truffe

  • Sempre più truffe online, ora si sfrutta l’immagine dei vip per adescare le persone

    Prendono sempre più piede le truffe associate ai deepfake (termine che indica la tecnica per la riproduzione fedele dell’immagine umana fondata sull’intelligenza artificiale), sfruttando soprattutto le immagini di vip per promuovere investimenti in criptovalute, Bitcoin o altre valute digitali. A loro insaputa, personaggi famosi e perciò giudicati credibili dal grande pubblico promettono rendimenti sbalorditivi in spot che non hanno mai girato (sono stati realizzati dall’intelligenza artificiale). La polizia postale nei mesi scorsi ha bloccato un appello su Facebook di una finta Giorgia Meloni che invitava a investire 250 euro e prometteva grandi guadagni, citando noti istituti bancari italiani con tanto di logo in sovrimpressione, utilizzato, ovviamente, in modo illegale. Anche l’amministratore delegato di Eni eu sono stati sfruttati a loro insaputa per tentativi di truffe, scoperte e bloccate.

    Ma i truffatori possono usare anche metodi più sofisticati. Ornella Muti ha partecipato a un evento cui era stata invitata a Venezia per la promozione di cosmetici dietro i quali si nascondeva, senza che lei lo sapesse, Vladimir Okthonikov trader di criptovalute ricercato in Paesi come Cina e Russia.

    Il sex appeal è molto utilizzato per le truffe. Fingendosi Leonardo DiCaprio o Angelina Jolie o Brad Pitt i truffatori promettono incontri in chat, trovano anche chi crede davvero che un’Angelina Jolie o un Brad Pitt abbia bisogno di una chat per trovare qualcuno con cui uscire a cena, salvo improvvisamente chiedere denaro vuoi per l’incontro stesso, vuoi con la scusa di un improvviso bisogno di liquidità (come fossero poveri). Una milanese ha sborsato 7000 euro per incontrare Leonardo DiCaprio, ovviamente invano. Una donna di 54 anni di Gallarate ha investito i propri risparmi per far partecipare Sylvester Stallone ad un evento per il nipote. Un portiere di uno stabile milanese si è creduto fidanzato con Dua Lipa per mesi, così accadde al pallavolista Roberto Cazzaniga che ha creduto di avere una relazione sentimentale con la supermodella Alessandra Ambrosio per ben 15 anni che gli è costata 700 mila euro. Un finto Brad Pitt ha invece ingannato una designer d’interni francese di 53 anni, che aveva perso letteralmente la testa per il bell’attore americano, a detta di lui gravemente malato. La signora si fece coinvolgente al punto da divorziare e fargli dono di una somma considerevole.  È andata meno peggio a Flavia Vento convinta anche lei per mesi di avere una romantica frequentazione “online” con Tom Cruise. Fortunatamente alla richiesta di soldi da parte del divo di Hollywood, la showgirl non ha abboccato e ha svelato l’inganno.

  • Oltre metà degli italiani rischia seriamente di cascare in una truffa online

    Il fenomeno delle frodi digitali è ormai in crescita da molti anni su scala globale. Infatti, il 2025 ha visto un salto di quantità e di qualità delle tipologie di truffe ai danni delle famiglie e delle imprese che, anche grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale – come deepfake vocali e chatbot ingannevoli – diventano sempre più iperrealistiche e difficili da rilevare. Questi reati rappresentano ormai una minaccia capace di erodere la fiducia nel settore dei servizi finanziari, poiché i truffatori sfruttano la vulnerabilità del consumatore attraverso azioni sempre più complesse – come il phishing, il vishing e il social engineering – colpendo le persone con tecniche sempre più evolute.

    Per comprendere meglio il rischio di esposizione delle persone a questi fenomeni criminali, CRIF, SDA Bocconi e Assofin hanno intrapreso uno studio sviluppato attorno all’Indicatore di Protezione dalle Frodi (IPF), uno strumento che aiuta a misurare quanto i consumatori siano preparati e “resilienti” di fronte ai tentativi di truffa online.  I risultati della ricerca, presentati in occasione dell’evento Tomorrow Speaks 2025 di CRIF, hanno evidenziato come oltre un quarto degli intervistati (27%) abbia dichiarato di aver già subito frodi digitali, come ad esempio il furto di dati, credenziali bancarie, segno evidente di una diffusa esposizione al rischio.

    Parallelamente, il 54% del campione ha presentato una protezione parziale o fragile, insufficiente a garantire una difesa adeguata. In altri termini, oltre la metà degli utenti si trova attualmente in condizioni di rischio con lacune specifiche in alcuni comportamenti che lasciano ampie vulnerabilità sfruttabili da minacce sofisticate, generate sempre più spesso dall’utilizzo fraudolento dell’intelligenza artificiale (es. social engineering o frodi AI-driven).

    Più della metà delle persone, quindi, si trova in una condizione di potenziale rischio, ma che può essere migliorata. Infatti, chi ha subito un primo tentativo di frode tende a rientrare più spesso nella fascia intermedia di rischio, mentre i livelli più alti di resilienza si osservano tra chi ha un’istruzione più elevata o un reddito maggiore.

    Da quest’ultimo dato si evince come la resilienza antifrode è il risultato dell’incontro tra tecnologia, conoscenza e responsabilità personale: dove le persone più consapevoli, cioè quelle che imparano a riconoscere i segnali di rischio e a gestire con prudenza i propri strumenti digitali, sono anche quelle più difficili da colpire.

    Più le persone sono consapevoli e formate sul piano finanziario, più adottano comportamenti cauti e responsabili, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche psicologico e con attenzione ai presidi normativi. L’educazione finanziaria si comporta da vero “moltiplicatore di protezione” e risulta quindi un motore trasversale della resilienza antifrode.

    Gli istituti finanziari e di credito sono quindi chiamati a potenziare la capacità di difesa preventiva del sistema combinando soluzioni tecnologiche avanzate e sviluppo delle competenze umane. Infatti, se da un lato occorre investire in strumenti di analisi avanzata (Intelligenza Artificiale per rilevare anomalie, monitoraggio real-time delle transazioni, presidi biometrici e soluzioni di analisi comportamentale) capaci di identificare tempestivamente tentativi di frode sofisticati, dall’altro rimane fondamentale innalzare il livello di educazione finanziaria e digitale degli utenti attraverso programmi formativi diffusi, campagne informative e simulazioni di attacco che possono rendere i consumatori più consapevoli e preparati di fronte alle minacce.

    La posta in gioco è molto elevata, poiché è fondamentale proteggere utenti, imprese e operatori dai costi finanziari e reputazionali delle frodi, rafforzando al contempo la resilienza complessiva del sistema finanziario digitale in un momento storico in cui l’innovazione tecnologica procede a grandi passi ma anche nuove tecniche fraudolente vengono sviluppate in modo continuo.

  • Smartphone e criptovalute, ma le operazioni di riciclaggio di un cinese vengono comunque scoperte

    Le autorità inquirenti di Prato hanno scoperto un vero e proprio istituto bancario illegale, in via Respighi nel comune toscano, che in pochi mesi sarebbe servito a riciclare oltre 9 milioni di euro di criptovalute. Il procuratore capo Luca Tescaroli in una nota dell’1agosto ha parlato di un “banca illegale, centrale di riciclaggio, basata sull’impiego di criptovalute, e di rilascio di carte d’identità elettroniche contraffatte valide per l’espatrio e di altri documenti di identità” che secondo gli inquirenti si tratterebbe di una “realtà criminale riconducibile a esponenti dei gruppi cinesi di notevolissime dimensioni economiche delle attività gestite sul piano transnazionale”. I carabinieri del nucleo operativo antifalsificazioni e della sezione criptovalute del comando antifalsificazione di Roma, la guardia di finanza di Prato e i carabinieri di Prato sono partite dalla perquisizione di un cittadino cinese di 45 anni rinvenendo quattro telefoni su uno dei quali sono stati trovati “due softtware wallet Token pochet collegati a due indirizzi telematici, sui quali risulta una movimentazione di criptovalute”, tra aprile e luglio scorsi, “per valori ingenti di criptovalute”. Analizzando le transazioni in uscita, gli investigatori avrebbero appurato come i fondi venivano depositati “su una piattaforma attestata in Cambogia, che è stata segnalata dalla FinCen del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America come un istituto finanziario che opera come centro di riciclaggio di denaro. Sul secondo indirizzo.  L’analisi delle transazioni in uscita hanno evidenziato che la maggior parte dei fondi sono stati inviati su wallet privati”. Il quarantacinquenne orientale ed altri soggetti a lui collegati sono risultati “avere il possesso materiale di dette criptovalute per un controvalore di 117mila euro.

    Nel corso della medesima operazione, sono stati rinvenuti complessiva 15mila euro in contanti (4mila nelle disponibilità del quarantacinquenne, il resto a disposizione di un secondo soggetto) “due stampanti, due laminatori, numerose tessere bianche, con microchip e banda magnetica, e altre con sola banda magnetica, funzionali alla predisposizione di carte d’identità elettroniche, e pellicole ologrammate”.

  • Nel primo trimestre 2025 truffe telefoniche per 80 milioni

    Da 27 anni, come spiega Ivano Gabrielli, superpoliziotto italiano dei crimini informatici (nella polizia postale e delle Comunicazioni dal 2006 e dal 2017 ne è il direttore), la Polizia postale italiana si occupa del contrasto del cybercrime con una forza 1.800 persone. Affronta reati online di vario tipo: accessi abusivi a sistemi, pedopornografia, cyber-terrorismo e frodi bancarie. Queste ultime sono in forte aumento e un anno fa la Postale ha dovuto creare una divisione dedicata.

    Nel 2024 la Postale ha riscontrato 18.967 casi di truffe online e 8.602 frodi informatiche, per un danno economico complessivo di 232 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2025, «si osserva un incremento significativo delle somme sottratte: 81,6 milioni di euro contro 57,5 milioni, indicativo di una maggiore capacità offensiva da parte dei criminali», si legge nel report della Postale, che porta la data 14 maggio 2025. Le attività investigative hanno riguardato 4.550 soggetti nel 2024 e 1.225 nel primo trimestre 2025. Numeri che fanno paura. Soprattutto se li traduciamo nelle vite e nelle sofferenze delle vittime. «Questo crimine vive di stagioni. Ora è quella del vishing», spiega Gabrielli. Ossia telefonate truffa.

    L’insidia più frequente in questi mesi è quindi una chiamata dove «qualcuno si spaccia per la tua banca o per un poliziotto, un carabiniere». Grazie a semplici strumenti informatici, i truffatori riescono ad alterare il numero chiamante e quindi sul cellulare della vittima può apparire davvero quello della banca o della polizia. Gli operatori telefonici italiani solo ad aprile, dopo anni di tira e molla, hanno acconsentito a fare un filtro contro le chiamate con numero fasullo. Ma, l’autorità di settore (Agcom) ha dato tempo loro fino all’autunno 2025 per adottarlo nelle loro reti.

    Così, è facile farsi ingannare. «Il truffatore s’inventa un pericolo urgente: stanno svuotando il conto, ci sono movimenti sospetti. E chiede all’utente di agire subito per risolvere», spiega Gabrielli. Ed è questo il momento in cui si consegnano le chiavi di casa al criminale, ossia l’accesso totale al conto. Ad esempio, all’utente viene chiesto il codice che serve per fare bonifici (una password temporanea al solito generata con l’app bancaria). Oppure «i criminali gli chiedono di disinstallare l’app, che poi installano loro sul cellulare (con i dati dell’utente), per avere libero e totale accesso al conto», dice Gabrielli.

    A volte invece lo guidano al telefono per fare alcune operazioni online a loro favore. «Sempre più spesso i truffatori riescono a fare installare, alla vittima, app malevole sullo smartphone, per prenderne il possesso e fare operazioni bancarie», aggiunge Paolo Dal Checco, uno dei più noti ingegneri forensi italiani. Il risultato è lo stesso: soldi sottratti dal conto. Di solito ora tramite bonifico istantaneo o bollettino postale. Due nuovi metodi che (a differenza del bonifico classico) rendono impossibile il blocco successivo del trasferimento. La modalità può fare però una differenza sul piano legale: «Se siamo stati noi a fare l’operazione, è quasi certo che la banca non rimborserà», spiega l’avvocato Fulvio Sarzana, ex arbitro bancario a Roma (nelle controversie tra correntisti e banche). «La normativa di settore, infatti – la direttiva europea Psd2 – tutela l’utente solo se sono terzi a fare i movimenti fraudolenti», aggiunge Sarzana.

    Alcune truffe in effetti comportano una collaborazione totale della vittima. «Sono riusciti a convincere persone ad andare in banca per trasferire i propri soldi su un conto controllato dai criminali, con la scusa che fosse un modo per proteggerli», dice Gabrielli. Altre truffe bancarie colpiscono le carte di credito. Ad esempio ora «ti chiamano sempre spacciandosi per la banca, dicono che la carta è stata clonata. Ti mandano un link che porta a una pagina dove risultano finti movimenti sospetti sul conto», aggiunge Gabrielli. Mandano poi alla vittima una finta carta di credito sostitutiva e ritirano quella valida, chiedendo all’utente anche il pin.

    I trucchetti sono tanti, racconta Gabrielli: «Possono rubare la corrispondenza dove c’è una nuova carta di credito e poi telefonare al cliente per ottenere il pin, facendo finta di essere la banca». I numeri delle carte possono ottenerli anche spingendo gli utenti a comprare su finti siti e-commerce (di cui mettono la pubblicità sui social). «I casi più seri comportano sempre un’importante collaborazione da parte della vittima», dice Gabrielli. Sì, «chi ci casca al solito mostra scarsa consapevolezza del rischio cyber, ma a fare davvero la differenza è la bravura dei criminali nell’inventarsi storie, nel carpire la fiducia. Una bravura che, peraltro, vediamo crescere continuamente». Il sospetto è che le organizzazioni criminali siano arrivate a fare formazione ai truffatori finali, con manuali e script, «un po’ come quelli del telemarketing classico: cosa dire alla vittima, a seconda delle circostanze e delle sue risposte», dice Gabrielli.

    Ma se loro sono ormai geni del crimine, noi come ci difendiamo? Ed è di difesa preventiva che dobbiamo parlare. Perché una volta che il danno è fatto, ottenere il rimborso dalla banca è una strada impervia. Sarzana e Dal Checco consigliano di fare ricorso all’arbitro bancario finanziario, per via dei costi bassi (20 euro); «fare causa alla banca invece è così dispendioso che conviene solo per grandi importi trafugati», dice Dal Checco. Da molte decine di migliaia di euro in su. L’arbitro chiede alla banca di rimborsare se riscontra che quella non ha fatto tutto il possibile per proteggere il cliente. Ma le richieste dell’arbitro non sono cogenti. A volte la banca sceglie di non adempiere e al cliente non resta, appunto, che fare causa, per la quale al solito serve pagare non solo l’avvocato ma anche per avere una perizia forense sui propri dispositivi.

    Prevenzione, quindi. Un esperto come Dal Checco consiglia prudenza a tutti i livelli. Installiamo solo software o app da fonte fidata. Potrebbero altrimenti contenere virus, usati per rubare password e dati primari di accesso al conto. Che vengono carpiti anche con «classiche mail truffa, nelle quali si spacciano per la tua banca e ti chiedono di inserire i dati dell’ebanking su un sito, con una qualche scusa», puntualizza Gabrielli. I criminali però per prendere soldi da un conto online hanno bisogno anche di password temporanee ed ecco che si arriva alla telefonata che finalizza la truffa.

    Gli esperti insegnano la regola d’oro: se una presunta banca ci chiama o scrive chiedendoci un dato, diffidiamo. Quelle vere evitano di farlo. Basterebbe seguire questo principio per non cascarci. Ma anche utenti avveduti possono dimenticarsene, colti in momenti di distrazione o stress, così frequenti nella nostra società digitale. I truffatori lo sanno e stanno in agguato. Con i messaggi terroristici, che generano ansia e urgenza, abbattono poi le ultime difese razionali. «Fermarsi qualche secondo a pensare prima di consegnare i nostri soldi a sconosciuti: così ci possiamo salvare», avvisa Gabrielli.

  • Promesse di soldi facili o di fidanzamento? Attenti al più buthcering

    Una donna madre di due figli ha perso 200mila euro dopo aver abboccato a una truffa sul web: una finta voce identica a quella di Chiara Ferragni l’ha indotta a investire in criptovalute e lei ha consentito agli interlocutori che aveva chiamato fidandosi del falso messaggio ricevuto ad accedere al suo computer e, da lì, ai suoi risparmi.

    Si chiama pig butchering, letteralmente “macellazione del maiale”, ed è forse il più grande business criminale sconosciuto al pubblico. Secondo alcune stime, vale 500 miliardi di dollari l’anno, cioè quanto il traffico degli stupefacenti. «In Italia abbiamo trovato batterie di call center dedicate a questa truffa, in Veneto e Lombardia, ma chiamano anche dall’Albania», spiega Ivano Gabrielli, direttore del Servizio polizia postale e delle comunicazioni. «Sono persone collegate alla piccola criminalità nostrana, di solito, ma abbiamo anche rilevato legami con camorra e mafia albanese. Più di rado, sono ivoriani e nigeriani. Nei call center usano script, come quelli del telemarketing, con le cose da dire, le tecniche psicologiche da usare».

    La macellazione continua fino all’ultimo pezzo del “maiale”: questa è la terminologia usata dagli stessi criminali. Quando il “maiale” è un uomo, capita che a contattarlo, normalmente tramite app di dating e da lì poi via whatsapp, siano donne (perlopiù asiatiche) che simulano un flirt e intanto invitano a investire in cripto.

    Il termine internazionale pig butchering è una traduzione dal cinese. La truffa è nata in Cina e colpiva solo in patria, a opera delle triadi (la loro criminalità organizzata), ma dieci anni fa il Partito comunista l’ha affrontata con una guerra senza confini. Ha arrestato centinaia di migliaia di persone e fatto pressioni sui governi di Cambogia e Myanmar. In quei due Paesi ci sono le batterie di call center più potenti al mondo, addirittura con piccole cittadine nate allo scopo, come emerge anche da un’inchiesta globale del giornale inglese The Economist. Il Partito comunista cinese ha persino mobilitato il proprio enorme apparato di propaganda, producendo film, spettacoli televisivi e canzoni per mettere i cittadini in guardia. Anche per questo i criminali sono stati spinti a colpire gli occidentali. Soprattutto negli Usa, dove hanno sottratto 12,5 miliardi di dollari nel 2023 (in crescita del 22%). «In Italia siamo sui 200 milioni di euro», dice Gabrielli. Tra le vittime più importanti, il direttore di una banca del Kansas, Shan Hanes, spinto a dare fondo alle proprie sostanze (un milione di dollari), a rubare 47 milioni dalla banca e 40mila dollari dalla chiesa locale dov’era un pastore part time. Hanes, manager cinquantenne stimato dalla propria comunità, ad agosto è stato condannato a 24 anni.

    The Economist ha appurato che i truffatori riciclano il denaro in attività lecite come la pubblicità del gioco d’azzardo o palazzi nel quartiere della moda di grandi città europee. Quelli cinesi collaborano anche con il narcotraffico sudamericano. Prima di incassare i soldi rubati, li fanno passare da vari conti, normali o di criptovalute, tramite prestanomi contattati con la promessa di guadagni facili.

  • Come difendersi da truffe on line e malfattori

    Continuano, anzi si intensificano, le truffe, sia fatte di persona che via internet o per telefono, che colpiscono in special modo le persone più anziane più facilmente portate a credere alla buona fede dei loro interlocutori e meno esperte nell’uso dei sistemi informatici.

    Arrivano mail così ben congegnate dai truffatori, che, ad un occhio meno esperto ed attento, possono sembrare effettivamente inviate da banche, società telefoniche o assicurative, supermercati esistenti. Bisogna perciò verificare molto attentamente prima di rispondere e, in ogni caso, non rispondere mai fornendo dati personali, è buona norma non rispondere a mail che non si capisce per quale motivo ci siano state inviate, soprattutto non bisogna credere a quelle che dicono di inviare i propri dati per poter riscuotere un credito di una bolletta o di una vincita di un concorso a premi o che prospettano affari ed investimenti chiedendo di inviare denaro.

    Carabinieri e polizia fanno circolare pubblicazioni con suggerimenti da seguire quali:

    1 – non fidarsi di una persona che per strada cerca di ottenere la nostra fiducia dandoci la mano, abbracciandoci e sostenendo di essere un nostro vecchio conoscente che al momento non ricordiamo;

    2 – non aprire mai la porta a persone che non si conoscono, non fidarsi neppure di tesserini esibiti davanti allo spioncino o al videocitofono: spesso i tesserini sono falsificati da individui che si fingono dipendenti di società di gestione dei servizi (luce, acqua, gas) o anche delle Forze dell’Ordine;

    3 – non dare retta a telefonate che offrono affari o che sostengono che una persona, parente o amica, ha necessità urgente di soldi per superare un problema di salute o di un incidente. Anche In questi casi bisogna subito avvertire il 112;

    4 – non dare mai la propria password, dati bancari o altri dati sensibili a qualcuno su internet, sui social non vanno date notizie personali.

    Per quanto sia ormai costume di molti annunciare via social che si va in vacanza o ci si assenta da casa per partecipare a qualche evento è buona norma, se proprio si vogliono rendere pubbliche attività personali, farlo dopo che queste si sono concluse, altrimenti si rischia proprio di comunicare ai malfattori che in certi giorni e/o orari si è assenti da casa e perciò è più agevole perpetrare un furto.

    Per strada bisogna sempre essere molto attenti a chi ci circonda, i malfattori approfittano della distrazione, della fragilità fisica, sia per conquistare la fiducia delle proprie vittime che per strappare loro oggetti personali.

    Purtroppo siamo in una società che non consente distrazioni o debolezze, chi ha un familiare che lo può assistere o consigliare si affidi a lui per farsi aiutare, chi invece è solo abbia fiducia nelle Forze dell’Ordine che però vanno avvertite ogni volta che c’è un sospetto o un incertezza perché chiamarle dopo che l’evento si è verificato è utile per altri ma non per chi ha subito il danno.

  • Il phishing arriva con false raccomandate on line TNotice

    Sempre più frequenti le mail, apparentemente inviate da gestori telefonici, enti pubblici o Agenzia delle Entrate nelle quali si avvisa l’ignaro utente, con tanto di numero di ricevuta per accreditare l’oggetto della comunicazione, dell’avviso di giacenza di una raccomandata on line TNotice. Facile cadere in inganno e per questo, in un articolo della propria rivista on line, che riportiamo di seguito, l’Agenzia delle Entrale mette in guardia utenti e cittadini invitandoli a non aprire allegati di mail sospette e link se non si è davvero sicuri dell’affidabilità del mittente.

    “L’Agenzia delle entrate segnala l’ennesima campagna di phishing in circolazione in questi giorni. Destinatari sono, indistintamente, imprese private e pubbliche amministrazioni, il mezzo utilizzato sono false comunicazioni del servizio di raccomandata online TNotice, ingannevolmente inviate dal Fisco, relative a falsi avvisi di giacenza di raccomandate elettroniche.

    Come di consueto, l’Agenzia indica anche le caratteristiche delle e-mail truffa. In questo caso i messaggi sono individuabili perché:

    • il mittente ha un indirizzo estraneo all’Agenzia delle entrate
    • hanno come oggetto “Avviso di giacenza posta raccomandata #XXXXXXXXXX” (il numero di raccomandata è variabile)
    • fanno riferimento a una fantomatica raccomandata elettronica, alla quale si potrebbe accedere tramite un link malevolo dal testo “Ritira la raccomandata
    • i riferimenti nel corpo del messaggio sono l’“Agenzia delle Entrate” come mittente della raccomandata elettronica e l’oggetto della raccomandata stessa è “Pignoramento conto terzi”
    • specificano il senso d’urgenza generale.

    L’Amministrazione finanziaria raccomanda ancora una volta ai cittadini di prestare la massima attenzione e, qualora ricevessero comunicazioni simili a quella sopra riportata, di cestinarle senza aprire allegati né tantomeno cliccare sui link in esse presenti.

    L’Agenzia disconosce questa tipologia di comunicazioni, rispetto alle quali si dichiara totalmente estranea e ribadisce che in caso di dubbi sulla veridicità di comunicazioni inviate dal Fisco è sempre preferibile verificare se si tratta di una casistica di phishing nota, consultando la pagina “Focus sul phishing” del sito dell’Agenzia delle entrate, rivolgersi ai contatti reperibili sul portale dell’Agenzia o direttamente all’ufficio territorialmente competente”.

  • Allarme preti fasulli per il Giubileo

    Attenzione ai finti preti’. Dopo il Daspo al falso vescovo che nella capitale si autoproclamava patriarca e arcivescovo primate dispensando informazioni sul Giubileo e le indulgenze, il Gris – Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa che ha avuto l’approvazione dei suoi statuti dalla Chiesa italiana – mette in guardia sul fenomeno legato ai falsi preti, tutt’altro che marginale, in vista dell’Anno Santo.

    “Il Gris della Diocesi di Roma, – scrive il presidente David Murgia – a seguito di quanto comunicato nei giorni scorsi dalla stessa diocesi circa il ‘sedicente patriarca e vescovo della Prelatura Cattolica SS. Pietro e Paolo’ Salvatore Micalef – esprime grande preoccupazione. Da tempo assistiamo oramai a un aumento di individui che – pur indossando abiti e insegne tipiche dei ministri della Chiesa Cattolica – in realtà con essa non hanno nulla a che fare”.

    “Nella maggior parte dei casi – osserva Murgia – si tratta perlopiù di individui che riescono a far presa sui fedeli camuffandosi grazie a celebrazioni e liturgie molto simili a quelle cattoliche. Soprattutto in vista del Giubileo, proprio per una maggiore sicurezza dei pellegrini che qui verranno, occorre vigilare per evitare confusione con realtà religiose che non solo non sono riconosciute o in comunione con la chiesa Cattolica ma spesso ne sono antagoniste”.

  • Scemo chi legge e ci crede: le truffe sbarcano su whatsapp

    Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, lancia l’allarme sullo smishing affettivo e invita a fare attenzione ai falsi messaggi di parenti e amici e alle truffe romantiche su WhatsApp.

    “Parliamo – spiega Dona – di un sms che ho ricevuto qualche giorno fa sul mio telefono ‘Ciao papà il mio telefono è rotto, puoi scrivermi su whatsapp utilizzando questo numero’. Niente di allarmante, all’apparenza, se non fosse che mio figlio ha sette anni, non ha ancora un cellulare e per ora non mi scrive messaggini. Si tratta insomma di un tentativo di smishing, o meglio smishing affettivo, una tipologia di frode che si basa sulla manipolazione delle emozioni delle vittime attraverso l’invio di sms, whatsapp o messaggi su altre piattaforme come Telegram”.

    “Il truffatore – chiarisce Massimiliano Dona – si finge infatti un parente in difficoltà per accedere ai dati o ai soldi del malcapitato chiedendo, ad esempio, una ricarica urgente del telefono per fantomatici problemi di credito o un trasferimento di denaro per necessità impellenti. Nel caso del messaggio che ho ricevuto, c’era una diretta richiesta di denaro, in altri invece, si invita la vittima a cliccare un link contenuto nel testo del messaggio per accedere a una chat su whatsapp. In tal modo è proprio la stessa vittima che trasferisce il denaro ai truffatori seguendo le loro istruzioni”.

    “Quando si riceve un messaggio – sottolinea Dona – con una richiesta di denaro o con l’invito a cliccare su un link, anche se il messaggio arriva da qualcuno che ci sembra di conoscere, è bene mantenere la calma e fare caso ad un indizio importante: più cercano di metterci fretta, più è il caso di insospettirsi. Anche se chi ci contatta infatti sembra conoscere il nome dei nostri familiari o le nostre abitudini, non basta per fidarsi: spesso siamo stati noi stessi a diffondere queste informazioni sul web e sui social senza accorgercene. E’ fondamentale pertanto verificare se la storia che raccontano sia vera, contattando la persona direttamente coinvolta o altri familiari ai consueti recapiti; di conseguenza, non rispondere mai a questi messaggi e cancellali prontamente”.

    Il presidente dell’Unione nazionale consumatori ricorda poi di fare attenzione alle truffe romantiche. “Oltre allo smishing affettivo – avverte – esistono altre tipologie di truffe che sfruttano i sentimenti delle persone: i truffatori possono infatti creare profili falsi sui social network o piattaforme di incontri online, fingendosi persone che hanno nei confronti della vittima un interesse romantico o amichevole”.

    “Iniziano una conversazione – ribadisce – costruendo gradualmente una relazione di fiducia, per poi iniziare a fare richieste sospette, come denaro, informazioni personali o coinvolgere la vittima in attività fraudolente. Si tratta delle cosiddette ‘truffe romantiche già in voga qualche tempo fa, ora evolutesi e, in certi casi, rese più facili da attuare grazie al ricorso alla tecnologia. Quindi nel mondo virtuale così come in quello reale diffidate dagli sconosciuti, in particolare se vi chiedono denaro o informazioni sensibili”.

  • I veicoli elettrici cinesi beneficiano di sovvenzioni sleali e la Commissione pone i dazi

    Nell’ambito dell’inchiesta in corso, la Commissione ha concluso in via provvisoria che la catena del valore dei veicoli elettrici a batteria in Cina beneficia di sovvenzioni sleali, che costituiscono una minaccia di pregiudizio economico per i produttori dell’UE. Sono state inoltre esaminate le possibili conseguenze e l’impatto delle misure su importatori, utilizzatori e consumatori di veicoli elettrici a batteria nell’UE. Sulla base dei risultati ottenuti, la Commissione ha stabilito in via provvisoria che è nell’interesse dell’UE porre rimedio agli effetti delle pratiche commerciali sleali constatate, istituendo dazi compensativi provvisori sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina.

    Di conseguenza, la Commissione europea ha comunicato preventivamente alle parti interessate il livello dei dazi compensativi provvisori che intende istituire sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina.

    Parallelamente, ha contattato le autorità cinesi per discutere dei risultati e per individuare le eventuali modalità per risolvere la questione. I dazi individuali che la Commissione intende applicare ai tre produttori cinesi inclusi nel campione vanno dal 17,4%;al 38,1%..

    Le conclusioni provvisorie dell’inchiesta antisovvenzioni dell’UE indicano che l’intera catena del valore dei veicoli elettrici a batteria in Cina trae enormi benefici dalle sovvenzioni sleali e che l’afflusso di importazioni cinesi sovvenzionate a prezzi artificialmente bassi rappresenta pertanto una minaccia di pregiudizio chiaramente prevedibile e imminente per l’industria dell’UE.

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