PMI

  • La Cina riparte: manifattura ai massimi livelli dal 2012

    L’attività manifatturiera cinese è rimbalzata a febbraio, mettendo a segno la più rapida espansione da aprile 2012 in scia alla ripartenza della produzione grazie alla revoca delle restrizioni draconiane anti-Covid decisa lo scorso dicembre. In questo modo, l’indice dei responsabili degli acquisti manifatturieri (Pmi) è salito a 52,6 da 50,1 di gennaio, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, posizionandosi oltre le stime degli analisti di 50,5 e alimentando l’euforia sui listini azionari globali, con la Borsa di Hong Kong in evidenza per il rally superiore al 4%.

    L’economia cinese ha chiuso il 2022 come uno dei suoi peggiori anni in quasi mezzo secolo a causa della rigida applicazione della politica della ‘tolleranza zero’ al Covid che ha stroncato produzione e consumi, creando gravi problemi sul fronte occupazione e della stabilità delle catene di approvvigionamento. Più in generale, per il 2023, l’outlook resta contrastante tra i principali partner commerciali alle prese con l’aumento dei tassi di interesse e le pressioni sui costi, mentre sul fronte interno pesano soprattutto la crisi del settore immobiliare e la fiducia dei consumatori tutta da ricostruire.

    Il settore manifatturiero cinese è rimasto sotto pressione quest’anno con i prezzi alla produzione in calo a gennaio, come hanno mostrato i relativi dati, a causa dei consumi interni deboli e di una domanda estera incerta. Moody’s ha comunque rialzato le proiezioni di crescita del Dragone, portandole al 5% per il 2023 e il 2024, contro il 4% precedente. «Prevediamo che la domanda repressa sosterrà un rimbalzo dei consumi a partire da questa primavera», hanno scritto gli analisti dell’agenzia di rating, pur rilevando che la crescita diminuirà probabilmente nel medio termine. Le imprese hanno comunque accelerato la ripresa di lavoro e produzione, poiché l’effetto delle politiche di stabilizzazione economica è stato avvertito dal settore mentre l’impatto del Covid-19 si è attenuato, ha rilevato l’Ufficio nazionale di statistica. La Banca centrale cinese (Pboc) ha osservato venerdì che l’economia domestica dovrebbe «generalmente riprendersi» nel 2023, pur in presenza di un contesto esterno «severo e complesso».

    A completare gli scenari, c’è da annotare anche l’indice dei responsabili degli acquisti non manifatturieri (Pmi), salito a febbraio a 56,3 da 54,4 di gennaio, indicando il passo di espansione più rapido da marzo 2021, in parte a causa della conseguente spinta alla spesa per infrastrutture e all’aumento dei finanziamenti per aiutare gli sviluppatori immobiliari a completare i progetti in stallo.

  • La Commissione pubblica inviti a presentare proposte per un importo di 7,5 milioni di € per sostenere l’integrazione delle PMI ucraine nel mercato unico

    La Commissione pubblica due inviti a presentare proposte con il titolo congiunto “ReadyForEU”, con un bilancio totale di 7,5 milioni di €. I due inviti mirano ad aiutare gli imprenditori e le imprese ucraine a beneficiare del mercato unico. Gli inviti sono finanziati nell’ambito del programma per il mercato unico e fanno seguito al recente accordo sull’adesione dell’Ucraina al programma per il mercato unico, firmato dalla presidente von der Leyen e dal primo ministro ucraino Denys Shmyhal il 2 febbraio 2023.

    Il primo invito, denominato “Business Bridge” e dotato di un bilancio di 4.5 milioni di €, fornirà alle piccole e medie imprese ucraine (PMI) colpite dalla guerra un sostegno finanziario sotto forma di buoni per accedere ai servizi e partecipare a fiere commerciali nell’UE. Il progetto sarà gestito da organizzazioni di sostegno alle imprese come la rete Enterprise Europe (EEN), la rete europea dei cluster e altre organizzazioni.

    Scopo dell’invito è istituire un consorzio di organizzazioni imprenditoriali che selezionerà fino a 1 500 PMI ucraine orientate alla crescita e alla sostenibilità per beneficiare di un sostegno diretto fino a 2 500 €. Questo sostegno diretto coprirà i costi sostenuti dalle PMI ucraine per i servizi di sostegno alle imprese, quali: ricerche di mercato per individuare partner europei; consulenza giuridica, organizzativa o finanziaria per la costituzione di una nuova impresa o l’adattamento di un’impresa esistente; aiuto per partecipare e recarsi a fiere commerciali nell’UE; e consulenza legale sui diritti di proprietà intellettuale.

    In ultima analisi, il “Business Bridge” non solo andrà a vantaggio delle imprese interessate, ma potrà aprire mercati alternativi alle imprese dell’UE colpite dalla perdita dei mercati russi e bielorussi e contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina.

    Il secondo invito, denominato “Erasmus per giovani imprenditori – Ucraina”, che ha una dotazione di 3 milioni di €, consentirà ai nuovi imprenditori ucraini di acquisire esperienza lavorativa in altri paesi europei. Il progetto sarà gestito nell’ambito del già consolidato programma Erasmus per giovani imprenditori, che ha offerto a oltre 22.000 imprenditori di tutta Europa la possibilità di condividere il loro know-how imprenditoriale. Il programma Erasmus per giovani imprenditori nel 2022 ha registrato il picco di domande presentate (154) e di partecipazioni (79) da parte di imprenditori ucraini.

    L’invito selezionerà organizzazioni in Ucraina e nell’UE per reperire fino a 430 nuovi imprenditori ucraini e abbinarli agli imprenditori ospitanti nell’UE. Fornirà quindi sostegno finanziario a tali imprenditori e contribuirà alle loro spese di soggiorno e di viaggio.

    Gli inviti sono aperti a partire dal 28 febbraio 2023 e le imprese e gli imprenditori ucraini possono presentare domanda entro la fine di quest’anno.

  • Il settore manifatturiero nella Ue migliora ma resta in contrazione

    Migliora il Pmi manifatturiero dell’eurozona, passando dai 47.1 punti della rilevazione di novembre ai 47,8 di dicembre, ma l’economia europea resta comunque in contrazione, con il dato che per il sesto mese consecutivo si mantiene ancora sotto la soglia dei 50 punti, che indica una fase di crescita.

    La rilevazione segna piuttosto una diminuzione dell’intensità della contrazione del settore manifatturiero, con l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche e le condizioni più stabili della catena di fornitura che hanno dato tregua ai produttori di beni. Rimane però evidente la debolezza della domanda dei clienti sotto forma di calo di nuovi ordini ricevuti. Le aziende hanno trasferito la maggiore capacità produttiva nella riduzione del lavoro inevaso.

    A dicembre scorso, malgrado il crollo del volume dell’attività di acquisto e della produzione, sono stati registrati nuovi aumenti delle giacenze dei fattori produttivi e dei prodotti finiti. Continua, inoltre, la crescita occupazionale, con l’ottimismo in salita al livello massimo in sette mesi. Il dato a 47.8 punti rappresenta il valore massimo negli ultimi 3 mesi segnalando una più leggera contrazione. Gli indicatori settoriali hanno però mostrato un continuo peggioramento nei mercati dei beni di consumo. A dicembre la contrazione si è attenuata nella Ue, ad eccezione della Grecia, dove invece è stato osservato un maggiore declino e si materializza lo spettro di una possibile recessione. Le nuove vendite nella penisola ellenica sono fortemente diminuite, così come la domanda dei clienti stranieri, al contempo sono aumentati i costi per l’energia.

    In Italia l’indice Pmi segna 48,5 punti, in aumento di 0,1 sulla precedente rilevazione, ma prosegue la forte contrazione del volume degli ordini. Una nota positiva è il rafforzamento della fiducia delle imprese, che ha raggiunto il massimo in 7 mesi, con un ottimismo legato alle speranze di una ripresa della domanda e di nuovi investimenti.

    Anche in Francia si registra una lieve ripresa della fiducia delle imprese, ai massimi su 4 mesi. I livelli di occupazione nel settore manifatturiero francese sono diminuiti la prima volta da gennaio 2021, mentre l’inflazione dei prezzi alla produzione è leggermente accelerata. Mentre in Germania il miglioramento delle condizioni dell’offerta ha contribuito ad un marcato raffreddamento delle pressioni sui prezzi in tutta la produzione di merci settore. Nel frattempo le aspettative delle imprese sono migliorate.

  • La Commissione approva un regime italiano da 34,4 milioni di euro a sostengo delle aziende

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 34,4 milioni di € a sostegno delle aziende nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina.
    La misura sarà accessibile ai datori di lavoro attivi nei settori siderurgico, del legno, della ceramica, automobilistico e dell’agroindustria. Per essere ammissibili, le aziende devono aver sospeso le proprie attività nel periodo compreso tra il 22 marzo e il 31 maggio 2022 a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Nell’ambito del regime, l’aiuto assumerà la forma di esenzione dal pagamento degli oneri sociali dovuti per ciascun mese del suddetto periodo, fino a 2 milioni di € per azienda, oppure fino a 250.000 € per azienda attiva nella produzione primaria di prodotti agricoli.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, l’aiuto i) non supererà i 250.000 € per azienda attiva nella produzione primaria di prodotti agricoli e i 2 milioni di € per azienda attiva in tutti gli altri settori; e ii) sarò concesso entro il 31 dicembre 2023.

  • Il reso ed il dumping

    Dall’inizio dell’anno il colosso dell’e-commerce Amazon ha perso il 42% del proprio valore in borsa a causa delle trimestrali deludenti e di una possibile flessione dei consumi nei prossimi mesi.

    Il “nuovo” modello di sviluppo del retail, letteralmente esploso durante le restrizioni pandemiche ed eletto come vincente tanto dall’Europa progressista quanto dall’Italia Illuminata, si dimostra adesso nella propria fragilità, esattamente come tutti gli altri operatori economici all’interno di un periodo di forte crisi e di una probabile recessione economica. Andrebbe, infatti, ricordato come nella strategia del gigante americano si intravede anche un ridimensionamento della forza lavoro con il licenziamento di oltre 10.000 lavoratori per riequilibrare una struttura finanziaria in forte difficoltà.

    Nel frattempo, però, la sua attività di ricarichi minimi e servizi gratuiti ha messo in difficoltà le Pmi della distribuzione, causandone la chiusura di oltre centomila e con la perdita di professionalità trentennali, portando alla desertificazione dei centri storici e delle periferie di tutte le città.

    All’interno di questa “improvvisa” flessione, e sempre per abbassare i costi della struttura, dall’inizio dell’anno verrà annullata la possibilità dei “resi gratuiti” per i prodotti acquistati in rete. Un plus che ha rappresentato una vera forma, pur se assolutamente legittima, di dumping nei confronti dei canali della distribuzione tradizionale e, contemporaneamente, ma sempre sottovalutata dal mondo progressista, l’esplosione di inquinamento causato dall’autotrasporto nel servizio di andata e ritorno del medesimo prodotto.

    La sua sospensione per una evidente insostenibilità economica, dimostra anche come l’obiettivo della società statunitense fosse rappresentato più dalla ricerca dell’estinzione della concorrenza esistente che non da una semplice marginalità, un obiettivo, ora con la perdita della capitalizzazione, divenuto finanziariamente insostenibile.

    Si aprono, quindi, nuovi orizzonti nel mondo retail anche grazie ad un riequilibrio direttamente sul campo tra i diversi operatori, nel quale la concorrenza potrebbe finalmente esprimersi semplicemente attraverso le competenze espresse e non più dal conseguimento di obiettivi, sostenuti dalla leva finanziaria, come l’annientamento della concorrenza.

  • Approvato dalla Commissione il regime italiano da 700 milioni di € a sostegno delle imprese nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina

    La Commissione europea ha approvato il regime italiano da 700 milioni di € a sostegno delle imprese nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina. La misura sarà accessibile alle piccole e medie imprese (“PMI”) e a quelle con meno di 1500 dipendenti (imprese a media capitalizzazione) attive in tutti i settori colpiti dall’attuale crisi geopolitica e dalle sanzioni e controsanzioni adottate in tale contesto.

    Sono tuttavia escluse le imprese che operano nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, della pesca, dell’acquacoltura, del settore bancario e finanziario, nonché le società commerciali e di intermediazione commerciale.

    La misura è analoga ad altri regimi italiani a sostegno dei settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura, come quello approvato dalla Commissione il 18 maggio 2022 (SA.102896).

    Nell’ambito del regime i beneficiari ammissibili avranno diritto a ricevere aiuti di importo limitato sotto forma di sovvenzioni dirette.

    Il regime sarà accessibile alle imprese con un fatturato estero medio complessivo, negli anni 2019, 2020 e 2021, pari ad almeno il 10% del fatturato medio totale degli stessi anni.

    Per essere ammissibili, le società devono inoltre rifornirsi per determinate parti dell’insieme delle loro forniture dall’Ucraina, dalla Russia o dalla Bielorussia e prevedere, per l’esercizio finanziario 2022, i) un aumento del costo unitario medio delle forniture; o ii) una riduzione dei quantitativi di forniture provenienti dagli stessi paesi di almeno il 20 % rispetto alla media registrata nel 2019, 2020 e 2021.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo di crisi. In particolare, gli aiuti i) non supereranno 500.000 € per impresa; e ii) saranno concessi entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha concluso che il regime italiano è necessario, adeguato e proporzionato per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo.

    Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Grazie ad Amazon le piccole e medie aziende italiane hanno dato lavoro a 60.000 persone

    Sono più di 20.000 le realtà italiane che hanno scelto di utilizzare il negozio online di Amazon nel 2021 e, ad oggi, hanno creato in totale circa 60.000 posti di lavoro in Italia. È quanto emerge dai risultati del Report 2022 sulle Piccole e Medie Imprese (Pmi) italiane che vendono su Amazon.it.

    Inoltre, nel 2021, più della metà delle Poi che vendono su Amazon ha esportato i propri prodotti registrando vendite all’estero per circa 800 milioni di euro, intorno al 25% in più rispetto all’anno precedente: di questi, più di 60 milioni di euro sono stati registrati al di fuori dell’Unione Europea.

    “Sono numeri – si legge in una nota – che confermano il contributo di Amazon nel sostenere l’economia italiana attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro e favorendo la digitalizzazione e l’internazionalizzazione del tessuto imprenditoriale, in linea con il più ampio obiettivo dell’azienda annunciato lo scorso maggio di aiutare i partner di vendita a raggiungere 1.2 miliardi di euro di export all’anno entro il 2025”.

    “I numeri di questa nuova edizione del Report annuale sulle piccole e medie imprese che vendono su Amazon rappresentano la cifra del nostro impegno quotidiano. Siamo molto orgogliosi del fatto che le oltre 20.000 Poi italiane che vendono su Amazon.it. abbiano creato fino ad oggi circa 60.000 posti di lavoro, perché questo evidenzia l’impatto positivo che riescono ad avere sull’intera economia italiana, anche grazie al successo ottenuto su Amazon”, ha commentato Mariangela Marseglia, VP e Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. “Crediamo nell’enorme potenziale del nostro tessuto imprenditoriale e siamo consapevoli che Amazon può contribuire attivamente alla transizione digitale delle Poi offrendo loro la possibilità di aprirsi a nuovi canali e di raggiungere così nuovi clienti in diversi Paesi, coerentemente con l’obiettivo del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza di supportare le imprese nei processi di internazionalizzazione”, ha aggiunto.

    Secondo il Report, nel 2021 più di 200 Pmi italiane che vendono su Amazon hanno superato 1 milione di euro di vendite per la prima volta e circa 5.000 partner di vendita hanno superato 100mila euro di vendite. Complessivamente, le oltre 20.000 realtà imprenditoriali hanno venduto oltre 200 prodotti al minuto su Amazon. Le 5 categorie di prodotto di maggior successo all’estero sono state Casa e Cucina; Bellezza; Sport e Tempo Libero; Industria e Scienza; Salute e Cura della persona.

    “Siamo un alleato per le Pmi italiane ed europee e ogni giorno ci impegniamo per offrire nuovi strumenti e programmi per aiutarle a esprimere tutto il loro potenziale attraverso i canali digitali ed essere competitive sia in Italia che all’estero. Il loro successo è il nostro successo e questi obiettivi raggiunti confermano ancora una volta che siamo sulla buona strada e che continueremo ad innovare per conto dei nostri clienti e di tutte le realtà che hanno scelto di collaborare con Amazon per espandere il proprio business”, afferma Xavier Flamand, VP, EU Seller Services di Amazon.

    Le Pmi non vendono solo nel proprio Paese, ma anche in tutto il mondo attraverso i negozi Amazon, raggiungendo un export totale di circa 800 milioni di euro nel 2021. Analizzando le vendite all’estero delle Pmi nelle singole regioni, la Lombardia si attesta al primo posto con un valore di oltre 125 milioni di euro, seguono, al secondo posto, la Campania con oltre120 milioni di euro e al terzo il Lazio con oltre 70 milioni euro. Segue il Veneto con oltre 70 milioni di euro mentre il Piemonte chiude la top 5 con un valore di oltre 50 milioni di euro. Tra le altre regioni con un elevato livello di export figurano Toscana (oltre 50 milioni di euro), Puglia (oltre 50 milioni), Emilia-Romagna (oltre 40 milioni) e Sicilia (oltre 25 milioni). Le Pmi che vendono su Amazon hanno sede in tutte le 20 regioni italiane e in tre regioni ci sono oltre 2.000 partner di vendita: in Lombardia (oltre 3.250), Campania (oltre 2.750) e Lazio (oltre 2.000). La top 5 delle regioni con maggiore presenza di Pmi include anche la Puglia (oltre 1.700) e il Veneto (oltre 1.500). È significativa la presenza di Pmi anche in Emilia-Romagna con oltre 1.500, in Piemonte e Sicilia con oltre 1.250, in Toscana con circa 1.250 e in Abruzzo con oltre 500 Pmi “I risultati annunciati – prosegue la nota – sono frutto del continuo impegno di Amazon nel supportare le piccole e medie imprese italiane a digitalizzare e internazionalizzare il proprio business. In particolare, attraverso il programma di formazione gratuito “Accelera con Amazon», lanciato a fine 2020 con l’obiettivo di aiutare le Pmi e startup italiane nel loro percorso di digitalizzazione, Amazon ha supportato più di 11.000 imprenditrici e imprenditori italiani, e ne aiuterà ulteriori 20.000 entro la fine del 2022”.

    “La storia della nostra azienda nasce 50 anni fa, quando mio padre e mia madre hanno iniziato a lavorare insieme in un piccolo negozio di vernici, per poi sviluppare un polo produttivo che ci ha consentito di ampliare la nostra offerta, fino ad approdare su Amazon nel 2018. Abbiamo aderito al programma di formazione di ‘Accelera con Amazon’ per sfruttare tutte le risorse messe a disposizione per la nostra crescita digitalizzazione”, commenta Francesca Mazza, Responsabile Export Department di Colorificio Mazza, storica azienda a conduzione familiare situata a Roma. “Per vendere efficacemente online bisogna studiare, capire e analizzare: è tutto spiegato in modo semplice e chiaro ma ci vogliono impegno ed entusiasmo per sfruttare tutte le potenzialità offerte da Amazon. Grazie ad Accelera con Amazon, abbiamo acquisito maggiori competenze nell’ambito del digital marketing e questo ci ha consentito di migliorare l’identità digitale del nostro brand: dall’immagine dei prodotti all’ottimizzazione del targeting del cliente», prosegue.

    La vetrina Made in Italy di Amazon, nata nel 2015, è un ulteriore strumento a disposizione delle piccole e medie imprese italiane che vendono su Amazon, finalizzato a valorizzare i prodotti realizzati nel nostro Paese da piccole e medie imprese e artigiani non solo per i clienti di Amazon.it, ma anche di Amazon.de, Amazon.fr, Amazon.es, Amazon.co.uk e Amazon.com e recentemente anche di Amazon.co.jp e Amazon.ae. Oggi, sono oltre 4.500 gli artigiani e le Pmi che usufruiscono della Vetrina Made in Italy di Amazon, la cui selezione di prodotti ha raggiunto oltre 1 milione di prodotti.

    A partire dal 2019, in aggiunta, oltre 2.000 piccole e medie imprese italiane hanno iniziato a vendere su Amazon grazie all’accordo con Agenzia Ice, rendendo disponibili oltre 240.000 nuovi prodotti per i clienti di Amazon. “Da quando nel 2017 abbiamo iniziato a vendere attraverso Amazon i nostri prodotti totalmente Made in Italy abbiamo da subito riscontrato successo, con percentuali di incremento del nostro fatturato nei primi 2 anni dal 300% al 500%. E ora che il nostro business è consolidato, la crescita è costante e ogni anno il fatturato aumenta mediamente del 35%/40%, con l’export che vale l’80%”, spiega Andrea Magnone, co-founder di Emilia Food Love, azienda della provincia di Reggio Emilia che vende prodotti della tradizione enogastronomica emiliana. “Abbiamo aperto ai clienti degli Stati Uniti in pieno lockdown, il 1° aprile 2020, e registrato nei primi tre mesi un aumento del fatturato del 500%. Ora, gli Stati Uniti valgono il 35% del nostro fatturato, in continua crescita, e l’export in tutta Europa pesa il 45%, con particolare successo in Germania e in Inghilterra”, aggiunge.

  • Aiuti di Stato: la Commissione approva un regime italiano di sostegno agli investimenti da 677 milioni di € per una ripresa sostenibile nel contesto della pandemia di coronavirus

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano di sostegno agli investimenti da 677 milioni di euro per una ripresa sostenibile nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuti di Stato.

    Nell’ambito del regime, l’aiuto assumerà la forma di sovvenzioni dirette. Il regime mira a sostenere gli investimenti privati in immobilizzazioni materiali e immateriali come stimolo per superare la carenza di investimenti accumulata nell’economia a causa della pandemia di coronavirus e ad accelerare la transizione verde e quella digitale.

    La misura sarà accessibile alle piccole e medie imprese (PMI) attive in determinati settori, come la fabbricazione di prodotti farmaceutici, la ricerca scientifica e lo sviluppo. Si prevede che la misura sosterrà tra 600 e 800 imprese.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, l’aiuto i) non supererà l’1% della dotazione complessiva del regime per beneficiario; ii) sosterrà investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali, ma non investimenti finanziari; e iii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha pertanto concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per agevolare lo sviluppo di determinate attività economiche, che sono importanti per una ripresa sostenibile dell’economia.

    Fonte: Commissione europea

  • Pmi: strategie per uscire dalla crisi (2a parte)

    Gentilissimo Dott. Ielo, nella nostra precedente intervista ha descritto una situazione delle PMI in Italia tutt’altro che rosea. In particolare ci ha ricordato come i molteplici vincoli normativi, l’ingente pressione fisale (tra le più alte in Europa) e l’arretratezza del “sistema Italia” sul piano commerciale rappresentino degli ostacoli difficilmente superabili se non si attuano rapidamente delle riforme fiscali ed economiche lungimiranti e se, nel breve periodo, le aziende non si rivolgono a professionisti esperti. Cosa intende per una riforma fiscale lungimirante?

    In genere si dice lungimirante quella persona che ha la capacità di prevedere gli sviluppi futuri di una o più situazioni. Nel nostro caso, definisco una riforma fiscale lungimirante quell’insieme di norme che possono mantenere e far accrescere la ricchezza degli italiani tenendo conto di come gli orientamenti produttivi e dei consumi (per costume e per necessità) stiano cambiando rapidamente e radicalmente in questo Paese e nel Mondo.

    Il debito italiano è di circa 2.700 miliardi di euro e l’evasione fiscale è stimata (e ripeto, stimata) intorno ai 100 miliardi di euro all’anno. Questo è il presente. E il futuro? Di certo sappiamo che la spesa per affrontare le emergenze ambientali, agricole, alimentari, sociali ed economiche aumenteranno. Di conseguenza, per essere lungimiranti, qualunque azienda o persona orienti le proprie attività per migliorare questa situazione deve essere fortemente aiutata sul piano fiscale, oltre che incentivata o finanziata. Al contrario, chi non fa nulla in questa direzione deve essere disincentivato. Ogni euro non speso per la tutela dell’ambiente, o per la tutela della salute, equivale a cento, mille, diecimila euro di spesa pubblica per cercare di risolverlo. E ancora, tassare in modo esponenziale chi produce, indifferentemente da cosa e come lo produce, e, di contro, dare sempre più sussidi direttamente a chi non produce nulla (è fuori dubbio che ci sono persone che ne hanno davvero diritto) senza avere adeguati strumenti di controllo e senza alcuna reale progettualità, alla lunga porterà dei grossi scompensi economici. Sono alcune delle contraddizioni che credo meritino di essere affrontate con urgenza e con lungimiranza, appunto.

    Se lei domani fosse nominato Ministro delle Finanze, che cosa farebbe da subito?

    Partendo dal presupposto che siamo in emergenza e che è tempo di essere italiani ancor prima che appartenenti ad un partito politico, istituirei innanzitutto un tavolo di lavoro per condividere le informazioni sulla situazione attuale e futura delle casse dello Stato con i più importanti enti di rappresentanza del mondo del lavoro (a livello nazionale e regionale) e non solo (penso anche al terzo settore). Scopo di questo tavolo quello di elaborare in tempi brevi una strategia condivisa sui più urgenti interventi di correzione, in positivo, delle proiezioni più negative. In secondo luogo istituirei un altro tavolo di lavoro, composto da comprovati professionisti, per raccogliere, studiare ed analizzare i “sistemi fiscali” di altri paesi. E lo scopo dell’iniziativa è quello di creare un confronto su scala internazionale sul tema perché oggi non esiste solo il “pianeta” Italia ma esiste un sistema economico globalizzato e globalizzante con il quale è impossibile non fare i conti. In terzo luogo creerei un altro tavolo di lavoro per studiare il modo per alleggerire e semplificare tutto il sistema fiscale delle PMI e delle partite iva. La vera forza economica e culturale di questo paese. All’analisi darei corso fattivamente ad una strategia attuativa.

    Più che una riforma del fisco mi sembra una vera e propria rivoluzione. Non pensavo fosse così ottimista.

    Con gli amici spesso ci diciamo che “In Italia è bello vivere solo da turisti”. È solo una battuta che cela la tanta amarezza e tristezza che alberga nei nostri cuori. Stiamo ritornando ad essere un paese di emigranti. Stanno via via scomparendo i piccoli agricoltori custodi di biodiversità, i piccoli artigiani custodi di multiculturalità e tutti i piccoli geniali inventori che hanno fatto di questo paese uno dei più belli e ricchi al mondo. C’è qualcosa che non va. Mi trovo perfettamente d’accordo con Piero Angela quando afferma che l’Italia è un paese morto perché non ci sono punizioni per chi sbaglia né premi per chi merita. Tuttavia, alla possibilità di sedermi nel punto più alto della scala decisionale, come ha potuto sentire, non mi tirerei di certo indietro e cercherei di fare di tutto per rianimare questo paese allo stremo.

    Per lavoro è molto spesso a Roma ma vive in una città del Sud. Cosa farebbe se diventasse assessore delle attività produttive della sua città? 

    Si, vivo a Messina, una delle principali culle storiche della cultura mediterranea. Mi concentrerei, nelle stesse modalità poc’anzi descritte, per rilanciare nell’immediato la cultura della “condivisione” fra imprenditori (in primis di obiettivi di sistema) per procedere all’istituzione di un sistema di offerta integrata in grado di proporsi sui mercati domestici e locali (con particolare riferimento a quello dell’indotto turistico) e sui mercati internazionali dei paesi cosiddetti “ricchi” dove ancora il made in Italy è sinonimo di eccellenza qualitativa ed il rapporto dei prezzi è per noi maggiormente vantaggioso. È solamente uniti e con obiettivi comuni che si può concorrere e vincere! Affermo con fermezza che è arrivato il momento di abbandonare le retoriche di difesa (di cosa poi? i nostri imprenditori e le famiglie ad essi collegate hanno perso praticamente tutto in questi ultimi anni). Vanno abbracciate nuove logiche di rinascita economica, soprattutto a livello locale, degne di rappresentare la nuova vera opportunità che tutti quanti aspettiamo.

    Strategie di breve periodo per uscire da questa cristi energetica ed economica?

    In Italia siamo esperti risparmiatori ma pessimi investitori. Dalla singola persona fino ad arrivare, purtroppo, ai piani alti. Si stima che nelle nostre banche ci siano depositati quasi 1.200 miliardi di euro e che a dichiarare un reddito annuo sotto i 30.000 Euro siano circa la metà degli Italiani. Per quanto il divario tra ricchi e poveri stia aumentando i conti non tornano (o meglio, i soldi non girano, per lo meno in Italia). C’è una situazione di stallo. Tra le incertezze sul futuro e la pressione fiscale, fare impresa o investire in questo Paese diventa molto difficile. Tuttavia io sono tra quelli che pensa che è proprio in questi momenti che bisogna avere il coraggio di impiegare le proprie risorse, anche economiche, in progetti che portino i loro frutti a medio e lungo periodo. E non mi riferisco solo a iniziative imprenditoriali o a prodotti finanziari e bancari (per i quali, come detto anche nella prima parte dell’intervista, bisogna rivolgersi solo a persone di comprovata esperienza) ma anche a piccoli progetti di miglioramento della propria vita (dal fare l’orto al fare ginnastica, dall’abbonamento a teatro alla beneficienza di quartiere). Se tutti quanti, infatti, facciamo “girare” anche piccole somme di denaro destinate alla salute, alla cultura e all’ambiente ne gioverà da subito la nostra persona e le persone a noi più care famiglia e a medio periodo anche tutto il sistema perché una lungimirante prevenzione rimane sempre una delle forme di risparmio più intelligente a tutti i livelli.

  • Dal boom economico ai motorini elettrici

    Il 20 settembre 2021 un sicuro e raggiante ministro Brunetta dichiarò “…momento magico per l’Italia, viaggiamo verso il 7% di aumento del Pil…”. Un valore percentuale positivo certamente ma di per sé abbastanza relativo in quanto basato sui valori del 2020, un anno durante il quale il nostro Pil aveva segnato un oltre -9,3%, quindi quasi il doppio rispetto alla Germania.

    E’ evidente come da una base statistica di questo livello gli incrementi percentuali, pur assumendo un indice numerico importante, considerati in valore assoluto si dimostrino decisamente meno entusiasmanti.

    Precedentemente il governo aveva stanziato poco meno di quattro (4) miliardi con l’obiettivo di attenuare l’impatto della crescita dei costi energetici a favore dei nuclei familiari meno abbienti a dimostrazione di come fosse perfettamente a conoscenza delle dinamiche delle quotazioni energetiche e quindi degli effetti impattanti a danno del sistema industriale. Al quale tuttavia non destinò alcuna risorsa né nei capitolati della spesa pubblica né tanto meno delle risorse provenienti dal PNRR.

    A gennaio 2022, cioè a meno di quattro (4) mesi, il sogno di Brunetta si infrange clamorosamente contro la dura realtà nella quale da un boom economico si passa direttamente alla chiusura delle aziende a causa dell’esplosione dei costi energetici. Una situazione ampiamente anticipata dai rappresentanti delle diverse categorie delle imprese mentre contemporaneamente governo e sindacati (per i quali la tutela dei lavoratori non sembra più essere “la priorità”) si occupavano, fino a poco prima di Natale, delle pensioni nel più assoluto disinteresse per le richieste provenienti dall’economia reale e relative alle problematiche energetiche. E nel nostro Paese contemporaneamente si allestiva il “banchetto di spesa” finanziato con il PNRR per soddisfare anche gli appetiti di enti locali (60 mld) e finalizzato sostanzialmente a finanziare piste ciclabili con la piena soddisfazione del governatore del Veneto sorvolando su come al porto di Venezia (vero asset in grado di creare occupazione ed incremento del Pil) non venisse attribuita alcuna risorsa.

    Si “investe” in adeguamenti energetici di teatri e cinema mentre si continuava a blaterare di transizione ecologica ed ambientale r contemporaneamente va ricordato come il costo del gas sia aumentato del 723% con un impatto devastante per il sistema industriale italiano e delle Pmi italiano.

    Mentre per le nuove e per ora solo annunciate riaperture delle estrazioni di gas nel mare Adriatico bloccate dal governo Conte (costo del mq di gas italiano estratto 5 euro contro i 175 attuali del mercato energetico) si attende ancora il via, a tutto beneficio della Croazia che non ha mai smesso di estrarlo.

    In questo delirio di spesa pubblica finanziata con il PNRR il sistema industriale si trova di fronte all’impossibilità di evadere gli ordini acquisiti, segno di una timida ripresa, in quanto con l’esplosione dei costi energetici vengono meno anche le semplici economie in scala sulle quali si basa la produzione industriale e, di  conseguenza, le imprese ricorrono alla cassa integrazione oppure si vedono costrette ad una, si spera, solo temporanea chiusura.

    Con questo disastroso scenario che coinvolge tanto le grandi quanto le micro imprese (a Belluno alcuni bar staccano i frigoriferi per abbassare il consumo di energia elettrica) il governo, ancora una volta con un pesantissimo ritardo, dichiara di avere trovato poco più di un miliardo (1,7 mld) per ridurre l’impatto dell’impennata dei costi. Risorse finanziarie le quali, complessivamente con i precedenti stanziamenti, copriranno meno del 6% dei rincari totali.

    Viceversa in Francia il governo ha approvato una legge il cui impianto normativo si concentra sul divieto dell’aumento delle bollette oltre il 4% con l’inevitabile tracollo in borsa di -25% di Edf (la società di produzione energetica) alla quale viene addebitato il costo aggiuntivo di oltre otto (8) miliardi.

    Questa scelta controversa, tuttavia, è espressione di una strategia, certamente non esente da costi aggiuntivi per lo Stato di circa venti (20) miliardi, la quale però va interpretata come un atto estremo finalizzato a salvaguardare il tessuto industriale ed imprenditoriale nazionale.

    Nel medesimo periodo e precisamente il 13 gennaio 2022 il governo Draghi risponde in questo sempre più problematico contesto internazionale con il finanziamento del bonus per i motorini elettrici in perfetta continuità con i bonus monopattini dei disastrosi governi Conte, ad ulteriore conferma attraverso questi atti precisi e puntuali della “consapevolezza e presa in carico” della situazione economica in atto dei rappresentanti governativi.

    Il livello di Improvvisazione ed impreparazione dimostrati da questo governo “dei migliori” e dai suoi ministri economici sono inaccettabili ma soprattutto deleteri nella gestione dell’emergenza sanitaria ed economica del nostro Paese determinata anche dalle dinamiche dei costi energetici.

    Senza poi dimenticare l’assoluta latitanza confermata dal totale disinteresse verso la spirale inflazionistica che ridurrà il già esiguo potere di acquisto delle fasce più deboli della cittadinanza partendo dalla certezza della transitorietà dello stesso fenomeno inflattivo (non certo dell’impatto si dovrebbe aggiungere).

    Come nella esilarante affermazione ministeriale di un boom economico nel 2021 per il nostro Paese così ora a soli quattro mesi di distanza, nel 2022, per la problematica inflattiva la presunzione dimostrata dal governo Draghi si sposa alla assoluta incapacità gestionale di problematiche complesse riguardanti i cittadini ed ovviamente il sistema delle imprese.

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