PAC

  • La Corte dei conti della Ue sollecita innovazione nell’agricoltura europea

    Secondo una relazione speciale pubblicata oggi dalla Corte dei conti europea, lo strumento dell’UE per potenziare la produttività e la sostenibilità agricole attraverso l’innovazione (PEI-AGRI) non ha sfruttato appieno il proprio potenziale. Nonostante tra il 2014 e il 2022 siano stati devoluti finanziamenti nazionali e dell’UE per quasi 1 miliardo di euro per incentivare pratiche innovative nell’agricoltura, il PEI-AGRI è raramente riuscito a produrre innovazioni utili, pratiche o adottate su larga scala.

    La Corte raccomanda di prestare maggiore attenzione alle esigenze concrete degli agricoltori, di migliorare le procedure di selezione dei progetti e di divulgarne i risultati in maniera più efficace, in modo tale che l’intero settore possa trarre beneficio dalle innovazioni. Il partenariato europeo per l’innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura (PEI-AGRI), introdotto nel 2012, è finanziato dalla politica agricola comune (PAC), nonché dalla politica dell’UE in materia di ricerca e innovazione (programma Orizzonte).

    Nell’ambito della PAC 2014-2022, lo strumento ha sostenuto oltre 4 000 progetti innovativi intesi a migliorare la produttività e la sostenibilità attraverso la collaborazione tra agricoltori, ricercatori, consulenti e imprese del settore agroalimentare.

    “L’innovazione è essenziale se il settore agricolo vuole migliorare la propria sostenibilità economica, ambientale e sociale – ha dichiarato Joao Leao, membro della Corte responsabile dell’audit -. Lo strumento dell’UE per potenziare l’innovazione a livello delle aziende agricole avrebbe potuto assicurare un impiego più proficuo delle risorse. Inoltre, alcune opportunità non sono state colte: ad esempio, non è stato tenuto conto delle esigenze concrete degli agricoltori, nonostante il coinvolgimento diretto degli stessi aumenti le probabilità di successo”.

    Gli auditor della Corte hanno condotto un’analisi basata sui dati ed esaminato un esteso campione di 70 progetti in Spagna, Francia, Paesi Bassi e Polonia. La Corte ha constatato che il potenziale innovativo ha costituito raramente un criterio decisivo nella selezione dei progetti e che vi è stato generalmente uno scarso coinvolgimento degli agricoltori, oltre che un’attenzione insufficiente alle loro esigenze in termini di innovazione.

    Tuttavia, coinvolgere attivamente gli agricoltori nei progetti ha contribuito ad aumentare non soltanto le probabilità di successo, ma anche la qualità dell’innovazione prodotta. Ad esempio, dopo che nell’ambito di un progetto erano state testate tecniche di semina a secco del riso, in Spagna questo metodo di coltivazione è stato adottato in un’intera area agricola.

    La Corte ha inoltre osservato che quasi un terzo dei progetti esaminati presentava un legame debole, se non del tutto assente, con l’agricoltura: alcuni di essi erano incentrati su settori quali la trasformazione industriale degli alimenti o lo sviluppo di strategie di marchio. In Polonia, un progetto relativo alla produzione industriale di burro ha apportato solo un modesto contributo alla sostenibilità economica dei produttori di latte locali; in Spagna, un altro progetto aveva il solo obiettivo di migliorare l’immagine di marchio di una catena di supermercati.

    In aggiunta, a giudizio della Corte, oltre la metà dei progetti non è riuscita a generare innovazioni di successo: molti di essi non hanno prodotto effetti concreti, hanno risposto a esigenze di nicchia o apportato benefici principalmente a singoli individui. La Corte ha inoltre rilevato alcuni casi in cui i fondi sono stati utilizzati per sostenere investimenti che, oltre a non aver prodotto chiari vantaggi per il settore più in generale, sarebbero stati probabilmente intrapresi anche in assenza del finanziamento dell’UE.

    Un altro punto debole è stata la divulgazione dei risultati, considerata dalla Corte come un’occasione persa. Solo per circa la metà dei progetti, infatti, le conoscenze prodotte sono state condivise e solo sei dei 18 progetti che hanno ottenuto risultati utili hanno generato innovazioni che sono poi state adottate su larga scala. Gli Stati membri hanno raramente promosso le innovazioni più promettenti a livello locale e delle aziende agricole, nonostante la PAC consenta l’utilizzo dei fondi con finalità di formazione, ad uso didattico oppure per servizi di consulenza.

    La Corte ha anche constatato un’assenza di sinergie con altri finanziamenti dell’UE in materia di ricerca e innovazione (Orizzonte 2020): nessuno dei 70 progetti esaminati ha utilizzato risorse provenienti da Orizzonte 2020, nonostante per il periodo 2014-2020 fossero stati assegnati più di 1,5 miliardi di euro per la ricerca in ambito agricolo e forestale.

    Il PEI-AGRI è uno strumento dell’UE fondamentale per promuovere l’innovazione tecnologica e i servizi per le comunità rurali, migliorare le pratiche agricole e sviluppare prodotti; è fondato sulla collaborazione tra agricoltori, ricercatori, imprese del settore agroalimentare e altri portatori di interessi. Nella PAC 2023-2027 l’innovazione ricopre un ruolo sempre più rilevante e la Commissione europea ha dichiarato il suo impegno nel continuare a sostenere il PEI-AGRI in quanto “pilastro” dei sistemi di conoscenza e innovazione degli Stati membri in campo agricolo.

  • L’Italia ottiene un aumento di 10 miliardi in più dalla Ue per i propri agricoltori

    La dotazione complessiva che la Ue ha destinato l’Italia per la Pac (politica agricola comune) per il periodo 2028-2034 è passata da 31 miliardi di euro, previsti nella proposta di luglio 2025, a 40,7 miliardi di euro, superando di circa un miliardo la cifra del settennio 2021-2027. A livello europeo, Bruxelles ha incrementato i fondi complessivi per 45,3 miliardi di euro, portando la dotazione totale della Pac per tutti i Paesi dell’Unione a 293,7 miliardi.

    L’annuncio sui 10 miliardi in più per gli agricoltori italiani sulle risorse destinate alla Pac 2028-2034, chiesti dal Governo italiano e ottenuti dal ministro Lollobrigida, risponde alle richieste avanzate da mesi dalla Coldiretti anche attraverso diverse mobilitazioni in Italia e in Europa. Si tratta di un miliardo in più in confronto alla programmazione attuale, con un netto passo indietro rispetto al tentativo di Ursula Von der Leyen di tagliare fondi agli agricoltori.

    Coldiretti sollecita ora atti legislativi europei che senza ogni dubbio e discrezionalità garantiscano che questi fondi siano destinati alla difesa del reddito degli agricoltori e sottolinea che la modifica legata alle aree rurali consentirà di utilizzare per gli agricoltori il 10% delle del Fondo unico, circa 48 miliardi (questo era uno degli elementi che Coldiretti fin dall’inizio ha portato all’attenzione del governo italiano e di cui si è fatta carico in tutti i dibattiti a livello europeo). Queste risorse potranno essere utilizzate in modo concreto per affrontare il tema delle aree interne, delle aree collinari e delle aree montane, destinandole ai contadini che vivono e lavorano stabilmente in quei territori.

    Coldiretti ribadisce che la Pac non è fatta solo di risorse, ma anche di regole. Per questo chiede che sia sventato ogni tentativo di rinazionalizzazione della Pac, come ritiene che voglia fare la presidente della Commissione di Bruxelles Von der Leyen e la sua cerchia di tecnocrati. Coldiretti annuncia anche che continuerà a presidiare affinchè non vengano posti ostacoli tecnici e burocratici al pieno utilizzo dei fondi assegnati alle imprese agricole. «Coldiretti – si legge in una sua nota – continua a non fidarsi dell’alta tecnocrazia di Bruxelles». E per questo annuncia una serie di manifestazioni a partire dal 20 gennaio e fino alla fine del mese con la partecipazione di oltre 100mila soci. Le iniziative hanno visto coinvolte Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio, poi anche in Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.

  • La Commissione propone misure a sostegno del ricambio generazionale in agricoltura per garantire il futuro alimentare, agricolo e rurale dell’Europa

    La Commissione europea ha presentato una “strategia per il ricambio generazionale in agricoltura”, che definisce una chiara tabella di marcia per sostenere i giovani agricoltori e attirare un maggior numero di persone nel settore agricolo. La strategia mira a raddoppiare la quota di giovani agricoltori nell’UE entro il 2040: l’obiettivo è che i giovani e i nuovi agricoltori rappresentino circa il 24% degli agricoltori europei.

    A tal fine, la Commissione raccomanderà agli Stati membri, in particolare a quelli che non l’hanno ancora fatto, di investire almeno il 6% della loro spesa agricola in misure di promozione del ricambio generazionale, con la possibilità di mobilitare ulteriori risorse. La strategia comprende anche lo sviluppo di strategie nazionali per il ricambio generazionale in agricoltura entro il 2028, con cui gli Stati membri affronteranno gli ostacoli esistenti e definiranno misure di sostegno mirate, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Gli Stati membri dovranno presentare periodicamente relazioni sui progressi compiuti. Nel complesso, queste iniziative garantiranno la sostenibilità, la resilienza e l’attrattività del settore agricolo per il futuro.

    La strategia mira a sostenere e preparare la prossima generazione di agricoltori dell’UE individuando cinque leve d’azione principali: accesso alla terra, finanziamenti, competenze, tenore di vita equo nelle zone rurali e sostegno alla successione. Per ciascuna leva sono previste iniziative faro mirate, tra cui:

    • la proposta di un “pacchetto di avvio” obbligatorio per i giovani agricoltori nella prossima PAC per agevolare il loro ingresso e insediamento nel settore attraverso una serie completa di interventi, compresa una somma forfettaria fino a 300 000 € per l’insediamento;
    • una migliore ripartizione dei fondi a favore dei giovani agricoltori;
    • la collaborazione con la BEI per sviluppare regimi di garanzia e/o contributi in conto interessi per facilitare l’accesso ai finanziamenti;
    • l’istituzione di un Osservatorio europeo dei terreni per migliorare la trasparenza fondiaria. Questo aiuterà gli agricoltori ad accedere ai terreni disponibili, favorirà la successione nelle aziende agricole, fornirà informazioni per la definizione delle politiche e impedirà la speculazione fondiaria, facilitando l’avvio dell’attività agricola per i nuovi operatori del settore;
    • l’integrazione nel semestre europeo di aspetti inerenti al ricambio generazionale e alla successione e l’integrazione delle riforme pensionistiche, del fine rapporto e del trasferimento delle aziende agricole nei quadri strategici nazionali per facilitare una successione tempestiva e la mobilità fondiaria;
    • l’invito ai giovani agricoltori a partecipare al programma Erasmus per giovani imprenditori affinché possano imparare le buone pratiche agricole all’estero o diversificare il loro reddito imparando da altri settori;
    • la promozione di buone condizioni di vita nelle zone rurali e nel contempo il sostegno allo sviluppo locale e al coinvolgimento dei giovani e delle donne;
    • il cofinanziamento di servizi di sostituzione nelle aziende agricole in caso di malattia, ferie o prestazione di assistenza degli agricoltori per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata.

    È necessario un forte impegno a livello nazionale e regionale per superare questi ostacoli e garantire un impatto efficace.

    Il settore agricolo in Europa invecchia più rapidamente di altri settori. Attualmente l’età media di un agricoltore nell’UE è di 57 anni; solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni e rientra quindi nella categoria dei giovani agricoltori. Tale squilibrio rappresenta un rischio per la sicurezza alimentare a lungo termine, l’autonomia strategica dell’UE nella produzione alimentare e la sostenibilità del panorama agricolo europeo.

    Anche il numero di giovani che vivono nelle zone rurali si sta riducendo. Tra il 2013 e il 2019 il numero di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che vivevano nelle zone rurali dell’UE-28 è sceso da 3,6 milioni a 1,9 milioni, mentre il numero di quelli di età compresa tra i 25 e i 29 anni è diminuito da 6,9 milioni a 5,9 milioni.

    Anche se un numero elevato di agricoltori più anziani è proprietario della terra, le generazioni più giovani sono spesso costrette a ricorrere all’affitto: gestiscono infatti circa 15 milioni di ettari in affitto e sono proprietari di 10 milioni di ettari. L’accesso alla terra, il credito a prezzi accessibili e le competenze essenziali restano gli ostacoli principali per i giovani agricoltori. Nel 2022 i giovani agricoltori dell’UE-27 hanno dovuto far fronte a un deficit di finanziamento di 14,1 miliardi di €, pari al 22% del deficit complessivo del settore.

  • Agricoltura: adottata una misura per aumentare il flusso di cassa degli agricoltori

    La Commissione europea ha adottato una misura che permette di incrementare gli anticipi sui pagamenti della politica agricola comune (PAC) agli agricoltori. La misura sosterrà e aumenterà il flusso di cassa degli agricoltori danneggiati dalla crisi da COVID-19 e dalle intemperie che si sono abbattute su tutta l’UE. La misura consentirà agli Stati membri di aumentare gli anticipi sul sostegno al reddito e su alcuni programmi di sviluppo rurale: dal 50 fino al 70 % dei pagamenti diretti e dal 75 all’85 % dei pagamenti per lo sviluppo rurale.

    Al riguardo si attivano le garanzie a tutela del bilancio dell’UE di modo che i pagamenti siano erogati solo dopo che saranno ultimati i controlli e le verifiche e a partire dal 16 ottobre 2021 per i pagamenti diretti. La Commissione europea ha provveduto a sostenere i settori agricolo e alimentare durante tutta la crisi da COVID-19 grazie a una maggiore flessibilità e misure di mercato specifiche.

    Fonte; Commissione europea

  • Trovato l’accordo tra i Paesi Ue per rivedere la politica agricola comune

    Dopo tre anni di negoziato arriva la fumata bianca sulla nuova Politica agricola comune, che vale oltre 340 miliardi di euro dal 2021 al 2027, di cui più di 38 per l’Italia (quasi 50 con la quota di cofinanziamento nazionale). Quello tra i Paesi membri è un accordo provvisorio che dovrà passare l’esame dei ministri dell’agricoltura e anche dell’Europarlamento. Il tentativo è quello di rendere la Pac più verde e più equa, ma la riforma viene giudicata insufficiente dalle organizzazioni ambientaliste. Si tratta comunque di un successo in extremis per la presidenza di turno portoghese dopo il naufragio del negoziato del mese scorso.

    A spianare la strada è stato il compromesso sulle misure verdi nel regolamento sui piani nazionali. Punto delicato, in cui si incrociavano i dubbi degli Stati sulla gestione dei piani strategici nazionali, cuore della riforma del 2018, con le priorità del Green Deal, arrivato con la Commissione von der Leyen nel 2019-20. Le istituzioni Ue hanno raggiunto un equilibrio su una maggiore integrazione tra Pac e Green Deal e sulla destinazione a pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente (ecoregimi) del 25% delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti 2023-27. Quasi 49 miliardi in cinque anni. L’Europarlamento chiedeva il 30%, gli Stati il 20%. Per incontrarsi a metà strada c’è voluta la garanzia di ampia flessibilità per i paesi, che si sono blindati contro l’eventualità di perdere fondi.

    L’intesa prevede anche – almeno in principio – la condizionalità sociale, cioè il vincolo degli aiuti Pac al rispetto delle norme fondamentali a tutela del lavoro nei campi. Il pagamento redistributivo, che aiuta le piccole aziende, che viene fissato al 10% del montante pagamenti diretti e sarà obbligatorio per tutti i paesi, con possibilità di chiamarsi fuori solo se dimostra di raggiungere gli stessi scopi di equità con altre misure.

    Mentre i negoziatori riprendevano il lavoro nelle sale dell’Europarlamento per arrivare a definire l’accordo, sono iniziate ad arrivavate le prime reazioni. Gli agricoltori hanno manifestato davanti alla sede dell’Eurocamera a Bruxelles, chiedendo di considerare “gli impatti cumulativi di tutte le politiche sulla comunità agricola europea”, con riferimento esplicito agli accordi commerciali e alla strategia Farm to Fork. Le Ong ambientaliste hanno reagito a colpi di comunicati stampa, demolendo l’impianto green della riforma: troppo blando il legame tra Pac e Green Deal, troppe le flessibilità concesse ai Paesi membri. Gli uffici europei di Greenpeace e Wwf hanno chiesto all’Europarlamento di respingere un accordo che sull’ambiente, secondo l’altra Ong Eeb, sarebbe addirittura peggiorativo dello status quo. Sulla stessa linea i ragazzi dei Fridays for future, il movimento che fa capo a Greta Thunberg, che hanno fatto campagna per mesi sul ritiro della riforma.

    Ma la Commissione europea ha benedetto l’accordo con il vicepresidente Frans Timmermans e gli altri gruppi politici che sembrano decisi a dare l’ok. I socialisti tramite il coordinatore agricoltura Paolo De Castro hanno enfatizzato il pilastro sociale, il Ppe con Herbert Dorfmann ha celebrato i risultati positivi per le piccole aziende e i liberali di Renew Europe hanno fatto sapere, tramite il presidente della commissione ambiente Pascal Canfin, di apprezzare il compromesso.

  • Meno risorse alla politica agricola comune della Ue e Coldiretti protesta

    «Le ipotesi di taglio alla Politica Agricola Comune (Pac) sono insostenibili in un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione (Ue) deve affrontare, dai cambiamenti climatici, all’immigrazione, alla sicurezza», afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare le proposte di riforma della Pac presentate dal Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan che secondo alcune analisi sui dati della Commissione potrebbero far perdere all’Italia circa 2,7 miliardi a prezzi correnti rispetto all’attuale periodo di programmazione.

    Ricordando che «l’ipotesi di riduzione dei fondi è stata giustamente bocciata dal Parlamento Europeo oltre che dagli stessi cittadini dell’Unione che per il 90% sostengono la politica agricola a livello comunitario per il ruolo determinante per l’ambiente, il territorio e salute secondo la Consultazione pubblica promossa dalla stessa Commissione europea», Coldiretti sostiene che «soprattutto preoccupa l’impatto negativo di questa riduzione di bilancio sui redditi degli agricoltori impegnati a garantire i migliori standard di qualità, sanitari ed ambientali». E afferma ancora: «Occorre mantenere il budget al livello attuale in prezzi costanti e garantire una più equa distribuzione delle risorse tra gli Stati superando gli squilibri che hanno caratterizzato il passato. Solo in questo modo si potranno cogliere gli elementi positivi pur presenti nella proposta di Riforma che vanno dal maggiore sostegno ai giovani agricoltori all’importanza della sostenibilità, dall’attenzione al concetto di vero agricoltore fino al maggior peso del lavoro, anche familiare, e dei criteri socioeconomici per la ridistribuzione interna dei pagamenti diretti».

  • Con i tagli alla Pac a rischio 35 miliardi di risorse

    La spesa per la Politica agricola comune (primo e secondo pilastro) rischia di subire un taglio pesante. Il bilancio 2021-2027 presentato dalla Commissione europea il 2 maggio scorso prevede uno stanziamento totale di 1.279,408 miliardi di euro con un aumento di 192 miliardi e un contributo nazionale dell’1,1% del reddito nazionale lordo Ue 27 (1% nella precedente programmazione).

    Per quanto riguarda l’agricoltura, alla voce 3 del nuovo documento finanziario “Risorse naturali e ambientali” è assegnato un budget di 378,920 miliardi di cui 286 miliardi per spese di mercato e pagamenti diretti e 79 miliardi per lo sviluppo rurale, in calo rispetto all’attuale dote della Pac pari a 400 miliardi. Il taglio è dunque di 35 miliardi con una flessione rispetto all’attuale documento finanziario del 9,5% se si considera lo stanziamento totale e del 7% per i soli aiuti Pac e misure di mercato.

    Intanto ci sarà una revisione del greening con una maggiore finalizzazione ai temi ambientali attraverso il rafforzamento della condizionalità per i pagamenti diretti. Verrà costituita una nuova riserva di crisi, nell’ambito del Fondo europeo agricolo di garanzia e l’accesso sarà possibile se a livello nazionale sarà messa a punto una strategia che preveda strumenti come quelli assicurativi.

    Una manovra che non piace al presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, che sottolineato coma “a pagare il conto della Brexit non può essere l’agricoltura che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione deve affrontare, dai cambiamenti climatici, all’immigrazione, alla sicurezza. Indebolire l’agricoltura, che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione, significa minare le fondamenta della stessa Ue in un momento particolarmente critico per il suo futuro”.

    I prossimi passi saranno la presentazione da parte della Commissione delle proposte dettagliate quindi, dopo il via libera dal Parlamento europeo, l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio. L’obiettivo è di chiudere il negoziato prima delle prossime elezioni europee.

    Fonte: Il Punto Coldiretti del 3 maggio 2018

  • Sicurezza e investimenti per la ricerca: parte da qui il semestre di Presidenza bulgara dell’UE

    I cittadini e le loro richieste, politiche di sicurezza e di difesa, garanzie per i giovani, attenzione particolareggiata alla realtà dei Balcani, ridisegnare il rapporto con il Regno Unito dopo la Brexit, sviluppare intelligenze artificiali ed estendere il processo di digitalizzazione. Questi gli obiettivi principali che la Bulgaria si propone di realizzare durante il suo primo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. In un incontro che si è svolto a Milano, organizzato dalle Rappresentanze del Parlamento europeo e della Commissione europea, Console ed Ambasciatore bulgari hanno presentato l’agenda che Sofia intende sviluppare durante questi sei importantissimi mesi in cui è chiamata ad avere un ruolo da protagonista. Come più volte è stato sottolineato durante l’incontro bisogna affrontare delle vere e proprie sfide cruciali per l’intero progetto europeo, a partire dall’emergenza immigrazione, sicurezza, controllo dei confini. La Bulgaria, geograficamente, ha un’importanza strategica perché da più di 1300 anni è un ponte tra l’Europa e l’Oriente e da millenni è la culla dell’incrocio tra culture (non a caso è la patria dell’alfabeto cirillico). Questa posizione eccezionale diventa perciò di vitale importanza anche per le nuove sfide che l’Europa, di cui la Bulgaria è Stato membro dal 2007, si appresta ad affrontare, in primis rivestire un ruolo chiave negli scenari mondiali. Fondamentale è perciò la cooperazione tra i Paesi dell’UE che garantirebbe la stabilità e la realizzazione di una adeguata politica di difesa che, stando a quanto espresso dai due rappresentanti, garantirebbe quella sicurezza chiesta a gran voce dai cittadini. Una politica di difesa, intesa anche come ‘rapporti di buon vicinato’, che significherebbe anche affrontare in maniera più concreta e immediata le questioni legate all’immigrazione grazie ad un sistema di gestione e di efficace politica di rimpatrio intensificando il dialogo con i Paesi Terzi.

    Non solo sicurezza però. Di vitale importanza è infatti il futuro dell’Europa e della sua stabilità garantita dall’adeguato uso dei Fondi strutturali, da ripensare anche dopo i programmi 2020, che devono essere sfruttati sempre più per investire in ricerca e cultura. I due ambiti, infatti, oltre a creare opportunità di lavoro per tanti giovani, garantiscono il miglior processo di integrazione. Non è un caso che il governo bulgaro proporrà a Bruxelles l’aumento del  numero dei partecipanti al progetto Erasmus+.

    Revisione della PAC e maggiore attenzione ai cambiamenti ambientali le altre due priorità. La prima va sicuramente rivista (e l’Italia da anni chiede delle migliorie!) e aggiornata anche con un alleggerimento delle pratiche di accesso, meno burocratiche e fruibili per tutti i cittadini. Strettamente connessa alla politica agricola è l’attenzione all’ambiente, anche in seguito ai cambiamenti climatici che non hanno risparmiato l’Europa negli ultimi anni, con adeguati progetti che possano garantire il mantenimento degli standard richiesti dalla Conferenza di Parigi e dai cittadini di tutta l’Unione.

    A margine dell’incontro, per sottolineare l’importanza di un’Europa che punta sempre più al rispetto dei diritti umani e della pace, è stata inaugurata la mostra fotografica sui 30 anni del Premio Sacharov intitolata ‘I difensori delle nostre libertà’, organizzata dal Parlamento europeo in collaborazione con l’agenzia fotografica Magnum. Visitabile fino al 23 febbraio (C.so Magenta, 59), l’esposizione è un viaggio a 360 gradi nella vita quotidiana di due uomini e due donne che si battono per i diritti umani in Cambogia, Tunisia, Etiopia e Bosnia-Erzegovina.

  • La Ue punta a sostituire i satelliti ai burocrati nella gestione della politica agricola comune

    La Commissione europea scommette sui satelliti per rendere più sostenibile l’agricoltura europea e tagliare la burocrazia della politica agricola comune. Le agenzie di pagamento nazionali già oggi usano alcuni dati del sistema di satelliti europei Copernico, ma l’Ue vuole accelerare. Il progetto pilota dell’Esa Sen4Cap, che vede l’Italia tra i paesi sperimentatori, vuole sfruttare il flusso di dati che arriva dai satelliti Copernico per realizzare un sistema automatico che sostituisca i controlli sul campo e riduca la burocrazie delle ‘domande Pac’ per gli agricoltori.

    I dati forniscono inoltre chance per aumentare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura. La Commissione europea stima che un’agricoltura digitalizzata, basata sull’integrazione di dati satellitari e sul terreno, possa portare guadagni in efficienza del 40% nella sola gestione dei concimi. «Siamo ancora in una fase iniziale di integrazione dei flussi di dati in applicazioni» utilizzabili dagli agricoltori, afferma il Cema, l’organizzazione di settore delle macchine agricole europee, perché molte aziende «ancora non vedono nel digitale un’opportunità per migliorare le loro pratiche agricole». «Tra qualche anno tutti gli agricoltori europei avranno uno smartphone – ha detto il dirigente della Commissione Tassos Haniotis – molti di questi dispositivi saranno fatti negli Usa o in Cina, ma i dati saranno europei e questo ci dà vantaggio tecnologico. Se non lo sfruttiamo ora lo perderemo per sempre».

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