PMI

  • Dall’UE 80 milioni di euro per posti di lavoro sostenibili e impatto sociale nel Mediterraneo meridionale

    La Commissione europea, il Ministero federale tedesco per la Cooperazione economica e lo sviluppo e la banca per lo sviluppo KfW uniscono le forze per promuovere posti di lavoro sostenibili nei paesi del Mediterraneo meridionale attraverso il Fondo per l’imprenditoria sociale (SEF), un’iniziativa faro del Patto per il Mediterraneo.

    L’imprenditoria sociale può contribuire ad affrontare la disoccupazione giovanile e le disuguaglianze di genere, sostenendo al contempo le transizioni verde e digitale. Tuttavia, molte imprese sociali incontrano difficoltà nell’accedere ai finanziamenti tradizionali, a causa del loro duplice obiettivo di sostenibilità finanziaria e impatto sociale. Il fondo azionario del SEF contribuirà a colmare questo divario.

    Con una dotazione complessiva di 80 milioni di euro, il SEF sosterrà investimenti in PMI e start-up attive in ambiti sociali quali istruzione, clima e inclusione finanziaria. Il Fondo è articolato in due componenti: un fondo azionario da 45 milioni di euro e un fondo di debito da 35 milioni di euro, accompagnato da uno strumento di assistenza tecnica. Quest’ultima componente è un programma di lunga data dell’UE che aiuta i paesi partner a migliorare i quadri normativi, rafforzare le capacità istituzionali e mobilitare investimenti. Insieme, questi strumenti forniranno finanziamenti mirati alle piccole imprese sociali e un supporto specialistico per favorire la creazione di posti di lavoro sostenibili nei paesi del Mediterraneo meridionale.

  • Il Sistema Banca-Impresa in Italia di fronte agli Shock Geopolitici del 2026

    Di fronte alla crisi in essere Il Patto Sociale è lieto di offrire ai propri lettori lo studio del Dottor Sangalli su Analisi delle condizioni di credito, dinamiche inflazionistiche e vulnerabilità dimensionale tra Grandi Imprese e PMI

    Introduzione

    La configurazione macrofinanziaria dell’economia italiana nella prima metà del 2026 si trova a fronteggiare due fenomeni macroeconomici di rilevante impatto: da un lato, l’assorbimento progressivo, ancorchè faticoso, del più aggressivo ciclo di restrizione monetaria imposto dalla Banca Centrale Europea nell’ultimo quarantennio, dall’altro, l’attivazione improvvisa di una violenta crisi geopolitica nel teatro mediorientale a partire dalla fine di febbraio 2026. Questa sovrapposizione di shock non si sta traducendo in un’interruzione simmetrica e generalizzata dei flussi di finanziamento verso l’economia reale – dinamica comunemente identificata come credit crunch – quanto piuttosto in una profonda metamorfosi qualitativa dei criteri allocativi delle banche. Si assiste all’affermazione di un regime di “selettività asimmetrica” (o selective financial tightening), all’interno del quale il merito creditizio viene pesato non solo sulla base dei flussi storici, ma sulla capacità predittiva di assorbire eventi esterni esogeni di varia natura (p.e. energetica e logistica, nel contesto attuale).

    Sebbene l’aggregato macroeconomico nazionale esprima una rassicurante tenuta complessiva – sostenuta da livelli di patrimonializzazione bancaria storicamente elevati e da bilanci delle grandi imprese ampiamente liquidi – l’analisi analitica rivela una marcata polarizzazione dimensionale. L’intersecarsi tra l’impennata dei costi degli input energetici, il ritiro progressivo dello scudo delle garanzie pubbliche statali e l’irrigidimento delle condizioni dei contratti di finanziamento sta stringendo in una morsa il tessuto atomistico delle piccole e medie imprese (PMI).

    In questo contesto risulta evidente una profonda asimmetria dimensionale, dove le grandi imprese riescono a disintermediare efficacemente il canale bancario, mentre le PMI rischiano di subire maggiormente il peso specifico della selettività del credito.

    1. La trasmissione degli shock globali sui costi aziendali e sulle attese macroeconomiche

    L’esplosione delle ostilità nel teatro mediorientale, culminata nelle severe chiusure lungo lo Stretto di Hormuz a partire dalla primavera del 2026, ha bruscamente interrotto la traiettoria di rientro dell’inflazione verso i target strutturali dell’area euro.

    La reazione dei mercati delle materie prime è stata immediata e violenta: sul fronte delle quotazioni reali del greggio, il mercato spot ha registrato dinamiche convulse con picchi che hanno superato i 118 dollari al barile (+ 57% rispetto a novembre 2025), altrettanto severo si è rivelato lo shock sul comparto del gas naturale europeo, con il prezzo all’ingrosso sulla piattaforma TTF di Amsterdam salito rapidamente a quota 44 euro per Megawattora,(+ 40% rispetto ai valori della fine del 2025).

    Questa impennata dei costi dei fattori produttivi primari si propaga lungo la catena del valore industriale con un effetto cumulativo. Secondo i dati aggregati della Survey on the Access to Finance of Enterprises (SAFE) pubblicata dall’Eurosistema, le imprese della regione stimano, per l’anno in corso, un incremento medio del 5,8% dei loro costi operativi complessivi, trainato proprio dalla componente energetica e dai costi di trasporto. La persistenza di tali pressioni ha alterato in modo sostanziale le aspettative inflazionistiche a breve termine: le attese a dodici mesi per l’area euro si sono riposizionate al 3,0%, surclassando lo scenario base del 2,5% che era stato ipotizzato nei modelli previsionali di inizio anno. Di conseguenza, i mercati finanziari hanno ricalibrato la struttura a termine dei tassi di interesse, incorporando l’aspettativa di tassi ufficiali più elevati per un periodo di tempo prolungato.

    L’impatto di questo scenario si riflette in modo asimmetrico sulla struttura dei costi di finanziamento delle aziende italiane. La formula del tasso di interesse reale (r) applicato all’impresa può essere concettualizzata come: r = (i – π) + RP dove i rappresenta il tasso nominale, π l’inflazione attesa e RP il premio per il rischio specifico che tendenzialmente risulta inversamente correlato al fattore dimensionale dell’azienda. Se per le grandi imprese l’incremento di π contribuisce temporaneamente ad attutire il peso reale del debito, per il segmento delle PMI l’incremento esogeno di RP, indotto dalla compressione dei margini operativi lordi (MOL) dovuta all’incremento dei costi energetici, surclassa l’effetto inflazionistico, traducendosi in un immediato aumento del costo reale del capitale.

    2.  La metamorfosi del credito: dall’erogazione assistita alla selettività bancaria

    L’evidenza empirica racchiusa nel Rapporto sulla Stabilità Finanziaria della Banca d’Italia esclude l’esistenza di un blocco quantitativo indiscriminato dell’offerta di moneta bancaria. I criteri generali di accesso al credito, mappati attraverso il Bank Lending Survey, si mantengono formalmente stabili; tuttavia, si rileva una profonda rigidità applicata alle condizioni accessorie e di prezzo. Le banche italiane, pur disponendo di un’ampia riserva di capitale – testimoniata da un coefficiente CET1 medio di sistema pari al 15,7 per cento (pur se in calo dal 16,1% di giugno 2025) e da una redditività netta (ROE) attestata al 13,8 per cento alla fine del 2025 (in crescita rispetto al 12,7% del 2024 beneficiando anche di fattori temporanei) –, stanno attuando una severa differenziazione nell’applicazione delle clausole di concessione del credito.

    L’indagine SAFE del primo trimestre 2026 rileva che il 37 per cento delle imprese ha registrato un netto aumento dei costi accessori, delle commissioni e delle spese bancarie di istruttoria, mentre il 14 per cento segnala richieste nettamente più stringenti in termini di garanzie reali. Questa stretta sulle garanzie trova una spiegazione diretta nelle scelte di finanza pubblica: la Legge di Bilancio per il 2026 ha ridotto di ulteriori 20 miliardi di euro lo stanziamento massimo per i fondi di garanzia statale gestiti dal Fondo Centrale (FCG) e da SACE, fissando il tetto massimo della capacità di impegno a 140 miliardi di euro. Il progressivo smantellamento dello scudo pubblico, introdotto nella fase emergenziale connessa con la pandemia da covid 19, priva gli istituti di credito della possibilità di trasferire il rischio sullo Stato, costringendoli a internalizzare le potenziali perdite. Per arginare quest’ultimo fenomeno, soprattutto le PMI, potranno trovare un valido supporto nei confidi a patto che questi operino a costi competitivi e anche in assenza della garanzia pubblica.

    Le indagini svolte evidenziano come il fenomeno di incremento dei tassi di interesse sia osservato sia dalle grandi imprese che dalle PMI che, tuttavia, risultano sfavorite nell’accesso al credito.

    La qualità dell’attivo bancario, pur rimanendo eccellente con un tasso di deterioramento medio dei prestiti alle imprese fermo al 2,2% a fine dicembre 2025, comincia a mostrare i primi segnali di divergenza strutturale. Le banche meno significative (Less Significant Institutions, LSI), la cui attività è storicamente radicata nel finanziamento delle imprese di prossimità geografica e di minore scala, registrano indici di deterioramento sensibilmente più elevati rispetto ai grandi gruppi sistemici. Questa dinamica non è legata a una minore efficienza dei processi di monitoraggio delle LSI, quanto piuttosto alla composizione intrinseca del loro portafoglio impieghi, fortemente concentrato su micro-aziende prive di diversificazione geografica e merceologica, e pertanto più direttamente esposte all’aumento dei costi di gestione e agli shock esterni.

    Dalla seconda metà del 2025 abbiamo assistito ad una nuova fase di espansione del credito a condizioni favorevoli anche se principalmente trainata dalle aziende di grandi dimensioni che restano preferite dal ceto bancario. Sul versante delle PMI, invece, le banche privilegiano quelle solide e virtuose, non solo dal punto di vista dei dati di bilancio.

    Si intensifica, quindi, l’approccio selettivo nella concessione del credito: le aziende più problematiche resteranno sempre più ai margini del mercato finanziario, costrette a rivolgersi a canali paralleli e ad accettare condizioni più gravose dettate dall’innegabile maggior rischio di credito intrinseco.

    3. La polarizzazione dimensionale: la disintermediazione dei Grandi Gruppi e l’isolamento delle PMI

    I dati di Banca d’Italia rappresentano un sistema imprenditoriale domestico caratterizzato da un tasso di indebitamento contenuto (nel 2025 il rapporto tra liquidità e passività si è mantenuto superiore al 10 per cento, al di sopra della media dell’area dell’euro – circa il 7 per cento) ma bancocentrico (46% dei debiti finanziari totali) anche se in calo rispetto al passato.

    Il debito finanziario totale del settore societario italiano si è attestato al 58% del PIL, un valore ampiamente inferiore rispetto alla media dell’area euro.

    Il fenomeno più rilevante che emerge dall’analisi del sistema produttivo italiano nel 2026 è il definitivo disallineamento strategico tra i grandi campioni industriali nazionali e la galassia delle piccole e medie imprese. Le grandi aziende si presentano a questa nuova fase di turbolenza forti di un processo di consolidamento patrimoniale decennale. Le emissioni di bond (il cui peso preponderante resta appannaggio delle Grandi imprese) sono cresciute dell’8,2% nel 2025, arrivando a pesare per il 17% sui debiti finanziari totali del comparto aziendale.

    Questa diversificazione delle fonti permette ai grandi gruppi di negoziare con il sistema bancario da una posizione di assoluta forza, ottenendo condizioni di tasso e di garanzie collaterali inferiori alla media di mercato. Al contrario, la piccola e media impresa italiana rimane strutturalmente ancorata a una condizione di dipendenza bancaria tradizionale (spesso mono banca), priva di accessi diretti ai mercati dei capitali istituzionali.

    Le PMI, quindi, subiscono le conseguenze dirette della selettività bancaria anche a causa del loro ridotto potere contrattuale. Inoltre, l’introduzione dei nuovi parametri legati ai dossier di sostenibilità aziendale e ai criteri ESG (Environmental, Social, Governance) agisce da ulteriore filtro escludente: le banche, vincolate dalle autorità di vigilanza a ridurre i rischi di transizione nei propri bilanci, tendono a penalizzare o a sovra prezzare il credito destinato a piccole imprese, in special modo manifatturiere o edili, che non dispongono delle risorse manageriali necessarie a certificare la sostenibilità dei propri processi produttivi.

    4. Canali alternativi alla prova dei tassi e modelli di vulnerabilità predittiva

    La speranza che i canali di finanza alternativa e il comparto del Fintech potessero assorbire la domanda di credito insoddisfatta dal sistema bancario tradizionale si è scontrata, nel biennio 2025-2026, con il mutamento radicale della politica monetaria. L’era dei tassi a zero aveva spinto ingenti capitali privati verso le piattaforme di crowdfunding e di digital lending alla ricerca di rendimenti più elevati, tuttavia, l’innalzamento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato e sulle attività a ridotto rischio ha svuotato la liquidità di questi canali alternativi. Il Rapporto della Banca d’Italia evidenzia una crisi sistemica dell’industria del crowdfunding italiano, dove oltre il 75 per cento delle piattaforme censite ha chiuso l’ultimo esercizio in perdita a causa della drastica contrazione dei volumi transati e dell’aumento dei tassi di default dei progetti finanziati.

    Per misurare la tenuta del sistema produttivo di fronte al prolungarsi dello shock combinato (tassi elevati e rincari energetici), la Banca d’Italia ha utilizzato complessi modelli di simulazione predittiva sui bilanci aziendali. I risultati di questo lavoro indicano che la quota di debito finanziario in mano a imprese classificate come “vulnerabili” (caratterizzate da un indice di copertura degli oneri finanziari sul margine operativo lordo inferiore alla soglia critica) si attesterebbe intorno al 35% nel modello base, per arrivare a circa il 40% nello scenario peggiore.

    Entrando più in dettaglio nei dati si rileva la distribuzione asimmetrica di questa vulnerabilità. Il modello evidenzia, infatti, che il rischio di insolvenza, per altro in calo, si concentra nel segmento delle imprese operanti nei settori ad alta intensità energetica, come la manifattura e il comparto delle costruzioni e dell’edilizia, quest’ultimo già penalizzato dal termine delle politiche di incentivazione fiscale. Per queste aziende, la compressione simultanea dei ricavi (dovuta al rallentamento della domanda globale) e l’espansione dei costi fissi finanziari configurano una crisi di liquidità strutturale che i canali alternativi non sono più in grado di tamponare.

    Conclusioni e implicazioni di policy

    L’analisi sistematica delle dinamiche economiche e creditizie che caratterizzano il sistema banca-impresa in Italia nel 2026 evidenzia luci ed ombre.

    La stabilità finanziaria aggregata del paese appare fuori discussione: il sistema bancario è solido, capitalizzato e profittevole, e la grande industria italiana ha dimostrato una flessibilità e una maturità finanziaria in grado di superare le crisi del passato. Tuttavia, l’approccio puramente aggregato rischia di occultare una crepa strutturale profonda. La rigidità selettiva applicata dal sistema creditizio, sollecitata dal ridimensionamento delle garanzie statali e dall’onerosità dei costi accessori, sta isolando la componente più frammentata e numerosa del tessuto produttivo italiano: le PMI.

    Per quanto lo studio non evidenzi fenomeni di credit crunch specifici e mirati, ma piuttosto indicazioni di selettività nell’allocazione delle risorse, è pur vero che le grandi imprese riescono ad essere più virtuose e sensibili alla compliance e alle tematiche ESG risultando, quindi, più appetibili al ceto bancario.

    Per evitare che la necessaria e fisiologica selezione del merito creditizio si trasformi in una emarginazione finanziaria delle piccole e medie imprese, queste dovranno, necessariamente, fare un salto di passo adattando strumenti tipici delle realtà di più grandi dimensioni. La capacità di produrre un’eloquente informativa economica e finanziaria, un adeguato sistema di controllo interno e l’attenzione ai temi Environmental Social and Governance consentiranno di ridurre i rischi intrinsechi percepiti dal sistema finanziario e da quello dei capitali in genere e quindi di attrarre una maggior quota dei fondi disponibili. Le logiche di sottocapitalizzazione tipiche delle micro imprese italiane dovranno essere superate favorendo una più corretta allocazione dei capitali ad equity.

    La strada non sarà quella di rivolgersi a banche meno significative (less significant institutions, LSI), il cui modello evidenzia segnali di crisi e scarsa tenuta prospettica (alcuni player si stanno già ritirando dal mercato), con l’auspicio di ottenere il credito che gli istituti principali hanno rifiutato, ma piuttosto l’attenzione e l’apertura al mercato dei capitali in genere utilizzando tutti gli strumenti disponibili: dalla quotazione in borsa, ai mini bond e alle operazioni di finanza strutturata.

    È auspicabile che a livello istituzionale venga sostenuta la creazione di veicoli di cartolarizzazione comunitari (come i Basket Bond regionali o settoriali) che consentano anche alle piccole e medie imprese di accedere in modo aggregato al mercato dei capitali, superando lo stato di importante dipendenza dallo sportello bancario.

    Solo attraverso un’accelerazione dei processi di aggregazione aziendale e una finanza pubblica mirata l’Italia potrà preservare l’integrità delle proprie filiere produttive di fronte agli shock di un contesto globale ormai perennemente instabile.

    Milano, 25 maggio 2026                                                                                                      Dott. Enrico Sangalli

    Riferimenti Bibliografici e Fonti Documentali

    1. Banca d’Italia (2026). Rapporto sulla stabilità finanziaria, Numero 1, Aprile Roma: Centro Stampa Banca d’Italia. Disponibile su: www.bancaditalia.it/pubblicazioni
    2. Banca Centrale Europea (2026). Survey on the Access to Finance of Enterprises (SAFE), Rilevazione del primo trimestre 2026, pubblicata il 7 Maggio 2026. Francoforte: European Central Bank.
    3. BCE Survey on the Access to Finance of Enterprises in the euro area – First quarter of 2026
  • Amazon consente alle Pmi italiane vendite per 2,5 miliardi fuori dai confini

    Amazon annuncia la quinta edizione dei Made in Italy Days: dal 13 al 19 maggio sarà disponibile sul negozio online una speciale finestra promozionale dedicata a un’ampia selezione di prodotti di migliaia di piccole e medie imprese (PMI) e dei marchi italiani più famosi, in collaborazione con Agenzia ICE.

    Sono oltre 5.500 le eccellenze Made in Italy ospitate all’interno della vetrina dedicata, disponibile nei negozi online di Amazon in ben 11 Paesi del mondo – oltre all’Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Belgio, Svezia, Polonia e Paesi Bassi – per un totale di più di 3 milioni di prodotti. La vetrina Made in Italy è uno dei principali strumenti che Amazon mette a disposizione delle PMI e delle aziende del nostro Paese per supportare lo sviluppo del loro business a livello internazionale, contribuendo a portare il valore delle vendite all’estero dei partner di vendita italiani di Amazon a 3,5 miliardi di euro nel 2025.

    I Made in Italy Days di Amazon sono riconosciuti anche nel 2026 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy tra le attività legate alla Giornata Nazionale del Made in Italy, che quest’anno valorizzerà con particolare attenzione le iniziative legate alle competenze per il Made in Italy. Anche per questo, Amazon ha pianificato due ulteriori eventi con l’obiettivo di aiutare imprenditrici e imprenditori italiani a cogliere le opportunità del digitale nell’ambito della promozione e della tutela del loro brand anche al di fuori dei confini nazionali: il 28 aprile, a Roma, presso la Sala Salvadori del Palazzo dei Gruppi parlamentari, in Via Uffici del Vicario, 21, si è tenuto l’evento “Sostenere il Made in Italy nel mondo: PMI, e-commerce e politiche per l’export”; il 19 maggio, presso la Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, avrà luogo l’evento di chiusura del progetto “IP Education Plan”, un percorso di formazione di Agenzia ICE nato dalla collaborazione pubblico/privato nell’ambito del protocollo d’intesa firmato da Ministero degli Affari Esteri, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e Amazon lo scorso aprile 2024.

    “Nell’ambito del Patto per l’Export del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che individua nell’e-commerce uno dei principali strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese, Agenzia ICE conferma il proprio impegno a supportare le PMI tricolori rinnovando la collaborazione con Amazon per la vendita dei prodotti sulle vetrine Made in Italy dei marketplace di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Polonia, Belgio, Irlanda e Stati Uniti. La quinta edizione dell’accordo ICE-Amazon prevede il potenziamento delle attività promozionali tramite pacchetti marketing sulle vetrine online, un servizio di supporto per le aziende italiane venditrici e l’attivazione di percorsi di consulenza strategica rivolti sia ai nuovi venditori sia a quelli già presenti sulla piattaforma. In un mondo dove con l’e-commerce più sviluppato è già possibile ricevere un pacco entro 15 minuti dalla richiesta – con un record fissato negli Emirati Arabi di appena 6 minuti – lo sviluppo dell’e-commerce diventerà sempre più centrale nelle abitudini dei consumatori che potranno beneficiare di velocità e varietà di scelta a tutto vantaggio delle imprese che sapranno meglio usare uno strumento che diventa sempre più potente. Oggi anche come soluzione delle aziende che vogliono continuare a raggiungere le zone critiche del Medioriente dove lo snellimento delle fasi commerciali diventa una condizione indispensabile”, ha dichiarato Matteo Zoppas, Presidente di Agenzia ICE.

    “I Made in Italy Days rappresentano da ormai cinque anni un momento significativo per celebrare e promuovere le eccellenze del nostro Paese sul piano internazionale. Amazon è orgogliosa di essere al fianco delle imprese italiane, sostenendo la promozione e l’internazionalizzazione del Made in Italy attraverso strumenti concreti che permettono alle nostre PMI di raggiungere milioni di clienti in tutto il mondo.” Ha dichiarato Giorgio Busnelli, VP e Country Manager di Amazon Italia. “La collaborazione con le istituzioni, come quella con Agenzia ICE, è fondamentale per creare un ecosistema favorevole alla crescita: solo lavorando insieme possiamo mettere le piccole e medie imprese nelle condizioni di vendere agevolmente online, superando le barriere burocratiche e tecnologiche che ancora oggi limitano il loro potenziale. Il nostro impegno non si ferma alla promozione: attraverso la formazione e la tutela della proprietà intellettuale, vogliamo garantire che i brand italiani possano competere con successo sui mercati globali, preservando l’autenticità e la qualità che rendono unico il Made in Italy”.

    Agenzia ICE e Amazon collaborano dal 2019 con il più ampio obiettivo di favorire la crescita economica delle aziende italiane e rafforzare le relazioni commerciali internazionali. La sinergia, che verrà ufficializzata prossimamente con la sigla del rinnovo dell’accordo, punta a promuovere e supportare le aziende che aderiscono al bando a vendere tramite Amazon e la sua vetrina Made in Italy attraverso specifiche attività di marketing per l’e-commerce. La collaborazione tra Agenzia ICE e Amazon ha coinvolto finora oltre 2.800 PMI italiane e messo a disposizione dei clienti Amazon a livello internazionale più di 650.000 nuovi prodotti Made in Italy.

    Da quando Amazon è arrivata in Italia, nel 2010, ha investito oltre 25 miliardi di euro per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e supportare migliaia di imprese locali. Solo nel 2024, gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro. Attualmente l’azienda impiega nel nostro Paese oltre 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, attive in oltre 60 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale – tra cui sedi logistiche, uffici corporate, data center e il servizio clienti. A questi si aggiungono i posti di lavoro indiretti: secondo le stime di Keystone, nel 2024, si stima che gli investimenti di Amazon in Italia abbiano sostenuto oltre 40 mila posti di lavoro indiretti e più di 10 mila posti di lavoro indotti in settori come costruzioni, logistica e altri servizi professionali. Migliaia di piccole e medie imprese italiane si sono affidate ad Amazon per vendere online. Per loro, l’azienda si impegna ogni giorno a creare nuovi strumenti e servizi per aiutarle a cogliere tutti i vantaggi del canale digitale. Tra questi c’è anche Accelera con Amazon, il programma gratuito di formazione lanciato nel 2020 in collaborazione con partner istituzionali e aziende, pensato per fornire gli strumenti e le competenze necessarie per avviare una nuova attività online, o per potenziarne una già esistente.

  • Ulisse Edizioni lancia il nuovo progetto editoriale “Saga di Impresa e Cultura – le Eredità del Made in Italy”

    Ulisse Edizione lancia “Saga di Impresa  e Cultura – le Eredità del Made in Italy”, una nuova collana editoriale dedicata a valorizzare “il pensare e l’agire italiano” attraverso le biografie di donne e uomini che in vari campi hanno contribuito e contribuiscono con la loro creatività e la loro determinazione al progresso culturale ed economico del Paese.

    Per Ulisse Editore raccontare le loro storie significa proteggere e valorizzare il nostro patrimonio trasformando le biografie in strumenti di tutela della nostra identità culturale e produttiva.

    La prima uscita è dedicata ad una delle prime 100 imprenditrici scelte dal Mimit per la mostra itinerante che ha appena fatto tappa anche in Regione Lombardia.

    La nuova collana editoriale non è una semplice raccolta di biografie ma, con una serie di narrazioni capaci di trasformarsi in veri manuali di leadership moderna,

    Ad inaugurare questo viaggio sarà il volume in uscita dedicato a Nadia Bragalini, dal titolo “Il Codice dell’Undici”, scritto da Benedetta Borsani.

    In questa biografia romanzata, Borsani delinea il profilo di una “Tessitrice” d’impresa capace di intrecciare relazioni umane, ricerca scientifica e amore incondizionato per il proprio lavoro accompagnando il lettore attraverso le sfide della pandemia fino alla nascita di un vero e proprio “tempio” produttivo a Castelvetro Piacentino: la G&G Pet Food.

    Ulisse Edizioni è una realtà editoriale, nata nel 2001, con sede a Milano e dedicata alla valorizzazione della cultura nelle sue varie forme attraverso la pubblicazione di libri che osano affrontare anche argomenti che non sempre hanno trovato la dovuta attenzione da parte delle grandi case editrici

  • Amazon consente alle Pmi italiane vendite per oltre 1,2 miliardi oltre confine

    Amazon ha annunciato gli ultimi dati del Report sull’Impatto delle oltre 20.000 Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane che vendono sul suo negozio online. Di queste, oltre il 65% ha venduto anche al di fuori dei confini nazionali, registrando più di 1,2 miliardi di euro di vendite all’estero. Sul totale delle Poi presenti su Amazon, sono oltre 9.000 (più del 45%) quelle che provengono da aree rurali o a bassa densità di popolazione. Nel solo 2024, 6.000 di queste hanno registrato 500 milioni di euro di vendite all’estero.

    Lombardia, Campania, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna sono le prime cinque regioni più virtuose per valore di vendite all’estero e con il più alto numero di PMI locali presenti sul negozio online; Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna sono i Paesi in cui le PMI italiane hanno venduto con maggiore successo.

    Nata nel 2015 dalla volontà di promuovere l’eccellenza della creatività e del saper fare italiano, la vetrina Made in Italy di Amazon oggi supporta oltre 5.500 aziende del Made in Italy a vendere i propri articoli in undici Paesi del mondo. Sono più di 3 milioni i prodotti della vetrina messi a disposizione dei clienti a livello internazionale e 18 i percorsi regionali presenti all’interno della vetrina che ospitano le tipicità locali. Dal 2019, la vetrina gode della collaborazione di Agenzia ICE, che promuove e supporta le aziende che aderiscono al bando a vendere su Amazon e sulla vetrina Made in Italy attraverso specifiche attività di marketing per l’e-commerce. Tra queste, un piano di formazione per la vendita online e di promozione dei loro prodotti, in Italia e all’estero. L’accordo tra Agenzia ICE e Amazon ha coinvolto finora oltre 2.800 Poi italiane e messo a disposizione dei clienti Amazon a livello internazionale più di 700.000 nuovi prodotti Made in Italy.

    “La Vetrina Made in Italy è una storia di successo della strategia di sostegno all’export italiano nel mondo: con un investimento pubblico di 11,5 milioni di Euro è stato generato un fatturato superiore a 650 milioni di Euro in 10 anni. Risultati che confermano quanto sia strategico, per un tessuto imprenditoriale come quello italiano, favorire l’accesso a strumenti digitali avanzati, capaci di amplificare la visibilità internazionale e ridurre le barriere all’ingresso sui mercati. Transizioni digitali e verdi sono una garanzia di crescita esponenziale dell’export e della proiezione delle aziende nel mondo”, ha commentato Fabrizio Lobasso, Vicedirettore Generale per l’Internazionalizzazione economica al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

    Amazon ha inoltre annunciato che dal 5 al 12 ottobre sarà disponibile per i clienti giapponesi ed europei una speciale finestra dal nome “Happy 10th Anniversary Made in Italy!”, che consentirà loro di conoscere e acquistare una curata selezione di prodotti dell’eccellenza del Bel Paese all’interno della vetrina Made in Italy. “Giappone e Italia condividono molte sfide comuni. Tra queste, la necessità di sostenere le realtà di piccole e medie dimensioni in un contesto globale sempre più competitivo. La vetrina ‘Made in Italy’, lanciata da Amazon Italia nel 2015, rappresenta un’iniziativa all’avanguardia che valorizza le imprese di piccole e medie dimensioni, cuore pulsante del made in Italy, offrendo loro una piattaforma concreta per crescere sui mercati esteri. Lo stesso accade in Giappone con il ‘Japan Store’ di Amazon. Confido che iniziative come queste continuino a contribuire in modo significativo alla crescita commerciale delle piccole e medie attività in Giappone, in Italia e in tutto il mondo”, ha commentato Nabeshima Tokuko, Console Generale Aggiunta del Giappone a Milano.

    Le oltre 20.000 Pmi italiane che vendono attraverso Amazon sono distribuite su tutto il territorio nazionale, contribuendo a generare valore all’interno delle singole economie locali in modo omogeneo. Analizzando in particolare le vendite all’estero dalle PMI nelle singole regioni, la Lombardia si conferma la prima in classifica per valore dell’export, con oltre 345 milioni di euro di vendite registrate all’estero nel 2024 e più di 3.400 Pmi della regione presenti su Amazon, di cui oltre il 65% esporta. Seguono la Campania, con un export di oltre 170 milioni di euro e più di 3.100 Poi, di cui oltre il 60% esporta; Lazio con più di 115 milioni di euro registrati all’estero e più di 1.800 Pmi, di cui oltre il 65% esporta; Toscana, con più di 100 milioni di euro registrati all’estero e oltre 1.100 Pmi, di cui più del 65% esporta. A chiudere la top 5 infine l’Emilia-Romagna, con oltre 1.400 Pmi, di cui più del 65% esporta. Queste ultime nel 2024 hanno registrato più di 95 milioni di euro di vendite all’estero. Tra le altre regioni con un elevato livello di export figurano anche Piemonte (oltre 85 milioni di euro e oltre 1.100 Pmi), Veneto (oltre 80 milioni di euro e oltre 1.400 Pmi), Puglia (oltre 45 milioni di euro e più di 1.600 Pmi); Sicilia (più di 45 milioni di euro e oltre 1.300 Pmi) e Marche (oltre 40 milioni di euro e più di 550 Pmi).

    Da quando Amazon è arrivata in Italia, nel 2010, ha investito oltre 25 miliardi di euro per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e supportare migliaia di imprese locali. Solo nel 2024, gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro. Attualmente l’azienda impiega nel nostro Paese oltre 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, attive in oltre 60 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale – tra cui sedi logistiche, uffici corporate, data center e il servizio clienti. A questi si aggiungono i posti di lavoro indiretti: secondo le stime di Keystone, nel 2024, si stima che gli investimenti di Amazon in Italia abbiano sostenuto oltre 40mila posti di lavoro indiretti e più di 10mila posti di lavoro indotti in settori come costruzioni, logistica e altri servizi professionali.

  • La Commissione approva una misura di aiuto di Stato italiana da 41,5 milioni di euro a sostegno di un nuovo impianto di produzione di chip fotonici basati sul vetro

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, una misura di aiuto di Stato italiana da 41,5 milioni di euro a sostegno della PMI italiana Ephos S.r.l. per la realizzazione nell’area di Milano di un impianto di produzione di chip fotonici basati sul vetro primo nel suo genere.

    L’aiuto sarà erogato sotto forma di sovvenzione diretta e la misura accrescerà l’autonomia tecnologica dell’UE nel campo dei semiconduttori.

    Il nuovo impianto sarà il primo nel suo genere nell’UE, grazie dell’unicità del processo di fabbricazione e dei chip fotonici prodotti. Contribuirà all’integrazione di materiali ottici nei circuiti fotonici basati sul vetro, velocizzando la produzione dei chip stessi e consentendo applicazioni di elevato valore come i centri dati e il calcolo quantistico.

  • L’Associazione Stampa Estera di Milano bandisce il “Premio Innovazione SEmi” per scoprire progetti innovativi di imprese italiane

    Un premio alla creatività italiana nell’economia, soprattutto in quei settori di alto livello che sono però ancora poco riconosciuti dal mercato internazionale. E’ questo l’obiettivo della prima edizione del ‘Premio Innovazione SEmi’, bandito dall’Associazione della Stampa Estera di Milano, che mira a scoprire e premiare progetti innovativi nel mondo dell’imprenditoria e in altri ambiti che possono portare ad effetti benefici a livello economico e sociale.

    Presentato nella sede di via della Palla, il riconoscimento, come ha sottolineato Andrew Spannaus, Responsabile del Comitato di valutazione, ha la finalità di valorizzare e dare visibilità a start up e PMI e permettere ai giornalisti che raccontano l’Italia di far conoscere nuove e molteplici realtà. La percezione che si ha all’estero del nostro Paese, infatti, è quella di un luogo dinamico e capace di anticipare i tempi. Non è un caso perciò se il ‘Premio SEmi’ sia focalizzato su quattro categorie, Design, Manifattura, Life sciences, Nuove tecnologie (Fintech, Cleantech, AI) e valuti l’impatto positivo sul territorio in cui sono inserite le imprese. Particolarità del premio è che non è rivolto solo a giovani e giovanissimi sperimentatori o imprenditori ma anche a tutti coloro che hanno idee vincenti.

    Un’occasione, questa, per riuscire a comunicare come Milano rappresenti un punto di riferimento per le start up e le PMI, capace di attrarre, come ha ben ricordato Fiorenza Lipparini della Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, il mondo farmaceutico, del manifatturiero, della ricerca, della meccatronica. Non solo. Anche in campo accademico si dà sempre più spazio al valore dell’innovazione, come il Politecnico che, puntando sulla multidisciplinarità, applica la tecnologia a tutte le aree in una commistione perfetta e sempre più da sperimentare, come afferma Marco Taisch, docente del centro universitario.

    Le imprese vincitrici del “Premio Innovazione SEmi” saranno ufficialmente premiate presso la Sala Terrazzo di Palazzo Giureconsulti di Milano il 25/26 novembre 2024.

    Agli imprenditorie e agli innovatori non resta che scaricare il bando dal sito dell’Associazione della Stampa Estera di Milano https://www.stampaestera.it/premioinnovazione/ e inviare la propria candidatura perché, come chiosano gli organizzatori, il premio potrebbe regalare un gran racconto dell’Italia all’estero.

  • L’UE avvia procedimenti per la risoluzione delle controversie nei confronti dell’Algeria per difendere le imprese europee

    L’UE ha avviato un procedimento per la risoluzione delle controversie nei confronti dell’Algeria e ha richiesto consultazioni con le autorità algerine per affrontare le diverse restrizioni imposte alle esportazioni e agli investimenti dell’Unione. L’UE ritiene che, imponendo tali misure commerciali restrittive dal 2021, l’Algeria non rispetti i suoi impegni in materia di liberalizzazione degli scambi nel quadro dell’accordo di associazione UE-Algeria.

    L’obiettivo dell’UE è impegnarsi in modo costruttivo con l’Algeria al fine di eliminare le restrizioni in diversi settori di mercato, dall’agricoltura all’industria dell’autoveicolo. Le restrizioni includono un sistema di licenze di importazione che ha l’effetto di un divieto di importazione, sovvenzioni vincolate all’uso di fattori di produzione locali per i costruttori di autovetture e un massimale relativo alla proprietà straniera per le imprese che importano beni in Algeria.

    L’UE è il principale partner commerciale e il principale mercato degli scambi internazionali dell’Algeria (circa il 50,6 % nel 2023). Alla luce degli sforzi infruttuosi per risolvere la questione in via amichevole, l’UE ha compiuto questo passo per tutelare i diritti degli esportatori e delle imprese dell’UE operanti in Algeria che hanno subito ripercussioni. Le misure algerine danneggiano anche i consumatori algerini, a causa di una scelta indebitamente limitata di prodotti.

    Nel 2002 l’UE e l’Algeria hanno firmato un accordo di associazione, entrato in vigore nel 2005, che stabilisce un quadro di riferimento per la cooperazione UE-Algeria in tutti i settori, compresi gli scambi. Qualora non si riuscisse a raggiungere una soluzione, l’UE avrà il diritto, in virtù dell’accordo, di chiedere la costituzione di un collegio arbitrale.

     

  • La Cina riparte: manifattura ai massimi livelli dal 2012

    L’attività manifatturiera cinese è rimbalzata a febbraio, mettendo a segno la più rapida espansione da aprile 2012 in scia alla ripartenza della produzione grazie alla revoca delle restrizioni draconiane anti-Covid decisa lo scorso dicembre. In questo modo, l’indice dei responsabili degli acquisti manifatturieri (Pmi) è salito a 52,6 da 50,1 di gennaio, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, posizionandosi oltre le stime degli analisti di 50,5 e alimentando l’euforia sui listini azionari globali, con la Borsa di Hong Kong in evidenza per il rally superiore al 4%.

    L’economia cinese ha chiuso il 2022 come uno dei suoi peggiori anni in quasi mezzo secolo a causa della rigida applicazione della politica della ‘tolleranza zero’ al Covid che ha stroncato produzione e consumi, creando gravi problemi sul fronte occupazione e della stabilità delle catene di approvvigionamento. Più in generale, per il 2023, l’outlook resta contrastante tra i principali partner commerciali alle prese con l’aumento dei tassi di interesse e le pressioni sui costi, mentre sul fronte interno pesano soprattutto la crisi del settore immobiliare e la fiducia dei consumatori tutta da ricostruire.

    Il settore manifatturiero cinese è rimasto sotto pressione quest’anno con i prezzi alla produzione in calo a gennaio, come hanno mostrato i relativi dati, a causa dei consumi interni deboli e di una domanda estera incerta. Moody’s ha comunque rialzato le proiezioni di crescita del Dragone, portandole al 5% per il 2023 e il 2024, contro il 4% precedente. «Prevediamo che la domanda repressa sosterrà un rimbalzo dei consumi a partire da questa primavera», hanno scritto gli analisti dell’agenzia di rating, pur rilevando che la crescita diminuirà probabilmente nel medio termine. Le imprese hanno comunque accelerato la ripresa di lavoro e produzione, poiché l’effetto delle politiche di stabilizzazione economica è stato avvertito dal settore mentre l’impatto del Covid-19 si è attenuato, ha rilevato l’Ufficio nazionale di statistica. La Banca centrale cinese (Pboc) ha osservato venerdì che l’economia domestica dovrebbe «generalmente riprendersi» nel 2023, pur in presenza di un contesto esterno «severo e complesso».

    A completare gli scenari, c’è da annotare anche l’indice dei responsabili degli acquisti non manifatturieri (Pmi), salito a febbraio a 56,3 da 54,4 di gennaio, indicando il passo di espansione più rapido da marzo 2021, in parte a causa della conseguente spinta alla spesa per infrastrutture e all’aumento dei finanziamenti per aiutare gli sviluppatori immobiliari a completare i progetti in stallo.

  • La Commissione pubblica inviti a presentare proposte per un importo di 7,5 milioni di € per sostenere l’integrazione delle PMI ucraine nel mercato unico

    La Commissione pubblica due inviti a presentare proposte con il titolo congiunto “ReadyForEU”, con un bilancio totale di 7,5 milioni di €. I due inviti mirano ad aiutare gli imprenditori e le imprese ucraine a beneficiare del mercato unico. Gli inviti sono finanziati nell’ambito del programma per il mercato unico e fanno seguito al recente accordo sull’adesione dell’Ucraina al programma per il mercato unico, firmato dalla presidente von der Leyen e dal primo ministro ucraino Denys Shmyhal il 2 febbraio 2023.

    Il primo invito, denominato “Business Bridge” e dotato di un bilancio di 4.5 milioni di €, fornirà alle piccole e medie imprese ucraine (PMI) colpite dalla guerra un sostegno finanziario sotto forma di buoni per accedere ai servizi e partecipare a fiere commerciali nell’UE. Il progetto sarà gestito da organizzazioni di sostegno alle imprese come la rete Enterprise Europe (EEN), la rete europea dei cluster e altre organizzazioni.

    Scopo dell’invito è istituire un consorzio di organizzazioni imprenditoriali che selezionerà fino a 1 500 PMI ucraine orientate alla crescita e alla sostenibilità per beneficiare di un sostegno diretto fino a 2 500 €. Questo sostegno diretto coprirà i costi sostenuti dalle PMI ucraine per i servizi di sostegno alle imprese, quali: ricerche di mercato per individuare partner europei; consulenza giuridica, organizzativa o finanziaria per la costituzione di una nuova impresa o l’adattamento di un’impresa esistente; aiuto per partecipare e recarsi a fiere commerciali nell’UE; e consulenza legale sui diritti di proprietà intellettuale.

    In ultima analisi, il “Business Bridge” non solo andrà a vantaggio delle imprese interessate, ma potrà aprire mercati alternativi alle imprese dell’UE colpite dalla perdita dei mercati russi e bielorussi e contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina.

    Il secondo invito, denominato “Erasmus per giovani imprenditori – Ucraina”, che ha una dotazione di 3 milioni di €, consentirà ai nuovi imprenditori ucraini di acquisire esperienza lavorativa in altri paesi europei. Il progetto sarà gestito nell’ambito del già consolidato programma Erasmus per giovani imprenditori, che ha offerto a oltre 22.000 imprenditori di tutta Europa la possibilità di condividere il loro know-how imprenditoriale. Il programma Erasmus per giovani imprenditori nel 2022 ha registrato il picco di domande presentate (154) e di partecipazioni (79) da parte di imprenditori ucraini.

    L’invito selezionerà organizzazioni in Ucraina e nell’UE per reperire fino a 430 nuovi imprenditori ucraini e abbinarli agli imprenditori ospitanti nell’UE. Fornirà quindi sostegno finanziario a tali imprenditori e contribuirà alle loro spese di soggiorno e di viaggio.

    Gli inviti sono aperti a partire dal 28 febbraio 2023 e le imprese e gli imprenditori ucraini possono presentare domanda entro la fine di quest’anno.

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