Sostenibilità

  • Vietare l’esportazione di vecchi veicoli inquinanti fuori dall’UE e per i paesi africani possibilità di acquisto di veicoli tramite accordi con le case automobilistiche

    Riceviamo e pubblichiamo una lettera che l’On. Cristiana Muscardini ha inviato al Commissario europeo all’Ambiente

    Virginijus Sinkevičius

    Commissario europeo all’Ambiente

    Rue de la Loi 200

    1049 Brussels

    Belgium

    Milano, 21 novembre 2022

    Signor Commissario,

    anche alla luce dei vari problemi emersi durante Cop 27 svoltosi in Egitto Le chiedo di affrontare un tema che sembra sfuggito all’attenzione di molti di coloro che si occupano di ambiente e di lotta all’inquinamento.

    Come Ella sa, mentre in Europa si obbligano i cittadini a sostituire le vetture inquinanti, dalle macchine ai veicoli agricoli, offrendo anche incentivi, gli stessi sono poi esportati e rivenduti nei paesi più poveri, specialmente in Africa.

    In questo modo noi spostiamo il problema, ci saranno meno emissioni inquinanti a Parigi, Milano, Bruxelles, Berlino ma ci sarà  ancora più inquinamento nelle città africane e, come sappiamo bene, il problema non si risolve spostandolo ma eliminandolo.

    La Commissione ritiene di poter intervenire mettendo allo studio una proposta che da un lato vieti l’esportazione di vecchi veicoli inquinanti fuori dall’Unione Europea e dall’altro crei, per i paesi africani, possibilità di acquisto di veicoli per il trasporto privato, pubblico e per l’agricoltura a prezzi calmierati attraverso i fondi per la cooperazione e tramite accordi con le case automobilistiche?

    Certa che alla Sua sensibilità non sfuggirà la necessità di affrontare anche questo problema resto in attesa di conoscere il Suo pensiero.

    Cordiali saluti,

    Cristiana Muscardini

  • Gli italiani guardano alla finanza etica ma non ci investono

    Cresce l’interesse degli italiani per gli investimenti sostenibili e anche il livello di conoscenza di questi strumenti finanziari migliora. Ma nei fatti resta ancora molto contenuta la quota di investimenti detenuta nei cosiddetti prodotti Esg, ossia che includono tra i requisiti fattori ambientali e sociali. E’ quanto emerge dall’indagine Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, «Interesse verso gli investimenti sostenibili. Un esercizio di caratterizzazione degli investitori italiani”.

    La quota di investitori che si dichiara disposta a considerare strumenti finanziari con caratteristiche di sostenibilità è passata dal 60% nel 2019 al 74% circa nel 2021. Una maggiore propensione che comunque appare condizionata alle prospettive di redditività che devono risultare “almeno in linea con quella di opzioni di investimento alternative tradizionali (dal 38% al 57%)”. È aumentata anche la quota di intervistati che afferma di avere una conoscenza almeno di base degli investimenti sostenibili, passando dal 27% nel 2019 al 37% nel 2021. Per contro, però, “è rimasto molto contenuto il possesso di investimenti sostenibili, riportato dal 6% circa degli investitori sia nel 2019 sia nel 2021. Il dato è cresciuto lievemente tra gli investitori assistiti (7% nel 2019 e 11% nel 2021) e, soprattutto, tra gli investitori informati (rispettivamente, 13% e 15%).

    Sotto il profilo socio-demografico, incidono in modo significativo l’età, la condizione professionale, il livello di istruzione e la condizione finanziaria. In particolare, l’interesse per i prodotti sostenibili è meno frequente tra gli investitori più anziani (una associazione positiva sebbene debole emerge per la fascia di età compresa tra 25 e 45 anni), tra i pensionati e tra gli investitori che non partecipano al mercato del lavoro, mentre si associa positivamente con l’istruzione e alcune condizioni professionali come, ad esempio, quella dell’impiegato. Nell’ambito del financial control, è diventata meno frequente la propensione a pianificare, peraltro già contenuta: nel 2021, infatti, solo il 9% degli investitori ha dichiarato di avere un piano finanziario (-2 punti percentuali rispetto all’indagine 2019). Si è ridotta lievemente la quota di investitori che riesce a rispettare costantemente il budget familiare (dal 27% al 25%), mentre è aumentata di 5 punti percentuali la quota di individui che hanno dichiarato di essere indebitati nei confronti sia di banche e istituzioni finanziarie (dal 35% nel 2019) sia di amici e parenti (dal 9% nel 2019).

  • La Commissione approva un regime italiano da 500 milioni di euro per migliorare le prestazioni ambientali delle navi

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 500 milioni di euro per aiutare le imprese del trasporto marittimo ad acquistare navi pulite e a zero emissioni e ad ammodernare le navi più inquinanti. La misura contribuisce al conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo e del pacchetto “Pronti per il 55%” della Commissione.

    Il regime notificato dall’Italia ha una dotazione di 500 milioni di euro e sarà finanziato attraverso il fondo complementare istituito con risorse nazionali per integrare il piano nazionale di ripresa e resilienza nell’ambito di una più ampia strategia di modernizzazione dell’economia del paese.

    Il regime intende incoraggiare le compagnie di navigazione a sostituire le navi esistenti a basse prestazioni ambientali e a ridurre l’uso di combustibili fossili nel settore del trasporto marittimo. Il regime sosterrà progetti volti ad aumentare le prestazioni ambientali e l’efficienza energetica delle navi che effettuano servizi marittimi a lungo, medio e corto raggio per passeggeri, merci e trasporto combinato e anche di altre navi che operano nei porti italiani.

    In particolare, gli aiuti serviranno a finanziare l’acquisto di navi pulite e a zero emissioni, comprese quelle alimentate a elettricità e idrogeno, e l’ammodernamento di navi esistenti. Grazie all’ammodernamento le navi potranno: i) utilizzare o aumentare l’uso di biocarburanti e combustibili sintetici (ad esempio carburanti rinnovabili liquidi o gassosi di origine non biologica) in aggiunta o come alternativa ai combustibili fossili; e ii) utilizzare la propulsione eolica come alternativa ad altri sistemi di propulsione. La misura sostiene un’ampia gamma di tecnologie che spaziano dall’installazione di batterie e di celle a combustibile fino a sistemi di propulsione eolica.

    Il regime sarà aperto alle compagnie di navigazione registrate in Italia che forniscono collegamenti di trasporto marittimo tra un porto italiano e porti europei e/o mediterranei o che operano all’interno di porti italiani. I beneficiari saranno selezionati mediante una procedura aperta, non discriminatoria e trasparente.

    Gli aiuti assumeranno la forma di sovvenzioni dirette. L’importo massimo di aiuto per beneficiario è pari al 40% dei costi ammissibili e può essere aumentato fino al 60% per le piccole e medie imprese e al 45% per i progetti riguardanti navi a emissioni zero.

  • Affrontare le sfide più urgenti mantenendo la rotta a lungo termine

    La Commissione europea ha adottato il programma di lavoro per il 2023 con il quale definisce un’agenda coraggiosa per rispondere alle crisi attuali che pesano sulla vita quotidiana degli europei e raddoppia nel contempo gli sforzi per conseguire le trasformazioni verde e digitale in corso, rendendo la nostra Unione europea più resiliente.

    In quest’ottica la Commissione mira a sostenere i cittadini e le imprese, sia riducendo i prezzi dell’energia, garantendo gli approvvigionamenti essenziali per la competitività delle nostre imprese e per la nostra sicurezza alimentare, sia rafforzando la nostra economia sociale di mercato.

    Il programma di lavoro della Commissione contiene 43 nuove iniziative strategiche che coprono i sei ambiziosi obiettivi definiti negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen e si fonda sul suo discorso sullo stato dell’Unione del 2022 e sulla lettera di intenti.

    Molte delle iniziative chiave di questo programma di lavoro danno seguito ai risultati della Conferenza sul futuro dell’Europa. I panel dei cittadini di nuova generazione saranno inoltre integrati nel processo di elaborazione delle politiche della Commissione in alcuni settori chiave. I primi panel di cittadini affronteranno le questioni dello spreco alimentare, della mobilità per l’apprendimento e dei mondi virtuali.

    Realizzare sei obiettivi prioritari

    1. Un Green Deal europeo

    Nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina, nel 2023 la Commissione proporrà, tra le altre iniziative, una riforma generale del mercato dell’energia elettrica dell’UE, che comprenderà il disaccoppiamento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas. Per contribuire a potenziare rapidamente la nostra economia dell’idrogeno verde, la Commissione proporrà di creare una nuova Banca europea dell’idrogeno, che investirà 3 miliardi di € per rilanciare un mercato dell’idrogeno nell’UE.

    Nel 2023 la Commissione adotterà inoltre misure per ridurre i rifiuti e il loro impatto ambientale, con particolare attenzione ai rifiuti alimentari e tessili, un tema individuato durante la Conferenza sul futuro dell’Europa. Analogamente, in risposta alle preoccupazioni dei cittadini, la Commissione proporrà una revisione della legislazione dell’UE in materia di benessere degli animali.

    1. Un’Europa pronta per l’era digitale

    Per affrontare i rischi attuali e futuri delle dipendenze strategiche, la Commissione proporrà misure dell’UE per garantire un accesso adeguato e diversificato alle materie prime critiche necessarie per la resilienza digitale ed economica dell’Europa.

    In occasione del 30° anniversario del mercato unico, ne mostreremo i grandi vantaggi, individuando e colmando al contempo le lacune esistenti nell’attuazione dei suoi obiettivi. La revisione delle norme sui ritardi di pagamento contribuirà a ridurre gli oneri per le PMI in un periodo di incertezza economica. La nostra iniziativa volta a ampliare e migliorare ulteriormente l’uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario aiuterà le imprese nel mercato unico semplificando le procedure amministrative e giudiziarie.

    La Commissione proporrà inoltre uno spazio comune europeo di dati sulla mobilità per promuovere la digitalizzazione del settore della mobilità, mentre un quadro normativo dell’UE per il sistema Hyperloop ci aiuterà ad essere pronti per mettere in atto le soluzioni emergenti in materia di mobilità.

    1. Un’economia al servizio delle persone

    Tenendo conto del contributo della Conferenza sul futuro dell’Europa, la Commissione effettuerà un riesame della nostra governance economica per garantire che sia ancora adatta allo scopo. Per rafforzare ulteriormente il bilancio dell’Unione di fronte all’urgenza dei problemi attuali, procederemo anche a una revisione intermedia del bilancio dell’UE per il periodo 2021-2027 e presenteremo una seconda serie di nuove risorse proprie sulla base della proposta relativa a un corpus unico di norme fiscali per le imprese in Europa.

    Per garantire che la moneta comune dell’Unione sia adatta all’era digitale, presenteremo una proposta per stabilire i principi di un euro digitale prima di una possibile emissione da parte della Banca centrale europea.

    Date le sfide sociali create dalla pandemia di COVID-19 e dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, aggiorneremo il nostro quadro per tirocini di qualità per affrontare questioni quali una retribuzione equa e l’accesso alla protezione sociale, allo scopo di rafforzare la resilienza sociale dell’Europa.

    Questo programma di lavoro è il frutto di decisioni prese in tempi di grande incertezza economica. Siamo pertanto pronti a rivalutarlo dopo l’inverno, in particolare per quanto riguarda le misure che possono incidere sulla competitività.

    1. Un’Europa più forte nel mondo

    La crudele realtà della guerra conferma la necessità di intensificare gli sforzi dell’UE nel settore della sicurezza e della difesa. Per difendere i nostri interessi, i nostri principi democratici, la pace e la stabilità presenteremo la strategia spaziale dell’UE per la sicurezza e la difesa e una nuova strategia per la sicurezza marittima dell’UE. Aggiorneremo inoltre il nostro pacchetto di strumenti sanzionatori per includervi la corruzione.

    Proporremo una nuova agenda per corroborare le nostre relazioni con l’America latina e i Caraibi. Nel contempo continueremo la nostra cooperazione con i paesi candidati dei Balcani occidentali, nonché con l’Ucraina, la Moldova e la Georgia, in vista della loro futura adesione all’Unione.

    1. Promozione dello stile di vita europeo

    Considerando che solo il 15% dei giovani ha intrapreso studi, formazioni o apprendistati in un altro paese dell’UE, la Commissione proporrà di aggiornare l’attuale quadro UE di mobilità per l’apprendimento per consentire agli studenti di spostarsi più facilmente tra i sistemi di istruzione. Il 2023 sarà l’Anno europeo delle competenze: vogliamo attirare professionisti altamente qualificati in settori in cui l’Europa soffre di carenze di manodopera, attraverso proposte sul riconoscimento delle qualifiche dei cittadini di paesi non UE. Un’iniziativa mirata promuoverà una delle competenze più importanti dal punto di vista strategico attraverso un’Accademia per le competenze in materia di cibersicurezza.

    Per uno spazio Schengen resiliente e sicuro, caratterizzato da viaggi senza frontiere, proporremo leggi sulla digitalizzazione dei documenti di viaggio dell’UE e sull’agevolazione dei viaggi.

    Per costruire ulteriormente l’Unione europea della salute, la Commissione proporrà un approccio integrato alla salute mentale, una delle iniziative chiave della Conferenza sul futuro dell’Europa, una raccomandazione riveduta sugli ambienti senza fumo e una nuova raccomandazione sui tumori a prevenzione vaccinale.

    1. Un nuovo slancio per la democrazia europea

    La democrazia è il fondamento della nostra Unione. Nel 2023 la Commissione presenterà un pacchetto per la difesa della democrazia, comprendente un’iniziativa sulla protezione dello spazio democratico dell’UE da interessi esterni.

    Continueremo a costruire un’Unione dell’uguaglianza proponendo una tessera europea di disabilità che garantirà il riconoscimento reciproco dello status di disabilità in tutti gli Stati membri. Continueremo inoltre a lavorare per colmare le lacune nella protezione giuridica contro la discriminazione fondata sulla razza o l’origine etnica.

    In linea con i nostri principi per legiferare meglio, la Commissione continuerà a individuare il potenziale di semplificazione e riduzione degli oneri e a favorire la sostenibilità. Per integrare gli sforzi sistematici volti a individuare ed eliminare le lungaggini burocratiche, un gruppo di portatori di interessi ad alto livello contribuirà ulteriormente a razionalizzare in modo mirato la legislazione dell’UE che interessa i cittadini e le imprese.

    La Commissione avvierà un dibattito con il Parlamento e il Consiglio per stabilire un elenco di priorità legislative comuni su cui i colegislatori convengano di intervenire rapidamente. La Commissione continuerà a sostenere gli Stati membri e a collaborare con loro per garantire l’attuazione della legislazione e delle politiche dell’UE, nuove o già in vigore, e si impegnerà a far rispettare il diritto dell’UE attraverso procedure di infrazione ove necessario.

  • Da gennaio autorizzate 32 centrali di energia da fonti rinnovabili

    Da gennaio a ottobre di quest’anno, il Consiglio dei ministri ha sbloccato l’iter di 32 nuove centrali a fonti rinnovabili, per lo più eolico, per 1,6 gigawatt di potenza complessiva. Progetti fermi da 3-4 anni, bloccati dai veti paesistici delle Soprintendenze del Ministero della Cultura, nonostante avessero l’ok ambientale del Ministero della Transizione ecologica.

    Il Cdm ha avocato a sé i dossier e ha risolto il conflitto fra i 2 Ministeri, dando la Valutazione di impatto ambientale positiva ai progetti. Ora serve l’ultimo ok dalle Regioni, che potrebbe arrivare tra qualche mese. Dopodiché, potranno partire i cantieri. All’inizio del 2024, gli impianti dovrebbero essere in funzione.

    Dopo anni di stop, quando in Italia si installavano a malapena 0,8 gigawatt di rinnovabili all’anno, l’energia pulita comincia a ripartire. Ma il passo è ancora troppo lento, mentre bisognerebbe correre. Il problema di fondo per anni sono stati i veti delle Soprintendenze ai nuovi impianti, accusati di deturpare il paesaggio. Poi c’erano le lentezze della burocrazia e le proteste “nimby” delle comunità locali.

    Il governo Draghi è intervenuto snellendo le procedure, ma soprattutto avocando a sé le autorizzazioni bloccate. Alla fine dell’anno scorso, il Cdm ha dato il via libera a 18 progetti fermi da anni, per 764 GW in totale. Da gennaio a ottobre di quest’anno, sono stati sbloccati altri 32 progetti, per 1,6 gigawatt. Il problema è che bisognerebbe fare molto di più: per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione che si è data la Ue (taglio del 55% delle emissioni di gas serra al 2030), bisognerebbe installare ben 8 gigawatt all’anno.

    Per Angelo Bonelli di Europa Verde, “al MiTE sono bloccate autorizzazioni per 37 GW di impianti di energie rinnovabili” e “il ministro non ha approvato il Decreto sulle aree idonee”. Terna (la società pubblica della rete elettrica) dice di avere richieste di nuove fonti rinnovabili per 280 GW. Anev (l’associazione delle imprese dell’eolico) spiega che a Palazzo Chigi sono fermi progetti per 7 GW di nuova potenza e 10 GW di repowering di impianti esistenti.

    “Il governo Draghi sta cercando di recuperare un ritardo importante – commenta Simone Tong, presidente dell’Anev -: nei 3 anni dei governi Conte, nessun progetto era stato sbloccato. Il Consiglio dei ministri, compreso lo stesso ministro della Cultura, ha detto per 32 volte che i pareri delle Soprintendenze erano sbagliati. Non applicavano la legge per tutelare il paesaggio, si inventavano ostacoli per bloccare le rinnovabili”.

    “L’intervento del Consiglio dei Ministri ci dice due cose – dichiara Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, l’associazione delle imprese elettriche -. La prima è che il governo riconosce l’importanza del ruolo delle rinnovabili per contrastare il caro energia. La seconda è che abbiamo un problema, se serve l’intervento del governo per superare i veti”.

    Per Alessandra Scognamiglio, ricercatrice dell’Enea, “l’Italia, che pure ha obiettivi ambiziosi e ha grande capacità di investimento, deve superare ostacoli autorizzativi e svecchiarsi con una nuova mentalità, che metta insieme cultura, rinnovabili e paesaggio. Il codice del paesaggio è vecchio di quasi 20 anni, andrebbe modernizzato”.

  • Dal 2024 bus a idrogeno prodotti in Italia

    Autobus urbani a idrogeno prodotti tra Bologna e la provincia di Avellino. Si comincerà nel 2024, grazie a un accordo tra Industria italiana autobus (Iia) e l’azienda portoghese CaetanoBus. I mezzi fabbricati in Italia saranno destinati sia al mercato interno sia a quello internazionale. “É presto per quantificare i volumi di produzione”, fanno sapere dall’azienda, “ma la domanda è in costante crescita”. Intanto, già dalla fine di quest’anno, Iia avvierà la commercializzazione dei veicoli a idrogeno prodotti da Caetano con Toyota.

    L’azienda nipponica e quella lusitana lavorano insieme dal 2021 per la diffusione di autobus a emissioni zero. Quelli in arrivo in Italia sono equipaggiati con le celle a combustibile, dove l’energia è sprigionata dalla reazione chimica tra idrogeno e ossigeno. Oltre alla tecnologia Fuel Cell di Toyota, i bus si basano sul sistema H2.City Power, messo a punto proprio da Caetano.

    Iia, ex Bredamenarinibus, si prepara così a compiere un nuovo passo verso la mobilità sostenibile. Percorso intrapreso già all’indomani del salvataggio del 2019, con l’entrata nell’azionariato di Invitalia, con il 42,76%, e Leonardo, 28,65%. Dopo aver rilanciato la filiera italiana dell’autobus elettrico, l’azienda ha appena ricevuto un finanziamento di 50 milioni di euro da un gruppo di istituti di credito guidato da Banco Bpm.

    “Oggi, come ieri, continuiamo a perseguire gli obiettivi della transizione ecologica”, commenta Antonio Liguori, presidente e amministratore delegato Iia. Soddisfatta dell’intesa anche Patricia Vasconcelos, Ceo di Caetano: “Iia è il partner ideale perché condividiamo la stessa visione nel contribuire a costruire una società a emissioni zero attraverso la nostra innovazione congiunta”.

  • La Commissione approva una misura italiana da 21,1 milioni di euro a sostegno di Poste Italiane per la realizzazione di infrastrutture di ricarica

    Nel quadro delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, la Commissione europea ha approvato una misura italiana da 21,1 milioni di € a sostegno di Poste Italiane per la costruzione e l’installazione di 5.000 stazioni di ricarica per veicoli elettrici in 2.100 piccoli comuni italiani.

    La misura si iscrive nel piano nazionale italiano per gli investimenti complementari che integrerà il piano di ripresa e resilienza dell’Italia con risorse nazionali.

    La misura è tesa alla realizzazione di infrastrutture di ricarica accessibili a tutti nei piccoli comuni italiani, la cui gestione sarà affidata a terzi sulla base di una gara d’appalto aperta, competitiva, trasparente e non discriminatoria.

    La misura contribuirà all’obiettivo dell’Italia di sviluppare una rete nazionale integrata di infrastrutture di ricarica per i veicoli stradali elettrici, e rientra in un progetto di più ampio respiro, il “Progetto Polis”, che consentirà a Poste Italiane di fornire una serie di servizi agli abitanti dei piccoli comuni e delle zone remote d’Italia.

    Nell’ambito della misura, il sostegno assumerà la forma di una sovvenzione diretta. La Commissione ha valutato la misura alla luce delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, in particolare della Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia.

    La Commissione ha constatato che la misura è necessaria e adeguata per realizzare infrastrutture di ricarica in zone in cui non sarebbero effettuati investimenti privati senza sostegno pubblico. Ha inoltre concluso che la misura è proporzionata, in quanto è limitata al minimo necessario e ha un’incidenza limitata sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri. Su queste basi la Commissione ha approvato la misura in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

  • In Italia il 62% della raccolta rifiuti è differenziata

    Tutti i dati sulla raccolta differenziata In Italia: dal vetro alla carta, dalla plastica all’alluminio, fino all’acciaio, al legno e al compostabile; tutto in un unico ‘contenitore’ in grado di fornire una fotografia aggiornata dell’impegno dei Comuni nella raccolta differenziata, con tanto di corrispettivi economici a copertura dei maggiori oneri: questo l’identikit di ‘Open’, il portale realizzato da Anci e Conai nell’ambito dell’Accordo 2020-2024, presentato insieme all’XI rapporto 2020 sulla raccolta differenziata e il riciclo.

    “Puntiamo a rendere trasparenti e accessibili al pubblico – ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale Anci Enzo Bianco – tutte le informazioni relative alle raccolte differenziate e ai corrispettivi erogati dai Consorzi di filiera, coerentemente con le più moderne regolamentazioni sull’accesso universale alle informazioni ambientali”. In generale, da quanto emerge dallo studio, nel 2020 sono state migliorate le performance di raccolta differenziata di quasi tutte le Regioni italiane, specie quelle del Sud, con un dato medio complessivo di circa il 62% di differenziata. Significativi avanzamenti anche per i quantitativi gestiti all’interno dell’accordo Anci-Conai, con quasi 7 milioni di tonnellate di imballaggi di carta, plastica, vetro, metalli e legno. Secondo lo studio nel 2020 il Veneto, seguito a ruota da Sardegna e Lombardia, ha guidato la classifica sulla raccolta differenziata e il riciclo grazie a un 76% di differenziata, archiviando un 3% di incremento per quantità nel periodo 2016-2020. La Sardegna ha chiuso l’anno con un 74% di raccolta (+13,9%) mentre la Lombardia si è attestata al 73% (+4,8%). In coda la Sicilia (42,2% e un incremento nel quinquennio 2016-2020 del 26,8%), in compagnia della Calabria (48% e +14,8%) e del Lazio (51,8% e +9,5%).

    Nel complesso la percentuale di raccolta differenziata nel 2020, l’anno del Covid, ha raggiunto il 63%, facendo segnare un incremento del 10,3% rispetto al periodo 2016-2020. Rilevante il dato sulla produzione pro capite di rifiuti urbani: 486,5 chili, a fronte di un ammontare complessivo nazionale di 28,8 milioni di tonnellate, di cui 18,1 differenziati. Sul complesso dei rifiuti riconosciuti dai Consorzi di filiera Conai svetta il 57% di raccolta della plastica, che insieme a carta e vetro rappresenta il 95% di tutti i corrispettivi erogati. Tuttavia la filiera che ha registrato il maggiore incremento, rispetto al 2019, è stata quella degli imballaggi di carta (+28,3%), seguita da quella dell’acciaio (+6,1%).

    Soddisfatto il sindaco di Lecce e delegato Anci per Energia e Rifiuti, Carlo Salvemini: “Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza lo Stato ha finalmente investito adeguate risorse per la dotazione impiantistica, carente in particolare nel Mezzogiorno, per ricucire i divari che anche il rapporto Anci-Conai certifica. L’anno 2020 vede la percentuale di raccolta differenziata italiana migliorare ancora, nonostante le difficoltà della gestione pandemica. In questi anni – ha rimarcato Salvemini – la collaborazione tra i Comuni italiani e il Conai è cresciuta a livello quantitativo, con nuove convenzioni, e qualitativo grazie al sostegno alla progettazione garantito ai Comuni propri in vista degli interventi Pnrr che rappresentano una occasione irripetibile che siamo chiamati a cogliere”.

    “Siamo molto felici di presentare questo rapporto, divenuto un punto di riferimento importante per il mondo della gestione dei rifiuti urbani”, ha spiegato il presidente Conai Luca Ruini. “Rifiuti che, oggi più che in passato, è importante vedere come risorse prodotte dalle nostre città, vere e proprie miniere metropolitane”.

  • La Commissione e i leader industriali avviano un partenariato industriale per il biometano

    In occasione della Settimana europea dell’energia sostenibile, la Commissione ha avviato un partenariato industriale per il biometano in collaborazione con i principali rappresentanti dell’industria, ed ha ribadito il proprio impegno a favore della transizione energetica verde.

    In occasione dell’inaugurazione, il Vicepresidente esecutivo Frans Timmermans e la Commissaria Kadri Simson, insieme a Harmen Dekker, Direttore generale dell’Associazione europea per il biogas, e Ole Hvelplund, Direttore generale di Nature Energy, hanno celebrato l’avvio del partenariato industriale per il biometano con l’apertura simbolica di un gasdotto rinnovabile.

    Questo nuovo partenariato pubblico-privato, previsto dal piano REPowerEU, mira a sostenere l’obiettivo di aumentare la produzione e l’uso annuale di biometano a 35 miliardi di metri cubi entro il 2030.

    Il partenariato ridurrà la dipendenza dell’Europa dal gas naturale in modo efficiente sotto il profilo dei costi. Nel contempo, contribuirà in modo sostanziale a un sistema energetico integrato a zero emissioni nette, alla diversificazione dei redditi degli agricoltori e a un approccio circolare.

    Nell’ambito del piano REPowerEU, lo scorso maggio la Commissione ha presentato il piano d’azione per il biometano, che include l’istituzione del partenariato industriale per il biometano. Tale partenariato è aperto a tutte le parti interessate che desiderano adoperarsi per conseguire tale obiettivo.

  • Lo stop alle fonti fossili farà risparmiare 12mila miliardi di dollari. Nel 2050

    Il mondo potrebbe risparmiare almeno 12mila miliardi di dollari, smettendo di bruciare i combustibili fossili entro il 2050. Lo afferma un nuovo studio dell’università di Oxford, pubblicato il 13 settembre, sulla rivista scientifica Joule. Un aumento del 55% dell’utilizzo delle energie rinnovabili basterebbe infatti per sostituire quasi interamente petrolio, carbone e gas. L’eliminazione graduale di queste fonti però non aiuterebbe soltanto ad arginare l’emergenza climatica in corso, abbattendo le emissioni di CO2, ma contribuirebbe anche a ridurre le spese energetiche.

    “Le rinnovabili sono più economiche” rispetto ai combustibili fossili, secondo Doyne Farmer, economista di Oxford e coautore dello studio. I loro costi di gestione sono “in calo da decenni» e, accelerando sulla transizione ecologica, si abbasseranno sempre più velocemente in futuro.

    Per arrivare a questo dato, i ricercatori hanno confrontato le previsioni di crescita dei principali modelli energetici con i dati sul costo effettivo dell’accumulo di energia solare, eolica e delle batterie negli ultimi decenni. Lo scenario futuro, che risulta dall’analisi, è positivo: i prezzi dell’energia pulita scenderanno infatti molto di più, rispetto a quanto stimato fino ad oggi. Un calo così rapido dei costi “è diverso da qualsiasi cosa osservata in qualsiasi altra tecnologia energetica in passato”, scrivono gli autori. La prospettiva è confermata anche dalle tendenze attuali. I costi del solare, per esempio, “si stanno già abbassando fino a due volte più velocemente delle proiezioni più ottimistiche”.

    Quindi la sostituzione dei combustibili fossili e il passaggio graduale a batterie ricaricate da vento o sole, veicoli elettrici e altre tecnologie verdi entro la metà del secolo non avrà effetti positivi soltanto sulle emissioni di gas serra, che accelerano il surriscaldamento globale. Porterebbe infatti il mondo a risparmiare almeno 12mila miliardi di dollari.

    “La nostra ultima ricerca mostra che l’aumento delle tecnologie verdi continuerà a ridurre i loro costi e più velocemente andiamo, più risparmieremo. – ha aggiunto anche Rupert Way, ricercatore post-dottorato a Oxford e autore principale dello studio – Accelerare la transizione ecologica è ora la soluzione migliore non solo per il pianeta, ma anche per i costi energetici».

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