Lupo

  • L’Assemblea annuale dell’AAALI

    Domenica 26 aprile si è svolta a Rivergaro, nella Sala della Casa del popolo, l’assemblea annuale di AAALI, l’associazione nazionale, con sede nel piacentino, che riunisce gli allevatori e gli affidatari del cane lupo italiano, cane da lavoro ed utilità.

    La razza del cane lupo italiano, tutelato e controllato dal Ministero della Salute e delle politiche agricole, nacque nel 1966 dall’impegno e dalla passione di Mario Messi, nell’allevamento di Cumiana (TO).

    Messi riuscì ad incrociare una lupa degli Appennini con un pastore tedesco fissando, negli anni, le caratteristiche morfologiche che oggi danno vita ad esemplari di grande affidabilità, bellezza (hanno gli occhi intensi del lupo) e capacità di lavoro e relazione.

    Il cane lupo italiano non può essere venduto ma è dato in affido agli iscritti alla associazione la quale risponde ai ministeri attraverso la commissione centrale ed ogni nuovo cucciolo deve essere iscritto al Rau.

    Durante l’assemblea è stato presentato il nuovo progetto che sarà seguito dai genetisti veterinari dell’Università di Milano e che permetterà il massimo controllo sulla salute e le attitudini di questo meraviglioso cane che, negli anni, si è distinto per vari e difficili interventi di protezione civile e soccorso.

    Il cane lupo italiano è anche uno splendido compagno di vita, affettuoso con la sua famiglia umana, mai aggressivo con gli estranei ma attento custode ed incline al gioco.

    L’AAALI ha anche dato inizio, su richiesta del Ministero, a corsi di formazione per valutatori, i corsi si svolgono periodicamente nel centro di addestramento Casa Runa nel piacentino.

    Per ogni ulteriore informazione il direttivo di AAALI può essere contattato.

    Il presidente

    Dottoressa Anastasia Palli

  • Il ritratto di una società e di un tempo attraverso singoli percorsi di persone comuni: Muscardini, al PalabancaEventi di Piacenza, presenta, con il sociologo Prof. Nuvolati, il suo libro ‘il lupo e le ombre’

    Una serie di immagini che scaturiscono in racconti brevi, quasi pennellate, per disegnare la vita, lo scorrere di eventi, cercare di cogliere sensazioni, narrare lo scorrere di eventi che coinvolgono non soltanto gli umani. Così Cristiana Muscardini ha sintetizzato il proprio libro di racconti in un serrato e vivace dialogo con il sociologo Prof. Giampaolo Nuvolati davanti all’attento pubblico del PalabancaEventi della Banca di Piacenza, istituto sempre attivo nel promuovere iniziative culturali, presenti, infatti, anche il presidente Nenna, il direttore generale e il vicepresidente, Avv. Prof. Domenico Capra che ha aperto l’incontro.

    ‘Il lupo e le ombre’, questo il titolo del libro, pubblicato da Ulisse Edizioni, in cui l’autrice trasfigura parzialmente in fiction storie di persone, di animali e di luoghi, dalla Val Trebbia, a Milano, alle pianure del ferrarese.

    Nei racconti, è possibile ravvisare quei fili che portano dal particolare all’universale, ciò in cui si dice consista l’arte, e che consentono di trarre trame e percorsi individuali, linee di tendenza e fili conduttori di una società, un’epoca, una nazione. Lo dice esplicitamente Giampaolo Nuvolati, che, in quella serie di flash lanciati da Muscardini ai lettori, individua una serie di metafore attraverso le quali si può leggere un’intera collettività nel tempo presente. Così, dice Nuvolati, il lupo simboleggia quella linea di demarcazione tra bene e male che è essenziale per ciascun individuo per rapportarsi agli altri, per orientarsi in mezzo a una collettività, mentre le ombre rappresentano da un lato le paure e insicurezza, gli scheletri nell’armadio che ciascun individuo inevitabilmente porta con sé e dentro di sé, dall’altro un qualcosa di alieno, nel senso di diverso da sé, contro il quale ciascuno combatte per affermare se stesso, i propri valori, o presenze che indicano percorsi.

    In una società che Muscardini descrive come  sempre più parcellizzata e atomizzata, se non addirittura resa autistica dai social media, nella quale la comunicazione interpersonale e il senso stesso della struttura sociale si sono persi (né Muscardini né Nuvolati hanno contestato apertamente l’uno vale uno ma ad ascoltarli era difficile non pensare a nesso tra idiozia veicolata via social e l’espressione politico-sociale ed elettorale del rimbambimento dovuto a quella sorta di autismo da social media), le ombre rappresentano anche, come in effetti traspare dall’ultima delle tre sezioni in cui è suddiviso il libro, quelle sfide e quelle minacce che incombono oggi su tutti e su ciascuno, dalla tutela dell’ambiente alla preservazione del mondo occidentale rispetto a chi gli muove guerra.

    Il lupo, né buono né cattivo, vive in un branco con regole sociali definite e rispettate e si cura dei suoi piccoli come dei compagni malati ed anziani, uccide per mangiare non per crudeltà o diletto, forse l’uomo ha qualcosa da imparare? La volpe sa intelligentemente riconoscere i propri limiti, Santa, madre e moglie stanca, si reinventa la vita quando comprende che la forza di una donna non è solo accudire gli altri, Gianbattista il venditore, deriso e poi invidiato, scopre il valore del suo lavoro cominciando ad occuparsi degli altri e poi la domanda antica, chi scegliere tra Roma e Cartagine? Non siamo forse tutti collegati dal passato che diventa futuro se vogliamo che il futuro esista, sta a noi scegliere.

    Poche parole per ogni storia, in ogni storia pensieri, riflessioni e realtà per sorridere, condividere, riflettere.

  • Appello agli Stati della Ue per non declassare la tutela del lupo

    Duecentotredici organizzazioni europee hanno firmato l’appello rivolto ai governi degli Stati membri dell’Unione europea per chiedere di non ridurre il livello di protezione del lupo nei rispettivi territori. La richiesta è contenuta in una lettera indirizzata ai ministri dell’Ambiente dell’Ue, inviata il 17 dicembre 2025, in cui associazioni ambientaliste, animaliste e scientifiche mettono in guardia dai rischi legati al recente cambiamento normativo deciso a livello europeo.

    Nel dicembre 2024, su proposta dell’Unione europea, il lupo è stato declassato nella Convenzione di Berna, una scelta che ha poi portato alla modifica della Direttiva Habitat, con il passaggio della specie dall’Allegato IV (specie rigorosamente protetta) all’Allegato V (specie protetta ma gestibile). Gli Stati membri hanno tempo fino al 15 gennaio 2027 per recepire la modifica, ma, come ricordano le organizzazioni firmatarie, non sono obbligati ad abbassare il livello di tutela a livello nazionale.

    Secondo i promotori dell’appello, la decisione europea non è supportata da basi scientifiche solide. I dati ufficiali mostrano infatti che, nonostante una parziale ripresa in alcuni Paesi grazie alla protezione rigorosa, il lupo presenta ancora uno stato di conservazione sfavorevole in sei delle sette regioni biogeografiche europee. Anche la Large Carnivore Initiative for Europe aveva espresso forti perplessità, sottolineando che le decisioni sulla fauna selvatica dovrebbero basarsi su evidenze scientifiche e non su valutazioni politiche.

    Nel documento si richiama inoltre una recente pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea del giugno 2025, che ha ribadito come lo stato di conservazione di una specie debba essere valutato Paese per Paese, e non su scala transfrontaliera. Un principio che rafforza la possibilità, per i singoli Stati, di mantenere una protezione più elevata del lupo.

    Le organizzazioni firmatarie avvertono anche che il declassamento rischia di indebolire le politiche di convivenza tra lupi e comunità rurali, alimentando l’idea che l’abbattimento sia una soluzione efficace ai conflitti con la zootecnia. Al contrario, la lettera ribadisce che prevenzione, corretta gestione del bestiame, misure di protezione e sistemi di compensazione condizionati sono gli strumenti più efficaci e sostenibili per ridurre le predazioni.

    L’appello è stato lanciato mentre sono ancora pendenti due ricorsi davanti alla Corte di giustizia europea che contestano la legittimità del declassamento della specie. Per questo, sottolineano le associazioni, qualsiasi decisione definitiva in termini di regolamentazione normativa dovrebbe attendere l’esito dei procedimenti giudiziari in corso. «Proteggere il lupo non è solo una questione faunistica», si legge nel testo, «ma un indicatore dell’impegno dell’Europa nella tutela della biodiversità». Un messaggio che le organizzazioni chiedono agli Stati membri di tradurre in scelte concrete, mantenendo alti livelli di protezione e investendo su una gestione fondata su dati scientifici e responsabilità condivise.

  • Cervo reale e lupi insieme per conservare l’ecosistema

    Ormai la maggioranza delle persone, se non sono, per interesse o ignoranza negazionisti ad oltranza, sanno che la sopravvivenza dell’essere umano è strettamente legata a quella dell’ecosistema e che l’ecosistema vive, benché ammalato, se vivono le varie specie esistenti sulla terra.

    Il censimento degli animali selvatici rientra tra le attività necessarie a mantenere l’equilibrio dell’ecosistema.

    In Italia si è recentemente tenuto, con l’aiuto di centinaia di volontari, nell’Appennino dell’Emilia Romagna e della Toscana, il monitoraggio dei cervi reali e dei lupi.

    Il cervo reale, detto anche cervo rosso, è predato da aquile e lupi, una selezione naturale che contribuisce alla sopravvivenza della razza senza che un’eccessiva espansione possa creare problemi.

    E’ solo dal 2008 che esiste una norma per il censimento organico e basato su dati ricavati dagli appostamenti organizzati.

    I maschi, dei cervi sessualmente maturi, sono individuati tramite i loro bramiti, il suono che emettono nella stagione degli accoppiamenti, questo metodo fu iniziato dallo svedese Prof. Rorlf Langvatn, la stagione degli accoppiamenti è tra la fine di settembre ed ottobre.

    Il censimento termina quando, in primavera, i cervi escono dal bosco, per cercare l’erba nuova dei prati, e così possono essere individuati e contati anche i nuovi nati, le femmine ed i maschi giovani.

    Il monitoraggio effettuato nel Parco Nazionale foreste casentinesi monte Falconara e Campigna aveva dato, nel 2014, la presenza di 690 maschi adulti, nel 2024 i maschi adulti erano ridotti a poco più di 300.

    Nel Parco, ormai da un certo tempo, è arrivato, spontaneamente, il lupo abruzzese, anche per il lupo una parte del monitoraggio avviene attraverso il controllo dei loro ululati che sono sollecitati con un apparecchio che lancia degli ululati già registrati e che poi nuovamente registra gli ululati che i lupi emettono per rispondere.

    Nel parco è presente una popolazione di circa 120 lupi, numero stabile da dieci anni, il che dimostra come sono infondate le paure per una proliferazione esagerata di questi carnivori ai quali dobbiamo la caccia selettiva e la pulizia dei boschi quando mangiano le carcasse degli animali morti.

    I lupi sono controllati anche attraverso lo studio del Dna, che si trova nei loro escrementi, e con le fototrappole che studiano i comportamenti e le modalità di caccia, una caccia che ha ridotto il numero degli ungulati la presenza dei quali, se eccessiva, crea problemi alla vegetazione spontanea, alla crescita degli alberi giovani, perciò all’ecosistema ma anche all’agricoltura.

  • Il lupo? Una vittima della cultura ‘woke’ che antepone i desideri alla realtà

    In un’epoca in cui la memoria storica viene cancellata se urta la sensibilità attuale e in cui a Cristoforo Colombo viene attribuita la colpa di aver posto le premesse della tratta degli schiavi verso il Nord Americana prima e piuttosto che il merito di aver scoperto l’America, il lupo potrebbe forse invocare una revisione delle favole visto la fama sinistra che gode alla luce di racconti come ‘Cappuccetto Rosso’.

    Del resto, nel momento in cui si fanno i conti coi dati reali piuttosto che coi desiderata, il lupo ha anche le sue buone ragioni da far valere. Intanto, come ha ricordato una sentenza del 2024 emessa dal Tar dell’Alto Adige che ha bloccato l’abbattimento di due lupi deciso dalla Provincia di Bolzano, il lupo è una specie protetta sulla base di direttive dell’Unione europea e quindi il suo abbattimento è ammesso solo come extrema ratio, quando non si può fare altro per proteggersi da aggressioni che rientrano nella sua natura di animale cacciatore. Ma a monte, come evidenzia la zoologa Mia Canestrini, si tratta proprio di superare lo stereotipo che vuole il lupo come una creatura malvagia da cui difendersi anche uccidendolo. «Il lupo non è né buono né cattivo – fa presente Canestrini -. Dovremmo smettere di applicare alla realtà i criteri di un film di Walt Disney. Sicuramente nasconde tratti sociali sorprendenti, che lo rendono incredibilmente simile all’uomo nel bene e nel male, se proprio dobbiamo usare questi concetti. Nel suo gruppo, per esempio, il lupo è molto solidale con il resto dei componenti; se un membro del branco viene ferito anche gravemente gli altri non lo abbandonano, cercano invece di garantirgli la sopravvivenza proteggendolo e nutrendolo».

    «Il problema – osserva ancora la dottoressa – non sta nei lupi ma nella prevenzione: informare, educare, sensibilizzare. Non so quanto si sia investito nella prevenzione ma in 20 anni di attività al fianco degli allevatori per gestire il conflitto con il lupi sono state più le vittorie che le sconfitte. Abbiamo portato i danni a zero o a un numero irrisorio di capi persi. Le uniche aziende che hanno continuato ad avere attacchi erano quelle che rifiutavano qualsiasi strumento di prevenzione».

  • La paura del lupo troppo volte frutto di ignoranza

    Continuano le polemiche sui lupi, continua a non esserci una distinzione tra il lupo selvatico, gli ibridi e i cani inselvatichiti, continuano a diminuire i cacciatori ma ad aumentare le giornate di caccia che, per quanto riguarda l’Emilia Romagna e la caccia al cinghiale, durano tutto l’anno.

    Anche le mini-lepri e i colombacci hanno uno status particolare che permette ai cacciatori di ucciderne anche dieci al giorno.

    Fermo restando il diritto di ciascuno, rispettando la legge, di coltivare i propri interessi, e prima che si ricominci a sparare al lupo, in maniera indiscriminata, anche se la normativa non lo permetterebbe, vogliamo una volta di più pregare tutti coloro che hanno paura del lupo di documentarsi. Documentarsi non è difficile, visto che sono molti i ricercatori e gli scienziati che si occupano del problema e molti i documentari che la televisione manda periodicamente in onda.

    I lupi non aggrediscono l’uomo e sono più inoffensivi di api e vespe che portano spesse volte alla morte per choc anafilattico.

    I lupi cacciano per mangiare ed è evidente che se gli animali da allevamento non sono custoditi in modo adeguato, i cani sono lasciati alla catena, gli animali al pascolo non hanno cani di guardiania adeguati e reti elettrificati che li proteggano, se le immondizie sono lasciate fuori dalle case e le placente anziché smaltite regolarmente per risparmiare vengono buttate vicino alle stalle, i lupi si avvicinano  alle stalle ed alle abitazioni, anche inseguendo i cinghiali che nelle immondizie trovano un pasto prelibato.

    I lupi sono importanti per la sopravvivenza dell’ecosistema, che non può avere un sovraffollamento di ungulati, cibo predominante dei lupi. Come in tutte le cose che riguardano la sopravvivenza dell’uomo, sopravvivenza che solo una corretta gestione dell’ecosistema garantisce, ci vuole la capacità di affrontare i problemi senza pregiudizi ed interessi di parte.

    E’ difficile ormai ed evidente:se il buon senso vincesse, e il rispetto degli altri pure, non avremmo le attuali guerre in corso.

    Deve essere impegno di ciascuno di coloro che sanno come il rispetto della natura sia garanzia di vita per tutti, anche a difesa di quelli che si impegnano continuamente a distruggerla, continuare a ricordare che la vita del lupo è anche la nostra vita.

  • Avvelenati quattro lupi a Levico Terme: urge una risposta immediata e strutturale

    Il recente avvelenamento di quattro lupi nei pressi di Levico Terme, in Trentino, rappresenta un grave episodio che solleva interrogativi sulle strategie di gestione della fauna selvatica e della sicurezza ambientale in Trentino. Si tratta di un atto illegale che non solo mette a rischio la biodiversità, ma compromette anche la qualità e la sicurezza degli ecosistemi locali.
    L’avvelenamento, oltre a causare la morte degli animali direttamente colpiti, rappresenta una minaccia per l’intera catena alimentare e per la salute pubblica. La dispersione di sostanze velenose nell’ambiente può infatti avere ripercussioni su altre specie animali, domestiche e selvatiche, nonché sugli esseri umani.
    In questo contesto, sollecitiamo una chiara presa di posizione da parte dei sindaci dei comuni coinvolti e della Provincia Autonoma di Trento. In particolare, chiediamo all’Assessore Roberto Failoni, di esprimersi con fermezza per condannare un crimine gravissimo che getta un’ombra sull’intera Provincia. È necessario che le istituzioni condannino con fermezza questo crimine orribile e avviino un’indagine approfondita per individuare i responsabili, garantendo che simili episodi non si ripetano.
    Un aspetto critico è la gestione delle bonifiche ambientali. Ad oggi, la Provincia di Trento, al contrario di altre regioni alpine, non dispone di nuclei cinofili anti-veleno, moderni strumenti indispensabili per localizzare e rimuovere con precisione eventuali esche o residui tossici. La mancata istituzione di queste unità operative rappresenta una gravissima lacuna che va colmata con la massima urgenza.
    È inoltre fondamentale investire in campagne di sensibilizzazione e formazione rivolte alla popolazione locale per promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza della convivenza con la fauna selvatica in cui anche noi, come Associazioni, proveremo a fare la nostra parte. Tali azioni, combinate con un potenziamento delle attività di monitoraggio e controllo, possono contribuire a mitigare i conflitti uomo-animale e prevenire atti di bracconaggio o avvelenamento.
    Ribadiamo infine che la tutela del lupo, specie protetta a livello nazionale ed europeo, non è solo un obbligo legislativo, ma anche una responsabilità etica e ambientale. La conservazione della biodiversità è un elemento chiave per garantire la stabilità degli ecosistemi e il benessere delle future generazioni.
    Invitiamo le istituzioni a intervenire prontamente, rafforzando gli strumenti normativi e operativi per la tutela dell’ambiente e per garantire giustizia in questo caso specifico.
    Comunicato stampa a firma delle Associazioni Ambientaliste Io non ho paura del lupo, WWF del Trentino, ENPA del Trentino, LIPU Sezione Trento

    #iononhopauradellupo

  • Una Regione non potrà decidere in autonomia se e quanti lupi uccidere

    Si continua a parlare, molto a sproposito e sempre con toni troppo accesi, del lupo, anche noi torniamo sull’argomento rifacendoci ad una intervista rilasciata in autunno all’agenzo Adnkronos da Luigi Boitani, a livello mondiale uno dei più famosi esperti sul lupo.

    Il professore sottolinea quanto sia dannoso e tecnicamente poco utile abbassare il grado di protezione del lupo in Europa. Non è vero, ricorda il prof. Boitani, con la sua esperienza alla cattedra di zoologia all’Università La Sapienza di Roma, che il Consiglio europeo abbia approvato l’abbattimento del lupo, ha solo approvato che si chieda alla Convenzione di Berna di abbassare il grado di tutela della specie. All’interno della Convenzione di Berna la Commissione europea ha la maggioranza con 27 voti; se grazie a questi voti la proposta passerà bisognerà poi modificare la direttiva Habitat e cioè quella normativa europea sulle specie e gli habitat in pericolo.

    E modificare una direttiva non è certo cosa rapida.

    E’ perciò evidente che, per cambiare gli elenchi delle specie protette dalla direttiva, la Commissione dovrà predisporre una proposta che andrà poi approvata all’unanimità dagli Stati membri, basta che un Paese si opponga e tutto si blocca. Già ora comunque i lupi sono abbattuti: basta pensare ai 250 eliminati in Francia.

    All’interno della Ue ogni Paese ha un suo modus operandi: la Spagna, che ha circa 3000 lupi, è contraria a qualsiasi tipo di controllo della popolazione e così pure la Polonia; ci sono invece Paesi che, come la Svizzera (Paese extra-Ue ma confinante con tutti Paesi della Ue e che apparentemente dice di essere rispettosa di verde e natura), stanno praticamente sterminando tutti i branchi.

    Per Boitani il vero pericolo è che, come sempre, quando si tratta del lupo, non si riesca a trovare la giusta via di mezzo, che vuol dire avere il numero di lupi necessario all’equilibrio e alla sopravvivenza dell’ecosistema, insegnare agli allevatori come proteggersi e ricordare che il lupo è l’unico vero strumento per contenere il proliferare degli ungulati, cinghiali in testa.

    Il professore ricorda ancora come in tutto l’Appennino centro-meridionale siano presenti ovunque cani pastore, mezzo di prevenzione, e come da sempre quelle popolazioni siano abituate a vivere e lavorare a fianco del lupo mentre gli allevatori del Nord Italia o del Nord Europa, tipo Olanda, non sono abituati a quel lavoro in più che comporta il gestire un cane da guardiania, mettere recinti elettrici e stalle per il ricovero degli animali.

    La Commissione europea ha dato molti fondi al mondo dell’agricoltura e dell’allevamento, sia per i cani che per i ricoveri in montagna nei quali possono dormire i pastori. La convivenza col lupo va perciò «vista in un’ottica di compromesso» attraverso «un piano che dia al lupo la certezza di non estinguersi e all’uomo quella di come e dove praticare la pastorizia».

    Senza polemica ma in maniera molto secca il professore aggiunge: «Se poi viene fuori l’Alto Adige che dice che il 98% del suo territorio non è adatto al lupo è evidente che non c’è possibilità di dialogo».

    In Italia nel 2015 fu redatto un piano, dopo 10 anni la conferenza Stato-Regioni non lo ha ancora valutato. Vi sono comunque Stati che premono per la libertà di abbattimento, senza richieste di deroghe, tra i quali: Italia, Svezia, Austria. E alla fine anche la Germania ha contribuito a determinare la maggioranza che ha fatto passare la richiesta di modifica dello status del lupo.

    In ogni caso va mantenuto lo stato di conservazione favorevole, perciò in ogni caso una Regione non potrà decidere in autonomia se e quanti lupi uccidere, è lo Stato nazionale a mantenere il ruolo decisionale.

  • Attenti al lupo

    Anche in questi giorni sono comparsi articoli che sembrano vere e proprie sentenze contro i lupi, fortunatamente altri hanno riportato la questione alla realtà ma intanto continuano le azioni di bracconaggio che colpiscono soprattutto i lupi dispersi o i più giovani, ancora sprovveduti rispetto ai pericoli rappresentati dal mammifero a due gambe.
    Molti altri lupi sono uccisi dalle macchine, anch’io questa mattina ne ho trovato uno sul ciglio della strada e ho chiamato l’ambulanza veterinaria del centro per la cura degli animali selvatici perché venisse a prenderlo.
    Si trattava di una femmina ancora molto giovane, probabilmente non arrivava all’anno
    di età.
    In un dossier del comandante dei Carabinieri  forestali del gruppo di Parma si legge molto chiaramente che ”il lupo è un importante fattore nella riduzione del numero di cinghiali e di conseguenza della diffusione della peste suina, di caprioli e di altre specie che negli anni sono proliferate”.
    Nel dossier si evidenzia anche che le morti di alcuni cani possono essere attribuite “più che al lupo ai cinghiali”.
    La nota della Prefettura di Piacenza ha messo in rilievo come “i danni eventualmente provocati dai lupi sono integralmente risarciti e sono anche compensati dagli effetti positivi per l’agricoltura con il contenimento della fauna selvatica”.
    Qualche agricoltore ed allevatore ha anche ammesso che i lupi sono  stati e sono essenziali  per l’abbattimento delle nutrie che scavando le tane negli argini di fiumi e dei canali creano rilevanti problemi.
    Perciò, cari lettori, attenti al lupo, attenti a non investirlo e se ne trovate uno in difficoltà chiamate i carabinieri o il centro per gli animali selvatici più vicino a voi, attenti al lupo cioè siate anche voi portatori del messaggio per quella pacifica convivenza che salva l’ecosistema e perciò la nostra vita.

  • Il lupo non un pericolo ma è in pericolo

    Spesso in questi ultimi tempi sono aumentate le richieste di aprire la caccia al lupo, di togliere il lupo dalle specie protette perché il loro numero è in aumento.

    Sommessamente ma a ragion veduta e con caparbia costanza continuiamo a sostenere che l’aumento del numero dei lupi è gran parte dovuto alla fantasia, alla voglia dei cacciatori di sparare a qualcosa di più impegnativo della lepre e di meno pericoloso del cinghiale, e che se si vede qualche lupo sceso più a valle questo è dovuto a ben note ragioni.

    Sappiamo infatti che i lupi inseguono caprioli e cinghiali e che questi animali sono ormai arrivati ai bordi dei paesi e delle città a cause delle molte immondizie abbandonate o dei cassonetti non chiusi ermeticamente, così come sappiamo che molti allevatori invece di smaltire correttamente le carcasse di animali morti e le placente attraverso i canali che la legge prevede per evitare anche un piccolo esborso di denaro le buttano sui letamai attirando così i lupi vicino agli allevamenti.

    Qualunque, anche superficiale, studioso della nature sa bene che delle nuove cucciolate della coppia alfa, l’unica che può riprodursi, pochi arrivano all’anno di età perché molti soccombono per tutti i pericoli e le malattie che esistono in natura, non ultima la rogna che corrodendo il pelo dei cuccioli li condanna a morte per ipotermia.

    Se a tutto questo aggiungiamo i lupi uccisi sulle strade, quelli vittima del bracconaggio, delle trappole e delle sevizie di alcuni sciagurati è facile capire che il problema lupi è un problema minimale anche per gli allevatori, se hanno l’intelligenza e la volontà di dotarsi di quei presidi di sicurezza che per altro sono loro offerti gratuitamente come i cani da guardiania.

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