto ciò che lo circonda e non arreca offesa quando non lo si offende. Il lupo buono, ben ancorato e forte nella comprensione di chi è e di cosa è capace, combatte solo quando è necessario, e quando deve proteggere sé stesso e la sua famiglia. Anche in questo caso lo fa nel modo giusto. Sta molto attento a tutti gli altri lupi del suo branco e non devia mai dalla propria natura.

    Ma c’è anche un lupo nero che vive in ognuno, ed è molto diverso. E rumoroso, arrabbiato, scontento, geloso e pauroso. Le più piccole cose gli provocano eccessi di rabbia. Litiga con chiunque, continuamente, senza ragione. Non riesce a pensare con chiarezza poiché avidità, rabbia e odio in lui sono troppo grandi. Ma la sua è rabbia impotente, figlio mio, poiché non riesce a cambiare niente. Quel lupo cerca guai ovunque vada, e li trova facilmente. Non si fida di nessuno, quindi non ha veri amici. A volte è difficile vivere con questi due lupi dentro di sé, perché entrambi lottano strenuamente per dominare la nostra anima”.

    Quale dei due lupi vince nonno? Chiese il ragazzo.

    “Tutti e due” Rispose il nonno. “Se scelgo di nutrire solo il lupo bianco, quello nero mi aspetta al varco per approfittare di qualche momento di squilibrio, o in cui sono troppo impegnato e non riesco ad avere il controllo di tutte le responsabilità. Il lupo nero allora attaccherà il lupo bianco. Sarà sempre arrabbiato e in lotta per ottenere l’attenzione che pretende. Ma se gli presto un po’ di attenzione perché capisco la sua natura, se ne riconosco la potente forza e gli faccio sapere che lo rispetto per il suo carattere, e gli chiederò aiuto se la nostra tribù si trovasse mai in gravi problemi, lui sarà felice. Anche il lupo bianco sarà felice. Così entrambi vincono. E tutti noi vinciamo.

    Confuso, il ragazzo chiese: “Non capisco, nonno, come possono vincere entrambi?”

    E il capo indiano: “Il lupo nero ha molte importanti qualità di cui posso aver bisogno in certe circostanze. E’ temerario, determinato e non cede mai. E’ intelligente, astuto e capace di pensieri e strategie tortuose. Sono caratteristiche importanti in tempo di guerra. Ha sensi molto acuti e affinati che soltanto chi guarda con gli occhi delle tenebre può valorizzare. Nel caso di un attacco, può essere il nostro miglior alleato”.

    Il capo Cherokee allora tirò fuori due pezzi di carne dalla sacca e li gettò a terra: uno a sinistra e uno a destra. Li indicò, poi disse: “Qui alla mia sinistra c’è il cibo per il lupo bianco, e alla mia destra il cibo per il lupo nero. Se scelgo di nutrirli entrambi, non lotteranno mai per attirare la mia attenzione e potrò usare ognuno dei due nel modo che mi è necessario. E, dal momento che non ci sarà guerra tra i due, potrò ascoltare la voce della mia coscienza più profonda, scegliendo quale dei due potrà aiutarmi meglio in ogni circostanza. Se capisci che ci sono due grandi forze dentro di te e le consideri con uguale rispetto, saranno entrambi vincenti e convivranno in pace. La pace, nipote mio, è la missione della nostra gente, il fine ultimo della vita. Un uomo che ottiene la pace interiore ha tutto. Un uomo che è lacerato dalla guerra che si combatte dentro di lui, non è niente. Il modo in cui sceglierai di interagire con le forze opposte dentro di te determinerà la tua vita. Far morire di fame l’uno o l’altro o guidarli entrambi”

    Poche parole sincere, semplici e disinteressate e che aiutano la parte sinistra e destra del cervello a comprendersi a vicenda e a comprendere la storia della nostra vita, della nostra comunità, del nostro popolo e dell’intera umanità. E forse pillola di saggezza (vaccino culturale) tra i più potenti per educare/salvare le future generazioni da ogni nostro ipocrita, prevenuto e ignorante tentativo di difendere ormai l’indifendibile.

  • Il lupo della Sila e il signor Guzzo, finalmente una storia vera

    Molte volte in questi anni abbiano sentito gridare, dalle pagine di svariati giornali e dalle dichiarazioni di rappresentanti di istituzioni o sindacati agricoli, al lupo al lupo, come se una grave minaccia incombesse più o meno ovunque. Il lupo più pericoloso dell’Isis o di Trump, dell’immigrazione o della catastrofe ambientale, delle stragi sulle strade o del sempre più consistente dilagare della droga o della criminalità. Molte volte scienziati e studiosi, non solo associazioni animaliste o benpensanti, nel vero senso del termine, hanno cercato di spiegare quanto il lupo, animale sociale per eccellenza, non sia  un pericolo per l’essere umano, sia contrastabile, con i mezzi adeguati, quando in cerca di cibo si avvicina ad animali domestici che sono al pascolo, e sopratutto rappresenti un insostituibile attore per la conservazione dell’ecosistema.

    La paura di quanto non si conosce, i pregiudizi che derivano da non culture e da ignoranza, la necessità di trovare sempre un nemico, un colpevole etc etc hanno continuato a fare proseliti tanto che, in modo assurdo, si è tentato di far credere che il lupo fosse, sia un pericolo per le persone. Non faremo qui, per l’ennesima volta, l’elenco del perché il lupo non è un pericolo per l’uomo, e neppure per gli armenti, se custoditi in modo adeguato con cani da guardia adatti come i pastori abruzzesi o maremmani, ma vogliamo raccontarvi quello che è veramente accaduto pochi giorni fa, tra Capodanno e l’Epifania.

    Una coppia viaggiava sulla statale 107, la Silano crotonese, quando, al ciglio della strada hanno visto un animale accasciato, un cane, un lupo? Fermatisi per soccorrerlo, ci sono ancora persone che provano sentimenti di empatia e generosità, hanno visto che era il lupo, un vero lupo della Sila. II signor Giuseppe Guzzo, i suoi filmati e le sue dichiarazioni girano sui  social, gli ha accarezzato la schiena poi il lupo ha aperto  la bocca prendendogli il ginocchio, si sono guardati negli occhi, i meravigliosi e profondi occhi del lupo hanno fissato gli occhi del suo soccorritore, il lupo, che non aveva mai stretto la presa al ginocchio, ha tolto la bocca e si è sdraiato sul fianco come avesse capito le parole di Giuseppe, lupo sono qui per aiutarti, come se avesse compreso, guardandogli gli  occhi, che aveva incontrato un amico umano. Sono arrivati soccorsi, il lupo è ricoverato a Cosenza, ha avuto alcuni traumi probabilmente causati da un investimento, ma presto potrà tornare alla sua montagna, nel frattempo mentre lo curano ha rifiutato tutti i tipi di carne, mangia solo cinghiale.

    Una volta di più è dimostrato che il lupo non è un pericolo per l’uomo ed è un grande aiuto per l’equilibrio naturale perché cacciando i cinghiali impedisce che questi, che sono già un problema per il loro numero sempre in aumento, diventino un serio pericolo per le coltivazioni, per l’ecosistema e anche per l’uomo infatti quando ci sono i piccoli i cinghiali non esitano, per difenderli, ad aggredire le persone.

    Questa volta nessuna disquisizione  scientifica, solo il racconto della realtà e chi vuole capire capisca.

  • Conoscere il lupo per conoscere noi stessi

    Continua nel Nord-est la pervicace ed ottusa ricerca di approvazione per una legge che consenta la cattura e l’abbattimento dei lupi. Come abbiamo più volte scritto, appellandoci non solo alle  normative europee ed italiane, gli allevatori hanno diversi sistemi per impedire che i loro armenti subiscano danni, dall’utilizzo di pastori maremmani e abruzzesi, alle recinzioni elettrificate e ai dissuasori sonori e luminosi. Inoltre gli eventuali danni, se effettivamente dimostrati, sono risarciti.

    In verità sono i cacciatori non gli agricoltori e gli allevatori, che chiedono l’abbattimento del lupo, non solo perché è una preda ambita ma anche perché il lupo, riportando l’ecosistema a migliori condizioni, seleziona e diminuisce la presenza di altre prede che i cacciatori vogliono per loro.

    La presenza del lupo ha fatto diminuire il numero degli ungulati, cinghiali in primis, portando grande sollievo ai coltivatori che, per anni, hanno lamentato la distruzione di molti raccolti, vigneti compresi, gravemente danneggiati dai cinghiali, particolarmente pericolosi quando hanno i loro piccoli. I cinghiali di riproducono con grande velocità e solo la presenza del lupo ha potuto contenere la loro eccessiva proliferazione, come dimostrano i dati che arrivano dalle regioni appenniniche. La diminuzione di cinghiali ed altri ungulati, ultimamente gruppi di  caprioli si erano spinti fin nelle zone periferiche delle città, se rasserena gli agricoltori riporta anche maggior equilibrio nell’ecosistema perché i lupi, come tutti i predatori, fanno spesso una caccia di selezione abbattendo gli animali più deboli perché malati od anziani o più piccoli, e le cucciolate dei cinghiali sono di diverse unità. Sono i cacciatori che spingono uomini politici, superficiali o in cerca di consenso nella categoria, a presentare periodicamente e pedissequamente proposte per l’abbattimento del lupo.

    Catturare  un lupo o abbatterlo può portare ancora maggiori danni se il lupo in questione è un animale alfa, infatti il branco, per altro sempre piccolo per ragioni che dipendono dalle regole che vigono all’interno del sistema sociale del lupo, disgregandosi crea soggetti incontrollati perché privati di regole e di gerarchia. Non va inoltre dimenticato che, purtroppo, molti lupi sono comunque uccisi in incidenti stradali e in troppi casi massacrati dai bracconieri.

    Intorno al lupo troppe leggende macabre, ancora troppo forte la paura dell’uomo per ciò che non conosce o che non vuole conoscere, gli occhi del lupo, se hai la rarissima fortuna di incontrarlo, ti guardano dentro e in troppi non vogliamo conoscere quello che si nasconde nel nostro cuore.

  • Attenti a chi dice attenti al lupo

    Mentre le contraddizioni nel governo ogni giorno continuano ed aumentano, oggi diventano anche più evidenti contraddizioni all’interno degli stessi dicasteri. Infatti pochi giorni fa dal Viminale è arrivata una circolare in merito alla diffusione di lupi e alla tutela della pubblica incolumità, inviata ai commissari di governo di Trento e Bolzano e al presidente della regione Val d’Aosta, che indicava interventi preventivi per il contenimento dei lupi. Subito dopo il ministro Salvini interveniva sull’argomento specificando che i lupi non dovevano essere uccisi, se non in casi estremi, ma contenuti ed eventualmente catturati. Parere ovviamente diverso da parte del ministro dell’Ambiente e giusta levata di scudi da parte di ambientalisti e animalisti.

    La circolare del Viminale, emanata in prossimità delle elezioni ed indirizzata proprio a quelle aree i cui presidenti o commissari avevano già in passato chiesto deroghe alle direttiva habitat che identifica il lupo come specie protetta, ha palesemente un carattere di tipo elettorale. Fa in ogni caso molta specie che coi problemi che affliggono il nostro Paese (compresi quelli di agricoltori e allevatori che non reggono più alla diminuzione di molti prezzi, dal latte al pomodoro, e che subiscono vere devastazioni per la presenza ormai senza controllo di ungulati, in special modo cinghiali), il problema sia diventato, da alcuni mesi, solo il lupo. Gli psicanalisti ci vedranno sicuramente un risvolto freudiano, ma quello che a noi interessa, una volta di più, ricordare, affinché i cittadini non siano tratti in inganno da articoli di giornale o circolari ministeriali, è che il lupo non è un pericolo per l’uomo, che se un lupo incontra un essere umano si nasconde e scappa, che il lupo è l’unico deterrente per le centinaia di migliaia di ungulati e che se il lupo si avvicina un po’ di più a zone abitate è perché vi è la pessima abitudine di lasciare derrate alimentari di scarto nei pressi delle abitazioni o nelle discariche. Certamente il lupo può anche essere un problema per greggi o animali non custoditi ma è altrettanto noto che la presenza di cani da pastore e la messa in essere di recinzioni elettrificate, che peraltro si usano anche per i cinghiali, copre gli animali da allevamento da qualunque pericolo. Vale inoltre ricordare che le Regioni provvedono anche ad eventuali risarcimenti purché sia dimostrato che l’animale da allevamento è stato ucciso dal lupo e non è morto per altri motivi.

    Se, come abbiamo detto e ripetiamo, il lupo, al di là delle circolari ministeriali, non può essere ucciso, nonostante i continui abbattimenti fatti dai bracconieri, è anche un non senso, come dice Luigi Casanova, vicepresidente di Cipra Italia, parlare di cattura. Ricorda Casanova, esperto custode forestale, che la cattura del capoguida del branco porterebbe solo a disgregare il branco, creando animali senza guida, o a far sì che da uno nascano più piccoli branchi.

    In ogni caso, per essere chiari col Viminale, il ministero dell’Ambiente ha elaborato il nuovo ‘Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia’ che è al dibattito della Conferenza Stato-Regioni. Nel piano non sono previsti, fortunatamente, quegli abbattimenti controllati che invece erano apparsi nel piano del 2017. Il nuovo piano lupo rafforza l’impegno del ministero per monitorare l’animale anche attraverso il supporto tecnico di Ispra. Il lupo rappresenta una parte importante per la conservazione di biodiversità ed ecosistemi. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha sottolineato come in molti casi si denunci la presenza di lupi ma si tratti in effetti di ibridi o di cani vaganti.

    Siamo d’accordo con Legambiente nel condividere le iniziative del ministero dell’Ambiente pur rimarcando la necessità che il provvedimento arrivi celermente all’approvazione e che poi il ministero controlli che le Regioni ratifichino il provvedimento e attuino i suoi vari punti. Anche il Wwf vede nel programma di combattere il bracconaggio, sostenere le azioni di prevenzione dei danni e nel rispetto dell’ecosistema, che nel piano è ben presente, un grande passo avanti.

    Intanto procede sull’Appenino tosco-emiliano il progetto Life Wolfnet e il centro di Montadone è diventato una pietra miliare sia per salvare lupi feriti da bracconieri o automobilisti sia per monitorare i loro comportamenti.

  • Senza rispetto della natura non c’è vita

    Dice un detto arabo “tutto è scritto”, noi crediamo nel libero arbitrio che dovrebbe guidare la vita e la scelta degli esseri umani ma crediamo anche che interpretare i messaggi che ci possono arrivare dalle coincidenze e circostanze sia importante per la sopravvivenza individuale e collettiva. Interpretare i segni della natura, del destino, un’arte che gli antichi conoscevano e che le nostre generazioni hanno per troppo tempo deciso di ignorare.

    Ogni giorno nuove calamità naturali distruggono, o mettono in seria difficoltà, aree e luoghi diversi del pianeta mentre è sempre più insistente l’allarme di numerosi scienziati che denunciano come l’emergenza climatica sia ormai una priorità. Molti giovani, da diverse e tra loro lontane nazioni, chiedono che la politica, la società, l’industria, prendano atto della necessità di cambiamenti che, senza pesare in modo ingiusto sui singoli, rivedano il nostro modo di vita prima che sia troppi tardi. L’inquinamento dell’aria, il consumo del suolo, l’incuria dei territori, le continue sperimentazioni di armi  nucleari e di nuove navicelle spaziali come l’abbattimento di immense foreste, le piattaforme petrolifere sul mare o l’uso indiscriminato di materie plastiche non degradabili sono tra le tante cause che stanno portando la terra sull’orlo del baratro.

    L’uomo nelle sua superbia crede di poter piegare la natura che, invece, risponde a regole superiori, violarle significa la decadenza, la fine della nostra specie e la natura, con le sue leggi ed i suoi tempi, cerca di mandare segnali. Uno di questi segnali è arrivato negli ultimi giorni di aprile proprio mentre, una volta di più, alcuni sconsiderati riproponevano l’abbattimento di quei lupi che, salvati da pochi anni dall’estinzione, sono l’unico regolatore, tramite la catena alimentare, di altre specie, in special modo degli ungulati. I segni del destino, i messaggi che devono essere recepiti, quei messaggi al di fuori dalla tecnologia che ormai contraddistingue, anche nei rapporti interpersonali, la nostra vita. Messaggi della natura che dobbiamo ricominciare ad ascoltare e a comprendere. Il 23aprile, con stupore di tutti, nel naviglio grande di Milano un giovane lupo lotta allo stremo delle proprie forze per non morire, i vigili del fuoco riescono a salvarlo. Nello stesso giorno nel canale di una centrale idroelettrica a Lonato, Brescia, una giovane lupa disperatamente cerca di non morire annegata e i vigili del fuoco riescono a salvala. Lo stesso giorno, per la prima volta in Lombardia, due  lupi, un maschio ed una femmina, sono salvati dall’acqua dai vigili del fuoco. Entrambi, Diana ed Ambrogio, come sono stati chiamati, oggi sono al centro Just  Freedom di  Monte Adone (Bologna) nello stesso box, entrambi con  problemi cardio renali, entrambi rassicurati dalla presenza l’uno dell’altro. La vita può continuare e dare nuova vita, basta ascoltare, capire, soccorrere, lottare. Diana ed Ambrogio, vivi ed insieme dopo tante paure e pericoli, potrebbero essere un messaggio anche per noi, se i messaggi siamo ancora in grado di ascoltarli, la natura, la vita ogni giorno presenta sfide, difficoltà, problemi, ma senza rispetto della natura non c’è vita, non c’è futuro, nessuna tecnologia potrà sostituire il verde di un albero che purifica l’aria, l’ululato di un lupo che, chiamando il resto del branco, ci ricorda che la vita sociale si basa sulla capacità di cooperare e di rispettare le regole. Un grazie ai vigili del fuoco il cui impegno è salvare, uomini, lupi, gatti, salvare la vita e finché c’è vita c’è speranza.

  • A Palazzo Galli svelati i segreti di una razza speciale: il lupo italiano

    Riceviamo e pubblichiamo l’articolo apparso su ‘Il Piacenza’ il 17 novembre 2018 sul convegno svoltosi presso la Banca di Piacenza “Il lupo italiano natura, ingegno, passione. Così il sogno di Mario Messi ha dato vita al cane lupo italiano”

    C’era anche “Falco”, (con il suo affidatario di Vigolzone), come “animale interessato ai fatti”, all’incontro dedicato alla sua razza, il lupo italiano, che si è tenuto nella serata di venerdì 16 novembre a Palazzo Galli. Un magnifico maschio di 3 anni che oggi possiamo ammirare grazie all’infaticabile opera del professor Mario Messi (originario di Bergamo e laureato in filosofia – studiò economia con Luigi Einaudi), che si dedicò, dagli anni ‘60 fino alla sua morte, avvenuta nel 2011, alla creazione di una nuova – e ancora oggi l’ultima – razza canina italiana. Messi fece accoppiare un lupo dell’Alto Lazio (salvato cucciolo due anni prima) con un esemplare di pastore tedesco: nacque Zorro e da lì iniziò la storia del lupo italiano, riconosciuto come razza dal ministero dell’Agricoltura nel 1998, posta sotto il diretto controllo di un ente di tutela, l’ETLI, sciolto il quale le sue funzioni sono state prese in carico dall’AAALI (Associazione degli Affidatari e Allevatori del Lupo Italiano), che ha la sua sede operativa a Piacenza (precisamente a San Nicolò, presso lo studio veterinario del dott. Roberto Barani). Un’associazione – nata grazie al paziente lavoro del generale piacentino Giuseppe Farinelli, previsto tra i relatori ma assente per problemi di salute – assolutamente necessaria per salvaguardare la purezza della razza attraverso un Registro anagrafico ufficiale che prevede un attento programma di accoppiamenti (l’AAALI ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Milano per mantenere bassa la consanguineità e la parentela tra lupi) e l’assoluto divieto di commercializzare questi cani, che non possono essere acquistati ma solo dati in affidamento ai soci AAALI che ne fanno richiesta. L’affidatario assume precisi impegni in base a un disciplinare emanato dal ministero delle Politiche agricole. Questo per evitare ciò che temeva Mario Messi, che diceva sempre: «Guai se il lupo italiano fosse allevato e incrociato come si fa con gli altri cani: bisogna seguire le linee genetiche».

    Ma quali sono le principali caratteristiche di questo splendido animale? Gli appartenenti a questa “giovane” razza possiedono tutte le migliori caratteristiche del lupo selvatico (coraggio, robustezza, resistenza alla fatica protratta, acutezza di tutti i sensi, in particolare olfatto e vista), unitamente a tutte le migliori qualità del cane pastore tedesco (docilità, stabilità caratteriale, affidabilità e capacità di apprendimento) addirittura esaltandole.

    Aprendo la conferenza, il presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani ha detto che «non c’era sede più idonea» per ospitare un incontro di questo tipo «visto che il nostro è l’unico Istituto di credito in Italia che ha studiato un conto corrente per gli amici degli animali. Tanto raro che ne ha parlato persino il Times».

    Il presidente AAALI Dario Fiorito di Torino, dove l’associazione ha la sua sede amministrativa, ha sottolineato che «il lupo italiano è una razza nata per l’uomo anche se non sempre l’uomo è per il lupo italiano», utilizzato da Protezione civile, Forestale, Polizia, Carabinieri per interventi di ricerca e salvataggio in occasione di calamità naturali (è molto adatto sulla neve). «L’Emilia Romagna – ha osservato Fiorito – è, dopo il Piemonte, la seconda mamma del lupo italiano e sono tanti i piacentini che ci sono vicino in questa nostra attività di volontariato non facile e che ha bisogno di sostegno (sette sono gli esemplari di lupo italiano che sono stati affidati a piacentini, ndr)».

    L’onorevole Cristiana Muscardini – autrice della pubblicazione “L’ululato della memoria” che ricorda la straordinaria impresa di Mario Messi – ha evidenziato l’importanza, in questa società complessa, di salvaguardare il rapporto umano («un po’ come fa – ha esemplificato – la Banca di Piacenza con i suoi clienti, banca che è da portare ad esempio per come gestisce i risparmi degli italiani»), ma anche quello con i cani. «I lupi italiani – ha spiegato l’on. Muscardini – sono tutti uguali per affidabilità. Non sentirete mai che una persona sia stata morsa da un lupo italiano». E’ quindi stato ricordato come il lupo italiano sia stato mascotte dei Giochi olimpici invernali di Torino e lo sia della Protezione civile. Cristiana Muscardini ha messo in evidenza un problema contro il quale l’AAALI combatte da sempre: l’ostruzionismo di qualcuno che vorrebbe, con il lupo italiano, fare business.

    Il dottore Roberto Barani, responsabile dell’Ufficio centrale AAALI (che prende in esame le domande di affido), ha sottolineato «l’importanza della collaborazione con i genetisti dell’Università di Milano, che ci aiutano a tenere basso il grado di consanguineità e di parentela nell’accoppiamento e ad abbassare il rischio di alcune patologie, soprattutto cardiache. Spesso i soggetti idonei sono lontani tra loro e questo rappresenta una difficoltà. L’anno scorso è stato un anno orribile, avendo avuto solo due cuccioli. Quest’anno sta andando meglio: ne sono già nati 4 e abbiamo una femmina gravida con 6-7 cuccioli». Il dottore Barani ha poi ringraziato l’onorevole Muscardini «che ha finanziato un progetto con una banca del seme che ci ha permesso di congelare quello di alcuni riproduttori avanti con gli anni, non più in grado di effettuare la monta. Un altro sforzo che facciamo per portare avanti questa magnifica razza, conservandola e migliorandola».

  • Per i lupi ormai è emergenza bracconaggio

    Uccisi, decapitati e poi esposti come trofei. E’ questa l’ultima orrenda moda di uccidere i lupi in Italia, secondo quanto denunciato dal WWF che fa riferimento ad un grave episodio di bracconaggio in Piemonte dove è stata ritrovata la testa di un lupo mozzata e appesa ad un cartello stradale. Non è la prima volta che ci si trova di fronte ad episodi di questo tipo: contro il lupo si è scatenata una caccia alle streghe senza frontiere e sembra di tornare indietro di 50 anni, quando i lupi venivano cacciati con ogni mezzo nei paesi e poi esposti, come fossero trofei. Per difendere il lupo bisogna agire tempestivamente e lavorare non solo per fermare il bracconaggio, ma anche per fare pressione a livello istituzionale affinché venga finalmente approvato il Piano di Gestione Conservazione del lupo in Italia.

     

  • Le minacce agli animalisti non sono degne di una regione che ospiterà le Olimpiadi

    Il consigliere regionale del Veneto Stefano Valdegamberi, eletto nella lista Zaia, ha postato su Facebook la foto di un lupo ucciso in Veneto con sotto la scritta “Il prossimo che troverete in foto sarà uno della Lav” (onlus animalista da sempre attiva nella difesa degli animali e nella lotta al bracconaggio). La Lav ovviamente lo ha denunciato e ci si aspetta che Zaia condanni la frase del suo consigliere, speriamo di non aspettare invano, sarebbe ulteriormente negativo e preoccupante il silenzio del presidente della Regione che potrebbe pesare anche sulle scelte per le Olimpiadi. Difficile infatti pensare che i giochi che riuniscono atleti di tutto il mondo si svolgano in una regione nella quale un suo esponente istituzionale, come il consigliere Valdegamberi, istiga alla violenza e all’omicidio ed il suo massimo rappresentante, il presidente Zaia, avalla tale comportamento.

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker