Lupo

  • Siamo davvero sicuri di doverci difendere dai lupi?

    Da qualche tempo sono decisamente in aumento, nei quotidiani editi in certe province, articoli sempre più inquietanti che spingono a togliere il lupo dalle specie protette.

    Amministratori della Lega e cacciatori, specialmente, supportati da qualche agricoltore del nord, sembra che nel centro e nel sud il problema non sia sentito, forse per un miglior rapporto con l’ecosistema e la natura, si affannano a parlare di un aumento di lupi preoccupante.

    In Italia, dai dati oggettivi, i lupi sono poco più di tremila e quasi ogni giorno si trovano carcasse di lupi uccisi da veicoli, morti per avvelenamento, per esche avvelenate o perché hanno mangiato animali a loro volta avvelenati, o sparati oltre, ovviamente, a quelli morti per cause naturali.

    Pensiamo che nella sola provincia di Piacenza, nel 2022, sono stati trovati morti per le strade più di 14 lupi.

    Da anni la direttiva europea HABITAT ed altri ulteriori interventi hanno stabilito che i governi nazionali, con fondi ad hoc, risarciscano i danni, se effettivamente comprovati, subiti dagli allevatori per l’uccisione di animali dall’allevamento da parte dei lupi, inoltre ci sono fondi regionali per provvedere all’installazione di dispositivi di difesa e sono donati agli allevatori cani antilupo, come il pastore maremmano e abruzzese.

    Bisogna inoltre ricordare che i lupi possono avvicinarsi agli allevamenti quando sulle concimaie sono buttate le placente e le carcasse di animali morti mentre, per legge, dovrebbero essere smaltite per incenerimento da un apposito servizio. Se a questo aggiungiamo la triste abitudine di lasciare in giro o vicino a casa immondizie alimentari risulta evidente che i lupi, come altri carnivori del bosco, possano essere attirati più vicino all’abitato.

    E’ per molti ormai evidente che la furia che si è scatenata contro lupi ed orsi ha motivazioni diverse rispetto alla effettiva necessità di difendersi dalla loro pericolosità.

    La verità è che l’uomo ama più convivere con il cemento che con la natura e che l’irrefrenabile voglia di dominare un animale e di esercitare potere e violenza è troppo forte nonostante la nostra presunta civiltà.

  • Cani da difesa degli armenti: l’Italia impari dall’Africa

    Continuano periodicamente, ormai da qualche anno, le polemiche sulla presenza dei lupi in Italia e sui modi per contenerli.

    Già altre volte abbiamo affrontato l‘argomento ricordando le normative europee, che proteggono il lupo come animale essenziale per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema, dimostrando, dati alla mano, che gli allarmismi, anche di alcuni autorevoli politici, erano e restano ingiustificati, e sottolineando come, a fronte di un dimostrato danno da parte dell’allevatore, siano contemplati ed erogati contributi pubblici.

    Da molti anni vi è uno specifico progetto che dona agli allevatori i cani da guardiania, ii pastori maremmani abruzzesi che non fanno avvicinarsi i lupi agli armenti, inoltre ci sono sovvenzioni per elettrificare le recinzioni.

    E’ certamente vero che i lupi sono un po’ di più di qualche anno fa quando erano praticamente estinti come è vero che continua il bracconaggio e che molti esemplari sono travolti ed uccisi sulle strade. E’ vero che alcuni lupi scendono di più in pianura inseguendo i cinghiali, sempre più numerosi anche in città, ed è altrettanto vero che i cinghiali si avvicinano all’abitato per la pessima abitudine degli umani di abbandonare immondizie che sono per loro un interessante alimento che non costa fatica.

    Sarebbe utile, tra i tanti accorgimenti da prendere, che le regioni od i comuni organizzassero le battute ai cinghiali dove questi si avvicinano di più all’abitato, inseguire i cinghiali in collina significa spingerli sempre di più a valle e portare a valle anche i lupi che restano l’unico vero deterrente per contenere la presenza di ungulati, caprioli e cervi compresi, che sono diventati in sovrannumero.

    Il ventilato ritorno alla caccia al lupo, con il pretesto di proteggere gli animali da allevamento, sarebbe un gravissimo errore e vanificherebbe lo sforzo di anni, costato anche economicamente.

    Il Patto Sociale vi propone, con l’articolo che segue, quanto il Cheetah Conservation Fund sta facendo da alcuni anni per proteggere pecore e vitelli in Namibia, dall’attacco del ghepardo che è anch’esso un animale da proteggere perché sempre più a rischio.

    Se la presenza di cani da guardiania funziona anche contro i grandi felini perché tanta reticenza da parte dei nostri allevatori, perché non si dotano anche loro di quegli splendidi guardiani che sono i pastori maremmani abruzzesi o i pastori della Sila?

    Certo deve essere chiaro che gli armenti non possono essere protetti da cani conduttori o che non hanno la potenza fisica e la tradizione di secoli di lavoro che hanno i cani preposti alla difesa del bestiame, cani che controllano il territorio costantemente, che impediscono l’arrivo del lupo, che non lo inseguono nel bosco ma restano vicini agli animali che sanno di dover difendere.

  • Il lupo e l’ecosistema

    Fino ad un paio di anni fa molti agricoltori si lamentavano insistentemente, specie in Emilia Romagna, per la presenza massiccia di cinghiali e caprioli che, anche in pianura, devastavano i campi coltivati.

    Ora caprioli e cinghiali sono molto diminuiti, in alcune aree quasi spariti, salvo, ovviamente, l’eccezione della città di Roma, grazie all’aumento dei lupi che naturalmente procedono ad una caccia di selezione e così gli ungulati sono tornati verso le zone più boschive e collinari che offrono maggior riparo.

    Il ritorno in collina di questi animali riporterà in quelle aree anche i lupi, sempre che persone ed amministratori locali si ricordino di non lasciare incustodite ed accumulate le immondizie derivanti dal cibo che, sappiamo bene, sono una fonte di grande interesse per molti animali, dai cinghiali alle volpi, dai lupi ai topi.

    Troviamo molto pericolosa la tendenza, di alcuni organi di stampa e di qualche politico, di enfatizzare la presenza del lupo come animale pericoloso calcando la mano su alcuni fatti, sicuramente incresciosi, che si sono verificati.

    Certamente il lupo può cercare di predare vitelli e pecore, per questo da molti anni si è detto e ribadito che gli animali d’allevamento devono essere custoditi al chiuso, o all’aperto al pascolo, con idonee misure di difesa quali i reticolati elettrici ed i cani da pastore abruzzesi e calabresi.

    Certamente qualche cacciatore può aver perso drammaticamente il proprio cane ma varrebbe la pena di chiedersi quali precauzioni siano state prese visto che, purtroppo, non tutti i cacciatori usano la giusta attenzione verso i propri animali, come dimostrano i vari canili pieni di cani da caccia abbandonati.

    Qualcuno sostiene che sia stato ucciso dai lupi anche il proprio cane da compagnia ma è più che notorio che i cani non vanno lasciati alla catena, è contro la legge, e che di notte dovrebbero essere ricoverati in casa o comunque in un luogo riparato, il cane lasciato nel cortile non è solo un possibile bersaglio per lupi o cani inselvatichiti ma anche per quelle “brave persone” che si divertono a lanciare e lasciare in giro bocconi avvelenati.

    Un’indagine dell’Ispra segnala che in tutta Italia, nelle zone con presenza di lupi, soltanto 1300 sono le aziende che hanno avuto attacchi ripetuti dei lupi mentre la maggior parte delle attività d’allevamento, sempre in queste zone, ha avuto una sola predazione nell’arco di cinque anni.

    Vale inoltre ricordare che in molti casi la predazione non è da attribuirsi al lupo ma a branchi di cani inselvatichiti che hanno, per loro natura, meno paura ad avvicinarsi a luoghi abitati dall’uomo e da cani domestici. Questo problema discende da quello del randagismo e dalla mancanza, in troppe aree, di strutture per l’accoglienza dei cani abbandonati. Purtroppo non aiuta anche la pessima abitudine, in campagna e specialmente nel centro sud, di quei proprietari che lasciano liberi e senza controllo i propri cani senza averli sterilizzati, poi di fronte alle ovvie gravidanze indesiderate abbandonano i cuccioli che vanno, quelli che sopravvivono, ad aumentare la popolazione dei cani randagi.

    Il lupo è essenziale per la conservazione dell’ecosistema, qualunque ipotesi di tornare ad abbattimenti, anche selettivi, non farebbe che aggravare il problema, inoltre molti lupi già muoiono perché sono investiti dalle macchine o vittime di trappole di frodo e di esche avvelenate.

  • Se il custode si fa il lupo

    Nel numero del magazine ‘Io Donna’ del 3 dicembre un condivisibile e puntuale articolo di Fiorenza Sarzanini, sul problema sempre più grave delle violenze, aveva però un titolo “Se il custode si fa lupo” decisamente errato e preoccupante in quanto ripropone schemi sbagliati e pericolosi.

    Pubblichiamo la lettera che l’On. Cristiana Muscardini, per lungo tempo vicepresidente dell’Intergruppo per la protezione degli animali del Parlamento europeo, ha scritto alla giornalista.

    Gentile dottoressa Sarzanini,
    Ho letto con interesse, condividendolo totalmente, il suo articolo sul numero  del 3 dicembre di “Io Donna” ma dissento fortemente dal titolo che identifica nel lupo l’uomo orco, l’essere umano che compie atrocità sui più deboli.
    Credo che, specie in un momento nel quale alcuni tornano a parlare di aprire la caccia al lupo, i maggiori opinionisti e giornalisti dovrebbero con attenzione evitare di riproporre schemi antichi e profondamente errati  che identificano nel lupo il predatore cattivo, subdolo, vigliacco, feroce.
    Come ella certamente sa il lupo, dopo essere stato quasi sterminato, è diventato specie protetta in quanto rappresenta un elemento essenziale, indispensabile, per la salvaguardia, la sopravvivenza dell’ecosistema e perciò di tutti noi.
    Il lupo è un predatore che uccide per mangiare, per dare nutrimento alla sua prole o per difendersi, e solo quando non può evitare lo scontro, per questo non può essere neppure lontanamente affiancato a quegli spregevoli umani che seviziano, uccidono, abusano per il loro piacere, a tutte quelle persone violente e crudeli che, più che mai in una società troppo permissiva e con una giustizia troppo lenta, continuano a mietere vittime.
    Il politicamente corretto deve valere ormai anche per gli animali che non hanno la nostra intelligenza e, forse per questo, non commettono le atrocità delle quali la nostra specie è capace come vediamo ogni giorno, dalla guerra in Ucraina alle donne uccise, dai bambini violentati agli anziani abbondonati.
    Probabilmente il titolo dell’articolo non è stato scelto da lei ma è comunque sbagliato ed aumenta gli errori e la confusione mentre le parole del suo intervento sono chiare e spero facciano riflettere tutti.
    Con i più cordiali saluti,

    Cristiana Muscardini
    già vice presidente dell’Intergruppo per la protezione degli animali del Parlamento europeo

  • In Italia ci sono oltre 3mila lupi, quasi mille sulle Alpi

    Il lupo non è più una specie a rischio in Italia. Anzi, gli interventi di conservazione ne hanno fatto aumentare la popolazione che ora supera i 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola. La stima è dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che ha compiuto un monitoraggio tra il 2020 e il 2021 su mandato del ministero della Transizione Ecologica.

    La notizia non è accolta con piacere dall’Unione dei Comuni e degli Enti montani italiani (Uncem), tantomeno dalla Coldiretti, che chiedono un piano nazionale a difesa degli agricoltori e degli allevamenti. Ma quello dei lupi è un argomento che divide. Un piano nazionale era stato presentato nel 2019 dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa ma non è stato mai approvato dalla Conferenza Stato-Regioni per una spaccatura fra i territori, tra chi voleva la possibilità di abbattimento e chi difende la conservazione della specie.

    Se si calcola l’estensione delle aree dove è presente il lupo (41.600 chilometri quadrati sulle Alpi e 108.500 chilometri quadrati nelle regioni peninsulari), la specie occupa quasi la metà del territorio italiano, afferma il Wwf. Ovunque la popolazione di lupo è cresciuta, sulle Alpi di più, indica l’Ispra secondo cui il range può essere compreso tra 822 e 1.099 esemplari sulle Alpi e tra 2.020 e 2.645 nel resto .

    Il monitoraggio, spiega l’Istituto, “è stato documentato con 6.520 avvistamenti fotografici con fototrappola, 491 carcasse di ungulato predate, 1.310 tracce, 171 lupi morti, oltre che da 16.000 escrementi rinvenuti sul terreno. Sono state condotte 1.500 analisi genetiche che hanno permesso di identificare la specie. In totale sono stati percorsi a piedi 85.000 chilometri per raccogliere i dati necessari all’indagine”.

    Il Wwf rileva che “le minacce” per la conservazione della specie “restano attuali. Bracconaggio e mortalità accidentale continuano a ucciderne centinaia ogni anno, e l’ibridazione col cane mette a repentaglio l’integrità genetica della specie”. Il conflitto con gli allevatori, anche se inferiore ad esempio rispetto a quello causato dai cinghiali, “può localmente avere un impatto elevato su alcune aziende zootecniche”, osserva il Wwf ricordando l’efficacia delle azioni di prevenzione dei danni.

    Federparchi chiede ora che gli interventi di «conservazione delle aree protette siano rivolti verso quelle centinaia di specie, importanti per la biodiversità, che in Italia sono concretamente a rischio, seguendo le indicazioni scientifiche delle Liste Rosse».

  • Il lupo rischia di estinguersi per i troppi ibridi con i cani

    Difendere l’ambiente e le diverse specie animali, patrimonio comune e insostituibili risorse per la salvezza dell’ecosistema, e perciò della nostra esistenza, significa anche tornare ad occuparci seriamente dell’ibridazione tra lupo e cane, sia che essa avvenga all’interno di allevamenti, per altro non autorizzati all’ibridazione, sia per così dire in natura. Se attraverso controlli più attenti possono essere impedite ibridazioni da parte di allevatori che immaginano possibile creare nuove razze o rinsanguarne alcune già esistenti, pratiche che sono pericolose e dannose, in natura il problema è più complesso per la mancanza, in molte aree geografiche, di una vera cultura diffusa contro il randagismo e l’abbandono di cani. I cani lasciati vaganti, senza quel controllo che, come ricorda la Commissione europea, spetta di dovere agli Stati membri attraverso i vari enti, nazionali e territoriali, in zone limitrofe a dove vivono i lupi porta di fatto alla nascita di soggetti ibridi. Sappiamo che, fortunatamente, i lupi, dopo essere stati quasi estinti, stanno ripopolando lentamente il territorio contribuendo così all’equilibrio dello stesso, basta pensare all’eccessivo, e spesso, non solo per l’agricoltura, pericoloso numero di cinghiali ed ungulati vari, cervi, caprioli, daini etc. per contenere il numero dei quali, anche attraverso la selezione naturale degli animali più deboli, la presenza dei lupi è indispensabile. L’unione tra lupo e cane porta alla nascita di ibridi che sono soggetti più pericolosi perché non temono l’uomo, discendendo dal cane, non hanno timore di attaccare animali domestici e d’allevamento perché discendono dal lupo e comunque devono mangiare. Ma al di là di questo aspetto il pericolo più grande che si corre con la nascita di ibridi è la snaturazione del lupo, la perdita del suo Dna caratteristico ed originario con in più l’insorgenza di patologie tipiche del cane, dopo millenni di convivenza con l’uomo, ma ancora sconosciute, fortunatamente, ai lupi. Ispra avverte che si è ormai segnalata la presenza di soggetti ibridi anche sulle Alpi e perciò è necessario che si ponga rimedio a quanto non è stato fatto fino ad ora in molti paesi europei e in Italia specialmente nel centro sud dove il randagismo e particolarmente diffuso e dove, specie in campagna, sono lasciati liberi cani di proprietà non sterilizzati. Per approfondire meglio l’argomento si consiglia di documentarsi anche sul è progetto europeo MIRCO-Lupo

  • I lupi non possono essere catturati o soppressi, come prevede la direttiva ‘Habitat’. Lo stabilisce la Corte europea

    Come i nostri lettori ricorderanno diverse volte, nel passato, abbiamo avuto modo di scrivere per segnalare le tante false notizie circolate sui lupi, le uccisioni crudeli di alcuni questi animali che vivono con una organizzazione  sociale di reciproco sostegno. Abbiamo anche parlato, e aspramente  criticato, i tentativi di alcune regioni, specie del nord est, di violare la direttiva europea Habitat. Fortunatamente il Ministro italiano dell’Ambiente ha sempre difeso la normativa e la vita delle specie protette.

    Nei giorni scorsi la Corte europea, con buona pace di certi cacciatori, veri o presunti agricoltori e di certi amministratori si è pronunciarsi stabilendo in modo inequivocabile che la direttiva Habitat va sempre applicata. Secondo questa direttiva anche i lupi che lasciano il loro territorio d’origine e vanno in territori abitati dall’uomo non possono essere catturati o soppressi. Gli Stati membri dell’Unione Europea devono adottare  tutti i provvedimenti necessari alla tutela delle specie animali protette. Per i lupi e per le specie protette non vi devono essere confini o barriere, un esemplare selvatico deve essere protetto anche all’interno di zone abitate dagli uomini infatti, dice la Corte, l’area di ripartizione naturale è più ampia dello spazio geografico nel quale l’animale vive e poi si sposta secondo il suo orientamento naturale. La pronuncia della Corte mette un punto fermo e sarà inutile che nel futuro si cerchi di infrangere la direttiva chiedendo ingiustificabili deroghe.

    Certo i bracconieri continueranno a mietere vittime e purtroppo troveremo ancora lupi impallinati o impiccati ma spetterà a ciascuno di noi vigilare e alle forze dell’ordine impedire queste uccisioni o consegnare alla giustizia chi le ha commesse.

    Per quanto riguarda il problema degli allevatori ripetiamo, per l’ennesima volta, che gli armenti vanno tenuti recintati e sorvegliati da cani che, come il pastore abruzzese e maremmano, sono il miglior deterrente per proteggere le povere bestie non solo dai lupi. Proprio per venire incontro agli allevatori ci sono associazioni che allevano e regalano i cani da guardia per gli armenti e nell’eventualità che un lupo uccida un animale  dall’allevamento, se è effettivamente provato  visto che i lupi di prendono  anche colpe di altri, vi sono risarcimenti specifici.

  • Il 90% degli italiani e la maggioranza degli europei è contraria all’uccisione dei lupi

    La maggioranza dei cittadini europei è contraria all’uccisione dei lupi. Lo rileva un sondaggio d’opinione condotto da Savanta ComRes, per Eurogroup for Animals, in sei Stati membri dell’Ue (Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Finlandia). L’indagine, che mirava a comprendere meglio la percezione e gli atteggiamenti dell’opinione pubblica nei confronti della protezione dei lupi in tutta Europa, ha coinvolto 6.137 cittadini dell’Unione europea che hanno mostrato un elevato sostegno alla protezione dei lupi, in particolare in Polonia, Spagna e Italia, e un grande livello di consapevolezza dell’importanza della presenza dei lupi negli ecosistemi dei rispettivi Paesi.

    Sensibilità diffusa anche in Italia: il 90% degli italiani intervistati concorda sul fatto che il governo e l’Ue dovrebbero finanziare e dotare gli agricoltori degli strumenti per proteggere dai lupi gli animali negli allevamenti, e il 97% ritiene che i lupi abbiano il diritto di vivere nei loro contesti naturali. Il 92% sostiene che gli agricoltori e le persone che vivono nelle zone rurali dovrebbero utilizzare esclusivamente metodi non letali per dissuadere i lupi dall’avvicinarsi. Però, mentre un 40% pensa che i lupi rappresentino un rischio per le persone, solo il 23% afferma di sapere come comportarsi se dovesse incontrare un lupo, dimostrando che occorre fare molto di più in termini di formazione e di educazione nei confronti dei cittadini che oggi si trovano a condividere i territori abitati dai lupi.

    “Questa ricerca dimostra chiaramente che i cittadini italiani sostengono con forza la protezione dei lupi e si oppongono alla loro uccisione in qualsiasi circostanza”, afferma Massimo Vitturi, responsabile Lav Area Animali Selvatici. “Ci auguriamo – aggiunge – che il nostro Paese possa diventare un esempio per gli altri Stati dell’Ue, garantendo che gli attuali livelli di protezione del lupo siano mantenuti, mentre continuino ad essere garantiti i finanziamenti per lo sviluppo e la diffusione degli strumenti innovativi di protezione dalle predazioni, così da aumentare la tolleranza e l’accettabilità sociale, come previsto dalla strategia dell’UE per la biodiversità al 2030, pubblicata di recente, che invita gli Stati membri a impegnarsi attivamente con l’obiettivo di non deteriorare la conservazione delle specie protette, come il lupo”.

  • Trovato un vaccino!

    Nel 1990 ha avuto inizio presso un centro di Ricerca Californiano (UCSC) il famoso Progetto genoma umano (HGP, acronimo di Human Genome Project) per determinare la sequenza dei geni del DNA. Progetto terminato nel 2003 (con la scoperta di circa 25 mila sequenze) e costato decine di milioni di dollari. È iniziato, invece, circa 2 milioni di anni fa presso il Pianeta Terra, il famoso Progetto Buon Senso Umano (HCSP, acronimo di Human Common Sense Project) per determinare la sequenza dei comportamenti umani che ne avrebbero favorito la sopravvivenza o meno. Ad oggi, e soprattutto negli ultimi due secoli, è costato centinaia di milioni di morti a causa della perdita del buon senso umano.

    Tra tutti gli Ominidi pare che quello che abbia avuto la meglio sia stato quello meno specializzato e flessibile (denominato forse per questo Homo sapiens). Non un eccellente raccoglitore e, allo stesso tempo, non un eccellente cacciatore e con una dieta più ampia; non solo carnivoro (come, ad esempio, l’Homo neanderthalensis, che si è estinto) o non solo fruttariano. Tra tutti i cuccioli di mammiferi, quello umano, è certamente fra i meno autonomi alla nascita. La sua capacità di adattamento, infatti, dipende fortemente dalla sua educazione. È l’animale senza un habitat specifico e, per questo, quello che può adattarsi alla maggior parte dei contesti ambientali di questo Pianeta ma, ad una sola condizione. Ovvero che sia ben educato al rispetto di quelle regole di sopravvivenza a quello specifico habitat (stili di vita ed alimentari che sono “corretti” o meno se ne favoriscono o meno la sopravvivenza in quel determinato contesto). Per migliaia di anni, quindi, come per tutti gli altri animali, la più importante di tutte le attività dei propri simili adulti (non solo dei genitori ma di tutta la comunità) era quella educare i cuccioli d’uomo a conoscere e a rispettare, in ogni fase della loro vita, l’ambiente che li circonda. Perché rispettare l’ambiente significa rispettare se stessi e l’intera comunità (vegetali ed animali compresi). Lo sciamano, il curandero, il böge, lo yayan, l’elčï o l’ilčï o il capo villaggio o il consiglio degli anziani sono stati per secoli i custodi della memoria di queste regole. “Donna incinta mi chiedi… e io rispondo: per te, di questo clan, ora, qui, in questa stagione, etc. è bene fare questo e mangiare questo. Tu ragazzo cacciatore mi chiedi… etc.”. L’educazione, dicevamo. L’opera di accompagnamento alla vita autonoma (dal lat. e-ducĕre “condurre da, verso”) che prende forma grazie a tutti gli stimoli che raggiungono ogni essere umano nell’arco della sua vita. Tutti gli stimoli. Stimoli organizzati da istituti sociali naturali (come la famiglia, la tribù, etc.) o da istituti appositamente creati ad hoc (scuole, collegi, seminari, etc.). Stimoli intelligenti o stupidi, utili o inutili. Tutti in egual modo concorrono all’educazione di un essere umano. Anche i cuccioli d’uomo, come quelli di altre specie animali, crescono più per imitazione (per i fatti) che non per quello che sentono dire (le parole). A cosa sono serviti milioni di anni di storia e milioni di esperienze umane (sequenze di fatti) se non se ne mantiene la memoria? Se non si educa le future generazioni a partire dal nostro/loro passato? Per secoli i nonni hanno rappresentato le nostre risposte, il nostro rimedio (chiamiamolo qui anche “vaccino”, per quanto non ami questa parola) ai problemi e ai quesiti sul nostro presente e futuro. Gli Etnologi e gli Antropologi di tutto il mondo hanno studiato per decenni le sequenze del genoma culturale umano scoprendo (e meravigliandosi del fatto) che ad ogni latitudine e longitudine, le culture native selvatiche ed anche quelle delle comunità contadine addomesticate ma libere (perché non sotto padrone!) sono sopravvissute in armonia con il loro contesto ambientale perché consapevoli dell’importanza di educare i propri cuccioli a quelle poche, ma fondamentali, sequenze di gesti e parole quotidiane che ne hanno garantito da sempre la pacifica sopravvivenza. Espressione di quanto l’essere umano possa essere intelligente perché capace di adattarsi al contesto e non il contrario (ovvero stupido perché ostinato a cercare di piegare l’Ambiente e gli altri alle proprie limitate esigenze).

    Quanto è importante educare al buon senso e coltivare il buon senso? Per la prima volta nella storia dobbiamo dire ai nostri figli che non siamo capaci di educarli a sopravvivere. E ammetterlo sarebbe un vero atto di intelligenza (e di amore) se poi a questo aggiungessimo che noi non rappresentiamo l’unica società o cultura esistente, ma che ce ne sono molte altre e molto più intelligenti e forti di noi.

    Un’antica leggenda Cherokee o Lenope racconta che un giorno il capo di un grande villaggio decise di lasciare al nipote l’insegnamento più importante: “Nella mente e nel cuore di ogni essere umano si combatte una lotta incessante. Anche se io sono un vecchio capo, una guida per il nostro popolo che mi considera saggio, quella lotta avviene anche dentro di me. Se non ne conosci l’esistenza, ti spaventerai e non saprai mai quale direzione prendere. Magari, qualche volta nella vita vincerai, ma poi, senza capire perché, all’improvviso ti ritroverai perso, confuso e in preda alla paura, e rischierai di perdere tutto quello che hai faticato tanto a conquistare. Crederai di fare le scelte giuste per poi scoprire che erano sbagliate. Se non capisci le forze del bene e del male, la vita individuale e quella collettiva, il vero sé e il falso sé, vivrai sempre in grande tumulto. È come se ci fossero due grandi lupi che vivono dentro di ognuno: uno bianco, l’altro nero. Il lupo bianco è buono, gentile e innocuo. Vive in armonia con tutto ciò che lo circonda e non arreca offesa quando non lo si offende. Il lupo buono, ben ancorato e forte nella comprensione di chi è e di cosa è capace, combatte solo quando è necessario, e quando deve proteggere sé stesso e la sua famiglia. Anche in questo caso lo fa nel modo giusto. Sta molto attento a tutti gli altri lupi del suo branco e non devia mai dalla propria natura.

    Ma c’è anche un lupo nero che vive in ognuno, ed è molto diverso. E rumoroso, arrabbiato, scontento, geloso e pauroso. Le più piccole cose gli provocano eccessi di rabbia. Litiga con chiunque, continuamente, senza ragione. Non riesce a pensare con chiarezza poiché avidità, rabbia e odio in lui sono troppo grandi. Ma la sua è rabbia impotente, figlio mio, poiché non riesce a cambiare niente. Quel lupo cerca guai ovunque vada, e li trova facilmente. Non si fida di nessuno, quindi non ha veri amici. A volte è difficile vivere con questi due lupi dentro di sé, perché entrambi lottano strenuamente per dominare la nostra anima”.

    Quale dei due lupi vince nonno? Chiese il ragazzo.

    “Tutti e due” Rispose il nonno. “Se scelgo di nutrire solo il lupo bianco, quello nero mi aspetta al varco per approfittare di qualche momento di squilibrio, o in cui sono troppo impegnato e non riesco ad avere il controllo di tutte le responsabilità. Il lupo nero allora attaccherà il lupo bianco. Sarà sempre arrabbiato e in lotta per ottenere l’attenzione che pretende. Ma se gli presto un po’ di attenzione perché capisco la sua natura, se ne riconosco la potente forza e gli faccio sapere che lo rispetto per il suo carattere, e gli chiederò aiuto se la nostra tribù si trovasse mai in gravi problemi, lui sarà felice. Anche il lupo bianco sarà felice. Così entrambi vincono. E tutti noi vinciamo.

    Confuso, il ragazzo chiese: “Non capisco, nonno, come possono vincere entrambi?”

    E il capo indiano: “Il lupo nero ha molte importanti qualità di cui posso aver bisogno in certe circostanze. E’ temerario, determinato e non cede mai. E’ intelligente, astuto e capace di pensieri e strategie tortuose. Sono caratteristiche importanti in tempo di guerra. Ha sensi molto acuti e affinati che soltanto chi guarda con gli occhi delle tenebre può valorizzare. Nel caso di un attacco, può essere il nostro miglior alleato”.

    Il capo Cherokee allora tirò fuori due pezzi di carne dalla sacca e li gettò a terra: uno a sinistra e uno a destra. Li indicò, poi disse: “Qui alla mia sinistra c’è il cibo per il lupo bianco, e alla mia destra il cibo per il lupo nero. Se scelgo di nutrirli entrambi, non lotteranno mai per attirare la mia attenzione e potrò usare ognuno dei due nel modo che mi è necessario. E, dal momento che non ci sarà guerra tra i due, potrò ascoltare la voce della mia coscienza più profonda, scegliendo quale dei due potrà aiutarmi meglio in ogni circostanza. Se capisci che ci sono due grandi forze dentro di te e le consideri con uguale rispetto, saranno entrambi vincenti e convivranno in pace. La pace, nipote mio, è la missione della nostra gente, il fine ultimo della vita. Un uomo che ottiene la pace interiore ha tutto. Un uomo che è lacerato dalla guerra che si combatte dentro di lui, non è niente. Il modo in cui sceglierai di interagire con le forze opposte dentro di te determinerà la tua vita. Far morire di fame l’uno o l’altro o guidarli entrambi”

    Poche parole sincere, semplici e disinteressate e che aiutano la parte sinistra e destra del cervello a comprendersi a vicenda e a comprendere la storia della nostra vita, della nostra comunità, del nostro popolo e dell’intera umanità. E forse pillola di saggezza (vaccino culturale) tra i più potenti per educare/salvare le future generazioni da ogni nostro ipocrita, prevenuto e ignorante tentativo di difendere ormai l’indifendibile.

  • Il lupo della Sila e il signor Guzzo, finalmente una storia vera

    Molte volte in questi anni abbiano sentito gridare, dalle pagine di svariati giornali e dalle dichiarazioni di rappresentanti di istituzioni o sindacati agricoli, al lupo al lupo, come se una grave minaccia incombesse più o meno ovunque. Il lupo più pericoloso dell’Isis o di Trump, dell’immigrazione o della catastrofe ambientale, delle stragi sulle strade o del sempre più consistente dilagare della droga o della criminalità. Molte volte scienziati e studiosi, non solo associazioni animaliste o benpensanti, nel vero senso del termine, hanno cercato di spiegare quanto il lupo, animale sociale per eccellenza, non sia  un pericolo per l’essere umano, sia contrastabile, con i mezzi adeguati, quando in cerca di cibo si avvicina ad animali domestici che sono al pascolo, e sopratutto rappresenti un insostituibile attore per la conservazione dell’ecosistema.

    La paura di quanto non si conosce, i pregiudizi che derivano da non culture e da ignoranza, la necessità di trovare sempre un nemico, un colpevole etc etc hanno continuato a fare proseliti tanto che, in modo assurdo, si è tentato di far credere che il lupo fosse, sia un pericolo per le persone. Non faremo qui, per l’ennesima volta, l’elenco del perché il lupo non è un pericolo per l’uomo, e neppure per gli armenti, se custoditi in modo adeguato con cani da guardia adatti come i pastori abruzzesi o maremmani, ma vogliamo raccontarvi quello che è veramente accaduto pochi giorni fa, tra Capodanno e l’Epifania.

    Una coppia viaggiava sulla statale 107, la Silano crotonese, quando, al ciglio della strada hanno visto un animale accasciato, un cane, un lupo? Fermatisi per soccorrerlo, ci sono ancora persone che provano sentimenti di empatia e generosità, hanno visto che era il lupo, un vero lupo della Sila. II signor Giuseppe Guzzo, i suoi filmati e le sue dichiarazioni girano sui  social, gli ha accarezzato la schiena poi il lupo ha aperto  la bocca prendendogli il ginocchio, si sono guardati negli occhi, i meravigliosi e profondi occhi del lupo hanno fissato gli occhi del suo soccorritore, il lupo, che non aveva mai stretto la presa al ginocchio, ha tolto la bocca e si è sdraiato sul fianco come avesse capito le parole di Giuseppe, lupo sono qui per aiutarti, come se avesse compreso, guardandogli gli  occhi, che aveva incontrato un amico umano. Sono arrivati soccorsi, il lupo è ricoverato a Cosenza, ha avuto alcuni traumi probabilmente causati da un investimento, ma presto potrà tornare alla sua montagna, nel frattempo mentre lo curano ha rifiutato tutti i tipi di carne, mangia solo cinghiale.

    Una volta di più è dimostrato che il lupo non è un pericolo per l’uomo ed è un grande aiuto per l’equilibrio naturale perché cacciando i cinghiali impedisce che questi, che sono già un problema per il loro numero sempre in aumento, diventino un serio pericolo per le coltivazioni, per l’ecosistema e anche per l’uomo infatti quando ci sono i piccoli i cinghiali non esitano, per difenderli, ad aggredire le persone.

    Questa volta nessuna disquisizione  scientifica, solo il racconto della realtà e chi vuole capire capisca.

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