Sostenibilità

  • Accordo tra Fs e Snam per l’alimentazione a idrogeno dei treni

    L’idrogeno bussa alle porte del trasporto ferroviario per prendere il posto dei combustibili fossili. Con questo obiettivo il gruppo Fs Italiane e Snam hanno sottoscritto un accordo per valutare la fattibilità tecnico-economica e nuovi modelli di business in Italia.

    È il primo accordo in Europa tra un operatore ferroviario nazionale e un operatore energetico e di fatto è una prima possibile applicazione dell’idrogeno nel sistema che può innescare la trasformazione. L’accordo, firmato dagli amministratori delegati del gruppo Fs Italiane, Gianfranco Battisti, e di Snam, Marco Alverà, prevede la realizzazione di analisi e studi di fattibilità e lo sviluppo di progetti congiunti su linee ferroviarie convertibili all’idrogeno sul territorio nazionale. In particolare, Fs Italiane e Snam costituiranno un gruppo di lavoro con l’obiettivo di valutare possibili progetti pilota che prevedano la sostituzione dei combustibili fossili con idrogeno.

    Le due società sperimenteranno soluzioni tecnologiche innovative legate alla produzione, al trasporto, alla compressione, allo stoccaggio, alla fornitura e all’utilizzo dell’idrogeno per contribuire allo sviluppo della mobilità sostenibile. L’accordo con Snam conferma l’importanza, per Fs Italiane, di “incentivare la mobilità sostenibile, in piena coerenza con gli indirizzi europei del green new deal”, afferma Gianfranco Battista, amministratore delegato del gruppo Fs Italiane. I trasporti ferroviari a idrogeno rappresentano in questo senso una “fondamentale innovazione in grado di rendere più ecologici i viaggi di passeggeri e merci sulle residue tratte ferroviarie non ancora elettrificate”, conclude il manager.

    Sempre nell’ambito del trasporto ferroviario, nei mesi scorsi Snam ha sottoscritto anche un accordo con il costruttore di treni Alstom per sviluppare i treni a idrogeno in Italia. L’intesa raggiunta con il gruppo Fs Italiane rappresenta un “passo importante nella promozione di una filiera dell’idrogeno in Italia partendo da settori cruciali per la decarbonizzazione come il trasporto di persone e merci”, afferma Marco Alverà, amministratore delegato di Snam. Grazie a questa collaborazione si punta a realizzare “infrastrutture per convertire rapidamente a idrogeno treni attualmente alimentati a diesel in Italia e così acquisire una leadership tecnologica da capitalizzare anche a livello internazionale”.

    L’importanza per la transizione verso l’idrogeno è ormai ribadita sia dal mondo imprenditoriale che dagli esponenti politici. Nei giorni scorsi, ad esempio, il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha evidenziato che si tratta di una “partita fondamentale a livello europeo e l’Italia non può non essere protagonista”.

  • Nel 2030 saranno elettriche 8 auto ogni 10 in circolazione

    Entro il 2030 i veicoli totalmente elettrici (Bev) costituiranno oltre l’80% di tutti i mezzi elettrici venduti. Sarà la Cina, insieme ad altri Paesi asiatici, a recitare il ruolo da protagonista, arrivando a detenere fino alla metà (49%) di tutto il mercato mondiale dei veicoli elettrici. E’ questa la fotografia scattata dall’ultimo report di Deloitte Electric Vehicles – Setting a course for 2030.

    La ricerca stima per il 2030 fino a 25,3 milioni di vendite. Un dato significativo rispetto alle vendite delle auto a propulsione sia elettrica sia a combustione interna (Phev), che dovrebbero fermarsi a 5,8 milioni entro lo stesso periodo. Secondo Deloitte, il rimbalzo dei consumi atteso dopo la crisi scatenata dal Covid-19 permette di prevedere una nuova crescita anche per i veicoli con motore a combustione interna (Ice), destinata a protrarsi fino al 2025 (81,7 milioni) prima di subire un calo su tutto il mercato nel quinquennio successivo.

    Nonostante le stime attuali non indichino come probabile un ritorno ai livelli di vendita pre-pandemia prima del 2024, la previsione globale per i veicoli elettrici rimane ottimistica e vede un notevole tasso di crescita, pari al 29%, per il prossimo decennio. Le vendite sarebbero destinate a salire da 2,5 milioni di veicoli del 2020 a 11,2 milioni nel 2025 fino ai 31,1 milioni entro il 2030.

    Ormai il percorso di transizione verso i veicoli elettrici è “irreversibile. La velocità di questa transizione, invece, può variare e dipenderà soprattutto dalla capacità di produttori e rivenditori di eliminare le paure che ancora frenano i consumatori”, afferma Giorgio Barbieri, responsabile automotive di Deloitte Italia. Per quanto riguarda il mercato globale, la Cina e gli Paesi asiatici saranno i protagonisti con una quota di mercato del 49%. L’Europa avrà il 27% e gli Stati Uniti il 14%.

  • IEA and Singapore’s EMA launch sustainable energy policies programme in smart cities

    The International Energy Agency (IEA) estimates that Southeast Asia’s electricity demand is set to grow at an average rate of 4% annually, based on today’s policy settings. This could result in a doubling of demand by 2040 from 2019 levels, the IEA. The growth is driven by urbanisation, industrialisation and rising consumption by a growing middle class. This presents a golden opportunity for Association of South East Asian Nations (ASEAN) cities to adopt smart, low-carbon solutions and meet rising energy demand in the most efficient way possible.

    On September 7-10, more than 250 participants from 27 countries are expected to take part in the inaugural digital edition of the Singapore-IEA Regional Training Programme on Sustainable Energy Policies for Smart Cities, the IEA said, adding that the Programme brings together policy makers, urban planners and academia to look at improving energy efficiency in cities and to formulate policies that meet local urban energy challenges.

    According to the IEA, the four-day online training programme will feature experts from the IEA and Singapore government agencies, such as the Centre for Liveable Cities and Land Transport Authority. Insights on key themes of integrated spatial and transport planning, sustainable municipal services and distributed energy resources will be shared. Representatives from the Sustainable Energy Development Authority of Malaysia and the World Bank will also be presenting their experiences.

    Energy Market Authority Chief Executive Ngiam Shih Chun said the impact of the COVID-19 pandemic on the global economy has been unprecedented and the energy sector has not been spared. “Despite the challenges, we must not lose sight of our efforts towards a low-carbon energy future. To better manage rising energy demand in Southeast Asia, the EMA and the IEA have designed a training programme to build capacity and enhance knowledge sharing to support the region’s energy transition,” he said.

    IEA Executive Director Fatih Birol said the aim is to train thought leaders of today and tomorrow from across all levels of government in the best ways that Southeast Asia can embrace renewables and energy efficiency to accelerate clean energy transitions in its cities. The IEA’s online training programmes and knowledge-sharing community are key to our commitment to making our expertise open and accessible to all.

    The training programme is the fourth activity under the Singapore-IEA Regional Training Hub initiative, which was launched in 2016 when Singapore became an Association Country of the IEA. The programme represents a key milestone in establishing a network of energy professionals and urban practitioners to facilitate knowledge exchange and harness cities’ innovative and operational capabilities in clean energy transitions.

    Singapore and the IEA will next co-host the 2nd Global Ministerial Conference on System Integration of Renewables on October 27, which is being held in conjunction with the 13th Singapore International Energy Week. The IEA’s new Electricity Security report will be launched at the Ministerial Conference.

     

  • Per fronteggiare la pandemia, la plastica negli oceani potrebbe triplicarsi entro il 2040

    La quantità di plastica che finisce negli oceani potrebbe triplicarsi entro il 2040, raggiungendo un peso complessivo di 600 milioni di tonnellate, equivalenti a quello di oltre 3 milioni di balenottere azzurre. Un’impennata alla quale sta contribuendo non poco l’attuale pandemia di Covid-19, durante la quale il consumo di plastica monouso è aumentato sensibilmente. A tracciare lo scenario è la ricerca pubblicata sulla rivista Science, coordinata da Winnie Lau, dell’organizzazione non governativa Usa The Pew Charitable Trusts. Fra i contributi, quello dell”italiano Enzo Favoino, della Scuola Agraria del Parco di Monza.

    Sulla base di una simulazione, la ricerca indica che, se non saranno intraprese quanto prima azioni volte a ridurre la produzione e il consumo di plastica, nei prossimi 20 anni la quantità di questa sostanza inquinante è destinata ad aumentare da 11 milioni a 29 milioni di tonnellate: l’equivalente di circa 50 chilogrammi di plastica per ogni metro di costa in tutto il mondo. Secondo la simulazione gli attuali impegni presi da governi e industria potranno contribuire a ridurre di appena il 7% entro il 2040 la quantità di plastica che raggiunge gli oceani.

    I maggiori colpevoli dell’invasione di plastica negli oceani sono, secondo la ricerca, i rifiuti solidi urbani non raccolti. Puntare a ridurli è quindi cruciale, ma per la coordinarice della ricerca non esiste un ‘proiettile magico’ in grado di risolvere il problema. Piuttosto sarà indispensabile coordinare più azioni, in un pacchetto che ne comprenda almeno otto. Fra queste i ricercatori indicano la sostituzione di alcune materie plastiche con carta e materiali postabili, la progettazione di prodotti e imballaggi riciclabili, l’aumento del riciclo. L’effetto che si attende è la riduzione, da qui al 2040, di circa l’80% della plastica che fluisce nell’oceano ogni anno; attesi anche un risparmio per i governi stimato in 70 miliardi di dollari, sempre entro il 2040, la riduzione delle emissioni annue di gas serra e la creazione di 700.000 posti di lavoro. “Come dimostra il rapporto – rileva Tom Dillon, vicepresidente per l’ambiente di Pew – con un’azione rapida e concertata possiamo rompere l’onda di plastica. Possiamo investire in un futuro all’insegna della riduzione degli sprechi, migliori risultati sulla salute, maggiore creazione di posti di lavoro e un ambiente più pulito e più resiliente sia per le persone che per la natura”.

  • L’UE riflette sul futuro della politica artica

    La Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna hanno avviato congiuntamente una consultazione pubblica sulla via da seguire per la politica artica dell’Unione europea in vista delle nuove sfide e opportunità, comprese le ambizioni dell’UE nell’ambito del Green Deal europeo.

    “L’Artico è una frontiera in rapida evoluzione nelle relazioni internazionali”, ha affermato l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione, Josep Borrell, aggiungendo che i cambiamenti climatici stanno trasformando drammaticamente la regione e aumentando la sua importanza geopolitica, con un numero di attori che vedono nuove opportunità strategiche ed economiche nell’estremo nord. “Dobbiamo garantire che l’Artico rimanga una zona di bassa tensione e cooperazione pacifica – continua Borrell – dove le questioni vengano risolte attraverso un dialogo costruttivo. L’Unione europea deve essere fortemente attrezzata per gestire efficacemente le nuove dinamiche, in linea con i nostri interessi e valori”.

    Per il commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius, è fondamentale che ciò che accade nell’Artico non rimanga circoscritto a quell’area perché riguarda tutti. Ed è perciò necessaria una solida politica artica dell’UE che deve essere all’avanguardia, chiara e coerente per affrontare le sfide negli anni a venire.

    Con la consultazione la Commissione cerca input sui punti di forza e sulle carenze della politica esistente al fine di preparare un approccio aggiornato. Il progetto contribuirà a riesaminare il ruolo dell’UE nelle questioni relative all’Artico, rivedere le tre priorità dell’attuale comunicazione congiunta su una politica integrata dell’Unione europea per l’Artico e le relative azioni e identificare possibili nuove aree politiche da sviluppare.

    La lotta al cambiamento climatico e ai suoi impatti e la protezione dell’ambiente sono obiettivi chiave per la regione e contribuire alla promozione dello sviluppo sostenibile nell’Artico a beneficio di coloro che vivono lì, comprese le popolazioni indigene, è un’altra priorità per l’UE. Scienza, innovazione e forte sostegno alla cooperazione multilaterale sono alla base dell’approccio dell’UE nei confronti dell’Artico.

    La politica artica dell’UE è stata regolarmente aggiornata da quando è stata delineata per la prima volta nel 2008.

  • Il lockdown ha portato a minori consumi ma a maggior uso di imballaggi

    Quanto e come hanno inciso i mesi di lockdown sulla filiera della raccolta e del trattamento degli imballaggi in plastica e quali indicazioni giungono da un periodo così difficile per prospettare un futuro di maggiore efficienza in questo ambito? Domande a cui ha tentato di dare risposta uno studio avviato da Corepla, il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, in collaborazione con Susdef, la Fondazione Sviluppo Sostenibile. La prima parte dello studio è stata presentata nel corso di un webinar dal titolo ‘Raccolta e Riciclo degli Imballaggi in Plastica, un’opportunità di crescita sostenibile per il Paese – Gli effetti del Covid-19 sulla filiera della gestione dei rifiuti di imballaggi in plastica’, appuntamento d’avvio del nuovo ciclo dei Corepla Green Talks. La fotografia registra, in prima battuta, un incremento dell’8% dei quantitativi di rifiuti di imballaggio in plastica gestiti da Corepla nel bimestre marzo-aprile 2020, in rapporto allo stesso periodo del 2019; un aumento, quest’ultimo, in controtendenza rispetto alla riduzione dei consumi (-4%) e della produzione dei rifiuti urbani (-10/14%) del medesimo periodo. La quarantena ha indotto importanti modifiche nei comportamenti dei consumatori, che hanno privilegiato l’acquisto di generi alimentari imballati, incrementato gli acquisiti online e del cibo da asporto. Nel secondo bimestre 2020 sono cresciuti anche i quantitativi sia dei rifiuti di imballaggio avviati a riciclo sia di quelli valorizzati tramite recupero energetico.

    Nello stesso periodo, una forte criticità si è manifestata sia a causa della chiusura delle attività commerciali e produttive, sia per il brusco arresto dell’export dei rifiuti urbani: in 7 settimane di lockdown è stata bloccata l’esportazione di oltre 16.000 tonnellate di rifiuti urbani. In più, il blocco quasi totale del settore delle costruzioni ha fortemente ridotto l’utilizzo della porzione di imballaggi non riciclabili meccanicamente (Plasmix) come combustibile nei cementifici. Tale settore rappresenta il 75% circa dell’utilizzo del Plasmix. Queste cause, unite alla saturazione della capacità disponibile negli impianti nazionali nel secondo bimestre 2020, hanno provocato da una parte l’aumento della quota di rifiuti di imballaggio destinata a riciclo in impianti esteri (+27%, ovvero 3mila tonnellate) e dall’altra, la crescita della percentuale conferita a termovalorizzazione. La chiusura di alcune settori operativi utilizzatori di materie prime seconde, le forti difficoltà nella movimentazione delle merci e la ridotta capacita disponibile negli impianti di termovalorizzazione hanno spinto, come ultima ratio, anche alla crescita del conferimento in discarica (circa 42mila tonnellate in più rispetto all’anno precedente). In sostanza, il sistema ha dato prova di grande resilienza, riuscendo ad individuare soluzioni senza ulteriori ripercussioni sulla collettività per garantire lo svolgimento del servizio essenziale anche in un momento di enorme criticità. La tenuta del sistema è stata garantita grazie a interventi straordinari in assenza dei quali la filiera avrebbe rischiato la chiusura e che hanno evidenziato le carenze strutturali impiantistiche e del mercato nazionale delle materie prime seconde, rispetto alle quali occorrerà lavorare di concerto con le istituzioni per evitare crisi future.

    Corepla è il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica al quale aderiscono 2.572 aziende con una filiera composta da 35 centri di selezione, 77 impianti di riciclo e 32 preparatori ed utilizzatori di combustibile da rifiuti. Nel 2019 sono state oltre 1.370.000 le tonnellate di plastica raccolte in modo differenziato, ovvero il 13% in più rispetto al 2018. Un nuovo record in termini di quantità trattata, che porta l’Italia ad un pro capite medio annuo di 22,8 kg. A guidare la classifica Valle d’Aosta e Sardegna, con oltre 31 kg per abitante. “Un risultato mai raggiunto prima – ha dichiarato il Presidente di Corepla Antonello Ciotti – per gli oltre 7.000 Comuni che hanno avviato il servizio di raccolta. Con una media di circa 23 kg /abitante anno di RD il sistema italiano del riciclo degli imballaggi in plastica è tra i primi in Europa. Siamo certi che lavorando così assiduamente nell’attività di sensibilizzazione di tutti gli attori e nello sviluppo di nuove tecnologie riusciremo a vincere la sfida dell’economia circolare, e saremo pronti a contribuire al raggiungimento degli ‘sfidanti’ obiettivi che la EU pone per il 2025 per il nostro Paese”. Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.345 i Comuni serviti (92%) e 58.377.389 i cittadini coinvolti. Il valore economico direttamente distribuito dal Consorzio ammonta complessivamente a 760 milioni di euro, dove la quota di valore principale resta quella destinata ai Comuni e/o convenzionati da loro delegati.

    Nel corso del 2019 il corrispettivo riconosciuto da Corepla ai Comuni italiani o ai loro operatori delegati ha infatti raggiunto i 400 milioni di euro. Oltre 185 milioni sono stati destinati agli impianti che selezionano gli imballaggi dividendo la plastica per polimero e alcuni polimeri come il PET anche per colore, dando così maggior valore al prodotto selezionato. Lo scorso anno sono state riciclate 617.292 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, prevalentemente provenienti da raccolta differenziata urbana (sono incluse le quantità provenienti dalle piattaforme da superfici private e dai Consorzi autonomi). Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora non possono essere riciclati Corepla ha avviato a recupero energetico 445.812 tonnellate che sono state utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili. Il materiale avviato da Corepla a recupero è stato destinato per il 75% a cementifici (41% in Italia e 34% all’estero) e per il restante 25% a termovalorizzazione. Alle cifre della gestione consortile, vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali (287.000 tonnellate) per un riciclo complessivo di oltre 1 milione di tonnellate e la quota di imballaggi presente nell’RSU avviati a recupero di energia (567.510 tonnellate). Dei 2.084 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica immesse sul mercato e di pertinenza Corepla nel 2019, il Sistema Italia è riuscito quindi a recuperarne 1.917.614, che corrisponde al 92%.

     

  • Azienda uzbeko-francese pronta a coltivare cannabis per scopi industriali

    La società uzbeko-francese Abm Organics lancerà un progetto per la coltivazione di canapa sativa, una varietà di cannabis, nella regione di Khorezm in Uzbekistan, come riportano fonti di stampa locali. I principali azionisti del progetto sono la società uzbeka Marafon Finlex e la società francese Opal & Co che hanno firmato l’accordo a Parigi. Secondo l’agenzia uzbeka Dunyo, la società garantirà nuove opportunità di crescita economica perché l’industria della canapa in futuro diventerà una priorità per l’economia verde, e non solo in Francia. Questa pianta infatti, rispetto al cotone, consuma acqua cinque volte meno ed è una materia prima non residua. Alcune varietà di cannabis sono già utilizzate nell’industria farmaceutica leggera, per la produzione di carta e in altri settori.

    Il governo dell’Uzbekistan aveva precedentemente deciso, per scopi industriali, di coltivare cannabis con un contenuto di droga di tetraidrocannabinolo fino allo 0,2%. Coltivare tali piante in Uzbekistan è un monopolio statale.

  • Nasce la Food Forest, il bosco edibile di Milano

    10mila metri quadrati di bosco ‘edibile’ a Milano. E’ la Food Forest che sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano dove saranno piantumate 2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Si potranno scoprire, infatti funzioni e usi di specie autoctone poco conosciute o utilizzate in cucina. L’adozione delle piante avviene grazie al supporto dei “Green Saturdays”, iniziativa organizzata dalla catena di ristoranti That’s Vapore che, per ciascun sabato a partire dall’11 luglio, dedicherà il 50% del ricavo dei piatti vegetariani consumati all’interno dei locali o ordinati tramite delivery alla piantumazione degli alberi che avverrà in autunno. E tra qualche anno si potranno finalmente raccogliere frutti, bacche, gemme e foglie. L’analisi del territorio, la scelta delle specie e la messa a terra sono curate da Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in riforestazione, certificazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Le prime specie che compariranno all’interno della foresta saranno acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio. All’interno di questo nuovo spazio verde verranno strutturati tre percorsi stagionali, primaverile, estivo e autunnale, per guidare il visitatore alla scoperta di storia, usi e ricette riguardanti le piante presenti grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica. Obiettivo dei ‘Green Saturdays’ è aiutare le persone a prendersi cura di sé attraverso un’alimentazione naturale e bilanciata e, al tempo stesso, contribuire a prendersi cura tutti insieme dell’ambiente in cui viviamo. Le specie piantate, una volte adulte, saranno in gradi trattenere tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno per ciascuna pianta.

  • Farm to Fork Strategy: le regole dell’allevamento sostenibile varate dalla Commissione europea

    La Commissione Europea vara la strategia “Dal produttore al consumatore” (Farm to Fork Strategy) per approdare a un nuovo sistema alimentare europeo caratterizzato dalla “sostenibilità”. L’allevamento sarà fra i settori guida di questa transizione: una road map per il benessere animale e un’altra per ridurre del 50% le vendite di antibiotici, applicando i nuovi regolamenti europei dei farmaci veterinari e dei medicati. I testi.
    Agricoltori, allevatori, pescatori e acquacoltori europei avranno un ruolo fondamentale nella transizione verso un sistema alimentare più equo e sostenibile, quel nuovo sistema alimentare, delineato il 20 maggio scorso dalla Commissione Europea, e che va sotto il nome di Farm to Fork Strategy.
    “Sostenibilità” – E’ la parola chiave della Strategia. Le pratiche sostenibili saranno finanziate, perchè l’UE intende “fare della sostenibilità il marchio dell’Europa”, il che vuol dire “aprire nuove opportunità commerciali e diversificare le fonti di reddito per gli agricoltori e i pescatori europei”.

    Sostenibilità, nel documento della Commissione Europea,  vuol dire:
    – salvaguardia della la sicurezza alimentare
    – accesso a regimi alimentari sani provenienti da un pianeta sano
    – riduzione dell’impatto ambientale e climatico
    – protezione della salute dei cittadini
    – garanzia di sostentamento agli operatori economici.
    Dimezzare le vendite di antimicrobici entro il 2030 – La Farm to Fork Strategy stabilisce alcuni obiettivi di trasformazione dell’attuale sistema alimentare dell’UE, individuando- subito dopo la riduzione di pesticidi e fertilizzanti- la riduzione del 50 % delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali d’allevamento e l’acquacoltura entro il 2030
    La Commissione Europa rimanda ai nuovi regolamenti sui medicinali veterinari e sui mangimi medicati, applicabili  dal 2022, che prevedono un’ampia gamma di misure concrete per limitare ulteriormente l’uso degli antimicrobici per gli animali e promuoverne un uso prudente e responsabile. “L’impatto concreto delle misure porterà a una diminuzione dell’uso di antimicrobici per gli animali da allevamento e le vendite di tali prodotti saranno monitorate su base annua”- scrive la Commissione.
    Etichettatura e benessere animale – Fra gli altri obiettivi, la Strategia prevede inoltre  di destinare il 25 % dei terreni agricoli all’agricoltura biologica e introdurre un sistema di etichettatura che risponda più adeguatamente alle esigenze di informazione dei consumatori in materia di alimenti sani e sostenibili. Inoltre, la Strategia è accompagnata da una serie di appendici fra cui una road map dedicata al benessere animale e alla verifica, a partire da quest’anno, dell’adeguatezza della pertinente legislazione unionale.
    Il benessere degli animali  – spiega la Commissione- si traduce nel miglioramento della salute degli animali e della qualità degli alimenti e in una minore necessità di medicinali, e può contribuire a preservare la biodiversità. La Commissione sta valutando le disposizioni vigenti in materia di benessere degli animali, comprese quelle sul trasporto e sulla macellazione degli animali, e sottoporrà a revisione la normativa dell’Unione. La Commissione prenderà inoltre in esame varie opzioni per l’etichettatura relativa al benessere degli animali, ponendo i consumatori nelle condizioni di scegliere e offrendo nel contempo agli agricoltori incentivi per il miglioramento del benessere degli animali.
    La Commissione agevolerà inoltre l’immissione sul mercato di additivi per mangimi sostenibili e innovativi che contribuiscano a ridurre l’impronta di gas a effetto serra e l’inquinamento dell’acqua e dell’aria ad essi associati.
    Incoraggiare la scelta di prodotti sostenibili- Lo sviluppo della produzione zootecnica sostenibile nell’UE sarà cruciale per ridurre l’impatto ambientale e climatico della produzione animale. La politica agricola comune (PAC) accompagnerà la transizione verso sistemi di allevamento sostenibile supportando soluzioni innovative e pratiche di produzione sostenibile. La domanda di prodotti sostenibili sarà  promossa elaborando un’etichettatura di sostenibilità dei prodotti alimentari a livello dell’UE e prendendo nel contempo in esame l’etichettatura relativa al benessere degli animali per collegare gli sforzi compiuti in termini di sostenibilità nelle aziende alla domanda da parte dei consumatori.
    Per incoraggiare i consumatori a scegliere alimenti prodotti in modo più sostenibile, la Commissione riesaminerà inoltre il programma dell’UE di promozione dei prodotti agricoli al fine di rafforzarne il contributo alla produzione e al consumo sostenibili, in linea con l’evoluzione dei regimi alimentari. Per quanto riguarda la carne, tale revisione dovrebbe concentrarsi sul modo in cui l’UE può utilizzare il programma di promozione per sostenere i metodi di produzione animale più sostenibili ed efficienti in termini di emissioni di carbonio.
    Il programma Orizzonte Europa promuoverà inoltre le attività di ricerca volte ad aumentare la disponibilità e le fonti di proteine alternative quali le proteine di origine vegetale, microbica e marina e a base di insetti e i prodotti sostitutivi della carne.

    Fonte: @nmvioggi del 22 maggio 2020

  • Il sistema danese a sostegno della produzione di elettricità dalla biomassa ottiene l’ok dall’UE

    La Danimarca stanzia aiuti di Stato del valore di 4.150 milioni di DKK (circa 550 milioni di euro) per sostenere la produzione di elettricità negli impianti di biomassa esistenti e deprezzati nel paese. Secondo la Commissione gli impianti che beneficiano del regime riceveranno sostegno sotto forma di un premio che copre i costi operativi aggiuntivi per la produzione di elettricità da biomassa rispetto alla produzione di elettricità da una centrale a carbone. Il premio sarà calcolato su base annuale e sarà limitato a DKK 0,11/kWh (circa 0,015 € /kWh). Il regime sarà in vigore fino al 31 dicembre 2029.

    Valutando la misura danese ai sensi degli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato per la protezione dell’ambiente e l’energia 2014-2020, la Commissione ha affermato che il regime è necessario per impedire il passaggio degli impianti sovvenzionati ai combustibili fossili. E da Bruxelles fanno sapere che il regime aiuterà la Danimarca a raggiungere l’obiettivo del 55% della produzione di elettricità da energia rinnovabile entro il 2030 e quello di eliminare gradualmente il carbone dalla sua produzione di elettricità nello stesso anno. In questo modo il regime contribuirà a raggiungere gli obiettivi energetici e ambientali dell’UE e quelli fissati dal Green Deal europeo, senza distorcere indebitamente la concorrenza.

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