studio

  • I ministri del G20 adottano una dichiarazione per mettere la ricerca, l’istruzione superiore e la digitalizzazione al servizio della lotta contro il coronavirus

    I ministri della ricerca e dell’istruzione superiore presenti alla prima riunione del G20 sulla ricerca e l’istruzione hanno adottato la “Dichiarazione dei ministri del G20 sulla mobilitazione della ricerca, dell’istruzione superiore e della digitalizzazione a favore di una ripresa sostenibile, resiliente e inclusiva”. La dichiarazione è incentrata su tre pilastri: 1. far fronte alla natura mutevole delle competenze; 2. principi e valori etici della ricerca e dell’istruzione superiore; 3. verso una comprensione comune degli spazi digitali.

    La Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani Mariya Gabriel, che ha partecipato virtualmente alla riunione, ha commentato: “Questo processo permetterà di sfruttare al meglio tutto il potenziale della digitalizzazione nell’istruzione superiore e nella ricerca. È nostra intenzione sviluppare una forza lavoro digitale qualificata e un ecosistema connesso di infrastrutture di ricerca digitale basato su principi scientifici aperti e valori etici condivisi.”

    La dichiarazione è in linea con i lavori dell’UE diretti a realizzare e rafforzare lo Spazio europeo della ricerca e lo Spazio europeo dell’istruzione, ad attuare il nuovo  piano d’azione per l’istruzione digitale e a sfruttare il potenziale di ricerca e innovazione degli istituti di istruzione superiore in Europa.

    Fonte: Commissione europea

  • African universities face greatest-ever challenge to educate future digital revolution leaders

    Sub-Saharan Africa has the lowest rates of access to quality education in the world. A recent UNESCO report shows that well over half of teens aged 15 to 17 are out of school, without the possibility of resuming school.  Access to education is a prerequisite enabler in achieving the United Nation’s Sustainable Development Goal 4 by “ensuring inclusive and equitable quality education and promoting lifelong learning”, but, unfortunately, the continent is projected to fall short of its education commitments for 2030.

    As governments commit available, but meagre, resources to combat the raging coronavirus pandemic and to bolster their dwindling economies, analysts fear that education will miss out on the priority list despite its critical relevance to the development of Sub-Sahara Africa.

    While primary education remains a most pressing matter in terms of international development initiatives, the Sub-Saharan university system has peculiarly escaped the attention of policymakers. Keeping African youth invested in the continent’s, in spite of its high levels of brain drain, is an emerging concern.

    “If we don’t look after them, if we don’t equip them, if we don’t give them the propers skills and prepare them, then they’re not going to be useful in the labor market”, Cynthia Samuel-Olonjuwon, the International Labour Organisation Regional Director for Africa, told African leaders.

    Angolan entrepreneur, Mirco Martins, warns that the continent risks the consequences of creating a lost generation if Africa’s youthful population does not acquire relevant education and skills. In what he called a “double-edged dynamic” of African demographics, Martins observes that whereas Africa boasts of a population growing younger by the day compared to the global North, its immensely untapped human resources will likely waste away, instead of benefiting it.

    Martins advises that African leaders should expand access to higher education on key enabling technologies to underpin the youthful Sub-Saharan workforce as the backbone of the region’s digital revolution.

    Writing in the Africa Report, Kenyan-born Dr. Lydiah Kemunto Bosire contests the argument that brain drain is a factor in the diminishing returns of Africa’s education system. She argues that more sophisticated analyses are needed to understand migratory flows in and out of the continent. Instead, she opines, African leaders “should be alarmed about our low capacity to compete in a context where talent is global.”

    University World News’ Chang Da Wan points to the African continent’s universities as the problem. Graduates in the global South “are trained for jobs in a more advanced economy, but may not have the knowledge, skills and capability to contribute meaningfully to the society to which they belong,” he writes.

    The technology magazine Interesting Engineering notes that by 2050, growing access to the internet; improvements in technology; distributed living and learning; and a new emphasis on problem-solving will have changed the nature and trajectory of education in the global South.  Africa’s growing digitization may accelerate the quicker upskilling and access to higher education.

    Digitization of education in Africa is corroborated by a recent report suggesting that South Africa leads globally in learning practical STEM trades via smartphones. “We’re seeing more people learning online, especially women, who have since embraced what has historically been seen as male-oriented disciplines,” Anthony Tattersal, vice-president of Coursera EMEA, who published the study, told ItWeb.

    A number of initiatives are underway to ensure the most marginalised are not left out of the digital revolution. For instance, the University of Pretoria’s Future Africa partnership with Nepoworx is training students on green skills and enabling undertake enterprise development, and sustainability research. The program seeks to upskill 900 youth, women and entrepreneurs over the next three years to enable them to participate in the green economy.

    Undoubtedly, advancing practical skills in engineering, science, and technology is essential in closing in on unemployment, inequality, and infrastructural gaps. With foreign direct investment targeting SDGs, private sector financing for higher education, both locally and abroad, could come in handy. Such investment in human capital is a sure way to supply the human resources that are necessary to shake up the whole of Africa with innovative and new ways of thinking.

  • La sanità sconta 14mila cervelli via in 10 anni e chiede investimenti nella ricerca

    La ricerca clinica in Italia langue. Da un lato, infatti, il finanziamento pubblico alle sperimentazioni indipendenti mirate allo sviluppo di nuove cure ancora insufficiente, dall’altro le regole attuali ostacolano gli scienziati e vanno velocizzate le procedure autorizzative e le approvazioni dei Comitati Etici. Senza contare ‘l’emigrazione’ dei cervelli verso l’estero, con una perdita di circa 14mila ricercatori dal 2008 ad oggi. Per questo – come da richiesta avanzata in una conferenza stampa dai principali gruppi di esperti che si occupano di sperimentazioni nel nostro Paese, cioè ACC (Alleanza Contro il Cancro), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche) e GIDM (Gruppo Italiano Data Manager) –  è necessario che finanziamenti dai 20 miliardi del Recovery Plan indirizzati alla sanità siano riservati proprio alla ricerca clinica indipendente.

    Servono, innanzitutto, più fondi. Nel 2018, rilevano le associazioni, solo 24 milioni 163mila euro sono stati erogati dal Ministero della Salute per sostenere le sperimentazioni non sponsorizzate dall’industria. Un abisso separa questa cifra dagli 806 milioni di dollari erogati negli Stati Uniti nel 2017 solo per gli studi sul cancro. Ma non solo. I gruppi di ricerca hanno anche inviato alle Istituzioni un documento in cui vengono delineati i tre capisaldi per il rilancio della ricerca clinica: semplificare e velocizzare le procedure autorizzative, stabilizzare contrattualmente il personale di supporto, potenziare le infrastrutture digitali per garantire un salto di qualità degli studi. E’ inoltre necessario, affermano, istituire al più presto un tavolo tecnico istituzionale.

    “Nel 2019, in Italia, sono state autorizzate 672 sperimentazioni, 516 profit e 156 no profit. E quasi il 40% ha riguardato l’oncologia – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Le difficoltà a cui va incontro la ricerca non sponsorizzata dall’industria sono sintetizzate nella diminuzione del 4,1% del numero di studi indipendenti dal 2018 (27,3% del totale) al 2019 (23,2%). La parola d’ordine deve essere innanzitutto semplificazione poiché è eccessivo il peso della documentazione richiesta e richiede troppo tempo la necessità di ottenere l’autorizzazione di tutti i Comitati Etici ai quali afferiscono i centri coinvolti”. Altra criticità è quella del personale addetto in ricerca e sviluppo, che in Italia è intorno a 9 per 1000 unità di forza lavoro, rispetto a 15 per 1000 della Germania e a una media dell’Ue di circa il 12 per mille. E il nostro Paese è fanalino di coda fra i Paesi OCSE anche per numero di ricercatori occupati e figure specifiche necessarie. “Assistiamo – rileva Marco Vignetti, presidente Fondazione GIMEMA – a una estrema difficoltà ad ottenere una continuità di prestazioni lavorative e ad una costante migrazione di personale esperto verso aziende farmaceutiche, con la creazione di un preoccupante gap che rischia di compromettere la qualità della ricerca, soprattutto quella accademica”. In generale, in Italia la spesa in ricerca è pari all’1,2% del Pil, mentre la media dei Paesi Ue raggiunge il 2%, con la Germania quasi al 3%. Tuttavia il nostro Paese si distingue nel contesto europeo proprio per la qualità della ricerca. “Pur avendo poche risorse, gli studi condotti in Italia hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale ad esempio in diversi tumori, portando alla modifica di linee guida e raccomandazioni. E i lavori scientifici italiani in ambito oncologico – conclude Ruggero De Maria, Presidente ACC – sono tra i più citati al mondo, subito dopo quelli del Regno Unito”.

  • Solo il 16,5% delle ragazze si laurea in discipline STEM

    Il gender gap esiste e non solo a livello salariale. La differenza tra uomo e donna in termini di chances di lavoro e quindi di reddito potrebbe forse trovare origine, a monte, in un ampio divario di genere nelle materie Stem. La differenza nella preparazione in Science, Technology, Engineering and Mathematics, le materie più richieste nel mondo del lavoro, pesa ancora parecchio, come raccontano i dati di un’indagine condotta da Save The Children ed elaborati dall’Istat, riportati dal sito Skuola.net in occasione della sesta giornata delle donne e delle ragazze nella Scienza, un’iniziativa promossa e istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015.

    Le ragazze che decidono di intraprendere una carriera scientifica sono ancora troppo poche: solo il 16,5% delle giovani, infatti, si laurea in facoltà ‘tecniche’, contro il 37% dei maschi. È vero che sono numeri superiori alla media europea, ma non per questo sono soddisfacenti. Un divario che affonda le sue radici ben prima dell’università: se, ad esempio, viene chiesto a un gruppo di bambini di disegnare uno scienziato, solo 1 su 3 lo disegnerà donna. Una percentuale che, peraltro, si riduce sensibilmente con l’avanzare dell’età: se viene chiesto ad un gruppo di ragazze di 16 anni, saranno 3 su 4 a disegnarlo maschio. Infine, se lo chiediamo ad un gruppo di ragazzi coetanei il 98% lo disegnerà maschio. Questo perché gli stereotipi di genere sono molto più diffusi di quanto si possa pensare ancora oggi, soprattutto nel processo di crescita dei giovani. La riprova sta nel fatto che appena 1 ragazza su 8 si aspetta di lavorare come ingegnere o in professioni scientifiche, a fronte di 1 su 4 tra i maschi.

    In realtà gli stereotipi di genere iniziano a scuola: già dalla scelta del liceo o della facoltà universitaria, si avverte chiaramente che il gender gap si fa sentire. Tra i diplomati nei licei i ragazzi sono più presenti in quelli scientifici (il 26% di tutti i diplomati rispetto al 19% delle ragazze), mentre solo il 22% delle ragazze si diploma in istituti tecnici, quasi la metà rispetto ai maschi (42%); dati, questi, che si riferiscono all’anno scolastico 2018-2019. Percentuali basse si riscontrano anche all’ambito universitario, come abbiamo visto. Un lungo percorso non privo di ostacoli, quello che le giovani aspiranti donne nella scienza devono affrontare, che naturalmente si riflette nel mondo del lavoro: nelle aree STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), le giovani rappresentano il 41% dei dottori di ricerca, il 43% dei ricercatori accademici, solo il 20% dei professori ordinari e tra i rettori italiani solo il 7% sono donne (come riportato dal ministero dell’Istruzione) per l’anno 2020.

    La bella notizia, se si consultano i dati dell’Eurostat, è che nel 2019 Sardegna e Sicilia impiegato più donne nei settori scientifici delle altre regioni d’Italia: il 37% del totale dei lavoratori di queste aree. A fare da contraltare una rappresentanza più scarsa nel Nord-Ovest e nel Sud d’Italia in generale, dove ci si ferma rispettivamente al 33% e 34%, mentre il Centro segue il trend positivo delle Isole registrando un 36%, poco sopra al Nord-Est che si attesta al 35%. Con l’Italia che, nel complesso, si aggiudica una media del 34% di donne impiegate come scienziate e ingegnere, con 400 mila donne nel campo scientifico contro circa il doppio (760 mila) dei colleghi maschi. Una media ancora troppo bassa, anche se si allarga lo sguardo per confrontarla con quella di tutta Europa, dove le donne impiegate in questi settori restano una minoranza, ma acquistano punti percentuali arrivando a circa il 41%.

  • Rinnovato il bando per le borse di studio speciali Covid-19 assegnate dalla Fondazione Italia USA

    In considerazione del prolungarsi dell’emergenza sanitaria è stato rinnovato il bando per le borse di studio speciali Covid-19 a copertura parziale che saranno assegnate dalla Fondazione Italia USA, oltre alle 1000 già erogate ogni anno, per il master online “Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy” promosso insieme al Centro Studi Comunicare l’Impresa.
    Sono state bandite ulteriori 100 borse di studio. La scadenza per le domande è il 31 marzo 2021.
    Le borse di studio saranno dirette a giovani laureati meritevoli, allo scopo di favorire l’internazionalizzazione con gli Stati Uniti e fornire loro un sostegno concreto in questo momento di particolare difficoltà economica.
    Saranno valutate anche domande di imprenditori e professionisti che desiderano espandere la propria attività sui mercati internazionali, privilegiando start-up e imprese che hanno come mercato principale gli USA, nonché quadri aziendali referenziati da aziende.
    Il Master, che ha l’adesione di numerose personalità istituzionali ed è diretto dalla prof. Stefania Giannini, garantisce l’accesso a un prodotto formativo di respiro internazionale. La Fondazione Italia USA, per l’impegno dei suoi programmi formativi quali il master, e i valori da questi trasmessi, fa parte ufficialmente del programma UNAI – United Nations Academic Impact lanciato dal segretario generale dell’ONU nel 2010.

  • Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà: investire per le future generazioni europee

    La Commissione ha pubblicato la relazione annuale su Erasmus+ 2019, dalla quale si evince che il programma ha pienamente raggiunto i suoi obiettivi per l’anno in questione, con eccellenti livelli di attuazione e un uso efficiente dei fondi. La dotazione finanziaria complessiva del programma Erasmus+ aumenta di anno in anno. Nel 2019 ammontava a 3,37 miliardi di euro, ossia 547 milioni di euro in più rispetto al 2018, il che rappresenta un aumento del 20%. Grazie a questa dotazione Erasmus+ ha sostenuto quasi 940.000 esperienze di apprendimento all’estero e ha finanziato circa 25.000 progetti e 111.000 organizzazioni.

    Una storia europea si successo quella dell’Erasmus che in più di trent’anni ha dimostrato il suo valore aggiunto, tiene a sottolineare Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani. “Il programma rappresenta uno strumento efficace per rispondere a molte delle sfide sociali che l’Europa si trova ad affrontare. In futuro – aggiunge la commissaria – disporremo di un programma Erasmus+ più ampio, più forte e migliore, che sosterrà anche i nostri sforzi volti a realizzare lo spazio europeo dell’istruzione entro il 2025.”

    Nel 2019 il programma ha finanziato la mobilità di quasi 505.000 studenti e membri del personale dell’istruzione superiore. Ha inoltre continuato a sostenere i discenti e il personale dell’istruzione e della formazione professionale: più di 192.000 persone hanno trascorso un periodo di studio all’estero nel 2019. Le prime 17 alleanze universitarie europee sono state create nel giugno 2019 con un bilancio di quasi 85 milioni di euro. La componente dedicata allo sport del programma, con una dotazione di 49,3 milioni di euro, ha finanziato 260 progetti.

    La Commissione ha inoltre pubblicato la prima relazione sull’attuazione del Corpo europeo di solidarietà, istituito nell’ottobre 2018. Si tratta del primo programma dell’UE interamente dedicato a promuovere la partecipazione dei giovani ad attività di solidarietà. Nei primi 15 mesi della sua esistenza, il Corpo ha fornito sostegno a 3 750 progetti, offrendo a più di 27 000 giovani la possibilità di partecipare ad attività di volontariato individuale o di gruppo, tirocini o lavori.

    Erasmus+ e i programmi che lo hanno preceduto sono tra i risultati più tangibili conseguiti dall’UE. Da più di 30 anni offrono ai giovani l’opportunità di scoprire altre realtà in Europa e di proseguire contestualmente gli studi. Il programma continua ad espandersi, raggiungendo nuove regioni e nuovi destinatari. Il programma è inoltre aperto ai paesi partner di tutto il mondo.

    L’11 dicembre gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico sul programma Erasmus+ per il nuovo periodo di programmazione 2021-2027. Il nuovo programma sarà non solo più inclusivo e innovativo ma anche più digitale e più verde. Sarà uno strumento fondamentale per realizzare lo Spazio europeo dell’istruzione entro il 2025 e per mobilitare il mondo dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport a favore di una ripresa rapida e della crescita futura. Offrirà molte nuove opportunità agli studenti europei: grazie a maggiore accessibilità e formati di mobilità più flessibili, darà opportunità a categorie più diversificate di studenti, compresi quelli che hanno minori occasioni e gli allievi delle scuole, la cui partecipazione è ora prevista dall’azione per la mobilità. Offrirà nuove opportunità di cooperazione, stimolando l’innovazione nella progettazione dei piani di studio e nelle pratiche di apprendimento e insegnamento, oltre a promuovere competenze verdi e digitali. Sosterrà anche nuove iniziative faro, quali le “Università europee”, le accademie degli insegnanti Erasmus, i centri di eccellenza professionale e DiscoverEU.

    Dopo una fase preparatoria tra il 2017 e l’inizio del 2018, il Corpo europeo di solidarietà esiste come programma finanziato dall’UE da ottobre 2018, con un bilancio di funzionamento di 375,6 milioni di euro per il periodo 2018-2020. Si basa su precedenti iniziative dell’UE nel settore della solidarietà e il suo obiettivo è offrire un punto di accesso unico alle organizzazioni attive nel settore della solidarietà e ai giovani che desiderano contribuire alla società nei campi che più li interessano.

    Sulla scia del successo dell’iniziativa, la Commissione europea ha proposto che nel periodo 2021-2027 il Corpo europeo di solidarietà prosegua le sue attività e le estenda agli aiuti umanitari dell’UE con una dotazione finanziaria complessiva di 1,009 miliardi di euro per il periodo 2021-27. L’accordo politico raggiunto sul programma dal Parlamento europeo e dagli Stati membri l’11 dicembre ha accolto la proposta.

  • L’UE ripensa all’istruzione e alla formazione per l’era digitale con uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025

    La Commissione ha adottato due iniziative che rafforzeranno il ruolo dell’istruzione e della formazione nella ripresa dell’UE dalla crisi del coronavirus e contribuiranno a conseguire l’obiettivo di un’Europa verde e digitale. Delineando un progetto per uno spazio europeo dell’istruzione da realizzare entro il 2025, la Commissione propone nuove iniziative, più investimenti e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per consentire a tutti gli europei, indipendentemente dall’età, di beneficiare della ricca offerta didattica e formativa dell’UE. La Commissione ha anche adottato un nuovo piano d’azione per l’istruzione digitale, che tiene conto degli insegnamenti tratti dalla crisi del coronavirus ed elabora una strategia per un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale con un potenziamento delle competenze digitali per compiere la trasformazione digitale.

    La comunicazione sullo spazio europeo dell’istruzione illustra il modo in cui la cooperazione può arricchire ulteriormente la qualità, l’inclusività e le dimensioni verde e digitale dei sistemi di istruzione degli Stati membri. Spiega inoltre come, grazie alla collaborazione tra gli Stati membri, si potrà dare vita a uno spazio europeo dell’istruzione in cui studenti e insegnanti saranno liberi di studiare e lavorare in tutto il continente e in cui gli istituti potranno associarsi liberamente entro e oltre i confini europei.

    Lo spazio europeo dell’istruzione si articola in sei dimensioni: qualità, inclusione e parità di genere, transizioni verde e digitale, insegnanti, istruzione superiore e un’Europa più forte nel mondo. Le iniziative saranno improntate tra l’altro alla ricerca di soluzioni per migliorare la qualità, soprattutto per quanto riguarda le competenze digitali e di base, per rendere la scuola più inclusiva e attenta alle tematiche di genere e per incrementare il successo scolastico. Contribuiranno a rafforzare la comprensione dei cambiamenti climatici e della sostenibilità, a promuovere infrastrutture per l’istruzione più ecologiche, a sostenere la professione di insegnante, a sviluppare ulteriormente le università europee e a potenziare la connettività negli istituti di istruzione e formazione.

    La comunicazione definisce i mezzi e le tappe per la realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025, con il sostegno del piano europeo di ripresa (NextGenerationEU) e del programma Erasmus+. Propone inoltre un quadro per la cooperazione con gli Stati membri e per la partecipazione dei portatori di interessi del settore dell’istruzione, compresa una struttura di rendicontazione e analisi, con obiettivi concordati in materia di istruzione al fine di promuovere e monitorare le riforme. Gli sforzi volti all’istituzione dello spazio europeo dell’istruzione opereranno in sinergia con l’agenda europea per le competenze, la rinnovata politica in materia di istruzione e formazione professionale e lo Spazio europeo della ricerca.

    Il piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027) propone una serie di iniziative per un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile in Europa. Esprime inoltre un invito a stabilire una più stretta collaborazione tra gli Stati membri a livello europeo, come pure con i portatori di interessi e tra di essi, affinché i sistemi di istruzione e formazione siano realmente pronti per l’era digitale. La crisi del coronavirus ha posto l’apprendimento a distanza al centro delle pratiche didattiche. Ciò ha messo in luce l’urgente necessità di potenziare l’istruzione digitale quale obiettivo strategico per un insegnamento e un apprendimento di alta qualità nell’era digitale. Con l’uscita dalla fase di emergenza causata dall’insorgenza della pandemia, si ravvisa la necessità di un approccio strategico e a più lungo termine all’istruzione e alla formazione digitali.

    Il piano d’azione prevede due priorità strategiche a lungo termine: i) promuovere lo sviluppo di un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale e ii) potenziare le competenze digitali per la trasformazione digitale. Per rafforzare la cooperazione e gli scambi in materia di istruzione digitale a livello dell’UE, la Commissione creerà un polo europeo per l’istruzione digitale, che promuoverà la collaborazione e le sinergie tra i settori strategici pertinenti all’istruzione digitale, istituirà una rete di servizi di consulenza nazionali e rafforzerà il dialogo tra i portatori di interessi del settore pubblico e privato.

    Entrambe le iniziative confluiranno inoltre nel terzo vertice europeo sull’istruzione organizzato dalla Commissione, che si terrà online il 10 dicembre e nel corso del quale i ministri e i principali portatori di interessi riuniti discuteranno delle modalità per rendere l’istruzione e la formazione pronte per l’era digitale.

    Lo spazio europeo dell’istruzione si fonda su decenni di cooperazione in materia di istruzione a livello dell’UE. Il quadro strategico per la cooperazione europea nei settori dell’istruzione e della formazione (ET 2020) ha contribuito a rafforzare la fiducia e la comprensione reciproca per sostenere le prime iniziative legate allo spazio europeo dell’istruzione.

    Nel 2017 i capi di Stato e di governo hanno discusso di istruzione e formazione al vertice sociale di Göteborg, sulla base della comunicazione della Commissione che delineava il progetto di istituire uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. A seguito di tale incontro, il Consiglio ha formulato le sue conclusioni nel dicembre 2017 invitando gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione a portare avanti l’agenda di Göteborg. Molte iniziative sono già state sviluppate. Partendo da questi importanti presupposti, la comunicazione di oggi delinea un progetto di spazio europeo dell’istruzione e dà un ulteriore impulso per realizzarlo entro il 2025. Lo spazio europeo dell’istruzione è legato anche a Next Generation EU e al bilancio a lungo termine dell’Unione europea per il 2021-2027.

    In tale contesto, il piano d’azione per l’istruzione digitale è una pietra angolare del programma della Commissione per sostenere la transizione digitale in Europa e si basa sul primo piano d’azione per l’istruzione digitale adottato nel gennaio 2018, che si concluderà alla fine di quest’anno. La portata del nuovo piano è più ambiziosa e propone un campo di applicazione più ampio che va al di là dell’istruzione formale e una durata più lunga, fino al 2027.

     

  • Bandi europei

    Pubblichiamo di seguito un elenco di bandi europei elargiti anche a livello nazionale e regionale

    Bandi europei

    EaSI – EURES: Programma mirato di mobilità
    Scadenza: 26 agosto 2020
    Contributo massimo per progetto: 4.000.000 Euro

    Bio-based industries: aiuto a start-up e spin-off ad accedere ai finanziamenti
    Scadenza: 3 settembre 2020
    La Commissione si impegna a finanziare un solo progetto con una richiesta massima di co-finanziamento di 1.500.000 Euro.

    Horizon 2020: aspetti umanitari e della scienza sociale relativi alla transizione verso un’economia pulita
    Scadenza: 1 settembre 2020
    Contributo massimo per progetto: 3.000.000 Euro

    Bandi nazionali

    Progetti sperimentali per la prevenzione delle tossicodipendenze
    Scadenza: 20 luglio 2020
    Contributo massimo per progetto: 450.000 Euro

    FOUNDAMENTA#10 – Impact Makers for the Future: incentivi e investimenti per start-up e imprese innovative
    Scadenza: 12 luglio 2020
    Premio: seed fund fino a 100.000 Euro

    “Power2innovate”: idee imprenditoriali innovative per lo sviluppo del Mezzogiorno
    Scadenza: 15 ottobre 2020
    Premio: un percorso di accelerazione imprenditoriale di sei mesi
    Regioni ammissibili: Regione Abruzzo – Regione Basilicata – Regione Calabria – Regione Campania – Regione Molise – Regione Puglia – Regione Sardegna – Regione Sicilia

    Bando “STEM2020”: percorsi educativi nelle materie del futuro
    Scadenza: 30 novembre 2020
    Contributo massimo per progetto: 15.000 Euro

    Bandi regionali 

    REGIONE LOMBARDIA

    Start Cup Lombardia 2020: Premi per idee imprenditoriali innovative
    Scadenza: 15 luglio 2020
    Premio: 25.000 Euro

    “Plastic Challenge”: sfida alle plastiche monouso
    Scadenza posticipata: 20 luglio 2020
    Contributo massimo per progetto: 90.000 Euro

    Azioni di rete per il lavoro: azioni di riqualificazione e di outplacement dei lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendale
    Scadenza: fino ad esaurimento delle risorse
    Dotazione finanziaria complessiva: 4.200.000 Euro

    Progetti innovativi che favoriscano lo sviluppo e la costituzione di reti per la tutela e la promozione del diritto al cibo
    Scadenza: 9 luglio 2020
    Contributo massimo per progetto: 30.000 Euro

    REGIONE LAZIO

    MOVIE UP 2020: Bando per il finanziamento di azioni formative e seminariali per l’accrescimento e l’aggiornamento delle competenze degli operatori del settore audiovisivo
    Scadenza: 23 luglio 2020
    Dotazione finanziaria complessiva: 1.220.332 Euro

    Un Paese ci vuole 2020. Contributi per la valorizzazione del patrimonio culturale dei piccoli Comuni del Lazio
    Scadenza: 15 luglio 2020
    Contributo massimo per progetto: 40.000 Euro

    Voucher sportivi e buoni sport per minori, over 65 e persone in situazioni di disagio sociale
    Scadenza: 30 settembre 2020
    Dotazione finanziaria complessiva: 800.000 Euro

    REGIONE BASILICATA

    Emergenza COVID-19: Fondo perduto alle microimprese
    Scadenza: 22 luglio 2020
    Dotazione finanziaria complessiva: 30.000.000 Euro

    Contributi per la realizzazione o l’ampliamento di Centri Comunali di Raccolta a supporto della raccolta differenziata dei rifiuti urbani
    Scadenza: 20 luglio 2020
    Dotazione finanziaria complessiva: 2.002.423 Euro

    Fondo “Piccoli prestiti per il sostegno e rafforzamento delle microimprese lucane”
    Scadenza: 31 agosto 2020
    Contributo massimo per progetto: 30.000 Euro

    REGIONE ABRUZZO

    Emergenza COVID-19: Aiuti per investimenti in macchinari, impianti e beni intangibili, accompagnamento dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale
    Scadenza: 11 luglio 2020
    Contributo massimo per progetto: 200.000 Euro

    Sostegno a investimenti per la diversificazione delle imprese agricole
    Scadenza: 30 settembre 2020
    Contributo massimo per progetto: 250.000 Euro

    Redazione dei piani di gestione dei siti della Rete Natura 2000
    Scadenza: 31 dicembre 2021
    Contributo massimo per progetto: 90.000 Euro

  • Uno studio ci aiuta a capire il dolore per la morte del nostro amico animale

    Nelle società più sviluppate è sempre più presente nelle famiglie un animale d’affezione e cani e gatti rappresentano veri e propri compagni di vita per più della metà degli italiani. E’ diventata talmente importante la loro presenza che anche il mondo della comunicazione commerciale li utilizza, o direttamente o al meno come immagine di contorno, come si può osservare guardando le pubblicità televisive. Si organizzano dibattiti, si rivedono i regolamenti comunali, aumentano i negozi, spesso veri e propri supermercati, dedicati alle loro esigenze non solo alimentari. Purtroppo però i nostri amici animali che ci aiutano a crescere nella comprensione delle esigenze altrui, dei più deboli, che ci fanno compagnia nella solitudine, sempre più di frequente, specie nelle città, che ci costringono a fare un po’ di movimento e a volte ci spingono a praticare autentiche attività ludiche e sportive hanno una vita molto più breve della nostra. In pochi anni il simpatico cucciolo che ci ha fatto impazzire con le pipì e le rosicchiature diventa il compagno e amico di passeggiate e di serate televisive e poi, quasi d’improvviso diventa il cane anziano che fatica a camminare, che ha bisogno di cure ed attenzioni, che a volte si ammala così gravemente da non lasciare alcuna speranza. Come le persone i nostri amici animali muoiono, muoiono e lasciano un vuoto, un dolore che solo chi l’ha provato comprende perché muore un componente della famiglia ma anche una parte di noi se ne va, perché non faremo più tante cose che facevamo con loro, perché realizziamo quanto sia provvisorio quello che siamo e quello che facciamo. Ma la vita continua, deve continuare perché è un dono, è l’unica opportunità che abbiamo per lasciare a coloro che verranno dopo di noi un mondo un po’ meglio o almeno non peggiore. Per molti piano piano ricominciano nuovi affetti, che non ci faranno mai dimenticare coloro che se ne sono andati, ma che ci condurranno verso nuovi momenti di amicizia e tenerezza. Occorre però elaborare il lutto anche per la perdita del nostro compagno peloso e per questo un team internazionale, con molti esperti italiani, ha dato vita al progetto Mourning Dog Project. Il progetto, guidato dall’Università Statale di Milano, studia il dolore delle persone che perdono il loro quattro zampe evidenziando l’impatto psicologico la cui intensità è stata troppo sottovalutata. I primi risultati sono già stati pubblicati dalla rivista Animals e confermano la tendenza delle persone ad umanizzare l’animale di casa. Lo studio è guidato dalla dottoressa Federica Pirrone, etologa del dipartimento di medicina veterinaria della Statale di Milano, e da Stefania Uccheddu, veterinaria esperta nel comportamento animale del Vetethology Group del Belgio, in collaborazione con studiosi di università di diversi paesi. Per milioni di persone l’impatto psicologico, per la morte del proprio amico animale, dolore, rabbia, depressione, solitudine, rimpianti ha conseguenze importanti specie quando la morte arriva inaspettata e la ricerca, lo studio vuole affrontare tutti i vari aspetti con l’ausilio di ricercatori spagnoli, canadesi, anglosassoni e di altri paesi.

  • Un appel a la candidature pour 400 bourses d’études Canadienne au titre de l’année académique 2018-2019

    Par l’intermédiaire de la direction régional des bourses étrangères canadienne, le secrétariat d’état a l’étude et a la recherche de l’Université Laval lance un appel a la candidature pour 400 bourses d’études Canadienne au titre de l’année académique 2018-2019. Ces bourses sont destinées aux ressortissants des pays de la catégorie A (pays industrialisés européens, et extra-européens) et ceux des pays de la catégorie B (pays en développement, du tiers monde et extra -européens) elles doivent leur permettre de poursuivre leurs études, de parfaire leurs connaissances pour les travaux de recherches dans les domaines auxquels l’Université Laval accorde une attention particulière.
    SPÉCIFICITÉ DE LA BOURSE:
    – L’Université Laval entend faciliter l’immigration aux persone désireuses de Poursuivre leurs études et d’obtenir des diplômes d’état canadienne.
    – Les candidats retenus au terme de la sélection de candidatures seront insérés outre leur étude dans les secteurs sensibles de la vie économique et sociale du Canada: (santé, droit, diplomatie, communication,
    finance, énergie, industrie, transport, agriculture…). Cette option de l’Université Laval vise a  donner une aptitude professionnelle aux boursiers pour pouvoir travailler s’ils le désirent au Canada a la fin de leur formation.
    DURÉE DE LA BOURSE:
    Les bourses couvrent la période d’un cycle de formation ou au maximum six (06) semestres voir plus.
    FRAIS DE VOYAGE:
    Les billets d’avion aller-retour (Provenance – Canada/ Québec), sont pris en charge par la direction régional des bourses étrangères canadienne. Conditions préalables a la candidature en règle générale, les candidats aux bourses étrangères Canadienne doivent:
    – Avoir au maximum 18 ans a 64 ans;
    – Comprendre et parler correctement l’une des langues d’enseignement au Canada (Anglais, Français, Espagnol, Allemand, Italien);
    – Avoir un diplôme équivalent au brevet d’étude de premier cycle d’enseignement, au baccalauréat ou au brevet d’aptitude professionnelle des pays de l’union européenne.
    PROCÉDURE DE SÉLECTION:
    Retirer auprès de la commission fédérale des bourses étrangères Canadienne(CFBEC) le formulaire de demande de bourse via leur adresse E-mail: univ.ulaval@secretary.net
    * La commission fédérale des bourses étrangères fera étudier votre dossier par la représentation délégué de votre zone et catégorie de pays.
    * Les candidats retenus recevront une attestation du secrétariat d’état a l’étude et a la recherche pour notification de la bourse. Les candidats désireux de participer aux bourses d’études 2018-2019 doivent écrire a cet e-mail pour retirer le formulaire a ce mail: univ.ulaval@secretary.net

     

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