Sanità

  • Sanità

    La sanità è uno dei problemi più urgenti dei quali il governo si deve occupare. Non perché le opposizioni ne parlano spesso, senza proporre soluzioni o dando notizie vuoi parziali, vuoi infondate, ma perché i cittadini hanno necessità di risposte rispetto alla carenza di medici di famiglia, assolutamente sotto numero rispetto alle esigenze dei territori, alle settimane, quando non mesi, di attesa per gli esami clinici, e alla mancanza di cure in alcuni settori, come ad esempio l’odontoiatria.

    La carenza di medici di famiglia, che ha anche portato all’intasamento delle strutture di pronto soccorso con conseguente necessità di aprire piccoli centri ad hoc (che spesso non funzionano), impedisce ai pochi medici presenti sul territorio quelle visite domiciliari che loro competono, specie per i loro pazienti più anziani, senza considerare che alcuni medici non le fanno comunque!

    Aver inoltre imposto ai medici di famiglia un plafond per la prescrizione di esami specialistici, salvo incorrere in sanzioni, sta negando alla popolazione, che è sempre più anziana, tutte quelle iniziative di prevenzione che, non essendo attuate, aggravano le malattie e perciò creano danno sia al singolo soggetto malato sia al costo complessivo della sanità nazionale. Dove non c’è prevenzione, infatti, poi occorre curare.

    Mentre la sanità pubblica non è più in grado di sopperire alle esigenze di chi ha bisogno di visite e di cure, continuano ad aprirsi piccoli e medi centri privati, ai quali si rivolge chi ha veramente bisogno, non appena può permetterselo, con il rischio, sempre più evidente, che lentamente la sanità pubblica vada ad esaurirsi e proliferi sempre più quella privata: poliambulatori, studi specialistici, centri diagnostici nascono anche in Comuni di 4/5 mila abitanti e il loro continuo proliferare attesta chiaramente che i cittadini sono contenti di questo servizio, anche perché non hanno quello pubblico, e chi li apre  ne ha un evidente  beneficio economico oltre che professionale, se no chiuderebbe.

    Sorge pertanto una domanda: se in un centro privato, per esempio, una lastra viene a costare 60 euro e il privato che ha aperto il centro ci guadagna anche affrontando tutte le spese che la prestazione comporta, perché mai nell’ospedale pubblico, allo Stato, questa lastra costa molto di più e soprattutto non è eseguita in tempo utile rispetto alle esigenze terapeutiche del paziente?

    Da anni sappiamo che gli stessi presidi sanitari, da una valvola per il cuore a una siringa per una puntura, acquistata dal pubblico ha un prezzo diverso in Lombardia o in Campania, in Emilia o in Sicilia. Questo dimostra come vi sia qualcosa di molto poco chiaro sul sistema acquisti delle strutture pubbliche.

    Perciò non è vero quanto sostiene Massimo Fabi, assessore regionale emiliano, che le risposte non ci sono perché le risorse sono state ridotte; in verità le risorse sono male utilizzate e la nomina politica dei responsabili delle Asl, una nomina spesso fatta non per merito tecnico e competenza, è uno dei tanti motivi della malasanità pubblica che ha anche il torto di pagare non adeguatamente i propri dipendenti, dall’infermiere al primario, e poi si trova, per supplire alle ovvie carenze di organico, a pagare gettoni astronomici a personale che arriva, anche dall’estero, per attività di 2-3 giorni.

    Un’ultima considerazione riguarda alcune grandi strutture sanitarie private convenzionate che da qualche anno invece di assumere direttamente i propri medici li recluta con contratto professionale. Molti medici di grandi ospedali privati convenzionati sono quindi liberi professionisti non sufficientemente tutelati nella struttura nella quale operano né dal punto di vista professionale né da quello economico.

    Queste poche osservazioni solo per ricordare al Presidente del Consiglio, al Ministro della Sanità e a tutto il governo che i tempi sono più che maturi per affrontare seriamente l’emergenza sanità in Italia.

  • La riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare

    Lunedì, dopo i dati definitivi del referendum, avremo ancora qualche giorno di polemiche, battute e tutto quanto contraddistingue la politica partitica.

    Sperando che tutto questo si esaurisca in poco tempo e tenendo conto che la guerra e le sue conseguenze, di ogni tipo, continueranno ancora per un po’, speriamo poco, ci auguriamo comunque che finalmente qualcuno cominci, seriamente, ad occuparsi dei problemi legati alla salute, o meglio alle malattie, degli italiani.

    Non è un mistero, da tempo, che non solo mancano i medici ma che molte realtà sanitarie sono diventate inefficienti anche per ingerenze partitiche.

    I medici di base sono, in gran numero, inferiori al necessario e, in troppe occasioni, irreperibili, demotivati, stressati dalla mancanza di altri colleghi il che procura, ai pochi presenti, un super lavoro, latitanti sulle visite a domicilio, in sintesi non c’è il servizio adeguato e garantito, sulla carta, sia dalla Costituzione che dalla riforma sanitaria.

    La carenza del servizio sul territorio porta al superaffollamento dei pronto soccorsi e non sono certo servite le cosiddette case della salute che continuano, in troppi casi, a non funzionare o a essere chiuse per ristrutturazione dei locali.

    Prenotare un esame diagnostico in ospedale è più difficile che vincere un terno al lotto visto che le attese, anche per necessità urgenti, sono spesso di mesi.

    Se a questi problemi aggiungiamo quelli di coloro che vivono in zone collinari, o di montagna o in piccole realtà, comprendiamo bene perché alcuni rinunciano a curarsi ed altri, quelli che possono, si rivolgono alla sanità privata.

    Basta girare nei paesi, nelle varie realtà delle province italiane e si vedrà subito come, negli ultimi anni, sia in continuo aumento l’apertura di più o meno piccoli ambulatori privati che offrono la presenza e l’assistenza  di medici di diverse specialità e di professionisti della riabilitazione, con apparecchiature moderne e prezzi accettabili.

    Ora se il privato, che giustamente lavora ed investe per guadagnare, può offrire questi servizi perché invece il pubblico è così carente nonostante tutto quello che gli italiani pagano per l’assistenza sanitaria?

    È evidente che c’è più di qualcosa che non funziona e che è urgente e necessario che il governo se ne occupi approfonditamente e con soluzioni innovative ed i certi casi drastiche, parole ne abbiamo sentite anche troppe.
    Tra i progetti che andrebbero seriamente considerati vi è anche l’istituzione di una nuova categoria di medici, tipo medici del territorio, che potrebbero avere funzioni in quelle aree scoperte dai medici di base, un progetto che prenda ad esempio, in chiave moderna e con meno compiti, quello che era il ruolo del medico condotto.

    In sintesi la riorganizzazione della sanità italiana non può più aspettare.

  • Comunque vada, abbiamo perso tutti

    Un commento al risultato del voto prima del voto perché, comunque vada, abbiamo perso tutti per diversi motivi:

    1) l’affluenza sarà bassa rispetto ad una democrazia condivisa e compiuta dove i cittadini si sentano, almeno un po’, partecipi e coinvolti nelle scelte, a prescindere dai personali orientamenti partitici;
    2) gli insulti, i toni violenti, le falsità che hanno contraddistinto la campagna referendaria, con toni da curva delle peggiori tifoserie, hanno portato la politica, e parte della società civile, al livello più basso per radicalizzazioni ideologiche ed incapacità di corretto confronto;

    3) la guerra ci ha messo di fronte a realtà che mettono a rischio la nostra sicurezza ed il futuro, infatti, secondo quanto dichiarato dal governo, saremmo in grado di difenderci da attacchi missilistici solo  per una manciata di ore e non esistono rifugi per la popolazione né scorte di vario tipo, e queste notizie ora sono di dominio pubblico!

    4) l’incapacità, anche per colpa italiana, di arrivare al voto a maggioranza, nel Consiglio europeo, sta rendendo oltremodo difficile salvare l’Ucraina dalla violenza del suo aggressore e Putin, con la Cina, sostiene ed aiuta l’Iran, mentre il turco Erdogan, pur essendo nella Nato, rinnova il progetto di totale distruzione di Israele, il che dimostra, ancora una volta, che l’attuale diplomazia non è in grado di poter dialogare con il delirio guerrafondaio e di onnipotenza di personaggi come Putin, Trump ed i loro simili;

    5) tra i nuovi problemi che dobbiamo affrontare, a causa della crisi energetica, del blocco navale, delle reali minacce di una recrudescenza del terrorismo e dell’immigrazione, si assommano alle nostre irrisolte e ormai tradizionali emergenze, prime fra tutte il sempre più inefficiente servizio sanitario, una priorità per milioni di italiani costretti a non curarsi o a fare ricorso al privato, e la carenza energetica.
    Potremmo elencare altri punti, non ultimo il danno che l’uso improprio, fraudolento, della Rete continua a portare sia nella vita dei più giovani, con esempi negativi ed inviti alla violenza, che dei più anziani, con truffe di vario tipo, ma lasciamo ai nostri lettori questo compito sperando, nel frattempo, che un po’ di buon senso e di percezione della realtà indirizzino le forze politiche, a partire da quelle che governano.

  • Lettera aperta rivolta al Presidente della Regione Emilia-Romagna e ai rappresentanti istituzionali che ho contribuito a eleggere con il mio voto

    Viene da chiedersi se molti di loro siano realmente consapevoli del funzionamento attuale del sistema sanitario regionale o se siano piuttosto assorbiti da altri interessi. Per questo motivo, ritengo necessario richiamare brevemente un principio fondamentale, troppo spesso evocato in modo selettivo: quello sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

    La norma stabilisce chiaramente che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività, garantito dallo Stato: un diritto che i cittadini finanziano quotidianamente attraverso il proprio lavoro e il prelievo fiscale, e che dovrebbe essere assicurato a tutti senza distinzione.

    Eppure, la realtà che mi trovo a vivere racconta altro.

    Recentemente mi sono rivolto alla pediatra di mio figlio per una visita di routine, in vista dell’inizio della scuola primaria. Tra i vari controlli richiesti, mi è stato prescritto un esame ortottico per la valutazione della motilità oculare. Nulla di straordinario, se non fosse che, al momento della prenotazione presso un CUP della Regione Emilia-Romagna, mi sono sentito rispondere che le liste sono chiuse per un anno e che avrei dovuto ripresentarmi nel marzo 2027.

    Una situazione che appare in evidente contrasto con le normative nazionali introdotte proprio per limitare la chiusura delle liste d’attesa.

    Purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Personalmente, sono già in attesa da oltre 13 mesi per una visita e un intervento precedentemente prenotati: tempi che, più che eccezioni, sembrano ormai diventati la regola.

    Anche per una semplice radiografia non va meglio: infatti, anche qui le liste di prenotazione risultano chiuse e, per prenotare, bisognerebbe richiamare tra almeno sei mesi.

    Nel tentativo di trovare una soluzione, mi sono rivolto al mio nuovo medico di base, assegnato dopo che il precedente ha cessato la convenzione. Anche qui, un’ulteriore difficoltà: appuntamenti disponibili solo dopo una settimana, salvo casi ritenuti “gravi”.

    Ma cosa si intende per “grave”? Una patologia oncologica del sangue, se già trattata, non lo è; nemmeno la necessità urgente di un farmaco essenziale come la levotiroxina — fondamentale per la regolazione della tiroide — viene considerata tale. Il risultato è che un paziente si trova costretto ad attendere, con il rischio concreto di un peggioramento delle proprie condizioni e l’insorgenza di sintomi debilitanti.

    Di fronte a tutto questo, è inevitabile porsi delle domande. I rappresentanti istituzionali che abbiamo eletto conoscono davvero queste situazioni? Le loro famiglie si affidano al servizio sanitario pubblico o hanno accesso a canali alternativi?

    E ancora: per vedere tutelato un diritto costituzionale, è necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria?

    Il sistema sanitario pubblico, oggi, appare esso stesso malato. E, mentre emergono inchieste, segnalazioni e casi di mala gestione, resta un interrogativo fondamentale: che fine fanno le risorse, i miliardi di euro provenienti dalle tasse dei cittadini?

    In attesa di risposte concrete, continuerò a osservare e informarmi, con la speranza che alle parole seguano finalmente i fatti.

  • Chi assiste un parente malato si ammala più facilmente

    Con amore e abnegazione assistono una persona cara che ne ha bisogno, ma per i caregiver dedicarsi a questa attività di cura ha un impatto non trascurabile sulla salute. Circa 4 su 10 (41%) riferiscono infatti di aver sviluppato malattie croniche di cui non soffrivano in precedenza (di questi, ben il 66% riferisce di aver sviluppato due o più patologie): in cima vi sono quelle psichiatriche, seguite da quelle scheletro-muscolari, cardiovascolari e gastro-intestinali. In particolare, le donne più giovani hanno una prevalenza maggiore di queste patologie rispetto alle coetanee. In più, l’assistenza a una persona cara comporta, sempre in misura maggiore per le donne, una rinuncia a visite mediche e ricoveri. Questa la fotografia scattata oggi all’Istituto Superiore di Sanità in occasione del convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”, promosso dal Centro di riferimento per la medicina di genere. Il quadro emerge da una survey nell’ambito del progetto “L’impatto del genere sullo stress psicologico e lo stato di salute nelle persone caregiver familiari”, a cui hanno risposto 2033 persone, 83% donne. “È di fondamentale importanza – sottolinea Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Iss- mettere l’accento sulle differenze di sesso e genere nello stato di salute dei caregiver e delle caregiver familiari. Le donne, in particolare, si fanno carico in maniera preponderante del lavoro di assistenza e cura all’interno delle famiglie, specialmente quando si tratta di familiari non autosufficienti. Questo impegno costante e spesso gravoso ha un impatto diretto e profondo sulla loro salute. La ricerca evidenzia che le donne che svolgono il ruolo di caregiver sono maggiormente esposte a problemi di salute fisica e psicologica; di conseguenza, le disuguaglianze di genere possono generare a loro volta disuguaglianze di salute”.

    “Alla luce di ciò – aggiunge Ortona- è fondamentale che le politiche socio-sanitarie, nel programmare interventi di sostegno rivolti ai caregiver e alle caregiver familiari, considerino le differenze di sesso e genere basate sulle evidenze scientifiche. L’integrazione di questa prospettiva è essenziale per attuare efficaci misure di prevenzione, volte a ridurre le patologie associate allo stress e a garantire un sostegno più equo e mirato”. “Nel corso del convegno- sottolinea Marina Petrini, responsabile scientifica dell’evento- si discute anche delle prospettive future di promozione della salute, che vanno dal contributo del medico di medicina generale per il suo ruolo fondamentale e centrale nella prevenzione, alla mappatura dei servizi diretti ai e alle caregiver, alle buone pratiche che già si stanno sperimentando sul territorio e agli interventi di autocura per la gestione dello stress psicologico”.

  • La Commissione approva aiuti di stato fino a 403 milioni di euro concessi da cinque Stati membri nel settore sanitario

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, il secondo importante progetto di comune interesse europeo (IPCEI) per la salute al fine di sostenere le innovazioni nei dispositivi medici. Tali dispositivi presenteranno, tra l’altro, nuove funzionalità digitali e di intelligenza artificiale. L’IPCEI sosterrà la ricerca e l’innovazione collaborative, come anche la prima diffusione industriale di queste tecnologie di frontiera.

    Il progetto, intitolato “IPCEI Tech4Cure”, è stato notificato congiuntamente da cinque Stati membri: Francia, Ungheria, Italia, Slovacchia e Slovenia. Gli Stati membri forniranno finanziamenti pubblici per un importo massimo di 403 milioni di euro, che dovrebbero a loro volta sbloccare investimenti privati per un valore di altri 826 milioni di euro.

  • Preparazione alle crisi e sicurezza sanitaria: strategie dell’UE per la costituzione di scorte e le contromisure mediche

    La Commissione europea ha avviato due iniziative nell’ambito del programma dell’Unione per la preparazione alle crisi: una strategia di costituzione delle scorte dell’UE e una strategia sulle contromisure mediche. Entrambe concepite per migliorare l’accesso ai beni essenziali per i cittadini e le società, le imprese e le economie europei, garantiscono in ogni momento la continuità dell’approvvigionamento di beni essenziali e forniture mediche salvavita, in particolare durante crisi quali gravi blackout energetici, catastrofi naturali, conflitti o pandemie.

    Strategia di costituzione delle scorte dell’UE: salvaguardare gli approvvigionamenti essenziali prima delle crisi

    La strategia di costituzione delle scorte dell’UE è concepita per garantire beni essenziali, quali cibo, acqua, petrolio, carburante e medicinali, in caso di crisi. Si tratta del primo approccio globale dell’UE alla costituzione di scorte.

    Strategia sulle contromisure mediche: rafforzare la preparazione alle crisi sanitarie

    Con l’aumento dei focolai di malattie e la crescente resistenza antimicrobica, aggravati dai cambiamenti climatici, dal deterioramento della biodiversità e degli ecosistemi e dalle sfide geopolitiche, la strategia dell’UE sulle contromisure mediche mira ad accelerare lo sviluppo, la produzione, la diffusione e l’accessibilità degli strumenti medici salvavita.

  • L’UE stanzia 145,5 milioni di euro per rafforzare la cibersicurezza europea, anche per gli ospedali e i prestatori di assistenza sanitaria

    La Commissione europea mette a disposizione 145,5 milioni di euro per consentire alle PMI e alle pubbliche amministrazioni di implementare soluzioni di cibersicurezza e adottare i risultati della ricerca sulla cibersicurezza. A tal fine, la Commissione ha pubblicato due inviti a presentare proposte.

    Il primo invito fa parte del programma Europa digitale e ha una dotazione di 55 milioni di euro. Di questo importo, 30 milioni di euro miglioreranno la cibersicurezza degli ospedali e dei prestatori di assistenza sanitaria, aiutandoli a rilevare, monitorare e rispondere alle minacce informatiche, in particolare i ransomware. Ciò rafforzerà la resilienza del sistema sanitario europeo, in particolare nell’attuale contesto geopolitico, allineandolo al piano d’azione dell’UE sulla cibersicurezza negli ospedali e nell’assistenza sanitaria.

    Il secondo invito, nell’ambito del programma Orizzonte Europa, dispone di un bilancio di circa 90,5 milioni di euro. Sosterrà l’uso e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa per le applicazioni di cibersicurezza, nuovi strumenti e processi avanzati per la cibersicurezza operativa, tecnologie che migliorano la privacy e la crittografia post-quantistica.

    Il termine per la presentazione delle candidature al primo invito è il 7 ottobre, mentre per il secondo è il 12 novembre. I criteri di ammissibilità e tutti i documenti relativi agli inviti sono disponibili sul portale Finanziamenti e appalti.

  • La Commissione fa il punto sul lavoro dell’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie

    La Commissione ha pubblicato una relazione sul lavoro svolto dall’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) da quando è stata istituita oltre tre anni fa. La relazione mette in evidenza i risultati conseguiti dall’HERA nel rafforzare le capacità di preparazione e risposta a livello dell’UE, nonché nell’assumere nuovi compiti, affrontando ad esempio le questioni relative alla catena di approvvigionamento nei casi di carenza di medicinali critici. La relazione riconosce inoltre la posizione centrale dell’HERA nel quadro rafforzato di sicurezza sanitaria, in quanto contribuisce a far sì che l’UE sia meglio attrezzata per sviluppare, produrre e diffondere prodotti medici necessari per rispondere alle minacce per la salute. Vengono al contempo individuati gli ambiti in cui sono necessari miglioramenti per sfruttare al meglio il potenziale dell’HERA al fine di proteggere i cittadini e rafforzare la preparazione dell’Europa.

    Il riesame conferma che la struttura particolare dell’HERA all’interno della Commissione consente relazioni strette e costanti con le principali parti interessate, quali Stati membri, industria, società civile e agenzie dell’UE. Ciò ha contribuito all’efficacia di un’azione europea congiunta e di una cooperazione con gli attori mondiali per aumentare la sicurezza sanitaria. La relazione mette in luce anche gli ambiti in cui è necessario più lavoro, ad esempio per potenziare il coordinamento e la cooperazione con gli Stati membri e garantire flessibilità nel lavoro dell’HERA volto alla preparazione.

    L’HERA è stata istituita rapidamente nell’ottobre 2021, nel pieno della pandemia di COVID-19. La decisione con cui è stata stabilita come servizio della Commissione prevedeva perciò che quest’ultima effettuasse un riesame approfondito entro il 2025.

  • L’UE avvia la prima azione per affrontare la carenza di personale infermieristico

    La Commissione avvia la prima azione dell’UE per sostenere gli Stati membri nel trattenere e attrarre infermieri, con un bilancio di 1,3 milioni di € nell’ambito del programma “UE per la salute”. L’azione, istituita dalla Commissione europea in collaborazione con l’ufficio regionale europeo dell’OMS a seguito dell’accordo di contributo della Commissione con detto ufficio regionale firmato nel settembre 2024, prende il via a Varsavia in occasione di una riunione di alti funzionari in ambito medico, infermieristico e odontoiatrico, nel contesto della presidenza polacca del Consiglio dell’UE.

    L’azione prevede attività per 36 mesi in tutti gli Stati membri dell’UE, con particolare attenzione ai paesi con notevoli sfide per il personale sanitario. Mediante una stretta cooperazione con gli Stati membri, le organizzazioni di infermieri e le parti sociali, l’iniziativa sarà adattata alle specifiche esigenze nazionali e subnazionali. Le attività principali comprendono programmi di tutoraggio per attrarre una nuova generazione di infermieri, valutazioni d’impatto della forza lavoro infermieristica per comprendere i problemi alla base delle carenze strutturali, strategie per migliorare la salute e il benessere degli infermieri e azioni per sfruttare i benefici della trasformazione digitale e dell’IA.

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