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  • Europa dello spazio più forte, accordo sui lanciatori

    E’ un’Europa dello spazio più forte e compatta, quella uscita dalla Conferenza Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Riuniti a  Parigi, la città che nel 1977 aveva ospitato la prima Ministeriale dell’Esa, i rappresentanti degli Stati membri, dell’Unione europea e delle organizzazioni europee attive nello spazio hanno decisamente rinnovato il sostegno ad attività e programmi italiani. Presenti anche gli astronauti dell’Esa, compresi Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano. C’è stato anche un primo risultato importante che riguarda direttamente l’Italia, che nella Ministeriale è stata rappresentata dal ministro delle  Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

    E’ stato “un buon inizio”, ha detto Urso, riferendosi al dichiarazione sul futuro quadro di utilizzo dei lanciatori europei firmata a Parigi, subito prima dell’apertura ufficiale dei lavori della Conferenza Ministeriale. La dichiarazione di intenti è stata firmata da Urso con i colleghi Bruno Le Maire per la Francia e Robert Habeck per la Germania.

    L’obiettivo è riequilibrare i finanziamenti relativi ai due nuovi lanciatori europei Ariane 6 e Vega C, in modo da garantire un ritorno all’industria italiana. “La dichiarazione riconosce la necessità di riequilibrare il modello che ha finora governato l’utilizzo dei due lanciatori europei Ariane6 e Vega C in cui l’industria italiana svolge un ruolo da protagonista. In particolare – ha osservato il ministro – la dichiarazione auspica una più ragionevole distribuzione di finanziamenti dell’Esa, che tenga conto dei rischi assunti dal ‘prime contractor’ di Vega C e che garantisca il ‘giusto ritorno’ all’intera filiera spaziale italiana e agli altri Stati membri che contribuiscono al successo dei 2 lanciatori”. I 3 ministri hanno inoltre convenuto sull’apertura del mercato commerciale europeo ai nuovi mini lanciatori che, in una prospettiva futura, potranno altresì beneficiare di commesse istituzionali dell’Esa.

    Con i lanciatori, sono stati numerosi e importanti i temi sul tavolo della Ministeriale: da risorse e strumenti avanzati per l’Osservazione della Terra e dalla Space Economy, alla partecipazione alla stazione spaziale nell’orbita lunare Gateway fino alla missione ExoMars diretta a Marte e alla generale riorganizzazione necessaria in seguito alla rottura della collaborazione con la Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina. Le decisioni in merito sono attese domani, a conclusione dei lavori, e indicheranno la via che lo spazio europeo intende percorrere nei prossimi tre anni. Si dovrà decidere, per esempio, sull’aumento del finanziamento di circa il 25% rispetto a quello deciso nella Ministeriale del 2019.

    I 22 Paesi membri, all’unanimità hanno anche confermato la volontà di continuare a sostenere l’Esa. ”Insieme dobbiamo fare squadra”, ha detto il ministro francese Le Maire, riferendosi alla necessità di contrastare le ambizioni spaziali della Cina.

  • Nel 2025 operativa una fabbrica nello spazio

    Alla fine del 2025 si potrà produrre nello spazio. La prima fabbrica si chiama Rev1: è un veicolo spaziale, completamente autonomo, riutilizzabile e senza astronauti a bordo, che per produrre sfrutterà l’assenza di gravità. L’ha realizzata Space Cargo Unlimited, primo operatore commerciale privato in Europa per la produzione nello spazio, in collaborazione con Thales Alenia Space, grazie all’eredità dei programmi Space Rider e IXV commissionati dall’Esa. Ad annunciarlo sono stati Nicolas Gaume, ceo e co-fondatore di Space Cargo Unlimited, e Karine Courtin, consigliere di amministrazione della società, durante la New Space Europe Conference in Lussemburgo.

    Nel 2023 Space Cargo Unlimited-. fondata nel 2014 e nota per il lancio nel 2019 di vino rosso verso la Stazione Spaziale Internazionale per una missione di un anno – aprirà una sede a Torino per sviluppare Rev1 con Thales Alenia Space e farà una decina di assunzioni.

    Progettato per essere riutilizzabile per un massimo di 20 missioni, Rev1 sarà operativo alla fine del 2025. Il veicolo e i suoi carichi utili rimarranno nello spazio per una durata di 2 o 3 mesi a missione. Per finanziare lo sviluppo della fase 1 del programma Rev1, Space Cargo Unlimited raccoglie fondi da importanti società di venture capital, come Eurazeo, Expansion.

    La produzione nello spazio sarò la rivoluzione 5.0. E se la stima per la produzione spaziale è di 10 miliardi di dollari entro il 2040 (Morgan Stanley), Space Cargo Unlimited ritiene che, grazie a soluzioni come Rev1, il mercato potrebbe raddoppiare entro il 2035. “È un viaggio incredibile che Space Cargo Unlimited ha iniziato sette anni fa. Sono molti i settori industriali che ne trarranno beneficio, tra cui le biotecnologie, i prodotti farmaceutici, l’agricoltura e i nuovi materiali”, spiega Karine Courtin. “Oggi, realizziamo una pietra miliare e siamo orgogliosi di averlo fatto grazie alle innovazioni apportate dalla leadership dell’Esa (e dell’Asi) e al sostegno di un partner d’eccellenza come Thales Alenia Space. Rev1 è il risultato finale dei nostri esperimenti spaziali passati. Abbiamo fatto volare carichi utili con i principali operatori spaziali e ora stiamo facendo un ulteriore passo avanti per impegnarci nella nuova rivoluzione industriale spaziale a beneficio della vita della Terra” sottolinea Gaume.

  • Primo test per difendere la Terra dagli asteroidi

    Finora poter deviare la traiettoria di un asteroide minaccioso per la Terra era fantascienza, ma qualche notte fa è accaduto davvero a 13 milioni di chilometri dalla Terra, nel primo esperimento di difesa planetaria. Alle 1,14 italiane la sonda Dart (Double Asteroid Redirection Test) della Nasa impatterà contro il piccolo asteroide Dimorphos per deviarne la traiettoria, mentre il minisatellite LiciaCube dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) sfreccerà sul luogo della collisione per catturare le primissime immagini e i dati, come un fotoreporter cosmico.

    Finanziato dall’Asi e realizzato dall’azienda Argotec di Torino, LiciaCube è il frutto di un grande gioco di squadra al quale partecipano Istituto Nazionale di Astrofisica, Politecnico di Milano, Università di Bologna, Università Parthenope di Napoli e Istituto di Fisica Applicata ‘Nello Carrara’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifac). Lanciato il 24 novembre 2021 con la sonda Dart, LiciaCube è già vicina a un primato: quello di “primo satellite tutto italiano a operare in totale autonomia da una distanza alla quale nessun veicolo italiano si era mai avventurato, e che sarà gestito da un centro di controllo in Italia”, ha detto all’Ansa Simone Pirrotta, responsabile della missione LiciaCube per l’Asi.

    “Mentre la sonda Dart si avvicinerà al suo obiettivo, continuerà a catturare immagini dell’asteroide fino a pochi secondi prima dell’impatto, poi il segnale si interromperà”, ha detto Pirrotta poco prima del test. Quel silenzio sarà il segnale che la sonda non è  più funzionante e che probabilmente avrà raggiunto il suo  obiettivo. “In quel momento – ha osservato l’esperto – LiciaCube sarà a poco meno di mille chilometri dal punto dell’impatto e potrebbe vedere un leggero aumento della luminosità”. Non è però sicuro che questo possa accadere in quanto gli strumenti di LiciaCube acquisiscono le immagini con una cadenza prestabilita. Se l’impatto dovesse accadere in uno dei momenti previsti per l’acquisizione delle immagini, allora “questo sarà un valore aggiunto”.

    Il minisatellite italiano comincerà a catturare le prime immagini a partire da 3 minuti dopo l’impatto di Dart, che arriveranno a Terra dopo alcune ore. Alla velocità di 6 chilometri al secondo, LiciaCube dovrà modificare il suo assetto per catturare le immagini del luogo dell’impatto: “sarà come guidare in autostrada e girare la testa per guardare un oggetto fermo al lato della strada”, ha detto Pirrotta. “Con il suo reportage in tempo reale, LiciaCube fornirà informazioni quantitative sull’efficacia della tecnica di deflessione, cosa che ai telescopi basati a Terra richiederà un certo tempo, e sulla natura dell’asteroide”, ha detto ancora Pirrotta. Poco dopo il minisatellite si allontanerà, rivolgendo i suoi strumenti verso il lato dell’asteroide che Dart non ha potuto vedere: in modo da” ricostruire la forma dell’asteroide per classificarlo scientificamente”.

    Sarà l’inizio di una nuova stagione di missioni dedicate alla difesa planetaria: dopo Dart, nel 2024 l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) prevede di lanciare Hera, la missione che dovrà esaminare e misurare il cratere lasciato dall’impatto di Dart e raccogliere dati su composizione e massa dell’asteroide. Con Dart e LiciaCube, Hera fa parte della collaborazione internazionale Aida (Asteroid Impact and Deflection Assessment), nella quale confluiranno i dati raccolti nelle tre missioni.

  • Luce verde alla missione per il ritorno sulla Luna: il lancio il 29 agosto

    Luce verde ad Artemis 1, la missione senza equipaggio che è già il simbolo del ritorno alla Luna. Il via libera al lancio, alle 14,33 italiane del 29 agosto, è arrivato dalla Nasa ed era fortissima l’attesa anche da parte dell’Europa, con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) responsabile del modulo di servizio della capsula Orion destinata all’orbita lunare.

    E’ un ok che aspettava con ansia anche l’Italia perché Artemis 1 porterà oltre l’orbita terrestre anche il satellite Argomoon dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), realizzato dall’azienda torinese Argotec. L’Italia e la sua industria, Leonardo e Thales Alenia Space, hanno un ruolo importante anche nella realizzazione del modulo di servizio di Orion.

    A meno di una settimana dal lancio, i responsabili della missione si sono incontrati al Kennedy Space Center di Cape Canaveral (Florida) per discutere i dettagli tecnici della missione. Riuniti per tutta la giornata, i tecnici hanno passato in rassegna tutti i dettagli, da quelli tecnici alle condizioni meteorologiche, che a Cape Canaveral sono sempre un’incognita. Hanno quindi dato il via libera al conto alla rovescia, che scatterà alle 10,23 di sabato 27 agosto e avrà una durata di 46 ore e 10 minuti, in vista del lancio, alle 14,33 italiane del 29 agosto. Da quel momento ci saranno due ore in cui sarà possibile lanciare, superate le quali la seconda ‘finestra’ è prevista il 2 settembre alle 18,48 e una terza il 5 settembre alle 23,12.

    Il lancio è previsto dalla piattaforma 39B del Kennedy Space Center, la stessa da cui nel 1969 partì la missione Apollo 10 che portò i primi astronauti nell’orbita lunare, e segnerà il debutto del più grande razzo mai costruito, lo Space Launch System (Sls) da 4,1 miliardi di dollari. Sull’Sls, pronto da giorni sulla piattaforma di lancio, è integrata la capsula Orion costruita dalla Lockheed Martin e il cui modulo di servizio è fornito dall’Esa, con tanta tecnologia italiana. Thales Alenia Space (Thales-Leonardo) procura infatti i sottosistemi che garantiscono le condizioni vitali e la sicurezza dell’equipaggio durante l’intera missione.

    In questo primo volo di Orion, però, a bordo non ci saranno astronauti, ma tre manichini che, con i loro sensori, raccoglieranno dati utili al ritorno del primo equipaggio per tutti i 42 giorni della missione.

    “E’ un volo di test” e “non privo di rischi”, ha detto l’ex astronauta Bob Caban, attualmente amministratore associato della Nasa. “Abbiamo analizzato i possibili rischi al meglio delle nostre possibilità e abbiamo adottato tutte le misure possibili per mitigarli”. Da questo volo, ha aggiunto, “abbiamo molte cose da imparare”. Tanti gli esperimenti a bordo, ma uno dei test cruciali avverrà nella fase di rientro, quando all’incredibile velocità con cui la capsula entrerà nell’atmosfera terrestre, il suo scudo termico dovrà dimostrare di essere in grado proteggere l’equipaggio dalle temperature altissime che si raggiungono in quella fase della missione. Il rientro è previsto il 10 ottobre, con un tuffo nell’Oceano Pacifico.

  • Europa in prima fila per il programma Artemis e il ritorno sulla Luna

    Mentre negli Stati Uniti si prepara il primo test per il programma Artemis destinato a riportare astronauti sulla Luna, l’Europa è in prima fila con la sua tecnologia per fornire i moduli di servizio per la navetta Orion, con un contributo importante da parte dell’Italia. “Si apre una nuova fase dell’esplorazione umana”, ha detto Philippe Deloo, responsabile del programma Orion dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Si avvicina la nuova serie di missioni che vede l’Europa fra i principali partner della Nasa, accanto a Giappone e Canada, secondo una tabella di marcia che “non sta risentendo alcun effetto dalla guerra in Ucraina”, ha detto Deloo nella conferenza stampa organizzata oggi dall’Esa.

    Ha parlato del significato del programma Artemis per l’Europa anche Didier Radola, responsabile del programma Orion per l’Airbus. L’azienda è a capo della cordata industriale europea per lo sviluppo del Modulo di Servizio Europeo (Esm), che fornisce aria, elettricità e propulsione alla navetta Orion. L’Italia, con un contributo del 30%, è al secondo posto fra i Paesi che partecipano al progetto con le loro competenze e le loro aziende, preceduta alla Germania (60%); vi prende parte con Leonardo, attraverso la sua partecipata Thales Alenia Space (joint venture Thales 67% e Leonardo 33%).

    Tra i sistemi per l’Esm forniti dall’azienda, ci sono quelli relativi alla protezione strutturale, al controllo termico, allo stoccaggio e alla distribuzione dei materiali di consumo. Ogni modulo ha inoltre ‘ali’ composte da tre pannelli fotovoltaici lunghi 7 metri, in grado di fornire complessivamente circa 11 kilowatt.

    Il modulo Esm è perciò un vero e proprio ‘motore’ per Orion, che nel viaggio verso la Luna può fornire alla capsula l’elettricità necessaria per far funzionare i sistemi di comando, per comunicare con i centri di controllo a Terra e per mantenere una temperatura confortevole per gli astronauti che in futuro saranno a bordo. Per tutti questi motivi, il modulo Esm, del quale l’Esa ha prodotto sei unità, “è cruciale per Artemis”, ha detto ancora Deloo. Ed è per questo, ha aggiunto, che “Esa e Airbus parteciperanno direttamente a ogni fase del programma, a partire dal primo test, previsto fra il primo e il 3 aprile al Kennedy Space Center a Cape Canaveral”: sulla rampa di lancio 39B il nuovo lanciatore della Nasa, lo Space Launch System (Sls) sul quale sono integrati la capsula Orion e il modulo Esm, sarà caricato di propellente e partirà il conto alla rovescia, che si concluderà appena prima del momento in cui il motore dovrebbe realmente accendersi. “Sarà un momento importante per le future missioni spaziali oltre l’orbita bassa”, ha osservato Deloo.

    Sono due, al momento, le date possibili per il primo lancio senza equipaggio del programma Artemis: la prima finestra va dal 7 al 31 maggio e la seconda, che secondo Deloo dovrebbe essere la più probabile, va dal 6 al 16 giugno.

    Per il volo dei primi astronauti bisognerà invece attendere la missione Artemis-3: “nei programmi dell’ex presidente degli Stati Uniti Trump era prevista entro il 2024, ma la data – ha detto ancora Deloo – è slittata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026”.

  • Sospesa ExoMars, la missione congiunta su Marte di Europa e Russia

    Aveva acceso il sogno di poter scoprire se su Marte c’è stata, o c’è ancora, la vita, anche se in forme molto elementari, ma bisognerà aspettare ancora: è stato sospeso il lancio previsto in settembre della missione ExoMars, finora condotta congiuntamente dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscomos). Lo ha deciso il Council dell’Esa, al termine della riunione di due giorni a Parigi. “E’ stata una decisione triste, quella di sospendere il lancio di ExoMars a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, ha detto all’Ansa il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher. “Le sanzioni imposte alla Russia dall’Europa – ha aggiunto – non permettono di continuare campagna di lancio. Non possiamo immaginare un lancio con la Russia”.

    La sospensione della collaborazione fra Europa e Russia riguarda anche le quattro missioni (Galileo M10, Galileo M11, Euclid e EarthCare), già pronte per essere lanciate dai razzi russi Soyuz, sia dalla base europea di Kourou (Guyana Francese) sia dal territorio russo. All’orizzonte si apre l’opportunità offerta dai nuovi lanciatori europei Ariane 6 e Vega C, anche se si tratterà di risolvere il problema delle componenti di fabbricazione ucraina.

    La collaborazione procede invece regolarmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss): “l’obiettivo principale – ha detto l’Esa – è continuare a garantire la sicurezza delle operazioni a bordo della Iss, comprese quelle volte alla sicurezza dell’equipaggio”. Al momento sono confermati i prossimi voli sia da parte europea (quello di Samantha Cristoforetti in aprile a bordo della navetta americana Crew Dragon), sia da parte russa (quello di tre cosmonauti che domani si preparano a partire con la Soyuz per raggiungere la Iss.

    Dopo aver sospeso una collaborazione con la Russia iniziata negli anni ’90, adesso comincia una fase di riorganizzazione dell’Europa dello spazio. Si tratta di definire una nuova data per il lancio di ExoMars e al momento la più probabile è il 2026, ha detto Aschbacher. “Adesso si tratta di lavorare con l’industria per studiare in dettaglio quali componenti dei veicoli russi potranno essere sostituiti da parte dell’industria europea, oppure di quella statunitense”, ha detto ancora Aschbacher. “Questo è quanto ci prepariamo a fare nei prossimi mesi e sarà un lavoro complesso perché la tecnologia spaziale è molto complessa”. Un lavoro che procederà per gradi e la prima tappa è fissata in giugno, quando si prevede “un nuovo incontro per esaminare le possibili opzioni”. Complessivamente, secondo il direttore dell’Esa la sostituzione della tecnologia russa richiederà almeno tre anni di lavoro.

    Una lunga attesa che, secondo il direttore per l’Esa dell’Esplorazione umana e robotica, David Parker, non riuscirà a scalfire il primato scientifico e tecnologico europeo legato a questa missione: “lanceremo più tardi”, ha detto, “ma saremo comunque i primi a perforare il suolo di di Marte fino alla profondità di due metri in cerca di tracce di vita”.

  • L’Unione europea lancia un fondo da un miliardo per lo spazio

    Un fondo di un miliardo dall’Europa per sostenere le nuove imprese impegnate nello spazio, un settore in piena crescita e nel quale i soli servizi da satellite alimentano un mercato che nel 2021 ha superato 200 miliardi e che promette di raggiungerne 500 entro dieci anni. Previsioni rosee anche per lo sviluppo del settore in Italia, in particolare per la Space economy, il cui mercato globale è valutato in 370 miliardi di euro da una ricerca del Politecnico di Milano.

    Il fondo di investimento per lo spazio, chiamato ‘Cassini’, è stato lanciato a Bruxelles dalla Commissione europea nella Conferenza dedicata allo spazio. “L’Europa ha un vivace ecosistema di start-up con idee e tecnologie dirompenti, ma molte di loro non riescono ad ottenere investimenti cospicui quando devono espandersi e non hanno altra scelta che rivolgersi a investitori terzi. E’ per questo che il fondo Cassini rappresenterà una svolta”, ha detto il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton. Il fondo, che sarà integrato da uno strumento della Bei per garantire che le start-up possano accedere a prestiti, fa parte di una più ampia strategia europea per rafforzare la sua presenza nello spazio, affrancandosi sempre più dalla dipendenza dagli Stati Uniti.

    I principali strumenti di questo passaggio, ha detto Breton, sono il sistema Galileo per la navigazione satellitare e il programma Copernicus per l’osservazione della Terra, gestito da Commissione Ue e Agenzia Spaziale Europea (Esa). In proposito, una ricerca dell’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale (Euspa) indica che nel 2031 le spedizioni globali di ricevitori per la navigazione satellitare potranno raggiungere un volume di 2,5 miliardi di unità l’anno.

    Altri punti di forza dello spazio europeo sono la sicurezza delle comunicazioni, con il progetto di una costellazione di satelliti che l’Ue si prepara a presentare nelle prossime settimane, e la nuova strategia per la sicurezza e la Difesa che l’Ue intende presentare nei prossimi mesi, ha detto l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell.

    Ha un ruolo di primo piano anche la Space economy, che secondo lo studio del Politecnico di Milano, nel mondo conta su investimenti governativi compresi fra globale tra 86,9 miliardi e 100,7 miliardi di dollari. Per entità di spesa, il 2021 ha visto l’Europa (con 11,48 miliardi di dollari) seconda nel mondo dopo gli Stati Uniti (43,01 miliardi di dollari); seguono Cina, Russia, Giappone e India.

    Si punta anche al trasporto spaziale, con nuovi lanciatori, come quello presentato da ArianeGroup: “Maia sarà un mini lanciatore per costellazioni di piccoli e nano satelliti” e potrà “accelerare lo sviluppo di tecnologie necessarie alla nuova famiglia di lanciatori europei”, ha detto Morena Bernardini, direttore Strategia e Innovazione di ArianeGroup.

    L’Italia ha le carte per essere protagonista di questa nuova pagina dello spazio europeo, grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “Molto fiducioso sugli obiettivi del Pnrr” si è detto il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao. “Attraverso il Pnrr possiamo diventare un Paese ancor più importante nel settore”, ha detto Massimo Claudio Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, intervenuto a Milano, dove il Politecnico ha presentato i risultati di una ricerca sulla Space economy nel nostro Paese. “Ma è una corsa contro il tempo”, ha detto Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio. “Le risorse del Pnrr – ha aggiunto – dovranno essere impiegate entro il 2026, ora è il momento di puntare sulla semplicità e tradurre le idee in contratti”.

  • Il Sole toccato per la prima volta da una sonda

    Toccare il Sole per raccoglierne qualche ‘raggio’: è l’incredibile traguardo raggiunto dalla sonda Parker Solar Probe della Nasa che ha volato attraverso la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, la corona, e ha campionato particelle e campi magnetici. La notizia è stata data in una conferenza stampa in occasione del meeting dell’American Geophysical Union a New Orleans. I risultati sono pubblicati sulla rivista Physical Review Letters e sono in via di pubblicazione su The Astrophysical Journal. Quello appena superato dalla sonda Parker è un confine invisibile ma che rappresenta una ‘pietra miliare’ per lo studio del Sole, e il più ravvicinato passaggio di una sonda alla nostra stella. Ad essere stato attraversato è il cosiddetto confine dell’atmosfera solare, detto anche superficie di Alfven, e che separa due ‘mondi’: all’interno le particelle ‘intrappolate’ dai campi gravitazionali e magnetici, all’esterno quelle che riescono a sfuggire dall’attrazione del Sole e disperdersi nello spazio come vento solare. I dati indicano che il primo attraversamento di questo ancora ben poco compreso confine sarebbe stato compiuto il 28 aprile 2021, quando la sonda viaggiava a circa 13 milioni di chilometri dalla superficie (18,8 raggi solari). Da allora la sonda intitolata al fisico Eugene Parker che per primo teorizzo l’esistenza del vento solare ha attraversato più volte il confine, una conferma che l’atmosfera solare non è una palla liscia ma è piuttosto ‘raggrinzita’. Proprio l’analisi di queste punte e valli che ne increspano la superficie potrà aiutare a capire come gli eventi che avvengono più in profondità influenzino l’atmosfera e il vento solare, il ‘motore’ delle tempeste solari che periodicamente colpiscono anche la Terra.

    “E’ un momento grandioso per la scienza solare”, ha commentato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del direttorato della Nasa per le missioni scientifiche. «Questa pietra miliare – ha aggiunto – non solo ci fornirà una visione più approfondita dell’evoluzione del Sole e del suo impatto sul Sistema solare, ma tutto ciò che impariamo sulla nostra stella ci insegnerà molto anche delle stelle del resto dell’universo”. Come l’allunaggio ha permesso di capire come si è formato il nostro satellite, così toccare l’atmosfera solare aiuterà a scoprire informazioni cruciali sulla nostra stella e la sua influenza sul Sistema solare.

    “Volando così vicina al Sole, la Parker Solar Probe ora percepisce le condizioni della corona solare come non abbiamo mai potuto fare prima”, sottolinea Nour Raouafi, project scientist della sonda presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. “Vediamo le prove dell’essere nella corona nei dati del campo magnetico, nei dati del vento solare e visivamente nelle immagini. Possiamo vedere per davvero la sonda che vola attraverso le strutture della corona che possono essere osservate durante l’eclissi totale di Sole”. Parker continuerà a orbitare attorno al Sole seguendo una sorta di spirale che porterà la sonda ad avvicinarsi ogni volta di più, un totale di 24 giri completi che porteranno, se riuscirà a resistere alle temperature sempre più alte, a penetrare fino a meno di 6 milioni di chilometri dalla superficie del Sole.

  • Assembramento su Marte: tre sonde in arrivo in 10 giorni

    Dieci giorni al cardiopalmo per seguire l’arrivo al fotofinish su Marte delle tre sonde spaziali lanciate lo scorso luglio. La prima a tagliare il traguardo sarà la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti, che il 9 febbraio ha compiuto in una manovra spericolata per inserirsi nell’orbita del Pianeta Rosso intorno alle 16:41 ora italiana. Il giorno dopo è stato il turno della sonda cinese Tianwen-1, mentre il 18 febbraio toccherà alla missione della Nasa Mars 2020 con il rover Perseverance.

    Questo ‘assembramento’ spaziale è dovuto al fatto che la scorsa estate le 3 sonde sono state lanciate a pochi giorni di distanza per approfittare della finestra temporale in cui Marte si trovava in posizione favorevole rispetto alla Terra (evento che si verifica ogni due anni). Grande assente è l’Europa, che a causa di ritardi tecnici (legati anche all’emergenza Covid-19) ha dovuto rinviare al 2022 il lancio della missione ExoMars, dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e della russa Roscosmos.

    La missione Hope (Al Amal, ‘speranza’ in arabo), rappresenta il debutto interplanetario degli Emirati Arabi Uniti, che con questa prima assoluta intendono aprire i festeggiamenti per il 50esimo anniversario della loro fondazione. L’attesa è stata elettrizzante, perché la manovra di inserimento in orbita rappresenta il momento più critico della missione: per essere catturata correttamente dal campo gravitazionale marziano, Hope ha dovuto rallentare da 121.000 a 18.000 chilometri orari, accendendo i suoi 6 motori delta-V per 27 minuti. A causa della distanza che ci separa da Marte, e che rende impossibile il pilotaggio manuale da Terra, la manovra ha dovuto essere eseguita in maniera del tutto automatica. Si stimava che la probabilità di successo fossero pari al 50%, dunque restava un alto il rischio che la sonda mancasse il pianeta o finisse per schiantarsi sulla sua superficie. Se tutto andrà bene, Hope rimarrà in orbita per almeno un anno marziano (687 giorni) per monitorare la meteorologia e la climatologia del pianeta con 3 strumenti scientifici: lo spettrometro infrarosso Emirs, la camera ad alta risoluzione Exi e lo spettrometro ultravioletto Emus.

    Si spinge oltre la missione cinese Tianwen-1, il cui nome significa ‘ricerca delle verità celesti’: oltre all’orbiter prevede anche un rover che si distaccherà a maggio per provare a posarsi sul suolo marziano, permettendo così alla Cina di diventare il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti a fare un atterraggio morbido sul Pianeta Rosso. La Nasa, che invece sta per portare il suo quinto rover sulla superficie marziana, proverà grazie a Perseverance a riportare i primi campioni di Marte sulla Terra entro il 2031 in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa).

  • 300 milioni di euro di investimenti UE per promuovere l’innovazione nel settore spaziale

    La Commissione e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) annunciano un investimento di 300 milioni di euro nel settore spaziale, di cui 100 milioni provenienti dal bilancio dell’UE, a sostegno dell’innovazione nel settore. La partecipazione del FEI è sostenuta dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il pilastro principale del piano di investimenti per l’Europa. Questo investimento riguarda due fondi incentrati sulla tecnologia spaziale, Orbital Ventures e Primo Space, nell’ambito del primo progetto pilota di equità sostenuto dall’UE nel settore spaziale, InnovFin Space Equity Pilot. Orbital Ventures, un fondo paneuropeo seed e early stage, si concentra sulle tecnologie spaziali tra cui downstream (comunicazioni, crittografia, archiviazione ed elaborazione dei dati, geolocalizzazione, osservazione della terra) e upstream (hardware spaziale, materiali, elettronica, robotica, razzi, satelliti). Primo Space, un investitore italiano che si occupa di trasferimento di tecnologia in fase iniziale, è stato il primo fondo selezionato dal FEI nell’ambito di questo progetto pilota. Il FEI sta ora aumentando il proprio sostegno. Il fondo è uno dei primi per il trasferimento tecnologico focalizzato solo sulle tecnologie spaziali in Europa e il primo in Italia. Investe in progetti o aziende proof-of-concept, seed e early stage, e promuoverà la commercializzazione di innovazioni rivoluzionarie nell’industria spaziale in Europa.

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