Terrorismo

  • UN counter-terror chief says extremists are using COVID pandemic to spread terrorist ideology

    Vladimir Voronkov, the head of the United Nations’ counter-terrorism office, on Tuesday warned that terrorists are exploiting the COVID-19 pandemic and appealing to new “racially, ethnically and politically motivated violent extremist groups”.

    Voronkov spoke at the UN security council’s 20th anniversary commemoration of the resolution to fight terrorism adopted after the 9/11 attacks on the United States, and six days after a violent assault on the US Capitol by a pro-Trump mob.

    He warned that Al-Qaeda, which was responsible for the 9/11 attacks, is still proving resilient despite the loss of numerous leaders. He added that new groups have emerged in the past two decades, including Daesh, which is using social media to recruit followers around the globe.

    Voronkov also said that terrorists have sought to exploit the COVID-19 crisis, and that they have quickly adapted to exploiting cyberspace and new technologies.

    “Their tactics are appealing to new groups across the ideological spectrum, including racially, ethnically and politically motivated violent extremist groups”, Voronkov said.

  • Per gli Stati Uniti gli Houthi dello Yemen sono terroristi

    I ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall’Iran potrebbero presto essere considerati dagli Stati Uniti una organizzazione terroristica. Ad annunciarlo il segretario di Stato Mike Pompeo che ha fatto sapere che tre dei leader di Ansar Allah, meglio conosciuto come Houthi, saranno considerati veri e propri terroristi.

    La decisione di inserire il gruppo nella ‘black list’ arriva mentre l’amministrazione del presidente eletto Joe Biden si prepara a subentrare all’amministrazione Trump il prossimo 20 gennaio.

    Le associazioni umanitarie temono che tale mossa possa mettere a rischio i già delicati colloqui di pace e complicare gli sforzi per combattere la più grande crisi umanitaria del mondo.

    Lo Yemen, il paese più povero del mondo arabo, è lacerato dal conflitto dal 2014, quando i ribelli Houthi hanno occupato la capitale Sana’a e spodestato il governo del presidente Abed Rabbo Mansour Hadi. Le malattie mortali sono comuni nel paese a causa della povertà, la guerra ha ucciso più di 100.000 persone e milioni soffrono per la carenza di cibo e di cure mediche. Il conflitto è considerato una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran.

    Il ministero degli Esteri del governo yemenita sostenuto dai sauditi ha appoggiato la proposta americana e ha chiesto ulteriori “pressioni politiche e legali” sugli Houthi.

  • La jihad inaugura le sue attività del 2021 con 100 ammazzati in Niger

    Almeno 100 civili sono stati trucidati nelle loro case da uomini armati su un centinaio di moto che, in pieno giorno, si sono divisi in due gruppi circondando e attaccando due villaggi del Niger a ridosso del confine con il Mali. Un attacco pianificato militarmente, avvenuto ieri e non ancora rivendicato, ma che gli osservatori non esitano ad attribuire a terroristi islamici, facenti capo alle ‘famiglie’ dell’Isis o di Al Qaida o ai Boko Haram nigeriani, gruppi che percorrono e colpiscono fra il Sahara e il Sahel in un mondo senza confini.

    Sulla strage non si hanno dettagli, ma si sa che almeno 70 delle vittime abitavano il remoto villaggio di Tchombangou e 30 quello vicino di Zaroumdareye, entrambi situati nella regione nigerina sud-occidentale di Tillabéri, un imbuto di deserto incuneato fra i porosissimi confini con il Mali e il Burkina Faso, due Paesi travagliati non meno del Niger, preda di instabilità politica, di terrorismo jihadista, di traffici di esseri umani, armi e droga e percorsi da violenze interetniche, spesso sottotraccia. Tre Paesi che da soli nel 2019 hanno avuto circa 4.000 morti per terrorismo o comunque per violenza armata, secondo una stima dell’Onu citata dai media locali.

    Nel 2020, venti persone sono state uccise da terroristi in un villaggio della regione e altri 34 lo scorso 12 dicembre nella vicina regione di Diffa. Un’area, quella di Tillabéri, talmente pericolosa che le autorità hanno vietato di usare la motocicletta: un mezzo che permette a terroristi islamici, banditi e trafficanti di muoversi velocemente e agilmente.

    Malgrado il divieto i terroristi, che probabilmente hanno inteso vendicare con questo eccidio l’uccisione di due non meglio precisati ‘militanti’ da parte delle milizie locali di autodifesa, sarebbero arrivati proprio a bordo di un centinaio di moto dal vicino Mali, Paese dove negli ultimi giorni due soldati francesi sono stati uccisi da militanti jihadisti.

    “Per attaccare i due villaggi, distanti fra loro 7 chilometri, i terroristi si sono divisi in due colonne: mentre una attaccava Zaroumadareye, l’altra assaltava Tchomabangou”, ha precisato oggi, dopo una visita sul posto, Almou Hassane, sindaco di Tondikiwindi, che amministra entrambi. Quanto ai 25 feriti, ha detto Hassane, sono stati portati negli ospedali di Ouallam o nella capitale Niamey, distante 120 chilometri.

    La strage, avvenuta verso mezzogiorno, è coincisa con l’annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni presidenziali in Niger del 27 dicembre, che molti sperano possano segnare il primo passaggio pacifico del potere e un primo segno di stabilità per un piccolo Paese instabile, poverissimo e violento. La Commissione elettorale ha però constatato che il tutto sarà deciso il 21 febbraio, quando si affronteranno in ballottaggio l’ex premier Mohamed Bazoum, braccio destro del presidente uscente, Mohamadou Issoufou, al potere per due mandati, e il candidato espresso dall’opposizione, l’ex presidente Mahamane Ousmane.

  • Al processo per la strage di Charlie Hebdo 14 condanne a pene fino a 30 anni

    Trent’anni di carcere al principale complice negli attentati del gennaio 2015 al settimanale satirico Charlie Hebdo e al supermercato kosher a Parigi, altrettanti alla vedova di uno dei due killer. Sei imputati, dei 14 a processo di cui tre in contumacia, sono stati dichiarati colpevoli di associazione per delinquere, non per terrorismo. Undici su 14 i condannati, con pene minime di 4 anni di carcere. Le sentenze sono state pronunciate dopo tre mesi di processo per le violenze, rivendicate da Stato islamico e al-Qaeda, davanti a un tribunale speciale. Un periodo difficile non solo perché la Francia ha rivissuto i giorni degli attacchi, ma perché ha contemporaneamente affrontato il dramma della pandemia e di altri attentati terroristici, fra cui fuori dalla stessa ex sede del settimanale e la decapitazione del professore Samuel Paty, che mostrò vignette di Maometto in classe. Il Covid-19 ha anche costretto a un’interruzione, quando uno degli imputati si è ammalato. I tre assalitori di quel gennaio 2015 morirono nei raid della polizia.

    Mohamed Belhoucine, mentore di Amédy Coulibaly, il terrorista del supermercato di prodotti kosher è stato condannato all’ergastolo, ma in aula non c’era. E’ latitante, probabilmente già morto in Siria. In Siria e introvabile, anche Hayat Boumeddiene, la compagna di Coulibaly, che lo aiutò a organizzare l’attentato e poi fuggì in Siria prima della strage, è stata condannata a 30 anni di reclusione. Trent’anni anche al franco-turco Ali Riza Polat, il principale accusato presente in aula, per “complicità” con i terroristi. Farà “ovviamente” appello, ha detto la sua avvocata.

    I fatti risalgono al 7-9 gennaio 2015, quando a Parigi furono uccise 17 persone, oltre ai tre killer. Gli imputati in aula, tutti uomini, sono considerati membri di una stretta cerchia di amici e conoscenze. Gli investigatori hanno indagato su una vasta quantità di dati telefonici, mentre i giudici hanno ascoltato anche le vedove di Cherif e Said Kouachi, i fratelli che assaltarono la redazione il 7 gennaio, decimando lo staff in quella che descrissero come una vendetta per la pubblicazione di caricature di Maometto. Non bastarono, a evitarlo, le precauzioni già prese per minacce e aggressioni precedenti.

    Il processo si era aperto, fra strettissime misure di sicurezza, il 2 settembre, dopo che – alla vigilia – la redazione di Charlie Hebdo aveva ripubblicato le caricature di Maometto che sarebbero state all’origine dell’azione terroristica in redazione dei fratelli Kouachi (12 morti durante la riunione del mattino, 11 feriti). Quella ripetizione delle contestate vignette è stata poi pretesto per successive azioni terroristiche, a cominciare dall’attacco di un giovane pachistano contro quegli stessi locali del giornale satirico in cui si svolse la strage del 2015. L’aspirante terrorista non era però al corrente che la redazione si è spostata in questi anni in un luogo segreto e blindato, finendo per ferire gravemente due dipendenti di un’agenzia che ha sede nello stesso palazzo.

    I magistrati hanno inflitto la condanna più pesante a Polat per il suo “ruolo importante” negli attentati. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo anche per lui, la giuria ha stabilito che la pena dovrà essere scontata in carcere di massima sicurezza per i due terzi. Trent’anni alla Boumeddiene, compagna di Coulibaly è stata invece condanna conforme alle richieste. Anche per la giovane donna, riconosciuto il “ruolo importante” nella preparazione degli attentati. Anche su di lei, avvistata in Siria, si è detto a più riprese fosse stata uccisa, ma ogni volta la voce è stata smentita.

    La “complicità in attentati terroristici” è stata pienamente riconosciuta per Belhoucine, lui sì quasi certamente morto in Siria. Era l’ispiratore di Coulibaly. Altri tre, tutti vicini al killer dell’Hyper Cacher, sono stati ritenuti colpevoli di associazione per delinquere di stampo terroristico in quanto “non potevano ignorare la natura del progetto” di Coulibaly essendo ben al corrente delle sue convinzioni. Fra loro c’è Amar Ramdani, 20 anni di carcere, due terzi della pena in massima sicurezza. Poi Nezar Mickael Pastor Alwatik, ex compagno di cella di Coulibaly, 18 anni. E Willy Prevost, 13 anni. Pene fra i 5 e i 10 anni di carcere sono state pronunciate nei confronti di quattro imputati accusati di coinvolgimento nel filone “belga” della vicenda – legato soprattutto alla logistica e alla fornitura di armi – ritenuti colpevoli di associazione per delinquere: sono Metin Karasular, Michel Catino, Abdelaziz Abbad e Miguel Martinez. Otto anni a Said Makhlouf e Mohamed Fares, per la stessa accusa. Quattro anni all’unico imputato che compariva in aula libero, Christophe Raumel.

  • US removes Sudan from terror sponsors list

    The United States on Monday removed Sudan from its blacklist of state sponsors of terrorism after nearly three decades.

    “The congressional notification period of 45 days has lapsed and the Secretary of State has signed a notification stating rescission of Sudan’s State Sponsor of Terrorism designation is effective as of today (December 14), to be published in the Federal Register”, the US Embassy in Khartoum said in a Facebook post.

    The US blacklisted Sudan in 1993, accusing the regime led by former president Omar al-Bashir of supporting terrorist organisations. Bashir, who was ousted by protests last year, had links with Al-Qaeda founder Osama bin-Laden.

    Washington accused Khartoum of supporting al-Qaeda and of helping it bomb the US embassies in Dar Es Salaam, Tanzania and Nairobi, Kenya in 1998 and to attack the USS Cole off the port of Aden in 2000. In return for being delisted, Sudan’s transitional government has agreed to pay €275 million to survivors of the attacks and the victims’ families.

    Relations between the US and Sudan have warmed after Sudan’s transitional government, which took over last year, agreed to recognize Israel, a major goal for outgoing US president Donald Trump, who in October announced that he was delisting Sudan.

    “We have been liberated from the global blockade which we were forced into by the behavior of the ousted regime”, Sudan’s prime minister Abdalla Hamdok said in a statement.

    Removal from the list will allow Sudan to seek financing from international lenders and negotiate relief on $60 billion in foreign debt.

  • Un mandato più forte per Europol

    La Commissione europea ha proposto il 9 dicembre di rafforzare il mandato di Europol, l’agenzia dell’UE per la cooperazione nell’attività di contrasto. Dato che i terroristi abusano spesso di servizi offerti da imprese private per reclutare seguaci, pianificare attentati e diffondere propaganda che inciti a nuovi attacchi, il mandato riveduto aiuterà Europol a cooperare efficacemente con soggetti privati e trasmettere le prove agli Stati membri. Ad esempio, Europol potrà agire come punto focale qualora non sia chiaro quale Stato membro abbia la competenza giurisdizionale.

    Il nuovo mandato permetterà inoltre a Europol di trattare serie di dati ampie e complesse, di cooperare meglio con la Procura europea e con paesi terzi e di contribuire a sviluppare nuove tecnologie che soddisfino le esigenze delle autorità di contrasto. Rafforzerà altresì il quadro di Europol per la protezione dei dati e il controllo parlamentare.

    Il programma odierno fa seguito alla strategia dell’UE sull’Unione della sicurezza per il periodo 2020-2025, nella quale la Commissione si è impegnata a concentrarsi sui settori prioritari in cui l’UE può apportare un valore aggiunto per aiutare gli Stati membri a rafforzare la sicurezza di tutti coloro che vivono in Europa.

    Il programma di lotta al terrorismo si basa sulle misure già adottate per sottrarre ai terroristi i mezzi per commettere attentati e rafforzare la resilienza nei confronti delle minacce terroristiche, tra cui le norme dell’UE sulla lotta contro il terrorismo e il finanziamento del terrorismo e sull’accesso alle armi da fuoco.

  • In Nigeria Boko Haram sgozza 110 contadini nei campi

    Trucidati e sgozzati dai terroristi di Boko Haram almeno 110 civili ieri nel villaggio di Koshobe, nel nord est agricolo della Nigeria. Secondo quanto ha riferito il coordinatore umanitario dell’Onu in Nigeria, uomini armati sono arrivati in moto e hanno colpito in modo brutale donne e uomini che si trovavano al lavoro nei campi del villaggio, ha spiegato Edward Kallon.

    Il massacro ha avuto luogo il giorno delle elezioni locali nello Stato, la prima che si è tenuta dopo l’inizio della rivolta di Boko Haram nel 2009. Da allora, più di 36.000 persone sono state uccise e più di 2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case. “Nel primo pomeriggio del 28 novembre, uomini armati sono arrivati in motocicletta e hanno compiuto un brutale attacco contro uomini e donne che lavoravano nei campi a Koshobe”, ha detto Kallon. “Almeno 110 civili sono stati uccisi a freddo e molti di più sono stati feriti in questo attacco”, ha aggiunto, in quello che ha definito “l’attacco più violento dell’anno contro civili innocenti”.

    La dichiarazione del coordinatore dell’Onu non fa riferimento al gruppo jihadista Boko Haram, o alla sua fazione, lo Stato islamico dell’Africa occidentale (Iswap), che sta intensificando la violenza nella regione e controlla parte del territorio nigeriano. L’attacco è avvenuto in una risaia a meno di 10 chilometri da Maiduguri, capoluogo della provincia di Borno, epicentro dell’insurrezione islamista. Il mese scorso, 22 contadini erano stati uccisi nei loro campi non lontano dalla città. Agricoltori, pescatori e boscaioli sono regolarmente presi di mira dai jihadisti, che li accusano di trasmettere informazioni all’esercito o di non pagare la “tassa” jihadista, che è obbligatoria per svolgere attività economica in alcune zone di Borno. Anche il capo della diplomazia europea Josep Borrell, su Twitter, si è detto scioccato: “Sono profondamente scioccato da questo ennesimo terribile attacco contro civili innocenti nel nord-est della Nigeria”, ha scritto.

    Il conflitto, che dura da più di un decennio, ha creato una drammatica crisi umanitaria, recentemente esacerbata da scarsi raccolti e dalle restrizioni del coronavirus. Circa 4,3 milioni di persone erano a rischio di insicurezza alimentare nel giugno 2020, durante la stagione di magra. L’Onu prevede che il prossimo anno questa cifra aumenterà del 20% nello stesso periodo.

  • Il Parlamento europeo chiede all’UE una risposta efficace contro le minacce terroristiche

    Approccio concreto e misure rafforzate contro le minacce terroristiche. E’ quanto ha chiesto all’UE la commissione per le libertà civili del Parlamento europeo sulla scia di numerosi attacchi in tutta Europa. La proposta è stata fatta in occasione dell’incontro tra il commissario per gli affari interni, Ylva Johansson, e Christian Klos, il ministero dell’Interno tedesco, il cui paese detiene attualmente la presidenza semestrale del Consiglio, alla luce dei recenti eventi terroristici a Parigi, Nizza e Vienna.

    Durante la sessione plenaria della scorsa settimana, i deputati hanno sottolineato la necessità di sviluppare ulteriormente la strategia antiterrorismo dell’UE, insieme ad ulteriori sforzi per promuovere le libertà fondamentali e l’integrazione. A tal fine, la commissione per le libertà civili sta preparando una risoluzione sulla strategia dell’Unione europea per la sicurezza, che rifletterà le priorità del Parlamento nei prossimi cinque anni.

    All’inizio di novembre il Partito popolare europeo (PPE) aveva chiesto un’azione legislativa per contrastare la propaganda estremista su Internet, sottolineando la necessità di rompere lo “stallo politico” sul regolamento sulla prevenzione della diffusione di contenuti terroristici online. La questione è stata ampiamente sviluppata dal commissario Johansson, che ha sottolineato l’importanza dello scambio di informazioni e della cooperazione di polizia, con i deputati che chiedono di rafforzare i controlli di sicurezza alle frontiere esterne dell’UE. Pur riconoscendo la necessità di uno scambio di informazioni, alcuni legislatori hanno espresso preoccupazione per l’ampia raccolta di dati personali e l’intercettazione delle comunicazioni, avvertendo che ciò potrebbe avere un impatto significativo sui diritti e sulle libertà fondamentali.

  • L’opposizione politica tedesca chiede al governo di bandire gli ultranazionalisti Lupi Grigi turchi

    I partiti di opposizione tedeschi hanno sollecitato il governo a bandire i Lupi Grigi della Turchia, gruppo ultranazionalista affiliato agli alleati politici del presidente Recep Tayyip Erdogan.

    A farsi promotore della richiesta Sevim Dagdelen, presidente del gruppo parlamentare tedesco di sinistra (Die Like) che invita a sostenere la decisione presa nei giorni scorsi dalla Francia di bandire i Lupi Grigi perché fautori della teoria della cospirazione anti-armena del governo turco. Die Linke chiede lo scioglimento della Federazione delle associazioni degli idealisti democratici turchi (ADÜTDF) – l’organizzazione ombrello dei gruppi ultranazionalisti turchi nel paese respingendo le affermazioni di Erdogan, secondo cui il gruppo è un “prodotto di fantasia”, e sottolineando che comprende circa 170 associazioni e 7.000 membri.

    Anche il parlamentare del Partito dei Verdi Cem ozdemir ha etichettato l’ADÜTDF come la più grande organizzazione estremista in Germania, che conta fino a 20.000 membri.

    La richiesta è trasversale perché anche il partito di estrema destra tedesco, l’Alternativa per la Germania (AfD), ha chiesto di mettere al bando il gruppo, sostenendo che i lupi grigi sono “la brigata estremista di Erdogan”.

    L’invito arriva meno di una settimana dopo che la Francia ha sciolto i Lupi Grigi perché incitavano all’odio e alla violenza, la richiesta era stata precedentemente espressa nel 2018.

    All’inizio di ottobre, il governo tedesco aveva detto che avrebbe pianificato una legislazione per vietare i simboli e i gesti del gruppo dei Lupi Grigi e in particolare il saluto della mano “wold”, etichettandolo come un reminiscenza del saluto nazista.

    Il gruppo dei Lupi Grigi è affiliato al Partito del Movimento nazionalista turco (MHP) di Devlet Bahceli, che ha un’alleanza politica con il Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) di Erdogan. I Lupi Grigi sono considerati l’ala militante dell’MHP.

  • Sahel summit agrees need to intensify campaign against jihadists

    International and regional powers on Tuesday agreed to intensify their military efforts against Islamist militants in the West African Sahel region.

    The leaders of the G5 Sahel nations, as well as EU leaders, including French president Emmanuel Macron, took part in a summit in the capital of Mauritania, Nouakchott. The G5 Sahel framework for coordination of regional cooperation was formed in 2014. Its members are Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania and Niger.

    “The heads of State stressed the need to intensify the fight on all fronts by national and international forces against terrorist groups”, a communique said.

    “It is our desire to Europeanise the fight against terrorism in the Sahel. When France gets involved, it’s Europe that gets involved”, Macron said. In January, Macron hosted a summit to help secure a stronger public commitment from the G5 Sahel nations, after France lost 13 troops in a helicopter crash.

    Earlier this month, French military forces killed the top al-Qaeda leader in North Africa, Abdelmalek Droukdel. “We are all convinced that victory is possible in the Sahel. We are finding our way there thanks to the efforts that have been made over the past six months”, Macron said.

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