Sostenibilità

  • Vigo: con Combimais premiata la filiera completa riconoscibile

    Lo scorso 17 luglio l’Azienda lombarda ‘Innovagri ‘dei fratelli Mario e Alberto Vigo ha ricevuto, dalle mani del Premier Giuseppe Conte e alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, un importante premio indetto da Confagricoltura per le aziende agricole che maggiormente si sono distinte per i sistemi innovativi adottati per la coltivazione. ‘Innovagri’ ha vinto grazie al progetto Combi Mais Idrotechnologies che da qualche anno ha messo in campo, con numerosi e molto soddisfacenti risultati.  Abbiamo incontrato il presidente di ‘Innvagri’, Mario Vigo, per sapere di più del progetto, e non solo.

    1) Come è nata l’idea di Combi Mais?

    “Combimais” nasce per dare una risposta all’interno di Expo ad una agricoltura mirata del nuovo millennio, interpretando le necessità che portano ad un agroalimentare produttivo, qualitativo e sostenibile.

    2)  Come è stata accolta nella sua azienda e dai consumatori ‘tradizionali’ questa idea?

    Nella mia azienda il protocollo “Combimais”è stato accolto in maniera estremamente positiva in quanto facilita il lavoro degli operatori agricoli e crea le condizioni per un minor impatto ambientale a tutto vantaggio della società in cui viviamo. Altrettanto favore, il prodotto “Combimais” è stato accolto dai consumatori per la tracciabilità, sostenibilità a garanzia di un prodotto “made in Italy” addirittura “milanese”

    3) Quale è stato secondo lei l’aspetto considerato più innovativo meritevole del premio di Confagricoltura?

    Trattasi di progetto unico nel suo genere che crea una filiera completa tale da definirsi “dal chicco alla tavola”, generando innovazione e ricerca con il doppio compito di poter interpretare un nuovo modo di fare agricoltura garantendo al consumatore, oltre la qualità, la sostenibilità.

    4) E’ a conoscenza di altri progetti simili in Italia?

    Esistono in Italia diversi progetti per le diverse colture, es. Linea biscotto sostenibile di ‘Barilla’ che prevede una coltivazione improntata alla sostenibilità. Tutto ciò fa scuola per disegnare quel modello di agricoltura già interpretato dal protocollo “Combimais”.

    5) Quali sono i progetti futuri di Combi Mais?

    “Combimais” è un progetto che, grazie alla capacità di aziende che sono leader nel settore agricolo, si rinnova di anno in anno, offendo soluzioni che diventano sempre più premianti per gli imprenditori agricoli, contestualmente, offrendo ai consumatori un prodotto altamente qualitativo.

    6) Nell’agroalimentare esiste da anni un serio problema di contraffazione, malgrado siano in vigore, finalmente, leggi europee precise in materia di etichettatura per sapere tutto sull’origine di un prodotto. Nel vostro settore come state arginando questo fenomeno?

    Proprio per rispondere ad un problema di contraffazione abbiamo voluto un prodotto di produzione che non solo garantisca la qualità ma addirittura la zona ed il metodo di coltivazione. Lasciamo alle Istituzioni sia nazionali che europee il compito di vigilare con leggi che appaiano realmente tutelare il lavoro ed il prodotto dell’agroalimentare italiano così ben apprezzato il tutto il mondo.

  • Allarme auto elettriche: poco profitto e futuro incerto

    Da anni l’intero settore automobilistico è stato invaso dalle nuove tecnologie e specialmente dai nuovi motori sempre più green e attenti all’ambiente. La rivoluzione ha portato continui investimenti nel settore delle vetture elettriche e ad impatto zero, ma non sembra che stia andando tutto come previsto.

    Alix Partners, una società di consulenza, descrive l’industria automobilistica ormai come un deserto del profitto. E non è il primo indizio a riguardo. Prima Standard & Poor’s ha avvisato che l’outlook sui margini tende al brutto a causa dei troppi investimenti, a fronte dei quali la risposta del mercato appare quanto meno improbabile. Poi è stata la volta addirittura del numero due di Bmw, che ha spiegato come i cittadini europei siano molto scettici nell’acquistare auto solo elettriche.

    Gli analisti guardano con preoccupazione ad alcuni indicatori del settore. Il più importante è la quantità impressionante di soldi che i costruttori stanno investendo, da qui al 2023: 225 miliardi di dollari per l’elettrificazione della gamma e altri 50 per la guida autonoma, stando alle stime di Alix Partners. Per dare un riferimento, 275 miliardi è la metà dei 553 miliardi di Ebit che i costruttori di auto e veicoli leggeri hanno generato nel quinquennio 2014/18.

    Le imprese devono costantemente fare investimenti, per andare incontro alle opportunità di nuova domanda che si prospettano all’orizzonte, ma gli analisti in verità dipingono un trend tutt’altro che espansivo nei prossimi anni. Il primo mercato del Mondo, la Cina, che ha generato in questo decennio i due terzi della crescita, pare stia tirando il freno: si proietta un meno 8% quest’anno. Gli Stati Uniti sono entrati nella fase calante del ciclo e l’Europa, per bene che possa fare, non darà i volumi necessari.

    La spinta verso l’elettrificazione arriva comunque dai governi, che impongono limiti alle emissioni impossibili da rispettare e inutili sotto il profilo ambientale, accompagnati da multe miliardarie. Davanti a queste imposizioni, i costruttori si sono sentiti incalzati. In altri termini, è la prima volta che non sono loro, i car makers, a dettare l’agenda dello sviluppo.

    Resta importante capire l’impatto che avranno questi cospicui investimenti con poco mercato e scarsi profitti. Un generale indebolimento finanziario dell’industria automobilistica, che già lo scorso anno ha mandato un’avvisaglia: una flessione del 20% dei profitti, pari a 25 miliardi di dollari, nonostante una contestuale riduzione di 44mila addetti, la prima dopo la crisi 2008/10.

    Per quanto riguarda i consumi del nostro Paese, gli automobilisti italiani sono fortemente interessati all’auto elettrica, ma sono ancora molti i talloni d’Achille che ne frenano l’acquisto. I problemi sono noti, e discussi, da anni: al momento costa troppo, almeno rispetto alle vetture convenzionali, l’autonomia genera ansia e preoccupazioni e la rete di ricarica non è sufficiente e capillare.

    Michele Crisci, presidente dell’Unrae, sottolinea che “il futuro dell’auto elettrica sarà molto legato alla capacità che le infrastrutture avranno di permettere agli utenti una ricarica continua, veloce, diffusa in maniera ampia sia domestica sia pubblica, sia nei luoghi dove lavoriamo. L’auto del futuro – conclude Crisci – sarà sicuramente un’auto elettrica, connessa e condivisa. È inevitabile un periodo di transizione. Si devono tenere in considerazione i futuri sviluppi tecnologici, ma anche la situazione presente, perché in Italia abbiamo 37 milioni di autoveicoli obsoleti rispetto a queste tecnologie”.

    In conclusione i costruttori, dopo più di un secolo di mobilità individuale a motore, oltre a meritare fiducia e rispetto, hanno le spalle per reggere questa nuova sfida. Ma le prossime strategie andranno prese con oculatezza per evitare che tutto il settore finisca in una enorme bolla senza futuro.

  • Per la tintarella 2019 arrivano le creme eco-friendly

    La composizione delle creme solari sta cambiando radicalmente in nome di un maggiore rispetto per l’ambiente e una serie di conquiste hitech che permettono di proteggere la pelle. Scegliere gli schermi protettivi per sé e la propria famiglia può prevedere la considerazione di nuovi elementi che fanno fare scelte più informate, una volta impensabili. Nascono infatti i primi filtri protettivi che rispettano gli ambienti acquatici e le creme ‘green’, anche in nome dello stile di vita ‘less is more’ che contagia Millennials e Generazione Z europei che preferiscono i prodotti di bellezza ‘clean’ (puliti, privi di sostanze chimiche e con liste di ingredienti ridotte al massimo a 10 sostanze). Anche grazie alle vendite dirette online, inoltre, si fanno strada brand locali che fanno concorrenza alle multinazionali specializzate in filtri solari. Il filone indie-beauty (brand piccoli e indipendenti da tutto il mondo) contagia infatti il segmento della protezione solare e propone creme, spray e dopo sole a base di ingredienti autoctoni che derivano anche da piccole coltivazioni e mini fabbriche a conduzione familiare.

    Cambia anche il modo con cui ci esponiamo al sole, supportati dalla tecnologia e dagli studi in ambito ambientale che permettono di predire quanti raggi ultravioletti aspettarsi nella giornata, il livello di inquinamento, il tasso di umidità e la presenza di pollini. E’ infatti frutto del Technology Incubator di L’Oreal il primo sensore di protezione solare indossabile e senza batterie (La Roche Posay My Skin Track UV, in vendita negli Apple store e in internet) che monitora i raggi UV, l’inquinamento, l’umidità e i pollini. In formato mini, si aggancia con una clip a vestiti e accessori.

    Fra le novità 2019 in chiave indie si segnalano i prodotti solari realizzati in un piccolo stabilimento nella foresta di Bregenz, di Susanne Kaufmann. Precisano i responsabili della società: “Sono prodotti in formato da viaggio, imbottigliati, sigillati e confezionati a mano e contengono ingredienti vegetali da coltivazioni provenienti dalla stessa foresta. Privi di ingredienti attivi chimici, solventi o emulsionanti e tutti i conservanti sono di derivazione botanica”.

    Anche l’italiana Comfort Zone sposa fin dalle prime produzioni la filosofia green ed eco ed i nuovi solari (Water Soul Eco Sun Cream SPF30) hanno formule in cui le dosi di schermi sono ridotte del 30% per minimizzare l’impatto sull’ambiente acquatico, mantenendo comunque inalterati i livelli di protezione dai raggi dannosi ultravioletti. Garantiscono i formulatori Comfort Zone di avere messo a punto “una formulazione solare ecosostenibile di nuova generazione, concepita per garantire il rispetto dell’ambiente acquatico. Possiede un ampio spettro UVA/UVB e la formula contiene una ridotta concentrazione di filtri. Priva di profumo, silicone e filtri dannosi per l’ambiente, ha un packaging totalmente riciclabile e realizzato in plastica riciclata e a CO2 compensata”.

    Fra le novità ‘verdi’ si segnalano anche i nuovi filtri protettivi di Beautech Collagenium PlaySun che abbinano ingredienti naturali che intensificano l’abbronzatura, come zucchero di canna, caramello e beta-carotene, insieme a sostanze anti-inquinamento ricavate dalle alghe e siliconi ‘alternativi’ cioè del tutto naturali perché in realtà ricavati dalle frazioni insaponificabili dell’olio di oliva.

    Confermano il successo avviato la scorsa estate anche le acque e gli spray protettivi e rinfrescanti che ora possiedono anche una nuova tecnologia olio/acqua (contengono il 52% di acqua) a due fasi (bi-fasica) che permette di mescolare i due componenti agitando il flacone prima di usarlo (Vichy Ideal Soleil). Mediterranea Sun si arricchisce di un nuovo prodotto, lo Spray Invisibile Corpo SPF 50+ che forma un film protettivo e invisibile sulla pelle, resistente all’acqua e che non lascia residui grazie a una texture asciutta e non grassa (Olio di crusca di riso e olio di Argan tra i suoi ingredienti). Anthelios Shaka Fluido è la novità La Roche Posay resistente all’acqua, alla sabbia e al sudore. La formula è con i polimeri “intelligenti” della tecnologia brevettata Intelimer. Shiseido, brand pioniere del colorito sunkissed ha sviluppato una linea che protegge dai raggi nocivi del sole non solo al mare ma anche durante lo sport. La collezione Suncare Sports con tecnologia WetForce e Quick Dry si è arricchita tra l’altro di una Mist spray invisibile ma protettiva 50+. Anche i prodotti di costo minore hanno migliorato le formule, come lo storico marchio PREP che ha eliminato i parabeni e gli allergeni e ora propone originali formulazioni mousse sia solari che doposole e punta sulla nuova crema Crema Solare Protezione Pelli Sensibili 50+, arricchita con succo d’aloe e burro di karitè

    Per gli amanti dei tatuaggi e del micro-blanding (fenomeno in costante crescita) arrivano invece nuovi schermi ad alta protezione che bloccano i raggi che possono scolorire nuovi disegni e decori (come Sun Good ‘Tattoo’ SPF 30 di Solarium/Alfa Parf).

    I solari sono una necessità per l’esposizione al sole non solo per la pelle ma anche per i capelli: olio protettivo, shampoo e maschera dopo sole fanno ormai parte del beauty case dell’estate al mare. L’azienda italiana Cotril ha rinnovato la nuova collezione Beach tutta dedicata a prodotti specifici e dermatologicamente testati, che prevengono e riparano capelli e corpo dai danni del sole.

    Detta invece nuove linee guida di buone pratiche per la produzione di filtri solari e per la scelta di prodotti davvero ‘green’ Natrue, Associazione Internazionale di certificazione ‘bio’ in ambito cosmetico con sede a Bruxelles. Spiegano i valutatori Natrue: “Le formulazioni solari certificate come biologiche dovrebbero includere solo ingredienti che si trovano in natura o derivati da fonti naturali. Il nostro standard prevede solo filtri minerali a base di diossido di titanio o di monossido di zinco, che sono classificati come sostanze identiche alla natura. Nei solari sono ammessi anche i nanomateriali, in quanto sono stati valutati come assolutamente sicuri dal Comitato Scientifico sulla Sicurezza del Consumatore dell’Unione Europea ed in etichetta deve essere specificato a fianco del nome della sostanza l’indicazione ‘nano’ per informare i consumatori”. Anche sul fronte degli schermi solari questa sarà una estate più ecologica.

  • All’insegna della sostenibilità e dei nuovi materiali l’edizione 2019 del Premio ‘Tecnovisionarie’

    Rispondere ai bisogni del presente proteggendo il futuro. E’ questo il principio al quale si ispira la XIII Edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie -, che quest’anno ha come tema portante “Sostenibilità e Nuovi Materiali” e si svolgerà martedì 3 luglio, alle ore 18,30 a Palazzo Pirelli a Milano.  

    Genialità, creatività, intraprendenza, spirito di iniziativa, lungimiranza, solidarietà, capacità di sapere guardare oltre le convenzioni: tutto questo alla base di un premio che ogni anno è attribuito a donne che, nella loro attività professionale, hanno testimoniato di possedere visione, privilegiando l’impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti e l’etica. L’edizione 2019 focalizza l’attenzione sul valore che la tecnologia e la chimica ha dato alla lavorazione del materiale, trasformandolo e perfezionando sempre più quella straordinaria capacità che l’uomo ha avuto, sin dai tempi più antichi, di riuscire a plasmarlo. I materiali di domani saranno perciò “intelligenti”, in grado di svolgere più di una funzione e di prendere il posto di congegni e dispositivi oggi in uso. Fil rouge migliore non potrebbe esserci con l’obiettivo del riconoscimento. “Il Premio Tecnovisionarie vuole rappresentare un importante tassello di cambiamento culturale: premiando il merito femminile si premiano quelle donne il cui contributo al progresso economico, scientifico e sociale è fondamentale per la crescita del Paese. Sono le ‘Tecnovisionarie’ nel settore della ricerca, dell’innovazione, dell’impresa, dei media e della cultura” –  afferma Gianna Martinengo, ideatrice del Premio. “Abbiamo da sempre creduto fortemente – prosegue – nell’importanza di investire nelle donne e nelle loro capacità in un mondo alla ricerca di affidabilità, di crescita e di equità. Obiettivi che ci poniamo ogni giorno con l’Associazione, una realtà consolidata, ma soprattutto un qualificato network che consente di condividere conoscenze ed esperienze basate sui principi in cui ci riconosciamo“.

    Scelte da una giuria di qualità, le nove Tecnovisionarie 2019 insignite del Premio sono:

    Daniela Trabattoni, Director of Women’s Heart Center Interventional Cardiology Unit 3, Centro Cardiologico Monzino (Categoria Salute), Marinella Levi, Professore Ordinario, CMIC Politecnico Milano (Categoria Ricerca Scientifica), Emilia Rio, Direttore Risorse Umane, HSE, Organizzazione e Change Management, A2A, Presidente AMSA S.p.A. (Categoria Energia Rinnovabile e Ambiente), Marina Gandini, Junior Research Scientist presso Glass to Power, spin off dell’Università di Milano Bicocca (Categoria Energia Rinnovabile e Ambiente), Jayshree Seth, Corporate Scientist and Chief Science Advocate, 3M US (Categoria Ricerca applicata), Silvia Bencivelli, Medico, giornalista scientifica e conduttrice radiofonica e televisiva (Categoria Divulgazione scientifica); Premio Speciale Arte e Scienza Sonia Bergamasco, attrice e regista; Premio Speciale Pubblica Amministrazione Monica Parrella, Direttrice Generale del Personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze;  Premio Speciale Europa: Jill Morris, Ambasciatore britannico in Italia e San Marino.

    L’evento 2019 sarà caratterizzato anche da un’esperienza raffinata di gusti, tra tradizione e innovazione, a cura della società di catering T’a Milano di Tancredi e Alberto Alemagna; la tela d’arte della collezione ANITÀ, che le premiate riceveranno è stata creata appositamente per il Premio e dedicata alle donne che hanno saputo coniugare “cuore e invenzione” raggiungendo traguardi al servizio degli altri”.

    Media partner di questa edizione è il magazine ELLE, diretto da Maria Elena Viola, il brand internazionale (45 edizioni nel mondo) nato in Francia nel 1945, che da sempre segue e sostiene l’evoluzione del mondo femminile perché ELLE considera le donne le protagoniste del cambiamento, la vera energia alla base della società.

  • Fantascienza, profezia o semplice analisi logica?

    Nel 1973 uscì nei cinema di mezzo mondo, un film di fantascienza intitolato 2022: i sopravvissuti. La trama è semplice: il pianeta è devastato e inaridito dall’inquinamento e dalla sovrappopolazione. La ricerca di cibo è, di conseguenza, il principale problema per l’umanità e l’unico alimento in commercio per le masse più povere è il Soylent Green. Un simil-biscotto multicolore ottenuto dal “sano e naturale Plancton marino”, come pubblicizzato dalla Soylent, la più grande Food Corporation che lo produce. Contrariamente, però, a quanto da loro dichiarato, un non integerrimo poliziotto (interpretato da un cupo Charlton Heston) viene a scoprire che le riserve di Plancton sono praticamente esaurite e che il vero ingrediente di questo composto sono i cadaveri umani. Fine! Fantascienza o profezia?

    Venendo a noi e alla realtà dei nostri giorni, inquinamento e desertificazione ci sono. Così come la sovrappopolazione: nel 2022 saremo 8 miliardi di bocche da sfamare e va da sé che è impossibile continuare a sfruttare le risorse del pianeta (aria, acqua, terra, vegetali, animali e persone) nella misura attuale. E come andrà a finire? Nel numero di luglio del 2001 de L’Espresso, un illustre docente italiano di Scienze della Nutrizione, nella Rubrica “Mangiare Sano” scriveva che “Il cannibalismo rappresenta una scelta nutrizionalmente razionale”. Nel 2014, in Nord America, con lo slogan pubblicitario Abbiamo pensato noi al tuo cibo così che tu non debba farlo (We thought about your food so you wouldn’t have to) viene immesso sul mercato il Soylent, una linea di polveri e bevande alimentari “sane e complete” (con formule segrete) per sostituire i pasti umani. E rimaniamo ancora in America dove, è di qualche giorno fa la notizia che lo Stato di Washington ha legalizzato, per la prima volta al mondo, la trasformazione in concime di cadaveri umani. Fine? Questo è quanto accadrà? Da fantascienza a profetizzata realtà? Ora, il film del 1973 termina con il poliziotto agonizzante che urla ad una folla completamente indifferente la terribile verità scoperta. E noi? Evidentemente non abbiamo riflettuto abbastanza allora, ma dobbiamo necessariamente farlo adesso, se vogliamo cambiare un terribile ed infelice finale (per i nostri figli e nipoti) già scritto quarantasei anni fa; quando ancora qualcuno, senza bisogno di super computer e smartphone, usava ancora bene il cervello per immaginare e raccontare cosa sarebbe successo al pianeta e all’umanità se si fosse andati avanti ai quei ritmi di consumismo scriteriato. Nessuna suggestiva profezia ma una semplice analisi logica. Causa ed effetto. Uno più uno.

  • Ripensare, riutilizzare e riciclare la plastica: le idee vincenti degli studenti riuniti a Milano per l’European Youth Debating Competition

    La plastica può avere un futuro sostenibile? Parrebbe proprio di sì se tutti imparassimo a riciclare e a riutilizzare questo prodotto che sempre più spesso è considerato causa principale di inquinamento e degrado ambientale. E le idee per dare nuova vita e dignità alla plastica non mancano quando a proporle sono i giovani, anzi i giovanissimi, come è successo a Milano, lo scorso 30 maggio, in occasione della tappa nazionale dell’European Youth Debating Competition (EYDC, www.eydc.eu) in cui i protagonisti delle nuove  e utili proposte sono stati gli oltre 500 studenti di Scuole secondarie di II grado provenienti, oltre che dall’Italia, da Francia, Benelux, Germania, Polonia, Spagna e UK. Per il nostro Paese erano 80, da 10 scuole di Milano e Città metropolitana. I ragazzi hanno lavorato in classe, per mesi, sul quesito “Rethink, reuse, recycle: how would you shape a sustainable future with plastics and petrochemicals?” (Ripensa, riutilizza, ricicla: Come costruiresti un futuro sostenibile con la plastica e i prodotti petrolchimici?) e durante l’evento milanese hanno partecipato ad un dibattito, in inglese e con regole precise, in cui hanno esposto le loro idee concrete su come ridisegnare, riutilizzare e riciclare la plastica e i prodotti della petrolchimica per un futuro sempre più sostenibile. Una Giuria composta da rappresentanti dell’industria, docenti ed esperti di EPCA e PlasticsEurope, ha assistito al dibattito e ha valutato le prestazioni dei ragazzi basandosi, oltre che sulla loro preparazione, sulla capacità espressiva e sull’abilità di confrontarsi e interagire e ha premiato Alice Soldati del Liceo Scientifico Vittorini di Milano, Manuela Abdel Sayed del Liceo Scientifico Vittorini di Milano, Elia Giannini dell’Istituto Tecnico Molinari di Milano, Valerio Venezia dell’Istituto Tecnico Cannizzaro di Rho, Stefan Eugeniev Apostolov dell’Istituto Tecnico Maggiolini di Parabiago, Nihad Fadene del Liceo Scientifico Bramante di Magenta che parteciperanno alla finale europea, a Berlino il prossimo 7 ottobre, insieme ai finalisti provenienti da tutti gli altri Paesi, nell’ambito della 53° Assemblea di EPCA. Soddisfazione è stata espressa dal direttore dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano e città Metropolitana, Yuri Coppi, che, nell’elogiare  l’impegno e l’entusiasmo mostrato dai ragazzi nell’approcciarsi alla ricerca e alla elaborazione di idee costruttive, ha ricordato quanto i lavori scaturiti dalla ricerca abbiano offerto a tutti loro un’occasione privilegiata per acquisire competenze trasversali e capacità di gestire e rielaborare le informazioni.

  • Le imprese chiedono al Governo più sostenibilità

    I segnali sono sempre più forti e ormai inequivocabili. Le imprese e il mondo della finanza chiedono al Governo di dare un colpo d’acceleratore alla realizzazione dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 e di aprire un tavolo su questo tema presso Palazzo Chigi. Dieci associazioni imprenditoriali (Confindustria, Alleanza delle cooperative italiane, Confagricoltura, Confartigianato Imprese, Cia, Cna, Confcommercio, Confindustria, Febaf, Unioncamere e Utilitalia), tutte aderenti all’Asvis, hanno indicato per la prima volta in un documento congiunto le linee di azione per accelerare il passo verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, firmata dai 193 Paesi Onu nel settembre 2015.

    Il documento, è stato presentato in questi giorni a Milano nell’ambito dell’evento del Festival dello sviluppo sostenibile che si è svolto nell’auditorium di Assolombarda di Milano. Le associazioni hanno anche rinnovato gli impegni assunti nel 2017 con il “Patto di Milano” e hanno chiesto al premier Giuseppe Conte di convocare quanto prima il tavolo proposto dalle associazioni.

    Tra tutte le richieste, una serie di interventi necessari per creare un contesto idoneo allo sviluppo sostenibile, per accelerare il decoupling tra crescita economica e pressione ambientale, per affrontare la dimensione sociale della transizione ecologica del sistema produttivo, per favorire lo sviluppo dei territori e la loro resilienza e per promuovere un modello economico orientato allo sviluppo sostenibile.

    “L’Agenda 2030 riconosce alle imprese e alla finanza un ruolo fondamentale – ha sottolineato Enrico Giovannini, portavoce Asvis – ed è evidente il cambiamento culturale che sta avvenendo, anche in Italia. Il nostro Paese è ricco di aziende virtuose rispetto allo sviluppo sostenibile ma questo non vale ancora per il sistema nel suo complesso, anche per l’assenza di politiche adeguate”.

    “Le imprese italiane sono le più sostenibili d’Europa, ma questo non basta e dobbiamo lavorare insieme alle istituzioni per costruire un modello italiano di sviluppo moderno e sostenibile”, ha dichiarato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Il termine sostenibilità – ha aggiunto – deve essere largo e deve essere considerato in chiave di corresponsabilità, cioè non riguarda solo le imprese – che devono fare la loro parte – ma anche tutti gli altri attori della società civile”.

    Il vice presidente di Assolombarda Antonio Calabró ha sottolineato che la sostenibilità “è una scelta di economia civile, di economia circolare, è una assunzione di responsabilità ma è anche contemporaneamente una scelta che ha a che fare con la competitività. Per reggere sui mercati nell’alta gamma dei prodotti e dei servizi è necessario avere un grande rispetto per l’ambiente, le persone, i diritti, l’inclusione sociale, la qualità e la sicurezza. La sostenibilità è dentro il nostro modo di fare impresa”.

    Per tutti i progetti si contano quasi 200 miliardi di euro, tra risorse proprie e finanziamenti di investitori esterni, sia privati che istituzionali. É il budget finanziario che metterà in moto in tre anni il nuovo Piano industriale del Gruppo Cassa depositi e prestiti, completamente orientato verso obiettivi di sviluppo sostenibile.

    “Innoveremo il nostro modello di business e operativo – ha spiegato l’ad di Cdp Fabrizio Palermo – includendo nel processo di valutazione degli investimenti, oltre all’aspetto economico, anche misure degli impatti sociali e ambientali”.

    Housing sociale, efficientamento energetico, riqualificazione edilizia, imprese innovative, impatto ambientale, infrastrutture: il ventaglio di interventi è a 360 gradi. Saranno previsti green bond e tassi di finanziamento più vantaggiosi per le imprese sostenibili. “Il sistema finanziario italiano – ha dichiarato Luigi Abete, presidente di Febaf – sta promuovendo una crescita sostenibile con varie modalità: da un lato premiando le aziende che fanno prodotti o processi sostenibili con piani di finanziamento a tassi decrescenti”

     

  • Chi è l’uomo più forte e intelligente del mondo?

    Sui primi 10 film record di incassi a livello mondiale, ben otto hanno come protagonisti creature inventate o uomini con super poteri. E se ascoltiamo con attenzione le più recenti pubblicità, il prefisso “super” è più che inflazionato (cibo super naturale, detersivo super pulente, dentifricio super sbiancante, etc.). Ma siamo davvero diventati così super? O superiori? O ci sentiamo tali? E chi è l’uomo più forte e intelligente del mondo? Non posso certamente sapere a quale risposta stiate pensando voi ora, ma posso raccontarvi quanto grande fosse l’esuberanza dei più piccoli studenti delle elementari quando, durante i nostri incontri di educazione ambientale, mi rispondevano gridando, con tifo da stadio, i nomi dei loro supereroi e delle loro supereroine preferiti. Entusiasmo che calava, per trasmutare in attenta e stupita curiosità, quando io, sorridendo li interrompevo dicendo “Va bene, va bene ma io vi ho chiesto quale uomo, non quale super-uomo, sia il più forte e intelligente del mondo”. E voi, a chi avete pensato? Chi è più forte e intelligente fra gli uomini? Quello che per sopravvivere ha bisogno di scarpe, vestiti, una casa (riscaldata d’inverno o rinfrescata d’estate) etc. e, ancora, medici, psicologi, etc. etc.? O chi non ha bisogno di tutto questo ed è in grado di sopravvivere nella Natura grazie alla Natura stessa? E perché rivolgere lo sguardo, nel 2019, verso questi uomini ancora così selvatici? Perché si parla tanto oggi di sostenibilità senza, innanzitutto, porre l’attenzione sul fatto che è la condizione o, meglio, il risultato del nostro modello di sviluppo a creare questa necessità. In parole più semplici, si parla di cercare un modello di crescita sostenibile perché, nei fatti, quello moderno occidentale non lo è. Un esempio per tutti è l’esponenziale erosione genetica e biologica dei Paesi civilizzati mentre l’80% della biodiversità mondiale la si trova ancora e solo dove vivono e cercano di sopravvivere i popoli nativi di ogni continente. Allora, l’esperienza ci ha insegnato che quando abbiamo un problema, ci rivolgiamo a chi quel problema, o ha le conoscenze o i mezzi per risolverlo o, addirittura, non ce l’ha mai avuto perché lo ha sempre prevenuto. Domanda: dovremmo quindi ritornare tutti a vivere come gli uomini primitivi che hanno avuto ed hanno ancora la forza e l’intelligenza di mantenere l’ambiente vivo, pulito? Certamente sarebbe, a conti fatti, la soluzione più rapida ed efficace ma è impraticabile e per diversi motivi, primo fra tutti, il fatto che noi oggi, seguendo le nostre logiche, siamo fisicamente (e mi spingerei ad affermare, anche mentalmente) molto più deboli. Che cosa prendere, allora, dall’esperienza di questi popoli così forti e intelligenti? Innanzitutto far ricordare la loro esistenza e far conoscere la loro storia. Distaccatamente. In secondo luogo, se vogliamo dare ai nostri figli un più acuto senso critico, studiarne e insegnarne, dove possibile, l’eco-nomia (dal greco, “la conduzione della casa” e, per logica, il modo in cui si vive) così come nelle scuole studiamo la storia e l’economia della Germania o di un’altra nazione. Saranno poi loro a riflettere su cosa o chi sia stato più lungimirante. Noi o loro. L’uomo è un prodotto dell’Ambiente e, per questo, viviamo grazie all’ambiente e la qualità della nostra vita dipende dalla sua biodiversità. Punto. Se continuiamo a non averne cura, non inventiamoci bugie o alibi o altri supereroi che salveranno il pianeta con i loro super-poteri. Non servirà a nulla e, soprattutto, non aiuterà i nostri figli ad avere la forza e l’intelligenza per affrontare le sempre più gravi e sovrapposte emergenze ambientali a cui dovranno, per causa anche nostra, far fronte inevitabilmente.

  • Combi Mais presenta i risultati della coltivazione sostenibile

    Si svolgerà a Milano martedì 21 maggio, alle ore 11, presso l’Associazione Granaria di Milano nella Torre Uffici SoGemi di Via Cesare Lombroso, 54 la conferenza stampa di presentazione di Combi Mais 6.0 2019

    Combi Mais Idrotechnologies è il progetto di maiscoltura basato su un protocollo di coltivazione sostenibile che combina agronomia e innovazione con l’obiettivo di ottenere più produttività, più qualità, più redditività nella produzione di granella per uso alimentare e, da quest’anno, anche zootecnico. Combi Mais Idrotechnologies è il progetto di maiscoltura basato su un protocollo di coltivazione sostenibile che combina agronomia e innovazione con l’obiettivo di ottenere più produttività, più qualità, più redditività nella produzione di granella per uso alimentare e, da quest’anno, anche zootecnico. Combi Mais Idrotechnologies fa parte del Progetto Mais in Italy per la valorizzazione del mais italiano

  • Conte: agricoltura e tecnologia insieme per un futuro più sostenibile

    “Il settore dell’agricoltura di precisione è fortemente innovativo. Sostenibilità significa attenzione alla natura, rispetto dell’ambiente, attenzione alla formazione di chi opera, degli addetti, alle condizioni di lavoro e offrire il futuro migliore ai nostri figli”- è quanto ha dichiarato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervenendo alla seconda giornata di Seeds&Chips, il Summit mondiale sulla food innovation in corso a Fiera Milano Rho. Secondo il Premier le nuove tecnologie non tolgono nulla alla nostra tradizione perché l’agricoltura rimane anche un fatto identitario, non solo imprenditoriale ma culturale e ci consentono anche di aprire uno sguardo coraggioso per un futuro più sostenibile.

    E proprio la terra di cui è originario, la Puglia, è la prima regione in Italia in cui il binomio agricoltura e tecnologia sta per consolidarsi in maniera eccellente. Conte, infatti, ha ringraziato il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, presente al Summit, che si è reso immediatamente disponibile ad individuare nella regione la sede per eccellenza dove coltivare queste nuove prospettive imprenditoriali. In mattinata il fondatore e ideatore del summit, Marco Gualtieri, e il presidente Emiliano hanno firmato una lettera di intenti per la progettazione e successiva realizzazione di un Hub dell’innovazione nell’Agricoltura di precisione, con sede a Bari, nell’ex aerostazione passeggeri dell’aeroporto Karol Wojtyla. Il polo, denominato Airport F – da Station F, ex stazione ferroviaria a Parigi e luogo dell’innovazione – sarà un luogo di ricerca, un incubatore di nuove iniziative imprenditoriali, un centro di attrazione per investimenti nazionali e internazionali nel settore della biotecnologia per l’agricoltura e qualità e sicurezza alimentare, in grado di sviluppare sinergie con le realtà industriali e le eccellenze regionali ed extraregionali. “Un progetto importante a cui abbiamo lavorato in questi mesi e che vuole portare la Puglia a essere il centro del mondo dell’agricoltura di precisione, un’industria dalle grandissime potenzialità di sviluppo economico, necessaria per raggiungere gli obiettivi della sostenibilità” – commenta Gualtieri che aggiunge: “Noi crediamo che la Puglia sia ‘the place to be’, il posto dove venire a investire e a sviluppare le tecnologie dell’agricoltura di precisione. Se questa cosa, come speriamo, funzionerà, porterà delle grandi opportunità alla Puglia, a tutto il Mezzogiorno italiano e al sistema Paese“.

    E a proposito di prospettive future non è mancato, neanche oggi, uno sguardo all’Africa, “culla della rinascita”, della quale si è parlato con Olusegun Obasanjo, ex Presidente della Federal Republic of Nigeria, Donald Kaberuka, settimo Presidente di African Development Bank Group, Yvonne Lokko di UNIDO e altre personalità impegnate nel mondo africano. Al dibattito ha partecipato anche Antonio Cammisecra, AD di Enel Green Power.

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