Sanità

  • Farmaci rubati alla sanità italiana per essere rivenduti all’estero

    Napoletani ed egiziani hanno creato un’organizzazione dedita alla ricettazione di farmaci oncologici ad alto costo, rubati da farmacie ospedaliere italiane o da depositi, da Nord a Sud. E’ emerso a Cremona in due processi a carico di Ciro Sacchettino, Pasquale De Luca e Luigi Equabile, di Wael Azmi, Ghattas Loay, Gad El Husseini, Abed Abdelnasser.

    Nel 2019 Alberto Pizzi, manager di Dhl, denuncia ai carabinieri di Peschiera Borromeo la sparizione del carico di Keytruda, appena arrivato dalla Msd, indicando i numeri dei lotti di Keytruda e di un altro farmaco rubato, lo Zinplava. I Nas indagano e puntano su Abdelnasser, detto Nasser, e tramite lui ricostruiscono il giro di rivendita dei farmaci trafugati, anche perché parallelamente in un procedimento in Texas due ucraini, Maksym Nienadov e Volodymyr Nikolaienko si dichiarano colpevoli di traffico di medicine (Keytruda e Epclusa per il trattamento dell’epatite C). Nell’estate del 2018 i due ucraini avevano cercato di venderli in Usa a un agente sotto copertura, che li aveva arrestati, dicendogli di avere a disposizione 200 confezioni di Keytruda e di poterne fornire altre 4mila, di origine italiana.

    Secondo un rapporto del Nas, il furto di farmaci oncologici «è aumentato a dismisura nel 2013 (64 casi) e nel 2014 (60). E, dopo un ridimensionamento tra il 2015 e il 2016», è risalito, secondo i dati Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, nel 2017 (38 casi) e 2018 (43). Per poi continuare ancora negli anni successivi fino ad arrivare al 2025.

    All’Espresso Domenico Di Giorgio, responsabile del contrasto al crimine farmaceutico di Aifa, ha dichiarato: «La svolta è nel marzo 2014, con l’operazione Vulcano coordinata da Aifa. Grazie a controlli incrociati su una lista di prodotti rubati, inviata alle farmacie ospedaliere europee, abbiamo rinvenuto alcuni di quei farmaci italiani in Germania e siamo poi risaliti alla fonte. Il braccio operativo era in Campania, con ramificazioni in altre parti d’Italia. Dopo aver creato una lista dei prodotti più redditizi, ne pianificava il furto, stivandoli in magazzini sotto il suo controllo. L’organizzazione aveva costituito, all’estero, società fantoccio che emettevano fatture false, per far apparire legali i prodotti rubati, vendendoli poi ad altri grossisti, per la distribuzione sul mercato parallelo europeo dove per i farmaci si spende di più».

    Con l’arresto di 80 persone, quel sistema è stato smantellato. Le associazioni criminali sono state così costrette «ad aprire nuovi canali di vendita nel Nord Africa e in Medio Oriente ponendo l’Italia al centro del traffico illegale», dichiarano i Nas. Dunque, i criminali campani ritornano sulla scena. In base alle denunce delle imprese farmaceutiche risulta che, dal 2017 a oggi il saccheggio dei farmaci, in gran parte monoclonali, vale 49,7 milioni.

    Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Giulia Masci parla della «sintonia operativa tra egiziani e ricettatori campani». Sintonia che, in caso di liti tra i due, non può venir meno, perché, come spiega Wael Azmi a Sacchettino, loro sono «parte di una famiglia». Una famiglia eterogenea, strutturata in ruoli. Dalle carte giudiziarie emerge che Wael Azmi e Gad El Husseini, farmacista, sono i registi, «organizzatori e propulsori dell’illecito traffico di farmaci». Da promotori, «trattano personalmente l’acquisto dei prodotti dai ricettatori campani». Abdelnasser invece fornisce i farmaci agli arabi. Sacchettino ed Equabile sono «gli intermediari tra gli egiziani» e i ladri, autori dei furti.

    Gli egiziani sono quasi tutti di Mansoura e sono grandi venditori, hanno i loro canali all’interno degli aeroporti, a Malpensa, al Cairo e nel secondo aeroporto del Cairo, Sphinx, dove possono contare su scarsi controlli doganali e parenti o connazionali che si presentano all’arrivo degli aerei per ricevere le valigie piene di medicinali. A Mansoura, Wael dispone di un deposito, gestito dal padre, dove stoccare i farmaci per la clientela egiziana. Il 15 febbraio 2018 al negozio Mail Boxes di Crema (Cremona) l’egiziano Ghattas Loay chiede di spedire in Francia un pacco di farmaci ad alto costo. Aveva già fatto la stessa cosa due giorni prima ed i dipendenti fotografano il plico e allertano i Nas. L’intervento di forze dell’ordine e magistratura appura che i farmaci sono stati rubati agli ospedali San Giovanni Bosco di Napoli, Termoli e all’azienda sanitaria di Catanzaro.

  • Vogliono distruggere la famiglia tradizionale

    La famiglia durerà quanto l’uomo. Essa è la culla dell’umanità.

    Giuseppe Mazzini

    La vita sul nostro pianeta, riferendosi a diversi studi scientifici, risulterebbe essere cominciata da alcuni miliardi di anni. Ovviamente all’inizio sono apparsi i microrganismi e poi altri organismi più sviluppati. Alla fine è apparsa anche la specie umana, prima con l’Homo habilis (Uomo abile), circa 2.4 milioni di anni fa, e poi con l’Homo sapiens (Uomo sapiente), molto simile a noi, apparso nell’Africa orientale meno di 300.000 anni fa.

    Ebbene, sempre riferendosi a molti studi scientifici, risulta che ogni specie vivente, partendo dalle più semplici cellule e fino al genere umano, sia riuscita a sopravvivere per milioni di anni solo e soltanto perché una cellula maschile ed una femminile si accoppiano e generano uno o più simili nuovi rappresentanti della specie, compresa quella umana. Le scienze biologiche spiegano meglio ed in dettagli anche le procedure e i meccanismi di queste procreazioni. Ma le scienze biologiche affermano che mai e poi mai questo può accadere con l’accoppiamento di due cellule o individui dello stesso sesso.

    In Albania, però, alcune settimane fa ci sono stati degli sviluppi riguardanti una diabolica e molto pericolosa strategia sulle persone transgender (persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso biologico assegnato alla nascita). Una strategia che da anni è stata ben ideata, programmata ed attuata. Il suo obiettivo è la distruzione della famiglia tradizionale. Una strategia ben finanziata, anche in molti altri Paesi del mondo, dalle Fondazioni della Società Aperta (Open Society Foundations; n.d.a.), istituite a partire dal 1984 dal noto multimiliardario e speculatore di borsa George Soros. La rete si è poi sviluppata a livello globale, strutturandosi nel 1993 come Open Society Institute (Istituto della Società Aperta; n.d.a.), per poi ribattezzarsi, in seguito, con il nome attuale e cioè le Fondazioni della Società Aperta.

    Il 28 aprile scorso in Albania è stata resa pubblica un’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale. Quell’ordinanza stabilisce che tutte le persone che desiderano modificare il proprio corpo, attraverso la terapia ormonale, per adattarsi alla propria identità di genere (che non necessariamente corrisponde al sesso biologico), avranno il diritto di ricevere questo trattamento presso il reparto di endocrinologia del Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana. Il protocollo prevede il trattamento per gli adulti e anche per gli adolescenti, a partire dai 16 anni, dopo una valutazione medica e l’approvazione della famiglia. La terapia ormonale sarà disponibile sia per gli uomini transgender, tramite il testosterone, che per le donne transgender tramite gli estrogeni e antiandrogeni. L’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale stabilisce altresì che il trattamento ormonale sarà finanziata da fondi pubblici.

    Bisogna però evidenziare che da anni ormai il sistema sanitario pubblico in Albania sta subendo le gravi conseguenze dei mancati finanziamenti a diversi servizi indispensabili per la salute dei pazienti. Conseguenze legate direttamente all’abuso di appalti pubblici che sono sempre stati assegnati soltanto ad alcune ditte prescelte dai massimi livelli politici ed istituzionali, ovviamente sempre con l’approvazione del primo ministro.

    Una situazione molto grave da anni ormai si sta presentando nell’ospedale di Oncologia presso il Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana. Una grave e molto preoccupante situazione generata dalla mancanza dei fondi finanziari pubblici. Da anni ormai mancano spesso i medicinali, soprattutto i farmaci usati per la chemioterapia. Mentre i macchinari indispensabili per il trattamento dei pazienti, come l’acceleratore di radioterapia, ma anche altri, sono spesso fuori uso, per “mancanza di fondi”!

    In altre strutture del Centro ospedaliero universitario ‘Madre Teresa’ a Tirana, da alcuni mesi, oltre il 20 di ogni mese, non si possono fare più le analisi! Una diretta e grave conseguenza di un contratto abusivo con una ditta privata! Queste sono solo alcune delle “incapacità” del sistema sanitario pubblico. E tutto ciò mentre il primo ministro, già dall’inizio del suo primo mandato, aveva promesso un servizio sanitario pubblico gratuito (Sic!). Una promessa come molte, moltissime altre, che non sono mai state mantenute. Invece adesso si trovano i fondi per garantire l’attuazione della terapia ormonale per le persone transgender!

    La drammatica situazione del sistema sanitario pubblico è causata anche dalla mancanza di posti letto negli ospedali, la carenza di attrezzature, la carenza di personale medico e paramedico, nonché la mancanza di infrastrutture adeguate per la diagnosi dei pazienti. Il sistema sanitario pubblico soffre quotidianamente e da tempo dei mancati finanziamenti pubblici, con tutte le derivanti conseguenze, che subiscono i pazienti.

    La maggioranza governativa, con i suoi voti, riesce ad approvare in Parlamento qualsiasi proposta di legge presentata del governo, o la modifica di una legge già in vigore. Così è successo anche con l’introduzione nei programmi scolastici, compresi quelli del ciclo elementare, comunemente nota come scuola primaria. Tra le diverse “novità” della nuova legge c’era anche quella legata alla definizione dei genitori. Riferendosi ai genitori naturali, invece di essere chiamati padre e madre, come si fa da migliaia di anni ormai, la nuova legge, nei programmi scolastici, identifica il padre e la madre come “genitore 1” e “genitore 2”, senza nessuna ulteriore specifica!

    Tornando all’ordinanza del Ministero della Salute e della Protezione sociale del 28 aprile scorso, bisogna sottolineare che si tratta di una decisione che è in palese contrasto sia con la fisiologia, che con la maturità sessuale e ormonale dei bambini. Una decisione che è in pieno contrasto anche con la capacità intellettuale e psicologica del minore di prendere tali decisioni con la necessaria e dovuta responsabilità. Perchè si tratta di decisioni che avranno conseguenze per tutta la vita.

    Bisogna sottolineare altresì che la sopracitata ordinanza è parte integrante della strategia che da anni è stata fortemente sostenuta e ben finanziata in diversi Paesi del mondo dalle Fondazioni della Società Aperta. Una strategia che ha come obiettivo la distruzione della famiglia tradizionale. Ma è molto importante evidenziare che la decisione del 28 aprile scorso del Ministero della Salute e della Protezione sociale non è stata prima discussa e consultata con i gruppi d’interesse, come prevede la legge. Non è stato organizzato nessun dibattito professionale tra i rappresentanti del ministero e gli specialisti del settore. Ovviamente questa non è stata una “casuale dimenticanza”.

    Il 1o giugno scorso la coalizione “Pro Famiglia e Vita” in Albania ha organizzato una protesta contro la decisone del Ministero della Salute sui trattamenti ormonali. La coalizione ha presentato anche alcune richieste al governo, che riguardano l’abrogazione della legge sulla parità del genere, il divieto di terapie ormonali e interventi chirurgici sui bambini e l’esclusione dell’ideologia di genere dai programmi scolastici. Ma sicuramente il governo non reagirà a queste richieste.

    Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese, un ubbidiente sostenitore dell’occulto clan Soros, ha fatto tutto quello che gli è stato ordinato per attuare in Albania la diabolica strategia che ha come obiettivo la distruzione della famiglia tradizionale. Quella famiglia che è stata sempre, da molti secoli ormai, un forte punto di riferimento. Contro quella strategia gli albanesi devono però mettersi tutti insieme e contestarla con determinazione, anche perché, come affermava Giuseppe Mazzini, la famiglia durerà quanto l’uomo. Essa è la culla dell’umanità.

  • Trump taglia la spesa federale americana per la sanità pubblica

    Dopo anni di tentativi falliti, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca il progetto repubblicano di smantellare l’Obamacare, bloccato nel 2017 dal voto contrario del senatore dell’Arizona John McCain, ha ripreso slancio. A meno di un anno dal suo insediamento, l’inquilino della Casa Bianca ha ottenuto dal Congresso il via libera al piano per ridurre l’assistenza pubblica. La legge finanziaria approvata in estate, il One Big Beautiful Bill Act, prevede tagli per oltre un trilione di dollari alla spesa sanitaria federale nel prossimo decennio: la più drastica stretta al welfare americano degli ultimi anni. I democratici si rifiutano di approvare la legge di bilancio repubblicana finché non verranno rinnovati i sussidi (in scadenza a fine anno) introdotti durante la pandemia per rendere l’Obamacare più accessibile. Per i progressisti devono diventare permanenti; per i conservatori, sono da eliminare.

    Al centro dello scontro torna l’Affordable Care Act, la riforma simbolo della presidenza di Barack Obama, in vigore dal 2014, che ha permesso a milioni di americani di ottenere un’assicurazione sanitaria. In pochi anni, il numero di cittadini senza copertura si è quasi dimezzato, passando da oltre 40 a circa 25 milioni, secondo i dati del Census Bureau e della Kaiser Family Foundation.

    L’Obamacare ha ampliato il programma pubblico Medicaid e creato un mercato nazionale, ovvero piattaforme online dove è possibile confrontare e acquistare diversi piani assicurativi privati. In questo modo, anche chi rientrava nei criteri del Medicaid ma non poteva permettersi una polizza privata ha potuto assicurarsi grazie ai sussidi federali che abbassano i costi. La riforma ha inoltre vietato alle compagnie di rifiutare chi soffre di patologie preesistenti (come diabete o tumori) e imposto standard minimi. Durante la pandemia, Joe Biden ha ulteriormente rafforzato quegli aiuti, favorendo un’adesione record.

    Quando fu approvato l’Aca, l’obiettivo era anche estendere il Medicaid a tutti i meno abbienti. Ma la Corte Suprema rese facoltativa l’espansione e dieci Stati (Alabama, Florida, Georgia, Kansas, Mississippi, South Carolina, Tennessee, Texas, Wisconsin e Wyoming), in gran parte a guida repubblicana, non l’hanno mai applicata. Sono loro a rischiare le conseguenze più pesanti.

    I repubblicani presentano la legge come uno strumento per snellire la spesa pubblica e ridurre frodi e sprechi. I supporter, tra cui lo speaker Mike Johnson, giudicano inefficiente il sistema attuale. Ma non mancano lotte intestine: la trumpiana Marjorie Taylor Greene sostiene il rinnovo dei crediti d’imposta («anche l’assicurazione dei miei figli aumenterebbe») mentre la senatrice Lisa Murkowski propone di prorogarli per altri due anni.

    Joel White, a capo del Council for Affordable Health Coverage, dice che rendere permanenti i sussidi introdotti durante la pandemia costerebbe circa 350 miliardi di dollari in dieci anni e spingerebbe le piccole imprese a rinunciare alle proprie polizze aziendali, trasferendo l’onere allo Stato. «Solo il 7% degli americani è senza copertura: il mercato individuale interessa circa 24 milioni di persone, contro i 180 assicurati tramite il datore di lavoro», sottolinea. Come altri organismi legati al fronte repubblicano, critica l’Aca perché a suo avviso non affronta la radice del problema, ossia il costo eccessivo della sanità, finendo per pesare sulla spesa pubblica. Eppure, un’alternativa non esiste: «Non è stato pubblicato nulla –  ammette – ma ci stanno lavorando».

  • Sanità

    La sanità è uno dei problemi più urgenti dei quali il governo si deve occupare. Non perché le opposizioni ne parlano spesso, senza proporre soluzioni o dando notizie vuoi parziali, vuoi infondate, ma perché i cittadini hanno necessità di risposte rispetto alla carenza di medici di famiglia, assolutamente sotto numero rispetto alle esigenze dei territori, alle settimane, quando non mesi, di attesa per gli esami clinici, e alla mancanza di cure in alcuni settori, come ad esempio l’odontoiatria.

    La carenza di medici di famiglia, che ha anche portato all’intasamento delle strutture di pronto soccorso con conseguente necessità di aprire piccoli centri ad hoc (che spesso non funzionano), impedisce ai pochi medici presenti sul territorio quelle visite domiciliari che loro competono, specie per i loro pazienti più anziani, senza considerare che alcuni medici non le fanno comunque!

    Aver inoltre imposto ai medici di famiglia un plafond per la prescrizione di esami specialistici, salvo incorrere in sanzioni, sta negando alla popolazione, che è sempre più anziana, tutte quelle iniziative di prevenzione che, non essendo attuate, aggravano le malattie e perciò creano danno sia al singolo soggetto malato sia al costo complessivo della sanità nazionale. Dove non c’è prevenzione, infatti, poi occorre curare.

    Mentre la sanità pubblica non è più in grado di sopperire alle esigenze di chi ha bisogno di visite e di cure, continuano ad aprirsi piccoli e medi centri privati, ai quali si rivolge chi ha veramente bisogno, non appena può permetterselo, con il rischio, sempre più evidente, che lentamente la sanità pubblica vada ad esaurirsi e proliferi sempre più quella privata: poliambulatori, studi specialistici, centri diagnostici nascono anche in Comuni di 4/5 mila abitanti e il loro continuo proliferare attesta chiaramente che i cittadini sono contenti di questo servizio, anche perché non hanno quello pubblico, e chi li apre  ne ha un evidente  beneficio economico oltre che professionale, se no chiuderebbe.

    Sorge pertanto una domanda: se in un centro privato, per esempio, una lastra viene a costare 60 euro e il privato che ha aperto il centro ci guadagna anche affrontando tutte le spese che la prestazione comporta, perché mai nell’ospedale pubblico, allo Stato, questa lastra costa molto di più e soprattutto non è eseguita in tempo utile rispetto alle esigenze terapeutiche del paziente?

    Da anni sappiamo che gli stessi presidi sanitari, da una valvola per il cuore a una siringa per una puntura, acquistata dal pubblico ha un prezzo diverso in Lombardia o in Campania, in Emilia o in Sicilia. Questo dimostra come vi sia qualcosa di molto poco chiaro sul sistema acquisti delle strutture pubbliche.

    Perciò non è vero quanto sostiene Massimo Fabi, assessore regionale emiliano, che le risposte non ci sono perché le risorse sono state ridotte; in verità le risorse sono male utilizzate e la nomina politica dei responsabili delle Asl, una nomina spesso fatta non per merito tecnico e competenza, è uno dei tanti motivi della malasanità pubblica che ha anche il torto di pagare non adeguatamente i propri dipendenti, dall’infermiere al primario, e poi si trova, per supplire alle ovvie carenze di organico, a pagare gettoni astronomici a personale che arriva, anche dall’estero, per attività di 2-3 giorni.

    Un’ultima considerazione riguarda alcune grandi strutture sanitarie private convenzionate che da qualche anno invece di assumere direttamente i propri medici li recluta con contratto professionale. Molti medici di grandi ospedali privati convenzionati sono quindi liberi professionisti non sufficientemente tutelati nella struttura nella quale operano né dal punto di vista professionale né da quello economico.

    Queste poche osservazioni solo per ricordare al Presidente del Consiglio, al Ministro della Sanità e a tutto il governo che i tempi sono più che maturi per affrontare seriamente l’emergenza sanità in Italia.

  • La riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare

    Lunedì, dopo i dati definitivi del referendum, avremo ancora qualche giorno di polemiche, battute e tutto quanto contraddistingue la politica partitica.

    Sperando che tutto questo si esaurisca in poco tempo e tenendo conto che la guerra e le sue conseguenze, di ogni tipo, continueranno ancora per un po’, speriamo poco, ci auguriamo comunque che finalmente qualcuno cominci, seriamente, ad occuparsi dei problemi legati alla salute, o meglio alle malattie, degli italiani.

    Non è un mistero, da tempo, che non solo mancano i medici ma che molte realtà sanitarie sono diventate inefficienti anche per ingerenze partitiche.

    I medici di base sono, in gran numero, inferiori al necessario e, in troppe occasioni, irreperibili, demotivati, stressati dalla mancanza di altri colleghi il che procura, ai pochi presenti, un super lavoro, latitanti sulle visite a domicilio, in sintesi non c’è il servizio adeguato e garantito, sulla carta, sia dalla Costituzione che dalla riforma sanitaria.

    La carenza del servizio sul territorio porta al superaffollamento dei pronto soccorsi e non sono certo servite le cosiddette case della salute che continuano, in troppi casi, a non funzionare o a essere chiuse per ristrutturazione dei locali.

    Prenotare un esame diagnostico in ospedale è più difficile che vincere un terno al lotto visto che le attese, anche per necessità urgenti, sono spesso di mesi.

    Se a questi problemi aggiungiamo quelli di coloro che vivono in zone collinari, o di montagna o in piccole realtà, comprendiamo bene perché alcuni rinunciano a curarsi ed altri, quelli che possono, si rivolgono alla sanità privata.

    Basta girare nei paesi, nelle varie realtà delle province italiane e si vedrà subito come, negli ultimi anni, sia in continuo aumento l’apertura di più o meno piccoli ambulatori privati che offrono la presenza e l’assistenza  di medici di diverse specialità e di professionisti della riabilitazione, con apparecchiature moderne e prezzi accettabili.

    Ora se il privato, che giustamente lavora ed investe per guadagnare, può offrire questi servizi perché invece il pubblico è così carente nonostante tutto quello che gli italiani pagano per l’assistenza sanitaria?

    È evidente che c’è più di qualcosa che non funziona e che è urgente e necessario che il governo se ne occupi approfonditamente e con soluzioni innovative ed i certi casi drastiche, parole ne abbiamo sentite anche troppe.
    Tra i progetti che andrebbero seriamente considerati vi è anche l’istituzione di una nuova categoria di medici, tipo medici del territorio, che potrebbero avere funzioni in quelle aree scoperte dai medici di base, un progetto che prenda ad esempio, in chiave moderna e con meno compiti, quello che era il ruolo del medico condotto.

    In sintesi la riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare.

  • Comunque vada, abbiamo perso tutti

    Un commento al risultato del voto prima del voto perché, comunque vada, abbiamo perso tutti per diversi motivi:

    1) l’affluenza sarà bassa rispetto ad una democrazia condivisa e compiuta dove i cittadini si sentano, almeno un po’, partecipi e coinvolti nelle scelte, a prescindere dai personali orientamenti partitici;
    2) gli insulti, i toni violenti, le falsità che hanno contraddistinto la campagna referendaria, con toni da curva delle peggiori tifoserie, hanno portato la politica, e parte della società civile, al livello più basso per radicalizzazioni ideologiche ed incapacità di corretto confronto;

    3) la guerra ci ha messo di fronte a realtà che mettono a rischio la nostra sicurezza ed il futuro, infatti, secondo quanto dichiarato dal governo, saremmo in grado di difenderci da attacchi missilistici solo  per una manciata di ore e non esistono rifugi per la popolazione né scorte di vario tipo, e queste notizie ora sono di dominio pubblico!

    4) l’incapacità, anche per colpa italiana, di arrivare al voto a maggioranza, nel Consiglio europeo, sta rendendo oltremodo difficile salvare l’Ucraina dalla violenza del suo aggressore e Putin, con la Cina, sostiene ed aiuta l’Iran, mentre il turco Erdogan, pur essendo nella Nato, rinnova il progetto di totale distruzione di Israele, il che dimostra, ancora una volta, che l’attuale diplomazia non è in grado di poter dialogare con il delirio guerrafondaio e di onnipotenza di personaggi come Putin, Trump ed i loro simili;

    5) tra i nuovi problemi che dobbiamo affrontare, a causa della crisi energetica, del blocco navale, delle reali minacce di una recrudescenza del terrorismo e dell’immigrazione, si assommano alle nostre irrisolte e ormai tradizionali emergenze, prime fra tutte il sempre più inefficiente servizio sanitario, una priorità per milioni di italiani costretti a non curarsi o a fare ricorso al privato, e la carenza energetica.
    Potremmo elencare altri punti, non ultimo il danno che l’uso improprio, fraudolento, della Rete continua a portare sia nella vita dei più giovani, con esempi negativi ed inviti alla violenza, che dei più anziani, con truffe di vario tipo, ma lasciamo ai nostri lettori questo compito sperando, nel frattempo, che un po’ di buon senso e di percezione della realtà indirizzino le forze politiche, a partire da quelle che governano.

  • Lettera aperta rivolta al Presidente della Regione Emilia-Romagna e ai rappresentanti istituzionali che ho contribuito a eleggere con il mio voto

    Viene da chiedersi se molti di loro siano realmente consapevoli del funzionamento attuale del sistema sanitario regionale o se siano piuttosto assorbiti da altri interessi. Per questo motivo, ritengo necessario richiamare brevemente un principio fondamentale, troppo spesso evocato in modo selettivo: quello sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

    La norma stabilisce chiaramente che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività, garantito dallo Stato: un diritto che i cittadini finanziano quotidianamente attraverso il proprio lavoro e il prelievo fiscale, e che dovrebbe essere assicurato a tutti senza distinzione.

    Eppure, la realtà che mi trovo a vivere racconta altro.

    Recentemente mi sono rivolto alla pediatra di mio figlio per una visita di routine, in vista dell’inizio della scuola primaria. Tra i vari controlli richiesti, mi è stato prescritto un esame ortottico per la valutazione della motilità oculare. Nulla di straordinario, se non fosse che, al momento della prenotazione presso un CUP della Regione Emilia-Romagna, mi sono sentito rispondere che le liste sono chiuse per un anno e che avrei dovuto ripresentarmi nel marzo 2027.

    Una situazione che appare in evidente contrasto con le normative nazionali introdotte proprio per limitare la chiusura delle liste d’attesa.

    Purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Personalmente, sono già in attesa da oltre 13 mesi per una visita e un intervento precedentemente prenotati: tempi che, più che eccezioni, sembrano ormai diventati la regola.

    Anche per una semplice radiografia non va meglio: infatti, anche qui le liste di prenotazione risultano chiuse e, per prenotare, bisognerebbe richiamare tra almeno sei mesi.

    Nel tentativo di trovare una soluzione, mi sono rivolto al mio nuovo medico di base, assegnato dopo che il precedente ha cessato la convenzione. Anche qui, un’ulteriore difficoltà: appuntamenti disponibili solo dopo una settimana, salvo casi ritenuti “gravi”.

    Ma cosa si intende per “grave”? Una patologia oncologica del sangue, se già trattata, non lo è; nemmeno la necessità urgente di un farmaco essenziale come la levotiroxina — fondamentale per la regolazione della tiroide — viene considerata tale. Il risultato è che un paziente si trova costretto ad attendere, con il rischio concreto di un peggioramento delle proprie condizioni e l’insorgenza di sintomi debilitanti.

    Di fronte a tutto questo, è inevitabile porsi delle domande. I rappresentanti istituzionali che abbiamo eletto conoscono davvero queste situazioni? Le loro famiglie si affidano al servizio sanitario pubblico o hanno accesso a canali alternativi?

    E ancora: per vedere tutelato un diritto costituzionale, è necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria?

    Il sistema sanitario pubblico, oggi, appare esso stesso malato. E, mentre emergono inchieste, segnalazioni e casi di mala gestione, resta un interrogativo fondamentale: che fine fanno le risorse, i miliardi di euro provenienti dalle tasse dei cittadini?

    In attesa di risposte concrete, continuerò a osservare e informarmi, con la speranza che alle parole seguano finalmente i fatti.

  • Chi assiste un parente malato si ammala più facilmente

    Con amore e abnegazione assistono una persona cara che ne ha bisogno, ma per i caregiver dedicarsi a questa attività di cura ha un impatto non trascurabile sulla salute. Circa 4 su 10 (41%) riferiscono infatti di aver sviluppato malattie croniche di cui non soffrivano in precedenza (di questi, ben il 66% riferisce di aver sviluppato due o più patologie): in cima vi sono quelle psichiatriche, seguite da quelle scheletro-muscolari, cardiovascolari e gastro-intestinali. In particolare, le donne più giovani hanno una prevalenza maggiore di queste patologie rispetto alle coetanee. In più, l’assistenza a una persona cara comporta, sempre in misura maggiore per le donne, una rinuncia a visite mediche e ricoveri. Questa la fotografia scattata oggi all’Istituto Superiore di Sanità in occasione del convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”, promosso dal Centro di riferimento per la medicina di genere. Il quadro emerge da una survey nell’ambito del progetto “L’impatto del genere sullo stress psicologico e lo stato di salute nelle persone caregiver familiari”, a cui hanno risposto 2033 persone, 83% donne. “È di fondamentale importanza – sottolinea Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Iss- mettere l’accento sulle differenze di sesso e genere nello stato di salute dei caregiver e delle caregiver familiari. Le donne, in particolare, si fanno carico in maniera preponderante del lavoro di assistenza e cura all’interno delle famiglie, specialmente quando si tratta di familiari non autosufficienti. Questo impegno costante e spesso gravoso ha un impatto diretto e profondo sulla loro salute. La ricerca evidenzia che le donne che svolgono il ruolo di caregiver sono maggiormente esposte a problemi di salute fisica e psicologica; di conseguenza, le disuguaglianze di genere possono generare a loro volta disuguaglianze di salute”.

    “Alla luce di ciò – aggiunge Ortona- è fondamentale che le politiche socio-sanitarie, nel programmare interventi di sostegno rivolti ai caregiver e alle caregiver familiari, considerino le differenze di sesso e genere basate sulle evidenze scientifiche. L’integrazione di questa prospettiva è essenziale per attuare efficaci misure di prevenzione, volte a ridurre le patologie associate allo stress e a garantire un sostegno più equo e mirato”. “Nel corso del convegno- sottolinea Marina Petrini, responsabile scientifica dell’evento- si discute anche delle prospettive future di promozione della salute, che vanno dal contributo del medico di medicina generale per il suo ruolo fondamentale e centrale nella prevenzione, alla mappatura dei servizi diretti ai e alle caregiver, alle buone pratiche che già si stanno sperimentando sul territorio e agli interventi di autocura per la gestione dello stress psicologico”.

  • La Commissione approva aiuti di stato fino a 403 milioni di euro concessi da cinque Stati membri nel settore sanitario

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, il secondo importante progetto di comune interesse europeo (IPCEI) per la salute al fine di sostenere le innovazioni nei dispositivi medici. Tali dispositivi presenteranno, tra l’altro, nuove funzionalità digitali e di intelligenza artificiale. L’IPCEI sosterrà la ricerca e l’innovazione collaborative, come anche la prima diffusione industriale di queste tecnologie di frontiera.

    Il progetto, intitolato “IPCEI Tech4Cure”, è stato notificato congiuntamente da cinque Stati membri: Francia, Ungheria, Italia, Slovacchia e Slovenia. Gli Stati membri forniranno finanziamenti pubblici per un importo massimo di 403 milioni di euro, che dovrebbero a loro volta sbloccare investimenti privati per un valore di altri 826 milioni di euro.

  • Preparazione alle crisi e sicurezza sanitaria: strategie dell’UE per la costituzione di scorte e le contromisure mediche

    La Commissione europea ha avviato due iniziative nell’ambito del programma dell’Unione per la preparazione alle crisi: una strategia di costituzione delle scorte dell’UE e una strategia sulle contromisure mediche. Entrambe concepite per migliorare l’accesso ai beni essenziali per i cittadini e le società, le imprese e le economie europei, garantiscono in ogni momento la continuità dell’approvvigionamento di beni essenziali e forniture mediche salvavita, in particolare durante crisi quali gravi blackout energetici, catastrofi naturali, conflitti o pandemie.

    Strategia di costituzione delle scorte dell’UE: salvaguardare gli approvvigionamenti essenziali prima delle crisi

    La strategia di costituzione delle scorte dell’UE è concepita per garantire beni essenziali, quali cibo, acqua, petrolio, carburante e medicinali, in caso di crisi. Si tratta del primo approccio globale dell’UE alla costituzione di scorte.

    Strategia sulle contromisure mediche: rafforzare la preparazione alle crisi sanitarie

    Con l’aumento dei focolai di malattie e la crescente resistenza antimicrobica, aggravati dai cambiamenti climatici, dal deterioramento della biodiversità e degli ecosistemi e dalle sfide geopolitiche, la strategia dell’UE sulle contromisure mediche mira ad accelerare lo sviluppo, la produzione, la diffusione e l’accessibilità degli strumenti medici salvavita.

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