Terrorismo

  • IS families in Syria have booked tickets home to Australia, minister says

    A group of 13 women and children with links to Islamic State (IS) have booked tickets to return home to Australia, the government has said.

    Home Affairs Minister Tony Burke said it “has not and will not provide” any help to the four women and nine children who have spent years in a Syrian camp. They are part of a larger group of 34 believed to include wives, widows and children of IS fighters.

    When the group arrive in Australia, “some individuals will be arrested and charged,” the Australian Federal Police (AFP) Commissioner Krissy Barrett said.

    The larger cohort left the camp in February but returned for “technical reasons” with the Australian government refusing to officially repatriate them.

    “These are people who have made the horrific choice to join a dangerous terrorist organisation and to place their children in an unspeakable situation,” Burke told the media on Wednesday.

    “As we have said many times – any members of this cohort who have committed crimes can expect to face the full force of the law.”

    Burke said authorities became aware of the group’s return when airline tickets were booked hours earlier.

    “The alert is received the moment the booking takes place so that was provided to us this morning,” he said.

    He added that there were “very serious limits” on what the government can do to stop a citizen returning home.

    The government had been preparing for the group’s return since 2014, Burke said, with “long-standing plans” to “manage and monitor them”.

    Barrett added that for more than a decade, investigators had been collecting evidence on whether anyone in the group had committed “terrorism offences” as well as “crimes against humanity offences such as engaging in slave trading”.

    She did not detail how many in the returning group of 13 would be arrested but confirmed that those who are not arrested would continue to be investigated.

    The children who return would “undergo community integration programs, therapeutic support and countering violent extremism programs”.

    The head of Australia’s spy agency, Mike Burgess, said he was not “concerned immediately” by the group’s return but “they will get our attention as you’d expect”.

    “It’s up to them what they do when they get here, and if they start to exhibit signs that concern us, we and the police, through the joint counter-terrorism teams, will take action,” Burgess, head of the Australian Security Intelligence Organisation (Asio) said, according to the Australian Broadcasting Corporation.

    Of the larger cohort of 34, 23 are believed to be children. The group had been living in the al-Roj camp in northern Syria since 2019, when IS was driven from its final foothold in Syria.

    Earlier this year, Australia banned one member of the group from returning home for up to two years under a “temporary exclusion order”.

    Several other foreign governments – including France, the Netherlands, and the UK – have also refused to repatriate most of their citizens still held in Syria.

  • Sventato attentato alle forniture energetiche per l’Italia

    L’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che dall’Azerbaigian attraversa la Georgia e la Turchia trasportando petrolio destinato anche all’Italia, era finito nel mirino di una cellula terroristica legata all’Iran che è stata smantellata all’inizio di marzo dal servizio di sicurezza statale azerbaigiano. È quanto emerge da un comunicato congiunto delle Forze di difesa di Israele (Idf) e delle agenzie d’intelligence Mossad e Shin Bet. La notizia assume particolare rilievo nel contesto attuale della crisi degli approvvigionamenti scoppiata a seguito della guerra in Iran. L’Azerbaigian è il secondo fornitore di petrolio dell’Italia dopo la Libia, con oltre 9.387.736 tonnellate giunte nel 2025. Peraltro, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parteciperà al vertice Ue-Armenia il 4 e 5 maggio a Erevan, e non è escluso che successivamente faccia tappa in Azerbaigian, come preannunciato dalla stessa premier dopo la recente missione nel Golfo.

    La cellula terroristica pianificava attacchi contro diversi obiettivi e istituzioni ebraiche in Azerbaigian, tra cui l’ambasciata israeliana e la sinagoga a Baku. L’oleodotto era considerato un obiettivo strategico in quanto trasporta circa un terzo delle importazioni di petrolio di Israele, secondo quanto riferisce il comunicato. Stando alla dichiarazione israeliana, i membri della cellula avevano introdotto clandestinamente droni esplosivi in Azerbaigian e stavano raccogliendo informazioni sotto le direttive dei loro referenti iraniani. Secondo il comunicato, negli ultimi mesi Israele ha colpito una rete terroristica che prendeva di mira funzionari e obietti israeliani in tutto il mondo, e durante la campagna militare congiunta con gli Stati Uniti, iniziata lo scorso 28 febbraio, sono stati uccisi diversi membri di spicco dell’organizzazione.

    All’inizio di marzo, il Servizio di sicurezza statale dell’Azerbaigian aveva annunciato di aver sventato un piano attribuito ai servizi segreti iraniani per colpire alcuni obiettivi nel Paese, tra cui l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, l’ambasciata israeliana a Baku, un leader della comunità ebraica mizrahi e una sinagoga ashkenazita. Secondo quanto riferito dalle autorità azerbaigiane, “la serie di operazioni terroristiche e di intelligence pianificate è stata orchestrata dal servizio di intelligence del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran (i pasdaran), che ha incaricato agenti locali di condurre attività di sorveglianza, procurarsi armi e garantire i trasporti”. Stando alle autorità, esplosivi sarebbero stati introdotti clandestinamente nel Paese da cittadini iraniani con il sostegno di complici azerbaigiani. Nei pressi dell’insediamento di Shikhov, nel distretto di Sabail, era stato trovato un contenitore con oltre 7,7 chilogrammi di esplosivo C-4, mentre nel distretto di Garadagh erano stati scoperti altri ordigni, tra cui una bomba telecomandata con un raggio d’azione di 250-300 metri. In seguito alle operazioni preventive, sono state arrestate diverse persone: quattro sono già state condannate a sei anni e sei mesi di reclusione per il loro coinvolgimento nel complotto, mentre altri sono stati fermati per preparazione di omicidio e possesso illegale di esplosivi e armi da fuoco.

    Secondo il comunicato israeliano, Rahman Moqadam, capo di una divisione per operazioni speciali dell’intelligence dei pasdaran, era a capo della cellula ed è stato ucciso nelle prime fasi dei bombardamenti in Iran. Stando a quanto ricostruito dalle autorità israeliane, Moqadam aveva reclutato e addestrato degli agenti sia all’interno che all’esterno dell’Iran, chiedendo loro di raccogliere informazioni su leader politici israeliani, funzionari della sicurezza, installazioni militari israeliane e occidentali, nonché porti e navi israeliane in tutto il mondo. Secondo quanto riferito da Israele, Moqadam prestava servizio sotto il comando di Majid Khademi, un alto funzionario dell’intelligence del Corpo delle guardie rivoluzionarie, anch’egli ucciso durante la guerra contro l’Iran.

    Un’altra figura centrale nella rete era Mohsen Suri, membro della stessa divisione di Moqadam. Secondo Israele, Suri incontrò cellule terroristiche al di fuori dell’Iran ed è stato ucciso in un attacco israeliano contro un rifugio dei pasdaran. A guidare la rete in Azerbaigian era Mahdi Yekeh-Dehghan, noto anche come “il dottore”. Il suo ruolo è stato scoperto a gennaio, quando le autorità turche hanno arrestato sei persone, tra cui un cittadino iraniano, con l’accusa di spionaggio politico e militare per conto dell’Iran, a seguito di raid coordinati in cinque province. Yekeh-Dehghan dirigeva la cellula, che si occupava di contrabbandare droni esplosivi dall’Iran attraverso la Turchia e fino a Cipro, nonché di raccogliere informazioni sulle forze statunitensi. Come riportato dalle Idf, a seguito dell’inizio degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i pasdaran hanno intensificato i loro sforzi per creare cellule terroristiche all’estero e compiere attentati.

  • Nigeria begins mass trial of 500 terrorism suspects

    Nigeria has begun the prosecution of more than 500 people accused of involvement in militant attacks in one of the country’s largest ever terrorism trials.

    The suspects face charges linked to aiding and abetting terrorism, particularly in the north-east where an insurgency by the Boko Haram Islamist group began 17 years ago.

    Since then insecurity has spread to many other areas of the West African nation, leaving communities, often those in rural areas, at the mercy of mushrooming militant groups and gangs that kidnap for ransom.

    The mass trial opened on Tuesday at a high court in the capital, Abuja, where 227 suspects were arraigned before 10 judges, according to the attorney general.

    Hundreds of people have lost their lives in bombings and various attacks across Nigeria this year alone.

    Very few people are ever prosecuted over terror attacks – and suspects are often detained and spend years in custody without facing trial.

    According to the AFP news agency, gunmen killed at least 20 people on Wednesday in the western state of Niger. Residents say the attackers raided villages in Shiroro district, an area where kidnapping gangs and Islamist militants are known to operate.

    Security was tight during the court session on Tuesday, with suspects transported in heavily guarded convoys under military, police and intelligence supervision.

    International observers, including human rights groups and the Nigerian Bar Association, were also present in court.

    The defendants are alleged to have taken part in attacks mainly in northern Nigeria, while others face charges of supporting militants through funding, supplying arms and logistics.

    Five of the accused have already been given varying jail terms – from seven to 20 years – after pleading guilty to charges that included selling livestock, supplying food and information to militant groups.

    Attorney General Lateef Fagbemi said the scale of the operation showed the government’s resolve to deal with the matter.

    “The federal government is committed to ensuring that due process is followed while bringing those involved in terrorism to justice,” he said.

    Security expert Bashir Galma, a retired army major, told the BBC that the trial, which is expected to continue in phases, was a “positive development” and a “significant milestone” in Nigeria’s fight against terrorism.

    “For years Nigerians have been complaining about why they keep these suspects [in custody] instead of making them face the law for what they are suspected of doing,” he said.

    “This will bring some level of peace for people whose loved ones were killed or injured.”

    The trial would also dispelled rumours that suspects were routinely released after arrest “so that they can go back to their terrorism business”, the analyst added.

    However, he predicted that some of the accused could be released soon, given that they were arrested many years ago – a factor he said the judges would likely take into consideration

  • Due russi della Wagner alla sbarra in Angola

    Due cittadini russi, il consulente politico Igor Ratchin e il traduttore Lev Lakshtanov, compariranno davanti a un tribunale dell’Angola con l’accusa di aver fomentato proteste antigovernative, condotto una campagna di disinformazione e tentato di interferire nelle elezioni presidenziali previste per il prossimo anno. Lo riferisce la “Bbc”, che ha ottenuto una copia del capo d’imputazione.

    I due, arrestati nell’agosto scorso, devono rispondere di undici capi d’accusa, tra cui terrorismo, spionaggio e traffico di influenze. Insieme a loro sono chiamati a processo due cittadini angolani, il giornalista sportivo Amor Carlos Tomé e l’attivista politico Francisco Oliveira, accusati di aver collaborato all’operazione. Secondo l’accusa, i due russi avrebbero agito per conto di Africa Politology, una rete opaca di operativi e funzionari dell’intelligence attiva nel continente, emersa dal disciolto gruppo Wagner, il cui fondatore Evgenij Prigozhin è morto in un incidente aereo nel 2023. La difesa nega qualsiasi legame con tale organizzazione e sostiene che i due stessero lavorando alla creazione di una “Casa della cultura russa” a Luanda.

    L’indagine s’inserisce nel contesto del progressivo allontanamento dell’Angola dalla sfera d’influenza di Mosca sotto la presidenza di Joao Lourenco, che non incontra il presidente russo Vladimir Putin dal 2019 e ha orientato il Paese verso l’Occidente. “Tutto questo riflette l’ansia russa riguardo alla direzione intrapresa dall’Angola sotto l’amministrazione Lourenco”, ha dichiarato alla “Bbc” Alex Vines, direttore del programma Africa dell’European council on foreign relations. Stando all’atto d’accusa, tra il 2024 e il 2025 gli imputati avrebbero effettuato pagamenti per oltre 24 mila dollari a giornalisti ed esperti locali per diffondere propaganda sui media angolani. Le autorità di Luanda collegano queste attività alle proteste del luglio scorso, le più violente dalla fine della guerra civile nel 2002, in cui persero la vita almeno 29 persone. Numerosi giornalisti e attivisti angolani contestano tuttavia questa lettura, sostenendo che le manifestazioni avessero cause socioeconomiche interne e che i russi possano essere stati usati come capri espiatori.

  • La Commissione presenta una nuova agenda antiterrorismo e una proposta di norme a livello dell’UE contro il traffico illecito di armi da fuoco

    La Commissione europea ha presentato una nuova agenda per la prevenzione e la lotta al terrorismo, che traccia il percorso da seguire per rafforzare la risposta collettiva dell’Europa all’evoluzione delle minacce terroristiche ed estremiste violente.

    Negli ultimi dieci anni l’UE ha rafforzato la propria risposta al terrorismo e all’estremismo violento. Tuttavia, la natura in continua evoluzione di tali minacce richiede un’azione adeguata e più incisiva. L’agenda, iniziativa faro nell’ambito della strategia europea di sicurezza interna ProtectEU, propone un ampio ventaglio di iniziative intersettoriali per rafforzare la preparazione e la capacità di risposta, proteggendo meglio cittadini e imprese dell’UE dai danni.

    La Commissione propone di aumentare la capacità di previsione e la resilienza dell’UE, rafforzare la sicurezza delle persone online e offline e intensificare la cooperazione con i partner internazionali. L’agenda prevede misure per conseguire tali obiettivi articolate in sei pilastri fondamentali.

    La Commissione ha presentato anche una proposta di direttiva per contrastare il traffico di armi da fuoco e altri reati connessi nell’UE. Si tratta della prima iniziativa legislativa adottata nell’ambito della strategia europea di sicurezza interna ProtectEU.

    Le armi da fuoco illegali rappresentano una grave minaccia per la sicurezza pubblica, facilitando il terrorismo, la criminalità organizzata, la violenza delle bande e altri reati gravi. Questo rischio è ulteriormente amplificato da sviluppi tecnologici come la stampa 3D e dall’evoluzione delle minacce provenienti dall’esterno dei confini dell’UE, che richiedono una maggiore preparazione da parte dell’Unione.

  • Board of Peace

    Nessuno credo possa avere dei dubbi sulla urgente necessità di riportare Gaza a livelli di vita umani, di ridare ai palestinesi tutto quanto è necessario per vivere dignitosamente e costruirsi un futuro di pace in dignità e, ci auguriamo, prosperità.

    Nessuno, in buona fede, può negare il diritto di Israele di essere riconosciuto dagli Stati che insistono nella stessa area geografica e di poter vivere in totale sicurezza.

    Nessuno può immaginare che possano esserci pace e prosperità per gli israeliani ed i palestinesi se gruppi terroristi come Hamas rimarranno armati o se Stati come l’Iran continueranno ad appoggiare ed a finanziare il terrorismo.

    Nello stesso tempo crediamo, e non siamo i soli, che un’associazione internazionale che parta con una organizzazione che sancisce che il presidente, autoproclamato, sia a vita e dotato dei pieni poteri, magari anche con la facoltà di nominare il proprio successore, sia la soluzione idonea a garantire pace, democrazia, rispetto di quel minimo di regole necessarie alla civile convivenza ed ad impedire che finalità affaristiche prevalgono sulle necessità oggettive dei popoli.

    Se partecipare come osservatori al Board of Peace significa dare sinceri suggerimenti per evitare errori che possono essere fatali va bene.

    Se invece partecipare, anche come osservatori, significa avallare organismi ed organizzazioni che possono portare ad ulteriori spaccature tra Stati, ad ignoranza dei legittimi diritti dei popoli, ad imprese economiche di interesse personale, a cooptazioni di famigliari e sodali, all’interno di strutture che devono essere trasparenti, è evidente che l’Italia e l’Europa devono restare al di fuori di un percorso che al momento si presenta poco chiaro.

  • China demands Taliban protect its citizens after deadly Kabul blast

    Beijing has demanded the Taliban government protect its citizens after an explosion at a Chinese restaurant in the Afghan capital Kabul killed at least seven people.

    Six Afghans and one Chinese national were killed, and several more injured, in the blast at a Chinese restaurant in a heavily-guarded part of the city centre on Monday, officials told the media.

    The jihadist group Islamic State (IS) said it was behind the attack – although police in Kabul said the “nature of the explosion is unknown so far and is being investigated”.

    China has urged its citizens not to travel to Afghanistan, where the Taliban seized control in 2021. Islamic State has claimed numerous bombings since then.

    Speaking on Tuesday, Beijing’s foreign ministry spokesman Guo Jiakun added that China had “made urgent representations with the Afghan side, demanding that the Afghan side spare no effort to treat the injured, further take effective measures to protect the safety of Chinese citizens”.

    City police spokesman Khalid Zadran said the explosion took place near the kitchen of the Chinese Noodle restaurant, which is located under a guesthouse in the capital’s Shahr-e-Naw area.

    Dejan Panic, the Afghanistan director of humanitarian group EMERGENCY, said they received “20 people” at their hospital, seven of whom were dead on arrival. Four women and a child were also among the injured.

    Footage circulating on social media of the aftermath of the explosion showed a large hole torn in the side of the building, Reuters news agency said.

    Eyewitnesses told BBC Afghan that a car outside the restaurant had been completely destroyed, and that locals had helped rush people in “critical condition” to hospital. Large sheets were later put up to cover the damaged building.

    Police spokesman Zadran said the restaurant mainly served Chinese Muslims, and was run by a Chinese Muslim man from the Chinese region of Xinjiang, his wife and his Afghan business partner.

    In its statement, the local branch of IS said that China was on “the list” of its targets, especially given China’s “increasing crimes against the oppressed Uyghur Muslims”.

    China has been accused of committing crimes against humanity against the Uyghur population and other mostly-Muslim ethnic groups in the north-western region of Xinjiang.

    The Chinese government has denied all allegations of human rights abuses in Xinjiang.

    IS has previously said it was behind an attack on a Chinese-owned hotel in Kabul back in 2022, in which three of the attackers died and at least two other people were injured.

    More recently, Chinese nationals just over the border in Tajikistan have been targeted by unknown attackers. In November, six Chinese nationals were killed in three separate incidents. Beijing has told its citizens to leave the Tajik-Afghan border.

  • Connivenze e silenzi sui delitti contro i cristiani

    Centinaia di studenti rapiti, con i loro insegnanti, da una scuola cristiana in Nigeria, l’aumento costante  di rapimenti ed uccisioni di cristiani, in tante parti del mondo, ripropone ancora una volta una realtà spesso misconosciuta e che cioè vi sono movimenti che, sotto lo scudo di una presunta religione, continuano, in modo sempre più efferato, a commettere delitti contro i cristiani, contro tutto quello che il cristianesimo rappresenta  con il suo messaggio di pace e reciproca comprensione.

    Movimenti che usano la religione per diventare o sostenere organizzazioni terroriste e gruppi armati che fanno strage di intere popolazioni.

    Capire che il pericolo è presente ormai da tempo, e deve essere affrontato con decisione, spetta a tutti i governi, ma il silenzio è sempre più inquietante così come la connivenza di alcuni paesi che, con i loro contractor, come la Russia, appoggiano, per importanti interessi economici, le bande di rivoltosi o governi spietati.

  • Prevenzione e lotta al terrorismo e all’estremismo: la Commissione rafforza la cooperazione con i Balcani occidentali

    Il Commissario per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner ha firmato un nuovo piano d’azione comune per la prevenzione e la lotta al terrorismo e all’estremismo violento tra l’UE e i suoi partner dei Balcani occidentali, a margine del forum ministeriale UE-Balcani occidentali su giustizia e affari interni che si tiene a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina.

    La sicurezza dei Balcani occidentali è strettamente legata alla sicurezza interna dell’UE. Con questo nuovo piano d’azione l’UE e i Balcani occidentali saranno meglio attrezzati per affrontare le minacce nuove ed emergenti, tra cui la radicalizzazione online, nonché l’impatto delle nuove tecnologie sulle minacce terroristiche, quali i rischi associati all’uso improprio dei droni o all’uso di criptovalute per il finanziamento del terrorismo.

    Il nuovo piano d’azione comune rafforzerà la cooperazione e lo sviluppo di capacità in cinque settori principali: allineamento alla legislazione antiterrorismo dell’UE, prevenzione dell’estremismo, rafforzamento della cooperazione con Europol anche per quanto riguarda le indagini antiterrorismo, rafforzamento della capacità di indagare sul finanziamento del terrorismo e rafforzamento della protezione delle infrastrutture critiche e degli spazi pubblici.

  • Ogni cosa ha un prezzo

    Ogni cosa ha un prezzo e più l’obiettivo è importante più il prezzo sale.

    Se pace veramente sarà a Gaza, quando e come vedremo, il prezzo è stato per tutti altissimo sia per i civili palestinesi, morti a decine di migliaia per le bombe di Israele e per essere stati usati da Hamas come scudi umani, che per gli israeliani, sia quelli massacrati il 7 ottobre che gli altri, tenuti prigionieri e molti morti od uccisi durante la detenzione.

    Una pace che pesa per le condizioni che vedranno i pochi ostaggi israeliani rimasti, alcuni vivi ed altri cadaveri, restituiti a Israele mentre in cambio centinaia e centinaia di terroristi di Hamas saranno liberati, queste sono le condizioni, e facilmente questi torneranno, prima o poi, al loro turpe mestiere.

    Chi darà la garanzia che i tunnel saranno tutti distrutti, che saranno identificati tutti i depositi di armi, che i finanziamenti iraniani non continueranno a finanziare gli islamisti, che Hamas non continui ad arruolare nuove leve e a ricattare e terrorizzare la popolazione?

    Certamente il presidente Trump, e chi ha collaborato con lui nel difficile percorso che ha portato al cessate il fuoco ed aperto la strada al percorso di pace, ha dimostrato una volontà ed una capacità di mediazione ed intervento, con coprotagonisti i paesi arabi, che ci consente di sperare.

    Mentre a Gaza riprendono gli aiuti umanitari, per la popolazione allo stremo, non possiamo nascondere una realtà antica e sempre nuova, Hamas sarà veramente sconfitto, e messo in grado di non nuocere più, solo se il popolo palestinese saprà, nel suo insieme e singolarmente, riconoscere il diritto all’esistenza ed alla vita di Israele e costruirà un percorso di vita democratica mettendo al bando ogni terrorista.

    Una strada che per ora è un sentiero pieno di incognite ma che bisogna avere il coraggio di intraprendere, tutti, abbandonando quegli atteggiamenti che, anche in Europa ed in Italia, danno fiato all’antisemitismo.

Pulsante per tornare all'inizio