Dopo anni di tentativi falliti, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca il progetto repubblicano di smantellare l’Obamacare, bloccato nel 2017 dal voto contrario del senatore dell’Arizona John McCain, ha ripreso slancio. A meno di un anno dal suo insediamento, l’inquilino della Casa Bianca ha ottenuto dal Congresso il via libera al piano per ridurre l’assistenza pubblica. La legge finanziaria approvata in estate, il One Big Beautiful Bill Act, prevede tagli per oltre un trilione di dollari alla spesa sanitaria federale nel prossimo decennio: la più drastica stretta al welfare americano degli ultimi anni. I democratici si rifiutano di approvare la legge di bilancio repubblicana finché non verranno rinnovati i sussidi (in scadenza a fine anno) introdotti durante la pandemia per rendere l’Obamacare più accessibile. Per i progressisti devono diventare permanenti; per i conservatori, sono da eliminare.
Al centro dello scontro torna l’Affordable Care Act, la riforma simbolo della presidenza di Barack Obama, in vigore dal 2014, che ha permesso a milioni di americani di ottenere un’assicurazione sanitaria. In pochi anni, il numero di cittadini senza copertura si è quasi dimezzato, passando da oltre 40 a circa 25 milioni, secondo i dati del Census Bureau e della Kaiser Family Foundation.
L’Obamacare ha ampliato il programma pubblico Medicaid e creato un mercato nazionale, ovvero piattaforme online dove è possibile confrontare e acquistare diversi piani assicurativi privati. In questo modo, anche chi rientrava nei criteri del Medicaid ma non poteva permettersi una polizza privata ha potuto assicurarsi grazie ai sussidi federali che abbassano i costi. La riforma ha inoltre vietato alle compagnie di rifiutare chi soffre di patologie preesistenti (come diabete o tumori) e imposto standard minimi. Durante la pandemia, Joe Biden ha ulteriormente rafforzato quegli aiuti, favorendo un’adesione record.
Quando fu approvato l’Aca, l’obiettivo era anche estendere il Medicaid a tutti i meno abbienti. Ma la Corte Suprema rese facoltativa l’espansione e dieci Stati (Alabama, Florida, Georgia, Kansas, Mississippi, South Carolina, Tennessee, Texas, Wisconsin e Wyoming), in gran parte a guida repubblicana, non l’hanno mai applicata. Sono loro a rischiare le conseguenze più pesanti.
I repubblicani presentano la legge come uno strumento per snellire la spesa pubblica e ridurre frodi e sprechi. I supporter, tra cui lo speaker Mike Johnson, giudicano inefficiente il sistema attuale. Ma non mancano lotte intestine: la trumpiana Marjorie Taylor Greene sostiene il rinnovo dei crediti d’imposta («anche l’assicurazione dei miei figli aumenterebbe») mentre la senatrice Lisa Murkowski propone di prorogarli per altri due anni.
Joel White, a capo del Council for Affordable Health Coverage, dice che rendere permanenti i sussidi introdotti durante la pandemia costerebbe circa 350 miliardi di dollari in dieci anni e spingerebbe le piccole imprese a rinunciare alle proprie polizze aziendali, trasferendo l’onere allo Stato. «Solo il 7% degli americani è senza copertura: il mercato individuale interessa circa 24 milioni di persone, contro i 180 assicurati tramite il datore di lavoro», sottolinea. Come altri organismi legati al fronte repubblicano, critica l’Aca perché a suo avviso non affronta la radice del problema, ossia il costo eccessivo della sanità, finendo per pesare sulla spesa pubblica. Eppure, un’alternativa non esiste: «Non è stato pubblicato nulla – ammette – ma ci stanno lavorando».