Salute

  • Prevenire ansia e depressione si può: se ne parla in un convegno (in streaming) del Progetto Salus

    Si svolgerà venerdì 8 maggio alle ore 17, rigorosamente in diretta streaming, il Convegno Ansia e depressione che fa parte di un ciclo di incontri del progetto InfoSALU organizzati presso l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano. A discutere di migliori stili di vita che potrebbero aiutare a dimezzare o addirittura a prevenire stati ansiogeni e momenti depressivi – l’Istat calcola che siano 4 milioni gli italiani affetti da questi disturbi – ci saranno il dott. Alberto Donzelli, esperto di sanità Pubblica e Direttore editoriale delle Pillole di educazione sanitaria, la naturopata Milena Simeoni, Direttrice didattica di LUMEN e ideatrice di Salus, Lorenzo Del Moro, dottore in Medicina e Chirurgia e membro del Comitato Scientifico e della Fondazione Allineare Sanità e Salute. Introdurrà i lavori l’eurodeputata Eleonora Evi, presidente Interest Group Salus.

    Il Progetto SALUS: sani stili di vita al centro, per migliorare salute e sostenibilità ambientale ha come obiettivo la divulgazione di un nuovo concetto che pone al centro la promozione della salute e la prevenzione, non solo la cura delle malattie.

    La salute umana e la salute del pianeta sono temi urgenti, più che mai in questo momento storico, al centro dell’agenda globale, di cui non viene sufficientemente preso in considerazione il legame indissolubile.

    La proposta SALUS mette in evidenza questo legame e sostiene un reale cambiamento verso una società più sana e sostenibile a partire dall’uomo per arrivare all’ambiente in cui vive.

    Tra le azioni che SALUS sta mettendo in atto sui temi emergenti è prevista l’organizzazione di eventi, sostenibili e coerenti con i principi del progetto, che diffondano informazioni valide sulle concrete possibilità di un cambio di paradigma sul tema della salute globale.

    Interest Group Salus è costituito dagli eurodeputati Eleonora Evi (M5S), Patrizia Toia (PD), Rosa D’Amato (M5S), Carlo Fidanza (FdI) e Mara Bizzotto (Lega).

  • Qualche dato su pandemie e influenze…

    SPAGNOLA

    L’influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la grande influenza o epidemia spagnola, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle due pandemie che coinvolgono il virus dell’influenza H1N1. Essa arrivò ad infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, inclusi alcuni abitanti di remote isole dell’Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di 50-100 milioni (dal tre al cinque per cento della popolazione mondiale dell’epoca). La letalità le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell’umanità: ha infatti causato più vittime della terribile peste nera del XIV secolo.

    Il tasso di mortalità globale della pandemia di influenza spagnola non è noto, ma si stima che dal 10% al 20% di coloro che sono stati contagiati sia deceduto. Con circa un terzo della popolazione mondiale infetta si può supporre che tra il 3% e il 6% dell’intera popolazione mondiale sia morto. L’influenza può aver ucciso fino a 25 milioni di persone nelle prime 25 settimane. Stime più datate dicono che ha causato tra i 40 e i 50 milioni di decessi, mentre le stime più attuali stimano questo numero oscillante tra i 50 e 100 milioni.

    In Europa, il diffondersi della pandemia fu aiutato dalla concomitanza degli eventi bellici relativi alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1918, il conflitto durava ormai da quattro anni ed era diventato una guerra di posizione: milioni di militari vivevano quindi ammassati in trincee sui vari fronti favorendo così la diffusione del virus. I dati storici ed epidemiologici sono inadeguati per identificare l’origine geografica della pandemia. Si ritiene che sull’influenza spagnola abbia avuto un’implicazione la comparsa, negli anni ‘20, dell’encefalite letargica.

    SARS

    La malattia, identificata per la prima volta dal medico italiano Carlo Urbani (poi deceduto a causa della stessa), produsse un’epidemia lungo un arco temporale che andò dal novembre 2002 al luglio 2003, determinando 8.465 casi segnalati nel mondo e 801 decessi accertati in 17 Paesi (per la maggior parte nella Cina continentale e ad Hong Kong), per un tasso di letalità finale del 9,6%. Dal 2004 non si sono più segnalati altri casi di SARS in alcuna parte del mondo. Questa malattia fu causata da un coronavirus (così chiamato per la sua apparenza al microscopio) che sul finire del 2017 gli scienziati cinesi hanno rintracciato nei pipistrelli comunemente noti come ferri di cavallo, con gli zibetti quali vettori intermediari.

    N1H1

    La pandemia influenzale del 2009 (chiamata anche influenza A/H1N1 o febbre suina), causata da una variante fino ad allora sconosciuta del virus H1N1, è stata una pandemia che ha causato centinaia di morti e decine di migliaia di contagi nel mondo, concentrati per la maggior parte nel continente americano.

    Il comunicato emesso dal Ministero della Salute fissava a 229 il numero di «vittime collegate alla nuova influenza» che, in rapporto al numero stimato dei casi (4.391.000) corrisponde a una letalità di circa lo 0,005 %, quasi cento volte meno rispetto a quella della passata influenza H3N2.

    INFLUENZA STAGIONALE

    L’influenza stagionale 2020 è in fase di remissione, il numero di contagi – infatti – è in calo: il picco è alle spalle, mentre sale quello dei casi gravi (118 persone) e dei morti (24 casi). Nell’ultima settimana 656.000 italiani sono finiti a letto, per un totale, da metà ottobre a oggi, di circa 5.632.000 casi. Le regioni maggiormente colpite sono state: Lombardia, Marche, Abruzzo e Basilicata.

  • Coronavirus e benessere degli animali in Cina

    Con l’escalation del Coronavirus, la Cina ha vietato il trasporto e la vendita di animali selvatici, bloccando il commercio nei mercati, supermercati, ristoranti e piattaforme online. Come riporta OIPA International si ritiene infatti che la fonte dell’infezione sia la sezione degli animali selvatici del mercato del pesce di Huanan a Wuhan, nota per la vendita di animali vivi e la loro macellazione in loco. Qui i livelli di igiene sono estremamente bassi: gli animali selvatici e domestici, insieme alle loro urine, feci e fluidi corporei, entrano in contatto con commessi e clienti, gli animali sono macellati sul pavimento, con la conseguente presenza di  sangue sparso ovunque, e le mosche che si aggirano sulle carcasse. Ad oggi, ci sono pochissime leggi in Cina che proteggono gli animali dagli abusi e dai maltrattamenti ma, si spera, con il crescente numero di attivisti, in particolare tra i giovani, insieme alla crescente conoscenza dei rischi per la salute, ci possa essere più considerazione riguardo al benessere degli animali in un futuro prossimo.

     

  • Correva l’anno…?

    Un giorno i due si incontrarono e la loro prima conversazione iniziò con una domanda: “Ho sentito che in passato” disse il primo “ognuno viveva cento anni senza che si vedessero i comuni segni dell’età. Ai nostri giorni le persone invecchiano prematuramente […] Questo è dovuto ad un inevitabile processo evolutivo umano o si deve alla perdita del corretto modo di vivere?”.

    In passato” rispose il secondo“la maggior parte delle persone curava il proprio corpo e si nutriva con una dieta bilanciata ad intervalli regolari. Si svegliava e si coricava ad orari consoni ed evitava di usurare il proprio corpo e la propria mente rifuggendo ogni sorta di eccesso. Mantenevano il benessere di corpo e di mente così che non dobbiamo sorprenderci che essi potevano vivere più di cento anni. Ai nostri giorni, al contrario, le persone hanno cambiato il loro stile di vita. […] Cercano eccitamento emotivo e piaceri momentanei, indifferenti al ritmo naturale. Falliscono nel regolare il loro stile di vita e la propria dieta e dormono impropriamente […] Prima le persone conducevano un’esistenza calma e onesta, si distaccavano da desideri e ambizioni inadeguati;vivevano con coscienza incorrotta e senza paura. Erano attivi ma senza mai depauperarsi. Poiché vivevano semplicemente, conoscevano l’appagamento, come si notava nella loro dieta di prodotti semplici ma nutrienti e nell’abbigliamento che era appropriato alla stagione ma mai lussuoso. Essendo la maggior parte felici del loro posto nella vita, non soffrivano di gelosia o cupidigia. Avevano compassione per gli altri, si aiutavano ed erano onesti, liberi da comportamenti distruttivi. Non si facevano scuotere o destabilizzare dalle tentazioni ed erano in grado di stare concentrati anche quando le avversità giungevano di fronte a loro. Trattavano gli altri con correttezza, senza considerare l’altrui intelligenza o posizione nella società”.

    In quale dei seguenti anni è stata pubblicata questa conversazione?
    2020, 1920, 1420, 1020, 220, 220 a.C., 1020 a.C., 2020 a.C., 2620 a.C.

     

    Risposta: Questa conversazione (di cui la traduzione è stata leggermente modificata nella forma ma non nei contenuti, n.d.r.) si trova nelle prime pagine del Huangdi Neijing Suwen (Le domande semplici dell’Imperatore Giallo). Primo tomo del Huangdi Neijingun antico trattato di medicina tradizionale cinese attribuito al leggendario imperatore Huangdi.

    La datazione di questo testo è molto dibattuta. Si va dal 2697 a.C. al 222 a.C., per cui non c’è una risposta certa a questo quiz che vi ho proposto per riflettere insieme su due aspetti.

    Il primo è il fatto che la saggia domanda ed, ancor più, la saggia risposta del perché chi vive in città (quella volta ci si trovava a Pechino) cambia così radicalmente le sue prospettive di qualità e quantità della propria vita potrebbero essere state pubblicate l’altro ieri. La sola differenza rispetto ad oggi, infatti, è che avremmo trovato certamente nella risposta un riferimento al fatto che il comportamento delle popolazioni urbanizzate (oggi oltre il 53% a livello mondiale) sta compromettendo anche la sopravvivenza di tutte le specie viventi sul Pianeta.

    Il secondo è il fatto che studiare la storia è fondamentale, a tutti i livelli. Anche per comprendere che ci sono problemi apparentemente solo attuali che, al contrario, l’uomo ha dovuto affrontare anche migliaia di anni fa, facendosi, come in questo caso, le giuste domande e, soprattutto, trovando le giuste risposte (e soluzioni).

    Ben vengano, quindi, in merito al tema trattato, tutti i progetti, le azioni e le interazioni sociali volte a salvaguardare e a diffondere la cultura di tutti i popoli nativi e di tutte le comunità rurali autonome ancora esistenti e resistenti. Luoghi custodi della capacità e della possibilità di resistere all’antica e moderna tentazione umana di mettere le proprie esigenze al di sopra di quelle degli altri, della comunità.

    Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo

    (Mohandas Karamchand Gandhi, 1869-1948)

  • L’Oms demolisce le sigarette elettroniche

    Le sigarette elettroniche “sono dannose per la salute e non sono sicure”, sono particolarmente rischiose per lo sviluppo del cervello degli adolescenti e “possono danneggiare il feto in crescita”. Inoltre “non ci sono poche prove che aiutino i fumatori a smettere”. Pertanto, “laddove non siano vietate, devono essere regolamentate”. Questo il nuovo forte allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in un documento di domande e risposte pubblicato sul portale e rilanciato con una serie di tweet.

    Le e-cig, si legge, “aumentano il rischio di malattie cardiache e disturbi polmonari”. Espongono, di seconda mano, anche i non fumatori “alla nicotina e ad altre sostanze chimiche dannose”. Inoltre, il liquido in esse contenuto “può bruciare la pelle e causare avvelenamento da nicotina se ingerito o assorbito. Esiste il rischio che i dispositivi perdano o che i bambini ingeriscano il contenuto”, e, ancora “possono causare gravi lesioni a seguito di incendi ed esplosioni”.

    Nel documento, che sintetizza le principali evidenze fino ad oggi emerse dagli studi, si sottolinea che le sigarette elettroniche sono “particolarmente rischiose se usate dagli adolescenti”, poiché la nicotina in esse presenti crea “dipendenza nel cervello in via di sviluppo”. E, d’altronde, tra i 15.000 aromi ve ne sono “molti progettati per attirare i giovani, come gomma da masticare e zucchero filato”.

    Dal 2015 Public Health England (PHE), così come altri enti e ricercatori hanno suggerito che passare dal fumare allo svapo, fosse più sicuro rispetto al fumo di tabacco. Un’ipotesi che l’Oms non conferma, affermando che “dipende dalla quantità di nicotina e di altre sostanze tossiche nei liquidi riscaldati”.

    Per i consumatori di tabacco che vogliono smettere di fumare, precisa, “esistono altri prodotti collaudati, più sicuri e autorizzati, come cerotti sostitutivi della nicotina, gomme e trattamenti di dipendenza”.

    Ad oggi, ricordano gli esperti dell’Oms, le e-cig sono “vietate in oltre 30 paesi in tutto il mondo, con sempre più Paesi che stanno prendendo in considerazione il divieto di proteggere i giovani”. Raccomandano pertanto di attuare misure normative che si adattino meglio al loro contesto interno. Il regolamento dovrebbe, tra l’altro, interromperne la promozione e “vietare che vengano fatte affermazioni false o non dimostrate in merito».

  • Solidarietà e tutela della persona dipendono dall’efficienza dello Stato

    Chi ha di più ha il dovere di dare a chi non ha per salvare vite, per dare vite dignitose, per dare opportunità che possano far raggiungere vite dignitose? Il caso della banana di Cattelan e della foto fatta alla banana dalla giovane donna kazaka affetta da grave leucemia, che non può curarsi adeguatamente per i costi elevati e i limiti assicurativi, ripropone, non solo per gli Stati Uniti, il problema del diritto alla salute e i conseguenti doveri che dovrebbero esistere nei Paesi civili. 

    Più o meno ogni giorno leggiamo di collette, sottoscrizioni aperte per trovare i fondi per curare questo o quel bambino, per rimpatriare chi si è ammalato all’estero, per pagare l’affitto a chi, anziano e solo, non ce la fa più. Mille casi, diversi e disperatamente umani, ci ricordano, se abbiamo voglia di pensare e di ricordare, che  anche nei nostri paesi ricchi sono troppo numerose le persone che fanno una vita di stenti o che perdono quella stessa vita. Se poi lo sguardo vuole avere il coraggio di osservare altrove, gli scenari di sofferenza estrema sono immensi. Come coniugare, al di là delle tante generosità dei singoli, la libertà di mercato, la globalizzazione, le importanti scoperte tecnologiche o i viaggi nello spazio con l’umana disperata sofferenza di chi non ha i soldi per curarsi o la possibilità di sfuggire al degrado ed alla guerra? Come salvaguardare il diritto di chi legittimamente ha con quello di chi non ha, dalla sicurezza nelle strade alla certezza del pane, dell’acqua, della chemioterapia? Come riuscire, in una società che vogliamo rimanga libera, a preservare e garantire diritti e doveri?

    A Roma e non solo adolescenti sfidano, trovano la morte correndo tra le macchine in corsa o facendo selfie sui binari dei treni in arrivo; altrove le esplosioni, le mutilazioni, gli sgozzamenti sterminano adolescenti inermi, bambini, adulti. Negli Stati Uniti non c’è assistenza sanitaria per i poveri, nel Regno Unito l’età avanzata diventa un problema per l’assistenza ospedaliera.

    Più volte, ormai ovunque, ti chiedono se sei fumatore, come se non fossimo ormai tutti fumatori di smog, e qualche volta capisci che le cure potrebbero essere più o meno intense a seconda della tua risposta. Il servizio sanitario paga il cambio di sesso ma non sempre le ricerche essenziali per conoscere e debellare le malattie rare o per dare l’assistenza necessaria a chi forse potrebbe salvarsi.

    Discutiamo del diritto all’eutanasia ma lo Stato, il sistema ha il diritto di condannare a morte chi non ha i soldi per curarsi, di condannare ad una vita di miserevoli stenti chi non è stato in grado di uscire dal tunnel della povertà o vi è caduto dentro per circostanze ed eventi? Il volontariato, la disponibilità di innumerevoli singoli e di qualche associazione benefica provano a supplire alla mancanza di interventi che competono agli Stati, ai governi e questa non è già più una società libera e giusta.

  • Il tablet porta a una postura scorretta

    Spalle curve e occhi fissi sullo schermo: lo chiamano ‘collo da tablet’, ed è uno degli effetti dell’utilizzo sempre più massiccio di smartphone e altri dispositivi tecnologici. Le ore passate con il collo e le spalle incurvate per leggere le schermate dei device fanno assumere una posizione innaturale al tratto cervicale della colonna, opposta a quella corretta che prevede spalle dritte e mento alto, provocando dolore. L’identikit del disturbo arriva da uno studio pubblicato su ‘The Journal of Physical Therapy Science’ dall’Università del Nevada, condotto su oltre 400 persone tra studenti, insegnanti ed ex studenti. Dalla ricerca emerge che a incappare più spesso in questo problema sono i giovani e le donne, che sembrerebbero più portate ad assumere posture scorrette.

    Il 54% degli intervistati, inoltre, non rinuncia all’uso dei dispositivi neanche in presenza di dolore. «Le nostre articolazioni hanno un elevato contenuto di acqua, che contribuisce al loro corretto movimento – commenta Alessandro Zanasi, della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università di Bologna, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro dell’International Stockholm Water Foundation – Per questo motivo è necessario assumere molta acqua, per mantenere un equilibrato livello di liquido sinoviale, responsabile della lubrificazione delle articolazioni. Non bisogna sottovalutare che il fatto di passare molte ore davanti a uno schermo, senza interruzioni e senza bere, può avere effetti negativi anche sulle capacità cognitive».

    Basta infatti una condizione di moderata disidratazione, con una perdita di circa il 2% del peso corporeo, per andare incontro a segnali come mal di testa e stanchezza, a cui si possono associare riduzione della concentrazione, dell’attenzione e di esecuzione anche di compiti semplici.

  • In Veneto e Trentino Alto Adige le migliori condizioni di salute d’Italia

    Un’analisi dell’Istat, compiuta dal 2005 al 2015 sulla base di diversi indicatori (dalla speranza di vita in buona salute all’ospedalizzazione) evidenzia che la miglior tutela della salute si registra in Veneto e Trentino Alto Adige, mentre la peggiore in Campania e, a sorpresa, in Val d’Aosta. «Le condizioni ottimali del Veneto e del Trentino Alto Adige – si legge nell’analisi – si contrappongono alle condizioni più critiche della Valle d’Aosta e della Campania, caratterizzate da comportamenti profondamente atipici rispetto al contesto generale».

    Nel dettaglio, la Campania si distingue in negativo per 30,4 decessi negli adulti ogni 10mila imputabili alle «maggiori cause» (tumori maligni, il diabete mellito, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie croniche), cui si aggiunge la più alta propensione alla mortalità prematura, che supera i 315 anni di vita perduta ogni 10 mila nonché gli alti valori della mortalità e delle dimissioni per tumore. Valori molto alti anche per la Valle d’Aosta, in cui «il quadro di vulnerabilità generale è confermato dai valori significativi della mortalità prematura, misurata in 292 anni di vita perduta (APVP) ogni 10 mila, che lo posiziona al secondo posto in ordine di gravità».

    In mezzo a questi due estremi, l’analisi individua due macroaree, la prima al centronord (Toscana, Umbria e Marche, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna) con condizioni di salute «discrete», la seconda al centrosud (Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Lazio), con «condizioni di fragilità generale» e valori peggiori rispetto agli altri ad esempio nella mortalità prematura e nella mobilità ospedaliera.

  • Le donne nel biotech della salute

    Si intitola Le donne nel biotech della salute: un lungo viaggio attraverso scienza, clinica, imprenditoria e mercato il convegno che L’Associazione Women&Technologies organizza giovedì 26 settembre, dalle 9.30 alle 13.00, presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche (DISFARM) dell’Università degli Studi di Milano (aula C03 – Via L. Mangiagalli 25).

    Come recita l’invito “Stiamo vivendo un momento rivoluzionario nel mondo della medicina con importanti conseguenze positive sulla salute dell’uomo. Le biotecnologie, con i nuovi farmaci a base di macromolecole e di cellule stanno rispondendo ad una domanda di cura per patologie irrisolte con i farmaci tradizionali.
    In questo contesto di innovazione radicale le donne sono protagoniste con un approccio interdisciplinare, che crea un valore ineguagliabile, nei vari settori che comprendono tutta la filiera di sviluppo di nuovi farmaci e tecnologie.
    L’evento vuole offrire ad un panorama vario di interlocutori, dall’accademia, all’industria, alle istituzioni, con un focus  particolare sui giovani, testimonianze di donne che a diversi livelli hanno contribuito e continuano a contribuire a questa eccellenza tutta italiana che travalica i confini nazionali e riconosciuta a livello internazionale”.

    Dopo i saluti istituzionali della Prof.ssa Maria Pia Abbracchio, Prorettore Vicario, Università degli Studi di Milano, della Prof.ssa Marina Carini, Prorettore delegato alla terza missione, territorio e attività culturali, Università degli Studi di Milano e della Prof.ssa Donatella Taramelli, Presidente del Collegio Didattico Interdipartimentale – Corso di Laurea in Biotecnologia, Università degli Studi di Milano, la mattinata sarà così suddivisa:

    10.00 – 11.15: Tavola rotonda “Dalla Ricerca alla Clinica” – Interverranno: Loredana Bergamini, Direttore medico J&J (Janssen Pharma); Valeria Crippa, Ricercatrice UNIMI; Paola Testori Coggi, Committee Member of European Health Forum; Concetta Quintarelli, Head R&D Ospedale Bambin Gesù Roma, moderatrice: Maria Luisa Nolli, CEO NCNbio, past president Women&Technologies®, membro del direttivo AFI e Assobiotec
    11.30 – 12.45: Tavola rotonda “Dalla Clinica al Mercato” – Interverranno: Marta Bertolaso, Prof.ssa Logica e Filosofia della Scienza Università Campus Bio-Medico di Roma, Editor in Chief Springer Series “Human perspectives in health sciences and technology”; Rita Cataldo, AD Takeda Italia; Fernanda Gellona, DG Confindustria Dispositivi Medici; Sara Trifari, Ricercatrice Molmed, moderatrice: Prof.ssa Paola Minghetti, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Facoltà di Scienze del Farmaco – Università degli Studi di Milano
    12.45 – 12.55: Saluti finali – Interverrà Gianna Martinengo, Fondatrice Women&Technologies® e CEO DKTS (Inspired by users, driven by science)
    L’iniziativa è proposta nel contesto della BIOTECH WEEK, una settimana di eventi e incontri in tutto il mondo per raccontare le biotecnologie a un pubblico vasto ed eterogeneo, sottolineando il ruolo chiave che il biotech ha e sempre più potrà avere nel migliorare la qualità della nostra vita. L’edizione 2019 si terrà da lunedì 23 settembre a domenica 29 settembre.

    La partecipazione all’incontro è aperta a tutti previa registrazione al seguente sito: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-le-donne-nel-biotech-della-salute-72070696393?utm_source=mailing-specifico&utm_medium=email&utm_campaign=Tessere10giugno19-CS

  • Dopo più di vent’anni il Metodo Di Bella fa parlare ancora di sé

    A vent’anni di distanza si torna a parlare del Metodo Di Bella grazie al docufilm prodotto dal VFF Institute Mare Nostrum e.V. NPO – Österreich. ‘Il Metodo Di Bella – 20 anni dopo (1997-2017)’, della durata di 6 ore, è articolato in 10 parti e, lontano dal voler giustificare o criticare la cura che all’epoca della sua diffusione mediatica suscitò numerose polemiche e acerrime critiche da parte della comunità scientifica, approfondisce, grazie ad una accurata analisi della documentazione del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità relativi alla sperimentazione, i motivi di tante falsità attorno alla terapia, e presenta, di contro, le storie di tanta gente che decise, e decide, di sperimentarla. Il Patto Sociale ha intervistato il Dott. Giuseppe Di Bella che continua a portare avanti le ricerche di suo padre Luigi, scopritore del metodo.

    Dott. Di Bella come mai a distanza di vent’anni si torna a parlare del Metodo Di Bella con un documentario?
    Per la continua e crescente conferma nelle banche dati biomediche scientifiche come www.pubmed.gov  e https://www.researchgate.net della razionalità ed efficacia antitumorale del Metodo Di Bella che costituisce un progresso rispetto agli attuali protocolli oncologici, in termini di guarigioni, mediane di sopravvivenza e qualità di vita.

    La comunità scientifica che per anni ha avversato il Metodo Di Bella è stata informata della diffusione del docufilm? Che reazioni ci sono state?
    Fortemente contrariate, soprattutto dei circoli di potere che gestiscono il farmaco e relativo fatturato, anche se non possono delegittimarlo perché ogni affermazione è puntualmente, regolarmente, legalmente documentata.

    Per realizzare il film sono stati intervistati 16 pazienti che sono completamente guariti dai tumori dai quali erano affetti senza ricorrere a chemio, radio o interventi chirurgici. Perché queste storie continuano a rimanere avvolte dal silenzio?
    Perché sono dati di fatto evidenti, costituiscono un documentato atto d’accusa contro i circoli di potere che per 20 anni hanno nascosto la verità per loro inconfessabili interessi. Ne risultano delegittimati, perdono credibilità e potere. I pazienti intervistati nel film hanno presentato l’intera documentazione originale del loro decorso: dall’insorgenza della malattia alla guarigione, con cartelle cliniche, referti di indagini ematochimiche e strumentali, esami istologici e immunoistochimici, tutti verificati e legalmente certificati. I pazienti poi sono stati nuovamente intervistati dopo tre anni. Erano guariti. Le loro condizioni di stabilità sono state certificate da relazioni dei loro medici. Anche questi documenti sono legalmente certificati. Nel film viene riportata, inoltre, una rassegna di pubblicazioni sulle banche dati biomediche ufficiali internazionali che documentano l’efficacia del MDB e dell’assenza di tossicità. Questi dati sono riportati anche in italiano e per esteso nel portale ufficiale  www.metododibella.org .

    Dal film emerge che all’epoca furono diffuse numerose falsità circa i criteri e la tossicità del Metodo Di Bella che si sono rivelate prive di fondamento. Possiamo dire, a distanza di anni, che si trattò solo di una avversione ‘di Stato’ contro quel metodo?
    Il Metodo Di Bella è avversato per un gigantesco conflitto d’interesse ideologico e finanziario, è una rivoluzione copernicana dei paradigmi sia della ricerca medico scientifica, che della concezione terapeutica. Il MDB può essere definito concettualmente antropocentrico nel senso scientifico, filosofico, etico e cristiano del termine. Considera e cura il portatore del tumore, non il tumore come entità estrapolata da un’inscindibile unità biologica e spirituale. Così il Prof Luigi Di Bella ha sintetizzato il suo pensiero scientifico: “Essere essenziale più che l’inattuabile ed immaginaria uccisione di tutti gli elementi neoplastici, la realizzazione di tutte le condizioni, note, possibili e non dannose entro determinati limiti, atte a ostacolarne lo sviluppo, fino alla morte anche per apoptosi, soprattutto attraverso l’intergioco fra i numerosi fattori di crescita. “L’essenziale sta nell’attivare tutti gli inibitori dei noti fattori di crescita alle dosi e con tempestività e tempi opportuni. Il protocollo MDB è nato in quest’atmosfera, quella della vita e non dell’intossicazione e morte delle cellule, metodo che asseconda o esalta le reazioni vitali, senza ricercare con precisione statistica le dosi più opportune per uccidere”. Nella concezione del Prof. Di Bella il cancro è una forma di vita, “potente, prepotente, parassitaria, anarchica”. “Non esiste né esisterà alcun trattamento chemioterapico citotossico (né monoterapia) in grado di guarire un tumore solido, ma unicamente un Metodo, una multiterapia razionale e biologica, un complesso di sostanze sinergiche e fattorialmente interattive, singolarmente dotate di attività antitumorale atossica, che sequenzialmente o contemporaneamente agiscano centripetamente sulla miriade di reazioni biologiche della vita tumorale, riconducendo gradualmente alla normalità le reazioni vitali deviate dal cancro”. Da qui è venuta non una sostanza, ma un metodo per la prevenzione e cura del cancro.

    Lei porta avanti quanto suo padre ha fatto per un’intera vita. Quanti, malgrado non ci sia mai stata l’ufficialità per l’uso della terapia Di Bella, decidono di rivolgersi a lei dopo aver sperimentato le cure tradizionali e quanti preferiscono sperimentare solo il suo trattamento?
    Nel corso di 20 anni qualche migliaio, di questi sono pubblicati sulle banche dati biomediche www.pubmed.gov e https://www.researchgate.net oltre un migliaio di casi reperibili digitando Luigi Di Bella, o Giuseppe Di Bella, la rassegna completa delle pubblicazioni nella sezione “Pubblicazioni scientifiche” in prima pagina del sito www.metododibella.org.

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