Sostenibilità

  • Azienda uzbeko-francese pronta a coltivare cannabis per scopi industriali

    La società uzbeko-francese Abm Organics lancerà un progetto per la coltivazione di canapa sativa, una varietà di cannabis, nella regione di Khorezm in Uzbekistan, come riportano fonti di stampa locali. I principali azionisti del progetto sono la società uzbeka Marafon Finlex e la società francese Opal & Co che hanno firmato l’accordo a Parigi. Secondo l’agenzia uzbeka Dunyo, la società garantirà nuove opportunità di crescita economica perché l’industria della canapa in futuro diventerà una priorità per l’economia verde, e non solo in Francia. Questa pianta infatti, rispetto al cotone, consuma acqua cinque volte meno ed è una materia prima non residua. Alcune varietà di cannabis sono già utilizzate nell’industria farmaceutica leggera, per la produzione di carta e in altri settori.

    Il governo dell’Uzbekistan aveva precedentemente deciso, per scopi industriali, di coltivare cannabis con un contenuto di droga di tetraidrocannabinolo fino allo 0,2%. Coltivare tali piante in Uzbekistan è un monopolio statale.

  • Nasce la Food Forest, il bosco edibile di Milano

    10mila metri quadrati di bosco ‘edibile’ a Milano. E’ la Food Forest che sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano dove saranno piantumate 2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Si potranno scoprire, infatti funzioni e usi di specie autoctone poco conosciute o utilizzate in cucina. L’adozione delle piante avviene grazie al supporto dei “Green Saturdays”, iniziativa organizzata dalla catena di ristoranti That’s Vapore che, per ciascun sabato a partire dall’11 luglio, dedicherà il 50% del ricavo dei piatti vegetariani consumati all’interno dei locali o ordinati tramite delivery alla piantumazione degli alberi che avverrà in autunno. E tra qualche anno si potranno finalmente raccogliere frutti, bacche, gemme e foglie. L’analisi del territorio, la scelta delle specie e la messa a terra sono curate da Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in riforestazione, certificazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Le prime specie che compariranno all’interno della foresta saranno acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio. All’interno di questo nuovo spazio verde verranno strutturati tre percorsi stagionali, primaverile, estivo e autunnale, per guidare il visitatore alla scoperta di storia, usi e ricette riguardanti le piante presenti grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica. Obiettivo dei ‘Green Saturdays’ è aiutare le persone a prendersi cura di sé attraverso un’alimentazione naturale e bilanciata e, al tempo stesso, contribuire a prendersi cura tutti insieme dell’ambiente in cui viviamo. Le specie piantate, una volte adulte, saranno in gradi trattenere tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno per ciascuna pianta.

  • Farm to Fork Strategy: le regole dell’allevamento sostenibile varate dalla Commissione europea

    La Commissione Europea vara la strategia “Dal produttore al consumatore” (Farm to Fork Strategy) per approdare a un nuovo sistema alimentare europeo caratterizzato dalla “sostenibilità”. L’allevamento sarà fra i settori guida di questa transizione: una road map per il benessere animale e un’altra per ridurre del 50% le vendite di antibiotici, applicando i nuovi regolamenti europei dei farmaci veterinari e dei medicati. I testi.
    Agricoltori, allevatori, pescatori e acquacoltori europei avranno un ruolo fondamentale nella transizione verso un sistema alimentare più equo e sostenibile, quel nuovo sistema alimentare, delineato il 20 maggio scorso dalla Commissione Europea, e che va sotto il nome di Farm to Fork Strategy.
    “Sostenibilità” – E’ la parola chiave della Strategia. Le pratiche sostenibili saranno finanziate, perchè l’UE intende “fare della sostenibilità il marchio dell’Europa”, il che vuol dire “aprire nuove opportunità commerciali e diversificare le fonti di reddito per gli agricoltori e i pescatori europei”.

    Sostenibilità, nel documento della Commissione Europea,  vuol dire:
    – salvaguardia della la sicurezza alimentare
    – accesso a regimi alimentari sani provenienti da un pianeta sano
    – riduzione dell’impatto ambientale e climatico
    – protezione della salute dei cittadini
    – garanzia di sostentamento agli operatori economici.
    Dimezzare le vendite di antimicrobici entro il 2030 – La Farm to Fork Strategy stabilisce alcuni obiettivi di trasformazione dell’attuale sistema alimentare dell’UE, individuando- subito dopo la riduzione di pesticidi e fertilizzanti- la riduzione del 50 % delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali d’allevamento e l’acquacoltura entro il 2030
    La Commissione Europa rimanda ai nuovi regolamenti sui medicinali veterinari e sui mangimi medicati, applicabili  dal 2022, che prevedono un’ampia gamma di misure concrete per limitare ulteriormente l’uso degli antimicrobici per gli animali e promuoverne un uso prudente e responsabile. “L’impatto concreto delle misure porterà a una diminuzione dell’uso di antimicrobici per gli animali da allevamento e le vendite di tali prodotti saranno monitorate su base annua”- scrive la Commissione.
    Etichettatura e benessere animale – Fra gli altri obiettivi, la Strategia prevede inoltre  di destinare il 25 % dei terreni agricoli all’agricoltura biologica e introdurre un sistema di etichettatura che risponda più adeguatamente alle esigenze di informazione dei consumatori in materia di alimenti sani e sostenibili. Inoltre, la Strategia è accompagnata da una serie di appendici fra cui una road map dedicata al benessere animale e alla verifica, a partire da quest’anno, dell’adeguatezza della pertinente legislazione unionale.
    Il benessere degli animali  – spiega la Commissione- si traduce nel miglioramento della salute degli animali e della qualità degli alimenti e in una minore necessità di medicinali, e può contribuire a preservare la biodiversità. La Commissione sta valutando le disposizioni vigenti in materia di benessere degli animali, comprese quelle sul trasporto e sulla macellazione degli animali, e sottoporrà a revisione la normativa dell’Unione. La Commissione prenderà inoltre in esame varie opzioni per l’etichettatura relativa al benessere degli animali, ponendo i consumatori nelle condizioni di scegliere e offrendo nel contempo agli agricoltori incentivi per il miglioramento del benessere degli animali.
    La Commissione agevolerà inoltre l’immissione sul mercato di additivi per mangimi sostenibili e innovativi che contribuiscano a ridurre l’impronta di gas a effetto serra e l’inquinamento dell’acqua e dell’aria ad essi associati.
    Incoraggiare la scelta di prodotti sostenibili- Lo sviluppo della produzione zootecnica sostenibile nell’UE sarà cruciale per ridurre l’impatto ambientale e climatico della produzione animale. La politica agricola comune (PAC) accompagnerà la transizione verso sistemi di allevamento sostenibile supportando soluzioni innovative e pratiche di produzione sostenibile. La domanda di prodotti sostenibili sarà  promossa elaborando un’etichettatura di sostenibilità dei prodotti alimentari a livello dell’UE e prendendo nel contempo in esame l’etichettatura relativa al benessere degli animali per collegare gli sforzi compiuti in termini di sostenibilità nelle aziende alla domanda da parte dei consumatori.
    Per incoraggiare i consumatori a scegliere alimenti prodotti in modo più sostenibile, la Commissione riesaminerà inoltre il programma dell’UE di promozione dei prodotti agricoli al fine di rafforzarne il contributo alla produzione e al consumo sostenibili, in linea con l’evoluzione dei regimi alimentari. Per quanto riguarda la carne, tale revisione dovrebbe concentrarsi sul modo in cui l’UE può utilizzare il programma di promozione per sostenere i metodi di produzione animale più sostenibili ed efficienti in termini di emissioni di carbonio.
    Il programma Orizzonte Europa promuoverà inoltre le attività di ricerca volte ad aumentare la disponibilità e le fonti di proteine alternative quali le proteine di origine vegetale, microbica e marina e a base di insetti e i prodotti sostitutivi della carne.

    Fonte: @nmvioggi del 22 maggio 2020

  • Il sistema danese a sostegno della produzione di elettricità dalla biomassa ottiene l’ok dall’UE

    La Danimarca stanzia aiuti di Stato del valore di 4.150 milioni di DKK (circa 550 milioni di euro) per sostenere la produzione di elettricità negli impianti di biomassa esistenti e deprezzati nel paese. Secondo la Commissione gli impianti che beneficiano del regime riceveranno sostegno sotto forma di un premio che copre i costi operativi aggiuntivi per la produzione di elettricità da biomassa rispetto alla produzione di elettricità da una centrale a carbone. Il premio sarà calcolato su base annuale e sarà limitato a DKK 0,11/kWh (circa 0,015 € /kWh). Il regime sarà in vigore fino al 31 dicembre 2029.

    Valutando la misura danese ai sensi degli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato per la protezione dell’ambiente e l’energia 2014-2020, la Commissione ha affermato che il regime è necessario per impedire il passaggio degli impianti sovvenzionati ai combustibili fossili. E da Bruxelles fanno sapere che il regime aiuterà la Danimarca a raggiungere l’obiettivo del 55% della produzione di elettricità da energia rinnovabile entro il 2030 e quello di eliminare gradualmente il carbone dalla sua produzione di elettricità nello stesso anno. In questo modo il regime contribuirà a raggiungere gli obiettivi energetici e ambientali dell’UE e quelli fissati dal Green Deal europeo, senza distorcere indebitamente la concorrenza.

  • L’economia circolare e Lavoisier

    Come all’avvento di ogni crisi  (2008/2011/2020) anche nell’attuale lockdown ecco fiorire le richieste da parte della cosiddetta intelligentia italiana di un cambio culturale per ripartire con maggior slancio nel futuro prossimo.

    Nel 2008-2009 la crisi finanziaria Made in Usa  che poi si trasformò nella terribile crisi economica nel 2010-2011 fece coniare da questi dotti pensatori la necessità dell’avvento della cosiddetta app/sharing e gig Economy  le quali avrebbero dovuto assicurare un nuovo sviluppo all’economia nazionale ed europea.

    Paradossale che nella situazione attuale proprio l’economia legata a questo tipo di innovazione tecnologica risulti ancora attiva (e-commerce, consegna a domicilio dei pasti, etc) ma il nostro Paese contemporaneamente perda circa 100 miliardi al mese di Pil. Riconfermando ancora una volta come il parametro attraverso il quale  possa e debba venire valutata qualsiasi strategia economica viene fornito dalla semplice ricaduta occupazionale stabile. Non va dimenticato, infatti, come questa del 2020 rappresenti  la terza crisi in poco più di 12 anni che il nostro Paese deve affrontare mentre dalle precedenti non abbiamo imparato assolutamente nulla.

    Partendo dal presupposto che il coronavirus non nasce per lo stile di vita occidentale ma da cause, come tutte le pandemie, indipendenti dalla volontà umana, risulta evidente come questa terza crisi economica  non  possa venire attribuita al modello economico attuale e alla sua gestione. Per dirla in breve non è la globalizzazione ad aver posto le basi per una simile pandemia quanto l’assoluta mancanza di regole, espressioni di sistemi normativi incompatibili per un mercato che si vuole e si definisce globale ma privo di un minimo comune denominatore che non sia quello mediato dal settore finanziario, cioè speculativo.

    Non va dimenticato, inoltre, come solo fino a pochi mesi fa si enfatizzassero gli effetti vantaggiosi della globalizzazione per i consumatori in termini di minor prezzo (https://www.ilpattosociale.it/2020/01/07/il-ritardo-culturale-accademico/).

    In questo periodo ecco che si ripresentano nuove teorie per un’economia ecocompatibile ed ecosostenibile basate su dati ed elaborazioni ideologiche opinabili  che proprio questa crisi ha messo in evidenza. A Padova, in ben quattro occasioni durante lo stop totale legato al Decreto Ministeriale che ha chiuso buona parte delle attività produttive come tutte le attività commerciali, si sono superati i limiti di pm10. Dimostrando per l’ennesima volta come il traffico automobilistico, al di là dell’inquinamento acustico, rappresenti l’ultima fonte di inquinamento rispetto ad altre all’interno del perimetro cittadino. Una volta in più emerge come dietro la spinta ecologista ci sia una ideologia non molto distante da quelle che hanno condannato molti paesi al declino.

    Il concetto di sostenibilità che risulta assolutamente da condividere deve partire e venire certificato da parametri oggettivi che partono anche  dalla ricaduta occupazionale (https://www.ilpattosociale.it/2019/09/02/la-sostenibilita-complessiva-il-made-in-italy-e-lesempio-biellese/).

    Viceversa proprio in questi periodi di crisi riemergono simili “teorie” di una economia compatibile con l’ambiente le quali dimenticano come già il sistema industriale italiano sia stato indicato come quello a più basso impatto ambientale (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/). Già nel 2018 infatti proprio le PMI, cioè le piccole e medie  aziende, rappresentarono il vero asse vincente anche sotto il profilo ambientale.

    Partendo, quindi, da questi principi già adottati dal nostro sistema economico industriale e certificati in ambito di sostenibilità e rispetto ambientale invece di avventurarsi come ad ogni crisi in nuove teorie economiche sarebbe molto più interessante adottare un’altra volta il principio di Lavoisier. In un’economia circolare “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma” per cui anche gli scarti di produzione possono diventare materia prima e dare così inizio ad un nuovo ciclo produttivo.

    Certificati questi risultati già ampiamente raggiunti dal sistema industriale ed economico italiano, una economia circolare si basa solo sulla libera circolazione di risorse economiche, persone e beni ma con una base di regole condivise relative alla tutela dei consumatori quanto dei lavoratori: in altre parole la tutela della filiera del Made in. Tutto il resto risulta semplice ideologia applicata alle giuste tensioni ambientaliste.

  • Per la Commissione europea esiste un legame tra clima e ciclo globale dell’acqua

    In occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si è celebrata lo scorso 22 marzo, il vicepresidente della Commissione europea, Josep Borrell, e il commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius hanno affermato che l’acqua e i cambiamenti climatici sono indissolubilmente legati. “Condizioni meteorologiche estreme erodono la disponibilità e la qualità dell’acqua dolce. I cambiamenti climatici aumentano le esigenze concorrenti sull’uso dell’acqua. In alcune regioni, la crescente crisi idrica può provocare instabilità politica. Questa emergenza influisce anche sulla biodiversità e mette a rischio i progressi complessivi dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo adattarci agli effetti idrici dei cambiamenti climatici per proteggere la salute e salvare vite umane”, hanno affermato Borrell e Sinkevičius in una dichiarazione congiunta, aggiungendo che i cambiamenti climatici sono un problema globale che richiede una risposta globale collettiva e che l’Unione europea sta dando l’esempio. Nel novembre del 2019, il Parlamento europeo aveva lanciato l’allarme dell’esistenza reale di un’emergenza climatica. L’11 dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo. Il suo obiettivo è quello di conciliare l’economia con il nostro pianeta trasformando le sfide climatiche e ambientali in opportunità. È una tabella di marcia affinché l’Europa diventi il ​​primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, affrontando al contempo la nostra crisi ambientale, in particolare l’inquinamento di aria, acqua e terra. L’uso più efficiente dell’acqua ridurrà i gas serra. Per proteggere meglio le risorse, compresa l’acqua, l’UE ha istituito un meccanismo di transizione equa e un piano d’azione per l’economia circolare per aiutare gli Stati membri dell’UE a passare a un nuovo modo di produrre e consumare. Inoltre, l’UE sostiene numerosi progetti relativi al clima in tutto il mondo. La Commissione ha affermato che l’acqua potabile deve essere disponibile, sufficiente, sicura, accettabile, accessibile e alla portata di tutti senza discriminazioni. Il diritto all’acqua potabile è essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani. L’acqua non è solo un motore per lo sviluppo sociale ed economico, ma anche per la pace e la sicurezza, poiché la sua scarsità può portare a conflitti e sfollamenti di massa. “Nonostante i progressi, miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Il raggiungimento dell’accesso universale a questo diritto, garantendo la gestione disponibile e sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari per tutti è il sesto obiettivo di sviluppo sostenibile, concordato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030. Il cambiamento climatico sfida ulteriormente questo obiettivo. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi. Questo è possibile se agiamo tutti ora. L’UE è pronta a fare la sua parte”, si legge nella dichiarazione.

  • Aiuta il tuo bambino a meravigliarsi

    A soli 11 anni, Rachel vince un premio della rivista St. Nicholas Magazine per un suo racconto sul rapporto fra una bambina e le piante e gli animali del suo giardino. Rachel Louise Carson nasce nel maggio del 1907 a Springdale, una piccola comunità rurale della Pennsylvania. Oggi è nota per essere stata un’affermata biologa, zoologa e scrittrice oltre che una convinta ecologista. Come lei stessa ha affermato, doveva il suo amore per la natura alla madre, Maria, che le ha insegnato a conoscerla e a rispettarla. Amore che Rachel ha espresso prima come scrittrice e poi come studiosa. Nel 1929 si laurea presso il Pennsylvania College e nel 1932 consegue il Master in zoologia presso la prestigiosa università Johns Hopkins di Baltimora. Dopo il dottorato, inizia a scrivere numerosi opuscoli sulla conservazione delle risorse naturali e a pubblicare articoli scientifici. Nel suo tempo libero trasforma le sue ricerche in prosa, prima con il racconto “Sottomarino” (nel 1937, per il mensile L’Atlantico), e poi con il libro Under the Sea-Wind (del 1941).

    Iniziano anni difficili. Gli Stati Uniti entrano in guerra e Rachel si concentra sul suo lavoro, diventando editore capo delle pubblicazioni presso lo United States Fish and Wildlife Service (FWS), una agenzia governativa che si occupa della gestione e conservazione della fauna selvatica. Con il libro The Sea Around Us (il Mare intorno a noi) del 1951, diventa un personaggio noto. Il libro rimane nella lista dei bestseller del New York Times per 86 settimane e ne viene tratto un documentario che nel 1952 vince un Premio Oscar. Grazie al suo grande successo, nel 1952, Rachel può lasciare il lavoro e dedicarsi interamente alle sue battaglie ecologiste e alla scrittura.

    Per infondere una maggiore attenzione e sensibilità verso il mondo che ci circonda, nel 1956 scrive un lungo articolo intitolato “Aiuta il tuo bambino a meravigliarsi” (pubblicato postumo con il titolo The Sense of Wonder – Il Senso della Meraviglia). Preoccupata e indignata, infatti, per il massiccio e sempre più crescente uso di pesticidi chimici dopo la Seconda Guerra Mondiale, cerca di sensibilizzare la popolazione sugli enormi rischi che sta correndo.

    Convinta dei suoi rigorosi studi scientifici e di portare avanti una giusta causa, nel 1962, con il libro Silent Spring (Primavera Silenziosa) denuncia pubblicamente gli effetti devastanti del DDT e di altre sostanza chimiche sull’ecosistema e sull’uomo. Fu un vero terremoto politico e mediatico. “La Carson venne assalita violentemente da minacce di cause e derisione “ scrive nel 1999 la rivista Time “inclusa l’insinuazione che questa scienziata così meticolosa fosse una “donna isterica” non qualificata a scrivere un libro di tale portata. Un imponente contrattacco venne organizzato e guidato da Monsanto, Velsicol e American Cyanamid – come da tutta l’industria chimica – puntualmente supportata dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti come pure dai più cauti nel mondo dei mass media”[1].  Grazie al suo enorme coraggio, le cose iniziano a cambiare. L’opinione pubblica inizia a fare pressione sulla politica, il movimento ambientalista prende forza e viene istituita l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti dove, nel 1972, viene proibito l’uso nei campi e nelle case del DDT. Ad oggi, nell’Unione europea, il DDT è etichettato con la frase di rischio R40: “Possibilità di effetti cancerogeni”. E tutto questo lo dobbiamo a scienziati coscienziosi come lei e a tutte le mamme come Maria, che hanno avuto la sensibilità e la pazienza di infondere nei loro figli l’amore per la “madre di tutte le madri”. Rachel non visse abbastanza a lungo però per vedere la messa al bando del DDT nel suo Paese. Morì di tumore il 14 aprile del 1964 a soli 56 anni.

    PS: nel 1978 viene proibito l’uso del DDT anche in Italia. Viene tuttavia prodotto nel nostro Paese fino al 1997 a Pieve Vergonte (VB) perché… il suo utilizzo non è mai stato vietato in molti Paesi dell’Africa, Asia, Sud America, etc.

    PPS: nel 1980 vengono raccolti campioni di sangue e di tessuto tra la popolazione statunitense. Vengono trovati ancora livelli misurabili di DDT.

    PPPS: nel 2006, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che il DDT, se usato correttamente, non comporterebbe rischi per la salute umana e che l’insetticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria.

    PPPPS: nel 2015, l’Università di Wagening (Paesi Bassi) pubblica uno studio dopo aver analizzato campioni di suolo superficiale da 11 Paesi dell’Unione Europea dove emerge che l’83% dei campioni contiene residui di pesticidi (76 diversi tipi di composti). Il Glifosato, il DDT (vietato dagli anni ’70) e i fungicidi sono stati i principali composti rilevati.[2]

    Questa è un’era di specialisti, ognuno dei quali vede solo il proprio problema ed è inconsapevole o intollerante dell’ambiente in cui si trova

    Rachel Carson (1907-1964)

    [1] Time, 29 marzo 1999

    [2] Vera Silva, Hans G.J. Mol, Paul Zomer, Marc Tienstra, Coen J. Ritsema, Violette Geissen. Pesticide residues in European agricultural soils – A hidden reality unfolded. Science of The Total Environment, 2019; 653: 1532 DOI: 10.1016/j.scitotenv.2018.10.441

  • Mercedes avvia la propria produzione di auto elettriche

    E’ partita ufficialmente nella fabbrica di Rastatt la produzione della Mercedes Classe A Plug-In Hybrid, una tappa fondamentale nell’offensiva elettrica che dovrebbe portare il settore auto del gruppo tedesco ad avere entro il 2039 una flotta di veicoli a emissioni zero di CO2, con un target entro il 2030 di oltre il 50% delle vendite da ibridi plug-in o veicoli completamente elettrici. A Rastatt è partita la produzione congiunta di due versioni di carrozzeria del modello plug-in, la A 250e a due volumi e la A 250e Sedan, entrambe con una autonomia elettrica fino a 75 km ed emissioni di CO2 di circa 33 g/km.

    A spingere questa versione ibrida della Classe A è un motore elettrico da 75 kW integrato nella trasmissione a doppia frizione a otto velocità. Per la prima volta su un veicolo Mercedes-Benz, il motore a combustione viene avviato esclusivamente dal motore elettrico (spinto da una batteria agli ioni di litio da 15,6 kWh). Insieme al quattro cilindri a benzina da 1,33 litri, il sistema vanta una potenza complessiva di 160 kW (218 CV) e una coppia del sistema di 450 Nm. E grazie alla spinta dell’elettrico, le prestazioni sono di tutto rispetto: l’A 250 e, ad esempio, va da 0 a 100 km / h in 6,6 secondi, con una velocità massima di 235 km / h.

    Peraltro la sensibilità ambientale si estende alla stessa catena produttiva: infatti grazie agli interventi portati avanti dal 2011 l’impianto di Rastatt – che negli ultimi anni ha ‘fatto le ossa’ sul campo con la realizzazione della full electric B250e – ha quasi dimezzato il livello di emissioni di CO2 per veicolo prodotto. Per la fabbrica tedesca, peraltro, il prossimo step è dietro l’angolo: infatti entro il 2022 l’energia per l’impianto di Rastatt, così come per gli altri impianti europei di Mercedes-Benz, dovrebbe provenire interamente da fonti rinnovabili come l’energia eolica, solare e idroelettrica.

  • L’UE investe più di 100 milioni di euro nei nuovi progetti del programma LIFE per promuovere un’Europa verde e climaticamente neutra

    La Commissione europea ha annunciato un investimento di 101,2 milioni di euro in nuovi progetti finanziati dal programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Il finanziamento sosterrà dieci grandi progetti climatici e ambientali realizzati in nove Stati membri, favorendo la transizione dell’Europa verso un’economia sostenibile e climaticamente neutra. Si tratta di progetti che sono realizzati a Cipro, in Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Spagna.

    I progetti integrati migliorano la qualità della vita dei cittadini aiutando gli Stati membri a conformarsi alla legislazione dell’UE in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici. Sostengono l’attuazione della normativa in materia di ambiente e clima in modo coordinato e su vasta scala territoriale, mobilitando fondi da altre fonti dell’UE, da attori nazionali e regionali e da investitori privati.

    Gli investimenti del programma LIFE dovrebbero mobilitare più di 6,5 miliardi di € di fondi complementari. Gli Stati membri infatti possono utilizzare anche altre fonti di finanziamento dell’UE, tra cui i fondi agricoli, regionali e strutturali e Orizzonte 2020, nonché fondi nazionali e investimenti del settore privato.

    I progetti su vasta scala sosterranno il Green Deal europeo e l’ambizione dell’UE di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050: contribuiranno a ripristinare e conservare gli ecosistemi e le specie da cui dipendiamo, a progredire verso un’economia circolare, a migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, a stimolare la finanza sostenibile e ad aumentare la resilienza dell’Europa ai cambiamenti climatici.

    Diversi i campi di azione a seconda delle zone di intervento. Conservazione della natura: in Estonia, in Irlanda e a Cipro i progetti integrati contribuiranno a preservare la natura e a migliorare la gestione della rete di aree protette Natura 2000 dell’Unione. Ne beneficeranno molti habitat e specie importanti: foreste, terreni agricoli, pascoli, zone costiere, torbiere, impollinatori ecc. Questi habitat hanno anche l’importante funzione di pozzi di assorbimento del carbonio.

    Gestione dei rifiuti: in Grecia un progetto promuoverà la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti, riducendo la quantità di rifiuti urbani destinati alla discarica. Saranno sviluppati nuovi indicatori e nuove norme sui rifiuti per contribuire alla creazione dell’economia circolare.

    Qualità dell’aria: il finanziamento LIFE aiuterà la Slovacchia a conformarsi alle direttive dell’UE in materia di qualità dell’aria, riducendo l’esposizione della popolazione a inquinanti atmosferici nocivi. Ne beneficerà anche la vicina Repubblica Ceca, che presenta problemi analoghi di qualità dell’aria.

    Acqua: i progetti integrati realizzati a livello di bacini idrografici preserveranno e miglioreranno la qualità dell’acqua nei fiumi e nei laghi dell’Irlanda e della Lettonia, consentendo a questi paesi di rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva quadro dell’UE sulle acque.

    Adattamento ai cambiamenti climatici: il finanziamento LIFE contribuirà ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. In Spagna i progetti integreranno l’adattamento ai cambiamenti climatici nella programmazione e in altri settori politici, in Francia creeranno capacità di adattamento utilizzando soluzioni basate sulla natura.

    Finanza sostenibile: sempre in Francia, un progetto integrato contribuirà a far scoprire questo settore ancora poco conosciuto e a generalizzare l’uso dei prodotti finanziari verdi.

    Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Esiste dal 1992 e ha cofinanziato più di 5 400 progetti in tutta l’UE e nei paesi terzi. Il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1 100. Il bilancio per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di € a prezzi correnti. I progetti integrati LIFE sono stati introdotti nel 2014 per aiutare gli Stati membri a rispettare le norme fondamentali dell’UE in materia di ambiente, natura e clima. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, la Commissione propone di aumentarne il finanziamento di quasi il 60 %.

    Fonte: Comunicato della Commissione europea del 17/02/2020

  • C’è il rischio della bolla verde (dopo It, subbprime e derivati)

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi sul paper della BRI “Il Cigno Verde” relativo ai nuovi rischi di crisi risultanti dal rapporto tra finanza e cambiamenti climatici pubblicato si ‘ItaliaOggi’ il 15 febbraio 2020.

    La Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea ha pubblicato un rapporto intitolato «The Green Swan», Il Cigno Verde. Le banche centrali e la stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici.

    Lo studio dell’istituto il cui cda è guidato da Jens Weidmann, analizza i legami tra gli effetti del cambiamento climatico e la finanza e afferma che le conseguenze del cosiddetto global warming potrebbero portare a una nuova forma di rischio finanziario sistemico.

    Oggi non si valuterebbero correttamente i valori degli asset, dei crediti e degli investimenti perché non si tengono in giusta considerazione i rischi insiti nei cambiamenti climatici. Vi sarebbero, per esempio, perdite non adeguatamente coperte dalle assicurazioni poiché i loro modelli attualmente ignorano la dimensione ecologica degli investimenti.

    Di conseguenza, se i governi dovessero applicare delle regole più stringenti sulle emissioni di CO2, i relativi valori degli asset «brown» rispetto a quelli «green» dovrebbero oggettivamente essere rivisti.

    Il clima può impattare sul rischio finanziario in tre modi: eventi meteorologici straordinari (inondazioni, terremoti, incendi, siccità ecc), la transizione verso un’economia a bassa produzione di CO2, con effetti sui livelli di profitto e di sostenibilità economica, e i risarcimenti da pagare per eventi causati dal cambiamento climatico. In verità, già da molto tempo il settore delle assicurazioni analizza questi aspetti. Gli operatori vorrebbero integrarli nei modelli macroeconomici.

    Vi è poi la cosiddetta «finanza verde», o presunta tale. Stanno crescendo gli strumenti finanziari green, come le obbligazioni, i green bond. Ne sono già in circolazione per circa 800 miliardi di dollari e potrebbero superare i 1.500 entro il 2024. Non sono molti. Rappresentano poco più dell’1,5% del totale delle obbligazioni. Sono titoli finalizzati alla raccolta di risparmi per investirli in progetti di varia natura ecologica.

    Sembra che si stia pensando di creare delle agenzie di rating mirate al rischio finanziario relativo al cambiamento climatico. Interessati sarebbero anzitutto le assicurazioni, gli analisti della qualità dei crediti, i fondi d’investimento, con un portafoglio differenziato di titoli, e i fondi pensione interessati in investimenti nel sociale e nel green.

    In merito, secondo la Bri, il ruolo delle banche centrali dovrebbe diventare molto importante, considerato che i governi saranno sempre più chiamati a formulare politiche pubbliche relative al clima e all’ambiente. Anche i sistemi fiscali dovranno presto adeguarsi a un’economia «de carbonizzata».

    Molti ambienti della finanza e dei mass media hanno accolto molto positivamente il paper «Il Cigno Verde». Il nome si rifà forse al film americano «Black Swan» del 2010, ispirato dal balletto «Il lago dei cigni» del compositore Pëtr Il’ic Cajkovskij, in cui emerge il lato oscuro autodistruttivo della doppia personalità del personaggio centrale, una danzatrice classica. In quest’ottica, alcuni già si preparerebbero a spiegare la possibile relazione di causa ed effetto tra il cambiamento climatico e un’eventuale futura crisi finanziaria. Non vorremmo che ciò possa fornire l’alibi per altri salvataggi con i soldi pubblici.

    Indubbiamente una maggiore attenzione all’ambiente naturale e umano è cosa necessaria e positiva. L’economia sostenibile, l’energia più pulita, la lotta all’inquinamento, soprattutto della plastica, sono sfide ineludibili per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità. Né si può ignorare, del resto, lo stimolo che in merito viene dalla società. Ben venga, quindi, che tutti, anche la finanza, se ne vogliano far carico. Senza però essere ingenui e manipolabili.

    Non vorremmo che si sia intravisto nell’economia verde e nella finanza verde un nuovo strumento di speculazione e di profitto.

    Non possiamo dimenticare che sono state le grandi banche too big to fail e la finanza speculativa a provocare la crisi finanziaria ed economica globale più grave della storia. Queste non hanno certamente badato a evitare danni per i cittadini e per l’ambiente. Né sembra che nel frattempo abbiano dimostrato pentimento o un diverso orientamento.

    Certo fa effetto vedere che il recente Forum Economico di Davos sia stato quasi completamente dedicato all’ambientalismo. E che personaggi come Mark Calney, il governatore di quella Bank of England che è nel centro finanziario mondiale della City londinese, e l’amministratore delegato del maggior fondo americano, BlackRock, abbiano a Davos tessuto le lodi della green economy. Non li vediamo come tanti San Paolo, convertiti davanti alla Porta di Damasco.

    È opportuno ricordare che negli ultimi 20 anni abbiamo «vissuto», tra gli altri, i crac della «bolla It», della bolla immobiliare con i mutui sub prime e di quella dei derivati otc. Non vorremmo che oggi la stessa finanza voglia costruire una «bolla verde», questa volta direttamente con i soldi pubblici. Infatti, è noto che tutti i governi del mondo e le grandi istituzioni politiche internazionali vogliono mettere in campo migliaia di miliardi di dollari per investimenti verdi ed ecologici. Si pensi all’Unione europea. E, si sa, la finanza speculativa è famelica. È facile dichiararsi difensori dell’ambiente, è più difficile esserlo.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

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