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  • Debutta a Milano il ‘Premio Vigna d’Argento’

    Dopo sette edizioni salentine e due nella Capitale, debutta per la prima volta a Milano il Premio Vigna d’Argento giovedì, 19 maggio, all’Auditorium Testori (Palazzo Regione Lombardia – h. 18:00). Rappresentato da uno dei simboli del territorio pugliese, realizzato dal maestro leccese Ugo Malecore, dal 2011 è assegnato a personalità della cultura, dello spettacolo, delle istituzioni e della società civile che hanno contribuito alla crescita del Paese.

    L’edizione meneghina si svolge con la collaborazione dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano con il patrocinio del Ministero della Cultura e dalla SIAE.

    Designati a ricevere il Premio nella prima edizione in territorio lombardo sono Massimo Boldi, Iva Zanicchi, il professore Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, Stefano Ranzani, direttore d’orchestra attualmente tra i più apprezzati a livello internazionale, Margherita Palli, scenografa e costumista da decenni al centro delle scene europee, Roberto Alessi, giornalista e direttore di importanti testate nazionali, Emmanuel Conte, neo assessore al Bilancio e al Patrimonio del Comune di Milano, gli imprenditori Augusto Mazzolari e Tomaso Trussardi, l’onorevole Cristina Rossello, impegnata, da sempre, nel sociale, l’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia Riccardo DE CORATO, di origini pugliesi.

    Dopo il 19 maggio a Milano, l’edizione 2022 del Premio Vigna d’Argento farà tappa a Lecce il 25 giugno e a Roma il 22 settembre, completando il progetto nazionale “UNITALIA” cultura-tradizione-identità, con tre sedi di svolgimento,  al nord, centro e sud.

  • Rendere merito ai giornalisti coraggiosi: aperte le candidature per il 30o premio giornalistico Lorenzo Natali

    Al via le candidature per il premio giornalistico Lorenzo Natali (#NataliPrize), il premio giornalistico dell’Unione europea. Quest’anno, in occasione del 30o anniversario, il premio rende merito ai giornalisti che hanno fatto informazione su tematiche quali la disuguaglianza, la povertà, il clima, l’istruzione, la migrazione, l’occupazione, il digitale, l’assistenza sanitaria, la pace, la democrazia e i diritti umani.

    I giornalisti possono concorrere con i propri lavori in formato scritto, audio e video scegliendo una tra le tre categorie seguenti:

    • Gran premio: per pubblicazioni in un organo di stampa con sede in uno dei paesi partner dell’Unione europea.
    • Premio Europa: per pubblicazioni in un organo di stampa con sede nell’Unione europea.
    • Premio per il miglior giornalista emergente: per pubblicazioni di giornalisti di età inferiore ai 30 anni in un organo di stampa nell’Unione europea o in uno dei suoi paesi partner.

    La domanda dev’essere presentata online in una delle cinque lingue accettate (inglese, francese, portoghese, spagnolo o tedesco). Le candidature si sono aperte il 15 febbraio e si chiuderanno il 31 marzo 2022 alle ore 23:59 CET (ora dell’Europa centrale).

    Una giuria composta da eminenti giornalisti internazionali e specialisti dello sviluppo internazionale provenienti da tutto il mondo sceglierà i vincitori di ciascuna categoria. Ciascun vincitore riceverà 10.000 €. Al vincitore nella categoria “Miglior giornalista emergente” sarà inoltre offerta un’esperienza di lavoro con un media partner.

    I vincitori verranno annunciati nel corso della cerimonia di consegna del premio giornalistico Lorenzo Natali durante le Giornate europee dello sviluppo 2022, che si terranno dal 14 al 15 giugno 2022.

    Il premio è assegnato in memoria di Lorenzo Natali, ex Commissario europeo per lo sviluppo e strenuo difensore della libertà di espressione, della democrazia e dei diritti umani. Il premio ha mantenuto vivo il suo spirito durante gli ultimi trent’anni rendendo merito ai giornalisti le cui storie mettono in luce le sfide comuni che il pianeta e i cittadini devono affrontare, ispirando il cambiamento.

    Il premio è stato promosso dalla Commissione europea nel 1992 per ricompensare e celebrare il coraggio e l’eccellenza delle pubblicazioni relative a temi connessi allo sviluppo sostenibile e inclusivo.

    Per inviare le candidature cliccare qui 

    Fonte: Commissione europea

  • Un nuovo e più preoccupante esodo

    Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati,

    significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare,

    a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria.

    San Giovanni Paolo II

    Così scriveva Papa Giovanni Paolo II nel terzo paragrafo del suo messaggio per la 90ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, reso pubblico il 15 dicembre 2003, evidenziando proprio il diritto a non emigrare. E poi continuava, ribadendo che “…ogni Paese deve essere posto in grado di assicurare ai propri abitanti, oltre alla libertà di espressione e di movimento, la possibilità di soddisfare necessità fondamentali quali il cibo, la salute, il lavoro, l’alloggio, l’educazione, la cui frustrazione pone molta gente nella condizione di dover emigrare per forza”. Proprio così, considerando il diritto a non emigrare un sacrosanto diritto dei cittadini! Come quello della libertà d’espressione, per il quale i popoli hanno combattuto a lungo nel corso dei secoli. Diventa perciò obbligo dei governi e delle istituzioni di ogni Paese garantire questi diritti ai cittadini. Cosa che, purtroppo, non sempre si verifica, anzi! Come è dimostrato anche in questi ultimi anni in Albania. E come si è drammaticamente verificato trent’anni fa.

    Era il 6 marzo 1991. Mai i brindisini avrebbero immaginato quello che sarebbe accaduto nella loro città quella notte e nei giorni successivi.  Nelle ultime ore di quel giorno due navi entrarono nel porto di Brindisi. Due navi che portavano un carico mai visto prima in quel porto. Era un carico umano. Venivano dalla costa di fronte. Erano partite dall’Albania. Sul bordo di quelle due navi erano accatastati circa 6500 albanesi. Avevano attraversato, stremati, circa 50 miglia marine del canale d’Otranto, fino a raggiungere le coste pugliesi. In seguito, durante la notte del 6 marzo e le prime ore del 7 marzo 1991, al porto di Brindisi ed in altri porti sulla costa salentina arrivarono altre imbarcazioni. Tutte partite dall’Albania. Secondo dati mediatici del tempo, tra il 6 e il 7 marzo 1991, nei porti pugliesi arrivarono circa 25.000 albanesi. Erano uomini e donne, giovani e persone di una certa età, ma anche bambini, che scappavano dal loro Paese. Fuggivano speranzosi, sognando una vita migliore, dopo aver vissuto e sofferto sotto la dittatura comunista, una delle più atroci dittature in tutta l’Europa dell’Est. Quello del 6 e 7 marzo 1991 era soltanto l’inizio di un vero e proprio esodo che continuò, inarrestabile, anche nei mesi e negli anni seguenti, per circa un decennio. La mattina del 7 marzo 1991 si diede finalmente il permesso a quel “carico umano” di scendere a terra. Scendevano stremati, affamati e anche malvestiti, ma felici di aver finalmente toccato il suolo italiano. Come se fosse la terra promessa dei testi biblici. Colte impreparate di fronte ad una simile situazione di emergenza, le autorità locali si rivolsero alla popolazione con un breve messaggio “Gli albanesi arrivati a Brindisi hanno fame e freddo. Aiutateli!”. Subito dopo in tutta la città si allestirono i centri di assistenza, con cibo e vestiti. In più di trenta scuole, sia a Brindisi che nei suoi dintorni, gli appena arrivati trovarono una prima sistemazione. Con un’ordinanza delle autorità locali, le mense di Brindisi hanno preparato e distribuito i necessari pasti per gli albanesi. Rimarranno impresse nella memoria collettiva le immagini di quei giorni. Come non si dimenticherà mai la straordinaria generosità e l’ospitalità dei pugliesi nei confronti dei profughi arrivati dall’altra costa del mare.

    Purtroppo quell’esodo massiccio degli albanesi verso l’Italia e altri Paesi non finì nei primi anni ’90 del secolo passato. Un esodo quello, che allora era dovuto alle tante sofferenze e privazioni subite quotidianamente dagli albanesi, per più di 45 anni sotto la dittatura comunista. Purtroppo, dalla metà del decennio appena passato, si sta attuando un nuovo e più preoccupante esodo degli albanesi, ben più massiccio e preoccupante di quello del marzo 1991. L’autore di queste righe ha cominciato ad informare il nostro lettore di questo nuovo ed allarmante esodo dal 2015. Già da allora i richiedenti asilo con cittadinanza albanese erano secondi, come numero assoluto, soltanto ai siriani che scappavano da un devastante conflitto armato. Egli scriveva allora: “…E bisogna tenere presente che la popolazione albanese è di circa 3 milioni di abitanti, mentre quella siriana, secondo il World Population Review per il 2015, è di circa 22 milioni di abitanti!” (Accade in Albania; 7 settembre 2015). Ma, da allora la situazione si sta ulteriormente aggravando e il numero degli albanesi che decidono di lasciare tutto e di partire, senza neanche avere una minima garanzia, tranne la speranza per un futuro migliore, sta aumentando di anno in anno. L’autore di queste righe crede che ci sia proprio una ben ideata, programmata ed attuata strategia internazionale per lo spopolamento dell’Albania. Una strategia che, ovviamente, non riguarda soltanto l’Albania. Una strategia geopolitica ed occulta, quella, che sembrerebbe sia stata ideata e gestita da un raggruppamento che fa capo ad un miliardario speculatore di borsa di oltreoceano. L’autore di queste righe scriveva un anno fa che “…Da alcuni anni però, dati e fatti accaduti e che accadono di continuo alla mano, sembrerebbe che ci sia un “progetto” che prevederebbe anche l’allontanamento dei cittadini albanesi dalla madre patria. Lo dimostrano i numeri sempre più allarmanti di questi ultimi anni dei richiedenti asilo albanesi in diversi paesi europei e non solo”. In seguito continuava, specificando: “…guarda caso, sembrerebbe che il governo albanese, dal 2013 in poi, abbia adottato una strategia che porti a tutto ciò” (Drammatiche conseguenze dell’indifferenza; 3 febbraio 2020). L’autore di queste righe continua a ritenere che “Un significativo e inconfutabile indicatore del funzionamento della “strategia di spopolamento” dell’Albania sarebbe anche il preoccupante incremento, in questi ultimi anni, del numero dei cittadini albanesi richiedenti asilo, spesso famiglie intere, in vari paesi europei. Non solo, ma per numero relativo, sono i primi, lasciando dietro i siriani, gli afgani ecc.” (Crescente spopolamento come sciagura nazionale; 10 febbraio 2020).

    L’esodo degli albanesi non si è fermato neanche dalla pandemia. Lo dimostrano i dati pubblicati dall’Ufficio europeo di Sostegno per l’Asilo (EASO, una struttura dell’Unione europea; n.d.a.). In base al rapporto ufficiale per il 2020 dell’EASO risulta che “… in proporzione alla rispettiva popolazione, l’Albania ha continuato ad essere seconda al mondo, dopo la Siria, i cui cittadini scappano dalla guerra”! Una guerra, quella in Siria, che, guarda caso, cominciò esattamente dieci anni fa, proprio il 15 marzo 2011. E durante questi drammatici dieci anni di guerra in Siria risulterebbero circa 400 mila vittime, 12 milioni di sfollati e 12,4 milioni persone, pari al 60% della popolazione, colpite dall’insicurezza alimentare. In Albania, durante questi anni, non c’è stata una guerra come in Siria, ma purtroppo in Albania, dal 2013 ad oggi, una sola persona, il primo ministro, abusa sempre più del potere istituzionale conferito, controllando quasi tutte le istituzioni dello Stato, sistema della giustizia compreso! Diventando così un autocrate, con tutte le drammatiche conseguenze. Una delle quali è anche il continuo spopolamento del Paese. Da alcuni anni ormai in Albania si è restaurata una nuova e sui generis dittatura, controllata e gestita da un’alleanza tra il potere politico e la criminalità organizzata e alcuni raggruppamenti occulti internazionali. Una realtà quella che sta costringendo gli albanesi a scappare, come i siriani, nonostante in Albania non c’è la guerra!

    E proprio al primo ministro albanese, il 5 marzo scorso, veniva conferito in Italia un premio. Il presidente della Regione Puglia, in presenza anche del ministro italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, consegnò al primo ministro il premio “Radice di Puglia”. Un riconoscimento per “un pugliese di nazionalità albanese” (Sic!), come ha dichiarato il presidente della Regione Puglia. Una “novità” questa, perché, ad oggi, nessuno sapeva che il primo ministro albanese fosse pugliese! In realtà, il motivo di quella inattesa e ingiustificata premiazione dovrebbe essere stato ben altro. Comunque viene naturale la domanda: chissà perché proprio a lui, che è anche il principale responsabile del secondo esodo massiccio degli albanesi di questi ultimi anni?! Il secondo, dopo quello drammatico del marzo 1991 sulle coste pugliesi. Un’altra “premiazione” questa conferita per delle ben altre ragioni da quelle pubblicamente dichiarate. Un “premio” molto simile a quegli altri, di cui l’autore di queste righe informava il nostro lettore due settimane fa (Un vergognoso, offensivo e preoccupante sostegno alla dittatura; 1 marzo 2021).

    Chi scrive queste righe considera il conferimento del premio “Radice di Puglia” al primo ministro Albanese, il 5 marzo scorso, una vera e propria ipocrisia, un affronto ed un’offesa agli albanesi e alle loro sofferenze, causate proprio da quel “pugliese di nazionalità albanese”. Ma lo considera un affronto ed un’offesa fatta anche a tutti i pugliesi che trent’anni fa accolsero con tanta generosità gli albanesi che arrivarono nella terra di Puglia. Chi scrive queste righe da tempo è convinto che il primo ministro albanese ha volutamente ignorato e violato, tra molte altre cose, anche il diritto a non emigrare degli albanesi. Proprio quel diritto, al quale si riferiva San Giovanni Paolo II nel suo messaggio per la 90ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, reso pubblico il 15 dicembre 2003. Ma il Santo Padre si riferiva a dei governanti responsabili e non a degli individui che hanno fatto patto con il Male.

  • Un vergognoso, offensivo e preoccupante sostegno alla dittatura

    Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

    Totò: dal film “I Tartassati”

    Nell’ultimo decennio del secolo passato la situazione in Albania stava seriamente e gravemente peggiorando di anno in anno. La dittatura era diventata sempre più atroce ed insopportabile. Ma non erano soltanto le perpetue, consapevoli, irresponsabili e arroganti violazioni dei diritti e delle libertà innate che preoccupavano i cittadini. Essi erano, altresì, quotidianamente costretti anche a delle restrizioni economiche di vario tipo. Restrizioni che evidenziavano e testimoniavano l’inevitabile ed il totale fallimento del sistema economico adottato dalla dittatura. La situazione era gravemente e ulteriormente peggiorata durante la seconda metà degli anni ‘80 del secolo passato. Mancavano i generi alimentari di prima necessità. Tutto era razionato e le quantità previste, per ogni nucleo familiare, erano ai limiti della sopravvivenza. Ma non sempre i cittadini riuscivano ad avere anche quello. Le file davanti ai negozi erano lunghe e non sempre i cittadini, messi uno dietro l’altro spesso anche dalla notte precedente, riuscivano a portare a casa tutto quello di cui avevano un vitale bisogno. Gli scaffali dei negozi erano sempre più vuoti. E proprio in quel drammatico periodo la propaganda del regime riuscì a trovare una “soluzione”. Ma non si trattava di garantire alla popolazione le forniture dei tanto necessari generi alimentari. No, si trattava, bensì, di un “Premio”. Proprio di un premio, con il quale la propaganda della dittatura comunista poteva fare uso ed abuso! Il 6 aprile 1987, durante una conferenza internazionale che si stava svolgendo in Messico, all’Albania è stato conferito il “Premio internazionale per la Nutrizione” (Sic!). Quale affronto e quale sarcasmo era quel “Premio” per gli affamati cittadini albanesi! E quale sfacciata ipocrisia quella della propaganda del regime! Ma la propaganda comunista allora aveva un vitale bisogno di quel “riconoscimento internazionale”. Per il resto, per quello che poteva pensare la gente, non gli importava nulla. Anche perché il famigerato “articolo 55” del Codice penale portava direttamente in prigione chiunque dicesse, o addirittura, alludesse a qualcosa. Ma la sfacciataggine della propaganda comunista non si fermò lì. Per dare più importanza e peso alla “lieta notizia”, annunciò che il “Premio”, espressione di un alto riconoscimento, era stato conferito all’Albania dalla FAO (Food and Agriculture Organization – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura; n.d.a.). In realtà si è venuto a sapere, dopo il crollo della dittatura, che in quella conferenza la FAO partecipava semplicemente, come tutte le altre delegazioni! Mentre il premio era stato conferito all’Albania dalle autorità messicane, come un dovuto, ma anche richiesto riconoscimento. Tutto ciò perché l’Albania nel 1976 era uno dei tre Paesi soltanto che avevano sostenuto la candidatura messicana per il posto del Segretario generale dell’ONU. Un’assegnazione quella che, quasi unanimemente, è stata riconosciuta, per la seconda volta, al Segretario uscente Kurt Waldheim.

    Il 29 marzo 2017, mentre in Albania la coltivazione della cannabis era pericolosamente diffusa in tutto il territorio, in Francia veniva premiato l’attuale primo ministro albanese. Per lui il suo omologo francese aveva chiesto ed ottenuto il conferimento della tanto ambita e prestigiosa medaglia francese: quella del “Comandante della Legione d’Onore”! Proprio a lui che, almeno istituzionalmente, era la persona direttamente responsabile della cannabizzazione del Paese. Si trattava di un’attività criminale, verificata, documentata e denunciata non solo in Albania, dall’opposizione e da quei pochi media non controllati dal governo albanese, ma anche, anzi e soprattutto dalle istituzioni specializzate e dai media internazionali. Si trattava allora, nel 2017, di una preoccupante attività criminale, nella quale sono stati coinvolti almeno un ex ministro degli Interni, molti alti funzionari della polizia di Stato, ormai ricercati, ed altre istituzioni governative. E tutto ciò non poteva accadere senza il diretto beneplacito del primo ministro. Proprio di colui che, il 29 marzo 2017, ha ricevuto dalle mani del suo omologo francese la medaglia di “Comandante della Legione d’Onore”. Allora lo stesso primo ministro francese, alcuni mesi prima, riferendosi ad uno scandalo che vedeva coinvolto il suo ministro degli Interni, dichiarava: “Quando si è legati all’autorità dello Stato occorre essere impeccabili riguardo le istituzioni e le regole che le reggono”! L’autore di queste righe scriveva allora per il nostro lettore che “…Le motivazioni ufficiali dell’onorificenza non convincono e non potevano convincere nessuno in Albania… Quelle motivazioni urtano fortemente con la realtà albanese e offendono l’intelligenza di tantissimi cittadini che ne soffrono le conseguenze”. E poi continuava: “Le informazioni non mancano e sono tante, dettagliate e attendibili. Le dovrebbero conoscere anche le autorità francesi” – (A chi e cosa credere ormai in Francia?; 3 aprile 2017).

    Il 23 febbraio scorso, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha conferito un nuovo Premio, quello dei “Campioni Internazionali dell’Anticorruzione”, a dodici personalità scelte che operano nel campo della giustizia in altrettanti Paesi del mondo (come Ecuador, Micronesia, Guatemala, Kirghizistan, Iraq, Sierra Leone, Guinea, Libia, Filippine ecc.). Tra quei dodici premiati c’era anche un giudice albanese. E guarda caso, si tratta proprio di una persona molto “chiacchierata” in questi ultimi anni. Non solo perché è un ex inquisitore del regime comunista, un procuratore che, alcuni mesi prima del crollo della dittatura, chiedeva ed otteneva la condanna a quindici anni di reclusione per alcuni cittadini, solo perché avevano abbattuto la statua di Stalin nel dicembre 1990. Tutto ciò soltanto due mesi prima del crollo della dittatura in Albania! Ma si tratta anche di un “uomo della legge” che, dati e fatti accaduti alla mano, ha continuamente infranto la legge. Anche quando, per rimanere in carica come giudice della Corte Suprema, nonostante il suo mandato fosse finito da sei anni, ha usato dei “trucchetti” ed ha beneficiato del diretto appoggio governativo. Si tratta di un “giusto” che aveva “dimenticato” di dichiarare parte dei beni in suo possedimento, come prevede proprio la legge! Si tratta della stessa persona che, nell’autunno del 2019, è stata direttamente coinvolta in un grave scandalo istituzionale. Scandalo denunciato ufficialmente dal Presidente della Repubblica. Uno scandalo che riguardava la palese violazione delle procedure per la selezione dei candidati giudici dell’allora non funzionante Corte Costituzionale. Corte che il primo ministro voleva e tuttora vuole controllare direttamente. Uno scandalo quello, sul quale è stata chiesta anche l’opinione della Commissione di Venezia (La Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto; n.d.a.). Opinione che ha dato però pienamente ragione alle accuse del Presidente della Repubblica. Ragion per cui anche il primo ministro e i suoi hanno subito dopo “abbandonato” il giudice, come la scorza di un limone spremuto, E per rendere tutto più convincente, hanno messo in campo anche l’Alto Consiglio dei Giudici che, con una sua delibera, costrinse quel “giudice illustre” a lasciare il suo importante incarico istituzionale, come presidente del Consiglio delle Nomine nella Giustizia. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò a tempo debito. Guarda caso però, proprio quel giudice è stato selezionato tra tanti altri, per essere premiato dal Dipartimento di Stato, il 23 febbraio scorso, con la nuova onorificenza dei “Campioni Internazionali dell’Anticorruzione”! Nella dichiarazione del Dipartimento di Stato si sottolineava, tra l’altro, anche che quel premio veniva conferito a quelle persone che, secondo l’opinione degli Stati Uniti d’America “…hanno instancabilmente lavorato, spesso affrontandosi con delle inimicizie, per difendere la trasparenza, per combattere la corruzione e per garantire il rendiconto nei propri Paesi”. Rispettando la valutazione per gli altri undici premiati, non si potrebbe dire lo stesso per il giudice albanese, anzi! Chissà perché una simile scelta fatta del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America?!

    Chi scrive queste righe, anche questa volta, avrebbe avuto bisogno di più spazio per analizzare e trattare come meriterebbe una così inattesa, immeritata e ingiustificata premiazione da parte del Dipartimento di Stato al giudice albanese. Ma tutto fa pensare ad una densa e ben pagata attività lobbistica. Come nell’aprile del 1987 con il “Premio internazionale per la Nutrizione”. E come nel marzo 2017, con la medaglia di “Comandante della Legione d’Onore”, conferita all’attuale primo ministro albanese. Peccato che non c’è più spazio per continuare! Ma tutto ciò, chi scrive queste righe lo considera convinto e semplicemente un vergognoso, offensivo e preoccupante sostegno alla dittatura ormai funzionante in Albania. Per il resto, egli pensa che aveva pienamente ragione Totò quando diceva che ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

  • Al via MYllennium Award: il contest dedicato agli under 30

    E’ partita la call per il MYllennium Award, il contest dedicato agli under 30 che sono invitati ad inviare i propri progetti e curricula per candidarsi alle nove sezioni in gara: saggistica, startup, giornalismo, opportunità di lavoro e formazione, architettura/street art, cinema, musica, sport e imprenditoria sociale. Promosso dal Gruppo Barletta e dalla Fondazione omonima, il Premio, giunto alla settima edizione, quest’anno avrà un riconoscimento speciale anche nella categoria giornalismo MyReportage.

    La call, rivolta ai nati tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, sarà aperta fino al 10 maggio 2021, con l’obiettivo di stimolare e supportare l’intuito e le migliori capacità della generazione Y. Abilità, talento, idee innovative, e soprattutto merito. I giovani saranno chiamati a confrontarsi per mezzo dei loro progetti in ciascuna categoria in gara: Saggistica “MyBOOK”, Startup “MySTARTUP”, Giornalismo “MyREPORTAGE”, Opportunità di lavoro e formazione “MyJOB”, Architettura/Street art “MyCITY”, Cinema “MyFRAME”, Musica “MyMUSIC”, Sport “MySPORT” e Imprenditoria sociale “MySOCIALIMPACT”.

    Nove sezioni a cui corrisponderanno premi in denaro e porte aperte nel mondo del lavoro e della formazione, con Master e stage retribuiti, produzioni musicali, cinematografiche e pubblicazioni di saggi. A valutare i progetti di ogni categoria sarà il Comitato tecnico-scientifico, composto da professionisti del mondo accademico e scientifico, dell’economia, dell’industria, del giornalismo e delle istituzioni.

    Il MYllennium Award vanta la medaglia di bronzo del Senato, onorificenza conferita a iniziative che si distinguono per spirito sociale, educativo e di alta rappresentatività.

    Per maggiori informazioni su MYllennium Award 2020 e per candidarsi: http://myllenniumaward.org/.

     

  • “Giovani scienziati 2021: lo sguardo verso il futuro”

    La finale della 33a selezione italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze”, organizzata dalla Fast, responsabile per la selezione italiana, d’intesa con la Commissione europea, si svolgerà il 6-8 marzo 2021 a Milano. Gli interessati, studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, singolarmente o in gruppi sino a tre, per partecipare al bando devono presentare candidature e progetti entro il 22 gennaio 2021. Dopo la valutazione della Giuria di esperti internazionali verranno comunicati quali sono i 30 migliori lavori/studi/prototipi scelti per l’Italia e che saranno presentati al pubblico durante l’esposizione e premiazione di marzo 2021.

    Si tratta della selezione italiana del concorso EUCYS-European Union Contest for Young Scientists, il più importante evento europeo per gli studenti meritevoli, voluto dalle istituzioni di Bruxelles e dai Governi degli Stati membri dell’Unione. Il concorso è anche inserito nel programma per la valorizzazione delle eccellenze “Io merito” del Ministero dell’istruzione; i finalisti italiani migliori entrano a fare parte di un apposito albo e ricevono pure un piccolo finanziamento del MIUR in aggiunta ai riconoscimenti conferiti dalla Fast-Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.

    “Fa piacere sottolineare”, commenta Alberto Pieri, segretario generale della Fast e coordinatore della selezione italiana EUCYS,” come il concorso sia un valido contributo allo spirito del Programma New Generation EU, senza chiedere fondi. Infatti è finalizzato a preparare i giovani per offrire loro un avvenire migliore, utile per tutti e in linea con l’evoluzione del mondo del lavoro”.

  • Premio Internazionale Tecnovisionarie®: il riconoscimento a dieci donne di talento che lavorano alla sostenibilità del nostro futuro

    “Interpretare l’economia circolare attraverso l’innovazione”: è questo il filo rosso che ha attraversato la XIV edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, evento annuale promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie e che per l’edizione 2020, a causa dell’emergenza Covid-19 e alle conseguenti misure restrittive,  per la prima volta si è svolto in diretta streaming su YouTube, Facebook Live e Periscope, permettendo di raggiungere un ampio numero di partecipanti in tutta Italia.

    Le tecnovisionarie 2020 sono: Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste, Lara Botta, Innovation Manager, Botta Packaging, Monica Casadei, Socia & Amministratore Delegato, Iride Acque, Sabrina Corbo, Socia & Amministratore Delegato, Green Network, Eugenia Presot, Titolare, Conceria Pietro Presot, Elena Sgaravatti, President of Plantarei, Co-founder & SH, DemBiotech, Federica Storace, CEO & Co-founder, Drexcode, Ersilia Vaudo Scarpetta, Astrofisica, Chief Diversity Officer di ESA, Agenzia Spaziale Europea, Elsa Fornero, Economista, Menzione Speciale per la sostenibilità e il sociale: Cecilia Sironi, Past President, Cnai – Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri.

    Le dieci professioniste selezionate da Women&Tech sono imprenditrici, scienziate, accademiche che hanno deciso di canalizzare i loro sforzi verso una società più responsabile. Animate da altruismo, senso morale e spirito di condivisione, rappresentano settori diversi, mostrando, ognuna a suo modo, cosa si può fare per generare cambiamento. Azioni semplici, articolate, complesse, tutte volte a trasformare le sfide di oggi in nuove opportunità.

    Il riconoscimento, infatti, è attribuito a donne che, nella loro attività lavorativa, hanno testimoniato di possedere visione e forte etica professionale centrando il focus 2020 sull’economia circolare. Un tema dalle molteplici sfaccettature, che fa di termini come riuso, riciclo e rinnovamento, la cornice di senso in cui inquadrare il futuro. I dati del Ministero dell’Ambiente parlano chiaro: ogni cittadino dell’Unione Europea genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno. Quantità ingestibili, direttamente connesse a un sistema produttivo che spreca materia ed energia nella creazione di prodotti destinati alle discariche. Un riconoscimento, quello di quest’anno, che premia il binomio scienza-coscienza.

  • L’UE istituisce il premio giornalistico “Daphne Caruana Galizia”

    L’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo ha istituito il premio “Daphne Caruana Galizia” per “eccezionale lavoro giornalistico” in onore della giornalista maltese assassinata il 16 ottobre 2017 in un attentato che secondo la polizia maltese aveva il chiaro obiettivo di mettere a tacere il suo lavoro in cui svelava la corruzione e il riciclaggio di denaro nel suo paese.

    Il premio di € 20.000 sarà assegnato, su base annuale, a partire da ottobre 2021 a giornalisti o team di giornalisti per il loro eccezionale lavoro basato sui principi e i valori dell’Unione europea. I candidati saranno giudicati da una giuria di giornalisti indipendenti. Il riconoscimento rafforzerà il giornalismo investigativo e la libertà di stampa, è stato sottolineato dai deputati europei, alcuni dei quali, negli ultimi anni, hanno partecipato alle missioni del Parlamento a Malta.

    Il brutale assassinio della Caruana-Galizia aveva suscitato proteste per la gestione del caso da parte delle autorità locali, costringendo alla fine il primo ministro maltese Joseph Muscat a dimettersi mentre l’uomo d’affari Yorgen Fenech è stato arrestato nel 2019.

  • Il premio Lux del Parlamento europeo sbarca su CHILI

    Per partecipare all’iniziativa basterà inserire il codice digitale “LUXCHILI” nella sezione promozioni di CHILI (fino ad esaurimento della promozione o alla data di scadenza del 31 luglio).

    In seguito all’emergenza COVID19 e alla difficoltà di organizzare eventi dal vivo con il pubblico, l’ufficio del Parlamento europeo a Milano in collaborazione con l’unità LUX e con la piattaforma CHILI, offre la possibilità di accedere a quattromila visioni gratuite disponibili nella modalità di streaming on demand sulla pagina di chili.com.

    Quattro saranno i film selezionati per la collaborazione, tutti finalisti o vincitori delle passate edizioni del Premio LUX e, in particolare, sono: StyxLa donna elettricaDio è donna e il suo nome è Petrunija e 120 battiti al minuto.

    I beneficiari di questa opportunità saranno i giovani attivisti di insieme-per.eu (il network nato dalla campagna per le elezioni europee #stavoltavoto e che ora prosegue lo sforzo di coinvolgimento, partecipazione e informazione sull’Unione europea), gli studenti che hanno preso parte al programma EPAS (Scuole Ambasciatrici del Parlamento europeo) e cittadini italiani appassionati di cinema europeo.

    Negli ultimi tredici anni il Premio LUX ha contribuito alla promozione e valorizzare della ricchezza e diversità del cinema europeo attraverso la selezione di film prodotti o co-prodotti nell’Unione europea. Ogni anno il Parlamento europeo copre i costi dei sottotitoli in ventiquattro lingue per i tre film finalisti. Finanzia, inoltre, l’adattamento per il pubblico non vedente e non udente e il sostegno alla promozione internazionale del film vincitore.

    Per ulteriori informazioni sul premio LUX: http://www.luxprize.eu/

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze al terzo piano di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti.

    L’incontro, organizzato in collaborazione con Il Post, sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni che si occupano di difesa dei diritti umani.

    All’incontro prenderanno parte Giuliano Pisapia, parlamentare europeo, Giulia Sciorati, ISPI, Claudio Francavilla, Human Rights Watch e Cristin Cappelletti, Open. Modererà il dibattito Luca Misculin, il Post.

    Durante il convegno sarà proiettato il videomessaggio di Jewher Ilham, figlia di Ilham Tothi.

    Assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela, il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale alla causa della libertà di pensiero.

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