Napoletani ed egiziani hanno creato un’organizzazione dedita alla ricettazione di farmaci oncologici ad alto costo, rubati da farmacie ospedaliere italiane o da depositi, da Nord a Sud. E’ emerso a Cremona in due processi a carico di Ciro Sacchettino, Pasquale De Luca e Luigi Equabile, di Wael Azmi, Ghattas Loay, Gad El Husseini, Abed Abdelnasser.
Nel 2019 Alberto Pizzi, manager di Dhl, denuncia ai carabinieri di Peschiera Borromeo la sparizione del carico di Keytruda, appena arrivato dalla Msd, indicando i numeri dei lotti di Keytruda e di un altro farmaco rubato, lo Zinplava. I Nas indagano e puntano su Abdelnasser, detto Nasser, e tramite lui ricostruiscono il giro di rivendita dei farmaci trafugati, anche perché parallelamente in un procedimento in Texas due ucraini, Maksym Nienadov e Volodymyr Nikolaienko si dichiarano colpevoli di traffico di medicine (Keytruda e Epclusa per il trattamento dell’epatite C). Nell’estate del 2018 i due ucraini avevano cercato di venderli in Usa a un agente sotto copertura, che li aveva arrestati, dicendogli di avere a disposizione 200 confezioni di Keytruda e di poterne fornire altre 4mila, di origine italiana.
Secondo un rapporto del Nas, il furto di farmaci oncologici «è aumentato a dismisura nel 2013 (64 casi) e nel 2014 (60). E, dopo un ridimensionamento tra il 2015 e il 2016», è risalito, secondo i dati Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, nel 2017 (38 casi) e 2018 (43). Per poi continuare ancora negli anni successivi fino ad arrivare al 2025.
All’Espresso Domenico Di Giorgio, responsabile del contrasto al crimine farmaceutico di Aifa, ha dichiarato: «La svolta è nel marzo 2014, con l’operazione Vulcano coordinata da Aifa. Grazie a controlli incrociati su una lista di prodotti rubati, inviata alle farmacie ospedaliere europee, abbiamo rinvenuto alcuni di quei farmaci italiani in Germania e siamo poi risaliti alla fonte. Il braccio operativo era in Campania, con ramificazioni in altre parti d’Italia. Dopo aver creato una lista dei prodotti più redditizi, ne pianificava il furto, stivandoli in magazzini sotto il suo controllo. L’organizzazione aveva costituito, all’estero, società fantoccio che emettevano fatture false, per far apparire legali i prodotti rubati, vendendoli poi ad altri grossisti, per la distribuzione sul mercato parallelo europeo dove per i farmaci si spende di più».
Con l’arresto di 80 persone, quel sistema è stato smantellato. Le associazioni criminali sono state così costrette «ad aprire nuovi canali di vendita nel Nord Africa e in Medio Oriente ponendo l’Italia al centro del traffico illegale», dichiarano i Nas. Dunque, i criminali campani ritornano sulla scena. In base alle denunce delle imprese farmaceutiche risulta che, dal 2017 a oggi il saccheggio dei farmaci, in gran parte monoclonali, vale 49,7 milioni.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Giulia Masci parla della «sintonia operativa tra egiziani e ricettatori campani». Sintonia che, in caso di liti tra i due, non può venir meno, perché, come spiega Wael Azmi a Sacchettino, loro sono «parte di una famiglia». Una famiglia eterogenea, strutturata in ruoli. Dalle carte giudiziarie emerge che Wael Azmi e Gad El Husseini, farmacista, sono i registi, «organizzatori e propulsori dell’illecito traffico di farmaci». Da promotori, «trattano personalmente l’acquisto dei prodotti dai ricettatori campani». Abdelnasser invece fornisce i farmaci agli arabi. Sacchettino ed Equabile sono «gli intermediari tra gli egiziani» e i ladri, autori dei furti.
Gli egiziani sono quasi tutti di Mansoura e sono grandi venditori, hanno i loro canali all’interno degli aeroporti, a Malpensa, al Cairo e nel secondo aeroporto del Cairo, Sphinx, dove possono contare su scarsi controlli doganali e parenti o connazionali che si presentano all’arrivo degli aerei per ricevere le valigie piene di medicinali. A Mansoura, Wael dispone di un deposito, gestito dal padre, dove stoccare i farmaci per la clientela egiziana. Il 15 febbraio 2018 al negozio Mail Boxes di Crema (Cremona) l’egiziano Ghattas Loay chiede di spedire in Francia un pacco di farmaci ad alto costo. Aveva già fatto la stessa cosa due giorni prima ed i dipendenti fotografano il plico e allertano i Nas. L’intervento di forze dell’ordine e magistratura appura che i farmaci sono stati rubati agli ospedali San Giovanni Bosco di Napoli, Termoli e all’azienda sanitaria di Catanzaro.