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  • Il coronavirus manda a picco il mercato dei libri

    “Una crisi epocale” come la ha definita il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi,  ha travolto l’editoria italiana: nei primi quattro mesi del 2020 sono meno 8 milioni le copie vendute nella varia (saggistica e fiction) con circa 134 milioni di euro di fatturato persi, concentrati tutti tra marzo e aprile, in piena emergenza Coronavirus. E il timore è “che l’intero mercato del libro, fiction, saggistica, ma anche libri scolastici, universitari e professionali più la vendita dei diritti, possa chiudere il 2020 con un pesantissimo calo di fatturato quantificabile tra i 650 e i 900 milioni rispetto ai 3,2 miliardi complessivi del 2019” ha spiegato Levi alla presentazione, per la prima volta online, di una ricerca dell’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con Nielsen e IE-Informazioni Editoriali, sull’impatto del Covid-19 sul mercato del libro. Ed è paralisi nei lanci dei nuovi titoli: dal 16 marzo al 3 maggio, gli editori distribuiti dai maggiori gruppi nazionali hanno congelato il 91,1% delle uscite. Secondo le stime Nielsen, il mercato dell’editoria di varia (fiction e non fiction) in librerie, store online e grande distribuzione organizzata (Gdo), dal primo gennaio al 3 maggio 2020, ha registrato una perdita netta di 90,3 milioni. Considerando anche le vendite fuori dai canali rilevati dagli istituti di ricerca (cartolibrerie, vendite dirette, fiere, librerie specialistiche e universitarie) la perdita arriva a circa 134 milioni di euro.

    Nel lockdown sono cambiate le abitudini di acquisto degli italiani e sono volati gli store online diventati il primo canale di acquisto dei libri con una quota pari al 47% delle vendite di varia (fiction e non fiction), nelle prime 16 settimane del 2020, contro il 26,7% del 2019. Stabile la Gdo-Grande Distribuzione Organizzata, al 7,3%, mentre le librerie calano dal 66,2% al 45%. Ma che cosa significa la crescita dell’e-commerce che ha visto in generale il 37% delle persone usare per la prima volta gli store online, anche per fare la spesa? Sapranno gli altri canali di vendita e le librerie reagire offrendo quei benefit che i canali online non sono in grado di offrire? Ci sono possibilità per le librerie di ripensarsi? Questa la vera sfida per Giovanni Peresson, responsabile dell’ufficio studi AIE. A un primo sguardo sembra di sì vista la rapidità nel ripensarsi, la resistenza e “la capacità di essere unito che ha dimostrato il mondo del libro” come ha sottolineato Levi annunciando la proposta di “un buono di 100 euro per 1 milione di famiglie. Il metodo potrebbe essere per quelle con un figlio di 5 o 6 anni. Con 100 euro si creerebbe una piccola bibliotechina di 8 libri da poco più di 10 euro, che potrebbe usare tutta la famiglia, non solo il bambino. E tutte le ricerche ci dicono quanto sia importante avere sin da bambini i libri in casa”.

    La perdita di reddito delle famiglie conseguente alla caduta del Pil, -8% annuo secondo le stime del governo, porterà a una riorganizzazione della spesa di cui vediamo già oggi i segnali e che, se non contrastata attraverso un forte sostegno alla domanda, potrebbe avere un impatto drammatico sul nostro settore con forti ricadute sull’occupazione. La partita non è chiusa: sia pure nelle difficoltà, le imprese stanno reagendo e un forte sostegno alla domanda, tramite bonus alle famiglie e acquisti delle biblioteche, può ancora avere significativi effetti. Se faremo presto” dice il presidente dell’AIE. Ma c’è anche qualche spiraglio di luce: le librerie hanno perso l’85% delle vendite nelle settimane di chiusura, dal 9 marzo al 12 aprile. Ma, come evidenzia l’indagine di Informazioni Editoriali questa percentuale è il risultato della media tra chi, chiuso completamente, ha perso il 100% del fatturato e chi, organizzandosi con le consegne a domicilio e grazie a una buona presenza sui social e alla fidelizzazione dei clienti, ha ridotto il suo calo al 71%. E  c’è anche il piccolo caso di 17 librerie che sono riuscite a vendere addirittura di più rispetto allo stesso periodo del 2019, come ha spiegato l’ad di IE, Simonetta Pillon.

    La rete è sempre più strategica: si è passati dal 59%, prima dell’emergenza Coronavirus, al 64% attuale dei lettori che dichiarano di acquistare sulla base di segnalazioni su blog, siti dedicati o social network.

  • Il coronavirus innova le modalità di consumo e l’e-commerce fa il botto

    L’e-commerce è esploso durante il lockdown ma il settore dei corrieri è in affanno e si prepara a un anno difficile. Per alcune aziende, specialmente le più piccole, specializzate nel B2B (business to business), ovvero nelle consegne a imprese e negozi, la perdita di fatturato è arrivata al 70% solo nel primo mese di lockdown, secondo le stime di Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica. La consegna a domicilio al consumatore finale, l’e-commerce B2C (business to consumer), il vero ‘vincitore’ nella pandemia, ha corretto in minima parte un mercato che le associazioni di categoria come la Fedit definiscono “in grande crisi” e che in Italia vale circa 6,6 miliardi con poco più di 700 imprese attive, secondo i dati dell’ultimo censimento (2017) dell’Osservatorio Contract logistics del Politecnico di Milano.

    Il balzo dell’e-commerce è stato importante – e inevitabile – nei due mesi di picco dell’emergenza sanitaria. L’Istat ne ha rilevato una crescita del 20,7% nel mese di marzo; nel trimestre, Poste ha consegnato il 15% in più di pacchi e secondo Nielsen, per la Gdo e i prodotti di largo consumo il trend è stato +144% da inizio emergenza.

    L’eCommerce Netcomm Forum parla di due milioni di nuovi consumatori online in Italia da inizio anno. I volumi, spiega all’Adnkronos Ivano Russo, dg di Confetra, sono stati “prenatalizi”, ma il grosso di questo business è in mano alle multinazionali che consegnano a domicilio, come Tnt, Ups o Dhl. I piccoli corrieri italiani, che lavorano per lo più per il commercio al dettaglio, sono rimasti a secco.

    Il boom degli acquisti online, in realtà, ha fatto fare grandi affari a poche realtà iper-specializzate. “Oggi aziende che facciano esclusivamente B2B o B2C non esistono, almeno per quanto riguarda le grandi. Fanno entrambe le cose. E il comparto dei corrieri ha perso valore, mediamente in entrambi i casi”, spiega Enzo Solaro, segretario generale di Fedit. “C’è stato un aumento dei pacchi da consegnare, certo, ma questo non sempre ha corrisposto a un andamento positivo del conto economico”. Le consegne business, argomenta, “sono un mercato pregiato, più profittevole, perché la merce ha un volume e un peso diverso, e da questo dipende la tariffa di spedizione”.

    Il problema del distanziamento, poi, ha comportato che l’organizzazione del lavoro diventasse “più complessa e decisamente meno performante, con meno persone nei magazzini”. Le caratteristiche dell’e-commerce di consumo, “piccoli pacchi da consegnare in luoghi diversi con valore aggiunto molto basso, non sempre fanno corrispondere a molto lavoro una marginalità elevata, anzi è stato esattamente il contrario”. Senza contare che in molte regioni i prodotti ritenuti non essenziali sono rimasti in magazzino. Per la filiera, quindi, “sono stati due mesi complicati da gestire perché alla quantità di lavoro cresciuta ha fatto da contraltare un fatturato non corrispondente in modo proporzionale”. I corrieri che lavorano prevalentemente con le aziende “hanno perso parecchio, chi consegna principalmente ai privati forse è riuscito a galleggiare”. L’aspetto più positivo della faccenda è che con la Fase 2 e poche riaperture graduali, l’e-commerce potrebbe fare nel 2020 i passi avanti attesi da almeno un decennio. La sua quota di mercato rispetto al volume delle vendite totali in Italia è ancora molto bassa. Secondo l’ultimo report dell’Eurostat sull’argomento, nel 2019 si attesta al 12%, in aumento rispetto agli anni passati ma ancora tra le più basse dell’Unione europea. Peggio di noi fanno solo Bulgaria, Cipro, Grecia e Romania.

    “Per capire la quota di mercato aumenterà significativamente – sottolinea Solaro – bisognerà aspettare maggio e giugno, con la riapertura dei negozi, vedere quanto si tornerà nei luoghi fisici o meno. Se dovessi fare una previsione sull’anno, penso che nel 2020 quel 12% sarà superato”. Lo scorso anno, c’erano già stati dei passi avanti: gli acquisti di prodotti, secondo i dati del Politecnico, erano aumentati del 21% nell’eCommerce di consumo rispetto al 2018, l’acquisto di servizi, invece, era cresciuto del 9%.

  • Allarme di Confagricoltura: Italia troppo indietro in Europa nell’impiego di Internet

    L’attuale situazione di emergenza causata dal coronavirus rende ancor più necessario l’uso di internet e di servizi informatici: dai rapporti con la Pubblica Amministrazione allo smart working, dall’attività didattica all’home banking, all’e-commerce, molte attività in questo periodo si stanno trasferendo sul web, con nuove modalità. L’Italia, da quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi di Confagricoltura su dati Eurostat 2019, risulta più indietro rispetto agli altri Paesi europei per l’utilizzo di internet e dei servizi informatici in generale.

    Il nostro Paese si colloca al 20° posto per l’accesso a internet: solo l’85% delle famiglie italiane ha questa possibilità, contro una media europea del 90%. Dalle cifre relative alla banda larga (almeno 30 Mbits/secondo) risulta, inoltre, che l’Italia è al 18° posto in Europa, con l’84% delle famiglie (rispetto alla media europea dell’89%) che può disporre di una tale velocità di connessione. Se si guarda poi alla banda ultralarga (100Mbits/secondo) scendiamo addirittura al 25° posto, seguiti solo da Croazia, Cipro e Grecia (elaborazione Corte dei Conti UE su dati Commissione UE 2017). Anche sul fronte dei servizi on line per l’espletamento di adempimenti vari, il Centro Studi di Confagricoltura rileva dati poco confortanti: sebbene ci sia stato un aumento (fra il 2015 e il 2019 dal 28% al 36% della popolazione) nell’utilizzo dell’internet banking, ovvero nella gestione dei conti correnti bancari on line, siamo comunque al 23° posto in Europa (media UE 58%).

    Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (per informazioni, pagamenti e gestione pratiche) la situazione non è certo migliore: in Italia i cittadini che si avvalgono di internet sono solo il 23%, rispetto a una media UE del 55%, collocandoci al 27° posto in Europa, precedendo sola la Romania. Quanto all’e-commerce, nel nostro Paese solo l’8% della popolazione effettua acquisti di beni e servizi on line, rispetto al 20% della media europea: una percentuale che ci relega al 24° posto in Europa. “Nonostante gli impegni fissati a livello nazionale ed europeo e l’approvazione del progetto ‘Strategia Digitale Italiana’ nel 2015 (per gli obiettivi di crescita UE 2020), che prevedeva che entro il 2020 almeno il 50% delle abitazioni fosse dotato di connessione a banda ultra larga, il nostro Paese – commenta il presidente di Confagricoltura Alessandria, Luca Brondelli di Brondello – continua a scontare un pesante ritardo, anche culturale, su questo fronte. L’emergenza Coronavirus, che sta costringendo la popolazione a ricorrere necessariamente ai servizi telematici per diversi adempimenti, fa affiorare in maniera ancora più evidente l’inadeguatezza del sistema infrastrutturale digitale italiano”.

  • Cosa tirava online quando ancora si poteva uscire a fare shopping

    Come ogni anno, idealo, portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa, ha analizzato il comportamento d’acquisto online degli italiani che utilizzano la comparazione prezzi. I dati analizzati hanno permesso di elaborare statistiche sui prodotti più acquistati online, dall’elettronica di consumo alla moda, interessanti indicazioni sui profili demografici degli utenti in materia di abitudini d’acquisto digitale e dati legati ai fenomeni digitali di massa degli ultimi anni, come ad esempio Black Friday o Amazon Prime Day. Questi i risultati più salienti per il 2019.

    I dati hanno mostrato come l’80% degli acquirenti digitali italiani effettui, in media, almeno un acquisto online al mese. Secondo il report, i consumatori digitali italiani possono essere divisi in intensivi (20%, almeno un acquisto a settimana), abituali (80%, almeno un acquisto al mese) e infine sporadici (20%, un acquisto ogni trimestre o meno). Tale divisione mostra come il mercato digitale italiano sia dominato dagli acquirenti abituali: un e-consumer italiano su due acquista infatti online almeno una volta al mese, se non di più.

    In tutti i Paesi in cui è presente idealo, ad eccezione della Francia, la maggior parte delle ricerche online è effettuata da uomini. Per quanto riguarda l’Italia, il loro peso è pari al 61,7% mentre quello delle donne si attesta al 38,3%. Relativamente alle fasce d’età, invece, i consumatori tra i 35 e i 44 anni sono quelli predominanti e rappresentano il 26,8% del totale, seguiti dai 25-34enni (23,4%) e dai 45-54enni (21,5%). In Germania, Francia e Austria la quota più alta è invece quella dei 25-34enni.

    L’analisi effettuata ha rivelato come il 95% degli e-consumer italiani legge spesso test o guide all’acquisto. Il 92%, invece, legge spesso recensioni e opinioni di altri utenti. Il 69% è più propenso ad acquistare un prodotto se è disponibile la consegna presso un punto di ritiro mentre il 63% è disponibile ad acquistare presso un negozio online meno noto se è possibile risparmiare.

    I dati relativi all’andamento del prezzo di ogni prodotto mostrano importanti differenze tra i sei paesi europei in cui è presente idealo. Ad esempio, il paese nel quale fluttuano maggiormente i prezzi è la Spagna (18,2%), segue il Regno Unito (17,8%), l’Italia (17,7%), l’Austria (16,3%), la Francia (13,7%) e infine la Germania (13,2%). Relativamente alle possibilità di risparmio del canale online, in Italia, i dieci prodotti con il risparmio massimo medio nel 2019 sono stati: videogiochi (-37,6%), casse altoparlanti (-29,1%), aspirapolvere (-28,5%), obiettivi fotografici (-21,9%), televisori (-20,8%), console di gioco(-20,4%), scarpe per bambini (-20,0%), smartphone (-19,6%), cuffie (-19,3%) e tablet (-16,5%).

  • Il coronavirus fa aumentare le truffe di vendite on line di prodotti veterinari

    Nel raccomandare anche noi, una volta di più non fa male, di rimanere a casa per difendere la nostra ed altrui salute, ricordiamo che sono permessi gli spostamenti per curare i nostri animali. Ed è consentito anche, ovviamente, continuare ad accudire gli animali nelle strutture zootecniche, di accoglienza e presso le colonie feline di gatti in libertà.

    Gli spostamenti per curare i nostri animali rientrano in quelli per motivi di salute ed è consentito uscire per portare il cane a fare i suoi bisogni, l’importante è che durante la passeggiata igienica, che non deve prolungarsi eccessivamente, si utilizzino tutte le precauzioni di distanza dagli altri e che siano coperte vie respiratorie, noi aggiungiamo meglio mettersi anche gli occhiali e, tornati a casa, oltre a lavarci le mani diamo una spruzzata di disinfettante agli indumenti che abbiamo indossato all’esterno. Ovviamente resta valida la disposizione per i controlli sulle autocertificazioni e per la rintracciabilità degli animali. Continuano, altrettanto ovviamente, tutte le profilassi, dalle vaccinazioni per i pet a quelle dedicate agli animali d’allevamento per scopo commerciale per contenere l’influenza aviaria e la peste suina africana.

    Continuano intanto le azioni di controllo dei Nas per evitare le truffe in campo veterinario, proprio ultimamente attraverso le indagini dei Nas di Livorno è stata scoperta una vendita on line di prodotti antiparassitari che per legge possono essere venduti solo in farmacia con la presentazione della ricetta medica corrispondente. Questi farmaci erano anche venduti, tramite la piattaforma eBay, privi del confezionamento e senza il foglio illustrativo sia delle loro caratteristiche che delle metodologie di utilizzo e di tutte le indicazioni obbligatorie. L’acquisto di tali prodotti on line non solo è una truffa esercitata da chi vende ma anche un reato commesso da chi li acquista ed il fatto diventa particolarmente importanti quando si tratta di prodotti per animali da allevamento le cui carni o derivati, latte, sono utilizzati per alimentazione umana con i conseguenti pericoli per la salute. Anche in tempo di coronavirus i furbi e gli imbroglioni non si arrendono, anzi intensificano le loro attività come si è visto anche dai prezzi esorbitanti di mascherine ed amuchina offerti proprio su eBay.

    La Autorità garante per la concorrenza ha aperto due istruttorie per verificare i comportamenti e le responsabilità di Amazon e eBay per la vendita di prodotti igienico sanitari a prezzi esorbitanti e per l’utilizzo di pubblicità ingannevole, fattori ancor più gravi in tempo di pandemia.

  • Amazon invitata a ritirare libri che esaltano la propaganda nazista

    I profitti di Amazon arrivano anche dalla vendita di libri che fanno feroce propaganda nazista antisemita come quelli di Julius Streicher, un nazista condannato per crimini contro l’umanità. Così si è espresso il Museo di Auschwitz che ha invitato la più importante piattaforma di vendita on line, nella persona del suo fondatore Jeff Bezos, a rimuovere le controverse pubblicazioni antisemite dell’era nazista. Nel corso dell’ultimo anno Amazon ha ritirato diversi libri di autori di estrema destra tra cui David Duke, ex leader del Ku Klux Klan, e George Lincoln Rockwell, fondatore del partito nazista americano.L’anno scorso, Amazon ha scatenato numerose proteste il 1° dicembre perché aveva messo in vendita ornamenti natalizi decorati con immagini del campo di concentramento di Auschwitz.

  • Airpods2, Dr Martens per lei e iPhone i tre prodotti più ricercati dagli e-shopper nel 2019

    Le cuffie Airpods 2, le scarpe da donna Dr. Martens, gli smartphone iPhone XR e iPhone 7, il videogioco FIFA 20, le console di gaming Nintendo Switch e Sony PlayStation 4 Slim. Ancora, gli smartphone iPhone 11 e Samsung Galaxy A50 e le sneakers Adidas Stan Smith. Sono i 10 prodotti più ricercati dagli italiani nel 2019, secondo quanto emerge da un’analisi di idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa – relativa al comportamento sul web dei consumatori  nel 2019.

    Tra le macro-categorie con la maggiore crescita di interesse online nel 2019 idealo ha evidenziato i prodotti per animali (+100,1% di ricerche rispetto al 2018), i prodotti appartenenti alla categoria moda e accessori (+92,3%) e infine gli articoli per auto e moto (+77,4%). Nel corso del 2019, inoltre, sono stati registrati diversi “boom dell’e-commerce”, vale a dire crescite di interesse pari a oltre il +200% rispetto al 2018. Tra queste, per esempio, gli accessori per seggiolini auto, i monopattini elettrici, gli integratori alimentari, gli smartwatch, le cuffie e i videogiochi, senza dimenticare le capsule e cialde per caffè. Per numerose categorie, in ogni caso, la crescita nelle intenzioni di acquisto online è stata maggiore del +50%. Tra queste, per esempio, si segnalano gli pneumatici estivi (+131,1% sempre in riferimento al 2018), i giochi per la PS4 (+93,5%), le console di gioco (+92,2%) e gli altoparlanti (+ 91,1%).

    Nel corso del 2019 i prezzi dei prodotti sono fluttuati del 23,7% se consideriamo la media delle fluttuazioni per le prime 20 categorie maggiormente cercate nel 2019, sempre in base all’interesse online sul portale italiano di idealo. Nel dettaglio, i prodotti i cui prezzi hanno subito maggiori oscillazioni sono stati gli zaini (fluttuazioni del 53,3% nel corso dell’anno), giochi per la PS4 (47,2%), casse altoparlanti (41,0%), aspirapolvere (40,0%), obiettivi fotografici (28,0%), televisori (26,3%), console di gioco (25,6%), smartphone (24,4%), cuffie (23,9%) e infine tablet (19,8%).

    L’analisi ha permesso di individuare quali siano i mesi più vantaggiosi per i vari tipi di acquisto. Per gli smartphone, ad esempio, il mese più conveniente del 2019 è stato febbraio, per le sneakers giugno, per gli smartwatch agosto e per le cuffie ottobre. Verificando invece i momenti clou dello shopping, idealo ha scoperto che i tre prodotti maggiormente cliccati il 25 dicembre sono stati l’iPhone 11, le AirPods 2 e la Nintendo Switch; viceversa, il 31 gli utenti hanno maggiormente cercato le giacche Napapijri Jacket Rainforest Winter e K.Way Le Vrai e anche in questo caso al terzo posto l’iPhone 11. Interessante notare poi come il 31 dicembre le intenzioni di acquisto relative ai sex toys sono aumentate del +48,8% rispetto alla media giornaliera del 2019. Lo stesso giorno, anche l’interesse online verso spumante, prosecco e champagne è aumentato del +46,9% rispetto allo stesso giorno della settimana precedente.

    Il pubblico maggiormente attivo nelle ricerche e nello shopping online è stato quello tra i 35 e i 44 anni (26,9%) subito seguito dai giovani 25 – 34 (23,4%) e dalla fascia 45 – 54 (21,6%). Gli uomini hanno raggiunto il 61,7% delle intenzioni di acquisto contro il 38,3% della controparte femminile.

    Le ricerche da mobile sono aumentate del +40,6% rispetto al 2018 e hanno raggiunto il 60,1% delle modalità complessive di navigazione. A seguire il desktop (32,3%) e poi il tablet (7,6%). Analizzando soltanto le ricerche da mobile è stato infine possibile scoprire che il 77,1% degli utenti ha utilizzato un dispositivo Android mentre il 22,4% un device iOS.

    Il momento di navigazione preferito dagli italiani nel 2019 è stato il lunedì sera, l’orario prediletto quello tra le ore 21 e le 22.

    A livello regionale Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna rimangono le regioni maggiormente coinvolte, ma il 2019 ha visto crescere la Puglia (+45,4%), l’Umbria (+39,5%), la Sicilia (+37,2%), la Valle d’Aosta (+36,1%) e infine la Basilicata (+32,6%).

  • “New deal” per i consumatori: Commissione europea e Consiglio accolgono con favore l’accordo provvisorio sul rafforzamento delle norme UE a tutela dei consumatori

    Raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio un accordo provvisorio su un rafforzamento e una migliore applicazione delle norme in materia di tutela dei consumatori.

    Questi i principali miglioramenti: maggiore trasparenza per i consumatori che effettuano acquisti online, sanzioni efficaci e norme chiare per contrastare il problema del doppio standard qualitativo dei prodotti nell’UE. Le nuove norme sono state proposte dalla Commissione europea nell’aprile dell’anno scorso nell’ambito del “new deal” per i consumatori. Le misure adottate apporteranno benefici tangibili per i consumatori.

    Nel dettaglio: saranno introdotte sanzioni efficaci per le violazioni del diritto del consumo dell’UE, cioè  le autorità nazionali di tutela dei consumatori potranno imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in modo coordinato. Per le violazioni diffuse che colpiscono consumatori in più Stati membri e che sono soggette a un’esecuzione coordinata a livello UE, la sanzione massima applicabile in ciascuno Stato membro sarà pari a non meno del 4% del volume d’affari annuo del professionista.  Saranno contrastate le differenze di qualità nei beni di consumo,  nel senso che le nuove regole qualificano come pratica ingannevole la commercializzazione di un prodotto come identico a uno stesso prodotto in altri Stati membri, se tali beni presentano in realtà, ingiustificatamente, composizioni o caratteristiche molto diverse.

    I diritti dei consumatori online sanno rafforzati e perciò, in caso di acquisti online, ai consumatori dovrà essere chiaramente comunicato se stanno comprando prodotti o servizi da un professionista o da un privato, in modo da sapere di quale tutela godono in caso di problemi. In caso di ricerche online, ai consumatori sarà chiaramente comunicato se il risultato della ricerca è sponsorizzato da un professionista. I consumatori saranno inoltre informati in merito ai principali parametri che determinano la classificazione dei risultati della ricerca.

    L’accordo provvisorio deve ora essere adottato formalmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

  • Bruxelles sollecita il potenziamento dei controlli sulle vendite di alimentari online

    Lo shopping on line di alimenti sta diventando sempre più popolare, e mentre cresce il numero delle aziende alimentari che sfruttano i nuovi modelli del business on line (il web contiene molte offerte di prodotti alimentari, compresi gli integratori) chi vende non sempre è consapevole che le norme europee valgono anche on line. «Tuttavia – fa notare una nuova relazione della Commissione Europea – gli operatori che entrano in questo mercato non sempre sanno che le norme sulla sicurezza alimentare dell’Unione Europea sono applicabili anche alle vendite online».

    La Commissione ha analizzato i controlli ufficiali degli Stati Membri sulle vendite di alimenti via Internet, per verificare se la compravendita on line sia stata inserita nei sistemi di sicurezza alimentare vigenti. Le norme che disciplinano le attività commerciali alimentari tradizionali (ad esempio norme di igiene e etichettatura) devono essere rispettate anche per gli alimenti oggetto di shopping on line. In base a una serie di missioni della DGSANTE condotte nel 2017 in 7 Stati membri dell’UE. La conclusione della Commissione è che i controlli ufficiali per la sicurezza degli alimenti compravenduti on line «sono ancora limitati e dovranno essere ulteriormente potenziati, anche a causa della rapida crescita prevista nei prossimi anni di e-commerce».

  • Il Codice di condotta dell’UE garantisce una risposta rapida al contrasto dell’illecito incitamento all’odio online

    La quarta valutazione del Codice di condotta dell’UE dimostra quanto questa iniziativa della Commissione produce risultati positivi.

    Oggi le società informatiche valutano entro 24 ore l’89 % dei contenuti segnalati e rimuovono da Internet il 72 % dei contenuti ritenuti illeciti incitamento all’odio, contro il 40 % e il 28 %, rispettivamente, nel 2016, anno in cui il Codice è stato varato. Ora, però, è necessario un miglioramento, da parte loro, del feedback agli utenti.

    Dal 2016, anno in cui è stato varato, il Codice di condotta continua a promuovere progressi costanti e oggi, come conferma la recente valutazione, le società informatiche reagiscono con prontezza per contrastare i contenuti di incitamento all’odio razziale e xenofobo che vengono loro segnalati. Esse, tuttavia, devono ora migliorare il feedback agli utenti che segnalano tali contenuti e garantire maggior trasparenza sulle notifiche e sulle cancellazioni effettuate.

    I contenuti illegali vengono cancellati in modo sempre più rapido, ma senza sfociare in eccessi: il tasso di rimozione indica infatti che la revisione effettuata dalle società informatiche continua a rispettare la libertà di espressione. Grazie al Codice, inoltre, le organizzazioni della società civile, le autorità nazionali e le piattaforme informatiche hanno creato partenariati per promuovere attività di sensibilizzazione e di educazione.

    Nel 2018, infine, quattro nuove società hanno deciso di aderire al Codice: Google+, Instagram, Snapchat e Dailymotion. Anche la piattaforma francese di giochi online Webedia (jeuxvideo.com) ha annunciato oggi la sua partecipazione.

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