Lo Stato guadagna dalle sole accise circa 390 milioni di euro per ogni centesimo di aumento per entrambi i carburanti, i cui consumi risultano di 11 miliardi di litri la benzina e 29 miliardi di litri il gasolio. Tuttavia, poiché sulle accise si applica anche l’IVA al 22% (la “tassa sulle tasse”), il guadagno complessivo per le casse pubbliche si conferma decisamente superiore. L’impatto stimato per il gettito dello Stato in questo contesto fiscale, considerando sia l’accisa che l’IVA, è che il solo aumento di 1 centesimo al litro garantisce al governo, con la benzina, circa 134 milioni di euro all’anno, mentre con il gasolio circa 341 milioni di euro all’anno. Di conseguenza il solo aumento di un centesimo del prezzo di carburanti assicura al governo un totale combinato di oltre 475 milioni di euro all’anno. A maggior ragione, se l’aumento dei carburanti risulta maggiore, per esempio di 10 centesimi al litro, il governo può contare su di un extra gettito notevolmente maggiore. La sola benzina assicurerebbe oltre 1,34 miliardi di euro all’anno, mentre con il gasolio si arriverebbe a 3,41 miliardi di euro all’anno. Il conto complessivo, quindi, sarebbe di 4,75 miliardi di euro all’anno, se l’aumento di 10 centesimi venisse applicato simultaneamente a benzina e gasolio.
Considerando perciò che solo nell’ultimo anno la benzina è cresciuta di oltre 30 centesimi al litro questa ha determinato nuove entrate fiscali per oltre 4,1 miliardi. Il gasolio, viceversa, ha registrato un incremento ancora più marcato, superando i 45-50 centesimi al litro a causa delle tensioni geopolitiche e delle variazioni fiscali. In ragione del fatto che il consumo di gasolio è di circa 29 miliardi di litri, l’extra del gettito assicurato assicura aumenti di oltre 15 miliardi. L’aumento dei carburanti solo nell’ultimo anno ha assicurato, quindi, oltre 19 miliardi di nuove entrate fiscali, le quali invece di venire redistribuite sotto forma di diminuzione del carico fiscale sia sui carburanti che per le bollette energetiche (*) verranno utilizzate per finanziare le ultime promesse elettorali, come la detassazione della tredicesima.
Nella ambigua logica fiscale italiana, quindi, non si possono tagliare le accise in quanto rappresenterebbe una riduzione fiscale “piatta”, della quale ne trarrebbe vantaggio anche chi possiede “una Ferrari”, esempio utilizzato nel lessico economico contemporaneo.
Tuttavia, l’extra gettito fiscale determinato dagli aumenti di benzina e gasolio viene pagato proprio come una “flat tax”, ed ovviamente grava sulle fasce meno abbienti proprio sulla base del principio della utilità marginale decrescente del denaro sulla quale si basa, tra l’altro, la progressività delle aliquote fiscali (**). Senza dimenticare poi come il governo in carica usufruisca già da anni anche del Fiscal Drag come conseguenza di un’economia che cresce meno di un terzo rispetto all’inflazione (0,9% Pil/3,3% inflazione). In barba alla progressività tanto sbandierata da coloro che non sono d’accordo sul taglio delle accise, per contro le promesse elettorali verranno pagate in eguale misura da tutti i consumatori italiani ed in particolar modo dalle fasce meno abbienti.
L’ambiguità fiscale viene confermata dalla imposizione sui costi energetici. Questa, infatti, viene approvata e sostenuta dal governo anche se piatta, ma la sua riduzione viene considerata inappropriata per la stessa ragione con la quale invece è stata adottata.
(*) Nomisma prevede un aumento dei costi energetici del +23% per le famiglie e i +54% per le imprese.
(**) https://www.ilpattosociale.it/attualita/le-accise-e-la-progressivita-fiscale/