Salute

  • Unione europea della salute: nuove norme per migliorare le sperimentazioni cliniche nell’UE

    Da lunedì 31 gennaio i processi di valutazione e vigilanza per le sperimentazioni cliniche saranno armonizzati in tutta l’UE, in particolare mediante un sistema informativo sulle sperimentazioni cliniche (CTIS) gestito dall’Agenzia europea per i medicinali. Dallo stesso giorno si applicherà il regolamento sulle sperimentazioni cliniche, che migliorerà le modalità di conduzione di tali sperimentazioni nell’UE, garantendo i più elevati standard di sicurezza per i partecipanti e una maggiore trasparenza delle informazioni.

    Accogliendo con favore questo importante progresso, Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il regolamento sulle sperimentazioni cliniche segna un passo importante e positivo per i pazienti europei e ci avvicina a un’Unione europea della salute più forte. Ci consentirà di autorizzare più rapidamente le sperimentazioni cliniche in tutti gli Stati membri, migliorando così l’efficienza della ricerca clinica nel suo complesso. Allo stesso tempo, saranno rispettati gli elevati standard di qualità e sicurezza già previsti per tali sperimentazioni. Sebbene nell’UE vengano già condotte quasi 4 000 sperimentazioni cliniche ogni anno, il regolamento accrescerà ulteriormente i benefici della ricerca essenziale per i ricercatori e i pazienti che più dipendono da sperimentazioni rapide e affidabili.

    Fonte: Commissione europea

  • Il disprezzo

    Martedì sera durante un acceso confronto si è udita l’affermazione “vi renderemo la vita difficile” nei riguardi di un esponente del movimento no-vax espressa dal vice ministro Sileri il quale rimane comunque un medico e tenuto quindi ad assicurare, in ogni occasione, le migliori condizioni di accesso alle strutture sanitarie e la salute di tutte le persone anche se non si condividono stili di vita, abitudini alimentari oppure mancate osservanze di protocolli sanitari.
    Tristemente  famosa risulta  la  foto  di quel pensionato a terra disperato perché non riusciva a ritirare la propria pensione necessaria per la sua sopravvivenza durante la terribile crisi economica greca.

    Sarebbe carino ora sapere dal vice ministro se tra le persone alle quali intende rendere difficile la vita con veemente disprezzo includa anche le persone anziane sole e magari non assistite da figli o nipoti che dal mese prossimo non potranno recarsi alle poste in quanto prive di green pass.

    Questo odioso divieto di accedere alle poste imposto agli anziani senza green pass dal governo Draghi, con la complicità di tutti i partiti che lo sostengono, determinerà per queste persone già sole un ulteriore aggravio della propria già difficile sopravvivenza: sole ed abbandonate anche da uno Stato integralista imbevuto di questa ideologia sanitaria. Andrebbe ricordato, infatti, al vice ministro privo di un minimo sindacale di umanità come nel momento dell’introduzione di un divieto all’interno di un “periodo emergenziale” di oltre due anni si dovrebbero allestire anche una serie di servizi per quelle fasce di persone più deboli, già ora in difficoltà magari a causa dell’età avanzata e con una insicurezza congenita nella loro esistenza.

    Andrebbe poi ricordato a questo esempio di integralismo ideologico come le persone anziane rappresentino, assieme ai bimbi, la parte di popolazione più debole e magari possono nutrire dei dubbi, considerata anche la precarietà della propria salute, sull’efficacia dei vaccini. Di certo questi nostri “vecchi” non sono mai scesi in piazza con l’obiettivo di bloccare città ma, viceversa, si sono semplicemente limitati a chiudersi in casa come atto di ultima estrema difesa uscendo solo per ritirare la pensione e fare la spesa settimanale.

    Il delirio vanaglorioso, invece, del viceministro e del governo dimostra ancora una volta come
    il  nostro Paese, e non da ora, sia  in mano ad una classe politica in pieno delirio Ideologico sanitario sulla base del quale
    la supremazia ideologica si impone indipendentemente dagli effetti devastanti  per i cittadini più deboli, cioè gli anziani ai quali si dovrebbero invece riservare ogni attenzione possibile e massima tutela.
    Mai il nostro Paese era arrivato ad un livello tale di disprezzo assolutamente incurante degli effetti delle proprie decisioni imponendo obblighi a delle persone, come gli anziani, già in forte difficoltà e confusione anche a causa dei continui conati di divieti e imposizioni sanitarie e governative.

    Risulta, così, difficile trovare le parole per definire il totale ed assoluto disprezzo per l’intera classe politica e governativa italiana che sostiene questo suprematismo ideologico sulla base del quale abbandona senza alcuna decenza i nostri anziani.

  • Unione europea della salute: un ruolo più incisivo per l’Agenzia europea per i medicinali

    Nell’ambito dei lavori in corso per costruire un’Unione europea della salute forte, il Consiglio ha adottato il regolamento relativo al riesame del mandato dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), compiendo un importante passo avanti verso il rafforzamento dell’EMA nella preparazione alle crisi e nella loro gestione in relazione ai medicinali e ai dispositivi medici. Le nuove norme consentiranno all’Agenzia di monitorare attentamente e mitigare le carenze di medicinali e dispositivi medici durante eventi gravi ed emergenze di sanità pubblica, nonché di agevolare una più rapida approvazione dei medicinali che potrebbero curare o prevenire una malattia che causa una crisi di sanità pubblica. L’adozione di un mandato rafforzato dell’EMA fa parte del pacchetto sull’Unione europea della salute proposto dalla Commissione nel novembre 2020.

    Grazie al mandato rafforzato l’Agenzia può facilitare una risposta coordinata a livello dell’UE alle crisi sanitarie:

    • monitorando e mitigando il rischio di carenze di medicinali e dispositivi medici critici;
    • fornendo consulenza scientifica sui medicinali potenzialmente in grado di curare, prevenire o diagnosticare le malattie che causano tali crisi;
    • coordinando studi per il monitoraggio della sicurezza e dell’efficacia dei medicinali per la cura, la prevenzione o la diagnosi delle malattie connesse alle crisi di sanità pubblica;
    • coordinando le sperimentazioni cliniche di medicinali per la cura, la prevenzione o la diagnosi delle malattie connesse alle crisi di sanità pubblica;
    • trasferendo all’Agenzia i gruppi di esperti del regolamento sui dispositivi medici.

    La legislazione istituisce inoltre formalmente il gruppo direttivo per le carenze di medicinali e dispositivi medici e la task force per le emergenze, che si occupano dei compiti di cui sopra.

    A seguito della firma ufficiale odierna da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione e si applicherà a decorrere dal 1º marzo 2022. Le disposizioni del regolamento relative al monitoraggio delle carenze di dispositivi medici, fatta eccezione per il trasferimento dei gruppi di esperti, troveranno applicazione 12 mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento.

    Fonte: Commissione europea

  • Il diritto alla salute

    Il diritto alla salute riconosciuto e definito dalla Costituzione (art.32) viene applicato e tutelato per la semplice propria natura giuridica. La sua validità, in altre parole, NON può essere mai sottoposta e tanto meno il suo riconoscimento risultare successivo ad una qualsiasi valutazione di congruità dei comportamenti del paziente a protocolli definiti ed  inseriti precedentemente dalle autorità statali o sanitarie.
    Si scopre ora che il dott. Pregliasco abbia stabilito, attraverso una circolare interna della struttura sanitaria Galeazzi, che i pazienti sprovvisti di “super green pass”, cioè dopo la terza vaccinazione, non possano venire ricoverati e tanto meno operati e quindi sarebbero rinviate a tempi miglioro le loro legittime aspettative di porre fine i propri problemi di salute (*).

    Nessuno nega le problematiche che un paziente, privo della certificazione del ciclo vaccinale, possa potenzialmente portare all’interno di una struttura sanitaria ma il compito della stessa e di TUTTI gli operatori è rappresentato proprio dalla erogazione del servizio sanitario necessario Indipendentemente dal sesso, dal genere, dall’origine etnica, dalla collocazione politica e dallo stile di vita del paziente.

    Contemporaneamente al dott. Pregliasco andrebbe ricordato, ancora una volta, come il compito di un medico, magari con funzioni gestionali e manageriali, sia rappresentato dalla applicazione senza alcuna deroga dell’articolo 34 della Costituzione Italiana indipendentemente dalle proprie legittime opinioni relative allo stile di comportamento del paziente.

    Un medico NON può né deve mai giudicare un paziente ma curarlo al meglio delle proprie capacità professionali all’interno della  struttura nella quale opera.
    Questa pericolosissima deriva etica nella quale un diritto viene sottoposto, per il proprio riconoscimento e  per la propria attuazione, ad una verifica di congruità rispetto ad un protocollo sanitario statale pone il nostro Paese verso un declino democratico e una pericolosa deriva autoritaria senza precedenti.
    Un diritto costituzionalmente riconosciuto non può venire derubricato ad una semplice verifica di conformità.

    (*) Successivamente il dott. Pregliasco ha precisato come questo protocollo venisse applicato alle operazioni considerate non urgenti: una precisazione che conferma la distinzione tra accesso alle strutture sanitarie in rapporto ad una valutazione di conformità ad un determinato protocollo.

  • Unione europea della salute: più poteri a Hera per le future emergenze sanitarie

    Il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sul regolamento che permette di attivare contromisure mediche urgenti e mirate tramite l’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) in caso di crisi di sanità pubblica nell’UE. Tra queste misure rientrano l’acquisto di medicinali, di dispositivi medici e materie prime adatte per la gestione delle crisi, l’attivazione di strutture industriali riservate alla produzione di vaccini e prodotti terapeutici, l’istituzione di un comitato per le crisi sanitarie con gli Stati membri e di meccanismi di controllo rapido.

    Fonte: Commissione europea

  • La Fondazione Mariani celebra il ventennale del Centro FM per le Malattie mitocondriali pediatriche presso l’Istituto Besta

    Si è svolto martedì 26 ottobre, all’Istituto dei Ciechi di Milano, il convegno Oltre l’idea di fare da soli per celebrare il ventennale del Centro FM per le Malattie mitocondriali pediatriche presso l’Istituto Neurologico C. Besta della ‘Fondazione Mariani’.

    All’incontro hanno partecipato Lodovico Barassi e Maria Majno, rispettivamente presidente e vicepresidente di Fondazione Mariani (FM); Luisa Bonora, vicepresidente e nipote della fondatrice di FM Luisa Mariani; Andrea Gambini, presidente della Fondazione Besta; Eleonora Lamantea, ricercatrice e Barbara Garavaglia, direttrice del Centro Fondazione Mariani (FM) per le Malattie mitocondriali pediatriche che quest’anno appunto celebra il suo ventennale.

    La ‘Fondazione Mariani’ è nata nel 1984 da un ingente lascito per volere della benefattrice Luisa Mariani alla morte del marito Pierfranco, imprenditore milanese. Oggi mostra i frutti della sua evoluzione. Da realtà che sostiene e ha sostenuto progetti di assistenza, ricerca e formazione a favore della Neurologia infantile e di una migliore qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie, è cresciuta così da realizzare e promuovere nuovi progetti, sul filo di strategie innovative che si rivolgono a obiettivi sempre più alti.

    In vent’anni numerosi sono stati gli studi e gli esperimenti che hanno consentito al Centro di offrire eccellenza nella ricerca e nella diagnosi, per decifrare le malattie neurologiche rare nonché per trovare migliori terapie farmacologiche per i piccoli pazienti.

    Ad oggi sono oltre 300 gli studi scientifici pubblicati negli ultimi 20 anni dal Centro FM per le Malattie mitocondriali pediatriche per studiare patologie genetiche rare, malattie che raggruppano forme molto eterogenee e causate da alterazioni nel funzionamento dei mitocondri: un contributo fondamentale per la ricerca, grazie al quale il Centro FM è riuscito a “dare un nome” alla malattia in circa il 40% dei casi.

    All’Istituto Besta, centro di eccellenza nel nostro Paese, ogni anno vengono ricoverati circa 1.200 bambini (il 45% dei quali provenienti da fuori Regione Lombardia) e sono 14mila le prestazioni annue soltanto per l’area infantile. Il Dipartimento di Neuroscienze Pediatriche è centro di riferimento per diverse patologie pediatriche e per la diagnosi e il trattamento delle malattie neurologiche rare.

    In prospettiva, nel futuro del Centro FM, ci si attende un aumento dello score diagnostico. Inoltre, grazie alle nuove tecniche di biologia cellulare, sarà possibile mettere a punto delle terapie sia di tipo genico che farmacologico, per poter finalmente arrivare a terapie efficaci per questi piccoli pazienti.

    Insieme al Centro FM per le Malattie mitocondriali pediatriche, vi è un altro storico centro di ricerca intitolato alla Fondazione: il LAMB – Laboratorio per l’Analisi del Movimento nel Bambino “Pierfranco e Luisa Mariani”.

    Ai centri di ricerca si affiancano quelli dove si svolge l’attività clinica. Sono stati creati di recente tre nuovi “Centri Fondazione Mariani” dedicati a specifiche patologie e si sta già lavorando per costituirne un altro a breve, affinché si realizzi una Rete di centri che operino come punti di riferimento a livello nazionale per le patologie trattate. In più di 30 anni di attività oltre 20mila bambini e le loro famiglie hanno ricevuto cure e assistenza attraverso i Centri FM.

    ‘Fondazione Mariani’ è oggi partner strategico dei Centri di ricerca, per sviluppare network e strumenti di lavoro condivisi che contribuiscano a curare in modo ancora più incisivo i piccoli pazienti affetti da malattie neurologiche. Nel 2021 sono sorte cinque Reti Fondazione Mariani per lo sviluppo di piattaforme-registri multicentrici per gruppi di patologie.

    Nella storia della Fondazione, più di 18mila medici e operatori sanitari hanno frequentato corsi di specializzazione, formazione e aggiornamento promossi da FM sulla neurologia pediatrica. A livello internazionale ‘Fondazione Mariani’ è referente di primo piano con il suo progetto “Neuromusic” che pone in relazione le neuroscienze e la musica, a favore dell’armonia della crescita nei bambini verso uno sviluppo migliore.

     

  • La Fediaf elenca i benefici offerti dai pet

    Nella giornata mondiale degli animali, Fediaf ricorda che 85 milioni di famiglie europee hanno un animale da compagnia. E pubblica un compendio dei benefici sanitari.
    Cresce il numero dei pets. Aumenta il loro ruolo nella vita delle persone. I due valori vanno di pari passo. Lo ricorda la FEDIAF nella giornata mondiale degli animali, World Animal Day.
    La Federazione Euroepa dell’Industria del Pet Food sottolinea i benefici sanitari della compagnia di un cane, di un gatto o di un altro pet in grado di stabilire legami affettivi e benefici per i proprietari.
    Sono numerosi sono gli studi scientifici che hanno analizzato i tanti modi in cui gli animali possono giovare alla salute umana, a cominciare dall’esercizio fisico.
    Il contatto con gli animali ha benefici fisiologici e psicologici: ridurre lo stress, aiutare a prevenire malattie e allergie, abbassare la pressione sanguigna, favorisce il recupero e aumentare le possibilità di sopravvivenza dopo una malattia potenzialmente letale. Sul proprio sito, Fediaf pubblica una voluminosa rassegna on line di studi, suddivisi per tipologia di beneficio/disturbo che la relazione con il pet può influenzare positivamente:

    Solitudine
    Depressione
    Fatica
    Interazione sociale
    Salute generale
    Salute cardiovascolare
    Pressione sanguigna
    Allergie
    Legame
    Figli

    Fonte: AnmviOggi

  • Certificato COVID digitale dell’UE: la Commissione stanzia 95 milioni di euro per migliorare l’accesso ai test

    La Commissione ha concesso sovvenzioni per un totale di 95 milioni di euro a 20 Stati membri per l’acquisto di test diagnostici COVID-19 al fine di facilitare la consegna del certificato COVID digitale dell’UE. Il finanziamento va di pari passo con la continua distribuzione dei vaccini anti COVID-19 e rientra nell’impegno della Commissione a sostenere l’accesso, a prezzi abbordabili, a test rapidi e accurati per i cittadini che non sono ancora stati vaccinati completamente, in particolare quelli che non possono essere vaccinati per motivi medici.

    Le sovvenzioni, finanziate attraverso lo strumento per il sostegno di emergenza (ESI), consentiranno agli Stati membri di offrire test gratuiti. Questo sostegno, erogato attraverso le autorità nazionali, risponderà alle diverse esigenze dei vari Stati membri.

    Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: “Il certificato COVID digitale dell’UE ha consentito agli europei di riprendere a viaggiare in condizioni di sicurezza durante l’estate ed è diventato simbolo di un’Europa aperta e sicura. Sebbene la vaccinazione sia fondamentale, in quanto principale risorsa per porre fine alla pandemia, test rapidi e accurati rimangono comunque importanti per contrastare la diffusione della COVID-19. I 20 milioni di test rapidi che abbiamo acquistato per gli Stati membri all’inizio dell’anno e gli odierni annunci di fondi aggiuntivi dimostrano che siamo fermamente impegnati a garantire che i cittadini abbiano accesso ai test e che i nostri certificati digitali siano disponibili per tutti, in particolare per coloro che non possono essere vaccinati.”

    Didier Reynders, Commissario per la Giustizia, ha dichiarato: “Finora oltre 400 milioni di europei hanno ottenuto il certificato e 42 paesi sono già connessi al sistema di certificazione dell’UE. Si tratta di una grande conquista europea che è stata molto apprezzata dai nostri cittadini. Le sovvenzioni annunciate oggi contribuiranno ulteriormente all’uso dei certificati e garantiranno che le persone possano continuare a circolare liberamente e in condizioni di sicurezza. Mi compiaccio per questa decisione e invito i 20 Stati membri a fare il miglior uso possibile dei test supplementari.”

    L’ESI fornisce una risposta di emergenza coordinata per aiutare gli Stati membri a soddisfare le esigenze connesse alla fase acuta immediata della pandemia di COVID-19, nonché alla risoluzione, alla ripresa e alla prevenzione di qualsiasi recrudescenza.

    Fonte> Commissione europea

  • Le dieci peggiori bufale sull’antibiotico-resistenza

    In vista del voto sugli antimicrobici critici (CIA) del Parlamento Europeo, EPRUMA sfata 10 miti sulla presunta responsabilità del settore veterinario nello sviluppo di AMR.

    La mancanza di consapevolezza e la disinformazione produce bufale sull’AMR, l’Anti-Microbico-Resistenza. Li sfata oggi un documento di EPRUMA che elenca le 10 peggiori bufale usate a detrimento della Veterinaria. Ristabilire la verità con evidenza scientifica è uno sforzo che EPRUMA (The European Platform for the Responsible Using of Medicines in Animals) compie in vista del voto di Strasburgo.
    Veterinari, Allevatori, Farmaceutiche e Mangimistiche riuniti in EPRUMA chiariscono anche che “il divieto di utilizzo negli animali di alcuni antibiotici può avere un effetto contrario: la dipendenza da pochi antibiotici per il trattamento delle infezioni negli animali aumenterà la pressione selettiva sui batteri e favorirà la selezione di organismi resistenti agli antibiotici”.
    I dieci miti da sfatare– Nel documento 10 Myth Busting Facts about Antibiotics and Animals diffuso oggi, EPRUMA supporta con riferimenti scientifici e legislativi le proprie tesi. Di seguito una sintesi:
    1 – Nell’UE, gli animali da allevamento usano più antibiotici degli esseri umani.
    FALSO: L’uso di antibiotici per kg di biomassa è inferiore negli animali da allevamento rispetto alle persone.
    2 – Nell’UE, gli antibiotici sono usati per promuovere la crescita degli animali da allevamento.
    FALSO: L’uso di antibiotici come promotori della crescita negli animali da allevamento è vietato nell’UE dal 2006.
    3 – C’è un alto rischio che le persone si ammalino a causa della resistenza agli antibiotici sviluppata negli animali e trasferita all’uomo.
    FALSO- Le persone sono portate a credere che i batteri resistenti agli antibiotici vengano trasferiti dagli animali all’uomo, ma in realtà dovrebbe verificarsi una sequenza di eventi complessa e rara perché ciò avvenga. Il  trasferimento di batteri resistenti dagli animali all’uomo è un evento raro. E’ vero il contrario: le persone possono trasferire batteri resistenti agli animali.
     4 – La resistenza antimicrobica nell’uomo è il risultato di un uso eccessivo di antibiotici negli animali.
    FALSO: I meccanismi di sviluppo della resistenza agli antibiotici nei batteri sono gli stessi nell’uomo e negli animali. L’uso improprio o eccessivo di antibiotici nell’uomo e negli animali può portare allo sviluppo di resistenza nei batteri, mentre il trasferimento di geni di resistenza agli antibiotici tra specie può avvenire occasionalmente e in entrambe le direzioni (vedi anche domanda precedente). Pertanto, vietare l’uso di determinati antibiotici negli animali avrà scarsi effetti sul carico di resistenza antimicrobica nell’uomo.
    5 – Gli antibiotici sono presenti negli alimenti.
    FALSO- Nell’UE, per ciascun antibiotico per uso veterinario sono fissati tempi di sospensione molto rigorosi, che servono a dare tempo all’animale di smaltire i medicinali assunti, prima della macellazione. Ciò garantisce la sicurezza alimentare in quanto i prodotti alimentari di origine animale non possono contenere residui di antibiotici al di sopra di limiti molto stringenti.
    6 – L’agricoltura intensiva favorisce lo sviluppo della resistenza antimicrobica.
    FALSO– Il principale driver per lo sviluppo della resistenza è il livello di uso/abuso di antibiotici, che non è necessariamente legato al sistema di allevamento. I batteri resistenti si trovano sia negli allevamenti intensivi che in quelli biologici, poiché gli animali si ammalano in tutti i sistemi di produzione.
     7 – Gli antibiotici sono usati negli animali in quantità eccessive da persone non competenti
    FALSO– Gli antibiotici negli animali possono essere utilizzati solo dopo l’esame, la diagnosi e la prescrizione di un Medico Veterinario. I Veterinari sono altamente qualifiicati per valutare le condizioni di salute degli animali sotto la loro cura, per diagnosticare e prescrivere il trattamento necessario nello stesso modo in cui i medici fanno per le persone. Il regolamento 2016/6 rafforzerà la supervisione e l’assistenza veterinaria favorendo le best practice che riducono  al minimo la necessità di utilizzare antibiotici .
     8 – Il trattamento preventivo viene utilizzato negli allevamenti dell’UE per compensare la scarsa igiene e allevamento.
    FALSO– Gli animali – come gli esseri umani – possono ammalarsi anche se vengono tenuti nelle migliori condizioni. Gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti (articolo 13 del TFUE) e devono essere curati quando si ammalano. Il veterinario è un professionista che valuta la situazione, formula una diagnosi  e prescrive il giusto trattamento agli animali malati, compresi gli antibiotici ove necessario, come fanno i medici per le persone.
     9 – Il trattamento di gruppo degli animali non è necessario
    FALSO– Il trattamento di gruppi di animali tramite acqua potabile e mangime può rappresentare il metodo di trattamento più sicuro ed efficace. A questo riguardo il regolamento 2019/4 sui mangimi medicati introduce regole rigorose. Il controllo e il trattamento di singoli animali  può avere l’effetto di risultare molto stressante per l’animale, soprattutto quando è richiesto un  dosaggio giornaliero. Dovrebbe sempre essere demandato  al veterinario decidere la modalità di trattamento ideale, caso per caso.
    10 – Dobbiamo dare un “obiettivo zero” all’uso  di antibiotici negli animali.
    FALSO– Gli antibiotici devono essere disponibili quando necessario ed essere utilizzati con prudenza e responsabilità sia negli animali che nell’uomo, a seguito di una diagnosi e di una prescrizione da parte di un veterinario (nell’animale) o di un medico (nell’uomo),per controllare le infezioni e arrestare la diffusione di malattia.

    Fonte: AnmviOggi

  • Allarme anziani: ce ne sono 2,7 milioni in forte difficoltà

    Preoccupa la situazione degli anziani in Italia, una popolazione sempre più in crescita alle prese con una povertà generalizzata, spesso con problemi di mobilità e tanti acciacchi, tant’è che l’80% se la deve vedere con almeno tre patologie croniche. Nel complesso si tratta di 2,7 milioni di persone, con 75 anni o più, costrette a vivere senza un supporto sociale o sostegni di alcun tipo, segnate da sfavorevoli condizioni abitative e condizioni economiche difficili. La fotografia l’ha scattata l’Istat con il rapporto su ‘Gli anziani e la loro domanda sociale e sanitaria’, realizzato nell’ambito della collaborazione con la Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana, istituita presso il Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia, per analizzare – su dati 2019, quindi con l’emergenza Covid ancora da venire – le condizioni di fragilità e la domanda di assistenza sociale e sanitaria delle persone con almeno 75 anni.

    Su una popolazione di riferimento di circa 6,9 milioni di over 75, oltre 2,7 milioni presentano gravi difficoltà motorie, comorbilità, compromissioni dell’autonomia nelle attività quotidiane di cura della persona. Tra questi 1,2 milioni non possono contare su un aiuto adeguato. E circa 1,3 milioni di over 75, su un totale di quasi 7 milioni (18,8%), dichiarano di non ricevere nessun aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni. Più grave appare il bisogno di coloro che sono completamente soli: si tratta di ben 638.913 individui, o conviventi con altri anziani (372.735), per un totale di oltre un milione di persone (14,7%) che vivono quindi in solitudine o molto spesso con un coniuge anch’esso in là con gli anni. Poi ci sono le malattie e su questo lo studio evidenzia per la popolazione anziana una forte domanda sanitaria, infatti l’80% soffre di almeno 3 patologie croniche, un altro 80% ha gravi limitazioni motorie e almeno un terzo presenta severe compromissioni delle attività di cura personale e/o strumentali per affrontare la vita quotidiana.

    Una situazione da allarme rosso, visto che una buona fetta di anziani soli – circa 100mila – vive in carenza di risorse sociali e relazionali, senza alcun aiuto né cure. Una fascia di persone che si colloca dunque nella parte più bassa dei redditi, candidate ad affollare ospedali, Rsa e case di riposo. Per questo gli estensori del rapporto sollecitano di “sostenerli in tutti i modi nelle loro abitazioni, anche attraverso un robusto supporto sociale ed economico”, consentendo “di rispondere agli effettivi bisogni di questi anziani, a garanzia del diritto pienamente esigibile all’assistenza, secondo il principio dell’equità sociale”.

    Indignata l’Unione consumatori, che parla di “dati vergognosi, perché abbandonare a se stessi gli anziani non è degno di un Paese civile”, e sollecita il potenziamento “degli aiuti domiciliari per non costringere gli anziani a entrare in case di riposo, sostenendoli sia dal punto di vista economico che sociale nelle loro abitazioni, assistendoli nei bisogni quotidiani”. All’attacco anche il Codacons che giudica la situazione “indegna di un Paese civile, una vergogna che gli anziani in Italia siano lasciati indietro, e un numero così consistente di persone bisognose non riceva l’aiuto cui avrebbe diritto, vivendo in condizione di indigenza”.

Back to top button