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  • I talenti incontrano le eccellenze: riparte il Progetto TIE promosso dall’Enpav

    Scade venerdì 20 dicembre il termine per i Medici Veterinari e per le strutture veterinarie che si rendono disponibili ad accogliere i giovani tirocinanti del progetto TIE Talenti Incontrano Eccellenze. Il progetto formativo è ideato e finanziato dall’ENPAV (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Veterinaria) ed è pensato per i giovani laureati in Medicina Veterinaria e consta di un tirocinio professionale della durata di 6 mesi e di un contributo mensile di 500 euro.
    La novità di quest’anno è che si possono candidare anche i professionisti esperti nei settori dell’ippiatria e degli animali da reddito. Tra le strutture veterinarie che possono ospitare i tirocini -oltre a quelle che si occupano di animali d’affezione -sono state incluse quelle dedicate ai cavalli.
    Sul sito enpav.it è pubblicato l‘avviso per la formazione dell’elenco delle strutture e dei professionisti aderenti. Le strutture che si sono già candidate nella precedente edizione dovranno confermare la loro candidatura.
    Gli aspiranti tirocinanti potranno presentare domanda all’inizio del 2020. Per partecipare occorre avere meno di 32 anni, essere iscritti all’Ente ed in regola con i contributi ENPAV, possedere la Partita IVA, non essere inseriti in altri progetti formativi e non aver già usufruito di TIE.

  • Addio al Prof. Dioguardi, grande medico e grande uomo

    Qualche giorno il prof Nicola Dioguardi è mancato all’affetto della sua famiglia e dei tanti, tantissimi, che negli anni avevano trovato in lui non solo il luminare della medicina ma anche l’uomo attento ai turbamenti ed alle preoccupazioni dei pazienti. Fino all’ultimo è stato fedele a se stesso, lontano dalla politica  e dedito alla scienza ed alla conoscenza, indipendente, fiero, qualche volta burbero, sempre pieno di umanità, guardava i malati negli occhi, occhi di una profondità sconcertante, e poneva domande precise per avere risposte precise. In un mondo sempre più tecnologico ed impersonale Dioguardi rappresentava il medico come tutti vorremmo che fosse chi ci deve salvare dal male, e lo ricorderemo come l’abbiamo visto tante volte, serio e curioso, pensieroso e dolce, un grande medico, un grande uomo, un grande amico.

  • L’inversione valoriale delle importazioni

    Nella elaborazione di qualsiasi strategia di crescita economica è fondamentale la valutazione del  valore aggiunto che ogni settore riesce a produrre al fine di individuare quelli in grado di svilupparne maggiormente. E’ infatti quasi superfluo ricordare come qualsiasi prodotto o servizio sia espressione della sintesi di know how industriali e professionali i quali apportano il proprio valore nelle diverse fasi di realizzazione di un prodotto o di un servizio.

    Da questa semplice valutazione vengono elaborate successivamente le diverse strategie economiche che possono divergere ampiamente in quanto ottenebrate dalle ideologie. I sostenitori, con risultati sempre nefasti, delle varie New Economy prima ed ora della app/sharing/Gig Economy, hanno sempre individuato nel sistema industriale/manifatturiero, specialmente italiano, un settore a basso valore aggiunto. Questi illustri esponenti del “mondo dell’innovazione”, poi, sostengono in particolare come le fiere del tessile-abbigliamento-calzaturiero ed arredamento fossero destinate all’estinzione considerando impossibile contrastare la concorrenza dei paesi a basso costo di manodopera. Viceversa i soli settori ad alta tecnologia venivano individuati come gli unici che avrebbero potuto sostenere la crescita economica in quanto espressione di filiere ad “alto valore aggiunto”.

    Leonardo (ex Finmeccanica), infatti, è riuscito in una settimana a trovare l’accordo per mandare in prepensionamento (quindi personale che ancora non aveva maturato i requisiti minimi per la pensione) oltre 1200 dipendenti i cui costi ricadono come sempre sulla collettività (https://www.ilpattosociale.it/2018/04/18/leonardo-doppia-innovazione/). Quindi si utilizzano sempre vecchi strumenti di sostegno ad un settore innovativo!

    Alla Old Economy, come veniva in modo sprezzante indicata il settore industriale, veniva contrapposta anche il settore del turismo e quello “culturale”, entrambi espressione del semplice valore del patrimonio storico italiano come veicoli di formazione e distribuzione di valore aggiunto e non espressione di vere filiere moltiplicatrici del valore. Logica conseguenza di questi superficiali ragionamenti l’inevitabile estinzione delle filiere dei settori manifatturieri e, di conseguenza, l’importazione di questi prodotti “a minimo valore aggiunto” dai paesi a basso costo di manodopera.

    Sarebbe interessante capire allora come venga valutata oggi l’importazione di medici da parte del sistema sanitario regionale Veneto ed in prospettiva italiano. Nello specifico il ricorso all’importazione di  risorse umane, espressione di un prodotto /servizio (quale un medico rappresenta), sintesi di una complessa filiera culturale e formativa. 

    In altre parole il corto circuito strategico economico e culturale creato dalla nostra classe politica dirigente ed accademica, assolutamente fallimentare, ha portato il nostro paese a diventare persino importatore di servizi e professionalità accademiche (ovviamente con contratti di collaborazione a partita Iva) da quei paesi a basso costo di manodopera dove viceversa invitavano i “dotti” a delocalizzare le nostre produzioni industriali.

    Nessuno all’interno del mondo accademico è risultato in grado di analizzare la curva demografica e quindi di  prevedere una volta che i baby boomers fossero arrivati al pensionamento la necessità di nuovi medici per integrarne l’uscita. Un mondo accademico che oltre alla incapacità di valutare queste problematiche che si sarebbero manifestate nel medio lungo termine ha persino introdotto il numero chiuso invece di richiedere maggiori investimenti da parte della classe politica la quale era distratta da problematiche diverse dal finanziare strategie che non avessero un impatto elettorale immediato.

    In più l’università dimostra di venire gestita (al di là di splendide eccezioni) come se rappresentasse un mondo a parte, completamente distonico rispetto alle esigenze del mercato e delle evoluzioni dello stesso Stato italiano.

    Questo corto circuito culturale strategico risulta altresì comico (sempre seguendo i  parametri che hanno guidato la politica economica degli ultimi trent’anni) in quanto siamo arrivati alla paradossale situazione nella quale esportiamo produzione “a basso valore aggiunto” e viceversa importiamo prodotti e servizi complessi cioè sintesi di culture ed apporti professionali e formativi e know how come i medici quindi “ad alto valore aggiunto”. Una vera e propria inversione valoriale delle importazioni, con il ridicolo risultato di avere un “saldo culturale e commerciale negativo ed insostenibile” per il nostro Paese.

    Questo collasso rappresenta un fallimento culturale unico nel suo genere al mondo.

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