Sanità

  • Il Mes: il tragico “palleggio” tra il -2% ed il +11,9%

    Durante l’arco dell’intera estate tutti gli esponenti del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene hanno disquisito dell’utilizzo o meno delle risorse del Mes in una tragicommedia, che vedeva coinvolta anche l’opposizione, in relazione ai tassi di interesse richiesti al servizio.

    La contrapposizione era relativa alla valutazione se il Mes comportasse dei costi superiori a quelli richiesti dal mercato nel sottoscrivere i titoli del debito pubblico italiano (*). Uno spettacolo indicato, da dotti e telegenici commentatori, come l’essenza del confronto politico che arricchisce il tessuto democratico del nostro Paese.

    Viceversa nessuno ha considerato, ieri come oggi, ma soprattutto valutato appieno le conseguenze della eccezionalità del momento legato alla prima ondata del covid-19 come alla possibilità, ora triste realtà, di una seconda sotto il profilo squisitamente gestionale ma anche strategico. Questa eccezionalità avrebbe dovuto ispirare un atteggiamento molto più pragmatico al di là della propria posizione ideologica al fine di comprendere come il Mes, proprio per la sua specifica destinazione per il SSN, potesse essere una risorsa da utilizzare in una duplice finalità. La prima sicuramente finalizzata ad attrezzare con la massima urgenza il sistema sanitario in previsione di una possibile seconda ondata, quindi aumentare il numero dei posti disponibili in terapia intensiva in un’ottica prudenziale molto più indicata di un banco con le rotelle.

    Contemporaneamente con una seconda altrettanto importante che permettesse allo stesso sistema sanitario nazionale di non tralasciare le patologie passate in secondo piano rispetto al covid 19.

    Da allora a tutt’oggi la sanità pubblica, in un momento di eccezionale gravità e difficoltà, non ha ottenuto nessuna risorsa aggiuntiva extrabilancio che il Mes avrebbe invece assicurato. In questo senso, infatti, si ricorda come solo Veneto, Friuli-Venezia e Valle d’Aosta abbiano aumentato la capacità delle terapie intensive.

    Gli effetti di tale disastroso e vergognoso attendismo del governo centrale e di buona parte delle Regioni vengono espressi dal singolo dato riportato nel titolo. Questo da solo pone la maggioranza, come l’intero quadro politico, di fronte alle proprie responsabilità che dovrebbe portare ad un cambiamento di passo nella gestione della sanità pubblica. Come conseguenza diretta di una struttura sanitaria di fronte ad una seconda ondata dei contagi risultano aumentate dell’11,9% le morti da tumore al colon legate al ritardo nella diagnosi. Quindi, invece di utilizzare le risorse disponibili che il Mes avrebbe reso disponibili immediatamente in previsione di una possibile seconda ondata ma anche per non rendere di una secondaria importanza le altre patologie mortali, l’aumento di oltre il 11,9% di questa tipologia di decessi rappresenta il Vergognoso risultato di questo attendismo attribuibile all’intera classe politica nella sua complessità. A causa di manieristiche disquisizioni tra differenze decimali di interesse si è verificata una crescita dell’11,9% di maggiori decessi per ritardi nelle diagnosi.

    La responsabilità di questi decessi va interamente attribuita al miserabile gioco politico che rappresenta un costo insostenibile per la cittadinanza.

    Quando per una classe politica dirigente risultano prioritarie le differenza decimali relative ad un finanziamento esclusivo ed immediato per il SSN e che rappresenta meno del 2% dell’ammontare dell’intero debito pubblico risulta, come logica conseguenza, che il quadro istituzionale ed economico siano destinati ad implodere.

     

  • La produttività del sistema fiscale

    Come spesso accade durante un periodo di profonda crisi ed a fronte di risultati discutibili dell’azione di governo si aprono dibattiti relativi all’equa ripartizione del reddito prodotto in previsione di un periodo di contenimento ed uno successivo di auspicabile ripartenza dell’economia. Questa è una inevitabile conseguenza legata all’evidenza con la quale le diverse fasce sociali abbiano affrontato la crisi economica ma soprattutto alle sempre maggiori difficoltà dei ceti meno tutelati ed economicamente abbienti.

    In un contesto simile riemerge la discussione relativa alla funzione del sistema fiscale e della sua efficacia in quanto attraverso questa viene finanziata la spesa pubblica.

    Va ricordato, infatti, come il sistema fiscale trovi la propria giustificazione non sono nella necessità di reperire risorse finanziarie per la macchina pubblica ma soprattutto nella ricerca di un riequilibrio economico e sociale tendente ad eliminare o quantomeno ad attenuare le differenziazioni economiche attraverso l’erogazione di servizi. All’interno di questo schema ideologico-politico la progressività delle aliquote trae la propria motivazione facendo proprio il principio della utilità marginale decrescente del denaro. In assoluta antitesi a questa “ideologia” fiscale si contrappongono i sostenitori della flat tax, o tassa piatta, come veicolo di nuova ricchezza disponibile.

    Il nostro Paese presenta comunque una pressione fiscale insostenibile come espressione di aliquote molto alte per le diverse fasce di reddito e con forti progressività. A queste va aggiunta un’altissima tassazione sui consumi che porta a oltre il 68% il Total tax rate.

    In rapporto quindi alle motivazioni iniziali di questa forte pressione fiscale l’unica logica conseguenza dovrebbe essere la disponibilità di un “welfare state” di primissimo livello, espressione di una società all’interno della quale le differenziazioni sociali dovrebbero venire notevolmente ridotte.

    Basti ricordare, invece, come in Italia circa 3 milioni di famiglie, quindi 9 milioni di persone, circa il 15% della popolazione, viva al di sotto della soglia della povertà.

    Emerge perciò evidente, specialmente in questo periodo di crisi, una fortissima differenziazione sociale ed economica tra diverse fasce di popolazione la quale non può che avviare un confronto relativo alla produttività del sistema fiscale italiano.

    Gli Stati Uniti, al di là dell’Atlantico, presentano una tassazione con una aliquota media vicina al 22% per i redditi fino a 165.000 dollari per una famiglia e che sale al 24% se il reddito medesimo viene percepito da un singolo. L’ultima rivelazione statistica indica come siano circa trentanove (39) milioni i cittadini statunitensi costretti a vivere al di sotto della soglia di povertà fissata in 12.000 dollari all’anno. Una cifra veramente notevole ma che se viene tradotta in valore percentuale sulla popolazione si esprime con un 11,8% della popolazione, ovvero -3,2 % in meno di quanto rilevato in Italia.

    Tralasciando l’annosa questione relativa all’assicurazione sanitaria (*), la logica vorrebbe che ad  una bassa imposizione fiscale corrispondesse una fortissima forbice tra diverse fasce sociali. Partendo invece da questi due modelli di sistemi fiscali, non solo i risultati sono molto vicini ma addirittura la percentuale  favorirebbe la bassa imposizione fiscale come metodo per raggiungere una maggiore equità, o meglio, una minore differenziazione. Il Total Tax Rate Usa risulta infatti il 36.9%, poco più della metà di quello italiano.

    Tornando quindi all’analisi della percentuale di popolazione costretta a vivere al di sotto della soglia di povertà,  il triste primato italiano raggiunge livelli grotteschi se paragonato al doppio dell’imposizione fiscale statunitense.

    La differenza tra questi Total Tax Rate indica l’assoluta mancanza di produttività, tanto invocata dagli economisti quando si ragiona delle imprese private ma assolutamente ignorata per quanto riguarda la valutazione complessiva del  sistema amministrativo italiano e fiscale nello specifico.

    Esattamente come all’interno delle bollette degli italiani, dove il costo dell’energia rappresenta la metà o addirittura un terzo dell’intero ammontare richiesto, allo stesso modo il nostro sistema fiscale si trattiene, come oneri di “rete o sistema”, oltre il 60% del costo complessivo.

    Lo stato dimostra ancora una volta di rappresentare la prima causa di scarsa produttività del sistema economico italiano.

    (*) Il sistema sanitario italiano, finanziato con risorse pubbliche, dovrebbe aumentare la disponibilità economica dei cittadini e delle famiglie rispetto ad un  sistema come quello statunitense basato su polizze assicurative il cui costo grava sul budget familiare.

  • Il sistema sanitario nazionale e Quinto Orazio Flacco

    Con grande difficoltà ma anche con elevata professionalità e spirito di sacrificio gli operatori del sistema sanitario nazionale stanno cercando di porre rimedio all’epidemia di coronavirus. Ormai è evidente come negli ultimi anni le risorse finanziarie pubbliche destinate allo sviluppo e al miglioramento del SSN risultino drasticamente diminuite in termini assoluti e soprattutto rispetto agli altri paesi europei come il grafico dimostra con evidenza.

    La criticità di un sistema complesso come il SSN emerge purtroppo sempre nei casi di emergenza come questa epidemia sta confermando, ma nonostante tutto gli operatori sanitari stanno lavorando al massimo ed anche oltre le proprie possibilità.

    La responsabilità politica di tali scelte ma soprattutto degli effetti va interamente attribuita ai governi che hanno optato per le scelte di riduzioni di risorse spacciate per “efficientamento” all’interno comunque di un aumento generale e complessivo della spesa pubblica: il che rende ancora più stridente ed ingiustificata la diminuzione stessa.

    Quindi le minori risorse finanziarie destinate al SSN risultano frutto di scelte politiche, magari complici di interessi privati operanti nel settore specifico.

    Per obiettività, tuttavia, va ricordato come spesso anche l’opposizione, in particolar modo quella che si definisce vicina ai diritti dei singoli cittadini, abbia proposto soluzioni anche peggiori rispetto alla semplice riduzione dei finanziamenti la quale comunque ha il merito di mantenere operativo un ottimo sistema sanitario italiano.

    Tanto alla compagine governativa degli ultimi anni quanto ai rappresentanti dell’opposizione sfugge come esista una terza possibilità tra falso “efficientamento” e gestione privatistica, e cioè espressione ed applicazione del principio di Orazio “est modus in rebus”: la teoria del giusto mezzo.

    In altre parole il principio di una posizione mediana la quale nello specifico si traduce “nella gestione di una infrastruttura pubblica nell’interesse dei semplici cittadini ed utenti” al cui finanziamento contribuiscono con la propria capacità contributiva.

    In altre parole le scelte governative quanto quelle proposte dall’opposizione partono ed esprimono una disonestà intellettuale, manifestazione, nello specifico, della propria  personale mancanza di etica.

    Questo dimostra ancora una volta come il nostro declino culturale sia espressione dell’intero quadro politico e dirigente italiano.

  • Bando per la ricerca sanitaria ‘Benessere animale e sicurezza alimentare’ per sviluppare studi rilevanti

    Con il Bando della ricerca finalizzata 2019, il Ministero della Salute mette a disposizione 100 milioni di euro per la ricerca sanitaria.
    Possono presentare progetti di ricerca di durata triennale tutti i ricercatori del Servizio sanitario nazionale “che abbiano un esplicito orientamento applicativo e l’ambizione di fornire informazioni utili ad indirizzare le scelte dell’assistenza sanitaria pubblica, dei pazienti e dei cittadini”.
    Le risorse economiche sono relative agli anni finanziari 2018 e 2019, sulla base del Programma nazionale della ricerca sanitaria 2017-2019.
    Giovani ricercatori- Il bando prevede diverse tipologie progettuali. Due tipologie di progetti sono state dedicate ai giovani ricercatori di età inferiore ai 40 anni e per gli “starting grant” sotto i 33 anni di età. Ai progetti dei giovani ricercatori sono destinati 50 milioni di euro.
    Sviluppare studi rilevanti per la sanità e benessere animale e per la sicurezza alimentare – Fra le finalità dei progetti figura lo sviluppo di  studi rilevanti per la sanità e benessere animale e per la sicurezza alimentare: ricerca applicata (change-promoting) o progetti finalizzati all’acquisizione di nuove conoscenze (“theory-enhancing”). Il Programma nazionale della ricerca sanitaria contempla obiettivi di  miglioramento dello stato di salute degli animali, sia domestici che allevati, e il mantenimento di livelli elevati di sicurezza alimentare, in un approccio integrato di “one health”.
    La ricerca in sanità animale – è scritto nel Programma nazionale- ha contribuito largamente allo sviluppo dell’innovazione avendo come obiettivi l’incremento delle garanzie per la sicurezza alimentare, l’aumento della produttività zootecnica, il miglioramento del benessere animale e la riduzione dell’impatto delle produzioni zootecniche sull’ambiente. La ricerca in sanità veterinaria ha legami con la società, l’economia, l’ambiente e lo sviluppo tecnologico sono indiscussi ed in continuo mutamento. E’ necessario inoltre promuovere maggiormente la ricerca applicata concernente la salute e il benessere degli animali, i cui risultati possono integrarsi con la ricerca condotta sull’uomo ed offrire soluzioni a problemi concreti come: il cambiamento climatico responsabile di sollecitazione termica; il controllo e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore dell’allevamento; l’uso di mangimi non convenzionali; le malattie sia nuove che recidivanti; la possibilità di controllare la propagazione di zoonosi nell’ambiente; le procedure standardizzate e la moltiplicazione degli strumenti in azienda per una diagnosi e un controllo precoci e rapidi delle malattie; l’analisi dei meccanismi di difesa; lo studio delle razze più resistenti; lo sviluppo di nuove caratteristiche sanitarie per gli animali; lo sviluppo di modelli di allarme precoce; gli indicatori oggettivi e pratici di benessere che si potrebbero utilizzare nei sistemi facoltativi di gestione agricola; l’ottimizzazione delle caratteristiche di comportamento/benessere; le nuove caratteristiche per il comportamento/il benessere degli animali. Inoltre, è importante garantire un’adeguata ricerca nello sviluppo di nuovi agenti antimicrobici e di alternative per curare gli animali.
    Presentazione dal 16 settembre- Sono on line le procedure di presentazione dei progetti a partire dal 16 settembre. La data ultima per l’invio del
    progetto al Ministero della salute da parte del destinatario istituzionale, è il 27 novembre 2019.

     

    Fonte: @nmvioggi.it

  • Sperperi e incongruenze delle Regioni

    La Regione Emilia Romagna, unica regione del nord ad avere proibito in città la circolazione dei diesel euro 4, a fronte delle tante proteste di sindaci, lavoratori e cittadini, si è adeguata alle altre regioni per le quali il divieto di circolazione arriva all’euro 3. Per qualche giorno decine di migliaia di abitanti in Emilia Romagna hanno avuto interdetto l’utilizzo della loro macchina e gli abitanti delle altre regioni del nord, possessori di diesel euro 4, non hanno potuto venire a lavorare in Emilia Romagna. Come fa una nazione, governata attualmente da un governo sovranista, ad accettare così gravi differenze e penalizzazioni di suoi cittadini, dovute solo al fatto di abitare in una regione invece che in un altra?

    Le incongruenze del sistema regione, in  Italia, sono note da anni, dagli scandali economici alle inadempienze ed anche in questi giorni i dati sui costi dei dispositivi  sanitari per il diabete dimostrano come questo sistema non funzioni, con buona pace delle sempre più forti autonomie da sempre invocate dalla Lega. Solo per il diabete si parla di uno sperpero di 215 milioni mentre se si affronta il problema complessivamente si arriva ad un miliardo di euro sprecato per acquisti ingiustamente onerosi in alcune regioni. Un miliardo che potrebbe tramutassi, se fossero state applicate, e si applicassero ora, le norme contenute nel decreto salva Italia, varato nel 2011, in una nuova opportunità. Infatti le regioni e il paese con il risparmio di un miliardo, avrebbero la possibilità, finalmente, di dare ascolto alle tante necessità inevase del nostro sistema sanitario. Pensiamo alle lunghe permanenze nei pronto soccorsi, per mancanza di spazio e di medici, alle attese infinite per esami salva vita, con la conseguenza che spesso, quando sono finalmente eseguiti, la malattia è andata troppo avanti per essere fermata. Pensiamo a strumenti diagnostici che, se si assumesse il personale medico e tecnico necessario, potrebbero funzionare a pieno ritmo almeno per 12/18 ore al giorno, pensiamo ai macchinari abbandonati negli scantinati, agli ospedali ultimati e non utilizzati, ai pazienti di alcune regioni del sud che devono portarsi da casa quanto manca in ospedale, pensiamo alle tante persone che negli ultimi anni hanno dovuto rinunciare a curarsi per i costi troppo alti di ticket, di interventi e visite non contemplati dal servizio sanitario. Pensiamo, con crescente preoccupazione, all’allarme da tempo lanciato per la penuria di medici a fronte dei tanti che nei prossimi anni andranno in pensione ed alla consolidata mancanza di tecnici di radiologia ed infermieri.

    Non basta parlare di tagli, come in alcune occasioni ha dichiarato Salvini, bisogna dire che saranno gli sprechi, e quali sprechi, ad essere eliminati per far funzionare meglio la sanità e dare le giuste attenzioni ai malati, specie a quelli che non possono rivolgersi a strutture a pagamento. Bisogna mettere mano al sistema regioni perché il diritto all’autonomia non può tramutarsi nel diritto a rendere diversi gli italiani o a sperperare i soldi dei contribuenti.

  • Chi è diretto in Spagna faccia attenzione al virus Crimea-Congo e alle punture delle zecche

    Non si può parlare di epidemia ma di allarme sì. Per la seconda volta, infatti, in Spagna è stato segnalato un  caso di infezione da virus Crimea-Congo, acquisito localmente da un uomo di 74 anni che è deceduto durante il ricovero in ospedale. L’uomo ha dichiarato di essere stato punto da una zecca il 24 luglio, mentre partecipava a una battuta di caccia in un’area rurale di Badajoz (Estremadura). La febbre emorragica Crimea-Congo è trasmessa dalle zecche e può infettare animali selvatici e domestici ma solo gli uomini sviluppano sintomi gravi che possono portare anche alla morte. Il Ministero della Salute ha diffuso una serie di raccomandazioni per tutti coloro che stanno per recarsi in Spagna al fine di evitare punture di zecche.

    La malattia può trasmettersi anche venendo a contatto con tessuti di animali appena macellati visto che le zecche prediligono ovini, caprini e bovini (per loro tali presenze non sono letali) e alcuni uccelli. Chi invece è sensibile alle punture di zecche sono gli struzzi che possono mostrare un’elevata prevalenza dell’infezione nelle aree endemiche, dove hanno generato casi umani. Ad esempio, un’epidemia si è verificata in un mattatoio di struzzi in Sud Africa, senza malattia apparente in questi animali.

    In Europa, questa infezione è endemica nella regione balcanica. Il primo caso umano era stato riscontrato dalle autorità spagnole nel 2016. Inoltre, nel 2011, uno studio aveva segnalato la presenza del virus Crimea-Congo nelle zecche della provincia di Caceres. Il virus Crimea-Congo rientra nell’elenco dei Blueprints dell’OMS, i focolai di malattie che, in assenza di vaccinazione, potrebbero portare a una grave emergenza sanitaria globale

  • Spunti per un programma di governo della sanità pubblica

    Spunti per un programma di governo: Salvini e Di Maio sono al corrente della deprecabile situazione che si è creata nella sanità negli ultimi anni? Conoscono le liste di attesa per esami diagnostici nelle varie Regioni? Sanno che se in Lombardia, per anni all’avanguardia nel Ssn, vi è stato lo scandalo dei mesi occorsi per avere i risultati delle biopsie (nel caso di tumori anche pochi  giorni contano e molto), in altre Regioni italiane il dissesto è sempre più emergente in assenza di posti letto e di cure tempestive? Sanno che in Italia i medici di famiglia sono circa 90 ogni 100mila abitanti mentre in Germania 167, in Francia 155 e in Olanda 145? Sanno che nei prossimi 10 anni il 70% dei medici di base andrà in pensione e che se non saranno aumentate le possibilita di accedere alla laurea ed al ruolo (secondo le stime ENPAM), soltanto 11mila medici saranno rimpiazzati rispetto ai 33.392 che andranno in pensione? Sanno che la popolazione invecchia e che di conseguenza il ricorso al medico di base è sempre più frequente e necessario? Pensano almeno di valutare la possibilità di dare allo specialista il ricettario unico così da evitare la ridicola manfrina che costringe un paziente ad andare prima dal medico di base il quale gli prescrive una visita specialistica effettuata la quale il malato deve tornare per la ricetta dal medico di base? Quanti passaggi inutili e spreco di tempo e di denaro, quanti costi che potrebbero essere evitati! Lo sanno Salvini, Di Maio e i loro sherpa politici?

  • In attesa di Giustizia: sanità malsana

    Ci risiamo: un’ennesima indagine della Procura della Repubblica di Milano disvela il supposto malaffare che alligna nel sistema sanitario lombardo: considerato a buon diritto un’eccellenza a livello nazionale ma non estraneo a quei fenomeni criminali che facilmente allignano e prosperano là dove vi sono consistenti volumi di denaro pubblico in distribuzione.

    Non è la prima volta, come si è anticipato, la storia rassegna numerosi precedenti da quello del Centro di Medicina Nucleare che coinvolse circa quattrocento medici di base accusati di prescrivere, dietro – peraltro –  modeste prebende economiche, accertamenti diagnostici strumentali inutili per garantire ad un istituto convenzionato di avvantaggiarsi con un giro di affari diversamente ingiustificato a danno della ASL competente che ne rimborsava il costo, alla più recente vicenda giudiziaria della “Santa Rita”, nota anche come clinica degli orrori. Da ultimo e a tacer d’altro, vi è stata l’inchiesta che ha attinto un noto primario ortopedico, poche settimane addietro rinviato a giudizio per lesioni colpose e corruzione: proprio dalle investigazioni svolte nei confronti di costui è scaturito il filone d’indagine che ha portato all’arresto di altri medici del Gaetano Pini e del Galeazzi, che sono considerati centri ortopedici di prima grandezza.

    Avrete notato che su queste colonne non sono stati fatti nomi, neppure con riferimento a fatti che hanno visto ormai concludersi definitivamente l’iter giudiziario: ne spiegherò il perché costituente la ragione di fondo dell’articolo di questa settimana, fatta la premessa maggiore che è giusto vi sia un controllo sociale sulla gestione di un settore pubblico sensibile come la sanità e sulla amministrazione della giustizia. L’informazione deve, dunque esserci, ma alcuni limiti perimetrali appaiono opportuni.

    Cominciamo dal passato più o meno remoto, sempre con riferimento alle vicende ricordate: coloro che sono stati coinvolti a diverso titolo sono morti, stanno scontando lunghe pene detentive, qualcuno deve essere ancora giudicato, altri sono risultati estranei ai fatti. Tutti costoro, se già processati hanno – se non altro – il diritto all’oblio, quantomeno per evitare che da giudizi e pregiudizi ricadano immaginabili effetti negativi su incolpevoli famigliari e/o collaboratori.

    Chi, invece, non è ancora attinto da una sentenza di condanna ha la giusta pretesa di far valere la propria presunzione di non colpevolezza e, soprattutto, di non essere giudicato al di fuori di un Tribunale sulla scorta di una conoscenza frammentaria ed atecnica degli atti.

    A maggior ragione, una significativa riservatezza dovrebbe essere assicurata a chi risulta “solamente” raggiunto da un provvedimento di cattura ed è, quindi, ben lontano non solo da una affermazione di colpevolezza ma anche solo da un rinvio a giudizio.

    Proviamo a immaginare l’impatto che “il mostro sbattuto in prima pagina” ha sull’esistenza di figli incolpevoli che devono andare a scuola il giorno dopo, di coniugi che dovranno affrontare i colleghi di lavoro, i conoscenti, i vicini di casa: non è sicuramente ciò che la giustizia e chi la amministra vuole ma la fuga di notizie sembra essere un aspetto ineliminabile e quanto appena accaduto con riguardo a primari e imprenditori arrestati, con atti processuali e intercettazioni telefoniche disponibili nelle redazioni di giornali e telegiornali prima ancora che in cancelleria è paradigmatico.

    La Sanità è malata? Il rimedio sta altrove, non certo nello spettacolarizzare di arresti e vicende umane nelle quali anche il colpevole, o presunto tale, nel suo malessere esprime una tragicità che meriterebbe – se non rispetto – almeno un minimo di riserbo.

  • Ospedale 4.0: Bologna capitale dell’innovazione

    Apparecchi  elettronici che monitorano la qualità dell’aria in corsia, sensori nei materassi che rivelano i movimenti dei degenti, stampanti 3D in sala operatoria: questo è lo tsunami elettronico che si sta facendo largo tra gli ospedali moderni, stravolgendone completamente le fondamenta. L’ospedale 4.0 del futuro sarà più efficiente e meno affollato, rendendo così più facile il lavoro di medici e sanitari e migliorando la qualità della degenza dei pazienti.

    Questo scenario ipertecnologico, se confrontato con la dura realtà quotidiana degli ospedali italiani che non riescono a garantire i livelli essenziali di assistenza con lunghissime liste d’attesa, sembra semplicemente da fantascienza.

    Se in America tutto questo è ormai a portata di mano, in Italia si sta pian piano costruendo quella che dovrebbe essere la struttura principale per la sanità del futuro. Per la prima volta in Italia un team di bioingegneri si è trasferito in pianta stabile all’interno di un ospedale, creando un laboratorio ad hoc per un’equipe medica, prima pietra della chirurgia 4.0: questo accade a Bologna, al Policlinico universitario Sant’Orsola Malpighi, nell’unità di chirurgia maxillo-facciale. In questa struttura gli specialisti di tecnologie biomediche che manovrano navigatori, simulatori, software e stampanti 3D collaboreranno con i chirurghi durante gli interventi in sala operatoria. Tutto questo grazie all’alleanza tra il pubblico (sanità e università) e il privato, che attraverso la Fondazione bolognese Face3D ha fin qui raccolto 600mila euro per sostenere ricerca e sviluppo di nuove metodologie interventistiche e per la formazione di nuovi specialisti.

    “Non è un caso se questa iniziativa pilota di chirurgia 4.0 nasce nell’unità maxillo-facciale del Sant’Orsola, avanguardia internazionale nel settore, perché è sul volto, veicolo dell’identità di ognuno di noi, che interventi di precisioni millimetrica con realtà aumentata, preceduti da progetti e simulazioni chirurgiche virtuali in 3D, esprimono la massima efficacia”, spiega Alberto Lenzi, presidente della Fondazione Face3D. “I tumori alla bocca e al volto sono il 5% delle patologie tumorali (quelli al seno sono il 12% per dare le proporzioni) ma non se ne parla perché i pazienti non si vedono, sono persone che si nascondono agli occhi della società, perché deturpate”, ha poi proseguito Lenzi. “Noi medici del Sant’Orsola collaboriamo da anni con il dipartimento di Bioingegneria dell’Alma Mater, ma ora abbiamo dato forma a un’unità operativa congiunta, costituita da bio-ingegneri e da chirurghi, e a un’unione fisica tra le due discipline. Il laboratorio è nell’area centrale del policlinico: qui stiamo costruendo il futuro della chirurgia fondata sull’interazione e integrazione non solo di conoscenze e di tecnologie, ma anche di risorse pubbliche e private”, sottolinea Claudio Marchetti, luminare e direttore dell’Unità operativa bolognese di chirurgia maxillo-facciale.

    Servono capitali importanti per acquistare strumentazioni come il simulatore che ricostruisce virtualmente il volto di ogni singolo paziente o il nuovo navigatore per intervenire in zone interne al cranio dove l’occhio umano non può arrivare. Ma non serviranno solo macchinari. “Serviranno sempre più ingegneri (biomedici) non solo nelle industrie ma anche negli ospedali”, è l’avviso ai giovani che lancia Marchetti.

    Questi sono i primi passi per capire come dovrà essere l’ospedale del futuro, capace di usare internet, l’intelligenza artificiale, i sensori e tutto l’hi-tech necessario curare sempre meglio e più velocemente. Questo nuovo sistema permetterà anche di curare anziani e pazienti cronici soprattutto nelle loro abitazioni, grazie a sistemi di sensori e software predittivi che comunicano in tempo reale con i medici. Anche gli esami clinici, almeno quelli di base, saranno fatti in casa, con dispositivi economici da usare in combinazione con lo smartphone. Per una sanità più efficiente e meno invasiva.

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