tutela

  • Reati e animali, modifiche al codice penale

    Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’ANMVI- Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

    Il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi si dice “soddisfatto” dello stop alla Pdl 30. Dopo le contrarietà emerse in audizione, la Commissione Giustizia della Camera si prende un “congruo” tempo gli emendamenti. Salta il calendario: il testo non sarà in Aula la prossima settimana. Melosi: “Apprezziamo la prudenza della Commissione. Le nostre obiezioni erano fondate”.
    Siamo soddisfatti della pausa di riflessione sulla pdl 30. Il testo presenta forti criticità per la professione veterinaria”. Così il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi commenta lo stop deciso ieri dalla II Commissione Giustizia della Camera alle proposte di modifica al codice penale in materia di reati contro gli animali”.

    Il Presidente della Commissione Giustizia, On. Ciro Maschio, ha riferito che sono in corso “interlocuzioni tra le forze politiche” che richiedono “un ulteriore lasso di tempo”. La proposta di legge non sarà in aula il 20 febbraio, come da programmazione iniziale.

    L’Associazione, in audizione la scorsa settimana, aveva evidenziato numerosi profili antigiuridici ed eccessi penalistici sull’operato dei Medici Veterinari, con l’introduzione di fattispecie colpose che non hanno precedenti nel sistema penalistico nazionale. Ai Ministri Nordio, Schillaci e Lollobrigida, l’Anmvi aveva anche segnalato l’incompatibilità di numerosi articoli con l’ordinamento delle professioni sanitarie, con le norme sui controlli ufficiali veterinari e con le produzioni alimentari di origine animale.

    La Commissione Giustizia ha rinviato ad una successiva seduta l’adozione del testo base, risultante dall’abbinamento della pdl 30, la principale in materia, con altre proposte analoghe. Anche per gli emendamenti, ha dichiarato il Presidente Maschio, è necessario un lasso di tempo “congruo” e un esame “approfondito”. A favore del rinvio si è espressa la deputata Maria Carolina Varchi (FDI) “al fine di consentire quella sintesi politica necessaria per l’adozione di un testo largamente condiviso”.

    “Apprezziamo la prudenza della Commissione. Le nostre obiezioni erano fondate”- conclude il Presidente dell’ANMVI.

    Fonte: Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

  • Cosa c’è dietro

    Quando comperiamo le arance o i peperoni, gli asparagi o i carciofi, la pasta, il pane, il riso, quando mangiamo una fetta di carne, mettiamo il latte nel caffè o nella tazza di un bambino, l’olio nell’insalata e beviamo un bicchiere di vino ci viene mai in mente cosa c’è dietro?

    Quante sono le ore di lavoro, quanta la fatica per combattere la siccità o le bombe d’acqua, sappiamo vagamente come alcuni prodotti della terra abbiano bisogno di molte cure, di raccolte ancora manuali, chini sul campo, o di macchinari costosi, sia se si comperano che se li si prende a noleggio?

    Gli asparagi nascono all’alba e vanno raccolti subito, a mano, ogni giorno e la raccolta dura poche settimane per anno. Il dicembre scorso, in Sicilia, gli agricoltori hanno dovuto dare acqua agli aranceti assetati mentre, non solo in Puglia, in estate ed in autunno, le olive e le uve sono state decimate dalle avversità del tempo.

    In Romagna peri e meli sono coperti dalle reti antigrandine da srotolare e riavvolgere ogni volta, le pecore vanno portate a pascolare su e giù per monti e pianure, nelle stalle il letame va raccolto, le mucche nutrite e pulite prima della mungitura ed i veterinari eseguono controlli costanti e ovviamente non gratuiti.

    Ogni volta che acquistiamo un prodotto e poi lo cuciniamo, che lo abbiamo acquistato su una bancarella o al supermercato (i piccoli negozi sono ormai quasi del tutto spariti), ci viene mai in mente quale lavoro c’è dietro il nostro piatto di pasta con le cime di rapa, la cotoletta alla milanese, le lasagne o un arancino di riso, melanzane e pomodoro? Tanto lavoro e passione che la stragrande parte degli agricoltori, dei contadini, degli allevatori mettono ogni giorno.

    Mentre beviamo un bicchiere di vino, con un po’ di pane e prosciutto, coppa o salame, mortadella o pancetta, pensiamo solo alle calorie, preoccupati di non esagerare, al costo di quello che stiamo mangiando o pensiamo, per un attimo, anche a cosa c’è dietro, a tutti i passaggi necessari per arrivare alla nostra tavola?

    Probabilmente pensiamo ai prezzi che sono cresciuti ma non all’ormai decennale problema dei mega distributori che, in tutta Europa, si accaparrano tutte le produzioni, decidono quanto e come pagare, dopo avere distrutto i piccoli distributori regionali, portando chi coltiva e chi alleva a dover subire la potenza di monopoli che non lasciano scampo: o vendi sottocosto o non vendi.

    Lo sanno bene anche i floricultori italiani e francesi costretti a chiudere le serre per la concorrenza che arriva da paesi lontani dove non si controllano gli usi dei pesticidi più nocivi e si affamano i lavoratori.

    Così sui cargo arrivano i pomodori cinesi e il problema non è l’emergenza per il grano ucraino ma la consuetudine di avere qui quello russo o di sapere che il latte delle mucche italiane non è pagato a sufficienza perché qualche “furbo” trasformatore utilizza quello in polvere che dovrebbe servire solo per l’alimentazione degli animali.

    Chiedere che i prodotti che arrivano in Europa abbiano lo stesso standard qualitativo e di sicurezza alimentare di quelli europei, che la rincorsa ai carburanti alternativi ed alle energie rinnovabili non sia fatto a scapito dell’agricoltura rendendo inutilizzabili migliaia di ettari coltivabili, combattere la eccessiva cementificazione del suolo ed incentivare il recupero abitativo di vecchie case e strutture dismesse, volere che i letti ed i greti dei fiumi siano ripuliti dai tronchi e dalle immondizie, che aumentano la pericolosità delle piene, non vuol dire stare dalla parte degli agricoltori ma stare dalla parte di tutti.

    Bisogna Impedire l’attuale strapotere dei monopolisti della grande distribuzione, difendere il nostro sistema alimentare, evitare che col cibo accada quanto già accaduto con il gas.

    Essere favorevoli a sgravi fiscali per chi produce in sicurezza quanto ci occorre per nutrirci e per esportare la nostra qualità, le nostre peculiarità e diversità, impedire che si proponga di pagare per non coltivare, per non produrre, proprio in un momento nel quale, per le guerre ed i cambiamenti climatici, c’è la necessità che ogni paese cerchi di avere quanto è indispensabile al sostentamento della sua popolazione, non è essere contro l’Europa ma essere capaci di ricondurla con i piedi per terra.

    Saper convivere tra noi umani, saper comprendere e rispettare le semplici ma severe regole della natura non è un optional e le donne, gli uomini che vivono a più contatto con la terra ci ricordano anche questo, non si può mangiare il cemento, dipendere dalle importazioni, pensare che per avere più progresso si debba distruggere il presente ed ipotecare il futuro.

    Quando iniziamo a mangiare pensiamo un attimo che la maggior parte di quello che abbiamo pagato per quel cibo non va a chi oggi, in tutta Europa, sfila sui trattori e si vede invece riconosciuto un prezzo ben inferiore ai costi di produzione.

  • Entra in vigore il nuovo regolamento sulla protezione dei prodotti artigianali e industriali europei

    E’ entrato in vigore il 16 novembre il regolamento sulle indicazioni geografiche artigianali e industriali, segnando una tappa importante per la protezione dei nomi dei prodotti artigianali e industriali europei frutto dell’originalità e dall’autenticità delle competenze tradizionali delle regioni dalle quali provengono.

    Il regolamento armonizzerà la protezione dei prodotti artigianali e industriali europei di grande valore, come la porcellana di Limoges, la coltelleria di Solingen, il marmo di Carrara o i ricami di Madera.

    Gli Stati membri, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), la Commissione e le parti interessate avranno due anni di tempo per prepararsi alla piena applicazione del nuovo sistema, prevista per dicembre 2025. Le indicazioni geografiche nazionali esistenti per i prodotti artigianali e industriali cesseranno di esistere un anno dopo la data di applicazione del regolamento.

    Il regolamento è una delle principali proposte del piano d’azione sulla proprietà intellettuale, presentato dalla Commissione europea nel novembre 2020. La proposta risponde agli appelli dei produttori, delle autorità regionali, del Parlamento europeo, del Comitato economico e sociale europeo e del Comitato delle regioni, che chiedevano alla Commissione di istituire un quadro normativo per la protezione dei prodotti artigianali e industriali.

    L’assenza di un quadro unitario di protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali a livello europeo ha comportato differenze nella tutela giuridica tra gli Stati membri. Riconoscendo questa disparità, il regolamento sulle indicazioni geografiche artigianali e industriali è teso a porre rimedio a questa situazione e ad armonizzare la protezione di questi prodotti europei di valore.

  • La Commissione aggiorna le norme sulla commercializzazione dei prodotti agroalimentari

    La Commissione ha proposto di rivedere le vigenti norme che riguardano la commercializzazione di una serie di prodotti agroalimentari, quali frutta e verdura, succhi e confetture di frutta, miele, pollame o uova. Le revisioni proposte dovrebbero aiutare i consumatori a operare scelte informate per una dieta più sana e contribuire a prevenire gli sprechi alimentari.

    Tra le scelte proposte dalla Commissione:

    etichettatura di origine – norme più chiare e obbligatorie per miele, frutta a guscio e frutta secca, banane mature, nonché frutta e verdura rifilate, trasformate e tagliate (come le foglie di insalata confezionate). In caso di miscele, occorrerà riportare sull’etichetta il o i paesi di origine. Il fatto di elencare i paesi di origine consentirà di aumentare la trasparenza per i consumatori, oltre a promuovere la produzione di questi prodotti nell’UE;

    sprechi alimentari – le revisioni proposte riguardano sia i rifiuti alimentari che quelli di imballaggio. Ad esempio, per gli ortofrutticoli esteticamente meno attraenti (con difetti esterni, ma comunque adatti al consumo locale/diretto) venduti a livello locale e direttamente dai produttori ai consumatori è prevista una deroga dalle norme di commercializzazione. Valorizzarne la freschezza potrebbe offrire ai consumatori maggiori opportunità di acquistare frutta e verdura fresca a prezzi più accessibili e andare a vantaggio dei produttori attivi nelle filiere corte. Lo stesso vale per alcuni prodotti colpiti da calamità naturali o da altre circostanze eccezionali, se il loro consumo è sicuro;

    imballaggio – i prodotti destinati alla donazione potrebbero essere esentati dai principali requisiti di etichettatura. Ciò potrà ridurre gli adempimenti burocratici e le esigenze di etichettatura, facilitando il lavoro degli operatori;

    succhi di frutta – potranno recare la menzione “senza zuccheri aggiunti” per chiarire che, contrariamente ai nettari di frutta, i succhi non possono per definizione contenere zuccheri aggiunti, una caratteristica di cui la maggior parte dei consumatori non è a conoscenza. Inoltre, per rispondere alla crescente domanda di prodotti con meno zuccheri, un succo riformulato potrebbe indicare sull’etichetta “succo di frutta a tasso ridotto di zuccheri”. Per semplificare ulteriormente e adattarsi ai gusti dei consumatori, il termine “acqua di cocco” potrebbe essere utilizzato accanto a “succo di cocco”;

    confetture e marmellate – il contenuto di frutta sarà portato da 350 a 450 grammi minimi (550 per i prodotti di alta qualità) per chilogrammo di prodotto finito. Con l’aumento generalizzato del contenuto di frutta, ai consumatori verrebbe offerto un prodotto con meno zuccheri liberi e una quantità di frutta superiore a quella attuale. Il termine “marmellata”, finora autorizzato soltanto per le confetture di agrumi, si applicherebbe a tutte le confetture, in modo da adeguare il nome del prodotto a quello più utilizzato a livello locale;

    uova – i pannelli solari potrebbero essere introdotti nei sistemi di produzione all’aperto per stimolare l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili. Anche la stampigliatura delle uova verrebbe effettuata direttamente in azienda per migliorare la tracciabilità.

  • Ventesima giornata “Per un internet più sicuro”: rendere la Rete migliore e più sicura per bambini e giovani

    La Commissione celebra la 20a giornata “Per un internet più sicuro”, volta a consentire ai bambini e giovani di tutto il mondo di utilizzare le tecnologie digitali in modo più sicuro e responsabile. Per celebrare l’occasione, la Commissione ha pubblicato una versione a misura di minore della strategia europea per un’internet migliore per i ragazzi, in tutte le lingue ufficiali dell’UE e in ucraino. Ha anche pubblicato una versione a misura di minore della dichiarazione sui principi digitali, insieme a un gioco online sui principi digitali, in modo che i bambini e gli adolescenti possano conoscere i loro diritti nel mondo digitale.

    Nell’UE vi sono circa 80 milioni di persone sotto i 18 anni. Nel corso dell’ultimo anno, l’UE ha introdotto una serie di strumenti che includono misure atte a proteggere e responsabilizzare i giovani online. Tra questi figurano la dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali, che prevede impegni specifici per quanto riguarda i minori online ed è stata firmata dai presidenti della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio nel dicembre 2022. La normativa sui servizi digitali, entrata in vigore nel novembre 2022, introduce norme rigorose per salvaguardare la vita privata, la sicurezza e la protezione dei minori. La strategia europea per un’internet migliore per i ragazzi perfezionerà i servizi digitali adeguati all’età e contribuirà a garantire che i bambini siano protetti, autonomi, responsabili e rispettati online.

  • Nuovi passi per salvare il ghepardo

    Laurie Merker, fondatricee del Chetah Conservation Fund, si è di recente recata in Kenya per una riunione del Horn of Africa Wildlife Enforcement Network (HAWEN) come parte della sovvenzione LICIT del CCF da parte del Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali del Regno Unito (DEFRA). Creato in Namibia e da qualche anno attivo anche in Somaliland, il centro che tutela, cura e protegge dall’estinzione i ghepardi, sta facendo grandi progressi grazie al generoso sostegno che riceve da tutto il mondo.  Donando, visitando, facendo volontariato e condividendo il lavoro sui social media il CCF è aiutato nella sua missione di salvare il ghepardo in tutto il suo areale.

  • 130mila elefanti a rischio

    Oltre 300 elefanti sono stati trovati morti negli ultimi mesi. Lo comunica il WWF nella sua Newsletter. Le autorità hanno per il momento escluso il bracconaggio, poiché le zanne degli animali sono state trovate intatte, e hanno puntato il dito contro alcune tossine naturali che producono «veleno», in particolare nell’acqua stagnante. Sono circa 130mila gli elefanti africani minacciati dalla costruzione di un nuovo enorme giacimento petrolifero tra Namibia e Botswana, in una delle ultime grandi aree selvagge del Continente.
    Lo scavo di nuovi pozzi petroliferi esplorativi in Africa potrebbe esaurire le scarse risorse idriche e causare un disordine ecologico nel Delta dell’Okavango, area naturalistica del Botswana nota in tutto il mondo.
    Oggi sono meno di 450mila gli elefanti che sopravvivono in Africa, rispetto ai milioni di non molto tempo fa: 130mila di questi vivono proprio nella regione dove si è deciso di costruire il giacimento.

  • La più bella di tutte le battaglie

    Nel vestibolo dell’Inferno, Dante, a un certo punto, viene assordato dagli strazianti lamenti delle infinite turbe di anime che si muovono nella nebbia circostante. Si trova nell’anticamera dell’Inferno, il luogo dove il tempo non ha più l’avvicendamento del giorno e della notte ma, su ogni cosa, sovrasta un cupo grigiore. Così, un po’ frastornato, chiede a Virgilio che gente sia quella così devastata da tanto dolore e Virgilio gli risponde che sono l’anime tristi di coloro, che visser senza infamia e senza lodo. Gli ignavi, che nella vita non commisero alcun male da meritar biasimo ma che nemmeno fecero alcun bene da meritar lode. Gli ignavi (dal lat. “i non attivi” o gli indifferenti, come li definì qualcuno) che non sono solo quelli che mostrano la loro passività di fronte al bene e al male ma sono quelli che vivono senza un ideale per cui battersi e, più semplicemente, vivono pensando solo a sé stessi (non furon ribelli, né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro). Dunque gli ignavi, come vissero fuori dal consorzio civile, così sono messi al bando dai Cieli e dall’Inferno. E ad essi, si aggiunge il disprezzo umano, la condanna più terribile alle loro pene. Scrutando fra le turbe degli ignavi, Dante, infatti, non fa il nome di nessuno di loro, condannandoli volutamente all’oblio eterno e facendo dire a Virgilio la nota frase, non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Come a dire, non perdiamo tempo con chi tempo per gli altri o per le giuste cause non ne ha avuto mai. Ma parliamo ora della nostra anticamera dell’inferno. Del mondo in cui viviamo. Cosa dobbiamo dire della nostra ignavia ai milioni di piccoli e giovani manifestanti in difesa dell’ambiente? Della nostra indifferenza o incapacità di affrontare con consapevole volontà e decisione i sempre più gravi problemi ambientali? Delle tante emergenze affrontate soprattutto a parole? E cosa rispondiamo ai bambini che ci chiedono il perché, se la plastica inquina, lo Stato (l’adulto) permette ancora di produrla? O sul perché gli diciamo che i cibi e le bevande industriali fanno male ma lo Stato (l’adulto) permette ancora di produrle e di venderle nelle loro scuole? Cosa gli raccontiamo? La verità? Ovvero che siamo caduti nelle tante tentazioni e illusioni di un benessere (e di una logica del profitto economico) a cui è ancora difficile rinunciare? Oppure gli raccontiamo la stessa favola che hanno raccontato anche a noi tanti anni fa (come si stanno sbracciando in questi giorni in televisione alcuni innominabili personaggi) ovvero che il benessere (di pochi) ha fatto del bene a tutti e che quella occidentale è la migliore società possibile? O ancora, Greta sì o Greta no? Il tipico balletto orchestrato per non parlare dei veri problemi. Qui, oggi, se non consumiamo di meno, se non siamo i primi, noi adulti a rimettere in discussione il nostro stile di vita iperconsumistico e, quindi, facciamo vedere ai nostri figli che abbiamo capito di aver sbagliato e che adesso ci siamo, e siamo con loro, al loro fianco, e al fianco dei più deboli, non lamentiamoci se non racconteranno nulla di noi a loro figli (se mai li potranno avere). Poi io sento spesso dire in giro che i giovani di oggi sono persi. E, sotto tanti punti di vista (vista questa società) come non essere d’accordo? Ma se quando fanno un cosa veramente giusta noi non li incoraggiamo o affianchiamo nel fare quello che non siamo stati capaci di fare, ovvero salvaguardare questo pianeta, beh! allora, non lamentiamoci più di loro e, soprattutto, non rompiamo più i coglioni con le nostre scuse o i nostri “faremo”. Perché come ci ha dantescamente suggerito un ribelle del XIX secolo “la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni[1]” e, allora, quello che dobbiamo aiutarci a fare tutti quanti assieme, parafrasando un altro ribelle, stavolta, del XX secolo, è di cercare di essere il cambiamento che vorrebbero vedere i nostri figli nel Mondo[2]. Ci costerà molti sacrifici, indubbiamente, ma ci guadagneremo l’amore di chi diciamo di amare e la possibilità di dare loro un futuro.

     

    [1] Karl Heinrich Marx (1818-1883)

    [2] Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948)

  • Gli aironi tornano nei cieli italiani

    L’Onu ha recentemente pubblicato un rapporto sulla biodiversità, nel rapporto è stato lanciato un allarme sulla ingente perdita di specie delle quali addirittura un milione sarebbero a rischio estinzione. La colpa ovviamente è dell’uomo sia per quanto riguarda l’inquinamento sia per quanto riguarda altre attività come il bracconaggio, specie degli uccelli. L’Italia nel marzo 2017 è stato il primo Paese del Mediterraneo ad approvare un piano di azione per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici e nel mese di maggio si è avuto il primo report sul piano annuale di contrasto. Fortunatamente mentre ci sono persone che uccidono uccelli rari ve ne sono altre che hanno dedicato la loro vita allo studio e alla conservazione di diverse specie. Tra questi Mauro Fasola, ornitologo e ordinario di zoologia a Pavia, da anni gira per risaie e paludi per monitorare le coppie di aironi. Nonostante anche in Italia ci sia il rischio di perdere più di 2/3 delle specie la popolazione degli aironi è aumentata come risulta dal controllo delle garzaie in Piemonte e Lombardia e specie nel delta del Po. Gli aironi tornano sempre a nidificare nello stesso luogo e vi sono alcune garzaie che sono già descritte in libri del primo ‘600 e che sono ancora lì inutilizzate. Un’impresa difficile quella del prof. Fasola che però è coadiuvato da decine di volontari e oggi il gruppo garzai-Italia sarà presto in grado di conferire il suo database sugli aironi a Ornitho, la piattaforma dei birdwatchers italiani. Gli aironi sono perciò in controtendenza rispetto all’estinzione di altre specie e sono comparse alcune varietà, come l’airone guardabuoi e l’airone bianco, che non si vedevano da moltissimo tempo. Il problema per questi uccelli però è, oltre il bracconaggio, l’eventuale asciutta delle risaie che distrugge la loro base alimentare. I luoghi dove maggiormente nidificano sono il Parco della valle del Ticino, il parco del Sesia, il parco regionale del Mincio, la riserva naturale di Ostiglia e l’oasi Lipu di Torrile.

  • “New deal” per i consumatori: Commissione europea e Consiglio accolgono con favore l’accordo provvisorio sul rafforzamento delle norme UE a tutela dei consumatori

    Raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio un accordo provvisorio su un rafforzamento e una migliore applicazione delle norme in materia di tutela dei consumatori.

    Questi i principali miglioramenti: maggiore trasparenza per i consumatori che effettuano acquisti online, sanzioni efficaci e norme chiare per contrastare il problema del doppio standard qualitativo dei prodotti nell’UE. Le nuove norme sono state proposte dalla Commissione europea nell’aprile dell’anno scorso nell’ambito del “new deal” per i consumatori. Le misure adottate apporteranno benefici tangibili per i consumatori.

    Nel dettaglio: saranno introdotte sanzioni efficaci per le violazioni del diritto del consumo dell’UE, cioè  le autorità nazionali di tutela dei consumatori potranno imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in modo coordinato. Per le violazioni diffuse che colpiscono consumatori in più Stati membri e che sono soggette a un’esecuzione coordinata a livello UE, la sanzione massima applicabile in ciascuno Stato membro sarà pari a non meno del 4% del volume d’affari annuo del professionista.  Saranno contrastate le differenze di qualità nei beni di consumo,  nel senso che le nuove regole qualificano come pratica ingannevole la commercializzazione di un prodotto come identico a uno stesso prodotto in altri Stati membri, se tali beni presentano in realtà, ingiustificatamente, composizioni o caratteristiche molto diverse.

    I diritti dei consumatori online sanno rafforzati e perciò, in caso di acquisti online, ai consumatori dovrà essere chiaramente comunicato se stanno comprando prodotti o servizi da un professionista o da un privato, in modo da sapere di quale tutela godono in caso di problemi. In caso di ricerche online, ai consumatori sarà chiaramente comunicato se il risultato della ricerca è sponsorizzato da un professionista. I consumatori saranno inoltre informati in merito ai principali parametri che determinano la classificazione dei risultati della ricerca.

    L’accordo provvisorio deve ora essere adottato formalmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

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