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  • Boom dei ristoranti virtuali di Deliveroo: +150% in cinque anni

    I ristoranti virtuali di Deliveroo, o virtual brand, negli ultimi cinque anni sono aumentati di oltre il 150%. La classifica delle top 5 città con il maggior numero di ristoranti virtuali, in percentuale rispetto al numero totale dei ristoranti attivi su Deliveroo, vede al primo posto Monza, con un podio tutto lombardo che è completato da Varese al secondo posto e Milano al terzo. Seguono Torino e Bologna in quarta e quinta posizione. Anche a Roma e Firenze si registra una diffusione elevata. Nel complesso, sono oltre 300 i comuni in Italia dove è presente almeno un ristorante virtuale, da Nord a Sud.

    I ristoranti virtuali o virtual brand sono uno strumento che permette ai ristoratori partner di Deliveroo di affiancare alla loro offerta, fisica e tradizionale, un ristorante virtuale presente e disponibile solo sulla piattaforma. In questo modo, sempre utilizzando la cucina del ristorante fisico, il partner ha la possibilità di proporre, attraverso un nuovo brand, nuovi tipi di cucina, nuovi piatti, un nuovo menu, quindi una nuova offerta pensata esclusivamente per l’online e tagliata “su misura” della domanda presente in una specifica area geografica.  “I virtual brand sono uno strumento sempre più strategico per aiutare i nostri partner a innovare la propria offerta e raggiungere nuovi clienti, valorizzando al meglio le potenzialità delle loro cucine. Attraverso il supporto consulenziale della piattaforma il ristoratore può definire un posizionamento commerciale puntuale capace di intercettare una nuova domanda e target diversi e, dunque, aumentare il giro d’affari. La crescita registrata negli ultimi cinque anni e le tante storie di successo in tutta Italia dimostrano come questo modello rappresenti un’opportunità concreta di sviluppo per la ristorazione, grazie a un’offerta sempre più mirata alle esigenze dei consumatori” ha detto Andrea Zocchi, Managing Director di Deliveroo Italy.

  • Troppa automazione, i consumatori perdono fiducia nelle comunicazioni commerciali delle aziende

    A maggio 2026 la fiducia dei consumatori italiani si è attestata a 93,4 punti, sotto i 96,8 di gennaio, segnale di un clima ancora prudente che sta cambiando il modo in cui le persone reagiscono ai messaggi commerciali delle aziende.

    Secondo i dati diffusi dall’ISTAT a fine maggio 2026, la fiducia delle famiglie resta più debole rispetto all’inizio dell’anno, in un contesto in cui cresce la cautela verso i consumi e verso le comunicazioni commerciali percepite come poco autentiche o troppo standardizzate.

    Il dato ha un risvolto concreto per qualsiasi azienda che comunica con i propri clienti. Gran parte di queste comunicazioni oggi è automatica. Sono le email che arrivano dopo l’iscrizione a un sito, i promemoria quando si lascia un prodotto nel carrello, gli aggiornamenti periodici di un negozio o i messaggi pensati per recuperare un cliente che non acquista da tempo. Si tratta spesso di email automatiche che hanno il fine di assistere il cliente nelle fasi di pre e post-acquisto ma che oggi possono e debbono servire anche come strumento per aumentare la fiducia nei confronti dei brand, a patto, naturalmente, di conoscere bisogni e desideri dei clienti, che è il principale obiettivo che le aziende che lavorano con la marketing automation devono porsi. Su questo lavora Active Powered, l’azienda che in Italia rappresenta ActiveCampaign e affianca oltre 1.200 imprese nella gestione del marketing automation.

    “In una fase di minore fiducia le persone alzano le difese e un messaggio uguale per tutti viene messo da parte in pochi secondi. Il rischio più concreto oggi è l’effetto ‘questo lo ha scritto un’intelligenza artificiale’. Quando un’email suona generica, standard, burocratica o impersonale, la credibilità dell’azienda cala, anche quando il prodotto è valido”, commenta Roberto Tarzia, COO e co-founder di Active Powered.

    Questi messaggi nascono per raggiungere migliaia di persone attraverso testi preimpostati. È un metodo efficiente, ma in un clima di sfiducia diventa anche il suo limite, perché chi legge riconosce subito lo schema e capisce di aver ricevuto una comunicazione inviata a tutti. L’uso poco attento dell’intelligenza artificiale accentua ulteriormente il problema, perché tende a rendere uguali tono e parole e produce testi corretti ma intercambiabili. Il risultato è una comunicazione piatta, che indebolisce il rapporto con il cliente invece di costruirlo.

    Il tema non riguarda solo l’umore dei consumatori, ma il valore stesso delle aziende. Secondo il Kantar BrandZ Most Valuable Italian Brands 2026, il valore complessivo dei 40 maggiori marchi italiani è cresciuto del 6% raggiungendo i 129 miliardi di dollari. A fare la differenza, però, non è la quantità di comunicazione, ma la capacità di un’azienda di restare rilevante e di distinguersi dalle altre, rispondendo a bisogni reali dei consumatori con una proposta riconoscibile e fortemente personalizzata su intenzioni e desideri del suo pubblico.

  • Facilità e sicurezza dei pagamenti e dei rimborsi decisivi nella scelta della polizza assicurativa online

    Una ricerca di Adyen, piattaforma tecnologico finanziaria, evidenzia come la gestione dei pagamenti stia diventando un elemento centrale dell’esperienza assicurativa digitale in Italia. Il 98% degli intervistati per la ricerca dichiara di acquistare polizze tramite app o sito evidenziando che i consumatori chiedono sempre più semplicità e autonomia, oltre che sicurezza e affidabilità.

    Nel caso di transazioni ricorrenti, le preferenze si distribuiscono su più soluzioni: l’addebito diretto su conto bancario è l’opzione più diffusa (51%), seguito dal bonifico ricorrente (33%), da app di pagamento o digital wallet (30%) e dall’addebito diretto su carta (25%). La propensione per la comodità dell’automazione è particolarmente evidente per quanto riguarda i rinnovi delle polizze: 62% degli italiani propenso a utilizzarli, con un percentuale che sale al 72% sotto i 45 anni. Il rinnovo si conferma un touchpoint delicato. Per il 73% degli italiani dover reinserire tutti i dettagli di pagamento per rinnovare una polizza rappresenta un disagio che può tradursi direttamente in rallentamenti o rinvii della copertura.

    In un mercato assicurativo fortemente price-sensitive e comparativo, il prezzo resta spesso il primo fattore di scelta: tra le motivazioni per non sottoscrivere o non rinnovare una polizza, il 42% dichiara di aver trovato un’offerta migliore altrove e il 37% di aver ritenuto la polizza troppo cara. Superato però questo primo filtro, l’esperienza può diventare determinante: l’8% afferma di aver rinunciato perché il processo di pagamento era troppo complicato o richiedeva troppe informazioni. Inoltre, il 10% ha affermato di aver già avuto esperienza di un pagamento assicurativo non andato a buon fine per carta scaduta o fondi insufficienti.

    Quando si parla di rinnovo, le aspettative dei clienti sono pratiche e ruotano attorno a tre scenari preferiti. Quasi la metà (46%) ritiene che la soluzione ideale sia ricevere una notifica per completare il pagamento manualmente; il 36% preferisce invece che il pagamento venga ritentato automaticamente, senza dover intervenire; e il 28% si aspetta un supporto diretto tramite call center.

    Per il 98% degli italiani è importante che i sistemi di pagamento assicurativi siano sicuri. Di conseguenza, il 90% si sente più rassicurato sapendo che il provider utilizza un sistema “intelligente” di prevenzione delle frodi. Per il 96% degli italiani è importante ottenere rapidamente rimborsi o pagamenti dei sinistri. I pagamenti rapidi non solo migliorano notevolmente l’esperienza del cliente, ma aumentano anche l’efficienza operativa dell’assicuratore, riducendo gli attriti e i costi indiretti come i reclami e quelli dovuto all’assistenza clienti.

  • Comprano alimentari online 15,1 milioni di italiani

    Il settore dell’e-commerce alimentare in Italia registra 15,1 milioni di acquirenti online, che rappresentano il 35,6% della popolazione online, in linea con il 2025. Nel 2026 i consumatori digitali di spesa alimentare hanno toccato quota 9,9 milioni, seguiti dai 6,8 milioni del food delivery e dai 4,2 milioni del segmento enogastronomia. Il comparto ha inoltre registrato una crescita del 5%, raggiungendo un valore di mercato pari a 5,1 miliardi di euro, trainato per il 47% dal segmento del food delivery. Lo attestano i dati emersi dalla ricerca NetRetail 2026 Focus Food & Grocery, dall’Osservatorio Netcomm in collaborazione con NIQ e dall’Osservatorio di Netcomm in collaborazione con QBerg presentati a Netcomm Focus Food & Grocery.
    “ll Food&Grocery risulta un comparto ancora poco maturo rispetto alle altre categorie merceologiche, infatti la penetrazione dell’e-commerce in questo settore si attesta ancora al 3%. Ciononostante, i dati sulla digitalizzazione del Retail dimostrano che le imprese non sono ferme: la GDO e il Food & Fast Food sono i settori che hanno innovato di più negli ultimi cinque anni a livello globale, guidando la transizione verso lo ‘Smart Store’ e l’ibridazione dei canali – ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. I supermercati e le catene del Food hanno investito molto per integrare i punti vendita fisici con le piattaforme digitali. Questa è la strada che porta verso la crescita: la partita del Food & Grocery non si gioca più sulla contrapposizione tra online e offline, ma sulla capacità di offrire un’esperienza d’acquisto omnicanale e data-driven, dove il digitale diventa il tessuto connettivo che semplifica la vita del consumatore sia davanti a uno schermo che tra le corsie di un negozio”.

    Il ritorno all’esperienza in-store, intensificatosi negli ultimi anni, ha ridimensionato il ruolo del digitale nel comparto Food&Grocery. Se l’enogastronomia (vini, alcolici e specialità alimentari) registra una contrazione della base clienti online dopo i picchi degli anni passati, il Food Delivery mostra invece una sostanziale stabilità. In questo scenario, il Food&Grocery si conferma un’eccezione nel panorama e-commerce: si tratta infatti dell’unico settore in cui i prezzi online sono mediamente più alti rispetto ai canali fisici (+4,5%) – un divario strutturale dettato principalmente dall’incidenza dei costi logistici di pick&pack e di consegna – e che ha inoltre registrato un significativo divario di 4 punti percentuali nella crescita dei prezzi sul web rispetto a quelli in store negli ultimi quattro anni.

    Questa dinamica riflette un trend globale che vede l’alimentare come il comparto con la minor propensione all’acquisto online: a livello mondiale, il 69% dei consumatori predilige il negozio fisico, il 23% adotta un approccio omnicanale (un mix tra fisico e online) e l’8% si affida unicamente all’e-commerce.
    Dall’analisi dei profili dei consumatori emerge una segmentazione anagrafica: se il food delivery cattura principalmente la fascia d’età tra i 25 e i 44 anni, la spesa alimentare trova il suo target tra i 35 e i 44 anni. Guardando al genere e alla geografia, sono soprattutto gli uomini e i residenti nei grandi centri urbani a trainare gli acquisti sia nelle consegne a domicilio sia nel segmento dell’enogastronomia.
    Nel comparto food si assiste a una crescita dell’”abitudinario”, di 11 punti percentuali rispetto alla media delle altre categorie merceologiche, passando dal 37% al 48% (pari a 7,7 milioni di individui). Calano invece sia i “convenience seeker” sia i “consapevoli” (questi ultimi scesi dal 15% al 9%, pari a 1,4 milioni di individui), segno di un mercato che si sta polarizzando verso una spesa online sempre più pianificata e ricorrente. A confermare questa spiccata fidelizzazione è la natura stessa delle transazioni nel settore food: in oltre 7 casi su 10 si tratta infatti di riacquisti, un dato superiore a quello di qualsiasi altra categoria merceologica. Nello specifico, il 67,4% degli acquisti avviene su siti e app che il consumatore conosceva già e su cui aveva già effettuato transazioni in passato.

    L’analisi dei driver di scelta evidenzia come il consumatore del 2026 sia guidato prima di tutto dalla qualità del servizio. La logistica di consegna, l’efficienza del processo d’acquisto e il risparmio di tempo sono i fattori decisivi, mentre la leva del prezzo e le politiche di reso passano in secondo piano rispetto ad altre categorie merceologiche. Inoltre, si assiste a una significativa evoluzione nelle priorità degli utenti: la consuetudine verso un sito specifico perde ben 9 punti percentuali, segno di un consumatore più flessibile e propenso a sperimentare nuove piattaforme. Di contro, diventano sempre più rilevanti l’ampiezza dell’assortimento dei prodotti (+8%) e il valore percepito in termini di risparmio di tempo (+3%), confermando che la convenienza, nel Food online, si misura sempre più in comodità ed efficienza piuttosto che nel puro risparmio economico.
    Il canale mobile si conferma il vero motore degli acquisti online nel comparto Food&Grocery, guidato principalmente dallo smartphone, utilizzato per il 67,3% delle transazioni contro una media del 55,6% registrata nel totale delle altre categorie merceologiche. Questo comportamento raggiunge il suo apice nel food delivery, dove quasi 9 acquisti su 10 (l’89%) avvengono tramite dispositivo mobile. La quota di acquisti da mobile si riduce nel caso della spesa alimentare e si contrae ulteriormente nel segmento dell’enogastronomia, dove i consumatori mostrano una netta preferenza per il PC (59,3%).
    Sul fronte delle transazioni, i sistemi di pagamento adottati dagli utenti del food si muovono in linea con il trend nazionale: PayPal e le carte di credito si confermano i metodi preferiti e più diffusi. Si registra invece un distacco rispetto alla media complessiva del mercato e-commerce per quanto riguarda il pagamento in contanti alla consegna o al ritiro, che nel Food&Grocery ha una quota del 3,1%.

    Per quanto riguarda il completamento dell’ordine, la consegna a domicilio si consolida come la modalità preferita in assoluto, scelta dall’85% degli acquirenti online. Al contrario, il ritiro di persona (in negozio o presso punti di ritiro) rimane una scelta marginale nel settore alimentare, registrando un distacco negativo di ben 11 punti percentuali rispetto alla media complessiva dell’e-commerce italiano.

  • Furti di dati online sempre più sofisticati

    Nel 2025 l’ecosistema delle minacce cyber ha subito una trasformazione profonda, guidata da nuovi scenari geopolitici, da tecniche di attacco sempre più automatizzate e dall’arricchimento dei dati scambiati su dark web e public web. Rispetto all’anno precedente, il numero di segnalazioni inviate in merito all’esposizione dei dati sul dark web è aumentato del +5,8%, raggiungendo oltre 2.200.000 alert. Per quanto riguarda invece il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 55.000, in calo (-6,6%) rispetto al 2024. Nel dark web sono state rilevate informazioni più complete rispetto al 2024, con un conseguente aumento della gravità media degli alert (+22%). Tale aumento è dovuto in particolare all’individuazione di combinazioni di dati più complesse e pericolose, che associano in misura crescente indirizzi e-mail a password e riferimenti precisi agli account compromessi.

    Queste alcune delle evidenze dell’Osservatorio Cyber di CRIF, che analizza la vulnerabilità di utenti e aziende agli attacchi informatici, delineando le principali tendenze legate ai dati scambiati sul dark web e sull’open web.

    L’evoluzione dello scenario geopolitico globale si riflette anche nella crescita delle minacce informatiche: emblematico il caso dell’Iran, che nel ranking mondiale degli indirizzi e-mail compromessi è passato dal 124° al 3° posto. In questo contesto, l’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce dei cyber criminali classificandosi al 6° posto nella classifica globale per indirizzi e-mail compromessi e messi in circolazione sul dark web e al 23° posto in quella per numero di dati relativi a carte di credito in circolazione. Inoltre, il Bel Paese si colloca al 17° posto nel continente europeo per rilevamento di numeri di telefono, che rappresentano un elemento chiave in molte truffe online.

    L’Osservatorio dipinge uno scenario in cui i cyberattacchi non solo crescono, ma risultano sempre più difficili da individuare e contrastare, complice la disponibilità di dati senza precedenti e tecniche di compromissione sempre più sofisticate. Tra le minacce in forte aumento spiccano le campagne di smishing, che in Italia hanno assunto forme particolarmente credibili: dai falsi messaggi sui pagamenti autostradali non saldati ai finti avvisi di problemi nella consegna dei pacchi, tutti progettati per sottrarre dati personali e informazioni di pagamento. Parallelamente, phishing, vishing e spear phishing diventano più insidiosi grazie all’intelligenza artificiale, capace di generare e-mail impeccabili e deepfake audio-video, favorendo approcci strutturati come l’omni-phishing, che combina più canali per aumentare la credibilità delle frodi. Cresce inoltre il rischio di account takeover, favorito dalla combinazione di credenziali sottratte e social engineering iper-personalizzato. A completare il quadro è la crescente diffusione degli stealers-as-a-service, in grado di raccogliere pacchetti informativi completi e altamente appetibili per il mercato criminale, esponendo gli utenti a rischi significativi.

    L’affinamento delle strategie dei cyber criminali, potenziate dall’intelligenza artificiale, alimenta la circolazione sul dark web di combinazioni di dati estremamente dettagliate che sempre più spesso includono anche informazioni professionali. Infatti, sebbene l’analisi qualitativa dei domini associati agli account e-mail esposti sul dark web mostri una netta prevalenza di indirizzi personali (90,2% del totale), nel 2025 aumentano del +12,7% gli account business compromessi (9,8% del totale). Questa dinamica suggerisce da un lato che gli utenti privati continuano a prestare una protezione insufficiente ai propri dati digitali e, dall’altro, che le imprese, pur dotandosi di controlli sempre più avanzati, restano vulnerabili e quindi sempre più prese di mira.

    Le tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web risultano, nell’ordine: password, e-mail, nomi utente, indirizzi di residenza, nomi e cognomi. Anche i dati relativi ai numeri di telefono, ai codici identificativi personali e alle carte di credito sono comunemente esposti e a rischio di compromissione.

    Analizzando le principali combinazioni di dati esposti si osserva che nel 2025, la combinazione di numeri di carta di credito completa con nome e cognome viene rilevata nel 94,2% dei casi, risultando particolarmente preoccupante a causa del grave rischio di frode finanziaria. La combinazione di e-mail e password rimane estremamente comune, con la password trovata accanto alla e-mail nel 91,5% dei casi, e nell’85,2% dei casi, è anche associata alla username. La combinazione di username e password è principalmente legata agli account aziendali, mettendo in evidenza le potenziali vulnerabilità delle aziende. Questi dati confermano che il furto di account continua a essere una priorità per gli hacker, sottolineando l’importanza di adottare pratiche sicure nella gestione delle password, come l’utilizzo di credenziali uniche, aggiornamenti regolari e l’impiego di password manager.

    Molto appetibile per i cybercriminali è anche l’indirizzo residenziale completo, associato al numero di telefono nel 44,5% dei casi. Inoltre, la crescente incidenza della circolazione del numero di passaporto insieme a nome e cognome (64,6%) e, seppur in misura leggermente inferiore, insieme all’indirizzo completo (57,5%), amplifica il rischio di furto d’identità, impersonificazione e scenari di profiling avanzato.

    Le credenziali rubate possono essere utilizzate per diversi scopi, ad esempio per entrare negli account delle vittime, utilizzare servizi in modo fraudolento, inviare messaggi con richieste di denaro o link di phishing, diffondere malware o ransomware per estorcere o rubare denaro. In questo scenario, il “fattore umano” continua a giocare un ruolo cruciale in questa tipologia di furto di dati: la disattenzione degli utenti e l’uso di password deboli o riutilizzate sono infatti tra le cause più comuni.

    A questa dinamica, si aggiunge la crescente diffusione di Account Takeover (ATO), che colpiscono non solo gli account più tradizionali, ma anche servizi di messaggistica come WhatsApp. Inoltre, alcuni tipi di account – come social network, piattaforme di streaming e di gioco – risultano esposti anche per la tendenza degli utenti a fornire le proprie credenziali a servizi apparentemente innocenti che offrono omaggi o funzionalità aggiuntive, ma che spesso si rivelano strumenti per raccogliere credenziali.

  • In calo i costi per i bonifici, per non pagarli conviene sempre la banca online

    Sulla base delle rilevazioni di dicembre 2025 condotte da Osservatorio Segugio, più della metà delle banche oggi consente ai propri clienti di effettuare un bonifico senza commissioni, scegliendo tra ordinario e istantaneo, a condizione di completare l’operazione tramite i canali online. I bonifici senza commissioni sono disponibili con il 59% delle banche.

    In questo caso, c’è una distinzione sostanziale tra banche online e banche tradizionali. Gli istituti che operano solo online consentono di effettuare bonifici senza commissioni nel 93% dei casi, mentre per gli istituti con filiali sul territorio questa percentuale scende al 17% (tenendo conto dei soli bonifici disposti online)

    Un bonifico istantaneo comporta una commissione media di 0,35 euro per operazione. Con le banche online si tratta di un’operazione quasi sempre gratuita, tanto che la commissione media rilevata per il campione di banche analizzato è di 0,03 euro per transazione. Con le banche tradizionali, invece, bisogna mettere in conto una commissione media di 0,74 euro.  Non essendoci più differenze con i bonifici ordinari, è sparita la commissione percentuale che negli anni passati le banche applicavano, in alcuni casi, a questo tipo di operazioni.

    Si tratta di un calo drastico rispetto ai costi medi con cui i risparmiatori dovevano fare i conti appena un anno fa. Le rilevazioni del 2024, infatti evidenziavano, per i bonifici istantanei, una commissione fissa di 1,74 euro per operazione (2,08 euro per le banche tradizionali e 1,42 euro per quelle online), oltre a una commissione percentuale di 0,09% dell’importo della transazione (0,05% per le banche tradizionali e 0,15% per quelle online).

    Fino allo scorso anno, quando la normativa non era ancora entrata in vigore, gli istituti si muovevano in ordine sparso nella definizione dei costi dei bonifici. In alcuni casi era prevista una sola commissione fissa, in altri una sola commissione percentuale (con importo minimo e/o massimo) e in altri una doppia commissione (con quota fissa e quota percentuale).

    Un bonifico di 1.000 euro costava, in media, 2,64 euro mentre uno da 10.000 euro ne costava 10,74 euro. Oggi, invece, entrambe le operazioni sono accompagnate da una commissione fissa, pari a una media di 0,35 euro, come evidenziato nei dati descritti in precedenza.

    Il drastico calo delle commissioni sui bonifici riguarda le operazioni effettuate tramite piattaforma di Internet Banking. Recarsi in filiale per disporre un bonifico, infatti, comporta ancora un costo elevato, anche se grazie alla nuova normativa, è sparita la commissione percentuale applicata alla transazione. Attualmente, un bonifico in filiale comporta un costo medio di 5,40 euro per singola operazione.

  • Sempre più truffe online, ora si sfrutta l’immagine dei vip per adescare le persone

    Prendono sempre più piede le truffe associate ai deepfake (termine che indica la tecnica per la riproduzione fedele dell’immagine umana fondata sull’intelligenza artificiale), sfruttando soprattutto le immagini di vip per promuovere investimenti in criptovalute, Bitcoin o altre valute digitali. A loro insaputa, personaggi famosi e perciò giudicati credibili dal grande pubblico promettono rendimenti sbalorditivi in spot che non hanno mai girato (sono stati realizzati dall’intelligenza artificiale). La polizia postale nei mesi scorsi ha bloccato un appello su Facebook di una finta Giorgia Meloni che invitava a investire 250 euro e prometteva grandi guadagni, citando noti istituti bancari italiani con tanto di logo in sovrimpressione, utilizzato, ovviamente, in modo illegale. Anche l’amministratore delegato di Eni eu sono stati sfruttati a loro insaputa per tentativi di truffe, scoperte e bloccate.

    Ma i truffatori possono usare anche metodi più sofisticati. Ornella Muti ha partecipato a un evento cui era stata invitata a Venezia per la promozione di cosmetici dietro i quali si nascondeva, senza che lei lo sapesse, Vladimir Okthonikov trader di criptovalute ricercato in Paesi come Cina e Russia.

    Il sex appeal è molto utilizzato per le truffe. Fingendosi Leonardo DiCaprio o Angelina Jolie o Brad Pitt i truffatori promettono incontri in chat, trovano anche chi crede davvero che un’Angelina Jolie o un Brad Pitt abbia bisogno di una chat per trovare qualcuno con cui uscire a cena, salvo improvvisamente chiedere denaro vuoi per l’incontro stesso, vuoi con la scusa di un improvviso bisogno di liquidità (come fossero poveri). Una milanese ha sborsato 7000 euro per incontrare Leonardo DiCaprio, ovviamente invano. Una donna di 54 anni di Gallarate ha investito i propri risparmi per far partecipare Sylvester Stallone ad un evento per il nipote. Un portiere di uno stabile milanese si è creduto fidanzato con Dua Lipa per mesi, così accadde al pallavolista Roberto Cazzaniga che ha creduto di avere una relazione sentimentale con la supermodella Alessandra Ambrosio per ben 15 anni che gli è costata 700 mila euro. Un finto Brad Pitt ha invece ingannato una designer d’interni francese di 53 anni, che aveva perso letteralmente la testa per il bell’attore americano, a detta di lui gravemente malato. La signora si fece coinvolgente al punto da divorziare e fargli dono di una somma considerevole.  È andata meno peggio a Flavia Vento convinta anche lei per mesi di avere una romantica frequentazione “online” con Tom Cruise. Fortunatamente alla richiesta di soldi da parte del divo di Hollywood, la showgirl non ha abboccato e ha svelato l’inganno.

  • Oltre metà degli italiani rischia seriamente di cascare in una truffa online

    Il fenomeno delle frodi digitali è ormai in crescita da molti anni su scala globale. Infatti, il 2025 ha visto un salto di quantità e di qualità delle tipologie di truffe ai danni delle famiglie e delle imprese che, anche grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale – come deepfake vocali e chatbot ingannevoli – diventano sempre più iperrealistiche e difficili da rilevare. Questi reati rappresentano ormai una minaccia capace di erodere la fiducia nel settore dei servizi finanziari, poiché i truffatori sfruttano la vulnerabilità del consumatore attraverso azioni sempre più complesse – come il phishing, il vishing e il social engineering – colpendo le persone con tecniche sempre più evolute.

    Per comprendere meglio il rischio di esposizione delle persone a questi fenomeni criminali, CRIF, SDA Bocconi e Assofin hanno intrapreso uno studio sviluppato attorno all’Indicatore di Protezione dalle Frodi (IPF), uno strumento che aiuta a misurare quanto i consumatori siano preparati e “resilienti” di fronte ai tentativi di truffa online.  I risultati della ricerca, presentati in occasione dell’evento Tomorrow Speaks 2025 di CRIF, hanno evidenziato come oltre un quarto degli intervistati (27%) abbia dichiarato di aver già subito frodi digitali, come ad esempio il furto di dati, credenziali bancarie, segno evidente di una diffusa esposizione al rischio.

    Parallelamente, il 54% del campione ha presentato una protezione parziale o fragile, insufficiente a garantire una difesa adeguata. In altri termini, oltre la metà degli utenti si trova attualmente in condizioni di rischio con lacune specifiche in alcuni comportamenti che lasciano ampie vulnerabilità sfruttabili da minacce sofisticate, generate sempre più spesso dall’utilizzo fraudolento dell’intelligenza artificiale (es. social engineering o frodi AI-driven).

    Più della metà delle persone, quindi, si trova in una condizione di potenziale rischio, ma che può essere migliorata. Infatti, chi ha subito un primo tentativo di frode tende a rientrare più spesso nella fascia intermedia di rischio, mentre i livelli più alti di resilienza si osservano tra chi ha un’istruzione più elevata o un reddito maggiore.

    Da quest’ultimo dato si evince come la resilienza antifrode è il risultato dell’incontro tra tecnologia, conoscenza e responsabilità personale: dove le persone più consapevoli, cioè quelle che imparano a riconoscere i segnali di rischio e a gestire con prudenza i propri strumenti digitali, sono anche quelle più difficili da colpire.

    Più le persone sono consapevoli e formate sul piano finanziario, più adottano comportamenti cauti e responsabili, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche psicologico e con attenzione ai presidi normativi. L’educazione finanziaria si comporta da vero “moltiplicatore di protezione” e risulta quindi un motore trasversale della resilienza antifrode.

    Gli istituti finanziari e di credito sono quindi chiamati a potenziare la capacità di difesa preventiva del sistema combinando soluzioni tecnologiche avanzate e sviluppo delle competenze umane. Infatti, se da un lato occorre investire in strumenti di analisi avanzata (Intelligenza Artificiale per rilevare anomalie, monitoraggio real-time delle transazioni, presidi biometrici e soluzioni di analisi comportamentale) capaci di identificare tempestivamente tentativi di frode sofisticati, dall’altro rimane fondamentale innalzare il livello di educazione finanziaria e digitale degli utenti attraverso programmi formativi diffusi, campagne informative e simulazioni di attacco che possono rendere i consumatori più consapevoli e preparati di fronte alle minacce.

    La posta in gioco è molto elevata, poiché è fondamentale proteggere utenti, imprese e operatori dai costi finanziari e reputazionali delle frodi, rafforzando al contempo la resilienza complessiva del sistema finanziario digitale in un momento storico in cui l’innovazione tecnologica procede a grandi passi ma anche nuove tecniche fraudolente vengono sviluppate in modo continuo.

  • Oltre 157 miliardi di euro spesi in gioco d’azzardo nel 2024

    In Italia solo nel 2024 si è “giocato” più di 157 miliardi di euro, con almeno 18 milioni di italiani che nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo, con la speranza di cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. I giocatori patologici sono 1,5 milioni (il 3% della popolazione maggiorenne) mentre un milione e 400mila di italiani sono giocatori a rischio moderato (2,8%). In tutto, quindi, 2 milioni e 900 mila persone. In 20 anni, dal 2004 all’anno scorso, nel Belpaese sono stati giocati d’azzurro 1.774 miliardi di euro.
    E quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare e a vincere. Analizzando le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia. La fotografia che emerge mostra come gli interessi della criminalità organizzata riguardano in modo diffuso l’intero territorio nazionale. Sono infatti 16 le regioni coinvolte da inchieste sull’azzardo che hanno visto la presenza di clan mafiosi. Benvenuti ad Azzardomafie, il dossier di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, una fotografia con numeri, storie e affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale.
    «Il dossier – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone.  Si dimentica che dietro ogni slot, dietro ogni casella argentata del gratta-e-vinci o piattaforma online, ci sono esseri umani in difficoltà. Ci sono adolescenti che scommettono di nascosto, anziani che si giocano la pensione, famiglie che si sfaldano nel silenzio. Dobbiamo smascherare l’inganno. Perché in fondo il gioco d’azzardo — qualunque forma assuma — rischia di essere sempre e comunque un grande imbroglio ai danni dei cittadini. La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto».

    Nelle provincie di Benevento, Crotone, Reggio Calabria, Messina, Siracusa e Palermo si giocano somme triple o quadruple rispetto a Modena, Bergamo, Firenze, Trieste, Padova e Verona. Negli Enti Locali che hanno o hanno avuto decreti di scioglimento per infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso, i numeri sono impressionanti. Non solo mafie però: l’azzardo, fisico e online, è infatti un luogo privilegiato per il riciclaggio di somme provenienti da aree imprenditoriali a storica elevata irregolarità, come il settore turistico pubblici esercizi (si vedano i dati anomali delle località costiere, a partire dalla Liguria) e l’imprenditoria cinese (che gestisce anche numerose sale slot). Tutto da indagare poi, nel grande e recente balzo dei numeri dell’azzardo online, il possibile effetto della forte crescita di attività nel settore delle costruzioni, dovuto al 110%, ed alle consistenti opacità che si stanno registrando.

    In una recente indagine di Federconsumatori Modena su un campione di oltre mille ragazzi delle scuole superiori modenesi, è risultato che un terzo, quasi tutti minori, ha dimestichezza con l’azzardo. In ogni classe ci sono mediamente tre ragazzi (il 12% del campione) che vedono l’azzardo al centro del proprio futuro. Non pare esserci una questione di genere, con numeri che si spostano tra ragazzi e ragazze solo nell’attrazione che esercitano i diversi giochi. Comincia ad essere evidente che una serie di videogiochi, considerati innocui, predispongono all’azzardo fin dall’infanzia. È il caso di quei giochi che simulano vincite o che richiedono acquisti in app per continuare a giocare. Per i più giovani il sorpasso sul gioco fisico da parte del gambling da remoto è cosa avvenuta da tempo. In questo senso quella dei giovani è singolarmente l’area più matura per esaminare il fenomeno e le sue implicazioni. Si gioca in classe, nella propria camera, in assenza di ogni controllo sociale possibile nel gioco fisico. Grazie alle carte prepagate si giocano somme sempre maggiori, spesso nella disattenzione dei genitori. La fascinazione che sui ragazzi ha poi il trading online, i cui contorni per molti versi non sono diversi dall’azzardo, è una ulteriore complicazione per chi opera nel tentativo di contenere la crescita dell’azzardo.

  • Bankitalia registra frodi digitali entro limiti non troppo allarmanti nella seconda metà del 2024

    I casi di frode nei pagamenti digitali al dettaglio effettuati in Italia hanno un’incidenza limitata rispetto al totale delle transazioni. È quanto emerge dal Rapporto sulle operazioni di pagamento fraudolente in Italia nel secondo semestre 2024, pubblicato dalla Banca d’Italia.

    Le relative perdite per gli utenti sono in gran parte attenuate dai meccanismi di tutela previsti dalla normativa di settore. Tuttavia, anche se i volumi sono contenuti, le frodi – sottolinea il rapporto – rimangono un fenomeno insidioso, pertanto, la prevenzione e la riduzione dei rischi di frode nei pagamenti digitali sono cruciali per l’integrità del sistema dei pagamenti al dettaglio. In particolare, il tasso di frode – cioè l’incidenza del valore delle transazioni fraudolente sul valore totale delle operazioni di pagamento – è dello 0,002% per i bonifici nel loro complesso, dello 0,017% per le operazioni con carte e dello 0,021% per quelle con moneta elettronica.

    Tra i bonifici, quelli istantanei continuano a mostrare tassi di frode superiori (0,057%) rispetto ai bonifici ordinari (0,0015%). I tassi di frode sono superiori per le operazioni transfrontaliere rispetto a quelle domestiche. Le operazioni a distanza sono più esposte ai casi di frode, rispetto ai pagamenti al punto vendita fisico (Pos); il divario si è ridotto nel 2024 per la flessione delle frodi negli acquisti online.

    Le transazioni con autenticazione forte del cliente (Sca – Strong customer authentication) e con presidi alternativi previsti dalla normativa (cd. esenzioni Sca) mostrano livelli di rischio contenuti. La frode cd. “da manipolazione del pagatore” è diffusa soprattutto nei bonifici ma è in crescita anche nelle operazioni con carta. È molto insidiosa perché sfrutta informazioni sul cliente raccolte con tecniche di ingegneria sociale e lo induce a disporre volontariamente un pagamento verso un beneficiario fraudolento.

    Questo tipo di frode non consente l’attivazione automatica dei meccanismi di rimborso previsti dalla normativa, rendendo più difficile per l’utente il recupero delle somme. Grazie ai presidi di sicurezza rafforzati (Sca), le frodi attuate a seguito di smarrimento, contraffazione, furto della carta e dei dati associati, sono diminuiti del 7% su base annua. Nel secondo semestre del 2024, la quota di perdite da frode a carico dell’utente è del 71% per i bonifici e del 68% per i prelievi da Atm.

    Per le carte di pagamento e la moneta elettronica, invece, risulta più elevato l’onere a carico del prestatore di servizi di pagamento e di altri intermediari finanziari (rispettivamente 60 per cento e 58 per cento). Dal 9 ottobre 2025, diventerà obbligatorio per i prestatori di servizi di pagamento effettuare la verifica in tempo reale sull’Iban e sui dati del beneficiario del bonifico (istantaneo e tradizionale), che dovranno segnalare eventuali discrepanze prima dell’autorizzazione del pagamento.

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