spazio

  • Europa in prima fila per il programma Artemis e il ritorno sulla Luna

    Mentre negli Stati Uniti si prepara il primo test per il programma Artemis destinato a riportare astronauti sulla Luna, l’Europa è in prima fila con la sua tecnologia per fornire i moduli di servizio per la navetta Orion, con un contributo importante da parte dell’Italia. “Si apre una nuova fase dell’esplorazione umana”, ha detto Philippe Deloo, responsabile del programma Orion dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Si avvicina la nuova serie di missioni che vede l’Europa fra i principali partner della Nasa, accanto a Giappone e Canada, secondo una tabella di marcia che “non sta risentendo alcun effetto dalla guerra in Ucraina”, ha detto Deloo nella conferenza stampa organizzata oggi dall’Esa.

    Ha parlato del significato del programma Artemis per l’Europa anche Didier Radola, responsabile del programma Orion per l’Airbus. L’azienda è a capo della cordata industriale europea per lo sviluppo del Modulo di Servizio Europeo (Esm), che fornisce aria, elettricità e propulsione alla navetta Orion. L’Italia, con un contributo del 30%, è al secondo posto fra i Paesi che partecipano al progetto con le loro competenze e le loro aziende, preceduta alla Germania (60%); vi prende parte con Leonardo, attraverso la sua partecipata Thales Alenia Space (joint venture Thales 67% e Leonardo 33%).

    Tra i sistemi per l’Esm forniti dall’azienda, ci sono quelli relativi alla protezione strutturale, al controllo termico, allo stoccaggio e alla distribuzione dei materiali di consumo. Ogni modulo ha inoltre ‘ali’ composte da tre pannelli fotovoltaici lunghi 7 metri, in grado di fornire complessivamente circa 11 kilowatt.

    Il modulo Esm è perciò un vero e proprio ‘motore’ per Orion, che nel viaggio verso la Luna può fornire alla capsula l’elettricità necessaria per far funzionare i sistemi di comando, per comunicare con i centri di controllo a Terra e per mantenere una temperatura confortevole per gli astronauti che in futuro saranno a bordo. Per tutti questi motivi, il modulo Esm, del quale l’Esa ha prodotto sei unità, “è cruciale per Artemis”, ha detto ancora Deloo. Ed è per questo, ha aggiunto, che “Esa e Airbus parteciperanno direttamente a ogni fase del programma, a partire dal primo test, previsto fra il primo e il 3 aprile al Kennedy Space Center a Cape Canaveral”: sulla rampa di lancio 39B il nuovo lanciatore della Nasa, lo Space Launch System (Sls) sul quale sono integrati la capsula Orion e il modulo Esm, sarà caricato di propellente e partirà il conto alla rovescia, che si concluderà appena prima del momento in cui il motore dovrebbe realmente accendersi. “Sarà un momento importante per le future missioni spaziali oltre l’orbita bassa”, ha osservato Deloo.

    Sono due, al momento, le date possibili per il primo lancio senza equipaggio del programma Artemis: la prima finestra va dal 7 al 31 maggio e la seconda, che secondo Deloo dovrebbe essere la più probabile, va dal 6 al 16 giugno.

    Per il volo dei primi astronauti bisognerà invece attendere la missione Artemis-3: “nei programmi dell’ex presidente degli Stati Uniti Trump era prevista entro il 2024, ma la data – ha detto ancora Deloo – è slittata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026”.

  • Sospesa ExoMars, la missione congiunta su Marte di Europa e Russia

    Aveva acceso il sogno di poter scoprire se su Marte c’è stata, o c’è ancora, la vita, anche se in forme molto elementari, ma bisognerà aspettare ancora: è stato sospeso il lancio previsto in settembre della missione ExoMars, finora condotta congiuntamente dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscomos). Lo ha deciso il Council dell’Esa, al termine della riunione di due giorni a Parigi. “E’ stata una decisione triste, quella di sospendere il lancio di ExoMars a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, ha detto all’Ansa il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher. “Le sanzioni imposte alla Russia dall’Europa – ha aggiunto – non permettono di continuare campagna di lancio. Non possiamo immaginare un lancio con la Russia”.

    La sospensione della collaborazione fra Europa e Russia riguarda anche le quattro missioni (Galileo M10, Galileo M11, Euclid e EarthCare), già pronte per essere lanciate dai razzi russi Soyuz, sia dalla base europea di Kourou (Guyana Francese) sia dal territorio russo. All’orizzonte si apre l’opportunità offerta dai nuovi lanciatori europei Ariane 6 e Vega C, anche se si tratterà di risolvere il problema delle componenti di fabbricazione ucraina.

    La collaborazione procede invece regolarmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss): “l’obiettivo principale – ha detto l’Esa – è continuare a garantire la sicurezza delle operazioni a bordo della Iss, comprese quelle volte alla sicurezza dell’equipaggio”. Al momento sono confermati i prossimi voli sia da parte europea (quello di Samantha Cristoforetti in aprile a bordo della navetta americana Crew Dragon), sia da parte russa (quello di tre cosmonauti che domani si preparano a partire con la Soyuz per raggiungere la Iss.

    Dopo aver sospeso una collaborazione con la Russia iniziata negli anni ’90, adesso comincia una fase di riorganizzazione dell’Europa dello spazio. Si tratta di definire una nuova data per il lancio di ExoMars e al momento la più probabile è il 2026, ha detto Aschbacher. “Adesso si tratta di lavorare con l’industria per studiare in dettaglio quali componenti dei veicoli russi potranno essere sostituiti da parte dell’industria europea, oppure di quella statunitense”, ha detto ancora Aschbacher. “Questo è quanto ci prepariamo a fare nei prossimi mesi e sarà un lavoro complesso perché la tecnologia spaziale è molto complessa”. Un lavoro che procederà per gradi e la prima tappa è fissata in giugno, quando si prevede “un nuovo incontro per esaminare le possibili opzioni”. Complessivamente, secondo il direttore dell’Esa la sostituzione della tecnologia russa richiederà almeno tre anni di lavoro.

    Una lunga attesa che, secondo il direttore per l’Esa dell’Esplorazione umana e robotica, David Parker, non riuscirà a scalfire il primato scientifico e tecnologico europeo legato a questa missione: “lanceremo più tardi”, ha detto, “ma saremo comunque i primi a perforare il suolo di di Marte fino alla profondità di due metri in cerca di tracce di vita”.

  • L’Unione europea lancia un fondo da un miliardo per lo spazio

    Un fondo di un miliardo dall’Europa per sostenere le nuove imprese impegnate nello spazio, un settore in piena crescita e nel quale i soli servizi da satellite alimentano un mercato che nel 2021 ha superato 200 miliardi e che promette di raggiungerne 500 entro dieci anni. Previsioni rosee anche per lo sviluppo del settore in Italia, in particolare per la Space economy, il cui mercato globale è valutato in 370 miliardi di euro da una ricerca del Politecnico di Milano.

    Il fondo di investimento per lo spazio, chiamato ‘Cassini’, è stato lanciato a Bruxelles dalla Commissione europea nella Conferenza dedicata allo spazio. “L’Europa ha un vivace ecosistema di start-up con idee e tecnologie dirompenti, ma molte di loro non riescono ad ottenere investimenti cospicui quando devono espandersi e non hanno altra scelta che rivolgersi a investitori terzi. E’ per questo che il fondo Cassini rappresenterà una svolta”, ha detto il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton. Il fondo, che sarà integrato da uno strumento della Bei per garantire che le start-up possano accedere a prestiti, fa parte di una più ampia strategia europea per rafforzare la sua presenza nello spazio, affrancandosi sempre più dalla dipendenza dagli Stati Uniti.

    I principali strumenti di questo passaggio, ha detto Breton, sono il sistema Galileo per la navigazione satellitare e il programma Copernicus per l’osservazione della Terra, gestito da Commissione Ue e Agenzia Spaziale Europea (Esa). In proposito, una ricerca dell’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale (Euspa) indica che nel 2031 le spedizioni globali di ricevitori per la navigazione satellitare potranno raggiungere un volume di 2,5 miliardi di unità l’anno.

    Altri punti di forza dello spazio europeo sono la sicurezza delle comunicazioni, con il progetto di una costellazione di satelliti che l’Ue si prepara a presentare nelle prossime settimane, e la nuova strategia per la sicurezza e la Difesa che l’Ue intende presentare nei prossimi mesi, ha detto l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell.

    Ha un ruolo di primo piano anche la Space economy, che secondo lo studio del Politecnico di Milano, nel mondo conta su investimenti governativi compresi fra globale tra 86,9 miliardi e 100,7 miliardi di dollari. Per entità di spesa, il 2021 ha visto l’Europa (con 11,48 miliardi di dollari) seconda nel mondo dopo gli Stati Uniti (43,01 miliardi di dollari); seguono Cina, Russia, Giappone e India.

    Si punta anche al trasporto spaziale, con nuovi lanciatori, come quello presentato da ArianeGroup: “Maia sarà un mini lanciatore per costellazioni di piccoli e nano satelliti” e potrà “accelerare lo sviluppo di tecnologie necessarie alla nuova famiglia di lanciatori europei”, ha detto Morena Bernardini, direttore Strategia e Innovazione di ArianeGroup.

    L’Italia ha le carte per essere protagonista di questa nuova pagina dello spazio europeo, grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “Molto fiducioso sugli obiettivi del Pnrr” si è detto il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao. “Attraverso il Pnrr possiamo diventare un Paese ancor più importante nel settore”, ha detto Massimo Claudio Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, intervenuto a Milano, dove il Politecnico ha presentato i risultati di una ricerca sulla Space economy nel nostro Paese. “Ma è una corsa contro il tempo”, ha detto Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio. “Le risorse del Pnrr – ha aggiunto – dovranno essere impiegate entro il 2026, ora è il momento di puntare sulla semplicità e tradurre le idee in contratti”.

  • Il Sole toccato per la prima volta da una sonda

    Toccare il Sole per raccoglierne qualche ‘raggio’: è l’incredibile traguardo raggiunto dalla sonda Parker Solar Probe della Nasa che ha volato attraverso la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, la corona, e ha campionato particelle e campi magnetici. La notizia è stata data in una conferenza stampa in occasione del meeting dell’American Geophysical Union a New Orleans. I risultati sono pubblicati sulla rivista Physical Review Letters e sono in via di pubblicazione su The Astrophysical Journal. Quello appena superato dalla sonda Parker è un confine invisibile ma che rappresenta una ‘pietra miliare’ per lo studio del Sole, e il più ravvicinato passaggio di una sonda alla nostra stella. Ad essere stato attraversato è il cosiddetto confine dell’atmosfera solare, detto anche superficie di Alfven, e che separa due ‘mondi’: all’interno le particelle ‘intrappolate’ dai campi gravitazionali e magnetici, all’esterno quelle che riescono a sfuggire dall’attrazione del Sole e disperdersi nello spazio come vento solare. I dati indicano che il primo attraversamento di questo ancora ben poco compreso confine sarebbe stato compiuto il 28 aprile 2021, quando la sonda viaggiava a circa 13 milioni di chilometri dalla superficie (18,8 raggi solari). Da allora la sonda intitolata al fisico Eugene Parker che per primo teorizzo l’esistenza del vento solare ha attraversato più volte il confine, una conferma che l’atmosfera solare non è una palla liscia ma è piuttosto ‘raggrinzita’. Proprio l’analisi di queste punte e valli che ne increspano la superficie potrà aiutare a capire come gli eventi che avvengono più in profondità influenzino l’atmosfera e il vento solare, il ‘motore’ delle tempeste solari che periodicamente colpiscono anche la Terra.

    “E’ un momento grandioso per la scienza solare”, ha commentato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del direttorato della Nasa per le missioni scientifiche. «Questa pietra miliare – ha aggiunto – non solo ci fornirà una visione più approfondita dell’evoluzione del Sole e del suo impatto sul Sistema solare, ma tutto ciò che impariamo sulla nostra stella ci insegnerà molto anche delle stelle del resto dell’universo”. Come l’allunaggio ha permesso di capire come si è formato il nostro satellite, così toccare l’atmosfera solare aiuterà a scoprire informazioni cruciali sulla nostra stella e la sua influenza sul Sistema solare.

    “Volando così vicina al Sole, la Parker Solar Probe ora percepisce le condizioni della corona solare come non abbiamo mai potuto fare prima”, sottolinea Nour Raouafi, project scientist della sonda presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. “Vediamo le prove dell’essere nella corona nei dati del campo magnetico, nei dati del vento solare e visivamente nelle immagini. Possiamo vedere per davvero la sonda che vola attraverso le strutture della corona che possono essere osservate durante l’eclissi totale di Sole”. Parker continuerà a orbitare attorno al Sole seguendo una sorta di spirale che porterà la sonda ad avvicinarsi ogni volta di più, un totale di 24 giri completi che porteranno, se riuscirà a resistere alle temperature sempre più alte, a penetrare fino a meno di 6 milioni di chilometri dalla superficie del Sole.

  • Assembramento su Marte: tre sonde in arrivo in 10 giorni

    Dieci giorni al cardiopalmo per seguire l’arrivo al fotofinish su Marte delle tre sonde spaziali lanciate lo scorso luglio. La prima a tagliare il traguardo sarà la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti, che il 9 febbraio ha compiuto in una manovra spericolata per inserirsi nell’orbita del Pianeta Rosso intorno alle 16:41 ora italiana. Il giorno dopo è stato il turno della sonda cinese Tianwen-1, mentre il 18 febbraio toccherà alla missione della Nasa Mars 2020 con il rover Perseverance.

    Questo ‘assembramento’ spaziale è dovuto al fatto che la scorsa estate le 3 sonde sono state lanciate a pochi giorni di distanza per approfittare della finestra temporale in cui Marte si trovava in posizione favorevole rispetto alla Terra (evento che si verifica ogni due anni). Grande assente è l’Europa, che a causa di ritardi tecnici (legati anche all’emergenza Covid-19) ha dovuto rinviare al 2022 il lancio della missione ExoMars, dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e della russa Roscosmos.

    La missione Hope (Al Amal, ‘speranza’ in arabo), rappresenta il debutto interplanetario degli Emirati Arabi Uniti, che con questa prima assoluta intendono aprire i festeggiamenti per il 50esimo anniversario della loro fondazione. L’attesa è stata elettrizzante, perché la manovra di inserimento in orbita rappresenta il momento più critico della missione: per essere catturata correttamente dal campo gravitazionale marziano, Hope ha dovuto rallentare da 121.000 a 18.000 chilometri orari, accendendo i suoi 6 motori delta-V per 27 minuti. A causa della distanza che ci separa da Marte, e che rende impossibile il pilotaggio manuale da Terra, la manovra ha dovuto essere eseguita in maniera del tutto automatica. Si stimava che la probabilità di successo fossero pari al 50%, dunque restava un alto il rischio che la sonda mancasse il pianeta o finisse per schiantarsi sulla sua superficie. Se tutto andrà bene, Hope rimarrà in orbita per almeno un anno marziano (687 giorni) per monitorare la meteorologia e la climatologia del pianeta con 3 strumenti scientifici: lo spettrometro infrarosso Emirs, la camera ad alta risoluzione Exi e lo spettrometro ultravioletto Emus.

    Si spinge oltre la missione cinese Tianwen-1, il cui nome significa ‘ricerca delle verità celesti’: oltre all’orbiter prevede anche un rover che si distaccherà a maggio per provare a posarsi sul suolo marziano, permettendo così alla Cina di diventare il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti a fare un atterraggio morbido sul Pianeta Rosso. La Nasa, che invece sta per portare il suo quinto rover sulla superficie marziana, proverà grazie a Perseverance a riportare i primi campioni di Marte sulla Terra entro il 2031 in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa).

  • 300 milioni di euro di investimenti UE per promuovere l’innovazione nel settore spaziale

    La Commissione e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) annunciano un investimento di 300 milioni di euro nel settore spaziale, di cui 100 milioni provenienti dal bilancio dell’UE, a sostegno dell’innovazione nel settore. La partecipazione del FEI è sostenuta dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il pilastro principale del piano di investimenti per l’Europa. Questo investimento riguarda due fondi incentrati sulla tecnologia spaziale, Orbital Ventures e Primo Space, nell’ambito del primo progetto pilota di equità sostenuto dall’UE nel settore spaziale, InnovFin Space Equity Pilot. Orbital Ventures, un fondo paneuropeo seed e early stage, si concentra sulle tecnologie spaziali tra cui downstream (comunicazioni, crittografia, archiviazione ed elaborazione dei dati, geolocalizzazione, osservazione della terra) e upstream (hardware spaziale, materiali, elettronica, robotica, razzi, satelliti). Primo Space, un investitore italiano che si occupa di trasferimento di tecnologia in fase iniziale, è stato il primo fondo selezionato dal FEI nell’ambito di questo progetto pilota. Il FEI sta ora aumentando il proprio sostegno. Il fondo è uno dei primi per il trasferimento tecnologico focalizzato solo sulle tecnologie spaziali in Europa e il primo in Italia. Investe in progetti o aziende proof-of-concept, seed e early stage, e promuoverà la commercializzazione di innovazioni rivoluzionarie nell’industria spaziale in Europa.

  • I cinesi sono sbarcati sulla Luna

    Dopo 44 anni un veicolo si è posato di nuovo sulla Luna per raccogliere campioni di rocce e portarli a Terra: il lander della missione cinese Chang’e 5, secondo i programmi, avrà una settimana di intenso lavoro, durante la quale dovrà perforare e scavare il suolo lunare per raccoglierne campioni, impacchettarli e ripartire per tornare a Terra a metà dicembre.

    Finora le ultime rocce lunari erano state portate a Terra nel 1976, dalla missione Luna 24 dell’ex Unione Sovietica. Era una missione robotica, come lo è la cinese Chang’e 5. Prima di allora i campioni del suolo lunare erano invece stati raccolti dagli astronauti: lo aveva fatto la storica missione Apollo 11 della Nasa, la prima a portare l’uomo sulla Luna, e poi le missioni Apollo 12, 14, 15, 16 e 17, per un totale di oltre 382 chilogrammi di rocce lunari.

    Lanciata il 23 novembre dalla base di Wenchang, nell’isola di Hainan, con il razzo Lunga Marcia 5, la missione dell’agenzia spaziale cinese Cnsa ha l’obiettivo di fare della Cina il terzo Paese al mondo a poter raccogliere rocce lunari, dopo gli Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica. L’allunaggio è avvenuto puntualmente nell’Oceanus Procellarum, o Oceano delle Tempeste, una regione più recente rispetto a quelle finora visitare dalle altre missioni lunari, l’1 dicembre.

    Subito dopo essersi posato al suolo, il lander della missione Chang’e 5 ha dispiegato i pannelli solari e le antenne per comunicare con la Terra. L’obiettivo è raccogliere 2 chilogrammi di materiali, prelevati scavando fino a una profondità di 2 metri. Se tutto andrà come previsto, il lander di Chang’e 5 dovrebbe lasciare il suolo lunare giovedì per tornare in orbita attorno alla Luna, utilizzando la sua piattaforma di atterraggio come rampa di lancio. Il veicolo dovrà agganciarsi al modulo orbitale sabato, dove dovrà trasferire i campioni. Il rientro a Terra è previsto il 17 dicembre in un’area interna della Mongolia.

    La partenza dal suolo lunare sarà un’altra sfida. Non accadeva infatti dagli anni ’70 che un modulo di allunaggio lasciasse la superficie della Luna per ricongiungersi al suo modulo orbitale. La difficoltà maggiore è nel fatto che la traiettoria del lancio non potrà essere calcolata con precisione se non dopo l’atterraggio, in base al punto preciso nel quale si è posato il veicolo.

    Quello della missione Chang’e 5 è stato il terzo allunaggio di una missione cinese. Il primo era avvenuto nel 2013 con la missione Chang’e 3 e il secondo nel 2019, con la Chang’e 4, il primo veicolo spaziale a posarsi sulla faccia nascosta della Luna.

  • Anche gli emiri si lanciano alla conquista di Marte

    E’ di nuovo corsa a Marte: approfittando della posizione favorevole del pianeta rosso rispetto alla Terra sono tre le missioni che si preparano a scoprire i segreti del più affascinante dei pianeti, nella speranza di scoprire tracce di vita passata o forse presente. Si chiama Hope, Al Amal in arabo e Speranza in italiano, la prima missione della serie, che è anche la prima degli Emirati Arabi diretta a Marte. A breve sono previste la cinese Tianwen-1, il 23 luglio, e quella americana che il 30 luglio è destinata a portare su Marte il quinto rover della Nasa, Perseverance.

    Al nastro di partenza manca soltanto l’Europa, che non ha potuto approfittare della posizione favorevole del pianeta per lanciare il rover ExoMars 2020, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e della russa Roscosmos, a causa di ritardi tecnici e dovuti all’emergenza Covid-19. La nuova missione europea su Marte, anche questa destinata a cercare tracce di vita, dovrà perciò attendere il 2022, quando Marte si avvicinerà nuovamente alla Terra.

    La sonda degli Emirati Arabi Uniti ha così aperto la nuova corsa a Marte. Dopo quella che agli inizi degli anni 2000 aveva affollato l’orbita del pianeta rosso e portato sulla sua superficie i primi rover. Hope è stata lanciata dal Centro Spaziale giapponese di Tanegashima con un razzo H-2A della Mitsubishi e tutto è avvenuto come previsto. Dopo avere inviato il suo segnale a Terra, la sonda ha dispiegato i pannelli solari e ha cominciato il suo viaggio di sette mesi verso Marte. Una volta a destinazione, accenderà i suoi strumenti per studiare sia la superficie del pianeta sia la sua atmosfera, comprese le imponenti tempeste di polvere e le nubi di ghiaccio. L’obiettivo è fornire la prima mappa completa della meteorologia marziana e capire meglio il processo che nel tempo ha permesso al vento solare di strappare via l’atmosfera del pianeta, riducendola a un velo sottilissimo. Nei due anni previsti per la missione, Hope è programmata per fare ricognizioni complete ogni 55 ore e i dati che catturerà potranno aiutare a preparare le future missioni umane sul Marte.

    Il 23 luglio è la data prevista per il lancio della prima missione cinese diretta a Marte, Tianwen-1, che significa “Ricerca della verità celeste” e che nel febbraio 2021 prevede di portare sia un veicolo nell’orbita marziana sia, sul suolo del pianeta rosso, un rover equipaggiato con 13 strumenti. L’obiettivo è studiare l’atmosfera marziana, la struttura interna e la superficie del pianeta, con una particolare attenzione alle tracce della presenza di acqua e a eventuali segnali di forme di vita.

    Il 30 luglio, infine, sarà la volta di Perseverance, il quinto rover che la Nasa si prepara a mandare sulla superficie marziana. La missione, il cui lancio è previsto dalla base dell’aeronautica statunitense a Cape Canaveral (Florida), dovrebbe arrivare a destinazione nel marzo 2021 per circa due anni raccogliere i primi campioni del suolo marziano destinati a essere inviati sulla Terra, probabilmente entro il 2031. Sono rocce preziose perché potrebbero contenere gli indizi sulla presenza, passata o meno, di forme di vita marziana.

  • I nuovi investimenti ‘spaziali’ dell’UE

    L’Europa investirà in comunicazioni satellitari, esplorazione dello spazio e lancio dei missili alla luce dei rapidi progressi nel settore che stanno facendo Stati Uniti e Cina. A comunicarlo, in una intervista, Thierry Breton, commissario per il mercato interno.

    Lo storico lancio di due astronauti della NASA sulla navicella spaziale SpaceX Crew Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a fine maggio è stato un campanello d’allarme per l’UE. Il volo, sforzo congiunto tra NASA e SpaceX di Elon Musk, ha segnato una nuova era per l’industria spaziale, essendo la prima volta in cui esseri umani hanno viaggiato in orbita, partendo dal suolo americano, da quando il programma Space Shuttle della NASA è terminato nel 2011.

    Sebbene l’Unione abbia il suo equivalente SpaceX, l’Arianespace, un lanciarazzi sviluppato dall’Agenzia spaziale europea (ESA), il suo primo volo è stato bloccato nel 2021 a causa delle nuove esigenze derivanti dalla pandemia di Coronavirus.

    “SpaceX ha ridefinito gli standard e Ariane 6 è un passo necessario, ma non l’obiettivo finale: dobbiamo iniziare a pensare ora ad Ariane 7”, ha affermato il Commissario che ha aggiunto che lo spiegamento dei satelliti di navigazione Galileo dell’UE verrà portato avanti per tre anni, fino al 2024, e che il nuovo sistema satellitare sarà “il più moderno al mondo”, poiché i satelliti potrebbero interagire tra loro e fornire un segnale.

    La speranza di Breton è che il bilancio a lungo termine, vale a dire il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2021-2027, possa includere una quantità significativa di fondi per il settore spaziale e che è pronto a proporre 1 miliardo di euro del Fondo spaziale europeo per potenziare le startup.

    Tuttavia, investire nel futuro dell’industria spaziale sembra poco promettente, con l’Unione che sta concentrando gran parte della sua attenzione sull’attenuazione delle conseguenze economiche causate dalla pandemia di Coronavirus negli Stati dell’UE.

  • Il Politecnico di Milano studia come costruire basi sulla luna

    Stampare in 3D con laser e regolite, cioè polvere lunare è la possibile risposta a una delle principali sfide legate all’esplorazione spaziale del futuro. Da questa considerazione nasce lo studio di fattibilità del processo di stampa 3D con un simulante di polvere lunare (Determining the feasible conditions for processing lunar regolith simulant via laser powder bed fusion) per costruire i componenti di una futura base lunare, utilizzando solo materiale reperibile in loco, contenendo i costi e ottimizzando le risorse.

    Il progetto, frutto di una collaborazione tra le Agenzie Spaziali italiana (Asi) ed europea (Esa) e il Politecnico di Milano, porta la firma di un team guidato dal giovane ricercatore Leonardo Caprio. “Ad oggi – ha spiegato all’agenzia di stampa askanews – i risultati mostrano la fattibilità del processo e i primi risultati meccanici dimostrano la potenzialità del sistema per realizzare dei componenti strutturali che potenzialmente potrebbero essere impiegati per la copertura di una futura base lunare, anche se è ancora difficile dire quali saranno i futuri sviluppi della tecnologia ma è nostro interesse continuare a sviluppare questo tipo di sistemi”.

    Lo studio delle potenzialità d’impiego di tecnologie nate in ambito spaziale come, appunto, le stampanti 3D e l`Additive Manufacturing, possono fornire non solo un importante contributo alle prossime missioni lunari ma anche – e soprattutto – aiutare a capire come gestire al meglio risorse terrestri. Prova ne è il recente ricorso proprio alla stampa 3D per la costruzione delle valvole dei respiratori per l’emergenza Covid-19 che ha permesso di salvare la vita a tanti pazienti colpiti dal coronavirus Sars-Cov2.

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