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  • La patrimoniale ed il rapporto 5/23

    Negli ultimi anni, dopo il Covid, il PNRR ha assicurato, oltre alle entrate fiscali ordinarie, circa 220 miliardi la cui disponibilità avrebbe dovuto avviare opere di modernizzazione e adeguamento infrastrutturale. Come inevitabile conseguenza si sarebbe assicurata all’Italia, secondo il ministro dell’Economia del Governo Conte ed attuale sindaco di Roma Gualtieri, una ripresa economica in un Paese che si trovava in grave difficoltà a causa delle conseguenze della pandemia. La realtà ha insegnato ancora una volta come invece il progresso economico assicurato da questi fondi europei, dei quali oltre 180 a debito, si sia rivelato solo di qualche decimale di Pil, viceversa ha determinato una esplosione del debito pubblico.

    Buona parte del mondo progressista, “sia politico che mediatico”, si conferma concettualmente ed intellettualmente folgorato dalla nuova tesi economica sulla base della quale una patrimoniale potrebbe assicurare le risorse finanziarie per garantire quella inversione del ciclo economico, ma non ottenuta con i fondi del PNRR, in quanto garantirebbe 23 miliardi di risorse aggiuntive (che sono solo il 10,1% del PNRR).

    Andrebbe ricordato a questi dotti esponenti dell’economia contemporanea come attualmente la spesa pubblica rappresenti il 51,3% del PIL Quindi, a fronte di un valore di 1.153 miliardi, un incremento di altri 23 miliardi rappresenterebbe una crescita del +2% nella disponibilità di risorse finanziarie pubbliche.

    In più, oltre all’aspetto contabile, si continua a non voler affrontare il vero problema fondamentale quando si parla di finanza pubblica.

    Andrebbe ricordato, infatti, una volta di più come la crescita economica trainata dalla spesa pubblica rimanga risibile in quanto esprime una scarsa produttività della spesa pubblica (*) i cui ha effetti si confermano minimi rispetto all’impegno finanziario.

    La tecnologia in questi casi ci viene incontro in quanto estratto da AI Gemini: “L’economista Francesco Pontelli sostiene che l’inefficienza della spesa pubblica in Italia e la crescita della povertà siano strettamente interconnesse, alimentate da un sistema in cui le risorse statali vengono utilizzate per mantenere il consenso elettorale anziché per generare investimenti produttivi. Secondo la sua analisi, la gestione della spesa pubblica e del prelievo fiscale rappresenta una delle vere forme di potere nel Paese. Tuttavia, quando questa spesa è inefficiente finisce per gravare sulla ricchezza privata ed alimentare le diseguaglianze” (**).

    Come logica conseguenza, solo l’efficientamento della spesa pubblica rappresenterebbe la garanzia per ottenere quegli effetti desiderati e quindi creare le condizioni politiche finalizzate anche ad un aumento del prelievo fiscale, il quale dovrebbe rimanere comunque inferiore alle dinamiche chiaramente indicate dalla Curva di Laffer.

    Viceversa, rimanendo invariata l’efficacia della spesa pubblica, l’introduzione di una patrimoniale rappresenterebbe l’ennesimo errore economico, politico e sociale in quanto continuerebbe ad alimentare e sostenere un rapporto tra il quinto posto in termini di valore e il ventitreesimo in termini di efficienza espresso dalla spesa pubblica (5/23), il cui disequilibrio ha alimentato le diseguaglianze territoriali, economiche e sociali del Paese.

    (*) L’Italia si posiziona al 23° posto su 28 paesi dell’Unione Europea per efficienza e qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione secondo il Quality of Government Index della Commissione Europea. Viceversa, per quanto riguarda l’entità della spesa pubblica l’Italia si garantisce un “ottimo” 5° posto.

    (**) https://www.ilpattosociale.it/attualita/gli-effetti-della-spesa-pubblica/ (2019)

  • Gli italiani continuano a spendere soldi che ancora non hanno in tasca

    In Italia, rileva l’ultimo Market Outlook relativo al BNPL realizzato da CRIF, nel secondo semestre del 2025 i finanziamenti Buy Now Pay Later (BNPL) hanno continuato a registrare un tasso di crescita sostenuto e a doppia cifra. L’erogato ha infatti evidenziato un incremento del 23% rispetto allo stesso periodo del 2024 (+220% rispetto al I semestre 2022). Parallelamente, il segmento Small Ticket tradizionale (prestiti sotto i 1.500 euro) ha mostrato una contrazione del 10% nel secondo semestre 2025, suggerendo un cambiamento nelle preferenze dei consumatori verso soluzioni di credito più flessibili e digitali.

    In questo contesto, la rischiosità del BNPL continua a mantenersi su livelli contenuti, con tassi di default inferiori rispetto al credito finalizzato tradizionale. Il livello di rischio riflette una composizione del target di clientela in parte differente rispetto allo Small Ticket tradizionale, più selezionato e orientato a soluzioni digitali di breve termine, percepite da una parte della clientela come facilitazioni di pagamento più che strumenti creditizi.

    “Anche nel secondo semestre del 2025, il Buy Now Pay Later mostra tassi di crescita a doppia cifra e al contempo un livello medio di rischiosità che rimane contenuto, a fronte di una riduzione del credito finalizzato Small Ticket. Il profilo demografico degli utenti di BNPL si conferma mediamente più giovane rispetto a quello dei clienti del credito finalizzato tradizionale”, commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. “L’analisi del comportamento degli utenti rivela come il BNPL venga adottato da una clientela orientata a strumenti digitali di breve termine, percepiti principalmente come facilitazioni di pagamento piuttosto che come forme di credito tradizionale. Questa preferenza sottolinea una crescente attenzione alla flessibilità e all’immediatezza delle soluzioni proposte, specie per gli importi di credito più bassi”.

    Nel mercato italiano si conferma progressivamente la dinamica di sostituzione tra il credito finalizzato tradizionale e le soluzioni BNPL relativamente alle fasce di importo più contenute. Infatti, il 60% dei contratti BNPL erogati nel 2025 mostrano ticket inferiori ai 1.000€; mentre nel 24% dei casi i finanziamenti salgono sopra la soglia dei 1.500€.

    Rispetto al finalizzato tradizionale (escludendo però l’acquisto di autoveicoli), i finanziamenti superiori a 1.500€ sono invece più di un terzo delle pratiche erogate.

    In termini di preferenze di acquisto, il prestito finalizzato Small Ticket risulta particolarmente diffuso tra i dealer specializzati in apparecchiature informatiche (43%) e nella grande distribuzione (35%).

    Parallelamente, per il BNPL si evidenzia una diffusione anche in altri segmenti di mercato, quali i prodotti per la persona (31,9%), abbigliamento e turismo (16,9%) e i prodotti per la casa (15,2%).

    L’analisi dei prodotti creditizi posseduti dagli utenti di BNPL evidenzia una forte propensione al “repeat”. Infatti, chi ha già usufruito di questa modalità di finanziamento tende a richiederla nuovamente. Inoltre, il Buy Now Pay Later registra un crescente successo anche all’interno dei possessori di prestiti small ticket tradizionali, confermando una capacità di attrazione trasversale.

    Inoltre, la diffusione crescente dei prodotti BNPL si conferma un fattore chiave per promuovere l’inclusione finanziaria. L’analisi evidenzia come il tasso di ‘new to credit’ — ovvero la quota di individui privi di una storia creditizia che si affaccia per la prima volta al mondo del credito — sia più del doppio (19%) rispetto a quello rilevato per le soluzioni di credito tradizionali (8%).

    Per quanto riguarda l’età, il secondo semestre del 2025 evidenzia come la maggior parte degli utenti appartenga alle generazioni Gen X (34%) e Millennials (29,5%). Seguono Gen Z (18,1%) e la generazione dei Baby Boomers (18%), confermando che il BNPL non è esclusivamente appannaggio dei più giovani. Queste evidenze suggeriscono una progressiva diffusione del BNPL anche tra le fasce d’età più mature della popolazione italiana, a testimonianza della crescente familiarità con le nuove soluzioni digitali di pagamento e una maggiore solidità nelle capacità di spesa.

    Inoltre, nel panorama del credito al consumo, il BNPL si distingue per una composizione di utenza unica nel suo genere. Secondo le ultime analisi, infatti, il prodotto BNPL registra una significativa prevalenza di utenti di genere femminile, con il 55% delle richieste provenienti da donne, rispetto al 45% degli uomini. Questo dato rappresenta un elemento distintivo rispetto alle altre categorie di finanziamento attualmente presenti sul mercato italiano. In particolare, il segmento del credito finalizzato Small Ticket mostra un’evidenza opposta, con una maggiore presenza maschile (55%) rispetto a quella femminile (45%), confermando il posizionamento peculiare del BNPL e la sua capacità di intercettare target demografici differenti.

    A livello geografico, si evidenzia una minore incidenza dell’erogato BNPL nelle regioni del Sud-Italia (31% BNPL vs 40% dello Small Ticket), e Nord-Ovest (31% BNPL vs 23% dello Small Ticket), a fronte di una minore incidenza nel Centro (24% BNPL vs 22% dello Small Ticket). Similari invece le quote nel Nord-Est (15% per entrambe le tipologie).

    “Il BNPL nel nostro Paese si conferma un potente stimolo all’inclusione finanziaria. In aggiunta, si distingue per una significativa prevalenza del genere femminile tra coloro che scelgono questa forma di finanziamento rispetto allo Small Ticket tradizionale. Dal punto di vista demografico, l’utilizzo del BNPL si sta progressivamente diffondendo anche tra le generazioni meno giovani, anche in funzione della semplicità e immediatezza di utilizzo. Invece, guardando da un punto di vista settoriale, se il finalizzato tradizionale risulta particolarmente diffuso tra i dealer specializzati in apparecchiature informatiche e nella Grande Distribuzione Organizzata, di contro per il BNPL si evidenzia una diffusione anche in altri segmenti di mercato, quali i prodotti per la persona, l’abbigliamento e il turismo”, aggiunge Antonio Deledda, Executive Director di CRIF.

  • Il coronavirus è stato una tassa sui redditi di 1.650 euro a famiglia

    Incubo Covid per le tasche degli italiani. Mentre gli effetti sanitari continuano ad essere pesantissimi in tutto lo Stivale, arriva un dato preoccupante: la pandemia ci ha fortemente impoverito. Secondo Confesercenti, quasi un anno dopo lo scoppio della crisi pandemica, alle famiglie italiane sono venuti a mancare in media, e nonostante i numerosi ristori, 1.650 euro di redditi. E le prospettive di recupero sono lente e dipendono dagli esiti della campagna vaccinale, attualmente in ritardo sugli obiettivi fissati: continuando così, a fine 2021, il reddito medio delle famiglie sarà ancora 512 euro inferiore ai livelli pre-crisi.

    A livello territoriale, alla fine del 2021 la distanza maggiore dalle condizioni pre-Covid si registrerebbe in Emilia Romagna (-897 euro), seguita dalle Marche (-807 euro). Resterebbe invece al di sotto dei 200 euro la perdita delle famiglie pugliesi. Per quanto riguarda le altre Regioni, la contrazione dei redditi 2021 rispetto al 2019 sarebbe compresa fra 600 e 700 euro in Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana e Umbria. Superiori ai 500 euro sarebbero le perdite delle famiglie di Lombardia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. La compressione dei redditi supererebbe i 400 euro nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Sardegna.

    Chi soffre di più? Sicuramente i lavoratori autonomi, per i quali la perdita di reddito a fine 2020 avrebbe avvicinato i 44 miliardi e risulterebbe ancora pari a -27 miliardi nel 2021, e i lavoratori dipendenti del settore privato, che registrano una caduta di 43 miliardi, cui si è contrapposto un aumento di 2,5 miliardi per i dipendenti pubblici, trainato dalle assunzioni nel comparto sanitario. Il mancato recupero dei redditi nel corso del 2021 sarà fortemente asimmetrico anche a livello settoriale, perché prevalentemente concentrata in 2 soli comparti: quelli del ‘commercio, ristorazione e pubblici esercizi’ e quello delle ‘attività artistiche e di intrattenimento’ oltre che, ovviamente, del turismo.

    “La crisi da pandemia non ha colpito dunque tutti allo stesso modo: l’impatto, come i dati sui redditi dimostrano, si è concentrato quasi completamente sui lavoratori autonomi e sui loro dipendenti, con perdite decisamente superiori ai ristori diretti elargiti fino ad ora. Anche perché l’ultima tranche dei sostegni, quella che avrebbe dovuto arrivare con il Ristori V forte di 32 miliardi di risorse, ancora non si è materializzata, ad oltre 60 giorni dall’annuncio. Una situazione incredibile ed inaccettabile, che crea sconcerto e sfiducia negli imprenditori e nei loro dipendenti e che blocca qualsiasi prospettiva di ripresa”, ha commentato la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. Che ha lanciato un appello a Mario Draghi: “Chiediamo con forza al governo di accelerare sui sostegni promessi: le imprese sono al limite e non possono aspettare un altro mese”.

  • Tassi negativi sui depositi delle banche alla Bce: nel 2018 hanno reso 7,5 miliardi a Francoforte

    L’11 giugno 2014, la Bce ha introdotto un tasso di interesse negativo sui depositi presso la Banca Centrale e questo, secondo un’analisi condotta da Deposit Solutions, ha fatto sì che nel solo 2018, le banche della eurozona abbiano trasferito alla BCE circa 7,5 miliardi di euro sulle giacenze liquide, ossia 21 milioni di euro al giorno, con un impatto medio sugli utili del -4.3% nel solo 2018. La maggior parte di questi pagamenti è stata effettuata da banche tedesche, francesi e olandesi che, nel periodo 2016-2018, hanno pagato rispettivamente 5,7, 4,1 e 2,5 miliardi di euro, con un impatto sugli utili compreso tra il -9.1% della Germania e il -4% della Francia. Nello stesso intervallo di tempo, le banche Italiane hanno rappresentato il 5.2% dei trasferimenti, per un controvalore di circa 900 milioni di euro di interessi negativi. Con un impatto sul profitto del -2,4%, le banche italiane hanno versato meno tassi di interesse negativi di quelle francesi e tedesche, ma più delle controparti spagnole, che negli ultimi tre anni hanno pagato 764 milioni.
    I pagamenti dei tassi di interesse negativi continuano a crescere anno dopo anno, ma non in Italia. I pagamenti annuali di interessi delle banche tedesche sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni e sono aumentati di anno in anno anche in Francia, Paesi Bassi e Lussemburgo. L’aumento è stato particolarmente oneroso per le banche spagnole che nel 2016 hanno versato circa 125 milioni di euro di tassi di interesse negativi, e nel 2018 più di tre volte tanto, attestandosi sui circa 400 milioni di euro. In controtendenza, l’Italia è stata l’unico paese dell’Eurozona ad aver registrato un calo dei pagamenti di anno in anno.

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